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La NATO si allarga in Europa
Da lindipendente.online del 29 agosto 2024

La NATO si allarga in Europa: nuove strutture in Lettonia e Lituania

Di Giorgia Audiello

Prosegue l'ampliamento delle basi militari in Europa per proteggersi da quella che è percepita come la"minaccia russa", specialmente sul fianco est della NATO, dove in Lettonia e Lituania saranno ampliate e costruite alcune nuove basi militari con l’aiuto di altri membri dell’Alleanza, tra cui Canada, Spagna e Germania. In Lettonia, in seguito all’istituzione della NATO Multinational Brigade Latvia, si è svolta ieri l’inaugurazione per l’ampliamento dell’infrastruttura della Brigata, organizzata dalla Task Force Lettonia presso la base militare “Ādaži”. Mentre in Lituania, la Germania sta costruendo un’altra base militare Nato a Rudnininkai, finanziata da Berlino e realizzata attraverso l’Agenzia di supporto e approvvigionamento della Nato. A Adazi, in Lettonia, saranno aperti impianti di stoccaggio e manutenzione di veicoli corazzati finanziati dal Canada. Gli impianti saranno utilizzati per ospitare i carri armati della Brigata e altri veicoli corazzati, oltre a fornire aree protette per la loro manutenzione. Oltre al Canada, anche la Spagna ha finanziato nuove infrastrutture all’interno della base militare lettone: i due Paesi hanno migliorato l’infrastruttura dei rispettivi complessi all’interno della base aggiungendo un nuovo magazzino, strutture per tende, un perimetro di sicurezza e una strada in cemento, per un totale complessivo di investimenti che ammonta a sette milioni di euro. La Lettonia ha supervisionato la costruzione dei progetti per garantirne il successo: entrambi sono iniziati nel 2023 e sono stati completati in circa un anno. Nel comunicato del ministero della Difesa lettone si legge che «Gli investimenti nello sviluppo della base militare “Ādaži” dimostrano l’impegno a lungo termine di Canada, Spagna e NATO per la sicurezza euro-atlantica». Lo scorso luglio, si è svolta la cerimonia per il lancio del NATO Enhanced Forward Presence Latvia Battle Group a livello di brigata e l’istituzione della nuova NATO Multinational Brigade in Lettonia, guidato dal Canada e composto da oltre 3.500 soldati. La brigata condurrà la sua prima esercitazione nel 2024 e dovrebbe raggiungere la piena prontezza al combattimento entro il 2026.

Parallelamente, la Germania sta costruendo una nuova base militare NATO inLituania, a Rudninkai, al confine con la Bielorussia.

Il 19 agosto si è svolta lacerimonia di inizio dei lavori di costruzione: la base, una volta completata alla fine del 2027, ospiterà fino a 4.000 soldati tedeschi pronti al combattimento. «È una questione di deterrenza e di Russia. Dobbiamo essere in grado di stanziare una brigata corazzata tedesca qui in Lituania per garantire la libertà delle Nazioni occidentali», ha detto Harald Gante, comandante dell’esercito da campo della Germania. Il primo ministro lituano Ingrid Simonyte quest’anno ha aumentato le spese della Difesa al 3% del PIL e Raimundas Vaiksnoras, capo della difesa, ha affermato che la Nazione baltica spenderà circa 1 miliardo di euro per la base di Rudninkai prima del completamento entro la fine del 2027. Il progetto di costruzione è uno dei più grandi nella storia della Lituania. Da parte sua, il ministro della Difesa tedesca, Boris Pistorius, ha paragonato la decisione di inviare soldati della Bundeswehr nei Paesi Baltici a quella degli Alleati di inviare soldati nella Germania Occidentale durante la Guerra Fredda. Tuttavia, le lotte interne al Parlamento tedesco per il bilancio potrebbero ostacolare gli impegni tedeschi all’estero e in particolare nei confronti dei Paesi Baltici. Alcune richieste, come quella di finanziare con 2,93 miliardi oltre 100 carri armati Leopard 2 A8, alcuni dei quali destinati proprio alla Lituania, potrebbero rimanere in sospeso.

