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Una visita alla grande Muraglia Piemontese di Fenestrelle
Da quotidianopiemontese.it del 31 agosto 2022

La grande fortezza è anche detta la grande muraglia piemontese, si trova in Piemonte in Val Chisone, roccaforte di difesa contro la discesa degli eserciti dalla Francia, è il complesso fortificato più esteso d’Europa ed è seconda solo dopo la Grande Muraglia Cinese. Le sue mura sono di una lunghezza di oltre tre chilometri, e raggiungono un’altitudine di 1.800 metri.

I lavori di costruzione iniziarono intorno al 1728 e ci vollero 122 anni per terminarlo. Il forte fu un contingente militare mantenendo sempre la sua funzione difensiva. Oggi diversamente è divenuto un luogo da visitare e valorizzare perché unico al mondo: “E’ la nostra muraglia italiana” ed è un modello incredibile di architettura militare. Quando visitare Il Forte di Fenestrelle D’estate il panorama è a perdita d’occhio sulla valle e delle montagne, ed offre varie possibilità di visita per ogni tipo di turista. L’esperienza più intensa dura circa sette ore offrendo tutto il giro della struttura. Si parte al mattino alle ore 9 e il rientro è nel tardo pomeriggio.

Questo tipo di escursione è adatta a chi ha un minimo di allenamento, si sale infatti fino a quota 1.800 metri di altitudine dove finisce la fortezza, per visitare minuziosamente il Forte delle Valli e ci si addentra anche all’interno della bellissima pineta che costeggia il Forte di Fenestrelle. Ma niente paura c’è una soluzione meno impegnativa, con la partenza alle ore 10 del mattino o alle 15 del pomeriggio, per un tour all’interno del Forte di Fenestrelle che privilegia e approfondisce la storia e la cultura della valle. Se il tempo è tiranno esiste la visita da un’ora con partenza alle 10.

Qui tutte le info: https://www.fortedifenestrelle.it/le-visite/(https://www.fortedifenestrelle.it/le-visite/)

I volontari dell’associazione Progetto San Carlo-Forte di Fenestrelle Onlus si occupano della gestione delle Visite all Fortezza, offrendo la visita guidata in lingua inglese, francese o tedesca.

Passeggiare lungo le antiche mura è affascinante, si respira la storia di questo luogo. L’accesso ai palazzi e ai sotterranei della muraglia, vi daranno modo di immedesimarvi in un tempo ormai passato.

Buon percorso!

Strada al Forte, 1 10060 Fenestrelle TO Italy

 

SANGANO - Si alza il sipario sul progetto di recupero dell'ex Polveriera
Da torinosud.it del 31 agosto 2022

L’ex comprensorio militare, risalente ai primi del ‘900 e abbandonato progressivamente dai militari dopo il 2000, sorge su 45 ettari di terreno alle falde del monte Pietraborga. Nascerà un parco etico

Conto alla rovescia per la presentazione del progetto di rinascita dell'ex polveriera di Sangano, che verrà presentato il 16 settembre prossimo dall'amministrazione comunale in sala Agrà, piazza Matta 1, a partire dalle ore 15. L’ex Polveriera militare di Sangano ritorna a nuova vita grazie a un progetto di lunga gittata del Comune che intende trasformarla in un “parco etico” ed ecosostenibile.

L’ex comprensorio militare, risalente ai primi del ‘900 e abbandonato progressivamente dai militari dopo il 2000, sorge su 45 ettari di terreno alle falde del monte Pietraborga.

Assimilato dal Comune nel 2019, dopo la bonifica e la cessione gratuita da parte del Demanio, è composto da 42 edifici tra casematte e magazzini, mimetizzati da un finto villaggio.

Oltre al recupero del complesso è allo studio l’inserimento di start up green e digitali e una scuola afferente alla Fondazione sant’Agostino di Varese che propone studi internazionali, corsi di coding, digitalizzazione e attività extrascolastiche.

 

La fortezza Firmafede o Cittadella a Sarzana
Da comunicati-stampa.net del 31 agosto 2022

Oggi sede del Museo delle Fortezze (MudeF), che ripercorre la storia della Cittadella e della fortezza di Sarzanello, di Sarzana e della Lunigiana storica

LA FORTEZZA FIRMAFEDE a SARZANA (La Spezia)

La Fortezza Firmafede, o Cittadella, è il più importante edificio della cinta muraria Sarzanese. Si trova presso l’angolo sudorientale della cinta muraria, dominata dalla vicina Fortezza di Sarzanello, visibile in alto sulla sommità di un colle.

STORIA

Eretta nel 1249 dai Pisani, alleati coi Sarzanesi fu ampiamente ristrutturata nel 1324 da Castruccio Castracani. Il complesso difensivo fu distrutto nel 1487 da Firenze, sotto Lorenzo De' Medici, durante la "Guerra di Serrezzana" contro Genova. Ricostruita immediatamente dagli stessi Fiorentini, venne completata nel 1492. Il Magnifico affidò la costruzione ad architetti fiorentini tra cui Giuliano da Sangallo, Francesco di Giovanni detto il Francione e Luca del Caprina, che seguirono i canoni dei trattati d’architettura militare del tempo, con il corredo dei fossati, dei rivellini e dei ponti levatoi. Nel 1496 i Genovesi riconquistarono Sarzana, grazie alla vendita di questa da parte di Carlo VIII al Banco di San Giorgio, e portarono a termine l’opera con il completamente delle mura. La fortezza rivestì la sua funzione fino alla fine del dominio genovese. Nel XIX secolo, con l’annessione al regno Sabaudo, la fortezza cambiò d’uso, diventando caserma di polizia e poi carcere.

STRUTTURA

La pianta della fortezza è costituita dalla sovrapposizione di due rettangoli, con sette torri cilindriche ai vertici, che formano due campi uguali, spartiti dalla collina divisoria. Il maschio si trova nel corpo interno dell’edificio come seconda barriera difensiva, a cui è frapposto un ampio fossato. Oggi la Fortezza Firmafede è sede del Museo delle Fortezze (MudeF), che ripercorre la storia della Cittadella e della fortezza di Sarzanello, di Sarzana e della Lunigiana storica.

Pagina ufficiale: www.fortezzafirmafede.it

Orario visite:
Lunedì chiuso.
Da martedì a venerdì: mattino chiuso – pomeriggio dalle 16.00 alle 19.00.
Sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00.
Ultimo ingresso 30 minuti prima dell’orario di chiusura.

Informazioni: 0187 622080.

Testo consigliato:
"La Cittadella di Sarzana : storia e restauro di una fortificazione medicea in Liguria" di Giorgio Rossini. (Genova : San Giorgio, 2005).

 

L'ex base di San Siro diventa un centro servizi
Da ilmattino.it del 28 agosto 2022

Di Nicola Stievano

BAGNOLI di sopra. Cambia di nuovo pelle l'ex base dell'Aeronautica di San Siro: dopo essere stata centro di prima accoglienza per migliaia di profughi (non senza polemiche) e set cinematografico per la produzione internazionale del regista premio Oscar Luca Guadagnino, l'ex caserma, di proprietà comunale, diventerà un centro sevizi sociali grazie ad un finanziamento da un milione di euro del Pnrr. Inoltre continueranno sia le attività sportive che quelle ricreative già avviate.

Novità anche per la vecchia base di lancio, due chilometri più a sud. Anche questa area verde da 14 mila metri quadrati è stata acquisita dal Comune e in parte verrà destinata alla creazione di un bosco con oltre 1.500 nuove piante e siepi. «Si tratta di due interventi che ci permettono di portare nuovi servizi di carattere sociale nell'ex base e di creare un nuovo polmone verde in circa la metà della superficie dell'area di lancio», spiega il sindaco Roberto Milan. I mesi scorsi Bagnoli ha partecipato alla cordata di 44 Comuni, capofila Este, per accedere ai fondi del Pnrr destinati ad interventi di carattere sociale a supporto di famiglie in difficoltà, anziani ed emergenze abitative. Dei 5,7 milioni assegnati, Bagnoli ne ottiene una bella fetta, un milione e 100 mila euro, da destinare per l'appunto all'ex caserma di San Siro.«Il progetto riguarda la linea di intervento chiamata "stazione di posta", vale a dire un centro servizi polifunzionale» continua il sindaco «per fornire oltre ad un alloggio anche servizi informazioni, centro per l'impiego, spazi per laboratori formativi, per pratiche e assistenza amministrativa e per il coinvolgimento di associazioni di volontariato come la banca del tempo.

Il nuovo centro servizi occuperà le prime tre palazzine subito dopo l'ingresso, in passato adibite a uffici, infermeria e magazzino». Nell'ex base proseguono anche le altre attività ricreative e sportive come il paintball e il ballo country, mentre la piscina estiva chiuderà fra qualche giorno. Intanto decolla il progetto di rimboschimento dell'area di lancio grazie al progetto "Boschi e siepi che rinascono" della Fondazione Ives Rocher. «L'iniziativa ci è stata proposta dall'associazione "Il Tarassaco" di Pettorazza Grimani, in provincia di Rovigo» aggiunge Milan «che pianterà gli alberi donati dalla fondazione. Creeremo così un ampio bosco con diverse essenze». Delle 1.578 piante donate, 642 andranno a formare 1.157 metri di siepe plurispecie: acero campestre, carpino bianco, sanguinella, nocciolo, biancospino, ligustro e altre ancora.

Altre 606 formeranno un bosco da 1,8 ettari con le varietà farnia, tiglio, frassino, pioppo bianco, salice, silicone, carpino bianco, olmo, melo selvatico. Ci saranno poi 330 piante ad alto fusto come pioppo bianco, salice, farnia, carpino e olmo lungo un perimetro di 1.690 metri.

 

L'Adige di VeronaEcco perchè a Verona serve un Parco delle Mura
Da giornaleadige.it del 26 agosto 2022

Di Giorgio Massignan

Il 2 dicembre del 2000, Verona è stata dichiarata, dalla 24° sessione della Commissione mondiale dell’Unesco, Patrimonio storico e culturale dell’umanità. Tra le motivazioni, cito letteralmente: “Verona rappresenta in modo eccezionale il concetto della città fortificata in più tappe caratteristico della storia europea.” I bastioni a destra Adige, da ponte San Francesco a ponte Catena, sul tracciato originario della cinta muraria scaligera e veneziana, furono progettati e realizzati dall’ingegnere militare Franz von Scholl su incarico del feldmaresciallo Radetzky. Avrebbero dovuto resistere alle bordate dei moderni cannoni. I lavori iniziarono nel 1832 e terminarono nel 1842.

L’ingegnere progettò la ristrutturazione delle mura, costruendo bastioni poligonali formati da orecchioni; da porte di sortita; da caponiere centrali a due piani; da poterne; da polveriere; da terrapieni per sistemare i pezzi di artiglieria, con scarpate digradanti a pendenza naturale, ai piedi delle quali era costruito il muro “alla Carnot”, di tufo tagliato e squadrato in blocchi regolari e accostati a spigolo vivo, rivolti all’esterno per resistere meglio alle cannonate, e con feritoie per la fucileria. I bastioni erano e sono ancora collegati da un percorso militare interno riparato, che raggiungeva piccole polveriere in muratura, ricoperte di terra, tipo bunker.
Nel mezzo bastione della Catena Superiore, l’ingegnere, pur effettuando aggiunte e trasformazioni, ha tentato di tutelare le testimonianze di epoca scaligera e veneziana.

Era una “macchina difensiva” ( nella foto il Forte Claim, oggi abbattuto, che difendeva Verona Sud all’altezza dell’attuale Manifattura Tabacchi) che funzionava se tutti i suoi componenti erano collegati tra loro.

Nel secolo scorso, sono state realizzate una serie di strutture a ridosso delle scarpate difensive dei bastioni che, oltre ad aver compromesso l’architettura dell’opera di fortificazione, ne impediscono la loro lettura. Ultimamente, si sono richiesti e ottenuti finanziamenti per realizzare un cosiddetto Parco della Cultura Urbana, in realtà una serie di piste per skateboard e di aree per lo sport di strada, tra Porta San Zeno e Porta Palio. Continuando con questo metodo, la lettura della fortificazione austriaca verrà definitivamente e colpevolmente mutilata.

Mi chiedo: perché non spostare gli impianti sportivi impattanti e i parcheggi in una zona più idonea. La Spianà, dove si sarebbe dovuto realizzare il famoso parco per lo sport, sarebbe adatta a ricevere le varie strutture ora localizzate di fronte alle scarpate difensive. Se la nostra città intende cambiare passo, anche per richiamare un diverso tipo di turismo, è necessario che siano riqualificate le eccellenze paesaggistiche, culturali e architettoniche sul territorio. Con questa logica, il sistema difensivo costruito nelle varie epoche, andrebbe inserito nel tanto agognato Parco delle Mura.

 

La fortezza segreta di Crestawald
Da tio.ch del 26 agosto 2022

Un museo permette al visitatore di scoprire rifugi, cunicoli e cannoni dello storico baluardo scavato nella montagna.

SUFERS - Nel settembre 1939 iniziò la costruzione della fortificazione di Crestawald. Nel 1940, gli enormi pezzi di artiglieria erano pronti a sparare con lo scopo di bloccare l'asse di transito nord-sud attraverso i Grigioni. Per molto tempo, i bunker scavati nella roccia sono stati soggetti alla più stretta segretezza. Con la ristrutturazione dell'esercito svizzero e il suo adattamento a nuove forme di minaccia, le fortificazioni di artiglieria vicino ai confini nazionali non servivano più. Nel 1995 l'installazione fu abbandonata e nel 2000 fu tolta la segretezza.

«Le opere di artiglieria di Crestawald furono consegnate al distaccamento di artiglieria della fortezza 236 il 17 giugno 1941, in piena seconda guerra mondiale -, spiega la guida Urs Hugi, un tempo comandante della compagnia che contava 280 uomini. Una vera inaugurazione ufficiale allora non ha potuto avere luogo a causa dell'assoluta segretezza del baluardo militare. Nel corso di una cerimonia “privata”, i due cannoni sono stati battezzate con il nome Lucrezia e Silvia. Da quel momento in poi, l'opera di artiglieria fu presidiata da un equipaggio di circa 95 uomini fino alla fine del secondo conflitto mondiale». Anche durante la "guerra fredda", la fortezza di Crestawald era un'importante pietra miliare del sistema di difesa.

Non c'era quasi nessuna distrazione e non c'era la possibilità, almeno per i soldati e i sottufficiali, di ritirarsi da nessuna parte. Anche i contatti con il mondo esterno erano ridotti al minimo a causa dell'assoluta segretezza. I soldati avevano infatti poche informazioni sui propri parenti che, ad esempio, dovevano essere "abbandonati" in piena estate, durante la raccolta del fieno, per proseguire la monotona routine quotidiana nella fortezza.

«Il comandante durante l'intero servizio attivo era stato il capitano Max Rüedi di Thusis. Nello spazio confinato, le truppe lavoravano in tre turni (8 ore al lavoro, 8 ore in standby, 8 ore a riposo) e in due turni in cui lo stato di allerta era elevato – continua il mio interlocutore -. Un momento importante della routine quotidiana (ma solo quando la situazione di pericolo era ridotta) era la mezz'ora di ginnastica davanti alla fortezza o una rara gita agli alberghi di Sufers (tempo di percorrenza era di una mezzoretta)».

Anche le infrastrutture della fortezza non funzionavano sempre bene e necessitavano quindi di interventi dall’esterno. I problemi maggiori erano causati dai generatori a diesel in funzione per generare energia. Senza il loro contributo, le truppe rimanevano al buio e i sistemi di ventilazione e deumidificazione non funzionavano. Non vi era, per ovvie ragioni di sicurezza, un'alimentazione esterna e non erano disponibili accumulatori per il funzionamento di emergenza.

