RASSEGNA STAMPA/WEB

 2024 2023 2022 2021 2020 2019 2018 2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010  2009  2008 2007 2006 2005 2004 2003 2002 2001 Archivio  

ANNO 2025

gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

 

Sacsayhuamán: la fortezza inca che sfida la logica moderna

Da corrierenerd.it del 16 settembre 2025

Una tre giorni che A pochi chilometri da Cusco, cuore del Perù e antica capitale dell’Impero Inca, si erge una delle costruzioni più enigmatiche del continente sudamericano: la fortezza di Sacsayhuamán. A prima vista appare come un colosso di pietra, con mura ciclopiche che sembrano scolpite da mani divine. Ma più ci si avvicina, più il mistero cresce. Come hanno fatto gli Inca, o forse chi li precedette, a realizzare un’opera così perfetta da sembrare impossibile persino oggi, nell’era delle gru titaniche e delle tecnologie laser? Il nome stesso, Saksaq Waman, significa “falco soddisfatto” in quechua. E non è un caso: secondo la tradizione, la città di Cusco era stata progettata con la forma di un puma coricato, simbolo di forza e regalità. Ebbene, Sacsayhuamán ne rappresenterebbe la testa, con quelle mura a zigzag che evocano le fauci spalancate del felino. Ancora oggi, dall’alto, si percepisce quell’ordinenascosto che trasforma il sito in un’enorme scultura urbana.

Pietre che parlano

La prima cosa che lascia senza parole è la tecnica costruttiva. Blocchi di pietra da oltre cento tonnellate, intagliati con una precisione tale da non permettere nemmeno il passaggio di una lama di coltello tra una giuntura e l’altra. Nessuna malta, nessun cemento: solo il genio umano (o qualcos’altro?) a scolpire e incastrare rocce irregolari in un puzzle eterno. Una muratura ciclopea che non solo ha resistito ai secoli, ma anche ai devastanti terremoti che periodicamente scuotono la regione andina.Gli spagnoli stessi, abituati alle fortezze europee, restarono attoniti davanti a tanta solidità. Molte pietre furono smontate e riutilizzate per edificare chiese e palazzi a Cusco, ma quelle più grandi rimasero lì, inamovibili, come giganti che nessuna forza poteva piegare.

Tra rituali e battaglie

Sacsayhuamán non era soltanto un avamposto militare. Oltre alle torri, ai depositi di armi e viveri, custodiva templi dedicati al Sole e spazi cerimoniali. Ogni anno, durante il solstizio d’inverno, si celebra ancora oggi l’Inti Raymi, la festa del Sole, con rituali che affondano le radici nell’epoca incaica. In quei giorni, il sito si trasforma in un ponte vivente tra passato e presente, tra il culto ancestrale e il folklore contemporaneo.

La porta che non porta

E poi c’è lei, la leggenda più affascinante: una misteriosa porta scolpita nella roccia, chiamata da alcuni “Puerta del Sol” o “Porta del Tempo”. Non è un passaggio, non conduce da nessuna parte: è semplicemente intagliata nella pietra, con gradini e cornici, ma completamente chiusa. Un enigma che ha dato vita a mille teorie. Per gli archeologi potrebbe trattarsi di un simbolo rituale; per gli sciamani delle Ande, invece, è un portale interdimensionale, capace di aprirsi in particolari momenti cosmici. Ci sono racconti di uomini scomparsi davanti a quella soglia, inghiottiti da un soffio di luce invisibile.

Giganti, dèi e civiltà perdute

Non sorprende che attorno a Sacsayhuamán circolino miti che chiamano in causa i giganti semi-divini, gli auki, che secondo le leggende avrebbero frustato le pietre per muoverle come bestiame. Qualcuno spinge l’immaginazione ancora oltre, ipotizzando conoscenze perdute, forse legate ad Atlantide o addirittura a visitatori extraterrestri. Certo è che tecniche simili di lavorazione della pietra si ritrovano in altri siti andini, come Tiahuanaco in Bolivia, alimentando l’idea di un filo nascosto che lega civiltà remote e misteriose.

L’eterno enigma

Che fosse fortezza, tempio o osservatorio astronomico, Sacsayhuamán rimane un monumento alla grandezza e al mistero. Nel 1983 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, riconoscimento che sancisce non solo il suo valore storico e culturale, ma anche il suo ruolo di icona universale del mistero irrisolto. E forse è proprio questo il suo più grande segreto: non ci offre risposte definitive, ma ci restituisce domande che continuano ad affascinarci. In un’epoca in cui pensiamo di sapere tutto, Sacsayhuamán ci ricorda che ci sono ancora enigmi capaci di farci tremare di meraviglia.

 

A Torino un caveau diventa un bunker antiatomico di lusso
Da initalia.virgilio.it del 15 settembre 2025

L’iniziativa,In pieno centro a Torino l'antico caveau di una banca verrà riconvertito per diventare un bunker antiatomico che potrà ospitare fino a dodici persone

 

Di Martina Bressan

Negli ultimi anni, le richieste di costruire rifugi sotterranei e bunker antiatomici sono cresciute in maniera esponenziale. Il motivo è legato al contesto internazionale sempre più instabile: il conflitto in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e i timori di nuovi scenari bellici hanno alimentato un senso diffuso di insicurezza. In Paesi come Svizzera, Finlandia e Svezia, i rifugi sotterranei fanno parte del tessuto urbano da decenni. In Italia, invece, gli esempi sono ancora pochi e spesso relegati a strutture storiche o a progetti sperimentali. Ma qualcosa sta cambiando, e Torino si prepara a ospitare il primo vero bunker antiatomico nel cuore della città.

