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Il costo umano del Muro di Berlino - È quasi impossibile sapere quanti furono esattamente i berlinesi uccisi nel tentativo di fuggire dal comunismo
Da orwell.live del 9 novembre 2019

Il memoriale che era stato eretto dai berlinesi in ricordo delle vittime del Muro nei pressi del Checkpoint Charlie

di Alberto Gonnella

I primi 155 km di filo spinato, stesi a partire dal 13 agosto 1961, erano una barriera che pareva ancora facilmente superabile, con un po’ di coraggio. A mano a mano che il muro, le fortificazioni, le torrette, gli impianti di illuminazione e le recinzioni crescevano, invece, aumentarono il pericolo e le difficoltà, quindi anche l’angoscia e la disperazione che portavano i berlinesi dell’Est a inventarsi i sistemi più audaci per fuggire in Occidente. La storica foto di un Vopos che fugge da Berlino Est nei primi giorni di chiusura dei varchi Nel solo primo anno del Muro, furono ben 12.316 le persone che riuscirono a rifugiarsi a Berlino Ovest, tra cui quasi mille membri del personale di sorveglianza (poliziotti o militi del partito comunista).
Il Muro che cresceva bloccando ogni attività, divenne particolarmente odioso nella Bernauer Strasse, una via lunga 1,4 chilometri con le case a Berlino Est, mentre la carreggiata e i due marciapiedi facevano parte di Berlino Ovest. Quindi bastava calarsi dalle finestre per essere liberi. Dopo le prime fughe, tutte le case della via furono sgomberate: in tutto 580 appartamenti. Persone disperate presero allora a lanciarsi dalle finestre delle abitazioni.
Così morì, il 22 agosto, Ida Siekmann, prima vittima della libertà… Stessa sorte, il giorno dopo, per Hans Dieter Wesa, poi per Rudolf Urban, Olga Segler, Bernd Lünser. Il 24 settembre si concluse l’operazione di evacuazione forzata di oltre 2000 famiglie. La lunghezza complessiva di edifici murati in Bernauer Strasse fu di 750 metri, con altri 400 metri di muro per chiudere le strade laterali e 250 metri di palizzate. Gli ingressi murati furono 50 (compreso quello della chiesa della Riconciliazione), 37 i magazzini e 1253 le finestre.

La storica foto di un Vopos che fugge da Berlino Est nei primi giorni di chiusura dei varchi

OGNI SISTEMA È BUONO

I metodi utilizzati per fuggire dal settore comunista, soprattutto nei primi anni, sono un autentico campionario ci fantasia e audacia. Spesso per la fuga era fondamentale l’aiuto dei Fluchthelfer, cittadini occidentali con permessi di passaggio; c’è chi, tra essi, riuscì a portare un ragazzo chiuso in una valigia o una ragazza legata sotto la macchina o una donna, addirittura, nel serbatoio della benzina di un camion. C’era poi chi falsificava documenti diplomatici, permessi o divise da Vopos presentandosi con coraggiosa faccia tosta ai check point. Diversi furono i tunnel sotto il Muro: il più lungo misurava 145 metri ed era largo 70 centimetri, vi fuggirono in 57 in una sola notte. Il confine attraversato dal fiume Sprea offriva, invece, possibilità a buoni nuotatori e sommozzatori e ci fu persino chi si costruì un piccolo sommergibile. Tre famiglie, invece, riuscirono a fuggire su una mongolfiera costruita in casa in due anni di lavoro. Anche i cavi della luce che attraversavano i due settori vennero utilizzati (prima che fossero tagliati) come improvvisate funivie.