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale nella fortezza era stata integrata un'ulteriore postazione per mitragliatrici e nel 1991 è stato installato un nuovo sistema di filtri per proteggersi dai più recenti agenti di guerra chimica. La struttura era mantenuta in condizioni operative 365 giorni all'anno dai membri del Corpo di guardia, in modo che l'equipaggio, composto principalmente da circa uomini, tra soldati, sottufficiali e ufficiali, che vivevano nelle immediate vicinanze, potesse prendere possesso del baluardo in condizioni di combattimento entro poche ore in caso di necessità o di mobilitazione. La guardia della fortezza non era responsabile solo delle opere di artiglieria di Crestawald. Altre opere di fanteria, rifugi e magazzini d'alta quota, ostacoli e installazioni militari erano monitorati, curati, mimetizzati e tenuti costantemente in condizioni di combattimento da queste guardie. Le basi erano distribuite in tutto il Cantone dei Grigioni. Oltre a quella principale di Bever, dal 1945 a Thusis, c'erano avamposti a Davos, Susch, Samedan, Crestawald e Trin.

Nel concetto di riforma dell'esercito del '95, non c'era più bisogno delle fortificazioni costruite a seguito dell’ultimo conflitto mondiale. Le installazioni sono state disarmate, cioè armi, munizioni e attrezzature sono state rimosse, e attualmente queste installazioni sono state sigillate o addirittura in parte demolite.
«Nello stesso anno, l'Associazione del Museo della fortezza di Crestawald ha trasformato la fortificazione in un museo aperto al pubblico. Rispetto ad altre opere di artiglieria, la questa  stallazione piccola e gestibile. Grazie alla compattezza delle sue strutture, è possibile consentire ai visitatori di conoscere da vicino tutte le aree di una fortificazione in un tempo ragionevole», conclude la guida.

Assieme a Urs percorro diversi chilometri di cunicoli per scoprire i diversi segreti legati a questa fortezza militare. Scopro con avvenivano gli esercizi di tiro verso la zona del monte Tambo sopra Splügen, visito il refettorio, il domitorio, i locali tecnici. Davvero molto interessante: ne vale proprio una visita. Questo museo, grazie al fatto che le installazioni sono rimaste intatte sino alla loro chiusura, permette davvero di respirare l’aria degli anni quaranta e della “guerra fredda” del secolo scorso.

Oggi il museo-fortificato è aperto ai visitatori individuali (fino al 29 ottobre: il sabato dalle ore 10 alle 17) o alle visite guidate (su richiesta). Essa dispone inoltre di una sala per seminari, di alloggi per la notte (solo per gruppi) e di strutture per la ristorazione nel "Festungsbeizli". Il museo è facilmente raggiungibile tramite l’autostrada A13 prendendo l’uscita Sufers.

La visita offre pure l’occasione di visitare, nel cuore del labirinto, la mostra speciale intitolata “Bombardieri statunitensi sui Grigioni”, dedicata ai bombardieri americani. Durante la seconda guerra mondiale, diversi aeroplani militari, di ritorno dalle loro missioni in Germania, si schiantarono sopra il cantone dei Grigioni. I detriti, alcuni dei quali si trovano ancora oggi in giro, sono testimoni silenziosi di destini in movimento. Osservare le foto, le uniforme, i pezzi di fusoliera, le testimonianze: un’esperienza, vi assicuro, davvero toccante!

Testo a cura di Claudio Rossetti, Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch,  Link utile: www.viaggirossetti.ch, www.instagram.com/viaggirossetti

 

 

Magadino, ‘porte aperte’ al forte Olimpio - Visitabile pure l’opera di fanteria di Quartino
Da laregione.ch del 24 agosto 2022

Di Red Locarno

Porte aperte al forte Olimpio di Magadino (Gambarogno), domenica 28 agosto, dalle 10 alle 12 e dalle 13.30 alle 17. Visite guidate al complesso, che in origine – ai tempi della Prima guerra mondiale – era un fortino di fanteria. L’associazione fortificazioni del Gambarogno precisa che è pure visitabile un’altra opera storica delle fortificazioni gambarognesi, l’opera di fanteria di Quartino, ubicata a fianco della ferrovia Bellinzona-Luino. Il forte costruito sotto roccia nel 1938, composto da ricoveri e magazzini, era armato da due mitragliatrici MG11. Le visite all’opera di Quartino (A8060) sono organizzate in simultanea con quelle del forte Olimpio. Per maggiori informazioni ci si può rivolgere a info@fortificazionigambarogno.ch.

 

Viaggio nei fortini ticinesi
Da rsi.ch del 24 agosto 2022

Cunicoli che si addentrano nelle montagne per centinaia di metri: molte opere militari dismesse sono state cedute ad associazioni, privati e Comuni

Si nascondono dietro a rocce finte e tra gli alberi. Stiamo parlando dei molti forti militari presenti anche sul territorio ticinese e che risalgono al periodo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.

In tutta la Svizzera sono migliaia quelli dismessi, di cui parecchi sono stati ceduti. Soltanto in Ticino, negli ultimi anni l'esercito elvetico ha venduto cento opere di combattimento e di condotta sotterranee, come bunker, alloggi per le truppe, rifugi nucleari, depositi di munizioni.

Tra questi si conta, per esempio, un fortino situato sul passo del Monte Ceneri, a due passi dalla strada cantonale ma camuffata da acquedotto comunale. Una struttura che - come mostra l'approfondimento proposto dal Quotidiano - poteva ospitare una decina di militi e che serviva a proteggere la vicina strada. Oggi il fortino appartiene all'associazione Fortificazioni ticinesi.

Altre strutture sono invece state ritirate da privati cittadini o da Comuni. Così come a Ponte Brolla, dove una struttura è stata acquistata da due cittadini "per passione e per il piacere di possederla", come raccontano alla RSI. E un'altra è nelle mani del Comune, in quanto al suo interno è presente una sorgente che potrebbe essere sfruttata per alimentare l'acquedotto comunale.

In Ticino sono presenti circa 1'700 opere militari. Se alcune sono conosciute e degne di protezione, molte altre, mimetiche per definizione, rimangono praticamente sconosciute.

 

Alla scoperta dei bunker della Seconda guerra mondiale a Roè Volciano
Da giornaledibrescia.it del 23 agosto 2022

Un esperto di Xtreme Adventure all'interno di uno dei bunker - © www.giornaledibrescia.it

Un’esperienza davvero unica, quella della visita ai bunker della Seconda guerra mondiale, recentemente riaperti e resi accessibili al pubblico. L’iniziativa si deve alla volontà dell’amministrazione comunale di Roè Volciano e all’impegno e alla professionalità degli appassionati ricercatori dell'associazione Xtreme Adventure.

L’esperienza

«I bunker - spiegano i promotori - erano stati costruiti durante il conflitto come rifugi antiaerei per la popolazione civile. Una precauzione, questa, motivata dal fatto che il territorio volcianese costituiva un obiettivo particolarmente sensibile, a causa della presenza di una polveriera e dello scalo merci della ferrovia Rezzato-Vobarno».

L’esplorazione delle gallerie consente di immergersi in un ambiente di grande suggestione: non solo dal punto di vista storico, ma anche da quello geologico. Nel lungo periodo di chiusura, dal termine della guerra ad oggi, la natura si è infatti in qualche modo rimpossessata dei tunnel creati dall’uomo per trasformarli in vere e proprie opere d’arte, giacché le infiltrazioni d’acqua hanno finito per ricoprire di calcare la pavimentazione, ricamando di stalattiti le pareti superiori. Insomma, uno spettacolo sorprendente e meraviglioso.

L’apertura al pubblico dei bunker ha avuto luogo nei mesi scorsi, dopo un accurato intervento di controllo sulla sicurezza delle strutture e di rimozione dei detriti che ne ostruivano parzialmente gli ingressi. Le sessioni di visita, condotte con la guida degli esperti di Xtreme Adventure, hanno sino ad ora fatto sempre registrare il sold out. Si tratta di esplorazioni di circa un’ora e mezza, adatte a tutti, bambini compresi, con l’avvertenza però di indossare abbigliamento e calzature comodi.

Per informazioni sul calendario si può scrivere tramite Messenger sulla pagina Facebook di Xtreme Adventure, oppure via mail a info@xtremeadventure.it.

 

Due giorni di festa sul Sasso del San Gottardo
Da ticinonews.ch del 22 agosto 2022

L'inaugurazione di una mostra sul Generale Guisan avvenuta in occasione del 60esimo della sua scomparsa si è svolta all'insegna della rievocazione storica.

Una strategia militare che ha lasciato all’esercito svizzero un’eredità importante: è la dottrina del ridotto alpino, ideata dal Generale Guisan durante la seconda guerra mondiale. Il museo della Fortezza del Sasso del San Gottardo ha inaugurato ieri un'esposizione che permetterà ai visitatori di conoscere meglio la figura del Generale e della sua strategia, che prevedeva la ritirata delle truppe nell'arco alpino in caso di invasione. Allo stesso tempo, in occasione dei 60 anni della scomparsa di Guisan, questo fine settimana il Sasso del San Gottardo ospita una due giorni di festa con diverse animazioni e intrattenimenti musicali.

L'ESERCITO E I TEMPI CHE CAMBIANO

Protagonista di questi giorni è soprattutto l’esercito svizzero. Andrea Bernasconi, Primo Tenente, lo ha confermato ai microfoni di Ticinonews: "è un evento molto importante che giustifica un coinvolgimento del treno". L'evento è stata inoltre l'occasione per parlare dell'evoluzione delle strategie militari, come quelle che concernono la cavalleria: "Il cavallo per Guisan è stato molto importante anche militarmente, considerata la situazione di allora. Adesso la strategia è cambiata, la cavalleria è stata abolita, e il cavallo, o il mulo, ha un'importanza di trasporto, sorveglianza dei confini; rimane un animale importante ma con una funzione adattata ai tempi".

FORTEZZE E TURISMO

Ad essere cambiata è anche la funzione delle fortezze. Se un tempo venivano usate unicamente per scopi bellici, oggi questi edifici rivestono un ruolo quasi prettamente turistico, come ci spiega Juri Clericetti, Direttore Generale dell’Organizzazione Turistica Regionale Bellinzonese e Alto Ticino: "con questa mostra il simbolo Guisan diventa un elemento di unione tra diverse regioni. E soprattutto un elemento di promozione turistica, da una parte in quanto polo d'attrazione e dall'altra come fonte d'intrattenimento per i turisti che passano qui sopra al Gottardo".

IL RUOLO DELL'ESERCITO AD AIROLO

L’esercito per il comune di Airolo è un pilastro importantissimo, soprattutto per quanto riguarda i pernottamenti. Il sindaco del comune Oscar Wolfisberg spiega perché: "Airolo, con i suoi 250 letti, conta circa 50'000 pernottamenti all'anno. L'esercito permette di registrarne altri 250'000. Ecco che con tutta un'ulteriore serie di collaborazioni a 360 gradi la presenza dei militari porta un grande valore aggiunto".

Durante l’evento c’è anche chi ha voluto raccontare qualche aneddoto sul generale, tra la fama di Guisan in Giappone e incontri d'infanzia.

 

Verona, «West Star» il bunkerdiventerà museo della Guerra Fredda
Da corrieredelveneto.it del 22 agosto 2022

Il rendering

Si trova ad Affi: può ospitare mille persone e resistere a una bomba di 100 chilotoni, cinque volte quella sganciata su Hiroshima. Al mondo solo un gemello negli Stati Uniti

Di ANNAMARIA SCHIANO

Ultimi mesi di gestazione per la rinascita di «West Sta»r, la Stella d’occidente, che potrà tornare alla luce nell’arco di un paio d’anni. Queste le premesse per la trasformazione in museo della Guerra Fredda dell’ex bunker anti-atomico scavato nelle viscere del monte Moscal (qui il video) e presentato venerdì sera per la prima volta pubblicamente alla popolazione di Affi. È stato il momento della narrazione di quello che diventerà questo sito militare, strategico al tempo della contrapposizione ad alto rischio nucleare tra i due blocchi dell’ex Unione sovietica con l’Occidente. «Il progetto vero e proprio sarà pronto per la primavera prossima — ha sottolineato l’architetto veronese e ordinario all’Università di Firenze Michelangelo Pivetta, che guida il team incaricato di redigerlo— ad oggi ci sono le idee di come trasformare questo edificio, poiché alla fine di edificio si tratta, che rappresenta un capolavoro del genio creativo umano, scavato a 300 metri sotto il Moscal, per una superficie di 15 mila metri quadrati».

IL MUSEO L’idea è quella della musealizzazione (del resto imposta dai ministeri della Difesa e della Finanza nella cessione della proprietà al Comune) e della monumentazione, volta a ottenere l’iscrizione nella lista del Patrimonio Unesco e accedere, così, anche a finanziamenti internazionali. Ma, per prima cosa, il sito va salvato dal degrado. «Si farà un restauro solo conservativo, e quindi anche a limitato costo, poiché il luogo è già così un museo di suo — precisa Pivetta —. Abbiamo fatto dellericerche e questo bunker al mondo ha solo un gemello negli Stati Uniti, ma in Europa è l’unico di questa portata. In Germania ce ne è un altro più piccolo ed è già stato reso un museo: seguiremo questa strada». È previsto venga realizzato un hub esterno, con la biglietteria, dove verranno accolti i visitatori, che poi, a gruppi di 12-13 persone, saranno condotti all’interno a bordo di shuttle elettrici. Vi saranno due percorsi: quello di base e un altro avanzato per chi vorrà approfondire la visita. Lungo il «viaggio» pannelli e schermi di informazione digitale, poiché sotto terra non c’è linea online. A tal proposito, uno degli obiettivi per il museo sarà anche quello di creare un archivio analogico, il primo in Italia, con archiviazione realizzata su dischi in nichel e oro che resistono 15 mila anni e permettono con incisioni microscopiche di contenere informazioni enormi.

AMIANTO DA BONIFICARE In apertura dell’incontro, i cittadino hanno assistito con qualche imbarazzo alle polemiche tra l’ex primo cittadino Roberto Bonometti, rimasto in carica per quindici anni fino all’anno scorso, e il suo successore Marco Sega, pure suo testimone di nozze. Idillio finito tra i due «il 4 ottobre», come hanno precisato, data dell’insediamento di Sega, il quale ha dato un nuovo corso al progetto per l’ex base militare della Nato. «Il vento è cambiato», aveva puntato il dito Bonometti con dei post facebook. «Certo che il vento è cambiato — ha replicato Sega al microfono —. È facile criticare da dietro la tastiera, ma nei tre anni precedenti non è stato emesso alcun atto ufficiale da parte del Comune, solo idee e nessun progetto di realizzazione. Inoltre, non sono mai state eseguite delle analisi su cosa circola all’interno del bunker. Noi abbiamo incaricato Arpav e Spisal e abbiamo trovato che risulta presente in forte quantitativo l’amianto, non in forma volatile ma nemmeno incapsulato. Ora dovremo eseguire la bonifica». «Noi eravamo in relazione con l’Università di Brescia, gratuitamente, ed ora tutto è stato dato all’Università di Firenze. Perché non è stato fatto un bando per l’assegnazione del progetto?», ha rivendicato a margine Bonometti.

 

Le fortezze/bunker lungo il sentiero escursionistico "ViaStockalper": imparare la storia per padroneggiare il futuro - di Walter Finkbohner
Da ossola24.it del 22 agosto 2022

22-08-2022 -- I comuni di Trasquera e Varzo hanno capito che l'apertura del sentiero escursionistico "Via Stockalper" da Briga a Domodossola può giovare all'economia locale. Ma solo se il sentiero rimane ben curato e segnalato e se vengono offerti anche cibo, bevande e pernottamenti, come avviene da molti anni tra Briga e Gondo (confine).

Come emerso durante l’incontro che s’è svolto nelle settimane scorse a Domodossola nell’ambito del progetto Interreg sul Trenino Verde delle Alpi e dedicato proprio alla valorizzazione dello storico sentiero, pare che si vogliano ristrutturare in futuro i forti, per lo più sotterranei, realizzati tra le due guerre mondiali, come già avviene in Svizzera. Ben venga!

