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Fortezze lucchesi. La città si svela con “Historica“
Da lanazione.it del 12 dicembre 2023

Focus sul sistema difensivo tra il XVI e XVIII secolo. Venerdì alle 17 alla Casermetta di San Martino.

Si parte venerdì alle 17, alla Casermetta di San Martino, con il primo incontro organizzato dall’associazione culturale Historica Lucense. La conferenza è aperta al pubblico e avrà come tema il “Sistema difensivo lucchese tra il XVI e il XVIII secolo”. Apriranno i lavori i saluti del presidente dell’associazione “Offizio sopra le fortificazioni”, Marco Brancoli Pantera, e il delegato provinciale del comitato dei Gruppi Storici della Regione Toscana, Rosella Simoncelli. Il seminario è articolato in due parti. La prima, a cura del presidente dell’associazione Historica Lucense, Mario Parensi, condurrà il pubblico alla scoperta del cosiddetto “Occhio di Lucca”. "Si può definire come un vero sistema di comunicazione ottica dell’antica repubblica lucchese –spiega Parensi –, si tratta infatti di un apparato basato su di una rete di torri da segnalazione sparse sul territorio e che è riportato su documenti del XVI e XVII secolo". Nella seconda parte, Carla Sodini, professoressa di Storia militare presso l’Università di Firenze, presenterà un raro manoscritto del 1774 conservato nella Biblioteca di Stato di Lucca. In questo testo un bombardiere lucchese, Valente Lavagna, ha riportato tutto ciò che riguardava la professione dell’artiglieria.

"Il manoscritto - afferma Sodini - fu probabilmente redatto a scopo didattico per la scuola dei bombardieri di Lucca. È un’importante testimonianza della vivacità culturale, in ambito militare e difensivo, dello stato lucchese e si affianca a numerose altre opere che proprio nella piccola città-stato hanno visto i natali".

"L’iniziativa di venerdì - conclude Parensi - apre un la nuova stagione di eventi e incontri a cura dell’Historia Lucense che porterà nel 2024 alla celebrazione del cinquecentesimo anniversario dell’istituzione della prima squadra di bombardieri lucchesi avvenuta con una riforma del Consiglio Generale di Lucca il 17 giugno 1524".

 

I BORGHI FORTIFICATI PIÙ BELLI D’ITALIA
Da nanopress.it del 12 dicembre 2023

Di Manuiela Blonna

Vigoleno

Sono luoghi bellissimi e suggestivi, da visitare proprio in questo periodo. Sono i borghi fortificati più belli d’Italia.

In Italia ne abbiamo diversi di bellissimi, tanto da essere spesso annoverati nella lista dei più belli o dei più autentici d’Italia. Parliamo dei Borghi. Come termine andiamo ad indicare un piccolo centro abitato sia per dimensioni che per importanza. In passato però sembra che questa parola indicasse un qualcosa come un luogo fortificato. Perché appunto spesso possedevano una fortificazione come un castello, una rocca o altro. Luoghi che fungevano da snodo commerciale o da punto strategico.

I BORGHI FORTIFICATI, QUALI SONO I PIÙ BELLI IN ITALIA?

Di borghi fortificati di grande bellezza ne abbiamo diversi nel nostro paese. Avrete certamente sentito parlare del suggestivo Glorenza in Trentino Alto Adige. Un luogo di origini antichissime che venne indicata come città nel XIV secolo. Fu ricostruita per intero nel 1500 dopo la Guerra di Engandina e infatti la sua cinta muraria è ancora oggi ottimamente conservata. Sua caratteristica principale sono le sette torri e le porte d’ingresso, nonché un camminatoio che conta ben 350 feritoie. Si trovano qui anche diverse bellissime antiche dimore, come la celebre Casa Frölich o Torre Flurin e ancora Castel Glorenza.

Monteriggioni

Come non citare poi il bellissimo Monteriggioni, vicinissimo a Siena. Piccolissimo, ma di grande effetto, è teatro anche di diverse rievocazioni storiche. Pregevole il suo centro storico, dove si può visitare la Chiesa di Santa Maria Assunta.

Nelle vicinanze di Verona si trova invece il borgo di Soave, la cui fama è strettamente legata al vino omonimo. Un borgo fortificato che vanta delle mura merlate intorno ad un castello. Una fortificazione di 24 torri. Si trova qui anche un bellissimo palazzo di giustizia, la Chiesa di San Lorenzo ed il palazzo Pieropan. Molto bello anche il paesaggio intorno al borgo, con delle colline bellissime e cantine dove provare il celebre vino.

Vigoleno, Sabbioneta, Cittadella

Soave

Bello e ottimamente conservato è Vigoleno, che si trova in provincia di Piacenza. Appartiene al circuito de i borghi più belli d’Italia. Vanta un castello stupendo le cui mura sono visitabili. La passeggiata lungo questa zona permettono di fare una bellissima passeggiata panoramica e vedere la natura circostante.

Come non citare poi un Patrimonio UNESCO ovvero Sabbioneta, in provincia di Mantova. Vanta anche la bandiera arancione de Touring Club ed in molti la chiamano Piccola Atene. Anche qui troverete delle mura in ottimo stato di conservazione. Da vedere anche alcuni bellissimi palazzi, come quello ducale e la famosa galleria degli antichi.

Infine Cittadella. Si trova in provincia di Padova e fu fondata nel 1220 come presidio militare. Pensate che per per costruire le mura ci sono voluti anni e negli anni sono state più volte rimaneggiate. Misura 1461 metri per 15 di altezza. Sono percorribili attraverso un cammino di ronda istituito nel 2013.

 

UNA DELLE FORTEZZE PIÙ GRANDI D’ITALIA: IMPOSSIBILE NON INNAMORARSENE
Da nanopress.it del 11 dicembre 2023

Incredibilmente imponente e da visitare almeno una volta nella vita. Una delle fortezze più grandi d’Italia, ecco dove si trova.

Ci sono luoghi in tutto il mondo che affascinano grandi e piccini. Merito della loro storia millenaria, spesso del loro ottimo stato di conservazione, che permettono la loro esplorazione e di conseguenza un bel tuffo nella storia. Sono fortezze, castelli, rocche. Nel nostro paese ce ne sono diverse davvero di bellissime, come quella di cui parliamo oggi.

Di Manuiela Blonna

Già solo osservarne la vista dall’alto in fotografia toglie il fiato. Potete solo immaginare come possa essere vederlo dal vivo. Si trova custodita in Trentino Alto Adige una delle fortezze più grandi d’Italia. Si chiama Castel Beseno, si trova vicinissimo a Trento e offre una visione incredibile sulla Vallagarina.

Imponentissimo e ottimamente conservato, spesso è conosciuto anche con il nome tedesco di Schloss Pysein. In passato è stato un importante snodo per il controllo della zona che gli si trova intorno. Pare che sorse intorno al XII secolo. Apparteneva inizialmente ai conti di Appiano. Il nome però lo deve alla famiglia Beseno che degli Appiano era vassalla e che era solita abitare in questi luoghi.

Negli anni possiamo dire che il castello ha avuto alterne fortune, cambiando anche spesso proprietario. Per un periodo fu lasciato nelle mani della Chiesa trentina per poi tornare in quelle dei Beseno. O meglio di alcune famiglie loro eredi, gli Odolrico e gli Enghelberto. Purtroppo però la faida tra queste famiglie fece sì che la fortezza si deteriorasse, almeno fino al XIV secolo, quando il nobile Guglielmo II da Castelbarco, si occupò del suo restauro.

Alla Scoperta Di Castel Beseno

A mettere però in serio pericolo la sopravvivenza di questa fortezza più di qualsiasi faida interna, fu un tremendo incendio che rischiò di raderlo al suolo, nel 1500. In questa occasione Castel Beseno venne parzialmente ricostruito e così rimase fino all’avvento di alcuni scontri tra truppe napoleoniche. La vera era di rinascita per questo luogo avvenne però nel 1973, quando venne donato dalla famiglia Von Trapp a alla Provincia di Trento. In questo modo Castel Beseno venne ristrutturato ed ospita ora il Museo del Castello del Buonconsiglio.