MACABRA CONTABILITÀ

Finora il numero esatto di quanti siano morti cercando la fuga verso la libertà non è ancora comprovato con sicurezza, né si sono potute accertare tutte le date di morte delle vittime. La cifra più attendibile si aggira tra i 230 e i 240 morti, negli anni dal 1961 al 1989. Finora, però, sono stati chiariti i destini “solo” di 138 di essi… per oltre 100 si stanno cercando ancora riscontri e documenti negli archivi dell’ex-Germania Est. Oltre alle vittime del Muro vero e proprio, però, bisogna ricordare anche gli oltre 100mila cittadini della Repubblica Democratica che, in quegli anni, cercarono di fuggire oltrepassando il confine tra le due Germanie. Di questi, circa 650 vennero uccisi dal fuoco dai soldati di frontiera oppure morirono annegando nei corsi d’acqua, vittime di incidenti mortali o si suicidarono vedendosi scoperti.

La croce posta a ricordo dell’ultima vittima del Muro

FINO ALL’ULTIMO GIORNO

Chris Gueffroy aveva vent’anni. Era nato nel “fatidico 1968”, aveva vissuto tutta la sua adolescenza a Berlino Est, sognando i colori, la musica, l’allegria della libertà che “sentiva” al di là del Muro. Così, nella notte tra il 5 ed il 6 febbraio 1989, dopo aver a lungo conversato con un amico, decise con lui di fuggire passando il Muro all’altezza del canale Britzer Zweigkanal. Entrambi davano per scontato che al confine, ormai, non si sparasse più: erano anni che non si contavano più morti (ma neppure più tentativi di fuga). Dopo aver superato il muro posteriore e il recinto di segnalazione i due giovani vennero scoperti dai soldati di frontiera della RDT. Dopo l’intimazione a voce le sentinelle aprirono il fuoco. Colpito a morte, al cuore, Chris Gueffroy stramazzò davanti al recinto di confine. Fu l’ultimo berlinese ad essere ucciso ai piedi del Muro. Quanti furono i feriti, gli arrestati, i deportati, i torturati? Forse non lo si saprà mai e, come tutti i crimini commessi dai vincitori della Seconda Guerra mondiale, anche questo rimarrà impunito. D’altra parte, i tedeschi, insieme con le rovine del Muro, hanno cercato di “rimuovere” rapidamente anche ogni rancore e, dopo la fusione delle due Germanie, non c’è stato alcun processo a chi indossava una divisa o imbracciava un mitra nelle file comuniste. I conti con la storia, però, sono un altro discorso e quelli l’ideologia comunista deve ancora farli del tutto.

 

Come era fatto il Muro - I numeri e le “generazioni” della barriera che incarcerò Berlino
Da orwell.live del 9 novembre 2019
Tratto di Muro nel 1988. A sinistra la zona Est a destra la parte occidentale della città. In mezzo la "striscia della morte" pattugliata dalla polizia comunista.

di Oscar Donati

Non era certo la prima volta, né fu l’ultima, che l’uomo erigeva un muro per segnare un confine, per innalzare uno sbarramento tra popoli. Il Vallo Adriano in Bretagna o la Grande Muraglia cinese sono testimonianze del passato; così come il muro al confine tra Stati Uniti e Messico o quello eretto dagli israeliani in Cisgiordania, lo sono del presente.
Il Muro di Berlino, tuttavia, è l’unico esempio storico di baluardo eretto non per tenere fuori o lontano un nemico, bensì per tenere “dentro”, rinchiuso il proprio stesso popolo. In ciò simile, quindi, alle mura di una prigione.

I continui tentativi di fuga repressi nel sangue hanno dimostrato, negli anni, a tutto il mondo, la falsità della propaganda comunista secondo la quale il Muro era stato costruito come misura «di protezione della pace», destinato a «liquidare il focolaio di agitazione di Berlino Ovest» e, naturalmente, per «contribuire alla distensione internazionale».

Il cinismo con cui i governanti comunisti pensarono di erigere un muro per “isolare” il contagio del mondo libero preservando così il loro modello statalista, oppressivo e liberticida, basato sulle teorie leniniste e imposto con i carri armati, costò al popolo della Germania Est – anche in termini economici – un prezzo enorme.

