ANNO
2010
Il Vallo alpino
fra le attrazioni turistiche La
fortificazione degli anni Trenta fra Resia e Parcines è ancora ben conservata
Alto Adige - 25 novembre 2010
SILANDRO.
Per il 2011 il Forum Retico ha in programma di promuovere come attrazione
turistica la visita del Vallo alpino, fortificazioni e sbarramenti anticarro fra
Resia e Parcines, voluti da Mussolini negli anni Trenta e ancora in buone
condizioni. Oggetto di profonda diffidenza era allora la Germania hitleriana,
successivo fatale alleato del Duce. Da rilevare che in passato la zona di
Plamort/Pian dei morti, poco lontano da Resia, caratterizzata da sbarramenti
anticarro, ha fatto da scena ad un pregevole film sull'antialcoolismo girato da
un regista di Prato allo Stelvio. L'iniziativa di valorizzazione turistica del
Vallo alpino, patrocinata da Albrecht Plangger e Florian Eller, rispettivamente
ex sindaco ed assessore di Curon, fa parte delle molte attività di
collaborazione in corso fra le regioni di confine, Val Venosta, Bassa Engadina e
Tirolo del Nord, associate appunto nel Forum Retico. In questi giorni hanno
realizzato un incontro importante per formulare un bilancio e programmare le
iniziative del 2011. I rapporti nell'istituzione interregionale sono buoni ed il
lavoro procede. Ad affermarlo è stato Andreas Tappeiner, sindaco di Lasa, come
neopresidente della Comunità comprensoriale nel corso della riunione alla
cooperativa Geos di Silandro. Nei prossimi due anni Tappeiner succederà al
presidente svizzero uscente alla guida del Forum stesso. I programmi 2010 hanno
visto realizzare iniziative a favore del traffico, del turismo, con piste
ciclabili e piste di fondo interfrontaliere, informazioni e pass per 32 musei e
9 castelli. Molto interesse proviene anche da parte elvetica, tanto che, di
fronte a due sindaci venostani, Tappeiner e Pinggera, ben 5 sindaci
dell'Engadina erano presenti alla manifestazione a Silandro, dove sono stati
ricordati, oltre ai successi con i collegamenti autobus, anche gli sforzi in
corso per la realizzazione del collegamento ferroviario fra Malles e Zernez, per
il quale sono tuttavia ancora sul tappeto 5 proposte.
Forte Boccea e la pace
INIZIATIVE. Il Csdc vuole creare
un Centro per la storia
dell’obiezione e la nonviolenza
nella struttura militare.
Convertire la guerra in pace. Questa la
proposta dal forte valore simbolico avanzata
dal Centro Studi Difesa Civile (CSDC) e che
ha come oggetto il Forte Boccea nel XVIII
Municipio di Roma. Nel progetto c’è la
creazione di un Centro di Documentazione
sulla storia dell’obiezione di coscienza e
del servizio civile, con una
Biblioteca-Emeroteca dedicata alla
promozione della Cultura della Pace, della
Nonviolenza, dei Diritti e della Solidarietà
Internazionale. Il professor Giorgio
Giannini, Presidente del CSDC, ha proposto
il progetto pacifista già alla fine degli
anni ‘80, da difensore civico prima e da
consigliere del XVIII municipio poi. È dal
1966 che si chiese la dismissione del Forte
come Carcere Giudiziario Militare,
inizialmente per trasformarlo in verde
pubblico, successivamente per la
ristrutturazione urbanistica del quartiere e
per i servizi pubblici, ed è in questo
contesto che si sviluppa negli anni seguenti
il progetto di trasferire il mercato rionale
della vicina Via Urbano II, di costruire un
parcheggio pubblico e il capolinea Cotral.
Si arriva così al 2000, con un’Intesa di
Programma con la Regione e il Ministero dei
Beni e delle Attività Culturali, che prevede
la nascita di spazi culturali tra cui una
biblioteca e una mediateca, ma solo nel 2005
si arriva alla dismissione di Forte Boccea
come struttura militare. Ai progetti della
Casa per la Pace e del mercato rionale si
aggiunge quello di un parco pubblico,
promosso da una petizione del 2008
sottoscritta da migliaia di cittadini. Nel
2009 si svolge l’iniziativa “L’ambiente è il
nostro Forte”, voluta dai Comitati di
cittadini per la salvaguardia delle aree
verdi del Municipio. Ma il centrodestra non
è d’accordo. «Respingiamo nettamente al
mittente l’ipotesi di costituire all’interno
di Forte Boccea una casa per la pace e la
non violenza, oltre ad altre inutili
amenità, lanciate da sconosciute
associazioni di varia provenienza»,
dichiarano Federico Guidi, consigliere
comunale Pdl e Antonino Torre, capogruppo
della Lista civica per Alemanno.
Ai quali risponde il Presidente dei Verdi
del Lazio, Nando Bonessio che afferma:
«Negare la necessità di un luogo
d’aggregazione nella zona che abbia come
denominatore la pace e la non violenza svela
l’ideologia del centrodestra, per il quale i
giovani sono da solo da militarizzare con
programmi come quello della “mini naia” del
Ministro La Russa, o come l’associazionismo
schedato in stile piccoli balilla della
ministra Meloni». Forte Boccea rientra,
inoltre,nella serie di varianti al PRG
proposte da Alemanno che sfruttando la
cessione da parte dello Stato delle ex
strutture militari vuole realizzare nuove
cubature. Ossia speculazione. Guidi e Torre,
invece, spingono per la costruzione del
nuovo mercato anzcihè la Casa per la Pace,
ma nulla impedisce la creazione sia del
mercato, sia del parco pubblico fruibile
dalla cittadinanza, sia del progetto
pacifista che può usufruire tramite
un’apposita legge regionale del sostegno
della Regione Lazio.Emanuele Rigitano (Terra
Lazio)
Forte Rivon e il Col Moschin
liberato
Il Giornale di Vicenza - 13 novembre 2010
GRANDE
GUERRA. Oggi in Casa San Francesco la presentazione della rivista
edita dall'associazione 4 Novembre Fra i temi evidenziati la
conquista di Monte Ciste l'opera di santa Bertilla Boscardin tra i
feriti Viene presentato oggi alle 16 nella sala riunioni della Casa
San Francesco in via Gaminella l'undicesima edizione di "Forte Rivon",
il numero unico annuale dell'Associazione ricercatori storici 4
Novembre. La presentazione, a ingresso libero, sarà accompagnata dal
coro alpini Novale, sezione di Valdagno.