Attualmente è considerato tra le fortezze più grandi del Trentino. Si estende per circa 250 metri di lunghezza e 50 di larghezza, ed ha una particolare forma ellittica. Una splendida residenza signorile che conta cortili, mura fortificate, ma anche cantine e cisterne. Proprio per la sua bellezza è attualmente utilizzato anche per manifestazioni di carattere culturale di vario genere.

Raggiungerlo è molto facile sia in auto che con i mezzi pubblici. Visitabile al costo di 7 euro a biglietto, è una delle principali attrazioni nei dintorni di Trento. La visita se ci si trova in questa zona è molto consigliata perché ottimo modo per scoprire qualcosa in più della storia della regione.

 

Perché un torrione del Castello Sforzesco faceva parte dell'acquedotto di Milano
Da milanotoday.it del 11 dicembre 2023

È una delle curiosità spiegate nella mostra sull'acquedotto allestita da Mm all'interno della Centrale dell'acqua

Curiosità e dettagli. Collegamenti (non solo idrici) che coinvolgono anche monumenti di città e l'acquedotto di Milano, come quello con il Castello Sforzesco. All'inizio del Novecento, infatti, un torrione del Castello fu utilizzato per ospitare un serbatoio per mettere in pressione l'acquedotto di Milano. E poi tante fotografie e manufatti. È ciò che si può trovare all'interno de "La Fabbrica dell’Acqua", la mostra con cui Mm vuole fare conoscere la storia dell’Acquedotto civico (che ha in gestione da 20 anni).

L'acqua, infatti, arriva nelle case e negli uffici di Milano attraverso una rete di tubi 2.250 km che scorre sotto i nostri piedi. Non la vediamo ma ci garantisce quotidianamente l’apporto di una risorsa fondamentale per la vita. Il primo tratto della rete è stato realizzato alla fine dell’Ottocento, applicando le conoscenze in campo ingegneristico, idraulico e geologico.

Un percorso espositivo costituito da foto d’epoca, originali tavole di progetto degli impianti, planimetrie degli edifici d’acquedotto e materiali storici. La stessa Centrale dell’Acqua è parte integrante della mostra perché era la Centrale di pompaggio Cenisio, avviata nel 1906 e dismessa solo negli anni Ottanta. All’interno l’ambientazione è creata dai dislivelli dell’antico impianto e dai suoi macchinari d’epoca, lasciati in sede per ricordare la sua funzione di “Fabbrica dell’Acqua”.

Dell’esposizione - allestita all'interno della Centrale dell'Acqua di piazza Diocleziano 5 - fanno parte fotografie con i lavori per la realizzazione di un pozzo o che rappresentano i serbatoi costruiti nei torrioni del Castello Sforzesco. Non solo, c'è una selezione di strumenti, tra cui rari esemplari ottocenteschi di contatori metallici, componenti delle tubazioni d’epoca e un carro di pronto intervento che nei primi decenni del Novecento era condotto a mano per le riparazioni sulla rete idraulica.

Tra le tante proposte, si possono trovare anche relazioni, tabelle, grafici dei costi e dei consumi e registri delle tubazioni posate. Così come un reportage fotografico attuale e planimetrie del Servizio Cartografico di MM con la dislocazione delle 33 Centrali attualmente attive, la ramificazione delle tubazioni principali, le 641 fontanelle pubbliche e le 52 Case dell’Acqua odierne. A conclusione del percorso vediamo esposta una fontanella pubblica accostata al suo rilievo tecnico datato 1932.

La mostra, ideata da Pietro Raitano, direttore comunicazione esterna ed eventi di MM, e curata da Maria Antonietta Breda, architetto e speleologa, e da Corrado Grazzini del Servizio Idrico Integrato di MM è visitabile fino al 31 gennaio 2024 nei giorni  unedì, mercoledì venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19:30. Ingresso libero e audioguide disponibili.

 

IL CASTELLO DELLA CITTÀ DEGLI INNAMORATI
Da nanopress.it del 11 dicembre 2023

Ponte Pietra

C’è un castello nella città degli innamorati che non potete perdervi. Si tratta di un luogo unico che dovete assolutamente raggiungere da Verona. Una volta lì, vi immergerete in un’atmosfera unica e davvero romantica.

Verona, si sa, è la città degli innamorati per eccellenza. Recarsi presso i luoghi ai quali si è ispirato William Shakespeare per il suo Romeo e Giulietta è una tappa fondamentale quando si viaggia per il Veneto. Ma c’è un luogo meno conosciuto, ma altrettanto romantico, che vi consigliamo di non perdervi.

di Clarissa Cusimano

Sono tanti i castelli europei da non perdere, sia all’estero, come il castello di Malaga, che in Italia come quello di Verona. Infatti, c’è un castello a Verona che risale al 14esimo secolo e che vanta tantissimi anni di storia italiana, veneta e veronese. Inizialmente era sede dei militari e successivamente divenne una residenza per i nobili della città. A un certo punto la struttura venne ristrutturata e venne adibita a museo, uno spazio incredibile e di condivisione dell’arte e della cultura. Dovete sapere che il castello in questione ha uno stile medievale vero ed è dotato di mura fortificate e anche di un ponte levatoio davvero affascinante.

E poi il castello in questione è dotato anche di uno splendido giardino, considerato da molti proprio il punto forte della struttura. Sarà lì che, infatti, potrete passeggiare romanticamente e godervi l’atmosfera antica, ma che perdura nonostante siano passati secoli dall’edificazione di questa meravigliosa struttura.

Ma qual è il castello di cui stiamo parlando, che sorge proprio all’interno della città degli innamorati?

Ecco che vi sveliamo di seguito di quale si tratta e vi spieghiamo come potete raggiungerlo facilmente.

 

 

 

Tutto Su Castelvecchio

Il castello di cui stiamo parlando è quello di Castelvecchio, una struttura che sorge nel cuore della città di Verona e che dovete assolutamente visitare se vi trovate in zona. È una tappa fondamentale che vi regalerà momenti di riflessione, grazie alla sua cultura e all’arte, e di relax, per via del giardino, delle piante, delle fontane e di tutti gli alberi secolari che vi sono presenti. Si tratta del luogo ideale per una passeggiata in coppia, ma anche in compagnia di tutta la famiglia.

Una volta dentro, vi sentirete come se foste tornati davvero all’epoca nella quale venne costruito. Potrete anche apprezzare l’incredibile panorama sulla città veneta e sul bellissimo fiume Adige. Al suo interno, potrete ammirare varie collezioni assolutamente da non perdere, ricche di sculture, dipinti e altri preziosissimi manufatti che siamo sicuri che non dimenticherete. Si tratta di opere anche molto conosciute, come quelle create da i celebri Paolo Veronese, Tintoretto e Pisanello. Se volete raggiungere Castelvecchio, potete farlo da Verona con il trasporto pubblico o passeggiando sulle rive del fiume Adige.

 

Gli archeologi hanno scoperto la fortezza più antica di sempre
Da scienzenotizie.it del 10 dicembre 2023

Secondo uno studio, gli archeologi hanno scoperto prove di quello che potrebbe essere il sito fortificato più antico del mondo in una remota regione della Siberia.