Secondo calcoli del governo federale, il costo complessivo dei primissimi sbarramenti, quelli eretti tra il 1961 e il 1962, ammontava, infatti, alla bellezza di 16.155.000 marchi dell’Est, quando, all’epoca, un panino (sempre all’Est) costava circa un marco

Schema del Muro e delle sue strutture. A sinistra la zona occidentale, a destra quella comunista (fonte Enciclopedia Zanichelli)

QUATTRO GENERAZIONI DI MURO

Nel 1962 si diede inizio alla costruzione, all’interno della zona Est, di una seconda cinta muraria non solo più alta e compatta, ma studiata per creare una Kontrollstreifen, la fatidica striscia di controllo, sorvegliata da pattuglie e torrette, presto ribattezzata “striscia della morte” essendo diventava un ostacolo quasi insormontabile per chi tentava al fuga.

Nel 1965 fu dato il via alla costruzione del muro di “terza generazione” abbattendo quanto rimaneva delle primissime costruzioni e sostituendole con lastre di cemento armato, collegate da montanti di acciaio e coperte da un semitubo di cemento.

Infine, nel 1975, crebbe il muro di “quarta generazione” composto da 45.000 sezioni di cemento armato alte 3,6 metri e larghe 1,5, assai resistenti e facili da assemblare. L’intero complesso di sorveglianza – proprio come un immenso carcere – era completato da circa 300 torri di osservazione e 20 bunker. Tra le fortificazioni si snodavano corridoi e strade sorvegliati da pattuglie armate e cani, fossati anticarro, recinti, sistemi di illuminazione e segnalazione.

Tra le due parti della città rimasero aperti solo 7 punti di transito: la Frieddrichstrasse (Check point Charlie, solo per stranieri e membri del corpo diplomatico); la Bornholmer Stasse; la Heinrich Heine Strasse (punto di traffico commerciale); La Chaussestrasse; l’Invalidenstrasse, l’Obernaumbrucke e la Sonnenallee (per i berlinesi dell’Ovest che lavoravano nel settore sovietico: circa 6.000 persone nel 1961… poi quasi azzeratesi)

LA VOCE DEL GRANDE FRATELLO

Alle misure repressive si affiancava anche l’arma della propaganda. Verso il settore occidentale di Berlino venne, infatti, eretta la cosiddetta “fascia di informazione” composta da decine di postazione di altoparlanti che diffondevano tutto il giorno (e la notte) slogan anti-occidentali e inni comunisti. Intanto, nei Paesi occidentali operavano, i vari partiti comunisti, di cui quello italiano era il maggiore, che si prodigavano nella consueta “disinformazione” mirante ad accreditare la tesi di complotti “fascisti”, di iniziative “guerrafondaie” e di mire “imperialistiche” americane… affiancati da immancabili reportage sul “paradiso comunista” e i “grandi successi” dell’economia e della scienza sovietica.

Oggi, tutto questo ci sembra quasi ridicolo, eppure, se ci pensiamo bene, queste armi di propagande erano proprio identiche a quelle descritte anni prima da George Orwell in “1984”. E sono lontane nella forma, ma non certo nella sostanza, da certo martellante conformismo moderno.

IL MURO IN CIFRE

Lunghezza generale del confine chiuso dal Muro: 155 km
Confine in città tra Berlino Est e Berlino Ovest: 43 km
Confine tra Berlino Ovest e la RDT (“cinta esterna”): 112 km
Passaggi tra Berlino Est e Ovest (su strada e su binari): 8
Passaggi tra la RDT e Berlino Ovest (su strada e su binari):  6
Torri di osservazione: 302
Bunker: 20
Corridoi sorvegliati dai cani: 259
Fossato anticarro: 105,5 km
Recinto di contatto e segnalazione: 127,5 km
Strade per i pattugliamenti: 124,3 km

 

Come si giunse alla costruzione del Muro - Dalla scellerata spartizione dell’Europa alla “guerra fredda” e al duello Kennedy-Krusciov
Da orwell.live del 9 novembre 2019

 

