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L'Arsenale militare tra le bellezze delle Giornate D'autunno del Fai
Da cosmpolismedia.it.it del 16 ottobre 2020

Doppio weekend per il Fondo Ambiente Italiano, che aprirà 1000 luoghi per far conoscere le meraviglie presenti nel nostro paese

A Giulia Maria Crespi, scomparsa lo scorso luglio, è dedicata l’edizione 2020 delle Giornate FAI d’Autunno: mille aperture a contributo libero in 400 città in tutta Italia, organizzate per la prima volta in due fine settimana, sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre. Anche quest’anno promotori e protagonisti sono i Gruppi FAI Giovani, ideali eredi e testimoni dei valori che per tutta la vita hanno guidato la Fondatrice e Presidente Onoraria del FAI – Fondo Ambiente Italiano: l’inesauribile curiosità, la voglia di cambiare il mondo e l’instancabile operosità per un futuro migliore per tutti. Ispirandosi a lei, i giovani del FAI scenderanno in piazza per “seminare” conoscenza e consapevolezza del patrimonio di storia, arte e natura italiano e accompagneranno il pubblico, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, alla scoperta di luoghi normalmente inaccessibili, poco noti o poco valorizzati in tutte le regioni (prenotazione online consigliata su www.giornatefai.it; i posti sono limitati. Nei due fine settimana apriranno luoghi diversi: consultare il sito per controllare il programma).
Storiche dimore signorili, castelli, giardini, sedi istituzionali, chiese, complessi conventuali e tante altre “chicche” come borghi, collezioni private, parchi, luoghi della produzione e del commercio solitamente riservati agli addetti ai lavori si sveleranno attraverso punti di vista insoliti e racconti che meraviglieranno i visitatori, soddisfacendo e, insieme, accrescendo il loro desiderio di sapere, la loro curiosità. Prendere parte alle Giornate FAI d’Autunno 2020 vuol dire non solo godere della bellezza che pervade ogni angolo del nostro Paese e “toccare con mano” ciò che la Fondazione fa per la sua tutela e valorizzazione; vuol dire soprattutto sostenere la missione del FAI in un momento particolarmente delicato. Tutti i visitatori potranno sostenere il FAI con una donazione libera – del valore minimo di 3 € – e potranno anche iscriversi al FAI online oppure nelle diverse piazze d’Italia durante l’evento. La donazione online consentirà, a chi lo volesse, di prenotare la propria visita, assicurandosi così l’ingresso nei luoghi aperti dal momento che, per rispettare la sicurezza di tutti, i posti saranno limitati.
La Delegazione FAI di Taranto e il Gruppo FAI Giovani propongono per entrambi i week end uno straordinario tour all’interno dell’Arsenale Militare Marittimo. Si potrà conoscere la storia gloriosa dell’Arsenale insieme alle sorprendenti competenze delle sue maestranze civili che da oltre un secolo lo rendono grande. Taranto è anche il suo Arsenale, e il FAI offre l’occasione alla cittadinanza di poter finalmente varcare quei cancelli e scoprire un pezzo di storia così importante e così legata a doppio filo all’identità stessa della città. La visita comprenderà anche la Mostra Storica che partecipa alla X edizione del censimento I Luoghi del Cuore promossa dal FAI e da Banca Intesa.
Le visite avverranno in totale sicurezza seguendo i vigenti protocolli anti covid. Nei due week end dalle 10:00 alle 17:00 partiranno ogni 30 minuti gruppi di 15 persone da piazza Ammiraglio Leonardi Cattolica; per questo motivo è fortemente consigliata la prenotazione online attraverso il sito www.giornatefai.it. La prenotazione sarà validata dopo il versamento tramite carta di credito o PayPal del contributo di minimo 3€ a persona e finalizzata con l’invio di un’email di conferma. La Delegazione di Taranto ringrazia il comando Marina Sud e Marinarsen per la fattiva collaborazione e la sensibilità mostrata e l’associazione Taranto Straordinaria per la preziosa partecipazione.

 

La cannoniera di Cima 3
Da imagazine.it.it del 16 ottobre 2020

Si terrà domenica 18 ottobre alle ore 9.30 sul Monte San Michele l’evento “La cannoniera di Cima 3: storie di roccia, genieri e un giovane capitano”, primo dei quattro appuntamenti carsici previsti dal progetto “Caleidoscopio a nord-est” dedicati a vicende e dinamiche peculiari che caratterizzarono questo sito di primaria importanza per la storia e la memoria della Grande Guerra.
Per quanto riguarda questo primo evento, si tratterà di un’escursione tematica condotta sul Monte San Michele dal ricercatore e autore Marco Mantini che guiderà il pubblico alla scoperta dell’imponente galleria cannoniera, che ancora oggi contraddistingue la Zona Monumentale, per illustrarne la storia e le caratteristiche. La struttura fu scavata dal Genio Militare italiano dopo la Sesta Battaglia dell’Isonzo (agosto 1916) e rappresentò un elemento cardine del “Sistema Difesa Isonzo”. Nel corso del 1917 ospitò il Comando Tattico della Terza Armata italiana e nel primo dopoguerra fu tappa irrinunciabile dei tantissimi pellegrinaggi ai campi di battaglia sul fronte isontino.

Da allora la Cannoniera di Cima 3 non ha mai smesso di affascinare, prova ne sono i numerosi visitatori che rivolgendosi al museo procedono attualmente alla sua visita. Gratuito per il pubblico, l’evento è organizzato dalla Cooperativa sociale Thiel, in collaborazione con il Comune di Sagrado e con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Il ritrovo è previsto presso il piazzale antistante al Museo del Monte San Michele. La registrazione dei partecipanti avverrà a partire dalle ore 9 (presentarsi con mascherina).

Livio Nonis

 

Arsiè, una discarica nel bunker: ci pensano gli speleologi
Da corrierealpi.it.it del 15 ottobre 2020

Di RAFFAELE SCOTTINI

C’erano rifiuti abbandonati anche quarant’anni fa nella antica galleria militare. Il gruppo speleologico del Cai di Feltre ha ripulito il bunker della prima guerra mondiale in zona Col del Gallo ad Arsiè da una grande quantità di immondizia accumulata negli anni, recuperando bottiglie di vetro (1,8 metri cubi), materiali ferrosi (0,8 metri cubi), plastica (2 metri cubi), indifferenziata varia (1 metro cubo) e altri materiali ferrosi sfusi (100 chili). Il Comune si è incaricato dello smaltimento.

L’iniziativa si inserisce nella manifestazione nazionale che prende il nome di “Puliamo il buio”, una costola di “Puliamo il mondo” che la società speleologica italiana propone assieme a Legambiente e riguarda in questo caso le grotte e le cavità artificiali.
Per pulire il bunker a Col Del Gallo si sono impegnate una decina di persone, che hanno lavorato per una giornata tra l’estrazione e lo stoccaggio. Il gruppo infatti si è diviso, con una parte dei volontari in cavità e gli altri ad occuparsi del trasporto e della divisione del materiale.
Il presidente del Cai di Feltre, Ennio De Simoi, sottolinea due aspetti, a cominciare dalla «disponibilità dei volontari per rendere più bello il territorio. Onore al merito a chi fa queste cose».
«Oltre ad essere faticoso, perché bisogna portare in superficie materiali anche pesanti, vuol dire che c’è gente disponibile ad andare a sporcarsi le mani», commenta De Simoi. «Queste iniziative poi creano gruppo. Quando aggreghi le persone con un fine di pubblica utilità, ne ricavi soddisfazione.
Un’altra cosa bella è che si va laddove c’è bisogno, senza essere legati a un Comune piuttosto di un altro».
Altro elemento è il fatto che la maggior parte del materiale risalga a diversi anni fa: «È un segnale indiretto di un’accresciuta consapevolezza da parte della gente del rispetto dell’ambiente», prosegue De Simoi. «Principalmente sono immondizie che erano lì da prima dell’avvento degli ecocentri, prima degli anni ’85-’90», conferma il responsabile del gruppo speleologico Ennio De Col. Però non è sempre così: «L’anno scorso eravamo sul monte Avena e avevamo trovato molti più rifiuti e ce n’erano anche di freschi. Non è tutto imputabile alle cattive usanze che c’erano fino a trent’anni fa di usare le cavità come immondezzaio perché lontano dagli occhi di tutti».
Negli ultimi anni, l’attività di pulizia delle grotte da parte della squadra speleo ha messo insieme numeri che fanno riflettere: «Parliamo in media negli ultimi anni di una decina di quintali di materiale riportato alla luce. Poi c’è la difficoltà per i Comuni di smaltirlo», racconta Ennio De Col.
«Le varie amministrazioni comunali hanno sempre dato il loro supporto», evidenzia. «Quello del materiale buttato nelle cavità è un problema, perché molte si trovano a monte di zone da cui si preleva l’acqua». Oltre all’iniziativa di “Puliamo il buio”, il gruppo speleologico è molto attivo. «È una nicchia di appassionati, però è una nicchia che fa ricerca», aggiunge il presidente del Cai De Simoi. «Sono una trentina di soci, che girano le montagne alla ricerca di cavità, facendo attività scientifica, anche in collaborazione con altri gruppi». —

 

Scozia: Il museo nel bunker della guerra fredda ha vinto il 'Museum of the Year Award 2020
Da inexhibit.com del 14 ottobre 2020

Scozia: Il museo nel bunker della guerra fredda ha vinto il ‘Museum of the Year Award’ 2020

Gairloch è un villaggio di 2300 anime della costa occidentale della Scozia; la città più vicina, a 120 chilometri, è Inverness. E tuttavia, il Gairloch Museum quest’anno condivide con altre 4 istituzioni del Regno Unito il prestigioso ‘Museum of the Year Award‘ (ovvero il premio museo dell’anno) organizzato da Art Fund.
Quella del Gairloch è la storia di una piccola comunità che si è fortemente impegnata per realizzare la nuova casa del museo cittadino, dato che la vecchia sede, ospitata all’interno di una fattoria per circa 40 anni, non era più adeguata alle esigenze espositive e di sicurezza.
La particolarità dell’operazione sta nel fatto che la nuova sede è stata costruita recuperando un vecchio bunker, con muri di cemento spessi oltre 60 centimetri e porte a prova di bomba, che all’epoca della guerra fredda era un luogo per il monitoraggio degli aerei sovietici. Fortunatamente gli aerei non sono mai arrivati e il bunker è invece diventato l’improbabile sede di un luogo che custodisce la memoria della sua comunità.
Gli amministratori del museo hanno convinto il consiglio comunale a cedere il bunker (che era utilizzato come deposito comunale per la manutenzione delle strade) per 1 sterlina, dopo di che hanno intrapreso una campagna di raccolta fondi da 2,4 milioni di sterline necessarie per il recupero e l’allestimento dello spazio. Circa il 10% del denaro è arrivato dalla gente del posto attraverso numerose lotterie e quiz organizzati nei pub.

