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La società che ospitava i siti internet illegali in un bunker militare tedesco
Da ilpost.it del 16 agosto 2020

La strana storia di CyberBunker e del suo bizzarro fondatore, arrestato dopo aver offerto per anni hosting ai siti del dark web

Una sera di fine settembre dello scorso anno, in un ristorante popolare di Traben-Trarbach, paese tedesco non distante dal confine col Belgio, nove persone che si erano appena sedute a tavola furono circondate da un gruppo di poliziotti in borghese. Sette di loro vennero arrestate, mentre sopra alle loro teste un elicottero sorvegliava che nessuno riuscisse a fuggire.

Tra di loro c’era anche Herman-Johan Xennt, il proprietario di CyberBunker, azienda informatica con sede in un ex bunker militare che da anni ospitava sui suoi server i siti internet di attività criminali di mezzo mondo, quelli del cosiddetto “dark web”.

CyberBunker offriva un servizio noto come bulletproof hosting, cioè “hosting a prova di proiettile”. I servizi di hosting offrono i server su cui ospitare siti web, e quello “a prova di proiettile” garantisce un livello di riservatezza dei contenuti particolarmente alto. Non c’è niente di illegale di per sé, e anzi è una funzionalità fondamentale, per esempio, per assicurare la tutela delle informazioni private dei clienti delle banche. Ma spesso viene richiesta da siti che promuovono attività criminali e approfittano della riservatezza per evitare conseguenze legali.

Da quasi un anno Xennt è in prigione, in custodia cautelare, in attesa del processo che a causa della crisi legata all’epidemia da coronavirus non avrà luogo prima dell’autunno. Un articolo del New Yorker ha ricostruito le indagini su CyberBunker degli ultimi anni, che hanno cercato di dimostrare che l’azienda sapeva cosa succedeva nei siti che ospitava. La versione di Xennt è che CyberBunker offre una piattaforma neutra, libera da controlli e censura, e che per questo non ha controllo né consapevolezza di quel che ne fanno i clienti. Secondo la legge olandese e tedesca (rispettivamente nazionalità e residenza di Xennt) il fornitore di hosting non è responsabile delle attività eventualmente illegali dei suoi clienti se non ne è a conoscenza.

Dal 1995 al 2002 la sede di CyberBunker era stata un bunker militare a Goes, nei Paesi Bassi. Per entrambi le sedi, fu la passione personale di Xennt per i bunker a motivare la scelta, più che un’esigenza tecnica particolare. In linea di principio per un’azienda di hosting andrebbe bene qualunque sede dove si possano tenere moltissimi computer al sicuro, assicurandone l’alimentazione elettrica e la connessione internet e evitandone il surriscaldamento. Xennt ha detto al New Yorker: «non sono in grado di spiegare perché mi piacciono i bunker. Perché a qualcuno piacciono gli hamburger? Perché le moto sportive? Non posso rispondere a queste domande. I bunker mi piacciono ebasta, tutto qui».

Nel 2002 ci fu un incendio nel bunker, e le autorità scoprirono una fabbrica di ecstasy in un’area della struttura che Xennt affittava ad altri: lui negò di saperne qualcosa, ma gli fu comunque revocata una licenza che gli permetteva di usare i bunker per le sue attività commerciali. Xennt finì così per vendere il bunker olandese, e per comprare quello di Traben-Trarbach: un edificio di cinque piani (di cui quattro sotterranei) di quasi 5600 metri quadrati costruito per resistere a un attacco nucleare. Dagli anni Settanta era stato usato per il servizio meteorologico della Bundeswehr, cioè l’esercito federale tedesco, che nel 2012 l’aveva abbandonato.

Molti membri del consiglio cittadino di Traben-Trarbach non erano convinti dalle credenziali di Xennt e temevano che volesse cominciare un’attività illegale, ma l’acquisto fu gestito dall’agenzia immobiliare dell’esercito che, siccome Xennt era l’unico compratore disponibile, nell’estate del 2012 concluse l’affare.

Fin dagli anni Novanta il sito di CyberBunker precisava che avrebbe ospitato ogni tipo di contenuto a eccezione di «pedopornografia e contenuti relativi al terrorismo». Secondo il New Yorker all’inizio della sua attività la maggior parte dei clienti erano siti pornografici. Negli anni seguenti Xennt diventò un attivista per rendere internet più libera, senza censura e in cui l’anonimato fosse garantito. Partecipò a un movimento che voleva creare nuovi suffissi indipendenti per i siti web (cioè l’ultima parte degli indirizzi internet, per esempio .com o .it), e cercò addirittura di fondare un nuovo stato, che chiamò “Repubblica di CyberBunker”. Basandosi sul diritto all’autodeterminazione dei popoli stabilito da una dichiarazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite degli anni Sessanta, scrisse anche una dichiarazione d’indipendenza per un territorio di 2 chilometri quadrati, con una popolazione di 6 persone e l’oro, i dollari e l’euro come valuta ufficiale. Xennt si nominò re del nuovo stato, attribuendosi il titolo di von CyberBunker.

Poco dopo il trasferimento in Germania, la società di Xennt tornò ad avere dei problemi con la giustizia: i primi arrivarono quando l’associazione europea Spamhaus Project, che ha l’obiettivo di intercettare i siti di spam, bloccò alcuni siti associati con CyberBunker nel periodo fra il 2010 e il 2013. Per vendicarsi il socio di Xennt, Sven Kamphuis, descritto da molti colleghi come una persona allo stesso tempo infantile e abilissima nel suo lavoro, attaccò Spamhaus con un gruppo di hacker, impedendo gli accessi al sito. Kamphuis fu arrestato, ma per Xennt e CyberBunker non ci furono conseguenze legali perché ufficialmente non avevano partecipato all’attacco informatico. Kamphuis negli anni successivi si allontanò dall’azienda.

Intanto il trasferimento di CyberBunker a Traben-Trarbach aveva attirato i sospetti di molti membri del consiglio cittadino, che avevano scoperto la storia della fabbrica di ecstasy e non avevano trovato nessuna referenza rassicurante sul suo conto. Un membro del consiglio segnalò la sua attività come sospetta alla polizia, che cominciò a indagare. Concluse che anche se l’azienda ospitava moltissimi siti illegali, non poteva essere accusata finché non si fosse dimostrato che era consapevole e quindi complice delle attività criminali dei suoi clienti.

Nel frattempo però il servizio di hosting di CyberBunker non stava dando molti profitti, perché i costi per il mantenimento dei macchinari erano altissimi, la concorrenza faceva abbassare i prezzi e perché Xennt non aveva un grande senso degli affari. La società cominciò a operare in un altro settore: produsse dei software e hardware di telefonia portabile molto più sicuri di quelli standard, con messaggistica criptata, e un pulsante che permetteva di eliminare immediatamente e definitivamente tutti i contenuti presenti nella memoria del dispositivo. Spesso Xennt costruiva e vendeva direttamente i telefoni con le app installate.

Questo mercato si rivelò molto redditizio, ma contribuì moltissimo a attirare l’attenzione della polizia su Xennt, perché se prima offriva i suoi servizi a criminali digitali quasi sempre sconosciuti dalla giustizia, il mercato dei telefoni criptati lo fece entrare in contatto con un tipo di attività illegali più familiare alle forze dell’ordine.

In particolare, nel 2015 Xennt fu visto passeggiare per la città con George Mitchell, criminale irlandese famoso per lo spaccio di droga negli anni Novanta. Era emigrato nei Paesi Bassi improvvisamente, ma qui era stato arrestato per aver rivenduto pezzi informatici rubati e aveva passato un anno in prigione.

Secondo lo Spiegel, Mitchell non fece affari con Xennt soltanto per i telefoni criptati, ma investì sulla loro produzione per poi agire da intermediario fra l’agenzia e i compratori, sfruttando i suoi contatti criminali in diversi paesi. Mitchell lasciò Traben- rarbach fra il 2016 e il 2017, ma il suo coinvolgimento con gli affari di CyberBunker aveva reso la società particolarmente sospetta per la polizia locale, che quindi assegnò un gruppo di agenti informatici al caso. La squadra scoprì molte altre attività illegali condotte dai clienti di CyberBunker, fra cui quelle del sito Wall Street Market, che spacciava milioni di dollari di droga in tutto il mondo.

Mancavano ancora le prove che CyberBunker fosse consapevole delle attività dei suoi clienti, ma una volta dimostrato il calibro dei criminali con cui la società aveva a che fare, la polizia nazionale tedesca concesse alla squadra speciale il permesso di organizzare una costosa trappola informatica. Gli agenti progettarono un finto sito di truffe e contattarono CyberBunker perché lo ospitasse. Nello scambio che seguì il venditore dell’azienda dimostrò di sapere benissimo che il sito avrebbe mandato avanti attività illegali, e diede anche ai finti clienti dei consigli su come nascondere le loro vere identità.

Contemporaneamente la polizia applicò altre tecniche di spionaggio sui server nel bunker, e infiltrò un agente nella società come giardiniere aziendale. Fu proprio lui che nel 2019 propose a Xennt e ai suoi collaboratori di lasciare l’ufficio un po’ prima del solito, per andare a mangiare al ristorante dove furono arrestati.

Xennt è stato accusato formalmente il 6 aprile scorso. Le autorità tedesche l’hanno descritto come il capo di un’organizzazione criminale. Nel processo, per cui non è ancora stata fissata una data, la difesa dovrà dimostrare che CyberBunker ha sempre offerto una piattaforma neutra, come Amazon o Facebook, e non ha mai saputo cosa facessero i suoi clienti.

Possiamo fare di meglio

In dieci anni il Post qualcosa ha seminato, nel suo piccolo. Le cose spiegate bene sono diventate importanti anche per altri giornali; la differenza tra le notizie verificate e quelle pubblicate senza badarci è diventata evidente a più lettori; un linguaggio nuovo e chiaro è stato messo in circolazione nell’informazione italiana. Ma ci sono ancora tante cose che possiamo fare, e meglio.

 

"Intra Moenia", la fortezza di Barletta osservata dal basso verso l'alto
Da barlettaviva.it del 16 agosto 2020

Successo per il primo appuntamento dell'evento “Intra et Extra Moenia"

Mercoledì 12 agosto, presso la fortezza di Barletta, ha avuto luogo l'evento "Intra et Extra Moenia", organizzato dall'associazione "The Walkers - Free Walking Tour Barletta". Il primo capitolo di "INTRA MOENIA", già tutto esaurito in meno di 24h dall'apertura delle prenotazioni, si è articolato in tre momenti principali: il tour del castello, la mostra fotografica e lo spettacolo "Contact".

Non si è trattato del classico tour ma di una esperienza stimolante ed interattiva a cura delle guide turistiche abilitate dell'associazione "The Walkers – Free Walking Tour Barletta" (Marco Merk Bruno, Roberta Colucci, Erica Davanzante, Alessandro Cascella, Giovanni Architetto Di Liddo, Leonardo Evangelista) che ha osservato la fortezza in una prospettiva "dal basso verso l'alto" e "dalla storia recente al passato".

Partendo dal fossato si è soffermato sui segni delle cannonate relativi alla prima guerra mondiale per poi analizzare l'architettura e le geometrie dei celebri bastioni a punta di lancia, procedendo quindi negli ambienti suggestivi dei sotterranei per poi risalire tra la piazza d'armi ed i bastioni, stavolta osservati dall'alto.

Al termine della visita guidata i sei gruppi sono stati introdotti all'esposizione allestita nella cappella del castello "Praefectus Fabrum – Barletta, una Fortezza Moderna" a cura di Arch. Massimiliano Cafagna, dott.ssa in storia dell'arte Simona Falcetta. Una mostra di fotografie satellitari che ha svelato l'incredibile connessione architettonica tra il castello di Barletta ed oltre 40 fortezze sparse in giro per il mondo. Si tratterà di un primo, simbolico passo verso la realizzazione di una rete internazionale di castelli in grado di connettere realtà distanti migliaia di chilometri tra loro ma accomunate dalla presenza di queste magnifiche fortificazioni.

A conclusione dell'evento la performance artistica, che ha visto un'esibizione site-specific da parte del collettivo Contact Project composto dalla ballerina Maria Campese accompagnata dai musicisti Ignazio Narrow Leone e Francesco Nitro Sguera.
Si ringraziano tutti i cittadini per il sostegno e per aver reso possibile la realizzazione del progetto "INTRA MOENIA". L'evento, patrocinato dal Comune di Barletta fa parte del cartellone degli eventi culturali "Si va in scena". Nato ed organizzato in sinergia con un gruppo di persone fortemente interessate alla valorizzazione del patrimonio di Barletta.