“Le Vie dei Medici” e “Le Formidabili Fortezze Medicee”: a Grosseto si ricorda il Primo Granduca di Toscana
Da grossetonotizie.com del 8 novembre 2019

La città di Grosseto rende omaggio a Cosimo I De’ Medici, primo Granduca di Toscana nel cinquecentesimo anno dalla nascita. Un convegno in programma il 1° dicembre e una serie di visite guidate gratuite alla scoperta delle Mura medicee nell’ultima parte di novembre sono le iniziative pensate per ricordare la figura del primo Granduca di Toscana e per sottolineare uno dei suoi straordinari lasciti: le Mura medicee di Grosseto. A lui infatti si deve l’opera di ricostruzione di quello che è diventato il maggiore monumento cittadino, sulle preesistenti mura medievali.

L’iniziativa, promossa dal Comune di Grosseto insieme all’Istituzione Le Mura e alla Pro Loco di Grosseto, si avvale della collaborazione delle cooperative delle Guide turistiche locali e si inserisce nel programma di eventi denominato “Le Vie dei Medici” a cura di Italia nostra in collaborazione con Anci, Unpli, Federazione europea itinerari storici culturali turistici e Toscana Promozione turistica-progetto editoriale. Si tratta di un cartellone di appuntamenti, finalizzato alla scoperta e alla Pro Loco di Grosseto, si avvale della collaborazione delle cooperative delle Guide turistiche locali e si inserisce nel programma di eventi denominato “Le Vie dei Medici” a cura di Italia nostra in collaborazione con Anci, Unpli, Federazione europea itinerari storici culturali turistici e  Toscana Promozione turistica-progetto editoriale.
Si tratta di un cartellone di appuntamenti, finalizzato alla scoperta e alla valorizzazione degli itinerari medicei nell’anno in cui ricorre il cinquecentesimo dalla nascita di Cosimo I De’ Medici. L’obiettivo finale è quello di estendere la rete degli itinerari medicei su tutto il territorio regionale con sviluppi già avviati, anche su scala nazionale e internazionale.

 L’omaggio grossetano al primo Granduca di Toscana prevede una giornata divulgativa e di confronto con esperti e addetti ai lavori, prevista per domenica primo dicembre nelle Casette cinquecentesche del Cassero senese.

“Cogliamo con grande piacere la ricorrenza della nascita di Cosimo I De’ Medici per ospitare sulle Mura medicee un convegno che porterà spunti importanti nello studio e nella conoscenza. Non poteva esserci palcoscenico più adeguato per parlare di un personaggio così fortemente legato alla nostra città e al maggiore monumento cittadino – dichiara il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna -. Questa giornata di dibattito e confronto vuole quindi essere un omaggio a chi, in pieno ‘500, ha regalato a Grosseto un baluardo tanto prezioso per la difesa, quanto capace di dare lustro al capoluogo e alla Maremma fino ai giorni nostri.
Le “Formidabili fortezze medicee” è un viaggio nella storia e nella cultura di Grosseto e non solo. Un modo concreto per ricordare il valore inestimabile dell’ingegno dell’uomo e la sua identità radicata nel territorio”.

Questo il programma:

ore 10 Saluti della autorità e dei relatori
ore 10.30 Presentazione del progetto Le vie dei Medici e potenziali sviluppi nazionali e internazionali
ore 11 Interventi di esperti sulle Fortezze medicee di cui fanno parte le Mura medicee di Grosseto
ore 12.30 esibizione della corale Puccini e del coro dei Madrigaliasti di Magliano
Pausa pranzo
ore 15 Visita guidata all’ex convento delle Clarisse, per la quale è necessaria la prenotazione all’Infopoint turistico in corso Carducci 5.
(tel. 0564/488573, email: info@grossetoturimso.it)

Il convegno sarà preceduto da una serie di visite guidate gratuite rivolte in primis agli studenti delle scuole medie e superiori cittadine e a chi desidera approfondire la conoscenza delle Mura e della loro storia. Le visite sono in programma dal 18 al 29 novembre (esclusa domenica 24 novembre); si tratta di percorsi con esperti alla scoperta dei baluardi difensivi di epoca medicea, del Cassero senese e della sua piazza d’armi.

