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Fortezze di Puglia: Il Castello di Peschici
Da pugliaplanet.com del 26 luglio 2024

PESCHICI (Foggia) – Il suggestivo Castello di Peschici sorge sul picco di una scogliera a strapiombo sul mare, da dove è possibile spaziare con lo sguardo sino a scorgere le Isole Tremiti, contribuendo ulteriormente a rendere particolarmente caratteristica la bella cittadina sul Gargano. Una prima fortezza sarebbe stata edificata in loco nella seconda metà del X secolo, sotto la dominazione bizantina, con scopi di avvistamento e difesa contro le continue incursioni saracene.

Il castello vero e proprio, tuttavia, risale all’epoca della dominazione normanna, mentre sotto il regno di Federico II di Svevia venne edificata la torre, conosciuta col nome di Rocca Imperiale. Tale aggiunta, insieme a varie riparazioni, è sicuramente posteriore al 1239, anno in cui i Veneziani, al soldo del pontefice Gregorio IX che aveva scomunicato l’imperatore, devastarono le fortificazioni diPeschici, Vieste e Termoli, rimaste fedeli alla corona. Successivamente lo stesso Federico II le avrebbe fatte ricostruire, ringraziando in tal modo gli abitanti dei suddetti centri per la loro fedeltà ed abnegazione.

Nel 1504, sotto la dominazione spagnola, Peschici entrò a far parte del dispositivo difensivo costiero contro le incursioni dei pirati turchi ed a tale periodo va attribuita l’edificazione di una cinta muraria,nota come Recinto Baronale, che conferisce ancora oggi al castello un aspetto minaccioso a chiunque si avvicini dal mare. Nel 1735 il maniero venne ristrutturato per opera del Principe di Ischitella Francesco Emanuele Pinto, come ci viene ricordato da un’epigrafe apposta all’ingresso del Recinto Baronale.

Ulteriori modifiche, aggiunte ed eliminazioni di ambienti ebbero luogo nel corso dei secoli seguenti. Nel complesso, oggi il castello presenta tutte le caratteristiche dei vari stili architettonici relativi alle dominazioni succedutesi nel corso dei secoli.

Dopo un restauro effettuato dai proprietari, la struttura è aperta al pubblico ed ospita eventi artistici e culturali. Inoltre è possibile visitarne le segrete ed i sotterranei. I muri dell’imponente fortezza risultano massicci e grezzi, inoltre è possibile scorgere i resti di un’antica torre a pianta semicircolare,ed un magazzino ipogeo per le scorte di frumento, che venivano prelevate attraverso un’apertura simile ad un pozzo.

Per la cronaca ricordiamo che a Peschici esiste anche La Torre del Ponte, voluta sempre dal Principe di Ischitella nel XVIII secolo, al posto della precedente Vecchia Torre del Ponte o Torre Quadra, risalente al XVI secolo. Della vecchia costruzione sappiamo che era dotata di ponte levatoio ligneo ed ospitava un presidio militare, col compito di difendere la porta di accesso all’abitato.

Cosimo Enrico Marseglia

 

Presentazione del libro di Mauro Minola“Guerre al Moncenisio” sabato 20 luglio a Ferrera Moncenisio
Da lagendanews.com del 19 luglio 2024

“GUERRE AL MONCENISIO. BATTAGLIE NEI SECOLI SUL VALICO DA ANNIBALE AL TRATTATO DI PACE”

FERRERA MONCENISIO – Sabato 20 luglio alle ore 17 a Ferrera Moncenisionella Biblioteca-Ecomuseo “Le Terre al Confine” si terrà la presentazione del libro di Mauro Minola “ Guerre al Moncenisio. Battaglie nei secoli sul Valicoda Annibale al Trattato di Pace”, edizioni Susalibri.

IL LIBRO

Moncenisio cuore di una regione alpina che ha unito, messo in contatto e collegato popolazioni, ambienti, tradizioni, lingue, trionfi e miserie umane. Lo conobbero condottieri, imperatori, papi, eserciti, mercanti e pellegrini.Questo libro racconta le battaglie avvenute nei secoli sul Valico come un filo conduttore per narrare la Storia del Moncenisio, ma anche le storie umane di quanti vennero coinvolti.

