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ANNO 2024
gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre
| Le scale delle torri in senso orario e il segreto per cui salgono così |
| Da idealista.it del 30 maggio 2024 |
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Di Chiara Quarantiello Le scale a chiocciola sono una scelta architettonica molto frequente negliambienti più moderni ma quello che in molti non possono neanche immaginare èche dietro la loro struttura si nasconde una tradizione che ha origini ben radicate. Ènecessario tornare indietro fino al Medioevo, e scavare tra storie di castelli, torri ecavalieri, per comprendere il vero motivo per cui, ancora oggi, la grandemaggioranza delle scale delle torri salgono in senso orario e si avvolgono così. 1.L’importanza delle torri nel
Medioevo L’importanza delle torri nel Medioevo L'Italia, rinomata per la sua arte e storia, è ricca di castelli, manieri e fortificazioni.Fin dall'alto Medioevo, le torri sono state un elemento fondamentale nell'architettura e nel sistema difensivo. Oltre alle torri campanarie delle chiese ealle torri comunali, utilizzate come campanili civici, molte torri venivano costruite in punti strategici per avvistamenti difensivi o a controllo fiscale del territorio. Le case-torri erano comuni nelle città medievali, come quelle di San Gimignano ,mentre altre tipologie di torri difendevano ponti, ospedali e conventi. Nel Medioevo, le torri non erano solo elementi decorativi, ma cruciali per la difesadei castelli, che erano spesso situati in punti particolarmente difficili da assediare .Le strutture difensive comprendevano il mastio, torri minori, torrette collegatetramite scale a chiocciola, fossati e barbacani. Indipendentemente dalla forma delle torri, che poteva presentarsi circolare,ellittica, quadrata o elicoidale, le scale al loro interno erano strutturate a chiocciola e salivano quasi sempre in senso orario. Questo design aveva unaspiegazione logica: permetteva di combattere con maggiore agilità. Perché le scale delle torri salgono in senso orario Le scale a chiocciola tradizionalmente salgono in senso orario per motivi storici edi difesa. Questo design risale ai tempi medievali, quando i castelli e le fortificazioni venivano costruiti con una particolare attenzione alla difesa controgli attacchi nemici. La maggior parte delle persone è destra, quindi utilizza il lato destro del corpo come dominante. In una scala a chiocciola che sale in senso orario, un difensore che scende la scala (verso il basso) avrebbe la mano destra libera per brandire unaspada o altra arma, mentre l' attaccante che sale (verso l'alto) avrebbe difficoltà a utilizzare efficacemente la propria arma perché il centro della spirale ostacolerebbe il suo braccio dominante. I difensori posizionati più in alto nella scala hanno un vantaggio di posizione perché possono colpire con maggiore forza e precisione, mentre gli attaccanti checercano di salire trovano più difficoltoso mantenere l'equilibrio e combattereefficacemente. Inoltre, la parte centrale della scala a chiocciola, spesso una colonnadi supporto, funge da barriera naturale che protegge i difensori e limita lo spaziodi movimento degli attaccanti. Sono proprio questi i motivi che rendevano particolarmente apprezzati i combattenti mancini, non ostacolati dall’architettura della scala ma tuttavia sprovvisti di grandi ed efficaci protezioni. Ad oggi, chiaramente, queste utili considerazioni in ambito di difesa non risultano essere più molto rilevanti, eppure la tradizione delle scale a chiocciola che salgonoin senso orario è rimasta in molti progetti architettonici moderni. Scegliere le scale a chiocciola ancora una volta Le scale a chiocciola di oggi sono sicuramente molto diverse da quelle medioevali,ma la tradizione della salita in senso orario continua a rimanere nell’immaginario architettonico. Questa tipologia di scale è sempre più diffusa negli ambienti più moderni. Di fatti, le scale a chiocciola sono ideali quando si ha a disposizione uno spazio più limitato. Poiché occupano un'area più piccola rispetto alle scale tradizionali, sono perfette per appartamenti, loft, piccoli uffici e case con spazi ridotti. Inoltre, il loro design distintivo permette di farle diventare un vero e proprio pilastro dell’arredamento interno, scegliendo varimateriali a disposizione come legno,metallo, vetro e persino cemento, possono essere personalizzate per adattarsi allo stile architettonico dell'edificio. |
| Giornata internazionale dei forti, al Forte di Fortezza |
| Da lavocedibolzano.it del 29 maggio 2024 |
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Nelle due visite guidate“Forte Alto” si saliranno 452 gradini fino al Forte Alto, da cui si gode di una vista sulla valle e si impara molto sulla storia del forte. Si svolgeranno initaliano e tedesco. L’inizio è alle 11 per proseguire fino alle 15. La visita guidata“La ristorazione per i soldati” riguarda il vettovagliamento dei soldati nelforte e cosa mangiavano. Verrà anche visitato il forno storico. La visita guidata in tedesco inizia alle 13, quella in italiano alle 13.45. La visita guidata “La galleria dell’oro” racconta la storia del leggendario oro del forte e dicome il 16 dicembre 1943, 127,5 tonnellate di oro in valuta italiana, imballate in barili ecasse sigillate, furono conservate in una galleria sotto il Forte Medio. La visita guidata in italiano si svolge alle 13, quella in tedesco alle 13.45. Le strategie militari, le armi utilizzate e le tattiche diffuse all’epoca sono invece oggetto della visita guidata “Combattere nel XIX secolo”. Inoltre, si analizzano le ragioni storiche e strategiche per cui sono state costruite fortezze come questa. La visita guidata in italiano e quella in tedesco iniziano entrambe alle 14:30. |
| Riapre "Mura vive" il progetto multimediale per scoprire i luoghi e lastoria delle Mura rinascimentali di Padova |
| Da padovaoggi.it del 29 maggio 2024 |
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Progetto multimediale per scoprire i luoghi e la storia delle Mura rinascimentali di Padova MURAVIVE è un percorso narrativo che vuole far conoscere la cinta muraria della città di Padova grazie ad un’esperienza coinvolgente. Si tratta di un museo itinerante, costituito da più "stazioni" ospitate in porte e bastioni e distribuite lungo gli undici chilometri della cinta bastionata rinascimentale. Sono i protagonisti stessi della storia araccontare le vicende, “emergendo” dalle pareti di porte e bastioni. MURAVIVE mette a disposizione modalità e tecnologie moderne per far conoscere gli 11 chilometri delle Mura di Padova, la più estesa cinta rinascimentale conservatasi in Europa. Al visitatore si offre la possibilità di scoprire la storia e i luoghi il sistema bastionato diPadova attraverso varie modalità che si integrano a vicenda: • Installazioni ambientali narrative, nelle quali i protagonisti delle vicende storiche vi raccontano i luoghi e la storia della città dal propriopunto di vista; • Postazioni didattiche, brevi video di approfondimento su specificiaspetti storici o architettonici, con rendering tridimensionali eanimazioni; • Un’app mobile con contenuti scaricabili per ciascuna stazione, per approfondire la visita in ogni dettaglio. Oppure, se lo preferite,conducendovi in un viaggio nel tempo, attraverso l’iconografia storica o mediante ricostruzioni 3D. Da sabato 1 giugno e per tutti i week end fino a metà luglio (per poi riprendere a settembre) saranno accessibili le stazioni del torrione Alicorno (all’interno del parcoomonimo accessibile da piazzale Santa Croce e da via Pio X nei pressi della passerella pedonale) e del bastione della Gatta, presso la cappella accessibile all’angolo traViale della Rotonda e via Citolo da Perugia). Non appena possibile, alla fine di alcuni lavori stradali e ai sottoservizi, torneranno attive anche le stazioni di porta Liviana a Pontecorvo e di porta Savonarola, uno deicapolavori di Giovanni Maria Falconetto. Il bastione Alicorno sarà aperto il sabato e la domenica dalle 9:30 alle 12:30 e dalle16:30 alle 19:30, mentre la cappella al bastione della Gatta sarà accessibile ogni domenica alternando ogni settimana un’apertura al mattino (9:30-12:30) e una al pomeriggio (16:30-19:30) con partenza il 2 giugno dalle 16:30 alle 19:30. Accesso con offerta libera. MURAVIVE è curato e gestito dal Comitato Mura di Padova, un’associazione che dal 1977 si impegna per valorizzare il sistema bastionato più lungo ancora esistente in Europa. I volontari dell'associazione accoglieranno i visitatori in ogni stazione per assisterli durante la visita. Dove • Porta Savonarola (via Raggio di
Sole, angolo corso Milano) Un museo acessibile Tutto il museo è bilingue,
italiano e inglese (doppiaggio in cuffia o didascalie) web:muravivepadova.it | Facebook:
muravivepadova |
| Lungo la Linea Cadorna: Ornavasso |
| Da rivistanatura.com del 28 maggio 2024 |
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Ornavasso, in pieno
Verbano-Cusio-Ossola, trova da una parte i laghiMaggiore e di Mergozzo,
mentre dall’altra ha le selvagge montagne dell’Ossola che confinano con
la Svizzera, e per questa sua posizione strategica si trovano sul suo
territorio i resti della linea Cadorna. In realtà la Linea Cadorna non è mai entrata in funzione, anzi: in certi punti non è mai stata finita. E meno male, poiché in caso di attacco si sarebbe rivelata già obsoleta,come dimostrato in strutture simili poste in altre località italiane e distrutte con pochi colpi. Oggi a Ornavasso è rimasto un tratto di questa fortificazione, trasformato in un sentiero facile e affascinante, formato da una comoda mulattiera con gallerie che portano alle trincee. Un viaggio nella Storia fatto in prima persona, dove i vecchi segni di guerra ormai finalmente silenziosi portano a meditare sulla follia di tutti i conflitti. A un paio di chilometri a monte di Ornavasso, a Punta Migiandone (220 m/slm; tavolini e fontana), seguiamo semplicemente la mulattiera (cartello “A21-Forte di Bara”) che con salita costante ci porta al Forte di Bara (410 m/slm) passando accanto a diverse aperture nella roccia: inoltrandoci in esse percorriamo le gallerie che conducono alle trincee ancora intatte. Dopo la visita al sito della fortezza, da cui si apre un panorama aperto di grande respiro sulla bassa Valle Ossola e sui laghi (tavolini, fontana), prendiamo a sinistra la strada sterrata (cartelli “antica cava” e “Santuario del Boden”) che procede con piacevole andamento graduale e con una visuale grandiosa. Ignorando alcuni bivi che deviano dalla principale, sbuchiamo su una strada asfaltata e proprio sulla destra si apre l’ingresso della ex cava di marmo che in inverno diventa la grotta di Babbo Natale (https://www.grottadibabbonatale.it/).
Proprio davanti ad esso parte la bella selciata (cartello “A25-Ornavasso”) che scende in maniera ripida lungo l’ombrosa antica via dei pellegrini, scandita da piloni votivi di una Via Crucis. Attraversando con un sottopasso una strada, scendiamo di fronte alla parrocchiale di Ornavasso dalla particolare piazza selciata panoramica. Alzando lo sguardo appaiono la Torre di segnalazione del Trecento e la Chiesa della Guardia. Proseguiamo in discesa fino alla rotonda del Crocifisso e lasciando i resti di un oratorio settecentesco alla nostra destra seguiamo la strada che passa al di sotto della parrocchiale (fontane lungo il percorso) fino a uno slargo dove teniamo la sinistra per via della Conciliazione. La strada fa passare davanti all’edicola della Madonna delle Grazie (210 m/slm) per poi raggiungere il termine della via dove prendiamo a sinistra via Pietro Iorio che con andamento praticamente pianeggiante fa lasciare Ornavasso. Giunti al parcheggio del Lago delle Rose la strada diventa sterrata, passa alla base della Falesia delCannone, dove si trovano vie di roccia, per farci arrivare piacevolmente tra alberi e prati al punto di partenza. |
| Il Forte Pampalù sulle falde del Rocciamelone a 1600 metri |
| Da outsidersweb.com del 28 maggio 2024 |
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Reportage a cura di Raffaele La Marca. Info utili: a circa h1.30 minuti da Torino (67km), durata della trasferta mezza giornata e perquanto riguarda il pranzo ce n’è per tutti i gusti lungo la statale SS24. Il forte era costituito da due postazioni posizionate a quota differente, la Batteria Superiore e quella Inferiore. Il sito aveva anche un importante ruolo nelle comunicazioni tra le strutture militari della zona:infatti, con la sua stazione ottica, era in costante comunicazione con i forti Varisello al Moncenisio, Exilles, Susa e con la Guglia del Mezzodì, consentendo così un rapido e costante collegamento tra i vari punti strategici. Come buona parte delle fortificazioni della zona, anche il forte Pampalù venne privato dei suoiarmamenti nel 1915 in occasione della prima guerra mondiale e disarmato. Mantenne soltanto un presidio di uomini al suo interno e venne adibito a deposito di cheddite, una polvere esplosiva che era utilizzata per effettuare blocchi stradali. Proprio tale materiale fu la causa della violenta esplosione accidentale che il 4 giugno 1920 distrusse quasi completamente le strutture. Inseguito al disastro il forte venne abbandonato. La struttura era servita dalla strada militare Susa-Monte Pampalù, lunga circa 15 chilometri e classificata come strada minore, attualmente percorribile.