Il prossimo appuntamento con Free Walking Tour Barletta è previsto domenica 29 agosto con "Extra Moenia" - "La Villa dei Bonelli, un passo nel futuro", con un nuovo tour e una nuova serie di performance artistiche.

 

Fortezze e Castelli di Puglia: Il Palazzo Ducale di Sanarica
Da lavocedimaruggio.it del 15 agosto 2020

L’attuale Palazzo Ducale di Sanarica sorge sui resti di un precedente castello risalente al XV secolo e di cui oggi restano due delle quattro torri angolari, entrambe a pianta quadrangolare, e le quattro cortine. L’antica struttura era circondata da un fossato ancora visibile benché in parte riempito ed in parte trasformato in giardino, che probabilmente poteva essere scavalcato con un ponte levatoio ligneo, ora sostituito da uno in pietra..

Fu a cavallo tra il XVI ed il XVII secolo che il castello, in seguito a diversi lavori di modifica ed ampliamenti, venne trasformato in dimora residenziale signorile, come testimoniato dall’epigrafe posta sul portale di ingresso: “Domnus Annobal Resta saranocensis hanc AEDOCULAM … POSTEROSQUE SUOS AERE SUO VOVENS A FUNDAMENTOS EREXOT 1559”.

La struttura, a pianta quadrangolare, si sviluppa su due livelli ed ha un aspetto tipicamente rinascimentale, caratteristica che si evince in particolar modo nelle finestre del versante orientale e nelle logge con colonnato. Il portale d’ingresso a bugne, invece, risale al XVIII secolo e permette l’accesso al cortile. L’interno presenta diverse sale a stucco ed affrescate con i blasoni delle famiglie nobili che lo ebbero in proprietà. Sulla destra della porta di accesso si staglia una cappella ricca di affreschi eseguiti fra il XVI ed il XVIII secolo.

Cosimo Enrico Marseglia

 

Mura di Treviso infestate dalle erbacce: interventi con i droni
Da trevisotoday.it del 14 agosto 2020

Il primo intervento verrà effettuato dal 17 al 20 agosto e interesserà il fronte Nord della cinta muraria. Interventi in programma fino all'estate del 2021

Mura di Treviso infestate dalle erbacce: interventi con i dron
nizierà lunedì 17 agosto il programma di interventi per la tutela delle Mura di Treviso, parte integrante del patrimonio storico della città. Gli interventi, in collaborazione con gli assessorati all’Ambiente e ai Lavori pubblici, sono mirati alla salvaguardia della cinta muraria che, allo stato attuale, si presenta coperta da vegetazione spontanea sviluppatasi sia per la disomogeneità del paramento murario eroso e deteriorato dall’azione del tempo, sia per la difficolta di eliminare radicalmente la vegetazione, soprattutto nelle parti non raggiungibili con gli usuali mezzi meccanici.



 

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Inizierà lunedì 17 agosto il programma di interventi per la tutela delle Mura di Treviso, parte integrante del patrimonio storico della città. Gli interventi, in collaborazione con gli assessorati all’Ambiente e ai Lavori pubblici, sono mirati alla salvaguardia della cinta muraria che, allo stato attuale, si presenta coperta da vegetazione spontanea sviluppatasi sia per la disomogeneità del paramento murario eroso e deteriorato dall’azione del tempo, sia per la difficolta di eliminare radicalmente la vegetazione, soprattutto nelle parti non raggiungibili con gli usuali mezzi meccanici.

Già nel giugno del 2019, grazie alla ditta Sgd Group di San Biagio di Callalta, era stata avviata una campagna di sperimentazione senza costi per l'amministrazione comunale su siti e con modalità differenti volte a testare l’efficacia del prodotto e delle modalità di aspersione: le prove con l’ausilio di droni sono state fatte nella penisola del Paradiso e nel bastione Camuzzi e con atomizzatore manuale in zone facilmente accessibili in zona Fra Giocondo. I rilievi e le analisi effettuati prima e dopo gli interventi hanno permesso la formulazione del piano d’azione che consiste nella dispersione ripetuta ad intervalli temporali definiti di un prodotto biologico compatibile con le condizioni ambientali (ambito aperto al pubblico ed in presenza di corsi d’acqua). Per il 2020 i lavori si concluderanno nel mese di ottobre, mentre per l’anno 2021 il Comune provvederà a calendarizzarli durante l'estate per massimizzarne l’efficacia. Contestualmente verrà avviata un’ulteriore campagna sperimentale su campionature di muratura che sarà definita con la competente Soprintendenza volte ad eliminare muffe e patine e a completare l’intervento con risanamenti e ripristini localizzati sia degli elementi ladipei, sia del legante, oltre ad eventuali ulteriori trattamenti protettivi per la salvaguardia dell’opera. Il primo intervento verrà effettuato dal 17 al 20 agosto e interesserà il fronte Nord, da Viale Nino Bixio (scuole Stefanini) a Viale Cairoli (bastione San Marco) poi il fronte Ovest - da Viale Cairoli (bastione San Marco) a viale Oberdan (istituto Canova) - e il fronte Sud, Bastione Camuzzi, Porta Altinia, via Recanati, bastione San Paolo e viale Tasso oltre al fronte Est, viale Tasso e viale Bixio.

 

Gli 8 castelli più spettacolari dell’Inghilterra
Da tgtourism.tv del 14 agosto 2020

Di Giulia Pace

La torre del Castello di Windsor

L’Inghilterra ospita molti sorprendenti castelli, costruiti nel corso dei secoli per proteggere e controllare il territorio. Dall’agire come residenze reali all’essere le star della TV e del grande schermo, mentre le foglie iniziano a cadere e la campagna diventa un tappeto brunito di rossi, ori e gialli, queste immense fortificazioni daranno sicuramente vita all’immaginazione… Ecco quali sono gli 8 castelli più spettacolari dell’Inghilterra.

Centinaia di castelli dominano il paesaggio dell’Inghilterra e testimoniano il valore ingegneristico delle generazioni passate. Dalle vaste fortezze che si affacciano sulla costa alle ex roccaforti strategiche, e altri tutt’ora abitati, questi monumenti ricordano il turbolento passato dell’isola. Questi spettacolari castelli fanno sì che i visitatori, mentre approfondiscono la conoscenza della storia e del retaggio storico del Paese, esplorino gli splendidi spazi all’aperto e i prossimi lussureggianti scenari autunnali…

1. Castello di Windsor

Appena ad ovest di Londra si trova il castello abitato più antico e più grande del mondo, Residenza Reale da circa 950 anni. Fatto costruire da Guglielmo il Conquistatore nell’XI secolo, il Castello di Windsor viene regolarmente utilizzato dalla Regina come rifugio per il fine settimana, e a ospitare visite di stato e matrimoni Reali. La Torre Rotonda domina l’orizzonte e si trova in cima alla parte più antica del castello, e la Cappella di San Giorgio funge da dimora spirituale dell’Ordine della Giarrettiera – un ordine cavalleresco risalente al regno di Edoardo III nel 1348. Prenotazione consigliata.

2. Castello di Warwick

Imponente fortezza nel cuore delle Midlands, il Castello di Warwick offre un assaggio della vita britannica medievale. Passa sotto le imponenti arcate del castello, passeggia lungo i suoi bastioni, ammira mostre di tiro con l’arco ed esplora 64 acri di giardini paesaggistici sulla strada per scoprire 1.100 anni di storia. I bambini tornano indietro nel tempo nel Labirinto di Storie Orribili, e prenota il Dungeon del Castello per svelare alcuni dei segreti più oscuri di Warwick con l’aiuto di attori dal vivo e effetti speciali formidabili.

3. La Torre di Londra

In passato Residenza Reale e famigerata prigione, la Torre di Londra è un Sito del Patrimonio Mondiale con 1.000 anni di storia. L’imponente fortezza custodisce i Gioielli della Corona, una collezione di oltre 23.000 abbaglianti pietre preziose Scopri di più su questa meraviglia dell’architettura normanna protetta dagli Yeoman Warders, noti come Beefeaters, che hanno sorvegliato la torre sin dall’epocaTudor, e dai leggendari corvi!

4. Castello di Highclere

Una delle star della serie televisiva Downton Abbey, il Castello di Highclere nell’Hampshire ha fatto da sfondo a quattro serie dello serie e del film. Costruito in epoca medievale, Highclere fu trasformato a metà del XIX secolo da Sir Charles Barry, la mente architettonica dietro il Parlamento di Londra. Oltre ai tour delle sue numerose sale, comprese quelle utilizzate come sale di rappresentanza del film, i visitatori possono esplorare giardini risalenti al 13° secolo e 1.000 acri di magnifici parchi, progettati dal famoso giardiniere paesaggista Capability Brown. Il castello ospita il conte e la contessa di Carnarvon, la cui famiglia abita lì dal 1679, e anche una mostra unica di antichità egizie che celebra il ruolo del 5º conte di Carnarvon nella scoperta della tomba di Tutankhamon. Quest’anno, il castello ospiterà anche speciali tour autunnali e invernali, tra cui Real Lives and Film Set e Christmas at Highclere.

5. Castello di Hever

Con una storia lunga più di 700 anni, Hever Castle fu la dimora d’infanzia della seconda moglie di Enrico VIII, Anne Boleyn. Inizialmente un castello difensivo con fossato risalente al 1270, questa cornice romantica è piena di ritratti e arazzi Tudor e offre splendide viste sul lago Hever. Immerso in 125 acri di terreno si trovano il centenario labirinto Yew, giardini pluripremiati, con display di dalie sorprendentemente belle e il caldo profumo zuccherino dell’albero di Katsura che profuma l’aria gelida in inverno. È necessario prenotare in anticipo per visitare il castello di Hever e il suo parco.

6. Castello di Alnwick

Secondo castello abitato più grande del Regno Unito dopo Windsor, le imponenti mura del Castello di Alnwick hanno svolto diversi ruoli nel corso dei secoli: come avamposto militare, collegio per insegnanti e casa di famiglia. Un altro castello che risale al periodo normanno, la fortezza di Northumberland è famosa tra i fan di Harry Potter, quando in Harry Potter e la Pietra filosofale il simpatico maghetto qui impara a giocare a Quidditch. Il castello è stato utilizzato svariate volte dal mondo del cinema, utilizzato anche in Downton Abbey, Robin Hood Prince of Thieves ed Elizabeth. È richiesta la prenotazione.

7. Castello di Bamburgh

Arroccato su uno sperone che domina la costa del Northumberland, il Castello di Bamburgh nacque come cittadella anglosassone. Il possente mastio risale a subito dopo l’invasione normanna, e funse da palazzo reale per numerosi Re nei secoli seguenti. Bamburgh fu il primo castello al mondo ad essere stato raso al suolo, fatto accaduto durante la Guerra delle Rose. Oggi una deliziosa serie di manufatti e cimeli raccontano la sua storia. Dimora della famiglia Armstrong, discendente dell’ingegnere vittoriano William Armstrong, che acquistò il castello per riportarlo al suo antico splendore. Si consiglia di acquistare online i biglietti da prenotare in anticipo.

8. Castello di Leeds

Il Castello di Leeds, che occupa 500 acri nel cuore della campagna del Kent, ha celebrato il suo 900° anniversario nel 2019. Per celebrare questo importante anniversario è stata allestita la mostra dal titolo Gatehouse, che ripercorre la storia del castello che risale ai normanni, e che prima di diventare un ritiro di campagna fu la dimora di Re Enrico VIII. Presso il centro Bird of Prey si ammirano uccelli maestosi, come falchi, gufi e aquile. Tutte le visite devono essere prenotate online.

 

Bardonecchia conferenza Associazione Monte Chaberton
Da lagendanews.com del 12 agosto 2020

BARDONECCHIA – “La guerra sulle Alpi”, conferenza dell’Associazione Monte Chaberton. Si svolgerà mercoledì 19 agosto, alle ore 21, presso il Palazzo delle Feste di Bardonecchia il primo incontro culturale tenuto dall’Associazione Monte Chaberton. A seguito della recente inaugurazione del 2 agosto scorso della mostra storica allestita presso i locali della struttura. L’incontro, introdotto e moderato dal presidente, Emanuele Mugnaini, si propone di illustrare al pubblico la storia e l’evoluzione dell’arte fortificatoria. Sviluppatasi sull’arco alpino tra la fine dell’ottocento e gli anni trenta del xx secolo che portò dapprima alla realizzazione dei grandi forti di sbarramento in pietra di epoca triplicista. Sino alla costruzione, mediante l’impiego di ingenti masse di calcestruzzo, delle più moderne opere in caverna del Vallo alpino durante gli anni trenta del xx secolo. Protagonista, ovviamente, la batteria dello Chaberton. Progettata e costruita sotto la direzione lavori del Capitano del Genio Miliare Pollari Maglietta tra il 1896 ed il 1910 sulla cima dell’omonima vetta.

