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ANNO 2023

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Fortezze di Puglia: Il Castello De Falconibus a Pulsano
Da corrieresalentino.it del 22 giugno 2025

Di Cosimo Enrico Marseglia

 

Sembra che esistano differenti opinioni e teorie riguardo l’edificazione e la storia del Castello di Pulsano. In questa sede verrà esposta quella, a nostro avviso, più plausibile essendo tra l’altro anche la più recente.

Il Castello di Pulsano è conosciuto col nome della famiglia che più di tutte apportò le maggiori modifiche strutturali al nucleo originario. Fu intorno agli inizi del XII secolo che gran parte della popolazione costiera si spinse maggiormente all’interno per cercare un rifugio alle continue incursioni dei pirati saraceni. Fu proprio la famiglia De Falconibus (Delli Falconi) ad acquistare un vecchio fortilizio in disfacimento, risalente probabilmente all’epoca bizantina e costituito da una torre a pianta quadrata, provvedendo ad un restauro e ad un ampliamento con l’edificazione di quattro torri, ognuna differente dalle altre. Successivamente il castello, utilizzato per lo più come tenuta di caccia, passò in proprietà di diverse altre famiglie, nel 1274 apparteneva ai Sambiasi, nel 1357 ai Dell’Antoglietta che lo cedettero ad Ercole Petugy, che a sua volta provvide a ricostruire la Torre Quadrata o Torre Massima, Intanto nel 1326, nel tentativo di difendere il casale da un assalto saraceno proveniente dal mare, cadeva Renzo De Falconibus ed in memoria di tale evento il luogo dello scontro fu chiamato Terra Rossa.

La famiglia De Falconibus sarebbe rientrata in possesso del feudo dopo il 1388, cominciando intorno al 1400 un’opera di ricostruzione del castello, andato in precedenza distrutto, su disposizione di Marino De Falconibus e, proprio per tale motivo la fortezza avrebbe assunto anche il nome della famiglia. In seguito a tale riedificazione esso assunse il suo attuale aspetto, salvo il fatto che all’epoca era circondato da un fossato scavalcabile con un ponte levatoio ligneo. Nel 1480 alcune milizie di Pulsano, agli ordini di Giovanni Antonio Delli Falconi, figlio del suddetto Marino, furono inviate in difesa di Otranto caduta nelle mani dei Turchi. Dopo aver cambiato diversi proprietari, infine il castello giunse alla famiglia Muscettola e nel 1819 il Principe Giovanni Muscettola permise che alcune famiglie utilizzassero il fossato come orto. A riprova di ciò, le mura settentrionale ed orientale insieme a tre delle cinque torri risultano addossate ad abitazioni private. Durante il regno di Gioacchino Murat, tre cannoni in dotazione al castello sarebbero stati trasferiti a Taranto. Agli inizi del XX ecolo la struttura diventava di proprietà del Comune.

Posto nel centro dell’abitato, all’angolo nordorientale dell’antica cinta muraria, il castello ha una pianta quadrangolare ed è rinforzato da cinque torri di diversa fattura e misure, Il nucleo originale, rappresentato dalla Torre Quadrata si affaccia sulla piazza che dal maniero prende il nome. La struttura si sviluppa su tre piani e presenta le armi di alcune famiglie che lo hanno abitato e conserva alcuni frammenti di piccoli affreschi. Si dice che dal suo sottosuolo parta un cunicolo, ora murato, che lo collegava al Castello di Leporano.

Ma le sorprese non finiscono, come nei migliori manieri scozzesi, anche il castello di Pulsano custodisce una storia di fantasmi. Infatti si racconta che nelle notti di luna piena si aggira negli ambienti della struttura una fanciulla bionda vestita di bianco. Pare si tratti di Angelica, la diciottenne unica figlia di Renzo De Falconibus che, dopo la morte del padre in difesa del paese, fu catturata, imprigionata, quindi decapitata ed, infine, murata nella torre…

 

"Chiudere Camp Darby": Potere al Popolo rilancia contro la base militare statunitense
Da pisatoday.it del 19 giugno 2025

Dal partito di sinistra la mobilitazione verso lo sciopero di venerdì e la manifestazione a Roma

 

Appuntamento di fronte alla base militare americana di Camp Darby questa mattina per Potere al Popolo in vista dello sciopero generale promosso da USB per domani, 20 giugno, con a Pisa presidio in piazza Vittorio Emanuele, e del corteo nazionale del 21 giugno a Roma contro il vertice NATO dell'Aja in programma il 24-26 giugno.