Il tratto di strada che dovrete aff rontare non è per i deboli di cuore perché si devono percorrere 8,8 chilometri su una strada molto stretta a doppio senso e priva di guardrails, con un dislivello di 1033metri. Seguendo le indicazioni di un qualsiasi navigatore noterete che è necessario fare un tratto a piedi su un sentiero breve, in pianura e in terra battuta. Dovrete parcheggiare l’auto sulla strada asfaltata proprio difronte al sentiero, su una curva a gomito abbastanza larga da poter lasciare il mezzo in sicurezza. Sfortunatamente, non sono più visibili il fossato di protezione del forte ed il relativo muro di controscarpa. All’interno della batteria superiore, il cui piazzale è attualmente occupato da ripetitori televisivi (cosache ci ha lasciato con un pizzico di amaro in bocca), sono ancora ben distinguibili le piazzole aff iancatee disposte a risalti per i cannoni, alternate a traverse all’interno delle quali erano site le riserve per le munizioni e l’ingresso principale. Tra le piazzole e la polveriera erano posizionati dei locali per il confezionamento dei proiettili. Non essendo mai stati in loco, la presenza dei ripetitori ci ha simpaticamente sorpreso. Nonostante questo, la vista dalle vecchie strutture ancora presenti sulla Val di Susa ci ha ripagato del viaggio. |
| I bunker sotto la Capitale |
| Da urloweb.com del 28 maggio 2024 |
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Ecco perché l’apertura periodica e la riapertura al pubblico di alcuni di questi bunker ha suscitato grande interesse e curiosità: ci aiuta a comprendere meglio la storia e di riflettere sulle tracce del passato che ancora oggi influenzano la nostra società. Si tratta di luoghi, spesso inaccessibili, che raccontano storie di segretezza e potere, dove si svolgevano incontri riservati e venivano prese decisioni cruciali. L’accesso, in molti casi precluso o limitato, ha inoltre alimentato la curiosità dei romani e dei visitatori, anche se ora, in alcuni casi, le porte di queste strutture sono finalmente aperte. Tra questi l’esempio forse più suggestivo è quello del Bunker sotto Villa Torlonia, recentemente riaperto al pubblico, offrendo un'opportunità unica per immergersi nel passato e riflettere sulle tracce lasciate da uno dei periodi più controversi della storia italiana, anche grazie al restauro e al nuovo allestimento multimediale. realizzato a partire dal 1940 nei giardini di Villa Torlonia, la residenza di Mussolioni, questo bunker era molto sicuro, con ben tre ambienti per proteggere il Duce e assicurare che stesse al sicuro. Come tutti i bunker, ha porte antigas di ferro e un sistema per filtrare l'aria, insieme a diverse uscite di sicurezza. L'emozione è palpabile mentre si esplorano le stanze segrete, i corridoi e le sale dimenticate, testimoni silenziosi di un'epoca turbolenta. Ogni dettaglio racconta una storia, ogni muro custodisce segreti nascosti. Inoltre se c’è una domanda che affascina gli appassionati di storia, è sicuramente quella riguardante la funzione di questi bunker durante la guerra. Il loro scopo principale era quello di fornire un rifugio sicuro per il Duce e i suoi più stretti collaboratori in caso di attacchi aerei o situazioni di emergenza, ma in alcuni casi nascondevano anche funzioni specifiche. Erano situati in diversi punti strategici della città, accuratamente nascosti e protetti, pronti ad accogliere il capo del regime fascista e il suo entourage. Infatti un bunker molto interessante si trova sotto la stazione Termini (visitabile durante le aperture straordinarie), snodo fondamentale per la mobilità su ferro ieri come oggi. Questo bunker era considerato il centro strategico per coordinare le operazioni militari in caso di attacco aereo. Ancora adesso si possono osservare i segni del passato, come le mappe e le stanze all’interno delle quali è facile immaginare la frenetica attività che si svolgeva in caso di attacco. C’era poi un bunker sotto una delle torri medievali di Palazzo Venezia (attualmente non visitabile), raggiungibile attraverso una lunga scala di mattoni che s’immetteva nel pavimento di un ambiente usato per tanti anni come magazzino. Questo bunker, come quello di Villa Torlonia, non è stato completato a causa della fine del regime fascista, infatti manca di molte rifiniture. Tutt’altre invece le condizioni del bunker dell’Eur, costruito (e rifinito) tra il 1937 e il 1939. Questa struttura (visitabile durante le aperture straordinarie) avrebbe dovuto avere una funzione particolare, perché destinato agli alti funzionari dell’Esposizione Universale che, a causa del secondo conflitto mondiale, non ha mai avuto luogo. È situato a 32,90 metri sotto il livello del mare, copre 475 mq e avrebbe potuto ospitare 300 persone per 4 mesi. Veronica Loscrì |
| Isole alluvionali cinesi nel Mar Cinese Meridionale: postazioni radar, basi missilistiche e portaerei inaffondabili |
| Da it.topwar.ru del 28 maggio 2024 |
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Già adesso, tenendo conto della composizione numerica e qualitativa dei cinesi flotta è uno dei più forti al mondo, ma non è ancora in grado di resistere con sicurezza alla Marina degli Stati Uniti, così come alle flotte combinate di Australia, Repubblica di Corea, Taiwan e Giappone. Per garantire il funzionamento della flotta cinese si stanno creando basi straniere. Tali strutture furono costruite in Cambogia (base navale a Ream) e a Gibuti (punto di rifornimento nel porto di Obock). Funzionari cinesi affermano che le basi navali all’estero sono destinate esclusivamente a operazioni contro i pirati e ad assistere le missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite. Il ruolo principale nel mantenere la stabilità in combattimento della flotta cinese quando opera nel Mar Cinese Meridionale a una distanza di oltre 1000 km dalle sue coste dovrebbe essere fornito dalle isole alluvionali artificiali, sulle quali vengono costruite piste, vengono costruite baie artificiali, dove le grandi navi possono ripararsi dalle intemperie e scaricare, inoltre sono presenti postazioni radar che monitorano la zona di mare e lo spazio aereo adiacente alle isole, e mezzi dispiegati PSC. Pertanto, l’accresciuto potere economico della RPC si trasforma in maggiori opportunità aviazione e la marina, che richiede basi ben attrezzate negli oceani. Le aree in cui sono apparse le isole artificiali cinesi sono rivendicate anche da Vietnam, Malesia e Filippine. Ciò è in gran parte dovuto al fatto che intorno a loro ci sono molti pesci e sono state esplorate importanti riserve di petrolio e gas. Un tribunale arbitrale dell’Aia ha stabilito che Pechino non ha diritto sui territori contesi nel Mar Cinese Meridionale. In risposta, il presidente cinese Xi Jinping ha affermato che queste isole sono parte integrante del Celeste Impero fin dai tempi antichi. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Cina pubblicò una mappa sulla quale il confine di stato nel Mar Cinese Meridionale era contrassegnato dalla cosiddetta linea dei nove trattini. L’area rivendicata da Pechino comprende fino al 90% della regione, comprese le Isole Spratly e Scarborough Reef. La leadership della RPC fa ancora riferimento ai documenti del 1947 come argomento principale della controversia, dichiarando la loro “storico diritti" al territorio. Nel 1992, la Cina ha approvato la Legge sul mare territoriale e sulle zone contigue, secondo la quale le Isole Paracel e l'Arcipelago Spratly sono stati dichiarati parte integrante del paese. Nel novembre 2012, il governo cinese ha pubblicato un documento in cui rivendicava l'autorità della polizia provinciale di Hainan "sbarcare, ispezionare e prendere il controllo delle navi straniere che sono entrate nelle acque cinesi nel Mar Cinese Meridionale". Le dichiarazioni di rivendicazioni territoriali sono confermate dai fatti; nelle controversie sulle isole con altri stati, la Cina dimostra attivamente la sua disponibilità a usare la forza armata, utilizzando l'aviazione militare e la marina per proteggere i propri interessi.
L'Arcipelago delle Spratly, con una superficie di oltre 400mila km², si trova nella parte sudoccidentale del Mar Cinese Meridionale. Si compone di più di 100 piccole isole, scogliere e atolli, con una superficie totale di circa 5 km². Il centro dell'arcipelago si trova a 400 km dalle isole di Palawan e Kalimantan, a 500 km dalla costa del Vietnam e a 1000 km dall'isola cinese di Hainan. Secondo le stime degli esperti, l’area dispone di riserve di petrolio e gas, nonché di una ricca attività di pesca. In passato, i 45 isolotti e scogliere erano controllati da forze militari provenienti da Vietnam, Cina, Malesia, Filippine e Taiwan. È difficile chiamarle basi militari a tutti gli effetti; sono piuttosto postazioni militari sotto forma di piccoli edifici su palafitte, progettati per indicare la presenza. Alcune strutture artificiali costruite sulle scogliere, oltre alle apparecchiature di comunicazione e navigazione, disponevano di radar che monitoravano l'area marina adiacente. La Cina ha utilizzato la forza militare per impadronirsi di alcune isole dell’area che in precedenza erano sotto il controllo vietnamita. Non lontano da Johnson Reef nel 1988 si verificò uno scontro militare tra navi da guerra cinesi e vietnamite. Durante la battaglia furono affondate una motovedetta cinese e tre motovedette vietnamite. Di conseguenza, la Cina ha preso il controllo di sette barriere coralline e atolli, creando un trampolino di lancio per un’ulteriore espansione della sua presenza. Attualmente, l'esercito cinese è di stanza su 9 isole, il Vietnam controlla 21 isole, le Filippine controllano 8 isole e la Malesia ha guarnigioni su 3 isole. Nonostante il fatto che questo territorio si trovi al largo della costa cinese e si trovi relativamente vicino all’isola filippina di Palawan, è la Cina che sta mostrando la maggiore attività militare, inviando navi da guerra nella zona e volando con aerei da pattuglia, e sta anche bonificando aree artificiali isole. Attualmente, nell’arcipelago delle Spratly, la Cina ha creato 6 grandi isole di importanza difensiva.
Isole artificiali nell'arcipelago delle Spratly Circa 10 anni fa, la Cina ha iniziato ad attuare un programma su larga scala per la creazione di isole artificiali, conosciute in Occidente come la “Grande Muraglia di Sabbia”, che si stima costerà decine di miliardi di dollari. Le isole artificiali vengono create lavando la sabbia sulle barriere coralline, che vengono rinforzate con fondamenta in cemento e roccia portata dalla terraferma per creare una struttura integrale. A questo scopo, la RPC ha creato un'intera flottiglia e ha sviluppato la tecnologia per il getto di massa ad alta velocità di fondazioni di cemento di grandi dimensioni in acque poco profonde. La nave più grande del mondo, Tian Kun Hao (Magic Island Maker), è stata costruita nel cantiere navale Shanghai Zhenhua Heavy Industry a Qidong, nella provincia di Jiangsu, progettata per recuperare il suolo dal fondale marino. La nave, lunga 140 me larga 28 m, ha una capacità di 6000 m³ di sabbia all'ora ed è in grado di prelevare sabbia da una profondità fino a 35 m. Nel 2014, sul sito di un minuscolo pezzo di terra noto come Johnson's Reef, che veniva allagato durante l'alta marea, è apparsa un'isola artificiale con una superficie di 0,11 km² e nelle vicinanze un piccolo posto su palafitte con una guarnigione di circa una dozzina di persone. Nonostante le sue piccole dimensioni, è un'isola artificiale a tutti gli effetti con edifici e strutture permanenti. Oltre ai fari per la navigazione, sull'area bonificata è stato costruito un molo in grado di ricevere grandi navi, edifici dove vive e lavora il personale, un centro comunicazioni, un eliporto, fari e magazzini.
Per garantire la vita del personale, il funzionamento di radar, apparecchiature di comunicazione, radar e fari, esistono generatori elettrici diesel, ma parte dell'elettricità è generata da turbine eoliche e pannelli solari. Gli alberi furono piantati sul terreno portato dalla terraferma. Diverse potenti stazioni radar fisse forniscono il controllo dello spazio aereo e dell'area marittima adiacente all'isola. Le antenne radar, nascoste sotto cupole protettive radiotrasparenti, sono installate su basi di cemento. Due antenne sono montate su torri alte 12 e 18 m, che garantiscono un rilevamento affidabile di bersagli a bassa quota e marini a una distanza di oltre 60 km. Il raggio di rilevamento di grandi oggetti ad alta quota può raggiungere i 500 km. Non ci sono informazioni in fonti aperte sulle armi cinesi di stanza a Johnson Reef. Ma la risorsa Internet vietnamita thanhnien.vn ha pubblicato fotografie che mostrano la torretta universale della nave artiglieria un'unità guidata da radar montata permanentemente su una base di cemento. Un'altra isola artificiale con una superficie di 0,08 km² è stata costruita sul Cuarteron Reef, dove fino al 2014 si trovava una guarnigione cinese su una piattaforma di cemento armato su palafitte. Entro il 2017, qui è stata costruita a ritmo accelerato un'infrastruttura autonoma a tutti gli effetti con edifici permanenti, strutture di ormeggio, un eliporto, fari di navigazione e stazioni radar fisse. Il punto più alto del Gaven Reef fino al 2014 era un pezzo di roccia che si innalzava a 1,9 m sopra il livello del mare, accanto al quale si trovava una piccola piattaforma. Ora è un avamposto della Marina del PLA con un ormeggio capitale, eliporti, radar e posizioni già pronte per lo schieramento di sistemi antinave e antiaerei.