Di Lucia Petrone

Un team di ricercatori ha studiato un sito della Siberia occidentale noto come Amnya, considerato la fortificazione dell’età della pietra più settentrionale conosciuta in Eurasia. L’insediamento fortificato preistorico è uno dei tanti presenti nella regione, dotato di palizzate, argini e fossati, che gli esperti generalmente ritenevano fosse troppo avanzato per essere stato costruito da cacciatoriraccoglitori e quindi non avesse più di qualche migliaio di anni. Ma l’ultimo studio, pubblicato sulla rivista Antiquity , ha rivelato che le prime parti di Amnya furono probabilmente costruite circa 8.000 anni fa, quando le persone nella regione ancora si sostentavano cacciando, raccogliendo e pescando. I risultati indicano che i cacciatori-raccoglitori nella taiga della Siberia occidentale – una regione caratterizzata da vaste e pianeggianti foreste di conifere – costruirono complesse strutture difensive attorno ai loro insediamenti in così lontano passato, il che mette alla prova la nostra comprensione delle prime società umane. Questi insediamenti fortificati furono costruiti molti secoli prima che strutture comparabili apparissero per la prima volta in Europa. “Tuttavia, questo quadro trascura le innovazioni delle popolazioni di cacciatori-raccoglitori che occupavano la taiga siberiana 8.000 anni fa, inclusa la costruzione di alcuni dei siti fortificati più antichi conosciuti al mondo. La costruzione di fortificazioni da parte di gruppi di raccoglitori è stata osservata sporadicamente in altre parti del mondo in varie regioni, soprattutto costiere, dalla tarda preistoria in poi, ma l’inizio molto precoce di questo fenomeno nell’entroterra della Siberia occidentale non ha eguali.” Nel 2019, gli archeologi, guidati da ricercatori della Freie Universität Berlin, tedesca, hanno condotto ricerche sul campo presso il sito di Amnya. “Attraverso esami archeologici dettagliati ad Amnya, abbiamo raccolto campioni per la datazione al radiocarbonio, confermando l’età preistorica del sito e stabilendolo come il forte più antico conosciuto al mondo”, Tanja Schreiber, archeologa dell’Istituto di archeologia preistorica della Freie Universität e ricercatrice coautore dello studio, ha detto in un comunicato stampa. I risultati del team hanno rivelato che gli abitanti preistorici della Siberia occidentale conducevano uno stile di vita sofisticato, sfruttando le abbondanti risorse dell’ambiente della taiga. Sembra che catturassero pesci dal fiume Amnya e cacciassero animali come alci e renne usando lance con punta di osso e pietra. Secondo i ricercatori, hanno persino prodotto ceramiche riccamente decorate per preservare le eccedenze di olio di pesce e carne. “L’ambiente della Siberia occidentale oggi ci sembra piuttosto duro e ostile, ma per cacciatori-raccoglitori e pescatori era un vero paradiso“, afferma Ekaterina Dubovtseva, ricercatrice presso l’Istituto di Storia e Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze e co-autrice. -autore dello studio, ha detto alla rivista Archaeology . Lo studio suggerisce che l’abbondanza di risorse naturali nella taiga siberiana, che comprende la pesca annuale e le mandrie di animali in migrazione, probabilmente ha giocato un ruolo chiave nell’influenzare la costruzione degli insediamenti fortificati da parte dei cacciatori-raccoglitori. Gli insediamenti affacciati sui fiumi potrebbero essere serviti come luoghi strategici per controllare e sfruttare i punti di pesca produttivi. La competizione per le risorse tra cacciatori-raccoglitori della zona potrebbe anche aver spinto questi popoli preistorici a fortificare i propri insediamenti per proteggersi dai rivali. Quando emersero i siti fortificati, la regione apparentemente sperimentò un drammatico aumento della popolazione locale.

Il sito di Amnya comprende palizzate di legno, fossati, argini ed elementi visti come prova di abitazioni a lungo termine. I ricercatori hanno anche documentato prove che indicano che l’insediamento fu ripetutamente distrutto da incendi, un fenomeno osservato anche in altri primi siti recintati della regione e ritenuto collegato a un conflitto violento. Le caratteristiche osservate ad Amnya e in siti simili nella regione suggeriscono capacità architettoniche e difensive avanzate, sfidando la visione tradizionale secondo cui gli insediamenti permanenti, accompagnati da strutture difensive, sono emersi solo con le società agricole o che l’agricoltura e l’allevamento di animali erano prerequisiti per la complessità della società. Le ultime scoperte rinvenute in Siberia coincidono con altri esempi provenienti da tutto il mondo , come il famoso sito preistorico di Göbekli Tepe in Turchia , che suggeriscono che lo sviluppo di società da “semplici” gruppi di cacciatori-raccoglitori a società agricole “complesse” non è stato sempre così. lineare e potrebbe prendere strade diverse. “Ora possiamo vedere che nella documentazione archeologica ci sono molte società che sono cacciatori-raccoglitori ma che hanno molte delle caratteristiche che tradizionalmente pensavamo fossero associate agli agricoltori”, ha detto a Science l’archeologo Graeme Barker dell’Università di Cambridge , che non era coinvolto nello studio. rivista.

 

Il rilancio del forte di Montalbano. Affidato uno studio per il restauro
Da lanazione.it del 9 dicembre 2023

Palazzo civico punta a riqualificare e valorizzare la storica struttura anche in chiave ludica e sportiva. Un ulteriore tassello del progetto storico e culturale che sta attirando l’interesse di cittadini e turisti

Dopo il Parco delle Mura, il rifugio antiaereo Quintino Sella e la batteria Valdilocchi, sarà riqualificato e valorizzato anche il Forte di Montalbano. La riqualificazione in chiave storica e turistica delle fortificazioni cittadine, alla base del progetto “La Spezia Forte“, non si ferma e si arricchisce di un altro tassello. Il Comune della Spezia ha affidato all’architetto Ludovica Marinaro il compito di mettere nero su bianco uno studio progettuale preliminare per individuare le opere di restauro, risanamento conservativo, rigenerazione e valorizzazione paesaggistica affinchè Forte Montalbano segua la strada delle fortunate esperienze che l’hanno preceduto. L’assessorato al Patrimonio guidato da Manuela Gagliardi dovrebbe ottenere entro la fine dell’anno uno studio dettagliato in cui saranno individuati non solo i costi, ma anche alcune ipotesi di valorizzazione. Rispetto alla batteria Valdilocchi, il Forte Montalbano è decisamente più vasto, tanto che negli anni, al di là della presenza della storica fortificazione, l’area si è connotata per la presenza di un maneggio, di una zona per il tiro con l’arco, ed era diventata anche luogo per feste e sagre. La fotografia scattata dall’architetto Marinaro servirà proprio per capire le potenzialità dell’area e orientare le scelte di Palazzo civico, oltre che per individuare i costi di cui necessita il complesso per il rilancio complessivo. L’idea che circola in municipio è quella di valorizzare il forte non solo sotto il profilo storico e culturale, ma anche come luogo di aggregazione a carattere ludico e sportivo: per farlo, proverà ad attingere a finanziamenti ad hoc.

Di certo, quella appena avviata dal Comune è l’ultima grande tessera di un puzzle iniziato anni fa per la valorizzazione del complesso delle fortificazioni costituenti la linea di terra del Golfo della Spezia, e che vede lo stesso Palazzo civico oggi impegnato ad affidare la gestione dei beni riqualificati. Poche settimane fa è scaduto il bando per la gestione decennale del Parco delle Mura: a Palazzo civico è in corso da parte della commissione di gara l’analisi delle proposte recapitate, e non è escluso che prima della fine dell’anno – in conclusione positiva del procedimento – possa essere ratificata l’assegnazione. Il Comune aveva fissato in 500 euro più iva il canone annuo di concessione a base d’asta. Nel frattempo, nel solco di un altro recupero ben riuscito – quello delle caponiere –, il Comune avrebbe messo sotto la lente anche quella in via dei Colli, all’altezza dell’ex sede del Polo Marconi, rimasta inizialmente esclusa dal piano di rilancio che ha portato all’affidamento delle strutture.

 

Longare, scatta l’allarme antiterrorismo  alla base americana Pluto: una mongolfiera è atterrata vicino al perimetro
Da ilrestodelcarlino.it del 8 dicembre 2023

Le procedure di emergenza sono rientrate dopo aver accertato che a bordo dell’aerostato c’erano 7 turisti austriaci partiti da Innsbruck e rimasti senza gas per volare

Longare (Vicenza), 8 dicembre 2023 – È scattato l’allarme antiterrorismo alla base militare americana Pluto a Longare, una situazione di emergenza innescata ieri dall'atterraggio di una mongolfiera vicino al perimetro dell’area militare. Il piano antiterrorismo ha portato all’intervento nella base degli agenti delle volanti e della Digos della questura di Vicenza.