"Proprio davanti dalla base statunitense partono e transitano le armi verso i diversi scenari di guerra, parte di quell'hub della guerra toscano, che avrà un ruolo drammaticamente centrale nel paventato intervento USA in Iran - sottolineano da Potere al Popolo - una base pienamente in funzione e in ampliamento, come dimostrato dall'interruzione della circolazione ferroviaria civile da Pisa e Livorno di questi giorni: lavoratori e studenti bloccati per l'adeguamento della ferrovia per il trasporto armi, questo è lo scenario causato dalle scelte riarmiste della classe politica da centrosinistra a centrodestra, dal Governo Meloni, passando da Giani e Conti. Mentre ascoltiamo le tante chiacchiere prive come sempre di contenuti politici di chi oggi si dice indignato per Gaza; apprendiamo un'importante lezione di solidarietà internazionalista da Marsiglia, da Genova, da Livorno, da Salerno e da Scilla: fermare le armi è possibile".

"L'attacco criminale dei sionisti all'Iran rappresenta un ulteriore tassello verso la guerra mondiale. Dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, la pericolosità di Israele per l'umanità. Sono chiare ed evidenti le responsabilità di un Occidente collettivo che, nonostante alcune tirate d'orecchie di facciata, supporta e sostiene Israele: il sionismo, pur agendo con una sua autonomia politica, assume il ruolo di cane pazzo di un imperialismo che vede nella guerra la risoluzione della crisi strutturale - proseguono da Potere al Popolo - lo stesso attacco di oggi potrebbe aver avuto il supporto ed il sostegno statunitense. È questo il vero volto dell'imperialismo occidentale. In questi giorni gli Stati Uniti lo stanno mostrando direttamente in casa con la repressione brutale delle manifestazioni e delle proteste contro le politiche razziste e di deportazione del governo USA. Così come l'Unione Europea con il suo piano di riarmo e il tentativo di militarizzare e mobilitare ideologicamente il giardino contro la giungla. In questo contesto caratterizzato da crisi e guerra diventa necessario lottare senza ambiguità. Ci mobilitiamo contro il riarmo europeo in ogni sua forma, sia nazionale come nel piano UE sia comunitario, come invece sostenuto dalla maggioranza Von Der Layen rappresentata in Italia dalle forze del governo Meloni e dal centrosinistra europeo che parla di rafforzamento della sicurezza europea nel contesto attuale".

"Costruiamo l'opposizione e un'alternativa indipendente, contro la guerra, la Nato e le politiche europee di riarmo e difesa comune, per la spesa sociale e contro le spese militari. Contro il terrorismo di Israele e dei suoi mandanti occidentali, al fianco della resistenza del popolo palestinese e di tutti i popoli aggrediti dal sionismo" concludono da Potere al Popolo

 

Cos’è la GBU-57: la bomba anti-bunker che potrebbe essere impiegata in Iran
Da rsi.ch del 18 giugno 2025

Se gli USA scendessero in campo a fianco di Israele, potrebbero contare su un’arma devastante per distruggere i siti nucleari, ma le conseguenze del suo impiego sarebbero gravi

 

Di: Ludovico Camposampiero con AFP

Gli Stati Uniti potrebbero decidere di unirsi a Israele nella guerra contro l’Iran? Un’ipotesi che non fa l’unanimità, ma che sta facendo sempre più discutere nelle ultime ore. Il motivo sarebbe quello di aiutare lo Stato ebraico a raggiungere il suo obiettivo dichiarato, ovvero impedire a Teheran di costruire una bomba atomica. Eventualità anch’essa dibattuta, che vede esperti di sicurezza, servizi segreti e anche le Cancellerie di tutto il mondo divisi tra chi sostiene che la Repubblica islamica sta perseguendo questo scopo e chi invece dichiara che non ci sono evidenze in questo senso. Teheran ha per parte sua dichiarato che il suo programma nucleare è pacifico, mentre la scorsa settimana il consiglio di amministrazione delll’AIEA – l’Agenzia internazionale per l’energia atomica – ha dichiarato che l’Iran ha violato gli obblighi di non proliferazione.

