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Le Mura mai viste: il Forte inferiore
Da ecodibergamo.it del 29 agosto 2023

Domenica 28 settembre 2025 - Da Porta San Lorenzo alla Polveriera inferiore di San Marco: un itinerario inedito nel cuore del baluardo di Valverde per ammirare da vicino un mirabile esempio di architettura militare cinquecentesca.

Da Porta San Lorenzo alla Polveriera inferiore di San Marco: un itinerario inedito nel cuore del baluardo di Valverde per ammirare da vicino un mirabile esempio di architettura militare cinquecentesca. Per gentile concessione di un privato.

In collaborazione con Orobicambiente.

– Le visite guidate sono riservate ad un pubblico di soli adulti
– I visitatori devono indossare scarpe comode ed abbigliamento adeguato
– Vista la pendenza del terreno del percorso, l’attività è sconsigliata ad un pubblico con difficoltà di deambulazione
– È vietato fotografare, sia all’esterno che all’interno della Polveriera e nell’intera proprietà privata
– È vietato allontanarsi dal gruppo e spostarsi in autonomia all’interno della proprietà privata
– L’attività è rimandata in data da definirsi in caso di maltempo

Contatti: 035-247116

 

Ron Hubbard, il re dei bunker anti-atomici che costruisce rifugi per Zuckerberg e per i «prepper» americani
Da corriere.it del 25 agosto 2025

La Atlas Survival Shelters costruisce in Texas rifugi anti-apocalisse. Cresce il mercato dei bunker di lusso perché la paura diventa anche status symbol

 

Di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Negli Stati Uniti c’è un uomo che ha trasformato la paura in un business. Si chiama Ron Hubbard ed è il fondatore di Atlas Survival Shelters, un’azienda che, a Sulphur Springs, sul confine rovente della Tornado Alley, nel cuore del Texas, da oltre un decennio realizza bunker sotterranei su misura per chi vuole garantirsi un futuro anche quando tutto il resto intorno crolla. Da semplici capsule in acciaio per famiglie della classe media a complessi sotterranei con sale cinema, cucine in granito e sistemi di filtraggio dell’aria, i rifugi anti-apocalisse di Hubbard sono oggi tra i più noti e apprezzati non solo tra i predicatori della fine del mondo ma anche tra i milionari. Come Marc Zuckerberg, che nell’agosto 2014 ha acquistato un terreno sufficientemente grande, sull’isola hawaiana di Kauai, per poterci edificare un complesso lussuoso da 600 ettari, sotto il quale ha chiesto a Hubbard di realizzare il suo rifugio sotterraneo. Insomma, dalla paura allo status symbol.

300 rifugi all’anno

Quello dove primeggia Hubbard, ex saldatore e designer la cui storia è stata appena raccontata dal Times, è un mercato in crescita, spinto da tensioni geopolitiche, crisi climatiche e quella sensazione di precarietà che attraversa anche gli strati più ricchi della società americana. Intervistato nel dicembre scorso dall’Associated Press, Hubbard ha spiegato che soprattutto il Covid, l’invasione russa dell’Ucraina e lo scoppio della guerra Israele-Hamas stanno guidando le vendite. Secondo dati raccolti da analisti del settore, la sua azienda realizza ogni anno circa 300 rifugi. I prezzi oscillano tra poche decine di migliaia di dollari e cifre a sei zeri, quando si tratta di soddisfare le richieste dei clienti appartenenti alla nuova aristocrazia tecnologica e finanziaria.

Chi sono i «prepper»

La corsa ai rifugi, tuttavia, non riguarda solo i miliardari. Negli Stati Uniti, i prepper (in italiano: survivalisti), che si preparano concretamente alle emergenze, future o eventuali, legate a profondi mutamenti dell'ordine sociale, politico o ambientale, sono in continua crescita. Qui da noi, li conosciamo solo grazie ai film di fantascienza, ma in America sono tante le famiglie che accumulano scorte, armi, tecnologie di sopravvivenza, alimentando un’industria che, secondo alcune stime, vale oltre 11 miliardi di dollari l’anno. Hubbard, che si definisce «il Batman dei bunker», ne è diventato il volto più riconoscibile, una sorta di imprenditore-guru capace di vendere protezione in tempi di irrazionalità e ansia collettiva.