Cosa è accaduto

L’allarme è cessato non appena si è accertato che l’avvicinamento della mongolfiera non era una minaccia. Non si è trattato di pericolosi attentatori ma di 7 turisti austriaci, partiti da Innsbruck e rimasti appiedati dall'assenza di gas nell'aerostato. I turisti, sui quali gli agenti hanno comunque svolto i necessari controlli, hanno spiegato che si trovavano in viaggio da circa un'ora, per ammirare dall'alto i Colli berici e la città di Vicenza, ma erano stati costretti ad una manovra di emergenza, dopo essersi accorti di essere ormai con pochissimo gas, trovandosi inoltre in una situazione di assenza di vento. Così sono atterrati, a loro insaputa, nei pressi della base militare statunitense.

I 7 turisti in questura

I sette turisti austriaci sono stati accompagnati comunque in questura per l'identificazione e l'acquisizione delle impronte digitali al fine delle verifiche con l'Interpol e le banche dati specialistiche. Non essendo emersa alcuna pericolosità o altre situazioni controindicate, il gruppo di austriaci ha avuto la possibilità di rifornire di carburante la mongolfiera, e ripartire per tornare a Innsbruck.

 

Consegnati i lavori per Forte Gonzaga
Da messinaoggi.it del 8 dicembre 2023

Sono stati consegnati il 6 dicembre scorso i lavori di restauro, rifunzionalizzazione e valorizzazione turistico-culturale di Forte Gonzaga, alla presenza del vicesindaco Salvatore Mondello, dell’assessore alle Fortificazioni Enzo Caruso, del RUP Francesco Falcone e della Direzione Lavori. L’intervento in programma avrà una durata di 18 mesi consecutivi, per un importo complessivo di 2.442.806,30 euro.

“Un ulteriore tassello che si aggiunge al rilancio della nostra città – ha dichiarato il sindaco Federico Basile – che conferma la volontà di questa Amministrazione, in continuità con la precedente, di salvaguardare e recuperare il nostro patrimonio architettonico, dando un forte impulso al turismo.

La nostra città è ricca di storia e bisogna cercare di tramandare il valore del nostro passato alle nuove generazioni; contestualmente abbiamo anche il diritto di godere del bello e Messina ne ha tanto. Il progetto complessivo, che prevede la riqualificazione dei pregiati Forti Umbertini, può rappresentare un valido volano di sviluppo per la città; continueremo quindi ad impegnarci per dare concretezza a ciò che fino a poco tempo fa sembrava impossibile. Insieme si può fare, andiamo avanti!”.

 

PERCHÉ LA CITTÀ DI PALMANOVA HA LA PIANTA A STELLA?
Da immobiliare.it del 8 dicembre 2023

Indice dei contenuti:

1. La storia di Palmanova
2. Perché Palmanova è stata costruita a forma di stella
3. Perché Palmanova aveva bisogno di protezione?
4. Come si raggiunge Palmanova
5. Cosa visitare a Palmanova

In Italia ci sono molte eccellenze anche dal punto di vista architettonico. Nel Bel Paese c’è una delle ex roccaforti più particolari del mondo: si chiama Palmanova e si trova in Friuli Venezia Giulia, la sua unicità sta nella sua preziosa e unica costruzione, a forma di stella.

La storia di Palmanova

A pochi chilometri da Udine, la città è stata fondata dalla Repubblica di Venezia verso la fine del Cinquecento e vennero chiamati tutti i migliori ingegneri veneziani per costruire l’impresa. Ancora oggi è conosciuta come “città stellata”. Scopriamone il motivo.

Perché Palmanova è stata costruita a forma di stella

Si potrebbe pensare, erroneamente, che questa composizione a stella della città sia unicamente decorativa, ma non è così. La vera motivazione che ha spinto la Serenissima ad optare per una soluzione ingegneristica del genere è di carattere militare. Questa città-fortezza è stata costruita per garantire la migliore difesa possibile.
Gli edifici, per esempio, sono costruiti di altezza inferiore alle mura della città, per rimanere invisibili ai cannoni nemici e anche le famose nove punte sono state studiate minuziosamente. Queste, sono definiti baluardi, uno strumento difensivo in grado di limitare i danni eventuali provocati dai cannoni; questi erano collegati tra loro da delle muraglie e terrapieni.

C’erano inoltre delle gallerie che permettevano il transito di soldati per tutto il perimetro della fortezza e che collegavano la stessa con l’esterno. Insomma, una vera propria opera d’arte della difesa.

Anche l’ingresso principale della città era difficilmente valicabile, in quanto bisognava attraversare vari sistemi di porte, alcune di esse dotate di fossati e ponti levatoi: nell’insieme, Palmanova era praticamente inespugnabile.

Perché Palmanova aveva bisogno di protezione?

In realtà la città-fortezza non possedeva particolari tesori, né particolari ricchezze. Tuttavia, Palmanova si trovava in una posizione strategica come difesa della Repubblica di Venezia. Infatti, sebbene nel Cinquecento la Repubblica vivesse un periodo di pace, cominciavano le preoccupazioni dovute alle scorribande sia degli austriaci sia dei turchi.

Per questo fu costruita la fortezza di Palmanova: per proteggere Venezia. La città-fortezza infatti si rivelò molto funzionale e venne conquistata solo alla fine del diciottesimo secolo per mano degli austriaci.

Oggi nel comune di Palmanova risiedono circa 5500 abitanti, che hanno la fortuna di vivere in un agglomerato urbano davvero particolare e storico, nonché Patrimonio dell’Unesco.

Come si raggiunge Palmanova

La città di Palmanova si trova al centro del Friuli, tra Pordenone e Gorizia, tra Udine e la Laguna ed è facilmente raggiungibile sia in auto sia in treno. La stazione ferroviaria si trova in una posizione strategica per visitare il centro storico, perché si affaccia proprio sulla cinta muraria esterna della città.

Cosa visitare a Palmanova

Da viale Stazione verso i Terrapieni di Palmanova, ovvero la prima cerchia di prati intorno alle mura dove si tengono spesso eventi rievocativi di battagli miste a folklore.

Si raggiunge a piedi la porta di pietra – Porta Udine -che fa accedere al centro storico. Qui la strada principale che porta al centro vanta ponti, antichi portali ed edifici storici.

◾ Arrivati alla magnifica Piazza Grande, potrete visitare numerosi palazzi storici, tra cui il Museo Civico;
◾ Potrete poi visitare il Duomo e il Palazzo del Comune ed infine perdersi a passeggiare per le strade del centro, tra case colorate in stile veneziano.

 

"Non solo ex Cisam, la base militare dei Carabinieri sarà anche a Pontedera": parte la raccolta firme
Da pisatoday.it del 7 dicembre 2023

Il Movimento No Base cittadino chiede al sindaco Matteo Franconi di fare chiarezza sul progetto

"La nuova base militare dei corpi speciali dei Carabinieri e dell'esercito, la cui costruzione era inizialmente prevista a Coltano, interesserà due aree del territorio pisano: l'area ex Cisam a Pisa e Pontedera". Lo ha annunciato il nodo di Pontedera  del Movimento No Base, mobilitazione che si è schierata fin da subito contro l'intervento di cui ormai si parla da mesi. A settembre scorso c'era stato l'ok della comunità del Parco San Rossore, con riferimento in particolare proprio all'ex Cisam. Ad ottobre poi la presa di posizione del Presidente della Provincia di Pisa Massimiliano Angori, uscito dal tavolo interistituzionale in quanto sarebbe carente la progettazione presentata.