Tuttavia, indipendentemente da queste considerazioni, se veramente il presidente statunitense Donald Trump dovesse decidere di impegnare gli USA nel conflitto a fianco dello Stato ebraico, potrebbe entrare in gioco un’arma specifica di cui si sta ampiamente parlando negli ultimi giorni: la GBU-57, una potente bomba anti-bunker statunitense, che fungerebbe da arma strategica essendo l’unica bomba in grado di distruggere le strutture nucleari iraniane profondamente sepolte.

Di cosa di tratta e come funziona?

La GBU-57 è una bomba guidata anti-bunker costruita dalla Boeing e sviluppata per l’aeronautica militare statunitense. Con un peso di circa 13 tonnellate per “soli” 6 metri di lunghezza circa, è considerata quella con la più alta capacità di penetrazione, raggiungendo anche i 60 metri nel cemento prima di esplodere. Questa sarebbe l’unica arma convenzionale (ovvero non nucleare, ndr.) capace di distruggere i siti nucleari iraniani.
L’unico aereo in grado di trasportare questi ordigni è il B-2, il bombardiere strategico stealth, utilizzato solo dagli USA, del quale esistono 20 esemplari in servizio. I B-2 hanno un’autonomia di oltre 11’000 km e sono quindi in grado di raggiungere il Medio Oriente partendo anche da basi molto lontane. A differenza di molti missili o bombe che fanno esplodere le loro cariche all’impatto, queste testate anti-bunker penetrano prima nel terreno ed esplodono solo una volta raggiunta l’installazione sotterranea.


Perché questa bomba?


Sebbene in cinque giorni l’esercito israeliano sia riuscito a decimare il comando militare iraniano e una serie di installazioni di superficie, “ci sono ancora molti interrogativi sull’efficacia degli attacchi israeliani contro il cuore pulsante del programma nucleare iraniano”, ha riassunto all’agenzia AFP Behnam Ben Taleblu, esperto della Foundation for Defense of Democracies, un centro di ricerca neoconservatore statunitense, aggiungendo però che l’impiego di una simile arma avrebbe un enorme costo politico.
 

Il monito dell’AIEA

Indipendentemente dall’impiego o meno delle GBU-57, prendere di mira i siti nucleari iraniani pone enormi rischi dal profilo della sicurezza, motivo per il quale la stessa AIEA ha ribadito pochi giorni fa che gli attacchi possono causare rilasci radioattivi e che gli attacchi armati contro installazioni nucleari pacifiche violando i principi della Carta dell’ONU, il diritto internazionale e lo statuto della AIEA e che sono un ostacolo alla diplomazia, in quanto compromettono gli sforzi diplomatici per risolvere pacificamente le questioni legate al programma nucleare iraniano.

 

Inaugurato il percorso delle Mura e delle Torricelle dell’Equivia dei Forti
Da comune.verona.it del 18 giugno 2025

La manifestazione veronese ha presentato il nuovo percorso di 16 km – studiato e creato in collaborazione con il Comune di Verona – che completa l’Equivia dei Forti, l’ippovia urbana pensata per permettere di scoprire tutta la ricchezza storico-culturale della città scaligera e del territorio circostante, dall’alto di una sella

 

Fieracavalli, la manifestazione di riferimento del panorama equestre internazionale, ha presentato oggi al Parco delle Colombare il nuovo Percorso delle Mura e delle Torricelle dell’Equivia dei Forti. L'itinerario di 16 km - realizzato in collaborazione con il Comune di Verona, il Ministero del Turismo e Veronafiere nell’ambito del progetto Smart Verona: città patrimonio mondiale UNESCO – e tracciato da ASD Horse Valley completa il circuito già esistente dell’Equivia dei Forti, pensato per scoprire le bellezze storiche e paesaggistiche della città scaligera attraverso il turismo lento in sella a un cavallo.