IL NUOVO LIBRO DI MAURO MINOLA

La conferenza farà da sfondo alla presentazione del nuovo di libro di Mauro Minola intitolato “L’Italia entra in Guerra”. Primo di una collana di tre volumi sulla guerra delle alpi nel periodo ‘40- ’45 che, proprio in alta Valle Susa e a Bardonecchia in particolare, annoverò importanti fatti bellici. Sia durante l’attacco italiano alla Francia del giugno 1940. Sia nel duro inverno 1944-45. Tra le forze d’occupazione tedesche ed italiane della repubblica sociale e quelle del ricostituito esercito francese. Il quale proprio dal confine alpino, pareggiando i conti ancora aperti della “pugnalata alla schiena” di quattro anni prima, procedette all’occupazione militare delle nostre vallate alpine.

LE TRUPPE

Parlando di fortificazioni e di guerra sulle alpi non si potrà non parlare delle nostre truppe poste a presidio delle opere. Per questo una parte dell’incontro sarà dedicato alla presentazione del Corpo della Guardia alla Frontiera. Il cui acronimo, GAF, ancora oggi ricorda agli storici ed agli appassionati di storia delle fortificazioni gli uomini ed i reparti del Regio Esercito posti al presidio ed alla difesa dei confini nazionali alpini e, come si potrà vedere, anche d’oltremare. Durante tutta la serata lo spazio espositivo della mostra storica sarà accessibile al pubblico. Il quale potrà osservare da vicino, tra l’altro, il pezzo forte della collezione rappresentato da una “carretta leggera di battaglione” di inizio ’900 in dotazione ai reparti del Regio Esercito. Recuperata e restaurata autonomamente dal socio Giuseppe Lo Gaglio.

Si ricorda che, a fronte dell’emergenza epidemiologica in atto, la partecipazione alla conferenza è subordinata alla prenotazione del posto a sedere da effettuarsi presso l’Ufficio di Informazione ed accoglienza turistica di Bardonecchia (TO).

Per informazioni tel. 0122.99032 – email info.bardonecchia@turismotorino.org. Per l’Associazione Monte Chaberton-515^ Btr. Gaf Davide Corona.

CONFERENZA STORICA
“Guerra delle Alpi, dallo Chaberton al Vallo Alpino”. Intervengono:
◾ Mauro MINOLA: Presentazione del libro “L’Italia entra in guerra”;
◾ Ottavio ZETTA: Dallo Chaberton al Vallo Alpino;
◾ Davide CORONA: Il presidio. Il Corpo della Guardia alla Frontiera.

Introduce e modera Emanuele MUGNAINI, Presidente dell’Associazione “Monte Chaberton”.

 

Forte San Procolo, per le opposizioni c’è ancora tanto da fare
Da veronanetwork.it del 12 agosto 2020

Arrivano le prime reazioni alla proposta di riqualificazione del Forte San Procolo. Le parole di Giacomo Cona, responsabile per la terza circoscrizione di Traguardi: «Il Comune chiarisca se intende gestire il patrimonio di architettura militare come una questione puramente urbanistica o con un progetto culturale complessivo».

Dopo la presentazione di ieri del progetto per il recupero di Forte San Procolo, che prevede pulizia e risistemazione degli spazi interni ed esterni, sono arrivate le prime reazioni di Michele Bertucco, consigliere di Verona e Sinistra in Comune e Tommaso Ferrari e Giacomo Cona di Traguardi, che non si vedono convinti della scelta applicata dal Comune.

Il commento di Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune

«Con la presentazione della proposta di recupero di Forte Procolo l’amministrazione comunale adempie alla condizione posta dal Demanio per la cessione in gestione dell’area. Purtroppo questo progetto, ancora in forma del tutto embrionale, con tempi lunghissimi che di fatto consegna la pratica alla prossima amministrazione, va a inserirsi nel più assoluto deserto di progettualità per quanto riguarda il Parco delle Mura. Non solo l’intervento descritto su Forte Procolo non è ancora inserito nel piano triennale delle opere ma ancora oggi manca il piano di gestione e il piano ambientale del Parco delle Mura e dei Forti».

«Questo significa rinunciare a valorizzare il nostro patrimonio storicoarchitettonico e ambientale; precludersi la possibilità di accedere a finanziamenti nonché continuare a negare ai quartieri il verde fruibile di cui hanno bisogno. Significa, insomma, scegliere l’immobilità continuando ad accumulare aree che, nella migliore delle ipotesi, non verranno gestite a dovere e, nella peggiore delle ipotesi, che verranno consegnate alle iniziative estemporanee di qualche consigliere come già accaduto in passato. Serve un disegno unitario e una progettualità di ampio respiro, anche in collaborazione con i privati, per rivitalizzare questo immenso patrimonio. Finora si sono viste soltanto iniziative singole ed estemporanee che rappresentano soltanto delle toppe di un vestito di Arlecchino».

Il commento di Giacomo Cona, responsabile per la terza circoscrizione di Traguardi

«Siamo molto felici dell’assegnazione temporanea, che speriamo diventi definitiva tra un anno, di Forte San Procolo al Comune, da tempo sosteniamo la grande importanza del verde urbano e di costruire itinerari culturali al di fuori delle zone ad alta densità turistica: questa è un’occasione più unica che rara di riqualificazione storica e per migliorare la vivibilità di un’area residenziale importante di Verona».

«Dopo il primo intervento sul verde, però, bisognerà pensare al restauro e alla rifunzionalizzazione del Forte, e già iniziamo a sentire la solita storia della mancanza di soldi. Se ci sono i progetti, però, si possono trovare anche i fondi per finanziarli, specialmente quelli provenienti dall’Unione Europea. Non capiamo allora perché le proposte di Traguardi di destinare risorse comunali all’europrogettazione siano sempre sempre inascoltate». «Il primo passo per realizzare grandi opere di riqualificazione, come quella del Forte Procolo, annunciata in grande stile, è dotarsi di competenze tecniche e specifiche per riuscire ad intercettare i (numerosi) fondi a disposizione. Non si perda tempo. Non possiamo non notare, inoltre, l’ingombrante assenza dell’assessore alla Cultura alla presentazione del progetto. Segno forse di una giunta sconnessa e di una squadra sempre più frammentata da logiche partitiche? Il Comune chiarisca se intende gestire il patrimonio di architettura militare, che è il motivo per cui Verona è patrimonio UNESCO, come una questione puramente urbanistica o con un progetto culturale complessivo, anche in considerazione della candidatura a capitale della cultura 2022».

Il commento di Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Traguardi

«Un’ultima domanda per l’amministrazione, infine: se è possibile chiedere al Demanio (ed ottenere) beni da riqualificare e valorizzare, perché non si segue la stessa strategia anche con il circolo Ufficiali a Castelvecchio? Se il Comune ha le idee chiare ed una vera strategia complessiva per una città riqualificata e valorizzata nei suoi numerosissimi tesori nascosti la comunichi e la applichi. Se, come temiamo, si tratta solo di proclami ed annunci, saranno i veronesi a giudicare l’ennesima delusione firmata Sboarina & co».

 

Traguardi su Forte Procolo: “Serve una progettazione vincente, grazie anche ai fondi europei”
Da primadituttoverona.it del 12 agosto 2020

Traguardi chiede che il Comune chiarisca se intende gestire il patrimonio di architettura militare, che è il motivo per cui Verona è patrimonio UNESCO.

Ieri la presentazione del progetto ai cittadini.

Soddisfazione per l’assegnazione temporanea

Giacomo Cona, responsabile per la terza circoscrizione di Traguardi ha espresso felicità per l’assegnazione temporanea dello spazio al Comune. Si riferisce alla presentazione del nuovo progetto di riqualificazione di Forte San Procolo che è stato presentato dal Comune ai cittadini. Cona ha spiegato:
“Siamo molto felici dell’assegnazione temporanea, che speriamo diventi definitiva tra un anno, di Forte San Procolo al Comune, da tempo sosteniamo la grande importanza del verde urbano e di costruire itinerari culturali al di fuori delle zone ad alta densità turistica: questa è un’occasione più unica che rara di riqualificazione storica e per migliorare la vivibilità di un’area residenziale importante di Verona”.

Mancheranno i soldi per il restauro?

Cona ha esposto dei timori:

“Dopo il primo intervento sul verde, però, bisognerà pensare al restauro e alla rifunzionalizzazione del Forte, e già iniziamo a sentire la solita storia della mancanza di soldi. Se ci sono i progetti, però, si possono trovare anche i fondi per finanziarli, specialmente quelli provenienti dall’Unione Europea. Non capiamo allora perché la proposta di Traguardi di destinare risorse comunali all’europrogettazione sono sempre sempre inascoltate. Il primo passo per realizzare grandi opere di riqualificazione, come quella del Forte Procolo, annunciata in grande stile, è dotarsi di competenze tecniche e specifiche per riuscire ad intercettare i (numerosi) fondi a disposizione. Non si perda tempo. Non possiamo non notare, inoltre, l’ingombrante assenza dell’assessore alla Cultura alla presentazione del progetto. Segno forse di una giunta sconnessa e di una squadra sempre più frammentata da logiche partitiche? Il Comune chiarisca se intende gestire il patrimonio di architettura militare, che è il motivo per cui Verona è patrimonio UNESCO, come una questione puramente urbanistica o con un progetto culturale complessivo, anche in considerazione della candidatura a capitale della cultura 2022.

Pensare al circolo Ufficiali a Castelvecchio

Conclude Tommaso Ferrari, consigliere comunale:

“Un’ultima domanda per l’amministrazione, infine: se è possibile chiedere al Demanio (ed ottenere) beni da riqualificare e valorizzare, perché non si segue la stessa strategia anche con il circolo Ufficiali a Castelvecchio? Se il comune ha le idee chiare ed una vera strategia complessiva per una città riqualificata e valorizzata nei suoi numerosissimi tesori nascosti la comunichi e la applichi. Se, come temiamo, si tratta solo di proclami ed annunci, saranno i veronesi a giudicare l’ennesima delusione firmata Sboarina & co”.

 

Linea Cadorna, “l’unione fa la forza“
Da varesenews.it del 12 agosto 2020

Nuova sinergia fra le amministrazioni che vedono il patrimonio di storia e cultura locale come una ricchezza da valorizzare. “Unire gli sforzi". L'interesse da parte delle truppe alpine

Un gioiello dietro l’angolo che ha bisogno di attenzioni e per questo ogni aiuto è ben accetto per far conoscere la Linea Cadorna che da anni è al centro di sforzi di numerose amministrazioni comunali attraversate dalla rete di fortificazioni difensive di inizio secolo scorso meglio note come “Frontiera Nord“. Per questo, agli amanti del territorio, dei luoghi e delle tradizioni farà sen’zaltro sapere che l’interesse per il tratto di linea fra Valcuvia e Valtravaglia ha mosso nientemeno che le truppe alpine.

Il maggiore degli alpini paracadutisti Carlo Martinelli presidente del Gruppo Storico “Militaria 1848-1945 ODV” di Torino e membro del centro studi ANA della sezione di Torino insieme a Laura Comandu’ esperti e amanti di storia, venendo a conoscenza dei recenti recuperi delle postazioni della Linea Cadorna di Brezzo di Bedero, vi hanno fatto visita nella giornata di sabato 8 agosto 2020 Accolti dal vice sindaco Giuliano Targa e dall’Assessore Dario Colombo insieme al gruppo alpini di Brezzo di Bedero della sezione di Luino guidato dal capogruppo Gianni Fioroli sono stati accompagnati in visita lungo le fortificazioni.

All’incontro ha partecipato anche il sindaco di Duno Marco Dolce, il sindaco di Mesenzana Alberto Rossi, e il consigliere di Porto Valtravaglia Mattia Tonella, avendo in comune ognuno sul proprio territorio postazioni della Linea Cadorna – Frontiera Nord. Gli amministratori dei vari comuni hanno espresso il desiderio di unire gli sforzi per il recupero e la divulgazione della conoscenza della storia del territorio legato a questo periodo storico, abbandonato nel recente passato ma che oggi nutre un interesse crescente a livello turistico.
La giornata si è conclusa con visita al museo degli alpini di Castelveccana, ricco di reperti della prima e seconda guerra mondiale, accompagnati dal capogruppo di Castelveccana sezione di Luino l’alpino Sergio Fochi, il quale ha illustrato ai presenti la raccolta di oggetti frutto di anni di lavoro.
«I presenti si sono lasciati consapevoli della nascita di una nuova sinergia tra le amministrazioni locali allargata anche verso gli ospiti piemontesi», hanno commentato i partecipanti all’iniziativa.

