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ANNO 2020

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Polonia: Templewo e il bunker Object 3003
Da notizie.it del 31 dicembre 2020

Di Giorgia Basciu

In Polonia, il bunker Object 3003, nel villaggio di Templewo. Caduto nell'oblio dopo la caduta dell'URSS, divenne il nido di formiche cannibali, scoperte nel 2013

In Polonia è presente un sito, un bunker sovietico per l’esattezza del periodo della guerra fredda, che quando era operativo si chiamava Object 3003. La particolarità di questo sito, è il fatto di essere diventato il nido di una colonia di formiche cannibali. A circa nove miglia da Międzyrzecz, in Polonia, nel villaggio di Templewo, è situato un bunker sovietico risalente ai tempi della guerra fredda. Il bunker non è di facile localizzazione, la natura infatti si è ripresa i suoi spazi nascondendolo alla vista dei più, ma per chi sa dove cercare, questo bunker rappresenta una vera sorpresa: è infatti il nido di una colonia di formiche cannibali, appartenenti alla specie polyctena.

Il bunker faceva parte del progetto Wisla, e venne completato alla fine degli anni 60′. Conosciuto con il nome in codice di Object 3003, rimase in funzione per oltre 30 anni, per essere poi abbandonato e cadere nell’oblio, dopo la caduta nel 1991 dell’Unione Sovietica. La funzione di questo bunker era quella di ospitare armi nucleari, per la quale venne costruita una struttura a due piani, che prese il nome di Monolith Bunker.

Ovviamente poichè faceva parte di strutture costruite durante il periodo della guerra fredda, è impossibile trovare delle informazioni scritte che ne attestino la costruzione: dovevano rimanere segrete, pertanto nessun accenno doveva essere messo per iscritto, in modo che non fosse possibile localizzarle. Non ci sono dettagli sulla loro organizzazione spaziale, difesa sul campo o eventuali modifiche apportate. Oltre ad essere quindi un bunker di stoccaggio per armi nucleari, la struttura è diventata famosa nel 2013 , quando si scoprì che al suo interno celava una colonia di oltre un milione di formiche cannibali. Secondo gli studiosi, alcune formiche del legno, presenti sulla cima di un tubo di ventilazione che sporge dal terreno, caddero all’interno del tubo stesso. Quì, nonostante le condizioni avverse, prive di sole e calore, riuscirono comunque a fondare la loro colonia, grazie all’arrivo di nuove formiche dall’esterno, visto che quelle presenti nel bunker non erano in grado di riprodursi. A questo punto gli scienziati si chiesero come riuscissero ad alimentarsi, e la risposta fu sorprendente: si sono evolute, adattandosi al nuovo habitat e trasformandosi in formiche cannibali. Anzichè quindi sostentarsi con melata e afidi, queste formiche si cibano dei corpi degli esemplari morti. Per verificare se oltre ad un cambiamento nell’alimentazione, avessero sviluppato dei cambiamenti comportamentali, il professor Czechowski e il suo team installarono un ponte improvvisato nel foro di ventilazione, attraverso il quale gli insetti erano in grado di accedere alla superficie: il risultato ha lasciato di stucco il team di studiosi. Le formiche infatti sono tranquillamente ritornate al loro nido originale, senza mostrare comportamenti aggressivi, e non sono state neppure respinte dalle formiche della colonia, come se sapessero che quelle formiche facevano parte del loro nido. In qualche modo sono state riconosciute dalle formiche della colonia originale.

Oggi è possibile visitare il bunker, vi si accede tramite una strada asfaltata, ma con erba che cresce tra le fessure. Ci sono molte trincee e buche intorno all’area, e i visitatori dovrebbero fare attenzione perché c’è ancora molto filo spinato.

 

Fortificazioni alpine: approvanto il censimento della Regione per il rilancio turistico
Da lesodelchisone.it del 31 dicembre 2020

Il Consiglio Regionale del Piemonte ha votato all’unanimità martedì 29 l'Ordine del Giorno sulla valorizzazione delle fortificazioni alpine piemontesi. «In un contesto improvvisamente mutato, in cui si riscoprono il turismo outdoor e di prossimità - dichiara la consigliera Monica Canalis - , ho impegnato la Giunta regionale a redigere un censimento delle fortificazioni alpine del Piemonte, valutando per ciascuna infrastruttura lo stato attuale di conservazione e accessibilità, fino a creare un apposito marchio promozionale e a progettare dei format culturali e sportivi (come un trekking tra i forti del Piemonte sulla falsariga del Tour del Vauban in Francia, o una serie di allestimenti museali in alta quota come al Forte di Bard), da rivolgere a turisti e a studenti delle scuole, valutando anche con attenzione l’opportunità di una candidatura Unesco".

Il Piemonte, terra di confine e di tradizione militare, ha una ricca rete di fortificazioni montane che costituiscono oggi un ineguagliabile patrimonio paesaggistico, storico e artistico-culturale. In questa rete rientrano straordinarie costruzioni, tra cui il Forte di Fenestrelle, il Forte di Exilles, il Forte di Vinadio, il Forte Bramafam e il Forte dello Chaberton, strutture uniche nel panorama europeo, purtroppo oggi ampiamente sottoutilizzate.

«La ripartenza della nostra Regione nel 2021 può appoggiarsi anche sulla valorizzazione e il rilancio dei Forti del Piemonte, che possono diventare una vera e propria attrazione culturale, sportiva e paesaggistica ed essere un elemento di identificazione e riconoscibilità della nostra montagna» conclude Canalis.

 

Demanio, la Fortezza Nuova di Livorno diventa centro culturale
Da monitorimmobiliare.it del 31 dicembre 2020

Aggiudicata la gara del luglio scorso. Concessione di 19 anni per l'utilizzo dell'antica struttura medicea

Con il nuovo anno parte la concessione del Demanio con cui “Fortezza Nuova”, l’imponente fortificazione del 1600 simbolo di Livorno, sarà utilizzata per ospitare spettacoli e manifestazioni culturali e rievocative, conferenze, mostre temporanee, iniziative turistiche, eventi sportivi; prevedendo anche lo sviluppo di tutti i servizi di supporto e di logistica per la fruibilità della struttura.
Viste le sue caratteristiche monumentali e la localizzazione suggestiva, oltre che per il suo valore storico, Fortezza Nuova rappresenta per Livorno un centro nevralgico di socialità, sviluppo e promozione territoriale. Il complesso infatti appartiene al Demanio storico-artistico e sorge in mezzo al grande bacino d’acqua interno che caratterizza la città. In origine era collegato alla terraferma con un ponte levatoio che è stato poi sostituito da un passaggio in muratura e da alcuni pontili recenti.
Progettata da Bernardo Buontalenti e Don Giovanni de’ Medici alla fine del Cinquecento, la struttiura era in origine molto più grande di ciò che vediamo oggi e che è sopravvissuto ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La Fortezza però conserva tutti gli elementi tipici dell’architettura militare dell’epoca, con l’ingresso protetto da un recinto difensivo sovrastato da caratteristiche torrette angolari. Fanno parte del complesso anche il cortile di accesso, un salone denominato “Salone degli Archi” con terrazza e cortile, un locale magazzino, due gallerie coperte e un’area a verde adibita a parco pubblico, oltre a un’area incolta all’esterno, in adiacenza alle mura.

La concessione, per cui è stato pubblicato il bando pubblico a luglio, è stata aggiudicata alla società “Fortezza Village Livorno srls”, e avrà una durata di 19 anni.

 

Torre Pozzelle, al via la riqualificazione dell’antica costruzione di epoca aragonese
Da ostuninews.it del 31 dicembre 2020

La torre di avvistamento costruita in epoca aragonese, che dà il nome all’area costiera di Torre Pozzelle, candidata a diventare Sic – sito d’interesse comunitario, sarà presto oggetto di un intervento di riqualificazione. Il Comune di Ostuni rientra infatti tra gli enti beneficiari del contributo economico previsto dalla delibera di giunta regionale n. 2193 del 2018, che stabiliva le modalità d’accesso al fondo per la realizzazione di interventi sulle torri costiere.

Il progetto per la riqualificazione del manufatto di epoca aragonese che domina l’area di Torre Pozzelle è stato curato dagli architetti ostunesi Oronzo Scalone e Giovanni Moro, a cui il Comune di Ostuni ha dato mandato a febbraio scorso di redigere gli elaborati tecnici e presentare l’istanza di partecipazione al bando regionale.

L’importo complessivo del progetto, che punta attraverso la riqualificazione della torre costiera a migliorare la fruibilità dell’intera area, ammonta a circa 25mila euro, come si evince dalla determinazione dirigenziale n.1874 del 28 dicembre scorso, prodotta dall’ufficio Lavori pubblici.
Ufficialmente candidata a diventare un “Luogo del Cuore” FAI, Torre Pozzelle è senz’altro una delle aree costiere più belle di Ostuni, caratterizzata da cinque piccole cale in sabbia intervallate da ampi tratti di scogliera, dietro cui si estende la macchia mediterranea tipica delle dune costiere. A far da vedetta a questo incontaminato paesaggio, l’antica torre aragonese costruita tra il 1565 ed il 1569.

 

Cinta muraria di Grosseto, scatta la valorizzazione delle Troniere
Da maremmanews.it del 30 dicembre 2020

Grosseto: La Giunta comunale ha approvato l'avvio di un procedimento amministrativo finalizzato ad acquisire la presentazione di manifestazioni d'interesse alla concessione a titolo oneroso, per un periodo da determinarsi – comunque non superiore a dodici anni -, dei beni del patrimonio indisponibile del Comune di Grosseto facenti parte della cinta muraria cittadina, con particolare riferimento alle sue troniere. Il Servizio Patrimonio formulerà l'avviso esplorativo per la manifestazione d'interesse contenente i criteri generali e i requisiti di partecipazione alla procedura, come ad esempio:
– L'obiettivo dell'avviso è quello di acquisire informazioni utili alla pianificazione e preparazione di una successiva procedura ad evidenza pubblica per la concessione delle stesse troniere. Tali manifestazioni dovranno essere finalizzate a favorire la valorizzazione, il riuso e la manutenzione delle troniere finora sottoutilizzate, anche con interventi di recupero, restauro e riqualificazione per l'introduzione di destinazioni d'uso finalizzate allo svolgimento di attività economiche e/o di servizio ai cittadini;
– alla manifestazione d'interesse potranno partecipare, tra le altre, le imprese singole, i consorzi, i raggruppamenti temporanei di imprese, le associazioni e gli enti no profit e le società di scopo.
– I partecipanti dovranno presentare una proposta progettuale, tecnica e gestionale descrittiva delle attività che intendono insediare negli immobili e le destinazioni d'uso, del progetto di utilizzo, manutenzione, eventuali migliorie del bene ed interventi di adeguamento funzionale, delle indicazioni delle risorse finanziarie previste e dedicate reperibili e della programmazione di attività in sinergia con soggetti pubblici e privati.
I soggetti che parteciperanno al procedimento non matureranno alcuna posizione di vantaggio, di prelazione o di altro tipo di diritto in relazione alle future scelte del Comune.
"La nostra Amministrazione – hanno dichiarato Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sindaco di Grosseto, e Luca Agresti, vice sindaco ed assessore alla Cultura – è sempre stata perfettamente consapevole delle grandi difficoltà in cui versava il monumento. Abbiamo ereditato purtroppo una realtà in netta sofferenza e stiamo cercando di promuovere ciò che fino a pochi anni fa era completamente abbandonato. La valorizzazione delle troniere ne è un esempio lampante. Crediamo tantissimo nella potenzialità e nel valore storico delle nostre amate Mura medicee. La nostra Amministrazione ha già fatto molto per la riqualificazione e la sicurezza dell'area, ovviamente siamo consapevoli che la strada da percorrere è ancora lunga."

 

Fortezza da Basso: al via il recupero del mastio e delle mura di collegamento
Da firenzetoday.it del 30 dicembre 2020

Approvato il progetto esecutivo del terzo lotto di lavori, interventi per 2,7 milioni di euro

Vanno avanti con i lavori di restauro per il recupero e la valorizzazione della Fortezza da Basso, il monumentale complesso fieristico-congressuale di 95mila metri quadri a pochi passi dalla stazione di Santa Maria Novella.
Dopo l’intervento sul primo tratto di mura, è la volta del mastio con la sua trecentesca ‘porta a Faenza’ e delle cortine murarie fino al baluardo della Cavaniglia. Il progetto esecutivo dell’intervento, per un importo di oltre 2,7 milioni di euro, ha avuto il via libera della giunta di Palazzo Vecchio su proposta dell’assessore ai lavori pubblici Titta Meucci e dell’assessore alla cultura Tommaso Sacchi.
I lavori rientrano nel piano complessivo di recupero del complesso da oltre 68milioni di euro  E' allo studio anche un sistema di percorsi pubblici per la valorizzazione culturale dei camminamenti di ronda e dei bastioni verdi ancora esistenti, Bellavista e Rastriglia. Il tratto interessato dal progetto di restauro, che abbraccia il monumentale mastio e le cortine murarie fino al baluardo della Cavaniglia, è stato oggetto in tempi recenti di interventi di sistemazione esterna che hanno agevolato la fruizione pedonale, come l’interramento del viale Strozzi e la realizzazione della piazza Bambine e Bambini di Beslan. Negli anni '90 la Soprintendenza ha realizzato lavori di pulitura, consolidamento e integrazione delle parti mancanti sia al mastio che alle cortine di collegamento. A distanza di trent’anni da questo intervento di restauro, il mastio presenta fenomeni di degrado della pietra forte che necessitano di interventi di pulitura e consolidamento; le cortine murarie presentano una forte presenza di muschi e piante superiori; mentre il cornicione presenta discontinuità e mancanze.
I lavori del terzo lotto prevedono quindi di intervenire su questi elementi; sono previsti il restauro degli stemmi in pietra arenaria; del portone e ferramenta in ferro nel fossato; l’integrazione della pavimentazione in cotto e il trattamento delle ringhiere nei camminamenti. La ristrutturazione delle mura, iniziata a gennaio 2020, prevede sia la ricostruzione di parti danneggiate, come il bastione Bellavista (all’angolo fra la ferrovia e il Mugnone), sia il restauro e la pulizia dei materiali lapidei e dei laterizi secondo diverse tecniche alternative tra loro, ma ugualmente compatibili, che sono state valutate misurando il colore, la capacità di assorbimento d’acqua, l’attività biologica e altri parametri.
Il restauro delle cortine murarie è stato avviato a partire da un rilievo critico dell’analisi di materiali, lo stato di conservazione e l’indicazione delle tipologie dell’intervento per ogni singola zona. L’intervento complessivo di ristrutturazione della Fortezza da Basso prevede il recupero di intere aree rinascimentali come i bastioni e le mura, l’ammodernamento di alcuni padiglioni come lo Spadolini e il Machiavelli, la realizzazione del nuovo padiglione fieristico-congressuale Bellavista (al posto del vecchio Rastriglia e dei Magazzini dell’ex tribunale che saranno demoliti), secondo il calendario stabilito nell’accordo di programma sottoscritto da Regione, Città Metropolitana, Comune e Camera di Commercio di Firenze, proprietari del bene, in accordo con la Soprintendenza per i beni artistici e storici e con Firenze Fiera, gestore dell’attività fieristico-congressuale, anche per garantire la continuità operativa della struttura.
I lavori interessano anche il Palaffari, di proprietà di Firenze Fiera, e il Palazzo dei Congressi nella storica Villa Vittoria, di proprietà della Regione Toscana. "Un'opera fondamentale da realizzare nell’interesse della città e del polo fieristico di Firenze - commenta Meucci -, con un percorso che diventa sempre più concreto e visibile grazie agli interventi di restauro della parte esterna del complesso”. “La Fortezza - aggiunge Sacchi -, sarà anche al centro di una valorizzazione culturale dei suoi
percorsi più segreti, dai sotterranei fino al mastio, che torneranno visitabili per tutti: i cittadini potranno così riappropriarsi dei monumenti storici di Firenze, anche quelli meno noti rispetto alle bellezze canoniche”.

 

Il cuore delle caserme ottocentesche: storia e numeri della Polveriera Castelfidardo
Da anconatoday.it del 29 dicembre 2020

E' l’edificio più rilevante e di maggior interesse della cosiddetta spina dei casermaggi, edifici costruiti a monte del grande insediamento della caserma Villarey

Opera dell’Architetto Giuseppe Morando, fu costruita tra il 1864 e il 1866 e costituisce l’edificio più rilevante e di maggior interesse della cosiddetta spina dei casermaggi, edifici costruiti a monte del grande insediamento della caserma Villarey nel colle del Cardeto. La polveriera, denominata Castelfidardo in memoria della battaglia risorgimentale di Castelfidardo, fu costruita tra la primavera del 1864 e l’autunno del 1866, sotto la direzione del Luogotenente Colonnello direttore del genio, architetto Giuseppe Morando. Situata nella sella posta tra i colli Cardeto e Cappuccini, si trova a breve distanza dalla caserma Villarey, che era la sistemazione logistica del personale addetto. Inoltre, la posizione baricentrica rispetto ai forti Cardeto e Cappuccini e alle batterie S. Giuseppe e S. Teresa rendevano la polveriera strategica per i rifornimenti delle artiglierie. Il più capiente deposito di polvere da sparo della città, lungo 26 metri per una larghezza di 13, poteva ospitare 200.000 kg di polvere da sparo. Il progetto per la sua realizzazione ricalcava i dettami dell’epoca circa la costruzione di analoghe strutture militari sulle cui caratteristiche strutturali esistevano già trattati tecnici a cui ci si doveva attenere. Sottoposto ad un accurato restauro che l’ha riportato all’aspetto originario, nell’ambiente centrale è stato ricavato un auditorium, mentre gallerie laterali e spazi esterni costituiscono un connesso circuito espositivo per iniziative temporanee, mostre ed esibizioni.si svolgono mostre ed esibizioni.