Ora l'attacco degli attivisti per quanto riguarda il territorio di Pontedera. E' così che è stata lanciata una raccolta firme aperta a tutti i residenti del Comune, "allo scopo di presentare una petizione al sindaco Franconi per avere informazioni ufficiali riguardo al progetto di base militare diffusa che interesserà anche il territorio cittadino". A partire dalla sera di venerdì 8 dicembre alle ore 21 sarà possibile firmare presso il circolo Arci il Botteghino, mentre a gennaio sono previste iniziative pubbliche e punti di raccolta firme in centro città.

"Secondo quanto riportato dai verbali dei tavoli interistituzionali (6 settembre e 18 ottobre) - scrive il Movimento No Base Pontedera - il nostro territorio vedrà la costruzione di una pista per l’addestramento alla guida di automezzi militari e di un poligono di tiro, mentre nell’area ex Cisam a Pisa sorgeranno la base e gli alloggi. L’area interessata è quella della tenuta Isabella, una zona verde in cui si trovano attività ricreative molto conosciute. Queste sono le uniche informazioni che abbiamo rispetto a un progetto altamente impattante, interamente a carico della fiscalità pubblica, e che risponde a logiche di guerra estranee agli interessi della cittadinanza. A meno di un mese dalle inondazioni che hanno colpito Pontedera, dopo 2 anni di avvelenamento del territorio con il Keu, non ancora rimosso dalla lottizzazione del Green Park (zona stadio), iniziamo quindi una raccolta firme per chiedere al Sindaco e alle istituzioni chiarezza in merito al progetto della base militare".

"Pretendiamo chiarezza", è il messaggio, perché "i cittadini non possono essere tenuti all'oscuro". Queste le domande rivolte al Sindaco e alle istituzioni: "Come siamo giunti al coinvolgimento di Pontedera? Come mai non è stata effettuata alcuna comunicazione istituzionale riguardo al progetto? Quali aree del territorio saranno interessate dal progetto? E' presente una bozza di progetto con valutazione economica e ambientale? Nel verbale del 18 ottobre si parla di esproprio a carico del Comune. E' confermata questa spesa? Quali fondi saranno utilizzati? Il poligono di tiro a cielo aperto sorgerà sul territorio pontederese? Quali attività vi si svolgeranno? Quali tempistiche sono previste per il progetto?".

 

ESISTE DA 800 ANNI ED È DENTRO AD UNA ROCCIA: UNA BELLISSIMA SCOPERTA
Da nanopress.it del 7 dicembre 2023

Un luogo così incredibile da sembrare uscito da una fiaba: è dentro ad una roccia, sapete dove si trova? Crediamo di sapere tutto dei luoghi che si trovano nel nostro paese e della nostra bella Europa. Attrazioni da vedere, posti riportati nelle più famose guide. Eppure non è così. Ad esempio siamo sicuri che non conoscete di certo questo luoghi incredibile. Sia per la sua imponenza, che per il luogo in cui è costruito. Oggi lo scopriamo insieme.

di Manuela Blonna

È DENTRO AD UNA ROCCIA ED È BELLISSIMO

Immaginate di visitare una fortezza che regala una vista mozzafiato e che si trova praticamente a picco su un burrone. Il posto di cui parliamo oggi è dentro ad una roccia ed è di bellezza impareggiabile. Si chiama Castello di Predjama o se preferite anche Castello di Lueghi.
Una fortezza antichissima che si trova costruita su un burrone a 123 metri di altezza. Dove si trova? Appena fuori città vicino alle grotte di Postumia. Circondato di boschi incredibili, è certamente la parte migliore della Slovenia, e proprio per questo motivo sembra arrivare direttamente dalla scenografia di una fiaba.

Il castello risale al 1274 per volere degli abati di Aquileia che ne disposero la costruzione. Una fortezza che aveva certamente un ruolo strategico perché come è facile immaginare, per la sua posizione era praticamente inespugnabile. Che castello sarebbe senza una leggenda? E infatti pare che qui visse Erasmo di Lueg un nobile spesso paragonato all’inglese Robin Hood, che nel XV secolo si oppose all’Imperatore Federico III d’Asburgo. Erasmo utilizzò il castello per nascondersi e difendersi e pare che morì proprio tra queste mura, perché tradito da un servitore. Le sue spoglie secondo la storia sono custodite vicino alla Chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori. Pare che nel punto dove si trovano i resti, ancora oggi è possbile notare la presenza di un tiglio.

Alla Scoperta Del Castello Di Predjama

A rendere così incredibilmente affascinante questo luogo è naturalmente il fatto che si trova praticamente a picco su roccia viva. Visitandolo dunque l’illusione è di trovarsi sospesi nel vuoto, al punto che è molto difficile per il visitatore, distinguere tra le pareti rocciose e quelle interne del castello. Caratteristica che comunque lo rende ancora oggi tra le fortezze più affascinanti al mondo. Internamente è visitabile ovviamente, e molto belli sono i suoi corridoi, diverse gallerie segrete ed anche numerose grotte carsiche, che secondo la leggenda, Erasmo attraversava per uscire indisturbato. Particolarissime sono le stanze di Erasmo, la Sala delle torture, l’armeria che custodisce un museo. Attenzione però: durante la visita potreste imbattervi in numerose colonie di pipistrelli.

Visitare il Castello di Predjama è possibile ed è altrettanto possibile scegliere diversi percorsi per vedere anche le celebri grotte.

Una direzione, quella più turistica, si snoda lungo 700 metri e 250 gradini. Attraversandola è possibile visitare anche la Galleria, la Fizenca e la Galleria dei nomi. L’altro percorso invece è pensato per chi vuole vivere la fortezza in maniera più avventurosa. Si passa addirittura attraverso barriere acquatiche e percorsi pensati per chi ama la speleologia.

Si trova qui la Galleria di Erasmo, adatta solo a chi si diletta in arrampicate. Consente l’accesso solo a gruppi di 5 persone.

 

Ghedi, terra di un arsenale nucleare che si addestra a spiccare il volo
Da pagineesteri.it del 6 dicembre 2023

"di Alessandra Mincone

Le base di Ghedi, a venticinque chilometri da Brescia, si estende per oltre dieci chilometri quadrati. Non è una base Nato, ma in adesione al “Nato Nuclear Sharing” è il deposito di arsenale di almeno venti bombe atomiche americane con una potenza oscillante tra i cinquanta e i cento chilotoni ciascuna, date in controllo all’esercito italiano. A Ghedi risiede il 6° Stormo, un reparto di interdizione militare che ha il compito di intercettare e distruggere i caccia bombardieri nemici in territorio nazionale. Hanno in dotazione i caccia multiruolo “Tornado” in tre varianti, sviluppati e fabbricati dalla Panavia Aircraft, multinazionale che unisce le aziende British Aereospace, MMB e Leonardo. La caratteristica che rende questi velivoli un’eccellenza tra i sistemi di aviazione bellica è la capacità di poter agganciare tutte le armi da guerra impiegabili, incluse bombe a grappolo e, ovviamente, le bombe atomiche.

In una nota stampa trasmessa sul canale ufficiale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg ha dichiarato che i mezzi coinvolti nell’addestramento 2023 hanno la funzione di trasporto delle testate nucleari, ma che lo scopo decennale del programma resta limitato alla formazione dei piloti per le operazioni di manovre aeree, senza quindi spingersi in veri test di volo con testate nucleari agganciate.

Poco più di un anno fa, il 6° Stormo di Ghedi aveva partecipato ad altre due attività internazionali, Iniochos 2022 e la Frisian Flag 2022, nell’ottica di rivalutare le capacità tattiche-operative dei sistemi di tecnologia in dotazione e di consolidare la reattività dei velivoli con operazioni congiunte in contesti multinazionali, attraverso la simulazione di combattimenti combinati tra varie potenze. La partecipazione attiva all’addestramento del progetto Iniochos, sviluppata oltre i confini circoscritti ad oggi dall’Alleanza Atlantica, ha visto impiegate le forze di difesa nazionale cipriote e le forze aeree francesi, israeliane e statunitensi.

