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I 10 castelli più belli dei Monti Dauni: un'esperienza indimenticabile
Da paesionline.it del 31 maggio 2023

Immergiti nelle tradizioni e nell'arte dei Monti Dauni. Scopri 10 castelli unici, vivi un viaggio indimenticabile tra la storia e la cultura della Puglia.

Indice dei contenuti

1: L'itinerario dei castelli sui Monti Dauni
1.1: Castello di Bovino
1.2: Castello di Deliceto
1.3: Castello di Lucera
1.4: Castello di Dragonara
1.5: Castello di Pietramontecorvino
1.6: Castello di Sant'Agata di Puglia
1.7: Castello di Ascoli Satriano - Palazzo Ducale Marulli
1.8: Castello di Celenza Valfortore
1.9: Castello D'Aquino di Rocchetta Sant'Antonio
1.10: Castello di San Marco La Catola
2: Percorso Bonus - Oltre i Castelli dei Monti Dauni
3: Visita i Monti Dauni e scopri un patrimonio inestimabile

Lasciati sedurre dalle meraviglie dei Monti Dauni, gioielli incastonati nel cuore pulsante della Puglia, nella provincia di Foggia. Un viaggio tra queste montagne non è solo un semplice itinerario, ma un'immersione totale nell'arte, nella cultura e nelle tradizioni radicate in questa affascinante regione del Sud Italia. In questa guida, ci addentreremo tra castelli e borghi di una terra che ti rapirà con la sua bellezza e la sua storia.

Affacciati sulle torri delle fortezze dei Monti Dauni, affreschi di pietra che dominano l'orizzonte, regalando panorami mozzafiato. Questi castelli, risalenti in alcuni casi all'epoca romana, ma anche dei longobardi e normanni, raccontano storie di strategie e dominazioni di un tempo passato. Sulle loro tracce, ti troverai a passeggiare tra le rovine di affascinanti manieri, ognuno con la sua unica storia da raccontare.

L'itinerario dei castelli sui Monti Dauni

Se desiderate immergervi in un'esperienza entusiasmante avvolta da scenari incantati, se anelate a vagare tra le stradine di affascinanti villaggi medievali unitevi a noi: abbiamo scelto i 10 castelli più belli dei Monti Dauni I Monti Dauni sono noti per la loro ricchezza di castelli, che dominano il paesaggio circostante e offrono panorami mozzafiato. Questi manieri sono testimonianza dell'importanza strategica di questa regione nel corso dei secoli. Un itinerario alla scoperta dei castelli dei Monti Dauni permette di immergersi nella storia e ammirare l'architettura di queste affascinanti fortezze.

Castello di Bovino

Il Palazzo Ducale di Bovino, costruito su un'antica rocca romana, racconta secoli di storia tra rimodulazioni e ristrutturazioni.

Questa elegante dimora, arricchita nel tempo da ogni feudatario, vanta una maestosa torre bizantina, un giardino pensile e una torre dell'orologio. Ha ospitato personaggi illustri come Torquato Tasso e Papa Benedetto XIII.

Oggi, al suo interno, trovi il Museo Diocesano, la Biblioteca di Comunità e l'affittacamere Residenza Ducale. Un'esperienza immancabile per immergerti nella storia e nella bellezza di Bovino.

Castello di Deliceto

Sorvegliando Deliceto dalla sua posizione formidabile, il Castello, protetto da una scarpata, ti invita a scoprire un viaggio nel tempo. Da un antico nucleo longobardo a un'imponente fortezza normanna, ogni angolo racconta una storia.

Ammira la trasformazione voluta da Carlo I d'Angiò nel XIII secolo, il mastio, conosciuto come Torrione, e le torri circolari, unite da un camminamento ancora percorribile.

Scopri la cisterna ottagonale nell'ampia corte e, infine, lasciati stupire dalle vedute mozzafiato del centro storico di Deliceto e della Valle in Vincoli. Un'esperienza indimenticabile tra storia e paesaggi incantevoli.

Castello di Lucera

Imponente fortezza, è stata edificata da Federico II di Svevia nel XIII secolo e testimonia l'importanza strategica del territorio. Immergiti nella storia millenaria del Monte Albano, cuore pulsante di Lucera, dove la Fortezza lucerina si erge maestosa.

Questo luogo affascinante custodisce testimonianze di un passato che risale al Neolitico, passando per l'acropoli romana e resti di una basilica paleocristiana. Lasciati stupire dalla base del palazzo eretto da Federico II per la colonia saracena, anticipazione delle forme di Castel del Monte. Ammira l'imponente cinta muraria angioina, la più estesa dell'epoca, con le sue torri e bastioni.

Attraversa le porte storiche e il ponte levatoio, in un viaggio indimenticabile attraverso i secoli.

Castello di Dragonara

Emergendo tra i ricordi di un tempo lontano, il Castello di Dragonara ti invita a passeggiare lungo le tracce di una città bizantina perduta.

Lasciati avvolgere dal fascino di questo monumento storico, un tempo baluardo difensivo, ora rudere che racconta una storia millenaria.

Osserva le sue torri cilindriche e quadrate, le feritoie e la scena a bassorilievo di un cavaliere e un toro, testimoni silenziosi di un passato glorioso. Nonostante sia una proprietà privata, una visita esterna, concordata in anticipo, ti porterà a toccare con mano questo gioiello storico, custode dei segreti di una civiltà scomparsa.

Castello di Pietramontecorvino

Immagina di avvicinarti al maestoso Palazzo Ducale di Pietramontecorvino, un gioiello di eleganza e grandiosità che domina il panorama. Percorri la breve salita in ciottoli e ammira il complesso architettonico, un tempo residenza dei Duchi di Montalto di Tocco, arricchito da torri normanne, corti e un intrigante giardino pensile, teatro di eventi e festival.

Rimani affascinato dai suoi tre livelli, che ospitano abitazioni private, magazzini e gli antichi appartamenti signorili. Scopri segreti e strategie difensive, come il corridoio sospeso per sorvegliare il cortile e la chiesa, e i tunnel nascosti per una rapida fuga.

Oggi, il Palazzo accoglie un Ente di Formazione, un ristorante didattico e un Museo archeologico, rendendolo una tappa imprescindibile del tuo viaggio.

Castello di Sant'Agata di Puglia

Il Castello Imperiale, simbolo di Sant'Agata di Puglia, ti accoglie con la sua imponente bellezza, dominando l'angolo meridionale dell'Italia.

Passeggia tra le antiche mura di una rocca che ha visto passare Romani, Longobardi, Normanni e Svevi, e scopri la sua trasformazione in una magnifica residenza ducale. Ammira la sua struttura quadrangolare e goditi una vista panoramica mozzafiato che abbraccia i Monti Dauni e l'Irpinia.

Superato il grande portale, ti accoglie la leggenda del Capitano Agatone, immortalata sull'arco del portone. Lasciati coinvolgere dal fascino del passato.

Castello di Ascoli Satriano - Palazzo Ducale Marulli

Il Palazzo Ducale di Ascoli Satriano, un tempo fiero castello normanno, ti invita a perderti nella sua architettura maestosa.

Lasciati affascinare dall'elegante facciata, con il suo portale principale e la loggia adornata da finestre ad arco, che si aprono su un incantevole cortile quadrangolare. All'interno, stanze affrescate, porte settecentesche e scale a chiocciola ti conducono a scoprire la storia nascosta di questo luogo, tra fortificazioni e prigioni.

Dopo un lungo restauro, il Palazzo ti accoglie a braccia aperte, pronto a svelarti i segreti della sua lunga e affascinante storia.

Castello di Celenza Valfortore

Nel cuore del rione medievale di Celenza Valfortore, il Palazzo Baronale si erge imponente sulla cima della collina.

Questo castello trapezoidale, costruito dai Gambacorta tra il XV e XVI secolo, un tempo vantava cinque torri merlate, di cui oggi ne rimane una, tre logge e un cortile coperto. L'edificio, arricchito nel '600 con pitture e decori, testimonia la storia di splendore e rivoluzione.

Nonostante sia una residenza privata, le sue mura esterne ti invitano a scoprire un pezzo di storia italiana, tra vicoli stretti e case arroccate.

Castello D'Aquino di Rocchetta Sant'Antonio

Nel cuore di Rocchetta Sant'Antonio, il Castello D'Aquino, un affascinante maniero rinascimentale in pietra calcarea giallo ocra, ti accoglie con la sua maestosità.

Costruito nel '500 per puro piacere e sfarzo, il castello si distingue per la sua pianta triangolare e le tre torri a "mandorla", che sembrano guidare una nave attraverso la storia.

La sua imponente struttura domina la vallata che segna il confine tra Puglia e Campania, testimoniando i passaggi di proprietà tra famiglie nobiliari fino ai proprietari attuali, i Piccolo. Un viaggio affascinante tra storia, bellezza e splendidi panorami.

Castello di San Marco La Catola

Scopri l'imponente palazzo fortificato di San Marco La Catola, un affascinante monumento che, nonostante il passare del tempo, mantiene ancora intatto il suo fascino. Immagina di camminare tra le sue mura fortificate, risalenti al dominio angioino, o di esplorare i suoi ambienti interni, un tempo dimora del feudatario e della servitù.

Sogna di passeggiare nel suo un tempo mirabile giardino pensile, di cui la tradizione locale conserva vivo il ricordo. Non perdere l'antica Cappella dedicata a San Marco evangelista e il suo portale d'ingresso decorato. Infine, vivi un'esperienza indimenticabile partecipando alla suggestiva giostra medievale della Jaletta che si svolge ogni 20 agosto ai piedi del palazzo. Nel 2023 è stata aperta la biblioteca di comunità ed è possibile visitare parte diquesto stupendo castello.

Percorso Bonus - Oltre i Castelli dei Monti Dauni

Oltre i castelli dei Monti Dauni, gioielli di indiscutibile fascino, esistono altri meravigliosi tesori nascosti in questa incantevole regione che meritano la vostra attenzione. Le prossime quattro mete, nonostante non siano castelli, costituiscono un itinerario bonus ricco di bellezza e storia. Attraverso paesaggi mozzafiato, vi porteranno in un viaggio attraverso secoli di cultura e tradizioni uniche, svelandovi una faccia inedita dei Monti Dauni.
Questi luoghi, caratterizzati da antiche torri, borghi affascinanti e affreschi medievali, si rivelano perfetti per coloro che cercano di immergersi in un'atmosfera di altri tempi. Allontanatevi dalle mete più battute e lasciatevi sorprendere da questi angoli di paradiso, capolavori nascosti che attendono solo di essere scoperti.
Questi quattro luoghi, gemme nascoste della storia italiana, ti aspettano. Questo è un percorso bonus che vale davvero la pena di scoprire, un viaggio unico nel tempo che evoca storie, fede e tradizioni nascoste. Immergiti nel passato e vivi un'avventura indimenticabile.
Scopri la storia nascosta dietro le mura di quattro tesori dei Monti Dauni, ognuno con la propria storia affascinante, che ti trasporterà indietro nel tempo. Inizia la tua avventura a Biccari, dove la maestosa torre del XII secolo ti accoglierà con la sua imponente altezza. Immagina la vita che un tempo ferveva qui, tra le pietre irregolari cementate con malta di argilla. Ora, luogo vibrante di cultura, la torre ospita mostre ed eventi, raccontando le storie dei secoli passati.

Prosegui verso Tertiveri, il luogo dove l'eco delle antiche lotte di potere si mescola all'aria. Immergiti nel mistero dei Bizantini e senti l'indomabile spirito di chi si oppose al dominio Aragonese. L'antica torre sopravvive come simbolo della resilienza di Tertiveri.
Il tuo viaggio continua a Castelluccio Valmaggiore. Qui, la Torre Bizantina, un baluardo di difesa risalente al 1019, ti aspetta. Sente la storia echeggiare lungo le sue mura e lasciati stupire dal panorama mozzafiato che si apre dalla sua sommità.
Infine, raggiungi la sommità di una collina a Montecorvino, dove i resti di una torre, la Sedia del Diavolo, si ergono come un monumento alla turbolenta storia di questa antica cittadella. Segui le tracce dell'antica cerchia muraria fino ai ruderi della Cattedrale e lasciati affascinare dalla leggenda di Sant'Alberto. Ogni 16 maggio, la storia rivive in un colorato pellegrinaggio, celebrando la tradizione e la cultura locale.

Visita i Monti Dauni e scopri un patrimonio inestimabile

Un viaggio tra i Monti Dauni è un'occasione unica per scoprire un territorio ricco di arte, cultura e tradizioni. Dai castelli che dominano il paesaggio alle stradine dei borghi storici, passando per gli eventi e le celebrazioni popolari, i Monti Dauni offrono un'esperienza indimenticabile per gli appassionati di viaggi e di storia. Non perdere l'occasione di esplorare questa affascinante regione e lasciati conquistare dal suo inestimabile patrimonio culturale. Per saperne di più, visita il portale turistico VisitMontiDauni.it (https://visitmontidauni.it/)e scopri tutte le attività che questa magnifica regione può regalarti.

 

È il più grande castello del mondo realizzato in mattoni, una bellezza da scoprire
Da nanopress.it del 31 maggio 2023

Realizzato completamente in mattoni, un luogo di bellezza impareggiabile. Scopriamo insieme il più grande castello del mondo

By Manuela Blonna

Maestoso e dalla storia affascinante, è un luogo che ammalia ed ispira i visitatori. Offre l’opportunità unica di immergersi nel passato glorioso di una bellissima regione. Come tutti i castelli, esercita un’attrattiva senza tempo su grandi e piccini ed è difatti uno dei luoghi più visitati della zona in cui si trova. Una fortezza che andrebbe visitata almeno una volta nella vita. Sapete dove si trova? Andiamoci insieme.

Il più grande castello del mondo, una bellezza da scoprire

Una maestosa fortezza che si trova nella Polonia settentrionale. Una zona forse non troppo colpita dal turismo di massa in favore di mete più inflazionate. Eppure è una regione bellissima, ricca di paesaggi meravigliosi e di strutture leggendarie, come il più grande castello del mondo. Costruito interamente in mattoni, è una fortezza di mirabile bellezza. Soprattutto è uno dei castelli medievali più antichi e ben conservati d’Europa, che come sappiamo custodisce in diverse zone fortezze ammirate in tutto il mondo. Questo non a caso è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997.
Ci riferiamo al Castello di Malbork, un esempio eccezionale dell’architettura gotica baltica.

Venne costruito a partire dal 1270 dai Cavalieri Teutonici per volere di Siegfried Von Feuchtwangen, come Ordensburg, dunque una fortezza militare a scopo difensivo. L’Ordine dei Fratelli della Casa di Santa Maria in Gerusalemme, per brevità appunto Ordine Teutonico, è un antico ordine di tipo monastico militare ospedaliero. La sua istituzione risale al 1191 in Terra Santa durante il periodo della terza crociata. Un’esigenza manifestata da alcuni tedeschi per assistere i pellegrini che arrivavano dalla Germania.
Inizialmente il nome del castello era Marienburg, dunque Castello di Maria. Un omaggio alla patrona dell’Ordine Teutonico. Si trova a sud del fiume Nogat nell’omonima città polacca, sorta attorno al castello. Per un periodo fu anche un convento per poi diventare un castello a tutti gli effetti.

Malbork o Marienburg appunto, è una città che si trova ad oriente del vovoidato della Pomerania, vicinissima a Elbag e Danzica. In passato è stata anche capitale della Prussia. Il castello di Malbork una gemma architettonica nel cuore della Polonia
Malbork non è solo il più grande castello del mondo, ma è anche una fortezza completamente costruita in mattoni. Veramente imponente e difatti venne sottoposto ad un ampliamento tra il XIV ed il XV secolo. Successivamente è anche stato restaurato nel XIX e nuovamente nel XX secolo. Una serie di interventi che però sono davvero molto importanti perché ci raccontano non solo la storia della fortezza, ma anche quella di un paese intero, la Polonia, e dei cambiamenti storici che ha dovuto affrontare. La fortezza si costituisce di tre zone, estese in quattro piani. Si inizia dalla più antica dove prima si trovava il monastero ed è comunemente indicata come Castello Alto. C’è poi il Castello di Mezzo, la sede delle abitazioni che anticamente ospitava 3000 stanze. Infine il Palazzo del Gran Maestro, aggiunto nel 1328. Bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale, ha rischiato di cadere in rovina, ma le ingenti opere di ristrutturazione lo hanno riportato all’antico splendore.

Come la maggior parte dei castelli europei, visitarlo è interessante per valutarlo nella sua interezza, tra torri, bastioni ed antichi cortili, ponti levatoi, tutti pregevoli esempi di architettura gotica. Ci sono però ovviamente dettagli che sono unici di questo luogo e che hanno certamente contribuito alla sua fama.
Innanzitutto la leggendaria Porta d’Oro costruita nel XIII secolo. Una struttura maestosa nota per i suoi archi a sesto acuto. C’è poi all’interno del Castello Alto un cortile porticato che è una gemma architettonica, celebre per le diverse volte a triangolo. Naturalmente che castello sarebbe senza un luogo sacro? E infatti all’interno si trova anche la Cappella di Sant’Anna. Qui si possono visitare le tombe di ben undici Gran Maestri.
Una vera peculiarità però è l’impianto di riscaldamento a pavimento. Mentre i più piccini apprezzano il fatto che disponga di un ponte levatoio ancora funzionante e attraversabile per percepirne le oscillazioni.

Visitare il più grande castello del mondo

Il castello è visitabile tutto l’anno, in molti amano farvi tappa nell’ambito di una bella visita alla città di Danzica. E proprio da Danzica è collegato benissimo in treno, con appena 50 minuti di viaggio. Treni partono anche da Varsavia Centrale. Naturalmente è possibile arrivare anche in automobile. Il biglietto di ingresso costa 10€. Per i visitatori stranieri sono disponibili anche visite guidate di gruppo in diverse lingue e prenotando per tempo è possibile anche riservare una visita guidata privata.

Prendetevi diverso tempo per esplorarlo in tutta la sua grandezza, soprattutto perché all’interno si trova anche un museo. Inaugurato nel 1961, si trova nel Castello di Mezzo. Fu aperto dopo un incendio, quando i proprietari del castello decisero di mostrare al pubblico la grande collezione di oggetti in ambra custoditi nella fortezza.

Attualmente la collezione vanta armature antiche provenienti dal collezionista Theodore von Blell, alcune anche di epoca romana e celtica. Ci sono poi molte monete, e diverse sculture di tipo gotico. In particolare gli altari: quello di Gruziadz, quello di Amburgo e quello di Teknit. C’è infine una cospicua collezione archeologica che schiera reperti dell’Ordine Teutonico. Ad esempio mattoni riportati dalla Muraglia cinese o mattoni provenienti da Pechino.

 

Alla (ri)scoperta della cinta magistrale di Verona: il Comune promuove 4 visite gratuite ai siti Unesco
Da veronasera.it del 31 maggio 2023

Porta Palio a Verona / foto Veronasera

Percorsi da Porta Palio al Bastione San Zeno e dal Rivellino di san Giorgio alla Rondella delle Boccare. Visite gratuite, dalle 10 alle 15, che puntano a far scoprire alla cittadinanza la bellezza storico-culturale di uno dei più importanti siti Unesco di Verona

"Valorizzare il patrimonio magistrale veronese e far conoscere alla cittadinanza le ultime acquisizioni dei compendi demaniali dello Stato da parte del Comune, che lo scorso marzo è divenuto proprietario di tre nuove porzioni». È questo l’obiettivo esplicito delle visite organizzate dal Comune di Verona nella giornata di sabato 3 giugno. Un'occasione da non perdere che consentirà a tutta la cittadinanza di ammirare particolarità architettoniche e storiche del Bastione di San Bernardino, del Rivellino di San Giorgio e, in particolare, della Rondella delle Boccare, non ancora di proprietà del Comune, ma che sarà aperta eccezionalmente al pubblico per questa speciale iniziativa.

Le recenti acquisizioni

Nello specifico, con l’ultimo trasferimento, il Comune riferisce di essere divenuto «proprietario a pieno titolo» delle porzioni di Cinta Magistrale corrispondenti al Bastione/fortino di S. Giorgio, adiacente all'omonima porta monumentale già acquisita, alla porzione di Cinta Magistrale esterna in fregio a via Ippolito Nievo e via Castel S. Felice e alla porzione di Cinta Magistrale esterna in fregio a via Colonnello Galliano, comprendente il parcheggio di Porta Palio, il complesso delle piscine Castagnetti e piscine Lido, il complesso dell'Associazione Tennis Verona e i giardini Caduti di Nassiriya. Si tratta di «circa 11 ettari di superficie pari a 110 mila metri quadrati, per un valore inventariale di 17,5 milioni di euro».
«Nei mesi scorsi sono diventate di proprietà del Comune tre nuove porzioni di cinta magistrale - ha spiegato l’assessore al Patrimonio Michele Bertucco - un ulteriore tassello nel percorso di acquisizione dei compendi demaniali dello Stato, di cui Verona è molto ricca, che vanno dagli ex forti militari alle Porte d’ingresso alla città, per arrivare all’imponente cinta muraria. Non si tratta solo di un passaggio di beni, ma di una presa in carico del Comune, che ha il dovere di valorizzarli. Grazie alla collaborazione con Legambiente, che supporta da anni il Comune, è possibile proporre alla cittadinanza una nuova opportunità di visita per mostrare le ultime parti riportate alla città, che potranno essere anche in futuro oggetto di ulteriori valorizzazioni».

Il programma delle visite guidate

Le visite saranno quattro, due al mattino da Porta Palio al Bastione di San Zeno, e due al pomeriggio, dalla Rondella delle Boccare al Bastione di San Giorgio e ritorno.

• Prima e seconda visita mattino: dalle 10 alle 11.30 e dalle 10.30 alle 12, da Porta Palio al Bastione di San Zeno. Visita degli interni di Porta Palio, il vallo di San Bernardino, la caponiera, fino al Bastione di San Zeno con la poterna, e il cavaliere. Ritrovo 9.50 in Stradone Porta Palio.

• Prima visita al pomeriggio: dalle 14.30 alle 16.15, dal Rivellino di San Giorgio alla Rondella delle Boccare. Il baluardo delle boccare è la più maestosa rondella di epoca veneziana della cinta magistrale, per molto tempo chiusa al pubblico. Ritrovo alle 14.20 in Lungadige San Giorgio.

• Seconda visita al pomeriggio: dalle 15 alle 16.45, dalla Rondella delle Boccare al Bastione di San Giorgio. Ritrovo ore 14.50 di fronte all'Istituto Tecnico Marco Polo, via Moschini 11/b.

Le visite sono gratuite e con prenotazione obbligatoria. I posti sono limitati a 30 persone per visita. Iscrizione su bit.ly/visite-mura-unesco. La giornata di visita è stata presentata questa mattina dagli assessori al Patrimonio Michele Bertucco e alla Cultura e ai Rapporti Unesco Marta Ugolini. Presenti per il Comune, la dirigente del Patrimonio Antonella Ronzan e il responsabile Tutela e Valorizzazione Patrimonio Unesco Ettore Napione, e la presidente di Legambiente Verona Chiara Martinelli.

«Verona è città Unesco non solo per il suo centro storico, ma anche per uno degli elementi che maggiormente la contraddistinguono, che è la sua cinta magistrale - ha evidenziato l’assessora alla Cultura e ai Rapporti Unesco Marta Ugolini -. Questa è un’occasione unica di scoperta, valorizzazione e apertura per i cittadini, che consentirà di vedere anche luoghi come la Rondella delle Boccacce, di norma inaccessibile perché non ancora di proprietà del Comune. I percorsi proposti toccano alcuni degli elementi costitutivi del sistema difensivo: la Porta, il Bastione, il Rivellino e la Rondella. Luoghi affascinati dell’architettura militare, che vale veramente la pena conoscere».