Tutti contro tutti

Non mancano, ovviamente, polemiche e rivalità. Inchieste giornalistiche americane hanno raccontato scontri durissimi tra costruttori di bunker, accuse reciproche e persino episodi sospetti di sabotaggio. Un ambiente, insomma, che riflette lo stesso clima di diffidenza che alimenta la domanda dei clienti: chi si prepara alla catastrofe, diffida di tutti, persino dei suoi simili. Gli esperti di emergenza, intanto, frenano gli entusiasmi: un bunker non garantisce l’invulnerabilità promessa. Il vero tema — avvertono — non è chi può scavare più a fondo, ma come si costruiscono società più resilienti in superficie. Sia come sia, Ron Hubbard, che è quasi omonimo del fondatore di Scientology, continua a ricevere ordini. Per i suoi clienti, un rifugio non è solo acciaio e cemento: è la certezza di poter chiudere il mondo fuori. Un privilegio costoso, che racconta meglio di tante analisi la nuova geografia della paura

 

Bunker antiatomici: copertura totale in Svizzera. Non una priorità a San Marino
Da sanmarinortv.sm del 21 agosto 2025

Il Titano è dotato però di un piano di sicurezza nazionale e punta al momento sulla flessibilità di azione. Nel momento più acuto della crisi russo-ucraina in tanti si erano interrogati sul rischio di un conflitto nucleare

 

“Il miglior rifugio, la miglior cura, è il negoziato politico internazionale”. Quello del Segretario agli Interni è di certo il pensiero di ogni persona di buona volontà; ed effettivamente negli ultimi mesi – specie sul dossier russo-ucraino – il focus pare ormai sulla diplomazia. Ansia diffusa, però, nel periodo seguente l'invasione; quando ogni scenario – anche il più catastrofico – pareva possibile. Da qui la corsa a misure di difesa civile, nel Vecchio Continente.

Tornati in auge quelli che si pensava relitti della guerra fredda: i bunker antiatomici. Ve ne sono 370.000 in Svizzera; già dagli anni '60, del resto, vi era la prescrizione di dotare di rifugi ogni nuovo edificio. Il risultato è una copertura del 100% della popolazione. Caso unico al Mondo; percentuali assolutamente rilevanti, comunque, nei Paesi scandinavi: quelli forse più sensibili al problema, per ragioni di prossimità alla Russia. Altra situazione a San Marino. Una semplice testimonianza del passato – e della solidarietà sammarinese -, le gallerie del treno; che negli anni tragici della seconda guerra mondiale ospitarono migliaia di persone.

Il Titano, conferma il Segretario Belluzzi, “non ha un piano specifico relativo all'insorgere di un conflitto nucleare”; ma “è dotato di un piano nazionale di sicurezza; unità di crisi, che gestiscono le varie crisi a seconda delle loro modalità di manifestarsi”. Ricordate l'emergenza Covid; e lo stesso “acutizzarsi del conflitto bellico in Ucraina”. Proprio nel 2022, quando iniziò la guerra, vennero messe in campo azioni di preparazione ad un eventuale precipitare della crisi.

“E quindi con dei piani – rivela il Segretario di Stato - per procurarsi anche le forniture farmacologiche per sopperire ad esempio ad un fallout nucleare o comunque a farvi fronte”. Pillole allo iodio, forse; ma sono solo speculazioni giornalistiche. Ora il livello di allerta pare essersi comunque sensibilmente abbassato. Quanto ad eventuali bunker “non vi sono sul tavolo dell'agenda politica più immediata – sottolinea Belluzzi - progetti in questo senso; però nulla esclude che davanti all'acutizzarsi di certi problemi si possa partire con determinate progettualità”.