Nel Giugno 2022, a Ghedi è anche iniziato il processo di sostituzione graduale dei Panavia Tornado, con l’introduzione dei nuovi modelli di velivoli multiruolo di quinta generazione quali gli F-35, progettati per svolgere in contemporanea ogni tipo di missione: dalle azioni deterrenti finalizzate alla difesa e alla conquista di una supremazia aerea, fino a quelle di identificazione dei bersagli nascosti e di attacco con bombardamenti tattici.

Ad oggi, l’aereoporto ha svolto le sue funzioni di trasporto verso i confini dell’Ucraina, interessandosi in via diretta di una parte dei pacchetti di armi garantiti dall’Italia al Governo Zelens’kyj. La rassegna stampa delle Forze italiane elenca tra le spedizioni già assicurate gli M113, veicoli cingolati per il trasporto delle truppe; i Lice Vtml, veicoli tattici multiruolo; carri armati Leopard; mitragliatrici, munizioni e kit di sopravvivenza; e i Samp T, missili terra-area per il contrasto di minacce aeree e gli Aspide, missili terra-area di vecchia generazione. Ancora, “due MLRS, il cui sistema che permette di lanciare in maniera rapida, continuata e a lunga gittata razzi di diversa tipologia, tra cui testate chimiche, biologiche e anticarro. I Pzh2000, obici con un cannone da 155 millimetri con sparo computerizzato. Sono semoventi e capaci di colpire fino a 40 chilometri di distanza. E sparano 20 proiettili in 3 minuti. Verranno inviati 6 semoventi M109L dei 68 in possesso (…) Da alcuni giorni sono spuntate foto di “movimenti” sulle autostrade del Nord Italia dove si vede che dai depositi dell’Esercito vengono prelevati anche i veicoli di trasporto truppe M113”. Insomma, un prestito di guerra ripagato ad oggi con una stima di cinquecento mila morti tra gli eserciti e in feriti dal lato russo e da quello ucraino, come riportava quest’estate il New York Times. E ancora da ripagare col sovrapprezzo, dettato dal rischio di un’escalation di guerra internazionale.

Lo scorso Ottobre si è tenuta una manifestazione di oltre cinque mila persone presso l’aereoporto miliare di Ghedi.

Alla testa del corteo, attivisti locali hanno sventolato bandiere di pace in risposta alle crescenti preoccupazioni legate all’eventualità di un’escalation militare tra le belligeranti Nato e Russia in relazione al conflitto in Ucraina. A pochi metri, hanno seguito gli iscritti di alcune sigle del sindacalismo conflittuale in Italia e i militanti dei movimenti politici della sinistra extra parlamentare. La composizione dei pullman arrivati da tutta Italia, in prevalenza di lavoratori di origine araba iscritti al SI Cobas, non ha mancato di esprimere grande solidarietà alla popolazione che resiste in Palestina, con slogan, interventi e spezzoni rivolti a denunciare l’assedio e il massacro di Israele nella Striscia di Gaza. Le realtà promotrici hanno lavorato sulla caratterizzazione anti imperialista e anti colonialista del corteo, denunciando il ruolo delle aziende italiane in materia di produzione e esportazione di armamenti in giro per il mondo e quello del Governo Meloni, che ha promesso all’incirca di raddoppiare la spesa militare giornaliera con un aumento del Pil al 2% per la difesa entro il 2024.

La scelta di costeggiare la base d’aviazione tra le più grandi d’Europa per estensione, si è incrociata con l’appuntamento annuale della Nato “Steadfast Noon”, cioè il programma di esercitazione militare che avrebbe lo spirito di rafforzare le capacità di deterrenza nucleare dei paesi uniti dal Patto Atlantico. Il 17 Ottobre, è iniziato il dispiegamento di circa sessanta velivoli da combattimento come gli aerei B-61 abilitati al trasporto di bombe atomiche, bombardieri pesanti B52 e jet di rifornimento che, dagli Stati Uniti, sorvoleranno 13 paesi membri tra cui l’Italia fino al 26 Ottobre. I corridoi di transito della penisola, includono, oltre Ghedi, anche le infrastrutture militari aeree di Aviano, Amendola, Gioia del Colle e Trapani.

Gli attivisti di Ghedi da oltre un anno denunciano lo stato di pre-allerta militare. La manifestazione dello scorso Ottobre ha tentato di sensibilizzare l’opinione pubblica sul livello di tensione bellica che investe tutta la regione lombarda e, potenzialmente, tutta l’Europa. Secondo uno studio del Ministero della Difesa del 2020, nella peggiore delle ipotesi possibili, ossia del verificarsi di un attacco bellico contro la base di aviazione militare di Ghedi e contro la base militare Nato di Aviano, un danno atomico ricadrebbe su una fascia di popolazione compresa dai due ai dieci milioni di persone a seconda dell’intensità dei venti e della capacità di intervento di evacuazione delle zone a alto rischio.

Nonostante non ci siano dei report e delle stime ufficiali sul quantitativo di arsenale nucleare dispiegato in tutta Europa dal blocco militare Nato e dagli USA, nel 2021 il gruppo di giornalisti investigativi “Bellingcat” aveva rivelato un pacchetto di informazioni, mal secretato dall’esercito statunitense e dai responsabili alla custodia delle riserve nucleari in giro per il mondo.

Applicazioni web per la rappresentazione e l’apprendimento dei dati, come Chegg, Quizlet e Cram, sono state utilizzate per mappare e definire i territori strategici del nucleare americano oltre i suoi confini: non solo Ghedi e Aviano, ma anche Kleine Brogel in Belgio, Buechel in Germania, Volkel nei Paesi Bassi, fino a Incirlik in Turchia.

Attraverso queste app di flashcard, i soldati incaricati di sorvegliare questi dispositivi, identificavano con esattezza i rifugi che conterrebbero armi nucleari, da come si può leggere nell’inchiesta. Descrivevano i protocolli di sicurezza inviolabili, come il numero e le posizioni delle videocamere; la frequenza dei pattugliamenti intorno ai caveau e l’equipaggiamento delle forze di protezione delle basi. Alcune flashcard riportavano persino le parole segrete stabilite e da utilizzare in caso di minaccia alla sicurezza delle guardie e ai tentativi di intrusione nelle aree da vigilare. In certi casi i giornalisti hanno scoperto con semplici click i dettagli per la composizione delle password e dei relativi nomi utente; in altri “set” sgominati on line, i militari avrebbero salvato finanche le versioni dei codici di rilascio mondiale per aprire tutti i caveau segreti nello stesso momento. Tra i dettagli dell’inchiesta di Bellingcat, emerge come sia stato facile addirittura trovare per alcune basi, le informazioni sugli edifici dove sono nascoste le chiavi dei rifugi aerei e le informazioni sui controlli dei siti “caldi” e “freddi”, ossia i depositi delle bombe atomiche. Gran parte dei dati estratti dai giornalisti sono stati verificabili grazie alla rintracciabilità degli utenti, iscritti alle applicazioni con i propri dati sensibili e le foto profilo esportate da LinkedIn e Facebook. “Anche nei casi in cui non è immediatamente chiaro dove si trovi l’utente”, di legge dall’inchiesta, “si può dedurre la base militare a cui si riferiscono le loro flashcard da ciò che stanno studiando: leggi locali, nomi degli squadroni, delle zone, degli edifici”.

Il report dei giornalisti di Bellingcat nel 2021 aveva allertato tutte le massime cariche delle forze di difesa statunitensi e della Nato, dimostrando quanto i sistemi di sicurezza intorno ai depositi dell’arsenale nucleare europeo fossero fragili e violabili. Chiamato in causa in qualità di esperto del controllo degli armamenti, Jeffrey Lewis aveva dichiarato che il segreto sulle armi nucleari in Europa esiste solo per proteggere i politici dalla domanda di quanto abbiano senso, ancora, i piani di avanzamento e deterrenza nucleare.