Misterioso, affascinante, mai indifferente, il Colle viene narrato nelle sue guerre, perché si abbia il piacere della lettura storica, la voglia di conoscere queste montagne senza retorica e le capacità di valorizzare e reinvestire una grande eredità per realizzare un futuro di valico aperto.

Aperto a chi lo vuole frequentare e vivere, ma anche a chi crede che siano un valore aggiunto i grandi movimenti storici che lo hanno visto protagonista, tanto da costituire l’esempio di una regione europea omogenea, fatta di genti che le montagne uniscono anziché dividere e le diversità arricchiscono anziché farle scontrare.

 

“Le fortificazioni di San Marino”: un progetto di ricerca e mediazione culturale

Da sanmarinortv.sm del 19 luglio 2024

Dal 2016 gli Istituti Culturali della Repubblica di San Marino hanno avviato un ampio progetto di studio archeologico sull’edilizia fortificata di San Marino grazie a un protocollo di intesa per la ricerca e cooperazione siglato con l'Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISPC-CNR).

Le tre Torri e le cinte murarie di San Marino Città, a tutt’oggi simbolo della Repubblica, sono state oggetto di campagne di rilevamento architettonico; i risultati hanno permesso di documentare lo stato di conservazione delle fortificazioni e, al tempo stesso, di analizzarne le diverse fasi costruttive e di restauro stilistico. I risultati preliminari della ricerca sono già editi in atti di convegni e riviste scientifiche.

Da ultimo l’importante rivista "Archeologia dell'Architettura" (XXVIII. 2 – 2023) ha pubblicato le risultanze delle ricerche (archeologia dell’architettura e campagne di scavo) condotte alla Seconda Torre di San Marino negli anni 2018-2023.

Tra i ritrovamenti di maggiore interesse due tratti di una antica cortina muraria tornati alla luce nel cortile e in un baluardo attiguo al portale di accesso di Seconda Torre, oggi musealizzati. Nell’anno scolastico 2023/2024 gli Istituti Culturali (Musei di Stato, Sezione Archeologica e Sezione Didattica), in collaborazione conl’ISPC-CNR, hanno intrapreso un percorso di mediazione del patrimonio culturale dedicato alle fortificazioni del Monte Titano rivolto alla Scuola Secondaria Superiore della Repubblica di San Marino.

I risultati delle ricerche contribuiscono ad una più efficace comunicazione e valorizzazione del patrimonio culturale sammarinese. Nella conferenza stampa tenutasi nella Segreteria di Statoalla Cultura venerdì 19 luglio sono stati presentati un video divulgativo su Seconda Torre, che verrà inserito nel percorso di visita del complesso, e un modello tridimensionale interattivo di Prima Torre (Web 3D), ideato e realizzato dall’ISPC-CNR per sperimentare nuovi modelli di fruizione e comunicazione del patrimonio storico- architettonico.

 

IL CASTELLO DI TAORMINA, UNO SPETTACOLO DA VEDERE SOTTO LE STELLE
Da ilsicilia.it del 19 luglio 2024

Di Giusi Patti Holmes

Il Castello di Taormina attrae, da quando ha riaperto il 12 maggio 2024 e dopo circa trent’anni, sempre più visitatori grazie alla sua storia millenaria e alle tante leggende che lo popolano.

Chi accede dal portone alla corte ne respira immediatamente tutto il fascino e il mistero. Anche le sue origini danno adito a tante ipotesi. Si narra che la sua costruzione risalga al IV secolo a.C. ad opera dei Greci, che eressero una fortezza contro le incursioni nemiche.

Le prime testimonianze storiche, invece, al X secolo quando Taormina era sotto il dominio degli Arabi e il maniero assunse un ruolo fondamentale nella difesa della città grazie alla sua posizione strategica e alle sue robuste fortificazioni.

A partire da lunedì 15 luglio, domeniche comprese e per tutto agosto, resterà aperto al pubblico dalle 9 alle 20 e tutti i sabato a partire dal 20 luglio, invece, e per tutto agosto, dalle 9 alle 24.

