RASSEGNA STAMPA/WEB

 2023 2022 2021 2020 2019 2018 2017 2016 2015 2014 2013 2012 2011 2010  2009  2008 2007 2006 2005 2004 2003 2002 2001 Archivio  

ANNO 2024

gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

Cliccare sulle immagini per ingrandirle

 

Svizzera, ogni cittadino elvetico ha un posto 'sicuro' nel bunker antiatomico
Da informazione.it del 24 dicembre 2024

L'aumento della tensione geopolitica degli ultimi anni, soprattutto in seguito al conflitto in Ucraina e a quello israelo palestinese, contribuisce ad alzare il timore riguardo un eventuale incidente nucleare. Il Paese meglio preparato per resistere a questo tipo di disastro è la Svizzera, sotto i cui edifici si trovano oltre 370.000 bunker antiatomici che possono ospitare più di 9 milioni di persone, cioè più dell'intera popolazione della Confederazione rossocrociata. (Il Giornale d'Italia) (https://www.ilgiornaleditalia.it/news/cronaca/672045/svizzera-ogni-cittadino-elvetico-ha-un-posto-sicuro-nel-bunkerantiatomico.html)

 

DA FORTEZZA A LUOGO DI SCOPERTA. IL PASSETTO DI BORGO RIAPRE AL PUBBLICO
Da arte.it del 23 dicembre 2024

Di Samantha De Martin

Roma - Progettato per collegare il Vaticano con Castel Sant’Angelo, il Passetto di Borgo hauna ricca e stratificata storia da raccontare.

Da oggi il suggestivo passaggio fortificato, a pochi metri dalla Basilica di San Pietro, tornafruibile grazie a un programma permanente di visite guidate speciali.

Le prime fortificazioni di quest'area, a pochissimi metri dalla Basilica di San Pietro, a Roma,risalgono al VI secolo d.C., al tempo dell’impero del re ostrogoto Totila. Nel IX secolo è papa Leone IV ad allargare le difese attraverso la costruzione di una cinta muraria a protezione del Vaticano e della Basilica di San Pietro, contro i ripetuti attacchi dei Saraceni.

Se, nel 1277, sotto papa Niccolò III Orsini, il collegamento tra il Passetto e Castel Sant’Angelo punta a garantire un passaggio sicuro per i pontefici, l’intervento di Alessandro VI Borgia, che aggiunge un passaggio coperto, conferisce alla fortificazione l’aspetto che conosciamo oggi.
Durante il Sacco di Roma, 250 anni più tardi, il Passetto avrà una funzione ancora più difensiva e strategica. Papa Clemente VII riuscirà a sfuggire alle milizie imperiali di Carlo V utilizzandolo come via di fuga verso Castel Sant’Angelo.
Le mura di Borgo Pio, Vittorio e Angelico, costruite nel 1565 vedono svilupparsi ulteriori modifiche urbanistiche segnando il passaggio del Passetto da struttura difensiva a elemento urbano integrato.

Oggi, attraverso la sua riapertura - resa possibile grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Speciale di Roma, che ha curato i lavori di messa in sicurezza,conservazione e restauro, e la Direzione Generale Musei / Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della città di Roma, responsabile del progetto di valorizzazione e della nuova narrazione museologica, i visitatori possono immegersi in unpercorso che intreccia passato e presente.

“Questo passaggio fortificato - dichiara Massimo Osanna, direttore generale Musei – non è soltanto un elemento architettonico di rara suggestione, ma rappresenta un capitolo fondamentale della storia di Roma, capace di raccontare momenti cruciali della città e della sua dimensione universale. Oggi viene restituito ai cittadini e ai visitatori un luogo che invita alla scoperta e alla conoscenza, proponendo un dialogo tra storia, cultura e paesaggio urbano”.

Le visite guidate - realizzate in collaborazione con Coopculture e acquistabili tramite l’app e la piattaforma Musei Italiani - permettono di percorrere l’intero tratto del Passetto, dalla Torre del Mascherino su Piazza della Città Leonina, fino al Bastione San Marco a Castel Sant’Angelo. Il visitatore incrocia due livelli: quello superiore, scoperto, regala una passeggiata panoramica con viste spettacolari sulla città; il livello inferiore, coperto,rappresenta proprio il corridoio “segreto” che permetteva ai Pontefici di spostarsi in sicurezza dagli appartamenti papali al castello fortificato.

“Il grande intervento del Passetto di Borgo - commenta Daniela Porro, soprintendente Speciale di Roma – in collaborazione con la Direzione generale Musei e il Segretariato Regionale del Lazio, non poteva non concludersi che con il restauro realizzato dalla Soprintendenza con i fondi del Giubileo di Porta Angelica, in epoca medioevale parte integrante delle Mura Leonine e oggi ingresso privilegiato a Piazza San Pietro e alla BasilicaVaticana.

Ma è con soddisfazione che sottolineo come questi interventi abbiano reso il Passetto più accessibile, anche alle persone con difficoltà di deambulazione, grazie a due nuovi ascensori e alla riconfigurazione di alcune pendenze del percorso”.

Giunti al Bastione San Marco, i visitatori potranno visitare un ambiente allestito con opere e oggetti che raccontano le vicende storiche legate al Passetto e a Castel Sant’Angelo. Una installazione multimediale, realizzata in collaborazione con Studio Azzurro, offre ulteriori spunti per un’esperienza immersiva.

 

Al via la ricostruzione della cinta esterna del Castello di Drena
Da labusa.info del 22 dicembre 2024

Il 16 gennaio 2025 prenderanno avvio “i lavori di consolidamento, di restauro e ricostruzione della cinta esterna del castello di Drena”.

La gara telematica per aggiudicare l’impresa è stata espletata dal Consorzio dei Comuni Trentini ed è stata vinta dall’impresa Effeffe restauri Srl di Borgo Chiese per un importo pari a 859 mila Euro, oltre oneri di sicurezza per euro 129.361,34 per un totale di 988.965,92 più euro 98.896,59 euro per Iva 10%, per un importo complessivo di 1.087.862 euro.

La direzione lavori invece è stata affidata dall’Ufficio Opere Pubbliche del Comune di Drena all’architetto Michele Anderle, con studio a Trento, con delibera comunale del 18 dicembre.

Un’opera di restauro molto delicata, che dovrà tenere in forte considerazione la cosiddetta “pietas dei sassi”, che consiste nel recupero dei sassi originali e nell’uso di nuovi materiali compatibili con il restauro e la ricostruzione della cinta muraria.

Come si ricorderà, il castello medievale di Drena è stato interessato dal crollo del muro di cinta, nella notte fra il 31 maggio e il 1° giugno 2018.

Dopo aver consolidato la parte restante della cinta, l’ufficio tecnico comunale si è messo al lavoro per predisporre un progetto preliminare di restauro, affidando l’incarico a una serie di professionisti: l’architetto Michele Anderle, l’ingegner Matteo Tomaselli, l’ing. Ruggero Cazzolli e il geologo Matteo Rinaldo.

La Responsabile Unica del Progetto (Rup) è ingegner Alessia Fusaro, responsabile del Servizio tecnico comunale.

 

Ex base missilstica a Zelo, demolita la parte logistica. Diventerà parco fotovoltaico
Da ilgazzettino.it del 22 dicembre 2024
La rodigina Global Service ha acquisito l’area dal Demanio.