Immagine satellitare di Google Earth: isola artificiale sulla Johnson's Reef. Foto scattata a novembre 2018 Circa 40 km a sud di Gaven Reef, sull'Hages Reef, fino al 2014 esisteva una struttura su fondamenta di cemento con un piccolo molo. Sul tetto dell'edificio furono posizionate antenne di comunicazione e supporti per mitragliatrici gemelle da 14,5 mm, in grado di sparare contro bersagli aerei e di superficie. Ora qui è stata creata un'isola artificiale. La sua lunghezza raggiunge i 600 me la larghezza 310 m. L'infrastruttura di quest'isola è simile ad altri oggetti costruiti nell'arcipelago delle Spratly. Fino al 2014, nella zona di Yubi Reef esisteva un atollo chiuso a forma di ferro di cavallo lungo 6,5 km e largo 3,7 km. La profondità della laguna ha raggiunto i 25 m. Ora, su un'isola artificiale con una superficie di oltre 5 km², è stata costruita una pista lunga 3250 me larga 60 m, sulla quale il 13 luglio 2016 è atterrato per la prima volta un aereo di linea della compagnia cinese Hainan Airlines . Anche se questo aeroporto non ospita permanentemente aerei da combattimento cinesi, se necessario, c’è abbastanza spazio per basarvi un’ala da caccia o uno squadrone di aerei antisommergibili. La baia chiusa può ospitare un'intera flottiglia di navi e le strutture di attracco sono in grado di servire navi da carico secco con un dislocamento fino a 15 tonnellate. L'isola dispone anche di circa due dozzine di cupole di stazioni radar e di comunicazione spaziale, nonché di antenne campi di apparecchiature di intelligenza elettronica, numerosi edifici permanenti e hangar, 000 rifugi in cemento armato per aerei, due eliporti, magazzini e strutture per lo stoccaggio del carburante.
Nella parte nord-occidentale dell'isola si trova una zona residenziale con parco artificiale, campo da tennis e campo da calcio. Secondo l'intelligence americana, le difese antiaeree e antinave sono stazionate permanentemente sull'isola di Yubi. missile complessi. Nel 2014, la Cina ha iniziato a costruire un’isola artificiale sul Fiery Cross Reef, che si trova a metà strada tra il Vietnam e la Malesia. La sua superficie è di circa 3 km², la lunghezza della pista è di 3160 m. Anche gli aerei cinesi da pattuglia e da ricognizione atterrano regolarmente nella base aerea dell'isola. È stato riferito che i lavori principali qui sono stati completati nel 2018. Ora sull'isola può essere basato un reggimento di aerei da combattimento, per il quale sono presenti depositi di carburante e munizioni, nonché apparecchiature radio per atterraggi ciechi e hangar capitali. Nella parte nord-orientale dell'isola, su entrambi i lati all'uscita dal porto artificiale, sono presenti cupole radiotrasparenti, sotto le quali potrebbero essere presenti antenne per radar e sistemi di comunicazione satellitare. Secondo le stime degli esperti, la dimensione della guarnigione di stanza sull’isola può raggiungere le 3000 persone. Tale base dovrebbe essere coperta da vari sistemi di difesa aerea, ma la qualità delle immagini satellitari liberamente disponibili non ne consente il rilevamento. Le strutture di ormeggio nel porto interno dell'isola consentono di accogliere navi di classe oceanica. Le immagini satellitari mostrano che navi da trasporto, corvette, cacciatorpediniere e navi da sbarco della Marina dell'EPL ormeggiano regolarmente al muro della banchina. Basi militari nelle Isole Paracel A circa 200 km a est della costa del Vietnam e 230 km a sud dell'isola di Hainan si trovano le Isole Paracel. L'arcipelago è composto da 15 isole, oltre a scogliere e bassifondi, distribuiti su un'area di 46mila km². La lunghezza dell’arcipelago da ovest a est è di 180 km, e da nord a sud – 170 km, la superficie totale delle isole è di circa 7,8 km². In quest'area sono state esplorate importanti riserve di idrocarburi. Secondo gli esperti americani si tratta di almeno 11 miliardi di barili di petrolio e 5,9 trilioni di metri cubi di gas. Poco prima del crollo del regime del Vietnam del Sud, nel gennaio 1974, la Marina dell'EPL effettuò un'operazione per catturare le Isole Paracel. Tuttavia, dopo che il dominio comunista fu stabilito sull’intero territorio del Vietnam, la Cina non restituì le isole. Nel 2012 le Isole Paracel sono entrate a far parte del distretto urbano di Sansha, con una popolazione di circa 2012 persone. La giurisdizione del distretto si estende su più di 3000 scogliere e isole situate su un'area di circa 40 km². In una parte dell'arcipelago di Paracel, nel 21° secolo è iniziata la costruzione intensiva di infrastrutture militari. Sebbene la presenza militare cinese nell’arcipelago di Paracel abbia iniziato a crescere più di 20 anni fa, la Cina ha iniziato a creare isole artificiali nell’area nel 2014. Su quattro isole furono costruite piste a tutti gli effetti con rifugi, officine e strutture per lo stoccaggio del carburante. Su un certo numero di isole si è verificata una significativa espansione dei porti dove possono entrare grandi navi da combattimento e da trasporto.
Immagine satellitare di Google Earth: Woody Island La base militare più grande è Woody Island, la cui superficie è stata aumentata da 2,1 km² a 2,8 km². Un'importante pista lunga 2007 metri, costruita nel 2350, è stata ricostruita nel 1990. Furono costruiti rifugi di cemento, strutture per lo stoccaggio di beni materiali, carburante e munizioni e nuovi edifici residenziali per il personale militare e di servizio. L'approvvigionamento idrico interno dell'isola proviene dalla raccolta dell'acqua piovana. Ulteriore acqua potabile viene fornita dall'isola di Hainan. L'impianto di desalinizzazione, costruito nell'ottobre 2016, è in grado di trattare 1000 tonnellate di acqua di mare al giorno. Nel 2018, i media cinesi hanno scritto che un istituto di ricerca dell’Accademia cinese delle scienze stava sviluppando un reattore nucleare portatile con la prospettiva di collocarlo su una delle isole artificiali, e gli esperti ne avevano previsto il posizionamento sull’isola di Woody. Tuttavia, non è noto se ciò sia stato realizzato nella pratica. Ma, in un modo o nell’altro, la capacità di generare l’elettricità necessaria al funzionamento delle infrastrutture e alla vita delle circa 1300 persone che vivono qui è più che sufficiente. Circa la metà della popolazione dell'isola è composta da militari e polizia. Le strutture di ormeggio di due porti artificiali consentono di accogliere navi d'alto mare e di servire navi da guerra di classe cacciatorpediniere. Bombardieri a lungo raggio H-6K che trasportano missili, bombardieri JH-7A, aerei da combattimento J-11 e J-16, nonché UAV medi e pesanti sono stati avvistati in passato sulla pista della base aerea di Woody Island. Secondo l'intelligence americana, uno squadrone di caccia J-11 è permanentemente basato sull'isola. Gli aerei da combattimento si trovano in rifugi di cemento armato ben protetti, che possono essere colpiti solo da un colpo diretto di munizioni pesanti.
Immagine satellitare di Google Earth: aerei KJ-500, Y-8G e Y-8X accanto a un aereo di linea civile nel parcheggio dell'aeroporto di Woody Island Gli alloggi sono sufficientemente spaziosi da consentire la completa manutenzione dell'aereo al suo interno. Se necessario, il numero di aerei da combattimento su Woody Island può essere rapidamente aumentato più volte. Sulle immagini satellitari del parcheggio degli aerei, si possono osservare regolarmente gli aerei AWACS KJ-500, gli aerei da ricognizione Y-8G e Y-8X, nonché gli aerei antisommergibile Y-8Q che effettuano atterraggi intermedi qui. Come altre isole artificiali, Woody Island ha diverse postazioni radar e una stazione di comunicazioni spaziali. Oltre alla componente aeronautica e ai radar, dal 2016 sull'isola sono installati sistemi di difesa aerea: il sistema di difesa aerea HQ-9A, con un raggio di distruzione di bersagli ad alta quota fino a 200 km, e il sistema di difesa aerea HQ-6A a corto raggio sistema di difesa aerea a raggio d’azione, che consente di creare un’efficace difesa antiaerea sulle isole sotto il controllo cinese. Nella prima fase, sulla spiaggia nella parte occidentale dell’isola sono stati schierati sistemi di difesa aerea, chiaramente visibili sulle immagini satellitari. Al giorno d'oggi, la maggior parte dell'attrezzatura si trova costantemente in hangar di cemento armato in grado di resistere ai colpi delle armi dell'aviazione e in scatole che proteggono dagli effetti di fattori meteorologici avversi.
Immagine satellitare di Google Earth: postazione radar di Woody Island A differenza del sistema di difesa aerea a lungo raggio HQ-9A, il sistema missilistico e di artiglieria cinese HQ-6A è progettato per la difesa diretta contro le armi di attacco aereo a bassa quota situate entro la linea di vista. Comprende, oltre a una stazione di guida e un sistema di difesa missilistica con un cercatore radar semi-attivo, un supporto di artiglieria antiaereo Toure 30 a sette canne da 730 mm con un sistema di guida radar-ottico. Questo sistema missilistico di difesa aerea non è in servizio di combattimento permanente e viene regolarmente schierato in posizioni in varie parti dell’isola per scopi di addestramento. I media americani, citando informazioni ricevute da fonti di intelligence, scrivono della presenza di sistemi missilistici anti-nave mobili sull'isola di Woody. Forse stiamo parlando del missile antinave YJ-83 (C-803) con un raggio di lancio di oltre 200 km. Potrebbero anche essere missili antinave YJ-62C (S-602), con una portata di oltre 300 km. Woody infatti ha tutti i componenti per operazioni autonome contro i nemici marittimi e aerei. Esperti militari stranieri ritengono che quest'isola, che è una vera fortezza, sia un avamposto avanzato delle forze dell'EPL schierate ad Hainan. La più grande base militare cinese nell'arcipelago Paracel è costruita su Woody Island. Ci sono però altre isole vicine dove è stata registrata la presenza del PLA. 15 km a nord di Woody si trova l'isola di Trieu. Dopo i lavori di ampliamento della superficie, la sua lunghezza è di 890 m e la sua larghezza nel punto più largo è di 420 m. A parte la postazione radar, su Trie non sono stati notati altri oggetti di importanza difensiva. Tuttavia, le navi pattuglia della guardia di frontiera cinese spesso ormeggiano nel porto interno dell'isola. Dispone inoltre di infrastrutture che gli consentono di ricevere merci dalle navi da trasporto, un eliporto e strutture di stoccaggio. Nel sud-ovest dell'arcipelago di Paracel si trova l'isola di Duncan, che costituisce la base della difesa antisommergibile e dell'intelligence elettronica della Marina dell'EPL nell'area. Già nel 2009 è iniziata qui la costruzione di fondazioni e torri in cemento, progettate per ospitare antenne radio. Attualmente si possono vedere cinque cupole sferiche nella parte settentrionale e orientale dell'isola. Secondo fonti ufficiali cinesi, sull'isola di Duncan esiste anche una stazione di localizzazione spaziale. Come per le altre isole, la sua superficie è stata notevolmente ampliata dal 2014. Grazie alla bonifica della sabbia e al rafforzamento del giglio costiero, il territorio dell'isola di Duncan è aumentato da 0,28 km² a 0,5 km². Il territorio dell'isola di Duncan comprende un porto chiuso con un'entrata stretta, protetto dalle tempeste. Qui vengono regolarmente grandi navi da combattimento e da trasporto. L'isola dispone anche di una piattaforma in cemento e di hangar chiusi in cemento armato che possono ospitare sei elicotteri Z-18. Secondo alcuni indizi, l'isola è preparata per lo spiegamento di sistemi mobili antiaerei e antinave costieri, ma i lanciatori stessi non sono visibili sulle immagini satellitari. La base militare cinese più orientale è stata costruita sul Disaster Reef, situato a 260 km a ovest dell’isola filippina di Palawan. In passato, durante le forti tempeste e le alte maree, questo reef era quasi completamente nascosto sott'acqua. Nonostante le proteste delle Filippine nel 2015, la Cina ha iniziato i lavori di bonifica qui sotto la copertura di navi da guerra. Un anno dopo, lungo il perimetro della laguna, apparve un'isola artificiale, nella parte occidentale della quale furono costruiti una pista lunga 2640 m, parcheggi e ricoveri in cemento armato per gli aerei. Il 13 luglio 2016, un aereo passeggeri della China Southern Airlines è atterrato sulla pista.