Sarà una esperienza emozionale vedere il “Castello sotto le stelle“,sotto un’altra luce, ammantato, se fosse possibile, di ancora più malìa. Visitate il Castello di Taormina, (la cui unica concessionaria è la Società Centomedia & Lode e il cui presidente è Maurizio Scaglione, imprenditore, editore e giornalista) perché: ogni sua angolazione è rivelazione di bellezza; ha, al suo interno, molti misteri da svelare; tante leggende da raccontare; una lunga storia da condividere. Solo con questa visione d’insieme, potrete dire di aver conosciuto l’antica Tauromenium a 360°.

Visita il Castello di Taormina, Acquista il biglietto online e Salta la fila: https://www.castelloditaormina.it/biglietto-online/

 

 

Oto Melara, una storia lunga 120 anni
Da gazzettadellaspezia.it del 19 luglio 2024

Tra fine Ottocento e primi Novecento, la nostra città registrò uno sviluppo eccezionale. Il Nuovo Arsenale, inaugurato nel 1869, aveva richiamato maestranze da tutta Italia e la popolazione da poco meno di 6.000 abitanti del 1860, passò a 37.000 a metà degli anni '80 dell'800, poi a 73.000 abitanti nel 1901.

L'economia passò da agricola a più prettamente industriale. Nel 1904 la Vickers di Londra e le Acciaierie di Terni stipularono una joint-venture e nel 1905 intravidero delle possibilità alla Spezia, anche per la vicinanza del neo nato Arsenale Militare, e avviarono uno stabilimento nella zona di Melara, per la produzione di cannoni e artiglierie. La compagnia si aggiudicò importanti contratti per la costruzione degli armamenti per la flotta della Regia Marina, nel periodo del primo conflitto mondiale la produzione continuò per approvvigionare il fronte Nord-Orientale.

Terminato il conflitto, l'azienda convertì la produzione a usi civili costruendo motori a vapore e diesel, turbine, caldaie, eliche navali e pezzi per il settore ferroviario. Nel 1922 la Vickers si sottrasse dalla joint-venture e le Acciaierie di Terni rimasero l'unico proprietario dell'azienda, che venne poi acquisita da Ansaldo-San Giorgio, controllata dalla Odero e quindi la nuova società assunse il nome Odero-Terni.

A fine anni '30, i cantieri Odero acquisirono anche i cantieri Orlando di Livorno, dando vita alla società Odero-Terni-Orlando, abbreviata OTO. Nel 1933 la OTO passa sotto il controllo dell'IRI, l'Istituto per la Ricostruzione Industriale riprendendo la produzione legata al settore militare. Nel periodo postbellico la produzione viene nuovamente convertita alla produzione di prodotti di uso civile quali trattori, macchine tessili, carrelli elevatori, ingranaggi e pezzi per l'Alfa Romeo. Con l'entrata dell'Italia nella NATO l'azienda riprende la produzione militare, tra cui quella del cannone 76/62 per le navi della Marina Militare Italiana, al quale negli anni '60 vengono apportate modifiche con un alleggerimento importante, facendolo diventare uno dei più grandi successi.

L'azienda in quel periodo era gestita dal presidente Gustavo Stefanini assistito da Sergio Ricci, Arcangelo Ferrari, Alberto Conforti e Piero Borachia, membri del gruppo che fu poi soprannominato "I ragazzi del 76", coloro che seppero difendere il prodotto di punta dalla concorrenza americana.

Successivamente la società entrò anche nel settore delle armi terrestri revisionando e/oproducendo su licenza diversi tipi di carri armati e di missili e lanciamissili, ora passati a MBDA. Nel '94 l'azienda divenne divisione e nel 2001 assunse nuovamente la denominazione Oto MelaraS.p.A. ed entrò a far parte del Gruppo Finmeccanica. Confluita nel gennaio 2016 nella Divisione Sistemi di Difesa nel progetto one company del Gruppo Leonardo, dal 2018 è parte con la ex WASS della ridenominata Divisione Electronics.

 

Terracina, a Torre di Badino diventerà una struttura turistica
Da ilcaffe.tv del 27 luglio 2023

ALa Torre di Badino di Terracina, storico edificio di avvistamento e difesa della costa laziale, è stata affidata dall’Agenzia del Demanio per i prossimi 32 anni all’imprenditrice Lisa Conti, nell’ambito delle iniziative di recupero e riuso del patrimonio immobiliare dello Stato. L’imprenditrice pagherà un canone annuo di 4.800 euro a fronte di un investimento di riqualificazione di circa 400 mila euro, oltre ai lavori di manutenzione straordinaria programmati.

