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La Fortezza riapre le porte. Festa con musici e fanti. Gli aretini entrano gratis

Da lanazione.it del 31 gennaio 2026

Di Angela Baldi

Terminato il disallestimento della Città di Natale, il monumento torna fruibile. Tra le novità: percorsi, audioguide e il modellino plastico della struttura

Spente le luci della Città di Natale e disallestito il villaggio degli elfi, la Fortezza Medicea torna di nuovo ad aprire le sue porte ai visitatori. Lo farà ufficialmente da stamani alle 10.30, quando il gioiello di architettura militare del XVI secolo, che sorge sul colle di San Donato, tornerà a farsi punto di avvistamento eccezionale da poter visitare. Con i suoi bastioni, ponti e con un suggestivo percorso panoramico che offre scorci mozzafiato sul centro storico della città e su tutto il territorio circostante, la Fortezza riparte proprio dai visitatori.

Nell’evento di oggi saranno svelati i nuovi percorsi, pensati per adulti e bambini, con proposte apposite dai 25 ai 75 minuti, che portano alla scoperta del Ponte Levatoio, del Bastione della Spina, del Teatro Romano, dell’edificio con Mosaici, della Porta dell’Angelo, fino al Bastione Medievale. Rinnovato anche l’allestimento che invita a esplorare la storia degli antichi camminamenti. Tra le principali novità, le audio guide per una narrazione immersiva, pensate per accompagnare i visitatori lungo il percorso, e il nuovo modellino plastico della struttura, realizzato dall’Associazione Signa Aretii, in collaborazione con il Gruppo Fermodellistico Aretino, che permette di apprezzarne l’architettura.

La riapertura avrà il sapore di una festa con la presenza di sbandieratori, vessilliferi, valletti e fanti e del Gruppo Musici Giostra del Saracino. Saranno presenti il sindaco Alessandro Ghinelli, Francesco Stocchi, presidente Signa Arretii, Marco Giustini, co-autore del plastico, e il videomaker Lorenzo Prodezza, che ha realizzato un suggestivo video che diventa parte integrante del percorso espositivo.

Dopo la festa di riapertura, la Fortezza sarà visitabile dal lunedì al venerdì (rimane la chiusura il martedì) dalle 13 alle 17.30, il sabato e la domenica dalle 10 alle 18. Il biglietto d’ingresso va dai 7 euro l’intero per i visitatori, a quello gratuito per i residenti del comune di Arezzo esibendo all’entrata un documento di identità.

"Dopo essere stata protagonista come location unica e suggestiva della Città del Natale, la Fortezza Medicea torna alla sua veste naturale, rinnovata profondamente nell’offerta e nell’accessibilità - dice il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli - Grazie ai nuovi percorsi e alle tecnologie immersive delle audioguide, la Fortezza diventa un museo vivo, capace di parlare a tutte le generazioni. Un ringraziamento particolare va all’Associazione Signa Arretii e al Gruppo Fermodellistico Aretino. Il plastico, con la sua straordinaria precisione scientifica e artigianale, permette di visualizzare la grandezza di questo sito nel suo massimo splendore settecentesco. Iniziative come questa dimostrano quanto sia vitale la sinergia tra amministrazione e realtà associative nel preservare e promuovere il nostro patrimonio".

 

La grande Muraglia di Ston in Croazia: è seconda solo a quella cinese
Da idealista.it del 31 gennaio 2026

Dopo la Grande Muraglia Cinese c'è la Muraglia di Ston in Croazia: 5,5 km di fortificazioni medievali a 60 km da Dubrovnik.

Di Gabriella Dabbene (Collaboratore di idealista news)

Tony Hisgett, CC BY 2.0 / Wikimedia Commons

Non solo in Cina: anche l’Europa, sulla costa dalmata meridionale, possiede una Grande Muraglia che per estensione è seconda al mondo soltanto a quella cinese. Questa muraglia in Croazia, che attraversa la penisola di Pelješac, rappresenta una delle opere di ingegneria difensiva più straordinarie del Medioevo europeo: costruita per proteggere l'"oro bianco" della Repubblica di Ragusa, oggi è un monumento di valore storico ed architettonico immenso, candidato al riconoscimento UNESCO.

1. Qual è la Grande Muraglia della Croazia?
2. La storia della cinta muraria di Ston
3. Dove si trova la Muraglia di Ston e come arrivare
1. Come visitare la Grande Muraglia della Croazia
4. Cosa vedere nella Muraglia di Ston

Qual è la Grande Muraglia della Croazia?

La Grande Muraglia della Croazia prende il nome di Muraglia di Ston ed è un complesso difensivo monumentale che si sviluppa per 5,5 Km senza interruzioni; originariamente era lunga più di 7 Km, ma i terremoti del XVII e del XX secolo hanno causato la distruzione di alcuni tratti.

Il complesso collega due centri abitati distinti: Veliki Ston, sede amministrativa e militare, e Mali Ston, che si affaccia sull'omonima baia. Le mura seguono un tracciato irregolare a zigzag, che si adatta alle asperità del terreno: una scelta ben precisa che aumentava l'efficacia difensiva della struttura e ne complicava l’assalto.

La storia della cinta muraria di Ston

La costruzione della muraglia iniziò nel 1333-1334, quando la penisola di Pelješac venne annessa alla Repubblica di Ragusa (l'odierna Dubrovnik). L'obiettivo principale era proteggere le saline di Ston, le più antiche d'Europa ancora in funzione e attive fin dall'epoca romana: il sale rappresentava una risorsa economica fondamentale, tanto da essere chiamato "oro bianco".

I lavori di costruzione proseguirono fino al 1506, e videro la partecipazione di architetti come Michelozzo, Bernardino da Parma e Giorgio Orsini il Dalmatico. L'imponente sistema difensivo separava la penisola di Pelješac dalla terraferma, creando una barriera protettiva contro le incursioni nemiche, in particolare quelle dei Turchi provenienti da nord.

Nel corso dei secoli l’opera ha resistito a guerre, calamità naturali e periodi di degrado, riuscendo a mantenere gran parte della sua struttura; gli interventi di recupero più significativi sono stati avviati circa cinquanta anni fa per iniziativa del conservatore e storico di Dubrovnik Lukša Beritić, e hanno subito un’accelerazione dal 2003.

La Muraglia di Ston, insieme alle città di Ston e Mali Ston e alle saline storiche, è stata candidata per l'inserimento nella lista del patrimonio culturale mondiale dell'UNESCO: ottenere questo riconoscimento rappresenterebbe un ulteriore passo nella valorizzazione di questo straordinario complesso difensivo.

Michal Gorski, CC BY-SA 3.0 / Wikimedia Commons

 

Dove si trova la Muraglia di Ston e come arrivare

La Muraglia di Ston si trova nella penisola di Pelješac, lungo la costa dalmata meridionale della Croazia, a circa 60 Km a nord di Dubrovnik, tra le città fortificate con le mura più incredibili del mondo. L'istmo di Ston occupa il punto in cui la penisola si congiunge con la terraferma, formando un valico naturale obbligatorio per tutti gli spostamenti marittimi o terrestri lungo la costa.

Per raggiungere Ston da Dubrovnik si percorre la strada costiera in direzione nord, impiegando circa un'ora di auto; il percorso attraversa paesaggi caratteristici, con il Mar Adriatico da un lato e le montagne dinariche dall'altro; nelle giornate limpide, è possibile scorgere l'isola di Korčula all'orizzonte.

Come visitare la Grande Muraglia della Croazia

La Muraglia di Ston è visitabile a pagamento, con un biglietto d'ingresso che ha un costo di circa 10 euro a persona, anche se l'ingresso è gratuito per i bambini sotto i 12 anni e ridotto per le comitive. I proventi dei biglietti vengono utilizzati per sostenere le attività di conservazione e restauro del sito.

La fascia oraria di apertura cambia secondo il periodo dell'anno:
•dalle 8:00 alle 18:30 da aprile a ottobre;
•dalle 9:00 alle 15:00 da novembre a marzo.

Si consiglia comunque di verificare gli orari aggiornati prima della visita, soprattutto durante i mesi invernali. L'itinerario principale ha inizio da Veliki Ston, in prossimità del Vecchio Castello, e procede in salita verso il colle Podzvizd: questa sezione è probabilmente la più faticosa, ma offre anche le vedute più spettacolari; in circa 15-20 minuti di cammino si arriva ai belvedere più panoramici del percorso.

Bernard Gagnon, CC BY-SA 4.0 / Wikimedia Commons

 

Per affrontare la visita alla Muraglia di Ston in modo confortevole sono indispensabili scarpe comode e chiuse, acqua e un minimo di preparazione fisica, soprattutto nei mesi estivi; il percorso completo lungo le mura comprende dislivelli e scalinate ripide e può richiedere da 1 a 2 ore, a seconda del ritmo e delle soste fotografiche.

Cosa vedere nella Muraglia di Ston

Durante la visita, il panorama dall'alto delle mura rappresenta uno degli elementi più memorabili: la vista comprende le saline storiche, i vigneti della penisola, la baia di Mali Ston e il mare aperto; se il cielo è limpido, è possibile scorgere anche l'isola di Korčula, che regala un quadro completo del paesaggio dalmata.

Oltre alle mura stesse, a Ston meritano attenzione diversi edifici storici: il palazzo del Duca, gli uffici amministrativi della Repubblica di Dubrovnik, la sede delle guardie e la fontana dell'acquedotto di Ston del 1581; poi, la chiesa di San Biagio, il vescovato e il monastero francescano completano il patrimonio architettonico della città.

A Mali Ston si possono invece ammirare il porto con il frangiflutti, il magazzino del sale, la chiesa parrocchiale e la monumentale fortezza Koruna. Le saline di Ston, ancora operative dopo secoli di attività, rappresentano un esempio unico di continuità produttiva e meritano una visita dedicata.