Davanti ai due box per cavalli installati nel parco cittadino l’assessora alla Cultura, Turismo e Rapporti UNESCO, Marta Ugolini, il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, il responsabile ufficio Conservazione e Valorizzazione sito UNESCO e Cinta muraria del Comune di Verona, Ettore Napione e il responsabile Area B2C di Veronafiere, Armando Di Ruzza hanno presentato il nuovo tratto che si snoda lungo i cordoni collinari veronesi. Presenti al taglio del nastro anche il sindaco di Verona, Damiano Tommasi e il direttore generale di Veronafiere, Adolfo Rebughini.

Toccando le quattro torri a pianta circolare situate sulla dorsale di Santa Giuliana, la nuova ippovia consente di esplorare un paesaggio collinare caratterizzato da strette valli, torrenti, terrazzamenti con muretti a secco e testimonianze storico-culturali risalenti all’epoca scaligera e alla dominazione austriaca. Il percorso, procedendo verso est da Parona, attraversa il colle San Dionigi e il Monte Cavro con l’Eremo di San Rocchetto, quindi il monte di Villa e il monte Ongarine, che separano la valle di Quinzano da quella di Avesa, ricca di corsi d’acqua come il Borago e il Lorì. Prosegue poi verso il Monte Calvo, dominato dal forte San Mattia, e, più a sud, lungo le mura storiche del Parco delle Mura, per concludersi al Parco delle Colombare.

Seguendo il corso dell’Adige all’interno della città, infine, si conclude l’itinerario a Corte Molon, punto di partenza di tutti i percorsi dell’Equivia dei Forti e luogo che mette a disposizione, anche per cavalieri indipendenti, parcheggi per i mezzi degli escursionisti e tutto l’occorrente per la cura dei loro animali. Il percorso delle mura e delle Torricelle - come per tutta l’Equivia dei Forti - è stato attrezzato con capannine di riparo per i cavalli, anelli di fissaggio, lunghine e abbeveratoi.

«L'Assessorato Cultura Turismo Spettacolo, Rapporti con l'UNESCO del Comune di Verona ha collaborato con entusiasmo al progetto di Veronafiere-Fieracavalli per la realizzazione di una Equivia-ippovia – afferma l’assessora Marta Ugolini -. Questo percorso consentirà agli appassionati e ai visitatori di scoprire in sella ad un cavallo la dorsale delle Torricelle, lungo le mura di Cangrande della Scala, e il sistema collinare dei forti asburgici.

Il percorso dell'Equivia-ippovia, sostenuto da un finanziamento del Ministero del Turismo, concretizza lo scopo dell'amministrazione comunale di realizzare forme di turismo alternativo e sostenibile, in grado di valorizzare luoghi meno conosciuti di Verona e, in particolare, la città fortificata che festeggia il 25° anniversario del riconoscimento quale sito patrimonio mondiale da parte dell’UNESCO.

L’amministrazione apprezza, in generale, l’obiettivo di Fieracavalli di fare di Verona una città protagonista del turismo del cavallo, come collegamento, complemento e supporto della fiera mondiale di novembre».

«L’apertura di questo nuovo tratto, che completa i tre percorsi inaugurati lo scorso anno, conferma l’impegno della manifestazione nella valorizzazione del cavallo come strumento di promozione del territorio, oltre al suo tradizionale ruolo economico e sportivo – dichiara il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo –. Il legame tra Fieracavalli e la città di Verona prosegue da 127 anni e questa nuova iniziativa, realizzata in collaborazione con il Comune, consente di offrire uno sguardo più ampio sulla città, che non si esaurisce nel suo centro storico, ma include anche le aree collinari, portatrici di storia, tradizione e unicità territoriali».