Di Erka Tosi

CENESELLI( ROVIGO ) - E' stata definitivamente demolita in questi giorni la partelogistica della ex base militare aeronautica 79° Gruppo I.T.. Le ruspe hanno iniziato ad entrare in azione quest’estate. Le abitazioni militari e le altre strutture, in stato di degrado da anni, non esistono più. La zona militare, che ha ospitato anchei soldati americani della 173° brigata aviotrasportata Usa, sta per diventare un parco fotovoltaico.

L'asta

Ad aggiudicarsela all’asta, indetta dal Demanio, per 500mila euro è stata Global Energy srl con sede in via delle Industrie 8 a Rovigo, azienda specializzata nel settore delle energie rinnovabili.

Il procedimento per la realizzazione dell’operazione è durato 6 mesi e a luglio sono iniziati i lavori. «L’area, appartenente al Comune di Ceneselli, grande quasi 8 ettari – ha spiegato l’amministratore delegato dell’azienda aggiudicatrice Alessandra Scalvini – ospiterà un parco fotovoltaico a terra di circa 7 megawatt di produzione elettrica. L’energia sarà immagazzinata in loco, utilizzando 2 edifici preesistenti,che non sono stati demoliti. Sarà riutilizzato anche il materiale inerte, frutto delle demolizioni, che viene macinato e venduto per essere usato come sottofondo per infrastrutture stradali, essendo utile per dare stabilità e per il drenaggio delle acque».

Nessun campo profughi, quindi, sarà ospitato nell’ex base missilistica, costruita negli anni ‘50 e chiusa nel 1998, dopo che 10 anni prima era già stata lasciata dai soldati americani. Dopo la chiusura l’area era passata nelle mani del demanio militare e poi di quello civile.

Nel 2013, invece, la parte della base militare dedicata al lancio dei missili e grande 12,5 ettari era già stata riconvertita in parco fotovoltaico a cura del gruppo brianzolo Cic, dopo essere stata acquistata all’asta per 600mila euro dai padovani dello Studio Engineering. Questo impianto produce12 megawatt di corrente elettrica. Il terreno, situato tra i comuni di Giacciano e Ceneselli, rimane, quindi, una zona strategica, non più in senso militare ma per l’energia rinnovabile, che oggi costituisce l’elemento cruciale per lo sviluppo futuro.

 

Dentro uno dei più grandi bunker nucleari abbandonati in Europa: "Questi cunicoli sotterranei potevano ospitare 5mila persone"
Da lastampa.it del 21 dicembre 2024

Bob Thissen, 39 anni, è un famoso esploratore di luoghi abbandonati. Il suo canale YouTube - Exploring the Unbeaten Pat - ha centinaia di migliaia di follower e le sue imprese hanno trovato spazio anche in reti televisive come Discovery e Hbo.

In uno degli ultimi contenuti pubblicati sul suo canale YouTube Thissen ha condiviso con i suoi follower l'esoplorazione di un bunker nucleare abbandonato in Germania.

Non ha specificato dove si trovi questo rifugio costruito durante la II   guerra mondiale e, poi, durante gli anni di Guerra Fredda. Ma ha spiegato che si estende per circa 7mila metri quadrati sotto una collina e che poteva ospitare fino a  5mila persone.

Bob ha dichiarato: “Questo bunker della Guerra Fredda poteva ospitare oltre 5000 persone in caso di minaccia nucleare o guerra. Da quando esiste il timore della Terza Guerra Mondiale, molti di questi bunker vengono ispezionati per essere riattivati, ma poiché non c'è stata manutenzione per anni, è un compito difficile".

“Ho visto molti rifugi nucleari abbandonati in Europa, ma questo è enorme ed è stato anche bello vedere che era ancora completamente intatto, così non devi immaginare come doveva essere.

Ci sono molti rifugi nucleari, ma la maggior parte delle persone non li conosce e sono nascosti in piena vista.”

 

A "Farwest" il business dei bunker antinucleari
Da rai.it del 20 dicembre 2024

E la produzione sostenibile di cioccolato

A "Farwest" il business dei bunker anti nucleari e il lato oscuro del cioccolato. Queste alcune delle inchieste presenti nell'undicesima puntata della trasmissione condotta da Salvo Sottile, in onda venerdì 20 dicembre alle 21.25 su Rai 3. La produzione di cioccolato tra sfide economiche, ambientali e sociali: dietro una tavoletta si possono celare deforestazione, elevato consumo di acqua, uso massiccio di pesticidi e sfruttamento del lavoro minorile nelle piantagioni dei paesi produttori. Esistono alternative sostenibili?

A seguire, un'inchiesta sui bunker antinucleari e sul timore di un nuovo conflitto atomico. "Farwest" è andato in Svizzera, paese che per legge è in grado di garantire un posto in un bunker a tutti i suoi cittadini. In Italia la prevenzione sembrerebbe quasi nulla e i pochi bunker disponibili sarebbero solo per i vertici dello Stato. Pochi civili si possono permettere un bunker privato, poche sono le case che ne hanno già uno, ancora meno sembrano essere quelli condominiali.

Tra gli ospiti in studio Nicola Gratteri, Paolo Mieli, Lorenzo Biagiarelli e Alessandra Tripoli.

"Farwest" è un programma di Salvo Sottile realizzato insieme alle inviate e agli inviati Andrea Sceresini, Carmine Gazzanni, Chiara Ingrosso, Giulia Torlone, Ludovico Tallarita, Manuela Iatì, Maria Laura Cruciani, Stefano Ciardi e Tommaso Mattei.

 

Al via i lavori di recupero del verde del Forte San Felice
Da chioggianotizie.it del 17 dicembre 2024

Erminio Boscolo Bibi: “Siamo felice. Le nostre speranze si stanno avverando”

SOTTOMARINA – Cominciati ufficialmente i lavori per il recupero dell’area verde del Forte San Felice. Lo annuncia, con grande entusiasmo, il Comitato per il recupero del Forte . Una notizia che si attendeva da anni, come spiega il presidente Erminio Boscolo Bibi: “Un anno fa, sulla nostra pagina Facebook, ci chiedevamo su un post se sarebbe stato il 2024 l’anno buono per l’avvio dei lavori nell’area verde. Un lembo di natura quasi selvaggia entro il perimetro urbano dal grande valore naturalistico, un’area chiusa estesa quasi 13 ettari, in uno stato di abbandono ormai da troppi anni, messa a rischio dalla vegetazione infestante che tende a coprire tutti gli spazi. Vi si alternano aree boscate e praterie da recuperare salvaguardandone i preziosi habitat che ancora resistono: lembi di tortuleto-scabioseto, di giuncheto, di lichene del tipo cladonia, alcuni esemplari di canna di Ravenna, presenza unica sul nostro litorale. Ora il suo recupero è finalmente realtà”.

Lavori che rientravano tra gli interventi previsti con il protocollo d’intesa per il Forte San Felice, confondi delle misure compensative per il Mose. Nel luglio 2021 il Tavolo tecnico per il Forte ne aveva approvato il progetto definitivo. “Siamo felici – continua Bibi – che quello che speravamo si stia finalmente avverando. Da alcuni giorni il Consorzio Venezia Nuova ha iniziato i lavori per il Progetto Oasi e nel Tavolo tecnico per il recupero del Forte tenutosi lo scorso 5 dicembre si è affermato che si concluderanno nel 2026 . Non abbiamo visto il progetto esecutivo, ma pensiamo che seguirà le linee indicate in quello del 2021: liberare l’area dalla vegetazione infestante, specie rovi e lonicera che tendono a soffocare tutto, con e radicazione delle specie vegetali aliene invasive, il diradamento selettivo di specie autoctone, la rinaturalizzazione di aree degradate con l’utilizzo di altre specie autoctone, il rispetto degli habitat particolari presenti favorendone la ricreazione, la realizzazione di percorsi per il pubblico nelle diverse aree, la recinzione dell’intera Oasi per un uso pubblico controllato. Progetto complesso che richiede grande attenzione anche nelle modalità dimessa in atto”. Per questo il Comitato chiede che sia presentato e discusso pubblicamente perché“ La realizzazione dell’Oasi – conclude Erminio Boscolo Bibi - si presenta come un intervento di grande significato per le prospettive della nostra città, da seguire sia nella sua realizzazione che per prospettare la sua gestione al termine dell’intervento del Consorzio”.

