RASSEGNA STAMPA/WEB

 2022 2021 2020 2019 2018 2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010  2009  2008 2007 2006 2005 2004 2003 2002 2001 Archivio  

ANNO 2023

gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

Cliccare sulle immagini per ingrandirle

 

Alcamo protagonista al congresso internazionale “Castelli medievali in Sicilia e altrove”
Da trapanisi.it del 30 novembre 2025

Avrà un ruolo di rilievo anche Alcamo nell’ambito del congresso internazionale “Castelli medievali in Sicilia e altrove”, che si aprirà domani, 1 dicembre, alle 9 nella sede del Centro regionale per la Progettazione e per il Restauro, in via dell’Arsenale a Palermo.

L’appuntamento, promosso dall’Assessorato regionale ai Beni culturali in collaborazione con l’Istituto Italiano dei Castelli e con il patrocinio del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo, riunisce studiosi e specialisti italiani e stranieri per approfondire storia, architettura e conservazione del vasto patrimonio castellano dell’Isola.

L’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha definito i castelli siciliani “monumenti complessi, dalla storia plurisecolare, fortemente identitari e spesso teatro di vicende storiche cruciali”. Il congresso intende ripercorrere gli interventi di recupero realizzati negli ultimi cinquant’anni, periodo durante il quale la Regione Siciliana ha salvaguardato e restituito alla fruizione pubblica molte strutture un tempo in avanzato degrado.

Il direttore del Centro regionale per la Progettazione e per il Restauro, Ferdinando Maurici, ricordato che il lavoro avviato a partire dal 1975 ha permesso di sottrarre all’abbandono buona parte delle fortificazioni medievali dell’Isola. L’Assessorato, spesso in sinergia con altri enti pubblici, ha realizzato interventi significativi che hanno interessato castelli e rocche tra le più rappresentative della storia siciliana: da Caccamo a Carini, da Vicari al maniero Maniace di Siracusa, dal Castello a Mare di Palermo alle fortificazioni di Montalbano, Sperlinga, Castelluccio di Gela, Ursino a Catania, Milazzo e molte altre.

Tra i siti al centro dell’attenzione anche il Castello dei Conti di Modica di Alcamo, una delle fortezze medievali meglio conservate della Sicilia occidentale. L’edificio, ricco di stratificazioni storiche e architettoniche, rappresenta uno degli esempi più rilevanti del sistema fortificato tardo medievale del territorio.

Il castello alcamese, oggetto negli anni di interventi di recupero e consolidamento, costituisce oggi un presidio culturale di grande valore, sede di esposizioni e iniziative che ne valorizzano il ruolo storico e identitario all’interno della comunità. Il congresso offrirà l’occasione per ripercorrere il lavoro svolto e per riflettere sulle prospettive future legate alla tutela e alla fruizione del patrimonio castellano, con un confronto aperto su metodi di restauro, strategie di valorizzazione e dialogo con le altre realtà del Mediterraneo.

 

Alghero, il Forte della Maddalena torna a nuova vita dopo il restauro
Da ilgazzettino.it del 30 novembre 2025

Conclusi i lavori finanziati con 1,5 milioni di euro dal Pnrr: recuperate le mura, rinnovati i percorsi e l'illuminazione

Il Forte della Maddalena ritrova il suo antico fascino grazie al recente intervento di restauro che ha restituito alla città una parte significativa della storica fortificazione. Il cantiere, avviato nel giugno 2024 e finanziato con 1,5 milioni di euro del Pnrr, ha permesso di consolidare e mettere in sicurezza le murature perimetrali maggiormente deteriorate, oltre a ridefinire le pavimentazioni e potenziare l’illuminazione esterna. L’area rinnovata sarà completamente fruibile entro la prima decade di dicembre, con l’installazione delle nuove panchine e dei cestini portarifiuti. Il sindaco Raimondo Cacciotto sottolinea l’impegno dell’amministrazione: “Stiamo lavorando per reperire i finanziamenti dalla Regione per il restauro della restante parte del Forte. Intanto riapriamo alla città un luogo speciale che può essere utilizzato per piccoli eventi culturali e di spettacolo”.

Il Forte della Maddalena prende il nome da una statua un tempo collocata in una nicchia della torre, conosciuta popolarmente come Maddalenetta. La struttura è una delle tre fortificazioni erette alla fine del Cinquecento per rafforzare il fronte di terra della cinta difensiva di Alghero. Si presenta come un massiccio complesso quadrangolare che, sul lato nord, ingloba l’antica torre circolare, nota anche come Torre di Garibaldi in memoria dell’arrivo dell’eroe dei due mondi nel 1855.nel corso del Seicento e del Settecento il forte subì numerose modifiche, ma ciò che oggi resta è una struttura profondamente trasformata. Tra il 1905 e il 1914 vennero infatti demoliti l’ampio terrapieno e le parti interne che sostenevano l’artiglieria,alterando in modo irreversibile l’aspetto originario. Oggi sono visibili soltanto i muri perimetrali. Dopo la perdita della funzione militare, il Forte trovò una nuova identità legata alla tradizione marinara algherese: per anni ospitò un cantiere dedicato alla costruzione delle tipiche “spagnolette”, imbarcazioni in legno caratteristiche della città catalana. L’assessore ai Lavori Pubblici, Francesco Marinaro, ha già candidato l’opera alle diverse linee di finanziamento regionale previste dalla Legge di Stabilità n. 30/49 del 5 giugno 2025, dedicata ai lavori pubblici e al sistema idrico. L’obiettivo è chiaro: restituire alla comunità un bene storico completamente rigenerato e valorizzato.

 

Dopo il restauro, Trento ritrova il cinquecentesco Palazzo delle Albere
Da arte.sky.it del 30 novembre 2025

Con la mostra Il potere delle macchine: umanità, ambiente, tecnologia nel Trentino del Cinquecento riapre al pubblico il cinquecentesco Palazzo delle Albere, a Trento. L’edificio, che torna a vivere dopo un importante restauro, diventa il palcoscenico ideale di un percorso che intreccia l’energia delle innovazioni del XVI secolo con le domande più urgenti del nostro tempo. Qui, tra affreschi e sale storiche, antichi congegni, volumi rari e strumenti scientifici spiegano i mutamenti globale avvenuti quando la tecnica iniziò a trasformare la società. La mostra, curata dal MUSE - Museo delle Scienze insieme a istituzioni museali e universitarie di primo piano, compone una narrazione affascinante: una riflessione sul ruolo sociale delle macchine, sul loro potere di riorganizzare economie e relazioni umane, e sulle tensioni – economiche, ambientali, politiche – che esse provocarono allora, come ancora accade oggi.

A TRENTO RIAPRE IL PALAZZO DELLE ALBERE

L’esposizione mette al centro un Cinquecento sorprendente, un’epoca in cui l’Europa vide diffondersi macchine in ogni settore produttivo: dalla stampa alla metallurgia, dalle tecnologie per la navigazione alle nuove armi da fuoco. Il Trentino del Principato vescovile non rimase ai margini: le élite locali investirono in officine, miniere, meccanismi idraulici e fortificazioni modernizzate, inaugurando un tempo di accelerazione tecnica che mutò territori, paesaggi e comunità. Il percorso espositivo guida il pubblico attraverso oggetti rari, modelli ingegnosi e antichi trattati, mostrando come dalle viscere delle montagne nascessero materiali preziosi, nuove farmacopee e strumenti destinati a ridefinire la conoscenza scientifica. Al tempo stesso, l’evoluzione dell’artiglieria e delle fortificazioni pone in risalto il risvolto oscuro del progresso: stati costretti a riorganizzarsi, guerre più complesse, società sempre più dipendenti dalla tecnologia.

L’EVOLUZIONE INDUSTRIALE E TECNOLOGICA IN MOSTRA A TRENTO

Nella mostra di Trento le rivolte contadine, le nuove forme di resistenza e i cambiamenti sociali del XVI secolo diventano strumenti per interrogare il presente, segnnato da crisi globali, disuguaglianze e accelerazioni che interrogano la nostra relazione con le macchine. Da qui nasce una serie di appuntamenti collaterali che amplia la riflessione: incontri letterari, dialoghi con autori come Wu Ming 4 e un convegno dedicato al 1525, per comprendere come i conflitti di allora possano illuminare le sfide di oggi. “La riapertura del meraviglioso Palazzo delle Albere con una mostra dedicata alla tecnologia e al suo impatto sociale, culturale ambientale”, ha dichiarato il direttore del MUSE Massimo Bernardi, “propone un gioco di specchi tra significato e significante, collocando tra le architetture e gli affreschi rinascimentali una riflessione che affronta un tema tanto contemporaneo partendo proprio dal Cinquecento

 

TORRE MILETO: NUOVO FINANZIAMENTO DALLA REGIONE PER LA TUTELA DEL PATRIMOMNIO CULTURALE
Da civico93.it del 29 novembre 2025

La Città di San Nicandro Garganico ha partecipato al bando 2025 della Regione Puglia: “Contributi per la messa in sicurezza, conservazione e valorizzazione delle torri costiere pubbliche” promosso ai sensi dell’articolo 34 della Legge Regionale 44/2018, destinato ai Comuni costieri pugliesi.