 

Fortezze e Castelli di Puglia: I Castelli di Troia
Da lavocedimaruggio.it del 11 agosto 2020

Nonostante l’analogia nel nome non stiamo parlando dell’omerica Ilio presa a tradimento dagli Achei col trucco di un gigantesco cavallo di legno, bensì della ridente cittadina in provincia di Foggia. La cittadina di Troia nella sua storia ha avuto due castelli, quello Normanno – Svevo demolito negli anni ’60 del XX secolo, ed il Castello d’Oriente.

Non abbiamo notizia relativa all’anno di costruzione del Castello Normanno –Svevo benché possiamo essere certi che fu edificato intorno alla metà dell’XI secolo, proprio durante il periodo che vide formarsi il dominio degli uomini del nord in Puglia. Fu qui che Roberto de Hauteville detto il Guiscardo decise di far celebrare il matrimonio di una sua figliola, mentre nel 1082 Ruggero de Hauteville detto Borsa si rifugiò nel maniero per sfuggire all’ira degli abitanti di Troia che probabilmente propendevano per la causa del suo fratellastro maggiore Boemondo Principe di Taranto. Successivamente, fra il 1229 ed il 1230, la fortezza viene investita dalla furia dell’Imperatore Federico II di Svevia che probabilmente infligge seri danni alla struttura, dal momento che la successiva notizia in merito risale al 1617, quattro secoli dopo circa, quando sulle sue rovine sorge il nuovo convento dei Frati Cappuccini. Nel 1964 anche il monastero viene demolito per costruire in loco la sede della Scuola Media Statale. Restano solo la Chiesa di Sant’Andrea ed una parte dei bastioni sul lato meridionale.

Il Secondo Castello di Troia, citato in un atto del 1042, anch’esso di epoca normanna dunque, era stato costruito in linea con la cinta muraria ed anch’esso fu distrutto da Federico II. Successivamente fu ricostruito e trasformato in monastero benedettino affidato ai monaci di Montevergine a partire dal 1312.

Situato accanto ad una delle antiche porte della città, la Porta d’Oriente o di San Girolamo, conserva ancora in qualche modo l’aspetto di un sito fortificato. Successivamente il convento fu ampliato nel XVIII secolo ed affidato ai Domenicani sino al 1810, quando gli ordini religiosi furono soppressi con la legge emanata dal Re di Napoli Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte. Dal 1842 al 1977 la struttura è stata sede di un orfanotrofio femminile.

Cosimo Enrico Marseglia

 

Sedici famiglie ancora nelle baracche. Ex Polveriera, cosa farà il prossimo sindaco?
Da ilreggino.it del 11 agosto 2020

L'appello dell'associazione "Un mondo di mondi" che chiede l'impegno dei candidati a completare il progetto per trovare soluzioni decorose alle famiglie

Di seguito la nota del direttivo dell’associazione “Un mondo di Mondi”

Il gruppo di lavoro, costituito dall’Amministrazione Falcomatà, nell’aprile 2018, per il programma “Ex Polveriera dall’emergenza abitativa alla legalità percepibile”, finalizzato alla sistemazione abitativa in dislocazione delle 32 famiglie, dopo cinque mesi e la dislocazione di quasi metà delle famiglie è stato sciolto. Nonostante le costanti richieste delle associazioni affinché venisse completata l’operazione di dislocazione, il gruppo non è stato mai più ricostituito. Di conseguenza tutti i provvedimenti assunti dall’Amministrazione, che dovevano portare alla sistemazione abitativa delle famiglie e quindi allo sviluppo del progetto del Parco dell’ex Polveriera, finanziato per 2 milioni di euro, sono stati rallentati e fermati.

Nel mese di giugno scorso, un alloggio confiscato è stato assegnato ad una delle sedici famiglie.. Tuttavia, nonostante il sopralluogo fatto dai tecnici comunali nel mese di febbraio 2020, l’assegnataria ha scoperto, dopo la consegna dell’alloggio, che l’impianto idrico non era funzionante da anni. La famiglia pertanto non si è potuta trasferire. Questa è la seconda famiglia che ha ricevuto un alloggio negli ultimi due anni.

La situazione delle persone rimaste nella baraccopoli è, ad oggi, peggiore di quella esistente prima dell’avvio del progetto . Il peggioramento della situazione per chi abita ancora all’interno delle baracche è dovuta soprattutto alla presenza di macerie e rifiuti, dannosi per la salute delle persone. La vanificazione della sistemazione abitativa, attesa da 60 anni, è stata un altro macigno crollato sulla terribile esistenza di queste famiglie, che da decenni sono costrette a vivere ai margini della società ed in condizioni disumane.

Sessant’ anni di emarginazione hanno determinato in queste persone un elevatissimo costo in termini sociali e di salute. Oltre ai segni profondi dell’esclusione subita nel corso degli anni, in questo piccolo gruppo di famiglie, costretto a vivere da decenni in gravissime condizioni anti-igieniche ed accanto ad una discarica di rifiuti, i casi di neoplasie si sono moltiplicati a ritmo costante ed in percentuale preoccupante. Anche la salute mentale ha registrato effetti elevati. Ma le istituzioni pubbliche non hanno mai considerato neppure lontanamente la condizione di emarginazione imposta a queste famiglie e tantomeno il costo che ha avuto sulla vita di queste persone. L’aver fermato il progetto di dislocazione abitativa delle famiglie, previsto solo per consentire la realizzazione del Parco dell’ex Polveriera, lo dimostra ampiamente.

Data la situazione e la prossima scadenza della campagna elettorale in corso, l’associazione Un mondo di mondi e le famiglie dell’ex Polveriera invitano tutti i candidati a sindaco del Comune di Reggio Calabria a dichiarare pubblicamente l’impegno a completare, a partire dall’ avvenuta nomina, il progetto dell’ex Polveriera, dislocando negli alloggi tutte le famiglie rimaste nella baraccopoli.

I candidati a sindaco che decideranno di rispondere positivamente al nostro appello, dimostreranno che, nonostante il mercato delle elezioni imponga il sacrificio di un’ operazione sociale “impopolare” per capitalizzare il maggior numero di consensi, è possibile rovesciare questa logica negativa.

 

Molfetta: Torre Calderina e Torre San Giacomo, le due sentinelle del mare
Da molfettalive.it del 10 agosto 2020

Di Angelo Ciocia

Vedette costiere anti invasioni saracene, servirono anche per controllare il contrabbando

Nate con lo scopo di difendere terreni e abitati, le torri pugliesi erano costruite in modo tale da poter comunicare l'una con l'altra in un sistema difensivo che avrebbe protetto la zona. Nel nostro territorio è facile incontrare vedette in collegamento con il Castel del Monte, mentre in Salento è facilissimo incontrare vedette costiere, costruite dopo il Sacco di Otranto e oggi suggestive location balneari. Sebbene nel Nord Barese è poco diffusa la pratica di avere vedette costiere, Molfetta ne vanta ben due nel litorale verso Bisceglie: Torre San Giacomo, che sorge nell'omonima caletta, e Torre Calderina.

Torre San Giacomo è una costruzione a base rettangolare alta 8 metri e formata da un solo piano. Costruita nel XII secolo, è ciò che resta dell'antico ospedale di San Filippo e San Giacomo, fondato dai Benedettini nel 1143. Non vanta alcun sistema difensivo, per cui è facile ipotizzare che fosse una "sentinella" che guardasse l'Adriatico e fungeva da torre di avvistamento al vicino porto molfettese che era Cala San Giacomo.

Simile a tantissime torri costiere costruite nel Salento adriatico e sullo Ionio, e oggi imperdibili cale da tuffarsi, Torre Calderina fu costruita dalla Corte di Napoli con il chiaro intento di formare, insieme ad altre torri, un sistema di difesa contro le incursioni saracene.

Alta 6 metri con base quadrata a forma di tronco di primaride nella prima parte, questa torre vanta una seconda parte quadrata alta 4 metri. La torre presenta due piani, ciascuno di essi con due finestrelle per lato dove risiedevano i soldati spagnoli poi sostituiti con la gente del posto.

Con l'Unità d'Italia passò sotto il controllo della Guardia di Finanza che la utilizzò per controllare la costa e contrastare il crescente fenomeno del contrabbando. Durante la seconda guerra mondiale, la zona possedeva due postazioni di mitragliatrici.

Molti, negli anni, hanno chiamato questa torre con il nome "Della Cera", una costruzione che non esiste più e che, un tempo, era al centro tra le due vedette costiere che restano in città.

 

Alla scoperta di Forte Garda, sul “monte fortezza”
Da gardapost.it del 10 agosto 2020

Batteria di Mezzo

GARDA TRENTINO - Domenica 16 agosto alle 15 lo staff del MAG Museo Alto Garda ti porta alla scoperta delle fortificazioni austroungariche, tra cui "forte Garda", sul monte Brione.

Il monte Brione svela un ricco mix di storia e natura tutto da scoprire. Infatti è sia una riserva naturale che un monte fortezza, dove tra i suoi sentieri si nascondono diverse fortificazioni austroungariche, tra cui forte Garda. Il forte, mimetizzato nel terreno, è un vero labirinto di stanze e corridoi da attraversare.

Durata escursione: 1 ora e mezza. Max 15 partecipanti.

Ritrovo alle ore 14.45 presso la piazzetta del Parco Commerciale Blue Garden in Viale Rovereto, a Riva del Garda.

Escursione gratuita, adatta a tutte le età. Si consigliano calzature da trekking o da ginnastica.

Il forte Garda, sul monte Brione, restaurato in occasione del centenario della Grande Guerra.

Il Forte Garda, sul Monte Brione è aperto tutti i giorni di luglio, agosto e settembre 2020 con orario 10.00-17.00 a ingresso gratuito.

Localizzato lungo il Sentiero della Pace del monte Brione vicino al Forte S. Nicolò, Forte Garda venne realizzato fra il 1904 e il 1907.

Si tratta di un forte Corazzato di quarta generazione, di calcestruzzo armato, mimetizzato e aderente al terreno.

E’ possibile visitarne i suggestivi spazi interni, resi accessibili grazie a recenti lavori di ristrutturazione che hanno riportato il forte quasi al suo stato originario.

Forte Garda rimarrà aperto tutti i giorni fino al 30 settembre e ogni venerdì, sabato e domenica dal 1° al 18 ottobre 2020, con orario 10.00-17.00.

L’ingresso al forte è gratuito.

 

Cinque opuscoli informativi per conoscere meglio Bardonecchia
Da torinoggi.it del 10 agosto 2020

All’Ufficio del Turismo di piazza Alcide De Gasperi, 1/a di Bardonecchia sono disponibili gratuitamente alcuni opuscoli informativi elaborati dalle informatici turistiche in collaborazione con gli operatori territoriali, Diego Merlo, Andrea Calzati, Maria Laura Verdoia, Anna Boschiazzo, Fabio Cappiello, Simone Bollarino, le Guide Alpine di Bardonecchia, Turismo Torino e Provincia, Agenzia di Accoglienza e Promozione Turistica, l’Amministrazione Comunale ed il Consorzio Turismo Bardonecchia.

Preziose guide che forniscono numerose utili suggestioni a tutti coloro che occasionalmente o esigenti, per tutti coloro che da soli o in gruppo sono abituati a raggiunge le cime più alte a piedi o in sella ad una mountain bike, percorre sentieri, mulattiere e antiche strade militari, alla piena scoperta del variegato territorio, pronti ad immortalare con il telefonino o con la classica macchina fotografica digitale tascabile, i diversi panorami, i particolari naturali, gli scorci montani, la variegata flora e la fauna montana e da chi apprezza giocare a golf, senza inutili esasperazioni agonistiche.

1-Bardonecchia Alpeggi. Rivolto a che preferisce salire in quota per acquistare direttamente dagli alpeggiatori in baita, a chilometro zero, i tipici prodotti alimentari montani: burro, yogurt, formaggi, ricotta e pane cotte. Dei cinque alpeggi operanti nella Conca vengono specificate le attività, ovvero cosa viene prodotto ed è possibile direttamente dai margari, gli itinerari, con relativi gradi di difficoltà e i principali punti di particolare interesse presenti lungo i percorsi. https://www.bardonecchia.it/arte- ulturastoria/arte-cultura-alpina/alpeggi/

2-Bardonecchia da fotografare. Illustrato da immagini naturalistiche scattate nel tempo da Laura Verdoia, appassionata ed esperta fotografa locale, indica come raggiungere alcuni punti da dove fotografare specificandone il periodo consigliato: paesaggi mutevoli a seconda dei giorni, tra boschi e montagne in un ambiente ricco di fiori e marmotte.