 

Napoli, Forte di Vigliena dimenticato: appello per il recupero del monumento
Da ilmattino.it del 30 maggio 2023

L'11 giugno una iniziativa per il 224esimo anniversario della sanguinosa esplosione nella fortezza

Di Alessandro Bottone

224 anni dalle vicende legate al Forte di Vigliena, monumento dimenticato lungo la costa di San Giovanni a Teduccio, quartiere nella zona orientale di Napoli. Anche quest'anno residenti, studiosi e realtà associative renderanno omaggio alla memoria delle persone morte nell'esplosione avvenuta nel corso di eventi legati alla Repubblica Napoletana del 1799. Volontari e attivisti insistono nel chiedere il recupero del bene storico di stradone Vigliena anche alla luce dell'importante decisione dei giorni scorsi.

A ben vedere, infatti, l'insistenza del monumento e la necessità della sua riqualificazione e valorizzazione sono stati decisivi nella scelta del Ministero della Cultura di confermare il parere contrario al progetto dell'impianto GNL previsto in un'area del porto posta in prossimità del Forte.

La realizzazione del deposito di gas proposta da due multinazionali del settore energetico è stata bloccata anche perché - scrive il Ministero - è «in contrasto con il progetto di recupero, restauro e rifunzionalizzazione dell'area a partire dall'architettura militare quale "Museo della rivoluzione napoletana del 1799" e spazio pubblico di interesse storico-culturale al servizio della comunità
locale».
A sottolineare l'importanza e l'urgenza di intervenire per recuperare il Forte sono proprio gli attivisti che lavorano all'iniziativa prevista domenica 11 giugno 2023 alle ore 10 presso il monumento di Napoli Est. «Il nostro obiettivo è quello di vedere finalmente realizzato il restauro conservativo e il recupero funzionale del Forte di Vigliena che potrebbe costituire il primo tangibile atto di un’effettiva riqualificazione dell’intera area per restituirla alla fruizione pubblica», ha scritto Vincenzo Morreale, presidente del comitato civico di San Giovanni a Teduccio, nell'invito rivolto ai rappresentanti di istituzioni nazionali e locali. La nota, infatti, è stata indirizzata a al ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, al presidente della Municipalità di Napoli Est, Sandro Fucito, al presidente dell'autorità portuale napoletana, Andrea Annunziata, e alla presidente dell'azienda comunale Abc Napoli, Alessadra Sardu.

L’ulteriore scopo è, spiega Morreale, quello di portare avanti l’interlocuzione avviata con gli esponenti degli enti locali circa il destino dell’edificio posto a ridosso del mare. L'auspicio degli attivisti è che le diverse istituzioni «provvedano finalmente a realizzare quanto a gran voce richiesto in questi anni dai comitati civici, dalle istituzioni e associazioni culturali e dai cittadini napoletani», si legge nella lettera. L’evento commemorativo di domenica 11 giugno è promosso dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dalla Società Napoletana di Storia Patria, dal comitato civico di San Giovanni, da numerose altre associazioni e realtà napoletane insieme ad attivisti, studiosi ed esponenti del mondo della cultura.

Il Forte di Vigliena è negato da anni nonostante promesse e annunci. Si immaginava di farne un parco da consegnare alla collettività ma lo spazio è inaccessibile mancanza di interventi di pulizia e manutenzione. Costruita nel '700 per volere del viceré spagnolo Juan Manuel Fernandez Pacheco, marchese di Vigliena, la struttura era fondamentale per difendere la costa dai nemici. Nel giugno del 1799 il Forte è stato al centro di una sanguinosa battaglia tra le truppe borboniche, che volevano conquistare la capitale del Regno, e gli uomini della legione calabra che difendevano il baluardo della Repubblica napoletana. Di qui l’evento di commemorazione che si celebra da diversi anni coinvolgendo istituzioni e territorio.

Il futuro del bene di stradone Vigliena è senz'altro intrecciato a quello dell'intera costa orientale di Napoli e ai diversi interventi e progetti di rigenerazione urbana e ambientale, molti soltanto annunciati e non ancora concretizzati. Dalla bonifica degli arenili e delle aree adiacenti al recupero dei ruderi dell'ex Corradini, dal miglioramento delle condizioni del mare di San Giovanni - ad oggi non balneabile - al recupero del rapporto del quartiere con il suo litorale. Mentre si lavora alla riqualificazione dell'asse costiero, mettendo mano all'impianto fognario della zona, si progetta la futura linea di costa che avrà nuovi attraversamenti verso il mare, una nuova terrazza panoramica al posto dell'ex depuratore e spazi per lo svago e l'accoglienza dove, per decenni, si è svolta una intensa attività industriale.

Il Forte, quindi, oltre a essere testimonianza della memoria e delle vicende storiche, è anche il simbolo della rigenerazione auspicata da residenti e attivisti che, anche quest'anno, si fanno spazio tra il degrado del monumento di Vigliena per far tornare l'attenzione sul bene storico e sul lavoro da portare avanti per consegnare maggiore vivibilità alla zona orientale di Napoli.

 

Seconda solo a quella cinese, è la muraglia più lunga d'Italia: ecco quale e dove si trova
Da trend-online.com del 23 maggio 2023

In Italia c'è una Grande Muraglia che rappresenta quella che è la fortificazione alpina più importante d'Europa. Ed è conosciuta anche come la Grande Muraglia Piemontese. Vediamo di saperne di più, qual è e dove si trova. E come poterla visitare.

Che cosa si intende quando si parla di grande muraglia piemontese?

Quando si parla di Grande Muraglia Piemontese si parla del Forte di Fenestrelle o anche Fortezza di Fenestrelle.
Ovvero un complesso fortificato eretto dal XVIII al XIX secolo a Fenestrelle in Val Chisone a Torino. Come detto è chiamata la Grande Muraglia Piemontese per le sue importanti dimensioni e per il suo sviluppo lungo tutto il fianco sinistro della valle. Uno sviluppo secondo solo alla Grande Muraglia Cinese.

Nel 1727, l’ingegner Ignazio Bertola, su richiesta del re Vittorio Amedeo II, presentò il progetto di un’opera che aveva del fantastico: una grande muraglia, costellata da più opere fortificatorie, posta a sbarramento della valle del Chisone contro le invasioni straniere. La sua architettura si sviluppa sul crinale della montagna per una lunghezza di oltre 3 chilometri, con una superficie complessiva di 1.350.000 metri quadrati e un dislivello tra il primo e l’ultimo corpo di fabbrica di circa 600 metri. Osservandolo nel suo insieme ci si trova di fronte ad un’opera fuori da ogni canone, se riferito alle precedenti tecniche di difesa fortificatoria, per le sue gigantesche dimensioni e l’articolazione dei suoi fabbricati.

La costruzione è diventata la fortezza alpina più importante d'Europa

I lavori iniziarono nel 1728 e l'ultimo cantiere chiuse nel 1850. Poco alla volta nasceva quella che diventerà la più grande fortezza alpina d’Europa.
La denominazione Forte di Fenestrelle, con cui viene indicata, non è propriamente esatta in quanto non si tratta di un singolo forte, ma di un complesso fortificato composto da otto opere difensive, alcune grandi come il Forte San Carlo, ed altre piccole come la Ridotta Santa Barbara, ma ognuna di esse aveva un ruolo specifico nelle strategie di difesa.
Tutte le strutture sono collegate tra di loro attraverso percorsi sia interni sia esterni, ma soprattutto attraverso la nota “scala coperta”, un’opera che si distingue per la sua unicità: 4.000 scalini, protetti da mura spesse due metri, s’inerpicano sul pendio della montagna, come una lunga galleria che si snoda ininterrottamente per più di due chilometri.
Il forte fu sempre un presidio militare e mantenne costantemente la sua funzione di sentinella e baluardo difensivo ma, come per tutte le fortezze, svolse anche il delicato compito di prigione di Stato.

L'abbandono dopo la seconda guerra mondiale

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il forte subì un totale abbandono. La vegetazione iniziò ad invadere e scardinare le mura, tanto che tutto il complesso rischiava di trasformarsi in un rudere. Dal 1990 grazie all’impegno dei volontari dell’Associazione progetto San Carlo Onlus, il forte è tornato a rivivere. Dopo i primi lavori di bonifica i componenti dell’associazione cominciarono ad organizzare le prime visite guidate aperte al pubblico. Negli anni sono stati restaurati numerosi settori della fortezza, Il forte di Fenestrelle oggi, grazie all’Associazione Progetto San Carlo, è un complesso
monumentale aperto al pubblico ed è diventato un luogo d’interesse per turisti e studiosi.

Quali sono le possibilità di andare in visita alla Grande Muraglia Piemontese

Con il recupero della struttura, oggi è possibile accedere alla fortezza e partecipare alle interessanti visite guidate.
Ci sono tre diverse modalità di visita che si possono fare:
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La prima si chiama "La Passeggiata Reale" e dura tutto il giorno. Partenza al mattino alle ore 9, e rientro nel tardo pomeriggio per la visita completa alla fortezza. Con un taglio più escursionistico, visita in modo meno approfondito il Forte San Carlo, ripercorre per intero la meravigliosa e panoramica “Scala reale” con i suoi 3000 gradini collocati sul tetto della famosa scala coperta. Visita le ridotte Santa Barbara, Porte e Ospedale e gli angoli più caratteristici della “Scala Coperta” dei 4000 scalini. Si sale fino a quota 1800 mt. dove finisce la fortezza, per visitare minuziosamente il Forte Valli. Nel pomeriggio, si scende, percorrendo la Strada dei Cannoni dentro alla bellissima pineta che costeggia il Forte di Fenestrelle.
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C'è poi una seconda possibilità: si chiama "Un viaggio affascinante dentro le mura" che dura circa 3 ore. Partenza alle ore 10.00 del mattino, e alle 15.00 del pomeriggio, per questo viaggio di tre ore all’interno del Forte di Fenestrelle. Privilegia e approfondisce la storia e la cultura della valle. Visita minuziosamente il Forte San Carlo con tutti i suoi palazzi e sotterranei, percorre, un lungo e bellissimo tratto della “Scala Coperta” dei 4000 scalini, per visitare le casamattte, le ridotte e i risalti della piazzaforte. Si percorre un tratto della Strada Reale, e si sale fino a quota 1400 mt. per ammirare la Garitta del Diavolo, splendido punto panoramico della valle situato al Forte dei Tre Denti.
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Infine c'è una terza e ultima possibilità: "Alla scoperta del San Carlo". Durata un'ora circa. Partenza dalle ore 10.00 del mattino, per questa visita di un’ora circa, all’interno del Forte di Fenestrelle. Privilegia e approfondisce la storia e la cultura della valle. Visita minuziosamente il Forte San Carlo con i suoi palazzi, i sotterranei e le cucine

 

Alla scoperta del Salento: Le torri costiere
Da corrieresalentino.it del 21 maggio 2023

Una veduta di Sant'Isidoro

Di Cosimo Enrico Marseglia

Fu allo scopo di arginare gli attacchi contro le coste del regno e per evitare danni analoghi alla presa di Otranto del 1480, che tra la fine del XV° secolo e gli inizi del XVII il vice regno spagnolo di Napoli intraprese l’erezione di una linea difensiva lungo il litorale, imperniata su torri di avvistamento, in cui dislocare dei presidi aventi il compito di segnalare il pericolo di nuovi sbarchi. Le coste dell’Albania, infatti, erano piene di rifugi di corsari, e proprio da questi partivano spesso numerose incursioni dirette contro la Puglia. Ciò spiega, pertanto, la necessità strategica di disporre di una linea difensiva articolata su più livelli, composti da presidi costieri miranti alla protezione del litorale, nonché da ulteriori fortificazioni dislocate maggiormente verso l’interno con la finalità di arrestare sia eventuali penetrazioni oltre la prima linea, provenienti dal mare, ma anche possibili minacce dirette dall’interno. È il versante adriatico quello che sembra presentare il più alto numero di torri poiché, essendo più vicino all’altra sponda del Canale d’Otranto, doveva sopportare una maggiore frequenza di attacchi ed una più alta violenza d’urto.

In realtà esisteva già una quantità di torri già dall’epoca normanna, il cui compito era all’incirca lo stesso, cioè di arginare eventuali assalti saraceni. Nel 1230 l’Imperatore Federico II di Svevia aveva iniziato il restauro della Torre del Serpe, a sud di Otranto. Lo stesso sovrano, una decina di anni prima, aveva fatto edificare la Torre di Leverano, al fine di arginare le ripetute incursioni corsare provenienti da Porto Cesareo, luogo molto spesso obiettivo di sbarchi. Inoltre, l’esistenza di alcune torri di avvistamento è già documentata durante la dominazione aragonese, ma sarà soltanto sotto il regno dell’Imperatore Carlo V che si provvederà ad erigere in maniera metodica e strategica la linea di difesa costiera, perché la Spagna vede nei Turchi una vera e propria minaccia costante alla stessa integrità territoriale dell’impero. Carlo V, dunque, provvede ad edificare sulle coste del Regno di Napoli 366 torri tra le quali sono 83 quelle nella Provincia di Terra d’Otranto, 43 lungo l’Adriatico e 40 sullo Ionio, ad una distanza variabile dai due ai quattro chilometri. Tuttavia, nonostante l’erezione di tale dispositivo difensivo, la Puglia continuò ad essere esposta ad attacchi sino al XVIII secolo.

Torre dell'Orso

Nella torre prestavano servizio normalmente tre o quattro uomini, ai quali si aggiungeva un “cavallante”, in genere dislocato al di fuori della struttura e, come dice lo stesso nome, dotato di un cavallo, cui spettava il compito di allertare gli abitati dell’interno nell’eventualità di uno sbarco. Le armi in dotazione erano esclusivamente da fuoco portatili come colubrine, falconetti ed archibugi. La prima può considerarsi un’antesignana del fucile, il secondo era analogo ma più piccolo nelle dimensioni, mentre il terzo era strutturalmente più preciso e moderno.

Scopo di tali armi, però, era solo quello di ritardare l’avanzata dei corsari verso l’interno, nel caso di uno scontro ravvicinato, essendo esse insufficienti ad arrestarne la penetrazione. Del tutto mancanti erano invece le artiglierie che, al contrario, avrebbero potuto effettuare un valido fuoco di sbarramento. Un’ulteriore difesa contro l’avvicinamento o le eventuali scalate, era costituita dalle caditoie di cui le torri erano dotate, che consentivano il lancio di pietre o acqua bollente.

 

Al via il progetto per salvare la torre di Monte Zane Gazzetta di Reggio
Da gazzettadireggio.it del 21 maggio 2023

Interventi per mettere in sicurezza anche Monte Vetro e Monte Lucio

Quattro Castella Mentre si avviano a conclusione i lavori sulle mura e sul “giardino segreto” del castello del Bianello, l’amministrazione comunale di Quattro Castella si accinge a dare attuazione a un altro intervento molto importante: la messa in sicurezza, il restauro e il risanamento conservativo delle tre torri presenti sugli altri colli castellesi – Monte Vetro, Monte Lucio e Monte Zane – sui quali non si interviene da secoli. In altre parole, sarà una sorta di grande scommessa – anche in termini di eventuali sorprese, vedi l’auspicata individuazione della chiesa di San Nicola – perché, a differenza del Bianello, costantemente ristrutturato e modificato nel corso dei secoli, sulle fortificazioni presenti sugli altri tre colli non sono stati fatti interventi di manutenzione, quantomeno da secoli, e non a caso gli edifici sono crollati. Quasi “miracolosa” la sopravvivenza della torre su Monte Zane, semidiroccata e “abbracciata” dalla vegetazione.

«Spero tanto di trovare la chiesa di San Nicola, dove avvenne l’incontro preparatorio a quello celebre al castello di Canossa», ha detto l’assessore comunale alla Cultura Danilo Morini. Si tratta dell’incontro citato dal monaco benedettino Donizione di Canossa nella Vita Mathildis, preludio all’incontro storico del gennaio 1077 con cui l’imperatore Enrico IV ottenne la revoca della scomunica inflittagli dal papa nel 1076. Matilde di Canossa fu la grande mediatrice di quel Perdono, dopo essersi schierata con decisione al fianco di papa Gregorio VII, nonostante l’imperatore fosse suo secondo cugino.

Quello sui tre colli sarà il terzo grande intervento sul complesso del castello di Bianello, importante in particolare per la torre su Monte Zane, imponente e semidiroccata, visibile dalla pianura.

Questo nuovo progetto, dal valore complessivo di 590.000 euro, si inserisce infatti in un quadro più ampio di lavori che ha già consentito al Comune di Quattro Castella, grazie anche ai fondi post-sisma 2012 e al Pnrr, di recuperare le mura e i giardini del Bianello, i cui lavori si stanno ultimando proprio in questi giorni.

Ora tocca agli altri colli, probabilmente l’intervento più complesso, anche dal punto di vista logistico e metodologico, ma sicuramente di grande impatto per la salvaguardia di ciò che resta dei castelli di un tempo, cioè le torri, attualmente in stato di degrado. Proprio per questo l’amministrazione comunale fin da subito ha messo in campo, oltre alle competenze di architettura e ingegneria, anche quelle archeologiche per perseguire in modo corretto e completo gli obiettivi posti.

«Dal punto di vista storico – spiega l’assessore Danilo Morini – le tre torri e i rispettivi castelli costituivano, assieme al Bianello, un baluardo difensivo nel più ampio sistema di controllo diffuso sul territorio. Il valore storico e archeologico dei beni che andiamo a tutelare è quindi evidente. Ma l’importanza di questo intervento assume anche altri significati, tra cui, non da ultimo, quello di tutelare la sicurezza delle tante persone che frequentano i sentieri naturalistici sottostanti. I colli sono infatti parte integrante dell’Oasi del Bianello».l

 

Una base militare nel cuore della Sicilia
Da sabinopaciolla.com del 17 maggio 2023

Di Stefano Vespo

Senza che la popolazione ne fosse minimamente avvertita, senza nemmeno chiedere ai cittadini se fossero d’accordo con una decisione che sconvolgerà per anni e forse per sempre le loro vite, i sindaci di tre paesi del centro della Sicilia, Gangi, Nicosia e Sperlinga, decidono di stipulare un accordo di trent’anni con il ministero della difesa italiano. Trent’anni che possono benissimo essere rinnovati di altri trenta.

Il bosco meraviglioso che si estende di fronte al belvedere della piazza di Sperlinga, in cui sorgono almeno diciotto aziende agricole, unica attività produttiva del paese, verrà ceduto all’esercito italiano e trasformato in un poligono di tiro e in un’area di addestramento militare della Brigata Aosta. Si tratta di un’estensione di trenta chilometri quadrati, che si snoda lungo i venti chilometri di strada che separano Sperlinga da Gangi.

Nel piccolo paese, uno dei borghi più belli d’Italia, che ogni anno registra migliaia di turisti che giungono per visitare un castello scavato nella roccia, unico per storia e bellezza, saranno realizzate una caserma che ospiterà in pianta stabile almeno un centinaio di soldati e un deposito per gli equipaggiamenti militari.

Sperlinga ha in tutto meno di mille abitanti e un’estensione molto ridotta. Questo significa che l’intero paese finirà per assumere l’aspetto di una caserma, e che nei periodi in cui l’esercito userà armi da fuoco probabilmente non sarà più possibile raggiungerlo. Questo significa che le attività economiche legate all’allevamento, all’agricoltura e al turismo verranno distrutte.

Alla fine della storica firma, che lunedì otto maggio di quest’anno ha visto i protagonisti stringersi sorridenti la mano sotto la volta della chiesetta del castello, sindaci e generali rilasciano anche soddisfatte interviste, prima di dirigersi verso il generoso banchetto allestito per loro in un’altra sala. Interviste dalle quali apprendiamo più cose che dalla lettura dello stesso accordo.

Soprattutto è istruttiva quella rilasciata dal generale Scardino, delegato del Ministero della Difesa alla firma dell’accordo. Avendo dovuto lasciare la base addestrativa della spiaggia di Punta Bianca ad Agrigento, dopo le continue proteste degli abitanti e delle associazioni ambientaliste, è da tempo che l’esercito cerca un’area in cui fare esercitare i propri soldati all’uso delle armi, dal momento che nessun amministratore di altre zone della Sicila si è mai minimamente sognato di rispondere al suo appello. Ma questa volta, invertendo il motto che ha reso famosa Sperlinga, Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit, “ciò che i Siciliani hanno rifiutato, a Sperlinga è piaciuto”. Eccome! Quello che in nessuna zona della Sicilia si accetterebbe, quello contro cui ambientalisti e popolazione lottano da anni, viene qui non solo accettato ma accolto con riconoscenza. Infatti, giunto nel cuore dell’isola il generale ha avuto una inattesa sorpresa. Non solo degli amministratori totalmente aperti ad ogni loro richiesta, ma addirittura una popolazione, quella parte meno avvertita naturalmente, che ha subito mostrato simpatia verso l’esercito. Uno spettacolo che ha lasciato meravigliato il generale stesso, che non nasconde di sottolineare il proprio ironico stupore di fronte a tanta innocenza d’animo. Probabilmente incoraggiato e rassicurato da tanto ingenuo entusiasmo, nell’intervista si lascia andare alla promessa che questa base sarà soltanto il primo passo verso l’allargamento dell’area addestrativa, in cui verranno accolti altri reparti italiani. Insomma, a suo dire sarà il primo passo verso qualcosa di più grande. Ciò dovrebbe preoccupare, e anche molto. Il vuoto demografico dell’interno della Sicilia verrà colmato da attività di addestramento militare? Prevedono una militarizzazione più ampia della nostra isola? Questo, naturalmente, nessun comune civile può saperlo. Tanto meno quei tre sindaci, convinti di essere entrati nella storia grazie al loro storico gesto.

Il generale prosegue elencando gli indubbi benefici economici di un’area di addestramento. Per essere corretti ne cita uno soltanto: la sera i militari andranno nei locali a mangiare la pizza. Il generale ci tiene a precisare che non si tratta di giovani reclute, ma di gente matura e responsabile. E basterebbe questa precisazione a gettare l’ombra del dubbio, a rafforzare per contrasto l’immagine di militari in libera uscita mezzo ubriachi per le nostre strade. E così la rassicurazione che rispetteranno tutti i protocolli di tutela ambientale finisce invece per evocare gli esempi più drammatici dei disastri ambientali provocati dai poligoni di tiro in tutta Italia. L’aumento di casi di tumori e di leucemie registrati a Capo Teulada in Sardegna; il ritrovamento di scorie radioattive e uranio impoverito nei poligoni del Friuli, solo per fare qualche esempio.

Ma è un altro il punto in cui il generale, ormai sicuro del sonnolento uditorio, svela completamente la propria ironia: quando, tra gli indubbi benefici economici, considera soprattutto… gli indennizzi agli agricoltori ed allevatori per l’esproprio dei terreni. Non ho creduto alle mie orecchie: gli indennizzi per le attività agricole distrutte come beneficio economico!

In questo momento gli Sperlinghesi immaginano le mogli dei militari che fanno la spesa nelle nostre “putie”; i loro bambini che riempiono le nostre aule scolastiche. Un paese che si va di anno in anno sensibilmente spopolando, salvato dai militari della brigata Aosta, venuti appositamente per risollevarne il destino demografico. Nel fondo del loro animo, a guidarli in questa accoglienza disperata, c’è forse l’oscuro terrore dell’estinzione. Purtroppo, si tratta di fantasie, di sovrapposizioni storiche: il tempo dei Normanni e delle trasmigrazioni dei popoli è lontano. La realtà è molto diversa. E se ne stanno già accorgendo gli agricoltori e gli allevatori a cui si preannunciano l’esproprio e l’indennizzo.