Anche per il 2025, la Regione ha stanziato un fondo complessivo di 500.000 €, con un contributo massimo di 25.000 € per ciascun intervento, per la tutela delle torri costiere. Siamo lieti di annunciare che, per il 4° anno consecutivo, è stato concesso al nostro Comune un finanziamento di 25.000 € per la manutenzione straordinaria della Torre Aragonese di Torre Mileto.

Un risultato importante che testimonia l’impegno costante dell’Amministrazione comunale nel conservare e valorizzare il patrimonio storico e paesaggistico del territorio. Questo intervento contribuirà a rendere la torre più sicura, fruibile e protetta, garantendo un bene comune da trasmettere alle future generazioni.

 

Tra pietre e cielo, tra cielo e pietre
Da rsi.ch del 28 novembre 2023

Intervista a Gionata Pieracci autore di un libro dedicato alle fortificazioni dimenticate della Val Traversagna e alla difesa alpina della Svizzera meridionale tra Prima e Seconda guerra mondiale

In questa edizione delle Voci del Grigione italiano, Alessandro Tini dialoga con lo storico Gionata Pieracci, autore del volume Tra pietre e cielo, tra cielo e pietre, edito da Fontana Edizioni. Un titolo poetico per un’opera che intreccia memoria, ricerca e territorio, raccontando il sistema di fortificazioni militari costruito dall’esercito svizzero nella Val Traversagna di Roveredo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale.

Gioanata Pieracci, originario di Roveredo e laureato in Storia alla Statale di Milano, spiega come l’idea sia nata quasi per caso: da un semplice pannello informativo per la riattivazione della cosiddetta “strada di Maria Teresa”, è emersa una ricerca durata anni, tra sopralluoghi, archivi militari e testimonianze locali.

Il risultato è un affresco storico che unisce geografia, strategia e vita quotidiana dei soldati chiamati a presidiare le montagne in condizioni estreme. Il libro restituisce valore a un patrimonio dimenticato di trincee, casematte e caserme in quota, ma anche alle storie umane che vi si celano, come quella di un soldato svizzero-romando che scriveva alla sua amata dal fronte.

Con rigore e passione, Pieracci mostra come la piccola Val Traversagna si inserisca nel più ampio disegno difensivo elvetico, tra timori di invasione e orgoglio di neutralità.

Un progetto sostenuto dal Comune di Roveredo, che oggi invita a riscoprire – tra pietre e cielo – le tracce di una storia che non va dimenticata.

 

Monte San Martino, testimonianza delle antiche fortificazioni sulle Alpi
Da giornaletrentino.it del 25 novembre 2025
Alla scoperta dello straordinario sito archeologico, su uno sperone di roccia tra l’Alto Garda e le Giudicarie: sepolto dalla vegetazione, è stato portato alla luce con campagne di scavi negli ultimi 25 anni e ha restituito i resti di un insediamento, con cinta muraria e torri, ancora in piedi i ruderi di un oratorio dedicato al santo di di Tour Primavera del 774: l’esercito dei Franchi, che l’anno precedente è calato su Pavia dopo aver varcato le Alpi, assedia la capitale del Regno Longobardo. Nel mese di giugno, il re Desiderio si arrende e Carlo Magno aggiunge al titolo di «rex Francorum» quello di «rex Langobardorum».

Al già esteso suo regno, che si allarga dal Mare del Nord all’Adriatico, si aggiunge nel 788 il ducato di Baviera con una campagna militare che coinvolge il Trentino e comporta la sua annessione. Da questo momento, le Alpi unificate perdono la funzione di barriera difensiva tra domini contrapposti, favorendo la creazione di un nuovo impero. Carlo verrà incoronato nel Natale dell’800 e morirà, secondo gli storici, quattordici anni dopo. Con il controllo dei Franchi su mezza Europa, tra la fine dell’VIII secolo e il IX, le vecchie fortezze e i presidi alpini eretti secoli prima per difendere l’ultimo scampolo d’Impero romano d’occidente, ereditati dai re goti e longobardi, non servono più. Una di queste è la fortezza sul Monte San Martino nel Lomaso, a 980 metri di altitudine, fra le Giudicarie e l’Alto Garda. Costruita con ingenti risorse fra il 430 e il 450, sfrutta le difese naturali del luogo.

Dopo alcuni secoli, per effetto della nuova situazione politica viene abbandonata e cade nell’oblio.

Dimenticata dalla Storia, viene individuata sul terreno fra il 1998 e il 2000. Varie campagne archeologiche, ultimate nel 2015, ne hanno riportato alla luce le parti superstiti, documentandole: la cinta muraria intercalata da torri estesa per circa un chilometro e mezzo attorno alla sommità, l’interno esteso su oltre 10 mila metri quadrati con le tracce dei fabbricati, le porte, i sedimi scoperti, la viabilità. Eredità rara di un’epoca avara di fonti scritte è un luogo di intensa suggestione. Vent’anni dopo il primo “colpo di piccone” vi siamo saliti con Enrico Cavada, già funzionario dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza provinciale, coordinatore delle ricerche e degli scavi che hanno restituito l’importanza di questo luogo fortificato su di uno sperone roccioso che domina la Val Lomasone. «Negli ultimi trent’anni - spiega Cavada - l’archeologia ha identificato vari luoghi fortificati su alture noti dalle fonti antiche. Siti complessi come Castelfeder, vicino ad Ora, o come Sant’Andrea, nel lago di Loppio. Ma anche Sirmione, all’apice della omonima penisola, o la Rocca di Garda. O, ancora, piccoli presidi a difesa delle città, come il centro fortificato impostato a Piedicastello con il Dos Trento, verosimile sede dei contingenti militari goti e longobardi stanziati nella Valle dell’Adige». Strategica per posizione, la fortezza sul monte San Martino, chiude una linea che dalla Vallagarina supera l’alto Garda e “sorveglia” un fascio di vie convergenti verso Sud. Nella parte alta restano i ruderi di un oratorio, unico edificio risparmiato fuori terra dall’abbandono e caduto solo nel secondo dopoguerra. È consacrato a Martino, il Santo vescovo di Tours protettore dei Franchi. «Un patrocinio che si radica dopo la conquista di Pavia - ricostruisce Cavada - quando Carlo Magno opera ingenti donazioni all’importante monastero di Tours, fondato molti secoli prima da San Martino e dove riposano le venerate reliquie. Ne sono parte la Valcamonica, con le terre che dal confine trentino raggiungono i distretti di Brescia e di Bergamo, e Sirmione con tutta la giurisdizione propria di terre a sud e a nord del Garda, le Judicarie e la Val Rendena. Beni del patrimonio regio demaniale che costruiscono una fondamentale direttrice di transiti alpini, donati perché rimangano nelle mani di un ente ecclesiastico di assoluta fedeltà “a Dio e al re” fuori da pretesa o mira di potentati locali». In questo momento la chiesetta sul monte è già «vecchia» di secoli, costruita all’indomani della fondazione della fortezza.

«Si tratta - spiega Cavada - di un oratorio-mausoleo funerario cristiano, eretto per volontà di un personaggio di élite, dotato di potere decisionale e mezzi finanziari. Un uomo adulto, di rango militare, morto all’incirca all’età di 45/50 anni e qui sepolto. Dopo di lui, altri vi vengono seppelliti: uomini adulti, forti e robusti, non famigliari fra loro». Probabilmente cavalieri comandati alla fortezza. Il sito ha restituito recipienti in ceramica da fuoco, suppellettili e vasellame da mensa in vetro e in ceramica fine, fra cui una brocca decorata di stampo longobardo pannonico che accompagna la migrazione di questo popolo in Italia. «Ingenti i quantitativi di rottami di manufatti in metallo, risorsa preziosa destinata a riciclo, e di prodotti agricoli (cereali e leguminose) carbonizzati da un incendio dopo essere stati stivati in un capiente magazzino, attorno all’anno 600 come indicano le datazioni del carbonio 14».

Perché fortificare questo sperone? «Il monte domina un ventaglio di percorsi che scendono da alcuni dei principali passi alpini centro-orientali. Percorsi alternativi, verso la pianura Padana, alla ben più presidiata valle dell’Adige, e per questo molto praticati, tanto più dalle incursioni che si ripetono in un momento storico di grave instabilità e insicurezza generali.

