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ANNO 2022

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Escursioni geologiche fra le grandi fortificazioni del Colle di Tenda
Da cuneo24.it del 30 giugno 2022

Tutte le date di luglio e agosto per scoprire le meraviglie nascoste del territorio con il geologo Enrico Collo

Racconteremo i forti sotto l’aspetto geologico: rocce sedimentarie antiche e recenti, fossili, il sollevamento delle Alpi, ossia come la natura ha creato il paesaggio del Colle di Tenda, ponendo le basi per la frequentazione dell’uomo.

Non mancheremo di capire cosa è successo il maledetto 2 ottobre 2020, quando la tempesta Alex ha risalito la Val Roja seminando la distruzione in poche ore.

Le escursioni geologiche percorrono le facili strade militari che dal Forte Centrale e Colle Alto conducevano al Forte Tabourda e al Forte Pernante; oltre a queste, adatte alle famiglie e ai bambini, si aggiungeranno trekking (comunque semplici per chi è abituato a camminare in montagna) verso il Forte Giaura e il Forte Pepino, per avvicinarci maggiormente alla Rocca dell’Abisso e al Massiccio del Marguareis.

Nuovi panorami da raccontare, nuove rocce, approfondimenti storici, perché abbiamo compreso a duro prezzo quanto è necessario comprendere il territorio che ci circonda.

Ci accompagnerà il geologo Enrico Collo, famoso per aver scoperto impronte di rettili triassici progenitori dei dinosauri sull’Altopiano della Gardetta in Valle Maira.

Il costo è di 15 euro a persona (bambini esclusi). Le escursioni si svolgeranno con un minimo di 10 partecipanti. posti limitati

Calendario

Scopriamo la storia geologica di Limone Escursione con il geologo Enrico Collo al Colle di Tenda.

Appuntamento ore 9.30 sul parcheggio di fronte allo Chalet Le Marmotte.

Luglio: Gio 7 – 14 – 21

Agosto: Gio 11 – 18 – 25

E uscimmo a riveder le stelle! Miti e costellazioni del cielo estivo, con Enrico Collo.

Parcheggio degli impianti di Limonetto ore 21.30: Mercoledì 20 luglio Mercoledì 17 agosto

 

Castelli e torri: passato e futuro delle fortificazioni
Da riforma.it del 30 giugno 2022

Di Giacomo Rosso

È in distribuzione il numero di luglio del free press l'Eco delle valli valdesi dedicato alle costruzioni del passato. Ecco l'articolo introduttivo

Non è semplice dare una definizione generale né di castello né di torre. A molti e molte di noi queste parole riportano alla mente immagini fiabesche o avventure di cappa e spada, con cavalieri valorosi alla ricerca di fanciulle da salvare. Da un punto di vista archeologico, i concetti di castello o torre hanno invece un valore assai più vicino alla vita quotidiana. Nel momento in cui si studia una struttura fortificata se ne contano le porte e le finestre, si osservano i canali di scolo, se ne apprezzano i cortili e le latrine, per fare qualche esempio. Insomma, si dà un’immagine molto più prosaica, ma se vogliamo altrettanto evocativa, di un mondo ormai scomparso lontano nel tempo, eppure molto più vicino a noi di quanto immaginiamo.

In linea generale, lo sviluppo dei castelli in ambito italiano inizia soprattutto a partire dal IX-X secolo con la disgregazione dell’impero fondato da Carlo Magno. Non tutte le strutture fortificate che noi oggi definiamo “castelli” e “torri” nacquero contemporaneamente né con le stesse forme: esiste una varietà pressoché infinita di quelle che potremmo definire “variazioni sul tema”. La motivazione di tanta diversità si può ricondurre a due fattori principali tra loro strettamente collegati: la geografia del territorio in cui vennero costruiti gli edifici e le necessità dei signori che li fecero erigere.
Il primo fattore, la geomorfologia di un territorio, incide a esempio sulla posizione in cui vennero costruiti gli edifici, sulla loro forma (nel caso in cui dovessero adattarsi ad asperità del terreno) e sui materiali impiegati nella costruzione.