 

Bunker di Palo, nuovo raid dei vandali
Da laprovincicv.it del 17 dicembre 2024

LADISPOLI – Era stato preso già di mira in passato con scritte denigratorie. Stavolta invece qualcuno, con la bomboletta a spray, ha raggiunto il tratto di Palo per disegnarci sopra la bandiera della Palestina.

Ancora danneggiato il Bunker di Palo Laziale tra la spiaggia di Marina di Palo  e il Castello a due passi da Marina San Nicola.

L’ex fortino per i soldati venne realizzato nel 1941 a protezione delle truppe costiere italiane difesa del litorale.

Un’opera simbolo e non solo dal punto di vista storico sotto la gestione della 220° Divisione costiera del Regio esercito. bunker ladispolano faceva parte della linea costiera di difesa lunga quasi 200 chilometri e andava da Nettuno fino a Orbetello.

Un luogo importante.

Nel 2012 nel periodo di Natale spuntò fuori un ordigno bellico, esattamente una granata fatta brillare nei giorni successivi.

Qualche anno dopo le onde scoperchiarono un proiettile di mortaio modello “81”.

Il gesto ha fatto indignare i cittadini che si sono sfogati sui social con tantissimi commenti sull’episodio. In quel tratto non ci sono telecame re per poter individuare i responsabili che potrebbero essere arrivati anche dalla parte di San Nicola.

 

Prosegur Crypto lancia in Argentina un bunker per asset digitali di livello militare
Da invezz.com del 7 dicembre 2024

By Noris S.

• Prosegur Crypto apre a Buenos Aires un bunker all'avanguardia per la custodia di criptovalute.

• La struttura offre soluzioni di custodia complete con standard di sicurezza di livello militare.

• Questa espansione rafforza la presenza di Prosegur nel mercato delle criptovalute latinoamericano in rapida crescita.

Prosegur, leader mondiale nelle soluzioni di sicurezza, ha annunciato il lancio del suo primobunker Bitcoin a Buenos Aires, in Argentina.

La strategia di espansione di Prosegur Crypto nel settore della custodia di criptovalute in AmericaLatina ha raggiunto un traguardo fondamentale, come rivelato in un dettagliato comunicato  stampa in spagnolo a Cointelegraph.

La nuova struttura è pensata per garantire sia la sicurezza digitale che quella fisica degli asset istituzionali, rafforzando l’impegno di Prosegur nell’adottare la crescente e sempre più importante tendenza della gestione degli asset crittografici nella regione.

Prosegur Crypto: all’avanguardia nella sicurezza degli asset digitali

Questa struttura è stata progettata appositamente con una doppia attenzione alla sicurezza fisica e digitale, creando un ambiente solido per la protezione di preziosi asset digitali.

Questo moderno bunker a Buenos Aires rafforza l’attuale struttura di Prosegur a San Paolo, inBrasile. Questa posizione colloca strategicamente Prosegur come uno dei principali fornitori disoluzioni complete di custodia di criptovalute in America Latina.

Prosegur ha ricevuto l’approvazione ufficiale dalla Commissione Nazionale degli Attivi Argentini(CNV) per operare nel Paese, in concomitanza con il debutto del Buenos Aires Bunker.

Questa essenziale autorizzazione normativa rafforza l’impegno dell’azienda a rispettare lenormative e a operare in modo legittimo.

La capacità di Prosegur di muoversi con successo nel complicato panorama normativo dimostra ilsuo impegno nel fornire un ambiente sicuro e affidabile per la custodia degli asset crittografici.

L’approccio ibrido di Prosegur alla custodia delle criptovalute

La nuova strategia di sicurezza di Prosegur incorpora molti livelli di protezione, combinandoinfrastrutture fisiche offline con procedure di sicurezza crittografica di livello militare.

Questa architettura è pensata per offrire la massima protezione contro un’ampia gamma dipotenziali pericoli.

Secondo i portavoce aziendali, le chiavi private collegate agli asset crittografici saranno conservatein modo sicuro all’interno dei terreni rinforzati della struttura, riducendo notevolmente il rischiodi attacchi informatici, che sono diventati sempre più comuni nel panorama digitale odierno.

Questa strategia di sicurezza ibrida distingue il bunker crittografico di Buenos Aires come unasoluzione di custodia di asset digitali istituzionali unica nel suo genere ed estremamente sicura nel mercato argentino.

Il presidente esecutivo di Prosegur Crypto, José Ángel Fernández, ha sottolineato l’importanzastrategica della struttura.

“Con questo bunker crittografico rafforziamo la nostra posizione di leader nella custodia di assetdigitali in America Latina, offrendo una soluzione che combina la nostra vasta esperienza inmateria di sicurezza fisica con l’avanzata innovazione tecnologica”, ha affermato.

Questo potente messaggio dimostra la costante dedizione di Prosegur nel rispettare i più elevatistandard del settore e nel guidare il percorso verso metodi di gestione degli asset sicuri ed efficaci.

Prosegur Crypto e la trasformazione digitale dell’Argentina

Tuttavia, il servizio di Prosegur Crypto non si limita alla custodia; vuole anche assistere nella tokenizzazione di una varietà di asset fisici, tra cui metalli preziosi come l’oro, nonché di una vasta gamma di asset finanziari orientati agli investitori.

L’azienda intende fornire servizi specializzati mirati alle specifiche esigenze di istituti finanziari, organizzazioni governative e fondi di investimento, garantendo un ambiente sicuro per la corretta gestione e amministrazione degli asset digitali.

Questa direzione strategica dimostra l’approccio completo e lungimirante di Prosegur nel soddisfare le mutevoli esigenze e le difficoltà dell’ambiente finanziario dinamico dell’Argentina.

Il futuro della custodia delle criptovalute

L’espansione del quadro normativo che regola gli asset crittografici in Argentina, in particolaresotto la supervisione della CNV, rende Prosegur un alleato importante per le aziende chedesiderano rispettare le normative in questo settore complicato.

Questa collaborazione è fondamentale, poiché un numero crescente di aziende si impegna a soddisfare i nuovi requisiti legali e al contempo a garantire la sicurezza dei propri asset digitali.

Prosegur Crypto si impegna a rendere le transizioni di conformità più fluide, creando un ambientein cui innovazione e conformità normativa possano coesistere in modo efficiente, a vantaggio ditutte le parti.

Con la crescita dell’utilizzo di bitcoin e l’accresciuta attenzione alle misure di sicurezza, Prosegur èben posizionata per mantenere la sua posizione di leadership nell’ambiente degli asset digitali latinoamericano.

L’ingresso recente di Prosegur in Argentina con la sua completa soluzione di custodia di criptoasset riflette più che semplicemente la dedizione dell’azienda a soddisfare le urgenti esigenze di un ambiente finanziario in rapida evoluzione.

Evidenzia inoltre il crescente e enorme interesse per le criptovalute, nonché le continue riforme normative che influenzano il futuro del banking digitale nella regione.