Un nuovo bunker antiatomico di Torino

Un nuovo bunker a Torino sarà realizzato all’angolo tra via Alfieri e via Arsenale, sotto uno degli edifici più eleganti del centro costruito dal Banco di Napoli nel 1921. A realizzare il bunker, secondo quanto riporta il ‘Corriere della Sera’, è il gruppo Vertico fondato dieci anni fa da Andrea Delmastro ed Edoardo Follo con la missione di riqualificare immobili storici trasformandoli in dimore di pregio. Il progetto in essere prevede di ricavare dal caveau della vecchia banca il primo rifugio antiatomico cittadino. Questo avrà spazi e servizi sufficienti per ospitare dodici persone per circa un mese.

La scelta non è casuale: quel caveau aveva resistito persino al bombardamento del 1927 e custodito per anni gioielli e opere d’arte. La nuova riqualificazione manterrà le imponenti pareti in calcestruzzo armato, spesse un metro e mezzo, integrandole con sistemi avanzati. L’obiettivo è garantire la massima sicurezza. Il livello massimo è di solito il livello 7 della scala INES dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ossia la soglia più alta in caso di incidenti nucleari.

Il bunker è stato progettato con porte blindate antiradiazione, in grado di garantire la massima protezione in caso di attacco. Al suo interno saranno presenti sofisticati impianti di ventilazione con filtri a carboni attivi, capaci di purificare l’aria da particelle radioattive, virus e batteri. L’autonomia idrica ed elettrica, invece, è assicurata fino a 30 giorni. Completeranno la struttura spazi destinati allo stoccaggio dei beni di prima necessità, indispensabili per sopravvivere in isolamento prolungato.

Richieste, interesse e prezzi del bunker

La notizia del bunker torinese ha già suscitato grande interesse, non solo tra i residenti, ma anche da investitori internazionali. Il ‘Corriere della Sera’ parla di richieste arrivate dal Principato di Monaco, dagli Emirati Arabi e da altri soggetti del mondo della finanza. Non mancano, quindi, anche le richieste di opzioni “de luxe”: cucine attrezzate, camere matrimoniali, salotti multimediali, serre idroponiche e persino un’anticamera di decontaminazione.

Tra i dettagli più suggestivi, un ascensore segreto che dall’attico del palazzo conduce direttamente al bunker e una cantina per i vini. Il progetto di Torino, infatti, punta a un pubblico d’élite, disposto a pagare un prezzo elevato pur di avere una protezione avanzata. Non a caso, nel ‘Corriere’ si legge che Vertico descrive il nuovo bunker come una “dimora sotterranea di pregio”, a metà strada tra un rifugio antiatomico e una residenza esclusiva. Secondo una stima riportata da Adnkronos tempo fa, in Italia si contano oggi tra i 400 e i 700 bunker privati, esclusi quelli militari. Negli ultimi cinque anni il settore ha conosciuto una crescita costante, trainata dalla percezione che la sicurezza debba essere garantita non solo contro rischi militari, ma anche climatici e tecnologici. Costruire un bunker non è un’impresa semplice: servono permessi edilizi, relazioni geologiche e autorizzazioni comunali. In media, i tempi vanno dai 60 ai 90 giorni, con costi che oscillano tra i 60 e gli 85 mila euro per un rifugio standard destinato a cinque persone

 

In Lunigiana per un viaggio tra i suoi 100 castelli
Da ilsole24ore.com del 15 settembre 2025

Dal 19 al 21 settembre apertura straordinaria alle dimore storiche più suggestive tra la Liguria e la Toscana

 

Di Erika Scafuro

Sospesa fra il mare e le colline dell’alta Toscana, al confine con Liguria ed Emilia-Romagna, la Lunigiana è una terra antica, dove tra boschi e borghi, si scorgono castelli medievali che raccontano secoli di storia. Qui sono così numerose le fortificazioni, quasi cento, che una manifestazione è dedicata alla loro scoperta. La Terra dei 100 Castelli, in programma dal 19 al 21 settembre 2025, prevede infatti tre giorni di visite guidate e aperture straordinarie delle dimore storiche più suggestive della Provincia di Massa-Carrara, della Lunigiana e della Riviera Apuana. Un vero e proprio viaggio nel tempo attende i visitatori che possono prenotare le proprie visite guidate a castelli privati e pubblici, ed avere l’occasione di sentire narrare curiosità, leggende, storie di intrighi e fantasmi, segreti custoditi tra le mura di queste fortificazioni.