L’esterno del bunker prima del recupero immagine via The Guardian, foto di Marc Atkins/Art Fund 2020

Una vista dell’interno del Gairloch museum. Immagine via North Coast 500

La collezione del museo, che è stato inaugurato a luglio 2019, è varia e include reperti geologici della zona, comprese le rocce più antiche dell’Europa occidentale, così come molti tessuti, attrezzi, mobili e un importante archivio gaelico.
La creazione del museo ha comportato la rimozione dei muri interni e la creazione di finestre e aperture attraverso gli spessi muri mentre sono state mantenute le originali porte blindate.
Gli organizzatori del premio per questa edizione del premio hanno aumentato il numero dei vincitori per aiutare i musei a far fronte alla crisi del coronavirus.

Gli altri musei che hanno vinto 40.000 sterline ciascuno sono stati il Science Museum di Londra, la galleria d’arte Towner Eastbourne, la galleria d’arte Aberdeen e la galleria South London.

Per maggiori informazioni sul museo Gairloch e su Art Fund: https://www.gairlochmuseum.org/  – https://www.artfund.org/

 

La storia dei rifugi dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale a Latina
Da news-24.it del 13 ottobre 2020

Di Paolo Iannuccelli

Sono in molti gli anziani di Latina che ricordano i rifugi creati nel sottosuolo per evitare i bombardamenti degli anglo-americani nel 1944. Vennero sistemati in fretta con panche e pochi accorgimenti per prestare subito un riparo sicuro ai cittadini pontini. Il più frequentato e importante per capienza era quello posizionato nell’attuale piazza Santa Maria Goretti, altro presso le case Incis – abitazioni riservate agli impiegati statali – uno all’interno dell’amministrazione provinciale, in via Costa, dove trovavano riparo i più abbienti.
Dalla prima volta dell’entrata nei rifugi, le sirene che costringevano i cittadini a scendere nei rifugi per evitare i bombardamenti da parte degli aerei degli Alleati si fecero sempre più frequenti. Anche quando l’allarme cessava sempre tramite le sirene diveniva sempre più pericoloso uscire dai rifugi, soprattutto la notte: vennero impostate direttive specifiche per assicurare “l’oscuramento”.
Così sotto i rifugi si venne a creare una “seconda Littoria” a 15/20 metri di distanza in verticale dalla strada. Le brande venivano messe ovunque senza regole ed erano necessari controlli e interventi per ripristinare gli spazi e i percorsi indispensabili per le varie vie di fuga. Nel rifugio costruito nella zona Icp – ora quartiere Nicolosi – una minuscola osteria rimase attiva finché il Comune non impedì la vendita di vino. Venne creata anche una sorta di “Emporio”, dove venivano barattati generi di prima necessità tra i cittadini.
I bombardamenti non tardarono a distruggere molte case di Littoria e dintorni. A volte succedeva che la sirena suonava per il cessato allarme e i cittadini uscivano dai rifugi per cercare cibo ed altre cose di importanza primaria. Delle sere per ravvivare gli animi si organizzava anche una zona dove si ballava con musica garantita da musicisti improvvisati.

Paolo Iannuccelli

Paolo Iannuccelli è nato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, il 2 ottobre 1953, risiede a Nettuno, dopo aver vissuto per oltre cinquant'anni a Latina. Attualmente si occupa di editoria, comunicazione e sport. Una parte fondamentale  importante della sua vita è dedicata allo sport, nelle vesti di atleta, allenatore, dirigente, giornalista, organizzatore, promoter, consulente, nella pallacanestro. In carriera ha vinto sette campionati da coach, sette da presidente. Ha svolto attività di volontariato in strutture ospitanti persone in difficoltà, cercando di aiutare sempre deboli e oppressi. É membro del Panathlon Club International, del Lions Club Terre Pontine e della Unione Nazionale Veterani dello Sport. Nel basket è stato allievo di Asa Nikolic, il più grande allenatore europeo di tutti i tempi. Nel giornalismo sportivo è stato seguito da Aldo Giordani, storico telecronista Rai, fondatore e direttore della rivista Superbasket. Attualmente è presidente della Associazione Basket Latina 1968. Ha collaborato con testate giornalistiche locali e nazionali, pubblicato libri tecnici di basket e di storia, costumi e tradizioni locali Ama profondamente Latina e Ponza, la patria del cuore.

 

Caponiere, nuovo flop Il bando va deserto
Da lanazione.it del 13 ottobre 2020

Il bando del Comune di Spezia per l’affidamento del recupero e della gestione delle 7 caponiere della Cinta Muraria ottocentesca, scaduto il 9 ottobre, è andato deserto. Ma nasce un giallo. Il conduttore della caponiera Porta Castellazzo, Stefano Tinto, che si trova vicino alla Chiesa di San Pio X, ha gestito un ristorante all’interno di essa per dodici anni e contesta che nel...

 

55mila euro per riqualificare il bastione Maiano: «Così si valorizzano e salvaguardano le nostre Mura»
Da ilgiunco.net del 13 ottobre 2020

GROSSETO – La Giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo per la riqualificazione del bastione Maiano: sono previsti interventi di pulizia, messa in sicurezza e sostituzione di alcuni parapetti di protezione della terrazza del deposito dell’acqua. Il valore complessivo dell’intervento ammonta a 55mila euro.
Ultimamente il bastione è stato oggetto di numerosi atti vandalici: i vetri che costituivano il parapetto di protezione delle scale e del terrazzo sono stati rotti, così come le ringhiere, mentre sulle mura sono comparsi numerosi segni di imbrattamento.
L’intervento si svolgerà in continuità con le progettazioni e le opere precedentemente compiute. Per la riqualificazione dei parapetti e delle ringhiere esistenti, si procederà tramite la sostituzione delle lastre di vetro con altre recanti lo stesso disegno, a tamponamento degli spazi lasciati vuoti. È inoltre previsto un intervento di pulitura straordinaria per eliminare i graffiti presenti in maggioranza nella parte posteriore dell’antico deposito. Tutto questo in un contesto di pulizia generalizzata della parte muraria, che vedrà l’eliminazione di piante infestanti e il lavaggio con una soluzione specifica in grado di preservare le mura passata con idropulitrice a bassa pressione. Sarà inoltre valorizzata la parte antistante il deposito, caratterizzata da un’area verde, che vede la presenza di percorsi pedonali con pavimentazione in travertino, i cui pezzi ammalorati saranno sostituiti con altri di uguale fattura. È infine prevista la messa a dimora di alcune piante di Lauro che andranno a infittire le siepi che ornano i lati del monumento e, sempre per ottenere il massimo decoro, verranno piantate altre specie di tipologia “dry garden”, che necessitano minime quantità di acqua.

“La sicurezza del territorio passa anche tramite la riqualificazione delle aree più a rischio – spiegano il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e Riccardo Megale, assessore ai Lavori pubblici -: le numerose opere che verranno presto messe in atto per ripristinare il decoro urbano sul bastione Maiano si pongono l’obiettivo di valorizzare il nostro patrimonio artistico, andando nello stesso momento ad incrementare la sensibilità della cittadinanza, soprattutto dei più giovani, verso il rispetto e la salvaguardia delle nostre mura, di inestimabile valore storico. Gli atti di vandalismo, infatti, non ledono solo l’estetica della nostra cinta muraria, ma rappresentano anche un grave rischio per la pubblica incolumità. Con questi nuovi interventi sarà possibile tornare a vivere le nostre mura e scongiurare questo tipo di comportamenti.”

 

Ferrara, a cavallo lungo le Mura, al via progetto sperimentale. Il sindaco Fabbri: "Nuovo tassello per valorizzazione cinta muraria"
Da cronacacomune.it del 12 ottobre 2020

Ferrara, 10 ottobre 20202 - A cavallo lungo le mura di Ferrara. Partono domani, in forma sperimentale, gli itinerari promossi dall'Associazione Horse's Fantasy. Una novità presentata oggi all'ex campeggio comunale di via Gramicia, alla presenza del sindaco Alan Fabbri, di molti assessori e dello storico veterinario del Palio Giampaolo Maini. Tre i percorsi previsti, già testati, tutti con partenza proprio dall'ex campeggio comunale, rigorosamente solo per over 14 (come da codice della strada). Li ha illustrati il consigliere comunale Ciriaco Minichiello, tra i promotori dell'iniziativa. Il più breve arriva fino a porta degli Angeli e ritorno (circa un'ora). L'intermedio raggiunge invece il parco urbano (due ore circa). Il più lungo è invece di circa 3 ore e mezza e prevede il giro completo dei 9 chilometri di mura. Le passeggiate a cavallo sono previste il sabato, la domenica e il mercoledì dalle 9 alle 12,30 e dalle 14 alle 19,30 circa. Per prenotare è necessario chiamare il 348 748 0648 dalle 19,30 alle 21,30 tutti i giorni, anche nel fine settimana.
"Le passeggiate a cavallo sono una bella occasione per vivere le mura, una nuova offerta per le famiglie, gli appassionati e per i turisti e rappresentano un nuovo tassello di un grande piano per la valorizzazione della nostra cinta muraria che ci ha già portato a lanciare l'iniziativa: 'Un chilometro di mura all'anno', con un primo investimento di 900mila euro, per il restauro conservativo, contro il degrado, di un chilometro all'anno di tratto di fortificazioni", ha detto il sindaco Fabbri.
"'A cavallo sulle mura' è un progetto sperimentale, che ha già ricevuto l'avallo dell'Asl e che, in questa forma, non ha eguali - assicura Minichiello -. L'obiettivo è scoprire e riscoprire le mura da una prospettiva diversa e valorizzare così un patrimonio straordinario. Posso testimoniare che è un'esperienza davvero emozionante", ha aggiunto.
(Ferrara Rinasce)

 

Corea del Nord, Kim fa sfilare un missile intercontinentale di dimensioni impressionanti
Da repubblica.it del 10 ottobre 2020

Un ordigno enorme, forse il più grande mai sfilato in Nord Corea.