Fonte: Comune di Ancona - portale cultura e turismo

 

IL CASTELLO DI ARECHI, IL GUARDIANO DI SALERNO
Da napoli-turistica.com del 28 dicembre 2020

Inserito da Lucio

Dall’alto del monte Bonadies il Castello di Arechi domina le cupole e i tetti di Salerno. Dalla sue terrazze è possibile godere di un suggestivo panorama che permette, con un solo sguardo, di abbracciare il golfo di Salerno, la splendida Costiera Amalfitana e il golfo del Cilento.

UN PÒ DI STORIA

La fortezza difensiva, di quella che un tempo era la capitale del ducato Longobardo, in realtà esisteva già prima dell’arrivo di Arechi, il principe che gli diede il nome. Arechi II, signore della Longobardia Minor, duca di Benevento dal 758 al 774 e principe della città di Salerno dal 774, lo scelse come sede del suo regno. La fortezza medievale di Salerno per circa tre secoli è stato il centro del potere longobardo e non fu mai espugnato nel corso della storia. I Normanni, guidati da Roberto il Guiscardo, nel 1077, riuscirono a prenderlo solo dopo un lunghissimo assedio che costrinse gli occupanti ad arrendersi per fame. Il Castello viene ampliato e rimaneggiato dai Normanni, dagli Angioini e dagli Aragonesi. Nel periodo vicereale il castello di Arechi diventa parte integrante del sistema difensivo, con le varie torri costiere di avvistamento, per proteggere il regno dalle frequenti incursioni dei saraceni. Gli ultimi proprietari del castello, i Conti Quaranta Signori di Fossalopara, nel 1960 decisero di vendere la proprietà alla Provincia di Salerno, che si è occupata dei lavori di restauro.

IL CASTELLO ARECHI OGGI

Il Castello di Arechi è protetto da torri, mura merlate e ponti levatoi. Ai Normanni si deve la costruzione della torre detta “La Bastiglia“, mentre agli Angioni, si deve la costruzione di un “balneum” e di un sistema termale. La splendida terrazza Belvedere è del XVI secolo quando il castello divenne la residenza dei principi Sanseverino (feudatari di Salerno). Oltre ai saloni dedicati a convegni, eventi e cerimonie private, il castello ospita un museo multimediale, che ripercorre la storia dell’area; un museo archeologico che espone i reperti rinvenuti durante i lavori di restauro dell’antica fortezza tra cui ceramiche, vetri e monete. Il maniero medievale è inoltre circondato da un grande parco naturalistico con due percorsi di archeotrekking: NaturArechi alla scoperta della Bastiglia e delle Antiche Mura e Sentiero del Principe.

CURIOSITÀ

Il colle su cui sorge il castello di Arechi è chiamato Bonadies (buongiorno), poiché è la prima zona ad essere baciata dal sole sorgente. Il castello di Arechi servì anche d’ispirazione alla tragedia dal titolo la “Ricciarda” del grande poeta Ugo Foscolo.

Indirizzo: Località Croce, 84125 Salerno Orari: Martedì a Sabato 9.00 / 17.00. Domenica 9.00 / 15.30, lunedì chiuso. Costi: ordinario 4 euro, ridotto 2 euro. Sito web: www.ilcastellodiarechi.it

 

Le mappe segrete del Bunker Soratte
Da tiburno.tv del 27 dicembre 2020

Siamo nel 1937, quando per volere di Benito Mussolini, viene avviata sul Monte Soratte, data la vicinanza con la Capitale, la realizzazione di numerose gallerie all’interno della montagna, che sarebbero dovute servire da rifugio antiaereo per le alte cariche dell’Esercito.

L’opera finale si presenta come una vera città sotterranea, con circa 4 km di lunghezza. La struttura a prova di bombe, durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare nel settembre del 1943, diventa la location del “Comando Supremo del Sud” delle forze di occupazione tedesche in Italia, guidato dal Feldmaresciallo Albert Kesselring. Per un periodo di circa dieci mesi, l’alto ufficiale nazista dirige da quel luogo nascosto le operazioni.

Il Feldmaresciallo, inoltre, custodisce in gran segreto due “fortune”: i lingotti d’oro della Banca d’Italia si tratta di ben 72 tonnellate ed un secondo prezioso “carico” una serie di rare mappe indispensabili per tracciare con precisione le postazioni naziste opposte all’inarrestabile avanzata degli Alleati. I lingotti non sono mai stati trovati e le mappe (pare) sono sfuggite alle forze angloamericane.

 

Il Castello di Monopoli e il mistero dell’insistente suono di tamburo
Da corrieresalentino.it del 27 dicembre 2020

Di Cosimo Enrico Marseglia

Fu l’Imperatore Carlo V ad ordinare la costruzione del Castello di  Monopoli, nell’ambito della strategia di difesa delle coste del Regno, continuamente minacciate dalle scorribande piratesche turche ma anche come protezione delle mire veneziane, poiché nel 1528 le armate della Serenissima avevano assediato e preso la città. Come luogo fu scelta Punta Pinna, un piccolo promontorio avanzato sul mare e come nucleo della fortezza furono utilizzate la Chiesa rupestre di San Nicola in Pinna, risalente al X secolo, ed una porta di epoca romana rinforzata da due corpi di guardia ai lati, costruita sulle antiche mura di cinta di origine peuceta. I lavori, affidati alla direzione del Viceré Don Pedro de Toledo, secondo alcuni storici, o del Marchese Don Ferrante Loffredo che risiedeva in Lecce, secondo altri, ebbero termine nel 1552. Nel XVII secolo il castello subisce alcune modifiche e ristrutturazioni che ne modificano l’assetto per adattarlo alla funzione di dimora residenziale ed in effetti è stato sede della più alta autorità militare cittadina sino alla metà del XIX secolo, quando venne adibito a carcere mandamentale, funzione che ha poi mantenuto sino agli anni ’60 del XX secolo. Dopo alcuni anni di abbandono, negli anni ’90 sono stati effettuati dei lavori di restauro e di consolidamento ed oggi il castello viene utilizzato per manifestazioni ed eventi culturali.
La fortezza ha una pianta pentagonale, caratteristica delle fortezze rinascimentali, con agli angoli dei bastioni. L’originale ponte levatoio doveva probabilmente collocarsi nei pressi della torre cilindrica sul versante sudoccidentale, alla cui sinistra è possibile osservare un tratto delle antiche mura. Particolarmente interessante è la sala d’armi munita di quattro cannoniere a pelo d’acqua per il tiro radente, due in direzione del mare e due verso il porto, che ospitano altrettanti obici da 1.400 kg a canna liscia di fattura napoletana, risalenti al XIX secolo. La struttura ingloba al suo interno la chiesa rupestre di San Nicola da Pinna di notevole interesse storico ed artistico.
E veniamo adesso all’aspetto misterioso della fortezza. Si racconta che una volta, durante una battuta di pesca ai coralli, a causa di una forte mareggiata un pescatore finì in acqua e venne inghiottito dai flutti. A quanto raccontano alcuni pescatori a volte di notte è possibile udire il suono insistente di un tamburo, proveniente dal castello, prodotto dal fantasma della moglie del disperso che, in preda alla disperazione, cerca di richiamare il marito.

 

Scoprite con noi le città murate e cosa raccontano
Da corriere.it del 26 dicembre 2020

Una porzione delle mura di Ravenna

Tra le più famose, Palmanova, che deve alla struttura delle mura il soprannome di cittàstellata, ma anche Sabbioneta, Monteriggioni, Ferrara e Amelia.

Opere di ingegneria

Molte, in Italia, le città murate (o fortificate) che hanno conservato almeno in parte la cerchia delle mura di difesa, costruite in alcuni casi in epoca etrusca, romana, medievale o rinascimentale. Tra le più famose, Palmanova (Udine) in Friuli Venezia Giulia, la cui pianta a nove punte è ben visibile dall’alto. Fu costruita dai veneziani nel 1593 ed è anche chiamata la città stellata. Dal 1960è monumento nazionale. Ci sono poi la Cittadella (Pd), con la cinta muraria sorta nel 1220. E ancora Sabbioneta (Mn), Monteriggioni (Siena), una città castello dove la cinta muraria ha forma ellitticadello spessore di 2 metri, intervallata da 15 torri e due porte, e cinge un colle chiamato monte Ala, Ferrara, Lucca o Montagnana (Pd), uno degli esempi meglio conservati di architettura militare in Europa. Cittadella di Alessandria, e ancora Civitella del Tronto(Teramo), una delle più importanti opere di ingegneria militare mai realizzate in Italia. E il «borgo gioiello» Corinaldo (An), 912 metri di mura fortificate imponenti e ben conservate, datate 1300 (nella immagine in apertura).

Mura, limes e urbi

«Le Mura sono state per millenni il limes che definiva l’urbe e allo stesso tempo – spiega Massimo Bottini, presidente della Sezione di Santarcangelo di Romagna dell’associazione Italia Nostra - stabiliva lo status delle persone: coloro che vivevano all’interno della cerchia muraria erano cittadini (in antitesi rispetto al contado), appartenenti cioè ad un corpo sociale strutturato ed organizzato in spazi definiti, secondo gerarchie sociali e culturali storicamente variabili ma sempre riconoscibili». Quando Romolo tracciava il solco con l’aratro per definire la neonata Roma, oltre ai limiti del villaggio, stabiliva ance l’appartenenza di quanti si trovavano al suo interno alla tribù dei Latini.

Le mura imponevano anche usi e costumi legati al passaggio dentro e fuori dai limiti cittadini. «L’ingresso delle merci nell’urbe doveva avvenire pagando un dazio alla Dogana, transitando - aggiunge Bottini - per una Porta dove si veniva controllati ed esistevano differenze tra cittadini e contadini che potevano degenerare anche in conflittualità sociali. Fortissimo anche l’impatto che l’architettura difensiva aveva sulla percezione della città, cui si accedeva superando un terrapieno, oppure un fossato, formato da un muro di scarpa e di controscarpa, perennemente pieno d’acqua e attraversabile solo con un ponte levatoio».

Le porte

Architetture che hanno lasciato traccia anche nella toponomastica dei luoghi e, infatti, le Porte con i loro nomi – Porta Romana, Porta Fiorentina, Porta Ticinese – orientano ancora adesso il cittadino e il forestiero in molte città, a partire da Milano.

Con il progredire delle tecniche militari, per reggere l’urto dei cannoni, le mura divennero sempre più complesse, “alla moderna”, assumendo forme affascinanti come a Palmanova o imponenti come a Lucca.

Le diverse cinte murarie di una stessa città sono anche testimonianza del suo successo e della sua conseguente crescita demografica: tante conservano ancora evidenze delle cinte più antiche ed interne nei sotterranei degli edifici o nei lacerti che emergono nel tessuto urbano.

 

Palmanova

La Sezione di Italia Nostra di Udine ha da tempo intrapreso un’azione di salvaguardia e recupero delle mura di Palmanova.

A partire dal 1996 ha proposto insieme al Circolo Comunale di Cultura “Nicolò Trevisan” di Palmanova un restauro conservativo e un riuso compatibile della cinta fortificata e del tessuto urbano. Ha anche pubblicato nel 2001 una guida dal titolo Le Mura di Palmanova – itinerari storico artistico ambientale che spiega non solo la storia e le caratteristiche della fortezza ma anche le ragioni dell’attuale degrado e il possibile futuro riuso.

Infine ha inserito Palmanova nella “Lista Rossa” nella consapevolezza della fragilità della città-fortezza rinascimentale e del suo ricchissimo patrimonio storico- rchitettonico e culturale. Nel 2017 le fortificazioni sono infine entrate a far parte del Patrimonio dell’umanità nel sito “Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra-Stato da Mar occidentale”.

Piacenza

Piacenza, inserita fra le città murate italiane, possiede gran parte delle fortificazioni realizzate nel XVI secolo.

Dei 6500 metri che cingevano la città cinque secoli fa ne restano oggi circa 4000, in molti tratti con necessità di manutenzione urgente, per i danni degli agenti atmosferici e per lo sviluppo di vegetazione spontanea che distrugge il paramento murario. Sono ancora visibili parte dell’anello fortificato con sei dei nove bastioni, una delle quattro piattaforme e due delle cinque porte. Nel 1525 Papa Clemente VII, signore di Piacenza, decise di fortificare la città munendola di mura bastionate, incaricando inizialmente l’ingegnere militare Pietro Francesco da Viterbo e successivamente altri tra cui l’architetto Antonio da Sangallo che diede inizio alla scienza fortificatoria detta “alla moderna” o “all’italiana”.

Le fortificazioni bastionate di Piacenza e di Verona divennero il modello per gli architetti italiani e stranieri impegnati ad adattare o realizzare nuove fortificazioni in grado di resistere alla potenza delle armi da fuoco da poco introdotte e in rapida evoluzione.

Lecce

L’accresciuta e migliorata potenza dell’artiglieria e soprattutto la minaccia ricorrente di invasioni turche che lungamente ossessionarono le popolazioni salentine spiegano il notevole sviluppo delle numerose opere di fortificazione sorte, tra la fine del Quattrocento e inizio del Cinquecento, in Puglia e, specialmente in terra d’Otranto. Gli Aragonesi munirono di valide opere difensive non solo le più importanti città ma persino piccole terre feudali. In luogo di un potenziamento della flotta da adibire al pattugliamento del mediterraneo i Viceré scelsero di creare di un sistema “statico” di difesa che appariva meno oneroso perché scaricava i costi sulle comunità locali.

Le mura sono strettamente legata al nuovo ruolo strategico della città, alla crescita demografica ed alla concentrazione di lavori pubblici voluti da Carlo V e rappresentano una importante testimonianza di fortificazione cinquecentesca. L’imperatore dette incarico a Don Pedro de Toledo y Zùniga, Vicerè di Napoli a fortificare le mura già presenti nella città di Lecce. Ne risultò un nastro poderoso di mura di cinta dotate di bastioni angolari a difesa delle cortine più esposte agli attacchi esterni. La cinta muraria fu dunque sostituita da una fortificazione dotata di baluardi capaci di resistere all’attacco delle le nuove armi da guerra del tempo. La struttura muraria si eleva per un’altezza di quattro metri, realizzata con la tecnica costruttiva “a sacco”, la stessa usata dai Romani ed ampiamente sperimentata nell’edilizia. Il materiale usato è la pietra leccese, levigata nella parte esterna, scabra all’interno e tagliata in blocchi isodomi.

Amelia (Cs)

Dopo il crollo di un tratto nel 2006, la sezione di Italia Nostra ha fatto della ricostruzione e del restauro delle mura della città la propria principale battaglia.

Segnalate in Lista Rossa, le mura di proprietà pubblica sono un’imponente cinta muraria in opera poligonale risalente al VI e IV sec. a.C. che cinge ancora oggi la cittadina per circa 2 km. La cinta muraria è stata costruita in età preromana a difesa della parte più esposta agli attacchi, e continuamente ricostruita, restaurata, elevata in altezza ed ampliata, sia in Età romana che in quella Medievale, con tecniche e stili leggibili. La linea della cinta medievale coincide con quella delle mura poligonali, salvo alcune eccezioni, come nel tratto nordoccidentale, intorno a Porta della Valle, ove le mura medievali cingono aree esterne alla preesistente cinta poligonale.

Negli scavi dopo il crollo, avvenuto il 16 gennaio 2006, si è scoperta la presenza di un ulteriore cinta in opera quadrata anteriore alle poligonali. Quattro porte consentono l’ingresso nel centro storico: Porta Romana, Porta Leone, Porta Posterola e Porta della Valle.