Non casualmente, lo sbocco di ciascun percorso trova a presidio un luogo elevato, difeso e intitolato a San Martino: il monte del Bleggio che domina passo Duron oppure la rupe su cui sorge Castel Stenico che fra le mura - osserva Cavada - mantiene quale parte più antica una cappella, anch’essa sorta per scopi funerari di un anonimo fondatore, quindi consacrata al santo di Tour con apparati scultorei nel primissimo periodo carolingio e, successivamente - primissimi decenni del Duecento - ammodernata e abbellita con uno splendido ciclo di affreschi, tre i più significativi dell’ arte regionale con all’interno forse la più antica immagine di San Martino presente in questa parte delle Alpi».

[foto credits: Dipartimento cultura Provincia autonoma di Trento / Visittrentino.info

 

Il Forte di Lunetta riapre alla città. Palazzi: “recupero importante, sarà luogo di eventi culturali”
Da mantovauno.it del 23 novembre 2025

MANTOVA – Il Forte di Lunetta-Frassino ri-apre le sue porte alla città. Un lungo lavoro di restauro e messa in sicurezza lo hanno riportato alla luce in tutto il suo splendore e oggi, alla presenza di tanti cittadini, ha aperto il cancello per mostrarsi come non aveva mai fatto. “Diventerà un luogo di cultura – ha detto il sindaco, Mattia Palazzi – mi piacerebbe che già il 21 marzo, primo giorno di primavera ci fosse qualche mostra, vorrei diventasse un luogo per esposizioni ed eventi culturali. Sono molto contento, perchè questo è un recupero straordinario di un manufatto che rappresenta la storia della nostra città. Era una struttura di difesa, che è rimasta in perfetto stato, ed ora viene restituito ai cittadini. Immagino già che questo possa diventare uno spazio all’aperto per eventi espositivi. Credo che se fermiamo per strada 10 mantovani e gli chiediamo del forte, non dico 10, ma 8-9 non sanno nemmeno che esiste ora tocca a noi riportarci la vita”.

“E’ un giorno importante perchè oggi restituiamo alla collettività un bene che era intercluso, perchè qui nessuno poteva entrare – spiega l’assessore ai lavori pubblici, Nicola Martinelli – devo dire che è poco conosciuto perchè molti non sanno della sua esistenza. E’ un forte che segue la storia dell’occupazione austriaca e si chiama lunetta proprio per la sua forma pentagonale. Il lavoro di recupero è stato notevole perchè era completamente ricoperto di terra e vegetazione sono state recuperate le murature, le pavimentazioni, illuminazione interna ed esterna e sono state messe le videocamere di sorveglianza”.

All’epoca della sua costruzione le fortificazioni erano tre: quella di Fossamana che è ancora in piedi, quella di San Giorgio e questa, il cui vero nome sarebbe Lunetta di Frassino. Nel 2006 con il Contratto di Quartiere era stato realizzato il parco esterno. Ora è stato recuperato anche il forte, costo dell’opera 1 milione di euro con fondi Pnrr.

Soddisfatti anche gli abitanti del quartiere, tra loro non poteva mancare Claudio Spaggiari, da sempre referente dei residenti “Io abito a Lunetta dal 1970, è un quartiere meraviglioso perchè c’è tanto verde. Il recupero del forte per noi è davvero molto importante e abbiamo sempre lavorato in questi anni affinchè potesse avvenire. La speranza è stata esaudita e sono davvero contentissimo. Era un simbolo di guerra e ora può diventare un simbolo di pace perchè al suo interno ci si potranno fare eventi e feste. E’ davvero una giornata importante”.

 

LA STORIA

Nel corso del XIX secolo Mantova divenne parte integrante di uno dei maggiori sistemi difensivi su scala territoriale dell’epoca moderna, il Quadrilatero, uno scacchiere predisposto per la difesa dei territori imperiali dell’Italia settentrionale che coniugava le potenzialità delle linee fluviali del Mincio e dell’Adige con quelle delle fortezze di Peschiera, Mantova, Verona e Legnago.

Tra il 1860 ed il 1866 gli ingegneri militari austriaci realizzarono opere esterne e Forti necessari per il potenziamento della piazzaforte, il cui definitivo assetto fortificatorio, già definito dai francesi di Napoleone all’inizio del secolo, era modellato secondo lo schema a opere staccate, nella specifica situazione mantovana, chiavi di un grandioso impianto idraulico che conferiva alla città i connotati di un’imponente piazzaforte fluviale. In particolare tra il 1859 e il 1860, sul fronte orientale, già protetto dalla lunetta di San Giorgio, realizzata dai francesi dopo aver abbattuto l’omonimo borgo, furono realizzate le lunette Fossamana e Frassino, mentre a difesa del fronte occidentale, fuori Porta Pradella a meridione della lunetta di Belfiore, fu costruita la lunetta Pompilio. La scelta dell’ubicazione specifica della lunetta unita all’orientamento delle sue fronti, trovava ragione nel proposito che essa potesse fiancheggiarsi con la già presente lunetta di San Giorgio incrementando così la componente attiva di difesa sul fronte est. L’approccio progettuale mirava ad una nuova configurazione in cui le tre lunette, quella di San Giorgio e quelle avanzate di Fossamana e di Frassino, dovevano poter formare un sistema. Le lunette Fossamana e Frassino, le uniche opere oggi conservate, progettate e in breve tempo realizzate come opere di fiancheggiamento dell’esistente lunetta di San Giorgio, sono opere staccate a impianto poligonale su base pentagonale, modellate e adattate alla morfologia del terreno secondo puntuali calcoli balistici, caratterizzate da caponiere semplici sugli angoli di spalla e da una caponiera sul fronte di gola rettilineo, in muratura.

 

IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE

L’intervento di riqualificazione della lunetta di Frassino e delle relative aree di pertinenza rientra fra i progetti finanziati dall’Unione Europea nell’ambito Next Generation EU – PNRR – Missione 5, Componente 2, Investimento 2.1 – Interventi di rigenerazione urbana su quartieri di edilizia popolare e collegamento con spazi verdi e policulturali della città. L’area del forte presenta una superficie complessiva di circa 39.000 mq. L’intervento si è concentrato su vari aspetti: Rimozione della vegetazione che aveva invaso il sito, impedendo l’accesso. Risanamento conservativo delle strutture murarie, ripristinando la stabilità compromessa dalle radici delle piante. Consolidamento delle sommità dei muri e rifacimento delle pavimentazioni. Ablazione dei graffiti vandalici attraverso tecniche delicate come la microsabbiatura. Interventi di protezione contro l’umidità con malta di calce e un trattamento idrorepellente. Oltre agli interventi conservativi, sono stati realizzati nuovi elementi strutturali e impiantistici, tra cui: Nuovi cancelli e portoni esterni. Pavimentazioni rinnovate per migliorare l’accessibilità e la fruizione dell’area. Impianto di illuminazione e videosorveglianza per aumentare la sicurezza. Un nuovo parapetto in acciaio Corten e una recinzione aggiornata verso il viale dei Caduti. Il progetto che l’architetto Monica Nascig ha realizzato è stato seguito dal 2023 da Matteo Rossi, direttore dei lavori del Comune di Mantova e ha voluto coniugare la conservazione degli elementi murari e delle tracce d’uso e favorire la comprensione delle strutture fortificatorie, ricercata con la percorribilità di luoghi che la vegetazione infestante ed i crolli avevano reso inaccessibili.

I PERCORSI

Si è cercato inoltre di mantenere il valore paesaggistico che caratterizza attualmente il Forte, garantendo la possibilità di effettuare tre percorsi in sicurezza: all’esterno della cinta muraria e del fossato; all’interno della cinta muraria, entro la piazza d’armi; all’interno del ridotto, del cortile e della caponiera di gola.

 

Venticinque anni di Verona patrimonio Unesco: la città si racconta e si reinventa guardando al futuro
Da veronasera.it del 23 novembre 2025

Verona si prepara a celebrare un quarto di secolo dalla sua iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco con un’intera giornata di confronto, lunedì 24 novembre, al Palazzo della Gran Guardia. Sarà un’occasione in cui istituzioni, studiosi ed esperti dialogheranno sul presente e sul futuro della città, soffermandosi sui temi della tutela, della gestione sostenibile e delle strategie per valorizzare un patrimonio che da duemila anni continua a evolvere nella trama urbana.

Unesco, 25 anni dopo

Il 30 novembre 2000, durante l’Assemblea plenaria del World Heritage Committee riunita a Cairns, in Australia, la “city of Verona” veniva riconosciuta come esempio straordinario di sviluppo urbano stratificato e di città fortificata europea. L’Unesco sottolineava come Verona rappresentasse «uno splendido esempio di sviluppo urbano di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni» e come incarnasse in modo «eccezionale il concetto della città fortificata in più tappe caratteristico della storia europea».

Il convegno e i protagonisti

Per ricordare quel momento e riflettere sul cammino compiuto, il Comune di Verona, in collaborazione con Destination Verona Garda, con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Verona e il contributo di Bcc Veneta, ha promosso il convegno “25 anni di sito Unesco per Verona - Un passato che apre al futuro”. L’iniziativa, aperta alla cittadinanza previa iscrizione, occuperà l’intera giornata dalle 9 alle 18 e offrirà uno spazio di confronto tra istituzioni nazionali e locali, mondo accademico e professionale, con l’obiettivo di restituire alla città un bilancio dei traguardi raggiunti e una visione sulle sfide che attendono Verona nei prossimi anni.