Testimonianze storiche

Castelli e dimore storiche, testimonianze architettoniche del passato, sono simboli identitari del territorio della Lunigiana e della Riviera Apuana. È proprio per valorizzare questo patrimonio che torna dal 19 al 21 settembre l’appuntamento con “La Terra dei 100 Castelli”, l’evento dedicato ad aperture straordinarie e visite guidate delle fortificazioni nella provincia di Massa – Carrara. Un fine settimana in cui visitatori e appassionati avranno l’opportunità di conoscere la memoria medievale di questo territorio e scoprire castelli raramente aperti al pubblico. Le prenotazioni sono già aperte, per consultare il programma completo e prenotare la propria visita è possibile collegarsi al sito istitutovalorizzazionecastelli.it. Tra le aperture straordinarie del weekend de “La Terra dei 100 Castelli”, c’è il Castello di Castiglione del Terziere, situato nell’omonimo borgo medievale nel Comune di Bagnone. Un luogo divenuto un centro culturale speciale per il patrimonio letterario che custodisce al suo interno, grazie all’intellettuale e collezionista Loris Jacopo Bononi, che nel 1969 avviò il restauro e la riqualificazione della dimora; i visitatori potranno ammirare la biblioteca, il Centro Studi Umanistici Nicolò V fondato nel 1973, che vanta prime edizioni e opere storiche della letteratura italiana, e numerose opere che rappresentano la memoria dell’identità lunigianese. Uno dei simboli della storia medievale della Toscana è il Castello del Piagnaro a Pontremoli, cittadina che nel XI secolo, quando la fortezza è stata costruita, era un’importante roccaforte lungo la Via Francigena e che Federico II definì “porta” delle comunicazioni tra il nord e il centro Italia. La visita a questa fortezza medievale del Piagnaro - che deve il suo nome alle “piagne”, ossia lastre in arenaria che venivano utilizzate localmente per realizzare i tetti - si arricchisce della presenza, al suo interno, del Museo delle Statue Stele Lunigianesi. Si tratta di sculture che rappresentano figure umane in forme astratte, scolpite nella pietra dalle popolazioni locali tra il IV e il I millennio a.C. e che compongono la collezione più importantedi scultura preistorica antropomorfa europea.

Il legame con Dante Alighieri

In Lunigiana è vivo ancora oggi il legame con Dante Alighieri, celebrato attraverso monumenti e luoghi. Tra tutti spicca il borgo di Mulazzo, antica capitale dei Malaspina dello Spino Secco, il cui centro storico è dominato dalla Torre di Dante. Proprio qui, durante il weekend è prevista una visita guidata al borgo e alla torre, simbolo del passaggio del Sommo Poeta. La presenza di Dante in Lunigiana è attestata infatti all’anno 1306, quando fu nominato dai Malaspina rappresentante per la pace di Castelnuovo, per mediare tra questa famiglia e i vescovi di Luni. Anche il Castello Malaspina di Fosdinovo è legato alla figura di Dante grazie gli affreschi del salone nobile raffigurano il suo passaggio in Lunigiana. Ulteriori aperture straordinarie in programma sono quelle del Castello di Lusuolo a Mulazzo, antico e ambito fortilizio costruito a difesa del confine della dominazione fiorentina in Lunigiana; il Castello Aghinolfi a Montignoso, che durante il Medioevo ebbe una notevole importanza strategica; il borgo e il Castello di San Giorgio; il Castello di Bagnone. Ma anche il Castello Malaspina di Monti e il Castello di Bastia a Licciana Nardi, affascinante maniero privato sulla Valle del Taverone, ancora di proprietà dell’antica famiglia di Marchesi che governò la Lunigiana dal Medioevo all’Età Moderna; la Fortezza della Brunella e il Castello di Pallerone ad Aulla e il Palazzo Ducale di Massa. “La Terra dei 100 Castelli” è organizzato da Istituto Valorizzazione Castelli e Cooperativa di Comunità Sigeric, in collaborazione con i comuni della Provincia di Massa-Carrara e delle Comunità di Ambito Turistico di Lunigiana e Riviera Apuana. Dal 19 al 21 settembre saranno i castelli della Lunigiana a guidare i visitatori tra le pagine più avvincenti del passato medievale di questa terra.

 

 
Maschio Angioino gratis entro il 2026: l’idea di un parco archeologico nel centro di Napoli, accessibile a tutti
Da pisatoday.it del 15 settembre 2025

Nel 2026 il Maschio Angioino di Napoli diventerà gratis per tutti? L’idea è quella di trasformarlo in un Parco Archeologico, valorizzando l’intera aerea. Ecco tutte le novità.

Di Martina Saule

Entro la fine del 2026, il Maschio Angioino, uno dei monumenti simbolo di Napoli, sarà trasformato in un Parco Archeologico che si estenderà anche alle aree circostanti, come il fossato e i resti delle fortificazioni. L’iniziativa, promossa dall’assessorato comunale alle Infrastrutture, guidato da Edoardo Cosenza, ha un obiettivo decisamente ambizioso: rendere il Maschio Angioino uno dei principali poli culturali del Mediterraneo.

Il progetto è diviso in due parti. Da un lato, ci sarà il Parco Archeologico all’aperto, che permetterà ai visitatori di passeggiare tra rovine e mura che raccontano la storia della città dall’antichità fino al Novecento. Dall’altro, sarà creata la Galleria Museale di Piazza Municipio, integrata nella stazione della metro, dove saranno esposti i reperti archeologici emersi durante gli scavi della linea metropolitana, come ceramiche, maioliche e frammenti di vita quotidiana, che arricchiranno il percorso del parco e offriranno un affascinante viaggio nel passato.

Maschio Angioino gratis nel 2026? Tutti i dettagli del progetto

La parte più interessante del progetto di recupero è proprio l’esposizione di reperti rinvenuti negli scavi, incluse le quattro navi romane scoperte sotto la piazza. Due di queste, più piccole, sono già restaurate e potrebbero essere esposte al pubblico, mentre le altre due, di dimensioni maggiori, presentano sfide logistiche che devono ancora essere risolte. Ma l’idea è quella di averle tutte e quattro, così da arricchire il valore culturale dell’intero progetto e offrire una testimonianza del legame storico della città con il mare.