Alife (Cs)

Alife fu città sannitica antichissima ed evoluta, che nel V secolo a.C. batteva monete di argento e inumava i defunti in ricche necropoli. L’abitato preromano al tempo delle guerre sannitiche si arroccò in cerca di sicurezza sul colle del distrutto castello di Sant’angelo di Rupecanina, che in età normanna ne riprese e rafforzò le mura. Nel 90 a.C. questi abitati furono assaltati da Silla e rasi al suolo e la popolazione fu in gran parte sterminata e fu probabilmente Silla stesso o, poco più tardi, i Triumviri che fondarono la nuova città di Alife in pianura. Questa ebbe un impianto ricalcato sul castrum romano: forma rettangolare con alte mura in opera incerta e numerose torri piene. Le porte erano ubicate al centro di ogni lato e unite da due vie, cardo e decumano, lungo le quali si impostò un regolare impianto sullo schema ippodameo, scandito da strade tra loro parallele. Le mura di Alife difesero la città anche nel medioevo. Nell’Ottocento quando dovunque in Europa si abbattevano mura e castelli, qui fu invece consolidato. Purtroppo, il castello e le mura subirono purtroppo grandi danni durante un terribile bombardamento americano nella Seconda Guerra Mondiale. E danni fece anche la speculazione edilizia che seguì: una torre della porta ovest fu abbattuta con la dinamite perché pericolante, le case dilagarono sulle mura o all’esterno in adiacenza impedendone la vista. Oggi le mura di Alife sono una rarissima cinta urbana del I secolo a C che versa in sostanziale abbandono, soverchiata da abusi o da erbe e cespugli, con evidenti danni in più settori ma alcuni tratti conservano imponenza e bellezza. L’agosto del 2020 ha visto l’inizio di un intervento di somma urgenza a tutela del mastio del castello. «Manca però un piano organico di tutela, restauro, eliminazione - denuncia Italia Nostra - di abusi e superfetazioni, mentre il centro storico progressivamente perde popolazione, il che potrebbe suggerire una legge speciale per un intervento pilota per rafforzare e recuperare il perimetro murario, scavare restaurare il grande castello tra i primi, se non il primo, del tipo a cittadella d’Italia, risanare il patrimonio edilizio urbano, con scavi nei vasti settori inedificati».

 

Alfonsine, la base nucleare Nato fa spazio all'agricoltura
Da settesere.it del 25 dicembre 2020

Di Samuele Staffa

Un altro pezzo di Guerra fredda va in soffitta. Il terreno agricolo di oltre 30 ettari che si trova ad Alfonsine in via Fornazzo, in località Madonna del Bosco, che diversi anni fa avrebbe potuto diventare sede di una base militare Nato, è stato ceduto, dopo tre aste andate deserte, ad una impresa agricola per circa 883mila euro (fuori campo Iva).
La cittadinanza alfonsinese diversi anni fa, era la fine degli anni ‘60, si era opposta alla possibilità che quel grande appezzamento di terreno potesse diventare una base militare Nato in grado di ospitare addirittura delle testate nucleari. Lo Stato espropriò l’appezzamento, poi non se ne fece nulla. «Con la cessione del terreno ad una impresa agricola – spiega Roberto Laudini, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Alfonsine - si chiude un capitolo di storia locale, che aveva visto scendere in campo le istituzioni e molti cittadini in un movimento di protesta contro questa possibilità paventata dai ministeri romani. La superficie è stata venduta pochi giorni fa a un imprenditore e potrà tornare alla sua vocazione agricola».
Dopo tre aste andate deserte, a farsi avanti è stata la Società agricola «Il Podere» sas di Andrea Gazzetti con sede in via Reale a Glorie di Bagnacavallo aggiudicarsi il terreno con trattativa diretta per 883mila euro. Come previsto dalla disciplina del «Federalismo demaniale», una parte della somma (il 25% della cifra prevista nella prima asta di diversi mesi fa da 1 milione e 70mila euro circa) andrà allo Stato, mentre il restante potrà essere utilizzato dal Comune di Alfonsine per estinguere mutui accesi per finanziare opere pubbliche: a conti fatti, un gruzzoletto di oltre 600mila euro che vanno ad alleggerire il debito dell’ente alfonsinese. Le ultime pratiche sono state compilate il 15 dicembre. «Potremo così – commenta Laudini – contrarre nuovi mutui per finanziare nuove opere. Un toccasana per i conti del Comune e un sospiro di sollievo per tutti coloro he si erano schierati contro la base militare nucleare».

(nell'immagine il quadro del pittore Mario Bocchini che raffigura il sottopasso ferroviario in destra Senio ad Alfonsine. Sulla destra si intravede la scritta «no atomica» )

 

Cima Grappa, via alla demolizione dell'ex base Nato
Da trevisotoday.it del 23 dicembre 2020

L'abbattimento dell'edificio, del traliccio e degli edifici annessi rientra nell’ambito del progetto relativo ai lavori di restauro Conservativo del Sacrario Militare

E' stato firmato questa mattina, 23 dicembre, l’accordo tra il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti e la Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la demolizione della ex base NATO, degli edifici annessi e del traliccio presso il Sacrario Militare di Cima Grappa. Nell’ambito del progetto relativo ai lavori di Restauro Conservativo del Sacrario Militare di Cima Grappa è prevista, tra le altre opere, la demolizione dell’edificio denominato ex base NATO, di alcuni edifici annessi e di un traliccio per apparati tecnici. La demolizione lascerà spazio al progetto di restauro conservativo del Sacrario di Cima Grappa che prevede la realizzazione di una nuova ricettività turistica coerente con le esigenze paesaggistiche del sito.
L’intesa - che consentirà di procedere alla riqualificazione ambientale della Zona Sacra del massiccio del Grappa - è stata sottoscritta questa mattina in videoconferenza dal Direttore della Direzione Lavori e Demanio del C.G. Col. Gianpaolo Franchi e dalla Coordinatrice della Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri dott.ssa Mariangela Valenti nel pieno rispetto delle norme in vigore per il contrasto alla diffusione del contagio da Covid-19. In base all’accordo, il Ministero della Difesa si impegna ad elaborare la progettazione degli interventi con risorse interne al Commissariato Generale e fornire assetti militari dell’Esercito per la demolizione mentre la Struttura di Missione si farà carico degli oneri finanziari per l’attuazione dell’intervento nonché dell’espletamento delle procedure amministrative necessarie all’individuazione dell’operatore economico per le attività di smaltimento dei materiali di risulta.

Grande soddisfazione del sindaco Annalisa Rampin: «Ringrazio il Colonnello Giampaolo Franchi, direttore della Direzione lavori e Demanio di Onor Caduti per il grande impegno profuso, questo è un bel regalo di Natale, finalmente dopo mille ostacoli ci siamo!».

 

Base NATO di Bagnoli: un cerchio che si chiude dopo quasi 80 anni
Da derivesuburbane.it del 23 dicembre 2020

L’area dell’ex base NATO di Bagnoli si sviluppa sulla collina di San Laise e ricopre oltre 300mila metri quadri e circa 200mila di superficie edificata: era una vera e propria cittadella autonoma, che comprendeva 18 fabbricati percorsi da vie interne e scalinate, con parchi, campi sportivi e palestre, spazi ricreativi, una scuola, una banca, tre mense, diversi bar, negozi ed altri servizi, persino una pista d’atterraggio per elicotteri. L’articolato gruppo edilizio costituiva di fatto la sede militare NATO più grande d’Italia, finché non fu smantellata e smilitarizzata nel 2013, ovvero alle soglie dei 60 anni di attività.

LA STORIA

della base NATO di Bagnoli precede la sua stessa esistenza e rimanda al 1939, anno in cui sullo stesso suolo iniziò l’edificazione del ‘Collegio Costanzo Ciano’, ovvero l’Istituto per i figli del Popolo di Napoli: si trattava di “un sistema integrato di edifici e attrezzature per il sostegno all’infanzia disagiata costruito a Bagnoli su iniziativa del Banco di Napoli”. Il progetto sorse con finalità di assistenza pedagogica e sociale, obiettivi tuttavia mai realmente perseguiti, laddove l’Istituto fu adoperato per “impartire istruzione tecnica per la formazione di operai specializzati e addestramento militare” (cfr. lo studio del prof. Giovanni Menna).
Un destino in un certo senso segnato, dato che il vasto complesso edilizio, per l’ampiezza e la posizione strategica, fece gola a diverse autorità militari durante la seconda guerra mondiale. Dapprima finì sotto il controllo dell’Esercito Italiano, poi fu occupato dai tedeschi e infine dagli inglesi. Dopo la conclusione del conflitto bellico fu per anni un campo profughi, sinché nei primi anni Cinquanta gli Americani decisero di stanziarvi un cruciale snodo logistico della propria rete di basi militari europee, collocandovi il quartier generale del comando strategico AFSOUTH (Allied Forces Southern Europe). Una storia durata ben sessant’anni: dal dicembre del 2012, con tanto di cerimonia ufficiale d’addio, il Comando Forze Alleate per il Sud Europa lasciò la base NATO di Bagnoli e fu ufficialmente trasferito nella nuova sede di Lago Patria, lasciando questo complesso abbandonato.

L’EX BASE

In cima alla piccola cittadella sono ancora visibili le tracce di un eliporto, ormai deserto. Solo una rudimentale roulotte in legno è ancora parcheggiata in fondo alla pista e reca il monito: “Una distrazione sul lavoro può costare la vita”. Ben più interessante è, al centro della collinetta di San Laise, la vista di un bunker antiatomico, chiuso e dismesso, ma internamente ancora illuminato.

In maggioranza, i diversi fabbricati sono inaccessibili al pubblico, salvo quelli riadattati a nuovi scopi. Noi abbiamo esplorato uno di questi ultimi: recuperato e riallestito al secondo piano, appare ancora nella sua condizione di abbandono e svuotamento su tutti gli altri livelli.

Abbiamo omesso molte foto per buon senso e rispetto della privacy, in particolare cartelli e targhe che rimandano alle funzioni originarie delle stanze e delle sale con i rispettivi responsabili, nonché una zona segnalata come restricted area. Mostriamo invece quel che resta di una conference room ed altri uffici operativi ormai anonimi e arrugginiti, insieme ai bagni e un corridoio in penombra.

IL PRESENTE E IL FUTURO

Non lontano da questo luogo, dall’altra parte del quartiere, il territorio soffre ancora oggi la paralisi dovuta alle difficoltà di bonifica e riqualificazione dell’ex Italsider. Ma la parabola di dismissione ed abbandono dell’ex base NATO di Bagnoli rappresenta uno dei rari casi di lieto fine: la rinascita e riconversione dell’area, per restituirla ai cittadini, è cominciata appena un anno dopo il trasferimento dell’esercito americano, ovvero nel dicembre del 2013 con una serie di eventi pubblici culminati in un concerto di Edoardo Bennato.
Dopo qualche anno di lenta trasformazione, è stata rinnovata e riaperta una piscina, e alcuni cortili hanno fatto da cornice ad eventi notturni e festival. Di recente, vecchi uffici operativi della base militare sono stati rimessi in sesto come spazi di co-working o per ospitare la sede di enti pubblici. Il complesso ad oggi fa capo alla Regione, mentre la relativa proprietà è stata acquisita dalla FBNAI (Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia). Lo stesso ente che quasi un secolo fa tentò di perseguire una missione socio-pedagogica, poi interrotta dalla guerra, oggi finalmente è vicino all’obiettivo di valorizzare gli spazi pubblici e promuovere percorsi formativi e culturali. Il lieto fine giunge dopo un lungo, tortuoso tragitto, e chiude un cerchio aperto nel lontano 1939.

 

Al via il bando per dare nuova vita ai Bastioni di Santo Spirito
Da mattinodiverona.it del 23 dicembre 2020

Molti veronesi la ricordano come ex Zoo, i più giovani la conoscono come spazio per il tempo libero, altri ne sanno l’esistenza grazie alla cronaca di episodi legati al degrado. E’ l’area del Bastione di Santo Spirito, 50 mila metri quadrati delimitati da circonvallazione Oriani, Porta Palio, via Dal Cero e via Città di Nimes. Per 25 anni ha ospitato il celebre Giardino Zoologico cittadino, aperto nel 1971 è stato chiuso a fine anni Novanta in quanto obsoleto e insostenibile per il bilancio comunale e da allora è a disposizione dei cittadini per il tempo libero.
La posizione strategica, la conformazione naturale e la presenza di edifici architettonicamente interessanti, ne fanno un’area dalle enormi potenzialità, ad oggi purtroppo inespresse, e che invece l’amministrazione intende trasformare in nuove opportunità.
Un tentativo in tale senso è già stato fatto quest’estate nel bastione adiacente con l’avvio del primo Murafestival, un programma di eventi culturali, ludici e sportivi aperti a tutti, durante tutto il giorno, per oltre due mesi di iniziative con l’obiettivo di rendere il bastione il più fruibile possibile.
Il futuro dell’ex Zoo sarà infatti affidato alle idee e alle visioni di giovani architetti, che metteranno nero su bianco ciò che immaginano possa diventare quest’area per essere ruita il più possibile da cittadini e turisti e diventare un luogo dove sostenibilità, cultura
e innovazione si fondono e diventando gli uni complementari agli altri.
Individuata la meta, ovvero il recupero del bastione e la sua valorizzazione, serve quindi stabilire ‘come’ raggiungerla, quali mezzi, strumenti e risorse si possono adoperare a tale fine.
La giunta ha scelto la modalità del concorso di progettazione, permettendo alla nuova generazione di progettisti di confrontarsi con temi urbani in aree perturbate. Il partner scelto dal Comune per questa nuova scommessa è l’Università IUAV di Venezia, eccellenza riconosciuta nel campo della progettazione urbanistica. La formula di concorso prevede la predisposizione di un apposito Bando pubblico dedicato a progettisti Under 35 iscritti agli Albi Professionali. Il concorso riguarderà la redazione di un progetto secondo temi propri degli ambiti relativi alla riqualificazione, rigenerazione e riuso, in un’area di Verona, quella appunto dell’ex Zoo, in cui poter applicare formule innovative di progetto urbano.
Gli elaborati che parteciperanno al concorso diventeranno parte integrante della progettazione vera e propria per la riqualificazione dell’area, oltre a diventare oggetto di una mostra pubblica e il punto di partenza per conferenze, incontri e dibattiti legati al tema della rigenerazione urbana, uno dei cardini su cui si basa la pianificazione urbanistica avviata dall’Amministrazione.
La giunta ha dato in questi giorni il via libera all’accordo di collaborazione con lo IUAV di Venezia, ora parte l’iter per predisporre il bando e renderlo pubblico. Nei dettagli l’assessore alla Pianificazione urbana Ilaria Segala. “Le cinta muraria e i suoi bastioni sono un altro importante tassello del quadro che andiamo disegnare sullo sviluppo urbano della città – spiega l’assessore-. Anche qui vale il principio della rigenerazione, laddove al posto degli edifici da demolire e riconvertire ci sono aree di grande pregio che non vengono valorizzate come meriterebbero. Per l’area dell’ex Zoo mettiamo in campo le idee progettuali di giovani architetti, un nuovo modo di fare pianificazione che va oltre i confini territoriali e cerca di dare impulsi moderni e innovativi allo sviluppo sostenibile del territorio. Sono anni che si parla di valorizzare i bastioni cittadini e renderli fruibili alla comunità, tuttavia non hanno mai superato il limite dell’area verde in cui passeggiare o fare sport. Il primo Murafestival realizzato quest’estate ha avuto successo e ha confermato il potenziale di queste aree. Lavoriamo per trasformarlo in opportunità”.

 

Torrione di Monte Antico a Ripatransone, Lucciarini De Vincenzi: "Lavori al via, polemiche sterili
Da rivieraoggi.it del 23 dicembre 2020

Torrione Monte Antico

RIPATRANSONE – È stato avviato il restauro del Torrione di Monte Antico. L’intervento è inserito in una seconda fase di un più ampio programma di intervento che ha interessato ed interesserà l’intera cinta muraria medievale della città di Ripatransone. La riqualificazione si rende possibile grazie ad un contributo economico del Gal Piceno pari a 38.512,62 euro a cui si aggiunge una compartecipazione del Comune di Ripatransone di 16.505,83 euro. I lavori, progettati dall’Architetto Moreno Farina ed affidati all’impresa Acciarri Costruzioni di Montalto delle Marche, specializzata in restauro monumentale, sono da considerarsi propedeutici ad un complessivo intervento di restauro che prevedrà anche il ripristino della fruibilità del piano intermedio ad oggi non accessibile.

Il restauro consisterà nei seguenti interventi:
Riqualificazione complessiva della parte sommitale, con il consolidamento dei merli residui ed il ripristino del manto di copertura;
Rinforzo della volta sottostante il manto di copertura e che sovrasta il piano intermedio mediante l’inserimento di catene metalliche ed altre lavorazioni che ne miglioreranno il comportamento sismico;
Ripristino della continuità della copertura del piano intermedio, che attualmente presenta un crollo in una sua porzione, attraverso il riutilizzo del materiale originario e l’integrazione di materiale similare;
Bonifica del guano di volatili presente sul piano di calpestio del livello intermedio;
Puntuali interventi di cuci-scuci sulla muratura, previo idrolavaggio, al fine di ripristinare le rilevate mancanze dovute alla perdita di materiale costitutivo;

“Con l’avvio dei lavori di restauro del Torrione di Monte Antico diamo seguito ad un importante impegno preso con i cittadini ripani”, dichiara il Sindaco Alessandro Lucciarini De Vincenzi. “L’intervento ci consentirà di riconsegnare a Ripatransone e a tutte le Marche un bene monumentale di primaria rilevanza, per il tessuto culturale locale e per il suo comparto turistico”.