Prosegur Crypto è pronta a guidare questo percorso rivoluzionario, garantendo la conformità e la crescita innovativa degli asset digitali in tutta l’America Latina.

 

Tra la Valtiberina e Arezzo: le fortificazionimedievali della Valcerfone
Da ttv.it del 6 dicembre 2024

Di GABRIELE MARCONCINI

A sinistra: Resti del Castello di Ranco

A destra: Resti di fortificazioni medievali (foto di Simone De Fraja)

Nei giorni scorsi è stato pubblicato un articolo che ha cercato di ricostruire la storia del castello di Montagutello di Monterchi . Avvalendosi del parere di alcuni esperti, talelavoro è stato effettuato a partire dall’interpretazione degli antichi ruderi, dalle considerazioni sulla geomorfologia del territorio, dalle tracce toponomastiche e da alcune fonti cartografiche. Nonostante la focalizzazione sulla suddetta fortificazione,nelle diverse fasi di indagine si sono aperti punti di osservazione che talvolta hanno consentito di mettere a fuoco anche altri luoghi e siti del territorio circostante (come i vicini Castiglioncello e il castello di Ranco): soprattutto per ciò che riguarda il medioevo è quindi emerso che la Valcerfone è particolarmente disseminata di segni che ancora oggi possono essere letti e utilizzati per ricostruire un’importante pagina di storia che ha contribuito a definire l’identità di questi luoghi.

Per comprendere tale passato attraverso le tracce che ancora oggi il presente è in grado di offrire, Simone De Fraja, nelle cui pubblicazioni rientra anche uno studio specifico incentrato proprio su questa valle (“ Fortificazioni medioevali in Valcerfone. Indagine e censimento dei siti ”, Società Storica Aretina, 2011), si è reso disponibile a soddisfare qualche curiosità. Si è dunque proceduto a porre lui alcuni quesiti le cui risposte possono certamente aiutare a inquadrare storicamente l’area analizzata. Per un approfondimento dei circa 35 siti fortificati, ancora oggi individuabili attraverso ruderi, edifici collabenti, o strutture abitate, si rimanda invece alla sua pubblicazione ricca di foto e disegni.

De Fraja, lei che ha avuto modo di studiare la Valle del torrente Cerfone,come si spiega la presenza di così tante fortificazioni medievali in questo territorio?

Ci vorrebbe un altro libro o una giornata di discussione, ma cercherò di essere sinteticolasciando più domande che risposte. La valle del Cerfone è sempre stata un “corridoio”naturale per la comunicazione tra la piana aretina e quella tiberina. Nei secoli piùlontani il collegamento avveniva attraverso strade di crinale, d’altura lungo le quali sisvilupparono, dopo la caduta dell’Impero Romano occidentale, centri di interesse siamilitare che economico. Si trattava di una sorta di linea di confine, mobile e mutevole,tra le popolazioni provenienti da nord–est e l’eredità romana. Tracce toponomastichee una certa morfologia delle sommità montuose, con scarse tracce leggibili, attestanoquanto detto. Con il tempo si preferì un percorso che in alcuni punti costeggiava, otagliava, il flusso del torrente, un “corridoio” lungo il quale viaggiavano persone ecose, una direttrice che si snodava tra più antichi centri insediativi e produttivicaratterizzati da ampie distese boscose. Tutti elementi primari per una colonizzazioneall’impronta dello sfruttamento sia del fiume che della viabilità sempre inaffermazione.

Siti di interesse storico e architettonico tra il Cerfone e il Padonchia (immagine tratta da volume di Gian Franco Di Pietro e Giovanni Fanelli,“La Valle Tiberina toscana”, a cura dell’Ente provinciale per il turismo, 1973)
 

Seppur ogni castello abbia un’origine diversa dagli altri, è possibile individuare un minimo comune denominatore che ha portato alla nascita di certi siti fortificati in Valcerfone?

Verosimilmente l’interesse per la direttrice di transito e i relativi centri produttivi anche lungo il corso d’acqua spinsero alla necessità di presidiare, controllare e sfruttare queste zone. 

Si tratta, per quanto il tempo ci ha consegnato, di ruderi di fortificazioni caratterizzate da modesti recinti in pietra ed un elemento turriforme ma abbiamo anche, a pochi metri dal corso d’acqua, la testimonianza di resti di una torre isolata. Ci sono comunque anche centri religiosi in disfacimento che distano tra loro una quindicina di chilometri, distanza che poteva essere coperta con una giornata dicammino, una sorta di soste autostradali.

La vallata è affascinante anche per i resti degli opifici che si sono succeduti nel tempo.

Quali altri siti fortificati della zona sono, a suo avviso, degni dimenzione?

Sono tutti davvero interessanti sia dal punto di vista storico e scientifico che dal puntodi vista, ormai naturalistico.

Un connubio, quasi pittorico, tra natura ed artificio; di alcuni sono sopravvissute solo le tracce toponomastiche, qualche segno sul terreno livellato, di altri qualche brandello di muro ma, come avevo già indicato nel citato volume sulle fortificazioni, ciò che intriga, alla fine, è il fatto che “una rovina è un dialogo tra una realtà incompleta e l’immaginazione dello spettatore”.

Ecco l’invito a studiare e percorrere il territorio.

La storia non si fa solo sui libri.

 

COPERNICUS, lanciato con successo il satellite per l’osservazione della Terra SENTINEL-1C
Da rid.it del 6 dicembre 2024

Di Carolina Paizs

Il satellite SENTINEL-1C, parte del programma di osservazione della Terra (EO) dell’Unione Europea COPERNICUS, è stato lanciato con successo da un vettore VEGA – il lanciatore dell’ESA prodotto da Avio e operato da Arianespace – dallo spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana francese, alle 18:20 ora locale (21:20 UTC) di giovedì 5 dicembre. Inizialmente, il lancio era previsto per il 3 dicembre; per alcuni problemi tecnici, tuttavia, è stato posticipato alla giornata di ieri.

Come si diceva, il SENTINEL-1C fa parte di COPERNICUS, il programma Europeo EO gestito dalla Commissione Europea e finanziato dal l'UE con un contributo parziale dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), quest’ultima responsabile, tra l’altro, dello sviluppo e del lancio di tutta la famiglia di satelliti SENTINEL. A questo proposito, ricordiamo che Thales Alenia Space, la joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%), è prime contractor – per conto dell’ESA, appunto – per lo sviluppo, nello specifico, proprio delle famiglie di satelliti SENTINEL 1 e 3. La JV è responsabile, in particolare, della progettazione, dello sviluppo e dell’integrazione e dei test. Ogni satellite SENTINEL-1 è costruito sulla piattaforma/bus PRIMA (Piattaforma Italiana Multi Applicativa), sviluppata da Thales Alenia Space per l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ed è equipaggiato con un radar ad apertura sintetica (SAR) in banda C, sviluppato da Airbus Defence & Space. Il radar consente una mappatura precisa con risoluzioni fino a 5 m e una copertura fino a 400 km.

Con un peso al lancio pari a circa 2,2 t, il SENTINEL-1C opererà in orbita bassa (LEO, Low Earth Orbit) a un'altitudine di 700 km e con un’aspettativa di vita di circa 7 anni. Sarà affiancato dal “gemello” SENTINEL-1D, attualmente in fase di test nello stabilimento di Thales Alenia Space a Cannes. Inoltre, il SENTINEL-1C lavorerà in coppia con il satellite SENTINEL- A, già in orbita, fornendo immagini della superficie terrestre, giorno e notte e in tutte le condizioni meteorologiche. I dati raccolti dal SENTINEL-1C saranno acquisiti da diversi centri europei, tra cui la stazione di terra del centro spaziale di e-GEOS, una joint venture tra Telespazio (80%) e l'Agenzia Spaziale Italiana (20%), con sede a Matera.