Il secondo fattore è certamente di più difficile lettura, perché presuppone una avanzata conoscenza storica dei processi di affermazione e presa di potere sul territorio da parte dei signori. In estrema sintesi, dalla metà del IX secolo iniziarono a prendere forma delle piccole signorie territoriali governate ciascuna da un’importante famiglia connessa (nel caso piemontese) alla corona del Regno italico, da cui formalmente dipendevano. Queste famiglie avevano però la necessità e l’ambizione di radicare sempre più il loro controllo sul territorio, se vogliamo anche in funzione difensiva, rispetto a chi proveniva d’Oltralpe. In questo senso, la fondazione prima di grandi monasteri, poi di strutture fortificate come torri o castelli, forniva ai signori un importante strumento per attrarre la popolazione rurale e creare punti di riferimento simbolici, oltre che materiali. Per la popolazione contadina o cittadina un castello o una torre potevano avere un importante ruolo identitario oltre che utilitaristico pensando, a esempio, a esigenze di difesa o di redistribuzione di beni alimentari.

Occorre però tenere a mente che strutture così evidenti non sorsero dal nulla. In molti casi ci sono testimonianze della preesistenza, negli stessi siti occupati nei secoli centrali da castelli o torri d’avvistamento, di accampamenti fortificati talvolta di età romana o altomedievale, e in alcune circostanze gli scavi archeologici hanno evidenziato la presenza di tracce riferibili a epoche pre-romane. Questo potrebbe significare che le medesime alture su cui vennero posti i castelli potevano avere un valore cruciale dal punto di vista strategico e del controllo del territorio anche in epoche diverse.

Oggi tutto sembra essere cambiato, le strutture merlate di XIII secolo crollano, i muri in pietra delle fortificazioni si sfaldano, stritolati dai rampicanti. Non bisogna nasconderlo, purtroppo molto spesso strutture così antiche sono abbandonate a loro stesse e il peso del tempo si fa sentire. Malgrado la normativa italiana preveda la necessità della conservazione e della valorizzazione di beni culturali di questo tipo, la mancanza cronica di fondi per il settore cultura si traduce nell’impossibilità di mantenere intatto e accessibile il patrimonio. Eppure non tutto sembra essere perduto: sul territorio, piemontese e non solo, fervono le attività di riqualificazione di strutture antiche che raccontano la Storia che abbiamo letteralmente dietro casa, anche grazie a importanti campagne di sensibilizzazione della cittadinanza.

 

Lo sapevate? La torre medievale di San Pancrazio è stata anche un carcere
Da vistanet.it del 30 giugno 2022

La torre di San Pancrazio a Cagliari fa parte delle fortificazioni costruite dai Pisani durante il Medioevo in città. Durante il periodo spagnolo fu chiusa e trasformata in carcere. Ecco che cosa accadde.

La torre di San Pancrazio a Cagliari fa parte delle fortificazioni costruite dai Pisani durante il Medioevo in città. Durante il periodo spagnolo fu chiusa e trasformata in carcere. Ecco che cosa accadde. La torre di San Pancrazio è la torre più alta di Cagliari.

L’edificio, uno dei simboli della città (tanto che le torrette nel palazzo civico di via Roma sono state ispirate proprio dalle due torri pisane), si trova nel punto più alto di Castello, a fianco del palazzo delle Seziate. Dal terrazzo della torre si può godere (quando non soffia il maestrale) di un panorama bellissimo a 360 gradi.

La torre venne costruita nel 1305, sotto richiesta da parte dei Pisani, dall’architetto sardo Giovanni Capula, che progettò anche la torre dell’Elefante, edificata due anni dopo. Capula progettò anche una terza torre, la torre del Leone, poi rinominata torre dell’Aquila, ed incorporata nel palazzo Boyl, successivamente distrutta, in parte, nel 1708 dai bombardamenti inglesi, nel 1717 dalle cannonate spagnole e infine dall'attacco da parte dei francesi durante il quale perse la sua parte superiore (per questo motivo nella facciata sono state inserite tre palle di cannone, a ricordo di quell’attacco).