L’imprenditrice ha presentato una proposta di rifunzionalizzazione e rivalutazione dell’immobile di Terracina che contribuirà a potenziare l’offerta turistica della costa laziale, garantendo una serie di servizi e la creazione di un luogo di incontro e condivisione di informazioni sul territorio.

L’idea è quella di realizzare una struttura ricettiva turistica, punto focale di tour culturali, esperienze gastronomiche e attività naturalistiche e sportive. Grazie anche alla posizione strategica vicina al mare, ai numerosi luoghi di interesse e alle aziende locali, Torre di Badino potrà divenire punto di partenza per itinerari che coinvolgono i turisti a 360°.

 

Bonifica dell’ex Polveriera. Doccia fredda sui fondi
Da ciociariaoggi.it del 26 luglio 2023

Anagni - Persi i finanziamenti già stanziati per l’operazione. Alessandro Cardinali denuncia: colpa del disinteresse del Comune

Bonifica della ex Polveriera, il Comune perde i fondi già stanziati. Chiamarla doccia fredda è riduttivo, trattandosi di una vera e propria debacle. Mentre comuni vicini festeggiano l'avvio delle operazioni di bonifica dei siti inseriti nel Sin della Valle del Sacco, la città dei papi segna il passo.Nella lista dei siti da bonificare, con costi a carico dello Stato per circa 3 milioni di euro, l'ex Polveriera viene descritta così: "il sito presenta una superficie di circa 187 ettari, posto alla sinistra del fiume Sacco. Era originariamente dedicato alla produzione di ordigni bellici, poi polveriera. Il prolungato abbandono dell'area ha consentito alla vegetazione di proliferare inglobando le strutture esistenti, alcune delle quali risultano fatiscenti e pericolanti, con la presenza di rifiuti incontrollati. Molte coperture, per una superficie di 16.000 metri quadrati, contengono amianto". Alessandro Cardinali, consigliere comunale e provinciale con delega al bilancio, coglie l'occasione per dissotterrare l'ascia di guerra, mettendo fine a quella che sembrava un'inedita luna di miele col sindaco Daniele Natalia; e mostra il documento che blocca la bonifica recitando: "il Comune di Anagni non ha offerto alcun contributo istruttorio, lasciando totalmente inevase le richieste della Provincia (note del 16.6.22, 2.8.22 e 23.9.22)". Ed il no definitivo: "l'architetto D'Isidoro chiarisce che, in merito al sito di Anagni, la Regione ha agli atti una corrispondenza con il Comune a seguito di un incendio verificatosi, e nel 2020 è stata formalmente richiesta al Comune la documentazione necessaria a ricostruire la proprietà del sito, cui il Comune non ha riscontrato".
Da qui l'affondo da parte del capogruppo del gruppo misto: «Inizialmente c'era l'interesse particolare un po' di tutti, dal sindaco all'assessore ed al resto della maggioranza. Dopo che la Regione ha deciso di pensarci direttamente, togliendo la gestione dell'intervento al Comune, l'interesse è venuto meno. Una brutta pagina per la nostra città».

 

La sentinella di pietra sul lago d’Orta
Da iltorinese.it del 25 luglio 2023

Grigia e serissima, la Torre di Buccione – che non ha, evidentemente, un’anima – non può sapere che la sua citazione più conosciuta è contenuta in uno dei libri più belli e più ironici di Gianni Rodari, quel “C’era due volte il barone Lamberto ”, ambientato lì attorno

C’è chi, nel lento trascorrere del tempo, vigila. Infatti, d’inverno , quando il lago è velato, a pelo d’acqua, dalla nebbia, sembra che stia lì, sentinella di pietra sul colle, a difesa del silenzio e della pace di questa terra cusiana, sulla sponda orientale del lago d’Orta.Grigia e serissima, la Torre di Buccione – che non ha, evidentemente, un’anima – non può sapere che la sua citazione più conosciuta è contenuta in uno dei libri più belli e più ironici di Gianni Rodari, quel “C’era due volte il barone Lamberto”, ambientato lì attorno. Nel racconto del grande scrittore omegnese, dopo l’invasione dell’isola di S.Giulio da parte dei banditi che sequestrarono il barone, i giornalisti di mezzo mondo si disputarono gli “osservatori “migliori per seguire le varie fasi della vicenda. E se i giapponesi ( i più sistematici.. ) occuparono i punti più alti, cioè l’Alpe Quaggione e la vetta del Mottarone, scrutando il lago da nord a sud, da Omegna a Gozzano, l’unico punto altrettanto alto e panoramico per guardare il lago da sud a nord era proprio la Torre di Buccione, “occupata in forze dalla Tv messicana”.