Per ciò che concerne il coinvolgimento degli stabilimenti italiani di Thales Alenia Space, a Roma si trova il sito dedicato all’ingegneria di sistema, di sottosistema, di integrazione e test; a Milano, quello dedicato alla progettazione delle unità del computer di bordo e della memoria di massa; a L’Aquila, invece, quello relativo alle linee di produzione delle unità elettroniche (in particolare dei moduli di trasmissione e ricezione del radar); e a Torino, infine, lo stabilimento che si occupa della produzione della struttura satellite.

Per ciò che concerne direttamente Leonardo, l’azienda ha contribuito alla realizzazione dei satelliti SENTINEL-1C e 1D con i sensori per il controllo di assetto (Autonomous Star Traker, ossia sistemi che determinano in modo altamente accurato l’orientamento e l’assetto dei satelliti e delle sonde nello Spazio sulla base dell’osservazione delle stelle) e con le unità di potenza che alimentano il radar, che contribuiscono ad assicurare la disponibilità continua delle immagini.

 

CHE COSA È IL PIANO BUNKER CHE RIMETTE MANO AI RIFUGI ANTIAEREO TEDESCHI
Da elledecor.com del 6 dicembre 2024

di Isabella Prisco

La Germania ha iniziato il censimento dei suoi fortini alla luce delle crescenti tensioni con il fronte russo

Rifugi e bunker censiti per correre - eventualmente - al riparo: di fronte alle nuove tensioni tra Russia e Ucraina, la Germania fa i conti con le architetture espugnabili che potrebbero accogliere la popolazione tedesca in caso di necessità. Lo scopo è quello di prendere nota dell'esistente e, numeri alla mano, fare il punto della situazione. Nella regione alemanna, di fatto, che ospita 84 milioni di abitanti, "si contano 579 bunker, per lo più risalenti alla Seconda guerra mondiale e alla guerra fredda", come riporta The Guardian, "che possono ospitare fino a 480.000 persone".

Ovvero lo 0,56% della popolazione tedesca. Idealizzato come casa corazzata su un campo di battaglia, il fortino che nella maggior parte dei casi circoscrive l'abitare a una grande stanza ipogea torna al centro della strategia mitteleuropea indagando lo spazio urbano. Al di là delle roccaforti già costruite, il radar della geografia per la sopravvivenza intercetta, infatti, altri ambienti consoni ad accogliere persone in fuga, come le stazioni delle linee della metropolitana, parcheggi ed edifici statali.

Alla luce delle nuove strategie militari - evolute senz'altro rispetto ai conflitti del secolo scorso -, la domanda che si interroga sul ruolo effettivo di questi impianti tutti cemento è piuttosto lecita.

"L'effetto non è più paragonabile a quello di Hiroshima o Nagasaki", avverte Hans-Walter Borries, direttore dell'Istituto FIRMITAS per gli studi economici e di sicurezza dell'Università di Witten, nella Germania occidentale, su Deutsche Welle. "Con le armi moderne, tutta la Germania potrebbe essere annientata con dieci o dodici missili", sostiene. I bunker in grado di resistere a un attacco del genere, secondo l'esperto, dovrebbero essere sepolti a migliaia di metri di profondità nelle Alpi svizzere. "Da lì, poi, nessuno vorrà più uscire".

 

Un acquisto trendy? Il bunker antiatomico
Da rsi.ch del 4 dicembre 2024

Di Romano Giuffrida

Molti architetti nel progettare una casa aggiungono già di default un rifugiosotterraneo contro guerre, pandemie ed eff etti dei cambiamenti climatici

«A un certo punto, l’uomo, insoddisfatto dei rifugi off erti dalla natura, è diventato architetto». A questa aff ermazione di qualche anno fa dell’architetto Renzo Piano (1937), oggi potremmo aggiungere un seguito: dopo aver fatto proprio il concetto di casa intesa come riparo e sicurezza, ossia quel concetto che parallelamente ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo e della società,nella contemporaneità l’architetto si trova sempre più a fare i conti con la fragilità della casa stessa di fronte alle insidie del presente e a immaginare altri rifugi più sicuri. A osservare i trend diproduzione, è indiscutibile il fatto che il mercato dei bunker abbia avuto nel corso degli ultimi decenni, e soprattutto negli ultimi anni, un incremento più che considerevole. Questo era un mercato attivo sino dagli anni Cinquanta, cioè dai tempi della Guerra fredda: non a caso la Svizzera sancì già dal 1962 che ogni abitante dovesse avere un rifugio protetto sotterraneo.

Poi, dall’attacco alle Torri del World Trade Center nel 2001, la richiesta di rifugi antiatomici è cresciuta ininterrottamente, per diventare un vero e proprio business “a molti zeri” a partire dall’approfondirsi della crisi tra Ucraina e Russia nel 2022.

Ci vuole stile anche in un bunker… o almeno, è ciò che pensano molti miliardari d’oltre Oceano, ma non solo. Architetti come lo svedese Albert France-Lanord (1974) o studi di architettura come Abiboo diMadrid (che, tra l’altro, ha progettato Nüwa, una città autosufficiente e sostenibile su Marte,capace di ospitare fino a 250.000 abitanti), hanno realizzato bunker di  lusso, alcuni del valore di 10 milioni di dollari, comprensivi di idromassaggio, cinema, sale da biliardo, parcheggi e di quanto l’immaginazione umana ritiene necessario per sopravvivere “serenamente” alla fine della vita sullaTerra.

Il desiderio del rifugio sotterraneo ha trovato un’ulteriore spinta alla crescita nella crisi pandemica del 2020 da Covid-19 e, ultimamente, dall’inarrestabile peggioramento delle condizioni di vita sul pianeta determinate dal riscaldamento globale.

Come recita il proverbio però: «è inutile chiudere la stalla quando i buoi sono scappati». Fuor dimetafora, significa che il bunker è un’ultima ratio  la quale, almeno in parte, avrebbe potuto essere evitata se cinquanta, sessant’anni fa le istituzioni avessero dato ascolto all’annuncio del medio evo prossimo venturo profetizzato nel 1971 dall’ingegnere e matematico Roberto Vacca (1927). Se ciò fosse stato fatto (almeno per quanto riguarda gli effetti dell’inquinamento terrestre), e se quindi,ad esempio, fosse stato dato ascolto già dagli anni Settanta del secolo scorso ai progettisti tedeschi, come Anton Schneider, che proponevano la bioedilizia per realizzare un’architettura“sostenibile” compatibile con l’uomo e l’ambiente naturale e che, conseguentemente, avesse il minor impatto ambientale, oggi forse non ci troveremmo in questa situazione. L’attenzione all’uso di materiali di costruzione rispondenti a requisiti di bioecologicità (secondo l’Organizzazionemondiale della sanità, l’edilizia è responsabile per il 39% dell’inquinamento globale con i rifiuti edili); l’attenzione al consumo energetico degli edifici (la cui dispersione termica attualmente inEuropa contribuisce al consumo di un terzo dell’energia totale impiegata), all’uso di fonti di energia rinnovabili, alla gestione delle acque: tutto ciò, se attuato rigorosamente nel passato, avrebbe potuto contribuire a attenuare di molto la drammatica situazione che vive l’ecosistema.