La torre è costituita in Pietra Forte, un calcare bianco estratto dal colle di Bonaria. Nei tre lati chiusi, che son spessi ben 3 metri, presenta varie feritoie molto sottili. Il quarto lato, come la maggior parte delle torri pisane, si rivolge verso l’interno del Castello, e mostra i ballatoi situati sui quattro piani della torre.

Successivamente venne chiuso il lato della torre che da verso Castello per abitazioni di funzionari e magazzini. In epoca aragonese l’edificio venne utilizzato anche come carcere.

Nel 1906, ad opera dell’ingegnere Dionigi Scano, vi fu un restauro mirato a riportare la torre all’aspetto originario, soprattutto attraverso la liberazione del lato murato nel periodo aragonese.

La torre serviva come baluardo difensivo per i numerosi attacchi genovesi e moreschi.

 

Un’isola carcere, simbolo di una nazione e patrimonio mondiale dell’umanità
Da ilbolive.unipd.it del 30 giugno 2022

Di Valerio Calzolaio

Vi sono luoghi che sintetizzano le dinamiche sociali di interi popoli e l’intera evoluzione storica di uno Stato contemporaneo, specie quando l’indipendenza è il frutto di complesse relazioni internazionali. La Finlandia ha poco più di un secolo di vita autonoma, repubblica assestante dal 1917-1918, poco più di un secolo fa. Grande più dell’Italia e con un decimo della nostra popolazione, il paese è quasi tutto foreste e laghi e isole. Fra i circa duecento paesi del mondo risulta il decimo per territorio coperto da alberi, ovvero per percentuale di superficie forestale
nazionale (il 73%, i primi nove sono tutte isole Stato di dimensioni relativamente ridotte); il numero stimato ufficiale di ecosistemi lacustri raggiunge l’incredibile cifra di 187.888 (il 10% del “territorio” nazionale), molti dei quali collegati l’un l'altro da fiumi; nel mar Baltico fra il golfo di Finlandia a sudest e il golfo di Botnia a ovest, oltre che in mezzo ad alcuni di quei laghi, vi sono arcipelaghi con circa 40 mila isolette, perlopiù piccole e piccolissime, meno di un chilometro quadrato. L’arcipelago marino di Soumelinna costituisce lo snodo decisivo, sia geografico che storico dell’attuale Finlandia.
L’area finlandese di Suomenlinna ha la modesta superficie complessiva di 80 ettari, meno di un chilometro quadrato. Si tratta di un minuscolo arcipelago abbastanza interconnesso, non di una singola isola; accessibile solo via mare si trova poco al largo della capitale finlandese, una posizione cruciale per l’avvicinamento, arrotolato verso il sud, visibilità ampia, bastano quindici minuti di ferry (in funzione tutto l’anno, d’estate anche più di un Waterbus); è composto di otto isole di cui cinque collegate da ponti (Kustaanmiekka, Pikku-Mustasaari, Susisaari, Iso-Mustasaari, Länsi-Mustasaari, Iso Mustasaari, Länsi-Mustasaari) e tre non visitabili a piedi se non attraccando di nuovo in modo controllato (Särkkä, Lonna, Pormestarinluodot). Le due più infrastrutturate sono Iso Mustasaari e Kunstaanmienka, il traghetto di linea fa scalo sulla prima (Main Quay), con i resti della prigione militare, la chiesa e molti servizi civili; il vaporetto bus sulla seconda (King’s Gate), quella più a sud, con una decina di cannoni sulle alture fortificate.