 

A Todi mura urbiche più sicure, partono i lavori di restauro: investimento di 4,7 milioni
Da corrieredellumbria.it del 31 gennaio 2026

Di Elio Andreucci

 

Prende il via il restauro delle antiche mura urbiche. “Un intervento epocale per la sicurezza e la valorizzazione del colle” come dichiarato dall’assessore Moreno Primieri. L’amministrazione comunale annuncia l’avvio di una nuova e imponente fase progettuale, di recupero della cinta muraria medievale. Grazie a un finanziamento di 4,7 milioni di euro, provenienti dai fondi per la ricostruzione post-sisma, il comparto delle Opere pubbliche, guidato dall’assessore Primieri, darà il via nel corso del 2026, a un cantiere strategico, per la salvaguardia del patrimonio storico e il consolidamento idrogeologico della città.

L’intervento, che segue i lavori già ultimati, nei tratti critici della zona, come Via della Fabbrica e l’area prossima a Porta Perugina, si concentrerà sull’estensione del recupero conservativo, oltre la salita di San Carlo.

“Siamo di fronte a un investimento senza precedenti - dichiara l’assessore Primieri - che permetterà di restituire dignità e sicurezza, a uno dei simboli identitari di Todi. Non si tratta solo di un restauro estetico, ma di un’operazione complessa, che integra indagini geologiche d’avanguardia, per risolvere antichi problemi di dissesto e migliorare l’accessibilità pedonale, tra le pendici del colle e il centro abitato”.

I punti chiave del programma: recupero e consolidamento, con proseguimento del restauro lungo la direttrice di San Carlo, per stabilizzare i versanti e preservare la struttura muraria medievale. Già in fase di attuazione il potenziamento dell’illuminazione, lungo la circonvallazione e le mura, volto a garantire maggiore sicurezza e una suggestiva visione notturna dei monumenti. Il progetto prevede la creazione di nuovi percorsi pedonali di connessione.

L’opera si affianca ad altri importanti recuperi recenti, come quello della Torre dei Priori, dell’ascensore di Porta Orvietana, di via Abdon Menecali e di piazza del Mercato Vecchio con la valorizzazione dei Nicchioni Romani, consolidando Todi come polo d’eccellenza per il turismo culturale e sotterraneo

 

LOGISTICA DI GUERRA: DA LA SPEZIA ALLA BASE MILITARE DI GHEDI(BS). IL PUNTO SULL’OLEODOTTO NATO
Da radiondadurto.org del 23 gennaio 2026

Di Domenichini William Comitato Riconvertiamo Seafuture Restiamo Umani

 

Oltre ad aggravare la crisi climatica e a contaminare interi ecosistemi, il petrolio alimenta guerre e genocidi in tutto il mondo. E in questo momento storico in cui la guerra è presentata come inevitabile, necessaria e in alcuni casi anche giusta è il combustibile che muove caccia, carri armati e navi da guerra. Una fitta rete di oleodotti e petroliere attraversa mari e terre per trasportare petrolio che dai porti raggiungono le basi militari.

L’ultimo report di Oil Change documenta gli impressionanti flussi di greggio e carburante avio diretti verso Israele tra il 1° novembre 2023 e il 1° ottobre 2025. Nei due anni di sterminio a Gaza, dodici Paesi hanno rifornito Israele con oltre 17,9 milioni di tonnellate di greggio. Mentre altri diciassette hanno inviato 3,3 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi raffinati, compreso carburante specifico per aerei militari.

L’Italia è al quarto posto, con 310 mila tonnellate di prodotti petroliferi raffinati esportati verso Israele, dopo Russia, Grecia e Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Italia, le spedizioni sono partite soprattutto dalla raffineria di Sarroch (CA) e da quella di Taranto, ma non solo. Dal porto di Ravenna, nei mesi più cruenti del massacro di Gaza, sono partite verso il Medio Oriente – in primis Israele – 13 mila tonnellate di prodotti petroliferi di classe 3.

In Italia – come nel resto d’Europa – si estende una fitta rete di tubature sotterranee della Nato, all’interno delle quali scorre carburante avio a uso militare, destinato ad alimentare le basi aeree di Ghedi, Aviano, Rivolto, Villafranca Veronese, Cervia e altre infrastrutture utilizzate esclusivamente dall’Aeronautica militare italiana. Via camion o treno il carburante per jet arriva anche alle basi del Sud Italia. La sezione italiana della rete Nato POL (Petroleum, Oil and Lubricants) è denominata North Italian Pipeline System (NIPS).

Si tratta di condotte subacquee che non versano in buonissimo stato, costruite negli anni sessanta, non godono di buona salute. Anche alla luce dei nuovi scenari di guerra la necessita’ ora è quella di potenziarli. In Italia sono collegate al sistema il centro ricerche NATO situato alla Spezia (CMRE), il Defense College di Roma, l’Allied Joint Force Command di Napoli, il NATO Rapid Deployable Corps in provincia di Varese e la base navale NATO di Taranto. La bandiere atlantica sventola anche in molte basi italiane. Da Sigonella (Sicilia) ad Aviano (Friuli), da Camp Darby (Toscana) a Ghedi (Lombardia). 1000 chilometri di tubazioni che attraversano 6 regioni, 17 province e 136 comuni. Parte dalla Spezia e dal golfo per raggiungere le basi di Ghedi (Brescia), Aviano (Pordenone), Rivolto (Udine) e Cervia (Ravenna) ed altre infrastrutture. Inaugurato il 1° gennaio 1960, non ha mai smesso di pompare, giorno e notte, fino a un massimo di 1,6 milioni al giorno, record che pare sia stato siglato durante la guerra in Kosovo.

L’intera struttura è sotto il controllo e la gestione del Comando Rete POL dell’Aeronautica militare, con sede a Parma. Movimenta oltre 100.000 metri cubi di combustibile all’anno: il 62,1% destinato ai velivoli militari italiani, il 3,4% ai mezzi dell’esercito italiano, il 34,5% ai velivoli statunitensi (USAF). La sua gestione prevede un costo di circa 14 milioni di euro all’anno, tra costi di conduzione, manutenzione ordinaria e personale (52 militari, 11 civili e 125 dipendenti dell’azienda gestore). Secondo i dati emersi, il gestore ha un contratto nominale di 13,3 milioni di euro. L’aeronautica copre tale contratto per 10 milioni, l’esercito per 3,3. milioni.

E’ in questo quadro che si inserisce il potenziamento dell’oleodotto Nato che collega il porto di La Spezia alla base militare di Ghedi(BS). Il primo step di lavori è destinato al rafforzamento della piattaforma marittima che si affaccia sul golfo di Ruffino. Qui è prevista la costruzione di un nuovo pontile di 550 metri che consentirà l’attracco simultaneo di due navi cisterna fino a 80mila tonnellate con punti di carico e scarico degli idrocarburi e la sostituzione della condotta subacquea con una condotta superficiale. Nell’aprile 2025 la Soprintendenza ha dato il via libera al progetto, inserito nell’aumento delle spese militari italiane in ambito Nato. Costo dell’opera 38 milioni di euro. Entro questa primavera inizieranno i lavori, che dovrebbero terminare nel 2030. Uno studio redatto dal Politecnico di Torino, per conto del Centro militare di studi strategici (2006) racconta come si sviluppa l’infrastruttura. Si parte dal Golfo dei Poeti per poi attraversare Parma, Cremona, la base di Ghedi e concludere il percorso alla base di Aviano. Da qui si collega poi all’oleodotto europeo.

 

"È top secret": mistero sul progetto del nuovo bunker della Casa Bianca
Da ilgiornale.it del 21 gennaio 2026

Secondo la Cnn il vecchio rifugio antiaereo costruito negli anni Quaranta da Roosevelt sarebbe stato già demolito

Di Valerio Chiapparino

La Casa Bianca è avvolta da un alone di mistero, quasi più insondabile dei piani di Donald Trump per la Groenlandia, l'Iran e l'Ucraina. Il nuovo enigma trumpiano nasce dai lavori di ricostruzione dell'ala est della residenza presidenziale, demolita lo scorso ottobre, che dovrebbero permettere l'edificazione di una maestosa sala da ballo. E non solo. Associato al progetto edilizio particolarmente caro al tycoon ce n'è infatti però un altro, coperto dal massimo riserbo, che interesserebbe l'area al di sotto della East Wing, la cui esistenza non è stata del tutto confermata.

Come riferisce in queste ore la Cnn, ad essere smantellata non è stata solo la parte superficiale dell'ala est, dedicata alle first lady, ma anche ciò che si celava nei suoi sotterranei, e cioè un bunker costruito negli anni Quaranta dall'allora presidente Franklin D. Roosevelt e che adesso dovrebbe essere riedificato. Anche all'epoca non venne resa pubblica la costruzione del rifugio antiaereo che includeva il Centro operativo presidenziale di emergenza e un'infrastruttura sotterranea adoperata, più di recente, per la pianificazione del viaggio in Ucraina di Joe Biden. Sempre in quest'area si rifugiarono il vicepresidente Dick Cheney l'11 settembre 2001 e Trump nel maggio 2020, durante le proteste nella capitale seguite all'uccisione di George Floyd.

Il bunker sotterraneo, noto come Peoc e descritto come una struttura centralizzata di comando e controllo per il presidente e il suo staff, è stato progettato per resistere ad una potenziale esplosione nucleare o ad altri attacchi di vasta portata. Il Peoc lavora in tandem con la Situation Room, un'altra struttura che però non è rinforzata ed è collocata nell'ala ovest. Il complesso sotterraneo costruito da Roosevelt è stato paragonato ad un "sottomarino molto complesso" con infrastrutture però degli anni Quaranta. La Cnn riporta che il bunker, immortalato di recente nel film "A House of dynamite", e tutte le altre strutture sotterranee"sembrano essere scomparse".