 

La cartografia storica preziosa per il recupero del patrimonio storico spezzino
Da gazzettadellaspezia.it del 17 maggio 2023

Di Anna Mori

Il tema è stato presentato al Convegno “Dalla mappa al territorio” organizzato dall’Università di Parma. Tra i relatori anche gli spezzini Professoressa Luisa Rossi e lo storico Stefano Danese.

La cartografia storica, se ben interpretata, permette di ottenere moltissime informazioni utili al recupero paesaggistico e architettonico di luoghi dalla grande valenza storica e culturale. La geografia generalmente è intesa come disciplina didattica, mentre è importante sottolineare anche l’aspetto legato allo studio geografico contemporaneo delle trasformazioni del territorio nel tempo per dare base scientifica alle scelte future di gestione paesaggistica e del patrimonio culturale.

Il tema è stato trattato durante il seminario “Dalla mappa al territorio” proposto dal Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC dell’Università di Parma, che ha permesso di mettere a confronto geografi, storici, storici dell’arte, archeologi, urbanisti, architetti, geologi e naturalisti per far emergere esperienze applicative in cui le fonti geografico-storiche possano attivare saperi utili a indagare il territorio e le sue vocazioni ambientali. In particolare, si è riflettuto sul ruolo della cartografia a grande scala, spesso inedita e manoscritta ma dalle grandi potenzialità documentarie, custodita nei più svariati archivi.

Tra i relatori del Convegno, anche gli spezzini Professoressa Luisa Rossi, geografa docente e ricercatrice universitaria, e Stefano Danese, esperto di storia militare e Consigliere della Proloco del Golfo.

La Professoressa Rossi ha spiegato che il Dipartimento dell’Università di Parma ha ereditato il gruppo di ricerca che alcuni anni fa è stato attivato con un dottorato che aveva sede presso l’Università di Genova ed era diretto dal Prof. Massimo Quaini, studioso del paesaggio e del territorio ligure. “Ho partecipato al Dottorato come docente, coinvolgendo alcuni studenti spezzini. Il Prof. Quaini è mancato alcuni anni fa, per cui il dottorato si è concluso. Alcuni ex allievi hanno vinto docenze a Parma, che è quindi diventata il nuovo punto di riferimento di noi geografi spezzini”.

Il Convegno si è sviluppato in due sezioni. Una prima dedicata al territorio spezzino, dove il Prof. Carlo Gemignani e la spezzina Valentina De Santi hanno illustrato che cosa è stato fatto fino ad ora sullo studio delle dinamiche ambientali e paesaggistiche nel territorio spezzino e di Porto Venere basandosi sulle informazioni tratte dalla documentazione archivistica militare di MARIGEMINIL. “Si sta lavorando su questo tema da una quindicina di anni – ha spiegato la Professoressa Rossi – però purtroppo quello che viene prodotto a livello scientifico, rimane avulso dalle scelte politiche e dalla conoscenza dei cittadini. Al Convegno abbiamo invitato tra i relatori anche non accademici per sottolineare l’importanza del legame tra scienza sociale e studi locali”.

Stefano Danese, Consigliere della Pro Loco del Golfo, ha proposto un intervento sul ruolo della cartografia storica e della ricerca archivistica per il recupero architettonico di manufatti storici. La Pro Loco, infatti, ha tra i suoi soci e consiglieri anche esperti che, attraverso lo studio e la valorizzazione di archivi pubblici e privati locali e centrali, hanno portato a valorizzare e riscoprire documentazione storica inedita, diventando un punto di riferimento per la ricostruzione di fatti e infrastrutture del recente passato.

Attraverso questi studi, svolti negli ultimi 20 – 30 anni, sono stati resi disponibili al Comune della Spezia documenti e disegni utili ad un corretto recupero della Batteria Valdilocchi, come ha spiegato Stefano Danese: “Ho analizzato accuratamente la cartografia storica relativa alla batteria studiando documenti non solo appartenenti alla mia collezione privata, ma anche alcune interessanti carte custodite presso MARIGEMINIL e l’Archivio di Stato di Roma. Con l’ausilio delle planimetrie e delle sezioni di progetto originali è stato possibile ricostruire fedelmente lo schema distributivo e funzionale della batteria. Nella planimetria si può apprezzare l’originale distribuzione degli spazi al piano terra e la funzione attribuita a ciascuno di essi. Senza questi importanti documenti originali, il manufatto sarebbe rimasto una scatola vuota, mentre ora è possibile apprezzarne il corretto funzionamento. Grazie all’intervento del Comune abbiamo così riscoperto una parte della nostra storia.”

Stefano Danese ha spiegato che la costruzione della Batteria Valdilocchi fu iniziata nel 1880, inserendosi nel sistema fortificato Ottocentesco del golfo della Spezia per la difesa della piazzaforte marittima. Il manufatto era organizzato su due livelli praticabili: il piano terra con i locali logistici, il piano superiore con le piazzole delle artiglierie, mentre un terzo livello, interamente interrato, ospitava le cisterne con il sistema per la raccolta e la depurazione delle acque piovane. Disarmata all’inizio della Prima Guerra Mondiale per inviare i pezzi di artiglieria al fronte orientale, fu utilizzata come polveriera negli anni ’20 del XX secolo e poi danneggiata dalle truppe tedesche in ritirata al termine della Seconda Guerra Mondiale.

La batteria venne così abbandonata, uscendo progressivamente dal circuito dei luoghi vissuti della costa orientale del Golfo della Spezia. La vegetazione ha ricoperto gradualmente la struttura. Entrata nella disponibilità del Comune della Spezia nel 2018, la Batteria Valdilocchi è stata oggetto di un progetto di ristrutturazione e rigenerazione che, muovendo dallo studio e dalla riscoperta della storia, ha restituito quest’architettura militare alla città.

Molto interessante l’intervento presentato dalla Professoressa Luisa Rossi riguardante parte di uno studio più vasto, pubblicato nel libro edito dall’Istituto Geografico Militare “La misura del paesaggio”. “Occupandomi di geografia, ho studiato il caso della brigata napoleonica che, su incarico di Napoleone, realizzò rilievi geografici nel golfo spezzino. Ho ricostruito la vicenda consultando gli archivi parigini, ricostruendo l’intera vicenda della quale ci interessano i rilievi, il primo esempio di cartografie a curve di livello di un territorio vasto, ovvero tutto il comune di Porto Venere, da Fezzano al Tino e Tinetto, compreso il versante esterno delle falesie, delle ‘rosse’ e delle ‘nere’, fino a Tramonti.

L’eccezionalità di questo rilievo, legato alla costruzione di un medio arsenale tra il Varignano e Le Grazie, era finalizzato a realizzare un plastico del territorio da poter studiare poi a Parigi: Napoleone, che non è mai venuto alla Spezia, voleva capire come era strutturato il territorio. Per realizzarlo, la brigata napoleonica ha prodotto molti disegni, acquarelli, spaccati, alzati annotando persino il colore delle facciate delle case di Fezzano. Nelle carte troviamo addirittura la posizione e la distribuzione dei muretti a secco, che ci ha permesso di capire cosa si è conservato fino ad oggi e cosa varrebbe la pena riprendere. La cartografia fornisce infatti importanti informazioni sulle quali basare la progettazione del territorio e il restauro e valorizzazione dei manufatti storici”.

Hanno completato la sezione dedicata al territorio spezzino Daniela Pittaluga e Claudia Marchini, del Dipartimento di Architettura dell’Università di Genova, che hanno proposto un intervento sulle fortificazioni spezzine sottolineando il legame tra fonti storiche ed archivistiche, che definiscono indirette, e l’analisi diretta sul campo, per confrontare la conformazione originale e attuale dei luoghi, ai fini dell’esecuzione di un corretto restauro. Recentemente è stata compresa l’importanza anche di edifici di architettura “minore”, come ad esempio le batterie, in quanto parte integrante della storia del nostro territorio.

La Professoressa Rossi ha aggiunto che la seconda parte degli interventi non hanno riguardato il territorio spezzino, ma che è stato interessante capire come la cartografia storica è stata utile ad altri territori e allo sviluppo delle metodologie di gestione degli stessi. “Leonelli ha presentato una relazione sull’evoluzione delle frane nel tempo. Ferrario ha lavorato sui paesaggi agrari delle Cinque Terre e del Veneto. Alessia Morigi e Filippo Fontana sui canali tombati della città di Parma”.

 

Sigonella, maxi polveriera Usa/Nato in Sicilia
Da ilfarosulmondo.it del 17 maggio 2023

Antonio Mazzeo Blog – Una maxi santabarbara a Sigonella per le future missioni delle forze armate Usa e Nato in Africa, Europa e Medio Oriente. A fine marzo il Dipartimento della Marina Militare degli Stati Uniti d’America ha chiesto al Congresso lo stanziamento di 77.072mila dollari per realizzare all’interno della grande stazione aeronavale siciliana nuovi depositi super-protetti dove stoccare i sistemi d’arma, le munizioni e gli esplosivi destinati alle unità da guerra, ai sottomarini e ai velivoli aerei USA e dei paesi partner con lo scopo dichiarato di contrastare la penetrazione russa nel Mediterraneo allargato.

EDI – Ordnance Magazines è il nome dell’ennesimo progetto di potenziamento infrastrutturale della Naval Air Station (NAS) di Sigonella. “Saranno costruiti quattro box in cemento armato rinforzato D type, due magazzini sotterranei con aggiornamenti antisismici e due depositi modulari di stoccaggio”, rileva il Dipartimento di US Navy. Nello specifico il nuovo arsenale occuperà complessivamente un’area di 4.802 m2: 4.205 m2 per i depositi ad alto potenziale esplosivo (High Explosive Magazines) e 600 m2 per l’edificio protetto destinato alle attività di “revisione e manutenzione” delle munizioni (Ammunition Rework and Overhaul Shop – AROS).

“Il progetto è a supporto delle operazioni con ordigni a NAS Sigonella e includerà condutture con sistemi anti-intrusione e un nuovo accesso stradale”, si legge nella scheda tecnica elaborata da US Navy. “L’infrastruttura servirà a ricevere, stoccare, isolare, ispezionare, caricare, scaricare e consegnare gli ordigni così come ad assemblare, costruire, smontare, assicurare la manutenzione e riparare le munizioni. Il progetto risponderà pienamente ai requisiti previsti dai Comandi di guerra e alle direttive sugli standard anti-terrorismo del Dipartimento della Difesa. I sistemi di controllo della facility includeranno quelli per la sicurezza cibernetica in accordo con gli odierni criteri del Pentagono”.

Per costruire i nuovi depositi di armi ed esplosivi sarà demolito un edificio nell’area di NAS II ad uso esclusivo delle forze armate USA, quello indicato con il numero #881 e fino ad oggi utilizzato come officina di manutenzione delle armi subacquee avanzate modificate (MAUW – Modified Advanced Underwater Weapons). (1)

“Il Naval Munitions Command (NMC) Atlantic Detachment Sigonella fornisce il supporto munizionamento al Comando delle forze navali USA in Europa (NAVEUR), a quello per le operazioni nel continente africano (US Africom), alle unità della VI Flotta e risponde alle richieste di munizioni ed esplosivi convenzionali del Dipartimento della difesa nell’area sotto la sua responsabilità (Europa, Africa e Medio oriente, ndr)”, spiega il Comando della Marina Militare USA nella richiesta di finanziamento della nuova santabarbara. “Il distaccamento di Sigonella assicura inoltre i team di pronto intervento a supporto delle operazioni VLS/CLS (presumibilmente i sistemi missilistici navali a lancio verticale, ndr) all’interno dell’area sotto la responsabilità della V Flotta USA e dei partner NATO. Per poter svolgere in modo adeguato la propria missione a Sigonella, il Naval Munitions Command ha bisogno di magazzini di stoccaggio delle munizioni e degli esplosivi ben progettati e in grado di supportare le richieste di munizionamento di US Navy, del Corpo dei Marine, di US Air Force, della NATO e dell’OPLAN – Operation Plan”. Con l’acronimo OPLAN viene inteso in ambito militare il piano operativo predisposto dagli alti Comandi delle forze armate per la conduzione delle operazioni congiunte in un ambiente ostile. (2)

Nella richiesta al Congresso, il Dipartimento della Marina USA spiega che la necessità di realizzare il nuovo arsenale a Sigonella è dovuta principalmente alla vetustà dei depositi esistenti. “Si tratta di infrastrutture vecchie di 60 anni che non rispondono ai requisiti richiesti dalle forze armate USA e NATO”, spiega US Navy. “Attualmente l’NMC Atlantic Detachment Sigonella non possiede un Ammunition Rework and Overhaul Shop per assemblare, costruire, smontare e distruggere le munizioni. L’esistente NATO Ordnance Facility è localizzata in un’area che è stata colpita in passato da inondazioni che hanno danneggiato gli edifici e la vicina rete stradale”.

La progettazione delle infrastrutture ha preso il via nell’agosto 2020 e sarà completata entro la fine del novembre di quest’anno. Il contratto di design per un importo di 596.516 dollari è stato affidato dal Naval Facilities Engineering Command all’Alliance Consulting Group Inc., società di engineering con quartier generale a Boston (Massachusetts). (3) Il cronogramma prevede che dopo l’autorizzazione del Congresso sia bandita la gara dei lavori e che questi vengano avviati a partire dell’ottobre 2024 per poi concludersi entro il settembre 2026. Oltre alla somma destinata all’esecuzione delle opere, il Dipartimento della Marina prevede di destinare 1.450mila dollari all’acquisto di attrezzature e apparecchiature C4I (comando, controllo, comunicazione, computer e intelligence) e cibersecurity per “difendere” il nuovo arsenale di Sigonella.

Il progetto Ordnance Magazines è stato inserito all’interno del piano di investimenti finanziario per l’anno fiscale 2024 dell’European Deterrence Initiative (EDI), l’iniziativa di rafforzamento della presenza delle forze armate USA in Europa avviata da Washington in accordo con i partner della NATO a seguito dell’annessione russa della Crimea nel 2014. Si tratta di un budget di spesa di dimensioni abnormi, oltre 3,6 miliardi di dollari, che servirà ad accrescere il numero degli stazionamenti su base rotativa dei reparti terrestri e aeronavali delle forze armate USA e alla realizzazione di nuove infrastrutture militari e depositi di stoccaggio armi e munizioni. “I programmi EDI previsti per il 2024 continueranno a rafforzare le capacità e la prontezza delle forze USA, degli alleati NATO e dei partner regionali nel rispondere nel modo più rapido ad ogni aggressione nell’area di intervento dell’U.S. European Command e contro le minacce transnazionali da parte degli avversari regionali alla sovranità territoriale degli alleati NATO”, spiega il portavoce del Pentagono.

“Le priorità difensive per scoraggiare gli attacchi strategici contro gli Stati Uniti d’America e i suoi alleati e partner consentono di rafforzare gli sforzi di collaborazione e la robusta deterrenza contro l’aggressione russa”, aggiunge Washington. “Grazie ai prossimi finanziamenti dell’European Deterrence Initiative si potenzierà la postura di sicurezza in Europa e la rapidità di difesa contro l’aggressione della Russia alle nazioni NATO, saranno riempiti i siti preposizionati (con reparti, mezzi di guerra, armi e munizioni, ndr), così come potranno essere svolte le attività addestrative e le esercitazioni per assecondare i cicli rotativi (…) Il budget 2024 dell’EDI continua a puntare agli investimenti nella deterrenza integrata, nelle campagne e negli interveti che costruiscono vantaggi duraturi”.

Per la cronaca, il progetto di Sigonella è l’unico predisposto dal Dipartimento della Marina USA nell’ambito del capitolo di spesa per il “potenziamento infrastrutturale” (complessivamente si tratta di opere per 544,2 milioni di dollari). “Le risorse per rafforzare le infrastrutture e le facility in tutto il teatro europeo forniscono ai nostri alleati e partner e ai potenziali avversari una chiara indicazione dell’impegno a lungo termine degli Stati Uniti d’America in Europa”, spiega il Pentagono. “L’accesso a infrastrutture robuste in località strategiche è essenziale per il supporto delle attività e delle operazioni. I miglioramenti pianificati assicurano il pronto intervento e diverse attività ed eventi militari nella regione e rafforzano le funzioni di mobilità, accoglienza, stazionamento, proiezione e integrazione congiunta (JRSO&I)”. Nello specifico il pacchetto finanziario sarà destinato prioritariamente al potenziamento delle infrastrutture destinate ad ospitare equipaggiamenti, munizioni e carburante; delle basi per le unità inviate a rotazione; dei poligoni e dei centri addestrativi; degli scali aeroportuali; delle reti d’intelligence e dell’architettura di sorveglianza. (4)

“La missione primaria di NAS Sigonella è quella di assicurare le attività operative consolidate e logistiche avanzate e i centri di comando, controllo e amministrativo a supporto delle forze armate USA e di altri paesi NATO”, si legge nella scheda inviata al Congresso dal Dipartimento di US Navy. “Sigonella supporta i vari squadroni aerei multi-funzioni e multi-nazionali in transito a rotazione. La facility presente nella baia di Augusta (Siracusa) assicura il rifornimento di carburante e viveri alle unità da guerra della VI Flotta e alle navi di supporto logistico. Anche la stazione di telecomunicazioni (a Niscemi, ndr) e il Pachino Target Range forniscono il supporto alla flotta USA. Inoltre NAS Sigonella è il punto di rotta per il transito di personale militare e dei voli cargo attraverso l’Europa, l’Africa e l’Asia sud-occidentale”.

Nella grande stazione aeronavale, sede di quasi una quarantina di comandi operativi delle forze armate degli Stati Uniti d’America e centro nevralgico per le operazioni dei droni-spia e killer USA e NATO, proliferano intanto i cantieri infrastrutturali. Dopo che lo scorso anno è stato completato un maxi-hangar per il ricovero e la manutenzione dei nuovi pattugliatori marittimi P-8A “Poseidon” di US Navy (costo 26,5 milioni di dollari) (5), a breve saranno realizzate le vie di rullaggio e i piazzali destinati a questi velivoli che sono impiegati quotidianamente in operazioni di intelligence e sorveglianza della flotta russa nel Mar Nero e dei sottomarini nucleari di Mosca in transito nel Mediterraneo. Per la realizzazione delle nuove taxyway per i “Poseidon” sono stati stanziati 66.050mila dollari.

Nella primavera 2024 entrerà in funzione anche una nuova Stazione di telecomunicazioni satellitari. “L’infrastruttura nella Naval Air Station di Sigonella, per cui è prevista una spesa di 42 milioni di dollari, comprenderà pure una facility per le informazioni sensibili e riservate e consentirà di effettuare comunicazioni – vocali e di dati – più sicure e affidabili alle unità navali, sottomarine, aeree e terrestri di US Navy”, spiega il Pentagono. Imponente anche il costo delle apparecchiature elettroniche e dei sistemi di comando, controllo, comunicazione ed intelligence che saranno installati nella stazione satellitare: 57 milioni di dollari. Il nuovo centro opererà sotto il Comando della U.S. Naval Computer and Telecommunications Station (NCTS) Sicily, che supporta le comunicazioni critiche delle forze armate USA, NATO e delle coalizioni alleate che operano nelle regioni sotto la responsabilità dei comandi di US Africom, CENTCOM ed EUCOM. (6) È inoltre in progettazione la modernizzazione delle infrastrutture e dei sistema di atterraggio nelle piste della base (il contratto di design ha il valore di 3.610mila dollari), mentre a metà luglio sarà bandita la gara per realizzazione il nuovo quartier generale delle unità cinofile dei marines USA impiegate in operazioni “anti- errorismo” e nella ricerca e rimozione di munizioni ed esplosivi (costo 5.900mila dollari) (7).

Note:
(1) https://www.secnav.navy.mil/fmc/fmb/Documents/24pres/MCON_Book.pdf
(2) https://www.globalsecurity.org/military/ops/oplan.htm
(3) https://govtribe.com/award/federal-contract-award/delivery-order-n6247018d4011-n6247020f5598
(4) https://comptroller.defense.gov/Portals/45/Documents/defbudget/FY2024/FY2024_EDI_JBook.pdf
(5) https://www.stripes.com/theaters/europe/2022-02-09/new-26-5-million-hanger-at-nas-sigonellahailed-as-milestone-4877041.html#:~:text=Europe-,US%20Navy%20finishes%20%2426.5%20million%20hangar%20for,8%20patrol%20planes%20in % 0Sicily&text=NAPLES%2C%20Italy%20%E2%80%94%20Naval%20Air%20Station,support %20and%20defend%20NATO%20allies 
(6) https://www.academia.edu/95984074/Sicilia_isola_delle_armi
(7) https://media.defense.gov/2023/Feb/01/2003153633/-1/-1/0/NAVFAC%20EURAFCENT%20WORKLOAD%20PROJECTION.PDF

 

La fortezza reggia dei Farnese
Da radiogold.tv del 16 maggio 2023

Di Marco Antonini

Siamo nella Tuscia, alto Lazio, a Caprarola, borgo che si stende lungo una strada dritta in leggera pendenza che divide in due il borgo. Superate abitazioni medievali e palazzetti rinascimentali, arriviamo a Palazzo Farnese, uno dei capolavori dell’architettura e dell’arte manierista laziale. Lungo la salita si incontrano botteghe, si aprono scorci sui Monti Cimini e sull’intatta natura circostante, noccioleti caratterizzano le colture del territorio. La potente famiglia romana dei Farnese ha avuto per secoli, in questa zona isolata, il centro del proprio potere. Così, intorno al 1530, Alessandro Farnese che diventerà nel 1534 Papa Paolo III, celebre tra l’altro un suo ritratto opera del Tiziano conservato a Capodimonte, dà incarico ad Antonio da Sangallo il Giovane di costruire una fortezza a Caprarola. Alessandro Farnese si sentiva sicuro, vicino a Roma, e in un territorio ricco e dall’aria buona. Con l’elezione a Papa, la costruzione si ferma, ma viene ripresa un po’ di tempo dopo dal nipote Alessandro Farnese che passa l’incarico al Vignola di continuare la costruzione a pentagono abbozzata dal Sangallo. Ma ai Farnese non bastava costruire una residenza magnifica: voleva che avesse anche un ingresso trionfale, da qui anche le ampie scalinate d’accesso. All’interno troviamo un ampio e ben conservato ciclo di pittura manierista con la mano di Taddeo e Federico Zuccari e Antonio Tempesta. Notevole gli affreschi con Minerva e Hermes che formano la raffigurazione dell’Ermatema, opera sempre dello Zuccari, le carte geografiche, che affrescano la splendida Sala del Mappamondo, furono invece realizzate da Giovanni Antonio da Varese.

Scaloni elicoidali, ampie sale, giardini, l’architettura e l’ingegno del Vignola, Baldassarre Peruzzi, senese, importante architetto militare che, nello stesso periodo, stava realizzando all’Argentario le fortezze dello Stato dei Presidi e Antonio Sangallo il Giovane si impegnarono per realizzare questo incredibile palazzo, un vero e proprio esempio di magnificenza della famiglia Farnese, pregevoli gli effetti decorativi illusionistici e gli affreschi araldici. Quando da fortezza si passò alla trasformazione in palazzo signorile, venero tolti i massicci bastioni, con funzione anti cannoneggiamento, che furono sostituiti da terrazze e giardini, in puro stile rinascimentale, per certi aspetti nel giardino sono piuttosto evidenti alcune similitudini con il Giardino dei Boboli in Firenze. Lo Stemma araldico dei Farnese con i 16 gigli ci accompagna nella visita delle sale del Palazzo a dimostrazione della potenza e magnificenza dell’antica famiglia nobiliare. Un sito assolutamente da visitare e da conoscere per la sua arte e storia, in un territorio, la Tuscia che ha molto da raccontarci.