Dal 1991 Soumenlinna è stata dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità, come imponente “architettura militare” appartenuta a tre grandi regni (Svezia, Russia, Finlandia). Anche le architetture civili sono molto interessanti e ben conservate, dalla chiesa del 1954 (russa ortodossa all’inizio, poi protestante luterana) all’originario ampio cortile (Great Courtyard), allo stesso antico cantiere navale in parte ancora operativo (Dry Dock), alla villa del celebrato architetto e a tanti edifici misurati ed eleganti. L’arcipelago fu abitato per destinarlo a Fortezza, quella la ragione per risiedervi e organizzare tutti gli spazi. Sul suolo di Soumelinna a partire dal 1748 fu edificata dagli svedesi una imponente struttura inter-insulare per usi militari e navali.

Il gruppo di isole era originariamente denominato Sveaborg ("fortezza della Svezia"), conosciuto in finlandese con il nome di Viapori, allora il territorio dell’attuale Finlandia era parte della Svezia. Fu rinominato Suomenlinna (letteralmente "castello della Finlandia") nel 1918, in parallelo alla dichiarazione d'indipendenza della Finlandia dalla Russia. Dal 1917 al 1973 l’uso prevalente è stato di isolamento detentivo, poi trasformato in carcere aperto, ancora attivo. Oggi vi risiedono pure circa 800 abitanti ed è raggiungibile in 15 minuti via traghetto dal centro commerciale e turistico di Helsinki, con più corse ogni giorno dell’anno dalla deliziosa Market Square dove si erge il Palazzo Presidenziale, convergono esplanades e boulevard e, quando non piove, c’è il famoso mercatino di pesce, frutta e verdura, artigianato e bigiotteria.

Occorre tener presente che fra Helsinki e Stoccolma vi sono solo 400 chilometri via mare; d’altra parte fra Helsinki e San Pietroburgo solo 300 (via terra 400 ma non agevoli); siamo in un’area di comunità contigue, con più identità culturali e più lingue (da oltre un secolo le lingue ufficiali in Finlandia sono due: svedese e finlandese). La fortezza fu voluta dal governo svedese a metà Settecento per proteggere il paese contro l’espansionismo della Russia zarista. La costruzione iniziò nello stesso anno sotto la direzione di Augustin Ehrensvärd (al quale oggi è dedicato un bel museo sull’arcipelago). Nel 1788 servì come base militare durante la guerra russo-svedese sotto re Gustavo III, divenendo crocevia di cruente battaglie di cui molto si scopre visitando l’arcipelago.

Nel 1808, durante la guerra di Finlandia, la fortezza si arrese all'esercito russo senza opporre resistenza e, al termine della guerra, l'anno successivo, Suomenlinna (come tutta la Finlandia) passò sotto il controllo russo. Durante la guerra di Crimea, nel 1855, il sito fu bombardato e danneggiato dall'esercito anglo-francese. Nel 1917 la Finlandia dichiarò l'indipendenza dalla Russia e durante la guerra civile che ne conseguì, la fortezza venne utilizzata come campo di prigionia, assumendo il nome finlandese di Suomenlinna. Divenne un’isola arcipelago (prevalentemente) carcere, pur se nel 1939 servì ancora anche come base militare per l'artiglieria costiera, difesa antiaerea e sottomarina, durante la seconda guerra mondiale.

Nel 1973 terminarono le connesse funzioni difensiva e detentiva della fortezza, partirono le ultime guarnigioni dopo che la presenza militare era già stata drasticamente ridotta. Il controllo passò all'amministrazione civile. Suomenlinna è certo ancora la sede della Merisotakoulul, l'Accademia Navale della Suomen merivoimat, la Marina militare finlandese e sull'isola sventola la relativa bandiera navale a coda di rondine. Nel 1991 la fortezza viene, però, accettata sul World Heritage List dell'UNESCO come esempio unico di architettura militare europea del suo tempo. E arriva così la svolta nel rapporto dei cittadini, non solo finlandesi, con quell’arcipelago particolare. Oggi Soumelinna è una delle attrazioni turistiche più popolari della Finlandia e attira quasi un milione di visitatori ogni anno, moltissimi pure stranieri. Rapportateli, ovviamente, alla popolazione del paese e al turismo complessivo, in crescita ma non enorme.