Secondo una fonte consultata dall'emittente all news, è probabile che lo spazio venga ora "ripensato e sostituito con nuove tecnologie per contrastare le minacce in continua evoluzione". In pochi parlano però del progetto in questione.

 

Castello di Vertine a Gaiole in Chianti: una fortezza a difesa della bellezza
Da viaggiando-italia.it del 21 gennaio 2026

C’è un luogo nel cuore della Toscana dove il tempo ha deciso di fermarsi. È accaduto intorno all’XI secolo, quando le pietre bianche di alberese furono posate una accanto all’altra per creare fortezze destinate a proteggere il territorio del Chianti.

Questo luogo è il Castello di Vertine, situato sopra Gaiole in Chianti, un borgo medievale che rimane uno degli esempi meglio conservati di architettura militare dell’intera regione.

Quando iniziate a intravedere le mura candide di Vertine da lontano, circondati da uliveti ondulanti e colline dorate di vigneti, provate quella sensazione rara di estraniazione e pace. È come accedere a una dimensione parallela, dove gli ultimi seicento anni non hanno lasciato quasi traccia.

Il borgo, che negli anni Cinquanta ospitava circa seicento abitanti e pulsava di vita con botteghe, scuola e persino un prete stabile, si è gradualmente spopolato nel corso dei decenni. Oggi, circa venti case rimangono abitate, ma questa apparente solitudine è proprio quello che rende Vertine un’oasi di tranquillità assoluta nel turismo toscano affollato.

Le origini della fortezza: una storia che affonda nel passato

Le origini del Castello di Vertine risalgono a prima dell’anno Mille, sebbene le prime documentazioni certe lo collocano nel XII secolo, quando divenne feudo della nobile famiglia Ricasoli. Durante le due guerre aragonesi (1452-1483), quando gli Aragonesi invasero le terre del Chianti riducendo in macerie molte fortificazioni, Vertine rimase tra le poche fortezze non abbattute. Il motivo era semplice ma strategico: i Ricasoli, commissari della Repubblica Fiorentina nel Chianti, l’avevano scelta come residenza e punto governativo, garantendole così protezione e importanza politica.

Nel XVI secolo la fortificazione subì notevoli restauri che le conferirono l’aspetto sostanzialmente intatto che conserva oggi. Il castello presenta una forma quasi ovale, circondata da gran parte delle fortificazioni originarie con due porte gemelle—quella settentrionale e meridionale—ancora oggi gli unici due accessi al borgo. Un maestoso cassero (la torre difensiva principale) sorge accanto alla porta meridionale, costruito con splendide pietre lavorate che si ritrovano anche negli edifici interni, creando un’immagine tipicamente medievale che proietta immediatamente il visitatore nel passato.

La Chiesa di San Bartolomeo: sacra testimonianza dell’XI secolo

Accanto al castello, la Chiesa di San Bartolomeo risale anch’essa all’XI secolo, rappresentando una straordinaria continuità storica nel luogo. Originariamente di minori dimensioni e orientata perpendicolarmente rispetto all’attuale costruzione, la chiesa conserva elementi architettonici affascinanti nonostante la facciata in stile neoromanico sia stata aggiunta nei primi del Novecento. Oggi la messa si celebra solo in alcuni giorni dell’anno, conferendo al luogo un’atmosfera ancora più contemplativa e mistica.

Informazioni pratiche per la visita

Vertine si raggiunge facilmente da Gaiole in Chianti, situato a soli 2 chilometri di distanza. Da Gaiole, seguite la via di Spaltenna verso l’altezza della chiesa di San Sigismondo: una strada sale a sinistra verso il borgo, segnalata da cartelli marroni sulla Strada dei Castelli. La salita richiede circa 10-20 minuti a piedi dal parcheggio di Gaiole, regalando già durante il tragitto panorami mozzafiato sulle colline circostanti. Il borgo si visita comodamente in un’ora circa, percorrendo le strette stradine in pietra e osservando gli edifici medievali raccolti intorno a viali circolari.

Per chi desideri un’esperienza più immersiva, il Chianti Festival 2025 ha programmato un evento speciale: martedì 8 luglio alle 21.15 a Vertine si terrà un omaggio a Lucio Battisti, trasformando la piazza del borgo in un suggestivo palcoscenico sotto le stelle.

Le delizie gastronomiche del territorio

Nessuna visita a Vertine è completa senza assaporare le specialità locali del Chianti Senese. Il Chianti Classico DOCG rappresenta l’eccellenza enologica della zona, prodotto principalmente da uve Sangiovese affinate in botti di rovere, ideale da abbinare alle specialità locali come la bistecca di Chianina o le pappardelle al cinghiale. La formula del vino fu infatti inventata dal Barone Bettino Ricasoli, antenato degli attuali proprietari del Castello di Brolio, ubicato non lontano dal vostro itinerario.

Per quanto riguarda la cucina, la tradizione contadina del Chianti offre gioielli autentici: la ribollita (zuppa di verdure e fagioli cotta due volte), la panzanella (insalata di pane raffermo), la torta di ricotta e baccelli, e la zuppa di ortiche con formaggio blu del Mugello. Non perdete i crostini al sugo di fegatini, accompagnati dal pane toscano non salato, e l’olio extravergine di oliva DOP Terre di Siena, da gustare su una fetta di pane abbrustolito—la celebre fettunta.

Un luogo per l’anima

Vertine non è semplicemente un’attrazione turistica: è un’esperienza di consapevolezza. Camminando tra le sue vie silenziose, osservando come la pietra bianca cattura la luce dorata del tramonto, respirando l’aria di boschi e vigneti, comprendete perché questo piccolo borgo affascina così profondamente visitatori da tutto il mondo. È il Chianti nella sua forma più pura: autentico, intatto, umile e straordinariamente bellissimo. Scopri di più sulla Strada dei Castelli del Chianti visitando il sito ufficiale della regione: https://www.visittuscany.com/it/

 

Batteria San Felice: Armelao risponde alle accuse del Comitato
Da chioggianotizie.it del 21 gennaio 2026

di Agnese Casoni

 

CHIOGGIA - “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Con queste parole il sindaco di Chioggia, Mauro Armelao, replica alle accuse lanciate dal presidente del Comitato per il Recupero del Forte, Erminio Boscolo Bibi, secondo cui l’Amministrazione sarebbe «prona ai voleri di un privato». La polemica nasce dopo la pubblicazione di una nuova delibera della Giunta comunale che modifica le modalità di accesso al pubblico alla Batteria San Felice: negli orari previsti, il cancello resta chiuso e per entrare è necessario suonare un citofono.

Boscolo Bibi ha denunciato una «chiusura camuffata» e definito la situazione «veramente deprimente per i cittadini», scrivendo anche a tutti i consiglieri comunali per sollecitare un pronunciamento. L’area, pur essendo gestita da privati – la società Mosella – è a fruizione pubblica, e il Comitato contesta la scelta di rendere l’ingresso meno immediato per i cittadini.

Armelao però precisa che la Giunta non ha fatto altro che prendere atto delle decisioni assunte dalla Soprintendenza di Venezia, recepite nella delibera n. 282 del 18 dicembre 2025. La Soprintendenza, con una nota del 27 novembre, ha riconosciuto l’impossibilità di garantire una sorveglianza continua dell’area e ha ritenuto idonea la chiusura del cancello a condizione che sia presente un citofono collegato a una postazione presidiata negli orari di apertura. La misura serve a tutelare i diportisti e le barche ormeggiate e a garantire un corretto utilizzo dell’area.

Il sindaco ricorda inoltre che lo stesso Boscolo Bibi, in passato, aveva concordato che la Soprintendenza avrebbe deciso orari e modalità di accesso. Armelao definisce le accuse «infondate, inutili e pretestuose» e invita il presidente del Comitato a moderare i toni, sottolineando come l’area, un tempo luogo frequentato da sbandati, sia oggi diventata un punto di interesse turistico e paesaggistico grazie anche all’intervento dei privati. Non esclude, inoltre, azioni legali per diffamazione, come previsto dall’articolo 595 del Codice penale

 

Da "bosco della pace" a hub per la produzione di propulsori satellitari? Il controverso destino dell'ex base
Da padovaoggi.it del 20 gennaio 2026

Il cambio di rotta dell'amministrazione comunale sul piano di recupero della ex base militare fa discutere cittadini, opposizione e ambientalisti. Da area verde ad hub per la produzione di sistemi propulsivi per satelliti

 

L'ex base di Bagnoli di Sopra avrebbe dovuto, dopo una serie di vicissitudini dovute allo smaltimento delle caserme militari, diventare un luogo dove la natura avrebbe riguadagnato la sua egemonia. Previsto anche un nome per questo nuovo polmone verde, “Bosco della Pace”.

A seguito dell’acquisizione gratuita da parte del comune di bagnoli della ex Base lancio ( 150.000 mq ) di proprietà del Demanio, nel 2022, l’amministrazione comunale di Bagnoli aveva infatti approvato una variante urbanistica per la trasformazione da zona vincolata ad attrezzature e servitù militari ad area "attrezzata a parco, gioco e sport“.

Nel 2022 il sindaco Milan aveva annunciato sia tramite i media ma soprattutto in consiglio comunale il progetto di Pace per la ex base militare con la piantumazione e ri-naturalizzazione dell’area grazie al supporto dell'associazione di volontariato “Il Tarassaco”. Ma soprattutto Milan aveva assicurato che nell'area non sarebbe mai stata ammessa nessuna attività industriale e neppure insediamenti che avrebbero potuto provocare inquinamento o altro genere di emissioni. Nel progetto sottoscritto dal comune era prevista la piantumazione di 1600 alberi su circa 7 ettari totali. Inoltre si garantiva per 5 anni, l'impegno del comune per la corretta gestione ambientale dell’area.