Non male come “utilizzo” nel XX secolo. Ma , riposta la fantasia e ripristinando la storia per com’è stata, bisogna dire che il primo documento che cita la fortificazione risale al 1200: il castello di Buccione fu teatro di un accordo stipulato alla presenza del vescovo Pietro IV tra i feudatari locali ed i rappresentanti del comune di Novara. Incontratisi nel prato sotto la Torre, che svettava con i suoi quasi trenta metri d’altezza sul colle, cercarono un’intesa per mettere fine alle dispute sulle questioni territoriali della Riviera. Nel 1205 il castello venne indicato come dimora del Vescovo e trent’anni dopo, in un altro documento, si ribadiva che la Torre e le fortificazioni di Buccione erano “indiscussa proprietà vescovile”. Il filo che lega questi documenti non solo testimonia la “presenza” della fortificazione di Buccione ma rappresenta tre momenti della originale evoluzione della Riviera di S.Giulio sotto il profilo istituzionale ed amministrativo, con i passaggi – nell’arco di trecento anni , dal Mille al XIII secolo – da signoria di “possesso territoriale” a signoria di “potere giurisdizionale” del vescovo di Novara, tant’è che per sbrogliare la complessa matassa fu persino necessario l’intervento degli arbitri dell’Imperatore.

Una mediazione non proprio pacifica visto che il Comune di Novara – impegnato ad espandere i suoi possedimenti – aveva creato ex-novo un suo avamposto tra il castello di Mesma e la Torre di Buccione ( il “borgo” della Mesmella ), insinuandosi come un cuneo nei possediemnti del vescovo così che , di conseguenza, gli arbitri imperiali dovettero ordinare la distruzione del borgo, restituendo all’autorità vescovile i castelli ed i villaggi posti a nord della Baraggia di Briga, con tutti gli annessi e connessi, cioè i diritti ed i poteri. Ma l’origine della Torre, secondo alcuni studiosi, ha radici ben più antiche dei cenni documentali già citati: radici che affondano nelle ombre e nei chiaroscuri dell’alto medioevo. Uno studioso che ha minuziosamente “rivisitato” la storia dell’imponente fortificazione – il Marzi – scrisse che “ si estendeva fino a coprire la vetta del colle”, identificandone due fasi di costruzione: “l’erezione della cortina e delle stanze del presidio sono da collocarsi intorno agli anni 1150-1175” mentre risultavano “troppo esigui gli elementi per datare i recinti successivi e il ridotto avanzato”. Resta il fatto che a rivelare le due fasi si possono citare almeno un paio di elementi: i parametri murari e la disposizione delle buche per il ponteggio. Le opinioni di carattere storiografico sono disparate: c’è chi giura si tratti di un manufatto di epoca romana, chi lo giudica invece opera dei Longobardi e chi ancora frutto di scelte ed indicazioni dei vescovi novaresi. Secondo il Marzi, nel suo “ Sulle origini del castello di Buccione “, edito dal comune di Orta S.Giulio nel 1984, gli autori vanno ricercati invece nei signori locali, legati da vincoli feudali al vescovo, forse i da Castello di Crusinallo.

