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Le mura di Padova: Porta e Baluardo Savonarola
Da padovaoggi del 23 dicembre 2025

Il Baluardo Savonarola fa parte del sistema difensivo delle mura di Padova realizzate dalla Repubblica di Venezia nel corso del Cinquecento, a seguito della guerra condotta dalla Lega di Cambrai. Cortine murarie, porte, fosse, torrioni, bastioni e il“guasto”, una spianata profonda un miglio e mezzo prevista tutt’intorno alle mura, andranno quindi a integrare l'antica cinta muraria costituita dagli anelli medioevali, legati alla rete dei fiumi e dei canali.

Oltre al Baluardo, visiteremo Porta Savonarola, opera dell'architetto Giovanni Maria Falconetto. Inaugurata nel 1530 è l'ultima ad essere costruita, ed è anche considerata la più bella. All'interno della Porta un’installazione audiovideo, proiettata sulle pareti ne ripercorrerà la storia attraverso le testimonianze dei protagonisti, dal doge Andrea Gritti al capitano generale Bartolomeo d’Alviano all’architetto Giovanni Maria Falconetto. L'iniziativa è organizzata grazie alla collaborazione con il Comitato Mura di Padova.

Durata: 90 minuti circa;
Quota associativa di partecipazione: 16 euro pax (minori 6-12 anni 8 euro);
Iscrizione diretta al seguente link: 
https://forms.gle/8PGRvXJt6Q7S4aGA8 

 

Fortificazioni alpine in 3D: tecnologia digitale per la memoria storica delle Alpi Marittime

Da scintilena.com del 22 dicembre 2025

Di Scintilena

 

Il progetto COGNITIO-FORT porta il rilievo tridimensionale nel cuore delle fortificazioni militari alpine, con l’obiettivo di creare modelli digitali immersivi e accessibili

Le fortificazioni militari delle Alpi Marittime rappresentano un patrimonio storico di grande valore, spesso nascosto dalla vegetazione e difficilmente accessibile. Il progetto europeo COGNITIO-FORT utilizza le tecnologie di rilievo tridimensionale per valorizzare queste opere militari e renderle fruibili a un pubblico ampio. L’iniziativa, finanziata dal programma Interreg Alcotra 2021-2027, coinvolge una rete di partner italo-francesi guidata dal Département des Alpes Maritimes, insieme all’Ente Aree Protette Alpi Marittime, all’Unione Montana Valle Stura e al Parc national du Mercantour.[1][2][3]

 

Rilievo tridimensionale nelle Valli Stura e Gesso

Il Politecnico di Torino svolge un ruolo centrale nel progetto grazie alle competenze del Laboratorio di Geomatica per i Beni Culturali del Dipartimento di Architettura e Design e del Geomatics Lab del Dipartimento DIATI. I gruppi di ricerca hanno condotto campagne di rilievo metrico integrato nelle Valli Stura e Gesso per la creazione di modelli tridimensionali accurati di diverse opere militari. Tra i siti rilevati figurano l’Opera 9 a Roaschia, le fortificazioni dell’altipiano della Bandia a Sambuco, l’Opera 6 e l’Opera 7 delle Barricate a Pietraporzio, l’Osservatorio della cresta di Barel e la Batteria del Caposaldo del Becco Rosso.[2][3]

 

Tecnologie avanzate per la documentazione delle fortificazioni alpine

Le attività, coordinate da Nannina Spanò, Francesca Matrone, Andrea Maria Lingua, Giacomo Patrucco e Paolo Maschio, si sono svolte in collaborazione con l’Unione Montana Valle Stura e con il coinvolgimento degli studenti del Team DIRECT. Per la raccolta dei dati sono stati utilizzati strumenti altamente specializzati: stazioni totali e ricevitori GNSS per la georeferenziazione, laser scanner terrestri, sistemi di mappatura mobile e droni per il rilievo dettagliato di esterni e ambienti sotterranei. In laboratorio, i dati vengono elaborati tramite tecniche di laser scanning e fotogrammetria.[4][3][2]

 

Modelli tridimensionali per la valorizzazione del patrimonio fortificato

Il risultato delle attività di rilievo sarà una ricostruzione tridimensionale completa delle fortificazioni, capace di restituire in modo realistico e immersivo la complessità architettonica e paesaggistica delle opere. I modelli 3D navigabili permetteranno di documentare gallerie, spazi esterni, strutture sotterranee e coperture. Le nuvole di punti, i modelli 3D e le tavole CAD prodotte costituiscono strumenti fondamentali per amministrazioni, enti gestori e associazioni impegnate nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio.[3][2][4]

 

Obiettivi del progetto COGNITIO-FORT per le fortificazioni alpine

Il progetto mira a valorizzare il patrimonio fortificato alpino e a rafforzarne la conoscenza scientifica, strutturando un’offerta culturale di qualità accessibile a pubblici diversi. Il budget totale dell’iniziativa ammonta a oltre 2 milioni di euro, con un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale di circa 1,6 milioni di euro. L’obiettivo generale è quello di aprire al pubblico alcuni forti attualmente chiusi e di sviluppare risorse tecnologiche per i giovani e le persone con disabilità. Il progetto prevede inoltre la creazione di un centro di risorse digitali che consenta di raccogliere, ricercare e organizzare i dati scientifici sul patrimonio fortificato.[1][2]

 

Conoscenza digitale condivisa delle fortificazioni alpine

L’Unione Montana Valle Stura e le Aree Protette Alpi Marittime sottolineano che questa collaborazione rappresenta un passo fondamentale verso la creazione di una conoscenza digitale condivisa del patrimonio fortificato, capace di unire ricerca, innovazione e accessibilità culturale. Il territorio delle Alpi meridionali è costellato di diverse centinaia di strutture militari difensive che hanno dato forma ai confini odierni e costituiscono elementi tipici del paesaggio alpino. Grazie alla messa in rete di attori locali, associazioni, studiosi e amministrazioni, il progetto mira a dare una seconda vita a queste opere militari abbandonate e a garantirne la trasmissione alle generazioni future.[2][3][1]

Fonti
[1] COGNITIO-FORT | Alcotra 2021 – 2027 
https://www.interreg-alcotra.eu/it/cognitio-fort
[2] Fortificazioni alpine, la memoria si ricostruisce in 3D 
https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/fortificazioni-alpine-la-memoria-si-ricostruisce-in-3d/
[3] Tecnologia 3D al servizio della memoria fortificata delle Alpi 
https://www.areeprotettealpimarittime.it/news/4331/tecnologia-3d-al-servizio-della-memoria-fortificata-delle-alpi
[4] Le fortificazioni alpine rivivono in 3D: ecco il progetto del … 
https://www.giornaletrentino.it/montagna/le-fortificazioni-alpine-rivivono-in-3d-ecco-il-progetto-del-politecnico-di-torino-1.4246802
[9] Alpi Giulie Senza Confini: Progetto Pilota per uno Sviluppo Sostenibile Transfrontaliero tra Italia e Slovenia – Scintilena 
https://www.scintilena.com/progetto-itinerant-al-via-la-cooperazione-transfrontaliera-per-il-turismo-sostenibile-nelle-alpi-giulie/07/25/
[10] A CapoVolta 2025 un workshop su Lidar e geomatica: il rilievo 3D … 
https://www.scintilena.com/a-capovolta-2025-un-workshop-su-lidar-e-geomatica-il-rilievo-3d-cambia-marcia/11/16/
[13] DEM TINITALY: il Modello Digitale della Topografia Italiana … 
https://www.scintilena.com/dem-tinitaly-il-modello-digitale-della-topografia-italiana-si-rinnova-e-si-apre-a-tutti/07/08/
[15] Alcotra COGNITIO-FORT 
https://www.areeprotettealpimarittime.it/attivita/progetti-europei/alcotra-cognitio-fort
[16] La Tecnologia 3d Ricostruisce le Fortificazioni Militari delle Alpi … 
https://www.virgilio.it/italia/como/notizielocali/la_tecnologia_3d_ricostruisce_le_fortificazioni_militari_delle_alpi_meridionali-76149465.html
[17] [PDF] Il patrimonio fortificato della valle Stura – PORTO@Iris 
https://iris.polito.it/retrieve/handle/11583/2983502/684529
[18] cognitiofort #ALCOTRA Le Alpi meridionali sono costellate … 
https://www.facebook.com/areeprotettealpimarittime/posts/cognitiofort-alcotra-le-alpi-meridionali-sono-costellate-di-%F0%9D%90%A8%F0%9D%90%A9%F0%9D%90%9E%F0%9D%90%AB%F0%9D%90%9E-%F0%9D%90%A6%F0%9D%90%A2%F0%9D%90%A5%F0%9D%90%A2%F0%9D%90%AD%F0%9D%90%9A%F0%9D%90%AB%F0%9D%90%A2-diven/1169839398597577/
[20] Doppio appuntamento dedicato alle fortificazioni del Vallo Alpino in … 
https://www.facebook.com/unioneMontanaValleStura/posts/doppio-appuntamento-dedicato-alle-fortificazioni-del-vallo-alpino-in-vallegesso-/1194103516201275/

 

Lunedì la decisione sul futuro dei resti di mura trecentesche trovate in piazza Beccaria
Da firenzedintorni.it del 20 dicembre 2025

La Soprintendenza non è sembrata insensibile alle criticità sollevate dal Comune

Come scrive stamani La Repubblica Firenze, lunedì la Soprintendenza incontrerà i rappresentanti e i tecnici del Comune di Firenze per prendere una decisione definitiva sul futuro della porzione di mura del Trecento rinvenute in piazza Beccaria durante i lavori ai sottoservizi idrici legati ai cantieri della tramvia.

Un vero e proprio imprevisto che ha, di fatto, bloccato i cantieri in attesa di capire cosa farne di quella porzione di opera difensiva: nei giorni scorsi il Comune aveva compilato una relazione nella quale metteva nero su bianco che eventuali modifiche al progetto originale avrebbero comportato difficoltà e ritardi molto onerosi, considerando che il tubo avrebbe dovuto aggirare le mura con quattro angoli.

Difficoltà alle quali la soprintendente Antonella Ranaldi non è sembrata insensibile. La decisione definitiva arriverà lunedì, ma la sensazione è che le mura, sebbene comunque pregevoli da un punto di vista storico e testimonianza autentica delle fortificazioni di Firenze, demolite nell’Ottocento con Firenze Capitale, potrebbero essere nuovamente coperte, di modo che il cantiere possa proseguire nei tempi prestabiliti.

 

Alla scoperta dei Forti - Torre Granara, la torretta che resiste
Da lavodedigenova.it del 19 dicembre 2025

Dalla Genova rinascimentale ai bombardamenti del Novecento: storia di una torre difensiva oggi nascosta e dimenticata

Di Isabella Rizzitano

Tra le tante e preziose testimonianze di cultura che la Val Bisagno conserva ce n’è una che sta strenuamente resistendo e cheti trova a poca distanza da Forte Crocetta.

Si tratta di Torre Granara, o meglio quel che purtroppo ne resta, una struttura difensiva del XVI secolo che racconta, pietra dopo pietra, la lunga storia militare e urbana di Genova. Oggi ridotta a rudere e inghiottita dalla vegetazione, la torre è una testimonianza preziosa di un sistema difensivo che per secoli ha protetto la città dalle minacce esterne.

La Torre Granara venne edificata tra il 1550 e il 1560, in un periodo in cui la Repubblica di Genova, potenza economica e finanziaria di primo piano nel Mediterraneo, investiva ingenti risorse nella difesa del territorio. La struttura aveva una funzione ben precisa: servire come corpo di guardia e polveriera a supporto del vicino Forte Crocetta, presidio strategico per il controllo delle vie di accesso alla città lungo l’asse vallivo.

Il nome “Granara” conserva ancora oggi un alone di incertezza. Secondo una prima ipotesi deriverebbe da Domenico Granara fu Gerolamo, proprietario dei terreni su cui la torre venne costruita; secondo un’altra, sarebbe invece legato alla funzione di deposito del grano, risorsa fondamentale in tempo di guerra tanto quanto le munizioni. Due letture diverse che restituiscono comunque l’immagine di una struttura profondamente integrata nella vita economica e militare del territorio.

La torre si inseriva in un contesto viario antico e stratificato: crose medievali e percorsi collinari che ricalcavano antiche strade di origine romana, confermando come quest’area fosse da secoli un nodo strategico per i collegamenti e la difesa della città. Non un edificio isolato, dunque, ma parte di una rete complessa di fortificazioni, sentinelle e camminamenti.

Il momento più drammatico della sua storia arriva nel Novecento. Nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, la Torre Granara venne colpita dai bombardamenti alleati diretti al Forte Crocetta. I danni furono devastanti: la struttura fu in gran parte distrutta e da allora non è mai stata oggetto di un intervento di recupero. Da presidio militare a rudere, la torre diventa così una ferita aperta della memoria urbana, simbolo delle devastazioni belliche che hanno segnato Genova.

Oggi la Torre Granara è inaccessibile e completamente avvolta da rovi e vegetazione spontanea. Nonostante il suo stato di abbandono, il valore storico dell’edificio è stato riconosciuto: rientra infatti tra i beni trasferiti dall’Agenzia del Demanio al Comune di Genova, insieme ad altre importanti strutture fortificate come Forte Puin e lo stesso Forte Crocetta. Un passaggio che lascia intravedere, almeno potenzialmente, la possibilità di una futura tutela o valorizzazione.

Va inoltre chiarito un equivoco frequente: la Torre Granara della Val Bisagno non ha nulla a che vedere con la Torre Granaia di Novi Ligure, oggi nota come agriturismo. Si tratta di edifici diversi, in contesti storici e geografici completamente distinti.

La Torre Granara rimane così una sentinella dimenticata, nascosta agli sguardi ma ancora carica di significato. Raccontarne la storia non significa soltanto ricostruire il passato di una struttura militare, ma anche riflettere sul vasto patrimonio nascosto di Genova, un patrimonio che sopravvive ai margini, in attesa di essere riconosciuto, protetto e restituito alla memoria collettiva.

 

Minore, Catanzaro: Bastione della Porta Marina, sistema di cavità naturali, Palazzetto del Dazio
Da italianostra.org del 19 dicembre 2025

Al Bastione della Porta Marina, la sezione di Italia Nostra Catanzaro ha dedicato il proprio impegno nella cornice del progetto “Minore” realizzato da Italia Nostra con il sostegno del Ministero del Lavoro. Ora il bene è oggetto di una pubblicazione specifica che raccoglie le varie attività svolte nell’ambito dell’iniziativa.


Il bene

Il Bastione rappresenta l’ultima traccia delle fortificazioni della città di Catanzaro. Il bene selezionato, infatti, era parte della cinta muraria e prossimo alla porta Marina, accesso sud della città che permetteva l’ingresso dalla Via Capuana che univa la città alla Sila. Ciò che è rimasto a seguito della demolizione avvenuta nel 1933 ad opera del podestà Conte avv. Domenico Larussa, su una decisione di demolizione datata 1864, sono il bastione, le due cavità naturali e il palazzetto del dazio che risalgono all’epoca dei normanni e versano in un grave stato di degrado e abbandono.


Le attività svolte

Nell’ambito del progetto sono state organizzate visite presso il bene, di complessa accessibilità, utili allo svolgimento di sopralluoghi tecnici. Sono state inoltre prodotte delle riprese video tramite l’utilizzo di un drone ed è stato organizzato un convegno con lo scopo di aumentare la consapevolezza dei cittadini rispetto all’importanza della conservazione di questo bene. La Sezione ha organizzato un sopralluogo il 15 dicembre 2024 e poi ha partecipato al Festival “Minore” con la pubblicazione di un opuscolo informativo, la proiezione di un video e alla mostra con dei pannelli riassuntivi.

 

Capua, arco di Porta Napoli: scempio scritte e sigle con vernici indelebili
Da ilmattino.it del 19 dicembre 2025

Sono state utilizzate, nel caso dei marciapiedi delle balaustre a ridosso dei bastioni, vernici di vari colori, di difficile cancellazione


Raid vandalici ai danni di un sito monumentale e delle sue pertinenze, imbrattati da incivili. Numerose scritte e simboli, spesso incomprensibili, sono apparsi da alcuni giorni sui muretti e i marciapiedi che si affacciano sulla cinta bastionata della Regina del Volturno. L'Arco di Porta Napoli, che separa il centro storico dalla periferia sud della città, a pochi passi dal teatro "Ricciardi", è invaso da dediche d'amore e misteriose sigle, riportate con vernice.

Una situazione che ha fatto storcere il naso a tanti cittadini, ma anche a qualche turista che, approfittando del periodo prenatalizio, è giunto in città per visitare qualche monumento. Al di là di qualche rifiuto abbandonato, si notano subito i segni lasciati dai vandali che, evidentemente incuranti del valore storico dell'area, non hanno alcuna remore a imbrattare spazi pubblici con materiali di difficile rimozione.

 

Nel Castello svevo angioino e al Porto di Manfredonia
Da ilmattino.it del 19 dicembre 2025

Il Castello svevo angioino di Manfredonia fu eretto prima per volontà di Manfredi, figlio di Federico II di Svevia alla metà del XIII secolo, e poi di Carlo d’Angiò che completò la costruzione del maniero e della sua cinta muraria. Adesso sfoggia una pianta quadrangolare, mentre si devono al periodo aragonese le torri cilindriche.

Al suo interno è ospitato il Museo Archeologico, mentre dentro il fossato nei giorni 27 e 28 dicembre si terrà la rievocazione storica del presepe vivente e si potranno degustare i prodotti di una campagna sempre florida. Soprattutto, il Porto è protagonista di Natale in Marina ospitando una pista di pattinaggio, i mercati natalizi, una serie di installazioni luminose artistiche.

Non si può di certo rinunciare alla Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto, dove le vestigia paleocristiane a tre navate con abside centrale e pavimento a mosaico sono affiancate dall’installazione composta da 4.500 metri di rete elettro-saldata zincata, con la quale Edoardo Tresoldi intreccia un dialogo intenso tra archeologia e arte contemporanea.

 

A Taranto il centro manutenzione dei sonar
Da corriereditaranto.it del 18 dicembre 2025

La città di Taranto e l’Arsenale della Marina Militare della città ionica ancora una volta protagonisti.