Il cuore della riflessione sarà dedicato al nuovo Piano di gestione Unesco, definito come la vera eredità di questi venticinque anni: un documento strategico che il ministero della cultura e l’Unesco considerano essenziale per la conservazione e la valorizzazione del sito, affinché il patrimonio di monumenti, edifici e paesaggi urbani possa essere trasmesso integro alle generazioni future. Accanto a esso troverà spazio la revisione del Pat, il Piano di assetto del territorio, che rappresenta la cornice urbanistica attraverso cui immaginare una Verona capace di coniugare rigenerazione urbana, riuso dell’esistente e sostenibilità ambientale e socio-economica. Lo scopo è rafforzare la consapevolezza del valore universale del patrimonio veronese e favorire una gestione integrata che unisca conservazione, sviluppo urbano rispettoso, qualità dell’accoglienza turistica e benessere dei residenti.

Tavole rotonde e strategie

La giornata si aprirà con i saluti istituzionali dell’onorevole Gianmarco Mazzi, del sindaco Damiano Tommasi e dell’assessora Marta Ugolini. Interverranno poi Magdalena Landry, direttrice dell’Ufficio regionale Unesco per la scienza e la cultura in Europa, e Mariassunta Peci, direttrice generale per gli affari europei e internazionali del ministero della cultura. Tra i contributi più attesi figura quello di Michela Sironi Mariotti, sindaca di Verona nel 2000, che ripercorrerà il cammino che portò alla candidatura e all’iscrizione nella World Heritage List. Al centro del convegno si svolgerà la tavola rotonda “Centro Storico tra Piano di Gestione Unesco e pianificazione urbanistica comunale”, moderata dal giornalista Sebastiano Barisoni. Il confronto permetterà di intrecciare esperienze e punti di vista di chi opera direttamente nella tutela e nella gestione dei siti Unesco, mettendo in relazione gli obiettivi culturali con gli strumenti della pianificazione territoriale.

Focus su valorizzazione e innovazione

Nel pomeriggio, a partire dalle 14.30, saranno approfonditi i temi legati alla valorizzazione della città patrimonio mondiale. Si parlerà del sistema fortificato veronese, del restauro della Torre Pentagona, dei progetti museali dell’Arena e delle strategie per promuovere il prodotto turistico Unesco, in un dialogo che intende offrire alla cittadinanza una visione unitaria dei percorsi di tutela e promozione. La giornata si aprirà con la proiezione in anteprima del documentario “Le mura di Verona”, diretto da Gaetano Morbioli e commissionato dal Comune di Verona. Il film accompagna lo spettatore in un viaggio visivo attraverso la storia delle mura magistrali, un unicum europeo per estensione e complessità. La narrazione è affidata allo storico dell’arte Jacopo Veneziani, che guida il pubblico alla scoperta delle mura come infrastruttura militare, elemento del paesaggio e simbolo identitario.

Un posto rilevante nel confronto sarà riservato anche ai nuovi strumenti tecnologici, tra cui il progetto “Data Lake”, definito come un’iniziativa pionieristica che introduce un approccio basato sull’analisi scientifica dei dati per interpretare i comportamenti dei visitatori. Grazie ai fondi dedicati alle città Unesco dal ministero del turismo, il Comune ha potuto adottare una piattaforma integrata di big data sviluppata da Maxfone con il supporto del Dipartimento di management dell’università di Verona. Il sistema raccoglie informazioni sui flussi, sulla mobilità e sul sentiment digitale, mappando sei delle principali attrazioni culturali della città. L’obiettivo è favorire una fruizione più consapevole e sostenibile del patrimonio, prolungare la permanenza media e distribuire in modo più equilibrato i visitatori sul territorio. L’iscrizione al convegno è gratuita e obbligatoria, per partecipare è infatti necessario registrarsi al seguente link: vertourseventi.siap.cloud.

 

Fortezza di Bellinzona, richiesto un credito di circa 20 milioni
Da ilvespro.it del 20 novembre 2025

Il Municipio di Bellinzona ha inoltrato mercoledì una richiesta di credito di circa 20 milioni di franchi (8 promessi dal Cantone, 2-3 dovrebbero arrivare dalla Confederazione) per valorizzare la propria Fortezza, ovvero i castelli. L’obiettivo del progetto è quello di sviluppare l’attrattiva turistica della Città e del Cantone. I dettagli di questa richiesta sono stati presentati giovedì in conferenza stampa e verranno esposti al pubblico martedì 25 novembre alle 20.00, nella tensostruttura di Piazza del Sole.

La Fortezza di Bellinzona, iscritta dal 2000 nella lista del Patrimonio mondiale UNESCO, è composta da Castel Grande, Montebello e Sasso Corbaro, dalla Murata e dalla Cinta muraria, ed è l’unico esempio ancora esistente, visibile e visitabile di architettura militare medievale di questo genere in tutto l’arco alpino. Per questo motivo il complesso può trasformarsi in un attrattore turistico strategico a livello nazionale e internazionale, come veicolo di promozione turistico-culturale del Canton Ticino.

Il messaggio municipale, riferisce il comunicato divulgato dalla Città di Bellinzona giovedì, contiene richieste di credito per due fasi, 1A e 2, per un totale di 19,06 milioni di franchi, nel “Programma di Valorizzazione del patrimonio UNESCO Fortezza di Bellinzona”. I primi interventi (fase 1A, 2026- 2030) riguardano la Murata, Castel Grande e, in parte, Montebello. In questo contesto è previsto l’inserimento di un moderno controllo agli accessi e, nello specifico, la Murata verrà dotata di supporti digitali, i camminamenti verranno messi in sicurezza e l’accesso dal posteggio di Via Tatti verrà sviluppato.

“La parte preponderante di questa prima fase concerne Castel Grande”, cita la nota, dove verranno applicate innovazioni nella hall (modellino, visite guidate e shop), nell’Ala sud (nuova mostra permanente intitolata “La Fortezza dei Duchi”), e nell’ex Casa del custode. Inoltre, sempre a Castel Grande, verrà messo a disposizione un sistema mobile e temporaneo di ristorazione nella Corte interna. A Montebello la fase 1A consisterà in interventi tecnici e l’inserimento di una biglietteria temporanea esterna.

Nella fase 2, dove la spesa stimata esclusivamente per la progettazione è di 496’000 franchi, verranno sviluppati nuovi spazi museali e ristorativi a Castel Grande e Montebello.

Gli obiettivi: l’aumento di turisti

Il numero di visitatori paganti della fortezza si aggira oggi attorno alle 40’000 unità, mentre quello dei non paganti è di circa 70-90’000 unità. L’obiettivo è quindi quello di raggiungere la soglia dei 100’000 visitatori paganti e puntare, in un secondo momento, a un numero compreso tra i 130’000 e i 200’000 utenti. Questo è “uno degli investimenti strategici, riconosciuti anche dal Governo, per lo sviluppo a medio e lungo termine di questa offerta turistica e, di riflesso, di Bellinzona e di tutta la regione”, informa il comunicato.

 

Il Bunker del San Michele festeggia dieci anni d’apertura, quattro volontari raccontano la crescita del progetto
Da ilgoriziano.it del 20 novembre 2025
Di Federico De Giovannini

Sul monte Škofnik, un’anticima del monte San Michele, è custodita una delle più marcate testimonianze della Guerra fredda nel Goriziano.

Poco sopra l’abitato di Vrh/San Michele del Carso (comune di Savogna d'Isonzo), in linea d’aria con il cimitero, si apre nel sottosuolo un vero e proprio bunker scavato alla fine degli anni Sessanta come postazione di difesa in prima linea per controllare l’ex confine orientale, uno dei settori che la Nato considerò tra i più sensibili fino almeno alla caduta dell’Unione Sovietica.

Costruito tra il 1968 e il 1970 dall’esercito italiano e destinato alla fanteria d’arresto, con la fine del “mondo bipolare” il bunker fu nel 1992 dismesso, chiuso e abbandonato agli agenti atmosferici, mentre la natura carsica tornava ad inghiottire l’area anno dopo anno.

Ma, nel 2010, un gruppo di amici con una passione comune per fanteria e infrastrutture difensive ha avuto un guizzo d’idea: cercare di opporsi alla «mattanza di manufatti storici» nell’aria in quel periodo, salvando almeno una delle postazioni della Guerra fredda presenti sul San Michele e interessate da un progetto di demolizione.