 

Esercitazioni nell'ex base militare Usa in Aspromonte
Da calabria7.it del 16 maggio 2023

Si è conclusa, presso l’ex base USAF di Monte Nardello, a Roccaforte del Greco in provincia di Reggio Calabria, un’esercitazione congiunta, fra Esercito e Carabinieri – nome in codice Summitas – che dall’8 al 10 maggio ha visto operare, insieme, il 1° Reggimento Bersaglieri di Cosenza; il 2° Reggimento Aviazione dell’Esercito ‘Sirio’ di Lamezia Terme; il Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria; lo Squadrone Eliportato Carabinieri ‘Cacciatori’ Calabria; l’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia.

All’attività addestrativa hanno presenziato il Comandante del Comando Forze Operative Sud dell’Esercito Italiano, Gen C.A. Giuseppenicola Tota; il Comandante Interregionale Carabinieri Culqualber, Gen C.A. Riccardo Galletta, recentemente nominato Vice Comandante dell’Arma dei Carabinieri; il Prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani; il Comandante della Legione Carabinieri Calabria, Gen D. Pietro Salsano. Il supposto operativo di partenza ha comportato l’impiego dei militari in un immaginario scenario nazionale che prevedeva l’esecuzione di un attentato ai danni di un centro governativo di rilevanza strategica.

 

Lecco e le sue fortificazioni: la Torre Viscontea
Da leccotoday.it del 15 maggio 2023

Storia della più significativa testimonianza di Lecco come piazzaforte militare: la Torre Viscontea

Di Valentina Angelica Codurelli

La torre Viscontea, in un angolo di Piazza XX Settembre nel centro storico di Lecco, è quanto resta del poderoso castello, che venne costruito nel ‘300 per volontà della potente famiglia Visconti, nella persona di Azzone Visconti.

Storia

Di origine trecentesca, la torre, posta all'interno della cinta muraria del borgo fortificato, è la più significativa testimonianza di Lecco come piazzaforte militare, prima visconteo-sforzesca poi spagnola.
Alessandro Manzoni, nel suo più celebre romanzo, scrive che nel Seicento il castello ospitava la guarnigione spagnola:

«Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia.» Alessandro Manzoni, I promessi sposi, capitolo I, 1840

La torre è tutto ciò che rimane della cinta muraria, a pianta triangolare, parte integrante della piazzaforte militare. Di quest'ultima faceva parte il castello, situato in posizione centrale e a ridosso del lago, che costituiva la principale porta d'ingresso al borgo aperta verso Milano. Nel 1782, all'interno delle riforme volute dall'imperatore Giuseppe II, la piazzaforte militare di Lecco venne abolita, consentendo lo sviluppo urbano del centro e la vendita del castello a privati.

In epoca altomedioevale il castello della città era collocato nella rocca di S. Stefano e, successivamente, nel quartiere eponimo. Il nuovo forte, con il grande mastio ancora oggi conservato, deve essere stato ricostruito nel 1336-1340, contemporaneamente al ponte fortificato sull'Adda. Il complesso militare era completamente circondato dall'acqua, che all'interno allargava il fossato in un porticciolo, ed era difeso da più ponti levatoi. Nel 1551, con l'arrivo degli spagnoli, il castello era presidiato da un centinaio di fanti e per il mantenimento dei soldati i dominatori avevano imposto agli abitanti della Comunità e "della Terra di fora" una tassa di 50 scudi d'oro. Nel Seicento, il castello vero e proprio occupava una superficie di circa 1200 mq. e dava da un lato verso l'attuale piazza XX Settembre e dall'altro verso un porticciolo cintato. Nel 1608 la guarnigione che vi alloggiava comprendeva un comandante, un luogotenente, ventisei soldati e un bombardiere.

Al suo fianco sinistro era presente un corpo di guardia, dal quale si accedeva alla scalinata che portava al bastione del molo, dove era presente la garitta della sentinella, mentre sulla destra si trovava un grande magazzino oltre ad un cortile per i soldati.

La torre fu oggetto di continue manutenzioni nei secoli XIV e XV e rinforzata con nuove merlature e beccatelli.

Dopo la restaurazione del 1816, per opera dell'architetto lecchese Giuseppe Bovara, la torre fu utilizzata come carcere (destinazione d'uso recuperata dal tempo della dominazione spagnola del Ducato di Milano) e, a partire dal 1932, dopo un ulteriore restauro, fu affidata dallo Stato al Comune di Lecco che vi impiantò in un primo momento il Museo del Risorgimento e della Resistenza della città, per convertirla in seguito in sede di mostre temporanee dei Musei Civici e dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Lecco.

La torre Viscontea, oggi di proprietà comunale, rientra nel Si.M.U.L. ovvero il Sistema Museale Urbano di Lecco ed ospita al primo piano uno spazio per mostre temporanee. Al piano terreno sono ancora visibili gli alloggi del corpo di guardia e alcune palle di cannone in pietra.

 

Nuova mostra alla Kleine Berlin di Trieste: quando il bunker diventa rifugio dell'arte
Da ilpiccolo.it del 13 maggio 2023

TRIESTE Inaugurata "Bunker: rifugio dell’arte” negli spazi della Kleine Berlin, in via Fabio Severo a Trieste. Il progetto prende vita da una ricerca sul fenomeno della gentrificazione a Berlino, realizzato nel 2022 da Espressione Est Aps.«La gentrificazione, cioè la riqualificazione di quartieri popolari, sta snaturando le nostre città che tendono a somigliarsi tutte quante» racconta Arianna Romano presidente del sodalizio durante l’apertura. La mostra è composta di una videoinstallazione temporanea di visual art a dei fratelli Antonutti, che ricostruisce a computer la trasformazione di alcune zone della città di Berlino, e di pannelli espositivi che contestualizzano il tema.

Per l’occasione si è tenuta anche una performance dal vivo: racconta di un futuro distopico non troppo lontano dove il bunker è luogo di rifugio da ciò che il mondo è diventato. A fare da collegamento tra passato e futuro è quindi proprio il luogo in cui la mostra si trova. «In molti mi hanno chiesto come mai i bunker. Ci siamo immaginati che le persone cacciate dai propri quartieri per la gentrificazione si rifugino proprio qui». Notizia di Alessandra Tognolli.

 

I Castelli di Sicilia, importantissima risorsa per l’economia locale e il turismo esperienziale
Da lecodelsud.it del 13 maggio 2023

Il castello di Serravalle

Grazie alla mission dell’Istituto italiano dei Castelli onlus, fondato nel 1964 da Piero Cazzola, che si occupa della conoscenza, salvaguardia e valorizzazione dell’architettura fortificata, e delle sinergie tra pubblico e privato, la Sicilia recupera due testimonianze di grande valore storico e strutturale: i castelli di Raccuja, in provincia di Messina e di Serravalle, a Mineo (Catania).

I due edifici saranno protagonisti, oggi e domani, delle iniziative organizzate dalla sezione Sicilia dell’Istituto, all’interno della XXIV edizione delle ‘Giornate nazionali dei Castelli’, che si svolgerà in tutta Italia. “Abbiamo organizzato un weekend di studio e visite per fare conoscere ancora di più queste due fortificazioni – afferma Maria Vittoria D’Amico Santagati, presidente della sezione siciliana dell’Istituto Italiano dei Castelli. Le due ristrutturazioni – spiega – sono il risultato di una sinergia di operazioni tra pubblico e privato. Ristrutturare edifici così significa restituirli al loro territorio, donando nuove possibilità per l’economia locale, divenendo un importantissimo volano per il turismo siciliano: il turismo castellano, infatti, è diventano uno dei punti di forza del settore in Italia, che costituisce un mondo per tutti gli appassionati di travel e tourism experience”.

La presidente poi evidenzia il valore dei restauri: “Quello di Raccuja molto lungo e importante, la struttura era abbandonata e fatiscente, grazie al restauro della Soprintendenza ai beni culturali di Messina e a fondi regionali, con la collaborazione del comune di Raccuja, è tornato a splendere. Complesso il recupero di Serravalle, quest’ultimo è stato oggetto di un intervento di consolidamento e restauro davvero importante – spiega D’Amico Santagati – che ha dato nuova vita a un monumento oggi dotato di strutture e tecnologie aggiornatissime in grado di rendere quanto più gradevole la visita. Dobbiamo ringraziare aiuti pubblici ma, in primis, il grande impegno della proprietaria, l’avvocato Orsola Sedati, che ha ereditato il castello di Serravalle nel 2008. La famiglia è proprietaria dell’edificio dal 1513. Nel 2007 l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ha imposto sul castello il vincolo di interesse storico-artistico”. “L’inserimento dei castelli nel ciclo attivo della vita moderna è una finalità del nostro istituto – ricorda l’architetto Fulvia Caffo, del direttivo regionale e consigliere scientifico nazionale, la ‘rivalutazione’ di Serravalle, attraverso l’accurato intervento di restauro conservativo e, nel contempo funzionale, ne costituisce un esempio tangibile”.

Orgogliosa la proprietaria del Castello di Serravalle, Orsola Sedati: “Dopo anni di lavoro si restituisce  identità e accoglienza a un luogo antico di almeno otto secoli, ciò è frutto di un accurato restauro conservativo. Per me è un atto di amore verso il territorio catanese, verso la nostra storia collettiva e anche verso la mia famiglia”, osserva. “Il nostro Castello – prosegue Sedati – torna a vivere, a ospitare, a far parte della quotidianità delle istituzioni e delle persone. L’edificio è stato restituito alla collettività per seminari, iniziative culturali, mostre, eventi istituzionali e privati. Tutto questo ha richiesto un grandissimo sforzo, ma per me il traguardo era irrinunciabile”.

IL PROGRAMMA – Oggi, sabato 13 maggio al Castello Branciforti di Raccuja, il saluto del sindaco Ivan Martella con la presentazione dei progetti di lavoro sul Castello Branciforti. A seguire: Michaela d’Alcontres Marullo, presidente Nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli; Maria Vittoria D’Amico, presidente della sezione Sicilia Istituto Italiano dei Castelli; il contrammiraglio Santo Giacomo Legrottaglie, delegato per la provincia di Messina dell’Istituto; Lino Morgante, direttore editoriale di ‘Gazzetta del Sud’, il quale sostiene costantemente le iniziative dell’Istituto.

Gli approfondimenti saranno curati da Mirella Vinci, soprintendente ai Beni culturali ed ambientali di Messina (‘Cenni sulla Storia e sull’ Architettura del castello di Raccuja’); Biagio Ricciardi, Istituto Italiano dei Castelli (‘Breve Storia della famiglia Branciforti in Sicilia’); Antonello Pettignano, della soprintendenza ai Beni culturali ed ambientali di Messina, che ha seguito tutte le fasi del restauro promosso dal socio Nunzio Astone e la presentazione della raccolta di saggi ‘Il Castello di Raccuja e dintorni’.

Domenica 14 maggio, nel castello di Serravalle a Mineo: alle 9.45 i saluti della presidente della Sezione Sicilia, Maria Vittoria D’Amico Santagati, dell’avvocata Orsola Sedati e della Soprintendente per i Beni Culturali e ambientali di Catania, Irene Donatella Aprile. Alle 10, inizio visita guidata della struttura. Nel pomeriggio visita alla vicina area archeologica di Paliké, insediamento urbano del IV sec. a.C., sede del santuario più importante della popolazione sicula, dedicato ai fratelli Palici, di proprietà della Regione Siciliana e saluti del direttore del sito, Giuseppe D’Urso, che ne ha disposto l’apertura straordinaria esclusivamente per i partecipanti alle ‘Giornate Nazionali dei Castelli’. L’itinerario sarà guidato da Laura Maniscalco, massima esperta della storia dell’insediamento e delle campagne di scavo del sito archeologico.

I RESTAURI – Il Castello Branciforti di Raccuja è stato costruito nell’XI secolo dal conte Ruggero I d’Altavilla, sui resti di architetture di origine romane e islamiche. L’attuale proprietà è del Comune di Raccuja.

Negli anni Novanta un restauro a cura della Soprintendenza alle Belle Arti della Sicilia Orientale ha rimesso in sesto le precarie strutture. Il restauro, protratto fino ai primi anni Duemila, ha interessato anche l’area di corte, gli arredi interni e l’attigua chiesa del convento del Carmine, riprendendo nelle sue parti essenziali il complesso monumentale. L’intervento di recupero è stato finalizzato alla fruizione totale del castello, con la volontà di ricavarne sede di museo civico, archivio storico e biblioteca comunale.

Il Castello di Serravalle è di proprietà privata, costruito nel XIII secolo. L’edificio è stato oggetto di accurato intervento di consolidamento, ristrutturazione e restauro. Gli importanti lavori eseguiti consentono, comunque, di leggerne la storia attraverso le mura, i materiali e le strutture principali (le mura di cinta, le scale esterne, il camminamento di ronda, le buche pontaie e le feritoie, la segreta) che hanno conservato tuttora la propria autenticità e identità originale.

L’opera di restauro ha tuttavia tenuto conto altresì delle nuove esigenze, provvedendo a adattare alcuni ambienti modificandone la funzione originale nel rispetto dei canoni architettonici tradizionali, e dotandoli di strumentazioni moderne al fine di poter offrire al pubblico una struttura versatile e funzionale agli usi turistico, ricettivi e culturali, nel rispetto, della memoria del luogo. Il castello è dotato altresì, di una suite, posta in cima alla Torre, da cui è possibile godere, in assoluta privacy, di una vista mozzafiato a 360 gradi della Valle dei Margi e dell’Etna.

Hashtag ufficiale: #giornatenazionalideicastelli2023,  Info: https://www.istitutoitalianocastelli-sicilia.org Facebook: castellisicilia Istituto Italiano dei Castelli – Delegazione Messina

 

Il Castello Federiciano a Roseto Capo Spulico: un viaggio nel tempo tra mito e realtà
Da calabriadirettanews.com del 13 maggio 2023

Roseto Capo Spulico è un piccolo borgo della Calabria che si affaccia sul mar Ionio, noto per le sue bellezze naturali e per il suo patrimonio storico e culturale.

Tra i monumenti più suggestivi e affascinanti del paese, spicca il Castello Federiciano, una fortezza medievale che si erge a picco sul mare, su un’alta scogliera a forma di incudine.
Il castello ha origini antichissime: secondo la tradizione, sullo stesso sito sorgeva un tempio dedicato alla dea Venere, poi trasformato in un monastero cristiano. Nel XII secolo, il castello fu costruito per volere di Roberto il Guiscardo e di suo fratello Ruggero I, come avamposto di difesa e di controllo del territorio.

Nel XIII secolo, il castello passò sotto il dominio di Federico II di Svevia, detto lo Stupor Mundi, che lo arricchì di decorazioni e simboli. Si narra che il castello fosse uno dei luoghi preferiti dall’imperatore, che vi soggiornava spesso per dedicarsi alla caccia, alla poesia e alla meditazione.

Si dice anche che il castello fosse una delle sedi della Sacra Sindone, che Federico II custodiva gelosamente. Il castello ha una pianta quadrangolare con quattro torri angolari e una torre centrale. All’interno si possono ammirare gli stemmi e i fregi delle famiglie nobili che lo hanno abitato nel corso dei secoli, le sale e i saloni in stile medievale, le scuderie e le prigioni. Il castello è circondato da una cinta muraria con merli e feritoie.

Il castello è visitabile tutto l’anno ed è sede di eventi culturali e spettacoli. Dal suo belvedere si può godere di una vista mozzafiato sul mare e sul paesaggio circostante. Il castello è anche il simbolo del borgo di Roseto Capo Spulico, che conserva intatto il suo fascino antico e le sue tradizioni.

Roseto Capo Spulico è una meta ideale per chi ama la natura, la storia e la cultura. Oltre al castello, si possono visitare il centro storico con le sue chiese e i suoi palazzi, il museo etnografico della civiltà contadina, la spiaggia degli Achei e il parco naturale del Pollino. Roseto Capo Spulico è anche famosa per le sue specialità gastronomiche, come le ciliegie, le rose candite e i prodotti a base di pesce.

Il Castello Federiciano a Roseto Capo Spulico è un luogo da scoprire e da vivere, un tesoro nascosto nel cuore della Calabria.

 

TRENINO DEI CASTELLI, IL TOUR TRA LE FORTEZZE DEL TRENTINO
Da innaturale.com del 13 maggio 2023

In estate un trenino parte da Trento alla scoperta dei castelli del Trentino e dei prodotti del territorio: percorriamo insieme il tour della Val di Sole e della Val di Non

Di Erika Barani

Trentino, terra di montagne e di confine. Un tempo qui, infatti, regnava l’Impero Austro-Ungarico. Ovunque sorgevano castelli, fortezze, roccaforti e avamposti militari. Tuttora nelle valli trentine si possono ammirare i resti di questi castelli. Il Trenino dei Castelli permette di visitarne 4 in un solo giorno! Un viaggio intenso… ma indimenticabile!

Alla scoperta di luoghi, storia e sapori

Guide esperte accompagnano i visitatori alla scoperta della storia e dei sapori della Val di Sole e della Val di Non. Il tour con il Trenino dei Castelli parte dal capoluogo, Trento, una città ricca di storia e arte. Dalla stazione di Trento si raggiunge la stazione di Mezzana in poco meno di 2 ore. Lungo tutto il percorso fuori dai finestrini si susseguono paesaggi a dir poco incantevoli. Da Mezzana si prosegue in pullman per raggiungere Castello San Michele e Castel Caldes in Val di Sole e Castel Valer e Castel Thun in Val di Non. Colazione e pranzo sono a cura di partner locali che fanno capo alla Strada della Mela, un’associazione che “raggruppa il meglio delle aziende agricole, le strutture ricettive e gli esercizi specializzati nella cura della tradizione enogastronomica della Val di Non e della Val di Sole”.

I castelli della Val di Sole

La 1° tappa del tour è in Val di Sole, più precisamente al Castello di San Michele a Ossana, intitolato all’omonimo Santo a cui è dedicata la cappella. Sorto su uno sperone di roccia, il castello risale all’epoca longobarda. Fu costruito in una posizione strategica tra il Trentino e l’Alto Bresciano. Fu dimora di varie famiglie nobili e fu una comproprietà di Bertha von Suttner, Premio Nobel per la Pace nel 1905. Il castello di San Michele è famoso per il suo mastio alto 25 metri. Proseguendo il viaggio, affacciato sul fiume Noce troviamo il Castello Caldes. All’ultimo piano si trova la Stanza di Olinda, uno spazio molto piccolo dove secondo una leggenda venne imprigionata una giovane donna. Forse si trattava della contessa Marianna Elisabetta Thun, rinchiusa dal padre per impedire il matrimonio con il menestrello di corte.

I castelli della Val di Non

Lasciate alle spalle le montagne della Val di Sole, il trenino entra in Val di Non e il primo castello che si incontra è Castello Valer a Tassullo. Il castello si trova in posizione panoramica e domina il borgo sottostante, circondato da colline coltivate a frutteti. La particolarità di questo castello sono le stanze ancora completamente ammobiliate e affrescate. L’ultima tappa è presso Castel Thun, uno dei castelli più belli del Trentino. Circondato da meleti, il castello si presenta austero ed elegante. Oggi proprietà della Provincia Autonoma di Trento, Castel Thun albergò le famiglie feudali più potenti della regione. Gli interni testimoniano il passaggio di varie famiglie nobiliari. Particolarmente degna di nota è la Stanza del Vescovo, rivestita in pino cembro.

Il Trenino dei Castelli

Il Trenino dei Castelli funziona solo in estate, da maggio a metà settembre. Il tour è organizzato con un minimo di 45 iscritti. La prenotazione è obbligatoria e può essere fatta online. È possibile prenotare come gruppo, con un minimo di 20 persone. È consigliabile indossare abbigliamento e scarpe comode, considerando che per accedere ai castelli è necessario percorrere dei tratti a piedi, in alcuni punti anche impegnativi. Non è consentito portare animali, anche se di piccola taglia.

 

Reggio, finalmente al via l’iter per la realizzazione della strada di Pentimele
Da gazzettadelsud.it del 13 maggio 2023

Di Eleonora Delfino

La collina di Pentimele avrà la sua strada. Un’attesa infinita per rendere più accessibile non solo il polmone verde della città ma anche le Fortificazioni umbertine che dal 2017 sono state riqualificate. Il Comune ha avviato la procedura (aperta da esperirsi tramite la piattaforma della pubblica amministrazione) con cui mettere a bando i lavori per un totale di 2,4 milioni di euro. Risultato frutto della rimodulazione degli interventi dei fondi Pac che in in una prima fase prevedevano 1,4 milioni per l’opera. La speranza adesso è che si possa velocizzare l’iter del bando e quindi dell’avvio dei lavori. Nel mese di ottobre era stato approvato il progetto definitivo esecutivo della strada che porta alle fortificazioni, novanta allegati erano compresi nella progettazione . Ci sono voluti diversi anni per arrivare al bando per l’affidamento dei lavori. Un iter complicato che rientra nel Piano di azione e coesione 2007/2013 (Pac) di valorizzazione dell’area della collina di Pentimele. Un percorso complicato in cui tanti sono gli elementi da conciliare. Dal dissesto idrogeologico dell’area (più volte franata in diversi punti tanto da compromettere la sicurezza del tracciato stradale), ai vincoli non solo paesaggistici, dagli espropri alla sentieristica.

Operazione che registra un pesante ritardo, tanto che per non perdere il prezioso canale di finanziamento l’amministrazione ha chiesto al Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione una prima proroga, visto che nel mese di ottobre dello scorso anno ancora gli interventi non risultavano cantierizzati. Così la scadenza del 31 dicembre del 2021 ha subito uno slittamento.

 

Il castello con una cinta muraria di 1800 metri, da visitare con tutta la famiglia
Da nanopress.it del 13 maggio 2023

Il castello con una cinta muraria di 1800 metri – viaggi.nanopress.it

Di Manuela Blonna

Un posto perfetto che piacerà a grandi e piccini, da visitare in questo periodo. Il castello con una cinta muraria di 1800 metri, scopriamo insieme dove si trova.

Circondato da un suggestivo paesaggio collinare dove a farla da padrone sono vigneti, boschi ed uliveti. Questa antica fortezza si trova in una zona ideale per organizzare anche diverse escursioni, che siano a piedi o in bicicletta. Non solo, offre anche diversi sentieri panoramici utili per osservare l’incredibile bellezza del territorio che la circonda. Oggi parliamo di un castello famoso sia per l’imponenza delle sue mura, che per una antica e molto amata tradizione, che lo rende davvero speciale.

Il castello con una cinta muraria di 1800 metri, da visitare con la famiglia

Una meta turistica davvero interessante. Il luogo ideale per immergersi nella storia e nella cultura del Veneto, dove si trova questo maestoso luogo. Il castello con una cinta muraria di 1800 metri è in realtà composto da ben due imponenti edifici, noti come Castello Superiore e Castello Inferiore. Ad unirli appunto queste lunghissime mura.

Ci troviamo a Marostica, in provincia di Vicenza. Un comune davvero bellissimo, celebre per essere insignito della Bandiera arancione del Touring Club Italiano e per la Ciliegia omonima, la cui produzione è ad indicazione geografica protetta.

Il castello con una cinta muraria di 1800 metri – viaggi.nanopress.it

Naturalmente il Castello è la sua attrazione principale, per la sua posizione privilegiata e per la maestosità. La sua costruzione risale al 1312 grazie all’intervento di Cangrande della Scala. Le incredibili mura invece furono erette solo nel 1372. Nelle immediate vicinanze si trova la celebre Piazza degli Scacchi, cui si accede attraverso quattro porte. Quella Vicentina a sud, la porta del castello superiore a nord, la Breganzina ad ovest ed infine la Bassanese ad est.

Immediatamente davanti alla Piazza degli Scacchi si trova invece il Doglione. Oggi ospita la biblioteca civica, ma in passato era un casello daziario che aveva funzione di controllo per tutte le merci che entravano in città.