E' apparso durante le celebrazioni del 75mo anniversario del Partito dei lavoratori, su un trasportatore da 11 assi. Un gigantesco missile balistico intercontinentale che uno dei più famosi analisti americani, Ankit Panda, ritiene sia "il più grande mai visto".

E che Harry Kazianis, del think tank americano Center for the National Interest, invece giudica "molto più grande e più potente di qualsiasi altro elemento nell'arsenale" della Corea del Nord.

 

L’artista tappezza il bunker di Mussolini con i pixel colorati: “Un prolungamento dell’assurdità dell’oblio”
Da ildolomiti.it del 10 ottobre 2020

L’intera collina è stata coperta con motivi colorati per attirare l’attenzione sul bunker che vi è nascosto al di sotto, con la forma militare del travestimento che è stata in qualche modo invertita nella sua funzione. Così il bunker del duce è stato “pixelato” dall’artista Catrin Bolt che per la sua opera ha usato particolari sostanze ecocompatibili

Di Tiziano Grottolo

BOLZANO. Come in ogni territorio di confine in Alto Adige ci sono centinaia di bunker e fortificazioni, eredità soprattutto legata al ‘900 in particolare al periodo della Seconda guerra mondiale. Uno di questi, il “bunker 15”, si trovava a Bolzano sud vicino all’autostrada A22 dove ora si incrociano via Einstein e via Agruzzo. Il passato è d’obbligo visto che la struttura principale in calcestruzzo è stata abbattuta mentre la parte restante è stata nascosta sotto una collina durante i lavori per la costruzione della MeBo negli anni ‘90.
Il bunker faceva parte di un complesso più ampio denominato “Sbarramento Bolzano Sud” ma noto anche con il nome di “Vallo alpino del littorio” i cui lavori iniziarono nel 1939 quando al governo c’era Benito Mussolini. Queste fortificazioni avrebbero dovuto difendere l’Italia da una possibile aggressione proveniente da nord, infatti i rapporti con l’alleato nazista (in particolare durante il primo tentativo da parte di Adolf Hitler di annettere l’Austria) non sono sempre stati idilliaci.
Le reminiscenze che rimandano a questo periodo fanno da sempre molto discutere, soprattutto in Alto Adige dove il regime fascista attuò una violenta opera di “italianizzazione”. Politica e opinione pubblica spesso si dividono fra chi vorrebbe rimuovere statue, monumenti o semplici riferimenti a quello che è stato il periodo più buio della storia d’Italia e chi chiede di lasciarli dove sono (talvolta non senza malizia). Da un lato il rischio di “nascondere la polvere sotto al tappeto” senza una reale presa di coscienza, dall’altro il pericolo della glorificazione senza riuscire a contestualizzare il monumento o l’opera in questione.
L’artista viennese Catrin Bolt però ha superato l’ostacolo, mettendo l’accento sul “bunker 15” in un modo del tutto originale, riuscendo in un colpo solo a riportare alla luce una struttura nascosta ma senza in alcun modo mistificarla. Anzi, è persino riuscita a renderla apprezzabile. “Nel mio ruolo di artista con un particolare sguardo verso le dimensioni politiche dei nostri spazi quotidiani – spiega – sono stata invitata ad attirare l’attenzione sul bunker sotto alla collina, sfruttando la mia creatività. Il pensiero di mimetizzare a sua volta la collina, cioè la natura, sembra, inizialmente assurdo. Una collina ricoperta di erba, che si camuffa. Un prolungamento dell’assurdità dell’oblio, quando si tratta di eredità storica, cioè camuffare l’atto del dimenticare. In questo contesto la collina dovrà scomparire, o dissolversi, in tre fasi e in modi diversi. Ma sarà proprio questa mimetizzazione a donarle visibilità”. Bolt ha sviluppato un progetto attorno al tema del nascondersi e del camuffamento. L’intera area è stata coperta con motivi mimetici per attirare l’attenzione sulla collina, con la forma militare del travestimento che è stata in qualche modo invertita nella sua funzione. Il “velo” mimetico posizionato dall’artista è servito ad attirare
l’attenzione su una struttura militare nascosta. A partire dal 2017 la collina ha subito tre interventi, nel primo l’artista ha voluto creare un effetto ottico, con motivi che ricordavano la segnaletica del manto stradale. Nel secondo è stato scelto un motivo camouflage, mentre nella nella terza e ultime fase, la collina è stata completamente “depixelata”, come accade per i territori inaccessibili su Google Earth. I Colori, ecocompatibili e senza sostanze tossiche, hanno coperto il “bunker 15” che grazie all’artista viennese ha ritrovato una propria dimensione lasciando in eredità alla cittadinanza un’opera del tutto fuori dagli schemi ma dal grandissimo impatto visivo.

 

Alla riscoperta dei sentieri della Linea Gustav
Da montagna.tv del 10 ottobre 2020

Di Stefano Ardito

Il Monte Cairo, il Monte Cifalco e i cocuzzoli vicini sono ben diversi dal Lagazuoi, dalle Tofane e dal Paterno. Anche le piccole vette calcaree intorno a Cassino, però, conservano dolorose memorie di guerra. Se i tunnel, le postazioni e le caverne delle Dolomiti e dello Stelvio risalgono al 1915-‘18, quelle del Lazio meridionale, del Molise e dell’Abruzzo facevano parte della Linea Gustav, dove si è combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Linea Gustav

Tra il 1943 e il 1944, lungo questo sistema di fortificazioni che si allungava dal Tirreno all’Adriatico, i reparti della Wehrmacht tedesca hanno resistito all’avanzata degli Alleati. Un anno dopo, altri durissimi scontri hanno avuto luogo sulla Linea Gotica, tra la Toscana, l’Emilia-Romagna e le Marche. Su entrambi i fronti, accanto ai militari dei due schieramenti, ha sofferto la popolazione civile.
“Tra gennaio e maggio del 1944 questa zona è stata completamente devastata” spiega Gaetano De Angelis Curtis, presidente del Centro Documentazione e Studi Cassinati e del Museo Historiale di Cassino. “Il 15 febbraio è stata bombardata l’Abbazia, un mese dopo è stato distrutto l’abitato. Una parte degli abitanti è sfollata verso Roma, le vittime civili sono state moltissime, chi è fuggito in montagna ha vissuto in condizioni infernali”.
La memoria della Linea Gustav, come quella della Linea Gotica, è durissima. Al dolore causato dalle battaglie (nei due schieramenti sono morti circa 35.000 soldati) e dai bombardamenti si affianca quello delle stragi naziste compiute nelle retrovie, come a Pietransieri e a Collelungo negli ultimi giorni del 1943. Dopo la vittoria alleata, decine di borghi della Ciociaria sono stati teatro delle “marocchinate”, gli stupri da parte delle truppe coloniali francesi resi celebri da Alberto Moravia e da Vittorio de Sica (il primo autore del libro, il secondo regista del film con Sofia Loren) ne La Ciociara.

Camminare nella storia

Dopo il ritorno della pace, gli escursionisti del Lazio e delle regioni vicine hanno iniziato a visitare a piedi le postazioni tedesche delle montagne di Cassino, e poi dei Monti Aurunci, della Majella e delle Mainarde. Ogni anno, milioni di polacchi visitano il luogo che ha visto il sacrificio dei loro padri e dei loro nonni.
Da qualche anno è stata segnalata e pulita dalla vegetazione infestante la Cavendish Road, un tracciato aperto nel febbraio 1944 dai genieri alleati, e utilizzato da carri armati neozelandesi, americani e indiani per attaccare alle spalle Montecassino. L’avanzata, però, fu bloccata dai cannoni anticarro tedeschi. Oggi, al termine del tracciato, che è stato inserito nei sentieri del Parco Regionale dei Monti Aurunci, accoglie gli escursionisti un carro armato trasformato in monumento. Gran parte delle opere di guerra della Gustav, invece, è ancora abbandonata e sconosciuta.

Il progetto dei CAI di Cassino

Segna un cambio di tendenza importante il progetto realizzato nel corso del 2020 dalla Sezione di Cassino del CAI, con il contributo della Regione Lazio, e che è stato presentato nei giorni scorsi a Sant’Elia Fiumerapido. Un gruppo di soci, coordinato da Mario Di Manno, Luisa Grossi, Carlo Trelle e Stefania Verrecchia, ha ripercorso dieci sentieri del Monte Cifalco e del Monte Cairo, toccando e mappando ben 62 postazioni tedesche scavate nella roccia. Ha aiutato il loro lavoro Orazio Grossi, socio del CAI e grande esperto dei sentieri intorno a Sant’Elia Fiumerapido e a Terelle. “Sappiamo di non essere stati i primi a visitare questi luoghi, ma nessuno prima di noi lo ha fatto in modo sistematico. Le fortificazioni tedesche sono un pezzo importante della nostra storia. Con il passare degli anni, questa parte di memoria rischiava di perdersi per sempre” spiega Luisa Grossi, coordinatrice del progetto. “Abbiamo ripercorsi tutti i sentieri intorno a Sant’Elia Fiumerapido e a Terelle, e li abbiamo riportati su due mappe dedicate al Monte Cifalco e al Monte Cairo. Una terza mappa riguarda Montecassino e la Cavendish Road, dove i sentieri erano già stati segnati” aggiunge Mario Di Manno. “Le mappe e le tracce gpx dei percorsi possono essere scaricati dalla pagina ‘Facebook Memoria Storica Gustav’, dove si trovano anche testi, documenti e video storici”.
A consentire l’intervento della Regione a favore del progetto è stata la legge del 2015 che prevede la realizzazione di un Archivio della memoria storica nel Lazio. “Il progetto del CAI di Cassino ci è piaciuto subito. Sottolinea il rapporto della memoria con il presente, valorizza il patrimonio in modo che possa essere utilizzato, può avere ricadute positive sul territorio” spiega Silvana Vitagliano, la funzionaria della Regione Lazio che ha seguito il progetto.
Il convegno di presentazione di Memoria Storica Gustav è stato introdotto da Pietro Miele, presidente della Sezione CAI di Cassino. Hanno proposto di allargare gli interventi ad altri tratti della Linea Gustav anche Umberto Bernabei, presidente della Commissione cultura del CAI Lazio, e il responsabile del CAI Abruzzo Gaetano Falcone. Come già sulla Linea Gotica, potrebbe nascere anche un cammino ufficiale della Gustav, dalla costa di Ortona sull’Adriatico fino a quella di Formia e Gaeta sul Tirreno. Verranno coinvolti negli interventi, immaginiamo, anche le sezioni molisane del CAI, nel cui territorio ricade il Monte Marrone. Qui, nel marzo del 1944, gli alpini del nuovo Esercito italiano, schierato dalla parte degli Alleati, hanno occupato con un colpo di mano la cima, e hanno respinto gli attacchi dei Gebirgsjäger, le truppe da montagna della Wehrmacht tedesca. Un altro evento storico importante, che si scopre per uno spettacolare sentiero.