   

Presentazione del libro scritto da Tommaso Empler
Da elbapress.it del 8 agosto 2025

La storia delle fortificazioni elbane dal XVIII secolo fino alla II guerra mondiale

La sezione Arcipelago Toscano di Italia Nostra comunica il proprio patrocinio per la pubblicazione di questo importante lavoro del socio Professor Tommaso Empler del Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura della Sapienza di Roma. Il libro sarà presentato il prossimo 16 agosto alle ore 21,30 presso il Giardino Del Club del Mare in Lungomare Mibelli 131. Marina di Campo. L’Isola d’Elba, ponte strategico tra il Tirreno e il continente, ha rappresentato nei secoli un punto nevralgico per l’estrazione del ferro e del granito, nonché per il controllo delle rotte commerciali lungo la costa toscana e verso la Corsica e la Sardegna. Nel 1548, per volontà di Cosimo I de’ Medici, viene fondata Cosmopoli, l’attuale Portoferraio, una delle rare città di fondazione rinascimentale in Italia.

Fin dalla sua nascita, Portoferraio assume un ruolo cruciale nella difesa del settore, diventando un presidio militare di primaria importanza. A partire dal XVIII secolo, l’evoluzione delle tecniche d’assedio impone un ripensamento delle difese: nasce così un sistema fortificato esterno alle mura medicee, progettato per tenere lontane le artiglierie nemiche. Ne fanno parte il Forte San Giovanni Battista e la Fortezza del Volterraio. Durante la dominazione francese del primo Ottocento, viene realizzato un articolato campo trincerato, con nuove opere come la Batteria di San Rocco, le fortificazioni del Lazzaretto (Forte Saint-Cloud e la Batteria du Point du Jour), il Forte Inglese e il Forte di Monte Albero (Montebello). Restano invece solo su carta i progetti per il Forte di Monte delle Bombe e la Batteria dell’Annunziata. Con l’Unità d’Italia, molte di queste strutture vengono riconvertite o dismesse.

Lo sguardo strategico si allarga: non si tratta più solo di difendere Portoferraio, ma l’intera isola da possibili sbarchi nemici. Tra il 1926 e il 1932, la Regia Marina realizza 8 nuove batterie costiere, tra cui tre direttamente a protezione della città medicea: la Batteria di Punta delle Grotte, quella di Capo Bianco e la postazione di Poggio Fortino. Questo libro ripercorre, con rigore documentario e un ricco apparato iconografico, l’evoluzione delle fortificazioni elbane dal XVIII secolo fino alla Seconda guerra mondiale. Attraverso cartografie originali, progetti tecnici inediti, rilievi fotogrammetrici, documenti d’archivio e ricostruzioni tridimensionali, vengono analizzate le trasformazioni dell’architettura militare che ha modellato il sistema difensivo esterno di Portoferraio.

 

Pantelleria rivive la Seconda Guerra Mondiale
Da trapanisi.it del 7 agosto 2025

Due giorni intensi e ricchi di storia attendono Pantelleria, con una rassegna di eventi dedicata al periodo della Seconda Guerra Mondiale organizzata da UNIPANT in collaborazione con le associazioni Barbacane, Linea Gotica Lucchesia, WWII Military Collector Sicilia e il Gruppo Auto Moto Storiche dell’Arma 93 Pastrengo di Verona. La manifestazione prenderà il via domenica 10 agosto alle ore 10 con “Sentieri di uerra, voci di pace”, una passeggiata narrata sui luoghi della Strage di Cannachi. Il percorso, pensato per essere accessibile a tutti, inclusi ipo e non vedenti, partirà dalla Cevusa Bianca in via San Vito 15 e condurrà i partecipanti fino al sito dell’esplosione, accompagnati da testimonianze e mezzi militari originali giunti sull’isola per l’occasione.

La partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria al numero 331 490 5245.