Thales Italia ha infatti potenziato il sostegno alla Marina Militare con il nuovo Navy Service Centre di Taranto. Le fregate di classe FREMM potranno contare su un nuovo centro di manutenzione sonar presso l’Arsenale di Taranto. L’apertura di questo nuovo centro consente di dimezzare i tempi di intervento sui sistemi Thales grazie all’impiego di esperti e tecnici locali altamente qualificati. In precedenza, tale tipo di manutenzione richiedeva l’invio del materiale presso lo stabilimento Thales di Brest (Francia) e durava circa un anno, mentre adesso il ciclo manutentivo durerà soltanto due mesi. Inoltre, presso questa struttura verrà erogata formazione al personale della Marina Militare sulla manutenzione di tutti i sistemi supportati, favorendo così il trasferimento di competenze specialistiche direttamente sul campo.

Questa cooperazione si rafforza ulteriormente con la firma di due contratti pluriennali di manutenzione e supporto. Il primo, dedicato alle fregate classe FREMM, riguarda la manutenzione della suite sonar integrata e delle soluzioni di guerra elettronica; il secondo, dedicato ai cacciamine classe Gaeta, riguarda la manutenzione del sonar a profondità variabile a bordo.

 

Austria - Un castello leggendario con 14 porte che nessuno è mai riuscito a conquistare
Da travel.thewom.it del 18 dicembre 2025

E' visibile da chilometri, soprattutto nelle giornate terse, e ha quel tipo di presenza che mette in riga ogni panorama: imponente, ma elegante.

Una fortezza da fiaba che sembra disegnata a mano

Sospeso su una roccia dolomitica alta 150 metri, il castello di Hochosterwitz domina la Carinzia con un profilo che sembra uscito da una storia illustrata. Da tempo gira la voce che abbia ispirato il castello della Bella Addormentata (altro che Neuschwanstein): sufficiente uno sguardo per capire perché, con torri, bastioni e un percorso che sale a spirale come una scala celeste.
Il suo segno di riconoscimento? Le 14 porte fortificate che proteggono l’accesso fino alla sommità. Ogni varco racconta una strategia, un’astuzia difensiva, una trappola. Il bello è che non si guarda soltanto: si percorre. Passo dopo passo, tra curve, salite e scorci potenti, ci si ritrova dentro un manuale di architettura militare a cielo aperto, ma con l’atmosfera di una fiaba in versione rock (letteralmente).


Storia, leggende e le 14 porte che la resero inespugnabile

La storia del castello di Hochosterwitz scorre parallela a quella della Carinzia. La prima menzione è dell’860, quando Ludovico il Germanico dona una corte a Osterwitz al vescovado di Salisburgo. Tra XI e XII secolo il sito è citato come castrum, rifugio durante le incursioni turche. Dopo gli Spanheim e il controllo imperiale, nel XVI secolo arriva ai Khevenhüller: Cristoforo lo trasforma con bastioni moderni (si cita l’architetto Domenico dell’Aglio), mentre il cugino Giorgio completa l’opera con le famose 14 porte. Un testamento inciso nel marmo ne sancisce l’appartenenza alla famiglia, ancora oggi. Tradizione che suona come una firma scolpita nella roccia.
Il sistema delle porte è un labirinto difensivo. Gli assalitori avanzavano lenti, esposti dall’alto e dai fianchi, mentre chi difendeva gestiva tempi e spazi. La leggenda vuole che nessuno l’abbia mai presa con la forza: vero o no, la progettazione lascia pochi dubbi. Le porte non erano solo “passaggi”, ma ingranaggi perfetti, studiati per spezzare lo slancio e confondere l’orientamento. Un gioco di curve cieche, restringimenti, piattaforme di tiro: la paura doveva iniziare ben prima dell’ultimo cancello.

Per capire come funzionava il “gioco delle porte”, bastano alcuni elementi ricorrenti, semplici ma letali:

•Stretti imbocchi e passaggi a gomito per rallentare, con curve che negano la visuale diretta.
•Punti di tiro dall’alto con caditoie e sporgenze, e linee di fuoco incrociato.
•Tratti in pendenza, piccoli ponti o varchi in legno che si rimuovevano in un attimo, e cortili che intrappolavano chi spingeva troppo.

Dove si trova, come arrivare e quando andare

Il Castello di Hochosterwitz si trova nel sud dell’Austria, in Carinzia, vicino alla cittadina di St. Veit an der Glan. Da Klagenfurt si arriva in circa 30 minuti in auto, su strade ben segnalate, fino al parcheggio ai piedi della collina. Da lì si può scegliere: salire a piedi lungo il percorso delle 14 porte (l’esperienza più completa, circa 30–45 minuti secondo passo e soste), oppure utilizzare l’ascensore panoramico che porta quasi in cima. Due modi diversi di leggere la stessa fortezza: la salita fa capire la strategia, l’ascensore regala comodità e vista.
Il castello Hochosterwitz apre da aprile a fine ottobre. Conviene sempre verificare date e orari sul sito ufficiale, perché possono cambiare per meteo o eventi. I momenti migliori? La fine della primavera e l’inizio dell’autunno, quando l’aria è chiara e i colori fanno scintille. Al mattino la luce valorizza il profilo della rocca, al tramonto il panorama si scalda e i bastioni diventano quasi dorati. Se fa caldo, occhio alle ore centrali: la salita è breve, ma tira.

Per vivere la visita senza intoppi, qualche dritta pratica torna utile:

•Scarpe comode e suole con grip: il selciato può essere scivoloso dopo la pioggia.
•Portare acqua e una felpa leggera: in quota l’aria è più fresca anche in estate.
•Con passeggini o mobilità ridotta meglio l’ascensore; il percorso a piedi ha pendenze e tratti irregolari.
•Tenere d’occhio il meteo: con temporali in arrivo, la rocca è esposta e il vento può essere forte.
•Per le foto, ottimi punti prima delle ultime porte e dalla terrazza in alto, con vista su Saualpe, Gerlitzen e Caravanche.


Idee per un itinerario in Carinzia: cosa abbinare nei dintorni

Una visita a Hochosterwitz si incastra bene in un giro breve o in un weekend carinziano. La rocca è il pezzo “wow”, ma intorno c’è un mosaico di laghi, borghi e colline morbide. Un mix rilassante: un po’ di medioevo, un po’ di balneabile, un po’ di montagna panoramica. E volendo, anche una pausa gastronomica con Kasnudeln e dolci austriaci, perché la storia si racconta meglio con la pancia felice.

Idee facili da combinare senza correre:

•Klagenfurt: centro storico elegante, il Lindwurm e caffè all’antica; se piace lo stile “mini-mondo”, c’è Minimundus.
•Lago Wörthersee: acqua color turchese, passeggiate a Velden e moli per tramonti da cartolina.
•Ossiacher See + Gerlitzen: funivia e belvedere sulle Alpi Carinziane, ideale per chi ama camminare con vista.
•St. Veit an der Glan: piazze ordinate, tocchi medievali e una calma che fa bene dopo la salita.
•Strade verso le Caravanche: curve dolci e panorami larghi, il tipo di guida che mette pace.

Hochosterwitz è perfetto per chi cerca un luogo che unisca storia e scenografia. Si entra per curiosità, si esce con la sensazione di aver toccato un castello vero, non una copia. E quel momento in cui si conta l’ennesima porta, già un po’ senza fiato, è il dettaglio che resta lì, nella memoria, come un sigillo.

 

Rocca Calascio sotto la neve: il magico scatto di Alessandro D. A. nei 40 Anni di Lady Hawke
Da viaggiando-italia.it del 18 dicembre 2025

Esiste un luogo dove il tempo si ferma, dove le pietre millenarie sussurrano di leggende medievali e dove la storia del cinema si intreccia con la bellezza selvaggia della montagna abruzzese.
È Rocca Calascio, la fortezza sospesa a oltre 1.460 metri di quota nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso, e in questo dicembre 2025, la sua magia invernale è stata catturata da uno scatto che racchiude l’anima stessa dell’Abruzzo: la straordinaria fotografia di Alessandro D’Alfonso, che ritrae la rocca innevata come un gioiello di ghiaccio e pietra.

 

Quando la Montagna Diventa Leggenda: la Rocca Calascio e il Fascino Senza Tempo

La Rocca Calascio non è soltanto un castello abbandonato. È un simbolo, un’icona che rappresenta l’incrocio affascinante tra realtà storica e fantasia cinematografica. Fondata intorno all’anno 1000 e successivamente fortificata nel corso del Medioevo, questa fortezza si erge sul crinale della montagna come una sentinella che ha vegliato per mille anni sulla valle sottostante. Le sue torri cilindriche e la cerchia muraria, costruite nel XV secolo dalla famiglia Piccolomini, rappresentano uno dei rari esempi di architettura militare medievale ancora intatta.
Ma è stato il cinema a consacrare Rocca Calascio come una delle più affascinanti location europee. Nel 1985, il regista Richard Donner scelse questo luogo spettacolare per le riprese di Lady Hawke, il film fantasy che avrebbe segnato un’epoca intera. Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer, grazie alla magia della fotografia di Vittorio Storaro, trasformarono la Rocca in un castello della leggenda, dove un amore impossibile viene sigillato da una maledizione senza tempo: lei, falco di giorno; lui, lupo di notte. Eternamente insieme, eternamente divisi.


L’Avventura di Alessandro D’Alfonso: Ascendere la Montagna Innevata

Quarant’anni dopo la magia del 1985, Alessandro D’Alfonso ha intrapreso un’avventura personale che combina la passione per la fotografia di paesaggio con il fascino intramontabile di Rocca Calascio. La sfida era ardua: raggiungere la rocca durante l’inverno, quando la montagna si copre di un manto di neve immacolata che trasforma il paesaggio in un quadro surreale, dove realtà e fantasia si dissolvono l’una nell’altra.
L’ascesa verso Rocca Calascio non è mai banale, soprattutto quando le nevicate trasformano il sentiero in un labirinto bianco. A quasi 1.500 metri di altitudine, sulla sponda meridionale del Gran Sasso, il fotografo ha dovuto confrontarsi con le condizioni meteo variabili della montagna abruzzese, dove il vento tagliente e le temperature rigide mettono a prova sia l’equipaggiamento che la determinazione. Ma è proprio in questi momenti che accade la vera magia: quando la difficoltà dell’impresa si trasforma in profondità emotiva.


Lo Scatto che Celebra 40 Anni di Leggenda

La fotografia di Alessandro D’Alfonso cattura Rocca Calascio nel suo momento più affascinante. La rocca emerge dal manto nevoso come una regina di ghiaccio e pietra, circondata da torri cilindriche che si ergono verso un cielo azzurro cristallino punteggiato di nuvole bianche. La neve copre ogni superficie, ammorbidendo i contorni dell’antica fortezza e conferendole un’aura quasi onirica, come se la leggenda fosse finalmente scesa dal grande schermo per materializzarsi nella realtà.
Quello che rende straordinaria questa immagine è la sua capacità di racchiudere molteplici strati di significato. È un tributo alla bellezza selvaggia dell’Abruzzo, una celebrazione della fotografia di paesaggio intesa come forma d’arte, ma è anche un omaggio silenzioso ai 40 anni di Lady Hawke e al potere duraturo che il cinema ha nel trasformare i luoghi ordinari in
iconici.


Rocca Calascio d’Inverno: Un Paesaggio Fuori dal Tempo

Rocca Calascio nel periodo invernale si trasforma completamente. Le nevicate che caratterizzano questa stagione trasformano il paesaggio in un vero e proprio presepe di pietra e neve, dove il silenzio si fa quasi tangibile e dove il tempo sembra essersi fermato secoli fa. La chiesa di Santa Maria della Pietà, con la sua caratteristica forma ottagonale, emerge dal bianco come un faro spirituale; il borgo abbandonato appare addormentato sotto la coltre bianca; e la rocca stessa troneggia come una sentinella che ha custodito millenni di storie. Le temperature scendono spesso sotto lo zero durante le ore notturne, il vento soffia incessante attraverso la valle di Campo Imperatore, e le condizioni meteo possono cambiare repentinamente. Eppure, è proprio questa durezza della montagna che regala al fotografo momenti di straordinaria bellezza. La luce invernale, bassa e cristallina, illumina ogni dettaglio della rocca con una precisione che l’estate non permette, creando contrasti e ombre che aggiungono profondità all’immagine.


La Celebrazione dei 40 Anni di Lady Hawke a Rocca Calascio

Nel 2025, il territorio abruzzese ha deciso di celebrare questo anniversario in grande stile. Il 6 dicembre 2025, proprio nel cuore del periodo natalizio, è stata inaugurata a Calascio la mostra “Ladyhawke 1985-2025 – 40 anni”, ospitata nell’ex edificio scolastico di via XXIV Maggio. L’esposizione riunisce costumi originali del film, materiali di produzione inediti, fotografie del backstage scattate dal fotografo Alfonso D’Antonio durante le riprese del 1985, e documenti storici che raccontano come quella magica estate abbia trasformato il piccolo borgo abruzzese nel set di una leggenda cinematografica.
L’inaugurazione è stata accompagnata da una “Passeggiata 4(0) passi con Ladyhawke”, un itinerario suggestivo che conduce dalla parte bassa del paese fino alla rocca, durante il quale storici del cinema e professionisti dell’Abruzzo Film Commission condividono aneddoti e curiosità delle riprese. Due proiezioni speciali del film, programmate per il 27 dicembre e il 3 gennaio, invitano i visitatori a rivivere la magia sullo schermo prima di contemplarla dal vivo sulle mura della rocca stessa.


La Fotografia di Paesaggio come Forma di Pellegrinaggio Contemporaneo

Quello che distingue lo scatto di Alessandro D’Alfonso è la consapevolezza che la fotografia di paesaggio non è semplicemente documentazione, ma un atto di contemplazione profonda. Ogni fotografo che si reca a Rocca Calascio, soprattutto durante l’inverno, compie un pellegrinaggio laico dove la ricerca della bellezza assoluta si intreccia con il confronto personale con la vastità della natura.
Fotografare Rocca Calascio innevata significa lottare contro le condizioni meteo, significa affrontare l’isolamento della montagna, significa comprendere che la vera bellezza si nasconde spesso in luoghi difficili da raggiungere e che il valore di un’immagine risiede non solo nell’estetica finale, ma nel viaggio emotivo che il fotografo intraprende per catturarla.


Quando Cinema e Realtà si Incontrano nella Neve

La foto di Alessandro D’Alfonso acquista ulteriore rilevanza se considerata nel contesto più ampio della relazione tra il cinema e i luoghi reali. Lady Hawke ha fatto di Rocca Calascio un luogo leggendario, eppure la realtà geografica della rocca continua a sorprendere e affascinare indipendentemente dall’eredità cinematografica. La neve, invisibile nelle scene del
1985, aggiunge una dimensione emotiva completamente nuova al paesaggio, come se la montagna offrisse al fotografo contemporaneo quello che non potè offrire al regista quarant’anni fa.
Questo è il fascino del turismo cinematografico combinato con la fotografia naturalistica: la consapevolezza che i luoghi non sono statici, che il tempo li trasforma continuamente, e che ogni stagione, ogni condizione meteorologica, rivela aspetti diversi della loro bellezza. La Rocca d’inverno non è semplicemente la Rocca del film, è qualcosa di nuovo, di personale,  di intimo.


Rocca Calascio: Una Destinazione per Fotografi e Sognatori

Per i fotografi di paesaggio, Rocca Calascio rappresenta una destinazione imprescindibile. Workshop fotografici dedicati operano durante tutto l’anno, con focus particolare sulle sessioni all’alba e al tramonto, oltre che sulla astrofotografia notturna e la fotografia della Via Lattea. Le condizioni di luce straordinarie, la varietà di paesaggi e la suggestione storica del luogo creano opportunità creative praticamente illimitate.
Ma Rocca Calascio non è soltanto per i professionisti. È una destinazione per chiunque desideri comprendere veramente la bellezza abruzzese, per chi vuole camminare dove hanno camminato attori leggendari, per chi cerca silenzio e contemplazione in mezzo a mille metri di storia.


Un Invito all’Abruzzo: Scopri la Magia di Rocca Calascio

Se stai pianificando un viaggio in Abruzzo durante la stagione invernale, Rocca Calascio deve essere una tappa imprescindibile del tuo itinerario. Raggiungi il piccolo borgo di Calascio, situato nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, e percorri la mulattiera che sale verso la rocca. Indossa abbigliamento adatto alla montagna (cappello, guanti, abbigliamento antivento), prepara la tua macchina fotografica e vieni a scoprire personalmente perché questo luogo ha affascinato il cinema mondiale.
La rocca ti accoglierà in silenzio, circondata dal bianco della neve, dalla storia di quarant’anni di leggenda cinematografica, e dalla bellezza intramontabile della natura abruzzese. Sarai di fronte a uno dei castelli più belli del mondo, ma soprattutto, sarai in uno dei luoghi dove la magia del cinema e la realtà geografica si incontrano in perfetta armonia.


Rocca Calascio: Oltre la Fotografia di Paesaggio

Quello che fotografo come Alessandro D’Alfonso comprendono è che Rocca Calascio non è semplicemente un’attrazione turistica o uno scenario pittoresco. È un luogo dove il tempo sembra muoversi diversamente, dove la connessione tra passato e presente diventa tangibile, dove ogni pietra racconta una storia e dove ogni stagione offre una narrazione completamente nuova.
La foto della rocca innevata di Alessandro D’Alfonso non è quindi soltanto una celebrazione dei 40 anni di Lady Hawke: è un’affermazione del potere duraturo dei luoghi autentici, della bellezza che attende chi ha il coraggio di cercarla, e della capacità trasformativa della fotografia di paesaggio. È un invito a salire la montagna, a confrontarsi con l’inverno, e a scoprire che la vera magia dell’Abruzzo vive ancora, immutata, in attesa di essere raccontata
ancora una volta. Rocca Calascio vi aspetta. Venite a scoprire perché, quarant’anni dopo Lady Hawke, questo luogo continua a incantare il mondo.