 

Mura aureliane, trekking culturale
Da romatoday.it del 8 ottobre 2020

Passeggiando lungo le Mura Aureliane. Trekking culturale: mens sana in corpore sano. Il trekking urbano, altro non è che una passeggiata a passo spedito, che permette di scoprire le bellezze e i segreti della nostra città conciliando il perfetto equilibrio fra corpo e mente (difficoltà bassa).

DESCRIZIONE
“Mens sana in corpore sano” locuzione latina tratta da un capoverso delle Satire di Giovenale, per cui l'uomo dovrebbe principalmente aspirare a soli due beni: la sanità dell'anima e la salute del corpo. Questo trekking culturale (poco più di 3 km - percorso circolare di difficoltà bassa) ci permetterà di scoprire allenando mente e corpo, storia e segreti delle Mura Aureliane e Serviane. Uno dei percorsi meno conosciuti dal turismo di massa ma ricco di storia, segreti, aneddoti, antiche vestigia, e trasformazioni stratigrafiche. Un'occasione unica per conoscere ciò che rimane delle Mura Serviane (prima cinta muraria di Roma) e passeggiare lungo le Mura Aureliane, un'opera tanto straordinaria costruita in meno di 10 anni, lunga circa 19 km, che cingono una superficie pari a più di 1.200 ettari, e che la pone tra le cinte murarie antiche più lunghe e meglio conservate al mondo.

Partiremo da piazza Albania dove avremo modo di osservare ciò che rimane della cinta Serviana, per poi proseguire percorrendo parte del circuito delle Mura Aureliane da Porta San Paolo al Bastione del San Gallo, percorrendo poco più di 3 km in un percorso circolare che ci riporterà nella zona della Piramide Cestia, e che ci darà modo di osservare le trasformazioni subite da questo monumento, da mura di difesa in funzione dal III al V sec d.C, a eremo medievale, a abitazione d'emergenza per gli sfollati del primo 900'.

INFO
La visita sarà condotta da: Cristiana Berto, architetto, urbanista e relatrice turistica della città di Roma.
Durata: circa 2 ore.
Difficoltà: facile, consigliamo abbigliamento e scarpe comode. Il percorso circolare ci permetterà di concludere la nostra passeggiata nella stessa area da dove siamo partiti.
Accoglienza e registrazioni da 30’ prima: in Piazza Albania (sotto la statua di Scandenberg)

PRENOTAZIONI
rome4ucristianaberto@gmail.com o inviando un SMS al 3315632913

INDICANDO:
data e titolo della visita, nome e cognome di chi effettua la prenotazione, numero dei partecipanti (specificando l'età di eventuali bambini), numero di cellulare e indirizzo mail. ***La prenotazione è indispensabile per ricevere conferma che la visita partirà, se ci sono ancora posti disponibili, se sarà necessario prenotare l'utilizzo di un auricolare per ascoltare la nostra guida in maniera confortevole nel caso in cui il gruppo superasse i 15 iscritti, e soprattutto per essere ricontattati in caso di variazioni.

COSTO per visita guidata:Adulti: €10 nuovi iscritti; €9 soci, Ragazzi (14-17 anni) €6 nuovi iscritti; €5 soci Bambini (6-13 anni) €3 nuovi iscritti; €2 soci Bambini (0-5 anni) gratis + auricolare €2.

NOTA BENE
Contributi di partecipazione, quote sociali e donazioni, sono i principali strumenti di sostentamento per un'associazione no-profit: questi servono a coprire le spese annuali organizzative, amministrative e di gestione ordinaria e a mantenere in vita il progetto sociale e culturale portato avanti dal direttivo, consentendo di organizzare e promuovere sempre nuove attività per tutti i soci.

SCONTI
2 euro di sconto a chi prenota e partecipa a 2 visite durante la stessa settimana (la settimana va da lunedì a domenica).

 

Le giornate fai d’autunno tornano e raddoppiano con due weekend
Da vocedimantova.it del 7 ottobre 2020

Tornano per due weekend, il 17 e 18 e il 24 e 25 ottobre, le Giornate FAI d’Autunno che per la prima volta appunto raddoppiano e passano da due a quattro giornate. Quest’anno saranno dedicate alla fondatrice del FAI, Giulia Maria Crespi, venuta a mancare di recente all’età di 97 anni, dopo aver vissuto una vita intensa e volta alla difesa e alla valorizzazione dell’immenso patrimonio storico, artistico e naturalistico del nostro Paese. A lei si ispirano tutti i volontari FAI che con passione portano avanti i suoi insegnamenti.

L’iniziativa, che coinvolge 400 città italiane con 1000 aperture eccezionali, in provincia di Mantova vedrà protagonisti, oltre alle aperture in città, il territorio di Quingentole e quello di Ponti sul Mincio.
Promotore delle Giornate FAI d’Autunno sono come di consueto la Delegazione FAI di Mantova, il Gruppo FAI Giovani di Mantova ed il Gruppo FAI di Castiglione delle Stiviere, che ha curato le iniziative a Ponti sul Mincio.

Scopo dell’evento è diffondere la curiosità per il nostro patrimonio e la voglia di esserci per tutelarlo e rendere migliore il nostro mondo.

Durante i due weekend si terranno, quindi, visite guidate speciali, aperture eccezionali in luoghi normalmente inaccessibili, poco conosciuti o poco valorizzati, occasione quindi per sperimentare punti di vista differenti. Il tutto nel pieno rispetto delle normative sanitarie, che verranno osservate rigorosamente per la sicurezza di tutti. I posti per tutte le aperture saranno limitati, ma è possibile prenotare sul sito www.faiprenotazioni.fondoambiente.it. La prenotazione è consigliata. Inoltre, alcune delle aperture saranno riservate agli iscritti al FAI. A Mantova visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni del Liceo Scientifico Belfiore alla Chiesa di San Francesco, un luogo speciale per la Delegazione cittadina che ha selezionato la Cappella Gonzaga ivi presente come sito “in evidenza” nella campagna dedicata dal FAI ai Luoghi del Cuore, con la quale il pubblico è invitato a votare i siti che meritano una particolare valorizzazione. Inoltre, solo per gli iscritti al FAI, sarà possibile visitare Palazzo Rizzini in via Porto, dimora signorile oggetto di un recente restauro che presenta un salone di grande pregio. Aperta, poi, l’Antica Edicola dei Giornali in stile liberty in Piazza Canossa con i ragazzi dell’Istituto Superiore Bonomi-Mazzolari oinvolti nel progetto FAI Ponte tra Culture.
A Quingentole si potrà partecipare alle visite guidate alla Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo, datata 1750 con alcuni elementi scultorei del ‘400 e una caratteristica facciata in pietra vista. Aperto anche il Palazzo dei Vescovi, oggi sede del municipio, residenza estiva dei vescovi di Mantova dal ‘400 per volere di Ludovico Gonzaga (vescovo), impreziosita poi nel ‘500 da Ercole Gonzaga che realizzò un bellissimo giardino e chiamò Giulio Romano per le decorazioni interne. Solo per gli iscritti FAI, invece, sarà aperto l’Oratorio settecentesco della Beata Vergine di Loreto.

A Ponti sul Mincio si potrà visitare il Castello Scaligero fondato nel 1260 e il Forte Ardietti, uno dei 16 forti realizzati dal genio asburgico a difesa del territorio di Peschiera. Si terranno anche alcuni eventi collaterali. Le due domeniche pomeriggio degustazione di prodotti del territorio di Ponti e di vini locali accompagnati da racconti teatralizzati. Domenica 25 alle 18.30 al Forte Ardietti, invece, Giacomo Cecchin racconterà il Generale Govone tra armi e passioni.

"Lungo antiche mura", a Nonantola un walking tour a cura dell'Associazione Arianna Eventi a Modena

abato 10 e sabato 17 ottobre, l'Associazione Arianna in collaborazione con l'agenzia Modenatour, organizza il Walking Tour "Lungo le antiche mura: Nonantola e le sue fortificazioni, chiese e palazzi nobiliari".

Il ritrovo è davanti alla pieve di s. Michele, in via della Pieve a Nonantola, adiacente al cimitero e al parcheggio, con partenza prevista per le ore 15.30. Il percorso, della durata di circa due ore, è studiato tutto in esterni e non sono previsti ingressi in luoghi chiusi. In ottemperanza alle norme anticovid-19 i partecipanti sono invitati a presentarsi muniti di mascherina e di gel igienizzante, e sono tenuti a mantenere la distanza di sicurezza.

Definita terra di confine per la sua posizione strategica tra Modena e Bologna, Nonantola è stata in passato teatro di importanti vicende nella lotta tra Papato e Impero, tra Vescovi e Comuni. Dalle chiese fuori le mura, intitolate a s. Michele Arcangelo e a S. Maria dell'Ospitale, il percorso si svilupperà per le vie e le piazze del centro, seguendo il perimetro delle mura castellane, di cui ancora si scorge qualche tratto inglobato in edifici moderni. Si farà tappa davanti all'Abbazia e sul sito della scomparsa chiesa di s. Lorenzo, osservando le belle facciate di alcuni palazzi nobiliari sorti all'ombra delle due torri dei Modenesi e dei Bolognesi.

L’Associazione ARIANNA non percepisce proventi dall’iniziativa. Il tour è condotto da una guida turistica abilitata. Il costo del walking tour è di 10 euro, con prenotazione obbligatoria a questo link oppure chiamando Modenatur al numero telefonico 059 220022.