“Si iniziano a cantierizzare le opere che in un anno e mezzo l’Amministrazione ha programmato exnovo o di cui ha aggiornato i progetti già in possesso per portarli alla fase realizzativa. Lasciano sbalorditi le affermazioni di chi, a tal riguardo, afferma di conoscere tutto l’iter sostenendo che i progetti sono datati sette anni ma dichiarando al contempo di non aver mai visto il progetto. Qualcosa, di certo, non torna. Non ci lasciamo di certo distrarre dalle inutili e sterili polemiche rilevate nelle ultime ore sulla stampa visto che addirittura c’è chi è arrivato a parlare di abbattimento dei merli sommitali del torrione. Ripensando all’origine di certe dichiarazioni, non ne resto stupito. Proseguiamo quindi con la programmazione degli interventi e la loro realizzazione, impiegando, come più volte ribadito, il minimo di risorse da bilancio comunale e ponendo massima attenzione all’intercettazione di finanziamenti esterni” conclude il Sindaco.

 

Doppio appuntamento online per scoprire i segreti del Forte dello Chaberton - Iniziativa di Monte  Chaberton - 515 Batteria Guardia alla Frontiera
Da lagendanews.com del 22 dicembre 2020

CESANA TORINESE – Doppio appuntamento con la storia delle fortificazioni, lunedì 28 dicembre e martedì 5 gennaio. In occasione di due dirette streaming, con inizio alle ore 18, riguardanti la storia delle opere militari alpine. Da quelle di epoca triplicista, come i forti Jafferau, Bramafam e la caserma difensiva del Frejus. Poi quelle difensive degli anni ’30, inserite nell’ambito della più ampia organizzazione del Vallo Alpino del Littorio presenti nella conca di Bardonecchia e gli aspetti di vita quotidiana dei soldati posti a presidio delle stesse attraverso la presentazione di diversi reperti ed oggetti, anche inediti e poco noti, di uso comune rinvenuti all’interno delle stesse, ed in particolare del Forte Chaberton.

DUE DIRETTE STREAMING IN COMPAGNIA DELL’ASSOCIAZIONE MONTE “CHABERTON”

I relatori, Mauro Minola, Davide Corona, Ottavio Zetta e Fabrizio Coniglio introdotti e moderati come di consueto da Emanuele Mugnaini e supportati, rispettivamente, dalla regia di Riccardo Rebora e dalle riprese di Riccardo Tabasso illustreranno gli aspetti salienti della genesi, dello sviluppo e dell’entrata in servizio di queste opere che per più di mezzo secolo, dalla fine dell’ottocento, hanno caratterizzato la storia militare della valle e di tutti quei soldati, fanti, alpini, artiglieri, genieri, trasmettitori. In esse, sia in tempo di pace che di guerra ci hanno vissuto, vigilato e combattuto. Particolare cenno verrà poi rivolto alle operazioni del giugno ’40 che, proprio quest’anno, hanno visto ricorrere l’ottantesimo anniversario, onorato dal sodalizio con l’organizzazione e l’allestimento, attraverso la preziosa collaborazione della locale Amministrazione, della mostra storica ubicata all’interno dei locali del palazzo delle feste, attualmente però chiusa alla fruizione del pubblico per via dell’emergenza covid-19.

Per informazioni: www.montechaberton.it info@montechaberton.it

 

Nei sotterranei di Termini
Da fsnews.it del 22 dicembre 2020

L’antica cabina di controllo e il suo clone

REDAZIONE FONDAZIONE FS ITALIANE

Nella stazione Termini di Roma, all’altezza della chiesa di Santa Bibiana e dei resti del Tempio di Minerva Medica, si trova un gioiello nascosto: la cabina Ace (Apparato centrale elettrico), la torre di controllo che un tempo regolava la circolazione ferroviaria nello scalo.
La struttura, ben visibile grazie all’attigua svettante torre rivestita di travertino, è un chiaro esempio di opera razionalista. Progettata dall’architetto Angiolo Mazzoni, fu inaugurata nel 1938 e ora viene aperta al pubblico solo in particolari occasioni. Nella cabina erano sistemate tutte le apparecchiature e i dispositivi elettrici per il comando automatico degli scambi e dei segnali.
I grandi banchi di manovra con 730 leve e i quadri per la segnalazione luminosa degli itinerari occupano un’intera sala, lunga 47 metri, al terzo piano. Mentre una serie di banchi identici sono ospitati ancora oggi in uno spazio interrato al livello -2.
Questa sala, un vero e proprio bunker, era stata pensata da Mussolini alla vigilia della Seconda guerra mondiale per garantire il funzionamento dell’intera stazione anche durante un bombardamento. Cosa che avvenne la mattina del 19 luglio 1943, quando le sirene antiaeree avvertirono la popolazione romana dell’imminente attacco che avrebbe distrutto il vicino quartiere di San Lorenzo. Il personale ferroviario fu allertato e il bunker preparato per il suo primo utilizzo, ma non fu necessario: la stazione Termini fu risparmiata dall’incursione degli alleati.
Alla fine del 2019, grazie alla collaborazione tra Fondazione FS Italiane, Rete Ferroviaria Italiana e Ferrovie dello Stato, è stato avviato un cantiere per garantire la messa in sicurezza della struttura, adeguare gli impianti e abbattere le barriere architettoniche.

Il progetto completo prevede di trasformare in un museo i due locali che accolgono i banchi di manovra, realizzare una biblioteca e un archivio storico. Un modo per recuperare un edificio un tempo fondamentale alla quotidianità e donare alla stazione Termini una connotazione culturale che possa unirsi all’attuale funzione ferroviaria, commerciale e conviviale.

 

Rattoppata la recinzione: stop abusivi all'ex Polveriera
Da ilgazzettino.it del 21 dicembre 2020

VOLPAGO
Stop agli abusivi alla Polveriera: sanzioni per chi sgarra. Il taglio di sterpi e rovi in corrispondenza dell'ex Polveriera sul Montello, a Volpago, aveva messo a nudo già nelle scorse settimane una scena preoccupante: lungo la recinzione sono stati praticati molteplici fori per entrare nell'area divenuta, da circa un anno, di proprietà del Comune. E' di tutta evidenza, del resto, che nel luogo sono stati attuati vari furti: di rame, di chiusini. In qualche caso, però, la polveriera è stata anche, semplicemente, meta della ricerca di funghi. Il Comune, però, ha detto basta. E, per prima cosa, ha fatto chiudere quei fori. Il tutto grazie ai volontari della Protezione Civile Comunale. «Li ringrazio - dice l'assessore e vice sindaco Renato Povelato - Nel corso di un'intera settimana si sono adoperati con impegno e dedizione per richiudere ben 40 fori aperti nella recinzione per entrare abusivamente nell'area». Un'impresa che, d'ora in poi, sarà meno agevole.

LA PRESA DI POSIZIONE

Povelato prosegue: «Per questi fatti sono già state denunciate e sanzionate delle persone e qualcuno è stato anche arrestato per furto di materiale». Ciò è accaduto qualche tempo fa, quando un ladro è stato colto in flagranza di reato. «Attualmente - dice ancora Povelato - l'ex Polveriera è soggetta a costanti controlli da parte delle forze dell'ordine. Pertanto chi verrà colto a compiere atti di danneggiamento o comunque senza autorizzazione all'interno dell'area, sarà immediatamente denunciato e sanzionato». Ma non si esclude neppure di collocare nell'area delle telecamere, in posizioni strategiche per cogliere eventuali intrusioni.

IL PROGETTO

«Nella ex Polveriera - riferisce ancora Povelato - la Regione Veneto ha iniziato interventi di recupero di diverse aree per ripristinare il bosco autoctono di querce e roveri. E il Comune di Volpago si è attivato partecipando ad un bando europeo con il Progetto Life per ottenere le risorse necessarie per sistemare l'area». Obiettivo: una progettazione condivisa con cittadini e associazioni. A tale scopo nei mesi scorsi sono stati effettuati vari incontri pubblici. E i progetti emersi prevedono di favorire lo sviluppo del luogo in modo rispettoso dell'ambiente. Un paradiso nel cuore della collina che non deve essere deturpato. Laura Bon

 

Perché la Russia ha messo in allerta di combattimento i sistemi missilistici antiaerei Buk-M3
Da lantidiplomatico.it del 21 dicembre 2020

Gli ultimi sistemi missilistici terra-aria a medio raggio Buk-M3 sono entrati in allerta per il combattimento per la prima volta nella regione dell'Altai, nella Siberia occidentale, per fornire difesa aerea sul territorio del distretto militare centrale russo. A renderlo noto è l'ufficio stampa del distretto, secondo quanto riferisce l’agenzia TASS.

Perché entrano in allerta da combattimento i sistemi missilistici russi?

"Dopo aver attivato i sistemi missilistici antiaerei, la formazione Altai ha quintuplicato le sue capacità di combattimento senza espandere il proprio personale. Il personale dell'unità di stanza a Biysk in precedenza ha subito un nuovo addestramento per imparare a utilizzare i sistemi Buk-M3. , le squadre hanno condotto sparatorie dal vivo al campo di prova di Kapustin Yar nella regione di Astrakhan e si sono trasferite nella loro base permanente dove sono stati eseguiti tutti i lavori di manutenzione necessari”.
Il sistema missilistico terra-aria Buk-M3 è progettato per intercettare tutti i tipi di missili da crociera e bersagli aerodinamici. Il lanciatore Buk-M3 trasporta 12 missili mentre l'unità di fuoco semovente è armata con sei missili. Rispetto alle versioni precedenti, i nuovi sistemi missilistici antiaerei presentano una maggiore capacità del telaio di trasportare un numero maggiore di missili, un sistema di controllo migliorato e una protezione antiesplosione potenziata dell'equipaggio. Il distretto militare centrale della Russia si trova sul territorio dei distretti federali integrati del Volga, degli Urali e della Siberia e di 29 regioni russe. Strutturalmente, il Distretto Militare Centrale comprende anche alcune strutture oltremare: la 201a base militare in Tagikistan, la base militare integrata Kant in Kirghizistan e unità di stanza sul territorio del Kazakistan.

 

Battaglie, caduta e rinascita: la Rocca Brancaleone tra passato, presente e futuro
Da ravennatoday.it del 20 dicembre 2020

Costruita nel XV secolo dai veneziani, la Rocca di Ravenna ha conosciuto alterne fortune nel corso della sua storia. Da fortificazione a orto, a luogo di svago e cultura

Di Matteo Pezzani

Tra i luoghi della storia e della cultura di Ravenna non si può dimenticare la Rocca Brancaleone, poderoso forte che sorge nell'angolo nord-est della città. Anche se "oscurata" dagli otto monumenti patrimonio dell'Unesco, la Rocca ricopre un ruolo importante nella vita dei ravennati: con il suo ampio parco è un naturale luogo di svago per le famiglie e, in estate, diventa anche uno spazio prediletto per cinema e concerti.

Ma questa è solo una porzione della storia della Rocca Brancaleone. Questa possente fortificazione costruita nel XV secolo racchiude nel suo passato molto più di quanto i ravennati riescano a ricordare. Tra periodi di guerra e di pace la Rocca di Ravenna è stata protagonista di fasi alterne di declino e di rinascita.

La costruzione e il nome

Il 24 febbraio 1441 alcuni tra i più influenti ravennati dell'epoca sancirono di fatto la fine della signoria dei Da Polenta in città e l'inizio della dominazione veneziana. Il governo della Serenissima portò significative novità a Ravenna e importanti modifiche all'urbanistica. Furono ad esempio erette in questo periodo le due colonne che ancora oggi possiamo ammirare in piazza del Popolo (anche se allora al posto di San Vitale c'era San Marco) e soprattutto fu costruita la Rocca Brancaleone.

L'inaugurazione del cantiere del forte militare risale al 25 maggio 1457, anche se probabilmente alcuni lavori erano già iniziati. Il progetto di Giacomo Corner e Vitale Lando, diretto dall'ingegnere Giovanni Francesco da Massa, dovette giungere al termine intorno al 1470, mentre parte delle truppe veneziane si erano già trasferite nella Rocca.

Sul nome della fortificazione vi sono poche certezze e tre diverse ipotesi. La prima vuole che il nome venga da una nobile famiglia veneziana (tuttavia non vi è traccia di questo nome a Venezia prima del Cinquecento). La seconda ipotesi propone un riferimento a Brancaleone d'Andalò, nobile del Duecento che fu Capitano del Popolo di Roma. Infine si ritiene che il nome Brancaleone fosse un "omaggio" al potere veneziano, con il leone simbolo di San Marco e la "branca" (cioè la zampa) che domina sulle terre conquistate. In ogni caso, nulla a che vedere con la celebre "armata Brancaleone" del regista Mario Monicelli.

Gli assedi

Pochi lo sanno, ma la Rocca Brancaleone, subì nella sua storia due importanti assedi. Il primo fu nel 1509 con le forze di mezza Europa coalizzate contro Venezia. In quella primavera la ROcca di Ravenna resistette per circa un mese al fuoco dell'artiglieria, che sparava dalla zona del Mausoleo di Teodorico, prima di arrendersi al nemico. E quella sconfitta segnò la fine del dominio veneziano a Ravenna.

Il secondo e più breve assedio avvenne a margine della nota Battaglia di Ravenna (11 aprile 1512). In seguito al cruento scontro combattuto fuori dalla città le truppe francesi entrarono e saccheggiarono Ravenna per poi porre sotto assedio il forte militare. Stavolta a difendere la Rocca c'erano le truppe dello Stato Pontificio comandate da Marcantonio Colonna. Il tiro delle artiglierie provenne da sud e la resistenza della Rocca proseguì per quattro giorni prima di arrendersi al nemico.

Il declino

Dopo questi eventi, i capovolgimenti di alleanze e il progredire delle tecniche belliche fecero cadere in secondo piano la necessaria manutenzione della Rocca, malridotta dopo due attacchi nel giro di tre anni. Negli anni la Rocca Brancaleone divenne quindi obsoleta dal punto di vista militare. Smantellato l'armamento bellico, il forte fu anche letteralmente smontato: molti dei suoi pezzi (mattoni e materiali edili) furono depredati prima dalle autorità cittadine che se ne servirono per la costruzione di altre opere, e poi dagli stessi cittadini ravennati. Un saccheggio indiscriminato (come viene raccontato anche nel volume "La Rocca di Ravenna" di Maurizio Mauro) che continuò a più riprese fino al Novecento. Insomma, ciò che resta oggi è veramente uno "spettro" della Rocca originaria. Torri decapitate, mura rosicchiate. Nel portale interno (che porta dalla zona parco a quella del cinema) era presente anche una cappella a uso del castellano.

La rinascita e il futuro

Il nuovo corso della Rocca Brancaleone ebbe inizio nel 1965, quando fu acquisita dal Comune di Ravenna. Si dovette attendere però gli anni '80 per vedere gli sviluppi dei lavori di restauro e di risistemazione del forte militare come parco pubblico (nella parte più ampia della cittadella) e come teatro estivo (nella parte dell'arce) su impulso di Mario Salvagiani.

Oltre cinquecento anni dopo la sua costruzione, la Rocca rimane ancora oggi un cantiere di idee e sviluppo. Con ancora ampie parti inaccessibili e recintate per questioni di sicurezza, il potenziale turistico e culturale della Rocca Brancaleone appare ancora espresso solo parzialmente. E forse c'è qualcuno che ricorda come, diversi anni fa, fosse possibile accedere in visita a una porzione delle strutture superiori del forte, camminando sulle mura fino ai torrioni. 

Oggi i lavori non si sono ancora fermati e sono al vaglio progetti per accrescere il potenziale della Rocca quale monumento e luogo di intrattenimento, tra coperture per la stagione fredda e un ripristino, almeno parziale, delle fattezze originarie. Uno sviluppo che i ravennati d'ogni epoca attendono con grande speranza.

 

I bunker al centro di itinerari turistici
Da ilrestodelcarlino.it del 20 dicembre 2020

Il progetto a cui lei fa riferimento è quello partito da poco grazie alla Proloco di Marina di Ravenna, in collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna, e chiamato ‘Sentinelle di un paesaggio dimenticato del Novecento. I Bunker della Linea Galla Placidia a difesa delle coste romagnole’. L’iniziativa vede anche la partecipazione delle Proloco di Casalborsetti, Porto Corsini e Punta Marina Terme, tra le località coinvolte da questi percorsi, e il contributo della Regione. Sono diverse le tracce della Seconda Guerra mondiale soprattutto lungo la costa e le pinete. Sono quelle sorte lungo la cosiddetta Linea Galla Palcidia, e cioè la linea edificata dalle truppe tedesche per evitare un eventuale sbarco degli Alleati lungo le coste Adriatiche a nord della Linea Gotica. Il progetto prevede la realizzazione di percorsi strutturati che ricostruiscano la storia di questi luoghi anche e soprattutto a scopo turistico. Per questo sono stati organizzati corsi per, appunto, le guide turistiche. L’obiettivo è di ricostruire le vicende storiche di questi luoghi e dei manufatti che presenti, evidenziandone le tecniche con cui sono state costruttive. In realtà già da qualche anno, grazie a un gruppo di volontari, i bunker sul nostro territorio erano stati riscoperti e posti al centro di diverse visite guidate.