 

Ha aperto la prima Casermetta di Forte Marghera: un nuovo spazio per la cultura e l’arte contemporanea
Da scienzenotizie.it del 18 dicembre 2025

Apre al pubblico la prima Casermetta di Forte Marghera: un nuovo spazio per la cultura, l’arte contemporanea e i giovani autori, tra i nuovi progetti di MUVE a Mestre


Due edifici ottocenteschi gemelli, affacciati sulla darsena di Forte Marghera, a bordo dell’isola del Ridotto incastonata tra terra e laguna, uno gli spazi più suggestivi del complesso fortificato, restaurato e restituito alla collettività: per la prima volta nella loro lunga vicenda storica, il pubblico potrà accedere alla Casermetta Est di Forte Marghera, conosciute anche come Casermette napoleoniche. Una struttura monumentale, progettata sotto il dominio francese, protagonista di un articolato intervento di recupero conservativo realizzato dal Comune di Venezia e affidato dall’amministrazione a Fondazione Musei Civici di Venezia, che lo ha trasformato in un nuovo luogo di aggregazione e spazio dedicato alla cultura contemporanea, con un’attenzione particolare alla valorizzazione dei giovani autori.

L’apertura al pubblico della Casermetta Est di Forte Marghera rappresenta un altro passo significativo del grande lavoro che l’Amministrazione sta portando avanti per restituire tra Venezia e Mestre spazi di qualità alla cittadinanza. In questi anni abbiamo creduto con forza nella possibilità di rigenerare luoghi che erano abbandonati, chiusi o inutilizzati, trasformandoli in punti vivi della città, capaci di accogliere persone, idee e nuove opportunità. Per questo desidero ringraziare tutte le maestranze, la direzione lavori, operai, tecnici e dirigenti che hanno operato per arrivare a questo importante risultato. Forte Marghera è uno degli esempi più chiari di questo impegno: molte delle sue strutture versavano in stato di degrado e oggi sono spazi restaurati, frequentati, vissuti. L’Emeroteca dell’Arte, che ha già compiuto un primo anno ricco di attività, eventi e mostre con la partecipazione dei giovani artisti residenti, ne è una dimostrazione concreta e visibile a tutti. E non ci fermiamo qui: il Palaplip saranno ulteriori luoghi restituiti alla comunità, in un percorso continuo di valorizzazione e innovazione urbana. Il Centro Candiani, a breve, aprirà come la futura casa della contemporaneità, con mostre e una collezione di arte contemporanea permanente di altissimo prestigio. L’obiettivo è chiaro: creare una città più vivibile, attrattiva e dinamica, dove cultura, creatività e socialità possano crescere insieme. La riapertura della Casermetta Est non è solo un intervento di restauro, ma un investimento nella vita della città, un segnale di fiducia verso il futuro e un invito a tutti i cittadini a tornare a vivere spazi che appartengono alla nostra storia. Negli oltre 30 milioni di euro investiti per Forte Marghera, sono già in corso i lavori per la Casermetta ovest e per completare la bonifica dei suoli. Ricco sarà anche il programma delle attività del 2026.

L’apertura di un nuovo spazio segna un nuovo traguardo nel percorso che la Fondazione Musei Civici sta portando avanti per valorizzare il contemporaneo e sostenere il lavoro dei giovani artisti. Grazie alla collaborazione con il Comune di Venezia, questo edificio ottocentesco, straordinario dal punto di vista storico e architettonico, diventa ora uno spazio aperto alla creatività, alla ricerca e alla produzione culturale. La Casermetta ospiterà le collettive degli artisti in residenza e le mostre del concorso Artefici del nostro Tempo, offrendo alle nuove generazioni un luogo dedicato dove sperimentare, confrontarsi e crescere. Si aggiunge così a una rete in espansione che comprende l’Emeroteca dell’Arte a Mestre e i musei del Moderno e del Contemporaneo a Venezia, rafforzando il ruolo di MUVE come piattaforma attiva di dialogo tra linguaggi artistici, territorio e comunità. Questo nuovo spazio racconta una storia importante: quella di un patrimonio che rinasce grazie alla cura, alla visione e alla sinergia tra istituzioni. Ed è anche un atto di fiducia verso il potenziale creativo dei giovani, che saranno i protagonisti delle attività e dei progetti che prenderanno vita qui. La Casermetta sarà un luogo aperto, accessibile, dinamico: un invito a scoprire, partecipare e condividere l’energia della cultura ontemporanea

L’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Venezia, Francesca Zaccariotto, ritiene che la consegna oggi alla città della Casermetta Napoleonica Est rappresenta un nuovo e importante passo nella valorizzazione e rigenerazione di Forte Marghera, una realtà straordinaria che negli anni si è consolidata come luogo di attrazione, cultura, eventi e storia. Continua l’Assessore Zaccariotto: l’intervento sulla Casermetta Est, con un investimento di 4,7 milioni di euro, ha permesso di riportare l’edificio alla sua bellezza originaria grazie a un restauro attento e rispettoso. L’edificio unisce memoria, tutela e nuove funzioni, diventando finalmente uno spazio vivo e accessibile a tutti. Il proseguimento dei restauri degli edifici all’interno del Forte rappresenta un passo fondamentale nel percorso di rigenerazione di Forte Marghera. Con questa apertura, la città guadagna nuovi spazi per la creatività, la socialità e la partecipazione, confermando l’impegno dell’Amministrazione comunale nel valorizzare i luoghi storici e nel costruirne il futuro – conclude l’Assessore Zaccariotto.


Un nuovo polo culturale per giovani artisti e autori

Con la riapertura della Casermetta Fondazione Musei Civici avvia un nuovo capitolo nella valorizzazione nel lavoro di ricerca dei linguaggi artistici luogo che ampliala rete dedicata all’attualità, in stretta connessione con l’indagine che MUVE conduce nei musei del Moderno e del Contemporaneo a Venezia e, soprattutto, con la produzione artistica nel pieno centro di Marghera ospiterà, infatti, le collettive di fine residenza degli artisti che ogni anno, per il secondo anno, lavorano, vivono, rigenerano il polo dedicato alla creazione e creatività, riaperto nel 2024. Inoltre, diventerà lo spazio dedicato alle mostre annuali del concorso Artefici del nostro Tempo, che raccoglie opere di giovani creativi selezionati attraverso il bando internazionale promosso dal Comune di Venezia. La Casermetta diventa così un punto di riferimento per la nuova scena artistica veneziana, uno spazio aperto, dinamico e accessibile, pensato per ospitare mostre, incontri, laboratori e momenti di confronto tra artisti, pubblico e comunità. Un nuovo luogo per la cittàAffacciata sulla baia di Forte Marghera, la Casermetta Est riacquista oggi una funzione pubblica e culturale, contribuendo alla rinascita di uno dei complessi storici più significativi della città.Grazie al restauro e alla gestione della Fondazione Musei Civici, questo edificio ottocentesco diventa un luogo dove tradizione e contemporaneità si incontrano, offrendo alla cittadinanza e ai visitatori nuovi spazi di cultura, creatività e partecipazione.

 

Una struttura bellica che rinasce nel segno dell'arte

Progettata originariamente dai francesi come struttura militare “a prova di bomba”, la Casermetta Est rappresenta, insieme alla struttura gemella, l’elemento più emblematico del patrimonio monumentale ottocentesco del Forte. Per questo motivo è stata oggetto di studio e indagine preventiva, con l’opportunità unica di studiare da vicino, oltre ai fabbricati, anche il progetto napoleonico. L’intervento rappresenta il più recente tassello del vasto programma di riqualificazione di Forte Marghera, che negli ultimi anni ha interessato numerosi edifici storici del compendio. In particolare, le due Casermette napoleoniche, rappresentano oltre 2.500 mq di superficie complessiva destinata ad attività culturale ed espositive. La casermetta est è stata sottoposta a un rigoroso restauro grazie a un investimento di 4,7 milioni di euro. La direzione lavori è stata seguita dall’arch. Riccardo Cianchetti, il RUP è stato l’ing. Andrea Ruggero, che si sono sempre coordinati con la Direzione Lavori Pubblici del Comune di Venezia e la direzione di MUVE.


GRANDA. Gli artisti degli Atelier 2024–2025

La mostra GRANDA approda nel nuovo spazio espositivo delle Casermette di Forte Marghera in un allestimento rinnovato, concepito per abbracciare e riunire nei particolari ambienti storici tutti e 27 gli artisti delle residenze di Bevilacqua La Masa e Fondazione MUVE per nell’anno 2024–2025. Uniti in una nuova prospettiva, partecipi dell’azione rigenerativa di spazi restituiti alla collettività, GRANDA torna a raccontarsi in una collettiva di ampio respiro che valorizza la pluralità dei linguaggi dell’arte contemporanea, attraversando pratiche, generazioni e sensibilità diverse. Non ultimo, rappresenta una nuova occasione per restituire la ricchezza delle ricerche sviluppate nei quindici atelier storici atelier veneziani e nei tredici studi dell’Emeroteca dell’Arte di Mestre.
Ad accompagnare le opere, il catalogo della mostra che raccoglie le immagini del primo allestimento a Venezia, realizzato nelle sedi di Fondazione Bevilacqua La Masa in sinergia con la Fondazione Musei Civici di Venezia, tra la Galleria di San Marco e Palazzetto Tito, degli atelier e delle opere esposte, accompagnate da testi critici e materiali di approfondimento. Le fotografie, realizzate da Giacomo Bianco e Nico Covre, si uniscono al progetto grafico dello studio b.r.u.n.o di Venezia, dando vita a un volume che riflette l’identità visiva della residenza

 

Rezzato: visita guidata a villa Torreggiani e ai suoi bunker sotterranei
Da bresciatoday.it del 17 dicembre 2025

Villa Torreggiani, situata a Treponti di Rezzato, è una dimora storica che unisce fascino medievale e prestigio ottocentesco. Originariamente costruita come Rocca di Treponti nel XV secolo, la villa fu trasformata nel 1840 dal Regno Lombardo- Veneto in residenza estiva per il Governatore, mantenendo le antiche fondamenta e adattando l’edificio al gusto dell’epoca. Oggi si presenta con la sua maestosità circondata da un elegante parco all’inglese affacciato sul Naviglio bresciano, offrendo scorci suggestivi e un’atmosfera senza tempo.


Un elemento di particolare interesse si trova nei sotterranei della villa, dimenticati per decenni e oggi restaurati. Gli ambienti, originariamente adattati a rifugi antiaerei tra il 1943 e il 1945, consentono di rivivere la memoria della Seconda Guerra Mondiale. I visitatori possono osservare rifugi civili e militari, prigioni, uffici del comando tedesco delle SS e magazzini, ricreati con oggetti e cartelli originali, per un’esperienza intensa e coinvolgente che mette a confronto passato e presente.


La villa ospita anche il Museo Risorgimentale della Battaglia di Treponti, che ricorda l’epico scontro del 15 giugno 1859 tra Garibaldi e l’Esercito Imperiale Austriaco. Camminando tra bunker antiaerei e sale di rappresentanza, è possibile scoprire vicende che vedono la dimora protagonista sia del Risorgimento sia della Seconda Guerra Mondiale, quando ospitò la Direzione Generale del Ministero degli Interni durante l’occupazione tedesca. Villa Torreggiani rappresenta quindi un vero e proprio viaggio nella storia, combinando arte, natura, cultura e memoria, e offrendo ai visitatori l’opportunità di scoprire i tesori nascosti della Lombardia.


Le visite guidate, condotte da uno storico esperto della villa, si terranno sabato 27 dicembre 2025 alle 15:00 e domenica 28 dicembre 2025 alle 15:00. Il ritrovo è previsto 15 minuti prima dell’inizio presso l’ingresso della villa in Via Giuseppe Garibaldi 45, 25086 Rezzato (BS). La durata del percorso è di circa 45 minuti. Il contributo per la partecipazione è di 14€ per gli adulti, 12€ per persone con disabilità o invalidità, 8€ per ragazzi dai 6 ai 15 anni e gratuito per bambini fino a 5 anni.

 

Bunker antiaereo, le nuove visite guidate durante le festività
Da espansionetv.it del 16 dicembre 2025

Nuove visite guidate al Bunker antiaereo e antigas della città, organizzate da “Slow Lake Como” in collaborazione con il Comitato di Como della Croce Rossa Italiana.

L’esperienza prevede un tour dei rifugi sotterranei della sede comasca dell’associazione di soccorso, tra testimonianze e aneddoti della Seconda Guerra Mondiale.

Un modo per scoprire lati nascosti di uno dei periodi più bui della nostra storia e conoscere più a fondo l’impegno civile della Croce Rossa nel Museo ad essa dedicato.

L’ingresso, previo acquisto del biglietto, sarà aperto in orario serale sabato 20 dicembre, domenica 28 dicembre e martedì 6 gennaio, invece, in orario pomeridiano.

 

L'antica forma del Castello longobardo sul monte Tifata ricostruita con l'ausilio dei droni
Da goldwebtv.it del 16 dicembre 2025

Un Castello longobardo del XI secolo dopo Cristo sorgeva un tempo sulla cima del monte Tifata, il più alto della catena che circonda Caserta ed i comuni limitrofi.

Ne restano solo poche pietre in piedi ma grazie agli studi promossi da un gruppo di appassionati, anche attraverso l'utilizzo di droni, è stato possibile ottenere una ricostruzione grafica della sua forma di un tempo.

Il castello dominava l'altura dove ora si intravede anche da lontano, una croce in ferro. Secondo la ricostruzione aveva una cinta muraria che difendeva il caseggiato interno.

Uno splendido lavoro, completato attraverso lo studio dei reperti ancora presenti e della morfologia del territorio, che restituisce la memoria di quello che un tempo era uno splendido manufatto medievale.

 

Il forte San Felice torna a vivere
Da chioggianotizie.it del 16 dicembre 2025

Dopo un lungo silenzio ripresi i restauri dopo quattro anni


Di Biolcati Marco

SOTTOMARINA - Dopo un silenzio lungo quattro anni, il cantiere del Forte San Felice torna a vivere. Sono infatti ripresi i lavori di restauro del portale monumentale progettato da Andrea Tirali nel 1704, simbolo architettonico del complesso fortificato. L’intervento, atteso da tempo e più volte sollecitato dal comitato San Felice, dovrebbe concludersi entro il 2026.

«Abbiamo ricevuto le prime immagini del cantiere riordinato e operativo», racconta con soddisfazione Erminio Boscolo Bibi, presidente del comitato. «Il referente dell’impresa Secis, incaricata dal Consorzio Venezia Nuova, ci ha confermato che gli operai sono al lavoro e che si partirà dal rifacimento del tetto. Dopo anni di stallo, speriamo davvero che questa sia la volta buona». Ma il portale non è l’unico elemento del Forte a essere oggetto di interventi. Proseguono infatti anche i restauri del blockhaus austriaco e della polveriera veneziana. Entrambi i cantieri, dopo aver completato le coperture, stanno avanzando regolarmente e dovrebbero chiudersi nei primi mesi del 2026. Durante l’ultimo tavolo tecnico, gli architetti Paolo Bellone e Vittoria Sarto del Provveditorato alle opere pubbliche hanno annunciato che, con la conclusione dei lavori, sarà finalmente possibile riaprire le visite straordinarie al compendio. Queste erano state sospese nel 2025 per motivi di sicurezza, ma potrebbero tornare presto grazie anche alla collaborazione con Marifari Venezia e all’impegno instancabile dei volontari.
Le visite guidate al Forte San Felice sono diventate negli anni un appuntamento molto atteso, non solo dai cittadini di Chioggia ma anche da numerosi turisti curiosi di scoprire i segreti nascosti dietro le mura di uno dei luoghi più affascinanti della città.Con il ritorno dei restauri, si riaccende la speranza di restituire piena dignità a questo gioiello storico e di renderlo nuovamente accessibile a tutti

 

Una passeggiata lungo le Mura Veneziane di Bergamo: storia, quanto sono lunghe e cosa vedere
Da immobiliare.it del 15 dicembre 2025
Le Mura Veneziane di Bergamo emergono tra i colli come un sentiero sospeso nel tempo, dove la città sembra rallentare e lasciare spazio allo sguardo. Basta mettersi in cammino per accorgersi di come la pietra, la luce e il paesaggio dialoghino tra loro con sorprendente naturalezza. 

Dal 2017 questo anello fortificato è riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio mondiale, un titolo che racconta meglio di ogni parola la sua importanza storica e la sua armonia con l’ambiente urbano. 

 


Storia e origine delle Mura Veneziane di Bergamo: perché furono costruite


La nascita delle Mura Veneziane risale al 1561, quando la Repubblica di Venezia decise di rafforzare Bergamo trasformandola in un avamposto di primaria importanza. All’epoca i rapporti con il Ducato di Milano erano tesi e la Serenissima puntava a creare una barriera difensiva in grado di resistere alle nuove tecniche belliche. Il progetto fu mastodontico e impose sacrifici notevoli. Più di 250 edifici vennero demoliti per far spazio alla nuova cinta, inclusi otto luoghi religiosi di grande valore. Le frizioni tra istituzioni civili e religiose furono così intense che vennero emesse otto scomuniche nel corso dei lavori. Malgrado ciò, la fortificazione prese forma seguendo criteri avanzati per l’epoca. Baluardi angolati, cannoniere, polveriere autonome e una rete articolata di gallerie crearono un sistema difensivo all’avanguardia. Paradossalmente, però, le mura non furono mai coinvolte in assedi diretti. Proprio questa mancata esposizione alla guerra permise alla struttura di arrivare fino a oggi quasi intatta.


Quanto sono lunghe le Mura Veneziane?


L’estensione complessiva delle Mura Veneziane raggiunge 5.2 chilometri, ai quali si aggiungono aree di raccordo e piattaforme che portano il sistema difensivo a superare i 70.000 metri quadrati di strutture murarie. Si tratta di una lunghezza che consente di percorrere l’intero anello in circa due ore, mantenendo un ritmo tranquillo e concedendosi soste nei punti più suggestivi.


Lungo il tracciato si alternano tratti ombreggiati da vegetazione, aperture panoramiche rivolte verso la pianura e segmenti più ampi come il viale delle Mura, dove lo sguardo si apre gradualmente sull’orizzonte. I punti panoramici più affascinanti emergono nella zona sud-occidentale, mentre Colle Aperto rappresenta una tappa ideale per una pausa tranquilla, soprattutto nelle giornate limpide in cui la pianura appare particolarmente estesa.


Cosa vedere lungo le Mura Veneziane di Bergamo: porte monumentali, sotterranei


Passeggiare lungo le Mura Veneziane di Bergamo permette di incontrare una serie di luoghi che si alternano con naturale armonia e che, uno dopo l’altro, arricchiscono Città Alta. Ecco cosa vedere lungo il percorso.