 
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MURA CITTADINE, NUOVE RISORSE A SOSTEGNO DELLA CONSERVAZIONE, VALORIZZAZIONE E TUTELA DELLE FORTIFICAZIONI DELLA CITTÀ STORICA
Da notizieplus.it del 7 ottobre 2020

Verrà inserito nel bilancio una previsione per interventi di recupero delle fortificazioni

Di Alvise Salice

L’Amministrazione comunale di Treviso promuove nuove azioni per la salvaguardia delle peculiarità naturali e culturali del territorio, fra cui le mura cittadine, sistema difensivo realizzato nel cinquecento.

È stato approvato dalla Giunta l’inserimento nel bilancio dell’ente di una previsione che stabilisca un indirizzo programmatorio di destinazione vincolata di somme per interventi finalizzati alla progettazione e realizzazione del recupero delle mura cittadine, da finanziarsi con le risorse disponibili (avanzo, ecc.) e parametrate al 10% delle entrate derivanti dai contributi di costruzione. Inoltre, è prevista l’introduzione di un indirizzo programmatorio che ponga in essere iniziative finalizzate alla ricerca di contributi e finanziamenti nonché a promuovere e diffondere modelli di partenariato pubblico privato, sponsorizzazioni, ArtBonus e altre forme di coinvolgimento di soggetti privati, che possano partecipare al finanziamento o comunque concorrere al recupero delle mura cittadine.

«L’iniziativa esprime la volontà politica di destinare con continuità nel tempo, le somme e le proposte utili a potere porre in essere progettualità presenti e future, volte alla conservazione, valorizzazione e tutela del sistema monumentale cinquecentesco della città di Treviso», afferma l’assessore all’Urbanistica Linda Tassinari che ha promosso la misura. «Ciò avviene in continuità con le iniziative già avviate nel 2019, tramite l’adesione all’ “Associazione delle Città murate del Veneto”».

 

"Lungo antiche mura", a Nonantola un walking tour a cura dell'Associazione Arianna
Da modenatoday.it del 6 ottobre 2020

Sabato 10 e sabato 17 ottobre, l'Associazione Arianna in collaborazione con l'agenzia Modenatour, organizza il Walking Tour "Lungo le antiche mura: Nonantola e le sue fortificazioni, chiese e palazzi nobiliari".

Il ritrovo è davanti alla pieve di s. Michele, in via della Pieve a Nonantola, adiacente al cimitero e al parcheggio, con partenza prevista per le ore 15.30. Il percorso, della durata di circa due ore, è studiato tutto in esterni e non sono previsti ingressi in luoghi chiusi. In ottemperanza alle norme anticovid-19 i partecipanti sono invitati a presentarsi muniti di mascherina e di gel igienizzante, e sono tenuti a mantenere la distanza di sicurezza.

Definita terra di confine per la sua posizione strategica tra Modena e Bologna, Nonantola è stata in passato teatro di importanti vicende nella lotta tra Papato e Impero, tra Vescovi e Comuni. Dalle chiese fuori le mura, intitolate a s. Michele Arcangelo e a S. Maria dell'Ospitale, il percorso si svilupperà per le vie e le piazze del centro, seguendo il perimetro delle mura castellane, di cui ancora si scorge qualche tratto inglobato in edifici moderni. Si farà tappa davanti all'Abbazia e sul sito della scomparsa chiesa di s. Lorenzo, osservando le belle facciate di alcuni palazzi nobiliari sorti all'ombra delle due torri dei Modenesi e dei Bolognesi.

L’Associazione ARIANNA non percepisce proventi dall’iniziativa. Il tour è condotto da una guida turistica abilitata. Il costo del walking tour è di 10 euro, con prenotazione obbligatoria a questo link oppure chiamando Modenatur al numero telefonico 059 220022.

"Lungo antiche mura", a Nonantola un walking tour a cura dell'Associazione Arianna Eventi a Modena

abato 10 e sabato 17 ottobre, l'Associazione Arianna in collaborazione con l'agenzia Modenatour, organizza il Walking Tour "Lungo le antiche mura: Nonantola e le sue fortificazioni, chiese e palazzi nobiliari".

Il ritrovo è davanti alla pieve di s. Michele, in via della Pieve a Nonantola, adiacente al cimitero e al parcheggio, con partenza prevista per le ore 15.30. Il percorso, della durata di circa due ore, è studiato tutto in esterni e non sono previsti ingressi in luoghi chiusi. In ottemperanza alle norme anticovid-19 i partecipanti sono invitati a presentarsi muniti di mascherina e di gel igienizzante, e sono tenuti a mantenere la distanza di sicurezza.

Definita terra di confine per la sua posizione strategica tra Modena e Bologna, Nonantola è stata in passato teatro di importanti vicende nella lotta tra Papato e Impero, tra Vescovi e Comuni. Dalle chiese fuori le mura, intitolate a s. Michele Arcangelo e a S. Maria dell'Ospitale, il percorso si svilupperà per le vie e le piazze del centro, seguendo il perimetro delle mura castellane, di cui ancora si scorge qualche tratto inglobato in edifici moderni. Si farà tappa davanti all'Abbazia e sul sito della scomparsa chiesa di s. Lorenzo, osservando le belle facciate di alcuni palazzi nobiliari sorti all'ombra delle due torri dei Modenesi e dei Bolognesi.

L’Associazione ARIANNA non percepisce proventi dall’iniziativa. Il tour è condotto da una guida turistica abilitata. Il costo del walking tour è di 10 euro, con prenotazione obbligatoria a questo link oppure chiamando Modenatur al numero telefonico 059 220022.



 
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Ciclo di conferenze e mostra fotografica su “Mestre e la Seconda guerra mondiale”
Da veneziatoday.it del 5 ottobre 2020

Da giovedì 8 ottobre a Forte Marghera una serie di appuntamenti inerenti gli anni dal 1940-1945

Un ciclo di quattro incontri-conferenze e una mostra fotografica: dall'8 ottobre, a Forte Marghera, sarà raccontata attraverso le parole, i ricordi e le immagini una parte importante della città, grazie all'iniziativa dal titolo “Mestre e la Seconda guerra mondiale – Ricerche, ricordi e racconti sull'ultimo conflitto”, promossa dal Comune di Venezia, Direzione Progetti strategici, in collaborazione con la Fondazione Forte Marghera.

In primo piano gli anni dal 1940 al 1945, che saranno rivisitati, spiegati, analizzati, grazie a studiosi e giornalisti che se ne sono occupati, ma anche attraverso racconti, ricordi dei testimoni diretti, nonché immagini in gran parte inedite.
Il ciclo di incontri-conferenze, dal titolo “Mestre e la Seconda guerra mondiale”, si terrà nel bellissimo Centro Studi di Forte Marghera, ogni giovedì, alle ore 21.15: l'8 ottobre toccherà a Pierluigi Rizziato a parlare di “Mestre verso e 'dentro' la guerra”, dove sarà posta in particolare attenzione agli anni che precedono l'inizio del conflitto e alla prima parte di esso; il 15 ottobre Sergio Barizza, con i “I bombardamenti” ci farà rivivere uno dei momenti più tragici della storia della città ; il 22 ottobre sarà la volta di Sandra Savogin con “Resistenza e Liberazione”, che racconterà in particolare gli ultimi momenti del conflitto; infine, il 29 ottobre, Umberto Zane, con “I mestrini e la guerra: ricordi e racconti” darà qualche gustosa anticipazione sul suo ultimo libro, che parla della Seconda guerra a Mestre attraverso la narrazione di una trentina di testimoni diretti. Dialogherà ogni volta con gli autori, il presidente del Centro Studi Storici di Mestre, Roberto Stevanato, che avrà anche il compito da fare da “collante” a quello che diventerà un vero e proprio unico racconto, in quattro puntate, dell'ultimo conflitto a Mestre.
Parallelamente, l'ex chiesetta di Forte Marghera, ospiterà la mostra “1940-45: Mestre ferita”, curata da Umberto Zane, con una sessantina di immagini (spesso inedite), corredate da schede illustrative, che ripercorreranno i cinque anni di guerra, le distruzioni, la paura, la fame, i patimenti, vissuti in città.
La mostra sarà aperta sino al 2 novembre, dal mercoledì alla domenica, con orario 10-18, ed è a ingresso libero. La storia novecentesca della città torna insomma protagonista a Forte Marghera, dopo il ciclo di conferenze, tenutosi due anni fa, che si era occupato del periodo riguardante la “Grande Guerra” (1915-18), di cui di fatto questa nuova iniziativa è una sorta di ideale prosecuzione

 

Alla scoperta del Salento: La cittadella fortificata di Acaya ed il suo splendido Castello
Da corrieresalentino.it del 4 ottobre 2020