L’ampliamento e la costruzione di nuove basi militari in Europa orientale fa parte di quella corsa agli armamenti giustificata dalla cosiddetta «minaccia russa» che non fa altro che inasprire le tensioni e creare un nuovo clima da Guerra Fredda in Europa. Quello dei Paesi Baltici non è l’unico caso che prova il rafforzamento della NATO lungo il fianco orientale europeo: in Romania è in corso, infatti, l’ampliamento della base militare di Costanza che dovrebbe diventare la più grande d’Europa, mentre in Italia, Solbiate Olona, in provincia di Varese, è diventata la sede della nuova forza di reazione rapida dell’Alleanza Atlantica, la Allied Reaction Force (ARF, ovvero Forze di Reazione Alleate). Un rafforzamento dei confini e un dispiegamento ingente di uomini e mezzi che non fa altro che accrescere la rivalità e la tensione tra i blocchi, rendendo più profondo il solco tra Europa e Russia.

 

Vogelsang: da base militare russa a città fantasma
Da imitte.com del 29 agosto 2024

Nel cuore della riserva naturale di Schorfheide, nel Brandeburgo, si erge silenziosa e imponente l’ex base militare di Vogelsang. Un tempo, questo luogo era un importante centro di attività militare, mentre oggi, dopo il ritiro delle truppe russe nel 1994, la natura sta lentamente riconquistando il suo spazio, avvolgendo l’area in un manto di verde e trasformando le costruzioni rimaste in una specie di città fantasma.

La storia di Vogelsang

La base vera e propria di Vogelsang fu costruita nella foresta di Uckermark ed è stata per decenni il fulcro di una delle più grandi guarnigioni sovietiche in territorio tedesco. Fino a 15.000 soldati e civili hanno vissuto e lavorato qui. Questo luogo era un piccolo quartiere militare a sé stante, un insediamento costruito interamente dalla DDR per l’alleato sovietico durante gli anni più tesi della Guerra Fredda.

La base era dotata di tutte le infrastrutture necessarie per la vita quotidiana e militare. Gli ampi viali, ora deserti, e gli edifici, oggi spogli, un tempo erano teatro di numerosissime attività, routine militari, esercitazioni nella brughiera e della quotidianità di militari e civili impegnati nel lavoro della Guadnigione. Ai margini dell’Europa, a pochi chilometri dal confine occidentale, la base di Vogelsang era un avamposto cruciale per controllare le mosse del “nemico”. Da un lato si trovavano gli alloggi per la truppa, dall’altro le casette degli ufficiali, un microcosmo con tutte le infrastrutture necessarie, dagli ambulatori ai negozi: una vera e propria città militare. Qui sono stati stanziati, in momenti diversi, il personale della 25ª Divisione orazzata della 20ª Armata della Guardia, il 162° Reggimento corazzato, l’803° Reggimento motorizzato di artiglieria, il 1702° Reggimento missili antiaerei e una divisione missilistica tattica. Inoltre, sul sito si trovava un centro di comunicazioni.

Qui, la Guerra Fredda si faceva sul serio, nel senso che aveva il potenziale di diventare “calda”, se mai il governo sovietico lo avesse ritenuto necessario. Tra il 1959 e il 1960, per esempio, a Vogelsang furono stazionati anche i missili nucleari R-5, che erano puntati, tra l’altro, contro la Francia e la Gran Bretagna. Questa scelta, come quasi tutte durante quel periodo, era una contromossa alla scelta della NATO di piazzare i missili a medio raggio Thor e Jupiter in diversi punti in Europa. I sistemi R-5M di stanza a Vogelsang miravano quindi ai sistemi Thor in Inghilterra, mentre sistemi equivalenti in Bulgaria miravano ai sistemi Jupiter in Turchia.