 


Porta San Giacomo

Costruita alla fine del XVI secolo, è l’unica realizzata in marmo bianco rosato proveniente dalla cava di Zandobbio e mostra ancora oggi elementi rinascimentali ben leggibili. Si trova sulla facciata meridionale e fungeva da ingresso principale per chi arrivava da sud e dalla pianura. Sulla sua sommità è ancora visibile il Leone di San Marco, simbolo della Repubblica di Venezia, e da qui si gode una prospettiva ampia sulla città bassa e sulla pianura padana sottostante.

 


Porta Sant’Agostino
Situata a est, è storicamente l’ingresso principale alla fortezza per chi veniva da Venezia e dalla pianura orientale. Prende il nome dal convento agostiniano oggi sede dell’Università degli Studi di Bergamo. Di fronte alla porta si trova la fontana di Sant’Agostino del 1574, un tempo punto d’approvvigionamento idrico per chi entrava in città. All’interno della struttura, fino agli inizi del XX secolo, venivano ospitate funzioni di guardia e controllo, mentre oggi parte degli spazi è dedicata a mostre ed eventi.

 


Porta San Lorenzo (o Garibaldi)
La porta più piccola tra le quattro e si apre a nord verso le valli Brembana e Imagna. Costruita nel punto in cui si trovava una chiesa omonima poi demolita, venne chiusa nel 1605 perché ritenuta poco difendibile e riaperta più tardi con un ingresso rialzato.

 


Porta Sant’Alessandro
Situata sul lato occidentale, la porta deve il nome all’antica basilica di Sant’Alessandro, demolita all’inizio dei lavori delle mura. Superata l’entrata si incontra la colonna commemorativa della basilica, ancora visibile vicino alla porta. Questo ingresso conduce verso i percorsi che salgono ai colli e al Castello di San Vigilio, ed è stato uno dei principali punti di accesso per chi arrivava da ovest. Nel 1958 fu aggiunto al timpano il Leone di San Marco in pietra di Vicenza, opera dello scultore Antonio Milani.

 


Cannoniera di San Giovanni
Queste strutture, accessibili in alcuni periodi dell’anno, rappresentano una delle testimonianze più evocative dell’apparato difensivo veneziano. Situate nei pressi del baluardo omonimo, le cannoniere sono caratterizzate da gallerie interne e nicchie per il collocamento di artiglieria. Oggi sono spesso aperte in occasione di visite guidate.

 

 

 


Tratti del perimetro romano in via Vagine
Lungo la passeggiata emergono frammenti di mura molto più antiche, appartenenti all’epoca romana. Queste parti si riconoscono nel tratto di via Vagine e vicino al convento di Santa Grata e costituiscono un collegamento con la storia precedente alla fortificazione veneziana, testimoniando come la città abbia ripetutamente riallestito le proprie difese nel corso dei
secoli.

 


Murature storiche presso il convento di Santa Grata
Nelle vicinanze dell’antico monastero si trovano resti integrati di fortificazioni medioevali e romane. Questi elementi, incastonati nel paesaggio collinare, offrono un contesto suggestivo per comprendere l’evoluzione urbana e militare di Bergamo ben prima dell’arrivo della Serenissima.

 

Oristano. 345 mila euro dalla Regione per il restauro delle mura medievali
Da ornews.it del 15 dicembre 2025

Un finanziamento da 345.000 euro per restituire dignità e futuro a uno dei simboli più antichi della città di Eleonora: le mura medievali.
Con una delibera di giunta approvata nei giorni scorsi, la Regione ha stanziato le risorse destinate “al restauro e alla valorizzazione di un significativo tratto delle mura medievali di Oristano, riconoscendo il valore storico e culturale del patrimonio cittadino non solo a livello locale, ma regionale” – si legge nella delibera. Lo stanziamento si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione della storia giudicale, che vede Oristano città capofila del progetto per la realizzazione del Museo Giudicale, ospitato a Palazzo Arcais. Un progetto che mira a rafforzare il ruolo della città come punto di riferimento per la cultura medievale della Sardegna. A esprimere soddisfazione per il risultato è la consigliera comunale di Sinistra Futura, Francesca Marchi, che sottolinea come “il finanziamento rappresenti un traguardo fortemente voluto e richiesto da tempo, fondamentale per salvaguardare e valorizzare un inestimabile pezzo di storia che definisce l’identità della nostra comunità”.

La consigliera Marchi sottolinea come l’intervento sulle mura medievali non riguardi soltanto Oristano, ma l’intera Sardegna: “Investire nella memoria storica significa costruire il futuro, rafforzando il legame tra identità, cultura e sviluppo”. La consigliera ringrazia l’assessorato regionale della Pubblica Istruzione, Beni culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, in particolare l’assessora Ilaria Portas e la segretaria particolare Maria Delogu, per la sensibilità dimostrata nel sostenere la richiesta. Un ringraziamento speciale è stato rivolto anche al consigliere regionale di Sinistra Futura Peppino Canu, il cui supporto a livello regionale è stato determinante per l’ottenimento delle risorse.

Il finanziamento rappresenta ora un passo concreto verso il recupero e la valorizzazione di un patrimonio storico che racconta le radici più profonde di Oristano e della Sardegna.

 

Settant’anni presenza militare USA ad Aviano
Da ilpopolopordenone.it del 15 dicembre 2025

Se fosse un matrimonio, sarebbero le “nozze di Titanio”. Ma l’integrazione è stata progressiva, ha attraversato fasi diverse e complesse, armonizzandosi all’evoluzione dei tempi e delle atmosfere geopolitiche internazionali. Una cosa è certa: nel 2025 sono scoccati i primi 70 anni di convivenza – o, perlomeno, di stretta contiguità – fra la popolazione di Aviano, il centro storico pedemontano del Friuli occidentale a 15 chilometri da Pordenone, e una della più vaste comunità statunitensi in Italia, quella che ruota intorno al campo aeronautico di Aviano dove è di stanza il contingente del 31° Stormo, l’aeronautica militare statunitense. Sette decenni di gemellaggio territoriale fra comunità contigue: a partire dal 15 febbraio 1955, quando ufficialmente si attivava l’accordo stipulato un anno prima fra il governo statunitense e quello italiano per l’utilizzo congiunto di un’infrastruttura militare italiana, che diventava così formalmente un contingente a supporto dell’alleanza militare NATO.


Aviano, un paesino di 9.000 anime, negli anni ha visto quasi raddoppiare la sua popolazione, complice l’insediamento permanente del 31st Fighter Wing dal 1994, con migliaia di unità statunitensi fra militari e civili, distribuiti sul territorio. Settant’anni dopo, e in un contesto delicato sul piano geopolitico internazionale, l’Amministrazione comunale di Aviano ha deciso di “specchiarsi” nella sua storia così speciale, fatta di amicizie che si sono intrecciate in una lunga quotidianità e di processi di trasformazione della società locale. Ma anche di palpitanti allerte sicurezza nei momenti di tensione internazionale, di un turismo di guerra attratto dagli F16 che si alzano in missione, di contestazioni e marce antimilitariste a presidio della pace. Da questi presupposti nasce il progetto culturale It’s Aviano. Il Paese con la Base, un “cantiere aperto” focalizzato sull’identità di Aviano e della sua comunità, illustrato il 15 dicembre 2025 nella sede della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, alla presenza dei promotori. Sostenuto dall’Assessorato regionale alla Cultura e Sport, il progetto è promosso dal Comune di Aviano in vista del 2027, l’anno di Pordenone Capitale Italiana della Cultura. Il primo cittadino di Aviano, il sindaco Paolo Tassan Zanin, ha sottolineato la valenza ampia e articolata di un percorso che «ha tante specificità che lo caratterizzano, e potrà restituire una dimensione più baricentrica di Aviano sul piano culturale». E l’Assessore alla Cultura Andrea Menegoz ha spiegato: «Abbiamo deciso di guardare con attenzione e con una giusta scientificità alla storia del nostro territorio, che riflette bene la grande storia a cavallo tra XX e XXI secolo. Rubando una formula dello storico Marc Bloch, vogliamo indagare il passato prossimo dal carattere unico di Aviano; puntiamo a restituire un racconto multidisciplinare di carattere orizzontale, per dare spazio anche alle storie tratte dalla quotidianità e narrare i fatti a un ampio pubblico, ripercorrendo il vasto arco di tempo che ha attraversato il secondo dopoguerra e gli anni della Guerra Fredda, la caduta del muro di Berlino, la guerra nei Balcani e la tragedia delle Torri Gemelle, fino al ritorno della guerra nell’estremo oriente d’Europa, in Ucraina, nell’ultimo triennio». Il Vicepresidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia Mario Anzil, Assessore regionale alla Cultura e allo Sport, nel messaggio inviato ai promotori di cui ha dato comunicazione la funzionaria Cultura del Comune di Aviano Viviana Urban, ha sottolineato che «celebrare oggi l’avvio del progetto “It’s Aviano. Il Paese con la base” significa rileggere con consapevolezza e con orgoglio 70 anni di storia condivisa. La presenza della comunità statunitense, una delle più numerose in Italia, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo culturale ed economico di Aviano e dell’intera area pedemontana. Qui si è progressivamente delineato un paesaggio umano e sociale unico, capace di trasformare una periferia del Friuli in uno dei contesti italiani più familiari ai modelli di vita americani. Un vero e proprio “gemellaggio territoriale”, appunto, che ha attraversato stagioni storiche complesse, ma che alla fine ha sempre trovato nel dialogo e nella convivenza la propria cifra distintiva. Sono convinto che questa sia un’occasione preziosa per ribadire quanto la capacità di convivere, collaborare e crescere insieme rappresenti una delle più autentiche risorse del nostro territorio».


Nel corso del 2026 si attiverà la fase produttiva, che prevede la realizzazione di un lungometraggio –il documentario “United States of Aviano. La faccia epica dell’America”, firmato dai filmmakers Francesco Guazzoni e Alessandro Pasian – e di una pubblicazione che raccoglierà la ricerca condotta dall’Università degli Studi di Trieste – Dipartimento di Studi umanistici, per il coordinamento del professore di “Geografia storica del Friuli Venezia Giulia” Sergio Zilli: un’indagine sul rapporto fra la comunità di Aviano e la base USAF, per monitorare l’evoluzione di un paesaggio che, da periferia pedemontana del Friuli, si è trasformato in una delle aree italiane più permeate dai modelli di vita americani. Un progetto che ha un logo peculiare come l’identità del luogo che esprime, realizzato dall’artista e grafico Marco Tonus, di cui ha illustrato i presupposti nel corso dell’incontro stampa il consigliere comunale Joshua Honeycutt Balduzzi. E il consigliere regionale Carlo Bolzonello ha evidenziato l’importanza di un progetto che diventa importante valore aggiunto per la comunità di Aviano.


Documentario United States of Aviano. La faccia epica dell’America

Presentato dagli autori e registi Francesco Guazzoni e Alessandro Pasian, il documentario “United States of Aviano. La faccia epica dell’America” sarà una “rapsodia” di tasselli che si sono sedimentati nel tempo. «Dalla storica radio The Eagle 106, che nell’Italia degli anni ‘70/’80 ispirò pionieristicamente la nascita dei gruppi punk alimentando la scena musicale del «Great Complotto», al fiorire di locali e strutture d’intrattenimento –pub, locande, bowling, strip club– in perfetto stile yankee, una potente calamita per migliaia di giovani attratti da quel «pezzo d’America» friulano dove potersi confrontare – e spesso scontrare in leggendarie scazzottate – con una cultura mutuata solo dagli stereotipi cinematografici. E ancora le feste e le tradizioni “made in Usa”, i matrimoni ‘misti’, la saudade dei militari rientrati in patria, la visita di un presidente e di una first lady – Bill Clinton e Laura Bush – e il progetto Aviano 2000 per la costruzione, nell’area circostante, di oltre 500 abitazioni destinate ai marines e alle loro famiglie». Questi, e molti altri, i topics del documentario scritto, diretto e prodotto dai filmmakers Francesco Guazzoni e Alessandro Pasian con l’Amministrazione Comunale di Aviano. Un lungometraggio della durata di 90 minuti che si presenterà in anteprima nella primavera 2027. I registri della narrazione cinematografica si avvicenderanno: dai colori della metamorfosi del “paesaggio umano” e sociale nella città, agli eventi drammatici della Guerra nei Balcani, della strage del Cermis, dell’11 settembre 2001: tappe portanti della storia della Aviano Air Base, che si diluiscono nel presunto, fra verosimile e grottesco: la consapevolezza delle testate nucleari custodite nella Base, e le scommesse sulla presenza di alieni asserragliati nei corridoi sotterranei. Poi, all’alba del terzo millennio, qualcosa è cambiato: con l’evento dell’11 settembre l’allerta sicurezza della Aviano Air Base aveva raggiunto il top, al grado «Delta». Il personale cominciò a trincerarsi idealmente all’interno dove, nel frattempo, una cittadella indipendente e inaccessibile era sorta, con tanto di ospedale, supermercato, cinema, golf club e, naturalmente, alloggi per i militari in servizio, sempre più numerosi. Pur abitando per lo più nei comuni limitrofi, le famiglie americane modificarono le regole di ingaggio sociale, le  abitudini cambiarono e le frequentazioni esterne si ridimensionarono, tantoche molte attività del centro storico di Aviano furono costrette a chiudere. United States of Aviano. La faccia epica dell’America racconterà come sette decenni di forte presenza statunitense in forze alla Base aeronautica di Aviano – di dimensioni ridotte rispetto ad altre Basi internazionali, con l’esigenza quindi di ‘dirottare’ all’esterno la residenza dei militari – abbiano modificato l’identità del territorio e portato un cambiamento radicale nella fisionomia sociale della città e dei suoi abitanti. Il film restituirà immagini d’epoca provenienti da archivi privati, dall’archivio Luce e dalle Teche RAI, e sarà scandito dalle interviste ai testimoni della storia legata alla Base di Aviano: civili e militari, italiani e americani. Entreremo nelle location più significative -ancora accessibili o dismesse- e il nostro occhio si muoverà via via all’interno e all’esterno della Base. Una attenzione speciale sarà riservata alla star hollywoodiana Amy Adams, vincitrice di due Golden Globe come migliore attrice, rimasta saldamente affezionata alla sua esperienza d’infanzia nella base militare di Aviano. Tanto da aver voluto che il luogo della sua infanzia potesse risuonare nel nome della figlia, Aviana Olea, oggi quindicenne.


Aviano 2027: dallo studio dell’Università di Trieste, alla pubblicazione d’autore.

Curato dall’Università di Trieste – Dipartimento di Studi Umanistici, per il coordinamento del professore di Geografia storica del Friuli Venezia Giulia Sergio Zilli, il progetto di ricerca è focalizzato sul rapporto fra la comunità di Aviano e la base USAF e offrirà la possibilità di ragionare sugli effetti di una delle principali questioni che hanno interessato il territorio del Friuli Venezia Giulia in età repubblicana: la relazione fra comunità locali e strutture militari. «Quindi – ha spiegato Sergio Zilli – gli intrecci che si sono venuti a creare, ai diversi livelli, fra i processi di trasformazione della società locale e le esigenze di tutela del confine orientale italiano, del quale il Friuli Venezia Giulia è avamposto geografico. A differenza di quanto è accaduto nelle altre aree della regione rispetto alle strutture miliari dismesse, nel caso di Aviano la questione risulta estremamente attuale, visto che la Base militare statunitense è sopravvissuta alla caduta del Muro e si è rinnovata nell’ultimo trentennio. La riflessione si pone quindi in termini di continuità e non di frattura». Ad Aviano, a differenza del resto del Paese, l’introduzione di stili di vita e di modelli di consumo statunitensi è avvenuta attraverso la presenza fisica di uomini e donne appartenenti al contingente ospitato nell’area militare, e non solo attraverso i media e il cinema: ad Aviano le auto e i bus scolastici che si vedevano nei film giravano realmente per le strade; la musica che si ascoltava alla radio non era quella della RAI; il rito del barbeque veniva celebrato in ogni casa affittata dai “foresti”. Al contempo l’esistenza nello spazio comunale di Aviano della Base, in rapporto dialettico rispetto alle guerre degli ultimi settant’anni, ha costituito un punto di riferimento per i dibattiti sulla pace e la non violenza nelle aree del Nordest. La ricerca spazierà fra archivi locali e nazionali, fisici e virtuali, e sarà integrata da interviste con testimoni a vario titolo di questi sette decenni.

I risultati dello studio saranno presentati nel gennaio 2027, nell’ambito di un convegno che vedrà protagonisti i ricercatori e ricercatrici coinvolti. Dagli Atti del convegno, e dalle molteplici relazioni a firma di esperti e studiosi, prenderà forma la pubblicazione in uscita nella primavera 2027. La Base aeronautica di Aviano è uno dei più antichi aeroporti militari italiani, reso operativo nel 1911 fu cruciale in entrambe le Guerre Mondiali. Nel corso della Prima Guerra Mondiale fu sede di squadriglie da ricognizione e bombardamento e dopo Caporetto, fu occupato dagli austroungarici. Nel 1919 l’aeroporto fu intitolato agli aviatori Maurizio Pagliano e Luigi Gori, eroi del volo su Vienna, abbattuti nel 1917 mentre volavano in missione a bordo di un bombardiere Caproni, nei cieli di Susegana (TV), da un caccia Albatros austriaco. Nella Seconda Guerra Mondiale fu un’importante base aerea italiana, poi rilevata dalle forze alleate finché nel 1955 diventava operativo l’accordo di utilizzo congiunto fra i Governi italiano e statunitense: l’aeroporto di Aviano si avviava così a diventare una Base USAF integrata nella NATO, accogliendo i primi contingenti USAFE. Nel periodo della Guerra Fredda la Base diventò un avamposto strategico NATO, ospitando vari reparti di caccia e bombardieri. Dopo la Guerra Fredda, nel 1994, il 31° Fighter Wing (31st FW), con i suoi F-16, divenne l’unità di riferimento, con missioni in Bosnia, Kosovo e altre aree di crisi.