Ovviamente nel mondo non sono pochi gli architetti che si sono mossi, almeno simbolicamente, in questa direzione. Possiamo citare Stefano Boeri (1956) e il suo Bosco Verticale a Milano che rappresenta la sublimazione del sogno ecoarchitettonico del viennese Undertwasser (1928-2000): 900 alberi, 5mila arbusti e 11mila piante da fiore perenni, per l’equivalente di due ettari di bosco,che vivono sulle facciate dei due edifici di 28 e 26 piani. Un altro esempio è quello della Fiorita Passive House di Cesena dell’architetto Stefano Pieraccini (1976), un edificio così efficiente che non solo produce più energia di quella che consuma, ma non produce emissioni in atmosfera e non è collegato con la rete del gas.

Non si può poi non citare il quartiere Le Albere di Trento (116.000 metri quadrati complessivi, 5ettari di parco), progettato da Renzo Piano, dove è attiva una centrale unica di trigenerazione (un sistema capace di produrre energia elettrica e nel contempo di utilizzare l’energia termica del sottosuolo), che, pur consumando solo un terzo di quanto sarebbe necessario per gli edifici tradizionali, è in grado di garantire ciò che è necessario dal punto di vista energetico alla vita del quartiere.

Si potrebbero poi citare, tra gli altri, il complesso di Bedzed, nei sobborghi di Londra, opera dell’architetto Bill Dunster (1964) con i suoi 777 metri quadrati di pannelli solari, oppure la Casa solare passiva di Edmonton in Canada dell’architetto Shafraaz Kaba: un edificio senza caldaia, che si riscalda con l’energia solare passiva grazie a pannelli solari, alle finestre rivolte a Sud e a pavimenti in cemento che restituiscono il calore proveniente da terra.

Belli e encomiabili progetti di architetti altrettanto lodevoli: le istituzioni però dov’erano in questi decenni di degrado ambientale, di cementificazione irrazionale, di stravolgimento dell’ecosistema? Non vogliamo essere cinici, ma considerando l’attuale situazione planetaria, c’è il rischio che i bellie encomiabili progetti , loro malgrado e soprattutto malgrado l’impegno degli architetti che li hanno immaginati, assomiglino ai famosi “vasi di fiori” che qualcuno voleva mettere sui tavoli del Titanic che affondava… Speriamo veramente che non sia così.

 

La prima maratona sotterranea del Regno Unito: si è corsa in un bunker militare
Da video.corriere.it del 3 dicembre 2024

I corridori si sono presentati muniti di lampade frontali e caschi da ciclista per partecipare alla prima maratona completamente sotterranea del Regno Unito, tenutasi il 30 novembre in un ex bunker della Marina Reale a Portsmouth.

Dave Painter che ha girato le riprese ha descritto l'evento come una «corsa sudata e claustrofobica attraverso tunnel, aria umida e la minaccia sempre presente di sbattere la testa contro un tubo basso».

Painter ha affermato che alla maratona hanno partecipato 87 corridori. Sussex Trail Events, che ha organizzato la maratona, ha affermato che il bunker dell'UCAP faceva parte dell'ex quartier generale sotterraneo utilizzato dalla Royal Navy per monitorare l'avanzata delle truppe alleate durante l'invasione della Normandia nella seconda guerra mondiale.

(Storyfuò)

 

Hanno trovato un bunker in Cile sul terreno dell'ex Colonia Dignidad, l'enclave tedesca utilizzata come centro di tortura durante la dittatura
Da aurora-israel.co.il del 2 dicembre 2024

Sul terreno del primo è stato rinvenuto un edificio sotterraneo Colonia Dignidad, l'enclave tedesca situata nel sud di Cile che fu utilizzato come centro di detenzione, tortura e sterminio durante la dittatura militare civile Augusto Pinochet (1973-1990), hanno riferito le autorità. Il ministro ospite della Corte d'Appello Paola Plaza ha affermato che il ritrovamento e la natura delle perizie dispiegate sul sito, nelle vicinanze del comune di Parral nella regione del Maule, 830 chilometri a sud di Santiago, si svolgono nel quadro dell'"impegno assunto nella ricerca delle vittime e di tutto ciò che contribuisce alla scoperta della verità su quanto accaduto nell'ex Colonia e sul modo in cui operava durante il regime militare".

Da diversi giorni un gruppo interdisciplinare di specialisti del Laboratorio di Criminalistica della Polizia Investigativa (PDI) e della Brigata Investigativa sui Crimini contro i Diritti Umani sta lavorando per raccogliere indizi e retroscena che permettono di chiarire alcuni dei crimini commessi nel sito, come la sparizione sistematica degli oppositori politici della dittatura. Insieme a questa squadra sono stati mobilitati in coordinamento paesaggisti, planimetristi, fotografi, meccanici e operatori tattici, oltre ad un gruppo di archeologi e al Centro Ricerche sui Rischi Naturali ed Antropici del Territorio Università meridionale del Cile.

In linea di principio, si ritiene che il "bunker" funzionasse come un posto di sorveglianza, anche se non esisteva alcuna documentazione precedente della sua esistenza. Secondo vari media locali, il luogo è già stato sgomberato e accertato da esperti, mentre sono in corso le procedure per determinarne lo scopo e la data di costruzione.

Il governo progressista Gabriele borico ha presentato un anno fa il Piano Nazionale di Ricerca, il cui obiettivo è quello di “chiarire le circostanze della scomparsa e/o della morte delle persone vittime di sparizioni forzate, in modo sistematico e permanente, in conformità con gli obblighi dello Stato del Cile e standard internazionali.", secondo il sito web del programma. È la prima volta dal ritorno alla democrazia che lo Stato cileno si assume la ricerca dei dispersi, poiché finora il compito era stato svolto da gruppi di parenti, gruppi di vittime della dittatura e organizzazioni per i diritti umani.

Da decenni, secondo documenti giudiziari e giornalistici locali, i dirigenti dell'ex Colonia Dignidad Sottoposero i coloni tedeschi alla schiavitù e alla tortura, abusarono dei bambini e furono complici e attivi insabbiatori dei crimini della dittatura civile-militare.; Senza andare oltre, fino alla fine degli anni ’90 hanno avuto il sostegno di alti dirigenti della destra cilena, come l’ex ministro della Giustizia del governo di Sebastián Piñera e attivista dell'ultraconservatrice Unione Democratica Indipendente (UDI), Hernán Larraín.

Colonia Dignidad Ha funzionato come centro di detenzione clandestina tra il 1973 e il 1974, un luogo dove arrivarono prigionieri da diverse parti del paese dopo il colpo di stato militare, inclusa Santiago. Colonia Dignidad, enclave tedesca situata a circa 380 chilometri a sud di Santiago, fu fondata nel 1961 da un gruppo di tedeschi reclutato dal sottufficiale nazista Paul Schaefer.

Per decenni, i gerarchi della colonia si sono fatti beffe delle leggi cilene, e il primo presidente dopo il ritorno della democrazia in Cile, Patricio Aylwin (1990-1994), ha privato della propria personalità giuridica, definendola “uno Stato nello Stato”. (Con informazioni da EFE)

Fonte: INFOBAE

Colonia Dignidad (inizialmente Benefattore della dignità e società educativa) è una soluzione di coloni tedeschi fondato nel Cile nel 1961 dal predicatore e pedofilo Paul Schaefer.

Si trova nel comune di Parral, provincia di Linares, regione di Maule.

È diventato famoso per aver funzionato ome centro clandestino di detenzione, tortura e omicidio durante la dittatura di Pinochet (1973- 1990).