La riunificazione della Germania, naturalmente, ha segnato la fine delle attività anche per questo sito militare che, a differenza di molte altre strutture in Germania, è stato abbandonato senza essere mai riconvertito ad altro uso. Dopo il ritiro delle truppe, quindi, la natura ha iniziato lentamente a riprendere il sopravvento. Gli edifici scarni sono oggi invasi dal verde, i pavimenti spaccati da piante che sono cresciute spontaneamente attraverso il cemento, i muri abbracciati dai rampicanti, i viali screpolati quasi nascosti sotto l’erba alta e la flora selvatica.

Prima dell’istituzione della base militare, queste terre erano valorizzate soprattutto per il loro patrimonio naturale. Qui si sono alternate riserve di caccia delle famiglie reali e poi fattorie e terreni agricoli. Negli ultimi 30 anni, la natura è tornata a dominare, questa volta senza servire in alcun modo gli interessi umani.

La bonifica: fare spazio alla natura

Le strutture che un tempo ospitavano soldati, carri armati e corpi militari sono ora il rifugio di volpi, uccelli e una miriade di altre specie che hanno trovato un habitat inaspettato tra le rovine dell’ex DDR.

Il processo di rinaturalizzazione, però, non è completamente… naturale. Anzi, è un compito arduo e delicato, poiché ciò che resta indietro, quando si abbandona un sito bellico, non è sempre inerte. Dopo l’abbandono, quindi, è stato intrapreso un lungo processo di bonifica del sito, con l’abbattimento di alcune strutture.

Ancora oggi, molte aree del sito sono transennate, poiché contengono resti di munizioni e materiali potenzialmente pericolosi. La base di Vogelsang è diventata un caso studio per la gestione dei siti storici e per le pratiche di rinaturalizzazione.

Il futuro di Vogelsang è ancora incerto. Mentre alcuni sostengono la necessità di preservare il sito come museo a cielo aperto, altri vedono un’opportunità per creare un santuario per la fauna e la flora locale. Ciò che è certo è che il dialogo tra passato e presente continua a svolgersi tra i sentieri e le rovine di questa ex base militare, che sta diventando un monumento alla capacità della natura di guarire e rigenerarsi, anche dopo essere stata profondamente alterata dall’intervento umano.

 

A Carcassonne torna il giro di ronda sulle mura
Da ilgiornaledellarte.com del 29 agosto 2024

Stanno per concludersi i lavori avviati nel 2022 sulla celebre cinta muraria medievale (630mila visitatori nel 2023) «liberamente» restaurata da Eugène Viollet-le-Duc

Di Luana De Micco

Per la prima volta, a partire da settembre, e dopo due anni di restauri, sarà possibile percorrere interamente a piedi il cammino di ronda della cittadella di Carcassonne, in Occitania, facendo il giro completo delle mura di cinta dello spettacolare complesso architettonico medievale sulle rive del fiume Aude, iscritto dal 1997 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Il cantiere, iniziato a marzo 2022 e affidato a Olivier Weets, architetto dei monumenti storici, è sul punto di concludersi. Il recupero riguarda una sezione di 300 metri di mura, 9 torri e 7.500 metri quadrati di facciata del versante est, tra la Porte Narbonnaise e la Tour des Prisons, che era necessario consolidare per poter appunto permettere ai visitatori della bella Cité (oltre 630mila nel 2023, il 70% dei quali francesi) di effettuare il percorso completo della fortificazione, come non si poteva più fare da molti anni: 1,3 km di passeggiata attraversando 35 torri (in tutto, la doppia cinta muraria si snoda su 2,6 km e conta 52 torri e barbacane).