Oggi Aviano rimane una delle più grandi e importanti basi aeree statunitensi in Europa. La storia di Aviano è un mix di antiche origini: delle sue radici romane, dello splendore rinascimentale e della rilevanza strategica moderna. Caposaldo di queste molteplici “identità” sono il Castello medievale (X sec.), fondato prima del Mille, sede dei Patriarchi di Aquileia, concesso all’imperatore Federico Barbarossa e poi alla Serenissima Repubblica di Venezia; la Pieve di Santa Giuliana ai piedi del Castello, con gli affreschi medievali; e ancora le eleganti Ville Venete (come Villa Policreti/Fabris) e il Santuario della Madonna del Monte. Il tutto arricchito dall’eredità spirituale del Beato Marco d’Aviano, il frate cappuccino, predicatore apostolico e legato pontificio, noto per aver guidato la coalizione cristiana che liberò Vienna dall’assedio ottomano nel 1683, salvando l’Europa e diventando un eroe per l’Austria e l’intera cristianità; morì proprio a Vienna nel 1699 e fu beatificato dalla Chiesa cattolica nel 2003.
Adornata da un paesaggio con sfondo dolomitico (il Monte Cavallo), la città si trova vicina alla celebre località sciistica di Piancavallo. Nel comune di Aviano trova sede il Centro di Riferimento Oncologico (CRO), Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) di rilievo nazionale per l’oncologia, dedicato alla prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione dei tumori attraverso un approccio multidisciplinare e integrato, combinando assistenza clinica avanzata a un’intensa ricerca scientifica e alla alta Formazione.


Info: https://www.biblioaviano.it/progetti/

 

Castelli e fortificazioni dell’Alta Valle Tanaro: il progetto entra nella fase decisiva
Da cuneo24.it del 15 dicembre 2025

La valorizzazione dei castelli e delle fortificazioni dell’Alta Valle Tanaro compie un passo decisivo grazie ai fondi PNRR del Bando Borghi. Attorno alla ferrovia del Tanaro prende forma un sistema integrato di fruizione culturale che unisce ricerca scientifica, percorsi di visita e sviluppo territoriale.

Ormea. La valorizzazione dei castelli e delle fortificazioni dell’Alta Valle Tanaro entra in una fase decisiva. Grazie ai finanziamenti del PNRR, attraverso l’azione M1C3I2.1 del Bando Borghi, trova piena attuazione il progetto avviato nel 2017 con DACQUAEDIFERRO, oggi giunto a un importante momento di consolidamento.

Cuore dell’iniziativa è la storica ferrovia del Tanaro, attorno alla quale si sta delineando un sistema integrato e innovativo di fruizione culturale. Un’infrastruttura che diventa chiave di accesso a un patrimonio diffuso di fortificazioni e castelli, finora poco conosciuti ma di grande valore storico e paesaggistico. I siti, prossimamente visitabili, sono oggetto di un articolato programma di ricerca multidisciplinare che comprende studi archeologici, storici e architettonici. Le attività, condotte da un team di professionisti qualificati, si svolgono in collaborazione con la Soprintendenza regionale e con il supporto scientifico dell’Università di Torino. I risultati confluiranno in pubblicazioni editoriali e scientifiche, oltre che in prodotti multimediali destinati alla divulgazione. Determinante la sinergia istituzionale che sostiene il progetto, a partire dai Comuni beneficiari del bando – Ormea, capofila, insieme a Bagnasco e Nucetto – affiancati dagli altri Comuni della valle. Fondamentale anche il ruolo delle fondazioni bancarie, in particolare Fondazione CRC, Fondazione CRT e Compagnia di San Paolo.

Il completamento degli interventi PNRR non rappresenta un traguardo finale, ma l’avvio di una nuova fase di crescita, con l’estensione delle ricerche, la manutenzione dei percorsi di visita e l’attivazione di eventi e iniziative culturali. Un modello di cooperazione che punta a generare ricadute durature in termini diattrattività, partecipazione e sviluppo sostenibile.

 

Hernica Saxa la Storia lega, la Cultura Unisce
Da askanews.it del 15 dicembre 2025

Oggi l’annuncio sulla Candidatura a Patrimonio Unesco del Sistema di Mura Megalitiche delle Città Erniche Fortificate di Anagni, Alatri, Veroli, Ferentino

Roma, 15 dic. – Pietro Scerrato – storico del territorio e con – redattore del dossier HernicaSaxa a Candidatura a Capitale Italiana della Cultura:” Il punto di forza è l’eccezionale concentrazione di tesori. Qui si trova il più esteso sistema di mura megalitiche d’Europa, che il progetto intende candidare a Patrimonio UNESCO. L’Acropoli di Alatri dialoga con il cosmo attraverso blocchi da 25 tonnellate allineati ai solstizi. Ferentino stratifica nelle sue mura epoche erniche, romane e medievali. Veroli custodisce l’Abbazia gotico-cistercense di Casamari e, nella Basilica di Santa Maria Salomè, la rarissima Scala Santa con la reliquia della Vera Croce e le spoglie di Santa Maria Salomè, madre degli apostoli Giacomo e Giovanni,
testimone della Resurrezione!”.

Città Erniche Fortificate di Anagni – Alatri – Ferentino – Veroli – Candidatura a Capitale Italiana della Cultura – Conferenza Stampa – OGGI – Lunedì 15 Dicembre – Ore 13 – Sala Gatta – Palazzo Grazioli – Stampa Estera – Roma!

Carlo Marino – Assessore alla Cultura del Comune di Anagni, capofila della Candidatura a Capitale Italiana della Cultura:” Stiamo lavorando alla Candidatura a Patrimonio Unesco del Sistema di Mura Megalitiche delle Città Erniche Fortificate. Quelle pietre parlano! Nella cinta Muraria ci sono 400 km² di patrimonio culturale e sociale!”.

Costruzioni Ciclopiche preromane con aree vaste anche 19.000 mq, Mura alte 13 metri e blocchi pesanti 27 tonnellate!

Dopo il riconoscimento alla Cucina Italiana è il momento dei Borghi!

“Stiamo lavorando alla Candidatura a Patrimonio Unesco del Sistema delle Mura Megalitiche delle Città Erniche che rappresenta un unicum, in quanto per grandezza, dimensioni e soprattutto per la loro interezza e integrità rappresentano una testimonianza unica perchè sono arrivate ai giorni nostri praticamente come erano. Il programma di Candidatura a Capitale Italiana della Cultura delle Città Erniche Fortificate di Anagni, Veroli, Ferentino e Alatri, prevede anche l’obiettivo del Riconoscimento Unesco per le Fortificazioni Megalitiche. Sarebbe un risultato importante, non solo per il Lazio!”. Lo ha annunciato Carlo Marino, Assessore alla Cultura del Comune di Anagni, Capofila della Candidatura delle Città Erniche Fortificate di Anagni, Alatri, Veroli, Ferentino, a Capitale Italiana della Cultura.


Anche della Candidatura ad Unesco si parlerà OGGI nella Conferenza Stampa di presentazione del dossier Hernica Saxa, Dove la Storia lega, la Cultura unisce, alla Stampa Estera.

La Conferenza Stampa avrà inizio alle ore 13, presso la Sala Gatta, Palazzo Grazioli, sede della Stampa Estera

Interverranno : Alessandro Betori – Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina, Manuela Cerqua, Direttrice dei Musei Archeologico Ernico di Anagni e Museo Civico di Alatri, Alfonso Testa, Presidente di Terra dei Cammini, Luca Di Stefano, Presidente della Provincia di Frosinone, Daniele Natalia, sindaco di Anagni, Germano Caperna, sindaco di Veroli, Piergianni Forletta, sindaco di Ferentino, Maurizio Cianfrocca, sindaco di Alatri, Carlo Marino, Assessore alla Cultura del Comune di Anagni, Francesca Cerquozzi, Assessore alla Cultura del Comune di Veroli, Luca Zaccari, Consigliere Delegato alla Cultura del Comune di Ferentino, Sandro Titoni, Consigliere Delegato alla Cultura del Comune di Alatri, Antonio Ribezzo, direttore del Progetto di Candidatura Hernica Saxa – Dove la storia lega, la cultura unisce.Sarà presente tutto il Comitato Scientifico.

“E’ un territorio intero che viene candidato a Capitale Italiana della Cultura. Alla Stampa Estera, in conferenza stampa porteremo ad esempio l’Acropoli di Alatri che, ad oggi, rappresenta una delle Acropoli più conservate di tutto il Bacino del Mediterraneo con mura Megalitiche alte 13 metri.
E’ una costruzione ciclopica di epoca preromana che rappresenta, insieme alla cinta urbana, il monumento più antico e celebrato della città. La sua ardita struttura di contenimento, caratterizzata da possenti muraglie in opera poligonale, racchiude una vasta area sopraelevata (19.000 mq) posta al centro dell’abitato cittadino. Per la posizione dominante e per l’assoluta inaccessibilità del luogo, l’Acropoli ha svolto fin dalle origini la duplice funzione di spazio sacro – ha affermato Mario Ritarossi, docente di Storia dell’Arte, storico ed esperto del patrimonio culturale delle Città Erniche Fortificate Candidate a Capitale Italiana della Cultura – e di presidio difensivo, divenendo alternativamente sede di antichi riti religiosi ed ultimo rifugio della popolazione sottostante. Oltre al paramento murario, già di per sé sorprendente per la grandezza dei massi impiegati e per l’elevazione raggiunta, degne di ammirazione sono le due porte di accesso: la Porta Maggiore, ubicata sul lato meridionale con architrave monolitico di straordinarie dimensioni (peso stimato 27 tonnellate) e la Porta Minore, sormontata da tre figure falliche – simboli di fertilità – e munita all’interno di un angusto corridoio ascendente che negli equinozi viene completamente penetrato dal sole. Ad Alatri la Madonna di Costantinopoli, considerata tra i maggiori capolavori della scultura lignea medioevale. La Madonna di Costantinopoli, che si trova ad Alatri è considerata uno dei maggiori capolavori della scultura lignea medioevale, costituisce, insieme al grande polittico istoriato che la completa”.


Attira anche un’altra grande opera: Il Cristo nel Labirinto.

“Il Cristo del Labirinto di Alatri è uno dei più enigmatici manufatti dell’arte della cittadina laziale. Si tratta di un esempio di pittura murale – generalmente datato tra XIV e XVI secolo – realizzato in un ambiente adiacente alla chiesa conventuale di San Francesco. L’immagine combina due elementi strettamente connessi nella simbologia cristiana: il Cristo benedicente e il labirinto a tracciato unicursale. L’intero dipinto è pervaso da arcani significati magicoreligiosi – ha proseguito lo storico dell’arte – che lo rendono incomparabile con altri esemplari della coeva pittura tardo medievale”.


Alatri ha origini protostoriche!

“Le origini protostoriche di Alatri si legano inscindibilmente alla popolazione degli Ernici, un raggruppamento italico del ceppo più antico, a cui si attribuisce, intorno al VII secolo a.C., la costruzione dell’Acropoli e delle possenti mura megalitiche che cingono l’abitato. Con l’espansione romana e l’ingresso nel 484 a.C. nel Foedus Cassianum la città divenne dapprima alleata di Roma e nel 90 a.C. fu elevata a Municipio. Oltre all’antica Acropoli – ha continuato Mario Ritarossi – considerata tra le espressioni più compiute dell’architettura megalitica in Italia e ai resti del Portico d’accesso di Betilieno Varo del II sec. a.C., spiccano per importanza la collegiata romanico-gotica di Santa Maria Maggiore che custodisce la duecentesca Madonna di Costantinopoli, la chiesa di San Francesco, gelosa custode della reliquia del Mantello del Poverello di Assisi, e il Palazzo Gottifredo, sede del Museo Civico. Particolarmente interessante è anche la chiesa romanica di San Silvestro, con la cripta del IX secolo. Accanto a queste importanti testimonianze storiche e monumentali, Alatri preserva, infine, una ricca tradizione immateriale: riti, feste, forme di artigianato che tramandano un sapere collettivo, sedimentato nei secoli e ancora sorprendentemente vivo”.


Ben 400 km², 100 siti, 2500 anni di storia, palazzi gentilizi, Acropoli, Mura Megalitiche, siti romani e preromani, un Sistema Museale Diffuso!

“Anagni con Alatri, Ferentino e Veroli candidata a Capitale Italiana della Cultura 2028. Il progetto “Hernica Saxa” (le Rocce Erniche) rappresenta un modello distintivo: non una singola città, ma quattro centri storici – Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli – uniti in un’alleanza strategica. Dall’antica Lega Ernica del V secolo a.C., guidata da Anagni – Lo ha affermato Pietro Scerrato, storico del territorio e con-redattore del dossier di candidatura Hernica Saxa – nasce oggi una nuova alleanza fondata sulla cultura come motore di sviluppo. Un territorio di 400 km² con 90.000 abitanti, condivide 2500 anni di storia e un patrimonio culturale straordinario. Un territorio con circa 100 siti culturali.

Il punto di forza è l’eccezionale concentrazione di tesori. Qui si trova il più esteso sistema di mura megalitiche d’Europa, che il progetto intende candidare a Patrimonio UNESCO. L’Acropoli di Alatri dialoga con il cosmo attraverso blocchi da 25 tonnellate allineati ai solstizi. Ferentino stratifica nelle sue mura epoche erniche, romane e medievali. Veroli custodisce l’Abbazia gotico-cistercense di Casamari e, nella Basilica di Santa Maria Salomè, la rarissima Scala Santa con la reliquia della Vera Croce e le spoglie di Santa Maria Salomè, madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, testimone della Resurrezione”.


Anagni la città dei Papi! La Cripta di San Magno con 540 mq di affreschi!

“Anagni, “Città dei Papi”, è il cuore materiale e spirituale. Ha dato i natali a quattro pontefici che hanno segnato la storia europea: Innocenzo III, vertice della teocrazia medievale – ha continuato Scerrato – Gregorio IX; Alessandro IV; Bonifacio VIII, protagonista dello “Schiaffo” dantesco. La Cripta di San Magno, con 540 mq di affreschi, è la “Cappella Sistina del Medioevo”.

In questo territorio nacquero quattro tra le più antiche diocesi cristiane, di qui passò San Benedetto fondando comunità monastiche; San Pietro Celestino V eresse a Ferentino il monastero dove venne anche sepolto mentre nella cattedrale di Anagni fu canonizzata Santa Chiara d’Assisi.

La candidatura nasce dal basso, da una mobilitazione civica che ha coinvolto decine di enti, di associazioni, ma anche diocesi e imprese. I quattro Sindaci hanno costruito una governance innovativa e trasparente, modello replicabile di collaborazione intercomunale”.

Sono cinque le direttrici strategiche del progetto con un piano di valorizzazione che andrà dal 2026 al 2032!

“Il progetto sviluppa cinque Direttrici Strategiche: L’Eredità Megalitica (Cammino di 80 km, centri informativi interconnessi), Spiritualità e Storia Papale (Via Papalis, aperture coordinate, Festival di Musica Sacra), Arti e Mestieri (formazione di giovani artigiani, Festival diffuso), Narrazione e Memoria (Archivio Orale con 200 interviste, Festival del Teatro, della Filosofia e della Letteratura), Innovazione e Futuro (Mega-Lab, digitalizzazione 30% patrimonio, Museo Virtuale, App integrate).

Il piano economico mobilità prevede 5 milioni di euro affiancati da 40 milioni PNRR. L’accessibilità è strategica: Autostrada A1, superstrade verso Tirreno e Adriatico, ferrovia Roma-Napoli con futura Alta Velocità a Ferentino, possibile aeroporto civile.

L’ambizione va oltre il 2028. Il piano settennale 2026-2032 culmina nella Fondazione “Hernica Saxa” – ha concluso Scerrato – ente permanente autosostenibile che trasformerà la cultura in motore permanente di sviluppo economico e sociale.

“Hernica Saxa” dimostra che piccoli centri, uniti in rete, competono per qualità senza perdere autenticità. Cultura come argine allo spopolamento, leva di coesione sociale, opportunità per i giovani. Un modello dove governance trasparente, partecipazione civica, innovazione e tradizioni costruiscono un futuro replicabile.


Anagni con Alatri, Ferentino e Veroli: dove le radici più antiche generano il futuro più innovativo della cultura italiana”.

La Cappella Sistina del Medioevo!

“Il monumento simbolo di Anagni è la Cattedrale di Santa Maria Annunziata, un capolavoro romanico del XI secolo, teatro di importanti fatti storici, la scomunica dell’imperatore Federico Barbarossa e la canonizzazione di Santa Chiara. Al suo interno si trova la celebre Cripta di San Magno, definita la Cappella Sistina del Medioevo per i suoi straordinari cicli di affreschi, tra i più importanti d’Europa per qualità e stato di conservazione. Non si possono dimenticare però il Palazzo della Ragione – ha affermato Giuseppe Scandorcia storico dell’urbanistica del territorio – e il Palazzo di Bonifacio VIII, straordinari esempi dell’architettura del XII e XIII secolo.
Per lungo tempo leggenda storia e tradizione hanno accompagnato la fama di Anagni.
Situata nel cuore della Ciociaria e conosciuta come “La Città dei Papi” per aver dato i natali a ben quattro pontefici, fu per secoli un importante centro politico e religioso del medioevo. Guida spirituale della Lega Ernica di cui facevano parte le città di Alatri, Ferentino e Veroli fu definita da Virgilio nell’Eneide “Ernica saxa colunt, quos dives Anagnia pascit”. Il suo centro storico, ancora oggi perfettamente conservato, si sviluppa lungo il crinale delle colline ai piedi dei monti Ernici e domina la valle del Sacco regalando panorami suggestivi. Passeggiando per le strade del centro, si incontrano palazzi nobiliari, antiche torri, conventi e chiese che raccontano secoli di storia”.


Sistema Museale Diffuso!

“Ad Alatri l’Acropoli non è soltanto un prodigio di architettura poligonale, ma un luogo in cui archeologia, paesaggio, sacralità e memoria si intrecciano, restituendoci uno dei siti più rappresentativi del Lazio meridionale e l’espressione più alta dell’ingegneria del popolo ernico, poi assimilata e rielaborata anche in età romana. La sua struttura racconta almeno due grandi fasi costruttive:
una prima, già nel V secolo a.C., documentata dal rinvenimento di luoghi di culto con stipi votive di eccezionale interesse; una seconda, attribuibile all’età romana, probabilmente precedente al II secolo a.C., quando i rapporti tra Ernici e Roma si fecero più complessi. Questi elementi rendono l’Acropoli un monumento di straordinario valore storico e identitario. Ma il cuore di questo patrimonio non appartiene solo ad Alatri: Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli condividono la stessa matrice culturale. È da questa comunanza profonda che nasce Hernica Saxa – Dove la storia lega, la cultura unisce, progetto di candidatura a Capitale Italiana della Cultura, che promuove una rete di città e borghi capaci di proporsi attraverso un’offerta culturale integrata – ha affermato Manuela Cerqua, Direttrice del Museo Civico di Alatri e del Museo Archeologico Ernico di Anagni – coerente, ma anche diversificata. Ciascuna realtà custodisce peculiarità archeologiche, storiche e artistiche uniche; insieme, però, esse generano un sistema culturale più forte e attrattivo, in grado di coinvolgere pubblici diversi e di valorizzare il patrimonio materiale e immateriale del territorio. È una cultura che vuole mettersi in cammino, soprattutto verso i più giovani: non aspettiamo che arrivino, ma ci muoviamo noi, per coinvolgerli, ascoltarli e restituire vitalità ai nostri borghi interni.
Perché la storia rimane viva solo quando riesce a parlare alle persone, oggi come ieri”.