Immagine satellitare di Google Earth: postazione radar a Disaster Reef Ci sono diverse postazioni radar in diverse parti dell'isola, coperte da sistemi di difesa aerea a corto raggio. La laguna con passaggi stretti nella parte occidentale e meridionale, che misura 7,6 per 4,6 km, consente a un'intera flottiglia di ripararsi dalle intemperie, e il muro della banchina lungo 1,8 km, attrezzato con gru da molte tonnellate, può ospitare un numero significativo di grandi navi. L’importanza delle basi militari cinesi sulle isole artificiali Uno dei motivi principali per la creazione di isole artificiali cinesi su appezzamenti di terreno, la cui proprietà è contestata da diversi stati, è il desiderio della leadership della RPC di proteggere aree ricche di risorse biologiche e minerali. La potente infrastruttura di difesa dispiegata sulle isole bonificate rende impossibile risolvere con mezzi armati le controversie territoriali di altri stati della regione del Pacifico e rafforza l’autorità di Pechino sulla scena internazionale. Avendo preso piede sulle isole contese, le autorità cinesi possono permettersi di ignorare le opinioni di altri stati, conducendo il dialogo da una “posizione di forza”. In termini di rafforzamento della capacità di difesa globale della RPC, aeroporti, postazioni radar, basi missilistiche, strutture di attracco, magazzini di proprietà materiali e carburanti e lubrificanti creano seri vantaggi rispetto ad altri attori e consentono di espandere l'area di copertura della La flotta e l’aviazione cinesi, oltre ad accumulare riserve per il controllo dell’area marittima a notevole distanza dalla costa della Cina continentale. In caso di un conflitto convenzionale globale con gli Stati Uniti, portaerei inaffondabili, batterie di sistemi di difesa aerea a lungo raggio e missili antinave, combinati con risorse radar e di ricognizione spaziale, possono parzialmente compensare la superiorità americana nelle portaerei, alungo bombardieri a lungo raggio e missili da crociera a lungo raggio. Autore Linnik Sergey |
| Il Castello Aragonese di Taranto: un Viaggio tra storia e Architettura |
| Da tarantinitime.it del 27 maggio 2024 |
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Le Origini e la Costruzione Aragonese Le prime fortificazioni sul sito risalgono all’epoca bizantina, quando Taranto era una delle principali città dell’Impero Romano d’Oriente in Italia. Tuttavia,la struttura che oggi ammiriamo è il risultato della ricostruzione voluta dagli Aragonesi nel XV secolo. Nel 1481, a seguito dell’occupazione turca diOtranto, il re Ferdinando I d’Aragona decise di fortificare Taranto per proteggere il Regno di Napoli dalle incursioni ottomane. I lavori, affidati all’architetto Francesco di Giorgio Martini, iniziarono nel 1486 e si conclusero pochi anni dopo. Martini, noto per la sua abilità nell’ingegneria militare, progettò un castello di forma irregolare con quattro torrioni circolari agli angoli, collegati da possenti mura. Il complesso era circondato da un ampio fossato che poteva essere allagato in caso di assedio, rendendo l’accesso ancora più difficile per i nemici. Architettura e Caratteristiche Il Castello Aragonese si distingue per la sua struttura imponente e funzionale. Le mura massicce, costruite in pietra calcarea locale, erano state progettate per resistere alle artiglierie nemiche, una novità dell’epoca che stava trasformando l’architettura militare. I bastioni e i torrioni, con i loro cannoni, offrivano una difesa efficace contro gli attacchi sia dal mare che da terra. All’interno del castello, i cortili, i camminamenti di ronda e le stanze dei soldati raccontano di una vita militare rigorosa e organizzata. Di particolare interesse è la Cappella di San Leonardo, con affreschi che risalgono al XVI secolo, testimonianza della vita spirituale all’interno delle mura. Storia Successiva e Restauro Nei secoli successivi, il castello ha visto una serie di trasformazioni e adattamenti, a seconda delle esigenze difensive e delle tecniche belliche in evoluzione. Durante il dominio spagnolo, furono apportate ulteriori modifiche per migliorare la capacità difensiva della struttura. Con l’Unità d’Italia, il castello perse gradualmente la sua funzione militare e fu utilizzato per scopi diversi, tra cui quello di prigione. Il degrado e l’abbandono della struttura durarono fino al XX secolo, quando si iniziò a riconoscere il suo valore storico e culturale. Grazie a vari interventi di restauro, il Castello Aragonese è stato riportato al suo antico splendore ed è oggi una delle principali attrazioni turistiche di Taranto. Il Castello Oggi Oggi il Castello Aragonese è aperto al pubblico e offre visite guidate che permettono di esplorare i suoi angoli più suggestivi. Attraverso un percorso che si snoda tra bastioni, cortili e gallerie, i visitatori possono immergersi nella storia e scoprire le tecniche di difesa medievali, le condizioni di vita dei soldati e l’evoluzione architettonica del complesso. Le sale interne ospitano esposizioni temporanee e permanenti che illustrano la storia del castello e della città di Taranto. Inoltre, eventi culturali e manifestazioni si tengono regolarmente all’interno delle mura, facendo rivivere la fortezza come centro di aggregazione e cultura. Perché visitare il Castello Aragonese di Taranto Il Castello Aragonese di Taranto è molto più di una semplice fortificazione: è un simbolo della storia travagliata e ricca della città, un monumento che racconta di guerre, dominazioni e rinascite. Visitare il castello significa fare un viaggio nel tempo, riscoprendo le radici storiche di Taranto e apprezzando la maestria architettonica degli uomini che lo costruirono e lo mantennero nei secoli. |
| Il bunker dimenticato, a Goito emergono storie di guerra ormai sepolte |
| Da archeoreporter.com del 27 maggio 2024 |
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Il bunker a forma di “Y”, con le trincee collegate , è emerso durante i lavori di movimento terra per il livellamento di un’area agricola, a Goito (Mantova). Si tratta di una struttura difensiva in cemento armato,realizzata con grande perizia, originariamente sotterranea, con due uscite principali e una secondaria. Goito e il fiume Mincio, un’area strategica L’area di Goito, come tutto il Mincio, è da sempre un’area strategica. Si trova all’incrocio degli assi di penetrazione degli eserciti in senso est-ovest, ma anche nord-sud. L’attraversamento del fiume Mincio,la linea difensiva rialzata creata da un gradone morenico, l’attraversamento su ponti, l’ideale congiungimento ad altre piazzaforti (basti pensare al celebre “Quadrilatero” Peschiera-Mantova-Legnago-Verona). Nella zona si è sempre combattuto, lo testimonia la toponomastica delle nostre cittàche ricorda spesso la Battaglia del ponte di Goito dell’aprile del 1848, Prima guerra d’indipendenza, e quella “di Goito” del mese successivo. L’area è di fatto un passaggio obbligato per percorrere la pianura Padana e per controllarla. Un bunker di quale guerra? Il bunker, scavato dall’attenta Soprintendenza (funzionaria archeologa Chiara Marastoni), è chiaramente un manufatto del XX secolo. Ma qui le cose sono meno scontate di quanto possano sembrare, a dimostrazione che l’archeologia ha bisogno di lavoro sul campo (in questo caso seguito dall’archeologo Alex Verdi), di acquisizione di dati, e poi di studio serio. Nel caso del XX secolo anche della ricerca didocumentazione scritta e di testimonianze dirette o indirette di chi ha vissuto quella parte di storia. Nel caso di Goito – lo si può vedere dai commenti sul canale YouTube di Archeoreporter – gli interventi interessati delle comunità locali non mancano, con dati preziosi. Da parte nostra ricordiamo che manufatti in cemento del genere, nell’Italia settentrionale, possono riferirsi spesso alla Seconda guerra mondiale, talvolta alla Grande guerra e, non raramente, anche a strutture della Guerra fredda sia in ambito NATO che nazionale (postazioni radar, depositi, strutture logistiche). Scartando l’utima ipotesi,restano la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Linee difensive progettate nella Grande guerra e nella Seconda guerramondiale La linea difensiva MincIo-Po fu pensata dopo la sconfitta di Caporetto e la conseguente ritirata sul Piave.Il Comando italiano la individuò come ipotetica, ma tutt’altro che improbabile, linea di resistenza al di là del fiume, sfruttando la posizione che per secoli si rivelò militarmente fondamentale nelle guerre combattute in pianura. Nel caso di ulteriore arretramento del fronte varie linee difensive e punti strategici (denominate Ortogonale 1 e 2, il campo trincerato di Vicenza e altre linee avanzate nella pianura veneta)avrebbero dovuto proteggere il ripiegamento. La linea Mincio-Po venne abbozzata e alcuni lavori furono eseguiti tra il 1917 e il 1918, sfruttando prigionieri e manodopera non inviata al fronte, utilizzando le risorse disponibili. Solo la documentazione inoppugnabile potrà legare tuttavia questi bunker ad opere difensive della Grande Guerra, al di là delle interessanti testimonianze locali. Testimonianze che ricordano anche come persone del luogo si trovarono a lavorare per l’OrganizzazioneTodt tedesca che, tramite essenzialmente il lavoro coatto, approntava postazioni difensive e logistiche per l'esercito tedesco durante il secondo conflitto mondiale. Nulla di scontato, quindi, come si vede, fino agli studi e ai documenti e alle evidenze che verranno sicuramente identificate grazie all’impulso della Soprintendenza, che sa bene come si possa parlare a titolo definitivo solo in caso di prove certe. Una vicenda che dimostra come la memoria, anche moltorecente come quella del XX secolo, sia un bene tutt’altro che stabile, e che l’archeologia delcontemporaneo sia una disciplina che restituisce la memoria non dando mai nulla per scontato. Altroche “si sa già tutto”. Si tratta anzi di un’occasione importante per rimettere in contesto gli altrimanufatti simili presenti nella zona, coinvolgere la memoria collettiva del territorio (questa sì che èarcheologia pubblica!) e metterla a confronto con le fonti scritte e gli studiosi. Una grande occasione offerta da questo bunker in cemento che ci parla di una pagina, o meglio di pagine, importantissime della nostra storia. |
| Cavallino Treporti, esperti italo-austriaci di storia bellica in visita alle batterie costiere e alle fortificazioni |
| Da voitg.net del 25 maggio 2024 |
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Tra i presenti spiccavano Alberto Miorandi e Oswald Mederle, rispettivamente presidente e vice presidente del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto(TN), uno dei più importanti riferimenti a livello nazionale, assieme a Josef (Joschi) Schuy di Braunau am Inn dell’Őesterreichischen Gesellschaft für HeeresKunde ŐGHK e a una rappresentanza di noti esperti specializzati in diverse materie storico-belliche, che tra gli altri comprendeva Cecilia Rieder, Bruno Dorigatti, Livio Pesavento, Mario Zanella e Flavio Battistini. Nel primo pomeriggio il gruppo si è raccolto a “Batteria Vettor Pisani” a Ca’Savio, dove è stato ricevuto da Michela Nesto direttrice del Parco Turistico di Cavallino-Treporti e dal suo staff, e dove ha avuto modo di visitare l’intera struttura oltre che apprezzare le varie mostre tematiche allestite e studiare le moltissime testimonianze storiche ancora esistenti a Cavallino-Treporti, risalenti sia al Risorgimento Italiano che alla Grande guerra 1915-1918 e fino alla 2ª Guerra mondiale. In buona sostanza, una sorta di museo all’aria aperta che mostra l’evoluzione dell’architettura militare attraverso più secoli. È seguita quindi la visita al complesso di “Batteria Amalfi” a Punta Sabbioni, e infine al “Forte Treporti” in località Lio Grando. “Già conoscevo i primati turistici del litorale del Cavallino – ha commentato Josef Schuy – ma oggi ho scoperto una storia meravigliosa e con moltissime connessioni con l’Austria, come addirittura il “Forte Treporti” edificato durante la reggenza Asburgica di Venezia e che costituì anche lo scenario di un inedito episodio bellico accaduto durante la Prima guerra d’Indipendenza!” “Queste fortificazioni – ha confermato il presidente Miorandi – costituiscono una peculiarità davvero importante, essendo un formidabile attrattore per il turismo culturale, e mi voglio complimentare per come lo stanno opportunamente valorizzando”. “Intendiamo attivare i canali mediatici della nostra istituzione – ha infine concluso Mederle – contribuendo a far conoscere e promuovere la sorprendente realtà di Cavallino-Treporti”. |