 

Batteria San Felice: Il Comitato per il Forte accusa l’amministrazione
Da radioclodia.it del 19 dicembre 2020

Dopo la notizia della prossima riapertura della Batteria San Felice, il comitato per il Forte presieduto da Erminio Boscolo Bibi, si scaglia contro l’amministrazione comunale.

“In attesa di conoscere il testo della delibera che, in accordo con la società Mosella determina i nuovi orari di apertura a partire da febbraio 2021 – spiegano attraverso una nota dal Comitato Forte San Felice – con sorpresa verifichiamo però che i tempi di fruizione pubblica vengono letteralmente dimezzati. A mente degli orari stabiliti con la convenzione del 2016 erano previste 77 ore settimanali nei mesi da maggio a settembre e 46 ore settimanali nei mesi di febbraio, marzo, aprile ed ottobre. Con gli orari previsti dalla nuova delibera quelle ore si riducono rispettivamente a 32,5 e 27,5!” “Ricordiamo che l’apertura al pubblico della Batteria non è una gentile concessione della società Mosella, ma un obbligo che le deriva dalla Convezione sottoscritta con il Comune a seguito della variante approvata dal Consiglio Comunale. In cambio di quel permesso è previsto un vincolo ad uso pubblico della Batteria (mq 4949), con oneri di gestione e manutenzione completamente a carico della società, con le limitazioni orarie previste da una delibera di Giunta del 2015. Da ricordare che l’uso pubblico riguarda tutta la Batteria, non solo il rilevato erboso con i bunkers, ma anche la parte monumentale verso la riva, che invece è sempre stata preclusa ” prosegue la nota.

“Chiediamo all’Amministrazione comunale – conclude il comitato – di rivedere quanto deliberato e chiediamo un pubblico confronto in merito. Abbiamo avuto notizia che la Soprintendenza ha effettuato un sopralluogo per verificare il rispetto delle condizioni previste nell’atto di alienazione: ne attendiamo gli esiti“.

 

Scansione Laser della Fortezza di Sarzanello
Da fabricalab.eu del 19 dicembre 2020

Fabrica inizia una nuova straordinaria avventura. L’incontro di un manufatto unico e così antico come la Fortezza di Sarzanello ed il nostro Leica RTC360 ha un sapore davvero unico.
Per noi di Fabrica contribuire alla conoscenza ed allo studio di una fortezza che da oltre 500 anni domina la valle del Magra che si apre alla Toscana è davvero un punto di arrivo assoluto rispetto ad un percorso fatto di tanto studio, ricerca e dedizione nell’ambito della digitalizzazione e del BIM, oggi del HBIM.

Stiamo visitando la Fortezza, scansionando pietra per pietra, centimetro per centimetro ogni volume, ogni spazio interno ed esterno per ricostruirla digitalmente e renderla disponibile, in una nuova veste digitale, allo studio ed alla ricerca, su incarico del Polo Museale della Liguria www.musei.liguria.beniculturali.it La conoscenza, la consapevolezza e l’accessibilità digitale ad un bene così ben conservato, maestoso ed importante passano oggi da una proposta di tecnologia sul campo, elaborazione e postproduzione dei dati e professionalità al passo con le necessità di crescere costantemente ed innovare, valori in cui Fabrica crede e si ritrova ogni giorno. Racconteremo attraverso alcune “puntate-blog” il nostro viaggio nella storia e nella tecnologia, incominciando, come per tutte le storie che si rispettano, dai due protagonisti principali: la Fortezza ed il nostro Laser Scanner.

Le prime notizie di un luogo fortificato situato nell’attuale posizione della Fortezza risalgono al 963 d.C. Nei secoli seguenti saranno apportate modifiche e ristrutturazioni al complesso che si completeranno nel 1502, attraversando anni di sconvolgimenti e passaggi di proprietà. Per informazioni più complete è possibile visitare il sito ufficiale www.fortezzadisarzanello.com

Fabrica utilizza il proprio Laser Scanner Leica RTC360 di cui, per i più curiosi, indichiamo di seguito alcuni dati tecnici di riferimento: Classe Laser 1 (in accordo alla IEC 60825-1:2014), 1550 nm (invisible), Range Oltre i 130 m, Risoluzione 3 mm a 10 m, Accuratezza 1.9 mm a 10 m, Camera min. 36 MP Sistema di cattura a 3 camere 432 MPx raw data per immagini sferiche 360°x300°.

Iniziamo… abbiamo posizionato lo strumento lungo il percorso più esterno che costeggia il fossato, compiendo un primo giro completo che ci ha permesso di catturare le costruzioni principali: il castello ed il rivellino.

Abbiamo successivamente rilevato tutta l’area esterna superiore dei due elementi centrali in modo da ottenere un primo ingombro complessivo della Fortezza stessa. Siamo passati a scansionare le parti più misteriose ed intriganti costituite dagli interni ricavati nei volumi principali, in particolare i camminamenti interni al rivellino, la santabarbara ed al castello e gli spazi all’interno dei torrioni.

La parte interna della fortezza è stata completata con la scansione degli ambienti interni ai livelli superiori. La visione complessiva e tridimensionale del complesso permette di migliorarne la conoscenza e la comprensione e certamente tali possibilità saranno sfruttate al massimo dal Polo Museale della Liguria e da tutti gli appassionati e ricercatori.

Attraverso alcuni articoli che pubblicheremo, cercheremo quindi di documentare le nostre attività.

 

Riapre il Mausoleo di Augusto a Roma. Restauri pagati da Fondazione TIM
Da artribune.com del 18 dicembre 2020

Di Valentina Muzi

Foto Mausoleo di Augusto dall'alto (2019)

Dopo 14 anni il monumento tornerà nel 2021 a poter accogliere il pubblico. Per i residenti l’ingresso sarà gratuito per tutto l’anno. Ma tutti si dovranno rigorosamente prenotare

Il Mausoleo di Augusto, monumento emblematico della Roma imperiale, verrà restituito al pubblico il prossimo 1 marzo 2021, grazie alla lungimirante relazione instaurata tra l’ente privato, Fondazione TIM, e l’amministrazione pubblica di Roma Capitale che firmò
con la fondazione un accordo ai tempi di Marino sindaco (che ovviamente non è stato citato da nessuno durante la presentazione, come d’abitudine). Questo importante progetto di recupero e restauro trova le sue intenzioni ancora più indietro, nel lontano 2007, con una serie di indagini archeologiche preliminari per far partire il tutto e con un concorso internazionale volto alla rigenerazione di piazza e monumento con l’obbiettivo di fare tutto entro il 2014, bimillenario dell’Imperatore. Peccato che, soprattutto a causa dell’intervento della Soprintendenza, il progetto – vinto da Francesco Cellini – venne ostacolato e alla fine le cose si separarono: da una parte il concorso per la piazza, dall’altro quello per il mausoleo. Diretti dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali i lavori di cui si parla oggi, sul monumento, daranno l’opportunità di godere del Mausoleo e delle sue diverse stratificate funzioni, come sottolinea la Sovrintendente Capitolina, Maria Vittoria MariniClarelli: “divenuto fortilizio durante il Medioevo, giardino all’italiana nel Rinascimento, arena per corride nell’età del Grand Tour, auditorium nei primi decenni del Novecento, il Mausoleo fu recuperato in chiave politica durante il Ventennio quando diventò l’Augusteo. Per tutte queste fasi l’attuale restauro, con gli studi che lo hanno accompagnato, ha fornito importanti elementi di conoscenza”.

Un percorso privo di barriere architettoniche, aperto, condiviso e innovativo si snoderà parallelamente ai soffertissimi lavori di sistemazione urbanistica della piazza circostante (Piazza Augusto Imperatore) avviati finalmente proprio con la fine del primo lockdown, nel maggio 2020. Con un ritardo, come dicevamo, drammatico rispetto alle aspettative e solo grazie allo sblocco delle pratiche che si deve al soprintendenze Francesco Prosperetti. Da non dimenticare che sulla piazza, al cospetto di cotanti cantieri di cui l’inizio è noto ma la fine un po’ meno, è appena partita la grande impresa del Bulgari Hotel che prenderà tutta un’ala degli affascinanti palazzi Anni Trenta qui realizzati in epoca fascista. I lavori della piazza e del monumento vanno dunque avanti in qualche misura in parallelo con un obbiettivo di chiusura complessiva di tutta l’operazione al 2024 (sì, a Roma per realizzare una piazza servono 4 anni; se va tutto liscio…) con il monumento che intanto apre parzialmente e con la piazza che va avanti in due tranche di lavori con l’anomalia di avere il progettista, il maestro Cellini appunto, tagliato fuori non solo dalla direzione lavori ma anche dalla direzione artistica del progetto. Insomma il più grande intervento urbanistico in centro storico a Roma viene realizzato senza il contributo ai lavori del progettista che lo ha disegnato. Ma lasciamo per un attimo la piazza e torniamo al Mausoleo.

Mausoleo di Augusto, 1963, Roma, Museo di Roma, Archivio Fotografico

PUBBLICO E PRIVATO VERSO UN OBIETTIVO COMUNE

Dopo la prima fase di restauro conservativo terminata nel 2019 e realizzata mediante un finanziamento pubblico di 4.275.000 euro (di cui 2 milioni versati dal Mibact e 2.275.000 da Roma Capitale), è attualmente in corso la fase di valorizzazione del monumento, finanziata da Fondazione TIM che contribuisce ai lavori di restauro e di recupero del complesso. “Abbiamo cominciato cinque anni fa” , spiega il Presidente di Fondazione TIM, Salvatore Rossi. “In questo lasso di tempo abbiamo lavorato con Roma Capitale, insieme alla Sovrintendenza Capitolina, ci sono stati – a volte – ritardi, qualche incomprensione, ma l’importante adesso è essere qui e riuscire a scrivere la storia di questa seconda e nuova fase. Recupero e conservazione del patrimonio artistico e archeologico sono tra i tre campi d’intervento della Fondazione e, chiaramente, questa è l’operazione più importante che TIM ha fatto nel corso della sua storia decennale”.

COME VISITARE IL MAUSOLEO DI AUGUSTO

Dal primo marzo 2021, giorno della riapertura del Mausoleo, fino al 21 aprile 2021, giorno in cui ricorre il Natale di Roma, la visita al monumento sarà completamente gratuita per tutti. Per i cittadini romani residenti, invece, la gratuità sarà garantita per l’intero 2021. La visita si effettuerà solo su prenotazione, tant’è che dal prossimo 21 dicembre 2020 sarà attivo il sito internet dedicato con tanto di corsa a far per primi.

Veduta dall’alto del Mausoleo di Augusto

UNA FRUIZIONE INNOVATIVA TRA SUPPORTI MULTIMEDIALI E REALTÀ AUMENTATA

Non solo recupero e restauro, ma anche un grande investimento in termini di fruizione museale. Una serie di contenuti digitali, in realtà virtuale e aumentata animeranno il sito e i servizi vedranno la gestione da parte di Zètema Progetto Cultura. A parlarne è il consigliere d’amministrazione di Fondazione TIM, Luca Josi, che racconta: “abbiamo contribuito a tutelare questo gioiello, circondato da un caleidoscopio di architetture, evocandone con i nostri interventi la ‘matrioska’ di funzioni, di usi e metamorfosi che ha vestito nei secoli. Abbiamo pensato quindi di richiamare l’attenzione smarrita attraverso una struttura di amplificatori che ricordassero l’ascolto di quelle aree, le più importanti, interpretate all’interno dell’auditorium, che fu il più grande d’Europa. E poi di luci  serali per raccontare questo luogo dove avvenivano i primi spettacoli pirotecnici. Poi abbiamo organizzato un sito web, che due anni fa è stato premiato con il Leone al Festival di Cannes di creatività. Tutto questo perché pensavamo che, questo capolinea della storia Augustea, non potesse trasformarsi in un capolinea dei tram e dobbiamo ancora dire grazie al Comune per come ci ha accolto e per come ha lavorato con noi per poter arrivare ad oggi, a questo grandioso evento, che ricorda al mondo quanto questo Paese sia unico, diverso e straordinario”. E forse anche per questo progetti di simile caratura e con supporto privato di soggetti così prestigiosi com’è Fondazione TIM dovrebbero essere gestiti in maniera radicalmente diversa, con tempi degni di un paese civile, con rispetto dei ruoli, con fluidità e trasparenza amministrativa. Da parte del Comune di Roma (e con lo zampino della Soprintendenza di Stato), come al solito, così non è stato.

– Valentina Muzi e Massimiliano Tonelli

 

Dai bunker ai rifugi nella natura, fuga dal covid cercando una nuova vita
Da stamptoscana.it del 18 dicembre 2020

Di Benedetta Gentile

Parigi – Dal bunker sotterraneo al capanno multi confort sugli alberi, il ventaglio delle misure antistress da Covid 19 sono nel mondo tra le più disparate, spesso dettate da tendenze da un pizzico di paranoia. Il sospetto è legittimo: se nella primavera scorsa, all’inizio della prima ondata dell’epidemia avevano fatto sorridere tutti quei carrelli carichi di pacchi di pasta e di rotoli di carta igienica, ora, con la seconda si tende a fare incetta.. di bunker sotterranei! Secondo Sky News sembrerebbe che la popolazione mondiale e soprattutto americana si siano precipitati a comprare i bunker sotterranei per essere sicuri di proteggersi da contagio. Le vendite sono esplose del 500% con un’impennata di richieste di informazioni del 2.000%! Alcuni clienti terrorizzati hanno addirittura chiesto di rafforzare il bunker con strutture fortificate non solo perché temono il contagio del virus ma anche eventuali sommosse popolari provocate dalle conseguenze economico-sociali della pandemia.

Al di qua dell’Atlantico si cercano altri rifugi allo stress, all’insegna, come scrive Le Figaro, “della natura per sé”, una tendenza battezzata “slow living” che implica non solo un ritiro dalla convulsione cittadine ma anche una rinuncia a una serie di dipendenze, come quella del cellulare. Così si moltiplicano le proposte per ripararsi dall’ansia da mascherine e coprifuoco immersi nelle quieti di boschi e di accoglienti spazi aperti, lontani dai rumori della città come in reazione alla solitudine imposta dal secondo lockdown. Già con il primo per sfuggire al virus i “cittadini” si erano trasferiti in massa in campagna e avevano pienamente assaporato le gioie e la calma dell’ambente naturale. Nonostante il freddo e le giornate sempre più corte solitamente scoraggino l’inverno gli esodi campagnoli, la richiesta di un habitat non cittadino non rallenta: che sia passare il week-end su un albero, in un solitario capanno spartano o addirittura su un barcone lungo un fiume. Secondo un sondaggio, i più ghiotti di questo genere di evasione sarebbero i “millennials”, “nostalgici di un’infanzia alla campagna e in lotta contro la nomofobia (dipendenza dai cellulari) e ogni altra forma di dipendenza” , desiderosi di mettere , almeno provvisoriamente, tra parentesi la vita sociale e numerica per ritrovare sé stessi. Un impegno che, scrive il quotidiano, non possono immaginare se non “nella sfera ecologica che ormai regge i mondo dei millennials”.

L’ispirazione a una nuova vita può essere ricercata ad esempio nelle vigne del prestigioso Saint-Emilion dove si possono affittare delle minicase di legno dove veramente si può contare solo sulle proprie risorse: né WIFI, né Tv né vicini . Per questi Robinson l’unico lusso è la qualità del letto e del materasso. Per una clientela che non vuole assolutamente rinunciare alle comodità sono invece disponibili, a 5 metri dal suolo, le “Cabanes Jacquoises’ costruite in una foresta di querce e frassini nella regione dei Pirenei. “La gente viene da noi per non avere vicini ma anche per approfittare del jacuzzi e godere di una vista strabiliante sui Pirenei. Apprezzano sia la solitudine che il confort “ ha spiegato la responsabile di queste cabanes. Un singolare regalo di Natale è quello che propone poi Selma Trova, fondatrice de La Batelière che ha allestito due imbarcazioni da pesca tipiche della Loira per brevi soggiorni sull’acqua a lume di candela, nella zona più selvaggia e isolata del fiume, con la sola compagnia dello sciabordio dell’acqua, del mormorio del vento e di qualche airone che si gode anche lui il silenzio.

 

La Russia schiera altri missili balistici con la testata ipersonica Avangard
Da insideover.com del 17 dicembre 2020

Di Paolo Mauri

Nella base missilistica di Dombarovsky, nell’Oblast di Orenburg sito nella Russia centrale al confine col Kazakistan, prosegue il riarmo della prima unità delle Forze armate della Federazione, equipaggiata con il sistema missilistico Avangard.
Nella giornata di oggi un canister, ovvero un contenitore per missili balistici, con un vettore SS-19 Mod. 4 “Stiletto” in codice Nato (UR-100N UTTKh per i russi) montante il nuovo veicolo di rientro tipo Hgv (Hypersonic Glide Vehicle) Avangard è stato inserito in un silo sotterraneo della 13esima divisione missilistica facente parte della 31esima Armata.
Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa della Federazione Russa il nuovo sistema missilistico ipersonico è stato dichiarato in servizio attivo.