Le coste dell’arcipelago sono rocciose e impervie, attracchi occasionali complicati e sconsigliabili, niente spiagge e acque libere. Si possono vedere residui militari e bellici, armamenti, sottomarino, trincee, ma è la complessiva costa a fare da baluardo nei secoli. Le alte mura di difesa si sono solo aggiunte a chiudere ogni spazio e proteggere eventualmente meglio chi vi si trovava. All'interno del complesso di bastioni e fortificazioni sono stati oggi allestiti musei, uffici, abitazioni, ristoranti, negozi, mostre, spazi e giochi per bambini, sale per banchetti, laboratori artigiani e per attività culturali; vi si svolgono manifestazioni lungo ogni stagione, coordinate da The Governing Body of Suomenlinna, agenzia governativa sotto il ministero del Ministero dell’Educazione e Cultura, molto attenta alla sostenibilità ambientale. Peraltro, sull’isola vi sono ormai da decenni perlopiù liberi residenti ed è inserita in numerose proposte turistiche nazionali. Si cammina lungo vie ciotolate o ghiaiose, rare auto permesse, molto verde, piccoli animali in libertà.

Lo stesso caso della detenzione odierna a Soumelinna va inserito nel quadro delle moderne legislazione e politica penitenziaria della Finlandia. La trasformazione dell’antica prigione in un carcere aperto risale alla combinata volontà nel 1971di rinnovare e restaurare la temibile fortezza e di preparare i detenuti alla libertà (con cento posti disponibili), ognuno con un personale piano di recupero e riabilitazione (lavoro e formazione), continuamente monitorato. Fra il 20 e il 30 per cento si tratta di condannati stranieri. La detenzione contemporanea non è nemmeno citata fra le informazioni turistiche, le autorità hanno spiegato che vi arrivano solo detenuti agli ultimissimi mesi della detenzione, quelli che lo chiedano e che non siano stati comunque condannati in precedenza a pene di molti anni. Vedremo cosa accadrà in futuro nella Finlandia coraggiosamente governata dalla giovane presidente (prima ministra) Sanna Marin e se vi sarà la Nato nel futuro di Soumelinna.

Se vi capiterà di visitare la Finlandia in questa torrida estate considerate pure che agli Archivi Nazionali vi è una splendida mostra su Soumelimma fino al 30 settembre 2022: Fortress of three nations. Sopra e lungo i muri mappe, oli, riproduzioni, plastici, manichini con vestiti d’epoca; lungo il percorso vetrine con documenti, reperti, diari, libri, dichiarazioni. Si parte dalla struttura dell’impero svedese nel 1747 per giungere all’Accademia Navale finlandese degli anni Trenta del secolo scorso. Soumelinna è davvero un caso più unico che raro nel mondo. Compendia le conflittuali vicende internazionali di quasi tre secoli nel Baltico e riassume le specificità geografiche e storiche del territorio finlandese. Come in molti altri casi altrove, il primo corposo insediamento umano aveva finalità pubbliche comunitarie: l’uso iniziale da parte dei poteri sulla terraferma non era detentivo, ma difensivo. Di risulta talora è divenuta anche un carcere, uso principale solo per alcuni decenni del Novecento. Fatto sta che anche ora assolve compiti di fine pena e rieducazione alla vita sociale e al lavoro, qualcosa di ulteriore e differente rispetto pure ad altri carceri aperti su isole (come a Gorgona).