Da poco inaugurato il MAI, il Museo Archeologico Ernico di Anagni! “Di recente è stato inaugurato il MAI, il Museo Archeologico Ernico, con sede ad Anagni, un museo di fondamentale importanza per il territorio ernico, non soltanto per la città di Anagni. Attualmente è aperta la prima sezione, il cui allestimento è stato curato dal Dipartimento di Scienza della Terra, sotto il patrocinio della Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, delle province di Frosinone e Latina. Le prime otto sale raccontano la storia della formazione del territorio – ha concluso ha annunciato Manuela Cerqua, direttrice del Museo Archeologico Ernico di Anagni – la storia geologica e la pre-storia più antica del territorio.
Sono esposti reperti fossili provenienti dai siti pre-storici più importanti del Lazio Meridionale, tra cui Castel San Giacomo e Fontana Ranuccio. Attualmente il museo sta affrontando la sfida più importante, quella dell’allestimento delle ulteriori sale del museo. Ulteriori sale che porteranno Anagni al centro del territorio, ridando alla città il suo ruolo egemone di capitale del territorio ernico. Le ulteriori sale racconteranno infatti la storia focale della città, che si sviluppa dall’età arcaica, dal VII-VI secolo e poi per tutta l’età romana, da quella repubblicana all’età imperiale.
Sarà così allestito il secondo piano del museo, con i reperti più importanti, di eccezionale valore, provenienti dai siti archeologici funerari e cultuali del territorio anagnino”. Città Erniche Fortificate – Candidatura a Capitale Italiana della Cultura, Hernica Saxa, Dove la Storia lega, la Cultura unisce. Conferenza Stampa alla Stampa Estera – OGGI – Lunedì 15Luglio, ore 13 – Sala Gatta – Palazzo Grazioli a Roma!

Interverranno : Alessandro Betori – Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina, Manuela Cerqua, Direttrice dei Musei Archeologico Ernico di Anagni e Museo Civico di Alatri, Alfonso Testa, Presidente di Terra dei Cammini, Luca Di Stefano, Presidente della Provincia di Frosinone, Daniele Natalia, sindaco di Anagni, Germano Caperna, sindaco di Veroli, Piergianni Forletta, sindaco di Ferentino, Maurizio Cianfrocca, sindaco di Alatri, Carlo Marino, Assessore alla Cultura del Comune di Anagni, Francesca Cerquozzi, Assessore alla Cultura del Comune di Veroli, Luca Zaccari, Consigliere Delegato alla Cultura del Comune di Ferentino, Sandro Titoni, Consigliere Delegato alla Cultura del Comune di Alatri, Antonio Ribezzo, direttore del Progetto di Candidatura Hernica Saxa – Dove la storia lega, la cultura unisce.Sarà presente tutto il Comitato Scientifico

Un laboratorio a cielo aperto con la Candidatura delle Mura Megalitiche più grandi d’Europa candidate a Patrimonio Unesco, investimenti fino al 2032 per favorire la crescita dei borghi! La nascita di una Fondazione, la realizzazione di scuole per arti come teatro, mestieri, promozione turistica, rafforzamento del Sistema Museale Diffuso, aumento di startup di giovani attive nel settore della valorizzazione culturale!


Anagni, Veroli, Ferentino, Alatri, compatte con Hernica Saxa – La storia lega – la Cultura unisce, progetto di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028, sostenuto dai sindaci, Daniele Natalia, Germano Caperna, Piergianni Fiorletta, Maurizio Cianfrocca e dagli assessori alla Cultura, Carlo Marino e Francesca Cerquozzi e dai consiglieri comunali delegati alla Cultura Luca Zaccari e Sandro Titoni, in rappresentanza delle rispettive amministrazioni comunali da Antonio Ribezzo, direttore della Rivista Agorà e Presidente Archeoclub d’Italia sede di Ferentino.

 

Palmanova protagonista: guida e percorso cicloturistico tra le fortezze veneziane Unesco
Da friulioggi.it del 14 dicembre 2025

Un progetto che valorizza le fortezze veneziane, tra cui spicca Palmanova

A otto anni dal riconoscimento Unesco delle “Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo – Stato da Terra, Stato da Mar Occidentale”, Palmanova celebra il proprio patrimonio con la presentazione di una guida fotografica e di una mappa cicloturistica dedicate alle fortezze della Repubblica di Venezia.

“Siamo particolarmente orgogliosi che Palmanova abbia coordinato la realizzazione di questa guida, pensata per offrire una panoramica completa delle città fortificate e del loro straordinario valore storico, culturale e turistico”, ha spiegato il sindaco Giuseppe Tellini durante l’incontro, svoltosi nel Salone d’Onore del Municipio. In collegamento video erano presenti anche i rappresentanti dei Comuni di Bergamo e Peschiera del Garda.

La nuova guida.
La guida fotografica, intitolata “Viaggio tra le fortezze della Repubblica di Venezia. Dalla Terraferma all’Adriatico”, raccoglie 131 pagine di immagini significative delle fortificazioni di Bergamo, Peschiera del Garda e Palmanova per l’Italia. A queste si aggiungono Zara e Sebenico per la Croazia e Cattaro per il Montenegro, testimonianze riconosciute Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2017.
Un percorso cicloturistico che collega le fortezze veneziane.

Accanto alla guida è stata presentata La Via del Leone, una mappa cicloturistica di oltre 500 km che collega le tre città italiane. Il percorso attraversa colli, acque, pianure, piazze e monumenti, permettendo ai viaggiatori di immergersi nella storia seguendo il simbolo del Leone di San Marco. La mappa cartacea sarà distribuita dagli infopoint turistici e, tramite QR code, è possibile scaricare la traccia GPX dell’intero itinerario.

Ringraziamo il Ministero del Turismo per il sostegno e la lungimiranza nel valorizzare la rete delle fortificazioni veneziane – ha sottolineato l’assessore alla Cultura e al Turismo Silvia Savi –. La guida e la mappa invitano alla scoperta di un patrimonio condiviso e aiutano cittadini e visitatori a comprendere il valore di un sito seriale transnazionale che unisce Italia, Croazia e Montenegro”.
Durante l’incontro, i partecipanti hanno ricevuto anche il Calendario 2026 del Comune di Palmanova, con fotografie inedite dei diversi siti Unesco. Nell’atrio del Municipio è stata allestita una mostra fotografica dedicata alle sei città del sito, con immagini e storie che ne raccontano l’eccezionale eredità culturale.

Per ulteriori informazioni e contenuti digitali sulle fortezze veneziane, è disponibile il sito ufficiale www.thevenetianfortresses.com

 

La Portaccia o Porta della Valle di Todi in un libro
Da iltamtam.it del 13 dicembre 2025

Presentazione del nuovo volume di Maurizio Todini, edito da Todi Sotterranea, si terrà sabato 20 dicembre, alle 17:30, presso la Sala del Consiglio dei Palazzi Comunali di Todi

La storia della città di Todi è stata sempre legata ad eventi quali crolli, dilamazioni, frane, che hanno segnato in maniera indelebile il tessuto urbano. Uno tra i luoghi in cui tale azione distruttiva è ancora oggi evidente è quello della Valle, dove è adagiato il bastione cinquecentesco della “Portaccia”.

Il nuovo libro di Maurizio Todini, il terzo della serie Strumenti edito da Todi Sotterranea, affronta con una documentazione imponente il tema dei tentativi fatti per evitare che la porta scivolasse in basso portando con se parte della cinta muraria.

Così si comprende anche il sottotitolo che l’autore ha voluto mettere al volume: “Storia di un cantiere infinito”. La presentazione si terrà sabato 20 dicembre, alle ore 17:30, presso la Sala del Consiglio dei Palazzi Comunali. La documentazione parte dal XIII secolo sino a giungere e fermarsi al 1898 con l’aggiunta di una appendice in cui il lettore troverà, quasi tutte integralmente trascritte, le Perizie compilate dai moltissimi architetti ed ingegneri che si impegnarono nelle progettazioni, a partire dall’architetto Carlo Murena nel 1760 sino ad arrivare all’ingegnere Anselmo Petrini nel 1862.

Lo studio si allarga anche alla parte delle mura confinanti con la Porta, quel tratto di mura ancora oggi impropriamente chiamato dai tuderti “muro etrusco”, che costruito dai romani nella metà del I sec. a. C. ha retto magnificamente al passare del tempo sostenendo e salvando il quartiere della Valle Bassa.

 

Verona tra storia e immagini: al Bastione delle Maddalene la città “inespugnabile”
Da lapiazzaweb.it del 13 dicembre 2025

Fino al 6 gennaio, la mostra fotografica celebra i 25 anni di Verona nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO con 130 scatti di 19 fotografi veronesi

Di Alessia Scarpa

Fino al 6 gennaio 2026, il Bastione delle Maddalene ospita la mostra fotografica “Verona Città Inespugnabile”, un percorso visivo dedicato alle mura che hanno plasmato la città nel corso dei secoli. L’iniziativa, promossa dall’Aps Circolo Fotografico Veronese in collaborazione con il Comune di Verona, l’Ufficio UNESCO e il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, celebra i 25 anni dall’iscrizione di Verona nel Patrimonio dell’Umanità.

Le mura, evolutesi in risposta a nuove tecnologie militari, hanno protetto la città e al contempo ne hanno determinato l’aspetto, avvolgendo Verona per oltre 9 chilometri, dalla prima epoca romana fino all’ultima dominazione austriaca. Il percorso espositivo, allestito in Vicolo Madonnina 12, si concentra sul rapporto tra i cittadini e la cinta muraria oggi, raccontando le tracce delle diverse epoche storiche attraverso circa 130 fotografie realizzate da 19 soci del Circolo Fotografico Veronese.

La mostra rappresenta anche un riconoscimento per le associazioni che da anni si prendono cura delle mura cittadine, tra cui Legambiente, Verona Città Fortificata, Archeonaute e SMS Porta Palio, valorizzando la loro attività educativa e culturale.

L’ingresso è gratuito e la mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18, con la presenza di volontari per visite guidate il sabato e la domenica.

 

È stato presentato il libro "Kaštelanski kašteli" dell'autrice Katja Marasović
Da portal.hr del 13 dicembre 2025

Di Nina Rogosic

Il libro "Castelli di Kaštela" dell'autrice Katja Marasović ha suscitato la curiosità degli abitanti di Kaštela, che hanno chiesto un posto più in alto durante la sua presentazione ieri sera presso il Centro Culturale di Kaštel Lukšić. Questo ampio lavoro si basa sulla sua tesi di dottorato discussa nel 2002 presso la Facoltà di Architettura di Zagabria, ora integrata con nuove conoscenze scientifiche, ed è stato pubblicato dal Museo Civico di Kaštela e dalla Facoltà di Ingegneria Civile, Architettura e Geodesia, con il sostegno finanziario della Città di Kaštela, dell'Aeroporto di Kaštela-Spalato e dell'azienda Ribola.

L'autrice, la Prof.ssa Dott.ssa Sc. Katja Marasović, è professoressa ordinaria presso la Facoltà di Ingegneria Civile, Architettura e Geodesia dell'Università di Spalato; il libro è stato presentato dall'autrice, dai revisori Dott. Sc. Ivo Babić e Dott. Sc. Ivan Alduk, mentre il curatore, insieme all'autrice, è il Prof. Mario Klaić.

Come sottolinea l'autrice, i castelli sono stati la sua fonte di ispirazione per 40 anni e, nonostante il rischio che il libro rimanesse incompiuto, ci è riuscita.

In 750 pagine, il volume presenta una panoramica dell'origine e dello sviluppo di 20 castelli costruiti tra la fine del XV e la fine del XVI secolo lungo i 17 chilometri di costa della baia di Kaštela, una concentrazione di fortificazioni unica nel suo genere in Europa. Il capitolo conclusivo, "Considerazioni conclusive", oltre ad analizzare la posizione, la tipologia e la difesa, affronta anche temi come l'approvvigionamento idrico, l'innalzamento del livello del mare e la tecnologia costruttiva. Particolarmente degno di nota è il sottocapitolo "Rinascimento a Kaštela", che sottolinea l'importanza delle fortificazioni di Donjokaštela. Queste conservano edifici rinascimentali coerenti – piccoli palazzi – progettati e costruiti "in un unico colpo", il che è una rarità nell'architettura profana dalmata.

Alla realizzazione di questo progetto ha partecipato anche il Museo civico di Kaštela, e il direttore Ivan Šuta ha affermato che il Museo civico di Kaštela è orgoglioso del suo ruolo di editore di questo libro insieme alla Facoltà di ingegneria civile, architettura e geodesia di Spalato e che questo libro è uno dei libri più importanti che presenteranno in modo chiaro la storia e il patrimonio della città di Kaštela.

Con un ricco apparato iconografico di 850 illustrazioni, il libro contiene trascrizioni e traduzioni di documenti originali essenziali per comprendere la costruzione delle fortificazioni. Sebbene sia destinato principalmente a esperti di architettura delle fortificazioni e restauratori, il libro sarà sicuramente interessante anche per il grande pubblico, in particolare per gli abitanti di Kaštela che desiderano approfondire la storia e l'architettura della loro regione.

- Questo è un libro fondamentale, e aggiungerei monumentale, non solo in termini di dimensioni, ma anche in termini di contributi - ha affermato il dott. Ivo Babić, uno dei recensori del libro, aggiungendo che questo libro è di grande importanza per gli studenti di oggi e che l'autore è responsabile della creazione di una generazione di persone che si prenderanno cura e preserveranno il loro patrimonio culturale.
- Ognuno di noi relatori, quando arriva da qualche parte, pensa allo stesso modo a cosa dire, a come iniziare, e così mi è venuto in mente oggi, immagina se qualcuno ti chiedesse di introdurre questo libro con una sola parola. Non c'è nient'altro, solo una parola. E ora, il migliore, il più bello, il primo, il necessario, tutto è vero. E in realtà, mi è venuta in mente un'altra parola, ed è finalmente. Finalmente - ha detto il recensore del libro, il Dott. Ivan Alduk. Il libro "Castelli di Kaštela" è stato presentato anche da uno dei suoi curatori, il Prof. Mario Klaić, che ha sottolineato l'eccellente collaborazione pluriennale con l'autore.

- Chiunque conosca Katja Marasović, o la nostra Kata, sa bene chi è la vera curatrice. Tutto quello che mi è rimasto da fare è stato trovare un paragrafo e un'idea con grande impegno. Lavorare a questo libro è stato un onore e un grande piacere, così come collaborare con l'autrice e cara amica da cui ho imparato molto in tutti questi anni - ha detto Klaić. - Ho avuto la fortuna di progettare e dirigere la ristrutturazione di alcuni degli edifici storici più preziosi di Kaštela. Si tratta dell'ala orientale del Castello di Ćipiko, del Castello di Vitturi, della torre di Sućurac, della Scuola di Balletto di Kambelovac, della Casa dell'Abbazia di Gomilica e di Villa Nika a Stari. Questa è un'occasione per ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato in qualsiasi modo durante questi 40 anni di lavoro a Kaštela - ha concluso l'autore.

La presentazione del libro è stata accompagnata da un'esibizione musicale dell'orchestra di mandolini del KUD "Kvadrilja" - Trogir, per la gioia dei presenti, e l'incontro è proseguito nel Castello Vitturi.

 

A Sassari l’ultima tappa di “Casteddos e fortilesas”
Da sardegnaierioggidomani.com del 13 dicembre 2025

Di Antonio Caria

Si chiude a Sassari, su Catalan TV, la trasmissione in lingua sarda, “Casteddos e fortilesas”. Si comincerà da Pozzu di Bidda. Successivamente, a “Porta Sant’Antonio”, il giornalista Salvatore Taras incontrerà l’archeologo Alessandro Vecciu, e insieme proseguiranno lungo Corso Trinità fino alla Fontana del Rosello. In piazza Castello In compagnia della guida turistica Nanni Manca e del responsabile del comune di Sassari, Francesco Ledda, si entrerà nei corridoi sotterranei del barbacane per mostrare al pubblico televisivo le caratteristiche del monumento recuperato durante gli scavi archeologici del 2008-2010.

La funzionaria della Soprintendenza archeologica di Sassari e Nuoro, Nadia Canu descriverà i risultati della campagna di scavo nel cortile dell’Università centrale, con la scoperta dei ruderi di una presunta torre già segnalata a suo tempo da Enrico Costa. Il giornalista gastronomico Giovanni Fancello illustrerà un alimento medievale tipico del luogo, mentre il docente accademico Marco Milanese (Università di Sassari) darà una pillola di conoscenza delle antiche fortificazioni cittadine.

 

Convegno Federico II, il sistema di fortificazioni nel Regno di Napoli e il rilancio del Forte di Vigliena
Da anteprima24.it del 12 dicembre 2025

Di Gianmaria Roberti

Il sistema di fortificazioni costiere a protezione della città di Napoli e del litorale, voluto nel 1703 dal viceré marchese di Villena, comprendeva cinque forti a partire da San Giovanni a Teduccio, per proseguire a Portici con il Granatello, quindi a Torre del Greco, Rovigliano e terminava a Castellammare di Stabia. L’argomento è stato al centro della conferenza promossa dall’Istituto Italiano dei Castelli sezione Campania, svolta ieri 11 dicembre presso il Dipartimento di Architettura della Federico II di Napoli a Palazzo Gravina. Curatori dell’evento il professor Guseppe Pignatelli Spinazzola (Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli) e l’architetto Luigi Maglio (Consiglio Scientifico Istituto Italiano dei Castelli).