 

Morro d’Alba, un incontro dedicato al restauro del Camminamento di Ronda
Da capocronaca.it del 20 novembre 2025
Di Giorgia Clementi

Prosegue il percorso culturale promosso dal Comune di Morro d’Alba per valorizzare il patrimonio storico e artistico del borgo. Dopo l’incontro dedicato alle opere di Enzo Cucchi, maestro della Transavanguardia e originario del paese, è ora la volta di una conferenza incentrata sul recente restauro del Camminamento di ronda “La Scarpa”, elemento architettonico unico nel suo genere.

L’appuntamento, in programma venerdì 21 novembre alle ore 16.30, approfondirà il tema “Restauro del Camminamento di Ronda La Scarpa: dalla programmazione alla realizzazione”. L’iniziativa è organizzata dal Comune in collaborazione con l’Ordine degli Architetti della Provincia di Ancona, che patrocina l’evento e riconosce due crediti formativi ai professionisti partecipanti.

Un unicum architettonico nel panorama europeo

Il Castello di Morro d’Alba custodisce un impianto urbanistico fortificato impreziosito dal Camminamento La Scarpa: una vera e propria strada pubblica che corre lungo l’intero perimetro della cinta muraria, configurandosi come una struttura rara nel contesto europeo.

Il restauro, concluso da pochi mesi e dal valore complessivo di circa 500 mila euro, ha richiesto un intervento complesso, sia dal punto di vista tecnico sia sotto il profilo organizzativo. Il cantiere ha infatti coinvolto aree pubbliche e proprietà private, riunite in uno sforzo condiviso che ha permesso di completare l’opera nei tempi previsti.

Determinante anche la pluralità delle fonti di finanziamento: contributi dei residenti, risorse comunali, fondi del GAL Colli Esini e il sostegno della Regione Marche attraverso il bando “Conservazione e restauro Mura Storiche”, vinto dal Comune di Morro d’Alba. Un modello di collaborazione pubblico–privato che l’Amministrazione intende presentare come buona pratica replicabile.

Diffondere conoscenza e valorizzare il patrimonio

Con questa seconda conferenza, il Comune rafforza la volontà di coinvolgere cittadini e professionisti nella conoscenza del patrimonio culturale del borgo e nella promozione di interventi virtuosi di tutela. All’iniziativa hanno concesso il patrocinio anche la Provincia di Ancona e la Regione Marche.

La partecipazione è gratuita e l’iscrizione è disponibile attraverso il link: https://www.architettiancona.org/formazione-corsi/mostre-ed-eventi/convegni-e-workshop/1297-n-3-cfp-morro-d-alba-arte-e-architettura-in-uno-dei-borghi-delle-marche?date=2025-11-21-16-30

Degustazione finale per celebrare il territorio

Al termine dell’incontro è prevista una degustazione del vino Lacrima di Morro d’Alba, eccellenza enologica locale che quest’anno celebra il 40º anniversario della DOC. Un modo per unire cultura, identità territoriale ed enogastronomia, espressioni emblematiche dei borghi marchigiani.

 

“MESSINA CITTA’ MURATA”. Un percorso nella storia delle mura di Messina da Zancle a Carlo V
Da globusmagazine.it del 19 novembre 2025

Evento organizzato da Lions Club Messina Host e Fondazione Internazionale Città Murate – Walled Cities – Lions Clubs, in collaborazione con il Comune e la Soprintendenza BBCCAA di Messina, con Archeoclub Area Integrata dello

Stretto e Associazione Culturale Compagnia Rinascimentale della Stella. La Fondazione Lions Città Murate, Associazione Internazionale formata da Clubs che vivono e operano in città ancora circondate da antiche mura, ha lo scopo di promuovere la conoscenza reciproca fra le stesse, di studiarne la storia, conservarne la memoria e di proporre soluzioni a problemi che la cinta muraria comporta.

La città di Messina il 26 Aprile 2025, su iniziativa del Lions Club Messina Host, è stata inserita nel novero dei clubs aderenti alla Fondazione: 322 clubs di 27 nazioni in 4 continenti. Una città come Messina, posta in un luogo strategico per il controllo del territorio e di rotte militari e mercantili, ricca e produttiva, non poteva non avere un baluardo di difesa per possibili invasori. Nel tempo, con gli scavi sempre più profondi per le nuove esigenze di edificazione, affiorano tratti di mura di cinta di epoca greca, mamertina, normanna, ma la vera cinta muraria ancora visibile per larghi tratti è quella edificata da Carlo V per contrastare il pericolo dei pirati turchi.

Oggi con l’opera di risanamento molte di queste mura sono state liberate dalle superfetazioni e dagli interramenti ed è grande l’attenzione che a questi resti rivolgono l’Amministrazione comunale e la Soprintendenza. Lavori in avvio, finanziati anche con fondi del PNRR, rientrano nel Piano Urbano di riqualificazione della cinta muraria e prevedono il restauro del camminamento, il consolidamento e la pulizia della muratura. Il progetto è già stato approvato dalla Soprintendenza e ha ricevuto il via libera dopo l’approvazione del documento tecnico.

L’evento sarà l’occasione per ufficializzare l’inserimento di Messina nella Fondazione Internazionale Città Murate, un’ulteriore occasione di valorizzazione e promozione turistica del suo patrimonio in un contesto che vede nel prossimo anno il XXII Congresso internazionale a Sharjah, Emirati Arabi Uniti.

Grande sinergia tra Istituzioni, Club service e Associazioni che vanno nella stessa direzione con unico obiettivo VALORIZZARE E PROMUOVERE IL NOSTRO TERRITORIO.

 

San Siro di Bagnoli di Sopra. L’inclusione sociale nell’ex base
Da difesapopolo.it del 18 novembre 2025
Nella vecchia struttura militare stanno per partire i lavori di riqualificazione per creare alloggi e servizi destinati a persone in difficoltà, grazie a due progetti Pnrr a servizio della Bassa

Di Riccardo Rocca

Nell’ex base militare della frazione di San Siro di Bagnoli di Sopra è stato dato il via ai lavori destinati a convertire alcune palazzine in residenze temporanee e sede di servizi per persone in difficoltà. Sono due, infatti, i progetti in cantiere a servizio dei 43 Comuni della Bassa Padovana, con capofila Este, finanziati – come ricorda il sindaco di Bagnoli di Sopra Matteo Ruzzon – dalla componente 3.1 “inclusione sociale” della missione 5 del Pnrr, a cui alcuni anni fa la precedente amministrazione si era candidata disponendo di questi edifici da poter ristrutturare. «Ringrazio tutti coloro che hanno creduto in questa sfida, dagli uffici comunali ai tecnici dell’Ambito territoriale sociale, dalle cooperative partner ai volontari, perché solo attraverso la collaborazione e la visione condivisa possiamo costruire un futuro più giusto e accogliente per tutti – esordisce il primo cittadino – Il progetto dell’housing first ha un costo di 710 mila euro e prevede di ospitare temporaneamente in alloggi con spazi comuni un massimo di 26 persone, alle quali viene dato un tetto in un momento di emergenza sociale o a seguito di uno sfratto immediato. Questi soggetti verranno segnalati dai servizi sociali del Comune di residenza alla cooperativa vincitrice dell’appalto Nuova Vita, che prenderà in carico pienamente la loro situazione aiutandoli anche nel reinserimento nella società. È di 1.090.000 euro, invece, la cifra per la stazione di posta attraverso cui verranno offerti alle persone più fragili dei servizi, come la presenza di un avvocato o una libreria comune».

In attesa dei lavori di riqualificazione, in partenza a breve dopo la cerimonia tenutasi nei giorni scorsi, le due proposte sono già entrate in attività in un’unica struttura temporanea all’interno della base che si accinge ora a intraprendere una nuova vita dopo essere stata in passato quell’hub per migranti ancora ben nota all’opinione pubblica padovana e non solo. «Per questo è importante sottolineare come quello presente ora non sia un centro di accoglienza ma un punto di ripartenza per chi è in grave difficoltà – precisa Ruzzon – Noi amministratori vediamo molto frequentemente queste situazioni e le poche strutture dedicate in zona sono parecchio costose mentre per gli attuali sei mesi il servizio, compreso nella cifra del Pnrr, non arrecherà spese aggiuntive ai singoli Comuni, che terminato il semestre sosterranno un costo di 15 euro a persona assolutamente più basso rispetto ad altre realtà».

Il nuovo complesso non vuole, infine, essere una realtà slegata dalla comunità che lo ospita: «La cooperativa è molto propensa di aprire alla cittadinanza soprattutto la stazione di posta, vista come un’opportunità per tutte quelle persone magari sole o desiderose di impiegare il loro tempo nell’aiutare il prossimo – riporta, concordando con tale visione, il sindaco – Proprio per la presenza di spazi utilizzabili da chiunque, si spera che la collaborazione arrivi non solo dalle associazioni di categoria ma anche dai singoli cittadini».