Questo richiede molto entusiasmo e anche professionalità e vale la pena di fare dei confronti nel paese vicino, perché la gestione dei vecchi bunker è molto costosa e richiede conoscenze e denaro. Denaro che di solito viene donato da benefattori privati e che dovrebbe essere raccolto attraverso contributi personali lavorando sul posto. Soprattutto per molti pensionati, ma anche per i giovani, è importante svolgere un lavoro significativo per la comunità. È importante che le generazioni future imparino perché e per quale scopo sono state costruite queste installazioni militari. Se si vuole capire meglio il presente e il futuro, bisogna conoscere meglio il passato.

In Svizzera, l'associazione www.fort.ch è al fianco di tutti gli operatori delle fortificazioni. Importanti “calamite” per i visitatori sono le fortezze di Gondo (www.ecomuseum.ch ), le opere militari (bunker) di Briga - con il museo della Guardia Svizzera del Vaticano.

Il "Sasso Gottardo" -su al passo del San Gottardo- da dove sarebbe stato respinto un eventuale attacco del Regio Esercito italiano attraverso il Passo SanGiacomo. Vi si tengono sempre anche delle mostre permanenti, come quella su Goethe, che visitò il passo tre volte (www.sassosangottardo. ch). Perché non pianificare una vista quest’autunno?

 

Le fortificazioni in val Divedro, un patrimonio da scoprire ai margini della via Stockalper
Da ossolanews.it del 20 agosto 2022

Rappresentavano il primo presidio italiano di confine nel caso di un'invasione da Nord

In un territorio di confine, solcato da una storia millenaria, quel che emerge non sono solo, seppure importanti, le bellezze naturalistiche. La storia tra Vallese ed Ossola ha lasciato significative tracce ed è dovere dei locali, tutelarle e valorizzarle. Il riferimento è ai quattro forti ricadenti nel territorio di Varzo, realizzati tra Prima e Seconda Guerra mondiale a scopo difensivo. Rappresentavano il primo presidio italiano nel caso di un'invasione in arrivo dal Nord. Non sono mai serviti, ed oggi, rappresentano una muta testimonianza di ciò che fu, ma anche di ciò che potrebbe essere. 

Murati dall'amministrazione comunale di Varzo per evitare vandalismi e intrusioni non autorizzate questi forti si mantengono internamente in ottime condizioni, tant'è che c'è chi, come il geologo Alessandro Pirocchi (referente tecnico per gli interventi del rinnovo del sentiero Stocklper) vi ha immaginato un percorso museale e/o multimediale, che si proponga alle visite. Per raggiungerli è necessaria una minima deviazione dalla via Stockalper. Sono in 15mila l'anno (dati svizzeri) gli escursionisti che percorrono questa storica via tra Vallese e Ossola, una strada costellata di rilievi paesaggistici e storici che attraversano ambienti e tempi diversi. Bellissima. E intanto, nei piccoli centri attraversati - o solo sfiorati - dall'antica arteria si compone, pian piano, un sistema di attività legate all'ospitalità e ad una ristorazione basata sui prodotti locali, che nel "creare" economia portano in quei paesini, sempre a rischio spopolamento, nuove energie. Il Comune di Varzo nel riqualificare tratti della via Stockalper e della sentieristica laterale (grazie anche al progetto Interreg Italia-Svizzera TVA Il trenino Verde delle Alpi, motore della mobilità ecologica tra Ossola e Vallese), ha compiuto un importante passo nella direzione del turismo escursionistico sul territorio. Lo stesso ci si attende dagli altri Comuni aderenti al progetto (Trasquera, Crevoladossola) mentre Domodossola si attrezza per assicurare i servizi adeguati a chi sceglie la città come meta finale (o punto di partenza). E nuovi sviluppi potrebbero arrivare in un futuro prossimo, grazie anche ad un nuovo progetto Interreg

 

Trieste, scoperta a Caresana una torre medioevale
Da ilpiccolo.it del 19 agosto 2022

Trieste, scoperta a Caresana una torre medioevale

Una torre medioevale, anzi tre, forse parte di un sistema di fortificazioni ai tempi delle guerre continue fra Trieste e Venezia, è stata scoperta nei pressi di Caresana, frazione del Comune di San Dorligo della Valle, non lontano dal colle di San Rocco dove, un anno fa, è stato scavato un accampamento romano, uno dei pochi noti in Italia e tra i più antichi in Europa.

Gli stessi archeologi protagonisti di quella scoperta, che ha aperto una finestra sugli scontri avvenuti fra il 178 e il 177 a.C. contro gli Istri, adesso hanno individuato con le medesime tecniche di telerilevamento laser e di georadar ciò che rimane di una torre presumibilmente di epoca medioevale o rinascimentale. Trovati anche numerosi reperti tra cui ceramiche e un piccolo coltello.

 

Le fortificazioni storiche e preistoriche di Ustica
Da palermo.gds.it del 19 agosto 2022

Di Lucia Vincenti

Dibattito tra grandi protagonisti della cultura storica a Ustica. Il soprintendente del Mare Ferdinando Maurici, il direttore del Parco di Solunto, Himera e Iato Domenico Targia e il direttore dell’Area Marina Protetta di Ustica Davide Bruno hanno incontrato usticesi e turisti nella sede dell’Area Marina Protetta. I tre studiosi considerati tra i massimi esperti siciliani di mare, terra e relazioni internazionali Maurici, Targia e Bruno hanno deliziato i presenti con una ricca testimonianza dove è emerso il loro amore per questa piccola e ricchissima isola.

Il fil rouge della giornata sono state le “fortificazioni” storiche e preistoriche di Ustica intese sia come costruzioni belliche e di difesa del territorio sia come impegno comune delle istituzioni preposte alla loro tutela e valorizzazione. Dopo i saluti istituzionali è intervenuto il Soprintendente del Mare della Regione Siciliana Ferdinando Maurici con il focus dal titolo “Ustica e le fortificazioni tra medioevo e ripopolamento moderno”. Un “reportage” pluridisciplinare che trasversalmente attraversa tutta la storia di Ustica e delle sue genti tra passato e presente. A seguire è intervenuto il neo direttore del parco di Solunto, Himera e Iato, Domenico Targia. Una direzione che ingloba «3 parchi e 10 siti» tra cui è presente anche il sito del Villaggio preistorico dei Faraglioni di Ustica. Il direttore Targia ha esordito affermando che ad Ustica c’è uno straordinario «humus culturale» che è emerso nel corso dell’incontro con il sindaco Salvatore Militello e dei componenti della Giunta, ribadendo ai presenti che «c’è una convenzione da rivedere» e per la quale c’è una reciproca disponibilità a intervenire. Ha concluso il direttore dell’Area Marina Protetta di Ustica Davide Bruno affermando che insieme al presidente dell’AMP Salvatore Militello si lavora per obiettivi a breve e medio periodo e che «ci siamo aggiudicati un PNRR Borghi storici ottenendo un finanziamento di un milione e trecentomila euro per la qualificazione dei beni culturali di Ustica coinvolgendo numerosi soggetti ed operatori culturali del territorio con la logica inclusiva».

Facendo un passo indietro ricordiamo che il pomeriggio era iniziato alle 18.30 con la presentazione dei nuovi dati emersi dagli studi sulla fortificazione del Villaggio preistorico di Ustica. I due relatori, l’architetto Anna Russolillo e il geologo Franco Foresta Martin, hanno riferito che questo studio è stato presentato al Convegno Internazionale di Archeologia Aerea di Lecce sotto forma di Poster e che la sua pubblicazione è in corso negli atti del convegno. Lo studio, ancora in itinere, è stato autorizzato dall’Assessorato regionale ai Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e dalla Direzione del Parco di Himera, Solunto e Iato. In particolare il Poster è il frutto dello studio interdisciplinare che da due anni vede coinvolti architetti, archeologi e geologi. La ricerca sul campo, lo studio delle aerofotogrammetrie storiche dal 1954 ad oggi, le prospezioni non invasive geologiche e geotermiche, il rilievo 2D e 3D della fortificazione vedono coinvolti: l’architetto Anna Russolillo (Unisob), il prof. Franco Foresta Martin (INGV), il professor Stefano Furlani (Uni Trieste), l’archeologo preistorico Francesco Talamo (Mic), l’archeologo preistorico Giacomo Vinci (Uni Pav) e l’architetto Stefano Zangara (Regione Siciliana). Questa giornata studi sulle “fortificazioni” rientra nella rassegna Libro Fest VIII edizione di Villaggio Letterario a cura di Anna Russolillo, Francesca Spatafora, Franco Foresta Martin e Aldo Messina. La manifestazione è realizzata con i fondi dell’associazione Villaggio Letterario e dei curatori e ha la collaborazione del Centro Studi e Documentazione isola di Ustica, del Laboratorio-Museo Scienza della Terra e di Lunaria A2 Onlus. La rassegna ha il patrocinio morale dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, del Comune di Ustica e ha la collaborazione dell’Area Marina Protetta di Ustica. Libro Fest VIII è dedicata alla memoria di Giovanni Mannino, tra i più illustri studiosi di preistoria siciliana, autore di numerosissime pubblicazioni e scomparso lo scorso ottobre all’età di novantadue anni.

 

Due giorni al Forte di Col Badin sulle tracce della Grande Guerra
Da ilgoriziano.it del 19 agosto 2022

Venerdì 2 settembre lo spettacolo con Davide Peron e sabato 3 due escursioni.

All’interno del filone del racconto storico legato alla Prima Guerra Mondiale, e non solo, nel territorio regionale, la Pro Loco Fogliano Redipuglia organizza una due giorni tra le montagne friulane il 2 e 3 settembre. Si inizia, appunto, venerdì 2 settembre alle 19.30 all’interno del Forte Col Badin di Chiusaforte con “Tutta un'altra storia”, spettacolo artistico divulgativo che nasce dal libro omonimo della scrittrice e storica Raffaella Calgaro con Davide Peron, premiato cantautore delle genti del nord-est, e Carla Cavaliere. Il tutto in una valle punto d’incontro e confine della nostra regione. Tra le tante tragedie che hanno caratterizzato la Prima guerra mondiale vi è la profuganza: donne, anziani e bambini sono stati costretti a lasciare la propria terra, il proprio paese perché bombardato o raso al suono dall'artiglieria.

La sesta edizione di “#storytellersww1, no bounds”, finanziato dalla Regione autonoma Fvg con la LR 16/2014, ovvero il bando storico etnografico, parte dalla narrazione della Grande Guerra per raccontare la Storia e le storie del nostro territorio, delle sue genti, la sua contemporaneità e unicità, punto di incontro e ponte di molteplici culture. Seguiremo idealmente e fisicamente il percorso di fiumi e montagne che sono state linee di demarcazione, difesa ed ostacolo naturale di un territorio fino alla Prima guerra mondiale, ma anche preziosa risorsa e fonte di unione dei popoli che sono vissuti sulle loro sponde. L’evento è gratuito con prenotazione consigliata. A seguire, il 3 settembre mattina, con ritrovo alle 8.30 in Piazzetta dell'Acqua a Chiusaforte, zona col Badin saranno proposte due escursioni: la “Storia in bike lungo l'Alpe Adria Trail”, in collaborazione con la Rete Bike Fvg, con la possibilità, dunque, di noleggiare bike e bici elettriche, e il trekking per tutti che consentirà di scoprire l'altipiano del Montasio e il Fontanon de Goriuda assieme all'esperto grande guerra Silvo Stok. Come detto, entrambe le escursioni sono gratuite con prenotazione obbligatoria. “Un’altra possibilità per poter fare rete sul territorio e valorizzare quanto la nostra Regione può offrire grazie a forti sinergie ed estendere le progettualità che ormai da anni la Pro Loco propone con respiro sempre più internazionale”, rileva il presidente del sodalizio, Marta Lollis. “È necessario consolidare la rete che si è creata in questi ultimi anni con enti pubblici e associazioni, località che sono piccoli gioielli di storia locale e non, punti di incontro di culture e tradizioni. Spetta a noi trovare la chiave per renderle conoscibili ai più e questo è il lavoro che grazie alla sensibilità della Regione Fvg si riesce a fare, in un'ottica di rispetto ambientale e storico”, conclude Lollis. Per tutti gli eventi, per informazioni e prenotazioni, contattare lo Iat di Redipuglia allo 0481489139 o al 3461761913 o scrivendo a info@prolocofoglianoredipuglia.it. 

 

Il recupero della West Star, la ex base Nato a Affi. Il più grande bunker antiatomico d'Italia diverrà un museo
Da veronasera.it del 18 agosto 2022

West Star base Nato Affi 2022 bunker antiatomico - foto via Ufficio Stampa Comune di Affi

Il Comune di Affi e l’Università degli Studi di Firenze presentano il progetto di trasformazione dell’ex base Nato in un museo dedicato alla guerra fredda: «L’ex base Nato - spiega il sindaco di Affi Marco Sega - è un unicum. Non esiste a livello italiano, né europeo, qualcosa di simile»

Venerdì 26 agosto, alle ore 20.30, al parco della biblioteca di Affi, si terrà un atteso appuntamento per parlare di un progetto che atteso lo è ancora di più. Parliamo del recupero della "West Star", ovvero l’ex base Nato di Affi, il più grande bunker antiatomico d’Italia dal 1966 al 2007. La base, spiega una nota del Comune di Affi, copre una superficie di circa 13mila metri quadrati ed è stata dismessa dalla Nato nel 2006, è passata quindi dal Demanio al Comune nel 2018 ed è ora ufficialmente al centro di un intervento di recupero che entrerà nel vivo nelle prossime settimane. Per l'appunto di questo intervento si parlerà venerdì 26 agosto. A prendere la parola, accanto al sindaco di Affi Marco Sega, sarà anche il professore associato di Composizione Architettonica e Urbana dell’Università degli Studi di Firenze, Michelangelo Pivetta. È lui, infatti, a coordinare il team che nei prossimi mesi avrà l’incarico di elaborare un progetto di musealizzazione e recupero del sito all’interno del Monte Moscal. Una collaborazione siglata tra l’amministrazione comunale e l’ateneo per un importo complessivo (sostenuto dal Comune) di 40mila euro. I rilievi del gruppo, composto da una decina di professionisti, inizieranno già a metà settembre. I sopralluoghi, precisa sempre la nota del Comune di Affi, ci sono già stati negli scorsi mesi. Il cronoprogramma prevede che la prossima primavera un progetto definitivo sia nelle mani del Comune. Un passaggio fondamentale per poi provare ad accedere a fondi ministeriali. «L’ex base Nato - spiega il sindaco Marco Sega - è infatti un unicum. Non esiste a livello italiano, né europeo, qualcosa di simile. E proprio per questo non rientra nelle previsioni del Pnnr. Auspichiamo che con un progetto in mano si possa accedere a dei finanziamenti». La trasformazione della West Star in un museo dedicato alla guerra fredda, chiarisce ancora la nota del Comune di Affi, è imposta nell’atto di cessione del sito dai ministeri della Difesa e delle Finanze. L’approccio sarà innanzitutto quello del «restauro conservativo». L’idea, che verrà esposta dettagliatamente nella serata di venerdì 26 agosto, è quella di «lasciare inalterato lo stato dei luoghi e di lavorar su addizioni puntuali che si inseriscano all’interno del bunker senza snaturarlo». Questo con l’obiettivo di «trasmettere al visitatore un trasporto emotivo quanto più vicino alla realtà di quest’architettura bellica pensata e realizzata durante la guerra fredda».

Sempre in quest’ottica si pensa ad un virtual tour, per entrare nei luoghi e nei tempi che hanno fatto la storia, e la creazione di un grande archivio digitale. Un passo importante per l’amministrazione guidata da Marco Sega che ha tanto voluto e lavorato per arrivare a questo risultato: «L’amministrazione precedente - spiega il sindaco di Affi - era intervenuta nel momento dell’acquisizione del sito dal Demanio per degli interventi di tipo conservativo necessari. Aveva messo mano all’impianto elettrico e lavorato per risolvere i problemi di umidità all’interno del bunker». Poi c’è stato tutto quello che l’amministrazione attuale ha fatto per trasformare l’idea di un museo in progetto concreto: «Negli ultimi mesi - spiega il primo cittadino di Affi Marco Sega - abbiamo fatto fare due distinte analisi dell’aria, abbiamo attivato lo Spisal che ha già provveduto a fare il sopralluogo interno per verificare lo stato dei luoghi, a breve entreranno per le dovute verifiche i Vigili del fuoco. Inoltre siamo stati all’interno del sito con il Soprintendente per Archeologia, Belle Arti, Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza Vincenzo Tiné perché stiamo parallelamente dando corso al progetto di trasformarlo in monumento per poi poterlo proporre come patrimonio Unesco». L’appuntamento davvero imperdibile per scoprire che cosa ne sarà della "Stella d’Occidente", è quindi per venerdì 26 agosto alle ore 20.30 nel parco della biblioteca.