Di Cosimo Enrico Marseglia

Nel XII secolo il borgo medievale di Segine venne inglobato nella Contea di Lecce e sotto la dominazione angioina venne ceduto dapprima al Convento di San Giovanni Evangelista di Lecce quindi successivamente, nel 1294, Carlo II d’Angiò lo concesse in feudo a Gervasio dell’Acaya, la cui famiglia lo tenne per circa tre secoli. In seguito alle modifiche effettuate nel XVI secolo, prima da Alfonso dell’Acaya, poi dal figlio Gian Giacomo, Regio Ingegnere Militare e Ispettore Generale delle Fortificazioni del Regno, il borgo mutò il nome in Acaya.
L’opera dei due, padre e figlio, mirò a fortificare militarmente il centro. Alfonso provvide all’edificazione di un primo nucleo del castello nel 1506, mentre Gian Giacomo continuò l’opera con l’aggiunta di bastioni e di un fossato, inoltre si occupò di rinforzare l’intero centro, racchiudendolo in una cinta muraria bastionata ed un fossato. Alla morte di Gian Giacomo, avvenuta nel 1570, Acaya ritornò al Regio Fisco e nel 1608 venne acquistata da Alessandro De Monti. Nel 1714 il centro subì un’incursione da parte di alcuni pirati turchi sbarcati sul vicino litorale, e si tratta dell’unico fatto d’arme cui fu oggetto nel corso della sua storia. Sul finire del XVII secolo, con l’estinzione del ramo principale della famiglia De Monti, il feudo tornò alla Corte Regia che nel 1688 lo alienò ai De Monti-Sanfelice, i quali quasi subito lo rivendettero ai Vernazza: ultimi feudatari fino alla soppressione del feudalesimo, avvenuta sotto il regno di Giuseppe Bonaparte nel 1806. Gian Giacomo dell’Acaya ristrutturò il borgo di Segine nel periodo di tempo che va dal 1521 al 1535. Il progetto era mirato a fortificare e a dare un nuovo assetto urbanistico alla piazza, secondo le concezioni difensive rinascimentali, che la trasformarono in una vera e propria cittadella militare, oltre a terminare la costruzione della chiesa e del Convento dei Frati Minori dedicato a Sant’Antonio.
La piazza presenta una pianta quadrangolare, secondo il classico impianto di un castra romano con un Cardine o Cardo (È il nome dato dai Romani a una delle due linee, quella nord-sud, tracciata dall’augure nel cielo per delimitare il ‘templum caeleste’. Da questi riti augurali, […], derivano, con l’arte dei gromatici, le norme seguite dai Romani per la limitazione delle città e per il tracciamento dei ‘castra’. Enciclopedia Treccani) e un Decumano (Era in origine una delle due linee, e precisamente quella est- vest, per mezzo della quale l’augure romano, erede dell’etrusca aruspicina, divideva in quattro parti il ‘templum’ celeste e poi quello terrestre. Da questo primitivo significato il termine è passato, con la pratica dei riti augurali, all’arte dei ‘gromatici’ e dei ‘castrorum metatores’, per designare una delle due linee, che, tagliandosi ad angolo retto, dividevano in quattro parti una città di nuova fondazione, un territorio assegnato a coloni o un accampamento militare. Accanto a questo, che era il decumano massimo, vi erano decumani minori che correvano paralleli ad esso. Enciclopedia Treccani).
La cittadella si articola su sei strade parallele secondo l’asse nord-sud, larghe 4 metri, equidistanti (17 metri) e quasi tutte con la medesima lunghezza. Secondo la direzione est-ovest, invece, presenta tre assi perpendicolari alle citate strade parallele e dislocate, due alle estremità, mentre la terza centrale che divide la piazzaforte in due settori. Una cinta muraria racchiude il centro, rinforzata con tre imponenti bastioni agli angoli, di cui uno, a nord-est, dotato anche di torretta di avvistamento, mentre al quarto spigolo si colloca il castello. Alla piazza si accede attraverso la Porta dedicata a Sant’Oronzo, risalente al 1535 e su cui campeggiano i blasoni delle varie famiglie feudatarie, sovrastati dalla scudo imperiale di Carlo V, mentre in alto troneggia la statua del Santo, risalente al XVIII secolo.

Il Castello di Acaya è uno splendido esempio dell’architettura militare cinquecentesca e si innesta alle cortine della cittadella in uno degli angoli, precisamente in quello sud-occidentale. Iniziato, come già asserito, nel 1506 da Alfonso dell’Acaya, fu completato da suo figlio Gian Giacomo, nato a Napoli, che lo munì di bastioni e fossato. I lavori terminarono nel 1536, secondo quanto riportato da un’epigrafe inserita nei muri di uno dei bastioni. In seguito a quanto realizzato nel suo feudo e per le sue capacità di abile architetto militare, acquisite studiando le fortificazioni e le tecniche belliche rinascimentali, nonché per la fedeltà dimostrata all’Imperatore Carlo V, opponendo una fiera resistenza nel 1528 all’avanzata francese in Terra d’Otranto, Gian Giacomo ottenne l’incarico di ispezionare i castelli e le mura delle varie città del Regno di Napoli, al fine di fortificarli secondo i nuovi precetti dell’architettura rinascimentale, per renderli inespugnabili. In tale compito collaborò con Francesco Maria della Rovere, Duca di Urbino.

Il 23 settembre 1714 Acaya veniva attaccata ed espugnata dai pirati turchi e gran parte delle donne e bambini residenti si rifugiarono nel castello per volere di Anna Capuano, moglie del feudatario, il Marchese Aniello I Vernazza . Successivamente il feudo ed il castello furono venduti alla famiglia Onofrio Scarciglia di Lecce e da loro ai Rugge. Infine il maniero è stato acquistato dall’Amministrazione Provinciale di Lecce. La struttura, in linea con i canoni costruttivi delle fortezze rinascimentali, si presenta a pianta quadrangolare con bastioni angolari bassi e spessi, idonei a resistere all’urto delle armi da fuoco pesanti. In particolare allo spigolo sud-orientale è posto un bastione scarpato a forma di lancia, mentre agli angoli nordorientale e sudoccidentale si innestano due possenti torrioni cilindrici. I bastioni presentano cannoniere su tutti i livelli sia per il tiro diretto, sia per quello fiancheggiato. In tale sistema difensivo fu sperimentata per la prima volta la difesa radente. Al portale d’ingresso si accede attraverso un ponte in pietra, scavalcante il fossato, che probabilmente sostituisce l’originario ponte levatoio. Il castello comunque non ebbe solo funzioni militari bensì anche residenziali, come confermato dalla splendida sala ennagonale nella torre nordorientale.

Durante recenti lavori di ristrutturazione, sul lato settentrionale del maniero sono emerse le vestigia di una chiesetta bizantina ed alcune tombe violate. Inoltre è stato scoperto un bellissimo affresco risalente alla seconda metà del XIV secolo, ispirato probabilmente ai Vangeli Apocrifi e che rappresenta la morte della Vergine con il Cristo che ne riceve l’anima mentre gli Apostoli assistono all’evento.

"Lungo antiche mura", a Nonantola un walking tour a cura dell'Associazione Arianna Eventi a Modena

abato 10 e sabato 17 ottobre, l'Associazione Arianna in collaborazione con l'agenzia Modenatour, organizza il Walking Tour "Lungo le antiche mura: Nonantola e le sue fortificazioni, chiese e palazzi nobiliari".

Il ritrovo è davanti alla pieve di s. Michele, in via della Pieve a Nonantola, adiacente al cimitero e al parcheggio, con partenza prevista per le ore 15.30. Il percorso, della durata di circa due ore, è studiato tutto in esterni e non sono previsti ingressi in luoghi chiusi. In ottemperanza alle norme anticovid-19 i partecipanti sono invitati a presentarsi muniti di mascherina e di gel igienizzante, e sono tenuti a mantenere la distanza di sicurezza.

Definita terra di confine per la sua posizione strategica tra Modena e Bologna, Nonantola è stata in passato teatro di importanti vicende nella lotta tra Papato e Impero, tra Vescovi e Comuni. Dalle chiese fuori le mura, intitolate a s. Michele Arcangelo e a S. Maria dell'Ospitale, il percorso si svilupperà per le vie e le piazze del centro, seguendo il perimetro delle mura castellane, di cui ancora si scorge qualche tratto inglobato in edifici moderni. Si farà tappa davanti all'Abbazia e sul sito della scomparsa chiesa di s. Lorenzo, osservando le belle facciate di alcuni palazzi nobiliari sorti all'ombra delle due torri dei Modenesi e dei Bolognesi.

L’Associazione ARIANNA non percepisce proventi dall’iniziativa. Il tour è condotto da una guida turistica abilitata. Il costo del walking tour è di 10 euro, con prenotazione obbligatoria a questo link oppure chiamando Modenatur al numero telefonico 059 220022.



 
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Siglato al Forte di Bard il protocollo d’intesa che dà vita alla Rete delle fortificazioni
Da valledaostaglocal.it del 4 ottobre 2020

Tredici le realtà aderenti di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta che si sono confrontate nel corso di una mattinata di lavori,coordinati dal Direttore del Forte di Bard, Maria Cristina Ronc, e che hanno poi sottoscritto la firma dell’accordo di collaborazione triennale.

La Rete vede coinvolti, oltre al Forte di Bard, il Comune di Alessandria, il Comune di Casale Monferrato, il Comune di Vinadio, il Centro Studi e Ricerche Storiche sull’Architettura Militare del Piemonte, la Sezione Piemonte Valle d’Aosta Istituto Italiano Castelli, l’Associazione per gli Studi di Storia e Architettura Militare del Forte di Bramafan, l’Associazione Casalese Arte e Storia, l’Associazione Progetto San Carlo Forte di Fenestrelle, il Museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706, l’Associazione Amici del Museo Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706, la Fondazione Artea e l’Istituto  Internazionale di Studi Liguri, referente per il Forte dell’Annunziata di Ventimiglia.
Il Protocollo intende avviare un rapporto di collaborazione teso a concretizzare iniziative comuni rivolte alla valorizzazione del patrimonio fortificato (realizzazione di studi ed iniziative di comunicazione, promozione di studi, ricerche, seminari su temi di comune interesse).

Per raggiungere questi obiettivi si costituirà un Gruppo di lavoro rappresentativo delle 13 realtà coinvolte che si riunirà con cadenze regolari ogni tre mesi a rotazione sulle diverse sedi.
Il Protocollo è stato sottoscritto da Ornella Badery (Presidente del Forte di Bard), Cherima Fteita Firial (Assessore del Comune di Alessandria), Federico Riboldi (Sindaco di Casale Monferrato), Angelo Giverso (Sindaco di Vinadio), Micaela Viglino Davico (Presidente del Centro Studi e Ricerche Storiche sull’Architettura Militare del Piemonte), Enrico Lusso (Presidente della Sezione Piemonte Valle d’Aosta Istituto Italiano Castelli), Pier Giorgio Corino (Presidente dell’Associazione per gli Studi di storia e architettura militare), Antonella Perin (Presidente Associazione Casalese Arte e Storia), Fabrizio Del Prete (Rappresentante dell’Associazione Progetto San Carlo Forte di Fenestrelle), Franco Cravarezza (Direttore Museo Pietro Micca), Fabrizio Zannoni (Presidente Associazione Amici del Museo Pietro Micca), Davide De Luca (Direttore della Fondazione Artea), Daniela Gandolfi (Dirigente e referente del Forte dell’Annunziata di Ventimiglia). i

abato 10 e sabato 17 ottobre, l'Associazione Arianna in collaborazione con l'agenzia Modenatour, organizza il Walking Tour "Lungo le antiche mura: Nonantola e le sue fortificazioni, chiese e palazzi nobiliari".