La zona del Castello Superiore è molto suggestiva perché sorge sul colle Pausolino, dunque la visita offre anche una notevole visuale panoramica sul territorio. Una struttura con quattro torri angolari. Qui le mura sono dotate anche di camminamenti. All’interno si trova anche un ristorante, al quale si accede passando una porta chiamata Tramontana.

Il Castello Inferiore, piacerà molto anche ai bambini per via dei suoi due suggestivi ponti levatoi, che si trovano esattamente equidistanti, uno a nord, l’altro a sud. Di struttura diversa rispetto al suo “fratello”, è celebre per i loggiati interni. In passato veniva utilizzato anche per eventi amministrativi della città, come quando si riuniva il Consiglio dei Trenta.

Partita a scacchi vivente – viaggi.nanopress.it

La partita a scacchi vivente nel Castello di Marostica

Il castello con una cinta muraria di 1800 metri oltre che per la particolare struttura, è molto celebre anche per un evento davvero particolarissimo, che lo rende un luogo ideale per una visita in famiglia.

Ogni due anni ospita infatti una partita a scacchi vivente. Si tratta di una tradizione antichissima. La prima ed originale partita venne giocata nel 1454, quando i guerrieri Rinaldo D’Angarano e Vieri da Vallonara, volevano sfidarsi a duello per vincere il cuore della bella Leonora Parisio. Onde evitare spargimenti di sangue inutili, il padre della giovane decise grazie ad un editto di Cangrande della Scala, che la sfida si sarebbe disputata tramite scacchi.

Non una partita qualsiasi con la classica scacchiera, ma animata da pezzi impersonati da nobili, familiari e nobili delle vicine città. I due contendenti avrebbero dovuto impartire alle loro pedine umane le giuste mosse. Quello che doveva essere un duello si trasformò dunque in una festa con danze, fuochi, anche una mostra d’arte.

Ogni due anni nel secondo weekend di settembre, Marostica organizza la rievocazione storica di questo glorioso momento, nella celebre Piazza degli Scacchi. Diversi attori per un totale di 550 personaggi, con abbigliamento dell’epoca mettono in scena il gioco degli scacchi, in uno spettacolo che dura ben due ore.

Castello di Marostica – viaggi.nanopress.it

E come nel 1454, ad animare la partita anche danze, giocolieri, una vera e propria rivisitazione moderna di quel momento storico. Una tradizione così sentita che per assistervi è necessario prenotare con largo anticipo i biglietti.

I bellissimi costumi d’epoca sono conservati all’interno del castello e sono visitabili, così come molte delle sale interne, tutte molto belle e ricche di mobili e oggetti d’epoca. L’ultima edizione della partita degli scacchi si è tenuta nel 2022, bisognerà dunque attendere settembre 2024 per la prossima.

Il Castello di Marostica è naturalmente visitabile tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30. Il biglietto costa € 8,00 ridotto € 5,00. Per i residenti del Comune di Marostica l’ingresso è gratuito.

 

XXIV Giornata nazionale dei Castelli, due giornate per scoprire la Mestre del Medioevo
Da comune.venezia.it del 12 maggio 2023

Il 13 e il 14 maggio in tutta Italia l’Istituto Italiano dei Castelli organizza la ventiquattresima edizione delle Giornate Nazionali del Castelli che, con il patrocinio del Ministero della Cultura, intende promuovere e far conoscere i castelli, le fortificazioni e le altre opere di architettura militare presenti in Italia. Verranno aperti siti di assoluto interesse quali Castel Sant’Angelo a Roma, la Fortezza da Basso a Firenze e il Castello Aragonese di Baia in Campania. Nella Regione Veneto le Giornate saranno dedicate ai Castelli di Mestre (Castelvecchio e Castelnuovo) e a Forte San Felice a Chioggia. 

Mestre è città del Novecento per antonomasia, ma conserva un cuore antico, addirittura medievale, essendo stato il primo insediamento veneziano nella terraferma veneta: i vastissimi possedimenti veneziani fino al Trecento, infatti, erano “oltremarini”, cioè concentrati nel Mediterraneo centrale: isole Ionie, Cicladi, Creta e Peloponneso. Nel XIV secolo Venezia sente la necessità di espandersi nella terraferma e lo fa: 1) impossessandosi di un castello, forse di origini tardo-romane, fra due rami del fiume Marzenego a Mestre (Castelvecchio), subito dismesso; 2) proteggendo, sempre a Mestre, con una possente cinta muraria di 17 torri e con una fortezza l’originario borgo caminese (Castelnuovo). Oggi questi monumenti sono quasi del tutto scomparsi a causa di varie vicende, che partirono dall’incendio del 1513 ad opera dei Collegati di Cambrai e terminarono con l’affermarsi della città contemporanea, e le poche tracce rimaste fanno oggi capolino fra i palazzoni. Per far tornare alla luce questa Mestre medievale l’Istituto Italiano dei Castelli - Sezione Veneto, con la collaborazione del Centro Studi Storici di Mestre e con il patrocinio del Comune di Venezia, organizza una “due giorni” di iniziative con un convegno di studio e visite guidate interattive alla città inserite anche nel palinsesto de "Le Città in Festa". 

Si comincia sabato 13 alle 10 con il posizionamento della targa al Castrum Novum nella Biblioteca Vez.  Le visite guidate alla Mestre medievale sono in programma sabato dalle 15 e domenica dalle 16; sono a numero limitato su prenotazione (www.eventbrite.it, digitando “Castelli di Mestre”). Quelle al Forte San Felice di Chioggia sono in programma solo sabato, a partire dalle 14.30, sempre con il medesimo sistema di prenotazione. Durante le visite guidate verrà distribuita ai visitatori una mappa “muta” di Mestre Storica e i partecipanti dovranno individuare le rovine e i monumenti rimasti, in una sorta di “Caccia al Tesoro”.

Il convegno “Castelvecchio e Castelnuovo: la memoria storica di Mestre” si terrà nella mattinata di domenica, a partire dalle 10, al Centro Culturale Candiani. Sono previsti interventi fino alle 12, quando verrà dato spazio al dibattito

 

GIORNATA NAZIONALE DEI CASTELLI. SABATO 13 MAGGIO APRE RACCUJA
Da tempostretto.it del 12 maggio 2023

Trentasette siti principali in 19 città italiane, più 16 itinerari regionali con oltre 46 architetture fortificate saranno fruibili sabato 13 e domenica 14 maggio in occasione della XXIV edizione della ‘Giornata nazionale dei Castelli’, organizzata dall’Istituto italiano dei Castelli onlus. All’interno delle strutture, oltre la possibilità di visitarle, numerosi eventi, manifestazioni, festival e itinerari turistici collegati per vivere due giorni alla scoperta di un inestimabile patrimonio italiano. La novità dell’edizione 2023 è il doppio calendario di iniziative: questo fine settimana, e a seguire, in autunno, il 16, 17 e 24 settembre.

“È un momento centrale della nostra programmazione annuale – spiega Michaela Marullo Stagno D’Alcontres, presidente nazionale dell’Istituto – perché ci permette di andare oltre la conservazione e valorizzazione delle nostre strutture fortificate, organizzando tutta una serie di iniziative che fanno percepire quanto sia reale e importante il legame tra le fortificazioni e i loro territori. I castelli, infatti, sono testimonianze non solo architettoniche – osserva la presidente – ma di storia sociale ed economica, molti di questi contribuiscono alla conoscenza e promozione di borghi e città. Per la settimana nazionale 2023 abbiamo pensato a numerosi eventi collegati alla visita delle storiche strutture, come itinerari turistici a piedi e visite a siti collaterali”.

La sezione siciliana dell’Istituto Italiano dei Castelli, presieduta da Maria Vittoria D’Amico Santagati, con il consiglio regionale e il supporto tecnico dell’architetto Fulvia Caffo, consigliere e presidente del consiglio scientifico di sezione e dell’ammiraglio Santo Giacomo Legrottaglie, delegato per la provincia di Messina dell’Istituto, rispettivamente sabato 13 e domenica 14, riaprono due importante siti recuperati: Il Castello Branciforti a Raccuja, in provincia di Messina e Serravalle a Mineo (Catania). Il castello di Raccuja è stato oggetto di un restauro molto lungo e importante, promosso grazie all’impegno costante del socio dell’Istituto italiano dei Castelli Nunzio Astone. La fortificazione era abbandonata in pessime condizioni e grazie al restauro della Soprintendenza ai beni culturali di Messina e ai fondi regionali, con la collaborazione del comune di Raccuja è tornato a splendere. Diversa la vicenda del castello di Serravalle che, ricorda Fulvia Caffo, “è di proprietà privata, l’ultima erede è Orsola Sedati, la quale si è impegnata in prima persona, oltre all’aiuto di fondi pubblici. Sono strutture poco conosciute che meritano di essere valorizzate. Le iniziative organizzate in questi giorni puntano certamente a questo”.

Sabato 13 maggio al Castello Branciforti di Raccuja, il saluto del sindaco Ivan Martella con la presentazione dei progetti di lavoro sul Castello Branciforti. A seguire: Michaela d’Alcontres Marullo, presidente Nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli; Maria Vittoria D’Amico, presidente della sezione Sicilia Istituto Italiano dei Castelli; il contrammiraglio Santo Giacomo Legrottaglie, delegato per la provincia di Messina dell’Istituto; Lino Morgante, direttore editoriale di ‘Gazzetta del Sud’, il quale sostiene costantemente le iniziative dell’Istituto.

Gli approfondimenti saranno curati da Mirella Vinci, soprintendente ai Beni culturali ed ambientali di Messina (‘Cenni sulla Storia e sull’ Architettura del castello di Raccuja’); Biagio Ricciardi, Istituto Italiano dei Castelli (‘Breve Storia della famiglia Branciforti in Sicilia’); Antonello Pettignano, della soprintendenza ai Beni culturali ed ambientali di Messina, che ha seguito tutte le fasi del restauro promosso dal socio Nunzio Astone e la presentazione della raccolta di saggi ‘Il Castello di Raccuja e dintorni’.

Il Castello Branciforti di Raccuja è stato costruito nell’XI secolo dal conte Ruggero I d’Altavilla, sui resti di architetture di origine romane e islamiche. L’attuale proprietà è del Comune di Raccuja.

Il compatto edificio occupa un’area a pianta rettangolare che domina la parte alta del paese, nel cuore del centro medioevale. Dopo i Normanni furono gli Svevi ad ampliare la struttura, prolungando l’ala parallelepipeda e, probabilmente, sopraelevando la torre cilindrica tuttora esistente, in quanto la originaria costruzione a tholos fu rialzata di un piano.

Ancora con gli Svevi, intorno al XIII secolo, la struttura si presentava come un saldo fortilizio, nel quale era stanziato il governo della cittadina, che dipendeva direttamente dal re in quanto Raccuja era di dominio regio.

Il periodo branciforteo: dal 1552 conti di Raccuja furono i Branciforti, i quali modificarono e adattarono ampiamente la struttura castellana che conservava ancora un aspetto vetusto e medievale, per ricavarne un luogo di rappresentanza politico- mministrativa. L’ultimo grande intervento risale alla metà del XIX secolo quando la struttura, passata allo stato dopo la caduta degli stati feudali e poi all’Italia con l’unità del 1860, venne trasformata in carcere e alterata in molte sue parti.

 

La fortezza unica di Acquaviva protagonista nelle Marche delle Giornate nazionali dei Castelli
Da corriereadriatico.it del 12 maggio 2023

Di Lucilla Niccolini

ACQUAVIVA PICENA - Tra le fortezze meglio conservate delle Marche, quella di Acquaviva Picena sarà la protagonista, nella nostra regione, della XXIV edizione delle Giornate nazionali dei Castelli, domani e domenica: un weekend da trascorrere nell’atmosfera suggestiva e fiabesca degli edifici difensivi che la storia medievale e rinascimentale ci ha tramandato. L’iniziativa, a cura dell’Istituto Italiano Castelli, coinvolge 37 siti in 19 regioni e prevede, dopo l’estate, nuovi appuntamenti nei giorni 16, 17 e 23 settembre, in occasione delle Giornate europee del Patrimonio.

L’accoglienza

Ad Acquaviva Picena, domattina alle 10, i visitatori saranno accolti dal presidente della sezione marchigiana dell’Istituto Nazionale dei Castelli, dottor Marcello Verdecchia, nel Piazzale della Rocca. Illustrerà, dopo il benvenuto del sindaco Sante Infriccioli, l’iniziativa e l’importanza che riveste, permettendo al pubblico la conoscenza diretta delle straordinarie architetture difensive. Sarà poi la professoressa Tiziana Marozzi a raccontare la storia della rocca di Acquaviva Picena, per poi passare la parola all’architetto Valerio Borzacchini, che indicherà i successivi interventi edilizi che, nei secoli, ne hanno modificato la struttura. Sarà un’introduzione, dotta ed esaustiva, alla visita guidata dell’intero complesso, che comprende il Palazzo comunale e la chiesa di San Rocco.

La camminata

Il pomeriggio sarà dedicato a una camminata nel centro storico, a partire dalla piazza san Nicolò. Le visite guidate proseguiranno anche la domenica, tra la fortezza medievale, l’Incasato del Colle, fino alla Sala del Palio, a Palazzo comunale. Comprenderanno una dimostrazione dell’antica lavorazione delle pajarole: appartiene infatti alla tradizione, di cui Acquaviva va fiera, la realizzazione a mano di cesti di frumento, vimini o canne palustri, di cui si occupano le donne. Nel Museo della Pajarola ne è esposta una ricca collezione, assieme alle bamboline di paglia, la cui confezione si è aggiunta, dagli anni Settanta, a quella dei cesti. Ha sede nel mastio della Rocca, imponente struttura che corona la cinta muraria, munita di otto torri poligonali e cilindriche, su cui si aprono tre porte d’ingresso al borgo.

Le tradizioni

Come in tutti i siti coinvolti nelle Giornate nazionali dei Castelli, anche ad Acquaviva il weekend sarà un’occasione per godere di indimenticabili paesaggi a perdita d’occhi dall’alto degli spalti, e per conoscere, assieme a rocche e chiese, le tradizioni del luogo e le specialità enogastronomiche. «I castelli italiani – ha commentato la presidente dell’Istituto Italiano Castelli, Michaela Marullo Stagno d’Alcontres, nel presentare l’iniziativa - sono un tesoro composto di storia, di geografie sociali, di gesta di donne e uomini, che nei secoli hanno popolato e animato territori, guidato economie, grazie alla cultura del saper fare italiano. Salvaguardare i castelli non è solo materia di architettura, restauro, filologia e alto artigianato, ma serve a rivitalizzare siti spesso dimenticati, legati indissolubilmente a città e borghi, vallate e belvederi. Il turismo castellano è capace di risvegliare anche le aree più interne delle nostre regioni, rivalutando l’economia e le risorse locali».

 

La Fortezza di Le Castella: un viaggio tra storia e natura nella Calabria più bella
Da calabriadirettanews.com del 12 maggio 2023

Fortezza Le Castella(Foto @sguida_photography)

La Calabria è una regione ricca di storia, cultura e bellezza naturale. Tra le sue tante attrazioni, una delle più affascinanti è la Fortezza di Le Castella, un antico castello aragonese che sorge su un’isola collegata alla terraferma da una stretta lingua di sabbia.

La Fortezza di Le Castella è situata nella frazione omonima del comune di Isola di Capo Rizzuto, nella provincia di Crotone, e fa parte dell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, la più grande d’Italia.

La storia della Fortezza

La Fortezza di Le Castella ha origini molto antiche e ha subito nel corso dei secoli diverse trasformazioni e ampliamenti. Si ritiene che il primo nucleo del castello sia stato costruito in epoca ellenistica, tra il IV e il III secolo a.C., come avamposto militare per controllare il traffico marittimo. Ne sono testimonianza i resti di una cinta muraria rinvenuti sul fondale marino sotto alla fortezza.
Nel Medioevo, il castello fu occupato da bizantini, normanni e svevi, che lo utilizzarono come base strategica per difendersi dagli attacchi dei saraceni e dei pirati. La torre cilindrica che domina la fortezza è di chiara impronta angioina e risale al XIV secolo. All’interno della torre si può ammirare una splendida scala a chiocciola in pietra che collega i tre piani.

Nel XV secolo, la fortezza passò sotto il dominio aragonese, che la rafforzò con possenti bastioni quadrangolari speronati. Fu in questo periodo che il castello assunse l’aspetto attuale, frutto di una sovrapposizione storica di diversi stili architettonici. Nel 1496, il re Federico d’Aragona la donò al conte Andrea Carafa, che ne fece la sua residenza e la dotò di una cappella dedicata a San Marco.
Nel XVI secolo, la fortezza fu teatro di una famosa battaglia navale tra la flotta spagnola e quella turca, che si concluse con la vittoria dei primi. Nel XVII secolo, il castello fu abbandonato e cadde in rovina. Fu solo nel XX secolo che la fortezza fu oggetto di un accurato restauro che ne ha restituito lo splendore originario.

La visita alla Fortezza

La visita alla Fortezza di Le Castella è un’esperienza unica che permette di immergersi nella storia e nella natura della Calabria. Il castello è aperto al pubblico tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00 e il biglietto d’ingresso costa 5 euro. All’interno della fortezza si possono visitare le varie sale, le torri, i bastioni e la cappella. Si può anche godere di una vista mozzafiato sul mare Ionio e sulla Riserva Marina di Capo Rizzuto. La fortezza è circondata da una splendida spiaggia di sabbia bianca e da un mare cristallino, ideale per fare il bagno e praticare snorkeling. Nelle vicinanze si trovano anche diversi ristoranti e bar dove gustare le specialità della cucina calabrese, come i peperoncini piccanti, i salumi, i formaggi e i dolci a base di mandorle.

La Fortezza di Le Castella è uno dei luoghi più suggestivi della Calabria e merita una visita per scoprire le sue bellezze storiche e naturali.

 

Decimomannu, ecco la base dove si addestrano i futuri Top gun del mondo
Da ilsole24ore.com del 12 maggio 2023

Di Davide Madeddu

La base militare guarda al futuro. Con campus e scuola di volo di all'avanguardia. La nuova generazione dei top gun nasce a Decimomannu, nella base militare dove sorge, in virtù della collaborazione tra l'Aeronautica militare e Leonardo, l'International Flight Training School. Si tratta del centro avanzato di addestramento al volo per i piloti militari delle aeronautiche di tutto il mondo. Un luogo che grazie al nuovo campus, punta a diventare il riferimento internazionale per il training dei piloti militari relativoalla fase 4 del “syllabus” addestrativo, «l'ultima, la più avanzata, che prepara i piloti a volare sui caccia di quarta e quinta generazione».

I numeri

'intero sistema è composto da una scuola di volo con 22 velivoli M 346 Advanced Jet Trainers, 40 istruttori, 2 simulatori Full mission. Prevista un'attività che può arrivare a 8 mila ore di volo l’anno. Tra le stime anche quelle di poter formare 80 piloti in dodici mesi. Nel compendio militare è stato realizzato anche il campus di oltre 35 mila metri quadri coperti su un’area di oltre 130 mila (pari a 18 campi di calcio). L'intero programma di interventi ha visto registrato investimenti per circa 200 milioni di euro e registrato il coinvolgimento di circa 300 maestranze nel picco di cantiere per la realizzazione di opere civili e infrastrutturali. Qui si stima un indotto occupazionale generato a regime di oltre 300 addetti civili, di cui 150 ad alto livello di specializzazione e inoltre una presenza di oltre 400 persone all'anno tra dipendenti civili, militari e studenti.

Un nuovo modello di formazione

Il nuovo modello di formazione e addestramento, già scelto da dodici paesi stranieri, tra cui Qatar, Giappone, Germania, Singapore, Austria, Canada e Arabia Saudita, come sottolineano i promotori «fa leva sull'expertise dell'Aeronautica Militare nel settore dell'addestramento al volo militare e sull'eccellenza tecnologica di Leonardo rappresentata dal sistema integrato di addestramento basato sull'M- 346 (denominato T-346A per l'Aeronautica Militare)» oltre che «sull'innovativa tecnologia Lvc (Live, Virtual and Constructive), che consente agli allievi di interagire, attraverso il simulatore, con i piloti in volo nell’ambito della stessa missione addestrativa».

Reale e virtuale viaggiano assieme Il tutto in un ambiente di simulazione integrato, dove il reale si fonde con il virtuale in uno scenario operativo unico. Qui si possono riprodurre spazi complessi capaci di vedere operare sino a 10 aerei «tra forze amiche e nemiche che interagiscono come se stessero tutti volando nello stesso cielo».

A garantire il sostegno operativo all'Ifts «attraverso un servizio di supporto logistico integrato, che ottimizza la gestione delle flotte e dei simulatori per consentirne la massima operatività» ci sono Leonardo e CAE, attraverso la joint venture “Leonardo CAE Advanced Jet Training”. In questa base, i futuri piloti da caccia effettueranno voli addestrativi solisti e in formazione, missioni di rifornimento in volo, di combattimento manovrato, applicando le tecniche e le tattiche avanzate per assolvere alle principali missioni del volo militare, sia in attività di volo diurno che notturno.

Obiettivo 80 piloti

«In questo momento stiamo addestrando una ventina di persone che sono solo la parte embrionale - ha chiarito nel corso della presentazione dell'iniziativa il capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare Luca Goretti -, a regime saranno 56 e dal prossimo anno si arriva alla massima capienza con gli 80 futuri piloti, ci sono state richieste in eccedenza e abbiamo dovuto scartare qualcuno al momento». Per i futuri piloti italiani ci sarà una riserva di venti posti. «Questo campus ha un valore aggiunto - ha sottolineato Goretti - che è quello umano, qui lavoreranno insieme tanti giovani di diversi Paesi, ci sarà uno scambio continuo di competenze, una realtà come questa in Europa non esiste».

Un’infrastruttura impressionante

«Questo è un posto che potrebbe essere in qualunque Paese avanzato del mondo. Un’infrastruttura impressionante - ha poi commentato Roberto Cingolani, ex ministro e attuale Ad di Leonardo -. Mi è stato richiesto di fare qualche passo avanti verso il futuro, non solo per la difesa e per la sicurezza nazionale, ma anche per la sicurezza informatica e delle infrastrutture ed energetica. Dovremo guardare, come ci sta insegnando quel che accade alle porte dell’Europa, in Ucraina, all’importanza di tecnologie che vanno oltre il bullet, al byte, alla fortissima penetrazione digitale».

 

Torre Lapillo in Salento: dove si trova e come arrivare in spiaggia
Da travel.thewom.it del 11 maggio 2023

Di Giorgio Calabresi

Incastonata sulla costa ionica pugliese Torre Lapillo è una gemma di rara bellezza compresa nel territorio del comune di Porto Cesareo in Salento.

TORRE LAPILLO IN SALENTO

La splendida Baia di Torre Lapillo è una delle spiagge più amate della provincia di Lecce, situata in posizione felice tra la nota spiaggia di Punta Prosciutto e il paese di Porto Cesareo, in una zona costiera circondata dal patrimonio naturalistico dell’Area Marina Protetta e del Parco regionale “Palude del Conte e Duna Costiera”.

L’intero territorio è costellato dalle antiche e maestose torri costiere difensive di Torre Lapillo, Torre Chianca e Torre Cesarea che dominano alte scogliere e spiagge da cartolina.

La torre di avvistamento di Lapillo, anche nota con il nome di torre di San Tommaso è una delle più grandi della zona e fa parte del sistema difensivo costiero voluto da Carlo V per proteggere il Salento dalle invasioni dei Saraceni.

Ai suoi piedi si apre un paesaggio marino caratterizzato da una lunga distesa di sabbia bianca e scogliere basse davanti ad un mare dai toni azzurri che nasconde dei fondali ricchi di pesci e piante, ideali per le immersioni. er arrivare in questo magnifico scenario basterà percorrere i 6 km che lo separano dal comune di Porto Cesareo, i 34 km da Gallipoli o da Lecce o i 47 km dall’aeroporto di Brindisi.