L’apertura del percorso delle Mura e delle Torricelle dell’Equivia dei Forti rappresenta solo il primo di una serie di progetti guidati da Fieracavalli per promuovere attivamente il circuito del turismo equestre. Il prossimo appuntamento in calendario è dal 18 al 20 luglio a Ferrara di Monte Baldo, in occasione della prima Fiera Regionale del Tartufo Veneto, dove sarà inaugurato un nuovo tratto dell’Equivia del Monte Baldo.

 

Torrione Borghetto-Fodesta, una rinascita da 14,5 milioni di euro
Da liberta.it del 18 giugno 2025

Torrione Borghetto e il progetto relativo

Demanio, proprietario dei beni, e Comune delineano un progetto di valorizzazione delle due fortificazioni. Stima dei costi: 8,2+6,3 milioni

Di Gustavo Roccella

Servono 8,2 milioni per rimettere in pista Bastione Borghetto dopo decenni di abbandono e farne un centro polifunzionale per spettacoli, attività culturali, ricreative, ristorazione e sedi di associazioni. Altri 6,3 milioni per portare a nuova vita Torrione Fodesta, la fortezza (quasi) gemella lungo la cinta delle mura farnesiane, per la quale si ragiona di residenze universitarie, commercio al dettaglio, artigianato di servizio e produttivo, oltreché spettacoli e sedi istituzionali.

Sono le indicazioni per la valorizzazione dei due comparti immobiliari di pregio di proprietà del Demanio statale che da tempo cercano di imboccare la pista buona per una riconversione urbanistica che li sottragga da un progressivo destino di abbandono e degrado e li restituisca alla pubblica fruizione. E’ il primo frutto del tavolo tecnico tra Demanio e Comune istituito a valle della sottoscrizione nell’aprile 2024 di uno specifico accordo finalizzato alla salvaguardia del patrimonio immobiliare pubblico - undici i compendi selezionati - con un occhio attento alla sostenibilità gestionale nel tempo.

Si chiama “Piano città degli immobili pubblici”, e cammina sulla base di convenzioni per i singoli beni in elenco che attivano la “Struttura di progettazione per l’Agenzia del Demanio”, vale a dire il braccio operativo della proprietà, ai fini dello svolgimento dei servizi di ingegneria e architettura prodromici alla realizzazione degli interventi di valorizzazione dei compendi individuati.

Torrione Fodesta

Bastione Borghetto tra via XXI Aprile e via Maculani, Torrione Fodesta in viale Sant’Ambrogio, caserma Dal Verme tra via Benedettine e via Trebbiola sono i tre beni a cui il tavolo tecnico si è in prima battuta dedicato, in virtù di un finanziamento complessivo del Demanio di tre milioni a copertura di un insieme di lavori progettuali (attività conoscitive e rilievi, indagini strutturali, a partire dalla vulnerabilità sismica fino all’approvazione e validazione del progetto esecutivo di consolidamento) finalizzati a stimare in modo preciso gli investimenti necessari per la riqualificazione dei tre fabbricato di pregio.

In porto arrivano ora i risultati relativi ai due torrioni - 1,3 milioni le risorse stanziate per bastione Borghetto, 1,1 milioni per il Fodesta (620mila euro per la Dal Verme) - che sono stati fatti propri dal Comune con una apposita delibera di giunta che per entrambi licenzia il Documento di fattibilità delle alternative progettuali. Al team del Demanio il Comune ha fornito in particolare indirizzi sulle destinazioni d’uso da assegnare agli spazi una volta recuperati.

Per Bastione Borghetto si indicano nella delibera «pubblici servizi (es. salone polifunzionale, ristorazione), terziario diffuso, attrezzature culturali e sedi istituzionali e rappresentative (es. sedi per associazioni culturali), attrezzature per il tempo libero e lo spettacolo (es: sale per la musica)».

Per Torrione Fodesta si ragiona di «residenza (es. ostello), commercio al dettaglio, artigianato di servizio e produttivo (es. sedi per attività di formazione professionale e artigianale, laboratori di formazione), attrezzature per il tempo libero e lo spettacolo, attrezzature culturali e sedi istituzionali e rappresentative».