| Fortezza: visita guidata al bunker numero 3 |
| Da altoadigeinnovazione.it del 23 maggio 2024 |
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Nascosto nel bosco nelle immediate vicinanze del Forte di Fortezza, si trova, infatti, un’estesa rete sotterranea di tunnel e stanze che si estende per ben 290 metri. Il bunker n. 3 della superficie di oltre 600 metri quadrati fu costruito nel 1939; faceva parte del famoso “Vallo Alpino”, un sistema di difesa alpino concepito già nel 1931 come muro di protezione contro il Reich tedesco. Il bunker rimase in funzione per oltre sei decenni, fino al 1992. Partecipare costa cinque euro; necessaria l'iscrizione scrivendo a vermittlung@franzensfeste.info
Immagine di apertura: ©Provincia Autonoma di Bolzano, Andrea Pozza |
| PORTOFERRAIO: VISITABILI NUOVI SPAZI DELLE FORTEZZE MEDICEE |
| Da elbareport.it del 23 maggio 2024 |
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L’intervento, progettato dall’Architetto Elisabetta Coltelli ha richiesto una spesa complessiva di 380.000 euro, finanziata per 180.000 euro con il Fondo per gli investimenti nelle isole minori e per 200.000 euro con un contributo regionale nell’ambito del bando “Interventi di sostegno per le città murate e le fortificazioni della Toscana”. Con la creazione di un accesso pubblico in sicurezza alle fortificazioni della zona nord della città sono stati resi fruibili spazi finora interclusi ed è stato bonificato e restaurato -con destinazione museale - un piccolo immobile che era divenuto una sorta di discarica pericolosa per la salute pubblica. L’area museale creata con la valorizzazione della batteria ed il tracciato viario di accesso,si trova in una zona che consente il collegamento dei percorsi della zona nord delle Fortezze Medicee grazie ad un tunnel sotterraneo – anch’esso restaurato - che permette l’accesso ai bastioni sottostanti. Il ‘museo’ è dotato della necessaria impiantistica idrica, elettrica ed antincendio, di un sistema di videosorveglianza antintrusione e di un impianto di condizionamento dei locali. E’ stata inoltre realizzata l’illuminazione esterna del principale percorso d’accesso all’edificio, dell’area limitrofa al fabbricato e della confinante muraglia del Forte Stella. Per garantire un agevole accesso in sicurezza, è stato previsto il rifacimento della deteriorata pavimentazione stradale di accesso alla Batteria con un impasto realizzato in “battuto di calce” con granulometria e colorazione degli inerti simile ai campioni recuperati dalle piccole parti ancora rimaste della originale pavimentazione. Durante gli scavi necessari per attuare le varie fasi di lavorazione della pavimentazione si è provveduto anche alla totale e completa sostituzione dei sottoservizi (dorsale idrica di adduzione sia delle abitazioni ubicate all’interno del Forte Stella che degli allacci limitrofi e relativi scarichi fognari) ed alla realizzazione della canalizzazione interrata per eliminare le linee aeree che sovrastavano il percorso allacciandosi impropriamente alla fortezza medicea. I nuovi spazi appena restaurati sono inseriti nel percorso di visita delle Fortezze Mediceela cui gestione è a cura della società partecipata ‘Cosimo de’ Medici’. |
| L'abbandono delle mura di Bologna |
| Da ilrestodelcarlino.it del 23 maggio 2024 |
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Girando attorno alle mura di Bologna si osserva che in molti tratti un'invadente vegetazione si insinua tra i mattoni della muraglia sbrecciandoli. Inoltre in più parti elementi infestanti sovrastano la cima per poi svilupparsi verso il basso di qua e di là dal muro. E' un corpo estraneo che danneggia l'antica protezione della città e non consente di ammirarne l'intera bellezza delle mura che sono un vanto di Bologna. Facciamolo togliere. Dionigi Ruggeri Risponde Beppe Boni Il degrado e la scarsa manutenzione delle mura che che cingono Bologna sui viali sono un problema antico. Il Comune periodicamente mette mano alla pulizia, ma servirebbe un intervento strutturale. Italia Nostra in numerose occasioni si è spesa contro l'abbandono. La vegetazione spontanea che cresce sulle mura e si insinua tra i mattoni offre una vasta gamma di elementi. Da tempo sono spuntati perfino i capperi. Italia nostra ha sempre avuto a cuore la salute della cinta muraria. Già nel 2017 promosse un incontro con il Comune di Bologna per valorizzarla e restaurarla in modo ampio e completo. Ci sono punti in cui il fogliame e la vegetazione ormai fanno parte dell'arredo accanto a scarsa pulizia.Un po' di storia. Le mura di Bologna abbracciavano l'area urbana fino all'inizio del XX secolo, quando furono quasi completamente demolite per poter realizzare gli attuali viali di circonvallazione. Furono edificate in tre cerchie successive a partire dal III secolo. Oggi ne rimangono visibili tratti significativi a ridosso del centro accanto alle antiche porte. Della terza cerchia (quella del 1300) su una lunghezzacomplessiva di circa 7,500 chilometri ne restano ancora, abbastanza evidenti, circa 2,700 oltre alle 10 porte che ancora segnalano gli accessi alla città storica. |
| Il forte Chiesa di Lodrino ripulito e valorizzato |
| Da laregione.ch del 22 maggio 2024 |
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In attesa di tutela cantonale quale bene protetto, il forte Chiesa di Lodrino, luogo storico della linea Lona, è stato oggetto di lavori di riqualifica. "Il primo lifting ha coinvolto l'istallazione di un impianto di illuminazione (quello originale era stato smantellato da Armasuisse al momento del declassamento)", si legge in un comunicato diffuso dall'Associazione fortificazioni Lona. Il secondo intervento per ulteriormente valorizzare l'opera fortificata è stato effettuato dal gruppo Bachab (diretto da Stefan Schönenberger), club di canyoning operante nei torrenti della Riviera che collabora con l'associazione. Concretamente il lavoro "è consistito nella pulizia della parete rocciosa del forte dalla vegetazione infestante, attraverso l'impiego di personale specializzato a operare con tecniche alpinistiche". Lavoro che ha permesso di bonificare una zona molto impervia e di preservare la parete rocciosa dell’opera dall'azione deteriorante della vegetazione, in special modo la parte superiore, rendendo così visibili le feritoie del forte. Altri interventi seguiranno prossimamente, a cura della squadra esterna del Comune di Riviera, in collaborazione con il gruppo della Protezione civilee i volontari dell'associazione. L'operazione rientra nel più ampio piano di riqualificazione e rilancio delle opere fortificate della Riviera. Associazione alla ricerca di rinforzi E a proposito di volontari l'associazione è alla ricerca di rinforzi "per assicurare la manutenzione delle opere fortificate.L'appello è rivolto ai militi in congedo, in particolar modo a coloro che facevano parte del disciolto corpo delle guardie di fortificazione". Gli interessati possono rivolgersi direttamente al segretario Fulvio Chinotti, scrivendo a fulvio.chinotti@gmail.com. Nella nota si ricorda che la linea Lona (complesso di sbarramento edificato durante la Seconda guerra mondiale in Riviera) rappresenta "un museo a cielo aperto per gli appassionati del mondo militare ma non solo".Oltre che dai fortini, la Linea Lona è caratterizzata in particolare "dai cosiddetti ‘Tobleroni’, blocchi anticarro in cemento armato che ancora oggi attraversano il fondovalle tra Lodrino e Osogna". |
| Truffa a Ue, concessione agricola su base militare Sigonella |
| Da ansa.it del 22 maggio 2024 |
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Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Catania su richiesta della Procura Europea di Palermo. |
| Treviso sotterranea festeggia i 10 anni di vitacon un week end di eventi |
| Da trevisotoday.it del 20 maggio 2024 |
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Per festeggiare assieme a tutta la cittadinanza il primo decennio di attività, l’associazione Treviso Sotterranea ha organizzato un fine settimana di eventi nei giorni di sabato 8 e domenica 9 giugno. Questo traguardo sembrava un miraggio lontano quando nel giugno del 2014l’associazione si è fondata ufficialmente, dopo più di trent’anni di attività informale. Nel 2015, grazie alla proficua collaborazione instaurata con l’Amministrazione Comunale, si è stipulata una convenzione che ha permesso di rendere fruibili ai visitatori, con una certa continuità, diversi ambienti ipogei delle mura. In questi anni di attività, l’associazione ha svolto molti lavori di ricerca, studio, esplorazione e monitoraggio degli ambienti ipogei della città e del territorio limitrofo, cercando di diffondere la conoscenza del nostro patrimonio monumentale attraverso diversi progetti di valorizzazione e promozione. Le attività svolte con i visitatori e glistudenti hanno sensibilizzato un numero molto alto di persone, aumentando la consapevolezza dei cittadini sull’importanza delle mura urbiche e sulla necessità dellaloro tutela e conservazione. La celebrazione è suddivisa in due giornate e dedicata a fasce diverse della cittadinanza.Il giorno 8 giugno sarà dedicato agli appassionati del settore, mentre la giornata del 9 sarà aperta a tutta la cittadinanza. La mattina di sabato 8 giugno, a Palazzo dei 300, si terrà il convegno dal titolo “Fortezze bastionate rinascimentali del Veneto”, con la partecipazione dei principali studiosi e ricercatori delle fortificazioni rinascimentali presenti nella nostra regione, per un confronto sull’evoluzione dei sistemi bastionati e delle relative strutture sotterranee. Il giorno 9 giugno, per tutta la giornata, si festeggerà insieme al bastione di San Marcocon un evento aperto alla cittadinanza e a tutti coloro che hanno collaborato con le nostre attività, una grande festa per grandi e piccini, con giochi per i più piccoli e mostre per gli adulti. Nella mattinata, prima del taglio della torta, verranno consegnati diversi premi, fra i quali quello riservato al vincitore del concorso fotografico indetto per festeggiare i 10 anni dell’associazione. Il concorso fotografico Il tema del concorso sono le mura, in senso lato, e si chiede a tutti di festeggiare insieme all’associazione raccontando con gli scatti migliori i vari aspetti della cerchia muraria di Treviso! Partecipare è semplicissimo: basta inviare entro il 3 giugno un massimo di tre fotografie ai canali social o alla mail di Treviso Sotterranea. A selezionare le migliori immagini sarà una giuria formata dal fotografo, fotoreporter e illustratore Enrico Colussi, dall’esperto di storia trevigiana e foto storiche Antonello Hrelia e dal presidente di Treviso Sotterranea, Simone Piaser. |
| Ex Polveriera di Bisconte, “il silenzio del Comune? Appartiene al demanio” |
| Da tempostretto.it del 20 maggio 2024 |
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MESSINA – “Della riqualificazione
dell’ex Polveriera di Bisconte non si parla più. Anzi, è calato il
silenzio assoluto da parte dell’amministrazione”. A parlare è il
presidente della III Municipalità Alessandro Cacciotto. Già da
consigliere, aveva lanciato un appello alle istituzioni
(https://www.tempostretto.it/news/situazione-limiti-all-ex-polveriera-camarobisconte- A rispondere è l’assessore alla
Cultura e al Turismo Enzo Caruso: “Intanto è un bene demaniale. Non
appartiene al Comune. In regime di statuto speciale, il demanio
regionale può concederci questo bene, al pari delle fortificazioni. E
per Forte Ogliastri e Forte Schiaffino ci sono voluti tre anni.