 

Il maniero di Santa Severina nel circuito dell’Istituto Italiano Castelli
Da meravigliedicalabria.it del 16 novembre 2025
Il Castello di Santa Severina sarà il primo complesso fortificato della Calabria a ricevere la Targa di riconoscimento dell’Istituto Italiano dei Castelli, deliberata all’unanimità dal Consiglio scientifico e dal Consiglio direttivo nazionale. Il conferimento, atteso nel 2026, inserisce questo luogo all’interno di un circuito nazionale dedicato ai beni di maggiore rilievo storico e architettonico.

Il castello domina il centro storico con un impianto monumentale che conserva, in modo raro, la continuità delle stratificazioni che hanno segnato questo territorio. Anche il Ministero della Cultura considera la fortezza una delle meglio conservate dell’Italia meridionale. Il complesso, esteso per circa diecimila metri quadrati, ospita il museo cittadino e il Centro di Documentazione Studi Castelli e Fortificazioni Calabresi, con materiali preziosi provenienti dal territorio.

Gli studi condotti durante i restauri hanno messo in luce elementi sulle origini del sito. L’area corrisponde infatti all’acropoli dell’antica Siberene, insediamento citato nelle fonti, e gli scavi hanno restituito reperti di età greca, resti di una chiesa e di una necropoli bizantina. L’impianto attuale viene ricondotto al periodo normanno, in particolare alla figura di Roberto il Guiscardo, ma la storia successiva mostra interventi che documentano la presenza dei Carafa, dei Ruffo e dei Greuther, ognuno con contributi che hanno definito nuovi ambienti e funzioni senza alterare la struttura originaria.

Il castello, con il suo un profilo severo e compatto, sta sulla sommità del borgo costruito su una grande rupe che ricorda una nave, e gli spazi interni hanno sale perfettamente conservate che ospitano preziosi reperti e percorsi museali, oltre ad eventi culturali.

La proposta è stata avanzata nel 2024 da Domenico Zerbi, allora presidente della sezione calabrese dell’Istituto, accompagnata da una relazione tecnica. Come previsto dal regolamento, nel 2025 si è svolta la visita di verifica; al termine, il Consiglio nazionale ha approvato all’unanimità la concessione della Targa. La relazione conclusiva è stata presentata a Udine nel corso della riunione dei due Consigli.

La Targa verrà consegnata in occasione di una manifestazione nazionale e sarà installata sul portale della fortezza. Un passaggio che riconosce il valore di un luogo che è una delle straordinarie testimonianze della storia architettonica e culturale della Calabria.

(Da.Ma.) info@meravigliedicalabria.it

Foto copertina di Francesco Pascale

 

Perché in Albania ci sono più di 170.000 bunker: storia e caratteristiche
Da geopop.it del 15 novembre 2025
In Albania ci sono circa 173 mila bunker realizzati durante la Guerra Fredda e ad oggi si trovano perlopiù in stato di abbandono. Ma per quale motivo ce ne sono così tanti?

Di Stefano Gandelli

Forse non tutti lo sanno ma in Albania ad oggi si trovano circa 173.000 bunker realizzati nel Paese durante la Guerra Fredda e oggi in buona parte riutilizzati come musei, magazzini, ristoranti o addirittura alloggi turistici. Sembrano tanti? Beh, pensate che il piano originale prevedeva di farne circa 750.000! Ma per quale motivo l'Albania era così interessata a questi sistemi di difesa?

La storia e lo scopo dei bunker albanesi

Il programma di bunkerizzazione albanese affonda le proprie radici nel pieno della Guerra Fredda. All'epoca il Paese era guidato dal leader comunista Enver Hoxha che vedeva minacce da ogni lato, visto che a sud e a ovest c'erano due Paesi NATO, cioè Italia e Grecia, mentre a nord c'era la Yugoslavia di Tito. Questo senso di accerchiamento e di crescente paranoia spinse Hoxha ad incaricare l'ingegnere militare Josif Zagali di realizzare una rete di bunker capaci sia di ospitare la popolazione e l'esercito in caso di necessità, sia di fornire un'ulteriore linea difensiva.

Questo causò la realizzazione di strutture in calcestruzzo in ogni angolo del Paese, dalle coste ai monti e dalle città alle campagne. Si trattò di un progetto estremamente capillare e, con ogni probabilità, il suo scopo secondario era quello di affermare il potere del leader e la sua autorità. Le stime più spesso citate parlano di un progetto complessivo di 750.000 bunker ma, ad oggi, non ci sono prove concrete di questo valore. Inoltre il censimento dei 173.371 bunker citati in apertura si riferisce a dati aggiornati al 2014, quindi ad oggi questo valore potrebbe essere leggermente diverso.

In ogni caso, comunque, si parla di centinaia di migliaia di strutture difensive. Ma come sono stati realizzati questi bunker da un punto di vista tecnico?

Le caratteristiche tecniche dei bunker

I bunker di dimensione minore, chiamati Qender Zjarri, erano realizzati in calcestruzzo armato, con uno spessore delle mura di circa 60 centimetri. Ciascuno era prefabbricato, aveva una forma a cupola con un diametro di 3 metri e l'obiettivo principale era quello di resistere all'artiglieria.

Oltre a questi esistevano anche dei bunker di dimensioni maggiori pensati per accogliere i centri di comando dell'esercito chiamati Pike Zjarri. Questi potevano raggiungere un peso di 400 tonnellate, con uno spessore delle mura di 1 metro circa e al loro interno non solo erano presenti più stanze ma venivano installati anche avanzati sistemi di ventilazione

Realizzare strutture di questo tipo, però, comportava un costo estremamente elevato: si stima che la realizzazione di questi 173 mila bunker abbia consumato da sola il 20% del prodotto interno lordo del Paese di quegli anni, senza contare il fatto che ciascun bunker richiedeva una quantità di materiali che, in un altro contesto, sarebbero state sufficienti per realizzare un modesto appartamento. A differenza di quello che Hoxha si sarebbe aspettato, però, queste strutture non furono mai utilizzate per il loro scopo originale, salvo sporadiche eccezioni durante la Guerra del Kosovo negli anni '90.

Ad oggi questa rete di bunker è vista come la testimonianza tangibile di un passato ingombrante. Alcune di queste strutture sono state demolite, mentre altre sono state riadattate – come il museo a Tirana Bunk'Art 1 e Bunk'Art 2 – anche se la maggior parte si trova in stato di abbandono e di progressivo degrado.

Fonti
This country’s Cold War paranoia left it riddled with bunkers. Now they’re coming back to life
Bunkers in Albania
Projekti Bunkerizimit: The Strange Case of The Albanian Bunker
Albania's Cold War Bunkers
Concrete mushrooms

 

Alla scoperta dei Forti - Il Forte Fratello Minore, da sentinella ottocentesca a gigante dormiente
Da lavocedigenova.it del 14 novembre 2025
Il più piccolo dei “Due Fratelli” racconta due secoli di storia militare e attende di essere riscoperto come luogo della memoria e del paesaggio

Prosegue oggi, e continuerà per tutti i venerdì successivi, ‘Alla scoperta dei Forti’, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato a una delle ricchezze più straordinarie del nostro territorio: il sistema fortificato che abbraccia la città dalle alture. Un patrimonio unico, che racconta secoli di storia militare, politica e sociale. Un viaggio tra Medioevo e Ottocento, tra leggenda e realtà, sempre con lo stesso filo conduttore: l’amore per Genova e per le sue eccellenze. Buon viaggio insieme a noi, alla scoperta dei Forti!

Nel contesto verde e panoramico del parco delle mura genovesi, il Forte Fratello Minore si staglia come una pietra viva della storia militare della città. Elevato a circa 622 metri sul livello del mare, sul Monte Spino, una delle due vette gemelle conosciute come “Due Fratelli”, questo forte rappresenta un elemento chiave del sistema difensivo esterno alle Mura Nuove, pensato per controllare la Valpolcevera e proteggere Genova dalle minacce terrestri. Le origini del sito risalgono al Settecento, quando già in occasione dell’assedio austriaco del 1747 vennero allestite trincee e ridotte provvisorie sulle alture dei Due Fratelli. In seguito, con l’avvento della dominazione napoleonica e la successiva gestione sabauda, si rese necessaria una fortificazione permanente. La costruzione del forte fu avviata intorno al 1815 e conduceva, con alcune modifiche, al termine dei lavori entro circa il 1823–1830.

Strategicamente collocato, il forte sorgeva insieme al vicino Fratello Maggiore e a quelli di Puin e Diamante, formando una cintura difensiva in grado di coprire visivamente e militarmente l’accesso alla città dal versante nord. Dal bastione si poteva controllare la Valpolcevera, il passo della Bocchetta e, nelle giornate limpide, anche scorci della Riviera di Ponente. La struttura conserva oggi tracce della sua forma originaria: una torre quadrata all’interno di un recinto bastionato, un tempo dotata di ponte levatoio e fossato, con feritoie per fucileria, seminterrato per munizioni, terrazze per la difesa, e mura rinforzate nel corso dell’Ottocento. La guarnigione poteva contare su circa una decinaventina di soldati, espandibili in caso d’emergenza, e il deposito interno poteva ospitare fino a 1.000–1.200 kg di polvere da sparo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’importanza strategica dell’altura non venne meno: sebbene non sia certa l’occupazione diretta del Forte Fratello Minore da parte del comando tedesco come batteria antiaerea, è certo che l’area delle fortificazioni studiata negli anni precedenti fu coinvolta negli allestimenti difensivi antiaerei.