LA SPIAGGIA DI TORRE LAPILLO

Quella di Torre Lapillo è considerata una delle spiagge più popolari e scenografiche del Salento e dell’intera Puglia, grazie al suo mare limpido dai fondali bassi alla sabbia finissima e ovviamente all’antica torre di avvistamento sopravvissuta alle intemperie del tempo che la sorveglia dall’alto, mentre dietro la linea della spiaggia sono ancora presenti le caratteristiche dune sabbiose coi loro ginepri arborei che chiudono la cornice paesaggistica.

Torre Lapillo è il luogo ideale sia per rilassarsi in spiaggia sia per immergersi sott’acqua e fare snorkeling scoprendo fondali sbalorditivi caratterizzati da una barriera corallina, parte di un prezioso patrimonio naturalistico.

La baia misura circa 4 km su cui si alternano tratti di spiaggia libera e parti attrezzate con stabilimenti balneari che offrono diversi servizi. Nei pressi della Torre si trova un’area più scogliosa ma ovunque l’accesso al mare si mantiene graduale e facile anche per i bambini, anche perché i fondali rimangono bassi per decine di metri dalla riva prima di diventare profondi. I lidi a sud sono i più frequentati e si raggiungono a piedi dal centro di Torre Lapillo. I lidi a nord, invece, sono meno affollati e si trovano in una zona conosciuta soprattutto per la rinomata “Riva degli Angeli”, spiaggia delimitata da un cordone di dune sabbiose e vegetazione.

Dopo il tramonto alcuni lidi si trasformano in locali e discoteche sulla spiaggia dove poter ballare e bere drink, ma in generale Torre Lapillo si presta bene alle esigenze sia di chi cerca animazione sia di chi preferisce l’assoluta tranquillità.

LA TORRE

La località balneare di Torre Lapillo, prende il nome dall’omonima Torre di vedetta, un’imponente struttura che domina un romantico paesaggio caratterizzato dalla grande spiaggia bianca, il piccolo borgo di pescatori e piccolo porticciolo con poche imbarcazioni.

La struttura è visitabile durante tutto l’anno, salendo una lunga e tortuosa scalinata che da accesso alla sua cima da cui è possibile ammirare il panorama nella sua totale estensione sopra un’insenatura chiamata ‘dell’uomo morto’.
Durante il periodo estivo la torre diventa il posto perfetto per ammirare le stelle e la sua terrazza viene utilizzata come osservatorio astronomico essendo il cielo particolarmente limpido, lontano dalle luci cittadine e dall’inquinamento.
La Torre del XVI secolo è stata recentemente restaurata e i locali interni ospitano un Centro Visite Turistico-Ambientali dove è possibile reperire materiale informativo sugli itinerari, le tradizioni, i principali siti architettonici e culturali del territorio, nonché partecipare ad eventi culturali e manifestazioni enogastronomiche volte a valorizzare i prodotti del posto.

Eretta per volere del Re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V, come opera necessaria per la difesa dai Saraceni, Torre Lapillo è alta diciassette metri e larga sedici, ha pianta quadrata ed una caratteristica scala d’accesso esterna a tre arcate. Al suo interno è costituita da tre piani collegati da una grande scala, una grande canna fumaria ed un pozzo, al piano terra è presente una cisterna mentre al primo piano si apre un ampio vano. Lo scenario serale inoltre garantisce alla Torre Lapillo un’atmosfera particolarmente romantica e suggestiva supportata dall’illuminazione esterna.

L'ABITATO DI TORRE LAPILLO

L’area attorno a Torre Lapillo è una frazione di Porto Cesareo, la marina è un centro abitato tutto l’anno che d’estate si ripopola ed aumenta considerevolmente per la presenza di numerosi turisti.
A Torre Lapillo non c’è un centro storico ma si sviluppa lungo tutti i 4 km della baia, la parte dell’abitato più a ridosso della torre ospita diverse case vacanza, strutture ricettive, lidi attrezzati privati e grandi spiagge libere, mentre più a sud verso Porto Cesareo, l’abitato si dirada e lascia spazio a dune sabbiose. La Chiesa “Maria SS. Assunta” di recente costruzione guarda direttamente al mare, mentre la piazza ospita un mercato settimanale.

PORTO CESAREO

Porto Cesareo è un rinomato borgo balneare affacciato sul Mar Ionio e circondato da un incredibile patrimonio naturalistico protetto. Nel borgo si gode della tipica atmosfera del villaggio salentino e di un caratteristico porticciolo dove si tiene il vivace mercato del pesce tra diverse barche di pescatori.
La spiaggia più celebre è quella delle Dune, un cordone di dune costiere che si estende dagli scavi archeologici di Scala di Furno a Torre Chianca nei cui fondali sono ancora visibili i resti di antiche colonne romane, inabissate a causa di un naufragio di un’imbarcazione proveniente dalle Isole Egee. Più vicine al centro e al porto turistico ci sono poi diverse spiagge facilmente raggiungibili a piedi. Oltre a fare lunghi bagni in un mare cristallino in questa zona si possono intraprendere passeggiate escursionistiche sui percorsi che attraversano il parco tra natura incontaminata e postazioni didattiche come il Museo Oceanografico e la Stazione di Ricerca di Biologia Marina che ospita collezioni rare sulle specie marine e sui fondali della zona.

I DINTORNI

La località di Torre Lapillo offre dei paesaggi spettacolari caratterizzati da lunghe spiagge dalla sabbia chiara e acque incontaminate. Il territorio che la circonda è talmente ricco sul piano naturalistico da meritare di essere esplorato e vissuto lungo tutta la zona. A circa una trentina di km si può raggiungere il Parco di Porto Selvaggio caratterizzata da una ricca flora e fauna dalla possibilità di ammirare la stupenda spiaggia di Punta Prosciutto dal suo litorale roccioso a strapiombo sul mare, sede di Torre dell'Alto, la Torre Uluzzo e la Torre Inserraglio. Oppure si può optare per una gita in barca che permetta di ammirare la costa salentina da un punto di vista alternativo e di raggiungere la vicina Isola dei Conigli.
 

 

Citadelle Laferrière: la più grande fortezza delle Americhe
Da idealista.it del 11 maggio 2023

In cima al monte Bonnet a L’Eveque, sulla costa settentrionale di Haiti, si trova questa fortezza costruita due secoli fa e che è Patrimonio dell’Umanità

Di Vicent Selva (Collaboratore di idealista news)

Se si parla di castelli e fortezze, quasi inconsapevolmente, in tanti penseranno soprattutto all’Europa. In questo continente ci sono molte incredibili costruzioni che dominano il paesaggio in Germania, Francia, Italia e Spagna, per citare solo alcuni Paesi dove la loro presenza è costante. Ma questo non è l’unico luogo del pianeta in cui sorgono, in altri continenti possiamo trovare autentiche meraviglie, come la Citadelle Laferrière.

Conosciuta anche come Citadelle Henri Christophe, in onore del presidente e poi re, che ne ordinò e ideò la costruzione all'inizio del XIX secolo, in coincidenza con i primi anni dell'indipendenza del paese, è una fortezza situata in cima al Bonnet montagna a L'Eveque, sulla costa settentrionale di Haiti. Le sue dimensioni e il suo aspetto hanno fatto sì che questa struttura sia stata assunta come uno dei simboli nazionali più rappresentativi. Tanto che è apparso rappresentato su monete, francobolli e cartoline.

Nel 1892, la fortezza e altri siti vicini sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. “L’autenticità del Parco storico nazionale - Citadelle, Sans-Souci, Ramiers, è indiscutibile in termini di posizione e ambiente, organizzazione spaziale, forma e concezione, materiale e sostanza”, spiega questo organismo delle Nazioni Unite. Questa costruzione in pietra è la più grande fortezza delle Americhe ed era essenziale per la sicurezza del nuovo Stato di Haiti.

Un simbolo dell’indipendenza di Haiti

Nel 1804 Haiti dichiarò la propria indipendenza dalla Francia napoleonica, che però rifiutò di riconoscere la libertà della sua colonia. Di fronte alle minacce e ai tentativi francesi di recuperarla, nel 1805 Henri Christophe, all’epoca generale dell’esercito haitiano, ne ordinò la costruzione della cittadella con l’obiettivo di dissuadere le armate francesi. La sua posizione – a diversi chilometri nell’entroterra, a un’altitudine di 900 metri, in cima al monte Bonnet a L’Eveque – permetteva di avvistare con largo anticipo le incursioni via mare e via terra. I piani, in caso di attacco, prevedevano l’utilizzo della tattica della terra bruciata, ovvero, in caso di attacco francese, i territori circostanti sarebbero stati incendiati e la popolazione locale, l’esercito e il presidente avrebbero trovato rifugio nell’inespugnabile cittadella.

Un’opera con queste caratteristiche non era facile. I lavori durarono 15 anni e la cittadella fu completata nel 1820. La costruzione era dotata di 365 cannoni di diverse dimensioni e di un enorme magazzino per le palle di cannone, che si possono ancora trovare in diversi angoli della costruzione. I cannoni furono donati da diversi monarchi che combattevano contro la Francia. Oggi i cannoni di ferro e bronzo puntano ancora verso diversi punti e su di essi i visitatori possono vedere gli stemmi reali di famosi monarchi europei del XVIII secolo.

La cittadella ha svolto bene il suo compito. In quel periodo non ci fu alcun vero e serio tentativo di conquista. Nel 1825 Haiti e la Francia firmarono un accordo che riconosceva l’indipendenza in cambio di un risarcimento economico per i coloni che perdevano le loro proprietà. Non è così mai stato sparato un solo proiettile dai cannoni per difendersi da un attacco francese.

La sua costruzione: tra storia e leggenda

L’ideatore della Cittadella Laferrière ha usato un approccio molto creativo. Non è una costruzione noiosa e squadrata, ma il suo design è una dimostrazione di creatività e ingegnosità. A seconda dell’angolo che si guarda, ha forme diverse. Se i visitatori si avvicinano al sentiero principale che conduce alla cima della montagna, l’aspetto della Cittadella ricorda la prua di una grande nave di pietra che sporge dalla montagna.

Alcuni degli angoli hanno una natura protettiva e sono stati progettati per deviare il fuoco dei cannoni nemici. Questa fortezza in cima alla montagna comprende mura di fortificazione, grandi riserve di cibo e acqua, palazzi reali, sotterranei, bagni, ecc. All’interno troviamo anche una chiesa.

Durante la costruzione della Cittadella Laferrière sono stati impiegati circa 20.000 lavoratori, anche se purtroppo si stima che circa 2.000 abbiano perso la vita durante i lavori. Secondo la leggenda locale, gli operai usavano una miscela di cemento, calce viva, melassa e sangue animale per assicurare un legame più forte tra i blocchi di pietra.

Si racconta poi che gli operai bagnassero le mura della fortezza con sangue animale in modo che gli dei vudù proteggessero la struttura.

La cooperazione internazionale per preservarla

La Citadelle Laferrière è un luogo di interesse storico e culturale sia per gli haitiani che per i visitatori internazionali. La fortezza è un simbolo dell’indipendenza e del potere haitiani, nonché un ricordo del passato travagliato del Paese.

Purtroppo, il suo stato di conservazione non è dei migliori, cosa su cui l’Unesco ha lanciato l’allarme in diverse occasioni. Per questo motivo, diverse organizzazioni internazionali hanno collaborato tecnicamente e finanziariamente con i governi haitiani per prevenire un ulteriore deterioramento.

 

Rievocazione storica al Forte Santa Tecla
Da genovatoday.it del 11 maggio 2023

Al Forte Santa Tecla arriva un fine settimana nel segno della rievocazione storica. I gruppi metteranno in scena momenti di vita quotidiana di soldati stanziati nel forte in età napoleonica. All’inizio del XIX secolo, la città di Genova era oppressa dalle forze inglesi, russe e austriache, un’oppressione che sfociò in un assedio che strinse la città tra le montagne e il mare. Genova era vista come una testa di ponte cruciale nelle comunicazioni tra la Francia e il territorio italiano, rendendola una conquista appetibile per le altre potenze europee. Tra le truppe in difesa della città, anche un manipolo di uomini nel forte di Santa Tecla: ed è proprio la vita di questi uomini sotto assedio che sarà rievocata sabato 13 e domenica 14 maggio.

Oltre alle rievocazioni sono previste delle visite guidate che inizieranno alle 8:30 del mattino, quando si terrà la cerimonia dell’alzabandiera, e termineranno alle 21:30 con cadenza oraria. Domenica, invece, le visite si concluderanno alle 13:30. Per prenotare una visita o ricevere ulteriori informazioni contattare i seguenti recapiti telefonici e di posta elettronica: - 393 396 3345 (tra le fasce orarie: 10/12 e 15/18) - info@retefortesantatecla.it

L’evento è patrocinato dal Comune di Genova ed è stato realizzato in collaborazione con il Municipio Bassa Val Bisagno, con la Gendarmerie imperiale, con la Rete forte Santa Tecla e con il coordinamento rievocazioni storiche.

«Il weekend che si profila a forte Santa Tecla - dicono l’assessore alle Tradizioni Paola Bordilli e il consigliere con delega ai Grandi eventi Federica Cavalleri - darà la possibilità di fare un tutto nel passato e di conoscere uno dei forti più belli della zona. Un’occasione per scoprire o riscoprire la storia della nostra città e le sue fortificazioni, della vita dei soldati ai tempi di Napoleone e di passare una giornata diversa, ma ricca. Siamo grati al Municipio che ci ha proposto di collaborare insieme alle associazioni per un evento così particolare».

«Come presidente del Municipio 3 Bassa Val Bisagno - dice Angelo Guidi - sono molto contento dell'evento della ricostruzione dell'Assedio del 1800 realizzato nel Forte di Santa Tecla da parte della Rete Forte Santa Tecla. L'impegno mio e dell'Assessore Barbara Lagomarsino, che ha fortemente voluto la sua realizzazione con la collaborazione del Comune di Genova, va nella valorizzazione del nostro territorio e delle sue bellezze per i nostri cittadini e per tutti i genovesi».

 

Pubblicati on line i libri strenna della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena
Da corrierecesenate.it del 9 maggio 2023

Per sfogliarli o scaricarli basta accedere al sito, tante le fotografie

La Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena ha messo a disposizione sul web i libri-strenna pubblicati insieme alla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

Per sfogliarli o scaricarli basta collegarsi al sito www.fondazionecarispcesena.it nella sezione Pubblicazioni.

Quattro le pubblicazioni disponibili: “Sulle spalle dei giganti” (uscito nel 2019 e dedicato bellezze naturali del Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna), “Provincia di Forlì-Cesena illustrata” (pubblicato nel 2020, con sei itinerari sulle tracce dei grandi personaggi del territorio dal Medioevo al primo Novecento), “Ad munitionis firmamentum” (strenna 2021 che documenta gli antichi sistemi difensivi delle città di Cesena, Forlì e Forlimpopoli) e infine la strenna 2022 “Le vie dell’anima” (panoramica sui cammini storici che attraversano il territorio di Forlì-Cesena).

Tutti i volumi, realizzati con il contributo di esperti e studiosi fra i più qualificati per i vari settori, si caratterizzano per il ricco apparato fotografico di cui sono dotati.

 

Cento anni dell’Aeronautica Militare 1923 - 2023 “Con valore verso le stelle”. Conferenza in streaming su Cefalunews
Da cefalunews.org del 9 maggio 2023

Cento anni dell’Aeronautica Militare 1923-2023 “Con valore verso le stelle”. Conferenza in streaming su Cefalunews.

Per ricordare i cento anni della costituzione dell’Arma Azzurra, il 15 giugno 2023 si svolgerà in diretta streaming, a partire dalle ore 18.00, dalla pagina Facebook di Cefalunews.org, la conferenza online dal titolo: I cento anni dell’Arma Azzurra 1923-2023 “Con valore verso le stelle”.

Introduce e modera Mario Macaluso, Giornalista, Direttore di Cefalunews.

Saluti: Maria Terranova, Sindaco di Termini Imerese Maria Concetta Buttà, Assessore Cultura Giuseppe Lucio Maria Preti, Assessore Turismo e Sport

Interventi

Mario Pietrangeli, Gen. B. (Ris) Esercito Italiano Il Museo dell’Aeronautica di Volandia, Umberto Rocco, Gen. B. (Ris) Guardia di Finanza

Introduzione sull’attività dell’ANFI e cenni storici sui mezzi aerei del Corpo della Guardia di Finanza
Michele Nigro S. Ten. (c.a.) Guardia di Finanza (Ricercatore Storico Militare) Le origini del Servizio Aereo della Guardia di Finanza e l’impiego degli aeromobili nell’ambito operativo
Francesco Fortunato, Ingegnere Aeronautico La Grande Guerra: La nascita dell’Arma aerea
Bruno Zama, Dirigente dell’Associazione “La Squadriglia del Grifo”.
Francesco Baracca, l’eroe dell’aria nella Grande Guerra e la sua Lugo di Romagna
Donaldo Di Cristofalo, Geologo, Comitato spontaneo per lo studio delle fortificazioni militari
La Regia Aeronautica nel secondo conflitto mondiale. Alcune considerazioni

Hanno aderito all’iniziativa:
Il Comune di Termini Imerese, Il Museo Francesco Baracca (Lugo di Romagna) – la Fondazione Museo dell’Aeronautica (Volandia) – l’Associazione “La Squadriglia del Grifo – l’Associazione Nazionale Polizia di Stato (A.N.P.S.), Sez. Termini Imerese – l’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia (A.N.F.I.), Sez. di Palermo e Bagheria – l’Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia (A.N.Art.I), Sez. Termini Imerese – l’Associazione Nazionale Carristi d’Italia (A.N.C.I.), Sez. Firenze – l’Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici (I.S.S.P.E.) – l’Associazione Europea Ferrovieri (A.E.C.).

LA STORIA

Il 28 marzo di un secolo fa nasceva l’aviazione militare italiana (in seguito aeronautica). In realtà, questa nuova forza armata autonoma, la quarta in ordine cronologica (1) venne sancita con l’emanazione del regio decreto 645 del 28 marzo 1923. Nel 1915, con l’entrata in guerra dell’Italia, l’arma aerea tricolore, già sperimentata per la campagna di Libia, fu utilizzata come strumento di ricognizione, caccia e bombardamento. Sempre nello stesso anno, a Santa Caterina di Pasian di Prato, sorsero alcuni hangar in legno per ospitare la “Cavalleria dell’aria”, la caccia. Questo campo di volo che prese il nome della località alle porte di Udine, è da considerarsi a buon diritto la culla dell’aviazione da caccia italiana. Infatti, ospitò il primo nucleo dell’8a Squadriglia Niuport, incaricata di difendere non solo il Comando Supremo ma anche la città di Udine. Questa unità aerea, inquadrata nel Regio Esercito, sul finire del 1915 divenne la 1a Squadriglia da Caccia Nieuport, mentre, dal 15 aprile dell’anno successivo assunse definitivamente la denominazione di 70a Squadriglia da Caccia. Il reparto in seno al Corpo Aeronautico del Regio Esercito annoverò tra le sue fila i leggendari cavalieri del cielo: Francesco Baracca, l’Asso degli Assi (34 vittorie), e gli Assi: Fulco Ruffo di Calabria, Guido Tacchini e Luigi Olivari, solo per citarne alcuni.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale i nostri aviatori furono presenti sul Fronte greco-albanese, in Africa orientale, in Africa settentrionale, sui cieli di Malta, e del Mediterraneo, sul Fronte russo e anche nel territorio metropolitano. Poi, dopo l’8 settembre 1943 le forze armate italiane si trovarono a un bivio: o scegliere se obbedire al governo Badoglio (Regno del Sud), alleato con il vecchio nemico angloamericano, oppure parteggiare con la Repubblica Sociale Italiana (RSI) comunemente conosciuta come Repubblica di Salò (collaborazionista con la Germania del Terzo Reich), insediatasi nei pressi di Salò, sul Lago di Garda, e che includeva le regioni del Centro-Nord. Pertanto, anche l’Aeronautica italiana si trovò spezzata in due: l’Aeronautica Cobelligerante Italiana operante nel territorio del sud Italia, già liberato dagli Alleati, e i reparti della ricostituita aeronautica fascista: ossia l’aviazione repubblicana, denominata ufficialmente Aeronautica Nazionale Repubblicana (ANR), che adottò le procedure in uso presso l’aviazione militare tedesca, la Luftwaffe.

L’attività bellica dell’ANR continuò sino alla resa incondizionata della Germania (8 maggio 1945). Infine, nel 1946, mediante il referendum popolare del 2 e 3 giugno, per determinare la forma di governo a seguito della fine del secondo conflitto mondiale; in Italia mutò la forma istituzionale dello Stato, cioè avvenne il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Ragion per cui fu cancellato il titolo di Regia Aeronautica (RA) per far posto all’attuale Aeronautica Militare Italiana (AM).

Bibliografia e sitografia

1. Alessandro Fraschetti, Prima organizzazione dell’Aeronautica Militare in Italia dal 1884 al 1925, Roma, Stato Maggiore Aeronautica Ufficio Storico, 1986.
2. Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, Un esercito forgiato nelle trincee – L’evoluzione tattica dell’esercito italiano nella Grande Guerra, Udine, Gaspari, 2008.
3. Paolo Ferrari, L’aeronautica italiana: una storia del Novecento, Franco Angeli, 2004.
3. Gino Galuppini, La forza aerea della Regia Marina, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 2010.
5. Roberto Gentili e Paolo Varriale, I Reparti dell’aviazione italiana nella Grande Guerra, AM Ufficio Storico, 1999.
6. Giuseppe Longo 2014, Ottobre 1914, i primi mesi di guerra aerea, Cefalunews, 27 ottobre.
7. Giuseppe Longo 2015, Novembre 1914, gennaio 1915: il primo Natale di guerra aerea, Cefalunews, 19 gennaio.
8. Giuseppe Longo 2015, Grande Guerra: un dirigibile anche a Palermo. Cefalunews, 24 febbraio
9. Giuseppe Longo 2015, Un nuovo anno di guerra aerea: febbraio-maggio 1915. 28. Cefalunews, 28 maggio.
10. Giuseppe Longo 2015, Il futuro dell’aeronautica nella Grande Guerra. Cefalunews, 13 giugno.
11. Giuseppe Longo 2016, Sul cielo di tutti i fronti, ottobre 1915-marzo1916. Cefalunews, 11 agosto.
12. Fortunato Minniti, La rivoluzione verticale. Una storia culturale del volo nel primo Novecento, Roma, Donzelli, 2018
13. Giuseppe Longo 2018, Prima Guerra Mondiale: guerra aerea totale – aprile – agosto 1916. Cefalunew, 28 marzo.
14. Giuseppe Longo 2018, Prima Guerra Mondiale: Francesco Baracca la fine del “Cavallino Rampante”, Cefalunews, 19 giugno.
15. Roberto Bassi, I cacciatori di Santa Caterina. Le origini dell’aviazione da caccia italiana attraverso le immagini. Udine, ottobre 2018
16. Giuseppe Longo 2018, Carro FIAT 2000, il gigante perduto. A cento anni dalla sua costruzione (1918-2018), Cefalunews, 20 dicembre.
17. Giuseppe Longo 2019, Prima Guerra Mondiale: Le “battaglie di materiali” – settembre 1916, gennaio 1917, Cefalunews, 26 giugno.

 

Paestum, bunker "dimenticato": appello al Comune per manutenzione sito
Da vocedistrada.it del 10 maggio 2023

Capaccio Paestum. E’ stato portato alla luce nel 2013 riscontrando sin da subito interesse e grande curiosità. Oggi, a dieci anni di distanza, il bunker della Seconda Guerra Mondiale necessità di una più ampia e decisa manutenzione.