Scarica la locandina

 

Castelli più belli del mondo: ecco quali sono
Da investireoggi.it del 18 agosto 2022

Quali sono i castelli più belli del mondo, quelli da vedere almeno una volta nella vita?

di Alessandra Di Bartolomeo

Quali sono i castelli più belli del mondo, quelli da vedere almeno una volta nella vita? Ebbene, dà una riposta il sito Travel365 mediante un sondaggio che ha coinvolto più di 10 mila account e 40 fortificazioni sparse per il mondo. Ogni persona della community ha potuto scegliere tre preferenze tra le quaranta proposte e nella classifica sono entrati quelli che hanno avuto ovviamente più voti. Quali sono invece le migliori città turistiche nell’era Covid secondo Euromonitor International (https://www.investireoggi.it/news/lemigliori-citta-turistiche-del-mondo-da-visitare-nel-2022-nellera-covid/)? Ebbene tra queste ultime ci sono Parigi, Dubai, Amsterdam, Madrid ed anche Roma.

Le fortificazioni che hanno maggiore fascino nel mondo

Secondo l’indagine svolta da Travel365 tra i castelli più belli del mondo ci sono:

1. il castello di Windsor – Inghilterra che ha ottenuto 799 voti. Tutti conosceranno tale luogo per la relazione con la Famiglia Reale Britannica e per la sua architettura. Si trova nella contea inglese del Berkshire ed occupa un’area di quasi undici ettari. È essenzialmente di disegno di stile vittoriano/georgiano e sopra ha una struttura medievale con tocchi gotici. Questi ultimi sono reinventati in stile moderno.

2. Con 825 voti c’è il castello di Bodiam sempre in Inghilterra. È molto antico, risale infatti al 14° secolo e si trova nell’Est Sussex. Fu costruito precisamente da Sir Edward Dalyngrigge nel 1385 su concessione di Riccardo secondo. È decisamente molto suggestivo perché si trova al centro di un fossato che è ricoperto del tutto da acqua.

3. Il castello di Praga – Repubblica Ceca ha ricevuto invece 1002 voti. Trattasi di un complesso fortificato che risale all’undicesimo secolo. A partire dal 1918 è residenza ufficiale del Capo dello Stato, quindi oggi del Presidente della Repubblica Ceca.

4. C’è poi il castello di Kilkenny – Irlanda con 1217 voti. Si tratta di una costruzione medievale che risale alla metà del dodicesimo secolo.

Manieri da vedere assolutamente

Travel365 pone tra i castelli più belli del mondo anche: il castello di Conwy – Galles con 2100 voti ricevuti. Esso fu costruito tra il 1283 ed il 1287 su progetto dell’architetto James of St George e per volere di re Edoardo primo d’Inghilterra. È ubicato in Rose Hill Street ed è situato lungo l’estuario del fiume Conwy, vicino i ponti della città.

In terza posizione c’è il castello di Hohenschwangau – Germania con 3990 voti. Nacque come una fortezza militare che con il trascorrere del tempo cambiò proprietario più volte. Nel corso del Cinquecento, poi, le rovine del castello vennero acquistate dalla famiglia Paumgartner che lo restaurarono.

Con 4755 voti c’è poi il castello di Neuschwanstein – Germania che è anch’esso uno dei castelli delle favole per eccellenza. Che dire di questo luogo se non che è il classico maniero delle favole. Fu infatti fatto costruire dal “re delle favole” Ludwig secondo di Baviera a partire dal 1869 ed è oggi il simbolo della Baviera nel mondo.

Infine c’è Mont Saint-Michel – Francia con 5004 voti. Inizialmente fu un’abbazia. Risale infatti al 709 d.C., quando il vescovo Aubert, della vicina città di Avranches, sognò l’Arcangelo San Michele. Quest’ultimo gli chiese di costruire un monastero sulla cima dell’isola in suo onore. Nel corso del tempo fu usata anche come fortezza.

alessandra.dibartolomeo@investireoggi.it 

 

Se vuoi vedere la città a forma di stella ecco la località che devi subito visitare
Da cefalunews.org del 16 agosto 2022
Di Vincenzo Galletta

Le località turistiche si “sprecano” nel nostro paese dal punto di vista della varietà e dalla ricchezza culturale, al punto che gli stessi cittadini italiani abbiamo la tendenza a “dimenticare” il patrimonio di cui abbiamo la fortuna di condividere. Sono sopratutto le piccole città e i borghi a rappresentare fonte di interesse per i turisti alla ricerca di luoghi caratteristici e particolari, magari sconosciuti al grande pubblico, come può essere ad esempio la città a forma di stella.

Si tratta di una vera e propria cittadina che si erige da svariati secoli, che corrisponde oggi al nome di Palmanova, cittadina che dall’alto ha esattamente l’aspetto di una stella a nove punte. Non è un caso, in quanto la “pianta” deriva dalla città fortezza fondata dai Veneziani nel 1593. La nomea di città fortezza deriva anche e sopratutto dalle numerose fortificazioni che sono ancora per la maggior parte presenti e agibili nel piccolo comune, oggi abitato da poco più di 5000 anime, che dal 1960 è considerato patrimonio nazionale. Palmanova è interessante a partire dalla parte esterna delle fortificazioni: degne di nota sono le Porte della fortezza (Porta Udine, Porta Cividale, Porta Aquileia) e la Piazza Grande, che è collegata al centro urbano della cittadina, particolarmente affascinante perchè è di forma perfettamente esagonale. Collegati alla piazza principale sono degni di nota i vari musei come il museo militare della fortezza nel dongione di Porta Cividale così come il museo civico di Palmanova, dove sono riportate le “nozioni” e la storicità del luogo. Il centro storico è stato concepito, per motivazioni strategiche, in modo prettamento difensive per risultare mimetizzato dalla vegetazione e dalla terra che ricopriva le mura esterne.

Palmanova è dominata da caratteristiche strutture rinascimentali ma anche più “recenti”: tra quelle di stampo veneziano spicca il duomo, definito anche come chiesa del Santissimo Redentore, dove sono riscontrabili opere del Padovanino, del Randi e del mosaicista Candussio, degno di nota è anche il teatro Gustavo Modena, realizzato in stile neoclassico.

 

Stati Uniti testano missile nucleare a lungo raggio nel Pacifico: «Dimostrato che il nostro arsenale è pronto»
Da ilmessaggero.it del 16 agosto 2022

Il test era stato annullato lo scorso 4 agosto quando la Speaker della Camera Nancy Pelosi si trovava in visita a Taiwan per evitare un'escalation con la Cina

Gli Stati Uniti hanno testato oggi un missile nucleare a lungo raggio disarmato.

Lo ha annunciato l'Air Force Global Strike Command, secondo quanto riportato dalla Cnn. Il missile balistico intercontinentale Minuteman III è stato lanciato dalla base dell'aeronautica di Vandenberg, in California, e ha viaggiato per 6.700 km alle Isole Marshall. Si è trattato di un «test di routine», spiega l'Air Force, «per dimostrare che l'arsenale nucleare Usa è pronto».

Il test era stato annullato lo scorso 4 agosto quando la Speaker della Camera Nancy Pelosi si trovava in visita a Taiwan per evitare un'escalation con la Cina.

 

Castel San Pietro, continua il restauro delle mura storiche
Da bologna24ore.it del 15 agosto 2022

I lavori sono eseguiti dall’Impresa di restauro Arturo Piana srl con la supervisione della restauratrice Francesca Rabbi

Continua il restauro conservativo delle mura storiche di Castel San Pietro Terme. I lavori, partiti circa un mese fa, riguardano inizialmente il tratto che costeggia l’area verde tra via Volturno e via Oberdan, lungo il percorso pedonale riqualificato lo scorso anno, e il retro del palazzo comunale. In particolare l’intervento ha preso il via sul lato del muro di cinta che dà sul parcheggio del Municipio. Salvo imprevisti, l’intervento su questo primo tratto dovrebbe concludersi entro la fine di settembre, per poi partire entro il mese ottobre con il tratto di via Castelfidardo.

Come riporta la relazione tecnica del progetto architettonico e di restauro redatta dalla progettista e Direttore dei Lavori arch. Anna Maria Ragazzini, la cinta muraria medioevale, parte importante del castello dal punto di vista difensivo, ha subito nel corso dei secoli numerosi rimaneggiamenti, identificabili per la presenza di materiale eterogeneo utilizzato nelle diverse epoche storiche. Anche per questo sono stati progettati interventi specifici per ciascun lato del muro di cinta – lato via Oberdan e lato parcheggio Municipio – e per i pilastri posti all’ingresso della cinta muraria. Le antiche mura sono state realizzate con la tecnica costruttiva del “muro a sacco” utilizzata ampiamente nei sistemi difensivi delle città medioevali, composto da muratura in laterizio (paramento esterno) e da un nucleo murario, realizzato con calce idraulica, ciottoli di fiume in prevalenza e pietrame di diversa pezzatura. Nella malta utilizzata nel nucleo è presente la “sabbia gialla” che si estraeva nelle cave antiche della frazione di Varignana. I lavori eseguiti dall’Impresa di restauro Arturo Piana srl con la supervisione della restauratrice Francesca Rabbi, prevedono sulle porzioni di muro con maggiore presenza di ciottoli, la pulizia e la rimozione manuale della vegetazione superiore ed inferiore e delle parti di laterizio non distaccate. Il fissaggio dei ciottoli e degli elementi in laterizio che risultano distaccati, verrà eseguita con malta simile a quella esistente (composta da calce idraulica, sabbia di fiume e “coccio pesto” di piccola pezzatura), che sarà utilizzata anche per la successiva stuccatura dei giunti della muratura, in profondità, evitando di eseguirla fino a filo esterno del paramento murario, per evitare fenomeni di dilavamento nel tempo.

Nelle lesioni diffuse, è prevista la pulizia e verifica della loro profondità, per capire se si tratta di lesioni limitate al paramento murario o estese al conglomerato interno. Nel primo caso, si prevede una «cucitura della lesione con la tecnica del “scuci e cuci” del paramento murario, diversamente si valutano di volta in volta interventi di consolidamento sempre nel rispetto dell’antico tratto di mura».Inoltre, in corrispondenza del vuoto che si è creato a seguito del parziale collasso di alcuni elementi in laterizio, si procede con un «riempimento all’interno con pietrame e malta simili all’esistente e successiva ricucitura all’esterno del muro, con mattoni di recupero simili a quelli esistenti, per ripristinare la continuità della muratura». La stessa modalità sarà seguita per altre porzioni di muro che presentassero la stessa problematica e nella ricostruzione del tratto di mura corrispondenti a Via Castelfidardo, su progetto redatto dall’arch. Romeo Pauselli e la Direzione dei lavori arch. Anna Maria Ragazzini, depositato presso la Soprintendenza Beni Culturali della Città Metropolitana di Bologna.

 

Al via i lavori di tutela del baluardo di San Pietro
Da estense.com del 14 agosto 2022
Iniziate le operazioni di disboscamento e rimozione della vegetazione infestante, dannosa per l'integrità delle mura

È in corso in questi giorni il disboscamento e la rimozione della vegetazione infestante, e dannosa per l’integrità delle mura, al baluardo di San Pietro, nella porzione sud della cinta storica che ‘avvolge’ la città di Ferrara. A realizzare l’intervento è Ferrara Tua, nell’ambito del contratto di servizio con l’ufficio verde. L’intervento era già stato anticipato nel contesto delle azioni per la tutela e la riqualificazione delle mura storiche, ed è stato programmato ad agosto – a conclusione del periodo di riproduzione dell’avifauna (compreso tra marzo e luglio) – per contrastare e prevenire danneggiamenti al paramento murario, derivante dalla crescita delle radici e dai ristagni di acqua, in particolare sulla cortina perimetrale del baluardo. Parallelamente ai lavori al baluardo di San Pietro, continuano anche quelli al baluardo – sempre del tracciato sud delle mura – di Sant’Antonio, per un ammontare complessivo di 300mila euro di investimento. Qui l’intervento – partito nei mesi scorsi – è giunto alla sua ultima fase: gli addetti dell’impresa Pr Consolidamenti stanno installando i pali a contrasto in corrispondenza delle fondazioni del baluardo, per prevenire i fenomeni di cedimento e ‘rototraslazione’ della punta del baluardo. Sono già stati effettuati i primi impianti dei pali, sei nel complesso quelli che dovranno essere installati. Il termine lavori è previsto per settembre. Il responsabile unico del procedimento è l’ingegnere del servizio Beni Monumentali Paolo Rebecchi.

“Questi interventi consentiranno di proteggere e salvaguardare i baluardi e – insieme ai lavori in essere in altre porzioni della cinta muraria, in particolare al progetto ‘1 chilometro di mura all’anno’ – restituiranno decoro, bellezza e valorizzazione a questo infinito patrimonio tutto ferrarese”, dice l’assessore Andrea Maggi.

 

Arno Stellung, le postazioni difensive in Toscana
Da all4shooters.com del 13 agosto 2022

Bunker per PaK anticarro - MG sul Canale Imperiale che immette all’Arno in Località Vicopisano nella piana tra Pisa e Empoli.

Lo stesso Bunker visto da vicino.

L'interno del bunker

Un affascinante viaggio tra le rovine dell’Arno Stellung (Posizione dell’Arno), una serie di Bunker e postazioni difensive, costruite in Toscana in prossimità del fiume Arno, per rallentare quella che fu l’avanzata alleata su Empoli nella tarda estate del 1944.

Di Gaio Saverio Fabbri

A luglio, la 14 Armata Tedesca si era di fatto ritirata con il grosso delle proprie forze al di là dell’Arno.

Un altro bunker gemello del primo si trova a guardia della strada che passa sul ponte del Canale Imperiale.

Sull’altra sponda del Canale Imperiale si trova invece un Bunker della Flak (artiglieria antiaerea).

Nello specifico il XIV Panzerkorps (Corpo corazzato), ai comandi del generale Frido von Senger und Etterlin, era dispiegato da Empoli fino al mare, con la 26ª divisione corazzata, la 65a di fanteria; la 16a SS Panzergrenadier Division “Reichsführer-SS”, invece, era posizionata a difesa della Linea dell’Arno (Arno-Stellung) nella zona Pisa-San Piero Grado-Marina. Von Senger organizzò due sbarramenti minori costituiti dalla Olgastellung presso Empoli e dalla Eisenbahndammlinie, ovvero la linea del tracciato ferroviario che correva fra l’Elsa e la stazione di S. Romano.

La popolazione fu evacuata da un’area compresa entro i 5 km a sud dell’Arno. Kesselring aveva previsto una ritirata su più linee difensive, ognuna delle quali doveva resistere il più possibile e logorare le soverchianti forze nemiche. Quando i costi in vite umane e in mezzi per difendere ad oltranza una posizione cominciavano a essere insostenibili per la Wehrmacht, lo schieramento tedesco si spostava sulla linea successiva che nel frattempo era stata predisposta dai genieri mentre reparti scelti dovevano fungere da retroguardia. I tedeschi terranno l’Arno Stellung fino ai primi di settembre con il ridispiegamento delle loro forze sulla Linea Gotica. L’offensiva alleata volta a superare l’Arno che iniziò con vigore il 1° settembre vide già alla fine della giornata del 2 settembre la maggior parte dei militari e dei mezzi del IV Corpo oltre l’Arno, con le sue unità combattenti che avevano spinto il fronte da 2 a 7 miglia a nord del fiume. Il nemico non si oppose all’attraversamento del fiume nemmeno con azioni locali di retroguardia ma preferì abbandonare le posizioni difensive.