I lavori sono stati introdotti dal professor Leonardo Di Mauro (Università Federico II). Elemento cardine del nuovo sistema fu il forte del Vigliena. “Di concezione modernissima – spiegano gli organizzatori del convegno -, rappresenta ancora oggi una testimonianza particolarmente significativa dell’evoluzione dell’architettura difensiva nel Regno di Napoli in età moderna”. I relatori hanno evidenziato la rilevanza del Forte di Vigliena e la necessità di prevederne il recupero. Hanno anche espresso apprezzamento per l’impegno profuso dalle associazioni del territorio. Di Maglio la proposta di sollecitare la realizzazione di un museo multimediale. In rappresentanza delle associazioni e delle istituzioni culturali cittadine è intervenuto il professor Sergio Marotta dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il quale ha richiamato l’attenzione sul lavoro proficuo svolto negli ultimi mesi. Un impegno congiunto delle realtà culturali e delle associazioni, da tempo attive nella richiesta di un intervento di restauro conservativo del Monumento.

Tra i rappresentanti del territorio di Napoli Est, tra gli altri, presenti Mariarosaria Teatro (Gioco Immagine e Parole e Art.33), Marco Sacco (Associazione Voce nel Deserto), Mariarosaria De Matteo e Carmine Schiavo (Barra R-Esiste e Società Operaia di Mutuo Soccorso), Pasquale Musella (Il Modo che Vorrei), Vincenzo Piccolo (Acli Beni Culturali), Enzo Morreale (Comitato Civico San Giovanni), Alessandro Fucito (Presidente della VI Municipalità). A margine della conferenza, le associazioni hanno convenuto sulla necessità di organizzare al più presto una riunione con i firmatari dell’appello per il recupero del Forte. Obiettivo è valorizzare il lavoro svolto e rilanciare il confronto e le iniziative a sostegno di quanto previsto dalle norme che impongono il restauro del sito. “La conferenza – spiega Enzo Morreale – è stata preceduta, in un’altra aula, da un convegno dedicato all’urbanistica e alla linea di costa cittadina, al quale è intervenuta il vicesindaco prof.ssa Laura Lieto. Rilevando la presenza degli attivisti dell’Area Orientale, si è soffermata sui temi della linea di costa e del Forte di Vigliena, sottolineando l’attenzione dell’amministrazione nel ricercare una soluzione per recuperare il Forte, «liberandolo da quella camicia di forza» che oggi lo tiene imprigionato e impedisce qualsiasi intervento di restauro. Ha quindi manifestato formalmente l’intenzione di proseguire il confronto sui temi affrontati nel suo intervento”.

 

Filippo Giovanni Battista Nicolis di Robilant: guida definitiva alla sua opera tra Torino, Fossano e il Monferrato
Da mole24.it del 11 dicembre 2025

Di Alessandro Maldera

Filippo Giovanni Battista Nicolis di Robilant fu una delle figure più versatili dell’architettura sabauda del XVIII secolo. Attivo sia in ambito militare sia nella progettazione civile e religiosa, contribuì alla trasformazione di Torino e di numerosi centri piemontesi attraverso un linguaggio che unisce tardo Barocco, tradizione guariniana e primi accenti del Neoclassicismo. La sua carriera mostra il passaggio da un’architettura ricca di teatralità a un gusto più misurato e funzionale.

Il conte Robilant — ritratto tecnico e storico

• Origini: Torino, 10 marzo 1723
• Scomparsa: 12 gennaio 1783, Torino
• Formazione tecnica: ingegneria militare e pratiche architettoniche sabaude
• Specializzazioni: chiese a pianta centrale, complessi assistenziali, palazzi civili e infrastrutture territoriali
• Interventi principali: Santa Pelagia, San Giovanni (Nizza M.to), ampliamento Ospizio di Carità, chiesa di S. Croce a Sant’Albano
• Incarichi di Stato: riorganizzazione dell’Ufficio di topografia reale, attività urbanistica e direzione del Congresso degli edili

Origini e formazione di un architetto militare

Filippo Giovanni Battista Nicolis di Robilant nacque a Torino nel 1723 in una famiglia legata alla cultura tecnica e alle scienze militari. Il padre, Giuseppe Ludovico, era autore di trattati di architettura militare e trasmise ai figli un metodo basato su rigore, osservazione del territorio e ingegneria applicata.
In questo contesto Robilant sviluppò una formazione mista. Da un lato seguì la carriera militare, dall’altro acquisì competenze solide nel campo del progetto architettonico. Pur senza una patente professionale — allora indispensabile per operare esclusivamente nell’ambito civile — maturò abilità pienamente riconosciute sia come architetto sia come ingegnere.
Grazie ai contatti costanti con la cultura francese del Settecento, assimilò anche temi e metodi dell’Illuminismo, che influenzarono il suo approccio progettuale.

Prime esperienze: tra provincia e modelli barocchi

Le prime opere risalgono alla fine degli anni Quaranta, quando Robilant lavorò soprattutto in provincia. In questa fase elaborò un linguaggio che combina tradizione barocca e sperimentazione strutturale.

Il seminario di Fossano
Uno dei primi interventi importanti fu il seminario diocesano di Fossano, progettato per il vescovo Pansa. L’edificio si articola intorno a una corte rettangolare, con arcate chiuse al piano terreno e un loggiato aperto al primo piano. La chiarezza distributiva richiama l’eredità guariniana e anticipa il rigore dei futuri complessi assistenziali sabaudi.


La chiesa della Confraternita di Santa Croce
A Sant’Albano Stura Robilant realizzò la sua prima opera di pieno rilievo: una chiesa a pianta centrale, impostata su croce greca con cupola su pennacchi. L’interno, raccolto e dinamico, evidenzia un chiaro riferimento al Guarinismo, mentre la facciata in laterizio mantiene una sobrietà tipica degli edifici della provincia piemontese. Il successo dell’opera diede nuovo slancio alla sua attività.


A Torino: la chiesa della Misericordia
Sposata Giovanna Battista del Carretto, Robilant rientrò stabilmente a Torino. Proprio qui ottenne l’incarico per la ristrutturazione della chiesa della Misericordia, destinata alla confraternita che assisteva i condannati a morte. L’edificio sorgeva su strutture antiche e compromesse, richiedendo interventi sia architettonici sia ingegneristici. La pianta a croce greca fu articolata mediante due cupole sovrapposte, di cui una ellittica. Gli interni riprendono il ritmo vittoniano, ma in modo più controllato: Robilant privilegiò superfici verticali più nette, ottenendo uno spazio meno fluido e più misurato rispetto all’impostazione di Vittone. Della facciata originaria conosciamo solo alcune stampe. La composizione prevedeva ordini sovrapposti senza timpano, raccordati da un piano attico. La versione realizzata, ultimata nel XIX secolo dai Lombardi, semplificò molte soluzioni iniziali del progetto.


Ospedali, seminari e nuove chiese nel Piemonte del Settecento
Negli anni Cinquanta e Sessanta la produzione di Robilant aumentò in modo significativo. Il Piemonte viveva una fase di espansione urbana, e la committenza ecclesiastica necessitava nuovi edifici destinati alla formazione e alla cura.


Ospizio di Carità e seminario di Mondovì
A Fossano Robilant progettò l’ampliamento dell’Ospizio di Carità, mentre a Mondovì lavorò alla ristrutturazione del seminario e alla cappella del Suffragio, introducendo una decorazione più raffinata che dialogava con l’impianto preesistente.


Chiesa di San Sebastiano a Carrù
Nel 1765 firmò la chiesa di San Sebastiano a Carrù, dove lo schema centrale venne reinterpretato con maggiore movimento attraverso una modulazione curvilinea degli spazi.


Nizza Monferrato: palazzi e chiese
Per Nizza Monferrato Robilant realizzò due interventi significativi:
• il rifacimento della chiesa di San Giovanni (1769–1771)
• il progetto di palazzo Crova, una delle più importanti architetture civili della città


Chiesa di Sant’Egidio a San Gillio
La Chiesa di Sant’Egidio è il principale riferimento religioso e identitario di San Gillio, con origini che risalgono a una cappella rurale dell’XI-XII secolo, probabilmente legata a comunità benedettine o a un antico presidio templare. Dopo l’incendio del 1738 provocato dai passaggi delle truppe francesi, l’edificio venne completamente ricostruito seguendo il progetto dell’architetto Robilant. L’attuale chiesa unisce elementi barocchi sobri a forme più classiche: facciata con lesene, portale modanato e grande finestra centrale; interno a navata unica con tre campate e cappelle ampliate nel 1887 dedicate ai culti popolari del paese. Tra gli elementi distintivi spiccano altari lignei, tele votiveseicentesche e ottocentesche e un altare maggiore in marmo policromo.


Chiesa di Santa Pelagia: la piena maturità stilistica
Nel 1771, su incarico delle agostiniane, Robilant progettò a Torino la chiesa di Santa Pelagia, considerata uno dei suoi lavori più rappresentativi. L’edificio segna il passaggio dalle forme dinamiche del Barocco a un linguaggio più composto, che guarda al Neoclassicismo. La pianta quadrilobata offre uno spazio continuo e uniforme, enfatizzato dalla successione di lesene accostate e dal cornicione continuo. La facciata riprende la scansione interna, ma introduce un pronao ionico e un portale più riccamente ornato, ultimo richiamo alla tradizione barocca.


Urbanistica, topografia e incarichi militari
Negli anni Settanta Robilant assunse incarichi fondamentali per il Regno di Sardegna, ampliando il proprio raggio d’azione.


Direzione dell’Ufficio di topografia reale
Dal 1777 guidò la riorganizzazione dell’Ufficio di topografia reale, elaborando un nuovo regolamento ispirato ai metodi più aggiornati del disegno geometrico. A questa fase risale una carta topografica delle Valli di Lanzo.


Nuove strade e infrastrutture
Robilant supervisionò inoltre la costruzione di importanti collegamenti, come le tratte Annecy–Ginevra e Cuneo–Nizza, contribuendo allo sviluppo infrastrutturale del territorio.


Progetto urbano di Carouge
Tra gli incarichi più prestigiosi figura il ruolo nella trasformazione di Carouge, destinata a divenire una “ville nouvelle” sabauda. Robilant intervenne sul piano urbano e progettò la casa del conte Veryer, dimostrando competenze sia urbanistiche sia architettoniche.


Ultimi anni ed eredità
Dal 1778 fino alla morte, avvenuta a Torino nel 1783, Robilant ricoprì la presidenza del Congresso degli edili, organo incaricato di controllare e indirizzare lo sviluppo urbano della capitale. Alla sua scomparsa gli succedette il fratello Spirito. L’eredità di Robilant comprende chiese, palazzi, ospizi, seminari, ospedali, piani urbanistici e infrastrutture militari. La sua opera rappresenta uno snodo essenziale per comprendere l’evoluzione dell’architettura piemontese tra il Barocco avanzato e l’età dell’Illuminismo.


FAQ – risposte sulla storia dell’architetto

Quali sono le opere più importanti di Robilant?
Le più rappresentative sono la chiesa di Santa Pelagia, la Misericordia, il complesso di Sant’Albano, palazzo Crova e gli ospedali di Alba e Saluzzo.
In quali città lavorò maggiormente?
Fu attivo soprattutto tra Torino, Fossano, Mondovì, Nizza Monferrato e Saluzzo, oltre a contribuire alla progettazione di Carouge.
Che ruolo ebbe nell’urbanistica sabauda?
Fu presidente del Congresso degli edili, dirigendo e regolando i progetti urbani della capitale tra il 1778 e il 1783.
Quali influenze stilistiche caratterizzano la sua architettura?
Il suo linguaggio unisce eredità guariniana, soluzioni vittoniane e un progressivo avvicinamento al neoclassico.
In quali ambiti lavorò oltre all’architettura religiosa?
Si occupò di urbanistica, strade, topografia militare, ospedali, palazzi civili e strutture assistenziali

 

Un bunker sotto casa per paura della guerra, un'imprenditrice: "Costa circa 200mila euro"
Da tgcom24.it del 11 dicembre 2025

A "Realpolitik" il tour insieme a Stefania Rivoltini all'interno di un bunker antiatomico: "Richieste in aumento del 200%"

A "Realpolitik" l'imprenditrice Stefania Rivoltini mostra l'interno di un bunker antiatomico costruito sotto un'abitazione per paura della guerra. "Ci troviamo a 5 metri sotto terra e la tecnologia che c'è all'interno di questo bunker non è solo per un discorso nucleare ma anche chimico e biologico, per cui siamo al sicuro da virus, pandemie e armi chimiche" spiega.

"Il costo di un bunker base è di circa 200mila euro e sono per lo più composti da due porte, una che pesa circa 400kg che blocca completamente l'accesso dell'aria e una seconda via di fuga con uscita verticale. C'è la zona dedicata allo stoccaggio di tutte le provviste con scadenze che vanno dal 2038 al 2043" dice mostrando le scatole contenenti biscotti e altro cibo. "Nel caso in cui fuori non ci fosse più corrente abbiamo una cyclette per alimentare l'energia pedalando. C'è la tv e la zona notte ma il cuore pulsante del bunker è la zona di filtrazione dell'aria che prende aria dell'esterno e la fa passare all'interno dei filtri permettendoci di avere aria pulita" continua. "Ultimamente le richieste sono aumentata del circa 200%. I nostri clienti sono per lo più famiglie con più figli che hanno terreni di proprietà sui quali poter costruire.

Si tratta di case sotto la casa e i meglio arredati possono costare anche più di cinquemila euro al metro quadro" conclude Stefania Rivoltini.

 

 

Dalla storia al futuro del territorio: “Memoria e Recupero”
Da regione.basilicata.it del 10 dicembre 2025

Dalla storia al futuro del territorio: “Memoria e Recupero” al centro del dibattito con Enrico Lamacchia e Isabella Marchetta

Altrimedia Edizioni in collaborazione con la Libreria dell’Arco promuove a Matera, domenica 14 dicembre alle 18.30 presso la libreria di via delle Beccherie, un evento di grande rilevanza culturale e territoriale: la presentazione congiunta dei volumi “Pietre di confine. Il Castelvecchio di Matera e le limitrofe fortificazioni Appulo Lucane” di Enrico Lamacchia e “Note di archeologia urbana a Melfi” di Isabella Marchetta.

L’incontro si svilupperà attorno al tema cruciale di “Memoria e Recupero” per una cultura di valorizzazione dei territori, offrendo un confronto stimolante tra due prospettive complementari: l’indagine sulle fortificazioni storiche di confine e l’analisi della stratificazione archeologica urbana con un focus specifico su Melfi.

Il volume di Enrico Lamacchia “Pietre di confine”, concetrandosi su Castelvecchio di Matera, indaga il valore storico e identitario delle antiche strutture difensive, trasformando il concetto di “confine” da elemento di separazione a risorsa per la comprensione e la valorizzazione del paesaggio Appulo- Lucano. Parallelamente, Isabella Marchetta nel suo “Note di archeologia urbana a Melfi” sottolinea l’importanza del recupero del senso dell’archeologia urbana come strumento fondamentale per la memoria collettiva e per orientare lo sviluppo urbanistico contemporaneo.
Il dibattito, moderato dall’editore Vito Epifania, utilizzerà come spunto una serie di domande volte a esplorare il legame tra la conoscenza storica e l’azione concreta per la valorizzazione. Si discuterà di come la ricerca specialistica possa tradursi in una cultura del recupero accessibile e partecipativa, coinvolgendo attori locali e cittadini.

“Il recupero della memoria, sia essa impressa nelle pietre di un castello di confine o negli strati nascosti di una città, – ha evidenziato Vito Epifania – non è un atto nostalgico, ma un investimento sul futuro del territorio. È attraverso la consapevolezza del nostro passato che possiamo costruire strategie efficaci di valorizzazione e sviluppo sostenibile”.

L’evento rappresenta un’occasione unica per riflettere sul ruolo attivo che la storia e l’archeologia possono giocare nella definizione dell’identità e nella promozione dei territori.

 

Alla scoperta dei Forti - Forte Ratti, la fortezza dimenticata di Genova
Da lavocedigenova.it del 5 dicembre 2025

Un panorama mozzafiato sulla città, una storia che va dagli assedi del Settecento alla Seconda Guerra Mondiale. Forte Ratti è un'architettura militare fragile, ma molto amata, tra speranze di recupero

Prosegue oggi, e continuerà per tutti i venerdì successivi, ‘Alla scoperta dei Forti’, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato a una delle ricchezze più straordinarie del nostro territorio: il sistema fortificato che abbraccia la città dalle alture. Un patrimonio unico, che racconta secoli di storia militare, politica e sociale. Un viaggio tra Medioevo e Ottocento, tra leggenda e realtà, sempre con lo stesso filo conduttore: l’amore per Genova e per le sue eccellenze. Buon viaggio insieme a noi, alla scoperta dei Forti! Arroccato a oltre 560 metri sul rilievo di Monte Ratti, alle spalle di Quezzi e Bavari, il Forte Ratti, conosciuto anche come Forte Monteratti, è una delle architetture militari più affascinanti e meno valorizzate del sistema difensivo genovese. La sua sagoma severa, oggi corrosa dal tempo, racconta una storia che attraversa assedi, trasformazioni strategiche e lunghi decenni di silenzio. Le prime tracce di un uso militare del colle risalgono al 1747, durante l’assedio austriaco, quando sul crinale furono allestite ridotte e trincee provvisorie. Non si trattava ancora del forte attuale, ma di una presenza che anticipava la vocazione difensiva dell’area. Bisogna attendere l’Ottocento per assistere alla nascita della struttura permanente: tra il 1831 e il 1842, il Governo Sabaudo edificò qui una grande caserma-fortino destinata a controllare la direttrice orientale e a proteggere Genova da eventuali incursioni provenienti dall’entroterra, verso Sturla, Albaro e San Martino.

Nel corso della Prima Guerra Mondiale, Forte Ratti divenne luogo di internamento per prigionieri austro-ungarici. Negli anni Trenta del Novecento, in un clima internazionale sempre più teso, l’edificio subì una profonda trasformazione: la torre centrale fu demolita per far spazio a una batteria contraerea, utilizzata anche dopo l’armistizio del 1943 da reparti tedeschi acquartierati nell’area. Con la fine della guerra, la struttura perse progressivamente ogni funzione strategica, fino a essere definitivamente abbandonata.