L’esposizione di oggetti più piccoli, come ancore e strumenti di bordo, contribuirà a raccontare la vita marina dell’antichità. Inoltre, l’integrazione della Galleria Museale nella stazione della metropolitana permetterà di trasformare un punto di passaggio pressoché obbligato in un’esperienza culturale immersiva, con reperti che raccontano secoli di storia a due passi dalla modernità. In programma anche un ascensore per unire presente e passato di Napoli

Una delle caratteristiche innovative di questo progetto è l’installazione di un ascensore che collegherà il parco archeologico al livello della stazione metropolitana. Il collegamento, che avverrà nel torrino di guardia del fossato, permetterà ai visitatori di spostarsi facilmente dal livello sotterraneo fino alle antiche fortificazioni del castello, in un dialogo continuo tra il passato storico e la modernità della città.

Dove si trova e come visitare il Maschio Angioino oggi

Il Maschio Angioino si trova nel cuore di Napoli, in Piazza Municipio, una delle zone più centrali e facilmente raggiungibili della città. Ad ora, è possibile visitare il castello nei seguenti orari: dal lunedì al sabato, dalle 9:00 alle 18:00. Mentre il costo di ingresso è di 6 euro, con tariffe ridotte per gruppi e scuole. Il castello è ben collegato con i mezzi pubblici, grazie alla vicinanza della stazione della metropolitana di Piazza Municipio. Si possono inoltre acquistare i biglietti Anm per metro e bus via app, attraverso appositi servizi per i mezzi pubblici. Se ci si muove in macchina, allora occorre informarsi in anticipo su come e dove parcheggiare a Napoli. La città è sempre molto trafficata, e il castello si trova in pieno centro. Attenzione anche al pagamento delle strisce blu. Per evitare problemi, il consiglio è di lasciare l’auto nei parcheggi convenzionati più vicini, continuando il tour della città a piedi

 

3 borghi dei Colli Euganei in Veneto da visitare a settembre per un tuffo nel Medioevo
Da paesionline.it del 14 settembre 2025

Alla scoperta dei gioielli medievali nel cuore del Veneto, che offrono l'occasione per conoscere la storia e la cultura di un luogo incantato.

Di Antonia Festa

I Colli Euganei sono un gruppo di colline all’interno della regione Veneto, dove, tra il verde e la natura, si nascondono dei borghi unici dalle mille bellezze, con mura e castelli imponenti. Una zona che, con i suoi 15 comuni, fa parte del Parco Regionale dei Colli Euganei e offre molte bellezze da visitare. Negli anni, è stata fonte d’ispirazione per importanti personaggi illustri, come Ugo Foscolo. Ma se quello che cerchi sono borghi fortificati per sognare un’epoca passata ammirando cinte murarie e castelli maestosi, Montagnana, Este e Monselice sono la scelta ideale per immergersi in un’atmosfera unica.

Montagnana: il borgo circondato da un'imponente cinta muraria

Il fascino unico dei borghi fortificati come Montagnana sembra fermare il tempo. Qui, si ha l’impressione di tornare all’epoca in cui, per proteggersi, era necessario erigere mura alte 17 metri con 24 torri, fossati e porte. Sebbene lo scopo originale di queste strutture non esista più oggi, ciò che rimane è una bellezza storica e culturale di grande importanza. Una destinazione che permette di ammirare e andare alla scoperta di scorci magnifici e della storia di uno dei gioielli dei Colli Euganei. Montagnana si trova nella provincia di Padova, a 51 chilometri da quest'ultima, e si stagliamaestosamentenellatranquillità della Pianura Padana. Arrivando a Montagnana, non si può che rimanere stupiti dalla cinta muraria che, oltre alla sua imponenza, è tra le mura meglio conservate del territorio. Per questo motivo, sono considerate un vero e proprio reperto storico tra i più belli della regione. Al borgo si accede da diverse porte, ognuna delle quali conduce a una bellezza di Montagnana da non perdere. Le più antiche sono a est, verso Padova, con il Castello di San Zeno, e a ovest, verso Verona, con la Rocca degli Alberi. Meritano una menzione anche la Porta Nova e la porta XX Settembre, verso sud. Varcando uno degli accessi ed entrando nel cuore del borgo, sipossonoammirarei punti più importanti, come il Duomo di Santa Maria Assunta, posizionato nella piazza centrale, Piazza Vittorio Emanuele II. All’interno dell'edificio, si resta estasiati dalla maestosità dei suoi affreschi e dei dettagli in oro. Nella piazza si trovano anche Palazzo Valeri e Palazzo Zanelli. Ma è il complesso di Castel San Zeno a essere il punto fulcro di Montagnana, una costruzione del XIII secolo, insieme al Mastio di Ezzelino, il cuore difensivo del Castello di San Zeno, da cui si godedi un panorama mozzafiato sul borgo e il paesaggio circostante, a 38 metri d’altezza. Tra mura, torri, chiese e castelli, si erge poi il simbolo di Montagnana, la Rocca degli Alberi, che si divide tra l’Androne,ilTorrione eil Mastio, uno dei due accessi originari delle mura di Montagnana.

 

Este: la bellezza di perdersi tra stradine, mura, chiese e castelli

Este, situato a 16 chilometri da Montagnana ai piedi dei Colli Euganei, è un altro borgo antico del Veneto, in provincia di Padova, con un passato ricco e intenso. Ancora oggi mostra la sua cinta muraria, con un perimetro di oltre un chilometro, qui dove la storia ha lasciato il segno, soprattutto nei quattro secoli di dominio veneziano. Passeggiando per il centro e superando Porta Vecchia, dove si controlla l'ora dall'orologio della Torre Civica, si giunge a Piazza Maggiore.