Ha adottato il nome di Villa Baviera su suggerimento dell'ex ufficiale tedesco lall'intelligence nazistai e il trafficante d'armi Gerhard Mertins Fonte: Wikipedia

 

Bunker e rifugi, il sogno di progetto di tutela e valorizzazione per i Lions Siracusa e varie associazioni
Da siracusanews.it del 5 dicembre 2024

Il nostro sogno è che queste strutture possano essere riconosciute dall’Unesco come bene immateriali" dice Giovanni Girmena, presidente dell’Associazione Arma Aeronautica e coordinatore per Siracusa e Ragusa di Telethon

Di Carmelo Prestisimone

Un importante evento, dal titolo “Bunker e rifugi: dalla guerra alla pace…un percorso di riscatto e di speranza”, si è tenuto qualche giorno fa presso il Distaccamento dell’Aeronautica militare di via Elorina, in collaborazione con l’Associazione Arma Aeronautica, i Lions, il presidente nazionale del Lions Club Filatelico, Leonardo Pipitone, socio del Club Archimede nonché presidente dell’Unione Siciliana Collezionisti, insieme all’Associazione Lamba Doria. Ha portato un indirizzo di saluto Giovanni Girmena, presidente dell’Associazione Arma Aeronautica e coordinatore per Siracusa e Ragusa di Telethon.

Ha poi preso la parola Vincenzo Filetti, presidente del Lions Club Archimede, che ha aperto i lavori: “Per noi è un vanto essere riusciti in un’impresa sul piano nazionale, la cartolina prodotta per il centenario dell’Arma con l’annullo postale speciale arriverà fino al Capo di Stato Maggiore. Valorizzare l’aspetto simbolico del francobollo, vuol dire potenziare significati che vengono dal lontano passato per costruire l’identità di un popolo. Ringrazio, per quanto riguarda i Lions, la presidente del Club Siracusa Host, Cettina Maida, un importante membro del Lions Host Club di Catania, Enzo Faraone, e lo storico Filippo La Fauci. L’identità di un popolo si costruisce anche attraverso le conoscenze storiche, che non possono essere veicolate soltanto attraverso pochi eletti. I giovani devono conoscere questi argomenti

Prende la parola il relatore, Concetto Scandurra, socio del Club Archimede, che illustra un progetto scaturito dall’esperienza realizzata all’interno della Fondazione Unesco, per cui ha pensato che fosse importante valorizzare dei siti unici. Illustra i criteri previsti nelle linee guida dell’Unesco perché un bene possa essere considerato di eccezionale valore universale e perciò patrimonio dell’Umanità. “Esso deve costituire un esempio straordinario di tipologia edilizia, un insieme architettonico tecnologico, un paesaggio che illustri uno o più importanti fasi della storia umana. Una fase è essere testimonianza unica ed eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa. Essere un esempio eccezionale di un insediamento umano tradizionale dell’utilizzo di risorse territoriali o marine, rappresentativo di una o più culture o dell’interazione dell’uomo con l’ambiente, soprattutto quando lo stesso lo è divenuto per effetto di trasformazioni irreversibili”, ha spiegato.

Memory of the World è un programma dell’Unesco, fondato nel 1992, e volto a censire ed a salvaguardare patrimonio e documentario dell’umanità dai rischi connessi all’amnesia collettiva, alla negligenza, alle ingiurie del tempo, alle condizioni climatiche, alla distruzione intenzionale e deliberata. Il programma ha come obiettivi quelli di facilitare la conservazione dei documenti, l’accesso universale, aumentare la consapevolezza diffusa dell’importanza del patrimonio documentario. “Nel 2008, l’opera dei pupi viene considerata patrimonio immateriale. Essa nasce in Sicilia ai primi dell’‘800 e ai primi del ‘900 muore, non esiste più se non nella passione di alcuni, che cercano di farla sopravvivere e nasce così qualche teatrino ad uso folkloristico. Come un bene diventa patrimonio Unesco? Ad un certo punto, si insedia la commissione, che vota. Un bene, per essere riconosciuto, ha bisogno del supporto emozionale e costante di chi lo propone”, ha proseguito. Dal 1939 al 1945, il mondo cambia per una serie di eventi drammatici con la 2^ Guerra Mondiale. Nasce, negli anni ’30, il Vallo Atlantico, una serie di accorgimenti architettonici perché si ipotizzava un’invasione dei nemici, per cui si fortificò tutta la Sicilia costiera in previsione di questo drammatico evento, parliamo di bunker e di fortilizi.

Prosegue Scandurra: “Questi bunker sono costituiti da grossi massi monolitici in cemento armato. Queste realtà spesso scendono a compromesso o a contrasto con una realtà culturale ambientale, da cui non possiamo prescindere come avviene con le mura dionigiane. Ci sono queste commistioni! Un progetto di valorizzazione di questi elementi bellici, sarebbe una commistione storico-monumentalearcheologico- militare. Nella piazzaforte Augusta Siracusa, alcuni bunker erano camuffati da casette per non essere individuati dalla ricognizione aerea. Ci sono molti esempi di trascuratezza di questo patrimonio, ci sono dei bunker, che sono stati spazzati via per realizzare delle strade. Ci sono delle batterie con dei corridoi con scritte dell’epoca, che ci fanno interpretare le realtà del tempo. L’ipotesi di valorizzazione di questa realtà può avere risvolti turistici perché hanno un fascino irripetibile. Un’intelligente valorizzazione tra storia, archeologia e paesaggio ci darebbe una grande potenzialità. – Prosegue Scandurra. – Poi ci sono gli uffici della batteria Lamba Doria, abbandonati al loro destino. L’associazione Lamba Doria vi ha posto una lapide. Dove è stato possibile, essa ha valorizzato. Ancora cuniculi, piazzole per i mezzi pesanti, la torre Mortella ossia Magnisi, torre Cuba, importantissima dal punto di vista strategico”. Vi è un serbatoio di carburante, che si trova in viale Santa Panagia. Si tratta di vasche immense, alte 12 metri, che scendono diversi metri sotto terra, erano completamente ricoperte di ferro e non c’è più nulla perché sono state vandalizzate. Da qui partivano dei corridoi sotterranei, alti un metro e mezzo, sono poco conservati perché vi è in atto un processo veloce di degenerazione. Da qui si dipartivano delle gallerie, una di queste arrivava fino al molo S. Antonio ed una fino al campo Scuola Di Natale. Ancora tutta una serie di rifugi, dove la gente andava a ripararsi dai bombardamenti, l’ipogeo di piazza Duomo, in cui c’è la commistione con gli ipogei cristiani e qui fu conservato il simulacro di Santa Lucia per salvarlo dai bombardamenti. Ancora tutti quei ricoveri, in cui i siracusani stavano seduti sulla nuda pietra con il tetto che gocciolava e dove molta gente si ammalava. “Si tratta di testimonianze mute, che non si devono dimenticare se si vuole ripercorrere un iter di pace, fondato sulla memoria del dramma dell’uomo. Molti si rifugiavano nelle catacombe in un’epoca in cui queste erano piene di scheletri dei cristiani dei primi secoli. I loculi dei morti cristiani dei primi secoli erano i giacigli dei cristiani degli anni ’40. I corridoi del castello Eurialo sono serviti come rifugi per proteggersi dai bombardamenti e quindi vi era una commistione. In Normandia c’è una sorta di euforia generale riguardante il tesoro del Vallo Atlantico prevalentemente predisposto dai tedeschi, che era lungo migliaia di km e là ne hanno fatto un tesoro turistico-storico-ambientale, hanno esaltato quella memoria, su cui si fonda la coscienza generale. Da noi la coscienza generale non c’è nel sogno di una possibile valorizzazione. Noi potremmo mettere in campo tanti tesori, ne abbiamo tanti nascosti!”, ha concluso il relatore.