Resta un fatto, abbastanza chiaro: il castello divenne una piazzaforte vescovile, in stretto contatto con il castello dell’isola di S.Giulio – eretto nel V secolo – di cui costituiva, insieme ad altre “torri” edificate sulle sponde del Cusio, una delle “teste di ponte” di un fitto ed articolato sistema di fortificazioni poste a guardia dello stato episcopale, una sorta di “enclave” indipendente nell’ambito dell’Italia del nord, nell’arco di ben sei secoli, dal 1219 al 1817. In cima alla torre, come si usava dire “..sospesa tra terra e cielo”, era posta la campana con cui si annunciavano gli imminenti pericoli: l’ultimo, prezioso, esemplare – fatto fondere nel 1610 – è tutt’oggi custodito nel giardino della sede del municipio di Orta. Il “castello di strada” e la torre, nei fatti, rappresentavano un’unica turrita fortezza alta, per l’esattezza, ventitre metri, con funzioni di segnalazione, suddivisa al suo interno in tre impalcati di legno che ne consentivano l’abitazione da parte della guarnigione . Il piano inferiore ( dove si apre l’ingresso attuale, risalente al 1800, mentre l’antico ingresso si trovava a circa sette metri da terra ) serviva da “caneva”, cioè da magazzino per i viveri e per l’acqua, necessari in caso d’assedio. Al secondo ed al terzo piano erano situate le latrine, con condotte convogliate verso il cortile per lo scarico dei liquami.

Al piano alto si trovava la cella – con la volta a crociera – munita di una bertesca organizzata su mensole, dalla quale si potevano spiare e combattere i nemici che minacciavano l’ingresso inviando loro dei “gentili omaggi” a base di pietre e, nei casi più ostinati, calderoni d’olio bollente. La fortificazione si completava di una cortina muraria esterna con camminamenti, feritoie, merli, ancora visibili all’inizio del ‘700 quando vennero descritte dallo storico rivierasco Lazzaro Agostino Cotta. Le mura, al loro interno, ospitavano un cortile rettangolare che includeva la “nostra” torre, mentre – in epoca successiva – venne edificato sul lato a nord un altro recinto che, stando ai resoconti del Cotta, poteva contenere fino a cinquecento soldati, ed un ridotto avanzato – situato sul crinale verso il lago – studiato come punto di controllo sulla strada che veniva percorsa da merci e viandanti. Oggi la Torre, impavida ed altera costruzione che domina il Cusio meridionale, dopo aver subito – in passato- le offese di vandali e teppisti, merita le cure di chi – per generazioni – è nato e cresciuto alla sua ombra. E la Riserva Regionale che oggi la tutela è stata pensata proprio per questo. Un nobile scopo per la nobile causa di unanobile ed ardita costruzione medioevale.

Marco Travaglini

 

Il rebus del rinnovo dell’arsenale nucleare Usa in Italia
Da true-news.it del 24 luglio 2023
Il nucleare Usa in Italia è oggetto di discussione. Se ne parla in Commissione Difesa. E il governo approva il rinnovo delle atomiche

dI Andrea Muratore

Gli Stati Uniti aggiornano il deterrente nucleare in Europa e in Italia e Roma prende atto della svolta Usa, senza però essere la parte in causa avente l’ultima parola. Questo quello che si può intendere dal dibattito andato in scena alla IV Commissione permanente Difesa della Camera nella giornata di mercoledì 12 luglio. Ove un’interrogazione presentata dagli onorevoli del Pd Stefano Graziano e Laura Boldrini ha chiesto conto al governo Meloni del processo di aggiornamento dell’arsenale atomico americano in Italia. Esso sta venendo compiuto ai sensi dell’aggiornamento della Nuclear Posture Review, la strategia di Washington sulle armi nucleari promosso nel 2022 in risposta alla crisi russo-ucraina.

Rauti risponde sul nucleare Usa in Italia

Presente in aula della Commissione a Montecitorio, la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti, esponente di Fratelli d’Italia, ha promosso l’attenzione sul fatto che il Ministero della difesa è sempre al corrente di ogni aggiornamento riguardante l’arsenale nucleare americano presente nelle basi site in Italia. Esse sono in particolare quella bresciana di Ghedi e quella friulana di Aviano, ove militari italiani e commilitoni americani collaborano secondo l’accordo del nuclear sharing. Tramite questo patto, le forze italiane hanno la cogestione di una quota di atomiche che in caso di conflitto sarebbero assegnate all’Aeronautica, in particolare per essere imbarcate sui cacciabombardieri Tornado o F-35. Rauti ha sottolineato che il ministero guidato dal collega di partito Guido Crosetto opera “svolgendo un costante monitoraggio”. Ma – va ricordato – le armi dell’arsenale nucleare americano in Italia restano di proprietà del governo di Washington.