Quel progetto però oggi appare molto lontano e anche il nome che è stato scelto appare, in questo momento, quanto meno inopportuno. Come avevamo già raccontato, nel 2023 milleseicento di questi giovanissimi alberi appena piantati viene distrutta da un mezzo agricolo. Bisogna quindi trovare altre soluzioni per intervenire su un'area tanto grande, in stato di abbandono e con gli hangar e gli edifici della base ancora presenti.

Da allora l'amministrazione comunale non ha più proceduto a far ripartire il progetto del bosco e al contrario ne ha approvato uno, tutto nuovo. Questo prevede un ridimensionamento di quell'idea tutta verde, ridotta da 7 a 2 ettari tanto che si è anche proceduto a indire una “manifestazione d'interesse“ per assegnare la restante area ad attività produttive, cosa che nel 2022 il sindaco di quell'epoca, Milan, escludeva e che oggi l'attuale primo cittadino, Mattero Ruzzon, ha rimesso in discussione. La proposta più accredita sembra essere quella dell’azienda T4i, di Monselice. Società che si occupa di motori innovativi per piattaforme satellitari e propellenti per missili e droni. L'amministratore della società è anche professore associato di propulsori aerospaziali presso l'Università di Padova.

E proprio il professor Daniele Pavarin, attraverso diverse dichiarazioni, ad assicurare che le attività si concentrerebbero solo sullo sviluppo di nuovi sistemi propulsivi per satelliti, come a far intendere che non si avrebbe nulla a che fare l'industria bellica. Nel progetto della società l'idea anche di un polo museale dedicato alla “Guerra Fredda”.

La lista Viviamo Bagnoli, che è all'opposizione, si è messa subito di traverso rispetto al cambio di rotta dell'amministrazione comunale. E anche gli ambientalisti, che nella Bassa Padovana sono particolarmente attenti e attivi da più di trent'anni, visti i problemi che questo territorio ha avuto in termini di inquinamento, e nello specifico Diego Boscarolo, chiedono chiarezza all'amministrazione comunale sul destino sia del progetto che della ex base stessa. «Nella zona industriale di Bagnoli ci sono decine di ettari non occupati con destinazione industriale e decine di capannoni abbandonati, perché il comune ha deciso di installare nuove attività produttive in aperta campagna?», domanda all'amministrazione sostenuto da tanti cittadini che vogliono chiarezza sul destino di un progetto che era stato presentato con molta enfasi.

E soprattutto, si chiede, «è possibile autorizzare un insediamento produttivo privato in una zona dedicata dal comune a Parco, Giochi e Sport?».

 

Scoperto un Bunker antiaereo nell'area Stalloni di Crema
Da cremaoggi.it del 20 gennaio 2026

Di Riccardo Lionetto

 

Crema non smette mai di stupire, soprattutto quando entra in gioco la storia contemporanea della città. L’ultima scoperta, infatti, realizzata dagli speleologi di Underground Brescia insieme allo storico cremasco Alberto Tuzza, è quella di un rifugio sotterraneo antiaereo risalente al periodo della Seconda Guerra Mondiale, situato nell’Area Stalloni.

Underground Brescia lo aveva segnalato proprio a Tuzza nel corso dell’estate passata, ma solo nelle scorse ore è stato effettuato un primo rapido sopralluogo dall’esperto di storia cremasca, insieme ai due suoi soci appassionati Giorgio ed Italo.

A quanto risulta, si tratta dell’unico rifugio costruito in città, differente rispetto ad altri nascondigli che, generalmente, erano semplicemente cantine e locali sotterranei adatti a ricovero. Si stima che la sua costruzione avvenne intorno al 1937, in quanto nelle mappe sotterranee del 1936 non fosse presente.

La struttura, ad ottant’anni di distanza, è rimasta in buone condizioni, dal momento che fino agli anni ’70 veniva utilizzata come scantinato. A causa delle piogge, però, l’entrata è ostruita dai detriti e dal terriccio; mentre il secondo ingresso è stato murato.

Per l’ispezione all’interno del Bunker, dunque, gli storici cremasco hanno utilizzato una telecamera endoscopica, per poi pulire parzialmente l’entrata in maniera tale da poterci entrare a carponi. Il bunker è allagato da circa 30-35 cm di acqua meteorologica, per tale motivo l’esplorazione completa è stata rimandata.

In ogni caso, un nuovo frammento della storia cremasca sta per essere riportato alla luce: anche l’Amministrazione comunale è stata avvisata del reperto, adesso si attendono nuovi sviluppi per un sito che potrebbe diventare una delle scoperte più affascinanti del Territorio.

 

Forte Tenaglia, spuntano “maggiori lavori” da 284 mila euro: il restauro si allarga e scatta la variante in corsa
Da genocaquotidiana.com del 15 gennaio 2026

Il Comune affida un pacchetto aggiuntivo di interventi per il recupero del forte e della cinta muraria: stessa impresa già incaricata dell’appalto principale

Il cantiere del Forte Tenaglia entra in una nuova fase: al progetto di restauro e valorizzazione del sistema dei forti e della cinta muraria si aggiunge un ulteriore “pezzo” di lavori, con un affidamento di maggiori lavorazioni pari a 284.381,94 euro oltre I.V.A.. In pratica, l’intervento già avviato viene aggiornato con una variante in corso d’opera, cioè una modifica del contratto mentre i lavori sono in svolgimento.

Che cosa viene affidato

L’oggetto dell’affidamento riguarda progettazione esecutiva e lavori per il recupero e la valorizzazione del Forte Tenaglia, all’interno del piano dedicato ai forti e alle mura cittadine. L’intervento rientra nel Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari collegato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Programma D.1, dedicato a patrimonio culturale, edifici e aree naturali. A livello tecnico-amministrativo, l’operazione viene inquadrata nell’articolo 106, comma 1, lettera c) del decreto legislativo 50/2016: è la formula che consente di affidare lavori aggiuntivi quando, per ragioni previste dalla norma, serve integrare l’appalto senza rifare da capo tutta la procedura.

Chi seguirà la pratica e a chi vengono affidati i lavori

Il responsabile del procedimento è l’ingegnera Rosa Corradino, in servizio presso la Direzione di Area Progettazione e Pianificazione Territoriale. L’affidamento dei maggiori lavori va allo stesso operatore economico già incaricato dell’appalto principale: il raggruppamento temporaneo di imprese formato da Cesag S.r.l. e Impresa Geom. StefanoCresta S.r.l., con Cesag come capogruppo.

Perché questa notizia conta (anche fuori dai tecnicismi)

Quando in un cantiere pubblico arriva una “variante” con nuovi importi, il punto non è solo la cifra: significa che il progetto, nella sua fase operativa, ha bisogno di essere aggiornato con lavorazioni ulteriori rispetto a quanto previsto all’inizio. L’avviso non entra nel dettaglio delle singole opere aggiuntive, ma il dato è chiaro: il restauro di Forte Tenaglia prosegue con un pacchetto extra che vale oltre 284 mila euro.

Tempi, ricorsi, subappalto: cosa prevede l’avviso

Sul piano amministrativo viene richiamata la determinazione dirigenziale di affidamento dei maggiori lavori (n. 5755, adottata il 14 ottobre 2025 ed esecutiva dal 26 ottobre 2025). Il subappalto viene indicato come possibile entro i limiti di legge.

Per capire perché il recupero del Forte Tenaglia è un tassello così importante, vale la pena ricordare che si tratta di una delle fortificazioni della cintura difensiva collinare di Genova: un sistema pensato per controllare dall’alto gli accessi alla città e al porto, con opere che dialogavano tra loro grazie a posizioni dominanti e linee di visuale. Il nome “Tenaglia” richiama proprio un’idea di architettura militare “a presa”, concepita per proteggere e incrociare i tiri in modo più efficace.

Oggi, al di là della funzione originaria, il forte è soprattutto un pezzo di memoria urbana e un potenziale punto di riferimento per la fruizione delle alture: recuperarlo significa restituire alla città un luogo che può diventare spazio per visite, percorsi didattici, iniziative culturali e turismo lento, oltre a migliorare sicurezza e accessibilità delle aree circostanti. In questo  senso, anche i “maggiori lavori” si inseriscono in una logica chiara: non solo manutenzione, ma valorizzazione di un bene che può tornare a vivere e a raccontare la Genova delle mura e dei forti.

 

Riqualificazione della caserma Cantore di San Candido
Da esercito.difesa.it del 12 gennaio 2026

Inaugurati i nuovi poli alloggiativi.

 

Si è svolta oggi, a San Candido, la cerimonia di inaugurazione dei lavori realizzati per la riqualificazione della caserma “Cantore”, sede del 6° Reggimento Alpini. Presenti alla cerimonia il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Sen. Isabella Rauti, il Segretario Generale della Difesa, Cons. Fabio Mattei, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. C.A. Carmine Masiello, il Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Dott. Arno Kompatscher, il Direttore Generale della Direzione Generale dei Lavori della Difesa, Gen. Isp. Mario Sciandra, e il Direttore Regionale del Trentino Alto Adige dell’Agenzia del Demanio, Ing. Marcello Bosica.