 

Fortificazioni nascoste e panorami d’alta quota: il CAI Moncalieri torna in Valsusa
Da torinocronaca.it del 18 giugno 2025

Domenica 22 giugno un itinerario tra natura alpina e architetture difensive ottocentesche sulle pendici del Monte Chaberton

Di Vincenza Giustino

Domenica 22 giugno il Club Alpino Italiano propone un’escursione che unisce la scoperta di un patrimonio storico poco conosciuto alla bellezza incontaminata dell’Alta Valle Susa. Il percorso si snoda nei dintorni di Claviere, lungo un itinerario che conduce alle “Batteria Bassa” e “Batteria Alta”, due fortificazioni risalenti alla fine dell’Ottocento.

Costruite nel 1890 sulle pendici del Monte Chaberton, le fortificazioni del Petit Vallon rappresentano un raro esempio di architettura militare alpina. Facevano parte del sistema difensivo italiano lungo il confine con la Francia e sono collegate da cunicoli e scale scavate nella roccia. Visitare oggi questi luoghi significa entrare fisicamente nella storia, attraversare ambienti che un tempo avevano una funzione strategica e che oggi offrono un punto di vista privilegiato sul paesaggio circostante.

Il sentiero che collega Claviere alle batterie si sviluppa tra boschi, pietraie e scorci panoramici di grande suggestione. Le strutture militari, con i loro bunker e le feritoie ancora visibili, si affacciano sulla valle offrendo una vista ampia e luminosa. L’accesso avviene dal versante italiano, aggiungendo un elemento di avventura e scoperta al cammino. L’escursione è aperta a tutti: appassionati di storia, amanti della montagna, fotografi, famiglie e semplici curiosi. È un’occasione per vivere la montagna in modo diverso, tra memorie di un passato di confine e la straordinaria ricchezza naturalistica delle Alpi Cozie.

Per partecipare o ricevere ulteriori informazioni è possibile contattare il numero 331.3492048 oppure scrivere a cai.sez.moncalieri@gmail.com

 

Michelangelo 550: io alle prese con le fortificazioni di San Miniato nel dipinto di Muzzi
Da michelangelobuonarrotietornato.com del 16 giugno 2025

Il dipinto che vi propongo oggi per la rubrica Michelangelo 550 fu realizzato da Antonio Muzzi che volle rendermi omaggio ritraendomi all’interno di un non ben definito studio, nel 1867. Con la barba scura e stranamente non biforcuta, Muzzi mi dipinse in piedi, con la mano sinistra sul fianco mentre appoggio il braccio destro sul tavolo, tenendo un compasso nella rispettiva mano. Alle mie spalle si vede il Tondo Pitti con la Vergine che sembra sorvegliare attentamente il mio operato.

In basso a sinistra si intravede il Tondo Doni di dimensioni assai più modeste rispetto a quelle reali, uno studio per la cupola della Basilica di San Pietro in Vaticano e uno studio per la parte centrale del Giudizio Universale. Sul tavolo c’è un calamaio con la piuma per scrivere e dei fogli di quella che sembra essere una cinta muraria: sono le fortificazioni di San Miniato. In teoria quel luogo avrebbe dovuto essere lo studio di Via Mozza ma ci sono delle incongruenze notevoli. Era il 1529 quando, mentre Firenze era assediata, venni incaricato di rafforzare le difese nella zona di San Miniato al Monte.

In quel frangente non avevo idea mi sarebbe stato commissionato qualche anno dopo il Giudizio Universale né che sarei divenuto l’architetto pontificio con l’incarico di lavorare al progetto della Basilica di San Pietro e alla sua cupola. Come potevano esserci dunque studi relativi a tali commissioni?

L’artista volle mettere nel dipinto a olio anche un suo particolare tocco. Per dipingere me, si fece da modello. In una fotografia conservata al Museo del Risorgimento di Bologna con un uomo messo nella stessa posa, si legge in calce annotato a mano: “il pittore che sentiva l’azione ha posato prima di far posare il modello” . In pratica Muzzi si mise in posa per farsi fotografare e con quell’immagine di riferimento dipinse me.