Attualmente il forte si presenta in uno stato di abbandono: la vegetazione ha invaso parte delle strutture, alcune volte interne sono crollate e l’accesso è soggetto a limitazioni. Tuttavia, il sito resta raggiungibile a piedi tramite uno dei percorsi del “Sentiero dei Forti”, che collega in cresta le fortificazioni storiche di Genova. Un progetto di recupero e valorizzazione potrebbe restituire al forte il ruolo che merita, trasformandolo in meta culturale e naturalistica. Due curiosità: il nome “Due Fratelli” deriva dal fatto che le due vette ospitavano un forte maggiore e uno minore; e che il poeta Ugo Foscolo, volontario nella Guardia Nazionale francese, secondo alcune memorie sarebbe rimasto ferito nei pressi di queste postazioni durante 
combattimenti del 1800.

 

Bastione Ardeatino: viaggio tra mura e frammenti di Roma
Da vivereroma.org del 14 novembre 2025

Una visita gratuita tra le Mura Aureliane e le tracce della Spina di Borgo: giovedì 20 novembre, un percorso guidato nella Roma nascosta del Bastione Ardeatino. Prenotazione obbligatoria 060608.

All’interno delle antiche Mura Aureliane, il Bastione Ardeatino riapre le sue porte con una visita guidata gratuita, giovedì 20 novembre 2025. Un’occasione per approfittare di queste ultime giornate tiepide di autunno e camminare dove la storia di Roma si intreccia con i segni del tempo, tra fortificazioni cinquecentesche e frammenti della città demolita nel secolo scorso. Cosa resta oggi delle antiche difese e della Spina di Borgo cancellata nel 1939?

•Se ti piace attraversare Roma a piedi e percorrere le vie meno battute del centro, dai uno sguardo Itinerario green a Roma da Castro Pretorio a Trastevere

La passeggiata prende vita da via di Villa Pepoli, dove un arco introduce a un sentiero che corre lungo il cuore segreto delle Mura Aureliane. Dopo pochi passi, appena duecento metri, il panorama si apre sul Bastione voluto da Papa Paolo III, un colosso di pietra che da secoli veglia su Roma.

Tra i ciuffi d’erba e i giochi di luce, affiorano cumuli di frammenti architettonici: resti delle demolizioni che, nel 1939, cambiarono per sempre il volto del Vaticano e di Borgo Pio. Ogni pezzo racconta una storia di trasformazione, sospesa tra la nostalgia e la rinascita.

Un percorso tra cicatrici e rinascita

La visita, curata da Gianfranco Manchia, offre uno sguardo inedito su un’area che conserva l’aspetto bucolico della campagna romana. Qui, le mura rinascimentali incontrano le cicatrici urbanistiche del Novecento, in un dialogo continuo tra conservazione e trasformazione. «Ogni frammento racconta una demolizione e una rinascita», ricordano gli organizzatori, sottolineando il valore didattico e inclusivo dell’esperienza.

Le casamatte

Le casamatte, tipiche delle fortificazioni dal tardo Quattrocento, servivano a proteggere le bocche da fuoco e a rendere più solide le difese contro le bombarde nemiche. Mentre il percorso si snoda tra silenzi e scorci sulla città moderna «Dalle casamatte si può ancora intuire la struttura originaria della fortificazione». Il cammino si chiude presso la terza casamatta, dove il tracciato romano riaffiora come una cicatrice luminosa: un viaggio di 1500 anni racchiuso in novanta minuti di storia e stupore.

Come partecipare: info pratiche e accessibilità

L’appuntamento è fissato per giovedì 20 novembre alle ore 9:30, in via Lucio Fabio Cilone. L’attività è gratuita e, grazie alla traduzione LIS, è accessibile anche alle persone non udenti che potranno prenotare direttamente tramite il servizio multimediale gratuito CGS Comunicazione Globale per Sordi di Roma Capitale su cgs.veasyt.com . La prenotazione è obbligatoria chiamando il numero 060608. Si consiglia di indossare calzature chiuse e comode, data la natura del percorso, che potrebbe non essere adatto a chi ha delle difficoltà motorie.

Scopri il programma completo e le modalità di accesso, o disdetta, sulla pagina ufficiale dell’evento.

 

“Casteddos e Fortilesas” alla scoperta di Alghero
Da sardies.it del 13 novembre 2025

Giovedì 13 novembre su CatalanTV la trasmissione in lingua sarda condotta da Salvatore Taras

Giovedì 13 novembre alle 21,15 il giornalista Salvatore Taras conduce i telespettatori di CatalanTV (Canale 15) alla scoperta delle fortificazioni medievali e delle torri aragonesi che rendono la Barceloneta sarda una delle località costiere più suggestive dell’isola. Non solo mare e movida quindi, ma anche storia e cultura per una delle cittadine turistiche più rinomate a livello nazionale e mondiale, che ha subito profondamente l’influenza della dominazione catalana.

Per la prima volta, nella trasmissione “Casteddos e Fortilesas” si parlerà non soltanto in lingua sarda, ma anche in catalano algherese, grazie agli interventi della guida turistica Marcello Moccia e dell’assessore comunale alle politiche linguistiche, Francesco Marinaro.

Altro protagonista della puntata sarà l’archeologo Marcello Cabriolu, che con il suo sardo campidanese accompagnerà il conduttore per gran parte del percorso alla scoperta dei resti della prima roccaforte fondata dai Doria. Dalla Torre di Garibaldi a Porta Terra, dalla Torre Sulis fino ai Bastioni della Maddalena, la puntata si presenta come una vera e propria passeggiata nella storia, impreziosita dalla presenza suggestiva dei figuranti in costume medievale dell’associazione Giudicato di Torres di Porto Torres.

La regia di Mauro Fancello proporrà come sempre immagini spettacolari e panorami mozzafiato. Al progetto hanno collaborato il giornalista gastronomico Giovanni Fancello e il docente universitario di Archeologia Medievale, Marco Milanese (Università di Sassari). Dopo Alghero, la trasmissione proseguirà ogni giovedì con Posada, Sanluri, Cagliari e Sassari. Il programma è un prodotto db Video Management realizzato con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna.

 

Il secolo di Cemento Armato” approda a Trieste: la mostra fotografica che racconta un secolo di storia e cemento
Da nordest24.it del 13 novembre 2025

A Trieste arriva la mostra “Il secolo di Cemento Armato”, dal 15 al 20 novembre alla Sala Fittke con ingresso libero.

A cura di Nicole Sandruvi

TRIESTE – Dopo le tappe di Chiusaforte e Ragogna, approda nel capoluogo giuliano la mostra fotografica “Il secolo di Cemento Armato”, un progetto firmato da Storigrafica APS che esplora il legame tra architettura militare, memoria storica e territorio. L’esposizione sarà ospitata nella Sala Fittke di Piazza Piccola, 3 dal 15 al 20 novembre 2025, con ingresso libero. L’inaugurazione ufficiale è prevista per venerdì 14 novembre alle ore 18.00, alla presenza del presidente di Storigrafica, Massimo Sgambati.

Un percorso fotografico tra storia e paesaggio

Dopo il successo registrato al Museo della Guerra Fredda di Chiusaforte e al Museo Civico A. Cerutti di Ragogna, la mostra continua il suo viaggio attraverso il Friuli Venezia Giulia, portando a Trieste un racconto per immagini dedicato alle strutture fortificate e militari del Novecento. Il progetto nasce da un’ampia documentazione storica e fotografica che ripercorre il ruolo del cemento armato come materiale simbolo del secolo scorso. Non solo un elemento costruttivo, ma una testimonianza tangibile di eventi, conflitti e trasformazioni che hanno inciso profondamente sul paesaggio e sulla memoria collettiva della regione.

Le collaborazioni e i partner del progetto

“Il secolo di Cemento Armato” è un’iniziativa promossa da Storigrafica APS con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e realizzata in collaborazione con FST – Friuli Storia Territorio, la Società Friulana di Archeologia ODV, la Federazione Grigioverde, il Museo della Grande Guerra di Ragogna e l’Associazione Musica Libera. La mostra gode inoltre del patrocinio dei Comuni di Chiusaforte e Ragogna e rientra nel programma del Festival “Un Mare di Archeologia”, organizzato in coorganizzazione con il Comune di Trieste.