Nuovo capitolo di una sinergia istituzionale avviata ormai diciannove anni fa, che continua a portare proficui risultati: si tratta della collaborazione tra il Ministero della Difesa, l’Agenzia del Demanio e la Provincia Autonoma di Bolzano per l’attuazione dell’intesa sottoscritta nel 2007 volta all’ammodernamento e al miglioramento delle caserme dell’Esercito Italiano in Alto Adige con la razionalizzazione e riqualificazione delle aree militari sul territorio altoatesino, attraverso una serie di accordi di programma e permute che prevedono il passaggio alla Provincia di immobili non più strategici per la Difesa, in cambio di lavori di ristrutturazione e riqualificazione di altre caserme e strutture militari. Questi accordi, in corso dal 2007, mirano a ottimizzare il patrimonio immobiliare, a favorire lo sviluppo urbano e a rispettare i criteri di sostenibilità energetica e ambientale, con benefici per le comunità locali tramite nuove aree e riuso di spazi strategici.
La ristrutturazione è in linea con le attuali normative in materia di risparmio energetico, del suolo e inquinamento ambientale e con la riconsegna odierna aggiunge un tassello significativo all’intero progetto di rinnovamento di compendi militari. Le soluzioni progettuali innovative adottate, sono migliorative delle condizioni di vita nelle infrastrutture della Difesa, realizzando una moderna architettura militare che dialoga proficuamente con il tessuto urbanistico circostante.

Il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Sen. Isabella Rauti, nel suo intervento ha sottolineato: “La ristrutturazione rappresenta un investimento strategico sullo strumento militare e sulla qualità della vita del personale, ma soprattutto vuole guardare al futuro. La struttura costituisce un hub formativo e addestrativo strategico fondamentale nell’ambito del mountain warfare - per tutte le Forze Armate ma anche per altri Ministeri ed Enti nonché per reparti militari stranieri - indispensabile per affrontare le nuove sfide che ci restituisce i nuovi scenari del Grande Freddo. Inoltre è prima caserma in Italia completamente senza barriere, pensata anche per accogliere gli atleti del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa (GSPD) ed i loro familiari. Attualmente la struttura militare ospita la Joint Task Force (JTF), Unità interforze istituita dalla Difesa in concorso al Comitato organizzatore dei Giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina 2026, ad evidenziare che la “cultura della Difesa” è una risorsa fondamentale, non solo per la sicurezza ma anche per lo sviluppo e l’immagine dell’Italia nel mondo. La JTF valorizza la poliedricità delle capacità militari, è un modello di cooperazione interforze e interagenzia da replicare in futuri eventi di livello nazionale ed internazionale, capace di rafforzare il Sistema Paese”.

Il Segretario Generale della Difesa, Cons. Fabio Mattei, con soddisfazione ha aggiunto: “La collaborazione della Difesa con gli enti ad autonomia territoriale rappresenta uno degli elementi qualificanti di quel dialogo che deve, necessariamente, ispirare l’azione amministrativa, realizzando una sinergia istituzionale capace di promuoverne l’efficacia e l’efficienza. L’attuazione data al protocollo, in questi ormai 19 anni, ha dimostrato quanto proficua possa essere la collaborazione tra istituzioni sulla base di un progetto lungimirante”.

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen.C.A. Carmine Masiello, intervenendo, ha ribadito: “Per l’Esercito il miglior sistema d’arma è il soldato. Le infrastrutture rappresentano un moltiplicatore di capacità per il soldato, poiché contribuiscono al benessere del singolo e delle famiglie. Avere una famiglia che sostenga il soldato è, infatti, uno degli obiettivi prioritari dell’Esercito. Le infrastrutture addestrative, come questa, ci consentono di operare lungo il pilastro dell’addestramento, che rimane la migliore garanzia che l’Esercito può offrire al Paese e ai cittadini: essere presenti e preparati quando ce n’è bisogno.
Questa infrastruttura non sarà dedicata esclusivamente agli Alpini, ma ospiterà anche altre unità dell’Esercito Italiano e unità straniere, affinché tutti possano raggiungere i livelli addestrativi che la Nazione e l’Europa meritano, per proteggere i valori di libertà, pace e giustizia, per i quali molti nostri predecessori, anche su queste montagne, hanno sacrificatola vita”.

L’intesa si conferma una virtuosa partnership che oltre a garantire la realizzazione di un imponente programma di riqualificazione di aree militari presenti su tutto il territorio Altoatesino, contribuisce a favorire il processo di trasformazione e rigenerazione urbana dei luoghi, migliorando, al contempo, la qualità dei territori e della vita dei cittadini che li abitano.

 

A Noordwijk (Leiden) un bunker della WWII verrà insabbiato per costruire alloggi sociali
Da 31mag.nl del 12 gennaio 2026

Un raro bunker risalente alla Guerra Fredda, situato sotto l’ex edificio della Defensie Pijpleidingen Organisatie (DPO), sarà definitivamente interrato. La struttura, oggi utilizzata come deposito dal Genootschap Oud Noordwijk, verrà riempita di sabbia nell’ambito di un progetto di demolizione che prevede la costruzione di 31 alloggi sociali, scrive Omroepwest.

Il bunker, progettato come centro di comando in caso di conflitto con l’Unione Sovietica e costruito per resistere ad attacchi nucleari, biologici e chimici, conserva ancora macchinari originali, porte in acciaio e una via di fuga segreta. Secondo l’associazione storica locale si tratta di un bene culturale unico, che meriterebbe tutela.

Il Comune, attuale proprietario dell’edificio, ha però deciso di procedere con la demolizione: una soluzione ritenuta più semplice ed economica rispetto allo smantellamento della struttura sotterranea. Tutti gli inquilini, inclusi scuola, banca alimentare e associazioni, hanno ricevuto disdetta dei contratti.

Nel bunker erano conservati migliaia di oggetti legati alla storia di Noordwijk: documenti, abiti tradizionali, opere d’arte e materiali d’archivio, molti dei quali donati da cittadini. Il deposito offriva condizioni climatiche ideali, fondamentali soprattutto per la conservazione dei tessuti storici. I volontari del Genootschap sono ora impegnati nel trasferimento del patrimonio in diverse sedi temporanee. La riduzione degli spazi costringerà inoltre a una selezione della collezione, con l’uscita di alcuni oggetti ritenuti di minore valore storico. Resta incerto il futuro dell’associazione e la possibilità di disporre nuovamente di un deposito unico.

 

Viterbo Sotterranea. Cosa vedere con le visite guidate underground
Da unonotizie.it del 10 gennaio 2026
Lo staff di Tesori d’ Etruria anche in inverno è pronto ad accogliere e trasportare nel mondo del fantastico e dell’immaginario bimbi e giovanissimi attraverso una vasta serie di attività e percorsi emozionali che ammaliano anche i genitori durante le visite guidate a Viterbo Sotterranea

 

La Viterbo Sotterranea è aperta con orario continuato per accogliere i visitatori del capoluogo che potranno ammirare lo spettacolare percorso sotterraneo. In programma anche in inverno visite guidate alla Viterbo Underground ed alla città medievale. La Viterbo Sotterranea, la cui porta d’ingresso si trova presso Tesori d’Etruria, nella suggestiva Piazza della Morte, è visitabile dalle 10:00 alle 20:00. Sempre presso il punto turistico di Tesori d’Etruria, proseguono le degustazioni gratuite dei prodotti tipici della terra etrusca: diverse golosità e prelibatezze da assaggiare e scoprire per grandi e piccoli. Inoltre, per rendere speciale la visita alla Viterbo Underground, per i bambini sono disponibili i memo-game creati appositamente dalla Viterbo Sotterranea in modo da presentare, divertendosi e giocando, i luoghi dove è vissuto l’antico e misterioso popolo degli Etruschi.

Da segnalare che si può partecipare anche ai fantastici Tour Medievali per scoprire la storia, i segreti e le magie dell’antica Città etrusca e medioevale. Esperte guide turistiche abilitate della Provincia di Viterbo vi condurranno nel delizioso centro storico della città svelando interessanti storie, singolari aneddoti e simpatiche curiosità. I Tour del centro storico, con partenza dalla suggestiva piazza della Morte, si concludono con la visita a Viterbo Sotterranea.

IL PERCORSO DI VITERBO SOTTERRANEA

Viterbo sotterranea è composta da un reticolo di gallerie che si estendono sotto il centro storico e conducono fin oltre la cinta muraria. Il percorso è completamente scavato nel tufo, una roccia vulcanica che caratterizza il paesaggio attuale della Tuscia. L’origine dei cunicoli è controversa. Stando ad alcune accreditate teorie, avanzate da studiosi ed archeologi, il primo taglio nel tufo risale agli Etruschi. In quell’epoca, probabilmente, la struttura veniva utilizzata come sistema idraulico, un modo per raccogliere e canalizzare le acque piovane e fluviali, per poi smistarle laddove necessario proprio tramite una fitta rete di cunicoli.

E’ durante il periodo medioevale che questi luoghi assunsero la conformazione attuale: alzati, allargati ed allungati, i tunnel sotterranei diventarono un autentico labirinto fatto di passaggi segreti che servivano a mettere in comunicazione le strutture nevralgiche e strategiche di Viterbo. Le gallerie, inoltre, conducevano verso tutte le uscite principali della città e assicuravano la via di fuga ai viterbesi in caso di pericolo o di assedio. Più recentemente i sotterranei vennero sfruttati dai briganti per i loro loschi affari e nel corso della seconda guerra mondiale furono usati come rifugi antiaerei durante i bombardamenti.

APERTO AL PUBBLICO ANCHE LO SPETTACOLARE PERCORSO SOTTERRANEO MONUMENTALE

Aperto al pubblico anche lo spettacolare percorso monumentale di Viterbo Sotterranea. Ambienti di grande suggestione che ammaliano il visitatore.
Il percorso Sotterraneo emoziona e stupisce i visitatori non solo per la grandezza degli spazi, ma anche per la suggestione che gli stessi evocano grazie alla loro antica storia.
Dai cunicoli etruschi a quelli medioevali, dai rifugi della seconda guerra mondiale allo “studiolo” realizzato all’epoca dai tombaroli, dai “butti” medioevali alle antiche condotte idriche etrusche, fino ad arrivare in un ambiente di grande fascino: il più antico luogo di culto, sotterraneo, del centro storico di Viterbo.