Da qui l’appello al Comune affinchè, anche in vista della bella stagione quando arriveranno sulla costa migliaia e migliaia di turisti, di disporre le necessarie attività di bonifica compresa tutta l’area, che circonda il bunker. Il rifugio infatti, è infestato dalla presenza di erbacce ed interessato dal crollo di alcune pietre, che andrebbero sistemate. La struttura per la difesa costiera si trova sulla spiaggia di Torre di mare nei pressi di via Afrodite. E’ formata da due costruzioni speculari ed insabbiate, dell’altezza di tre metri e dieci di lunghezza, entrambe dotate di camera di combattimento e feritoia disposte, in modo tale, da fronteggiare l’avanzata di soldati nemici. Il bunker venne costruito nel corso dello sbarco a Salerno. Fu successivamente occupato dai tedeschi che lo usarono per contrastare la Quinta Armata americana sbarcata sulla spiaggia di Paestum il 9 settembre 1943. Nel corso del tempo è stato ricoperto da rovi e erbacce.

Nell’aprile del 2014 con apposita ordinanza fu dispostala bonifica e la pulizia dell’area da arbusti e sterpaglie

All’epoca fu realizzata anche una staccionata in legno, al fine di evitare l’accesso ai veicoli e idonei sistemi di sicurezza e di chiusura. Si tratta di un monumento che riguarda uno degli eventi storici più importanti avvenuti a Capaccio Paestum quale lo sbarco Alleato. Il rifugio potrebbe essere inserito anche negli itinerari, che ripercorrono quel periodo storico in quegli anni, a tale scopo, fu siglato un protocollo d’intesa con altri tre comuni dl territorio.

Il rifugio insiste su un tratto di costa dove gli studenti dell’Istituto comprensivo Capaccio Paestum hanno messo in atto il progetto Giglio d’Amare

Un percorso di salvaguardia ambientale del tratto di area dunale compreso proprio nell’area antistante il bunker tra il lido Eden Bleu e il lido La Gondola.“ Interventi di manutenzione periodica del bunker consentirebbero di mantenere tutta l’area in perfette condizioni anche per eventuali visite al bunker. Sarebbe pure opportuno collocare dei pannelli storici informativi per i visitatori.

 

Mestre. Niente "bomba day" a Forte Marghera: la mina anticarro in realtà era un coperchio di metallo
Da ilgazzettino.it del 10 maggio 2023

Di Davide Tamiello

MESTRE - Alla fine era un falso allarme: la bomba di Forte Marghera non era una bomba. Le fattezze dell'ordigno bellico della seconda guerra mondiale, in effetti, quella base metallica a cerchi concentrici ce l'aveva. In un primo momento, anche le forze dell'ordine e la prefettura l'avevano catalogata come una mina anticarro. In fin dei conti era plausibile, visto il contesto: guerra, armi e bombardamenti hanno caratterizzato la storia di questo ex presidio militare.

E così quando domenica sera uno dei partecipanti al Venezia Comics, la rassegna del fumetto che in questi giorni ha attirato al forte migliaia di appassionati, ha segnalato quell'oggetto che aveva tutta l'aria di essere una mina bellica, era scattato l'allarme: inizialmente il personale del forte aveva presidiato l'oggetto per poi chiamare le forze dell'ordine. Prima carabinieri e poi polizia avevano recintato l'area. Il prefetto Michele Di Bari ha infine richiesto l'intervento degli artificieri dell'8. reggimento genio guastatori paracadutisti "Folgore" di Legnago per le operazioni di disinnesco. Nel frattempo era stato garantito un presidio fisso delle forze dell'ordine per tenere alla larga appassionati e curiosi.

Gli artificieri dell'esercito, però, una volta sul posto non hanno dovuto disinnescare o far brillare alcunché. Gli esperti di esplosivi del gruppo veronese, infatti, si sono resi conto che quell'oggetto non era una mina anticarro ma un coperchio metallico privo di esplosivo. Potrebbe trattarsi comunque di un reperto bellico, ma totalmente innocuo: rimossi i sigilli del sequestro, l'area è stata riaperta senza restrizioni. Niente bomba day, quindi, questa volta per Mestre. In città si ricordano in particolare le ultime due operazioni di bonifica, sempre degli artificieri del genio, per due ordigni, però, di ben altre dimensioni: due bombe gemelle da 500 libbre (226 chili) ritrovate a distanza di meno di un anno tra dicembre 2019 e l'autunno del 2020 tra l'area di porto Marghera e il cantiere del campus di Ca' Foscari in via Torino. In quei due casi, l'ordigno era stato trasportato al porto per poi essere fatto brillare in mare aperto: le case all'interno del raggio di sicurezza erano state evacuate, nel primo caso (quando l'emergenza covid era ancora lontana dai pensieri di tutti) era stato allestito un maxi punto di raccolta al palasport Taliercio.

 

Bunker di via Giordano Bruno: a quando il restauro del primo piano?
Da torinooggi.it del 9 maggio 2023

Il Rifugio antiaereo di via Giordano Bruno è un luogo denso di storia e significati per borgo Filadelfia, ma ha bisogno da un lato di un restauro e dall'altro di essere giustamente valorizzato.

Già i coordinatori Alberto Loi Carta e Dario Pera hanno annunciato che nel parere sul PEC relativo ai lavori per gli ex Mercati Generali all'interno del quale è coinvolto in parte il rifugio, chiederanno di prestare particolare attenzione al bene storico.

Il consigliere Alessandro Lupi (Civica per la 8) ha tuttavia voluto esprime la sua preoccupazione per il destino del bunker. “Solo una copertura e un’indicazione esterna. Borgo Filadelfia merita di più” ha scritto in un post su facebook.

Il coordinatore Enrico Foietta concorda sulla necessità di sottolineare l’importanza del rifugio nel parere sul PEC. “Visto che l’area viene trasformata occorrerà tenerne conto, ma occorre lavorare bene, non si tratta di un intervento di restauro semplice”.

La storia del Rifugio

Il rifugio, costruito sulla base dei magazzini alimentari degli ex Mercati Generali, si trova a 14 metri di profondità per una lunghezza di circa 60 metri circa. Con tre gallerie parallele larghe 4,5 metri, secondo un impianto tipico dei rifugi antiaerei costruiti a Torino a partire dal 1942, la struttura era dotata di quattro punti di accesso e uscita, in posizioni contrapposte per garantire opportune vie di fuga. Oggi solo rimane quella nell’angolo nord-ovest: un volume che emerge dal piano strada con due scalette di accesso. Le rimanenti tre risultano compromesse da demolizioni con successivi riempimenti eseguiti in occasione della realizzazione del parcheggio per le Olimpiadi del 2006.

Proprio in occasione delle Olimpiadi, la struttura ha rischiato di essere abbattuta completamente. Un'azione cui si era opposta l'associazione culturale Filadelfia che grazie alla raccolta di oltre 5 mila firma aveva ottenuto dal Comune la garanzia di non abbattere il bunker e che anzi che si sarebbe lavorato proprio per metterne in sicurezza almeno il primo piano. "Ci avevano assicurato che sarebbe stato messo a posto e reso fruibile per il pubblico e le scuole" commentano dalla stessa associazione. L'associazione oggi torna a chiedere proprio di tornare su quel progetto.

"Il rifugio è uno spazio affascinante, ricco di storia, non lo si può lasciare così e non basta una tettoia per sistemarlo. Deve essere messo a norma per la cittadinanza e non solo".“Come associazione combatteremo perché non esiste una cosa del genere. Cosa c’è di più interessante di vedere dove si rifugiavano i nostri avi durante la guerra?” Aggiunge Ivana Galvani, dell’associazione culturale Filadelfia.

Il PEC per gli ex Mercati Generali

Il progetto non prevede costruzioni nella struttura interrata, fatto salvo il padiglione leggero su via Giordano Bruno. In corrispondenza dell'ingresso al rifugio, è infatti prevista una nuova struttura leggera di copertura, una sorta di tettoia a protezione del bene. Sulle facciate esterne, in particolare sul lato verso via Giordan Bruno, si prevede di installare poi alcuni pannelli metallici che illustrano la storia del rifugio. Per le aree pedonali pavimentate di accesso e quelle adiacenti alle aree verdi, il progetto propone infine una pavimentazione lapidea.

 

Alla base di Aviano parte l'esercitazione Swift Response 23
Da friulioggi.it del 9 maggio 2023

L’esercitazione alla base di Aviano.

Esercitazioni militari fino al 20 maggio alla base di Aviano. Il 31st Fighter Wing sta supportando molteplici forze aeree e unità dell’Air Force Reserve Command durante la Swift Response 23 nell’ambito dell’esercitazione Defender 23.

Si tratta di un’esercitazione guidata dall’Europa e dall’Africa che toccherà 10 Paesi con 26 nazioni alleate e partner partecipanti. Questa formazione annuale è condotta per migliorare l’interoperabilità tra le nazioni alleate e i partner regionali, migliorando allo stesso tempo la capacità operativa congiunta attraverso una serie di missioni.

 

Presso l'Arsenale Militare di Messina varato il galleggiante di uso locale GL 796
Da aresdifesa.it del 9 maggio 2023

Lunedì 8 maggio presso l’Arsenale Militare di Messina, in una giornata piovosa ma davanti alla splendida cornice del porto di Messina, è stato varato il quarto galleggiante di uso locale GL 796 di prossima dislocazione presso i Comandi delle Stazioni Navali della Marina Militare.

La costruzione del galleggiante realizzato “in house” presso l’Arsenale Militare ha goduto dell’esperienza maturata dalle maestranze nel corso delle precedenti tre analoghe costruzioni. Sono stati pertanto perfezionati e velocizzati alcuni processi produttivi come l’assemblaggio delle strutture interne e la gestione dei mezzi di sollevamento di cantiere. Le operazioni di varo si sono svolte regolarmente alla presenza del Direttore dell’Arsenale Militare di Messina il Capitano di Fregata Pierpaolo Chiappini e della madrina, la Sig.ra Mimma Lombardo, dipendente dello Stabilimento. La cerimonia è stata celebrata con la benedizione dello scafo da parte del Cappellano Militare Don Luigi Benemerito davanti a tutte le maestranze che hanno contribuito alla costruzione del pontone.
Nelle prossime settimane il galleggiante sarà dislocato presso una delle basi navali della Marina Militare.

Operazioni di questo genere confermano la capacità dell’Agenzia Industrie Difesa e delle sue Unità Produttive ad essa affidate di rappresentare un importante partner per il sistema Difesa, al servizio delle Forze Armate.

Fonte e foto@Agenzia Industrie Difesa

 

Reggio, alla scoperta del bunker antiaereo: tutto quello che c'è da sapere
Da citynow.it del 9 maggio 2023

Aperto al pubblico nel 2021, il bunker rappresenta una potenziale risorsa culturale per il territorio e potrebbe diventare una vera attrazione

Di Vincenzo Comi

Non tutti conoscono l’esistenza a Reggio Calabria di un bunker antiaereo risalente al periodo bellico. Gli storici locali sotterranei del 1938 si trovano proprio sotto la stazione centrale di Piazza Garibaldi.

Bunker di Reggio Calabria, ambienti carichi di storia

Venuto alla luce durante i recenti lavori di ristrutturazione della stazione progettata, come quella di Messina, dall’architetto Angiolo Mazzoni, il bunker, rimasto chiuso per molto tempo, è stato aperto al pubblico in occasione della mostra ‘Station to station‘ organizzata nel 2021 dalla Techné Contemporary Art, realizzata con la collaborazione del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.

All’interno del bunker si trovano diverse stanze, alcune delle quali davvero suggestive. Si tratta di ambienti carichi di storia dal grande fascino e dalle enormi potenzialità. isibili le porte stagne di metallo e le attrezzature di sopravvivenza risalenti alla seconda guerra mondiale.

Stazione Centrale di Reggio, le origini del progetto ‘Mazzoni’

Il primo fabbricato della stazione ferroviaria centrale di Reggio Calabra sopravvisse al devastante terremoto del 28 dicembre 1908, che rase al suolo gran parte degli edifici cittadini, l’edificio scampò alla distruzione perché costruito su un unico livello con una estensione prevalentemente orizzontale.

Dopo il terremoto la struttura fu comunque giudicata inadeguata e furono affidati i progetti del nuovo fabbricato al personale tecnico degli uffici locali.

I lavori considerati urgenti e indifferibili dal ministro delle comunicazioni Ciano già nel 1925, non si realizzarono prima del 1936. Il nuovo progetto segna una svolta radicale rispetto ai canoni stilistici dei progetti precedenti. Il fabbricato assume un aspetto moderno ed efficiente, ispirandosi alla corrente razionalista.

In brevissimo tempo furono appaltati i lavori ed iniziati secondo un rigido cronoprogramma.

Stazione Centrale, la struttura del bunker dello Stato

In fase di costruzione, adeguandosi al Regio Decreto Legge n. 2121 del 24 settembre 19363, venne realizzato un piano interrato che corrisponde all’atrio e si distribuisce verso il lato sinistro della struttura.

Gli ambienti, adibiti a ricovero, venivano utilizzati in caso di attacco nemico, ed erano composti da pochi vani: un locale per il telegrafo, due depositi, un rifugio per il medico e uno per il personale ferroviario.

Gli ingressi, sbarrati da possenti porte metalliche, ricordano quelli dei sommergibili con possibilità di apertura solo dall’interno. In uno degli ambienti è presente un impianto atto a fronteggiare attacchi con uso di gas, sono infatti presenti un impianto di filtraggio e rigenerazione dell’aria, una riserva di ossigeno e una pompa attivata da un meccanismo elettrico e a pedali utile a immettere aria pulita all’interno dei vari ambienti, anche in assenza di elettricità.

Su una delle pareti un’insegna ricorda il numero delle persone che potevano usufruire dell’impianto: ‘Impianto antigas ‘Universale‘ per 50 persone.

Sui filtri poi è ancora visibile il fregio della “Società Anonima Bergoni” che all’epoca forniva le porte antigas e i sistemi di filtraggio dell’aria per le strutture Bunker dello Stato.
Il solaio di importanti dimensioni, che copre il “bunker”, è strutturato in modo tale da resistere alla penetrazione delle bombe; durante i recenti lavori di ristrutturazione della stazione di Reggio Calabria Centrale, è stato riscontrato che uno strato del solaio è costituito da binari ferroviari accostati e posizionati a testa in giù; questo accorgimento, evidentemente, era stato congegnato per resistere anche agli attacchi aerei.

Bunker di Reggio, potenziale attrazione turistica

Il bunker aperto al pubblico qualche anno fa in occasione della mostra ‘Station to Station‘ potrebbe oggi tornare ad essere uno spazio espositivo in cui poter organizzare nuove ed interessanti mostre.

Visto il successo dell’ultimo evento artistico, non è escluso che i dirigenti delle Ferrovie dello Stato possano nuovamente decidere di accogliere le iniziative virtuose delle realtà del territorio.

Il bunker rappresenta infine, a nostro avviso, uno spazio di riflessione ideale anche per le nuove generazioni e per gli studenti, sempre più desiderosi di toccare con mano la storia.

 

14 milioni a disposizione per il recupero del Forte San Felice, il comitato: “Spendere tutto e spendere presto"
Da chioggiatv.it del 8 maggio 2023

L’attenzione dei cittadini verso il Forte rimane sempre viva. È stato preparato il programma di visite per il 2023: il primo appuntamento il prossimo 13 maggio in occasione delle Giornate Nazionali dei Castelli ha visto in meno di 48 ore dall’apertura delle iscrizioni l’esaurimento dei posti disponibili. Un segno tangibile di quanta sia la curiosità e la voglia di scoprire quel pezzo straordinario della storia di Chioggia.

In queste ore Erminio Boscolo Bibi, presidente del Comitato del Forte San Felice, ha inviato alla stampa una nota dove invita all’azione gli organi preposti. “Bisogna spendere tutto e spendere presto” ha detto Bibi. Naturalmente c’è la consapevolezza che le risorse a disposizione per ora, circa 14 milioni di euro, non sono sufficienti per la totalità dei lavori, ma sicuramente consentono di portare a compimento una buona parte di essi.

Ecco il testo della nota

Un anno fa, il 2 maggio 2022, si è tenuta in Comune a Chioggia l’ultima riunione del Tavolo tecnico previsto dal protocollo d’intesa tra Ministeri e Comune per il recupero del Forte San Felice. Avveniva dopo un periodo di stallo, il cantiere per il restauro del portale aveva sospeso i lavori ad inizio ottobre 2021, le progettazioni relative agli altri edifici e le procedure relative alla definitiva dismissione del bene rallentavano. Il successivo sopralluogo al Forte dei partecipanti si svolse in un fiducioso sentimento che si fosse ripresa con forza l’iniziativa e si indicava per la metà del successivo mese di giugno la ripresa del cantiere. Proprio in quella occasione ci si rese conto dell’estrema urgenza di intervenire, constatando le pericolose crepe formatesi sulle murature delle pareti ovest della torre e del castello medievali. Tant’è che, in attesa di messa in sicurezza di quelle pareti, fu deciso dalla direzione lavori di modificare i percorsi delle visite guidate con l’esclusione di quel settore.

È trascorso un anno e purtroppo i cantieri non si sono ancora aperti, anche se ora sono finalmente annunciati come imminenti. Da un incontro avvenuto il 9 febbraio 2023 con l’ing. Volpe del Provveditorato OO.PP. e la dott.ssa Bidinotto del CVN (da noi sollecitato per avere indicazioni se e come fosse possibile organizzare un programma di visite guidate per il 2023) abbiamo avuto un quadro abbastanza preciso delle attività in corso e in programma da parte di Provveditorato e CVN. Abbiamo avuto la conferma dei finanziamenti disponibili per il recupero del Forte, probabilmente non ancora sufficienti, ma decisamente consistenti: ai 7 milioni di euro delle opere compensative del Mose già stabiliti nel 2018 si sono aggiunti i 5 milioni assegnati dalla finanziaria 2021 al Provveditorato OO.PP e 1,9 milione assegnato a fine 2022 alla Soprintendenza esplicitamente per il restauro del Castello medievale.

L’ing. Volpe concluse l’incontro dicendo:” Dobbiamo spendere tutto, dobbiamo spendere bene”. Concordando, aggiunsi:” …e dobbiamo spendere presto!”. Il passare del tempo continua ad aggravare la situazione: l’azione delle intemperie e della vegetazione infestante non si ferma. Nei giorni scorsi ci sono state al Forte alcune visite di scolaresche: vedere la ricrescita della vegetazione che copre il Castello e ne mina vieppiù le strutture fa davvero male al cuore.

Il processo di recupero del Forte è nato dalla partecipazione dei cittadini (25.122 firme nella campagna dei Luoghi del Cuore FAI del 2016) e continua ad essere segnato dalla partecipazione: qualcuno torna a visitarlo anno dopo anno nella speranza di verificare i progressi attesi. Abbiamo inviato ai partecipanti del Tavolo tecnico una lettera in cui ne sollecitiamo la convocazione per rilanciare l’iniziativa: è quello il luogo dove confrontarsi, scambiare le informazioni per coordinarsi e definire le questioni ancora aperte e le prospettive. Confidiamo nello spirito di collaborazione e impegno di tutti gli Enti.

 

I “segreti” della base Nato nel Porto Canale
Da unionesarda.it del 8 maggio 2023

Foto L'Unione Sarda

Centinaia di mezzi da guerra, da munizioni a carri armati, stipati in otto ettari del Terminal concessi per tre mesi

Il blitz lo compiono i carrelli elevatori del Porto Canale. Tutto accade nel cuore della notte, prima dello sbarco dell’ultima nave militarizzata carica di “guerra”. L’ordine è perentorio: blindare l’ultima fessura della visuale di scarico della “New Amsterdam”, l’ultima nave spedita dal nord Europa nel porto di Giorgino, il terminal container trasformato da landa desolata a base militare non autorizzata, finita direttamente, con una triangolazione concessoria, nelle mani della Nato.

Muro d’acciaio

In piena notte, prima che i teleobiettivi si possano affacciare a ridosso del “pontile dei pescatori”, per svelare il carico di fuoco destinato a schiantarsi direttamente sulle insenature di Capo Teulada, gli addetti ai movimenti dei container innalzano un vero e proprio muro d’acciaio alto quasi sei metri e lungo ventiquattro. Tutto per impedire la vista del carico. Non avevano gradito le immagini pubblicate dal nostro giornale in occasione del primo scarico, quella del “traghetto” di guerra “Ark Germania”.

Videomaker di guerra

I dettagli dei micidiali carri armati Leopard, spediti dalla Germania in Sardegna per una evidente prova di forza e potenza bellica, probabilmente, dovevano restare segregati in quell’area blindata di otto ettari, già circoscritta da un muro di container capace di togliere il respiro anche ai fenicotteri che sorvolano quel tratto di Santa Gilla, a ridosso dello stagno. Da una parte la Nato si è presentata al cospetto dell’Isola del turismo con addetti stampa e videomaker, con l’obiettivo di proiettare nel circuito mondiale dell’esibizionismo bellico le immagini patinate del “fuoco” da dispiegare in terra sarda, dall’altra, però, in Sardegna, secondo le direttive del Ministero della Difesa, è indispensabile non “urtare” le sensibilità, impedendo in tutti i modi di svelare il carico di guerra che si sta abbattendo sull’esclusivo patrimonio naturalistico e ambientale dell’Isola.

Segreto di fuoco

Come spesso capita, però, sono proprio i tentativi di censura a infrangersi sull’incedere delle immagini più eloquenti di quanto sta avvenendo “segretamente” dentro la “base Nato” del Porto Canale di Cagliari. Le immagini che pubblichiamo in questa inchiesta svelano senza orpelli il vero carico armato che si sta ancora riversando sulla città capoluogo dell’Isola. Una distesa infinita di carri armati, mezzi blindati con l’effige rossa e la fiamma nera a simboleggiare il carico esplosivo da “dilaniare” sulla penisola Delta, quella di Teulada, devastata a tal punto da essere definita nelle carte militari come “interdetta”, ma non solo, visto che i bombardamenti si stanno dispiegando su un’area di 7.200 ettari, oltre lo specchio acqueo “sequestrato” davanti alla punta estrema di Capo Teulada.

Immagini shock

Il muro dei container che si staglia sulle gru di ruggine e acciaio di quel che fu il porto transhipment di Cagliari è l’emblema di quella “segretezza” dispiegata in Sardegna, a fronte dell’esibizionismo Nato in giro per il mondo. Sono le fonti internazionali a immettere nel circuito quanto doveva restare blindato in terra sarda. Immagini shock che fanno capire come l’Isola dei Nuraghi sia stata trasformata in un vero e proprio bersaglio internazionale, con un dispiegamento di guerra senza precedenti.

Schieramento di guerra

Che l’assetto d’attacco si stia lentamente componendo lo dimostra quella sventagliata di carri armati messi in posa per la foto da divulgare nei canali della Nato, finita nelle nostre mani. Sullo sfondo dei monti di Teulada la “corazzata” dell’Alleanza Atlantica schiera il più vecchio degli armamentari bellici, quello dell’attacco terrestre. Del resto se non fosse così le industrie belliche non dovrebbero più produrre e vendere a caro prezzo carri armati, obici e altri arnesi di morte. Resta da comprendere quale sarebbe lo scenario di guerra da esercitarsi in un’Isola, con tanto di avanzamento terrestre e navale.