 

Da Ogliastri al Castellaccio: nel “Rilancia Messina” la riqualificazione dei forti cittadini
Da normanno.com del 13 agosto 2022

Illuminare i forti e i castelli della città dello Stretto, dall’Ogliastri al Castellaccio, renderli fruibili e accessibili anche ai turisti: questo uno degli obiettivi del “Rilancia Messina”, documento programmatico presentato nei giorni scorsi dalla Giunta Basile e contenente una serie di azioni pensate per rivitalizzare il territorio.

Attrattori culturali, turistici e ambientali, le fortezze di Messina, sebbene suggestive, sono per lo più trascurate, almeno quando non affidate ad associazioni culturali, come per esempio Forte Gonzaga e Forte San Jachiddu, dove spesso si organizzano eventi, attività culturali e visite guidate. Tra gli spunti inseriti dall’Amministrazione all’interno del “Rilancia Messina”, condiviso nei giorni scorsi coi sindacati e le associazioni datoriali, c’è anche la valorizzazione e riqualificazione del patrimonio fortificato della città dello Stretto.

Di seguito, le azioni proposte dalla Giunta Basile nel “Rilancia Messina” per le “terrazze sullo Stretto”:

• Coordinare, insieme ai concessionari dei siti, la valorizzazione e la promozione, ai fini turistici e ambientali, delle Fortificazioni messinesi e dei percorsi sulle antiche strade militari di collegamento.

• Riprendere il protocollo d’intesa tra il Comune di Messina, le Associazioni concessionarie, i Comuni dello Stretto sui cui territori ricadono i forti, e il Comune di Venezia.

• Rivitalizzare Forte Ogliastri come incubatore sociale. • Favorire, con la regìa del Comune, una convenzione con l’Agenzia del Demanio per l’abbattimento del canone demaniale o il mantenimento di quello ricognitorio, in favore delle Associazioni concessionarie dei siti fortificati.

• Destinare alcuni Forti a luoghi di sosta da inserire nei percorsi sui Peloritani.

• Favorire i collegamenti tra il porto e i siti fortificati, attraverso la segnaletica, il coordinamento con le agenzie di viaggio, i taxi, i titolari di bus-navetta.

• Intercettare i bandi nazionali ed europei finalizzati al restauro e alla fruibilità del Forte Schiaffino come Parco e rigenerazione Urbana nel quartiere di S. Lucia Sopra Contesse e Forte Castellaccio collegato alla Città del Ragazzo.

• Illuminare lo Stretto dalla posizione dei Forti con i puntamenti Laser. Utilizzando l’antico sistema delle “Fotoelettriche”, impiegate dal 1890 al 1943 per intercettare il naviglio nemico di notte, si potranno ripristinare i settori di tiro dei cannoni con raggi laser, da accendere ad un certo orario della sera per creare effetti speciali con i giochi di luce.

A proposito delle fortezze di Messina, si ricorda che, nelle scorse settimane, Forte Gonzaga ha ottenuto dalla Regione Siciliana l’ammissione a un finanziamento da 90mila euro per l‘illuminazione artistica.

 

Paolo Caccia Dominioni. Storia dell’architetto-scrittore-soldato
Da artribune.com del 11 agosto 2022

Paolo Caccia Dominioni, Ambasciata italiana ad Ankara. Courtesy Ambasciata d’Italia ad Ankara

Di Niccolò Lucarelli

A trent’anni dalla scomparsa, ripercorriamo l’intensa e avventurosa vita di Paolo Caccia Dominioni, militare, progettista appassionato, artista, scrittore vincitore del Premio Bancarella nel 1963 e cugino dell’architetto Luigi Caccia Dominioni Paolo Caccia Dominioni (Nerviano, 1896 ‒ Roma, 1992), architetto, artista, scrittore e soldato, respirò atmosfere cosmopolite sin dall’infanzia, in virtù del padre, diplomatico in Francia, Austria-Ungheria, Tunisia ed Egitto, e persino console a Fiume. A trent’anni dalla scomparsa, avvenuta il 12 agosto, proponiamo un ritratto di questa eccezionale figura, instancabile propagatore della memoria dei combattenti, la cui carriera militare si è mirabilmente sovrapposta a quella civile.

LA VITA DI PAOLO CACCIA DOMINIONI

Rampollo della nobile famiglia Caccia, di cui il ramo dei Dominioni è l’unico superstite, la prima delle sue molte vite si è svolta portando le stellette. Studente del secondo anno d’ingegneria a Palermo, in quel fatidico maggio del 1915 interruppe gli studi per arruolarsi volontario nel Regio Esercito. Sul fronte dell’Isonzo, con il grado di Tenente di una sezione lanciafiamme, fu decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Dopo alcuni anni di attività civile, in cui svolse la professione di architetto al Cairo, nel 1931 fu richiamato per il servizio in Libia e in Eritrea. Qui, a metà decennio, divenne effettivo presso l’Ufficio Informazioni del Comando Superiore dell’Asmara, svolgendo diverse missioni fra Egitto, Sudan ed Etiopia, invasa nel 1935 dall’Italia fascista. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, dopo aver brevemente prestato servizio presso lo Stato Maggiore, nel 1942 chiese di entrare nei Guastatori, la specialità appena creata all’interno dell’arma del Genio. Il 4 luglio venne assegnato al XXXI Battaglione, schierato in Nord Africa, con il quale vivrà i giorni di El Alamein. Promotore della ricostituzione del Battaglione Genio guastatori alpini ad Asiago, nel maggio del ’43, dopo l’8 settembre entrò tra le file della Resistenza nella 106ª Brigata Partigiana Garibaldi. Fu arrestato due volte dalle Camicie Nere, fra il ‘44 e il ‘45, e concluse la sua storia di combattente in qualità di Capo di Stato Maggiore del Corpo lombardo Volontari della Libertà 

PAOLO CACCIA DOMINIONI ARTISTA E SCRITTORE

La vita militare fu al centro dell’attività artistica di Caccia Dominioni, senza tuttavia esserne il soggetto unico. Nei suoi disegni è infatti racchiusa un’intera vita, con i suoi valori, le sue convinzioni, le sue sensibilità, espresse per tramite di un linguaggio figurativo assai espressivo, dal carattere modernista, al servizio del mondo militare. I suoi bozzetti raccontano di progetti architettonici, scorci e vedute del Salento dove si ritirò in tarda età; i ritratti fermati sul taccuino di tante delle persone incontrate nella sua lunga e avventurosa vita. Immagini elaborate con perizia, eppure mai accademiche, statiche o retoriche. Caccia Dominioni fu anche scrittore, e principalmente un narratore di guerra, ma prima ancora che di fatti d’armi, dal Carso al deserto nordafricano, le sue pagine sono piene di storie di uomini, di sacrifici e di sofferenze, narrate attraverso uno stile meditato, che approfondisce i particolari e indulge sulle sensazioni umane, pur mantenendo l’immediatezza degli eventi. Predominano infatti il rispetto e l’interesse per le persone che hanno combattuto al suo fianco, per la loro statura di uomini capaci di affrontare le situazioni più drammatiche. Dalla Grande Guerra alla Resistenza, passando per i fronti coloniali degli Anni Trenta e Quaranta, anche quello del soldato è un mestiere, spesso, almeno in passato, dei più ingrati, ma sempre svolto con coerenza, coraggio e rispetto dell’avversario. La sua opera più famosa è probabilmente il volume di memorie su El Alamein: gli varrà il Premio Bancarella 1963 e copre tre decenni, dalla prima visita in veste di semplice turista alle battaglie contro i britannici, fino alla conclusione dei lavori del Sacrario. Un’avventura che ha segnato la sua vita.

I PROGETTI DI ARCHITETTURA DI CACCIA DOMINIONI

Il mondo militare ha permeato anche la professione che Caccia Dominioni aveva scelto per la sua vita civile. Fra i suoi i suoi primi progetti, quando aveva da poco avviato lo studio al Cairo, ci fu la sede dell’Ambasciata d’Italia ad Ankara, di cui diresse i lavori fra il 1927 e il 1940, lottando contro l’imperante burocrazia. Alla fine, nacque un complesso di edifici in stile “funzionalista”, non privo di eleganza, che ancora oggi ospita la nostra missione diplomatica. Merita una menzione, tra gli altri esempi di architettura civile, il villaggio residenziale realizzato sulla costa tarantina alla metà degli Anni Settanta, da cui emerge una concezione dell’architettura in armonia con il paesaggio e rispettosa della natura circostante: una filosofia che, se avesse fatto scuola, avrebbe evitato tanti scempi che hanno devastato le coste meridionali italiane.

L’ingresso del Sacrario Militare Italiano di El Alamein, photo by Ricval1982 at Italian Wikipedia (CC BY SA 3.0)

IL PROGETTO DEL SACRARIO DI EL ALAMEIN IN EGITTO

Ci sono però cose che vanno al di là della disciplina tecnica, per abbracciare un complesso di valori e di storie umane che la materia saprà rendere immortali. È il caso dei tanti sacrari militari progettati e realizzati da Caccia Dominioni, da Tripoli (poi abbattuto da Gheddafi) a Murchison a Bari. Il più noto è probabilmente il Sacrario di El Alamein, in Egitto, per realizzare il quale il progettista svolse dal 1948 lunghe ricerche sul teatro dei terribili scontri del ‘42, in gran parte ancora minato, recuperando 4.814 salme delle quali 2.465 identificate. Grazie a quest’immane opera di ricerca, la memoria dei caduti di El Alamein, indipendentemente dalla loro nazionalità, non è andata perduta, e con essa sopravvive il rispetto umano di tutti i caduti. Su incarico del governo italiano, in quello stesso ‘48 progettò il Sacrario per i nostri soldati, che comprende anche un piccolo museo di cimeli bellici. La sua concezione dell’architettura militare si traduce in un omaggio in pietra, marmo e cemento all’uomo e al combattente, senza retorica né commiserazione. Infine nel 1985, quando ancora delle deportazioni e dell’eccidio dei cittadini italiani fra il 1945 e il 1947 si parlava pochissimo, Paolo Caccia Dominioni realizzò a Gorizia un monumento a quei cittadini che morirono assassinati dai partigiani di Tito, chi in carcere a Lubiana, chi nelle famigerate foibe: un Lapidario che riporta incisi ben 665 nomi. Non un monumento, ma un atto di giustizia.

 

Musei del Tirolo: Forte Corno
Da unsertirol24.com del 9 agosto 2022

L’imponente fortificazione faceva parte della linea difensiva delle Giudicarie: merita una visita, per ammirarne la straordinaria struttura e l’attenta opera di restauro, ma anche per toccare con mano un pezzo della nostra Storia.

Forte Corno, uno delle cinque fortificazioni realizzate a fine Ottocento a formare il cosiddetto Sbarramento di Lardaro, Lo scopo era quello di chiudere l’accesso delle Giudicarie e quindi della Valle dei Laghi e di Trento in caso di un eventuale attacco del Regio Esercito Italiano, cosa poi puntualmente accaduta nel 1915. Cinque forti, dicevamo: Revegler, la tagliata stradale vera e propria; più sopra a tenaglia Danzolino e Larino, ancora più su, disposti sui versanti opposti della valle, Corno e Cariola. Costruiti a difesa, assolsero il loro compito: le truppe nemiche li superarono solo dopo l’armistizio. Alla fine della guerra, Revegler, Danzolino e Cariola furono distrutti e le pietre ed il ferro servirono alla ricostruzione dei paesi ridotti a macerie; Larino e Corno si salvarono in qualche modo e in tempi recenti sono stati oggetto di un massiccio e attento lavoro di restauro.

Forte Corno, arroccato sopra gli abitati di Praso e Sevror, fu costruito tra il 1883 e il 1890. La struttura sembra nascere dallo sperone roccioso e ne segue l’andamento, scendendo di 5 livell. Gli oltre 50 locali ospitavano magazzini e cucina, dormitori per truppa e ufficiali, infermeria, camera mortuaria, impianto elettrico e di comunicazione ed aveva pure una colombaia; era armato da diversi pezzi di artiglieria pesante, oltre che di tre obici in cupola corazzata girevole. Le visite al forte sono curate dall’Associazione La Büsier di Praso: attivissimi nella promozione culturale del territorio (gestisce anche la famosa Scuola del Legno, oltre a dar vita alla Filodrammatica), i suoi componenti sono guide attente e preparate. Per l’estate 2022 hanno curato in maniera particolare i percorsi di avvicinamento al Forte, che può essere raggiunto in auto, con la navetta oppure a piedi seguendo gli antici tracciati, usati anche da soldati e portatori, partendo da Fontanedo oppure da Forte Larino.

Fino a domenica 21 agosto, il Forte è visitabile – sempre e solo nell’ambito di un percorso guidato – tutti i giorni alle ore 10.00, alle 14.00 ed alle 16.00; stessi orari dal 22 agosto fino al 25 settembre, ma solo il sabato e la domenica. Inoltre, domani e mercoledì 17 agosto, sono in programma due suggestive visite in notturna – attenzione: prenotazione obbligatoria! – , con partenza da Praso con la navetta alle ore 20.00

 

Per eventuali informazioni e per prenotazioni, basta contattare La Büsier (346 3236193)

 

Il mistero della villa-bunker di Gladio
Da ilgiornale.it del 9 agosto 2022

Una famiglia siciliana messa sotto i riflettori mediatici e la casa della loro infanzia indicata come base per una torre di controllo aereo dei servizi segreti. Cosa si nasconde dietro le dichiarazioni dell'ex poliziotto Antonio Federico?

Di Gianluca Zanella

Dell’ex poliziotto Antonio Federico abbiamo scritto l’ultima volta nel maggio scorso. Contattato per un’intervista, ci aveva chiesto di aspettare fino ai primi di giugno. Nel mentre, il 23 maggio andava in onda un servizio della trasmissione Report dal titolo “La bestia nera”. In questo servizio, il collega Paolo Mondani, indagando sui rapporti tra mafia, servizi segreti ed eversione neofascista, veniva accompagnato proprio da Antonio Federico in una sorta di tour nel territorio di Alcamo, provincia di Trapani, sui luoghi che – una trentina di anni prima – l’avrebbero visto protagonista di una storia ai limiti dell’inverosimile, da lui raccontata anche in un libro scritto nel 2013 e mai dato alle stampe, ma che noi abbiamo avuto modo di studiare attentamente.

Dopo quell’ultimo contatto tramite messaggio WhatsApp, di Federico nessuna traccia. Inutili i nostri tentativi di fargli qualche domanda e, da quello che sappiamo, non è contento di quello che abbiamo scritto in passato. E forse non lo sarà nemmeno di quello che andrete ora a leggere. Di lui abbiamo iniziato a interessarci quando, a inizio marzo 2022, a Bergamo viene perquisita la casa di Rosa Belotti, presunta “biondina” delle stragi del 1993 a Firenze e Milano, riconosciuta – a quanto è stato possibile ricostruire – da una foto che proprio Antonio Federico ritrovò in circostanze decisamente poco chiare durante una perquisizione in casa di un carabiniere nel 1993. Foto non consegnata subito, ma conservata per anni (il che si potrebbe configurare come un furto) e, infine, apparentemente persa. O meglio, consegnata a qualche non meglio specificato collega. Perché torniamo a parlare di lui? Proprio in riferimento al servizio di Paolo Mondani andato in onda su Report, nei giorni scorsi è stata depositata presso i tribunali di Palermo e Trapani una querela nei confronti di ignoti. Gli avvocati Andrea Capone e Pierluigi Fauzia hanno accettato di rappresentare il signor Francesco Bonanno che con quel servizio – “La bestia nera” – ha visto puntare i riflettori mediatici su di lui e sulla sua famiglia. Nel corso del servizio, infatti, viene mostrata una struttura sita nei pressi di Alcamo, precisamente in Località Fico, civico 147. Tale edificio viene indicato da Antonio Federico – che vi accompagna il giornalista Mondani – come lo stabile da lui individuato nel corso di un sopralluogo notturno, grazie alle indiscrezioni di una misteriosa fonte di cui abbiamo già avuto modo di parlare in altra sede, nel quale avrebbe visto – affacciandosi dalla finestra – qualcosa di molto simile a una torre di controllo aereo. La strumentazione elettronica, descritta da Federico nel suo libro e attribuita senza ombra di dubbio alla struttura Gladio, sarebbe poi scomparsa nel giro di pochi giorni quando, una volta tornato sul luogo per la terza volta insieme ad altri colleghi e ai suoi superiori, le stanze visionate nel corso di due sopralluoghi notturni erano completamente vuote. Grande la sorpresa per la famiglia Bonanno nel riconoscere in quelle immagini la casa in cui sono cresciuti e in cui, fino al 2009, ha vissuto l’anziana Paola Mancuso, madre di Francesco Bonanno. Ma non solo, nel servizio di Report, al minuto 59.25, viene affermato che Antonio Federico, nel corso di questi sopralluoghi, abbia trovato a poca distanza anche una pista di atterraggio.