Il circuito ipogeo di Via Chigi fu scavato all’interno della più caratteristica formazione vulcanica dell’apparato di Vico: il Tufo rosso a scorie nere (Ignimbrite c). Il termine ignimbrite deriva dal greco: ignis (fuoco) e imbris (pioggia), e descrive le modalità di deposizione di questa particolare roccia che avviene attraverso imponenti colate piroclastiche, ovvero un flusso incandescente costituito da un insieme turbolento di gas e parti solide (pomici, lava, ceneri, lapilli) anche di dimensioni decimetriche. La famosa eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano è un esempio di colata piroclastica.

Nel nostro caso il deposito inimbritico ha avuto origine dal collasso del paleo-vulcano di Vico, un edificio imponente che si ergeva dove ora è il Lago omonimo, raggiungendo altezze di gran lunga maggiori dell’attuale Monte Fogliano e Poggio Nibbio, e che si estendeva sino a Castel d’Asso, alla periferia Sud di Viterbo. Questo evento esplosivo ebbe luogo tra 200 e 150 mila anni fa. Per questo il circuito ipogeo di Viterbo Sotterranea ci descrive un periodo geologico lungo migliaia di anni.

Tra i cunicoli presenti nella Viterbo Sotterranea, in particolare uno, grande e dalla forma perfettamente ovoidale, è senz’altro un’antica via utilizzata per raggiungere altre zone dell’antico centro abitato medievale di Viterbo, senza dover passare per strade esterne.
Visibile anche uno spettacolare cunicolo di epoca etrusca: un antico corridoio legato al reperimento di acqua pulita. Gli Etruschi erano valenti idraulici, iniziarono a costruire i cunicoli a partire dall’VIII secolo a.C. in poi, soprattutto per la raccolta di acqua potabile e, secondariamente, per il drenaggio dei terreni o per la derivazione di acqua (probabilmente anche ad uso irriguo).

I cunicoli sono una testimonianza dell’elevato livello di vita, di igiene in particolare, delle popolazioni che all’epoca abitavano l’Italia centrale tirrenica e sono un ulteriore indizio degli scambi culturali intercorsi tra Etruria e vicino Oriente.
Il complesso monumentale di Viterbo Sotterranea si può visitare tutti i giorni con una visita guidata che conduce alla scoperta di questi magici luoghi, un viaggio nella storia lungo 3.000 anni.

E’ possibile scegliere tra i 2 persorsi di Viterbo Sotterranea: quello di mezz’ora (tutti i giorni con orario continuato) e non occorre la prenotazione, e quello di un’ora (con prenotazione)

Contatti per informazioni o prenotazioni:

Tesori d’Etruria, Piazza della Morte, 1 Viterbo
338.8618856  0761.220851
email: welcome@tesoridietruria.it

 

Forte Marghera, boom di visitatori (tra loro anche turisti). E dalla prossima estate al via il progetto della casermetta con il bar vista laguna
Da ilgazzettino.it del 6 gennaio 2026

Un nuovo locale con terrazza panoramica, pronto per l’inizio dell’estate, verrà allestito nella casermetta napoleonica recentemente restaurata

 

MESTRE - Boom di visitatori, nel 2025 per Forte Marghera, che sfonda quota mezzo milione e si prepara, adesso, ad altri importanti novità. Tra queste quella che partirà dalla prossima estate con l'inaugurazione della seconda casermetta napoleonica e che ospiterà un bar con terrazza panoramica, aperto tutto l'anno, in sostituzione di quello provvisorio (e stagionale) della baia. Continua, dunque, il processo di trasformazione di Forte Marghera a cui si accompagna, costante negli ultimi anni, la crescita di attività, d'interesse e di frequentazione da parte del pubblico: residenti, ma anche turisti,oltre a una quota sempre più ampia di studenti del polo universitario di via Torino che popolano la nuova biblioteca e le aree verdi. «Superare quota 500mila è una bella soddisfazione e la spinta per fare ancora meglio», commenta Giorgio Betrò, da un paio di mesi presidente della Fondazione Forte Marghera affiancato dal direttore dell'area verde e sviluppo del Comune Marco Mastroianni. I due ricordano che negli ultimi 10 anni sono stati investiti 35 milioni di euro per dare vita nuova al complesso.

La prima casermetta napoleonica, inaugurata qualche settimana fa, gestita dai Musei civici e dotata già di bar, sta riscuotendo molte visite. Il nuovo punto ristoro nella seconda sarà più grande e si candida già a locale di tendenza per l'estate.

Forte Marghera, casermette napoleoniche per il nuovo distretto dell’arte: diventeranno luogo di aggregazione dedicato alla cultura contemporanea

IL CALENDARIO

Intanto, con la primavera si aprirà il calendario degli eventi. Il 7 e 8 marzo ci sarà Venezia Wine, fiera dello champagne e dei vini nazionali e internazionali. L'11 e 12 marzo la fiera olistica e del benessere. Il 19 aprile Forte in fiore, mostra mercato con espositori da tutta Europa. Poi tornerà Venezia Comics in programma dall'1 al 3 maggio. L'11 maggio toccherà Vini alla Fonda, manifestazione dedicata agli operatori Horeca, dal 15 al 17 dello stesso mese Fairy Priced Vintage e dal 22 al 24 Kick It, esposizione di prodotti artigianali di grandi marche personalizzati con tanta originalità. «Forte Marghera spiegano Betrò e Mastroianni ha costruito un sistema di relazioni che si sta consolidando sempre più: la Biennale col suo Padiglione che sarà presto ampliato con la ristrutturazione di altri due edifici, i Musei civici, Vela, il Casinò, ma anche l'Accademia delle Belle arti e tante associazioni: Pandora per la produzione di ceramica, Enpa che si prende cura della colonia felina, Live Art & Culture per la danza e gli spettacoli, Rosso veneziano per le opere d'arte, Lab 43 per le stampe, gli scout del Cngei, il Museo della guerra, oltre a Controvento per la parte di ristorazione». Complessivamente l'offerta si è rafforzata ed è aumentata anche la sicurezza: tutto il compendio è videosorvegliato e collegato in tempo reale con la Smart Control Room del Tronchetto.

IL SINDACO

«Forte Marghera dichiara il sindaco Luigi Brugnaro è uno dei simboli più chiari di cosa significhi rigenerare senza snaturare: recuperare un patrimonio storico e trasformarlo in un luogo vivo, aperto, utile. Non più un'area "a parte", ma uno spazio accessibile e attraversabile, connesso ai percorsi urbani con le piste ciclabili. È una vera cerniera tra terraferma e acqua: un luogo che racconta la nostra identità e che torna a essere parte del quotidiano, non solo memoria. Abbiamo investito ingenti risorse al fine di garantire qualità, decoro e fruibilità; e di creare le condizioni perché qui possano crescere iniziative culturali, sociali ed economiche. È lo stesso metodo con cui stiamo portando avanti, in tutta la città, interventi che collegano e rafforzano le nostre infrastrutture guardando al futuro con concretezza».

 

Il nuraghe S'Uraki a San Vero Milis è il più completo della Sardegna, ma è interrato
Da Cagliaritoday del 01 gennaio 2026

Di Guido Garau

La struttura appare oggi come una collinetta erbosa alta circa 5-6 metri, ma le indagini archeologiche ne rivelano l'imponenza: un complesso polilobato con una torre centrale e un bastione con almeno quattro torri laterali, racchiuso da un antemurale rafforzato da sette torri visibili (dieci in origine)

l nuraghe S'Uraki (o S'Urachi), situato nella piana alluvionale di Su Padru nel comune di San Vero Milis (provincia di Oristano), rappresenta uno dei complessi nuragici più grandi e complessi dell'intera Sardegna. Quasi completamente interrato, appare oggi come una collinetta erbosa alta circa 5-6 metri, ma le indagini archeologiche ne rivelano l'imponenza: una struttura polilobata con una torre centrale circondata da un bastione con almeno quattro torri laterali, racchiusa da un poderoso antemurale rafforzato da sette torri visibili (probabilmente dieci in origine).

La datazione

Il monumento risale presumibilmente all'età del Bronzo recente (XII secolo a.C.), con successive modifiche in epoca nuragica. La cinta muraria esterna, parzialmente portata alla luce da recenti campagne di scavo, colpisce per la sua estensione più che per l'altezza residua delle murature.

Segnalato per la prima volta nel 1935 dall'archeologo Antonio Taramelli, il sito fu oggetto di primi scavi nel 1948 ad opera di Giovanni Lilliu, che ne mise in evidenza la continuità di occupazione dall'età del Bronzo all'epoca romana repubblicana. Ulteriori indagini ripresero dal 1979, coinvolgendo vari archeologi tra cui Giovanni Tore e Alfonso Stiglitz della Soprintendenza Archeologia. Dal 2013, il "Progetto S’Urachi" - collaborazione tra il Comune di San Vero Milis, la Brown University (Usa) e la Soprintendenza - ha intensificato le ricerche, concentrandosi sulle fasi successive all'età nuragica, con evidenze di frequentazione fenicia (dal VII secolo a.C.), punica e romana.

Un'area interessante

Dall'area proviene un famoso thymiaterion (incensiere) bronzeo di tipo cipriota, databile tra VIII e VII secolo a.C., esposto al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Il sito, ancora in gran parte da scavare, testimonia una lunga continuità abitativa, con un villaggio circostante e riutilizzi in età storica.

Le campagne di scavo, dirette tra gli altri da Peter van Dommelen e Alfonso Stiglitz, hanno continuato a rivelare nuovi dettagli su questo "gioiello" nuragico: se sarà scoperto del tutto sarà candidato a diventare uno dei siti più importanti dell'isola per comprendere le interazioni tra nuragici, fenici e punici nel Mediterraneo antico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Borghi Autentici della Capitanata in assemblea a Deliceto
Da pugliaplanet.com del 20 gennaio 2025

DELICETO (Foggia) – I 16 “Borghi Autentici” della Provincia di Foggia, venerdì 24  gennaio 2025, alle ore 16.30, si riuniranno in assemblea a Deliceto, nella sala della Biblioteca comunale “Marina Mazzei” in Corso Margherita 55.