3-Bardonecchia MTB. In tre lingue, francese, inglese e italiano, rivolto agli amanti la mountain bike, la bicicletta da montagna, di tutte le età, che, da alcuni anni, grazie alla pedalata assistita possono percorrere ed apprezzare a pieno i tredici percorsi montani unici, disseminati nella Conca. Ai consigli prima di partire si associa una dettagliata cartina, la legenda con dislivello, partenza, arrivo, lunghezza, tre gradi di difficoltà, facile, difficile e molto difficile, dislivello, regolamentazione, punti di ristoro e pernottamento, e punti di interesse paesaggistico. Scaricabile da https://www.bardonecchia.it/sport/bike-bardonecchia/

4-Bardonecchia Trekking . Correlata da una dettagliata carta topografica, i 25 percorsi ad anello, con alcune raccomandazioni prima di partire, l’indicazione della lunghezza, tempi di percorrenza e dislivello, alcuni consigli utili, prima di partire, una ricca legenda e dove sono ubicate le 35 fortificazioni dislocate nella Conca di Bardonecchia, compresi i punti dove scattare fotografie.https://www.bardonecchia.it/sport/trekking/

5-Bardonecchia Golf. Presenta il Golf Pian del Colle, circolo poco distante dal confine con la Francia, all’imbocco della Valle Stretta e del Colle della Scala, all’ombra della Guglia Rossa, aggregato alla Federazione Italiana Golf, in un ambiente tranquillo e sereno, con aria frizzante e pulita. Aperto da maggio a fine settembre. Percorso con 3 buche più 3 buche executive, teatro di numerose gare. Dispone di club house, con segreteria, campo pratica, putting green, con 9 buche, bunker e area d’approccio, pitch&putt, bar e ristorante.

Gli opuscoli sono altresì scaricabili da www.bardonecchia.it

 

Castel Taufers: storia e informazioni
Da viaggiamo.it del 8 agosto 2020

Tutte le informazioni che servono per conoscere la storia del bellissimo Castel Taufers.

Il Trentino Alto Adige è una regione conosciuta per la presenza di splendidi castelli. Uno dei più interessanti da visitare è Castel Taufers, una fortezza ricca di storia.

Castel Taufers: la storia

Lo splendido Castel Taufers domina dall’alto la località di Campo Tures, in provincia di Bolzano. Si tratta di una delle fortezze più belle da visitare, all’interno del territorio del Trentino Alto Adige. La sua edificazione risale al XIII secolo, epoca in cui la nobile famiglia dei Traufers decise di far costruire la propria dimora. In particolare, la zona del castello che risale al periodo medievale è quella principale, costruita in stile romanico. Per gli ampliamenti e le fortificazioni erette durante la seconda epoca della fortezza lo stile architettonico utilizzato fu invece il gotico.
Durante il 1504 il castello passò ai fratelli Flieger, che ne rimasero i proprietari per circa un secolo. Furono loro ad attuare tutte le modifiche che si possono notare ancora oggi. La fortezza subì un periodo di decadenza che terminò solo nel corso del XX secolo. Agli inizi del ‘900 infatti Ludwig Lobmayr fece ristrutturare il castello e lo riportò così al suo antico splendore. L’Abate Gassner si occupò più tardi della stessa questione in modo magistrale.

Il castello oggi

Attualmente la tutela del castello è affidata alle cure dell’Associazione dei Castelli dell’Alto Adige. Tale associazione ne detiene inoltre la proprietà dall’anno 1977. Naturalmente all’interno della fortezza si possono fare splendide visite guidate. Il percorso comprende di ammirare addirittura un terzo della struttura, girando per le sue magnifiche sale.
Nel castello si contano ben 64 stanze in totale, rivestite per la maggior parte in legno. La visita consente di ammirare il mobilio antico del castello, che risale a un periodo che va dal XVI al XIX secolo. Una parte della visita può addirittura essere gestita in autonomia, senza l’ausilio di una guida. Durante questa porzione del percorso si può girare liberamente nell’ambito dello splendido giardino e del cortile interno. Anche il maschio e la ghiacciaia si possono visitare nello stesso modo.

Come arrivare

Per arrivare presso Castel Taufers occorre partire dalla località di Campo Tunes. Presso il borgo si trova un comodo sentiero che conduce davanti alla fortezza in soli 10 minuti di camminata. Un’alternativa è costituita dalla possibilità di percorrere in auto una strada forestale. In quel caso basta cercare parcheggio nei pressi del castello. Dato il numero ridotto di posteggi per auto l’opzione maggiormente consigliata è quella che prevede una tranquilla passeggiata attraverso il sentiero.

Scritto da Debora Albanese

 

‘La Nuovissima Fortezza’, seconda iniziativa a San Piero a Sieve
Da met.provincia.fi.it del 7 agosto 2020

Sarà ospitata nella ‘Corte della Magnolia’ della Pieve di San Piero a Sieve la seconda delle quattro iniziative dal titolo ‘La Nuovissima Fortezza’, dedicate alla monumentale roccaforte medicea di San Martino. Sabato 08 agosto, alle 21.30, le Professoresse Serena Acciai e Giuseppina Carla Romby, dalle quali è nata l’idea, replicheranno i contenuti dell’intervento dal titolo

‘Geografie e traguardi’, già presentato con successo una settimana fa presso il Palazzo dei Vicari di Scarperia. Il tema della serata comprende un raffronto delle formidabili Fortezze Medicee, e l’esposizione e presentazione del modello tridimensionale di quella sanpierina, frutto del lavoro di Serena Acciai e parte della sua tesi di laurea in Architettura. Una tesi che risale al 2008 ma che, nonostante gli anni trascorsi, non è finita in fondo ad un cassetto, ma periodicamente riproposta grazie all’interesse che l’oggetto riveste sia a livello architettonico che di significato per l’intera comunità.
Sempre secondo il programma seguirà, sabato 19 settembre, con ritrovo alle ore 16.00 proprio davanti all’imponente rocca, che copre un’area di ca 64.000 mq e si estende per ca 1.500 ml, ‘Nel corpo della Fortezza: La messa in opera della natura’, un’accattivante lezione tenuta dal Prof. Francesco Collotti, alla quale si aggiungeranno gli interventi di Serena Acciai e Giuseppina Carla Romby sui baluardi e le porte nascoste, la via di attraversamento ed i percorsi verso San Piero. Il tutto reso più comprensibile con il giro delle mura scoscese, una delle peculiarità del fortilizio, che saranno percorse insieme agli esperti stessi. Infine, sabato 3 ottobre, alle ore 21.00, presso il Circolo ‘Insieme’, l’indagine si concluderà con un intervento dell’antropologo Dario Nardini su ‘La Fortezza abitata’, che comprenderà un racconto orale sul ruolo della fortificazione nella vita di San Piero, con richiami alla ‘Festa del Regolo’, ovvero al ‘Palio della Fortezza’, celebrazione paesana che prese spunto proprio dalla costruzione della Fortezza, e che vedeva quattro rioni locali gareggiare per contendersi l’agognato Palio. Ma si parla ormai al passato proprio perché la festa, che si è tenuta per …. anni, ormai non si svolge più da tempo, come anche le biennali – e poi annuali – visite guidate al monumento… . Atra storia, altri tempi… .

Rimanendo al presente, non si può dunque mancare all’appuntamento di sabato prossimo, dove prenderà corpo, grazie alla sapiente arte divulgativa delle due esperte, anche il senso dell’aggettivo ‘Nuovissima’ accostato nel titolo alla Fortezza di San Martino, parte di un sistema territoriale del patrimonio mediceo che si va riscoprendo – al di là del significato difensivo della fortificazione – come inserito in un’idea complessiva di paesaggio. ato il suo rilievo a livello locale e non solo, la manifestazione ha ricevuto il patrocinio del Comune di Scarperia e San Piero, e la collaborazione delle Pro Loco di Scarperia e di San Piero a Sieve, del Circolo Insieme (Mcl) di San Piero a Sieve, de Le Vie dei Medici e Italia Nostra, ed il supporto del Comune di Cerreto Guidi, della UNPLI (Unione Pro Loco-Toscana) e di FEISCT (Federazione Europea Itinerari Storici Culturali Turistici).

 

Nuova vita per le Fortezze dello Stretto: Messina nella Rete internazionale dei Forti
Da normanno.com del 7 agosto 2020

Fare rete per recuperare e valorizzare il Patrimonio Fortificato del Mediterraneo: è questo l’obiettivo del progetto a cui ha aderito il Comune di Messina e che è stato illustrato oggi a Palazzo Zanca dall’assessore Enzo Caruso e dal presidente della Marco Polo Project di Venezia Pietrangelo Pettenò.

Il progetto affonda le sue radici nel novembre 2018, quando è stata siglata la “Carta di Corfù”, una carta dei principi che ha unito in un’unica rete – quella dei “Forti che uniscono – Faro per i Forti” – il Comune di Corfù, il GEIE Marco Polo System, il Comune di Messina e altri enti, istituzioni e associazioni interessati a dare nuova linfa alle fortezze dei propri territori. Obiettivo dell’iniziativa è quello di recuperare e valorizzare i forti (per Messina, in particolare si fa riferimento al “sistema fortificato dello Stretto) per poi renderli sede di iniziative sociali e culturali di cui possa beneficiare l‘intera comunità. Ma non solo: lo sguardo, com’è ovvio che sia, è orientato anche al turismo.(https://normanno.com/N0rm4nn0/wp-content/uploads/2020/08/carusoconf1-68x374.jpg)

«Il progetto di valorizzazione del Patrimonio Fortificato presentato oggi – ha sottolineato l’Assessore Caruso – è frutto di un lungo percorso in cui si è rivelato fondamentale il lavoro svolto dalle associazioni di volontariato che in questi anni hanno curato e valorizzato i Forti cittadini nonostante le difficoltà illustrando i risultati raggiunti, come l’inserimento del percorso dei Forti tra le escursioni proposte ai crocieristi che giungono a Messina».
«La sinergia con tutti gli attori in campo – ha proseguito – è la chiave per un percorso virtuoso in cui dobbiamo continuare a credere e scommettere. La rete di valorizzazione dei forti rappresenta un’occasione di crescita, di sviluppo, di lavoro. L’Amministrazione comunale sarà sempre disponibile ad una concreta collaborazione ed al dialogo costruttivo che possa portare la città dello Stretto a fregiarsi di un ulteriore gioiello architettonico, paesaggistico e culturale che è ciò che infatti rappresenta il Sistema Fortificato dello Stretto».

 

Palmanova: tramonto in Fortezza e visita guidata a lume di lanterna
Da udine20.it del 6 agosto 2020

Durerà un ora e mezza la visita guidata serale alle gallerie di contromina e a Baluardo Donato, alla luce fioca delle lanterne. Ogni sabato, dall’8 agosto al 26 settembre 2020, PromoTurismo FVG organizza “Palmanova: tramonto in Fortezza”, un percorso guidato lungo il cammino delle fortificazioni tra baluardi, rivellini e lunette napoleoniche, attraverso le gallerie sotterranee e fino alla Loggia di Baluardo Donato e relativa Sortita. Le luci del tramonto sui Bastioni UNESCO di Palmanova accompagneranno gli ospiti in un tuffo nel passato, rivivendo la storia della Fortezza dalla dominazione della Repubblica di Venezia a quella napoleonica.

Il Sindaco di Palmanova: “La città sta diversificando e ampliando la sua offerta turistica, anche grazie al fondamentale aiuto di PromoTurismo FVG. Far conoscere Palmanova è un impegno che ci siamo presi e che stiamo portando avanti con grande forza. I grandi eventi, i percorsi turistici, la visibilità mediatica nazionale e internazionale, il riconoscimento UNESCO fanno parte di un’unica strategia che sta portando i suoi frutti”.
Il Parco Storico dei Bastioni, che circonda la città fortezza, è un’oasi di natura e storia. Un luogo immerso nel verde dove l’uomo, nei secoli, ha realizzato una delle strutture architettonico-militari più affascinanti del mondo, la Fortezza a forma di stella. I visitatori potranno vivere i fatti storici immergendosi in questo ambiente unico, con il fascino dell’ora serale che rende tutto più misterioso e magico.
Unico esempio di città di fondazione ancora intatta nella propria forma di stella a nove punte, Palmanova è uno dei più importanti modelli di architettura militare in età moderna. Una struttura fortificata organizzata su tre cerchie difensive e un tessuto urbano disposto su assi radiali.