Quanto rappresentato da Federico nel corso della trasmissione risulta – secondo la querela presentata dagli avvocati – lesivo della dignità e della reputazione dei Bonanno, che – dopo averci invitati ad Alcamo per vedere con i nostri occhi l’interno della villa – ci assicurano che nel 1993 lo stabile era abitato dalla famiglia già da molti anni e che nessuno dei suoi componenti aveva mai nemmeno sentito parlare di Antonio Federico se non alla messa in onda del servizio. Un’altra inesattezza presente nel servizio di Report riguarda la perquisizione che sarebbe avvenuta presso i locali della struttura: “Nessuna perquisizione” ci assicurano gli avvocati “e se anche ci fosse stata, non esiste alcun verbale”. Se l’errore è giustificabile da parte di un giornalista, per quanto esperto come Paolo Mondani, difficilmente spiegabile è il comportamento di Federico, che avalla quanto mostrato nel corso della puntata con le sue dichiarazioni. A tal proposito, in data 26 maggio 2022 gli avvocati Capone e Fauzia hanno inviato a Report una richiesta di rettifica. Quattro giorni dopo, il 30 maggio, in chiusura di trasmissione Sigfrido Ranucci dà conto della rettifica, ma aggiunge che “per dovere di cronaca, diciamo anche che Federico queste cose le ha confermate davanti a varie procure e anche in Commissione Antimafia”. Possiamo a nostra volta confermare questo dettaglio e aggiungerne un altro, non meno importante: Federico non è il solo ad aver parlato di questa villa. A confermare il suo racconto, secondo alcune fonti, almeno altre due persone, presumibilmente, facendo un ragionamento logico, dei suoi colleghi o superiori di allora. “Per quale motivo non siamo stati chiamati dalla procura?” si chiede al telefono con noi Marco Alfredo Bonanno. E ce lo chiediamo anche noi. Per quale motivo, a fronte di dichiarazioni del genere, i membri della famiglia Bonanno non sono ancora stati sentiti dagli inquirenti? Forse il racconto di Federico e delle altre persone viene considerato inattendibile? O c’è dell’altro? “Credo che la Procura abbia tutti gli strumenti per verificare che quella fosse la nostra casa – aggiunge Bonanno – ma in ogni caso siamo pronti a dimostrarlo noi stessi. In quella villa non c’era alcuna base segreta, ci vivevano i miei nonni e i miei zii”. L’immobile, iscritto al catasto dal 1989, era di proprietà di Alfredo Bonanno, padre di Francesco che ha dato avvio alla procedura legale, e, dopo la sua morte (marzo 1993) è passato in eredità alla moglie, Paola Mancuso, deceduta nel gennaio 2009, data in cui lo stabile viene definitivamente lasciato in stato di abbandono, tanto che oggi raggiungerlo risulta piuttosto difficoltoso a causa della vegetazione incolta. A differenza di quanto sostenuto da Federico nel corso della puntata di Report, lo stabile non si trova in località Calatubo, ma, come già detto, in località Fico. Questo potrebbe essere un errore dettato dagli anni trascorsi, ma non è l’unico. Altre cose non tornano. Ora, è innegabile una cosa: il defunto Bonanno doveva certamente avere un gusto particolare in termini architettonici. La struttura sembra infatti più un fortino militare che non una villa adibita a uso civile. La sua stessa posizione isolata sembrerebbe avvalorare un suo valore strategico. Eppure tanto Francesco Bonanno, quanto Marco Alfredo Bonanno, sostengono con fermezza che no, quella non era una base utilizzata dai servizi segreti, ma una villa bifamiliare. “Nel 1993 – ci spiega Marco Alfredo Bonanno - quando Federico dice di aver fatto il sopralluogo notturno, la villa era abitata al piano terra da mio nonno e mia nonna, al piano superiore da alcuni zii. È dimostrabile”. “A seguito del servizio su Report - ci racconta l’avvocato Capone – i Bonanno sono stati tempestati di telefonate da parte di numerosi concittadini che, riconosciuta a loro volta la struttura mostrata in televisione, hanno chiesto se quanto affermato corrispondesse al vero”. Un danno d’immagine come solo chi viene messo sotto i riflettori mediatici può subire e comprendere, per questo i due avvocati hanno chiesto ai Tribunali di Palermo e di Trapani di procedere all’identificazione e all’accertamento dei responsabili del delitto di diffamazione aggravata. A corredo della querela, gli avvocati allegano a riprova di quanto sostenuto dai loro assistiti la visura storica dell’unità immobiliare. Tornando alle cose che non tornano nel racconto di Antonio Federico, sempre l’avvocato Andrea Capone ci richiama a un dettaglio espresso dall’ex poliziotto nel suo libro del 2013. Citiamo testualmente: “Giunti sul sito, notai subito che le telecamere poste a protezione e installate lungo il perimetro della struttura erano state rimosse. Dal cancello principale, mentre io e il mio superiore ancora stavamo all’esterno, si presento� una signora anziana, che alla domanda posta dall’Ispettore Infantolino su chi abitasse in quella casa con fattezze di bunker, rispose che era abitata da lei e da sua madre, che malata viveva su una sedia a rotelle. Le affermazioni di questa donna trovarono riscontro nel momento in cui entrammo all’interno. Constatammo, infatti, la presenza di un’anziana donna seduta su una sedia a rotelle. Mentre il collega le rivolgeva qualche domanda, mi portai all’interno della stanza che avrebbe dovuto custodire le apparecchiature elettroniche, che soltanto qualche notte prima avevo scorto, ma entratovi, non mi rimase altro che prendere atto di trovarmi in una stanza vuota. Avete capito bene, ERA VUOTA!! [maiuscolo nel testo, nda]”. In questo passo tratto dal libro – in cui Federico racconta del sopralluogo effettuato con il suo superiore – si parla di due donne, madre e figlia. La prima in sedia a rotelle. “Nella famiglia Bonanno nessuno è mai stato in sedia a rotelle – ci dice Capone – ma c’è di più: in famiglia, nel 1993, non c’erano figlie femmine”. Il “bandito poliziotto” Federico [come viene definito nel servizio Report per la sua inclinazione a non seguire le regole, nda] parla di fronte agli inquirenti due volte in merito a questi fatti: nel 1997 e nel 2008. Lo fa riguardo alle connessioni tra il territorio di Alcamo e la presenza sul territorio della struttura semi-clandestina Gladio, che – stando a quello che gli avrebbe riferito sempre la stessa fonte, tale Mark – si sarebbe macchiata nel 1976 dell’omicidio di due carabinieri passato alla storia come strage di Alkamar. Torna, come già ricordato, a rievocare questi fatti nel 2013, nel libro intitolato “La struttura segreta di Gladio nel territorio di Alcamo”. Da segnalare che, secondo alcune nostre fonti, il legame tra Gladio e la strage di Alcamo Marina sia emerso solamente nel secondo interrogatorio, quello del 2008. Memoria selettiva, verrebbe da dire. Ma al di là delle capacità mnemoniche di Federico, la Procura di Trapani, nel 2008, di fronte a una storia che, nel territorio di Matteo Messina Denaro, tira in ballo servizi segreti deviati, traffici vari ed eventuali, che cosa ha fatto? Per quale motivo non viene informata la Dda? E ancora: in quel periodo la Direzione nazionale antimafia, allora retta da Piero Grasso, chiese alla Procura di Trapani i verbali redatti a seguito delle dichiarazioni di Federico. Perché non si ha notizia di indagini svolte? A nostro giudizio, Antonio Federico sembra più interessato a costruire un’avvincente trama romanzesca che non a fornire seri elementi che possano avere riscontro oggettivo. E ci si chiede se tanta approssimazione sia dettata da un vizio innocuo (magari una fervida immaginazione e uno spiccato narcisismo) o nasconda una strategia per ora insondabile. Altresì, ci si chiede come gli sia stato concesso – fino ad oggi – di mettere in atto un tale comportamento. Per quale motivo gli organi inquirenti non hanno preteso che dicesse la verità o, almeno, una verità credibile? Per quale motivo non si è ancora giunti (per quello che sappiamo) all’individuazione della fonte di Federico?

E ancora, quando dice – e scrive (nel brano che abbiamo riportato) - di aver effettuato il sopralluogo con il suo superiore e di aver trovato le stanze vuote e le telecamere a perimetro della villa smontate, per quale assurda ragione non sono state scattate delle fotografie? Per quale altra assurda ragione non è stata redatta una nota di servizio riguardo questo sopralluogo? Perché non si è proceduti all’identificazione delle due donne trovate all’interno della struttura? Siamo nel 1993, un anno dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, lo stesso anno della bomba di via Fauro, delle stragi di via dei Georgofili e di via Palestro, delle bombe a San Giorgio al Velabro e a San Giovanni. L’attività di Federico – secondo le sue stesse parole – si muove nella direzione di dover individuare un presunto traffico di armi e materiale radioattivo che coinvolge mafia e servizi segreti e, in questa attività, si imbatte nella foto in cui dice di aver riconosciuto l’identikit della “biondina” delle stragi. Eppure nulla è stato fatto. Anche le più elementari attività che un qualsiasi inquirente farebbe di default in questa storia vengono drammaticamente meno. Incompetenza? Dolo? Non lo sappiamo e non sta a noi stabilirlo. Magari se le autorità inquirenti decidessero di andare a fondo, se magari i Bonanno venissero sentiti, sarebbe possibile un passo avanti in direzione della verità. Ma se sono passati trent’anni dai fatti, difficile sperare in un’improvvisa accelerazione. Nell’incredibile incertezza in cui siamo costretti a muoversi, quello che resta di certo è l’impressione che Antonio Federico abbia avuto fino ad oggi – anche negandosi alla nostra richiesta di un’intervista – un atteggiamento ben poco limpido, come poco limpida è stata la sua collaborazione con gli organi inquirenti e l’operazione di scrittura di quel libro che, a dirla tutta, sembra scritto da una persona accecata dalla rabbia o chissà cos’altro, ma che – l’abbiamo già detto – forse contiene dei messaggi diretti a un pubblico molto ben selezionato.

 

Montagnana, la cinta muraria e non solo: cosa sapere sul borgo rinascimentale
Da italiani.it del 9 agosto 2022

Montagnana è uno dei borghi più belli d’Italia e, nello specifico, del Veneto. Un’area da scoprire, tra storia e paesaggi naturali. Sito nel cuore della pianura padano-veneta, dista da Padova (https://www.italiani.it/santantonio-di-padovasanto-dei-poveri/) 56 km e 16 km dai Colli Euganei. Si tratta di un borgo rinascimentale, racchiuso all’interno di mura difensive. Un’area da non lasciarsi assolutamente sfuggire, considerando anche come abbia ottenuto la Bandiera Arancione per le sue bellezze storiche e il valore dei prodotti tipici. È intatto il centro storico, il cui tessuto medievale è ancora oggi ammirabile in toto, con edifici dal chiaro stampo rinascimentale. I primi documenti che fanno riferimento a questo insediamento risalgono al 996. In questi testi si cita un “castrum”, come confermato da altre documentazioni in epoche differenti. Questa seconda scoperta va a svelare la funzione difensiva del borgo per gli abitanti dei paesi limitrofi. In epoca romana le campagne erano abitate da famiglie di proprietari terrieri, che vivevano in ville rustiche. Dopo la caduta dell’Impero d’Occidente, per fronteggiare le invasioni barbariche, iniziano a essere erette le prime fortificazioni.

Nel 589 una catastrofe si abbatté sull’area. In seguito a un’alluvione, nota come Rotta della Cucca, l’Adige deviò il suo corso di 15 km più a sud, lasciando nel territorio agricolo solo acquitrini e paludi. In epoca longobarda Montagnana divenne capitale della Sculdascia. Nel X secolo fu teatro delle invasioni degli Ungari, mentre nel secolo successivo divenne feudo dei marchesi d’Este. Nel Duecento si legò alla figura di Ezzelino III da Romano, condottiero della Marca Trevigiana. Alla sua dominazione si deve la costruzione della torre difensiva che sovrasta Porta Padova, nota come Mastio di Ezzelino. In seguito ai Carraresi, venne conquistata dalla Serenissima Repubblica di Venezia, dando inizio a un felice periodo di pace e rinascita economica.

Montagnana cosa vedere

La visita a Montagnana non può che partire dalla Cinta Muraria, dalle dimensioni maestose e soprattutto da una sorprendente integrità. Cosa tutt’altro che scontata, considerando le condizioni in altri antichi borghi italiani. La maggior parte è stata realizzata verso la metà del Trecento a opera dei Carraresi, signori di Padova. L’eccezione è rappresentata dal castello di San Zeno e dai tratti a occidente e a oriente. Il tutto spinto dalla necessità di contrastare il potere degli Scaligeri di Verona.

Le mura vantano merlature di tipo guelfo, con altezza fino a 8 metri e spessore fino a 1 metro. La struttura vanta 24 torri, alcune di queste alte 20 metri. Una meravigliosa struttura che si estende per 2 km a protezione del centro antico cittadino. In passato, stando ai documenti, era circondata da un ampio fossato ricolmo d’acqua proveniente dal fiume Frassine.

Uno degli accessi principali è nei pressi della Rocca degli Alberi, struttura difensiva medievale molto intrigante, realizzata tra il 1360 e il 1362 dai Carraresi. Oggi ne ammiriamo le torri merlate, l’ingresso fortificato, le quattro porte e gli altrettanti ponti levatoi.

Inserito nelle mura vi è il Castello di San Zeno, le cui origini risalgono al XIII secolo. Imponenti le alte mura e il Mastio, che sfiora i 40 metri d’altezza. Vi è un ampio cortile interno e alcuni indizi sottolineano come vi fosse un fossato che lo isolava dal lato rivolto verso la città. Oggi ospita il museo civico, una biblioteca e il centro studi sui Castelli.

Elenchiamo altri monumenti presenti da ammirare e scoprire:

• Duomo – Il suo stile è tardo-gotico, realizzato tra il 1431 e il 1502. Volge lo sguardo sulla piazza centrale. All’interno vi sono opere del XV e del XVI secolo;

• Palazzo Magnavin-Foratti – Stile gotico-veneziano;

• Villa Pisani – Inserita con le altre ville venete tra i beni Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Realizzata tra il 1552 e il 1555, oggi liberamente aperta al pubblico.

 

Un’altra ottima giornata per il Forte San Felice
Da chioggianews24.it del 8 agosto 2022

Lungo i Murazzi

Tramonto sul Belvedere

Le visite al Forte nel pomeriggio di sabato 6 agosto hanno avuto davvero un’ottima riuscita, a dispetto della meteorologia. Iniziate col primo turno sotto un sole cocente, sono poi finite con un improvviso forte e minaccioso vento.

La partecipazione è stata alta, tutti i quattro turni avevano già esaurito con le prenotazioni i posti disponibili. Temevamo rinunce nel primo turno delle 15.30 a causa del caldo, ma non ce n’è stata nessuna: e sì che fare il tratto a piedi lungo i MURAZZI sotto il sole cocente, senza un filo d’aria, con le pietre dei Murazzi che scottano, non è proprio una passeggiatina! Più tardi (proprio quando abbiamo salutato l’uscita in bocca di porto della VIKING) la situazione è completamente mutata, dovendo addirittura ricercare angoli riparati dal vento.