Tedeschi all’attacco

Di certo i tedeschi, quelli che si dichiaravano i più pacifisti della Nato, nei loro report interni sulla missione sarda non fanno mancare di esaltare la loro “supremazia” dichiarando di aver spedito nell’Isola ben 700 uomini, 30 mezzi pesanti cingolati e oltre 260 mezzi gommati. Sono loro che hanno assunto il comando della componente terrestre della «Very High Readiness Joint Task Force» della NATO, l’unità speciale di pronto intervento in caso di guerra. Le dichiarazioni del comandante tedesco sono da esaltati di guerra: «Abbiamo schierato una parte rappresentativa degli oltre 10.000 soldati della VJTFLand Brigade in Sardegna per dimostrare la prontezza, la mobilità strategica e l'efficacia in combattimento». E poi ci sono le note interne, quelle divulgate a pochi addetti. Le affermazioni sono senza appello: «Nell'ambito del loro dispiegamento in Sardegna, le truppe tedesche insieme ai loro alleati condurranno una serie di esercitazioni di tiro dal vivo presso l'area di addestramento di Capo Teulada, che culmineranno in una giornata dimostrativa congiunta delle potenze alleate mostrando la prontezza della Nato per la guerra».

12 maggio, lo showdown

«Tiro dal vivo», recita il cablogramma della Nato, ovvero si spara senza tregua. Lo showdown di questa guerra annunciata, l’apoteosi del dispiegamento bellico, una sorta di attacco senza ritorno, è fissato per il 12 maggio prossimo. In quell’occasione la Nato dovrebbe immortalare le immagini della potenza di fuoco da mostrare ai potenziali “nemici”, a partire dalla Russia. Ovviamente si sparerà di tutto e di più, dai Leopard, capaci di demolire qualsiasi cosa a distanza di cinque chilometri, ai missili della contraerea americana giunti chissà per quale motivo in Sardegna. Demoliranno senza tregua, coste e isolotti, comprese le aree devastate da quel disastro ambientale finito sotto processo, nonostante sfuggano i responsabili di un misfatto che rischia di restare impunito.

Gli armadi delle spesucce

In attesa della grande guerra in terra sarda, quella del prossimo 12 maggio, dagli armadi della Nato cominciano ad emergere le cifre impressionati di un’esercitazione dai costi milionari. Non solo milioni e milioni di armi, dai missili a bombe imponenti. Tra le spese che fanno sobbalzare persino i sostenitori del “benessere” della Nato in Sardegna ci sono i costi della «prima colazione a connotazione “internazionale”» affidata ad una società di Villanova di Castenaso, in provincia di Bologna, per la cifra di 240 mila euro di cornetti e bacon. Nell’elenco delle spesucce c’è anche il noleggio di “wc” portatili, per la bellezza di 2 milioni e centomila euro, anche se, poi, la Nato ha fatto fermare la gara. Dal comando hanno fatto sapere che ai “cessi” ci avrebbero pensato attraverso la logistica internazionale della Nato. Il Ministero della Difesa, però, si è dovuto far carico dello smaltimento fognario affidato ad una ditta sconosciuta per ben 368 mila euro.

Manco l’acqua

La sberla più significativa per i sostenitori della ricaduta economica sulla Sardegna arriva dal contratto stipulato il 18 aprile scorso con la società «Campania Alimentare», una srl con sede in via della Stadera a Napoli. Dovrà fornire bottigliette d’acqua da mezzo litro in terra sarda, per la modica cifra di 78 mila euro. In Sardegna, insomma, non hanno comprato manco l’acqua da bere. Alla faccia del benessere della “guerra” in terra sarda. Infine, la foto di due militari tedeschi su un carro armato a Teulada pubblicata con un tweet shock sul profilo ufficiale della Nato: «Speriamo vi stiate divertendo».

 

Augusta, la città delle Fortezze con una storia imperiale
Da lasicilia.it del 8 maggio 2023

C'è tanta storia da raccontare su Augusta, così come ci sono tanti luoghi da visitare per approfondire il suo grande passato di città imperiale.
Fondata nel XIV secolo da Federico II di Svevia, la città deve il suo nome per l’appunto al suo passato di città imperiale. Nel centro storico di Augusta il primo monumento che salta agli occhi è la cosiddetta Porta spagnola, la più spettacolare e imponente tra le porte di accesso alla città antica e risalente al XVII secolo.

Interessante notare i due meravigliosi grifoni di marmo a tutto tondo che sorreggono la cornice sulla sommità della porta, testimonianza della grande abilità degli scalpellini e dei maestri intagliatori dell’epoca aragonese. Poco oltre la porta si arriva alla principale attrazione del centro storico, il Castello Svevo, la struttura difensiva voluta da Federico II di Svevia come simbolo del suo dominio sulla neonata città. Le strutture militari di difesa sono una presenza costante sul territorio di Augusta e testimoniano la storia burrascosa che nel corso dei secoli ha attraversato la città: Forte Vittoria, Forte Avalos e Garcia, ancora oggi ben distinguibili nel tessuto urbano.Vale la pena visitare anche gli edifici religiosi che popolano il cuore della città, come la chiesa di Santa Maria Assunta, ricostruita dopo il sisma del 1693, e la chiesa delle Anime Sante, realizzata con una commistione di elementi barocchi e rococò di squisita fattura.

Per scoprire il passato più antico della zona di Augusta da non perdere una visita nel sito archeologico di Megara Hyblaea, l’antica polis greca fondata nel 700 a.C. da esuli provenienti dalla città di Megara e abbandonata dopo la devastazione portata dalla seconda guerra punica nel 202 a.C. Oggi è un parco archeologico di primaria importanza nel panorama siciliano e al suo interno si possono ammirare, l’agorà, i bagni ellenistici, l’heroon, le tracce delle mura di cinta e i resti di un tempio ellenistico in elegante stile corinzio. Brucoli è invece una piccola località sulla costa a qualche chilometro da Augusta ed è una spettacolare cittadina dove godersi il mare siciliano e organizzare una bella escursione nel magnifico ambiente naturale delle scogliere.

Appena oltre la scogliera è anche possibile visitare il Castello della Regina, una fortezza difensiva spagnola dove si può salire per godersi lo splendido panorama di tutta la baia.

 

Tour nel bunker Katarina B: scoprire e ricordare
Da lavoce.hr del 5 maggio 2023

L’ultimo appuntamento relativo alle celebrazioni della Giornata della liberazione di Fiume ha avuto luogo a Pulac, in forma di visita al bunker Katarina B (detto anche “Angheben II”), una delle fortificazioni del Vallo Alpino di maggior spessore e importanza nel periodo della Seconda guerra mondiale.

Le commemorazioni sono iniziate il 2 maggio, con l’inaugurazione della mostra “Battaglia per Fiume – Operazione Fiume - Trieste, 16 aprile-3 maggio 1945” allestita in Corso, seguita da una solenne conferenza sulla battaglia di liberazione del capoluogo quarnerino dell’ufficiale delle Forze armate in quiescenza e membro delle Corpo degli ufficiali croati, Rajko Samueli-Kačić e da una consulenza pubblica inerente a una migliore informazione dei giovani e di tutti gli altri interessati sull’opposizione antifascista e sul patrimonio dell’antifascismo, tenutasi negli spazi dell’ex Zuccherificio.

Il suddetto tour nei meandri del bunker, intitolato “Tracce della Seconda guerra mondiale” e guidato da Samueli-Kačić, ha visto l’affluenza di un centinaio di persone.

 

Giornata Nazionale dei Castelli, visite guidate al Forte San Felice
Da chioggianews24.it del 4 maggio 2023

Anche Chioggia aderisce alla Giornata Nazionale dei Castelli in programma per il 13 e 14 maggio prossimi.

Per questo sono previste visite guidate al Forte San Felice di Sottomarina sabato 13 maggio con orari: 14,30 – 15,30 – 16,30 – 17,30. Partenza dalla Batteria Sottomarina, presso darsena Mosella.

“Penso che l’iniziativa rappresenti un segno tangibile dell’importanza dell’accordo di valorizzazione del Forte San Felice”, ha sottolineato Elena Zennaro, Assessore alla Cultura del Comune di Chioggia. “A breve ci riuniremo con Ministero della Difesa, delle Infrastrutture e dei Trasporti e della Cultura per fare il punto della situazione e programmare gli ulteriori interventi, determinati a voler dare sempre più valore al nostro patrimonio culturale”.

Per prenotare la visita si può utilizzate il sito www.eventbrite.it digitando “Forte San Felice”.

Per info: veneto@istitutoitalianocastelli.it.

Giunta alla XXIV edizione, la Giornata Nazionale dei Castelli è un appuntamento organizzato dall’Istituito Italiano dei Castelli con il patrocinio del Ministero della Cultura. Le Giornate di maggio aprono e illustrano 37 siti principali in 19 regioni italiane, a cui si aggiungono 16 itinerari regionali con altre 46 architetture fortificate, festival, attività o feste tradizionali selezionati per chi dedica un weekend alle Giornate 2023.

L’Istituto Italiano dei Castelli è un’organizzazione culturale senza scopo di lucro, nata nel 1964 e riconosciuta dal Ministero dei Beni Culturali nel 1991, quando ha acquisito la personalità giuridica. L’Istituto, (ONLUS nel 2001), è associato a un organismo europeo patrocinato dell’Unesco, Europa Nostra-Internationales Burgen Institut. Due rappresentanti dell’Istituto sono membri permanenti del Consiglio Scientifico di Europa Nostra.

L’organizzazione promuove lo studio storico, archeologico ed artistico delle costruzioni fortificate, la loro salvaguardia e conservazione ed, infine, il loro inserimento nel ciclo attivo della vita contemporanea. E’ la prima ad aver iniziato ad operare in tal senso su tutto il territorio nazionale. Svolge inoltre un’intensa azione di sensibilizzazione scientifica e turistica dell’opinione pubblica tendente a diffondere in strati sempre più larghi della popolazione la conoscenza, l’apprezzamento e la volontà di tutela delle architetture fortificate. In oltre cinquanta anni di attività ha accumulato un background culturale e scientifico ineguagliabile, e costituisce l’interlocutore più autorevole nei confronti di soggetti pubblici e privati sulle tematiche afferenti le costruzioni difensive (castelli, borghi murati, forti, torri e residenze castellate). In tal senso dialoga e collabora sistematicamente con gli organi periferici del Ministero, così come con gli enti locali, in numerose attività aventi finalità di promozione culturale.

L’Istituto si articola in Sezioni regionali che, autonome nell’attività nel loro ambito, rispondono nelle linee generali a un Consiglio Direttivo nazionale; l’attività di studio e di ricerca è coordinata da un apposito Consiglio Scientifico, composto da docenti delle università italiane e da esperti di riconosciuto merito nazionale ed internazionale. Tra le iniziative principali si ricordano il Premio di Laurea sull’architettura fortificata, giunto alla XXIV edizione e le Giornate Nazionali dei Castelli (XXIII edizione). Da segnalare inoltre i viaggi e le visite di studio in Italia ed all’estero, convegni, seminari, conferenze e corsi di castellologia. (fonte: istitutoitalianocastelli.it)

 

Fiab Ravenna: il 6 maggio, si pedala per 40 chilometri tra i bunker fino a Marina di Ravenna
Da ravennanotizie.it del 4 maggio 2023

La tradizionale pedalata Fiab Ravenna del weekend propone per sabato 6 maggio, in collaborazione con la Pro Loco di Marina di Ravenna, un inedito percorso per i propri soci denominato “Il tour dei bunker della linea Galla Placidia”.

L’appuntamento per partecipare all’escursione sui pedali è fissato per le ore 9.30 alla stazione ferroviaria di Cervia (raggiungibile in treno con partenza da Ravenna alle 8.47 oppure c’è chi si recherà a Cervia in bici con partenza alle 8 dal Ponte Nuovo).

Dopo un breve saluto delle Autorità si partirà quindi per raggiungere e visitare esternamente le postazioni di difesa realizzate nella Seconda Guerra Mondiale lungo il litorale ravennate. L’escursione (che si snoderà per una quarantina di chilometri tra strade asfaltate e sterrate) si concluderà a Marina di Ravenna dove sarà offerto un ristoro a tutti i partecipanti.

 

Giornata Nazionale dei Castelli: Chioggia apre le porte di Forte San Felice -  “L’iniziativa rappresenta un segno tangibile dell’importanza dell’accordo di valorizzazione del Forte San Felice”
Da lapiazzaweb.it del 4 maggio 2023

Giunta alla XXIV edizione, la Giornata Nazionale dei Castelli è un appuntamento organizzato dall’Istituito Italiano dei Castelli con il patrocinio del Ministero della Cultura e anche Chioggia aderirà all’appuntamento, in programma per il 13 e 14 maggio prossimi. Per questo sono previste visite guidate al Forte San Felice di Sottomarina sabato 13 maggio con orari: 14,30 – 15,30 – 16,30 – 17,30. Partenza dalla Batteria Sottomarina, presso darsena Mosella.

“Penso che l’iniziativa rappresenti un segno tangibile dell’importanza dell’accordo di valorizzazione del Forte San Felice”, ha sottolineato Elena Zennaro, Assessore alla Cultura del Comune di Chioggia. “A breve ci riuniremo con Ministero della Difesa, delle Infrastrutture e dei Trasporti e della Cultura per fare il punto della situazione e programmare gli ulteriori interventi, determinati a voler dare sempre più valore al nostro patrimonio culturale”

Per prenotare la visita si può utilizzate il sito www.eventbrite.it digitando “Forte San Felice”. Per info: veneto@istitutoitalianocastelli.it.

 

Bunker di Caldogno: mostra collettiva “Presenze. A 50 anni dalla morte di Pablo Picasso”
Da vicenzareport.it del 4 maggio 2023

La collettiva dal titolo Presenze, in mostra a Caldogno, è nata per ricordare Picasso nel suo cinquantesimo anniversario della morte e così l’arte trasforma il Bunker tedesco (1943) di Caldogno in uno spazio dall’energia straordinaria.- Bunker di Caldogno: mostra collettiva “Presenze. A 50 anni dalla morte di Pablo Picasso”

Si è creata un’unità tra la serrata costruzione e l’esposizione delle opere, ricche di variazioni tematiche. Ne esce una rassegna dinamica, che ha raccolto dal grande artista spagnolo il significato dell’autonomia personale, lo spirito della ricerca che si riflette sui processi creativi.

Nell’esposizione, entrano forme geometriche, astratte e figurative che unite definiscono i lavori della rassegna. Anche la presenza dei materiali pittorici e i molti non pittorici, mosaico, legno, fotografia, ceramica, rame, oro, smalto, alluminio e PVC esprimono, nella loro flessibilità, la personale vocazione di ogni artista.

Fonte Maria Lucia Ferraguti

Inaugurazione sabato 6 maggio alle ore 18.30 Date di apertura: dal 6 al 28 maggio 2023 Orari di apertura: sabato e domenica 9:00 – 12:00 / 15:00 – 18:00 Luogo: Bunker di Caldogno, Via G. Zanella – 36030 Caldogno (VI) – accesso dai giardini del Complesso Palladiano di Villa Caldogno

Costi ingresso: Ingresso gratuito durante l’inaugurazione e per i residenti del Comune di Caldogno.
L’ingresso comprende oltre al Bunker la visita alla mostra permanente Dalla Prima Guerra Mondiale al 1945 situata al suo interno e a Villa Caldogno (Piano Nobile e Seminterrato). Biglietto intero €7,00 a persona; ridotto €5,00 (studenti, minorenni, over 65) gruppi (min. 10 persone) €6,00.–

Il bunker

Nel 1944 tutto il Complesso Palladiano fu requisito dall’esercito tedesco per insediarvi il comando della “Militar Saniat”. Nel settore retrostante le Barchesse venne costruito, alla profondità di sei metri rispetto il livello della campagna circostante, un Bunker in cemento armato con locali attrezzati per ospitare malati e feriti, nonché sale operatorie. L’esterno si presenta come una collina artificiale ricoperta da vegetazione e da piante anche di alto fusto.

La struttura del Bunker, completamente ristrutturata tra il 2007 ed il 2009, è stata per qualche anno sede attiva di un centro d’arte contemporanea, allora denominato C4 (Centro Cultura del Contemporaneo di Caldogno).
Nel 2016 il Bunker è stato sottoposto ad un nuovo intervento di risistemazione, resosi necessario dopo la drammatica alluvione nel 2010.

Luogo singolare ed emblematico, oggi il Bunker ospita progetti giovanili legati all’arte e alla cultura; i suoi stessi spazi diventano mostra permanente per descrivere la Storia ed il suo utilizzo originale, al fine di renderlo, assieme al Complesso Palladiano, visitabile dai turisti e spazio dedicato alla didattica laboratoriale per gli studenti in visita.

 

Cosa sappiamo del dirigibile individuato in una base militare nel nord est della Cina
Da wired.it del 3 maggio 2023

L'immagine satellitare catturata da BlackSky in Xinjiang, che mostra l'hangar, la pista d'atterraggio e il dirigibile

Scoperto dalle rilevazioni di un satellite degli Stati Uniti sarebbe lungo 30 metri e ancorato in una base militare nel deserto dello Xinjiang

Gli esperti militari di tutto il mondo si stanno chiedendo quale sia lo scopo di un dirigibile ancorato in una base militare nel nord est della Cina, fotografato da un satellite statunitense. Le immagini sono state scattate a novembre 2022 dalla società privata BlackSky, diversi mesi prima che gli Stati Uniti abbattessero un pallone spia cinese nella Carolina del Sud, ma diffuse solo a maggio 2023.

Era dalla seconda guerra mondiale che dirigibili e palloni aerostatici non conoscevano così tanta attenzione mediatica. Ma la loro integrazione con le nuove tecnologie, anche di intelligenza artificiale, li ha riportati sulla scena come ottime alternative ai satelliti per le operazioni di spionaggio, potendo volare più vicini agli obiettivi ed essendo più economici e più difficilmente rilevabili dai radar, tarati su oggetti che si muovo più velocemente, come gli aerei.

L'immagine satellitare catturata da BlackSky in Xinjiang, che mostra l'hangar, la pista d'atterraggio e il dirigibile (FOTO: BLACKSKY)

In particolare, la Cina sembra aver messo a punto un ampio programma di sorveglianza tramite aeronavi, già individuate più volte sia nelle Americhe che in altri paesi, come Taiwan. Fino a questo momento, sembrava che i mezzi impiegati fossero solo grandi palloni simili a mongolfiere, ma i satelliti di BlackSky hanno mostrato una diversa realtà.

Catturate da centinaia di chilometri di distanza, le immagini mostrano quella che sembra una pista di atterraggio di circa un chilometro, dotata di un hangar di circa 300 metri di lunghezza a una delle due estremità. Davanti all’hangar, un piccolo tratto orizzontale bianco, presumibilmente lungo sui 30 metri. Gli esperti aerospaziali che hanno analizzato le immagini per la Cnn non hanno dubbi: è un dirigibile.

Tuttavia, non è stato ancora possibile determinare lo scopo dell’aeronave. Potrebbe essere un nuovo sistema spionistico oppure un mezzo bellico. Infatti, secondo le analisi degli esperti del sito contro per il disarmo Arms Control Wonk, la base individuata da BlackSky, chiamata Korla east test site, sarebbe usata per sviluppare armi laser per colpire satelliti, studiare le microonde ad alta potenza e sistemi in grado di colpire i droni.

 

'Mura Sottosopra', visita alla scoperta dei segreti della cinta muraria
Da pisatoday.it del 3 maggio 2023

Un viaggio alla scoperta dei segreti della cinta muraria e del loro ruolo nell'urbanistica cittadina: sabato 6 maggio appuntamento con 'Mura Sottosopra', una visita con il professor Ilario Luperini alla ricerca delle caratteristiche delle Mura che ci permettono di esplorare la storia della città. Porte oggi tamponate che un tempo erano di vitale importanza, bastioni seicenteschi, torri mozzate, porte mai aperte.

Si parte alle 17 dai Bagni di Nerone: il primo tratto della passeggiata si svolge sotto le Mura per permettere ai partecipanti di ammirare al meglio gli elementi che compongono il monumento difensivo. Dal Parlascio, dove terminava il principale asse stradale della civitas medievale, fino alla Porta del Leone in piazza dei Miracoli. A seguire salita sul camminamento in quota e possibilità di rimanere fino alle 20, quando l'ora del tramonto è più vicina.

Info

Un evento promosso da Amur, Associazione per le Mura di Pisa, in collaborazione con l’associazione di Cooperative che gestisce le visite al camminamento in quota. Biglietti a 7 euro comprensivo dell’ingresso al camminamento in quota, massimo 30 persone, prenotazione consigliata via mail a luperini.ilario@gmail.com oppure via telefono e whatsapp al numero 346-3165759

 

I cacciacarri tedeschi: il Nashorn
Da difesaonline.it del 2 maggio 2023

Foto web

Di Francesco Sisto

02/05/23 - Il mezzo corazzato tedesco Nashorn (rinoceronte) fu uno dei più importanti cacciacarri utilizzati nel secondo conflitto mondiale.
Secondo i tecnici costituì una sorta di passaggio fra “il classico cannone da 88 mm autotrainato ed i successivi cacciacarri pesantemente corazzati” . Da sottolineare che lo stesso scafo usato per il “Rinoceronte” servì per creare il semovente d’artiglieria Hummel con bocca da fuoco da 150 mm.

L’industria bellica tedesca nella Seconda guerra mondiale, globalmente, fabbricò circa 494 Nashorn e più di 700 Hummel. Il Nashorn nacque, sostanzialmente, dalla necessità di avere un Panzerjager in grado di contrastare in maniera ancora più efficace i carri armati sovietici (in particolare il T-34 e il KV-1). Il mezzo tedesco venne sviluppato e impostato intorno al 1942 su uno scafo “ricavato” dai carri armati medi Panzer III e IV. Tuttavia, lo scafo aveva una collocazione differente, dato che l’impianto propulsivo fu trasferito anteriormente.
Il sistema di movimento dei cingoli era quello del carro IV, con 8 piccole ruote per parte, e 4 tendicingolo superiori, anch’essi da ogni parte.

La disposizione del cannone (da 88 mm) era in casamatta aperta superiormente e sistemata nella zona posteriore dello scafo. La protezione della casamatta era notevolmente meno spessa rispetto a quella dello scafo e non oltrepassava i 10 mm di spessore. Tuttavia, la bocca da fuoco venne ritenuta – secondo i tecnici del tempo – la più potente della categoria (fra quelle in produzione).

Il mezzo corazzato presentava delle criticità: difficoltà di manovra e lentezza sul terreno, malgrado l’impianto di appositi cingoli larghi per l’utilizzo su fango e neve; scarse possibilità di spostamento della bocca da fuoco in senso orizzontale e una carente protezione per l’equipaggio.

Il veicolo venne inizialmente chiamato Hornisse (calabrone); poco tempo dopo, però, fu rinominato Nashorn (sembra per volere di Hitler).

Il battesimo del fuoco per il cacciacarri tedesco avvenne nella battaglia di Kursk (5 luglio- 23 agosto 1943), e si distinse.

Nel corso della guerra il mezzo venne assegnato ai battaglioni pesanti controcarro; il Nashorn operò su quasi tutti i teatri bellici (in particolare fronte orientale e Italia).

Da ricordare che il 6 marzo del 1945 un Nashorn riuscì a mettere fuori combattimento un carro armato (pesante, ndr) statunitense M26 Pershing – a Niehl in Germania – a una distanza di quasi 270 metri. Il veicolo, in seguito, fu “rimpiazzato” dal cacciacarri Jagdpanzer V Jagdpanther.

Il Nashorn pesava 24 tonnellate. La lunghezza era di 8,44 m, larghezza 2,95 m e altezza 2,65 m. Il mezzo corazzato poteva contare su un equipaggio di 5 uomini. L’altezza da terra 40 cm. La velocità massima era di 42 km/h. La potenza motore era di 296/300 CV. Lo spessore della corazza frontale era di 30 mm, mentre quella laterale di 20 mm.

L’armamento era costituito da 1 cannone da 88 mm e mitragliatrici da 7,92 mm.

1 Cfr. C. Falessi e B. Pafi, Il Nashorn, in Storia Illustrata n°148, 1970, p.111