Ne avevo già scritto, l’ho visitata solo di recente, per la prima volta. Potendo scegliere, meglio partire col bel tempo, basta una giornata: tanti prati e scarso cemento in strada, se piove ho verificato che ci si ripara male e ci si infanga molto. Si cammina fra la storia, hanno ben ricostruito gli ambienti e talora i costumi, con una propria guida stampata o con una persona competente si vengono a conoscere eventi e personalità di grande rilievo storico: da sempre molto prossima ai luoghi del potere istituzionale, un fazzolettino di terra alle porte della capitale, Soumelinna risulta al centro dell’evoluzione della vita libera in Finlandia, in vari tempi e modi. Ovviamente, tutti i paesi baltici sono ricchi di isole; come detto le acque finlandesi ne contano circa quaranta mila, costellano i laghi e appaiono come un unico grande arcipelago davanti a tutte le coste del golfo di Botnia a ovest e del Baltico a sud; spesso sono davvero piccole, 789 solo quelle con superficie inferiore a un chilometro quadrato e comunque per circa la metà abitate; risulta molto probabile che alcune siano state in passato usate per l’isolamento detentivo. Servirebbero almeno duecento storie nazionali delle isole carcere realizzate con alcuni criteri omogenei e concordati a livello internazionale, per garantire un elenco globale completo, in parallelo con la storia dei delitti e delle pene nei consessi umani.

 

Nuovo look per la Fortezza Vecchia: alberi, piazza e canale. C’è il parere favorevole del comitato di gestione
Da livornopress.it del 29 giugno 2022

Livorno 29 giugno 2022 – Un progetto per la riqualificazione della Fortezza Vecchia

Lo ha presentato la Porto Immobiliare Srl, chiedendo all’AdSP una concessione di oltre 2 mila mq nei pressi del complesso mediceo. Parere favorevole dal Comitato di Gestione

La Fortezza Vecchia, il gioiello di architettura militare simbolo di Livorno, è destinato a diventare, sempre di più, il veicolo attraverso il quale sviluppare un turismo di qualità e attrarre quindi in città un numero maggiore di crocieristi.

E’ con questa convinzione che quest’oggi, con il parere favorevole del comitato di gestione, l’AdSP si accinge a rilasciare alla Porto Immobiliare Srl una concessione di 2.109 mq nei pressi della fortificazione medicea.

Si tratta di 1240 mq di specchi acquei e 778 mq di aree scoperte adibite a rimessaggio e zone di verde

La società di Autorità portuale e Camera di Commercio che ha in mano la proprietà delle aree su cui opera Porto di Livorno 2000, ha chiesto di poterle usare per almeno dieci anni con l’obiettivo di avviare, a proprie spese, un progetto di riqualificazione della Fortezza finalizzato alla valorizzazione del piazzale nord e alla realizzazione di nuove strutture per l’accoglienza turistica.

Nell’ambito della risistemazione dell’area tra il Varco e il Fortilizio è prevista la realizzazione di un info-point, di un punto di ristoro e di connesse attività a supporto.

Il progetto comprende anche la prospettazione della piena acquaticità per un monumento che adesso è per metà attaccato alla terraferma, dal muro accanto a varco Fortezza sino al ponte levatoio in zona Capitaneria.

Si prevede che la prima fase dei lavori possa avere inizio dopo circa sei mesi dal rilascio della concessione e concludersi in altri sei mesi, interessando solo le aree lato fortezza e il prospicente specchio acqueo;

La fase successiva potrebbe avere inizio dopo circa un anno dalla conclusione della prima fase, con una durata di sei mesi, interessando anche le aree lato parcheggio e il prospiciente specchio acqueo.

 

Campo trincerato di Mestre: una storia lunga più di cent’anni
Da veneziaradiotv.it del 30 giugno 2022

Il più importante campo trincerato d'Italia si trova a Venezia

Venezia, la città della Serenissima, per secoli regina dello Stato de Mar e dello Stato de Tera, è anche la città dove si trova il più importante campo trincerato d’ Italia dopo quello di Roma. Racchiusa tra le mura in cemento armato dei dodici forti, si cela la storia plurimillenaria di questa città, del suo entroterra e dei suoi soldati, che hanno combattuto fianco a fianco dando la vita per la loro patria. Campo trincerato: una storia millenaria Metter piede in uno dei forti veneziani oggi, più di cent’anni dopo la loro costruzione, è come tornare indietro nel tempo. A quando nei cunicoli freddi, fatti di muri spessi, che collegano i magazzini e le varie stanze del forte, i soldati veneziani armati di rivoltelle e fucili, correvano svelti pronti a difendere la loro città dal nemico. Sembra ancora di sentirli, i colpi dei fucili nemici che si infrangono contro le mura di cemento armato dei forti. Scalfendole, sì, ma senza mai distruggerle.