Ottime le guide, perfetta l’organizzazione, l’interesse e la soddisfazione dei visitatori sono stati elevati. La sorpresa di addentrarsi in un luogo non immaginabile da fuori, i suggestivi panorami (specie al tramonto sul belvedere), la scoperta di una storia di quasi 650 ANNI che ha lasciato segni delle diverse epoche, narrata con passione dalle guide, hanno suscitato la viva partecipazione dei visitatori. “Oggi mi avete fatto un grande regalo!”, afferma una signora entusiasta. Che come tutti sprona i volontari del COMITATO a continuare nell’ impegno per il recupero del Forte: il rammarico per le condizioni in cui versa (specie il castello ricoperto da vegetazione) e per un CANTIERE FERMO da quasi un anno è l’altro sentimento comune a tutti i visitatori. Molti si ripromettono di ritornarci per verificare progressi.

Ingresso ad una riservetta

Abbiamo comunque registrato una PICCOLA SORPRESA POSITIVA: è stata fatta pulizia dalla vegetazione infestante intorno alle polveriere austriache e ai bunkers, per permettere indagini preliminari ai progetti di recupero. Qualcosa si sta rimettendo in moto? Speriamo di avere segnali concreti prima delle prossime visite previste per il 24 e 25 SETTEMBRE, quando il Forte parteciperà sia alle GIORNATE NAZIONALI DEI CASTELLI che alle GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO.

Ancora una volta un ringraziamento particolare alla Marina militare (MARIFARI) per la disponibilità e la fattiva collaborazione.

Erminio Boscolo Bibi, Comitato FSF 7 agosto 2022

 

Fra bunker e "denti di drago": turisti e studenti alla scoperta dei reperti bellici della seconda guerra mondiale
Da ravennatoday.it del 6 agosto 2022

"Le scuole di Cervia hanno risposto molto bene alla proposta del tour e ci auguriamo che in futuro sempre più giovani possano conoscere anche questa parte della storia della nostra città", spiega la delegata ai Beni Culturali Federica Bosi

Sta ottenendo sempre più riscontri "Visit Bunker 360°", l’itinerario dedicato ai reperti bellici della seconda guerra mondiale nel territorio di Cervia. Nella tarda primavera tutte le terze medie dell’istituto comprensivo “Cervia 2” e “Cervia 3” hanno visitato i bunker e i denti di drago presenti sul lungomare di Milano Marittima. La Seconda Guerra Mondiale è uno degli argomenti che i ragazzi trovano nei loro programmi e spesso all’esame finale della scuola secondaria di primo grado, quindi tutte le classi hanno deciso di aderire al tour. Oltre a loro, altri studenti provenienti da Bologna, sempre terza media, si sono aggiunti alle visite promosse dall’associazione CRB 360°, per un totale di circa 450 ragazzi.

“E’ un importante risultato che tanti giovanissimi possano entrare in contatto con una realtà così difficile del nostro paese per augurarci che simili accadimenti non possano ripetersi in futuro. Le scuole di Cervia hanno risposto molto bene alla proposta del tour e ci auguriamo che in futuro sempre più giovani possano conoscere anche questa parte della storia della nostra città”, spiega la Delegata alla Bellezza e ai Beni Culturali Federica Bosi. Durante tutta l’estate l’Associazione CRB 360°, che ha curato il restauro dei bunker e in particolare del grande Regelbau 668 di Via Mascagni, sta inoltre portando avanti una serie di visite destinate ai turisti della Riviera.

Oltre al tour guidato e ai reperti bellici, viene data la possibilità di ingresso al rifugio allestito interamente con oggettistica originale dell'epoca e dove troneggia un misterioso e straordinario affresco che riporta un verso del poeta Schiller.

La visita è interamente in notturna, rendendo ancora più suggestiva l’esperienza. Il bunker era una struttura di comando, tra le più grandi in zona e gestiva i contatti radio con le truppe e le artiglierie circostanti ed è collegato ad un bunker più piccolo tramite un corridoio sotterraneo anch’esso visitabile.

“Non possiamo che ringraziare nuovamente l’associazione CRB 360° per il grande lavoro di recupero e per la disponibilità dei volontari ad effettuare le visite. Con i proventi si potrà acquistare strumentazione per completare i restauri” conclude Bosi.

Le escursioni sono prenotabili a Cervia Turismo, tel. 0544 974400 e si svolgono il venerdì sera alle ore 21,00. Biglietto 12 euro. Gratis i bambini fino ai 10 anni.

 

Trekking con guida sulla Linea Gotica con partenza da Pianosinatico
Da arteventinews.it del 5 agosto 2022

Domenica 07 agosto imperdibile escursione nella natura sui sentieri della memoria storica della nostra Montagna! Escursione a Pianosinatico e al Museo l’ALtrolatodelCaposaldo. Queste escursioni si ripeteranno anche il 18 e 21 Agosto. L’Escursione è classificata E, quindi fattibile per tutti, anche se sono da segnalare un paio di tratti in salita all’inizio e delle discese alla fine del percorso, ma senza particolari difficoltà. L’escursione è con l’accompagnamento di una guida escursionistica ambientale dedicata. Il percorso è prevalentemente ombreggiato, nel bosco, eccetto i primi 20 minuti circa all’inizio. La guida illustrerà durante il percorso anche i fatti storici avvenuti nella zona e saranno visitati i bunker ricostruiti. Si tratta di un anello di circa 7,5 km (dislivello 250mt) con partenza e arrivo al paese di Pianosinatico e con visita, sempre con guida dedicata, al piccolo ma interessante e ricco museo sul passaggio della Linea Gotica in quella zona. Il ritrovo è alle 9.30 al museo L’AltrolatodelCaposaldo (Via della Chiesa 21, Pianosinatico). La durata è di circa 4 ore in totale compreso il museo (visita a fine escursione dopo le 14.00), più pausa pranzo. Ogni partecipante provvede per il proprio pranzo al sacco da consumarsi durante il percorso. Il costo è di 13€ A persona e gratuito per ragazzi fino a 15 anni, da pagarsi in loco alla guida, ed è comprensivo di escursione e visita al museo. Si raccomanda abbigliamento e equipaggiamento idoneo (scarpe da trekking e non da ginnastica) e sufficiente scorta d’acqua.

Di cosa si occupa l’associazione “GoticaLaVia” , i suoi valori e la sua missione.

GoticaLaVia   è un’organizzazione nata di recente con l’intento di far conoscere la Linea Gotica e tutto ciò che essa significa da un punto di vista storico, culturale, di memoria e di valori ad un pubblico sempre più ampio e per una fruizione sempre più facile e “attraente”, attraverso pacchetti turistici-culturali e manifestazioni dedicate. L’obiettivo è di rendere fruibile la memoria dei fatti e delle vicende umane accadute lungo tutto i 300 km della linea gotica. Per fare ciò, vorremmo mettere a fattor comune tutto ciò che già è presente in termini di offerta culturale/museale e turistica su tutta la Linea Gotica per creare un filo conduttore unico e un’offerta integrata delle varie storie, di cui la Linea Gotica è composta. Abbiamo intrapreso la nostra esperienza organizzando delle escursioni guidate su percorsi lungo la Linea del fronte dove visitiamo i luoghi e raccontiamo i fatti e le testimonianze degli avvenimenti del periodo della resistenza nella seconda guerra mondiale.

 

LA STORIA DELLA LINEA GUSTAV NELL’INCONTRO CAI A CAMPO DI GIOVE
Da reteabruzzo.com del 5 agosto 2022

La sezione di Sulmona del Club Alpino ha organizzato un evento con Lorenzo Grassi, giornalista e ricercatore storico, per parlare della linea Gustav: la linea di difesa delle truppe tedesche che durante l’ultimo conflitto mondiale passava sulla Maiella e sulle montagne limitrofe.

Ancora oggi sugli altipiani che circondano la conca peligna sono visibili molte fortificazioni della Gustav e insieme ad esse i resti di alcuni aerei bombardieri precipitati durante il conflitto.

L’appuntamento è in programma sabato 6 agosto a Campo di Giove, luogo non scontato, infatti il comune è stato decorato con la medaglia d’argento al valore civile al termine della seconda guerra mondiale.

 

I castelli del Nord Italia: Castello di Cozzo
Da paviafree.it del 5 agosto 2022

Borgo antichissimo, Cozzo è, tra i centri abitati della Lomellina, quello di cui è sicura l’origine romana. Una pietra miliare rinvenuta nel 1829 dimostra che Cozzo costituì in età romana una tappa importante degli antichi itinerari imperiali. Il nome dovrebbe derivare dalle Alpi Cozie, perché il paese era attraversato dall'antica via che da Pavia, per Lomello e Cozzo, si dirigeva verso Torino. Ricordato negli itinerari romani col nome di "Cuttiae", questo centro alla sinistra del fiume Sesia era un Municipio ed una stazione di posta importante, giungendo a superare in importanza, prima dell'avvento del regno longobardo, Lomello. Verso il X secolo Cozzo divenne proprietà dei conti di Lomello, fu poi infeudato a un Ajmone di Vercelli, dal quale discese la nobiltà locale. Nel medioevo fece parte del Comitato di Lomello, soggetto a Pavia durante il regno longobardo, nel 1163 Federico Barbarossa confermò ai Confalonieri di Pavia i loro possedimenti a Cozzo. Durante le lotte tra Milano e Pavia la città cambiò più volte possessore, conquistata dai milanesi, nel 1465 viene dato da Francesco Sforza ai Gallarati. Il borgo, centro commerciale e strategico, presumibilmente già in età antica era munito di fortificazioni, di cui però non si sono riscontrate tracce. Nel 1244 i milanesi riedificarono in più ampie proporzioni, munendolo potentemente, il Castello, che sorgeva su uno preesistente assai antico, probabilmente costruito dai monaci benedettini di Cluny che iniziarono anche a bonificare la zona. Fu nel 1465 che il duca Francesco Sforza accordò licenza a Pietro Gallarati di "fare la compera del castello e delle terre di Cozzo" e due anni dopo, Bianca Visconti, vedova del duca, ordinò allo stesso Gallarati di fortificare il castello e cingerlo di fossati con ponti levatoi, onde resistere ai frequenti attacchi nemici. La fortezza di Cozzo era veramente imponente, a giudicare dagli resti del grande bastione costruito con materiale fortissimo, e dall'ampia e profonda fossa colmata nel 1819.

LA STRUTTURA DEL CASTELLO 

Il Castello, a pianta quadrilatera, si eleva nella periferia nord-occidentale del paese e, per il suo aspetto generale e per la tecnica costruttiva delle opere murarie sembra risalire al secolo XI. La torre nell'angolo sudorientale presenta, a tre quarti dell'altezza, una triplice cornice decorativa, del tipo cosiddetto "a denti di sega", caratteristica delle costruzioni di età viscontea, queste incongruenze stilistiche sono da ascrivere a un rimaneggiamento di rilevante entità effettuato nel periodo rinascimentale o poco prima. L'edificio inoltre è poco sviluppato in pianta in rapporto all'altezza, non comune in Lomellina, riscontrabile unicamente nel castello di Tortorolo dove, come qui, è evidente un sopralzo dell'intero edificio avvenuto in epoca imprecisabile. Successive al Rinascimento sono altre modifiche che hanno interessato, nel numero e nello stile, le aperture preesistenti, che non hanno però alterato l'aspetto generale del monumento, che è pervenuto integro ai giorni nostri. Da un robusto rivellino, un tempo munito di ponte levatoio e in cui si apre un ampio portone, si accede all'antico ricetto e dal cortile, tramite un ponte in muratura, si entra nel maschio. Anche in questo caso l'ingresso è inserito in un ulteriore rivellino, addossato al corpo principale del castello, in cui sono tuttora visibili le sedi dei bolzoni, mentre è parzialmente murata la pusterla. Sul lato meridionale, nella parte sinistra della torre angolare, si nota un affresco con le armi dei signori del luogo. Alla sommità i muri perimetrali sono coronati da merli ghibellini, tra i quali si intravedono le sagome di alcuni comignoli di gusto classico e all'interno le sale conservano i soffitti originali a cassettoni di legno dove vi si può ammirare, inoltre, un prezioso affresco monocromo che raffigura un evento storico accaduto nel 1499, l'incontro tra il re di Francia Luigi XII e Pietro Gallarati, presenti il cardinale Giorgio d’Amboise, gran Cancelliere del ducato di Milano, già arcivescovo di Rouen e proprietario, tra l'altro, del castello di Sartirana e di vaste terre nella regione.

 

Forte di Fenestrelle: un’intera giornata dedicata alle eccellenze artigiane piemontesi
Da vocepinerolese.it del 4 agosto 2022

Domenica 21 agosto gli spazi dell’Ex Chiesa del Forte di Fenestrelle ospiteranno l’evento espositivo Artigiani Eccellenti, organizzata nell’ambito del progetto PITEM Pa.CE “Salvaguardare” nato con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artigianale transfrontaliero franco-italiano. Nell’estate 2022 i Forti del territorio ALCOTRA sono i protagonisti di un ricco calendario di eventi e manifestazioni. Gli appuntamenti che in queste settimane hanno animato il Forte Victor-Emmanuel di Aussois, il Forte di Exilles, il Forte di Fenestrelle e il Forte dell’Annunziata di Ventimiglia trovano la loro massima espressione domenica 21 agosto in un evento espositivo che coinvolgerà le migliori imprese artigiane piemontesi. Saranno dodici gli artigiani che avranno l’occasione di esporre le proprie opere e mostrare l’importante patrimonio culturale locale ai residenti e ai turisti. I visitatori potranno scoprire l’arte e il sapere delle lavorazioni del vetro, del legno e del tessile, che hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della vita delle fortificazioni nella Valli.

Le iniziative, sviluppate nell’ambito del progetto PITEM Pa.C.E - Patrimonio, Cultura, Economia - Progetto “Salvaguardare”, hanno l’obiettivo di promuovere il territorio, di coinvolgere le comunità locali e di accompagnare i visitatori alla scoperta delle varie espressioni di artigianato anche riconducibili a quell’arte del costruire che ha contribuito alla nascita e alla diffusione di Forti e Fortificazioni nelle valli alpine. Le dimanche 21 août, l'ancienne Église du Fort de Fenestrelle accueillera l'exposition des Artisans d'Excellence, organisée dans le cadre du projet PITEM Pa.CE "Sauvegarder" créé dans le but de valoriser le patrimoine artisanal transfrontalier franco-italien. Pendant l'été 2022, les Forts du territoire ALCOTRA sont les protagonistes d'un riche calendrier d'événements. Les rendez-vous qui ont animé ces dernières semaines le Fort Victor-Emmanuel à Aussois, le Fort d'Exilles, le Fort de Fenestrelle et le Fort de l'Annunziata à Vintimille trouvent leur expression maximale le dimanche 21 août lors de l'événement d'exposition des meilleurs entreprises artisanales piémontaises. Douze artisans auront l'occasion d'exposer leurs œuvres et de montrer l'important patrimoine culturel local aux résidents et aux touristes. Les visiteurs pourront découvrir l'art et le savoir-faire de la fabrication du verre, du bois et du textile, qui ont joué un rôle fondamental dans l'évolution de la vie des fortifications des Vallées. Les initiatives, développées dans le cadre du projet PITEM Pa.C.E - Patrimoine, Culture, Economie - Projet "Sauvegarder", ont pour objectif la valorisation du territoire, la participation des communautés locales et l'accompagnement des visiteurs à la découverte des différentes expressions de l'artisanat. C'est l'artisanat même - l'art de bâtir en particulier - qui contribua à la naissance et à la diffusion des Forts et Fortifications dans les vallées alpines.