All’incontro, che sarà presieduto da Rosanna Mazzia, presidente di Borghi Autentici, oltre ai sindaci dei 16 comuni parteciperanno Gianfranco Lopane, assessore al Turismo della Regione Puglia, e Pasquale De Vita, presidente del Gal Meridaunia.

Borghi Autentici è l’associazione nazionale che unisce i Comuni impegnati a costruire un modello di sviluppo locale sostenibile, rispettoso dei luoghi e delle persone, attento alla valorizzazione delle identità locali, con l’obiettivo di promuovere i borghi italiani quali luoghi da vivere, sostenere, preservare. In tutta Italia, sono circa 300 i comuni che aderiscono alla rete e, di questi, 16 si trovano in provincia di Foggia: Accadia, Biccari, Candela, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Celle di San Vito, Deliceto, Faeto, Peschici, Rignano Garganico, San Giovanni Rotondo, San Nicandro Garganico, San Marco La Catola, Vieste e Volturara Appula.

L’assemblea di Deliceto è stata convocata per presentare il nuovo Statuto, il regolamento associativo che è stato rinnovato, e per discutere delle iniziative e attività da intraprendere nel 2025.

GLI OBIETTIVI. I Borghi Autentici intendono lavorare insieme per favorire l’emersione di una nuova forma di economia sociale come risposta allo spopolamento e all’inoccupazione. Sono tre le principali direttrici di sviluppo su cui la rete intende agire: welfare culturale nei piccoli borghi; atlante e piano del cibo; l’ampliamento e la rifunzionalizzazione degli spazi pubblici.

La strada maestra individuata è quella di massimizzare l’impatto sociale degli investimenti e delle attività culturali, per creare le migliori condizioni affinché i giovani siano sostenuti nel creare un nuovo futuro “per” e “nei” borghi”.

 

“Nuova base militare nel Parco: ecco perché è una scelta sbagliata” /Cristiana Torti
Da larno.it del 20 gennaio 2026

La recinzione dell'ex area militare di Coltano

Cominciamo dai

 

 

Il piano di Varsavia per diventare lo «Scudo orientale» dell'Europa: trincee, bunker, mine e droni
Da corriere.it del 19 gennaio 2026

Di Francesca Basso

Entro il 2028 la Polonia vuole completare l'«East Shield», lo scudo orientale che correrà per 800 chilometri lungo il confine con la Bielorussia e l’enclave russa di Kaliningrad e ha l'obiettivo di ostacolare un’eventuale invasione russa via terra

Il valico stradale di Polowce-Peschatka, circa 200 chilometri a est di Varsavia, chiuso dal giugno del 2023 per ragioni di sicurezza nazionale

Dalla nostra inviata

POŁOWCE

 

Il c
Da lanazione.it del 19 gennaio 2026

Di

 

Le Rocche albornoziane a "Paesi che vai...luoghi, detti, comuni..."
Da rai.it del 19 gennaio 2025

Alla scoperta delle fortezze umbre realizzate dal cardinale Egidio de Albornoz

Nella puntata di “Paesi che vai... luoghi, detti, comuni…”, in ondadomenica 19 gennaio alle 14.00 su Rai 2, Livio Leonardi condurràil pubblico in Umbria per un viaggio storico tra le Rocche realizzate,nel XIV secolo, dal cardinale spagnolo Egidio de Albornoz. Saranno protagoniste della puntata le fortezze di Spoleto, Narni e Assisi,capisaldi dell’ampio progetto di riconquista ideato dall’Albornoz.Gli spettatori potranno quindi andare alla scoperta delle Rocche albornoziane cominciando con la maestosa Rocca di Spoleto,fulcro del complesso sistema di controllo del territorio elaboratoda Egidio de Albornoz, che fu progettata per vigilare su importantivie di comunicazione e accessi alla regione. In seguito, diventò residenza pontificia e, successivamente, carcere di massima sicurezza.

Soltanto in tempi più recenti, la Rocca è stata trasformata nella sede dell’attuale Museo Nazionale del Ducato di Spoleto.

La narrazione proseguirà con la Rocca di Narni, che da una posizione strategica domina la valle del Nera e può essere considerata la sentinella della porta meridionale dell'Umbria. Le sue mura possenti hanno sopportato attacchi devastanti, come quello perpetrato dai Lanzichenecchi, che raggiunsero Narni alritorno dal Sacco di Roma del 1527.
Il cammino si concluderà con la Rocca di Assisi, un’antica fortezza distrutta più volte e riedificata dal cardinale spagnolo nel 1362: oggi la Rocca offre scorci suggestivi, come il camminamento sotterraneo lungo più di cento metri o l’alta torre poligonale che si affaccia su un panorama mozzafiato. Ma soprattutto dal 1961 laRocca, che in passato è stata simbolo di sopraffazione, è diventata la meta della Marcia della pace che ogni anno parte da Perugia egiunge alla città di San Francesco.

Spazio poi al rapporto tra questi luoghi e il mondo della fiction televisiva e, a seguire, alle bellezze naturalistiche del suggestivo Lago di Piediluco.

 

LA VARESE NASCOSTA. La storia delle Torredi Velate tra gabinetti d'epoca romana efortificazioni
Da varesenoi.it del 18 gennaio 2025

E' uno dei simboli di Varese e del rione ai piedi del Sacro Monte. Eccola sua storia e la sua antica funzione

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Camp Century: il segreto nucleare che emerge dai ghiacci della Groenlandia
Da hdblog.it del 17 gennaio 2025

Un'ombra

 

 

Un convegno sul paesaggio scavato nel fossato punico
Da marsalalive.it del 17 gennaio 2025

La direttrice del PALM, Anna Occhipinti, e la dottoressa Maria Grazia Griffo, archeologa del Parco, interverranno oggi pomeriggio a Trapani, nella sala conferenze OAPPC (Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Trapani), in via Fardella, al convegno dal tema “Paesaggio scavato nel fossato punico” – Valorizzazioni delle fortificazioni di Lilibeo, che dà diritto ai partecipanti a 3 crediti formativi.

Assieme a loro, da Marsala, interverranno anche l’archeologo Marco Correra, presidente del CDA “ArcheOfficina”, Società Cooperativa Archeologica, e l’architetto Antonio Mauro, direttori dei lavori del 1° step e progettista del futuro parco.

Tra gli interventi è in programma anche quello del professor Renzo Lecardane, del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo.

A introdurre i lavori sarà l’architetto Giuseppe Giammarinaro. I saluti saranno portati dallapresidente dell’Ordine degli Architetti, Giuseppina Pizzo, e da Vito Maria Mancuso, presidentedella Fondazione Architetti nel Mediterraneo “F. La Grassa”.

 

"Le Mura di Genova raccontano": la nuova guida storica di Enzo Gavino
Da lavocedigenova.it del 15 gennaio 2025

Il volume, dedicato alle mura di Genova, propone un percorso che collega le antiche fortificazioni con il tessuto urbano contemporaneo. “Sono il nostro patrimonio storico, ma troppo spesso sono trascurate," spiega Gavino, invitando i cittadini e i turisti a riscoprire la città a piedi o in bicicletta attraverso itinerari poco conosciuti

Genova,

 

Alla scoperta del Salento: la scomparsa Torre di SanCataldo
Da pugliaplanet.com del 15 gennaio 2025

San Cataldo,

 

L'Italia valorizza il patrimonio storico-culturale di Cartagena
Da ansa.it del 13 gennaio 2025

Il progetto presentato dall'ambasciatore in Colombia Curcio

BOGOTA, 13 GEN -

 

"Gira le Mura!", passeggiate sulle mura medievali alla scoperta di luoghi e segreti della storia padovana. Il programma completo

Da ilgazzettino.it del 13 gennaio 2025

Anche quest'anno

Costi e informazioni

La partecipazione è gratuita ed è riservata ai soci del Comitato Mura: è possibile iscriversi al momento, pagando la quota annuale di 20 euro.

Comitato Mura di Padova via Raggio di Sole 2, Padova 348.2585005 - 347.6145908 info@muradipadova.it, www.muradipadova.it

 

La Turchia ha testato un “missile anti-carri armati” lanciato da un drone Anka
Da avia-pro.it del 13 gennaio 2025

Il drone turco Anka, sviluppato da TUSAS e noto come “cacciatore di carri armati”, è stato testato con successo con il nuovo missile guidato LUMTAS. Questo sistema missilistico anticarro a guida laser, creato da Roketsan, aumenta significativamente le capacità di combattimento del drone. I test sono stati dimostrati in registrazioni video, in cui il missile ha colpito un bersaglio finto con elevata precisione.

L-UMTAS, che sta per Sistema missilistico anticarro a guida laser a lungo raggio, è uno degli ultimi sviluppi nel settore della difesa turco. È progettato per distruggere obiettivi sia fissi che mobili, inclusi veicoli corazzati, fortificazioni e personale nemico.

Una caratteristica fondamentale del missile è il suo sistema di guida laser semi-attivo, che fornisce un’elevata precisione grazie alla capacità di mirare prima e dopo il lancio. Ciò consente al missile di essere utilizzato in condizioni di combattimento dinamiche, dove i bersagli possono cambiare la loro posizione. Il missile è in grado di funzionare in qualsiasimomento della giornata, il che lo rende un'arma universale per le moderne operazioni di combattimento.