Il primo dispiegamento di questa nuova e rivoluzionaria arma risale allo scorso dicembre, quando la Russia effettuò, nella giornata del 26, un lancio di prova utilizzando il medesimo razzo vettore, l’SS-19. Il reggimento, come riportato dal Cremlino in quell’occasione, assunse lo status di “pronto al combattimento” alle 10 (ora di Mosca) del 27 dicembre.
La tecnologia Hgv per veicoli di rientro di missili balistici prevede che la testata non rientri in atmosfera seguendo una normale traiettoria balistica – appunto – ma planando come se fosse un aliante. Un aliante che è capace di volare a Mach 20 ad una quota inferiore rispetto a quella di volo di un normale Icbm (Intercontinental Ballistic Missile) e soprattutto dotato di una manovrabilità tale da poter effettuare manovre evasive.
Secondo le fonti ufficiali del governo la testata ipersonica planante “Avangard”  – nome in codice 15Yu71 – nasce dal progetto di ricerca e sviluppo numero 4202 i cui primi test, effettuati presso il cosmodromo di Baikonur, risalgono almeno al 2004.
Le caratteristiche di Avangard sono ancora segrete ma sappiamo che è costruito in materiali compositi per poter resistere alle altissime temperature del volo ipersonico a bassa quota – il veicolo viaggia avvolto da plasma come avveniva per la navicella Space Shuttle al rientro in atmosfera – e anche ad un eventuale attacco con armi laser ad alta energia.

Si ritiene che sia dotato di una carica atomica di potenza compresa tra i 450 kilotoni ed un megatone e che misuri circa 5,4 metri, rendendo così possibile montarne in grande numero sui nuovi missili balistici intercontinentali pesanti RS-28 Sarmat. A quanto pare Avangard ha capacità duale, ovvero sarà in grado di montare anche una carica convenzionale, facendone l’arma perfetta per attacchi chirurgici preventivi contro installazioni C4I.
Il Ministero della Difesa russo ha corredato l’annuncio del prosieguo della sostituzione dei vecchi vettori intercontinentali coi nuovi Avangard con un video, in cui si può notare un mezzo ruotato che trasporta il canister in cui è inserito il missile, e brevi passaggi del suo inserimento del silo di lancio. Purtroppo, proprio per le caratteristiche del sistema, non è stato possibile “dare una sbirciata” al veicolo e al vettore, ma quello che è certo è che la soluzione di montare Avangard sugli SS-19 è da considerarsi comunque ad interim. Il vettore predestinato, quando entrerà in produzione e sarà consegnato ai reparti missilistici, sarà l’Icbm pesante Rs-28 Sarmat (SS-X-30 “Satan II” in codice Nato), un “gigante” dalla gittata di più di 10mila km (alcune fonti lo danno per 18mila) che rimpiazzerà i vecchi SS-18 “Satan” in codice Nato (RS-20V Voevoda), considerati i missili strategici più pesanti al mondo. Il Sarmat, a combustibile liquido, può trasportare sino a 10 tonnellate di carico, il che significa poter caricare fino a 10 testate di grandi dimensioni oppure 16 più piccole, o ancora una combinazione di testate e contromisure, o veicoli di rientro ipersonici come Avangard.

La propaganda russa sostiene che il sistema Avangard sia “assolutamente invulnerabile ad ogni arma di difesa aerea e missilistica” ma la realtà potrebbe essere diversa. Già in seconda istanza il Cremlino lo definisce “capace di bypassare i complessi di difesa regionale”, parole che potrebbero suonare come sinonimi della frase precedente ma che in realtà così non sono. L’Avangard è sì capace di cambiare la propria traiettoria nelle 3 dimensioni (quindi mutando quota e direzione) ma data la velocità e la quota di volo non è in grado di effettuare virate strette o cabrate come un caccia. Pertanto un Hgv è in grado di evitare, virando e cambiando quota, le “bolle” di difesa antimissile note – e quindi fisse – ma potrebbe trovarsi comunque in difficoltà contro un sistema mobile. Soprattutto gli sarebbe difficile evitare un missile Abm già in volo verso il suo bersaglio, sempre che questo venga lanciato con il dovuto preavviso e sia dotato di una certa manovrabilità per cercare di ovviare alla bassa quota di volo degli Hgv rispetto ai classici veicoli di rientro di un missile balistico.
Inoltre, un sistema antimissile come l’Aegis – nella sua versione navale o ashore cioè basata a terra – che intercetta i missili balistici nella fase definita di “post boost”, ovvero dopo la spinta iniziale ma prima del rientro in atmosfera, avrebbe qualche chance di colpire l’Hgv, soprattutto ora che ne è stata testata la capacità di colpire i missili intercontinentali in una recente esercitazione tenuta dall’U.S. Navy nel Pacifico. Tali sistemi restano comunque ritrovati rivoluzionari, al pari dei missili da crociera ipersonici, ed infatti sono ritenuti essere destabilizzanti per l’equilibrio strategico delle forze nucleari, al pari, peraltro, dei nuovi sistemi Abm messi in campo dagli Stati Uniti. Siamo davanti, pertanto, ad una vera e propria rivoluzione che molto probabilmente porterà al cambiamento delle dottrine militari (oltre che spingere verso nuove frontiere della ricerca tecnologica soprattutto nel campo delle contromisure) con l’introduzione del concetto di Hypersonic Warfare.

 

Cantieri della Cultura, 25 milioni di euro per dieci nuovi progetti in tutta Italia
Da finestresullarte.info del 17 dicembre 2020

Il MiBACT investe 25 milioni di euro per dieci nuovi progetti su tutto il territorio nazionale. Privilegiati i piccoli e medi comuni. Saranno investiti 25 milioni di euro per dieci nuovi progetti, diffusi su nove regioni, del Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” varato dal ministro del MiBACT Dario Franceschini.
Con questa cifra, che si somma ai 103.630.501 euro già stanziati il 9 agosto per altri undici progetti, il valore complessivo del nuovo Piano Strategico arriva a 128.630.501 euro.
“Dieci nuovi interventi che coprono un’area geografica più ampia e diffusa” ha dichiarato Franceschini, "comprendendo nuove realtà strategiche e contribuendo al recupero di realtà straordinarie del patrimonio culturale nazionale. Si tratta di progetti e cantieri che interessano l’intero territorio nazionale e che, ad eccezione dell’intervento romano, sono localizzati in modo prevalente nei piccoli e medi comuni prediligendo quel patrimonio diffuso che è la vera ricchezza del nostro Paese".

Di seguito i progetti approvati:

Isola di Gallinara – Il finanziamento, pari a 8 milioni di euro, permette l’acquisizione al patrimonio dello Stato a titolo di prelazionedella villa nell’isola della Gallinara nel Comune di Albenga (SV) e apre futuri scenari per una più ampia fruibilità di questa località, in un più vasto progetto di valorizzazione che coinvolge il Museo archeologico navale di Albenga e l’importante area archeologica subacquea. La villa diverrà un primo centro di documentazione e ricerca sulle valenze naturalistiche e sul patrimonio archeologico e architettonico dell’isola, oltre che spazio aperto al pubblico.

Teatro Romano di Ferentino – Risorse per 1,5 milioni di euro permetteranno di recuperare, riqualificare e valorizzare il Teatro romano di Ferentino (FR), rafforzando così un centro che non ricade in un’area di grandi e consolidati flussi turistici e culturali. L’intervento passa per il restauro e la tutela di una rilevante testimonianza archeologica di epoca imperiale traianea e adrianea, capaci di restituire alla popolazione un concreto spazio pubblico da destinare a attività culturali e spettacoli dal vivo, con una duplice ricaduta positiva sia in termini di riqualificazione del tessuto urbano, sia di ampliamento dell’offerta culturale.

Polo culturale polifunzionale di Forte Aurelia – Campo Trincerato di Roma – Con un finanziamento di 2,5 milioni di euro, il Piano include una nuova tipologia di luoghi della cultura per moltiplicare e diversificare l’offerta territoriale. La riqualificazione del Forte Aurelia, ubicato all’interno della Caserma “Cefalonia Corfù” della Guardia di Finanza nella Riserva Naturale Regionale “Valle dei Casali” a Roma, costituirà un pioneristico esempio di apertura alla cittadinanza di uno spazio di originale rilievo storico e paesaggistico, sinora destinato a esclusivo accesso di Forze Armate e di Forza Pubblica. Si tratta di uno spazio unico nel contesto del sistema romano dei 15 forti e 4 batterie che componevano il campo trincerato della città all’indomani della presa di Roma del 20 settembre 1870.

Parco Archeologico dei Taurani “A. De Salvo” - Il finanziamento di 2 milioni di euro permetterà un intervento di scavo, conservazione e valorizzazione del Parco Archeologico dei Taurani “A. De Salvo” di Palmi (RC). Il sito, ormai consolidato nel panorama archeologico e paesaggistico, diventerà un attrattore culturale dotato di moderni sistemi di fruizione per tutto il basso Tirreno calabrese, potenziando l’offerta culturale e turistica anche nazionale. Reggia di Portici - Con 1,8 milioni di euro verrà realizzato un intervento di restauro sulla Reggia di Portici (NA), restituendo alla residenza, una delle più grandi e maestose delle ville vesuviane lungo il miglio d’oro, lo splendore dell’antico scalone monumentale finemente decorato, che ne costituisce l’ingresso principale.

Castel Raniero a Faenza – Con una dotazione di 3,7 milioni di euro la Colonia di Castel Raniero a Faenza (RA) è al centro di un progetto per il recupero e salvaguardia sia del complesso architettonico, già ospizio montano Vittorio Emanuele III, sia del Parco, per farne un Centro Studi Universitario interdisciplinare sui temi del recupero del patrimonio culturale e antropologico, del paesaggio italiano, dell’archeologia, dell’architettura, dei sistemi di comunicazione per la conoscenza del patrimonio culturale nazionale, oltre alla documentazione storica riguardante la Prima Guerra Mondiale, in collegamento con il territorio e il centro abitato e dotato di spazi per l’ospitalità ed eventi.

Isola dell’Asinara – Il finanziamento di 1,2 milioni di euro permetterà la realizzazione di un intervento articolato nell’Isola dell’Asinara nel comune di Porto Torres (SS) in Sardegna. Un progetto mira ad arginare i fenomeni di degrado, dovuti al lungo disuso, del compendio della ex Stazione sanitaria Marittima di Cala Reale, realizzata a fine Ottocento dall’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità, che comprende l’imponente edificio denominato “Contumacia di II classe” e il fabbricato denominato “Ex docce”, oltre a numerosi altri fabbricati di servizio, deposito e alloggio per il personale sanitario. Un altro progetto metterà, invece, in sicurezza la Chiesetta in località Fornelli, attualmente priva di copertura e il cimitero di Cala d’Oliva, entrambi bisognosi di urgenti lavori di recupero sia per il loro pregio di architettura locale, sia perché luoghi della memoria, testimonianze uniche della storia locale nonché parte integrante e caratterizzante del paesaggio dell’Isola.

Parco Archeologico dell’Isola di Pianosa – 1,3 milioni di euro per la creazione di un esteso parco archeologico dell’Isola di Pianosa nel comune di Campo dell’Elba (LI) in Toscana, dal Poggio Belvedere alle “Grandi strutture a pozzo” fino al “Bagno di Agrippa”, nipote dell’imperatore Augusto che fu esiliato e assassinato sull’isola, prevede ricognizioni archeologiche, opere di restauro e messa in sicurezza delle strutture di eccezionale valore storico, oltre a una valorizzazione e promozione che incrementi la fruizione e l’accesso al parco e al Museo delle Scienze geologiche e archeologiche.

Città romana di Tifernum Mautarese - 1,2 milioni di euro sono destinati a riqualificare, valorizzare e promuovere la Città romana di Tifernum Mautarese a Sant’Angelo in Vado (PU) nelle Marche, attivando, tramite il recupero del patrimonio archeologico locale, un attrattore capace di incrementare l’offerta culturale e turistica lungo l’asse della strada Fano-Grosseto tra Marche, Umbria e Toscana. Museo nazionale e parco archeologico nazionale di Altino - Il finanziamento di 1,7 milioni di euro permetterà di valorizzare il Museo nazionale e il parco archeologico nazionale di Altino nel comune di Quarto d’Altino (VE), situato ai margini settentrionali della Laguna di Venezia: un’area ricca di interesse ma quasi sconosciuta ai grandi flussi turistici. L’intervento riposiziona correttamente il sito tra i punti di interesse di riferimento della scena mediterranea antica e riattiva il tessuto sociale ed economico di un contesto minore e in sofferenza occupazionale della campagna veneziana, per favorirne la rapida ripresa al termine dell’emergenza pandemica. 

 

Luoghi del Cuore Fai, "Italia sopra i 600 metri": tra le bellezze Pentema, Forte Diamante, Castello della Pietra
Da genovatoday.it del 16 dicembre 2020

Di Valentina Bocchino

I risultati definitivi verranno divulgati tra febbraio e marzo 2021, ma sul sito del Fai c'è già la classifica provvisoria con i risultati a votazioni chiuse

Abbiamo parlato della classifica nazionale provvisoria dei Luoghi del Cuore Fai, che a votazioni concluse vede al primo posto la Ferrovia delle Meraviglie Cuneo-Ventimiglia-Nizza, che unisce le bellezze di Liguria, Piemonte e Francia. Ma non è l'unica classifica che ha promosso il Fai quest'anno: il censimento infatti si è eccezionalmente arricchito di due classifiche speciali. La prima dedicata all’"Italia sopra i 600 metri", cioè a luoghi che appartengono alle aree interne montane del Paese, di cui la Fondazione si sta occupando anche attraverso il Progetto Alpe e che coprono da sole il 54% del territorio nazionale: zone che sono diventate la periferia del Paese, in sofferenza per la carenza di servizi e infrastrutture che rende le condizioni di vita più difficili, ma anche contraddistinte da una bellezza indiscutibile, spesso intatta e dominata dalla natura, in cui vivono comunità di cui riscoprire la storia, le tradizioni e il potenziale. La seconda, relativa ai "Luoghi storici della salute".

Liguria, i luoghi più belli delle alture

E la Liguria ha una sua classifica speciale, sempre provvisoria (i risultati definitivi verranno divulgati tra febbraio e marzo 2021) tutta dedicata alle bellezze "sopra i 600 metri": nella top 10 delle meraviglie da scoprire, oltre alla Ferrovia delle Meraviglie, c'è Bajardo in provincia di Imperia con la sua area naturale e le rovine della chiesa di San Niccolò, e poi la Val di Vara nello spezzino, e ben 6 mete in provincia di Genova: il suggestivo Forte Diamante, il meraviglioso borgo di Pentema, frazione di Torriglia (che quest'anno purtroppo a causa della pandemia ha dovuto rinunciare al suo Presepe), Roccatagliata di Neirone in Valfontanabuona, le 6 fontane di Alpe Gorreto, l'imponente Castello della Pietra di Vobbia, e il borgo di Amborzasco.

 

Percorso formativo per guide turistiche dedicato ai bunker risalenti alla Seconda guerra mondiale
Da ravennawebtv.it del 15 dicembre 2020

Nelle giornate del 17, 21 e 22 dicembre viene organizzato, con la compartecipazione del Comune di Ravenna, un percorso formativo per guide turistiche dedicato ai bunker risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. L’iniziativa, a cura della Proloco di Marina di Ravenna, in collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna, è inserita nell’ambito del progetto Sentinelle di un paesaggio dimenticato del Novecento. I Bunker della Linea Galla Placidia a difesa delle coste romagnole e vede la partecipazione delle Proloco di Casalborsetti, Porto Corsini e Punta Marina Terme e il contributo della Regione Emilia-Romagna.

Il corso ha come obiettivo fornire le basi conoscitive per lo studio e valorizzazione della Linea Galla Placidia, ovvero la linea difensiva edificata nel corso della Seconda guerra mondiale dalle truppe tedesche, lungo le coste Adriatiche a nord della Linea Gotica.
In particolare, si affronteranno le vicende storiche e costruttive del sistema territoriale e dei manufatti che la compongono, evidenziandone le tecniche e i caratteri costruttivi, ma anche il significato che questi manufatti assumono nel paesaggio contemporaneo.
Il corso prevedrà, come introduzione al progetto, la possibilità di seguire una tavola rotonda di confronto alla quale prenderanno parte alcune tra le principali istituzioni europee impegnate nella tutela e valorizzazione dei paesaggi militari e a seguire 4 ore di lezioni frontali erogate in modalità online da esperti dell’Università di Bologna – Dipartimento di Architettura, per un impegno complessivo di circa 6 ore.