Il ritrovo è davanti alla pieve di s. Michele, in via della Pieve a Nonantola, adiacente al cimitero e al parcheggio, con partenza prevista per le ore 15.30. Il percorso, della durata di circa due ore, è studiato tutto in esterni e non sono previsti ingressi in luoghi chiusi. In ottemperanza alle norme anticovid-19 i partecipanti sono invitati a presentarsi muniti di mascherina e di gel igienizzante, e sono tenuti a mantenere la distanza di sicurezza.

Definita terra di confine per la sua posizione strategica tra Modena e Bologna, Nonantola è stata in passato teatro di importanti vicende nella lotta tra Papato e Impero, tra Vescovi e Comuni. Dalle chiese fuori le mura, intitolate a s. Michele Arcangelo e a S. Maria dell'Ospitale, il percorso si svilupperà per le vie e le piazze del centro, seguendo il perimetro delle mura castellane, di cui ancora si scorge qualche tratto inglobato in edifici moderni. Si farà tappa davanti all'Abbazia e sul sito della scomparsa chiesa di s. Lorenzo, osservando le belle facciate di alcuni palazzi nobiliari sorti all'ombra delle due torri dei Modenesi e dei Bolognesi.

L’Associazione ARIANNA non percepisce proventi dall’iniziativa. Il tour è condotto da una guida turistica abilitata. Il costo del walking tour è di 10 euro, con prenotazione obbligatoria a questo link oppure chiamando Modenatur al numero telefonico 059 220022.



 
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La fortezza di Civitella del Tronto
Da teleradio-news.it del 4 ottobre 2020

Prima Messina, poi Gaeta e infine Civitella del Tronto, l’ultima fortezza borbonica a cadere. Il nostro autore questa domenica ci racconta la storia commovente e poco conosciuta di quei soldati che la difesero fino all’estremo, eroici cuori biancogigliati

di Lucio Sandon

Il massacro di Forte Apache e la difesa di Forte Alamo sono episodi conosciuti da tutti in tutto il mondo e pubblicizzati a cura dell’industria cinematografica di Hollywood: si trattava di truppe di invasione alla conquista del continente nordamericano, e invece nulla si sa dell’eroica difesa di Civitella del Tronto. Simbolo di Civitella è la sua roccaforte, capolavoro di ingegneria militare che con i suoi venticinquemila metri quadri di superficie è una delle fortezze più grandi d’Europa, seconda in Italia solo a quella di Fenestrelle. A differenza di Civitella però, il complesso piemontese è noto per diverse vicende, che poco hanno a che fare con l’eroismo dei propri militari.
Come si può leggere in qualunque libro di testo scolastico, all’atto della proclamazione del Regno d’Italia  mancavano ancora da riconquistare Roma e le Venezie. Tali testi però omettono di ricordare che, a quella data del 17 marzo 1861, mancava ancora da conquistare anche una fortezza abruzzese, l’ultimo lembo di Regno delle Due Sicilie su cui sventolava il vessillo bianco gigliato dei Borbone: Civitella del Tronto. Si tratta di una pagina di storia pochissimo conosciuta: la vicenda di Civitella e della sua fortezza è quella relativa alla sua resistenza ad oltranza contro l’invasione delle truppe piemontesi verso il Regno delle Due Sicilie: l’ultimo baluardo della Cittadella venne distrutto con una potentissima carica di esplosivo solamente tre giorni dopo la proclamazione del regno d’Italia, senza che i suoi difensori si fossero arresi al feroce assedio.
Civitella del Tronto, in verità era già stata protagonista di episodi di lealtà alla dinastia borbonica e di resistenze impensate, come quella del 1557 contro il Duca di Guisa, e del 1806 contro i francesi del Generale Gouvion St. Cyr. Quando agli inizi del 1860 il timore di un’invasione del Regno delle Due Sicilie cominciava a farsi più consistente, in Abruzzo Ulteriore venne inviata una colonna militare al comando del Generale Giuseppe Pianell.
Nel momento in cui i garibaldini iniziavano a risalire la penisola, nella fortezza già si preparava la difesa, soprattutto in ragione del fatto che si paventava un’invasione piemontese dal nord, in quanto il forte era stato costruito sul fiume Tronto, il confine con lo Stato Pontificio.
Cialdini in posa eroica

L’invasione arrivò il 15 ottobre 1860, e la cittadella si apprestò immediatamente alla difesa, ritenendosi giustamente obiettivo primario.
Il comandante, maggiore Luigi Ascione, decise di proclamare lo stato d’assedio e rispose con ironia a una comunicazione proveniente da Teramo, con la quale il plenipotenziario aveva richiesto di uniformarsi alla resa. La fortezza contava su una guarnigione composta da 530 militari appartenenti ai vari corpi del Real Esercito Borbonico, e su di un parco di artiglieria piuttosto modesto, composto di ventuno cannoni, due obici, due mortai, e una colubrina in bronzo che però era troppo vecchia e non venne mai impiegata. Le forze piemontesi scese dalle Marche avevano come obiettivo quello di incrociare le forze garibaldine che risalivano da sud e di eliminare le restanti forze borboniche in fase di ripiego dopo gli scontri sul Volturno.
Il Generale Cialdini, che comandava il corpo di spedizione, sottovalutando il problema, decise di inviare contro la fortezza solamente un reparto di volontari, la cosiddetta Legione Sannita, che giunta sul posto iniziò le operazioni di assedio il 23 di ottobre.
Il primo colpo di cannone venne sparato il 26 ottobre 1860, ma nonostante il quotidiano bombardamento da parte piemontese, la resistenza della guarnigione proseguiva soprattutto su impulso del capitano Giovine, del sergente di artiglieria Messinelli e del sacerdote Padre Leonardo Zilli, detto Campotosto dal suo paese di origine. Vista l’inutilità dei primi bombardamenti, a capo degli assedianti venne posto il generale Ferdinando Pinelli, già famoso per le atrocità commesse nel corso della guerra, e che sembrava l’uomo giusto per piegare la resistenza della cittadella.
Tuttavia, pur unendo ai bombardamenti minacce di morte per tutta la guarnigione, in assenza di resa e in violazione di qualunque norma di diritto bellico allora vigente, Pinelli ricevette sdegnati rifiuti da parte borbonica.
Il 20 dicembre, gli assediati effettuarono anzi una sortita verso l’abitato di Meria, ove sconfissero e costrinsero alla ritirata un’intera compagnia di bersaglieri. A seguito di tali azioni, Pinelli richiese nuove truppe, portando il numero degli assedianti a 3.500, un numero pari cioè a sette volte quello degli assediati.
A quel punto, la resistenza di Civitella del Tronto cominciava a divenire un problema molto serio per il governo sabaudo, anche da un punto di vista mediatico: l’esistenza del Regno borbonico, infatti, era legata alle tre fortezze che ancora resistevano: Civitella, Messina e Gaeta, dove gli stessi reali partecipavano alla lotta, ma che capitolò il 13 di febbraio con l’esilio di Francesco II a Roma. Il generale Pinelli emise alcuni durissimi bandi contro gli stessi civili, tali da suscitare da parte di stati esteri proteste così violente da costringere il governo piemontese a sollevarlo dall’incarico. A dirigere le operazioni venne così inviato il terzo comandante: il Generale Luigi Mezzacapo. Era costui il recordman dei voltagabbana, essendo stato già ufficiale dell’artiglieria borbonica e generale nell’esercito della Repubblica romana nel 1849, oltre che artefice della capitolazione della fortezza di Gaeta.

Con l’arrivo di Mezzacapo iniziò tra gli assediati la disputa fra chi voleva arrendersi e quelli intenzionati a continuare la difesa del forte. A prevalere furono questi ultimi, che nello stesso tempo dimostrarono tanta tenacia da influenzare anche i civili in paese.
Il 15 febbraio giunsero a Mezzacapo i nuovi cannoni rigati a tiro veloce, e il generale ordinò subito un bombardamento violentissimo della fortezza, che però non diede alcun frutto, difatti l’assedio continuò fino al 12 marzo, giorno in cui si arrese anche la cittadella di Messina.
Il 17 marzo 1861, nonostante la strenua resistenza di Civitella del Tronto, a Torino Vittorio Emanuele di Savoia si fece incoronare primo re d’Italia, conservando però il numero di “secondo” e confermando in tal modo che l’Italia non era stata unita ma semplicemente annessa al Piemonte.
Nello stesso giorno il generale sabaudo Enrico Morozzo Della Rocca ebbe il permesso di entrare nella fortezza: portava con sé un messaggio nel quale Francesco II di Borbone ordinava ai resistenti di arrendersi per non mettere in pericolo le proprie vite, ma essi non riconoscendo la firma del re, rifiutarono di deporre le armi, dando così il via a tre giorni di bombardamenti durante i quali vennero scaricati contro il forte 7.860 proiettili, che alla fine produssero una breccia nelle mura alla base di piazza del Mercato, attraverso la quale i bersaglieri riuscirono finalmente a penetrare nella rocca attraverso Porta Napoli.
Alle 11.45 dello stesso giorno, il vicecomandante della guarnigione, il maggiore Raffaele Tiscar firmò la capitolazione del forte, anche se nella parte più alta della fortezza, un manipolo di soldati borbonici resisteva con le armi in pugno.
Alle 13.45 venne fucilato alla schiena e senza processo il sergente Domenico Messinelli, reo di aver rifiutato le condizioni di resa portate dal generale Della Rocca. Poco dopo subì lo stesso trattamento anche padre Zilli. Alle cinque della sera entrò nel forte di Civitella, con fanfara in testa, tutto lo stato maggiore sabaudo, anche se sulla rocca sventolava ancora la bandiera borbonica. Il giorno successivo Camillo Benso conte di Cavour comunicò alle cancellerie inglese e francese che la questione Civitella era risolta e l’Italia unificata.
Niente di più sbagliato: i militari napoletani si erano asserragliati tra le potenti mura del palazzo del governatore e della chiesa di San Giacomo: il generale sabaudo però a quel punto giudicò che l’assedio era durato anche troppo e con troppe perdite, quindi decise di chiudere la questione con l’esplosivo. Il 22 marzo 1861 vennero accumulate sotto le mura dell’ultimo baluardo diecine di tonnellate di tritolo, che fecero saltare in aria l’intera parte superiore della collina, portando con sé le vite degli ultimi resistenti.
Da notare che, nonostante le condizioni di resa prevedessero salva la vita a tutta la guarnigione, alcuni soldati tra i meno favorevoli alla resa, furono ugualmente catturati e fucilati. Altri 291 uomini dei quali non si conosceranno mai i nomi, vennero deportati in un’altra fortezza, quella di Fenestrelle, dove sparirono per sempre ingoiati nella calce viva, o esposti come reperti nell’inquietante museo di Cesare Lombroso come criminali.