Il calendario completo degli eventi è disponibile online sul sito https:/ www.atlasalpilatine.eu

 

Demoliscono la vecchia rimessa dell'Enel e spuntano le antiche mura della città
Da ilgazzettino.it del 4 agosto 2022

Di Lorenzo Padovan

SPILIMBERGO - Doveva essere la semplice demolizione di un edificio, sia pur significativo, in quanto ubicato in un’area centrale e per aver ospitato, per decenni, un importante servizio per la popolazione. E, invece, l’abbattimento dell’edificio che ha ospitato la sede dell’Enel, in via Balzaro, ha riservato un’importante e gradita sorpresa: nel retrostante spazio, dove si trovava l’autorimessa della società elettrica, sono venuti alla luce i resti della terza cinta muraria della città. Lo ha reso noto il Partito democratico, da sempre attentissimo alla verifica dei lavori pubblici. «Questo terzo anello di mura cittadine risale alla fine del 1300 (documentato 1398, ndr) - fanno sapere i Dem, che hanno svolto anche una specifica ricerca storica - e gli edifici dell’Enel si trovavano negli spazi (rivellini o barbacani) prospicienti la fortificazione. La zona venne per la prima volta bonificata e spianata nel 1868 e, in tempi successivi, predisposta per accogliere l’asilo Marco Ciriani, poi spostato, negli anni Trenta del secolo scorso, in via Corridoni, dopodiché l’edificio venne qui abbattuto».

 

Torri, porte e fortezze fiorentine
Da cultura.comune.fi.it del 4 agosto 2022

Per tutta l'estate continuano le visite a torri, porte e fortezze fiorentine, dalla Torre di San Niccolò al Bastione di San Giorgio

Torri, porte e fortezze: continuano le visite guidate alla Torre di San Niccolò, regina delle torri fiorentine, al Forte Belvedere, al Baluardo di San Giorgio, a Porta Romana, alla Fortezza da Basso e alla Torre della Zecca. Una proposta di valorizzazione riproposta ogni estate dai Musei civici fiorentini e da MUS.E per permettere, a fiorentini e non, di scoprire la storia della città, del suo sistema difensivo e per godere di un panorama mozzafiato su Firenze.

La Torre di San Niccolò è visitabile tutti i giorni fino al 31 agosto dalle 17 alle h20 (e dal 1° settembre al 30 settembre dalle 16 alle 19 (visite ogni 30 minuti); ultimo accesso mezz’ora prima della chiusura: l’accesso include la visita guidata, che dai piedi della torre consente di raggiungere la cima seguendo un vero e proprio viaggio nel tempo e arrivando a godere di un incredibile vista sulla città. Un’ascesa che consente di ammirare da una prospettiva privilegiata tutto il centro storico, comprese le Rampe del Poggi. Realizzate tra il 1872 e il 1876 nell’ambito del piano di allargamento dei vecchi confini cittadini, laddove un tempo sorgevano le mura difensive: mura di cui la porta di San Niccolò è oggi segno e testimonianza.

Oltre alla Torre di San Niccolò sono aperte – tutti i sabati, in alternanza – la Torre della Zecca, Porta Romana e il Bastione di San Giorgio. Un posto d’onore è assegnato ad una delle fortezze cittadine: la Fortezza San Giorgio, più nota come Forte Belvedere, aperto fino al 1 ottobre con le mostre temporanee Play It Again di Rä di Martino e FOTOGRAFE!, con visite al luogo (compresa la stanza del tesoro) e alle due esposizioni tutti i venerdì e le domeniche da giugno a ottobre.

Infine l’8 settembre, grazie alla collaborazione con Firenze Fiera, sarà possibile anche visitare e scoprire i segreti della Fortezza da Basso, grande struttura pentagonale opera di Antonio da Sangallo il giovane.

Non più soltanto un piccolo circuito di monumenti e architetture, ma sempre più un vero e proprio “museo diffuso” della storia e dell’architettura della città, un racconto unitario della cerchia muraria di Firenze e del suo sviluppo nel corso dei secoli, che va a comporre un disegno articolato e ambizioso di fruizione sistemica del centro storico, Patrimonio Mondiale UNESCO. Si potrà approfondire la storia di questi monumenti, le loro caratteristiche e funzioni nonché conoscere il loro rapporto con la città medievale e contemporanea in un viaggio nel tempo unico e affascinante, corredato da meravigliosi scorci panoramici su Firenze.

Il costo della visita (eccetto Forte Belvedere ) è di €6 a persona, il pagamento dovrà essere effettuato in contanti sul luogo della visita. La partecipazione alle visite è gratuita per i possessori della Card del fiorentino escluse le visite alla Fortezza da Basso.

Il costo della visita guidata al Forte Belvedere è invece di €5.00 a persona (non residenti nel Comune di Firenze) o di €2,50 (residenti nel Comune di Firenze) oltre al costo del biglietto. L’ingresso alla palazzina e alle mostre è di € 10.00 tariffa intera e di € 5.00 tariffa ridotta. Il solo accesso ai bastioni esterni del Forte Belvedere è gratuito.

La prenotazione è obbligatoria.  Per informazioni e prenotazioni: Tel. 055/2768224 Mail info@musefirenze.it

Attenzione: l’ingresso è consentito ai visitatori dagli 8 anni in su. L’ingresso è gratuito per minori di 18 anni, guide turistiche e interpreti, membri ICOM, ICOMOS e ICCROM.
Le visite saranno svolte in sicurezza e in piccoli gruppi secondo un preciso protocollo di contenimento dell’emergenza epidemiologica. Verranno sospese in caso di pioggia e non saranno accessibili ai disabili motori.

Torre San Niccolò – visite ogni 30 minuti
Tutti i giorni fino al 31 agosto h17/20, dal 1 al 30 settembre h16/19

Baluardo San Giorgio* - visite ogni 30 minuti
27 agosto h17/20
17 settembre h16/19

Porta Romana* - visite ogni 30 minuti
13 agosto h17/20
3 settembre  h16/19
24 settembre h16/19

Torre Zecca* - visite ogni 30 minuti
20 agosto  h17/20
10 settembre  h16/19
1 ottobre h16/19

*La prima visita di ogni sabato dal 25 giugno al 1° ottobre (alle h17 a giugno, luglio, agosto e alle h16 a settembre e ottobre) è gratuita per i soci Unicoop Firenze.

Forte Belvedere
Tutti i venerdì e tutte le domeniche alle h17 e alle h18.30 (dal 1° settembre alle h16.00 e alle h17.30)
Visite gratuite riservate per i soci Unicoop Firenze: 14-21-29 agosto, 11-18-25 settembre h17

Fortezza da Basso – visite ogni ora
8 settembre h17/20

Il costo è di € 6.00 a persona. Non essendo parte del circuito dei musei civici il possesso della card del fiorentino non dà diritto all’accesso gratuito. 

 

Bardonecchia: alla scoperta di bunker e fortezze in Valsusa Prende il via giovedì 4 agosto
Da lagendanews.com del 3 agosto 2022

BARDONECCHIA – Bardonecchia: alla scoperta di bunker e fortezze in Valsusa (Comunicato Comune Bardonecchia).

I BUNKER E LE FORTEZZE DI BARDONECCHIA

Su proposta di Turismo Torino e Provincia, Ufficio del Turismo di Bardonecchia, con il patrocinio ed il contributo della Civica Amministrazione, la collaborazione con l’Associazione Monte Chaberton e con le Guide Alpine Valsusa, sull’onda del successo dello scorso anno, prende il via giovedì 4 agosto la seconda edizione di “Alla scoperta di bunker e fortezze nella Conca di Bardonecchia. Appuntamenti in quota con la storia

APPUNTAMENTO IN QUOTA CON LA STORIA, QUATTRO GITE ALLA SCOPERTA DELLE OPERE MILITARI DEL VALLO ALPINO

Occasione imperdibile per residenti, turisti e villeggianti di ripercorrere giovedì 4 e 11, eccezionalmente mercoledì 17 e nuovamente giovedì 25 agosto 2022, in piena sicurezza, grazie alla costante presenza delle Guide Alpine Valsusa di Bardonecchia, le  antiche vie militari alla scoperta della storia delle numerose fortificazioni presenti nella Conca di Bardonecchia.

PRENDE IL VIA GIOVEDI’ 4 AGOSTO

Forma di turismo, sempre più praticata che si avvale della disponibilità e delle competenze acquisite negli anni dai soci dell’Associazione Monte Chaberton, presieduta da Davide Corona, bravi nel dare contenuti storici alle escursioni ludiche e didattiche, fornire puntuali informazioni volte a far conoscere, apprezzare e approfondire la storia e gli aspetti tecnici di quaranta e più straordinarie opere di ingegneria militare al confine di cui talvolta se ne ignora l’origine, lo scopo e l’esistenza.

 

La seconda vita dei bunker, da rifugio per Vip a meta turistica
Da agi.it del 3 agosto 2022

Di Edoardo Izzo

I 'ricoveri' usati durante la Seconda guerra mondiale attirano turisti. Di recente la scoperta del rifugio antiaereo più grande di Roma nei sotterranei di un deposito Atac

AGI - Sarà l'invasione dell'Ucraina che ha riportato l'incubo della guerra in Europa o forse semplicemente l'afa di questa estate che spinge a ricercare la frescura di sotterranei e scantinati: di sicuro negli ultimi mesi si è assistito a un ritorno di interesse per le centiania di bunker anti-atomici e di rifugi anti-aerei in Italia, per lo più residuati della Seconda guerra mondiale anche se alcuni sono ancora tenuti in funzione. Lo dimostra l'interesse suscitato dalla scoperta, nei giorni scorsi, sotto a un deposito dell'Atac di quello che è probabilmente il più grande rifugio antiaereo di Roma: un labirinto di oltre 10 chilometri.  Di 'ricoverì, come venivano chiamati negli anni del fascismo, ce ne sono ancora tanti sparsi per la penisola. C'è quello del Monte Soratte, alle porte della Capitale, uno dei rifugi anti-atomici più grandi d'Italia e d'Europa, oggi adibito a museo, e il rifugio di Villa Torlonia, costruito per la famiglia di Benito Mussolini e mai completato dai vigili del fuoco che interruppero i lavori il 25 luglio 1943, giorno dell'arresto del Duce. Gli esperti, secondo quanto apprende l'AGI, considerano questi due tra i rifugi storici più facilmente utilizzabili in caso di attacchi: andrebbero completati ma le strutture - a forma cilindrica e della profondità giusta - potrebbero essere un buon punto di partenza. Fermo restando che è quasi impossibile garantire la sicurezza nel caso di un attacco con le armi nucleari Rnep, in grado di penetrare in profondità nel suolo, nella roccia e persino nel cemento armato per colpire un bersaglio pesantemente corazzato. Il fallout radioattivo sarebbe comunque letale per chi vi si trova, spiegano gli esperti. Il bunker di Villa Torlonia, in cemento armato, misura 475 metri quadrati e ha un'intercapedine di 125 centimetri che lo isola dal resto della struttura.

Avrebbe potuto consentire la permanenza di 300 persone per un periodo di almeno 4 mesi. Il bunker Soratte, uno dei più grandi d'Italia con una estensione di 25mila metri quadrati, ha la particolarità di una struttura che consente il ricambio d'aria all'interno anche senza un sistema di ventilazione meccanica. Gli altri rifugi, invece, non sono in grado di offrire alcuna protezione rispetto a un attacco atomico con armi di nuova generazione. È il caso del famoso bunker di Villa Ada, un vero e proprio palazzo di lusso sotterraneo con stanze dotate di un sistema di areazione a sovrappressione che serve per impedire l'ingresso di gas nocivi dall'esterno. Oppure del rifugio di Palazzo Valentini, sede della Prefettura, costruito da zero accanto ai resti una villa romana. Ci sono poi quelli di Palazzo degli Uffici, nel quartiere Eur: un bunker, largo 450 metri e posto a 33 metri di profondità; quello di piazza Venezia costruito per il Duce; il rifugio alla stazione Termini; il palazzo dell'Esercito in via XX Settembre e il rifugio sotterraneo sotto la caserma dei vigili del fuoco in via Genova, a pochi passi dalla Questura di Roma. Luoghi dal grande richiamo storico, come anche quello lungo 13 metri riaffiorato a via Gioia a Milano o quello di Piazza Risorgimento a Torino, ma poco funzionali in caso di attacchi. Discorso diverso per altre strutture, meno conosciute ma più solide, chiamate, in gergo, "I bunker dei Vip" perché destinate a proteggere figure costituzionali o a garantire il comandoe il coordinamento delle forze armate in caso di attacco. è il caso del bunker del comando interforze per le operazioni delle Forze Speciali (COFS) in via di Centocelle, a Roma. Questo è forse il rifugio più all'avanguardia, come sottolinea il giornalista Lorenzo Grassi, coordinatore del gruppo Ipogei Bellici dell'associazione sotterranei di Roma. C'è poi la caserma Santa Rosa della Marina Militare in zona Cassia che ospita un bunker 37 metri sotto terra realizzato nel corso della Seconda guerra mondiale. Al suo interno si trova la sala gestione sistemi della centrale operativa aeronavale, con sofisticate attrezzature per controllare le acque italiane, del Mediterraneo e internazionali.

Dimensioni da record per il rifugio della caserma Coppito della Guardia di Finanza dell'Aquila, in Abruzzo, dove è presente un piano sotterraneo gigantesco, praticamente a specchio rispetto alla base di 38 ettari. Nel sottosuolo sono custoditi alcuni dei caveau della Banca d'Italia con dei fondi di riserva della Zecca dello Stato, oltre a una copia in backup dell'anagrafe tributaria di Roma. Un rifugio di cui si parla poco è quello del deposito di Santo Chiodo di Spoleto, vicino Perugia, dove vengono portate le opere d'arte post terremoto. Ci sono poi i bunker delle basi militari della Nato presenti sul territorio italiano, come quella di Pratica di Mare. Ma i cittadini in caso di attacco nucleare sarebbero protetti? Sarebbe molto difficile garantire la protezione alla popolazione e non solo in Italia. Eccezione è la Svizzera, Paese storicamente neutrale, ma che si è dotato di 360 mila bunker costruiti in case, istituti e ospedali, a cui si aggiungono anche 5 mila rifugi pubblici, raggiungendo così un grado di copertura che addirittura supera il 100% della popolazione. 

 

Ferragosto in Novegno: escursione a cima Caliano
Da vicenzatoday.it del 1 agosto 2022

Un ferragosto diverso vissuto in mezzo alla natura godendosi il relax di un luogo spettacolare. Si sale in Novegno, nelle Prealpi Vicentine, per vedere gli antichi sentieri di guerra: trincee, fortificazioni, caverne, si visiterà un elaborato sistema difensivo risalente alla Grande Guerra.

Una giornata all’insegna della tranquillità e della spensieratezza godendo di bellissimi panorami ed un atmosfera unica.

FERRAGOSTO IN NOVEGNO: CIMA CALIANO

lunedì 15 agosto 2022, Monte Novegno

RITROVO: ore 8:30 presso il parcheggio della Chiesa del Timonchio.

RIFERIMENTO GOOGLE MAPS: Chiesa parrocchiale di Timonchio, Via Roma, 31, 36014 Santorso, VI, Italia

DISLIVELLO: 500m.

DIFFICOLTA': *** medio.

PRANZO: al sacco.

ULTERIORI INFO: https://www.giulionicetto.it/

MATERIALE OBBLIGATORIO: Vestiario adatto alla stagione (pantaloni lunghi, maglia, giacca), zaino, borraccia d’acqua, occhiali da sole, cappello o bandana.

PARTECIPAZIONE: Adesioni entro le ore 18:00 del giorno prima o FINO AD ESAURIMENTO POSTI (posti limitati).

Per info o adesioni potete utilizzare il i seguenti canali: cell.: 3402216433 web: www.giulionicetto.it

COSTO: Il costo totale dell’escursione è di 30€ a persona e comprende il servizio guida. Ragazzi sotto i 18 anni: 10€.

LA GUIDA: - Mountain Leader - - Accompagnatore di Media Montagna del Collegio Guide Alpine Veneto -

- Guida Ambientale Escursionistica -Professione esercitata ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 4 (G.U. n.22 del 26-1-2013)