Qui si possono ammirare i palazzi storici come il Palazzo del Municipio, Palazzo del Monte di Pietà e il Palazzo Scaligero del Capitano e scoprire la storia osservando le case, le mura, le porte, le chiese. Sparsi per il borgo, ci sono imponenti ville, tra cui Villa Kunkler, Villa Cornaro-Benvenuti, Villa Contarini degli Scrigni e Villa Zenobio-Albrizzi. Impossibile non menzionare le maestose chiese e il Duomo di Santa Tecla, il principale luogo di culto di Este.

All’interno del Duomo di Santa Tecla, si trova una pala di Giambattista Tiepolo dedicata a Santa Tecla. Nel borgo si possono, poi, visitare la Basilica di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa della Beata Vergine della Salute. Ma è nel Castello Carrarese che il passato e il presente si fondono.

A oggi, della fortezza costruita e distrutta diverse volte, si possono ammirare le mura, il mastio e la Torre del Soccorso.

 

 

 

Monselice e il panorama privilegiato sui Colli Euganei

Lasciando Este, a circa 8 chilometri, si trova Monselice, situato nella parte sud-est dei Colli Euganei. Il borgo non presenta una cinta muraria ben conservata, ma solo dei resti. Il suo centro storico, però, è meraviglioso. Un viaggio che parte dalla piazza principale, Piazza Mazzini, con la sua Torre Civica, il Palazzo e la Loggetta del Monte di Pietà e la Chiesa di San Paolo, e prosegue verso altre infinite bellezze, alle pendici di due colli, la Rocca e il Monte Ricco.

Monselice è un borgo dall’animo medievale che custodisce chiese, castelli e ville come Villa Nani-Moncenigo,Villa Contarini, Villa Pisani e Villa Emo Capodilista. MaèVillaDuodo la vera protagonista, con la sua scalinata maestosa e i dettagli minuziosi sulle pareti. Proprio l’imponenza e la particolarità degli edifici è il filo conduttore di Monselice, che si palesa totalmente ammirando l’antico Castello medievale, conosciuto sia come Cà Marcello (qui visse la famiglia veneziana dei Marcello), sia come Castello Cini, dal nome del suo ultimo proprietario.

Oggi non ci sono più famiglie reali o balli sfarzosi, ma il Complesso Monumentale della Rocca di Monselice, che comprende il Castello, il Mastio Federiciano, Villa Duodo, l’Antiquarium Longobardo e il Museo delle Rarità, è aperto a tutti. Vicino all’imponente complesso, è presente un sentiero che permette di scoprire diversi luoghidiinteresse,fino alla pieve di Santa Giustina e al Duomo Vecchio.

Si può procedere per un percorso chiamato Santuario delle Sette Chiesette, dove si ammirano sette cappelle votive. Il percorso, complesso ma suggestivo, permette di ammirare anche un panorama diverso e scoprire altri angoli più segreti e nascosti di Monselice, per giungere alla Chiesa di San Giorgio. Nella parte più alta, verso il Monte Ricco, una salita non poco faticosa porta a una bellezza unica: la Terrazza di Ercole. Un ultimo sforzo permette di arrivare all’Eremo di Santa Domenica, in cima al Monte Ricco, il punto più alto di Monselice.

 

Giornata Nazionale delle Fortezze
Da .it del 14 settembre 2025

Per l'occasione il Forte di Bard propone visite gratuite alle diverse strutture

 

Oggi, 14 settembre, è la Giornata nazionale delle Fortezze, promossa dall'Associazione Forte di Bard in collaborazione con FortInRete, il network dei siti fortificati che riunisce enti e associazioni che tutelano e valorizzano fortificazioni storiche italiane. Per l'occasione, accesso gratuito alla fortificazione, con un itinerario di scoperta della struttura attraverso i secoli: da torre a presidio del territorio sino alla sua trasformazione in imponente baluardo militare all'avanguardia.

Tappe del programma la Scala del tempo sotterranea, con ingresso all'Opera Ferdinando, le antiche Cannoniere, le Prigioni e la Piazza d'Armi.

 

Tredici manieri lunigianesi visitabili per un fine settimana nella Terra dei 100 Castelli
Da liguria24it del 14 settembre 2025

Manca sempre meno a “La Terra dei 100 Castelli”, il weekend di aperture straordinarie dei castelli della Lunigiana in programma dal 19 al 21 settembre 2025, nel pieno del festival MutaMenti.

L’iniziativa, a cura di Istituto Valorizzazione Castelli e cooperativa di comunità Sigeric, con la collaborazione dei comuni della provincia e delle Comunità del turismo di Lunigiana e Riviera Apuana, nasce per valorizzare il territorio con un appuntamento fisso, occasione di visita ed esperienza.

Per Cinzia Nicolini di Sigeric “un prodotto turistico strategico, un’occasione unica sia per i turisti, sia per i locali per visitare in un solo fine settimana numerosi luoghi pubblici e privati della provincia e apprezzare le nostre bellezze”. Per il presidente dell’Istituto Valorizzazione Castelli, Emanuele Bertocchi “la possibilità di trasmettere appieno il sentimento di attaccamento alla terra, un’immersione privilegiata nel patrimonio condiviso”.

Con la tre giorni si propone infatti di “attraversare i movimenti di antichi popoli, le grandi madri e i guerrieri di arenaria, i memoriali della Resistenza, i resti e templi del Vescovo di Luni o di nobili come i Malaspina: a loro il merito di aver eretto oltre 100 fortificazioni, la più alta concentrazione di castelli in Europa”.