Il programma prevede relazioni su vari aspetti del periodo bellico: dalla presa dell’isola alla Strage di Cannachi, fino alla singolare architettura dei bunker in roccia lavica e all’uso delle jeep militari allora e oggi. Sarà inoltre allestita una piccola esposizione di oggetti bellici d’epoca, oltre alla proiezione di video e di immagini dell’occupazione alleata.

Lunedì 11 agosto alle 18.45 sarà aperto al pubblico il bunker del porto di Scauri, recentemente recuperato grazie ai fondi della democrazia partecipata e all’impegno dell’associazione Barbacane. Anche questa visita sarà gratuita. L’iniziativa rappresenta una sorta di “prova generale” per un futuro progetto permanente di turismo storico sull’isola. L’obiettivo è creare, con il supporto delle Istituzioni e delle associazioni partecipanti, un itinerario tematico strutturato che trasformi la memoria bellica di Pantelleria in una risorsa culturale e turistica, sulla scia di quanto già avviene in altri luoghi simbolo della Seconda Guerra Mondiale

 

Trovano un bunker nazista sotto la loro nuova casa: all’interno frasi shock dei soldati di Hitler
Da brevenews.com del 7 agosto 2025

Un uomo e una donna trovano un bunker nazista sotto la loro nuova casa.Shaun Tullier, 35 anni, e sua moglie Caroline, 32, nel 2021, si sono trasferiti in una casa a Torteval, sull’isola di Guernsey. Durante i lavori di ristrutturazione dell’abitazione, i due hanno fatto una scoperta inaspettata: un grande bunker risalente alla Seconda Guerra Mondiale, nascosto sotto la loro proprietà.

Il rifugio sotterraneo, costruito dai nazisti durante l’occupazione tedesca dell’isola tra il 1940 e il 1945, era composto da due ampie stanze e un lungo corridoio, con scritte in lingua tedesca ancora ben visibili sui muri. Una di queste, particolarmente inquietante, recita: “achtung feind hort mit”, ovvero “attenzione, il nemico sta ascoltando”. Shaun, originario di Guernsey e falegname di professione, conosceva l’esistenza di vecchi bunker nell’isola, ma non avrebbe mai immaginato di averne uno proprio sotto casa.

Come riporta il Daily Mail, il 35enne aveva qualche sospetto in merito, dato che il terreno su cui sorgeva la casa era stato utilizzato in passato come deposito di armi tedesche, ma nessuna prova concreta era mai emersa fino al giorno in cui il precedente proprietario li ha contattati dopo aver riconosciuto la loro cucina in un annuncio online. Questo contatto ha confermato la presenza del bunker, raccontando che un tempo ci si giocava prima che venisse riempito e coperto.

La scoperta

Spinti dalla curiosità, Shaun e un amico hanno utilizzato un escavatore per rimuovere la ghiaia e scavare cento tonnellate di terra, riportando alla luce l’ingresso del rifugio. All’interno hanno trovato oggetti d’epoca, un pavimento piastrellato e persino un portello di fuga. Colpiti dalla scoperta, i due coniugi hanno deciso di restaurare il bunker, trasformandolo in una sala giochi e palestra, pur mantenendo le scritte originali per preservarne il valore storico. Shaun, entusiasta, ha promesso anche una festa di Halloween nel bunker, rendendo questa scoperta un pezzo di storia da condividere e valorizzare.

 

… ma continuano a chiamarle bunker
Da quotidianodibari.it del 6 agosto 2025

Saranno circa duemila le casematte erette dal Regio Esercito che cingono la costa pugliese. Languiscono tutte in uno stato di degrado desolante

 

Intorno al Cinquecento gli Spagnoli elevarono lungo le coste dei loro domini nell’Italia meridionale un ben articolato sistema di torri d’avvistamento e comunicazione. Delle quasi ottocento torri elevate, tre quarti sono venuti giù per cattiva o assente manutenzione, aggravata dalla scadente qualità dei materiali di costruzione. Quel poco che è rimasto in piedi è stato censito. Nessuno invece ha mai pensato a censire ciò che resta delle ben più numerose casematte erette dal Regio Esercito prima e durante la seconda guerra mondiale e dislocate lungo tutte le coste d’Italia.