Per informazioni e prenotazioni è possibile consultare il sito di PromoTurismoFVG  (www.turismofvg.it/it/240973/palmanova-tramonto-in-fortezza) oppure contattare l’InfopointPromoTurismoFVG Palmanova di Borgo Udine 4 allo 0432 924815 o via mail a info.palmanova@promoturismo.fvg.it. La prenotazione è obbligatoria. Il numero massimo di partecipanti è di 10, più la guida (la visita guidata non si effettua in caso di maltempo).
Il servizio di guida è sia in italiano che in inglese. Il costo è di 10 euro a persona (gratis per i bambini sotto i 12 anni accompagnati da un adulto pagante o possessori di FVGcard), prenotabile all’infopoint entro le 18 del giorno stesso. La partenza della visita, prevista alle ore 19, sarà all’ingresso delle gallerie veneziane di contromina, tra Porta Udine e Porta Cividale, lungo il fossato tra le prime due cerchia di mura.

Sarà richiesto il rispetto delle misure generali di prevenzione per contenere e gestire l’emergenza epidemiologica da covid-19. Si informa inoltre che, per ragioni di sicurezza sanitaria, il personale in servizio presso gli infopoint richiederà nome, cognome e recapito telefonico dei partecipanti.

 

Fortezze e Castelli di Puglia: Il Palazzo Baronale d’Aquino di Casarano
Da lavocedimaruggio.it del 6 agosto 2020

Secondo un documento del 9 dicembre 1358, citato da Padre Antonio Chetry nelle sue Spigolature Casaranesi, Casarano era dotato di un castello di epoca medievale. Il testo recita: “In Provintia terrae hydronti appud – (sic) – terram Casarani magni ei proprie i ‘tus cameram aulae castri dicte terre ex parte occidentis’”. Non sappiamo tuttavia nulla in merito alla pianta ed all’aspetto del suddetto castrum.

L’attuale Palazzo Baronale d’Aquino, erroneamente conosciuto in paese col nome di Palazzo De Lorenzi, dal nome dei proprietari attuali, risale al XVII secolo e venne costruito con molta probabilità sul luogo dove sorgeva l’antico maniero, per volontà dei Duchi d’Aquino, titolari del feudo di Casarano dal 1637 sino alla fine del XVIII secolo. Infatti, sul finire di detto secolo, l’ultimo Duca della famiglia nato a Casarano, Emanuele, ritornò a Napoli, città da cui provenivano i suoi avi. Come già asserito, attualmente il palazzo appartiene alla famiglia De Lorenzi che lo acquistò intorno alla fine del XIX secolo, facendo eseguire alcuni lavori di ristrutturazione e di completamento, specialmente per quanto concerneva i piani superiori della struttura.

Il maestoso edificio, conosciuto anche come castello, si presenta a pianta quadrangolare con un’ampia corte della stessa forma, intorno alla quale si sviluppano i vari ambienti. In realtà esso non è mai stato completato. Il prospetto principale è lungo ben 120 metri e si sviluppa su quattro piani, includendo il pianterreno, e si caratterizza per le 52 mensole scolpite a vari figure che, secondo il progetto originale, dovevano reggere un lungo balcone mai costruito. Il portale di accesso ad arco a tutto sesto è bugnato ed è affiancato ai lati da due colonne anch’esse bugnate, che si prolungano sino alle mensole della balconata incompleta. Dal portale si accede ad un androne che immette nel cortile, alle cui spalle c’è il giardino. Nella struttura è inglobata la chiesetta di Santa Anna. Tra gli ambienti interni, di notevole interesse è il salone con le volte decorate ed il pavimento a mosaico.

Cosimo Enrico Marseglia

 

Le antiche porte fortificate di Gravina
Da gravinalife.it del 6 agosto 2020

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

Gravina visse, a ridosso del 200 e la prima meta del 300 un periodo di tranquillità e benessere sotto la dominazione sveva prima e quella angioina dopo. Con l'avvento di Giovanna I regina angioina, sposata con Andrea d'Ungheria sopraggiunsero i guai quando costei fece assassinare lo stesso marito. Infatti , questa particolare vicenda, con tutto ciò che ne conseguì, è racchiusa nel "Chronicon Dominici de Gravina del nostro concittadino Notar Domenico, il quale afferma che "Gravina si divise in due fazioni: l'angioina e l'ungherese, come in tutto il Regno. Prevalse ora l'una ora l'altra e il tutto a discapito della cittadinanza".

"Ritornata Gravina sotto il dominio del Re d'Ungheria, il governatore Niccolò D'Angelo provvide a rafforzarla onde potesse fronteggiare e respingere eventuali assalti da parte delle minaccianti milizie angioine (...). In tale circostanza fu allargata la cerchia delle mura, munite di torrioni le porte, costruiti nuovi fortilizi nei punti più strategici e furono scavati dei camminamenti sotterranei che misero in comunicazione diretta la porta sud con la porta nord della Città. Ciò per una sollecita difesa in caso di attacco dall'una o dall'altra parte, ed anche per avere una via segreta di uscita in caso di pericolo". Questo è quanto riportato dal nostro storico locale Domenico Nardone.

Pertanto, sempre secondo la fonte nardoniana, le porte realizzate furono cinque, Porta s. Antonio (oggi detta s. Agostino), Porta san Tommaso (oggi porta s. Michele), Porta s. Pietro, "Porta s. Maria degli Angeli (oggi porta dell'Aquila) e Porta s. Cataldo , .le quali "con l'abolizione del dominio feudale furono demolite; oggi non resta più nulla delle antiche fortificazioni, se non uno sperone di muro ancora visibile scendendo per i gradoni di Fontana Santa Maria della Stella".

Stando, invece, a Virgilio De Marino, che stilò, nel 1608, "l'Apprezzo della città di Gravina", trascrizione e note a cura di Franco Amodio, pubblicato sotto il Patrocinio della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, 1979, le cosiddette porte erano quattro. E' il caso di riportare integralmente il testo. "Sono in detta città quattro porte, tre d'esse sono grandi una dalla parte de tramontana detta la porta di suso ( nota:anche porta di S. Maria della Porta, o di S. Maria degli Angeli, o Capuana, ed infine dell'Aquila, secondo la tradizione dell'aquila sul prospetto della chiesa Madonna delle Grazie. (nota: E' comunque interessante notare che una "ruga aquila" esisteva sin dal 1385. Cfr. F. Raguso, "L'Archivio capitolare di Gravina, Bari 1975, pag. 439), per la quale si esce per la puglia et terra di bari, unaltra dalla parte d'oriente detta la porta di santo thomaso, (nota: dalla chiesa omonima, odierna S. Domenico.

Anche porta regia, ed infine intitolata a S. Michele, in ricordo dell'episodio del 1799, quando il santo, secondo la leggenda, avrebbe evitato a gravina il sacco delle truppe sanfediste del Cardinale Ruffo. Cfr. D. Nardone, Notizie storiche sulla città di Gravina, Bari 1941, pag. 300), quale è bellissima con ponte per la quale si va a terra di otranto, matera, altamura et altri luochi convicini, La terza, ( nota: la porta era chiamata di "iuso" (abbasso), o di S. Antonio, o di Basilicata, per prendere infine il nome dell'omonima chiesa di S. Agostino), dalla parte di mezzo giorno anco bellissima, per la quale entra lo procaccio che viene per la strada di basilicata et per essa si esce per grottola, monte peloso et altri luochi convicini.

La quarta, è una portella piccola dalla parte de ponente posta in testa dello quartiero detto lo chiaio et per essa si cala dentro la valle della gravina dove sta lo molino et battendiero del duca, et si va ancora alla ecclesia di santa maria della stella edificata dal altra parte di detta valle et si va ancora a multe massarie et luochi convicini". Il racconto di De Marino viene chiuso da una nota del trascrittore. ( nota: Le stesse quattro porte sono citate da Domenico da Gravina. Gravina ebbe in epoche differenti altre porte S. Cataldo. S. Pietro, poi S. Cecilia, Porticella).

 

Parte il Bunker Tour di Cesenatico
Da livingcesenatico.it del 5 agosto 2020

By Anna Budini

Parte il Bunker Tour Cesenatico. Tutti i sabato alle 17, dall’8 agosto si andrà alla scoperta di una Cesenatico sotterranea attraverso i bunker tedeschi ancora conservati.

Un itinerario storico che dai piccoli edifici in cemento armato arriva all’interno di uno dei bunker meglio conservati della costa.

Il ritrovo per la partenza è in via Magrini 24, nel parcheggio dell’ex ristorante Diporto.

Il costo a persona è di 10 euro. Info e prenotazioni: Cervia Turismo 0544 974400 oppure a questo link.

 

"Fortezza Spagnola, il progetto Incontri e visite per le scuole"
Da lanazione.it del 5 agosto 2020

Valorizzazione della Fortezza Spagnola, Sergio Scarcella, fra i dirigenti dell’associazione culturale Corte Storico di Orbetello, ha incontrato il senatore Roberto Berardi. "Ho pronto un progetto – scrive a La Nazione lo stesso Scarcella – con il quale diamo la disponibilità al Comune ed agli assessorati al patrimonio ed ai lavori pubblici per contribuire al recupero, alla pulizia e manutenzione straordinaria, ma anche alla successiva valorizzazione e riutilizzo della Fortezza Spagnola". Percorsi storici, visite guidate, incontri con le scuole. "Ci potremmo fare la sede della nostra Associazione Corteo storoico e Spagnolo di Orbetello – dice Scarcella – un piccolo museo, percorsi culturali e monumentali da far visitare con gruppi e guide preparate in questa materia".

Un modo per riscoprire una parte di Orbetello, i sotterranei spagnoli, le fortificazioni esistenti, i cunicoli ed andare a costituire un motivo di interesse nazionale per appassionati e scolaresche. "Mi sono incontrato in questi giorni – ha aggiunto Sergio Scarcella – con l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Orbetello, il senatore Roberto Berardi, che mi ha dato la disponibilità a collaborare in questa direzione, dopo che il Comune avrà provveduto a pulire e curare tutto il verde pubblico di quella importante struttura storica". Intanto il Comune ha messo in bilancio trentacinquemila euro per pulirla.

 

La tendopoli per migranti dentro l'ex deposito militare - Dalla visita di Mussolini al progetto di Luca Odevaine
Da meridionews.it del 3 agosto 2020

Dal 1937 in contrada Salonia, a Vizzini, si intrecciano pezzi di storia. La struttura, con le sue sei gallerie, ha avuto un ruolo strategico durante la seconda guerra mondiale. Chiusa dal 2014, adesso potrebbe essere usata per i periodi di quarantena legati al Covid

Di DARIO DE LUCA

Un terreno grande 24 ettari per un perimetro lungo poco più di due chilometri in contrada Salonia, territorio di Vizzini. È questo il luogo scelto dal governo per allestire una tendopoli per i migranti da collocare in quarantena. Dall'inizio del 2020 gli arrivi si attestano a quota 13.710, in netto rialzo rispetto al 2019 quando erano stati 3.867 ma inferiori rispetto al 2018: in cui, a fine luglio, si toccò quota 18.546. Con gli hotspot che scoppiano, in particolare quello di Lampedusa, e i trasferimenti a rilento il governo sta cercando una serie di soluzioni, nonostante tre contagiati su quattro siano persone già residenti in Italia. Oltre alle navi passeggeri e a un hotel che la prefettura di Catania starebbe individuando la terza soluzione porta direttamente all'ex deposito militare di Vizzini. Nato per immagazzinare e distribuire materiale bellico, venne inaugurato nel 1937 e visitato da Benito Mussolini nell'estate dello stesso anno. La scelta di questo sito ha spiazzato un po' tutti. Dal presidente della Regione Nello Musumeci allo stesso sindaco di Vizzini Vito Saverio Cortese. «Una scelta che arriva senza preavviso - dice - e senza il necessario confronto e condivisione con le istituzioni del territorio, perché si tratta di un’area militare di proprietà del ministero della Difesa, che da anni risulta abbandonata e vandalizzata». Proprio per la mattinata di oggi è stato convocato in prefettura, a Catania, un vertice del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico. Ed è in questa sede che il primo cittadino cercherà di opporsi a una scelta che sembra già presa. A circa 20 chilometri di distanza dall'ex base c'è l'ex Cara di Mineo, ormai tornato in mano alla società privata Pizzarotti di Parma. Struttura trasformata nel più grande centro per richiedenti asilo d'Europa e simbolo del fallimento di una strategia dell'accoglienza basata sui grandi numeri.