Una risposta alla domanda della validità dei piani nucleari, pare essere arrivata il 23 Ottobre al Centro internazionale di fisica teorica di Triste dal Presidente dell’organizzazione internazionale degli scienziati di Pugwash, Karen Hallberg. Al workshop sul tema del ruolo degli scienziati nella riduzione della minaccia nucleare, che si terrà fino al 25 Ottobre, ha sostenuto: “gli accordi internazionali si stanno sgretolando e dobbiamo ripristinarli con urgenza se vogliamo evitare un’altra guerra nucleare. Dobbiamo liberarci delle armi nucleari, perché finché esistono, il rischio di un loro utilizzo rimarrà elevato”.

 

Crolla il bunker a Borgo Odescalchi, Bioma: “Avevamo sollecitato interventi”
Da trcgiornale.it del 6 dicembre 2023

Il bunker di fabbricazione italiana, molto probabilmente utilizzato come postazione di mitragliatrici a difesa della costa italiana durante la II Guerra Mondiale che si trovava tra la Lega Navale e Via Pietro Mascagni a Borgo Odescalchi, è crollato a causa delle mareggiate degli ultimi giorni.

A parlarne è l’associazione Bioma, che lo scorso 31 agosto avevamo sollecitato gli organi competenti ad effettuare un sopralluogo, in quanto preoccupati di un eventuale pericolo di crollo e da altri potenziali rischi.

“La zona – scrivono da Bioma – durante il periodo estivo è molto frequentata dai cittadini di Civitavecchia che vedono in questo lembo di tratto roccioso un rifugio dall’afa, facilmente raggiungibile a piedi. Le violente mareggiate dei giorni scorsi hanno messo fine al bunker, patrimonio storico e culturale.

Per fortuna il crollo non ha causato feriti, ma la distruzione della postazione militare è una mancanza di rispetto per tutte le vittime civili e in divisa del sanguinoso conflitto armato che ha devastato la nostra città”.

 

Napoli, così la base militare della Nato diventa la casa del rugby
Da lastampa.it del 5 dicembre 2023

Di Carmelo Prestisimone

NAPOLI. Con l’isolotto di Nisida e la sagoma di Capri sullo sfondo torna il grande rugby a Napoli. E parte dalla periferia occidentale e da Bagnoli il percorso verso Napoli capitale europea dello sport 2026. Sabato prossimo alle 15 nella ex base Nato, al Gls Villaggio del rugby, si affronteranno per un test match le selezioni di Italia e Francia under 19. Un evento concertato dall’Amatori Napoli presieduto da Diego D’Orazio, storico club rugbystico in città. Un modo anche per rilanciare il movimento della palla ovale tant’è che proprio durante la presentazione è emersa l’idea di vedere sfide internazionali di rugby nei due impianti più capienti della città come il Maradona e il Collana al Vomero. «Sono certo che ci ritroveremo anche De Laurentiis, che è un appassionato delle altre discipline, dalla nostra parte», ha detto Gennaro Esposito, presidente della Commissione Sport del Comune di Napoli.

Le novità sono anche quelle che riguardano la riqualificazione dello stadio del rugby del rione Salicelle ad Afragola e la ricalibrazione di un impianto militare come l’Albricci nel centro nazionale federale. Il Comune di Napoli con l’amministrazione Manfredi si sta battendo molto sulla strada dello sport, apertasi 4 anni fa in occasione delle Universiadi: «Questa è una delle poche giunte che mette a bilancio più di 2 milioni di euro per la manutenzione degli impianti sportivi - ha detto l’assessore comunale allo sport Ferrante -. Stiamo lavorando molto nelle periferie proprio per migliorare anche i percorsi dei più giovani non sempre favoriti e sostenuti in certe zone della città. A Poggioreale stiamo riqualificando il Palastadera e la piscina Bulgarelli. A Ponticelli metteremo in piedi la vasca Prota Giurleo e creeremo una cittadella dello sport. E’ sempre viva l’idea del palasport polifunzionale a Bagnoli ma abbiamo bisogno di capitali privati. Servono 80 milioni di euro perché tra demolizione delle strutture dismesse e bonifica del territorio ci vogliono finanziamenti extra che esulano dall’edificazione dell’impianto. Sempre in zona il presidente della Federtennis e padel Binaghi vuole costruire il centro nazionale della Federtennis».

 

Bunker e rifugi, il sogno di progetto di tutela e valorizzazione per i Lions Siracusa e varie associazioni
Da siracusanews.it del 5 dicembre 2023

“Il nostro sogno è che queste strutture possano essere riconosciute dall’Unesco come bene immateriali" dice Giovanni Girmena, presidente dell’Associazione Arma Aeronautica e coordinatore per Siracusa e Ragusa di Telethon

Di Carmelo Prestisimone

Un importante evento, dal titolo “Bunker e rifugi: dalla guerra alla pace…un percorso di riscatto e di speranza”, si è tenuto qualche giorno fa presso il Distaccamento dell’Aeronautica militare di via Elorina, in collaborazione con l’Associazione Arma Aeronautica, i Lions, il presidente nazionale del Lions Club Filatelico, Leonardo Pipitone, socio del Club Archimede nonché presidente dell’Unione Siciliana Collezionisti, insieme all’Associazione Lamba Doria. Ha portato un indirizzo di saluto Giovanni Girmena, presidente dell’Associazione Arma Aeronautica e coordinatore per Siracusa e Ragusa di Telethon.

Ha poi preso la parola Vincenzo Filetti, presidente del Lions Club Archimede, che ha aperto i lavori: “Per noi è un vanto essere riusciti in un’impresa sul piano nazionale, la cartolina prodotta per il centenario dell’Arma con l’annullo postale speciale arriverà fino al Capo di Stato Maggiore. Valorizzare l’aspetto simbolico del francobollo, vuol dire potenziare significati che vengono dal lontano passato per costruire l’identità di un popolo. Ringrazio, per quanto riguarda i Lions, la presidente del Club Siracusa Host, Cettina Maida, un importante membro del Lions Host Club di Catania, Enzo Faraone, e lo storico Filippo La Fauci. L’identità di un popolo si costruisce anche attraverso le conoscenze storiche, che non possono essere veicolate soltanto attraverso pochi eletti. I giovani devono conoscere questi argomenti

Prende la parola il relatore, Concetto Scandurra, socio del Club Archimede, che illustra un progetto scaturito dall’esperienza realizzata all’interno della Fondazione Unesco, per cui ha pensato che fosse importante valorizzare dei siti unici. Illustra i criteri previsti nelle linee guida dell’Unesco perché un bene possa essere considerato di eccezionale valore universale e perciò patrimonio dell’Umanità. “Esso deve costituire un esempio straordinario di tipologia edilizia, un insieme architettonico tecnologico, un paesaggio che illustri uno o più importanti fasi della storia umana. Una fase è essere testimonianza unica ed eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa. Essere un esempio eccezionale di un insediamento umano tradizionale dell’utilizzo di risorse territoriali o marine, rappresentativo di una o più culture o dell’interazione dell’uomo con l’ambiente, soprattutto quando lo stesso lo è divenuto per effetto di trasformazioni irreversibili”, ha spiegato.

Memory of the World è un programma dell’Unesco, fondato nel 1992, e volto a censire ed a salvaguardare patrimonio e documentario dell’umanità dai rischi connessi all’amnesia collettiva, alla negligenza, alle ingiurie del tempo, alle condizioni climatiche, alla distruzione intenzionale e deliberata. Il programma ha come obiettivi quelli di facilitare la conservazione dei documenti, l’accesso universale, aumentare la consapevolezza diffusa dell’importanza del patrimonio documentario. “Nel 2008, l’opera dei pupi viene considerata patrimonio immateriale. Essa nasce in Sicilia ai primi dell’‘800 e ai primi del ‘900 muore, non esiste più se non nella passione di alcuni, che cercano di farla sopravvivere e nasce così qualche teatrino ad uso folkloristico. Come un bene diventa patrimonio Unesco? Ad un certo punto, si insedia la commissione, che vota. Un bene, per essere riconosciuto, ha bisogno del supporto emozionale e costante di chi lo propone”, ha proseguito. Dal 1939 al 1945, il mondo cambia per una serie di eventi drammatici con la 2^ Guerra Mondiale. Nasce, negli anni ’30, il Vallo Atlantico, una serie di accorgimenti architettonici perché si ipotizzava un’invasione dei nemici, per cui si fortificò tutta la Sicilia costiera in previsione di questo drammatico evento, parliamo di bunker e di fortilizi.