Il corso, gratuito, si svolgerà online con il seguente calendario:

Giovedì 17 dicembre, ore 17:00-19:30 (zoom webinar),
Preserving military landscape of World War II
Interventi in italiano e inglese, con traduzione simultanea

Programma

Saluti istituzionali
– Dr. Giacomo Costantini, Assessore al Turismo, Coordinamento eventi, Smart city del Comune di Ravenna
– Arch. Emilio Roberto Agostinelli, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini

Con i contributi di:

– Prof. Andrea Ugolini, Università di Bologna, Riflessioni su Dissonant Heritage
– Dr. Mathieu Meyer, direttore del Raversyde Atlantikwall, Ostenda, Belgio
– Dr. Mona Shieren e Dr. Christel Trouvé, direttrice e responsabile progetti della base sottomarina di Brema “bunker Valentin”, Germania
– Arch. Heimo Prünster, Vallo Alpino Littorio
– Dr. Stefano Pulga, restauratore che ha lavorato presso la linea Maginot
– Arch. Alessia Zampini e Arch. Chiara Mariotti, Linea Galla Placidia

Intervista a Walter Cortesi, associazione di volontariato “CRB 360”, Cesenatico e Cervia

Tavola rotonda con eventuali domande dal pubblico

Lunedì 21 dicembre, ore 11:00-13:00 (piattaforma Teams), Lezione frontale
Martedì 22 dicembre, ore 11:00 -13:00 (piattaforma Teams) Lezione frontale

Per partecipare è richiesta la registrazione al link: https://forms.gle/uH3nThhLAXLWCMU68 I link per partecipare ai vari eventi verranno inviati in seguito all’iscrizione.

 

Sfalcia l'erba e ritrova installazione militare anti Sovietici
Da imagazine.it del 14 dicembre 2020

Di Livio Nonis

Sull'argine del torrente Torre riemersi i resti della "Soglia di Gorizia"

Un trattore impegnato nello sfalcio dell'argine del torrente Torre, un piccolo cedimento ed ecco affiorare, dal terreno sottostante, uno spezzone di storia recente a Tapogliano.
Un buco “pericoloso” che la locale Protezione Civile si è premurata a delimitare, in attesa dell'intervento degli uffici competenti per eventualmente bonificare e mettere in sicurezza tutta l'area.
Tra gli anni 60 e 80 anche in questo territorio era attiva la “Soglia di Gorizia”, una serie di installazioni militari fisse, atte a contrastare un eventuale invasione da parte del “Blocco Sovietico”. Le opere erano state finanziate in buona parte con fondi della Nato e si componevano di diverse casematte, bunker e postazioni per l'osservazione, variamente armate (cannoni, veri carrarmati interrati, mitragliatrici, postazioni antiaeree).
Altre simili opere sono presenti nel goriziano, cividalese, Val Canale, tolmezzino, pordenonese e zona di Bolzano. A presidio di questi siti c’erano vari reparti di fanteria d'arresto, il più noto nella bassa friulana era il 33° Ardenza con il suo distaccamento presso la caserma di Perteole.

Buona parte di queste fortificazioni non sono più visibili causa di una operazione di recupero ferroso e restano solo delle collinette lungo l'argine destro del Torre e dell’Isonzo

Una curiosità, la linea seguita da questi manufatti sembra quasi sovrapporsi alla “linea difensiva degli argini” costruita durante la Prima guerra mondiale e mai utilizzata perché aggirata dalla disfatta di Caporetto.

 

Scopriamo l'Abruzzo: il castello ducale di Carpineto Sinello
Da sansalvo.net del 12 dicembre 2020

A Carpineto Sinello si trova un castello ducale che vale la pena conoscere.

Carpineto Sinello, Guilmi e Casalanguida, furono i capisaldi della difesa meridionale del Ducato e quindi del Regno prima dell’invasione normanna. In base allo stato attuale delle conoscenze e in attesa di indagini archeologiche e di attenta lettura degli alzati (rese peraltro di difficile lettura per la presenza di ponteggi), si può confermare la datazione del primo impianto (XIV secolo), confrontando la torre quadrangolare con quelle angolari del castello di Tocco Casauria, e al XVI e XVIII secolo le successive trasformazioni. L’ edificio fu eretto intorno ad una torre quadrangolare medievale orientata in direzione settentrionale e dominante la sottostante valle del Sinello.La fabbrica è composta dall’aggiunta di più corpi in cui emergono la torre più antica (quadrangolare con muri a scarpa), la parte residenziale (palazzo fortificato) e il cortile. Sia per il primo impianto che per le trasformazioni, i materiali utilizzati sono quasi sempre la pietra calcarea appena sbozzata e sporadicamente la pietra arenaria. Nella parte residenziale del XVIII secolo si conservano dei pregevoli dipinti murali e alcuni particolari in stucco nel cornicione del cortile. (M. Ma.) Le informazioni relative all’epoca di costruzione, alle successive trasformazioni dell’impianto e allo stato di conservazione sono state attinte da:

– G. Chiarizia, Schedatura analitica delle opere fortificate abruzzesi, in Abruzzo dei Castelli (cfr. bibliografia);
– G. Chiarizia, Elenco delle fortificazioni, in Atlante dei Castelli d’Abruzzo (cfr. bibliografia).

Queste pubblicazioni sono il frutto editoriale del trentennale lavoro di ricerca della sezione abruzzese dell’Istituto Italiano dei Castelli. Va, inoltre, specificato il fatto che durante i sopralluoghi e a seguito di un indagine conoscitiva svolta sul territorio del Vastese, sono stati aggiunti, ove possibile, ulteriori dati.

Epoca di costruzione: Primo impianto: XIV secolo; aspetto dopo le trasformazioni: XVI e XVIII secolo.
Stato di conservazione: il castello ducale di Carpineto Sinello è attualmente oggetto di restauro.
Curiosità: nei locali adiacenti al Castello si trova il famoso Museo del maiale di Carpineto Sinello.

Contatti
redazione@sansalvo.net WWW.SANSALVO.NET - tel. 333.6506972 fax 0873.549800 Via Duca degli Abruzzi, 54 66050 - San Salvo

 

Un condominio bunker con 15 piani sotterranei a prova di esplosione nucleare
Da idealista.it del 11 dicembre 2020

Il 2020 verrà ricordato negli annali come l’anno dello scoppio della pandemia da coronavirus.

Per molti, tra l’altro, non è un caso che tutto questo sia avvenuto nel corso di un anno bisestile. Ma cosa potrebbe succedere di peggio? Per i più pessimisti, la soluzione potrebbe essere quella di mettersi al sicuro comprando un appartamento in un condominio di quindici piani in un vero e proprio bunker a prova di esplosione nucleare. Tutto vero e messo in vendita da Survival Condo.

Questo strano condominio si trova in una non meglio precisata zona del Kansas, negli Stati Uniti, e offre appartamenti che variano in base alla tipologia, si parte da un milione e mezzo di dollari per arrivare ai 4,5 milioni di dollari della suite penthouse. L’edificio, se così si può dire, si trova a oltre 6 chilometri sotto terra e, incredibile ma vero, è dotato di ogni comfort immaginabile. Tranne l’aria aperta, ovviamente.

 

 

Batteria di Valdilocchi e rifugio da valorizzare
Da lanazione.it del 9 dicembre 2020

Una camminata ossigenante, con splendida vista a mare che si salda ad un tuffo nella storia. E’ quella costituita dal cosiddetto Parco delle mura, quelle ottocentesche realizzate in parallelo alla costruzione dell’Arsenale: gioielli di architettura militare. Attorno a loro, da alcune settimane, fervono i lavori per dar forma ad un percorso attrezzato, illuminato, raccontato. Rimozione di rovi e di rifiuti - dopo il bel contributo operativo dell’associazione "Sa Bastia" all’insegna del volontariato – sono all’ordine del giorno da parte dell’impresa Agnese che ha vinto l’appalto. L’operazione è seguita dall’assessore Luca Piaggi (in foto). "Essa spiega - si salda al più ampio proposito di valorizzazione di altre memorie della storia della città.

Altri tasselli sono costituiti dal restyling del Parco della Rimembranza e dal recupero della batteria di Valdilocchi". In quest’ultimo caso l’incaricato dal Comune per la progettazione architettonica e paesistica è l’architetto Ludovica Marinaro. Fra gli obiettivi anche il recupero del convento delle Clarisse e della galleria “Quintino Sella” che, aprendosi su via Prione, costituiva il rifugio della popolazione durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. La stessa fu teatro, nel 2013, della mostra documentaria promossa, con la collaborazione del Comune, dall’Associazione "Dalla parte dei forti" all’epoca in cui era presidente Saul Carassale: fu un successo di visite. Un’intuizione ora coltivata...

 

Il Giappone esprime preoccupazione per il dispiegamento russo di sistemi missilistici S-300 nelle isole contese.
Da ares difesa del 6 dicembre 2020

Il segretario capo del gabinetto Katsunobu Kato ha detto mercoledì che il governo giapponese ha presentato una protesta dopo che l'esercito russo ha schierato i sistemi di difesa missilistica S-300V4 su una catena di isole vicino al Giappone.

Come riportato in precedenza dal servizio stampa del distretto militare orientale russo, le unità dell'ultimo sistema missilistico di difesa aerea S-300V4 della Russia sono appena entrate in servizio di combattimento sulle Isole Curili.

L'S-300V4 è un avanzato sistema missilistico di difesa aerea altamente mobile designato per proteggere le strutture militari e amministrative vitali e i gruppi di forze contro gli attacchi di armi da attacco aereo balistico e aerodinamico. Questa è la quarta versione del sistema missilistico antiaereo S-300V aggiornato.

Secondo Reuters, una lite territoriale sulle isole, sequestrata dai sovietici alla fine della seconda guerra mondiale, ha impedito ai due paesi di firmare un trattato di pace formale. Il Giappone chiama le isole Territori del Nord e la Russia le chiama Curili 

Mosca sta rafforzando le sue capacità militari sulle isole contese, trattandole come un importante punto d'appoggio militare nell'Estremo Oriente russo.

 

MESSINA, IL FORTE GONZAGA TORNERÀ A NUOVA VITA: COSA PREVEDE IL PROGETTO
Da letteraemme.it del 5 dicembre 2020

QUATTRO MILIONI E MEZZO DI EURO PER RESTAURO E RIFUNZIONALIZZAZIONE, PER FARNE UN CENTRO ESPOSITIVO E POLIVALENTE, CON MOSTRE, EVENTI CULTURALI, ARTISTICI ED ARTIGIANALI: PREVISTI SPAZI A VERDE, UN BAR, UNO SHOP E ... UN'ASCENSORE. I DETTAGLI, E UN PO' DI STORIA

MESSINA. Un “centro con carattere espositivo e polivalente, per allestimento di mostre eventi culturali, artistici ed artigianali”. E’ ciò che sorgerà a forte Gonzaga, la fortezza del cinquecento che domina la città dalla collina tra Montepiselli e Camaro, per la quale è previsto un progetto di restauro, rifunzionalizzazione e valorizzazione turistico-culturale, per l’importo complessivo di quattro milioni e 600mila euro, finanziato con fondi del Patto per Messina del 2016: Patto che è stato rimodulato (la somma originaria era di 350mila euro, relativa solo alla progettazione) , ma l’intervento su forte Gonzaga è stato confermato dall’attuale amministrazione portandola all’attuale finanziamento per progettazione e lavori.
Cosa prevede il progetto? In primis i lavori di restauro conservativo, specie delle parti strutturali con valenza storica/artistica. Quindi il recupero funzionale degli ambienti interni con una nuova destinazione d’uso, di carattere turistico/museale: per questo servirà conformare l’intero organismo alle normative tecniche di sicurezza sismica e impiantistica. Poi toccherà al recupero funzionale delle aree esterne al forte: sono previsti, per esempio, nuovi spazi a verde attrezzato e percorsi pedonali con abbattimento delle barriere architettoniche.

Nello specifico le superfici al piano rialzato e piano primo saranno dedicate a spazi per mostre e allestimenti artistici/museali, mentre il lastrico solare sarà dotato di caffè e shop e di altri spazi funzionali. Per rendere accessibili le aree oggetto di riqualificazione, il progetto prevede tra le opere strutturali, la realizzazione di un ascensore, come corpo distinto dal fabbricato storico, per garantire
l’abbattimento delle barriere architettoniche del futuro percorso d’accesso al centro documentale che metterà a disposizione della comunità e dei visitatori diverse attività aperte al pubblico. Il forte Gonzaga costituisce il fulcro del sistema difensivo di Messina nel cinquecento, secondo il preciso obiettivo dell’imperatore Carlo I di Sicilia (V del Sacro Romano Impero) di far presidiare le principali città siciliane, come quelle spagnole, dal pericolo musulmano. Infatti la Sicilia si trovava al centro del conflitto che insorse nel Cinquecento tra l’impero ottomano e quello cristiano e che si concluse nel 1571 a Lepanto con la sconfitta tattica dei turchi.

Delle fortificazioni messinesi esistenti si occupò in un primo tempo Gonzalo da Cordova; successivamente il viceré Ferdinando Gonzaga assunse Ferramolino da Bergamo, notissimo ingegnere militare dell’epoca. L’attività svolta da Ferramolino si svolge quasi contemporaneamente a quella del Sammicheli, dei fratelli Sangallo e del Di Giorgio: di quegli architetti militari rinascimentali, insomma, che impressero un’orma tutta italiana alla fortificazione moderna. Tra il 1540 ed il 1544, sotto la supervisione del Maurolico, fece costruire il forte Gonzaga, il forte San Salvatore, la torre Vittoria e il castello DonBlasco.

Nel Cinquecento la costruzione delle fortezze subisce le conseguenze del perfezionamento dell’artiglieria secondo il sistema del ‘fronte bastionato’. Ferramolino non si limitò a difendere i confini marittimi, ma fortificò le colline, che costituivano l’immediato retroterra della città. Per questo motivo sui colli più alti vennero eretti due forti poderosi che avevano uno scopo, oltre che propriamente difensivo, di osservatorio, in quanto dovevano controllare l’accesso della città da Camaro, Casazza e Gravitelli: controllare l’area dello Stretto dall’alto era molto importante per la sopravvivenza stessa della città. Il forte Gonzaga fu edificato a 140 metri sul livello del mare come opera isolata integrata in un sistema di difesa, che rientra tra i manufatti militari che integrano le difese naturali, sulla collina oggi denominala Monte Piselli. Questo era un luogo naturalmente fortificato, conosciuto fin dall’antichità: pare infatti che Gerone nel 264 a.C. e Carlo d’Angiò nel 1282 abbiano posto l’assedio alla città di Messina attendandosi su questo colle.

La pianta di Forte Gonzaga è a forma di volo d’uccello, con un corpo quadrato, in cui i pieni predominano sui vuoti, al centro del quale é posta la scala che collega il piano terra al primo piano ed alla copertura, e due ali terminanti a doppia cuspide senza volumi interni. Le tecniche murarie sono in conglomerato ciclopico, di imponente spessore murario; i pavimenti originali, che sono ancora visibili al primo piano, erano in cotto. le volte sono a botte e la copertura a terrazzo.

La sconfitta dei Turchi nella battaglia di Lepanto (1571) rese certamente più tranquille le acque del Mediterraneo e limitò la funzione di forte Gonzaga; le successive proposte di fortificazione, da allora in poi si concentrarono nella zona della Cittadella ed i due forti collinari persero la loro importanza strategica fino a divenirne antagonisti, tant’è che nel 1718 il Gonzaga fu facilmente espugnato dalle truppe del Generale spagnolo Luca Spinola e nel 1848 il forte Gonzaga fu conquistato dal popolo ed utilizzato contro la Cittadella da cui piovevano bombe sulla città. l forte ha sostanzialmente mantenuto la sua struttura originaria, in quanto fu oggetto di modesti interventi di restauro, i primi dei quali nel ‘700 e successivamente nel tardo Ottocento e durante la Il guerra mondiale. Diede sino al 1940, con lo sparo di un cannone, il segnale orario di mezzogiorno ai cittadini. Trasformato in deposito di munizioni è rimasto in uso all’Esercito Italiano fino al 1970. Di recente la sua storia militare si è conclusa con la cessione al comune di Messina.
Sulla copertura si evidenziano interventi succedutisi in epoche diverse e per tutto il perimetro della terrazza ci sono feritoie, sguanci, scorci da tiro. La pianta stellare irregolare presenta sei bastioni che seguono l’accidentata conformazione del suolo. Intorno al perimetro corrono fossati e si nota una guardiola che sorveglia la valle del Camaro. Il profilo esterno rigorosamente funzionale, é caratterizzato dai baluardi con spigoli rivestiti da blocchi di calcare. Una cornice a sezione semicircolare conclude i baluardi e si notano resti di garitte sugli spigoli. Le aggiunte successive di due balconi settecenteschi aperti nel baluardo sono una irrilevante modifica. Resti di opere aggiunte di scarso rilievo si osservano sul terrazzo. All’interno, dall’ingresso si dipartono stretti cunicoli che percorrono la base dei bastioni mentre botole aperte sulla volta dell’atrio dovevano consentire una estrema difesa. Una ampia cisterna è sistemata nel corpo della costruzione e consentiva l’allagamento del fossato in caso di attacco e l’approvvigionamento idrico della popolazione nei periodi di siccità. Sul terrazzo fu edificata nel Settecento una cappella ad aula unica; sulla porta si osserva un’iscrizione del 1753 in cui il viceré Laviefuille avverte che la cappella non gode del diritto di asilo.