“Il valore aggiunto di questa iniziativa sta sicuramente nel coinvolgimento delle scuole e dei giovani – spiega l’assessore alla Pubblica istruzione, Chiara Veltroni -; ogni occasione è una valida occasione per rendere i ragazzi partecipi della storia e della cultura cittadina. La storia dei Medici è un buon motivo per avvicinare gli
studenti e le famiglie, così come i cittadini, al nostro patrimonio monumentale per eccellenza, scoprirlo e farlo scoprire anche nelle sue caratteristiche più particolari e in angoli per molti ancora sconosciuti”.

Saranno raccontate le principali trasformazioni del monumento, lette attraverso il cambiamento delle architetture e delle tecniche di difesa della città. Si parlerà inoltre del cambiamento delle tecniche di guerra che ha portato alla nascita delle nuove fortezze di cui le Mura e il baluardo Fortezza (Cassero) costituiscono uno dei maggiori esemplari.
Il percorso parte dalla sede della Pro Loco in piazza del Popolo 3 per procedere verso l’ex convento delle Clarisse e concludersi al baluardo Fortezza, dove si potranno visitare oltre alla piazza d’armi anche alcuni
locali interni al Cassero.
Le visite saranno gratuite per le scuole che aderiranno all’iniziativa e si svolgeranno nel seguente orario: Inizio della prima visita 8.30 – 9, inizio della seconda visita 10.30 – 11, fino a un massimo di 25/30 partecipanti per gruppo. La durata di ogni visita è di circa 2 ore.

Il progetto editoriale Le Vie dei Medici è visionabile al seguente link:
https://www.visittuscany.com/export/shared/visittuscany/documenti/le-vie-dei-medici-in-toscana.pdf
Per altre info e per le prenotazioni: tel. 0564/488573 – 013 – 820;
email: info@grossetoturismo.it, Info Point turistico in corso Carducci 5

 

La storia dimenticata dell'aeroporto segreto di Cagliari
Da sardegnagol.eu del 8 novembre 2019

 

Il castello di Durazzo
Da turismo.al del 7 novembre 2019

 

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Da vicenzapiu.com del 6 novembre 2019

 

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I Castelli di Taranto e Bari simbolo di storia - Resoconto del Convegno di Studi organizzato dall’AICC di Bari
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Cosa sappiamo del missile Zirkon, il killer delle portaerei USA?
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Roma, dopo 10 anni parte il restauro delle Mura Aureliane: «Gli ultimi interventi nel 2000»
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Le rocche di Caterina, viaggio nelle quattro fortezze e nella vita della “signora di Imola”
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Due giorni di appuntamenti per commemorare lo 'Scoppio di Falconara'
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Un finanziamento di 572mila euro per Torre Calderina
Da molfettalive.it del 26 settembre 2019

 

Visita guidata della Lunetta Santo Stefano
Da cronacheancona.it del 26 settembre 2019

 

Fortezze e castelli di Puglia: Il Castello di Mudonato
Da lavocedimaruggio.it del 25 settembre 2019

 

Mondolfo ricorda il 580° Anniversario della nascita di Francesco di Giorgio Martini
Da viverefano.com del 25 settembre 2019

 

Bagnoli, da hub migranti a set serie tv
Da euronews.com del 25 settembre 2019

 

Saggi e ricerche inedite per scoprire i castelli camuni
Da giornaledibrescia.it del 25 settembre 2019

 

Sistema difensivo seicentesco e delle fortificazioni. Seconda fase del percorso di valorizzazione
Da comune.genova.it del 25 settembre 2019

 

Alla scoperta di 60 fortezze attraverso il 'Circuito dei castelli d'Emilia Romagna'
Da bolognatoday.it del 24 settembre 2019