Oggi Forte Ratti presenta i segni evidenti del tempo: murature lesionate, crolli, vegetazione che si insinua tra le pietre. È proprietà del Demanio, ma resta facilmente raggiungibile e molto frequentato dagli escursionisti, attratti tanto dalla sua atmosfera sospesa quanto dai panorami che si aprono sul Golfo, sulle alture e sulla città. Un luogo affascinante e fragile, dove la storia convive con l’incuria.

Negli ultimi anni il Comune di Genova ha più volte manifestato l’intenzione di intervenire per restituire dignità a questo presidio architettonico: tra le ipotesi circolate, il ripristino dell’antica strada militare che collega il forte a Quezzi e la creazione di un nuovo accesso dalla Cava dei Camaldoli. Progetti che, al momento, restano sulla carta, ma lasciano intravedere una possibile rinascita. Lo scorso maggio, l’agenzia del Demanio ha incluso il forte Ratti tra i quindici immobili messi sul mercato in Liguria.

 

Il Castello di Milazzo: Storia, Architettura e Stratificazione di un Gigante Europeo. Gemini IA
Da alessandria.today.it del 4 dicembre 2025

Di Pier Carlo Lava:

Il Castello di Milazzo è molto più di una fortezza; è una vera e propria macchina del tempo incastonata nel cuore della Sicilia, un palinsesto che racconta duemila anni di storia del Mediterraneo attraverso la sua pietra. La sua imponente estensione lo rende, a ragione, uno dei complessi fortificati più significativi d’Europa. Analizzare questo sito significa comprendere come Normanni, Svevi, Aragonesi e Spagnoli abbiano lasciato il loro segno, trasformando la struttura da castrum romano a cittadella militare barocca. È una lezione di storia, architettura e strategia militare.

Il Complesso Monumentale di Milazzo non si limita a un unico edificio, ma è una vasta cittadella fortificata che copre circa 7 ettari sul promontorio. La sua storia inizia con le prime fortificazioni greche e romane (castrum), ma la struttura che ammiriamo oggi è il risultato di una continua stratificazione.

La fase più antica e visibile è il Mastio Normanno, edificato intorno all’XI secolo, che costituisce il nucleo centrale della fortezza. Questo torrione, costruito dai Normanni sulle preesistenti basi bizantine, ha una funzione prettamente difensiva e residenziale. Successivamente, sotto l’imperatore Federico II di Svevia (XIII secolo), il complesso fu ampliato e inglobato in una cinta muraria più robusta, tipica delle costruzioni sveve. L’intervento di Federico II portò alla costruzione del Dongione Svevo, caratterizzato da una geometria rigorosa e una funzione amministrativa oltre che militare.

Un’altra fase cruciale fu il periodo degli Aragonesi (XIV-XV secolo), che aggiunsero la Cinta Aragonese, rafforzando le mura esterne e adattandole alle nuove esigenze belliche. Tuttavia, l’espansione e la fortificazione più significative si ebbero con il dominio Spagnolo tra il XVI e il XVII secolo. Furono gli Spagnoli a trasformare definitivamente il castello in una cittadella militare in grado di resistere ai bombardamenti di artiglieria, attraverso la costruzione della Cinta Muraria Spagnola con imponenti bastioni angolari e terrapieni. Questa fase vide anche la costruzione del Duomo Antico (oggi in stato di rudere) all’interno delle mura, a testimonianza della sua funzione di vero e proprio borgo fortificato.

Architettonicamente, il Castello di Milazzo è un manuale di architettura militare evolutiva. La transizione dalle linee verticali e massicce del Mastio Normanno alle geometrie più orizzontali e angolate dei Bastioni Spagnoli è stilisticamente evidente. I Normanni privilegiavano la difesa in altezza, mentre gli Spagnoli, nell’era della polvere da sparo e dell’artiglieria, costruirono difese basse, spesse e inclinate per deviare i colpi. La giustapposizione di queste tecniche in un unico complesso è rara e fornisce un esempio tangibile dell’evoluzione della poliorcetica (l’arte dell’assedio e della difesa).

Lo stile narrativo è necessariamente descrittivo e tecnico, basato sulla terminologia dell’architettura militare e sulla periodizzazione storica. L’uso di nomi propri (Normanni, Svevi, Aragonesi, Spagnoli) e di termini specifici (Mastio, Dongione, Bastioni, Cinta) è fondamentale per delineare la stratificazione. La retorica del testo si basa sulla metafora dell’immensità e della stratificazione, utilizzando aggettivi che evocano grandezza e antichità (immensa, significativo, palinsesto, evolutiva).

La stratificazione del castello non è solo una curiosità archeologica; essa è il fulcro della sua identità storica. L’impossibilità di stabilire un unico “stile” definitorio sottolinea come la Sicilia, e Milazzo in particolare, sia stata un crocevia ineludibile di culture e poteri nel Mediterraneo. La fortezza rappresenta il punto in cui le esigenze di difesa dei popoli del Nord e del Sud si sono incontrate e sovrapposte, lasciando un’eredità architettonica di eccezionale valore, che giustifica ampiamente la sua reputazione come uno dei più grandi e complessi d’Europa.

Breve Contesto Storico del Castello di Milazzo

Il Castello di Milazzo è il più grande complesso fortificato della Sicilia e uno dei maggiori d’Europa, con oltre 7 ettari di estensione. Posto sul promontorio di Milazzo, la sua struttura è un palinsesto architettonico che include il Mastio Normanno (XI sec.), il Dongione Svevo (XIII sec., voluto da Federico II) e le imponenti Cinte Murarie Spagnole (XVI-XVII sec.). La fortezza testimonia il dominio di tutte le principali potenze che hanno attraversato la Sicilia, fungendo da cruciale baluardo strategico sul Mar Tirreno.

 

Opera 5 di Moiola: conclusa la prima fase dei lavori
Da ideawebtv.it del 3 dicembre 2025

Si è chiusa con successo la prima fase del progetto di riqualificazione dell’Opera 5, il monumentale “Blocco 5” del Vallo Alpino di Moiola, in Valle Stura. Dopo mesi di lavori dedicati alla messa in sicurezza, al recupero architettonico e alla realizzazione dell’esperienza museale, il sito è oggi per gran parte visitabile e pronto a entrare nella seconda fase di intervento, che prevede la realizzazione della nuova tettoia di copertura e il completamento dell’impianto elettrico nei tunnel di visita.

«È un traguardo importante per la nostra comunità – commenta il sindaco di Moiola, Loris Emanuel –. L’Opera 5 rappresenta un pezzo di storia che stiamo restituendo ai cittadini e ai visitatori, trasformandola da struttura militare in luogo di cultura, memoria e scoperta».

Una fortificazione rinata

Costruita tra il 1940 e il 1942 come parte del sistema difensivo del Vallo Alpino del Littorio, mai completata né utilizzata a fini bellici, negli anni era rimasta inaccessibile, fino al recente progetto promosso dal Comune di Moiola e dall’Unione Montana Valle Stura che ha previsto il recupero architettonico e la riqualificazione per il restauro conservativo del bene, la sistemazione delle aree interne ed esterne, l’individuazione delle zone e dei percorsi fruibili e la creazione di un percorso museale multimediale.
L’Opera 5, riconosciuta di interesse culturale dalla Soprintendenza, è anche un habitat per alcune specie di chirotteri protetti. Per questo, gli interventi sono stati progettati nel rispetto dell’ambiente naturale, integrando la valorizzazione storica con la tutela della biodiversità. Ad oggi, i visitatori possono accedere ai primi due livelli della fortificazione, accompagnati da guide esperte che raccontano la storia e i segreti di uno dei luoghi più suggestivi della Valle Stura.
Con la chiusura della fase 1, si apre ora la fase 2 del cantiere con la posa di una tettoia a protezione dell’ingresso e il completamento dell’impianto elettrico che renderà percorribile l’intero percorso di visita all’interno dei tunnel scavati nella roccia.

«La risposta del pubblico è stata molto positiva. Sempre più persone vengono a scoprire l’Opera 5, e questo ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta: investire nella cultura come motore di sviluppo per la valle» – conclude il sindaco.

A supporto di questa affermazione, i numeri dall’apertura ad oggi:
Estate 2025: 11 giornate per 375 visitatori;
Autunno 2025: 7 giornate per 449 visitatori tra alunni e docenti, 4 plessi scolastici coinvolti nel progetto in collaborazione con Fondazione Artea “Trasportati nella Storia Discovery”.

Un tassello della “rete fortificata” italofrancese
Il recupero dell’Opera 5 si inserisce nel quadro più ampio del progetto transfrontaliero COGNITIOFORT, finanziato dal programma Interreg ALCOTRA Francia-Italia 2021-2027, dedicato alla valorizzazione e alla conoscenza delle fortificazioni alpine franco-italiane che vede lavorare insieme Département des Alpes Maritimes (capofila), Aree Protette Alpi Marittime, Unione Montana Valle Stura e Parc national du Mercantour.
Il progetto mira a creare una rete di siti fortificati accessibili, sostenibili e inclusivi, mettendo in relazione luoghi di grande valore storico come l’Opera 5 con realtà analoghe del versante francese e piemontese.
In questo contesto, Moiola partecipa attivamente allo sviluppo di percorsi e strumenti di fruizione condivisi, preparandosi a diventare un centro esperienziale e multimediale capace di raccontare la storia del Vallo Alpino, promuovere un turismo culturale sostenibile e collegarsi alla rete europea dei siti alpini fortificati.
La valorizzazione del Blocco 5 è stata possibile grazie al finanziamento della Regione Piemonte (pari al 70% dei finanziamenti ricevuti), del PNRR (M2, C1, Inv. 3.2 “Green Communities”), del programma Interreg ALCOTRA Francia-Italia 2021-2027 “Cognitio Fort”, delle Fondazioni CRC, CRT, Compagnia di San Paolo e del GAL Tradizione Terre Occitane.

 

Visite ai Bunker di Villa Torlonia: appuntamenti anche a dicembre
Da vivereroma.org del 3 dicembre 2025

Anche a dicembre scopri le visite speciali ai Bunker e ai rifugi antiaerei di Villa Torlonia: un percorso straordinario nella Roma della Seconda guerra mondiale. Prenotazione è obbligatoria chiamando lo 060608.

In vista di questi giorni di festa, non perdere l’occasione di visitare i Bunker e i rifugi antiaerei sotto il Casino Nobile del parco di Villa Torlonia: uno dei luoghi più suggestivi e carichi di memoria della Capitale, dove il passato torna a vibrare, non lontano dal centro.

I visitatori avranno l’opportunità di accedere a un percorso unico nel suo genere, tra cunicoli, suoni e memorie che raccontano Roma durante i duri anni della seconda guerra mondiale.

Un luogo sotterraneo dove la storia prende forma
Riaperti al pubblico nel 2024 dopo un attento intervento di restauro, il Bunker e i rifugi antiaerei restituiscono oggi un pezzo fondamentale del passato romano. Qui, a diversi metri sotto il livello del parco, il silenzio sembra amplificare i ricordi della città colpita da 51 bombardamenti tra il 1943 e il 1944. L’allestimento, realizzato con cura filologica e tecnologie immersive, accompagna il visitatore in un racconto che intreccia memoria, architettura e testimonianze visive.
L’ingresso ai sotterranei, attraverso le scale che collegano il Casino Nobile ai livelli inferiori, segna un vero e proprio passaggio di atmosfera: dal chiarore delle sale nobiliari, alla penombra umida dei rifugi, dove la vita durante la guerra appare ancora sospesa.
Un percorso in quattro tappe tra documenti, immagini e sensazioni Il percorso si snoda in diverse sezioni, ciascuna dedicata a un aspetto della storia del luogo e della Roma del conflitto, come la vita di Mussolini e della sua famiglia nel contrato della quotidianità, la vita forzata nei rifugi, i bombardamenti della città e il bunker situato a sei metri di profondità. Un momento di forte impatto emotivo che si conclude con l’uscita direttamente nel parco, come un ritorno alla vita dopo la tensione sotterranea.

Informazioni utili per la visita
Le visite saranno disponibili in diversi giorni e orari. Poiché la prenotazione è obbligatoria chiamando il numero 060608, si consiglia di consultare la pagina ufficiale del museo. Questa iniziativa non rientra nel circuito delle attività gratuite della prima domenica del mese, ma il costo del biglietto segue la tariffazione ordinaria, con riduzione per i possessori della Roma MIC Card.
La visita resta un’occasione imperdibile per riscoprire Roma attraverso una delle sue testimonianze più intense e significative.

 

Trapani, ENAV modernizza il radar della base militare: contratto da 102 milioni
Da tgcom24.it del 11 dicembre 2025

ENAV mette mano ai sistemi radar dell’Aeronautica Militare, e tra le sei basi italiane coinvolte c’è anche Trapani. Il gruppo nazionale che gestisce il traffico aereo ha infatti firmato un contratto con TELEDIFE, la Direzione Informatica, Telematica e Tecnologie Avanzate del Ministero della Difesa, per un ampio piano di ammodernamento delle infrastrutture di sorveglianza.

L’accordo – del valore complessivo di 102 milioni di euro – prevede la sostituzione e l’aggiornamento dei sensori radar utilizzati per il controllo del traffico aereo, insieme all’introduzione di un nuovo modello di manutenzione evoluta basata su Service Level Agreement (SLA), modalità che garantisce standard più elevati di efficienza e continuità operativa.

I lavori saranno realizzati da un Raggruppamento Temporaneo d’Impresa guidato da ENAV, con Techno Sky (società del gruppo ENAV) e Leonardo. Gli interventi interesseranno sei basi operative dell’Aeronautica Militare: Grosseto, Trapani, Gioia del Colle, Istrana, Amendola e Galatina, con completamento previsto entro il 2032. Per il solo Gruppo ENAV la quota del contratto ammonta a 43,2 milioni di euro, distribuiti nel periodo 2026-2032.

Un investimento di sistema che, per Trapani, significa un passo avanti nella sicurezza del traffico aereo civile e militare e un aggiornamento infrastrutturale atteso da anni.

 

Gino Lisa, l’impresa Matarrese si aggiudica l’appalto per la riqualificazione
Da statoquotidiano.it del 1 dicembre 2025

L’intervento, dal valore posto a base d’asta di 12,3 milioni di euro, è finanziato con fondi FSC 2021–2027

FOGGIA – Sarà la Matarrese S.p.A. di Bari a realizzare la ristrutturazione e l’ammodernamento dell’aerostazione passeggeri dell’aeroporto Gino Lisa. L’azienda si è aggiudicata l’appalto integrato bandito da Aeroporti di Puglia, che prevedeva la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di riqualifica funzionale dello scalo foggiano.
All’esito della procedura aperta in modalità telematica, la storica impresa di costruzioni pugliese è risultata prima, superando la concorrenza di 12 operatori economici. L’intervento, dal valore posto a base d’asta di 12,3 milioni di euro, è finanziato con fondi FSC 2021–2027 nell’ambito del Contratto di Programma Enac–AdP 2024–2027. L’aggiudicazione è avvenuta secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Il progetto: firma ATI Project srl di Pisa

Per lo sviluppo della progettazione esecutiva, Matarrese si avvarrà dello studio ATI Project srl di Pisa, realtà internazionale specializzata in architettura e ingegneria integrata, già coinvolta in importanti interventi infrastrutturali e pubblici in Italia e all’estero.

Un’impresa con lunga esperienza nell’edilizia aeroportuale

La Matarrese S.p.A., già capofila nella realizzazione dello Stadio San Nicola di Bari, vanta un curriculum di rilievo anche nel settore aeroportuale. Tra le opere completate figurano:
•la torre di controllo dell’aeroporto di Amendola;
•diversi interventi nell’aeroporto militare di Gioia del Colle;
•i nuovi hangar della base militare di Ghedi (Brescia), nell’ambito di un maxi appalto da oltre 90 milioni di euro aggiudicato nel 2019.

La procedura di gara

Il bando era stato pubblicato agli inizi di luglio, con scadenza fissata a fine agosto. La gara, molto partecipata, rientra nell’ampio piano di potenziamento dello scalo foggiano, che negli ultimi anni ha visto una nuova fase di rilancio grazie al ritorno dei voli civili e allaprogrammazione di una serie di investimenti strategici.

Verso una nuova aerostazione per Foggia

L’intervento di riqualificazione, ora in fase di avvio con l’aggiudicazione definitiva, punta a rendere l’aerostazione del Gino Lisa più moderna, efficiente e adeguata alle esigenze dei passeggeri e del traffico in crescita. Un passo ulteriore nel percorso di valorizzazione dell’infrastruttura, considerata strategica per la mobilità e lo sviluppo economico della Capitanata.

Lo riporta FoggiaToday.it

 

 

Un bunker sotto casa per paura della guerra, un'imprenditrice: "Costa circa 200mila euro"
Da tgcom24.it del 11 dicembre 2025

A "Realpolitik" il tour insieme a Stefania Rivoltini all'interno di un bunker antiatomico: "Richieste in aumento del 200%"

A "Realpolitik" l'imprenditrice Stefania Rivoltini mostra l'interno di un bunker antiatomico costruito sotto un'abitazione per paura della guerra. "Ci troviamo a 5 metri sotto terra e la tecnologia che c'è all'interno di questo bunker non è solo per un discorso nucleare ma anche chimico e biologico, per cui siamo al sicuro da virus, pandemie e armi chimiche" spiega.

"Il costo di un bunker base è di circa 200mila euro e sono per lo più composti da due porte, una che pesa circa 400kg che blocca completamente l'accesso dell'aria e una seconda via di fuga con uscita verticale. C'è la zona dedicata allo stoccaggio di tutte le provviste con scadenze che vanno dal 2038 al 2043" dice mostrando le scatole contenenti biscotti e altro cibo. "Nel caso in cui fuori non ci fosse più corrente abbiamo una cyclette per alimentare l'energia pedalando. C'è la tv e la zona notte ma il cuore pulsante del bunker è la zona di filtrazione dell'aria che prende aria dell'esterno e la fa passare all'interno dei filtri permettendoci di avere aria pulita" continua. "Ultimamente le richieste sono aumentata del circa 200%. I nostri clienti sono per lo più famiglie con più figli che hanno terreni di proprietà sui quali poter costruire.

Si tratta di case sotto la casa e i meglio arredati possono costare anche più di cinquemila euro al metro quadro" conclude Stefania Rivoltini.