Lorenzo Bovi ha relazionato spiegando di essersi impegnato con le scuole nella divulgazione della storia dello sbarco in Sicilia e nella creazione di un percorso storico-turistico sul modello di quello francese, da realizzarsi in Sicilia nei luoghi che hanno vissuto lo sbarco. “Una cosa che ci interessa di più è andare nelle scuole a parlare con i ragazzi di quello che è successo sulle spiagge dove loro fanno il bagno. I ragazzi delle scuole secondarie di 1° e 2° grado vanno a Fontane Bianche e non sanno che lì c’è stato uno sbarco con centinaia di morti. A Siracusa c’è il cimitero inglese, solo ci sono 1000 morti. I morti italiani non sono mai stati censiti, il primo censimento sui morti italiani l’ha condotto la Lamba Doria 10 anni fa”, ha spiegato Bovi. “In 20 anni di Lamba Doria, con il presidente, abbiamo cercato di non far demolire alcune strutture. In alcuni casi ci siamo riusciti, in altri no. Alcuni edifici militari vengono ancora demoliti per costruire strade o edifici, strutture bellissime che vanno distrutte. Vengono demoliti anche i documenti. L’archivio storico comunale di Siracusa aveva migliaia di documenti e si è allagato. Un progetto potrebbe digitalizzare le cartelle, che si sono salvate. Vi parlo del cannone “Opera A”, che c’era in Sicilia, una struttura corazzata a due piani, che conteneva questo enorme cannone. Tutta la struttura esiste a Santa Panagia in area militare e potrebbe divenire un museo grandioso. Ci sono le postazioni delle piazzaforti. Dal punto di visto storico, abbiamo fatto delle esperienze bellissime, la batteria Lamba Doria di Capo Murro di Porco dà il nome all’associazione Lamba Doria perché lì ci sono stati i primi combattimenti, avvenuti di notte. Ha due piani sotterranei, si potrebbe ricostruire il cannone e potrebbe essere fruita da un sacco di gente, proveniente da tutto il mondo.”

Alberto Moscuzza, presidente Lamba Doria, spiega: “Per il turismo bellico, a Siracusa, siamo nell’anno zero. In vent’anni abbiamo visto molte fortificazioni distrutte, diverse a Siracusa, due bunker circolari all’Arenella, ad Avola invece non siamo riusciti a salvaguardare il caposaldo di Cozzo Paradiso. Il bunker della Pillerina, Punta della Mola, una batteria costiera che verrà valorizzata, sarà fruibile con una convenzione, la quale sarà presentata a giorni. Quel complesso verrà recuperato, verrà reso fruibile con tutta la sua storia. Gli archivi della Regia Prefettura e della Provincia sono stati dismessi. Ho potuto recuperare parte di quello della Regia Prefettura e questo è stato l’inizio della grande avventura della nascita dell’associazione. Siamo riusciti a ricostruire la storia di Siracusa dello sbarco e molto di questo materiale l’ho donato alla Sovrintendenza. A Malta stiamo collaborando alla realizzazione del più grande museo dello sbarco in Sicilia, molto materiale è andato là, in quanto non tutti i comuni sono sensibili al turismo bellico ed all’archeologia militare. Lottiamo ogni giorno non solo per la valorizzazione, ma, anche, per la tutela”, conclude Moscuzza. Termina Girmena, spiegando: “Il nostro sogno è che queste strutture possano essere riconosciute dall’Unesco come bene immateriali, si studierebbe l’aspetto architettonico e l’evoluzione delle costruzioni. La proposta dei Lions è quella di creare un percorso turistico. Esiste già un turismo bellico, infatti molti stranieri o eredi di soldati vengono per osservare le nostre aree militari e chiedono che si possano riqualificare questi luoghi. Noi Lions abbiamo preso in carico questa idea ed abbiamo deciso di portarla avanti. Anche l’associazione Arma Aeronautica intende collaborare per valorizzare un patrimonio da sfruttare e per creare un turismo fatto di percorsi militari e bellici”.

 

Fortezze di Puglia: Il Palazzo – De Angelis –Viti, ex del Balzo, di Altamura e l’assassinio di Giovanni Antonio Orsini del Balzo
Da pugliaplanet.com del 4 dicembre 2024

Di Cosimo Enrico Marseglia

PUGLIA – Il Palazzo De Angelis – Viti è sicuramente uno degli edifici signorili più belli e forse anche il più antico di Altamura, la cui costruzione risale con ogni probabilità al XV secolo, ad opera del Principe di Taranto e Conte di Lecce, Soleto e San Pietro in Galatina Raimondello Orsini del Balzo, su una preesistente struttura limitrofa alle mura medievali della città ed inglobato in Porta di Bari. La città di Altamura era stata infeudata a Raimondello nel 1392.

La famiglia Orsini del Balzo mantenne la proprietà della struttura sino al 1620, anno in cui questa passò nelle mani del casato De Angelis, che fra il XVI ed XVIII secolo effettuò diversi lavori di ampliamento, fra i quali anche la costruzione di una cappella intitolata a Sant’Angelo. In seguito, ai De Angelis subentrò la famiglia Viti per via ereditaria, che continuò ad operare modifiche alla struttura originaria.

Il palazzo, imponente nella sua mole, si presenta a pianta trapezoidale ed occupa un’intera isola dell’abitato, sviluppandosi su tre livelli. Di grande pregio è il portale rinascimentale che si apre su Corso Federico II. Ampio è suggestivo è il Cortile d’Onore o Piazza d’Armi, pavimentato in chianche,corredato di uno Scalone d’Onore e di una cappella. Sempre nel cortile si erge una torretta con merli in cima, in falso stile gotico. Un loggiato rinascimentale alleggerisce la maestosità della struttura con colonne e relativi capitelli, uno dei quali riporta il blasone della famiglia De Angelis.

Ma la descrizione non finisce qui, giacché le mura di questo palazzo furono testimoni dell’assassinio di Giovanni Antonio Orsini – del Balzo, nato al Lecce il 9 settembre 1401 da Raimondello e Maria d’Enghien. Giovanni Antonio era all’epoca della sua morte, avvenuta il 15 novembre 1463, il più potente feudatario del Regno di Napoli. I suoi titoli erano: Principe di Taranto, Duca di Bari, Conte di 4 Dicembre 2024 Lecce, Conte di Acerra, Conte di Soleto, Conte di San Pietro in Galatina, Conte di Conversano dal 1406, Signore di Altamura, Conte di Matera dal 1433 e di Ugento dal 1453. Coinvolto nelle lotte dinastiche tra la regina Giovanna II, sorella maggiore di Ladislao d’Angiò – Durazzo,secondo marito di sua madre, e Alfonso V d’Aragona, che appoggiò contro Luigi d’Angiò. Con la salita al trono di Alfonso la sua potenza crebbe con la nomina a Connestabile del regno ed a Duca di Bari.

Morto Alfonso si ritirò a Taranto, dove si pose a capo di una ribellione di baroni ostili a Ferrante I, che tra l’altro era anche suo nipote acquisito, favorendo Giovanni d’Angiò, figlio di Renato. Sconfitto in battaglia, dopo alterne vicende si riconciliò con Ferrante ma morì nel Palazzo dei Signori diAltamura, strangolato da un certo Paolo Tricarico, sicuramente su ordine del sovrano.