Per quanto il numero esatto delle casematte (che tutti si ostinano a chiamare bunker, dimenticando che questi ultimi sono rifugi corazzati sotterranei e non fortificazioni) debba essere noto all’Autorità militare, un nuovo censimento sarebbe inaffidabile stante l’altissimo numero di queste fortificazioni oggi scomparse sotto colate di cemento o di terriccio, smantellate dai bulldozer per aprire strade, quando non disinvoltamente inglobate all’interno di proprietà private (un caso clamoroso è sotto gli occhi di tutti in uno dei tanti villaggi residenziali di Torre San Giovanni, località prossima a Marina di Ugento).

Che l’Amministrazione militare chiuda gli occhi davanti a cose di questo genere si spiega col fatto che da più di settant’anni l’evoluzione del concetto di difesa del territorio ha decretato l’obsolescenza di queste piccole e solo parzialmente efficaci opere di difesa (per ragioni di spazio e di tecnica costruttiva le casematte potevano ospitare solo mitragliatrici pesanti e cannoni di minimo calibro ; troppo poco contro avversari decisamente meglio armati). A differenza delle torri costiere, non stiamo parlando di cose di un qualche valore architettonico, tutt’altro. Tuttavia queste fortificazioni hanno il pregio di essere collocate lungo la costa in punti che ancora possiamo definire strategici, se parliamo di opportunità turistica. Si potrebbe studiare un piano di riutilizzo, previo cambio di destinazione d’uso. Sono scomode, è vero, nella maggior parte di esse non si può stare in piedi. Abbassandone però il pavimento…

Bisognerebbe farsi venire un’idea. Da non escludere, intervenendo con un progetto di riqualificazione che strappi queste costruzioni al degrado in cui sono sprofondate, la possibilità di studiare percorsi di turismo storico-militare da affidare ad associazioni culturali e cooperative giovanili. In Sicilia hanno cominciato a farlo. In Puglia ci saranno un duemila casematte che languiscono … Al presente, colme di immondizia, ridotte a latrine o a ricovero di randagi, rom, clochard e clandestini, queste casematte che da noi come altrove dovevano difendere la Patria offrono uno spettacolo che stringe il cuore.

Italo Interesse

 

Gorizia, nuova vita per un bunker della Seconda guerra mondiale
Da telefriuli.it del 6 agosto 2025

Diventerà una sorta di museo della storia della città

Autore: Matteo Femia

Venne costruito tra il 1938 ed 1940 e funse da riparo per centinaia di cittadini goriziani durante i bombardamenti aerei della Seconda guerra mondiale. Ora, dopo decenni di abbandono, può tornare alla città come vero e proprio museo: protagonista di questa storia è la galleria-bunker, lunga 124 metri in tutto e dotata di tre porte d’accesso, situata all’interno del rinnovato Parco della Valletta del Corno. Un progetto, voluto dall’assessore comunale a Go 2025 Patrizia Artico, permetterà grazie a fondi regionali di riqualificare il manufatto. La messa a nuovo del rifugio anti-aereo potrà così garantire una nuova fruizione storicoturistica del sito all’interno del nuovo gioiello verde del parco.

Un gruppo di lavoro che vedrà protagonisti tra gli altri gli Alpini e le associazioni Seppenhofer e Isonzo, in collegamento con le Università del territorio, punterà a valorizzare l’area con l’obiettivo di rendere Gorizia sempre più una lente attraverso la quale guardare il superamento delle tragedie del Novecento.