Tuttavia, il demanio potrebbe concederlo a fronte di un finanziamento
già destinato per il restauro del bene. Ma in un momento in cui sul
piano economico siamo stretti, se dobbiamo puntare su investimenti per
restauri, mi sembra giusto partire da quelli che già appartengono al
Comune. Mi riferisco all’abbazia di San Filippo il Grande
(https://www.tempostretto.it/news/messina-abazia-di-san-filippo-ilgrande-gioiello-abbandonato.html) Continua l’assessore: “Nel caso dell’acquisto di palazzo Formento (https://www.tempostretto.it/news/palazzoformento-un-patrimonio-di-messina-da-recuperare-video.html), ad esempio, bisognerebbe intanto avere la disponibilità dei proprietari e l’iter sarebbe più lungo. Sul piano operativo, è preferibile partire dai beni di cui abbiamo la piena disponibilità. E che hanno bisogno di finanziamenti per essere fruibili. Questo non significa non tenere in debita considerazione una struttura, come quella dell’ex Polveriera, che conosco bene. Ma i tempi non possono essere immediati e non è un’operazione fattibile in questa fase”. |
| Memorie e restauro delle fortificazioni: un convegno sulla tutela nella Giornata internazionale dei Musei |
| Da qdpnews.it del 19 maggio 2024 |
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Di Arianna Ceschin La Giornata internazionale dei Musei è stata ieri l’occasione per riflettere sul tema dellatutela e della valorizzazione del patrimonio culturale del nostro territorio. La ricorrenza, promossa dal Concilio internazionale dei musei (Icom) , è celebrata in tuttoil mondo dal 1977, con ingressi gratuiti o a prezzo ridotto nei vari luoghi di cultura. Ieri pomeriggio il castello di Conegliano ha ospitato il convegno “Memorie e restauro delle fortificazioni nella contemporaneità”, che ha visto le relazioni da parte di archeologi ed esperti studiosi, i quali hanno illustrato la complessità che accompagna il lavoro dell’archeologo, anche ai giorni nostri. Un convegno promosso dall’Istituto italiano dei Castelli e dall’Associazione nazionale archeologi con il patrocinio del Comune di Conegliano, dell’Unpli e di E-Con in occasione della Notte europea dei Musei e all’interno delle Giornate nazionali dei Castelli promosse dall’istituto. Gli architetti Fiorenzo Meneghelli e Marco Merello, rispettivamente vicepresidente dell’Istituto Italiano dei Castelli (nonché presidente della Sezione Veneto) e vicepresidente della Sezione Veneto dell’Istituto Italiano dei Castelli, si sono focalizzati sulla questione della tutela del luogo culturale e di tutte le criticità che il tema comporta. L’Istituto Italiano dei Castelli
venne fondato nel 1964 da Piero Gazzola, che lo guidò fino al1974. Lo
scopo dell’ente è quello di promuovere la conoscenza, la salvaguardia e
lavalorizzazione dell’architettura fortificata. Una riflessione sulla tutela culturale Meneghelli ha fatto un excursus su
quello che è stato il percorso affrontato dall’Istituto, a partire da
un’epoca (della sua fondazione) in cui non esistevano strumenti di
recupero delle proprietà private dei castelli. Rimane cruciale il binomio
“monumento-ambiente” “Nonostante un sistema fortificato sia un sistema territoriale, ancora oggi si parla disingoli monumenti – ha proseguito – Il paesaggio, alla luce di questi monumenti, assumeun carattere significativo: il patrimonio ha un valore non solo storico, ma anche un potenziale economico“. “Il luogo vive se ha una vita – ha concluso – Se un luogo vive, e fa parte della comunità,viene conservato e ha la possibilità di un futuro”. Secondo Merello, attualmente esiste un dibattito che si concentra su due punti: lanecessità di preservare i luoghi storici e la preoccupazione per i costi necessari apreservarli. “Il tema richiede un approccio equilibrato e una riflessione profonda – la sua premessa – Ilproblema si concentra sulla ricerca di finanziamenti adeguati alla copertura del restauro. Esiste poi la questione della manutenzione e dei contributi pubblici”. “Preservare questi luoghi significa tramandare la memoria collettiva – ha continuato –Visitare questi posti vuol dire creare la possibilità di generare un flusso turistico sostenibile. Tale obiettivo non si risolve nel restauro, ma nella valorizzazione della potenzialità del sito e con un approccio rispettoso e dignitoso allo stesso luogo”. “In questi casi è necessario trovare delle fonti adeguate di finanziamento e creare unpiano di manutenzione – ha aggiunto – Si tratta di trovare delle soluzioni sostenibili da un punto di vista ambientale”. In sostanza, conservare questi luoghi storici significa sottolineare la loro memoria storica, una funzione di coesione sociale, un valore didattico e una forma di promozione del concetto di pace in quanto le fortificazioni, essendo “testimoni di conflitti, stimolano una riflessione critica sulla guerra e promuovono una cultura di pace“. “Il riutilizzo delle fortificazioni rappresenta una sfida complessa, – ha concluso – che presenta delle potenzialità, in termini di sviluppo del turismo culturale e creazione di itinerari tematici; creazione di indotto economico e nuove opportunità di lavoro; una riqualificazione urbana e paesaggistica di aree degradate”. Tutto tenendo conto dei “costi elevati di restauro e manutenzione”, il “rischio di banalizzazione e mercificazione del valore storico”, “l’impatto ambientale delle infrastrutture e dei servizi turistici”. (Foto: Qdpnews.it |
| Guerre e minacce nucleari in Europa. In Franciacorta nasce il primo villaggio bunker |
| Da brescia.corriere.it del 15 maggio 2024 |
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Di Valerio Morabito Si tratta di otto bunker da 40 metri quadrati (vivibili) ciascuno che potranno ospitare un massimo di cinque persone. Il costo base è 180mila euro, la vendita è affidata all'agenzia Tecnocasa di Passirano: «Già ricevuto le prime chiamate da persone interessate» Un villaggio bunker nel cuore della Franciacorta. È quello che potrebbe nascere nel Bresciano nei prossimi mesi, dove verranno costruiti alloggi impenetrabili dotati di qualsiasi confort . La notizia, riportata dal Giornale di Brescia , riguarda un progetto su un lotto di 2.700 metri quadri nel territorio di Brione , nel Bresciano, dove verranno realizzati otto bunker scavati a cinque metri di profondità. Si tratta di bunker da 40 metri quadrati (vivibili) ciascuno - per un prezzo base da 180mila euro - che potranno ospitare un massimo di cinque persone. «Le pareti in cemento armato di ogni rifugio -si legge nel progetto - avranno uno spessore di 60 centimetri e le porte blindate anti-esplosione in acciaio e cemento armato peseranno 1.000 chilogrammi saranno rafforzate con valvole antiscoppio collocate vicino all'impianto di filtrazione dell'aria». Uno scenario da film americano, mentre nel mondo c'è il rischio (soprattutto sul fronte ucraino) di una escalation dei principali conflittibellici. «Per ogni bunker - viene aggiunto nella descrizione - è prevista un'uscita secondaria con sportello ermetico, un magazzino adibito alla conservazione del cibo a lunga durata e una riserva d'acqua potabile con la capacità di migliaia di litri». Mentre «l'impianto di filtrazione dell'aria manterrà la necessaria ossigenazione nei locali del bunker, grazie alla capacità di neutralizzare qualsiasi particella o radiazione emanata da un'arma convenzionale o nucleare». Niente seconda casa al lago o in montagna. Qualcuno, a causa dell'instabilitàinternazionale, pensa di acquistare un bunker. Si, perchè la vendita diqueste case sottoterra è affidata all'agenzia Tecnocasa di Passirano e qualcuno si è già fatto vivo per avere le prime informazioni. «Nella mattinata del 15 maggio - confermano dall'ufficio di Passirano - abbiamo ricevuto la prima telefonata di un cittadino bresciano». Il progetto di un'azienda del posto è stato redatto, il terreno sulle colline di Brione è disponibile. Adesso manca soltanto il via libera ai lavori. |
| Le torri di pietra della Sardegna: Un viaggio nei misteriosi nuraghi |
| Da algheronotizie.com del 13 maggio 2024 |
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Più di 3500 anni fa, nel cuore del Mediterraneo, sulla meravigliosa isola della Sardegna, sorse una civiltà enigmatica che eresse circa 10.000 torri di pietra, alcune delle quali raggiungevano l'impressionante altezza di oltre 30 metri. Questi maestosi monumenti, noti come nuraghi, sono le piramidi della Sardegna, strutture uniche nel loro genere che non trovano paragoni in nessun'altra parte del mondo. Immaginatevi queste fortificazioni massicce, circondate da cinte murarie spesse oltre quattro metri, erette lungo il litorale, vicino alle foci dei fiumi e torrenti, o arroccate sulle cime dei colli. Erano vere e proprie sentinelle di pietra, poste a guardia dei pascoli e delle comunità che abitavano l'isola. La costruzione dei nuraghi risale a un periodo compreso tra il 1700 e il 1800 a.C., un'epoca in cui la preistoria sarda era vivida di cultura e mistero. Il nome "nuraghi" deriva dal termine nur, che in lingua locale può significare "mucchio di pietre" ma anche "cavità", suggerendo la loro struttura robusta ma al tempo stesso enigmatica. Uno dei più celebri di questi nuraghi è il Nuraxi di Barumini, un complesso che incanta visitatori e studiosi. Questo sito è stato riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità, testimonianza della profonda ingegnosità di questa antica civiltà. Il nuraghe Nuraxi si distingue per la sua complessità architettonica e per il suo stato di conservazione, offrendo uno spaccato unico nella vita e nelle tecniche costruttive di 3500 anni fa. |
| Il futuro dei castelli calabresi tra storia, tutela e valorizzazione turistica |
| Da lacnews24.it del 13 maggio 2024 |
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L'iniziativa promossa dall’Istituto italiano dei castelli in occasione del sessantesimo anniversario dalla sua fondazione, ha fatto il punto sulla conservazione, la valorizzazione e le prospettive del patrimonio storico-culturale rappresentato dalle antiche fortifi cazioni in Calabria La valorizzazione dei castelli,
tra studi, restauro e prospettive future Il Convegno, organizzato
dall’architetto e docente universitaria Francesca Martorano, ha fornito
un quadro aggiornato, distinto cronologicamente, delle fortifi cazioni
in Calabria e delle funzioni nonsolo difensive attuate dai castelli,
seguito da riflessioni sugli interventi di scavo archeologico e da
esempi corretti di recupero e di restauro delle strutture. A coordinare il tutto il presidente della Sezione Calabria nonché vicepresidente nazionale dell’Istituto Castelli, Domenico Zerbi. Ai lavori, moderati da Francesco de’ Medici, sono intervenuti, tra gli altri,l’assessore regionale alle Attività produttive Rosario Varì, la dirigente del ministero per i beni e leattività culturali e per il turismo Maria Mallamace e il soprintendente alle Belle arti e al paesaggio per leprovince di Reggio Calabria e Vibo Valentia Filippo Demma. Oltre all’architetto Martorano,vicepresidente della deputazione di Storia Patria per la Calabria, che ha relazionato su “Fortificazioni ecastelli in Calabria dall’età bizantina al XVII secolo”, hanno dato il loro contributo Vincenzo Naymo, docente della “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, “In pace e in guerra: i castelli della Calabria tra difesa,amministrazione del territorio ed esigenze residenziali”; l’archeologa e deputata di Storia Patria Marilisa Morrone, “Archeologia e castelli in Calabria. Lo scavo quale strumento di identificazione e ladatazione delle strutture”; l’architetto Luigi Giuseppe Massara, “Recuperi e restauri di fortificazioni in Calabria. Il caso del Castello di Ajello”; l’architetto Elena Trunfi o, direttrice dei Musei e Parchi archeologici nazionali di Locri Epizefiri e Bova Marina, “Tra tutela e fruizione: gli indirizzi del Ministero della Cultura per la valorizzazione dei castelli italiani”. Alla tavola rotonda hanno preso
parte l’architetto Pasquale Lopetrone, già funzionario del MiBact ed
esperto di architettura medievale, “Valorizzazione di siti fortificati
nella provincia di Crotone”; l’archeologa Mariangela Preta, direttrice
del Polo Museale di Soriano Calabro, “La valorizzazione delcastello di
Bivona”; l’ingegnere Lorenzo Surace, “Recupero e valorizzazione del
castello, della cittadella e del Palazzo Carafa di Roccella”; Rita
Bilotti, titolare della Tenuta Serragiumenta con il castello gestito
quale location per eventi, “Il riuso del Castello di Serragiumenta”;
Agata Febbraro, direttrice del Castello Ducale di Corigliano,
“Valorizzazione e riuso del Castello Ducale di Corigliano. E,infine,
Giorgio Sotira, amministratore delegato di Civita mostre e musei
Spa, primaria impresaculturale attiva a livello internazionale, che ha
relazionato su |
| CASTELLI DI FRONTIERA. I TESORI DIFENSIVI DELL’EPOCA SCALIGERA |
| Da giornaleadige.it del 13 maggio 2024 |