La Cité di Carcassonne posa su una prima cinta gallo-romana, di cui si conservano ampie sezioni ben visibili, poi ampliata e modificata a partire dal XIII secolo, quando venne costruita la seconda cinta muraria, quella più esterna. Nel 1659, al termine di più di vent’anni diguerra franco-spagnola, la Cittadella, avendo perso il suo interesse strategico, venne abbandonata. Fino al 1840, quando lo scrittore Prosper Mérimée, ispettore nazionale dei monumenti storici, ne affidò il restauro a Eugène Viollet-le-Duc, l’architetto che rimaneggiò anche la Cattedrale di Notre-Dame a Parigi. È a lui che si deve la ricostruzione delle merlature a coda di rondine sulla base di uno stile medievale «ideale», che ha ridisegnato liberamente la sagoma della parte superiore. Iniziati nel 1851, i lavori furono ripresi nel 1879 da Émile Boeswillwald, allievo di Viollet-le-Duc, e portati a termine nel 1911. Nel 2007 uno studio della Drac, la Direzione regionale degli affari culturali,evidenziò delle sezioni di mura particolarmente fragili, dove la pietra, un’arenaria locale esposta al vento e all’umidità, si era pericolosamente degradata. Di qui l’avvio di un lungo e vasto progetto di recupero del monumento, gestito dal Centre des Monuments Nationaux e portato avanti in più fasi, presentato come il primo così importante da Viollet-le-Duc.

Il restauro di quest’ultima sezione di mura, di cui è attesa la fine, è stato reso possibile dai fondi del Piano di rilancio post pandemia diCovid-19 del Governo francese, che ha permesso di stanziare rapidamente 4,5 milioni di euro, su un budget totale di 5,6 milioni. Dall’alto del cammino di ronda lo sguardo spazia, da un lato, sui paesaggi della pianura viticola circostante, spingendosi, col bel tempo,fino alla Montagne Noire, mentre dall’altro lato, verso l’interno, abbraccia il borgo, con i suoi vicoli pittoreschi e la Cattedrale di Saint-Nazaire: «Abbiamo privilegiato un approccio conservativo, analizzando e consolidando ogni singola pietra. Meno dell’1% delle pietre è stato sostituito, solo quando era strettamente necessario ricorrendo a una cava della vicina Catalogna spagnola, dove è ancora possibile estrarre un’arenaria con una composizione mineralogica equivalente, che non esiste più in Francia, ha spiegato Weets.

Allo stesso modo, abbiamo deciso di conservare gli elementi metallici storici di giunzione, laddove è stato possibile, che testimoniano l’abilità tecnica dei nostri antenati». Per permettere l’accesso al pubblico è stato necessario consolidare i parapetti e la pavimentazione del cammino di ronda e le fondazioni di due torri in particolare, la Tour Balthazar e la Tour Saint-Laurent, che presentavano «patologie importanti»: «Delle fratture profonde, benché non evolutive, creavano problemi di giunzione tra il muro di cortina e le torri, haspiegato ancora l’architetto. Le fratture sono state colmate con della calce, evitando nuove infiltrazioni d’acqua, mentre un sistema di tiranti metallici tiene insieme le parti dissociate, rafforzando la struttura delle torri». Gli elementi moderni aggiunti, necessari per garantire la sicurezza della visita, tra cui i corrimano in metallo, sono stati «progettati riducendo il più possibile l’impatto estetico, per integrarsi in modo rispettoso al monumento. Abbiamo lavorato nel rispetto della tradizione e, al contempo, osserva ancora Weets, rispondendo alle esigenze della nostra epoca».

 

Porta Torre, il tempo passa ma la rencizione resta
Da quicomo.it del 28 agosto 2024

Porte chiuse a Como: un pessimo biglietto da visita

Di Maurizio Pratelli

Sono passati oltre due anni da quando Porta Torre è stata recintata dopo la caduta di un masso. Per la precisione 28 mesi durante i quali ci siamo quasi abituati a non attraversare più uno dei monumenti architettonici più importanti della città.

Non si passa più sotto quell'antica torre custode della città di Como. Ci si gira intorno come a un animale ferito e "protetto" dalle transenne.

Dopo tutto questo tempo, il suo recupero,così come per Torre San Vitale e Torre Gattoni, appare però ancora incerto almeno nei tempi.

E così la città, mentre si appresta a restituire interamente il lungolago, si presenta con un altro biglietto da visita non certo edificante.

Certamente si tratta di un'operazione complicata ma vogliamo restare fiduciosi del fatto che nell'agenda del sindaco di Como le "porte" del capoluogo lariano occupino una pagina evidenziata in rosso.