 

I forti dell'Alto Garda, un immenso patrimonio da scoprire
Da giornaletrentino.it del 11 settembre 2025

Percorso storico nel territorio, con lo studioso Luca Zavanella, che ha censito le fortificazioni militari: in un sito Web mette a disposizione informazioni dettagliate e mappe delle opere sul fronte italo-austriaco nella Prima guerra mondiale. La ricerca prosegue e già ora parliamo di «1.670 tratti di sentieri, mulattiere, strade di arroccamento, 1.050 trincee, 850 postazioni, 600 opere in caverna, 1.650 posizioni logistiche»

 

Di FABRIZIO TORCHIO

Nei mesi scorsi avevamo chiesto all’ingegner Luca Zavanella - che con il sito web Forti del Garda ha censito le fortificazioni militari nel territorio dell’Alto Garda - di quantificare il censimento delle opere di quello che fu il fronte italo-austriaco nella Prima guerra mondiale.

Si tratta di numeri importanti: 1.670 tratti di sentieri, mulattiere, strade di arroccamento, 1.050 trincee, 850 postazioni, 600 opere in caverna, 1.650 posizioni logistiche. E sono numeri destinati a crescere, visto che la ricerca continua, come spiega l’ingegner Zavanella.

Come è proseguito il censimento delle opere fortificate?

«La ricerca si è orientata principalmente sul fronte trentino, in seguito all’interesse espresso da istituzioni locali (Comune di Ledro, Apt, Mag). È stata mappata, allo scopo di attrezzare un itinerario storico, l’area del cosiddetto Osservatorio Orso, sopra Bezzecca, delineando anche la relativa viabilità militare e individuando una batteria di cannoni di grosso calibro realizzata con sbancamenti in roccia nelle vicinanze; è stato anche identificato l’ufficiale che lasciò il nome all’Osservatorio, del quale è stato reperito il foglio matricolare che ne delinea carriera e vicende personali.

L’interesse istituzionale non si è concretizzato ma la ricerca è proseguita con il rilievo completo del complesso di Monte Nodic: quest’area è molto ricca di interessanti manufatti in caverna poco conosciuti ed è storicamente rilevante in quanto fu oggetto dell’unica azione di conquista realizzata in questo settore dall’Esercito Italiano mediante un assalto del quale sono disponibili documentazione storica preparatoria e dettagliate relazioni successive, tra cui uno schizzo d’epoca con lo schema dello schieramento e dell’avanzata.

È in preparazione un itinerario da proporre alle istituzioni per ripercorrere le direttrici dell’assalto, inaugurandolo con un’escursione programmata a ottobre 2025, in coincidenza con il 110° anniversario.

Durante la mappatura sono emerse alcune batterie che appoggiarono l’operazione, presso una delle quali sono stati individuati numerosi crateri di impatto del fuoco di controbatteria delle postazioni austriache della Rocchetta, menzionato anche dalle relazioni storiche. In prossimità dei confini con il territorio lombardo, tra le numerose trincee e opere in caverna non lontano da Punta Larici, sono state rinvenute alcune incisioni e scritte a lapis che identificano il reggimento di Fanteria e la compagnia Zappatori che vi erano posizionati».

Dove passavano le linee del fronte?

«A parte alcuni capisaldi abbarbicati in posizioni svantaggiate sul versante Nord della Val di Ledro e successivamente abbandonati, la linea di fronte principale italiana tra i laghi di Garda e Ledro era dislocata tra il caposaldo di Monte Nodic (successivamente alla conquista), Cima al Bal, il caposaldo di Lavi, la testa di Val Cadrione e gli schieramenti di Martinel e Dos del Trat. A tergo, altre linee fortificate seguivano il crinale Cima della Nara, M. Carone, Bocca Fortini.

Una terza linea, meno imponente, collegava Cima Larici, M. Palaer, M. Guil e Punta Mois, per ricongiungersi sul caposaldo principale del Carone.

Di fronte a queste postazioni, raggiunte e fortificate a partire dal settembre del 1915, saldamente arroccate sulla sommità del versante nord della Val di Ledro, stavano le munite postazioni Austriache, scavate in roccia prima dello scoppio del conflitto in vista di un cambiamento di alleanze da parte italiana.

Da queste posizioni, nonostante la sostanziale inferiorità numerica e, col tempo, logistica, non fu mai possibile scalzare i difensori, che continuarono a bersagliare le posizioni italiane in duelli di artiglieria e limitate attività di pattuglia fino agli ultimi giorni di guerra.

Le postazioni austriache, ben scavate e irrobustite con ferro e calcestruzzo, correvano sulla linea Cima Capi, Grotta Dazi, Rocchetta, Cima d'Oro, Cima Parì».

A cosa sta lavorando ora?

«Attualmente la mappatura sta completando le fittissime fortificazioni dislocate in profondità lungo i crinali tra le retrovie del Monte Nodic (cima al Bal, Cima Nara) e i capisaldi dei Passi Rocchetta e Guil, dai quali la spettacolare viabilità militare, protetta da ricoveri in caverna con viste superlative del lago, scende fino a Limone.

In territorio lombardo è stata rilevata in ottime condizioni una piccola centrale idroelettrica realizzata da alcuni militari quasi nel tempo libero e utilizzata per illuminare gli uffici del Comando di Sottosettore presso Passo Nota, innovazione più unica che rara all’epoca.

La disponibilità di dettagliata documentazione tecnica e storica sull’impianto, incluse le vicende personali di alcuni dei militari che contribuirono alla realizzazione, conferisce al manufatto un interesse umano e culturale pari a quello della vicina Batteria Ariotti, alla quale è stato dedicato un approfondito progetto di recupero e valorizzazione qualche anno fa, oggi molto frequentato».