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Durante il periodo che va dalla metà del Duecento alla fine del Trecento, gli Scaligeri furono protagonisti indiscussi della scena politica del nord Italia. Circondati dai domini veneziani ad est, dal Ducato milanese dei Visconti ad ovest e dai Gonzaga a sud, i signori di Verona decisero di proteggere i propri territori con un ambizioso programma di fortificazione.In poco tempo, oltre 30 presidi militari sorsero intorno a Verona, culminando con la costruzione del possente Serraglio, una muraglia lunga 16km che costituiva l’estrema difesa verso sud della città scaligera. La collaborazione tra cinque enti pubblici, responsabili di altrettanti castelli di origine scaligera, ha permesso di sviluppare un progetto di valorizzazione del sistema difensivo dei confini ovest e sud del territorio veronese. Questa sequenza di castelli rappresenta un’eccezionale testimonianza di architettura medievale, caratterizzata da tecniche costruttive standardizzate adattate al contesto geografico,che spazia dalle rive lacustri di Sirmione alle colline di Ponti sul Mincio, Monzambano e Valeggio sul Mincio, fino alla pianura di Villafranca di Verona. Il progetto “Castelli di frontiera” prevede una serie di attività pluriennali correlate. Dopo la realizzazione di un depliant informativo nel 2023 e di una guida digitale fruibile tramite GoogleMaps, quest’anno si propone uno specifico approfondimento sui cinque castelli del percorso. Attraverso l’utilizzo di qr-code o link diretti, i visitatori possono accedere a guide digitali corredate di fotografie e altri materiali multimediali, agevolando la fruizione delle informazioni turistiche e culturali. Il Castello Scaligero di Sirmione, un imponente esempio di fortificazione lacustre, sorge all’ingresso del borgo medioevale, con una struttura costituita da mura, torri angolari e un mastio che offre una vista panoramica mozzafiato sul Lago di Garda. Il Castello di Ponti sul Mincio, prima roccaforte lungo le sponde del fiume Mincio, presenta una forma poligonale e un sistema difensivo caratterizzato da torri e una cinta muraria che si adatta al profilo collinare. Analogamente, il Castello di Monzambano,eretto su due colline contigue, offre un’importante testimonianza del sistema difensivo scaligero con il suo mastio e cinque torri difensive. Il Castello di Valeggio sul Mincio,dominante sulla valle del fiume e il borgo di Borghetto, mostra una planimetria rettangolare e tre distinti recinti difensivi che includono la piazza d’armi, la corte d’armi e la corte residenziale con il mastio. Infine, il Castello di Villafranca di Verona, originariamente parte della linea difensiva del Serraglio Scaligero,sorge sul lato sud della città, rappresentando un importante esempio di architettura militare tardo-scaligera e veneziana. I Castelli di Frontiera rappresentano non solo un patrimonio storico e architettonico di inestimabile valore, ma anche una testimonianza tangibile del potere e della strategia difensiva degli Scaligeri nell’Italia settentrionale del XIII e XIV secolo. |
| E' nata a Vinadio Fortinrete, la rete dei siti fortificati |
| Da targatocn.it del 11 maggio 2024 |
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Il 27 aprile scorso a Vinadio con la firma dello Statuto è stata costituita la rete dei siti fortificati, in breve Fortinrete. L’associazione ha avviato le sue iniziative in occasione del Convegno Europeo “I forti, luoghi di cultura e pace” svoltosi a Forte Marghera (VE) che ha visto riuniti, il 21-22 novembre 2019, le più importanti rappresentanze dei siti fortificati europei. Nel corso degli anni, Fortinrete è stata promotrice di incontri di studio, mostre temporanee e attività culturali comuni. Scopo dell’associazione, organizzazione di livello nazionale, è quello di promuovere iniziative comuni per la valorizzazione del patrimonio fortificato sia di carattere culturale che gestionale ed economico. La Rete si propone quindi come interlocutore nazionale con analoghe e consolidate reti europee di fortificazioni per promuovere iniziative comuni. Le opere fortificate, realizzate in particolare nel 1800 e nel 1900, costituiscono un patrimonio di carattere storico, architettonico e paesaggistico di indubbio interesse e valore nazionale. Si collocano sia in ambito cittadino, costituendo parte integrante del tessuto urbano delle città, siain ambito territoriale, ubicandosi dalle impervie vette dei monti fino agli assolati lidi del mare. La Rete dei Siti Fortificati è costituita da soggetti che hanno la titolarità o la gestione di un sito fortificato, siano essi istituzioni pubbliche o associazioni di natura privata. Attualmente i soci sono Socio rappresentante FORTE AURELIA ANTICA, Museo Storico della Guardia di Finanza Generale C.A. Bruno Buratti; FORTE MARGHERA Presidente arch. Stefano Mondini; FORTE BARD, Associazione Forte Bard il Presidente dott.ssaOrnella Badery; FORTE CADINE, Fondazione Museo Storico del Trentino il Direttore dott. GiuseppeFerrandi; ROCCA D’ANFO, Comunità Montana Valle di Sabbia il Presidente Gianmaria Flocchini; FORTE TESORO, Comune di Sant’Anna d’Alfaedo (VR) il sindaco Raffaello Campostrini; FORTEARDIETTI, Comune di Ponti Sul Mincio (MN) il Sindaco, Massimiliano Rossi; FORTE DI VINADIO,Comune di Vinadio (CN) il Sindaco, dott. Giuseppe Cornara; MEVE - MEMORIALE VENETO GRANDEGUERRA Comune di Montebelluna il Sindaco Adalberto Bordin; RIDOTTO SANT’ERASMO, Green Sant’ Erasmo il Presidente Diego Semenzato. L’assemblea dei soci ha eletto per il triennio 2024-2026 : - il Presidente, Gen. C.A. Bruno Buratti (Forte Aurelia, Roma); - il Vice-presidente, Ornella Badery (Forte di Bard, Aosta); - il Segretario/tesoriere, dott. Giuseppe Ferrandi (rete dei siti trentini); - ed il Coordinatore arch.Fiorenzo Meneghelli. Diverse sono le iniziative che l’associazione propone e sviluppa. In particolare, FORTINRETE attiva, svolge e attua iniziative comuni rivolte alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio fortificato. Realizza studi e organizza incontri, convegni, progetti culturali sul patrimonio fortificato, rivolti più in generale alla promozione, valorizzazione del patrimonio storico-culturale e architettonico dei Forti. Sviluppa iniziative e relazioni per promuove e/o aderire a programmi e a bandi in ambito regionale, nazionale ed europeo finalizzate alla valorizzazione e alla gestione del patrimonio fortificato. Inoltre, aderisce a reti di livello europeo ed internazionale per condividere e raggiungere gli obiettivi sopra rappresentati. Il programma per il 2024 prevede: - “Fortezze aperte”, il 6 e 7
luglio (visite guidate e attività culturali in tutte i siti fortificati
dei soci); |
| Fortezze di Puglia: Il perduto Palazzo Federiciano diFoggia |
| Da pugliaplanet.com del 12 maggio 2024 |
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Accanto al portale c’è un’epigrafe sviluppata su cinque righe che riporta il periodo di costruzione del palazzo: giugno 1223, gli anni di regno dello Stupor Mundi ed il nome dell’architetto: il protomagister Bartolomeo da Foggia. Federico aveva una grande predilezione per la Puglia, non per nulla fu chiamato anche Puer Apuliae, Il fanciullo di Puglia, all'epoca ricoperta di boschi ricchi di selvaggina, come cinghiali, caprioli, cervi, orsi, che offrivano grandi occasioni per gli appassionati di caccia, come appunto l'imperatore. Tra Foggia e Lucera si stendevano fitte foreste di querce, faggi ed altri alberi, mentre l’intera regione era ricca anche di fiumi e laghi ormai prosciugati. In genere Federico amava trascorrere la stagione fredda nella Capitanata e ovviamente anche a Foggia che, come riportato sulla citata epigrafe, veniva indicata come Inclita Sede, che significa residenza preferita, mentre in prossimità dell’estate si tratteneva in posti più freschi. La città di Foggia fu fondata probabilmente verso la fine del XI secolo d.C., come un piccolo casale intorno alla Chiesa di Santa Maria che ospitava un’immagine della Madonna ritrovata, secondo la leggenda, in uno stagno. Successivamente il suddetto casale si ingrandì e già nel 1125 si parla di esso come di un insediamento fortificato con un borgo esterno. La città assunse grande importanza proprio durante il regno di Federico che la elesse, in un certo qual modo, a capitale temporanea del Regno di Sicilia, nonostante i suoi abitanti, al tempo della scomunica con la quale il papa lo colpì, gli avessero precluso l’accesso. Il palazzo che più che una fortezza con funzioni difensive era una dimora residenziale, da quanto riportano le fonti doveva ricoprire un’ampia superficie ed al suo interno vi erano giardini arricchiti da fontane e statue di vario genere, mentre gli interni erano rivestiti con pregiatissimi marmi. Non mancavano ovviamente le stalle, le scuderie ed i depositi. Da un disegno della Città di Foggia risalente al XVI secolo e conservato presso la Biblioteca Angelica di Roma, in cui è riportata la più antica rappresentazione del palazzo rapportato alla planimetria urbana, risulta che la struttura era ubicata alla periferia, nei pressi della Porta Grande. Purtroppo nel 1731 un violento terremoto distrusse Foggia, in seguito ricostruita ex novo, ed il Palazzo Federiciano. Restano soltanto il suddetto portale di ingresso, vestigia di un glorioso passato, inglobato alla memoria nel muro di Palazzo Arpi, nonché la Chiesa di Santa Maria. Cosimo Enrico Marseglia |
| Fortezze di Puglia: Il Castello De Falconibus a Pulsano |
| Da pugliaplanet.com del 12 maggio 2024 |
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PULSANO (Taranto) – Sembra che esistano differenti opinioni e teorie riguardo l’edificazione e lastoria del Castello di Pulsano. In questa sede verrà esposta quella, a nostro avviso, più plausibileessendo tra l’altro anche la più recente. Il Castello di Pulsano è conosciuto col nome della famiglia che più di tutte apportò le maggiori modifiche strutturali al nucleo originario. Fu intorno agli inizi del XII secolo che gran parte della popolazione costiera si spinse maggiormente all’interno per cercare un rifugio alle continue incursioni dei pirati saraceni. Fu proprio la famiglia De Falconibus (Delli Falconi) ad acquistare un vecchio fortilizio in disfacimento, risalente probabilmente all’epoca bizantina e costituito da una torre a pianta quadrata, provvedendo ad un restauro e ad un ampliamento con l’edificazione di quattro torri, ognuna differente dalle altre. Successivamente il castello,
utilizzato per lo più come tenuta di caccia, passò in proprietà di
diverse altre famiglie, nel 1274 apparteneva ai Sambiasi, nel 1357 ai
Dell’Antoglietta che lo cedettero ad Ercole Petugy, che a sua volta
provvide a ricostruire la Torre Quadrata o Torre Massima, Intanto nel
1326, nel tentativo di difendere il casale da un assalto saraceno
proveniente dal mare, cadeva Renzo De Falconibus ed in memoria di tale
evento il luogo dello scontro fu chiamato Terra Rossa. Dopo aver cambiato diversi proprietari, infine il castello giunse alla famiglia Muscettola e nel 1819 il Principe Giovanni Muscettola permise che alcune famiglie utilizzassero il fossato come orto. A riprova di ciò, le mura settentrionale ed orientale insieme a tre delle cinque torri risultano addossate ad abitazioni private. Durante il regno di Gioacchino Murat, tre cannoni in dotazione al castello sarebbero stati trasferiti a Taranto. Agli inizi del XX secolo la struttura diventava di proprietà del Comune. Posto nel centro dell’abitato, all’angolo nord orientale dell’antica cinta muraria, il castello ha una pianta quadrangolare ed è rinforzato da cinque torri di diversa fattura e misure, Il nucleo originale, rappresentato dalla Torre Quadrata si affaccia sulla piazza che dal maniero prende il nome. Lastruttura si sviluppa su tre piani e presenta le armi di alcune famiglie che lo hanno abitato e conserva alcuni frammenti di piccoli affreschi. Si dice che dal suo sottosuolo parta un cunicolo, ora murato, che lo collegava al Castello di Leporano. Ma le sorprese non finiscono, come nei migliori manieri scozzesi, anche il castello di Pulsano custodisce una storia di fantasmi. Infatti si racconta che nelle notti di luna piena si aggira negli ambienti della struttura una fanciulla bionda vestita di bianco. Pare si tratti di Angelica, la diciottenne unica figlia di Renzo De Falconibus che, dopo la morte del padre in difesa del paese, fu catturata, imprigionata, quindi decapitata ed, infine, murata nella torre… Cosimo Enrico Marseglia |
| Giornate Nazionali dei Castelli: quali visitare nel weekend dell’11 e 12 maggio |
| Da siviaggia.it del 11 maggio 2024 |
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Di Giulia Sbaffi È ormai diventato un appuntamento annuale da non perdere: sta per tornare la XXV edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli, in scena sabato 11 e domenica 12 maggio 2024. Si tratta di un evento particolare, visto che l’Istituto Italiano Castelli – che organizza le visite guidate e tutte le altre esperienze da fare in loco – compie 60 anni. Saranno ben 25 i siti che, tra castelli, borghi fortificati e torri, apriranno al pubblico nel weekend. Scopriamo alcuni dei luoghi più suggestivi da visitare. I castelli più belli da visitare Iniziamo dall’affascinante Castello Tramontano , situato sulla collina di Lapillo da cui domina il centro storico della città di Matera. Costruito nel ‘500 come fortezza difensiva, è ormai da anni soggetto a lavori di recupero che mirano a riportarlo al suo splendore originario. L’11 e il 12 maggio sarà aperto gratuitamente al pubblico, per lasciarsi ammirare in tutta la sua bellezza così particolare. È invece nel Cilento che si può visitare il Castello di Camerota , che sorge nel Icuore del paese: della fortezza rimangono solo le mura di cinta e il fossato, le torri e alcuni resti della cappella.Domenica 12 maggio si terranno dei tour guidati per scoprire la sua storia. Tutti conoscono il Castello Sforzesco di Milano , uno degli edifici storici più importanti del capoluogo lombardo. Domenica 12 maggio sarà possibile fare un tuffo nella sua lunga storia, alla scoperta dei segreti che custodiscono le sue mura: le visite gratuite forniranno l’occasione perfetta per ammirare questo capolavoro rinascimentale. Sabato 11maggio si potrà invece visitare gratuitamente la Rocca di Sassocorvaro , suggestiva fortificazione situata nel centrostorico del borgo marchigiano da cui prende il nome. In Molise sono diversi i siti da visitare: è il caso, ad esempio, del Castello d’Alessandro situato a Pescolanciano, in provincia di Isernia. Costruito in epoca medievale su uno sperone roccioso che gode di una splendida vista sul borgo,è momentaneamente chiuso al pubblico (ad eccezione di eventi e visite guidate). Questa è dunque l’occasione perfetta per scoprire le sue sale interne, sia sabato 11 che domenica 12 maggio. Infine, nel corso del weekend si potrà visitare il Castello di Volpiano , o meglio le rovine che rimangono ancora in piedi, e la vicina Abbazia di Fruttuaria. I borghi e le città tutte da