Le caratteristiche tecniche di L-UMTAS sono impressionanti. Il missile, con un diametro di 160 mm, una lunghezza di 1,8 metri e un peso di 37,5 kg, è dotato di una testata tandem che combina funzioni di perforazione e frammentazione ad alto potenziale esplosivo. Ciò lo rende efficace contro una varietà di tipi di bersagli, inclusi carri armati, veicoli corazzati efortificazioni. La portata del missile raggiunge gli 8 km, il che ne consente l'utilizzo a notevole distanza dal bersaglio. Inoltre, il missile è insensibile al fuoco delle armi leggere, il che ne aumenta la stabilità in condizioni di combattimento.

Gli sviluppatori notano che l'integrazione dell'L-UMTAS nell'arsenale di Anka apre nuove possibilità per il drone, rendendolo ancora più efficace nelle operazioni d'attacco. Secondo i rappresentanti di Roketsan, questo missile può diventare non solo un elemento chiave dell’esercito turco, ma anche un’offerta interessante per i clienti internazionali.

L'Anka, che si è già dimostrato una piattaforma versatile per operazioni di ricognizione e attacco, è ora in grado di distruggere efficacemente sia veicolicorazzati che obiettivi fortificati. Ciò lo rende uno strumento importante per le moderne operazioni militari, soprattutto in condizioni di elevatamobilità nemica.

Gli esperti osservano che lo sviluppo di tali tecnologie indica le crescenti capacità dell’industria della difesa turca, che sta entrando attivamente nelmercato globale delle armi. L-UMTAS e Anka potrebbero rappresentare una proposta interessante per i paesi che cercano soluzioni ad alta tecnologiama relativamente convenienti per i loro eserciti.

 

Una fortezza dimenticata nei monti del Caucaso riscrive la storia
Da futuroprossimo.it del 12 gennaio 2025

Una fortezza dell’Età del Bronzo emerge tra le colline georgiane: nuove ricerche cambiano la nostravisione dell’antichità.

Di Gianluca Riccio

C'era

 

Castello di Vogogna, porte aperte ai visitatori
Da ossolanews.it del 11 gennaio 2026

Tutti i fine settimana è possibile scoprire la storia e i tesori conservati nella fortezza viscontea

Le porte

 

Parco lineare delle Mura, il municipio va inpressing. “Non ci sono fondi, ora vanno trovati”
Da romatoday.it del 10 gennaio 2026

I lavori

 

Il Garda veronese tra castelli e fortezze
Da quotidianoneit del 10 gennaio 2025

Un itinerario ideale tra colline e lago, lungo l’Adige e il Mincio, visitando le più belle città fortificate come Soave e Legnago

Di GRAZIELLA LEPORATI

Il castello di Soave

Castelli, fortificazioni e bastioni formano il fil rouge per scoprire il territorio veronese: tra le colline e leacque del lago, tra le testimonianze storiche e le narrazioni leggendarie, nel corso dei secoli ben 14 città si sono protette dietro alte mura che, varcata la porta d’accesso, svelano gioielli artistici e architettonici.

Ovviamente Verona è il punto di partenza di questo itinerario: passeggiare nel capoluogo scaligero all’interno del perimetro fortificato equivale a immergersi in una storia lunga oltre 2000 anni. Le mura sono la cornice in cui la città è nata e si è sviluppata, testimoniandone il ruolo chiave dalla dominazione romana, a quello scaligero,veneziano e infine asburgico.Tutta la città va visitata perché ogni angolo offre meraviglie da scoprire, da quelle più note (Arena, balcone di Giulietta, piazza delle Erbe) a quelle meno note ma sempre affascinanti come il bastione delle Maddalene, il cortile del mercato vecchio che risale all’epoca romana o il giardino dei Giusti con statue antiche e sentieri tortuosi.

Da Soave a Malcesine fra vino e castelli

Lasciata la città scaligera proseguiamo il nostro itinerario alla scoperta dei borghi murati raggiungendo i Monti Lessini ai cui piedi sorge Soave. Il delizioso borgo medioevale, conosciuto per la produzione di vino bianco, è dominato da uno scenografico castello – fortezza, dotato di una imponente cinta muraria che scende lungo le pendici del colle, scandita da 24 torri.

Torri del Benaco

Da qui, costeggiando il lago di Garda, si incontra l’incantevole borgo di Malcesine: le piazzette e i vicoli sempre animati basterebbero a rendere questa località “a picco sul lago” irresistibile, ma molte altre sono le caratteristiche che hanno gratificato Malcesine con omaggi di artisti del passato, quali Goethe e Klimt, a partire dallo splendido castello ricostruito dagli Scaligeri nel XIII secolo, oggi sede del Museo di Storia Naturale del Baldo e del Garda.

Da non perdere la salita al Monte Baldo con la moderna funivia dotata di cabine rotanti a 360°: da lassù si può ammirare il lago in tutta la sua imponenza e negli scorci più belli, scoprirne le cittadine che lo popolano, comeTorri del Benaco con il castello scaligero e le tre torri merlate, il porticciolo medioevale attorniato da palazzi veneziani.

Lazise, gemma del Benaco

Poco più in là, collocati nell’anfiteatro morenico nelle colline tra il lago e l’Adige, avvolti da un paesaggio dominato da vigneti, oliveti, frutteti, e boschi di roveri e carpini, Rivoli veronese e Pastrengo, dotate di fortificazioni austriache, ma è Lazise la gemma di questo segmento di lago.

Per mantenere la sua indipendenza e proteggere il Castello Scaligero si dotò presto di una cinta muraria.

Più a sud, merita attenzione Peschiera del Garda, centro strategico militare durante il Medioevo: le mura difensive veneziane, Patrimonio UNESCO dal 2017, la forma peculiare pentagonale della fortezza e la sua posizione spettacolare in mezzo alle acque del Mincio, i sitipalafitticoli dell’arco alpino , anch’essi iscritti nella lista Patrimonio dell’umanità UNESCO, la rendono una meta imprescindibile durante una vacanza al Lago di Garda.

Da Valeggio sul Mincio e Legnago

L'Arco dei Gavi e Castel Vecchio

Sulle rive del fiume Mincio sorge un piccolo borgo pittoresco: Valeggio sul Mincio con il suo Castello Scaligero,una fortezza difensiva arroccata su una collina a fianco del centro, la Torre Tonda. Insieme alla frazione di Borghetto - riconosciuta uno dei borghi più belli d’Italia, un unicum urbanistico al cui centro si pongono il rapporto simbiotico con il fiume Mincio e le antiche fortificazioni risalenti al periodo medievale, in un dialogo ininterrotto tra storia e natura – Valeggio si guadagna uno spazio importante. In questo itinerario, che lentamente si allontana dalle sponde del lago per la provincia sud di Verona, più precisamente Villafranca di Verona, la roccaforte degli Scaligeri nella pianura veronese, come dimostra l’elegante castello, da visitare unitamente al Museo del Risorgimento, e a Villa Gandini Morelli-Bugna, che racchiude la sala del Trattato franco-austriaco del 1859.

Arriviamo fino all’estremità orientale della provincia veronese per una visita a Cologna Veneta , borgo agricolo fondato nel 170 a.C. e, in epoca medievale, trasformato in piazzaforte.

Una ventina di minuti sono sufficienti, infine per raggiungere Legnago , adagiata lungo le sponde del fiume Adige.

Solitamente ricordata per aver fatto partetra il 1848 e il 1866 del Quadrilatero, il famoso sistema difensivo austriaco nel Lombardo-Veneto, Legnago ha da sempre svolto un importante ruolo militare e commerciale: le sue fortificazioni sono citate già in documenti del Xsecolo.

Luogo di nascita del musicista Antonio Salieri, al quale è dedicato l’ottocentesco Teatro, dell’antica rocca conserva, in piazza della Libertà, il rudere del Torrione del XVI secolo.

 

Info: www.visitverona.it - www.lagodigardaveneto.com

 

 

3 Castelli da visitare in Sardegna questa settimana tra fortezze che raccontano la sua storia millenaria
Da viaggiando-italia.it del 7 gennaio 2025

La Sardegna non è solo mare cristallino e spiagge incantevoli, ma anche terra di antiche fortezze che raccontano la sua storia millenaria.

Tra i castelli più

 

Come Amburgo ha reso “cool” un bunker della Seconda guerra mondiale
Da ilpost.it del 5 gennaio 2025

A guardarlo

 

Mappa con la dislocazione delle Flakturm

L’accesso è libero e gratuito, ma per salire le scale bisogna passare dei controlli di sicurezza. Negli ultimi cinque piani sono stati aperti due bar, un ristorante,una sala concerti e un hotel gestito da Hard Rock con 134 camere: a luglio, poco dopo l’apertura, un giornalista del Financial Times ci ha soggiornato e ne ha raccontato lo «stile industrial chic, con tubature a vista e bagni in cemento spatolato, abbinato a un arredamento colorato a tema musicale»: un omaggio alla grande influenza musicale della città. Una camera doppia costa tra i 200 e i 300 euro a notte.

Oltre alla sua stessa struttura, oggi nel Bunker non rimangono molte testimonianze evidenti dell’utilizzo fatto durante la Seconda guerra mondiale, a eccezione di alcuni cartelloni che, in quello che una volta era l’ultimo piano, raccontano la storia del luogo. Alcuni ritengono necessario problematizzare e ricordare questo passato, e infatti c’è un piano per creare uno spazio dedicato alla memoria delle vittime del regime nazista (solo nel campo di concentramento di Neuengamme morirono oltre 40mila persone) e in particolare dei lavoratori morti per costruire il Flakturm IV.

Già solo il fatto di aver reso un rifugio antiaereo della guerra un luogo di incontro e scambio culturale viene comunque considerato un successo dalla maggior parte delle persone che ci vivono intorno.

Sempre che in futuro non debba esserne ripristinato l’utilizzo originale, visto che il governo tedesco sta facendo un censimento dei bunker in cui i cittadini potrebbero ripararsi in caso di attacco.