[foto credits: http://www.fortidelgarda.it/]

 

Scomparso un Bunker della Seconda Guerra Mondiale sull’Etna: Presunto Scempio ai Danni del Patrimonio Storico
Da blogsicilia.it del 8 settembre 2025

Scomparsa Misteriosa Sulla SS120: Abbattuto o scomparso un Bunker della Seconda Guerra Mondiale?

 

Tra i Comuni di Castiglione di Sicilia e Linguaglossa, sparisce una casamatta militare: parte una segnalazione alle autorità per salvare la memoria storica del territorio etneo.

C’è chi osserva il paesaggio con occhi diversi. Dove la maggior parte dei passanti vede soltanto una curva lungo la Strada Statale 120, poco prima del bivio per Castiglione di Sicilia, qualcuno ha visto qualcosa di più: la memoria silenziosa di un tempo di guerra, ora forse cancellata per sempre.

Una struttura in cemento e pietra, semi-interrata, con feritoie e tratti tipici delle fortificazioni militari della Seconda Guerra Mondiale, è recentemente scomparsa dal paesaggio tra Linguaglossa e Castiglione di Sicilia. Si tratterebbe, secondo una segnalazione inviata a numerosi enti pubblici e forze dell’ordine, di un Posto di Blocco Carreggiabile (PBC), comunemente noto come “casamatta”, parte del sistema difensivo militare realizzato nel territorio italiano durante il secondo conflitto mondiale. La struttura era visibile ancora fino a tempi recenti — testimonianze fotografiche ricavate da Google Maps sembrano confermarne la presenza — ma oggi, a quanto pare, non esiste più. Nessuna comunicazione ufficiale, nessuna autorizzazione nota, nessun cartello di cantiere. Solo un silenzio che pesa come un vuoto storico.

La segnalazione inviata alle autorità chiede verifiche urgenti: un sopralluogo, l’identificazione di eventuali responsabilità e l’avvio di procedure per tutelare ciò che rimane del patrimonio bellico locale. Due altre strutture simili, per ora intatte, si trovano nelle immediate vicinanze: una nei pressi della fermata “Cerro” della Ferrovia Circumetnea, l’altra poco oltre, in corrispondenza del bivio per Castiglione. Entrambe sono in pericolo.

Un patrimonio dimenticato

Il territorio etneo, culla di civiltà antiche e testimone di eventi bellici spesso trascurati nei libri di storia, conserva ancora oggi tracce tangibili della Seconda Guerra Mondiale. Casematte, rifugi, osservatori: piccole architetture di guerra che rischiano di essere spazzate via dall’ignoranza o da interventi non autorizzati.

Questi manufatti, realizzati con tecniche rudimentali ma resistenti, erano concepiti per il controllo stradale e la difesa territoriale. Molti sono stati demoliti nel dopoguerra per esigenze infrastrutturali, ma quelli rimasti rappresentano testimonianze rare e preziose di un passato recente che continua a modellare il presente. La normativa italiana, dal Codice dei Beni Culturali al recente rafforzamento regionale con la L.R. Sicilia n.12/2018, prevede la tutela di beni di interesse storico, anche se non ancora formalmente riconosciuti. Ma serve una voce che li segnali, un’azione concreta da parte degli enti preposti, e soprattutto consapevolezza da parte della collettività.

Richiesta di tutela e memoria

La segnalazione inoltrata alle autorità — Ministero della Cultura, Soprintendenza, Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio, Comuni interessati e altri organi — non è solo una denuncia, ma un appello civile alla tutela della memoria. Si chiede non solo di accertare le circostanze della scomparsa della struttura, ma anche di avviare una procedura per riconoscere e proteggere le due casematte rimaste. Si invoca il rispetto dell’articolo 9 della Costituzione Italiana, che impone alla Repubblica la tutela del patrimonio storico e culturale. Si richiamano norme precise che prevedono sanzioni penali per la distruzione di beni culturali, anche in attesa di formale classificazione.

Un monito per il futuro

La sparizione silenziosa di un bunker può sembrare un fatto marginale. Ma è proprio da questi dettagli che si misura la sensibilità di una nazione verso la propria storia. Se non siamo capaci di custodire i luoghi della nostra memoria, che speranza abbiamo di trasmettere alle future generazioni un senso di identità e appartenenza? Oggi più che mai, in un tempo in cui la velocità dell’urbanizzazione rischia di travolgere anche le pietre più antiche, è necessario un nuovo sguardo sul territorio, uno sguardo che sappia leggere nel paesaggio i segni del passato.
Quel bunker era forse solo un piccolo manufatto di guerra. Ma per chi conosce la storia, era molto di più: un testimone silenzioso, un frammento di memoria, un monumento invisibile. E ora che non c’è più, ci resta una sola domanda: chi l’ha cancellato — e perché?

Di Alfio Papa

 

Un patrimonio nascosto a Balsorano: riemergono le caverne della Seconda guerra mondiale
Da confinelive.it del 8 settembre 2025

Balsorano. Un importante ritrovamento storico è avvenuto in questi giorni a Balsorano, dove sono state riportate alla luce oltre 19 caverne artificiali risalenti alla Seconda guerra mondiale.

L’iniziativa è stata resa possibile grazie al lavoro congiunto delle associazioni Gruppo Trekking, Amici di Balsorano, Acacia APS e CAI Abruzzo – sezione Valle Roveto, con il patrocinio del Comune di Balsorano.

Il sito, situato in una posizione strategica che consentiva di controllare l’area da Ortona a Montecassino, presenta una serie di trincee e grotte scavate nella roccia. Durante il conflitto furono utilizzate come punti di appoggio per la resistenza sulla linea Gustav.