scoprire Passiamo ora alla Liguria, dove nel weekend dell’11 e 12 maggio sono previste passeggiate guidate alla scoperta di duesuggestivi borghi: quello di Finale Ligure (e in particolar modo del suo nucleo più antico, Finalborgo) e quello di Noli, grazioso villaggio marinaro dall’atmosfera autentica. Infine, domenica 12 maggio si potrà visitare la città di Verona e,soprattutto, le sue antiche cinta murarie, nonché i forti e le torri che un tempo fornivano la struttura difensiva del centro storico. |
| Bunker Soratte, giochi di guerra con il Bombing day: così la storia rivive |
| Da affaritaliani.it del 6 maggio 2024 |
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Questo in occasione dell’80°
anniversario del bombardamento alleato,del Monte Soratte dove risiedeva
il Comando Tedesco del FeldMaresciallo Kesselring, avvenuto il 12 maggio
del 1944. L’associazione di promozione sociale “Bunker Soratte” organizza dei tour guidati per scoprire, conoscere e toccare con mano un’importantissima pagina di storia del ‘900, dal fascismo alla seconda guerra mondiale, dalla guerra fredda ai giorni nostri, all’interno del super bunker del Monte Soratte, che si trova a soli 40 km da Roma. Il programma Il programma si sviluppa su una vasta area ed estremamente panoramica ove si raduneranno numerosi rievocatori in uniforme d'epoca (italiani, tedeschi, inglesi, americani e civili), decine di veicoli storici (tedeschi, americani e italiani) durante le due giornate, si susseguiranno una serie di attrattive, dai sorvoli aerei, sia storici che moderni, ai passaggi di pattuglie ultraleggere, arrivando all’esibizione della banda dei granatieri e del gruppo cinofili dei carabinieri. Evento anche per i bambini Durante entrambe le Giornate saranno presenti nell’area gli stand di promozione delle quattro forze Armate, Esercito Italiano, Marina Militare Italiana, Aeronautica Militare Italiana e Carabinieri, che intratterranno i visitatori con attività, dimostrative, ludiche, dinamiche e con tanti gadget per i più piccoli. |
| Amburgo, St.Pauli: nuovo hotel in un ex Bunker |
| Da gist.it del 6 maggio 2024 |
![]() © RIMC Bunker Hamburg Hotelbetriebsgesellschaft mbH & Co Nel quartiere creativo e urbano di Ambugo , St. Pauli , l’ex bunker omonimo , uno dei pochi grattacieli conservati della città, che negli ultimi anni è diventato simbolo di creatività e cultura urbana, è stato ampliato di cinque piani a forma di piramide e da fine maggio ospiterà il primo hotel europeo”REVERB by Hard Rock” con 134 camere e suite elegantemente attrezzate, oltre a spazi espositivi, una sala per eventi sportivi e culturali e vari concetti di ristorazione. L’hotel unisce l” anima verde ” del giardino pensile del bunker con la tecnologia intelligente che dà la possibilità agli ospiti diutilizzare il controllo vocale per chiedere consigli sulle escursioni, regolare l’illuminazione delle camere, controllare playlist eprogrammi di intrattenimento o ordinare nuovi asciugamani. Oltre all’hotel, s ul tetto del bunker si stanno sviluppando diversiconcetti di ristorazione: un bar, una caffetteria, un ristorante e un rock shop, oltre a uno spazio per concerti, performance diartisti emergenti, mostre e altri eventi culturali e sportivi. Il REVERB by Hard Rock sarà un centro energetico che offrirà agli abitanti e agli ospiti uno spazio per socializzare e sviluppare un senso di comunità. Alcune parti dei nuovi piani serviranno anche come memoriale delle vittime del regime nazista. Il punto di forza dell’hotel: il giardino pensile verde sul tetto e un “sentiero di montagna” che corre lungo l’edificio offrendo una vista spettacolare sulla città anseatica. |
| Un generale nell’ex bunker antiatomico - Unprogetto di riqualificazione dell’ex Base Nato per farla diventare un museo |
| Dacronacadiverona.com del 6 maggio 2024 |
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Il Generale, a Rivoli per un convegno storico sul periodo napoleonico, haaccettato l’invito del Sindaco Marco Sega a visitare la West Star, da pocoriconosciuta dalla Soprintendenza quale monumento e come tale tutelata. “Ho avuto il piacere di conoscere il Generale Rispoli -spiega il Sindaco Sega-durante le giornate di Vinitaly insieme al Ministro Sangiuliano e al SottosegretarioMazzi. Ho avuto la possibilità di informarli del progetto di riqualificazione dell’exBase Nato che l’amministrazione sta portando avanti. Il Generale ha mostrato unimmediato interesse per l’idea di un museo della Guerra Fredda e ha detto che,non appena possibile, avrebbe voluto verificare di persona lo stato attuale e tuttele attività promosse dall’amministrazione e dal comitato scientifico. Al termine della visita, pur non essendo di sua competenza diretta, ha assicurato che si faràportavoce per comunicare a tutti gli organi ministeriali il valore di questastruttura”. A guidare il tour, l’ex Generale Gerardino de Meo, ultimo comandante Nato della West Star. La visita è durata circa un’ora. L’ex Base, per la quale attualmente si è aperta la partita dei fondi per dare il via al recupero e musealizzazione, è stata progettata tra il 1959 e il 1960 e costruita tra il 1960 e il 1966. Si tratta di una gigantesca struttura su tre piani con una superficie coperta di13mila metri quadrati, 110 stanze per 3.800 metri quadri. Erano presenti alla visita, tra gli altri, il Generale dei Carabinieri Francesco Pennacchini, il Vice Sindaco di Affi Francesco Orlandi, il Sindaco di Rivoli Veronese Giuliana Zocca, il professore e architetto Michelangelo Pivetta, capo del team di ricerca che ha sviluppato il progetto di recupero della West Star, la Comandante della Compagnia Carabinieri di Caprino Lucrezia Limodio, Donato Parisi, sottufficiale dell’Esercito e membro del neonato Comitato Tecnico Scientifico dell’ex Base Nato. Prima del tour, il Sindaco ha consegnato al Generale Rispoli una formella del Monte Moscal come segno di amicizia da parte dell’amministrazione comunale. “Ringrazio il Sindaco e tramite lui tutta la cittadinanza”, ha detto il Generale Rispoli. Siamo davanti ad un monumento che ci ricorda la Guerra Fredda, un periodo storico molto importante. Questa è una zona molto ricca dal punto di vista turistico e agroalimentare ma non solo. C’è tantissima storia, tantissimi luoghi che ci fanno vedere e riflettere. Ritengo che conoscere il passato sia fondamentale per lavorare meglio per il futuro”. |
| Giornate Nazionali dei Castelli 2024: visite guidate gratuite alle mure ai forti magistrali veronesi |
| Da lapiazzaweb.it del 6 maggio 2024 |
Di
Alessia Soriolo
alessia.soriolo@lapiazzaweb.itIl forte di Monte Tesoro Un week end interamente dedicato alla scoperta del patrimonio fortificato di Verona, ilprossimo 11 e 12 maggio. Un unicum al mondo, composto da 11 chilometri di mura magistrali che formano un patrimonio complessivo che misura quasi 100 ettari. Usistema fortificato straordinario a cui sabato 11 e domenica 12 maggio sono dedicate due giornate di approfondimenti e visite in occasiondelle XXV edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli, che quest’anno coincidono con il 60° dell’Istituto fondato da Piero Gazzola. Perl’occasione saranno accessibili con ingresso gratuito ben 15 siti. Sarà inoltre nuovamente visitabile Forte Monte Tesoro, uno dei piùimportanti forti corazzati italiani realizzati nei primi decenni del ‘900. Sabato 11 maggio , al Polo Universitario Santa Marta - Silos di ponenvia Cantarane 24, si terrà il convegno “Architetture di origine militare: dal restauro alla fruizione contemporanea” mentre domenica 12 ma seguiranno le visite guidate alla riscoperta delle mura urbane e dei forti della città di Verona, in collaborazione con le associazioni vero coordinate dall’associazione Verona Città Fortezza. Alla scoperta delle fortificazioni veronesi Mura urbane e forti della città sono elementi riconosciuti dall’Unesco come il patrimonio fortificato stratificato nei secoli a partire dall’età romana, con interventi successivi degli Scaligeri e dei Visconti, della Repubblica di Venezia e dell’Impero Asburgico. Accessibili a ingress libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite: Porta Fura e Bastione della Catena, Porta Palio, Porta Nuova, Bastione di San France Porta Vescovo, Forte Biondella, Sistema Bastionato di San Giorgio, Forte San Mattia, Forte Sofia, Forte San Procolo, Forte Lugagnano, Forte Dossobuono, Castello di Montorio, Forte Preara, Trekking Parco delle Mura. Straordinaria opportunità di visita di Forte Monte Tes nuovamente aperto al pubblico. Speciali guide si svolgeranno il 12, il 19 e il 26 maggio. Il Forte, il cui recente intervento di restauro è stato premiato da architetti verona nel 2021, con la sua seconda vita offre alla cittadinanza e ai visitatori una nuova funzione culturale e turistica Info e prenotazioni delle visite guidate alle fortificazioni: https://www.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=91225 |
| Crolla porzione di mura medievali a Volterra, ferita una donna |
| Da intoscana.it del 6 maggio 2024 |
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Il crollo delle mura di Volterra – foto dei Vigili del Fuoco Una famiglia costretta ad abbandonare la propria abitazione, danni per alcuni milioni di euro. Il precedente incidente del gennaio 2014 Un boato improvviso e poi una nuvola di polvere. È crollato in un attimo untratto di mura medievali di Volterra. Una ventina di metri che si è sbriciolata all’improvviso nella mattina del 5 maggio precipitando nella strada sottostante. Ingenti i danni , si parla di 2-3 milioni di euro. Ferita lievemente nel crollo di un tratto di cinta muraria una donna sarebbe rimasta contusa da una delle pietre rotolate giù dallo sperone del colle etrusco finendo su una strada provinciale. Per fortuna il bilancio delle persone coinvolte non è stato più grave. Il crollo, dieci anni dopo uno analogo avvenuto a circa 500 metri di distanza da quello di domenica 5 maggio, è avvenuto intorno a mezzogiorno e successivamente ce ne sono stati altri di più piccole dimensioni, prima che i vigili del fuoco completassero la messa in sicurezza del fronte franoso. Inizialmente tre famiglie sono state precauzionalmente evacuate dalle loro abitazioni, ma dopo alcune ore due nuclei sono potuti rientrare in casa, il terzo è stato ospitato in un’altra struttura reperita dal Comune. “ Ma la casa di queste persone – assicura il sindaco del comune del Pisano – non risulta danneggiata, si trova solo molto vicina all’area interessata dal crollo ed è quindi una misura precauzionale avere evacuato l’immobile”. Il precedente del gennaio del 2014 Il crollo ha sconvolto i volterrani, una comunità che già aveva provato un’angoscia simile: il 31 gennaio 2014 , a causa di una eccezionale ondata di maltempo , con forti piogge, era venuto giù un tratto di circa 30 metri. Aveva ceduto anche la sede stradale ed erano state evacuate abitazioni. Fu ricostruito in nove mesi grazie a un intervento milionario di Regione e Governo. “La nuova frattura è ampia una ventina di metri ha spiegato il sindaco – quindi più ridotta rispetto a quella di 10 anni fa, ma la situazione è più complessa perché dal punto di vista del contesto cittadino ha un impatto maggiore. Secondo le prime stime ci sono danni per almeno 2-3 milioni di euro” . Il cedimento, aggiunge, “ potrebbe essere stato causato dalle piogge degli ultimi giorni anche se è presto per fare ipotesi” .Certamente quanto accaduto “ ci rivela la fragilità della nostra cinta muraria sulla quale è necessario aprire una riflessione”. |
| Da qui entravi nella "Città delle Terme": dopo settant'anni rinasce Porta Palermo |
| Da balarm.it del 3 maggio 2024 |
| La 'città stellata' è la più sorprendente tra le fortezze militari che ti capiterà di scoprire |
| Da trueriders.it del 3 maggio 2024 |
| La costruzione delle fortificazioni difensive in cinque direzioni “sta giungendo al completamento” |
| Da topwar.ru del 3 maggio 2024 |
| Giornate Nazionali dei Castelli 2024: 25 siti aperti |
| Da viaggi.corriere.it del 3 maggio 2024 |
| L'Istituto Italiano dei Castelli celebra il suo 60° a Vibo Valentia - La Nuova Calabria |
| Da lanuovacalabria.it del 2 maggio 2024 |
| Weymouth e le antiche rovine del Castello di Sandsfoot |
| Da siviaggia.it del 2 maggio 2024 |