Uscite sul campo e attività collaterali

Parallelamente all’esposizione, sono previste uscite sul campo tra ottobre e novembre, a cura dello studioso Marco Pascoli, per approfondire la storia delle fortificazioni del ’900 e riscoprire i luoghi che ancora oggi custodiscono le tracce di quel secolo di cemento, guerra e ricostruzione. Queste iniziative permetteranno ai visitatori di unire l’esperienza visiva della mostra a quella diretta sul territorio, in un percorso di conoscenza che intreccia storia, paesaggio e memoria.

Le parole di Massimo Sgambati

«Con questa terza tappa – spiega Massimo Sgambati, presidente di Storigrafica APS – rafforziamo il legame tra i luoghi della memoria e la loro capacità di raccontare ancora oggi il passato attraverso le tracce materiali. Ogni bunker, ogni fortificazione rappresenta una pagina viva di un racconto collettivo che appartiene a tutti noi».

Orari e informazioni utili

La mostra sarà visitabile dal 15 al 20 novembre 2025, tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, con ingresso libero. Per ulteriori dettagli, aggiornamenti e approfondimenti sul progetto, è possibile consultare il sito ufficiale www.storigrafica.it.

 

Presentazione del portale vociguerrafredda.it svoltasi sabato scorso presso la Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich a Trieste
Da nordest24.it del 11 novembre 2025

di Paolo Bencich

Il presidente di Storigrafica APS, MAssimo Sgambati (nella foto), ha presentato il portale vociguerrafredda.it, nato per raccogliere e raccontare le testimonianze del servizio di leva in Friuli Venezia Giulia durante la Guerra fredda nel corso della giornata di incontri e riflessioni “Storia, luoghi, memorie di guerre “calde” e fredde. Esperienze di ricerca a confronto” svoltasi presso la Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich a Trieste per raccontare come la memoria del Novecento — dai conflitti mondiali alla Guerra Fredda — continui a vivere nei luoghi, negli oggetti e nelle voci delle persone.

Chiara Boscarol di Divulgando srl ha introdotto i numerosi partecipanti alla navigazione del sito e Massimo Sgambati ha illustrato i contenuti del progetto; sostenuto dalla Regione FVG e da Civibank e curato dallo stesso Sgambati e Lorenzo Ielen e realizzato da Divulgando srl, vede tra i partner il DiSPeS dell’Università di Trieste e il Museo di Storia Militare di Pivka (SLO), Friuli Storia e Territorio, Associazione Musica Libera e Gruppo Ermada Flavio Vidonis.

La giornata è proseguita con l’intervento di Ricardo De Castro dell’Associazione Italiana Storia Fortificazioni, che ha illustrato le ultime scoperte sulle basi NATO di West Star e Back Yard.

Successivamente, lo storico militare Andrea Santangelo ha presentato il libro “Le vie delle guerre”, edito da Il Mulino. Nel primo pomeriggio, Giuliano De Felice dell’Università di Bari ha presentato i risultati degli scavi presso Campo 65, un esempio di “archeologia del contemporaneo” che collega la Puglia, dove si trova il sito, alle vicende novecentesche dell’Adriatico: dai prigionieri austro-ungarici all’addestramento di soldati jugoslavi durante la seconda guerra mondiale, fino a diventare un punto di raccolta per i profughi giulianodalmati.

 

Alla ricerca del bunker antiaereo di Villa Fiorelli con Paesaggi Umani e SublimAzionI a Palazzo Merulana
Da abitarearoma.it del 6 novembre 2025

Il bunker antiaereo dimenticato

Nella mattinata 10 novembre si svolgerà un’attività esclusiva per gli studenti del Piaget-Daz sui temi della La memoria rigenerativa della II guerra mondiale e proprio su questo focus è impostato l’incontro di venerdì 7 novembre alle ore 17 alla Casa del Quartiere di Villa Fiorelli con il walkabout Il bunker antiaereo dimenticato.

Sotto ciò che resta di Villa Fiorelli c’è un locale che fu rifugio antiaereo degli abitanti della zona durante l’ultima guerra. Di questo luogo non c’è più memoria.

Il walkabout individuerà i punti di accesso, attualmente sigillati, proponendo alle comunità territoriali, ai policy maker e ai rappresentanti del Municipio VII di avviare un progetto di recupero di quel luogo di memoria della II guerra mondiale.

SublimAzionI. Tracce di Umano e AI di NuvolaProject

A Roma, a Palazzo Merulana (Via Merulana 121) sabato 8 novembre, alle ore 18.30, c’è l’incontro performativo SublimAzionI. Tracce di Umano e AI di NuvolaProject. Con gli artisti Gaia Riposati e Massimo Di Leo e con alcuni compagni di cammino si aprirà uno spazio di dialogo vivo e poetico tra naturale e artificiale, tra corpo e algoritmo, tra umano e intelligenza artificiale e si chiuderà con una performance che vedrà interagire la performer con Noesis, l’intelligenza artificiale co-creativa che ha attraversato l’intera mostra, in un dialogo evocativo e immaginifico. In questa occasione sarà presentato il catalogo/librido d’artista, edito da Sfera Edizioni, un volume ibrido, sensibile e interattivo, concepito come parte stessa dell’opera.

Interverranno: la direttrice del museo Paola Centanni, gli artisti Gaia Riposati e Massimo Di Leo e il curatore Carmelo Cipriani, Alain Fleischer, Carlo Infante, Giovanna dalla Chiesa, Antonella Sbrilli, Daniela Cotimbo, Piero Savastano, Giuseppe Teofilo, Nando Bossis. Il progetto installativo SublimAzionI. Tracce di Umano e AI dopo aver abitato per 7 mesi il rifugio antiaereo del Bunker Museum di Monopoli, arriva a Roma a Palazzo Merulana per un weekend speciale (fino al 9 novembre) tra opere, sogni e intelligenza poetica combinata con quella artificiale. Un’installazione site-specific riaccenderà alcune opere di ritorno dal bunker.

 

Rinnovata la concessione di Forte Marghera. Quasi pronta la prima casermetta
Da veneziatoday.it del 1 novembre 2025
La Fondazione Forte Marghera avrà in gestione il compendio per i prossimi 9 anni, Giorgio Betrò nuovo presidente. Ai Musei Civici i due edifici in fase di ristrutturazione sulla baia

Forte Marghera resta in gestione per altri 9 anni alla Fondazione omonima: lo stabilisce una delibera della giunta comunale veneziana, che prevede anche la sub-concessione delle due casermette napoleoniche in fase di ristrutturazione (edifici n. 8 e 9) alla Fondazione Musei Civici (MuVe) per lo stesso periodo. Per la Fondazione Forte Marghera, chiarisce la delibera, c'è la possibilità di programmare attività culturali, educative e sociali e di assegnare spazi a terzi. MuVe, che avrà le casermette a titolo gratuito, potrà impiegarle per funzioni museali ed espositive, occupandosi di programmazione e servizi come bookshop e caffetteria.

All'amministrazione comunale resta il compito di assicurare il controllo e la tutela dell'interesse pubblico. «Con questo atto - commenta l'assessore al patrimonio Paola Mar - si garantisce continuità gestionale e una visione di lungo periodo per la valorizzazione del compendio. Proseguiranno i restauri e la messa in uso degli spazi, si amplierà l’accessibilità e si potenzieranno i servizi al pubblico, facendo di Forte Marghera un laboratorio permanente di cultura, paesaggio e innovazione sociale». L'ingresso stabile di MuVe nel Forte mestrino ne consolida la proposta culturale, che in questi anni si è avvalsa di collaborazioni con enti quali l'Accademia di Belle Arti e la Biennale.

Nuovo CdA

Contemporaneamente il sindaco Luigi Brugnaro ha nominato il Consiglio di amministrazione della Fondazione Forte Marghera, arrivato a naturale scadenza. Il presidente Stefano Mondini viene sostituito da Giorgio Betrò, 56 anni, funzionario di Vela spa con lunga esperienza nell'organizzazione di eventi. Restano confermate le consigliere Francesca Da Villa e Cinzia Zancanaro. Mondini, commentando questi 8 anni in carica, parla di «una sfida» che ha portato a «risultati oggi oggettivamente riscontrabili: sono stati investiti oltre 30 milioni di euro per restituire alla fruizione pubblica edifici e spazi aperti, creando un campus diffuso della creatività accessibile ai cittadini e alle nuove generazioni».

«Tra poche settimane - ha aggiunto Mondini - sarà terminata la prima delle due casermette napoleoniche, nella baia, segno tangibile del lavoro svolto. Voglio ringraziare tutte le persone che in questi anni hanno dato il loro contributo - conclude - Gli oltre 600mila ingressi registrati l’anno scorso sono il dato più chiaro di quanto la cittadinanza apprezzi questo recupero di Forte Marghera». Da parte del nuovo presidente Betrò un ringraziamento al sindaco «per l'opportunità e la fiducia», nella consapevolezza di raccogliere «un'eredità importante per una sfida entusiasmante e stimolante».