Il Sole 24ore - 8 giugno 2010

Il federalismo demaniale parte da Roma. E fa le prove generali a Eire, Expo Italia real estate, la Fiera dell'immobiliare che inizia oggi a Rho Fiera Milano per concludersi giovedì. Un appuntamento che vede riuniti 473 espositori con 50 paesi rappresentati su 35mila metri quadrati di superficie occupata, 14mila visitatori attesi in tre giorni e oltre 300 giornalisti accreditati. E se l'immobiliare vale in Italia, in termini di fatturato, 213,8 miliardi, con la crisi sono stati persi 137mila posti di lavoro, 200mila se si calcola l'indotto, e in tre anni sono venuti a mancare il 18% degli investimenti, pari a 28 miliardi di euro.

«Ma se guardiamo solo all'edilizia abitativa – spiega Filippo Maria Oriana, presidente nazionale di Aspesi, che presenterà una ricerca in proposito mercoledì pomeriggio – vediamo che accusa un meno 30% di investimenti e questo nonostante manchino ogni anno 350mila nuove unità abitative». Insomma, c'è bisogno di un bel colpo di reni per riprendersi dalle batoste. Come? La ricetta viene da Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi (che organizza Eire) e ideatore della manifestazione. Secondo il quale sono tre i filoni da seguire per una via della ripresa: la sfida internazionale con le opportunità offerte dal bacino del Mediterraneo, in particolare il Nordafrica, e dall'America Latina; il federalismo demaniale; il social housing. Vale a dire i tre temi principali su cui si snoccioleranno gli eventi istituzionali della tre giorni milanese. E proprio oggi pomeriggio il sindaco di Roma Gianni Alemanno presenterà i dettagli di un cospicuo piano di valorizzazione immobiliare che vede protagonisti 15 siti del ministero della Difesa che, grazie al protocollo d'intesa tra il comune di Roma e il ministero stesso, dà il primo via al federalismo demaniale.

Il ministero della Difesa promuove la costituzione "fondi immobiliari di investimento" con lo scopo di valorizzare e alienare alcuni immobili militari attraverso Accordi di programma con gli enti locali (art. 2 comma 189 legge 191/2009), si legge nel documento. E inoltre: «Al comune di Roma è attribuito un importo di 600 milioni di euro, di cui 500 milioni al Commissario straordinario, attraverso l'operazione di valorizzazione degli immobili della Difesa individuati nel protocollo odierno (art. 2 comma 195 legge 191/2009)». I tempi sono definiti dal protocollo stesso, che sancisce in un massimo di un anno il termine per il trasferimento effettivo dei 15 siti al comune. Di che beni si tratta? Sono 15 siti (si vedano la tabella e la cartina) di grande pregio, la cui destinazione è naturalmente tutta da valutare, ma che occupano in totale 82 ettari di superficie, per un 1,5 milioni di metri cubi e una superficie complessiva lorda di 500mila mq, con una stima economica a seguito della valorizzazione pari a 2,4 miliardi di euro. Le caserme di via Flaminia/Guido Reni; via dei Papareschi; via del Porto Fluviale; Forte Boccea hanno insieme una superficie di 11 ettari e daranno origine a 130mila mq di superficie lorda utilizzabile per un valore complessivo di 770 milioni. Inoltre il comune di Roma, attraverso l'attuazione del Protocollo con il ministero della Difesa, entrerà in possesso di quattro Forti: Boccea, Trionfale, Tiburtino, Pietralata, che si vanno ad aggiungere agli altri già nel patrimonio dell'amministrazione comunale: Bravetta (attraverso analogo iter con protocollo d'intesa con l'Agenzia del demanio, del 29 aprile 2009), Portuense, Ardeatino, Prenestino e Monte Antenne. In questo modo, il comune di Roma entra in possesso del più grande e importante campo trincerato d'Europa. Si tratta di una gigantesca opera pubblica che, una volta messa a sistema, riqualificata e valorizzata, potrà diventare, secondo quanto spiegato dal comune stesso, «da "sistema escludente" a "sistema includente" per tutte le periferie della Capitale. I Forti, infatti, vennero realizzati fuori della cintura delle Mura Aureliane a fini difensivi e oggi sono una parte integrante del tessuto urbano che attende di essere riconsegnato alla vita della città».