 

Bagnoli, rinasce la base NATO: diventa un’oasi collettiva per bambini e ragazzi
Da vesuviolive.it del 6 dicembre 2020

Di Silvia Tortiglione

In disuso dal dicembre del 2012, la base NATO di Bagnoli vive finalmente un momento di rinascita. Dopo una lunga e meticolosa progettazione, l’Amministrazione Comunale, insieme con la Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’Infanzia, è pronta a illustrare il tanto atteso cambiamento del polo militare.

++ Bagnoli - Ex Area NATO ++
Da base militare ad attrezzatura collettiva e sociale aperta a tutti.

La Giunta, su proposta dell’Assessore all’Urbanistica Carmine Piscopo, ha adottato il Piano Urbanistico Attuativo per l’ex area Nato di Bagnoli (ex Complesso Ciano). Il Piano è il risultato di un lungo lavoro svolto in sinergia dall’Amministrazione Comunale con la Fondazione Banco Napoli per l'Assistenza all'Infanzia proprietaria del Complesso, la Municipalità 10 e la collettività che ha preso parte, attraverso assemblee partecipate, alle fasi di redazione del progetto.
Il Piano prevede, attraverso forme convenzionate con il Comune e la Municipalità, di destinare l’ex base Militare Nato ad attrezzature sportive, istruzione, attrezzature di interesse comune, ricettive, per il tempo libero e per l’ospitalità, attività di ricerca produttive e terziarie e attività socio-assistenziali.
La progettazione ha tenuto conto di criteri di accessibilità e fruibilità, attraverso l’ apertura della grande Piazza Centrale e dell’ asse finale del Viale della Liberazione per eventi e manifestazioni, insieme con criteri di sostenibilità ambientale ed ecologica, mediante l’introduzione di sistemi di mobilità non inquinanti e una gestione innovativa del ciclo dei rifiuti.
L’adozione del Piano – dichiara l’Assessore Piscopo – rappresenta un risultato importante per la trasformazione dell’ex base militare NATO in un'attrezzatura collettiva e sociale di scala metropolitana, aperta principalmente ai giovani e al quartiere. Ringrazio gli Uffici dell’Urbanistica, la Fondazione FBNAI, il dipartimento di Architettura e il Rettorato dell’Università di Napoli Federico II, la Municipalità, l’Osservatorio Beni Comuni e quanti tra cittadini, associazioni e movimenti hanno concretamente partecipato, mediante tavoli tecnici e incontri pubblici, alla restituzione alla città di un’area che da luogo militare oggi si apre a percorsi sociali, inclusivi e di pace.

Per oltre cinquanta anni, e durante tutta la guerra fredda, la base Nato di Bagnoli aveva rappresentato una sezione nevralgica nel Comando di Difesa del Sud Europa. Abbandonata nel 2012, la base militare è stata oggetto di diverse iniziative culturali e progetti mai andati in porto. Questa volta però sembra diverso. Grazie alle convenzioni di Comune e Municipalità, la baso NATO di Bagnoli si appresta a diventare un’oasi cittadina. Il focus è sui giovani. Attrezzature sportive, attività di ricreazione e di istruzione muteranno il complesso in un florido centro di ricerca e di ospitalità.Il Piano si presenta in linea con le esigenze del momento. Un progetto ecologico, mirato alla buona gestione dei rifiuti e alla riduzione dell’inquinamento. Si tratta di uno dei tanti tasselli che andranno a formare la bonifica di una zona che da troppo tempo aspetta un cambiamento.

Carmine Piscopo, Assessore ai Beni Culturali e all’Urbanistica del Comune di Napoli, si è prodigato nel ringraziamento di tutti gli enti che hanno collaborato all’elaborazione del nuovo progetto sociale: “Ringrazio gli Uffici dell’Urbanistica, la Fondazione FBNAI, il dipartimento di Architettura e il Rettorato dell’Università di Napoli Federico II, la Municipalità, l’Osservatorio Beni Comuni e quanti tra cittadini, associazioni e movimenti hanno concretamente partecipato, mediante tavoli tecnici e incontri pubblici, alla restituzione alla città di un’area che dà luogo militare oggi si apre a percorsi sociali, inclusivi e di pace.”

La base Nato di Bagnoli è quindi pronta a intraprendere un viaggio all’insegna della solidarietà e della partecipazione.

 

 

Due inglesi si sono intrufolati in un bunker della Marina italiana
Da termometropolitico.it del 4 dicembre 2020

Di Nicolò Zuliani

Due idioti della perfida Albione ci hanno permesso di usufruire di una visita quasi guidata. Approfittiamone, finché la Marina non decide di rimuovere il video – o di trasformare il posto in un museo.

La Spezia è da sempre un luogo strategico fondamentale, per l’Italia. Il Varignano, oggi casa degli incursori della Marina, ha una lunghissima storia che arriva fino all’impero romano. Poche frasi, nell’ambiente militare, fanno effetto come dire “al Varignano”. Per chi mastica di storia militare è sinonimo di officine oscure, eroi subacquei, operazioni segrete e addestramenti epici di cui molto si vocifera e (quasi) mai si conferma. Si dice che un incursore di marina, per essere leader di squadra, debba gareggiare
con gli altri nella circumnavigazione a nuoto dell’isola di Palmaria. Mentre è vero che i neobrevettati incursori, a Natale, devono uscire dalla base nottetempo, segare un albero, portarlo dentro alla sala conferenze e addobbarlo; il tutto senza farsi beccare da sentinelle e sistemi d’allarme. E le sentinelle stanno attente, perché o i neobrevettati o loro verranno puniti.

A Spezia ci sono tanti segreti sepolti. E dico letteralmente

Gli spezzini, nel corso degli anni, si sono abituati a convivere con la Marina e con quello che gli ruota attorno.

Percorrendo la strada napoleonica, sul rettilineo dell’Acquasanta in direzione di Portovenere, sulla destra si vede un’enorme portone nella montagna. Gli anziani raccontano che era lì fin dalla seconda guerra mondiale; ricordano che durante il fascismo, passando davanti all’ingresso, si vedevano soldati tedeschi, guardiani della RSI e a volte anche uomini delle SS.

 

Cosa ci combinassero dentro non è mai stato detto

Però è probabile fossero “cloni” delle fabbriche di armi. In caso i bombardamenti alleati distruggessero le sedi esterne, gli operai avrebbero potuto continuare la produzione sottoterra. Qualunque cosa fosse, poi fu riconvertita in officine protette nel 1950 per produrre energia in caso di bombardamento nucleare. Ha continuato a essere operativa molto tempo, attraversando boom economico, Dolce vita, anni di piombo, anni ’80, finché gli interruttori sono stati spenti alle 17.19 di mercoledì 22 aprile 1992. La data così precisa la sappiamo perché è rimasta sull’orologio del quadro comandi, che è stato visto dopo quasi trent’anni da uno storico, Stefano Danese, e il direttore del museo navale Silvano Benedetti. Lo fecero con l’autorizzazione della Marina militare che li scortò all’interno con apposite protezioni, perché il bunker è letteralmente circondato di amianto. All’interno di quei corridoio hanno scattato 300 fotografie e pubblicato documenti desecretati, tra cui – pare – ci fosse anche il primo prototipo del Sarchiapone. Il nome viene da un vecchio sketch di Walter Chiari, ma il Sarchiapone era molto di più: un radar, progettato a cavallo tra i ’70 e gli ’80, capace di rilevare i sommergibili.

A distanza di 28 anni, del Sarchiapone si sa pochissimo

Era un’invenzione tutta italiana con una tecnologia talmente innovativa da essere secretata ai massimi livelli. Fece grande scalpore, durante un’esercitazione militare NATO, che la nave Alpino fosse in grado di vedere decollare gli aerei della portaerei Kennedy a 350 miglia di distanza. L’Italia è un paese strano che adora raccontarsi mediocre mentre in silenzio crea capolavori ineguagliabili, ma che spesso deve tenere segreti.  Quest’estate, due esploratori inglesi ci si sono intrufolati girando un video che la
Marina non ha fatto rimuovere, ed è possibile vedere qui. Il problema è che l’amianto all’interno è stato corroso dalla salsedine, e i due esploratori sono entrati senza alcuna protezione. Di solito c’è un motivo se alcuni posti vengono blindati; da quando il video è iniziato a circolare, degli operai hanno provveduto a saldarne l’ingresso.

Ma quel bunker è solo uno dei tanti che popolano il sottosuolo italiano

Da appassionato di Storia – e di storie – è difficile restare lucidi davanti a certe immagini, e soprattutto a certe date. Forse perché immaginare uomini e donne che lavorano sottoterra mentre noi, qui sopra, conduciamo un’esistenza inconsapevole, è strano. È il bellissimo titolo (del bellissimo film) Le vite degli altri applicato a noi. Il 3 luglio 1990 qualcuno, lì sotto, guardava la finale contro l’Argentina. Non so chi o facendo cosa. Non so se è ancora vivo o meno. Ma immagino sia una persona comune, con una famiglia comune, che per chissà quanti anni è sceso sottoterra a lavorare su un radar unico al mondo, e poi se n’è andato fermando un orologio e spegnendo le luci come un qualunque impiegato. Noi, lì fuori, affrontavamo Tangentopoli.

 

Mura cittadine, lavori di riqualificazione della Torre dello Sperone e della Fontana
Da anconatoday.it del 4 dicembre 2020

In settimana sono iniziati i lavori di riqualificazione della Torre dello Sperone, simbolo delle mura corinaldesi, del tratto di mura adiacente e della Fontana in Piazza Risorgimento

Mura cittadine, lavori di riqualificazione della Torre dello Sperone e della Fontana

Le mura di Corinaldo sono l'antica cinta di difesa di Corinaldo e sono tra le più complete e meglio conservate della regione, racchiudendo il nucleo storico della cittadina con un perimetro di 912 metri. Ecco perché preservarle al meglio fa parte del prendersi cura del bene comune e valorizzare il patrimonio storico di una comunità. La cinta muraria è giunta ai giorni nostri ancora ben restaurata e conservata, ma il tempo che scorre richiede interventi di pulizia a cura. In settimana sono iniziati i lavori di riqualificazione della Torre dello Sperone, simbolo delle mura corinaldesi, del tratto di mura adiacente e della Fontana in Piazza Risorgimento. 

Un’opera straordinaria di riqualificazione che si concretizza, per quanto riguarda la Torre dello Sperone e le mura adiacenti, con un lavoro di riempimento delle fessure con applicazione di malta di calce a basso contenuto di argilla, con una spazzolatura e pulizia finale dei mattoni con acqua corrente e spugne per eliminare i residui di polvere e stuccatura dai mattoni e con un trattamento protettivo mediante l'applicazione a pennello di idrorepellente a base di silicato di etile, silossani oligomeri o simili. A questo intervento si aggiunge il restauro della Fontana e il recupero illuminotecnico sullo Sperone (dal Chiosco un faro proietterà luce) che andrà a valorizzarlo nella sua unicità e bellezza. Nello specifico gli interventi prevedono: opere di diserbo dei paramenti di mattoni mediante attrezzature a mano esclusi i prodotti chimici, con l'asportazione completa di arbusti ed eliminazione in profondità delle radici; disinfestazione di paramenti murari  eseguita con trattamento biologico del tipo desogen incolore diluito al 30% in acqua distillata e antiparassitari; scarnitura della connessure dei paramenti  eseguita con mezzi manuali non distruttivi, eseguita sino ad una profondità atta a garantire l'esecuzione della successiva stuccatura; idrolevaggio dei paramenti murari al fine di rimuovere i depositi di sporco ed eventuali porzioni di stuccatura incoerenti, avendo cura di controllare la pressione d’uscita dell'acqua in rapporto alla consistenza dei materiali; stuccattura delle connessure dei paramenti eseguite con malta di calce a basso contenuto di argilla tenendo conto delle caratteristiche costruttive delle malte esistenti originali. A fine lavorazione verrà eseguita la spazzolatura con spazzole di saggina; pulizia finale dei mattoni con acqua corrente e spugne per eliminare i residui di polvere e stuccatura dai mattoni; trattamento protettivo dei paramenti in laterizio effettuato mediante l'applicazione a pennello di idrorepellente a base di silicato di etile, silossani oligomeri o simili.

 

Dopo l'incursione degli urbex, operai saldano l'entrata del bunker
Da cittadellaspezia.com del 3 dicembre 2020

La Spezia - Operai al lavoro per sigillare l'entrata dell'ex base militare abbandonata sotto la collina di Fabiano.

Dopo la pubblicazione di un video documentario che racconta di un'incursione nell'ex bunker protetto risalente alla Guerra Fredda, questa mattina di buon ora due addetti si sono occupati di rinforzare la barriera all'ingresso, lungo Viale Fieschi.

Un lavoro di saldatura svolto dopo aver rimosso uno dei pannelli della grata metallica messa a protezione dell'originale portone dell'opera protetta, ormai arrugginito e manomesso.

 

Incursione nella base sotterranea segreta dell'Acquasanta
Da cittadellaspezia.com del 2 dicembre 2020

Due urbex stranieri hanno girato indisturbati nei meandri dell'ex installazione militare della Guerra Fredda, pubblicando poi il video su YouTube.La Spezia - Torce elettrice accese e videocamere in mano, così due esploratori urbani hanno filmato e pubblicato di recente in rete le immagini della base scavata al di sotto della collina di Fabiano. Che alle spalle della base navale spezzina esistesse un'estesa rete di gallerie costruite durante la Guerra Fredda non era un segreto. Me nessuno le aveva mai documentate come gli urbex di Exploring the Unbeaten Path. Il motivo è semplice: l'ingresso è normalmente vietato nelle ex officine protette, realizzate negli anni Cinquanta per garantire la funzionalità dell'arsenale marittimo anche in caso di una guerra nucleare. Vietato in quanto zona militare e per motivi di banale sicurezza personale.
Eppure i due giovani stranieri che hanno confezionato il video sono riusciti, nottetempo, a sgattaiolare all'interno e a girare indisturbati per decine di minuti. Forse ore. Almeno questo è ciò che raccontano con immagini che sono già state viste da oltre 20mila utenti su YouTube in meno di 24 ore. Al al netto di enfatizzazioni e drammatizzazioni, sempre possibili, non pare essere solo un copione quello dell'incursione non autorizzata. La clip dura poco meno di mezz'ora, ma alle spalle c'è un'evidente (e professionale) opera di editing e montaggio. Il girato totale dovrebbe essere a rigor di logica ben più lungo.

I due non svelano mai la località, ammettono solo di essere in Italia. Ma qualsiasi spezzino riconoscerebbe al volo il contesto. La data del btliz è imprecisata, si sa solo che l'incursione inizia all'1.30 di notte e che con tutta probabilità siamo in piena estate visto l'abbigliamento. La scena si apre vicino all'entrata del campo sportivo Montagna e a pochi metri dallo stadio Picco (ben visibile sullo sfondo), dove gli urbex parcheggiano l'auto per prepararsi alla loro "impresa". Lo stacco successivo porta già alla cancellata d'entrata della ex base segreta lungo Viale Fieschi. Qui uno dei due prova a scavalcare la grata di ferro che chiude l'accesso carrabile: "Abbiamo spinto la ringhiera e c'è un po' più di spazio ora. Ci sono entrato a stento io, che sono 75 chili", dicono in inglese.
Da lì in poi è tutto un susseguirsi di corridoi e officine, che gli esploratori percorrono e analizzano a favore di spettatore. "Non abbiamo trovato una singola mappa di questo luogo sulla Rete, quindi non sappiamo cosa ci attende", ammettono. Banconi da lavoro, morse, trapani a colonna, pesanti paranchi da officina, generatori, pannelli di comando: dovunque ruggine, mobilio marcio, intonaco scrostato e umidità. Non si vedono tracce di amianto, che pure veniva ampiamente utilizzato a quell'epoca e che rende l'azione dei due urbex potenzialmente molto pericolosa. Accompagna il tutto un surreale sfondo sonoro di onde marine e gabbiani.

Il viaggio sotterraneo si conclude con l'approccio ad una scala in salita (ed in precarie condizioni) che porta ad un'uscita di emergenza molti metri più in alto. Presumibilmente all'altezza del quartiere di Fabiano. "E' il bunker più interessante che abbia mai visto in vita mia", si sente dire. Exploring the Unbeaten Path, che conta 280mila iscritti al proprio canale, ha pubblicato negli anni decine di video girati in tutto il mondo: Germania, Francia, Belgio, Olanda, Ucraina, Grecia, Albania, Georgia, Giappone, Iran, Ungheria, Tunisia, Cipro, Stati Uniti... c'è perfino un video girato al Circolo polare artico. Anche i commenti degli utenti sono entusiasti. E c'è chi riconosce presto la città: "That's La Spezia