Prosegue Scandurra: “Questi bunker sono costituiti da grossi massi monolitici in cemento armato. Queste realtà spesso scendono a compromesso o a contrasto con una realtà culturale ambientale, da cui non possiamo prescindere come avviene con le mura dionigiane. Ci sono queste commistioni! Un progetto di valorizzazione di questi elementi bellici, sarebbe una commistione storico-monumentalearcheologico- militare. Nella piazzaforte Augusta Siracusa, alcuni bunker erano camuffati da casette per non essere individuati dalla ricognizione aerea. Ci sono molti esempi di trascuratezza di questo patrimonio, ci sono dei bunker, che sono stati spazzati via per realizzare delle strade. Ci sono delle batterie con dei corridoi con scritte dell’epoca, che ci fanno interpretare le realtà del tempo. L’ipotesi di valorizzazione di questa realtà può avere risvolti turistici perché hanno un fascino irripetibile. Un’intelligente valorizzazione tra storia, archeologia e paesaggio ci darebbe una grande potenzialità. – Prosegue Scandurra. – Poi ci sono gli uffici della batteria Lamba Doria, abbandonati al loro destino. L’associazione Lamba Doria vi ha posto una lapide. Dove è stato possibile, essa ha valorizzato. Ancora cuniculi, piazzole per i mezzi pesanti, la torre Mortella ossia Magnisi, torre Cuba, importantissima dal punto di vista strategico”. Vi è un serbatoio di carburante, che si trova in viale Santa Panagia. Si tratta di vasche immense, alte 12 metri, che scendono diversi metri sotto terra, erano completamente ricoperte di ferro e non c’è più nulla perché sono state vandalizzate. Da qui partivano dei corridoi sotterranei, alti un metro e mezzo, sono poco conservati perché vi è in atto un processo veloce di degenerazione. Da qui si dipartivano delle gallerie, una di queste arrivava fino al molo S. Antonio ed una fino al campo Scuola Di Natale. Ancora tutta una serie di rifugi, dove la gente andava a ripararsi dai bombardamenti, l’ipogeo di piazza Duomo, in cui c’è la commistione con gli ipogei cristiani e qui fu conservato il simulacro di Santa Lucia per salvarlo dai bombardamenti. Ancora tutti quei ricoveri, in cui i siracusani stavano seduti sulla nuda pietra con il tetto che gocciolava e dove molta gente si ammalava. “Si tratta di testimonianze mute, che non si devono dimenticare se si vuole ripercorrere un iter di pace, fondato sulla memoria del dramma dell’uomo. Molti si rifugiavano nelle catacombe in un’epoca in cui queste erano piene di scheletri dei cristiani dei primi secoli. I loculi dei morti cristiani dei primi secoli erano i giacigli dei cristiani degli anni ’40. I corridoi del castello Eurialo sono serviti come rifugi per proteggersi dai bombardamenti e quindi vi era una commistione. In Normandia c’è una sorta di euforia generale riguardante il tesoro del Vallo Atlantico prevalentemente predisposto dai tedeschi, che era lungo migliaia di km e là ne hanno fatto un tesoro turistico-storico-ambientale, hanno esaltato quella memoria, su cui si fonda la coscienza generale. Da noi la coscienza generale non c’è nel sogno di una possibile valorizzazione. Noi potremmo mettere in campo tanti tesori, ne abbiamo tanti nascosti!”, ha concluso il relatore.

Lorenzo Bovi ha relazionato spiegando di essersi impegnato con le scuole nella divulgazione della storia dello sbarco in Sicilia e nella creazione di un percorso storico-turistico sul modello di quello francese, da realizzarsi in Sicilia nei luoghi che hanno vissuto lo sbarco. “Una cosa che ci interessa di più è andare nelle scuole a parlare con i ragazzi di quello che è successo sulle spiagge dove loro fanno il bagno. I ragazzi delle scuole secondarie di 1° e 2° grado vanno a Fontane Bianche e non sanno che lì c’è stato uno sbarco con centinaia di morti. A Siracusa c’è il cimitero inglese, solo ci sono 1000 morti. I morti italiani non sono mai stati censiti, il primo censimento sui morti italiani l’ha condotto la Lamba Doria 10 anni fa”, ha spiegato Bovi. “In 20 anni di Lamba Doria, con il presidente, abbiamo cercato di non far demolire alcune strutture. In alcuni casi ci siamo riusciti, in altri no. Alcuni edifici militari vengono ancora demoliti per costruire strade o edifici, strutture bellissime che vanno distrutte. Vengono demoliti anche i documenti. L’archivio storico comunale di Siracusa aveva migliaia di documenti e si è allagato. Un progetto potrebbe digitalizzare le cartelle, che si sono salvate. Vi parlo del cannone “Opera A”, che c’era in Sicilia, una struttura corazzata a due piani, che conteneva questo enorme cannone. Tutta la struttura esiste a Santa Panagia in area militare e potrebbe divenire un museo grandioso. Ci sono le postazioni delle piazzaforti. Dal punto di visto storico, abbiamo fatto delle esperienze bellissime, la batteria Lamba Doria di Capo Murro di Porco dà il nome all’associazione Lamba Doria perché lì ci sono stati i primi combattimenti, avvenuti di notte. Ha due piani sotterranei, si potrebbe ricostruire il cannone e potrebbe essere fruita da un sacco di gente, proveniente da tutto il mondo.”

Alberto Moscuzza, presidente Lamba Doria, spiega: “Per il turismo bellico, a Siracusa, siamo nell’anno zero. In vent’anni abbiamo visto molte fortificazioni distrutte, diverse a Siracusa, due bunker circolari all’Arenella, ad Avola invece non siamo riusciti a salvaguardare il caposaldo di Cozzo Paradiso. Il bunker della Pillerina, Punta della Mola, una batteria costiera che verrà valorizzata, sarà fruibile con una convenzione, la quale sarà presentata a giorni. Quel complesso verrà recuperato, verrà reso fruibile con tutta la sua storia. Gli archivi della Regia Prefettura e della Provincia sono stati dismessi. Ho potuto recuperare parte di quello della Regia Prefettura e questo è stato l’inizio della grande avventura della nascita dell’associazione. Siamo riusciti a ricostruire la storia di Siracusa dello sbarco e molto di questo materiale l’ho donato alla Sovrintendenza. A Malta stiamo collaborando alla realizzazione del più grande museo dello sbarco in Sicilia, molto materiale è andato là, in quanto non tutti i comuni sono sensibili al turismo bellico ed all’archeologia militare. Lottiamo ogni giorno non solo per la valorizzazione, ma, anche, per la tutela”, conclude Moscuzza. Termina Girmena, spiegando: “Il nostro sogno è che queste strutture possano essere riconosciute dall’Unesco come bene immateriali, si studierebbe l’aspetto architettonico e l’evoluzione delle costruzioni. La proposta dei Lions è quella di creare un percorso turistico. Esiste già un turismo bellico, infatti molti stranieri o eredi di soldati vengono per osservare le nostre aree militari e chiedono che si possano riqualificare questi luoghi. Noi Lions abbiamo preso in carico questa idea ed abbiamo deciso di portarla avanti. Anche l’associazione Arma Aeronautica intende collaborare per valorizzare un patrimonio da sfruttare e per creare un turismo fatto di percorsi militari e bellici”.