L’opera era stata commissionata dall’artista da Luigi Pizzardi per collocare in pendant con il dipinto di Galileo che possedeva. La prima volta che il dipinto venne presentato al pubblico fu in occasione dell’Esposizione triennale di Belle Arti di Bologna nel 1867. Oggi il dipinto ‘Michelangelo studia le fortificazioni di S. Miniato‘ appartiene alle collezioni del MamBo, il Museo d’Arte Moderna di Bologna di Bologna ed è firmato in basso al centro con la dicitura ‘Antonio Muzzi fece’.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

 

Augusta, il bunker di Punta Tonnara ripulito da sterpaglie e spazzatura da LambaDoria
Da controluce.it del 15 giugno 2025

I volontari sono intervenuti per restituire decoro al muto testimone degli avvenimenti bellici della Piazzaforte Augusta- Siracusa del secondo conflitto mondiale

 

Versava in stato di totale abbandono, immerso tra sterpaglie e spazzatura, che nascondevano la sua maestosità il bunker di Punta Tonnara a Brucoli, unico per tipologia costruttiva di mimetizzazione nel territorio siracusano, che è stato ripulito dell’ associazione culturale Lamba Doria.

I volontari, a partire dal presidente Alberto Moscuzza, al referente Francesco Paci, al vicepresidente generale Massimo Lucca e ai soci Marco Carbana e Giancarlo Genovesi, sono intervenuti per restituire decoro al muto testimone degli avvenimenti bellici della Piazzaforte Augusta-Siracusa del secondo conflitto mondiale e continueranno l’operazione ad Augusta di pulizia dei fortilizi del secondo conflitto mondiale, dove non sono valorizzati come avviene in altri paesi come in Normandia e nella vicina Malta, resi fruibili al pubblico con percorsi storici.

 

Bunker della Guerra fredda all'asta a partire da 25 euro. Dove si trovano e come partecipare
Da ilgazzettino.it del 15 giugno 2025

NEL CIVIDALESE

Cinque le offerte a Cividale. Da strada Nitra degli Schiavi si può accedere a un terreno su cui insistono dei portelloni metallici posti su dei rialzi cementizi o a filo del terreno, con delle condutture di aerazione metalliche. Nel sottosuolo potrebbero esserci dei tunnel che verrebbero venduti assieme al terreno per 970 euro. A Bucovizza potrebbero esserci altri tunnel o postazioni sotterranee in un terreno di 10.815 mq. (si parte da 6.490 euro), a cui si aggiungono delle fortificazioni immerse nei vigneti, sempre nel sottosuolo (12.210 euro). Appartengono all'ex sbarramento difensivo Premariacco, realizzato durante la Guerra fredda, due manufatti in cemento armato, interrati (3.650 e 23.720 euro). A Buttrio va all'asta un'ex fortificazione in via San Giacomo: 1.050 euro.

 

Castelsardo, "Fortificazioni di Sardegna": un convegno sul sistema difensivo
Da unionesarda.it del 14 giugno 2025

Al centro anche il censimento e studio delle difese costiere del territorio di Castelsardo durante la
seconda guerra mondiale

Il Comune di Castelsardo ospita il convegno dal titolo “Fortificazioni di Sardegna", una iniziativa per raccontare il sistema difensivo dell'Isola dal primo al secondo conflitto mondiale. Si tratta di una prima giornata di studi, censimento, recupero, fruizione e valorizzazione dei siti antichi, in programma il 21 giugno dalle 17.30 presso la sala XI del Castello dei Doria. Interverranno la sindaca Maria Lucia Tirotto, l’assessore all’Ambiente e Beni archeologici, Christian Speziga, il tenente colonnello Alessandro Mura, comandante del 14° Reparto Infrastrutture dell’esercito italiano.

Sarà presente anche Giuseppe Carro dell’associazione Fortificazioni Sardegna che interverrà sulle difese costiere dell’isola negli anni 1940-43. Al centro del convegno anche il censimento e studio delle difese costiere del territorio di Castelsardo durante la seconda guerra mondiale con focus sui casi di Porto Conte-Alghero e Porto Ferro-.Sassari, oltre all’argomento sulla maglia di avvistamento della Regia Marina nel Nord Sardegna.

Di Mariangela Pala