Una storia lunga più di un secolo Una storia militare che iniziò nel 1862, quando per la prima volta tra i vertici dell’esercito italiano si avanzò l’ipotesi di costruire delle strutture fortificate, proprio come quelle francesi. Vere e proprie cittadelle militari utilizzate per difendere le città d’oltralpe, i cui confini erano minacciati dall’esercito prussiano. Passeranno però dieci anni prima che al Ministero della Difesa si approvino i progetti architettonici per la realizzazione dei forti italiani. Nonostante il conclamato fallimento di queste opere belliche fosse stato testimoniato dalla sconfitta della Francia, caduta di fronte all’esercito nemico. Si preparava così l’Italia, alla vigilia dei due conflitti mondiali. Schierando un piano di difesa fatto di campi trincerati estesi da nord a sud, da Venezia a Civitavecchia. E proprio Venezia era la piazza fondamentale che, se ben difesa, avrebbe bloccato l’avanzata del nemico. Concedendo all’esercito italiano tempo per riorganizzare un contro attacco e per avere, forse, la meglio sui nemici.

Forte Marghera, un’area di 48 ettari

Poggia le sue fondamenta su un’area un tempo paludosa, il primo e più grande tra i dodici forti del campo trincerato. Con i suoi 48 ettari, Forte Marghera occupa quello che un tempo era il borgo di “Margera” (ovvero il mare c’era), dove i veneziani conservavano le merci destinate al centro città. Una zona strategica questa, grazie alla presenza del Canal Salso che collegava “Margera” alla città di Venezia. Un vero e proprio ponte tra terra e mare

Il progetto del campo trincerato Quasi 90 anni dopo, il via definitivo al progetto del campo trincerato di Mestre. Con i forti Tron, Brendole, Carpenedo, Poerio e Bazzera prima, e i forti Pepe, Cosenz Mezzacapo, Sirtori e Poerio, poi. Esteso, sviluppato lungo un’ampia area di terraferma, nei dintorni di Venezia e delle sue isole. Questo progetto militare ampio e complesso venne interamente completato nel 1918 a ridosso dello scoppiare della Prima Guerra Mondiale. I lavori della struttura difensiva veneziana vennero definiti addirittura “colossali”. Attirando l’attenzione delle più alte cariche di Stato, tra cui quella del Re Vittorio Emanuele III e del generale Viganò, ex ministro della guerra. Nel giugno del 1910 decisero di lasciare i loro uffici romani per recarsi a Venezia e toccare con mano i risultati del progetto militare. Un progetto ambizioso e apparentemente ben riuscito, che però, come nel caso francese, non fu in grado di far fronte alle nuove tecniche di attacco nemiche utilizzate durante la Prima Guerra Mondiale. Rivelandosi inadeguato rispetto ad un combattimento nuovo, attivo, lontano dall’idea dei conflitti bellici del XVIII secolo. Così, alla vigilia del secondo conflitto mondiale i forti, da luoghi di combattimento attivo, assunsero la funzione di depositi e polveriere. Magazzini dove conservare munizioni utilizzate durante gli attacchi ed i conflitti a fuoco che si svolgevano altrove. Dal dopoguerra in poi, smilitarizzazioni, ristrutturazioni e riqualificazioni hanno caratterizzato la nuova vita di gran parte dei forti del campo trincerato. Riscrivendo la storia di edifici ormai abbandonati e segnati dallo scorrere del tempo. Da strutture militari, magazzini colpi di armi a fucine di cultura, centri per il reinserimento sociale, punti di riferimento per la cittadinanza locale e per le istituzioni. I forti continuano ad essere dei veri e proprio cardini per la società veneziana.

 

Salento, le mura dell'antica Acaya si sbriciolano: l'allarme del consigliere Pagliaro
Da gazzettadelsud.it del 28 giugno 2022