C'è il rischio che Vizzini possa diventare come Mineo? Non è così secondo il Movimento 5 stelle. «Quello previsto non è un campo profughi e ci batteremo affinché non lo diventi mai, non venga attivato e anzi vigileremo affinché siano garantiti gli standard di sicurezza promessi per la tutela dei cittadini, in caso contrario ne chiederemo l’immediato smantellamento», dicono in coro i deputati Gianluca Rizzo, Eugenio Saitta, e Francesco Cappello. Di fatto su Vizzini, in tempi non sospetti, aveva messo gli occhi Luca Odevaine, tra i volti simbolo dell'operazione Mondo di mezzo sul business dell'accoglienza. Il progetto - non portato a termine - prevedeva di allestire all'interno dell'ex deposito militare un centro destinato alla formazione professionale per migranti.

Durante la seconda guerra mondiale il deposito, appartenente alla Regia aeronautica di Sicilia, ebbe un ruolo strategico. Diviso in due, aveva una zona logistica e l'altra operativa. All'interno della prima c'erano il comando e una sorta di caserma con alloggi e mensa. L'altra area invece comprendeva il deposito carburanti e le gallerie per le munizioni. Una di queste, come racconta Domenico Anfora nel libro tunnel dell'Aquila, era lunga 120 metri e poteva essere utilizzata anche come rifugio antigas e antiaereo. L'altro tunnel aveva una lunghezza di 122 metri, mentre il terzo e il quarto erano poco più piccoli. La galleria più lunga era la quinta: 240 metri e un braccio che la collegava al sesto cunicolo. Ai tempi, ogni galleria era difesa da una postazione in cemento armato dotata di mitragliatori.
Durante il secondo conflitto mondiale, nel deposito di Vizzini vennero custoditi ordigni utilizzati sia da bombardieri che da cacciabombardieri. «Le bombe giungevano su ferrovia fino alla stazione di Vizzini-Licodia - scrive Anfora - dove i vagoni erano caricati su carrelli trainati da autocarri. Trasportato nel deposito il vagone veniva fermato davanti la galleria dove si effettuava l'immagazzinamento». Il deposito venne colpito per la prima volta dagli ordigni alleati il 25 giugno 1943. La storia di questa struttura, oggi abbandonata, si è interrotta definitivamente con la chiusura dei cancelli il 9 febbraio 2014.

 

Montagna, Canalis (Pd): "La giunta Cirio investa sui forti del Piemonte"
Da torinoggi.it del 3 agosto 2020

Tra le proposte avanzate dai Dem, il censimento delle fortificazioni alpine, un marchio promozionale, format turistici, sportivi e culturali

Martedì 4 agosto verrà votato dal Consiglio Regionale del Piemonte l’ordine del giorno, presentato dalla consigliera Monica Canalis (Pd), finalizzato alla valorizzazione culturale, turistica e sportiva delle fortificazioni alpine piemontesi. “In un contesto improvvisamente mutato, in cui si riscoprono il turismo dolce e le gite d’istruzione nelle località più vicine, ho esortato la Giunta regionale a redigere un censimento delle fortificazioni alpine del Piemonte, valutando per ciascuna infrastruttura lo stato attuale di conservazione e accessibilità, fino a creare un apposito marchio promozionale per questo patrimonio unico e a progettare dei format turistici (ad esempio il “trekking dei forti del Piemonte”, sulla falsariga del Tour del Vauban in Francia) e culturali, da proporre all’intera cittadinanza e in modo particolare alle scolaresche, valutando anche con attenzione l’opportunità di una candidatura Unesco”. prosegue Canalis – questa rete oggi è parte del nostro patrimonio paesaggistico e artisticoculturale.

Straordinarie costruzioni, tra cui il Forte di Fenestrelle, il Forte di Exilles, il Forte di Vinadio, il Forte Bramafam e il Forte dello Chaberton, oltre alle fortificazioni ai Becchi Rossi in valle Stura, strutture uniche nel panorama europeo, purtroppo ancora ampiamente sotto utilizzate, nonostante le buone pratiche italiane e internazionali di successo a cui ispirarsi”.

“La ripartenza della nostra Regione può poggiarsi anche sulla valorizzazione del suo patrimonio meno conosciuto: i Forti del Piemonte rappresentano un bene straordinario, da far conoscere per rilanciare al tempo stesso la nostra storia e il nostro paesaggio montano, attraverso la cultura, lo sport e il turismo – conclude la vice Segretaria Pd Piemonte - I Forti del Piemonte possono diventare l'ennesima attrazione del nostro territorio, ma la Giunta regionale deve crederci e investire risorse e progettualità”.

 

Torre dell’Aglio: l’antica e affascinante torre della costa garganica
Da foggiareporter.it del 3 agosto 2020
Torre dell’Aglio è situata in una fascia della costa garganica particolarmente ricca di questo tipo di edifici difensivi, torri di vedetta che avrebbero dovuto rendere le città imprendibili dalla via del mare.
Dopo avervi parlato di torre Mileto e della torre di Tertiveri, oggi vogliamo continuare il nostro viaggio tra le torri difensive del nostro territorio parlandovi di una delle più affascinanti e antiche torri costiere del Parco Nazionale del Gargano.

Torre dell’Aglio è costruita su un piccolo promontorio roccioso, lungo la costa tra Vieste e Mattinata, ad una altitudine di circa 100 metri sul livello del mare, in collegamento visivo con altre due torri costiere, Torre dei Campi e Torre di Porto Greco.

La torre fu edificata intorno al XVI secolo secondo lo schema tipico del tardo periodo vicereale con un massiccio corpo tronco piramidale dalle pareti lisce e piccolissime aperture che permettevano di monitorare i possibili attacchi via mare. Le torri di vedetta come torre dell’Aglio venivano costruite lungo la costa a poca distanza tra loro favorendo il collegamento visivo e la possibilità di avvisarsi a vicenda su un possibile attacco.

In caso di incursioni, durante il giorno le torri si lanciavano a vicenda segnali con il fumo, di notte, invece con fuochi, avvertendo così anche gli abitanti del contado di mettersi in salvo o di prepararsi a combattere contro il nemico invasore. Torre dell’Aglio, conosciuta oggi anche con il nome di Torre Porto Greco, venne costruita nel 1568. Intorno alla torre si sviluppa una spiaggia, lunga 84 m, chiamata Spiaggia di Porto Greco perché il torrione segna l’accesso ad un vero e proprio porto naturale, chiuso da un braccio di roccia, che in passato offriva un riparo per le imbarcazioni dei marinai.

La Spiaggia di Porto Greco è situata non lontano da Vieste ed è raggiungibile seguendo la SS89 che collega Vieste a Mattinata per poi lasciare l’auto e proseguire a piedi lungo un percorso tortuoso di 400 m. È una spiaggia costituita da ghiaia chiara incontaminata, circondata da alte falesie calcaree a strapiombo sul mare e da una fitta vegetazione mediterranea. Via mare è possibile raggiungere anche il suggestivo Arco di Porto Greco, tipico architiello della costa garganica.

 

Alla scoperta del Castello dei Medici a Castrocaro e Terra del Sole
Da turismo.it del 2 agosto 2020

Il Castello del Capitano delle Artiglierie è un mirabile esempio di architettura rinascimentale perfettamente conservato, ideale per eventi da sogno

A circa 8 chilometri da Forlì, lungo la statale che collega la Romagna a Firenze, si trovano i due centri di Castrocaro Terme e Terra del Sole. Castrocaro è conosciuta per il suo centro termale di origini etrusche già noto ai Romani e si offre agli occhi del visitatore con tutto l’abitato medievale che si estende attorno all'imponente Fortezza. L’edificio, considerato uno dei più interessanti esempi di architettura fortificata medievale, oggi è sede del Museo storico. Sorge su uno sperone roccioso con cui sembra confondersi, in un perfetto equilibrio tra opera dell’uomo e natura, e comprende opere architettoniche risalenti a diversi periodi storici: il Girone con il torrione pentagonale del Maschio; la Rocca con il Palazzo del Castellano e la Torre delle Prigioni; gli Arsenali Medicei, un’enorme muraglia in cotto studiata per fronteggiare gli assalti dell’artiglieria. La cinta muraria che proteggeva la rocca era chiusa da diverse porte come quella di San Giovanni alla Murata sulla quale si erge la Torre Campanaria, conosciuta anche come Torre dell’Orologio. Castrocaro annovera anche diverse chiese, come San Giovanni Battista a pianta centrale, trasformata poi in battistero, la Chiesa di San Nicolò di impianto gotico, la Chiesa dei Santi Nicolò e Francesco dove sono ospitate diverse opere d’arte tra cui una tavola del pittore Marco Palmezzano del Cinquecento. In via della Postierla si vede il Palazzo dei Commissari, edificio di impronta rinascimentale, dimora dei Capitani di giustizia e dei Commissari generali inviati da Firenze fra il 1403 e il 1579. Uscendo dalla cerchia delle mura medievali merita più di uno sguardo il Grand Hotel delle Terme, caratterizzato nell’impianto esterno da tratti architettonici razionalisti e, all’interno, da arredi e decori in raffinato stile art dèco.

Storica, suggestiva e romantica dimora è anche il Castello del Capitano delle Artiglierie, parte integrante della città fortezza di Terra del Sole, architettura rinascimentale ancora oggi perfettamente conservata. Nato come struttura militare, è oggi diventato una raffinata location per eventi che esprime il suo fascino grazie ai saloni affrescati dove è possibile gustare specialità gastronomiche e pregiati vini tosco- romagnoli. Le gallerie dove vi erano un tempo i posti di guardia sono oggi utilizzate per eventi, conferenze e convegni. Menzione a parte merita il grande terrazzo che sovrasta il rigoglioso parco, dove gli ospiti della suite possono contemplare lo spettacolare panorama circostante. Fatto erigere nel 1564, venne progettato dal Granduca di Toscana Cosimo I, uomo dotato di straordinarie capacità governative nonché abile e raffinato amante dell’arte: si deve a lui, infatti, la creazione degli Uffizi, residenza ufficiale dei Medici, e il bellissimo giardino di Boboli, parco della residenza granducale. Il castello è dotato di splendido cortile interno con piante secolari ed è circondato da dolci colline: sovrasta la porta Fiorentina (quella rivolta verso Firenze) e comprende il quartiere del capitano, un complesso di ambienti adibiti a residenza con soffitti lignei splendidamente dipinti, l’Armeria, costituita da un’officina e da un deposito di armi leggere, una nell'aria di attraversamento e tre diversi ambienti destinati al corpo di guardia. Quello che contraddistingue il Castello del Capitano, rimasto nel tempo proprietà privata, è il fatto che si sia sempre conservato e mantenuto come agli antichi splendori per mostrare al mondo intero la grandezza della famiglia dei Medici

Oggi una parte del castello è utilizzata come B&B, abbinando la nobile bellezza e dolcezza toscana con l’accoglienza e disponibilità romagnola. La Suite del Gran Duca di Toscana comprende 100 mq di pura eleganza e comfort ai massimi livelli, costituendo uno degli esempi più significativi dell’accoglienza di lusso in Romagna. L’ambiente suggestivo comprende una grande vasca idromassaggio dorata, un pianoforte a coda, un soffitto a cassettoni affrescato ed un letto king size. C’è poi la Suite Famiglia Medici, composta da due stanze: una con camino e letto matrimoniale e quella attigua con letto matrimoniale e vasca in camera. Questa suite, particolarmente luminosa, si posiziona all’interno del castello con vista verso i bastioni della cittadella. La Suite Cosimo I comprende una stanza con letto matrimoniale a baldacchino ed accesso al terrazzo privato e in quella adiacente si trova un accogliente salotto con camino. Non manca l’opportunità di celebrare matrimoni da sogno: a contribuire all’evento la possibilità di utilizzare la sala da ballo attrezzata e noleggiare auto d’epoca o anche carrozza con cavalli.

Castello del Capitano delle Artiglierie fa parte dell’Associazione Nazionale Dimore Storiche. L’Associazione Dimore Storiche italiane, Ente morale riconosciuto senza fini di lucro, è l’associazione che riunisce i titolari di dimore storiche presenti in tutta Italia

 

Visitare Castel Sant’Elmo a Napoli: orari, tariffe, come arrivare e cosa vedere
Da napolinewstoday.it del 2 agosto 2020

Di Vincenzo Cangiano

Castel Sant’Elmo sorge sulla collina del Vomero a Napoli ed è anche sede di varie mostre temporanee, fiere e manifestazioni: ecco come arrivare, cosa vedere, orari di apertura.

Castel sant’Elmo è un castello medievale, adibito a museo, che sorge sulla collina del Vomero nei pressi di San Martino a Napoli. Per la sua importanza e la sua posizion, il castello è sempre stato un possedimento molto ambito dal quale si può osservare tutta la città, il golfo, e le strade che dalle alture circostanti conducono alla città. Il castello, oltre che museo permanente, il “Napoli Novecento“, è anche sede di varie mostre temporanee, fiere e manifestazioni: dal 1998 fino al 2019. E’ stato anche sede del Comicon che poi si è spostato alla Mostra D’Oltremare.