Le mosse del “gigante dei cieli” Usa tra Ghedi e Aviano

Tra le due basi è schierato un reparto del 704esimo squadrone del Munss americano (Munitions Support Squadron) dedicato proprio alla gestione del munizionamento. E anche se ufficialmente nulla trapela, è chiaro da diversi indizi che un rischieramento nucleare americano in Europa è in atto e che ciò riguardi anche le basi italiane. Ad aprile i tracciatori di aerei del sito Italmilradar.com hanno individuato la partenza di un gigantesco Globemaster III Boeing C-17A dalla base tedesca di Ramstein, capitale delle forze armate americane in Europa, per raggiungere Ghedi prima eAviano poi.

L’aereo dell’Usaf portava bombe per il nucleare americano?

Il velivolo era membro del 62° Squadrone della United States Air Force ed è giunto in Europa proveniente dalla base “Lewis-McChord” di Tacoma, nelo stato di
Washington.
Il Globemaster III è l’unico aereo dell’Usaf che è attrezzato per il trasporto a fini non di impegno diretto di testate nucleari, dunque alla logistica delle atomiche a stelle e strisce. E visto i passaggi, è tutt’altro che improbabile pensare che il quadrigetto che a
pieno carico pesa circa 250 tonnellate, quanto cinquanta elefanti, potesse essere stato inviato oltre Atlantico con fini diversi dal trasporto di rinnovate testate per le forze armate stanziate a Ghedi e Aviano.

Rauti segue la strategia americana

Gli Usa stanno rinnovando pesantemente il programma nucleare in Europa. Le atomiche in arrivo in Italia sono le B61-12 dal potenziale compreso tra gli 0,5 chilotoni e i 50 chilotoni. Capaci di essere trasformate dai cacciabombardieri, di penetrare in profondità su obiettivi tattici e bunker, di mirare in forma più precisa gli obiettivi. Nelle intenzioni Usa queste bombe sostituiranno le meno duttili B61-11e e saranno gestite nella fase produttiva da Boeing.
La sostituzione delle atomiche rispecchia le regole d’ingaggio della strategia nucleare Usa, la Nuclear Deterrence Strategy che integra la Nuclear Posture Review voluta da Barack Obama per integrare il deterrente americano alle sfide del nuovo millennio.
Gli Usa si impegnano a mantenere “a safe, secure, and effective nuclear deterrent” in patria e non solo. E la Rauti, rispondendo a Graziano e Boldrini, con quest’ultima che mostrava preoccupazione per la presenza di armi “estremamente più potenti e letali” che potrebbero essere il primo obiettivo di un possibile attacco russo, sembra riprendere pari pari le parole del Pentagono.

Giochi di guerra in Europa e Italia

Rauti sottolinea infatti che “l’intendimento statunitense di sostituire l’arsenale nucleare sul suolo europeo rientra da tempo nel piano di ammodernamento volto al mantenimento di un deterrente credibile, affidabile ed efficiente”. Cita le Npr del 2010 e del 2022 come elemento che potrebbero avvalorare questa svolta. La sottosegretaria ribadisce “l’impegno statunitense per una transizione efficiente, tramite l’ammodernamento delle dotazioni di specie, funzionale alla richiamata azione di deterrenza”. Tutto, a prescindere, sopra la testa del governo italiano e degli altri organi costituzionali.

 

Isola delle Femmine, apertura straordinaria bunker II Guerra mondiale promossa da BCsicilia
Da alqamah.it del 23 luglio 2023

Nell’ambito dell’800 Anniversario dell’Operazione Husky, promossa da BCsicilia, è prevista ad Isola delle Femmine, lunedì 24 Luglio 2023 dalle ore 18,00 alle 20,00, l’apertura straordinaria del bunker II Guerra mondiale sul Lungomare dei Saraceni (dentro il posteggio “Al Fortino”).

All’esterno sarà allestita una mostra con cimeli dell’epoca, messi a disposizione da Agata Sandrone, Presidente BCsicilia di Isola delle Femmine, e dal Luogotenente dei Carabinieri Benedetto Salvino, medaglia d’oro vittima del terrorismo. Gli oggetti saranno illustrati ai visitatori da Giancarlo Equizzi.

Per informazioni: Tel. 320.9089061. Email: isoladellefemmine@bcsicilia.it