 

I forti di Mestre da valorizzare, arrivano i fondi targati Unesco
Da nuovavenezia.it del 4 agosto 2025

Il Comune affida i lavori da 160 mila euro per la segnaletica con l’obiettivo di deviare da Venezia i flussi turistici

Autore: Eugenio Pendolini

Drenare i flussi turistici di Venezia e indirizzarli, se possibile, anche verso gli esempi di archeologia militare di Mestre. Come? Con cartelli informativi adeguati, creazione di nuovi itinerari e promozione turistica e informativa. È l’obiettivo che si è prefisso il Comune che ha recentemente stanziato 160 mila euro per l’ affidamento diretto del servizio e fornitura e posa della cartellonistica informativa dei Forti della Terraferma. Ad aggiudicarsi il servizio è stata la società Geomodel srl di Quarto d’Altino.

Il finanziamento

Si tratta di un finanziamento proveniente dal ministero del Turismo che ormai nel 2022, dopo la pandemia, ha pubblicato un avviso pubblico per individuare progetti volti alla valorizzazione dei Comuni a vocazione turistico-culturale nei cui territori sono ubicati siti riconosciuti dall'Unesco allo scopo di valorizzare i comuni a vocazione cultura, artistica e storica.

Forte di questa linea di finanziamenti, il comune di Venezia negli ultimi tre anni ha presentato domandaper ben undici interventi (per un importo complessivo di 7 milioni). Tra questi, l’intervento sette (sistema segnaletico innovativo) prevede la progettazione e l'installazione di cartellonistica e segnaletica di tipo stradale e turistico-informativa, con carattere innovativo, per una migliore gestione dei flussi attraverso l'installazione di strumenti orientativi aggiornati e ragionati, in parte anche integrati con la progettazione di itinerari. La segnaletica dovrà rispondere alle esigenze di valorizzazione e di promozione del sito, e al contempo alla delocalizzazione dei flussi, con particolare riguardo ai luoghi meno conosciuti.

L’obiettivo, insomma, è di migliorare l’offerta turistica della città «rispondendo a una domanda che, a seguito della pandemia, è più attenta alla sicurezza sanitaria, alla sostenibilità ambientale, all'accessibilità dei luoghi, dei prodotti informatici e digitali, alla prenotabilità dei servizi, agli eventi, alle esperienze di viaggio alternative e alla qualità dei servizi dell'ospitalità e dell'accoglienza».

E l’area individuata dal Comune per questo intervento di posa della cartellonistica informativa è proprio quella relativa ai forti della terraferma con l’obiettivo di valorizzare «le aree del Campo Trincerato di Mestre, in quanto elementi caratteristici del territorio veneziano, rendendoli maggiormente identificabili lungo i percorsi», sviluppando anche gli spostamenti nel tempo libero e la promozione di eventi culturali.

Tutti i forti interessati

Il campo trincerato di Mestre è infatti un esempio quasi unico, in Italia, di “archeologia militare” dell'Otto-Novecento. La sua nascita ha origine dopo l'Unità di Italia, quando Mestre ed il suo entroterra vengono inseriti nel “Piano generale di difesa” predisposto dai vertici militari. Insieme a Forte Marghera, è composto anche da altre strutture realizzate a fine ’800: si tratta del forte Carpenedo (oggi ancora chiuso al pubblico), Brendole (alla Gazzera) e Tron (a Ca' Sabbioni, tra Marghera e Oriago). Nel primo decennio del Novecento ne vengono così costruiti altri, più lontani: forte Pepe (a Ca' Noghera), forte Cosenz (a Favaro), forte Mezzacapo (a Marocco), forte Poerio (a Gambarare), forte Sirtori (a Spinea), forte Bazzera e forte Rossarol (a Tessera).

Il veloce progresso tecnologico nelle armi da guerra li ha fatto diventare quasi subito inutili per la difesa di Venezia. Nella Seconda guerra mondiale i forti hanno avuto solo una funzione di deposito di munizioni e vettovaglie. Sono comunque rimasti in servizio fino a pochi anni fa, quando ne è stata decisa la smilitarizzazione e il loro utilizzo a scopi storici e culturali. —