Storia

Il castello ha avuto una lunga storia di assedi: nel gennaio del 1348, dopo l’efferato omicidio di Andrea di Ungheria, ebbe il battesimo del fuoco con il suo primo assedio da parte di Ludovico di Ungheria, giunto a Napoli per vendicare il fratello la cui uccisione si attribuiva all’uxoricidio da parte della regina Giovanna I d’Angiò. Dopo la resa della regina, il castello fu occupato da Carlo di Durazzo.

Nel 1587 un fulmine, caduto nella polveriera, fece saltare in aria buona parte della fortezza uccidendo 150 uomini: al suo interno distrusse la chiesa di sant’Erasmo, la palazzina del castellano e gli alloggi militari, arrecando anche danni al resto della città. Nel 1599 si diede inizio ai lavori di ripristino, ultimati nel 1610: furono affidati alla direzione dell’architetto Domenico Fontana.

Scritte lasciate nel corso degli anni dai prigionieri rinchiusi nelle celle del Castello

Divenne poi un carcere nel quale furono prigionieri, tra gli altri, il filosofo Tommaso Campanella (dal 1604 al 1608) e Giovanna di Capua, principessa di Conca, nel 1659.

Nel 1647, durante la rivoluzione di Masaniello, vi si rifugiò il viceré duca d’Arcos mentre il popolo invano cercava di impadronirsene. Il forte bombardò la città e, grazie alla difesa organizzata dal castellano Martino Galiano, resistette agli assalti
del popolo.

Alla caduta della Repubblica vi furono rinchiusi Giustino Fortunato, Domenico Cirillo, Francesco Pignatelli di Strongoli, Giovanni Bausan, Giuseppe Logoteta, Luisa Sanfelice e molti altri. Durante il Risorgimento ospitò il generale Pietro Colletta, Mariano d’Ayala, Carlo Poerio, Silvio Spaventa.

Fino al 1952 fu adibito a carcere militare. Successivamente la fortezza è passata al Demanio militare, ospitando anche alcuni marinai e le loro famiglie, fino al 1976, anno in cui ha avuto inizio un imponente intervento di restauro ad opera del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania. Fu aperto al pubblico il 15 maggio 1988; il castello appartiene al Demanio Civile ed è adibito a museo.

Panorama verso Posillipo dal terrazzo del castello

Il castello rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura militare cinquecentesca. Fu concepito come una pianta stellare con sei punte che sporgono di venti metri rispetto alla parte centrale e furono collocati enormi cannoniere aperte negli angoli rientranti.

Particolare dell’ingresso – itinerario

Per accedere all’interno del castello bisogna percorrere una rampa ripida e attraversare un ponticello schermato da mura laterali nelle quali si aprono dodici feritoie per ciascun lato. Dopo il ponticello vi è la Grotta dell’Eremita, un antro che, secondo la tradizione, avrebbe ospitato in tempi antichissimi un anacoreta.

Sul portale in piperno campeggia lo stemma imperiale di Carlo V, con l’aquila bicipite e un’iscrizione in marmo che ricorda il suo regno ed il periodo vicereale di Pedro di Toledo, marchese di Villafranca. Sette feritoie assicuravano la difesa alle guardie del ponte levatoio qualora fossero state attaccate prima di riuscire a chiudere il ponte.

La grotta dell’eremita

Nell’ingresso, a sinistra, è stato collocato, in età napoleonica, un cancello a ghigliottina realizzato nello stile dell’epoca. Dopo ha inizio la rampa finale di ingresso al castello: nella seconda curva si apre, a destra, un’ampia finestra che affaccia sulla città e sul centro storico. Più avanti ancora, sulla destra, un portale in tufo e piperno introduce nei locali adibiti a carcere.

Alla sinistra di questo ambiente si può notare un altro locale con ampia finestra, adibito ancora a prigione, dal quale si intravede il carcere dei prigionieri comuni. Sulla destra della zona d’aria vi è una larga gradinata che conduce ad altre due celle e alla prigione comune.

Sulla sinistra del locale adibito a carcere della Sanfelice ci sono i servizi per i carcerati. Ritornando indietro e proseguendo si incontrano sette ampie arcate: la prima si apre sul golfo della città, le altre dominano il centro storico. Prima della piazza d’armi, sulla sinistra, ancora tre spaziose aperture dalle quali si può ammirare un panorama di Napoli che spazia da Capodichino a Capodimonte e alla collina dei Camaldoli.

Rampa interna

Al di sotto del piazzale sono due enormi cisterne che assicuravano l’approvvigionamento di acqua al presidio in caso di assedio. Sulla sinistra della torre vi è una piccola rampa, seguendo la quale si giunge ad una terrazza che dà sulla parte occidentale della città.

Nello spessore delle mura, in epoca moderna, è stato impiantato un serbatoio d’acqua dalla capacità di 400 metri cubi per alimentare la zona del Vomero. All’angolo esterno di questa passeggiata, una garitta borbonica in piperno domina la zona tra il Capo di Posillipo, Nisida, Capo Miseno e tutta la zona Flegrea.

Sul grande piazzale in cima, sorge la piccola chiesa dedicata a Sant’Erasmo. Sulla sinistra si trova uno spazioso ambiente ricavato in epoca recente senza alterare le strutture originarie del castello; è adibito a sala congressi.

Museo Napoli Novecento 1910-1980

All’interno del castello, oltre alle mostre temporanee, è allestito stabilmente il Museo Napoli Novecento 1910-1980. Nel museo è possibile visionare alcune opere realizzate da artisti napoletani, o comunque legati alla città, dal 1910 al 1980.

Informazioni per la visita a Castel Sant’Elmo a Napoli

Castel Sant’Elmo: tutti i giorni dalle 8:30 alle 19:30 (chiuso il martedì) | la biglietteria chiude un’ora prima.
Il Museo Novecento: tutti i giorni, escluso i martedì, dalle ore 9.30 alle ore 17.00; ultimo ingresso ore 16:15 martedì aperti per visite la Piazza d’armi, gli spalti e i camminamenti pedonali.

Prezzo biglietti

• intero: € 5,00
• ridotto: € 2,50
• martedì: € 2,50
gratuito: per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 anni, prima domenica di ogni mese
il prezzo e gli orari possono variare con esposizioni in corso

Indirizzo: Via Tito Angelini 22 – 80129 Napoli

Come arrivare:

In auto

dall’autostrada, tangenziale, uscita Vomero

In aereo

dall’aeroporto Alibus fino a piazza Municipio, funicolare fino a
Piazza Fuga (Vomero) o metropolitana fino a Vanvitelli

In treno

dalla stazione FS (Piazza Garibaldi), metropolitana Linea 1 da
Garibaldi, direzione Piscinola fermata Vanvitelli

In metropolitana

Linea 1 fermata Vanvitelli

In autobus

1. da piazza Vanvitelli V1 fino a Largo San Martino
2. In funicolare
3. Funicolare Centrale da piazzetta Augusteo fino a piazza
Fuga
4. Funicolare di Montesanto fino a via Morghen
5. Funicolare di Chaia da piazza Amedeo a Cimarosa
Contatti
• Telefono: 0812294449
• Email: pm-cam.santelmo@beniculturali.it

 

IL GRANDE CASTELLO DI CAMINO
Da paviafree.it del 1 agosto 2020

Di Paola Montonati

L'abitato di Camino, che domina da una collina il tranquillo scorrere del Po e la pianura vercellese, è una costruzione maestosa e solenne, con un'alta mole turrita e merlata, considerata una delle più importanti fortezze dell'alessandrino. La costruzione del castello, vera e propria rocca medievale per i suoi volumi architettonici, ebbe inizio per volontà dell'episcopato di per la costruzione della fortezza l'investitura più importante avvenne nel Trecento con il marchese Teodoro Paleologo ifficoltà economiche concesse ai fratelli Scarampi, banchieri di Asti, l'investitura di Camino.

La famiglia fu da allora la feudataria del castello e con essa s’identifica la storia militare e architettonica del complesso con una serie d’interventi rilevanti assegnabili a tardo Settecento e i decenni a cavallo tra Ottocento e Novecento. L'impianto più antico è nella parte che include l'imponente torre merlata, d’insolita struttura rettangolare, alta 44 metri, mentre nel corpo di fabbrica più basso è stato inserito un ponte levatoio.
Attorno a questo nucleo originario e utilizzando aree di disimpegno gli Scarampi entro il Trecento un imponente castello, a pianta irregolare per i vari corpi addossati e per aver usato la naturale ondulazione del terreno.
La posizione e la struttura fortificata lo rendono un castello con ottime capacità difensive, ma tra la fine del Seicento e i primi del Settecento il castello di Camino perse la valenza militare, perciò fu aperto il grande scalone e soprattutto fu ideato il salone, decorato con finte architetture e composizioni floreali aperto a sud su balcone in pietra, di gusto barocco. Sono presenti stucchi che incorniciano i 22 dipinti a olio realizzati da Domenico Guala ad altrettanti membri della famiglia Scarampi. Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, il castello fu oggetto d'interventi che riguardarono la decorazione e l'arredo interno improntandolo allo stile neogotico, mentre la cappella, molto antica, venne ridotta e ridecorata, con un trittico attribuito a Macrino d'Alba.
Per ospitare Vittorio Emanuele II fu completamente riarredata e ridecorata una sala del primo piano denominata da allora la Sala del re.
Il castello di Camino, oggi è di proprietà privata ma è aperto a iniziative d’incontro e accoglienza,
nel contesto di un suggestivo e grande parco con alberi secolari.

 

Il Forte Bramafam di Bardonecchia, da rudere a splendido museo
Da siviaggia.it del 1 agosto 2020

Riapre al pubblico, nel 25° anniversario della sua rinascita, il museo di storia militare di Bardonecchia

Dal 1 agosto 2020 torna visitabile al pubblico il Museo Forte Bramafam, museo di storia militare a Bardonecchia tra i più apprezzati e conosciuti d’Europa, e lo fa proprio nell’anno del 25° anniversario della sua rinascita.
Infatti, proprio 25 anni fa, quello che era un rudere saccheggiato e abbandonato venne consegnato all’A.S.S.A.M. (Associazione per gli Studi di Storia e Architettura Militare) che ne ha curato la rinascita.
Il Forte, in posizione dominante sulla conca dell’Alta Val di Susa, ha iniziato la sua nuova vita il 18 maggio 1995 quando l’A.S.S.A.M. prendeva formale consegna dal Demanio di ciò che restava della fortezza, purtroppo ridotta a rudere dopo decenni di abbandono.
Oggi, grazie all’importante percorso di recupero, il Forte si regala come Museo sulla storia del Regio Esercito e ospita, in 39 sale espositive, una serie di attente ricostruzioni ambientali, completate da 180 manichini con indosso uniformi originali, 74 artiglierie di diverse epoche e oltre 2000 reperti storici per far conoscere a tutti l’Italia militare dal 1890 al 1945.
Il Museo ha scelto di dare ampio risalto ai particolari, alle vicende della quotidianità e alle ricostruzioni di ambienti suddivisi per periodi storici successivi: dal forte di fine Ottocento, alla Guerra di Libia, la Prima Guerra Mondiale, il periodo della nascita della G.A.F., la Battaglia delle Alpi del 1940, la tragica spedizione in Russia delle Truppe Alpine e, infine, i giorni tra l’8 settembre e la fine del conflitto mondiale, tra occupazione germanica, R.S.I. e Resistenza.

Il bene storico è al centro della narrazione e, così, il visitatore può compiere un vero e proprio viaggio nel tempo ammirando documenti, armi, oggetti personali e uniformi e conoscere da vicino le vicende e le grandi gesta di uomini semplici che passarono da qui.
Il direttore del Museo e membro fondatore dell’A.S.S.A.M. Pier Giorgio Corino ha così commentato l’obiettivo del Museo: “Cerchiamo di riportare indietro l’orologio della storia, ma sempre sforzandoci di trasmettere al visitatore la sensazione di un’immersione nella vita quotidiana delle persone che hanno attraversato, vissuto e fatto quelle epoche. Per questo per noi sono importanti anche i piccoli oggetti come un pettine o una lettera personale. Dietro ogni piccolo manufatto, sia una pietra o un piccolo attrezzo c’è un racconto che dobbiamo imparare a riconoscere, leggere e tramandare“.

Un’occasione davvero imperdibile per tutti gli amanti del genere e per chi desidera approfondire un ricco patrimonio tutto italiano.