 

L’Arsenale Militare Marittimo della Spezia compie 155 anni
Da gazzettadellaspezia.com del 28 agosto 2024

I lavori iniziarono nel 1861 e terminarono otto anni dopo. Domenico Chiodo dovette superare non poche difficoltà come la mancanza di mano d'opera, le piogge che inondavano gli scavi, il ritiro dell'impresa costruttrice e una malattia che lo colpì, ma finalmente otto anni dopo l'inizio dei lavori, inaugurò l'Arsenale Militare.

La costruzione dell'arsenale iniziò ufficialmente nel 1862, sotto la guida dell'ingegnere Domenico Chiodo, figura chiave nella progettazione e realizzazione dell'opera. I lavori si svilupparono su una vasta area di circa 90 ettari e oggi vi sono circa 13 km di strade al suo interno.

Il maggiore generale del Genio Navale Domenico Chiodo, dopo la benedizione impartita da monsignor Domenico Battolla, Abate della città, inauguró l’Arsenale militare marittimo a impianto terminato solo in parte (due bacini, due scali di costruzione, quattro officine), con l’apertura del varco delle acque di allagamento. I lavori proseguirono negli anni seguenti attraverso ulteriori ampliamenti fino al 1900, quando l’arsenale raggiunse la configurazione definitiva e la piena operatività.” scrive la Marina Militare.

L'inaugurazione dell'Arsenale della Spezia del 28 agosto 1869 segnò la nascita di un'istituzione fondamentale per la Marina Militare e simboleggiò la volontà del giovane Stato italiano di affermarsi come potenza marittima.

 

L’Arsenale Progettazione, gara da 5,3 milioni di euro per l’ex Arsenale di Pavia
Da edilportale.com del 28 agosto 2024

Il bando dell’Agenzia del Demanio per la rigenerazione urbana prevede la creazione di un polo delle amministrazioni statali della città

28/08/2024 - L’Agenzia del Demanio ha pubblicato un bando di progettazione da più di 5,3 milioni di euro per la rigenerazione urbana dell’ex Arsenale di Pavia. La gara, che si svolgerà con procedura telematica aperta, prevede l’affidamento del servizio di progettazione (PFTE-esecutivo e coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione) dell’intervento di rigenerazione urbana.

L’importo complessivo dell’operazione di valorizzazione del compendio è stimata in oltre 100 milioni di euro. La progettazione dovrà avvenire secondo criteri di sostenibilità e con l’utilizzo di metodi e con strumenti di gestione informativa delle costruzioni (BIM).

Il bando di progettazione fissa anche le tempistiche per l’esecuzione del contratto:

- 180 giorni per la sintesi delle indagini conoscitive, le analisi di approfondimento propedeutiche al PFTE e l’elaborazione del concept progettuale;

-  60 giorni per il progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE) finalizzato all’avvio della Conferenza dei Servizi decisoria;

- 30 giorni per la finalizzazione del PFTE a valle della Conferenza dei Servizi decisoria;

- 90 giorni per la redazione del progetto esecutivo e del piano di sicurezza.

In totale, quindi, l’esecuzione del contratto dovrà avvenire entro 360 giorni dall’aggiudicazione.

Il bando di progettazione specifica che non è consentito l’avvalimento per la partecipazione alla gara.

Le offerte devono essere presentate entro le ore 14:00 del 18 settembre 2024.

“Si tratta di riqualificare un sito, strategico per dimensioni, posizione e bellezza, affinché diventi nuovamente attrattore per la collettività”, sottolinea il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme.

“Verranno ripristinate funzioni fondamentali per le amministrazioni pubbliche e aperti ai cittadini ampi spazi verdi in continuità con il parco fluviale - conclude - trasformando il compendio in un simbolo di sostenibilità ambientale e sociale. L’intervento è un esempio concreto della nuova visione dell’Agenzia del Demanio, attraverso i beni dello Stato si genera valore economico, sociale, ambientale e culturale sui territori”.