In questi giorni sono già state rese accessibili tre delle caverne: un dormitorio, un’infermeria e una postazione militare, testimonianze preziose della vita dei soldati e della popolazione in quei difficili anni.

Il complesso sarà ufficialmente presentato alla cittadinanza e agli studiosi sabato 13 settembre alle 15 in piazza Ridotti, in occasione dell’80° anniversario della fine della guerra.

 

Il Brione in notturna tra natura e storia
Da gardapost.it del 1 settembre 2025

GARDA TRENTINO - Venerdì 5 settembre alle 20.30 si recupera la serata speciale sul monte Brione tra fortificazioni della Grande guerra e paesaggi immersi nel silenzio e nei suoni della notte.

 

Di Silvia Turazza

“Brione in notturna”, spostata a causa del maltempo a venerdì 5 settembre alle 20.30, è l’esperienza guidata lungo un tratto del Sentiero della pace alla scoperta del lato più suggestivo e inatteso di questo luogo: il crepuscolo, i rumori del bosco, i richiami dei pipistrelli e l’atmosfera senza tempo delle gallerie militari. Un’occasione unica per vivere il Brione in modo diverso, accompagnati da guide esperte tra natura, memoria e biodiversità, proposta dal Museo Alto Garda.

Partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria (0464 573869 oppure prenotazioni@museoaltogarda.it).

 

 

Alla scoperta delle fortificazioni veronesi. La città trasformata in un grande palcoscenico notturno di sport e comunità
Da cronacadiverona.com del 1 settembre 2025

La città scaligera si è illuminata sabato 30 agosto con il Trail delle Mura, l’urban trail firmato Vrm Team Asd che ha trasformato Verona in un grande palcoscenico notturno di sport e comunità. Oltre 1.100 tra runner, famiglie e camminatori hanno preso parte ai due percorsi, vivendo un’esperienza che unisce passione, condivisione e la magia della città by night. La 17 km competitiva ha visto al traguardo 700 atleti. A conquistare la vittoria maschile è stato Claudio Marco Mazzola (Runcard) in 01:03:36, seguito a breve distanza da Francesco Lorenzi (Boscaini Runners, 01:03:51) e da Nicolò Zanella (VRM Team Asd, 01:06:38).

Sul fronte femminile il gradino più alto del podio è andato ad Alessia Merz (Asd Città di Trento, 01:15:55), davanti a Claudia Andrighettoni (U.S. Quercia Dao Conad, 01:17:47) e Vanessa Ganci (Team Mud & Snow Asd, 01:20:44). Grande partecipazione anche alla Family Night Trail di 8 km, che ha visto la presenza di 450 camminatori e famiglie, tra cui anche la consigliera comunale Annamaria Molino e rappresentanti degli sponsor, con Bcc e Cerpelloni che hanno preso parte in prima persona alla camminata lungo le vie della città. «Siamo molto soddisfatti della risposta e della partecipazione commenta Claudio Arduini di Vrm Team Asd -. Il Trail delle Mura si riconferma un appuntamento che appartiene alla città e che cresce anno dopo anno. La nostra sfida è migliorare sempre di più, facendo di Verona il cuore di un evento che unisce sport, comunità e condivisione».

Ad arricchire la serata, i premi firmati Mamma Emma, Zuegg, Maurten e Ledlenser, assegnati sia ai primi cinque assoluti sia ai vincitori delle diverse categorie (over 40, 50 e 60). Fondamentale il contributo dei numerosi volontari presenti lungo il percorso e ai ristori: una squadra di appassionati senza la quale non sarebbe possibile organizzare una manifestazione di questa portata. La festa si è conclusa in piazza San Zeno, dove musica, applausi e medaglie hanno accolto i partecipanti in un’atmosfera che ha confermato il Trail delle Mura come una delle esperienze più attese e amate dell’estate veronese.

 

Giornata Nazionale delle Fortezze
Da .it del 14 settembre 2025

Per l'occasione il Forte di Bard propone visite gratuite alle diverse strutture

 

Oggi, 14 settembre, è la Giornata nazionale delle Fortezze, promossa dall'Associazione Forte di Bard in collaborazione con FortInRete, il network dei siti fortificati che riunisce enti e associazioni che tutelano e valorizzano fortificazioni storiche italiane. Per l'occasione, accesso gratuito alla fortificazione, con un itinerario di scoperta della struttura attraverso i secoli: da torre a presidio del territorio sino alla sua trasformazione in imponente baluardo militare all'avanguardia.

Tappe del programma la Scala del tempo sotterranea, con ingresso all'Opera Ferdinando, le antiche Cannoniere, le Prigioni e la Piazza d'Armi.

 

Giornata Nazionale delle Fortezze
Da .it del 14 settembre 2025

Per l'occasione il Forte di Bard propone visite gratuite alle diverse strutture

 

Oggi, 14 settembre, è la Giornata nazionale delle Fortezze, promossa dall'Associazione Forte di Bard in collaborazione con FortInRete, il network dei siti fortificati che riunisce enti e associazioni che tutelano e valorizzano fortificazioni storiche italiane. Per l'occasione, accesso gratuito alla fortificazione, con un itinerario di scoperta della struttura attraverso i secoli: da torre a presidio del territorio sino alla sua trasformazione in imponente baluardo militare all'avanguardia.

Tappe del programma la Scala del tempo sotterranea, con ingresso all'Opera Ferdinando, le antiche Cannoniere, le Prigioni e la Piazza d'Armi.