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio. Notevole è il suo penultimo romanzo, “La Macchina Anatomica”, Graus Editore, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario veterinario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal suo ultimo romanzo “Cuore di ragno”, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto “Cuori sui generis” 2019.

Sempre nel 2019, il racconto “Nome e Cognome: Ponzio Pilato” ha meritatola Segnalazione Speciale della Giuria nella sezione Racconti storici al Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, mentre il racconto “Cuore di ragno” ha ricevuto la Menzione di Merito nella sezione Racconto breve al Premio Letterario Internazionale Voci – Città di Roma. Inoltre, il racconto “Interrogazione di Storia” è risultato vincitore per la Sezione Narrativa/Autori al Premio Letizia Isaia 2109.

Nel 2020 il libro “Cuore di Ragno” è stato premiato come:
◾ Vincitore per la sezione Narrativo al Premio Talenti Vesuviani;
◾ Miglior romanzo storico al prestigioso XI Concorso Letterario Grottammare;
◾ Best Seller al Premio Approdi d’Autore della Graus Edizioni;
◾ Vincitore alla sezione Romanzo Storico al Premio Nazionale Alberoandronico;
◾ Vincitore per la sezione Romanzo Storico all‘IX Premio Letterario Cologna Spiaggia.

 

Castelli Aperti in Piemonte domenica 4 ottobre: gli orari
Da mentelocale.it del 2 ottobre 2020

Prosegue la rassegna Castelli Aperti in Piemonte. Il patrimonio dell’iniziativa è eterogeneo e formato da castelli, palazzi, ville, torri, giardini, musei e itinerari storici e artistici. Sono numerosi e diversificati gli appuntamenti che anche domenica 4 ottobre vengono proposti ai visitatori in tutto il territorio piemontese. Nel dettaglio:

PROVINCIA DI ALESSANDRIA

Circondato da un vasto parco con annessa tenuta agricola è tuttora difeso da una cinta muraria e da un fossato risalenti al XIV secolo il CASTELLO DI PIOVERA propone ricchi e articolati percorsi didattici, naturalistici, artistici e storici dal piano nobile del Castello fino alla torre, attraverso cucine, granai, giardini e opere d’arte senza tempo. Il visitatore può scegliere il suo percorso di visita: “Tra cultura e natura”, che permette di accedere al parco e di passeggiare tra gli alberi secolari della tenuta, “Viaggio nel tempo” un itinerario all’interno del Castello dove, attraverso le sale del primo piano e le stanze del secondo, si incontreranno le scoperte che hanno cambiato il mondo, “Raccontami il Castello”, la visita guidata che si snoda lungo i saloni del piano nobile tra arredi, decorazioni e costumi d’epoca, dalla torre fino alle cantine.
La visita libera al Castello parte alle 15.00, 15.30, 16.00, 16.30, 17.00 (massimo 20 persone a turno) e la visita guidata alle 15.00, 15.30, 16.00, 16.30, 17.00 (massimo 10 persone a turno). Dato l'accesso limitato, è obbligatoria la prenotazione.

PROVINCIA DI ASTI

Ultima apertura della stagione per il CASTELLO DI MONASTERO BORMIDA e quindi anche ultima occasione stagionale di godere dei pavimenti a mosaico e soffitti a vela e a crociera affrescati a motivi floreali e geometrici che decorano le stanze del castello. Visite guidate con partenza alle ore 11.00, 15.00, 16.00, 17.00, 18.00. Inoltre, nei sotterranei del castello, è visitabile la mostra di Sergio Unìa “Incontrare la forma”.

PROVINCIA DI BIELLA

A PALAZZO GROMO LOSA è cominciata la rassegna "Selvatica - Arte e Natura in Festival" che fa dialogare le arti visive con le meraviglie naturali del nostro pianeta per stupire, commuovere e far pensare. Quest’ anno all’insegna della monumentalità. Come le sculture lignee di Jürgen Lingl e gli ambienti al centro del progetto fotografico Habitat di Marco Gaiotti. Imponente è anche il lavoro di Margherita Leoni sulla flora amazzonica, così come l’opera di suo marito, lo scultore Luciano Mello Witkowski Pinto, entrato in contatto con le etnie della foresta. Aperto ai visitatori anche lo stupendo “Giardino all’Italiana”. Apertura sabato e domenica h 10.00-19.00.

PROVINCIA DI CUNEO

Riapre, dopo la pausa dovuta al Covid, il CASTELLO DEI MARCHESI DEL CARRETTO A SALICETO che offre ora la possibilità di godere degli stupendi affreschi al suo interno, del borgo medievale e della Parrocchiale di San Lorenzo, una delle più belle Chiese rinascimentali del Piemonte dichiarata monumento nazionale; oltre a tutto ciò anche la Chiesa di Sant' Agostino, oggi sconsacrata ma custode di pregevoli affreschi del quattrocento e la Chiesa di San Martino anch'essa monumento nazionale, dal mirabile campanile romanico e custode all'interno di raffinati affreschi tardogotici, tra i più importanti della provincia di Cuneo. Visite guidate la domenica pomeriggio dalle 14.30, con prenotazione obbligatoria al numero infopoint 342 3570641.

PROVINCIA DI TORINO

Il CASTELLO GALLI A LA LOGGIA è una splendida struttura dal fascino antico ubicata nel comune di La Loggia, a pochi chilometri da Torino. Una visita ricca di storia e contaminazioni. Oggi la parte nord del castello ha conservato il carattere medioevale, mentre la facciata sud è stata rifatta nei primi anni del 1700. Il Castello è anche il luogo attorno a cui è nato il primo embrione di una partecipazione attiva della popolazione loggese alla gestione propria comunità. Quando era ancora in vita l'ultima discendente della famiglia Galli, la contessina Laura, un salone accoglieva i bambini per il catechismo. Visite guidate alle 15.00, 16.00, 17.00

PROVINCIA DI VERBANO CUSIO- OSSOLA

GIARDINI BOTANICI DI VILLA TARANTO Dalle 9.00 alle 17.30. Consigliata la prenotazione al 0323 502372 Email: ente@villataranto.it

 

Visite guidate gratuite alle Mura di Lucca
Da lagazzettadilucca.it del 1 ottobre 2020

Dopo il successo delle visite guidate estive del venerdì, che hanno visto il tutto esaurito per tutte le date, è già pronta una nuova programmazione per il mese di ottobre organizzate dall'ufficio turismo in collaborazione con le associazioni di guide turistiche Turislucca, La Giunchiglia, Lucca Info e Guide. Otto appuntamenti per quattro domeniche per approfondire la conoscenza di questo importante monumento e della relazione con la città, e un gran finale in concomitanza con il trekking urbano, la manifestazione dedicata al "vagabonding" ovvero al turismo a casa propria, quest'anno quanto mai attuale.

Una piattaforma e dieci baluardi disposti lungo quattro chilometri di lunghezza, un'altezza media di 12 metri, 75 ettari di prato su cui spicca il paramento murario di mattoni rossi e sinuosi sotterranei con sortite segrete. Le Mura di Lucca, macchina difensiva costruita tra la metà del '500 e la metà del '600, sono oggi un grande parco urbano sospeso sulla città. Una corona verde, simbolo di pace e di civiltà, di cordiale accoglienza. Non solo una grande architettura militare, oggi le Mura di Lucca, preservate interamente, sono un monumento da conoscere sotto tanti aspetti: la Storia, la botanica, le leggende, i personaggi, che ne hanno fatto il più importante e significativo monumento cittadino. Una promenade, unica al mondo, una ininterrotta e sempre nuova visuale sui monumenti, chiese, palazzi della città nei colori caldi e avvolgenti del foliage autunnale. Questi i titoli delle visite guidate:

domenica 4 ottobre

LE 4 MURA DI LUCCA Storia delle quattro cerchie murarie della città: da quelle romane a quelle medievali; dall'ampliamento quattrocentesco alle mura rinascimentali.

A DIFESA DELLA LIBERTA' E DELL'ARTE Le Mura di Lucca a difesa della libertà e custodi dell'arte serica: itinerario nella zona orientale per scoprire gli elementi caratteristici della fortificazione militare e del quartiere dove ferveva la lavorazione della seta

domenica 11 ottobre

LUCCA 1504-1650 Storia della costruzione delle Mura di Lucca e del sistema difensivo della città.

PEREGRINANDO DALLE MURA AL VOLTO SANTO Il percorso dei pellegrini all'interno della città murata

domenica 18 ottobre

IL VERDE DELLE MURA Dagli alberi sulle Mura ai prati degli spalti, dai giardini realizzati sui baluardi a quelli immediatamente a ridosso delle Mura.

L'ACQUA E LE MURA La storia dell'approvvigionamento idrico della città si intreccia alla storia della Mura in una gradevole passeggiata.

domenica 25 ottobre

LE MURA DALL'OTTOCENTO AD OGGI Storia delle trasformazioni avvenute sulle e attorno alle Mura negli ultimi due secoli: il "pubblico passeggio", le modifiche alla "tagliata", le nuove porte, i monumenti sui baluardi

GIARDINI POSSIBILI E IMPOSSIBILI Giardini possibili e impossibili delle e dalle Mura di Lucca.

A conclusione del mese, durante la giornata del 31 in concomitanza con la giornata del Trekking Urbano saranno proposti, in contemporanea, tutti i titoli proposti durante il mese, tra cui scegliere. Sono 68 quest'anno le città i tutta Italia dove si svolgerà il trekking urbano. Quest'anno il titolo è "Com'è verde la mia città", un invito ad osservare quei piccoli dettagli che spesso sfuggono agli occhi dei visitatori e Lucca non poteva che dedicarlo alle Mura. Le visite guidate di ottobre si svolgeranno la domenica in orario mattutino e pomeridiano. Ogni gruppo sarà composto da 20 persone. Per info e prenotazioni: iat lucca piazzale verdi tel 0583 583150 - turismolucca@metrosrl.it - iat lucca piazza curtatone tel 442213 - info@turismo.lucca.it