La rivista è da un decennio uno strumento di divulgazione storica
parecchio apprezzato dagli appassionati della Grande Guerra.
L'ultimo numero spazia dalla liberazione di Col Moschin da parte
degli Arditi durante la Battaglia del Solstizio alla storia poco
nota delle origini del ciclismo militare, e ancora dal contributo
italiano nella seconda battaglia della Marna e in particolare nei
combattimenti di Bligny del luglio 1918 alla vita di santa Bertilla
Boscardin, la suora vicentina che tanto si prodigò per malati e
feriti negli ospedali di Treviso e Viggiù.
Ampio spazio viene dedicato infine alle vicende belliche della
Valsugana: si parla della storia e dell'impiego del Forte Cima di
Campo, della demolizione della Tagliata Scala e della Batteria
Fontanelle di Primolano ad opera del genio italiano durante la
ritirata del novembre 1917 e dei furiosi combattimenti per la
conquista di Monte Ciste che nel 1915-1916 videro fronteggiarsi da
una parte alpini e fanti italiani, dall'altra Standschützen e
Landsturmern austriaci. L.V.
Le Fortezzeaperte al pubblico con il
circuito For-Access
Spezia Onlne - 27 Ottobre 2010
Si
chiama “Ouverture- l’apertura simultanea della fortezze difensive del circuito
FOR- ACCESS” alla quale aderisce anche la nostra città. E così sabato 30 e
domenica 31 ottobre la Fortezza Firmafede e la Fortezza di Sarzanello resteranno
aperte al pubblico dalle ore 10,30 alle 12,30 e, nel pomeriggio, dalle 15 alle
17,30. Il circuito For_Access, sostenuto e finanziato dal Programma di
Cooperazione Transfrontaliera Italia-Francia Marittimo 2007/2013 e che vede il
coinvolgimento, oltre che della Fondazione Carispe e di Città di Sarzana-
Itinerari Culturali, di quattro regioni: Toscana, Liguria, Sardegna e Corsica.
Durante le giornate di “Ouverture” le fortificazioni saranno accessibili
attraverso visite guidate e incontri speciali con le scuole. I rappresentanti
dei partner di progetto metteranno a disposizione le proprie competenze allo
scopo di fare conoscere gli interventi previsti per la conservazione, la
valorizzazione e l’accessibilità di ogni singolo monumento. For-Access nasce con
lo scopo di creare una linea di gestione comune delle fortificazioni difensive
delle Regioni aderenti al progetto prevedendo anche il miglioramento della
conservazione e della fruizione dei monumenti con la creazione di percorsi
turistici riconoscibili.
Esperti di architetture militari studiano i forti
Larino e Corno
Trentino — 07 ottobre 2010 pagina 40 sezione: PROVINCIA
CHIESE. L’Associazione
Vauban è stata in visita alle fortificazioni dello sbarramento di Lardaro:
trenta esperti internazionali di architettura militare nei celebri forti Corno e
Larino. Il vicepresidente dell’Ecomuseo della Valle del Chiese e sindaco di
Praso, Roberto Panelatti, con l’assessore alla cultura di Lardaro, Attilio
Galliani, hanno fatto gli onori di casa, qualche giorno fa, accogliendo la
delegazione di esperti dell’architettura bastionata. Vauban prende il nome dal
geniale ingegnere francese Sebastien: i suoi soci stanno girando tra Lombardia,
Veneto e Trentino analizzando le fortezze costruite dal ’600 ai giorni nostri.
Le domande di architetti, ingegneri e storici da Francia, Belgio, Olanda e
Svizzera, interessati a conoscere la risposta austriaca alle postazioni francesi
e italiane del lago d’Idro, sono state incalzanti: dalla tecnica di costruzione
dei forti, ai materiali impiegati, all’ammontare dei costi di ristrutturazione.
Alla visita c’era l’architetto Michela Favero, che aveva seguito l’avvio dei
lavori di restauro di Forte Corno. L’incontro, che è scaturito dalla
collaborazione tra Ecomuseo e la Rocca d’Anfo, ampliata e progettata da
ingegneri francesi dell’era napoleonica, si è concluso con uno scambio di
pubblicazioni. “Vorremmo congratularci con voi”, ha detto il presidente della
Vauban Alain Monferrand, “per la cura del vostro patrimonio locale”, mentre
consegnava a Panelatti l’attestato di merito “per le iniziative in favore delle
opere fortificate”.
I forti militari di Riva del Garda stupiscono gli studiosi parigini
Trentino — 07 ottobre 2010 pagina 32 sezione: PROVINCIA
RIVA. Una delegazione
dell’associazione parigina «Vauban» dal 30 settembre al 3 ottobre ha soggiornato
a Riva, una delle tappe del suo viaggio di studio in Italia. La nostra città è
stata scelta per le fortificazioni militari, che hanno suscitato negli esperti
francesi stupore per la loro ricchezza e varietà. L’associazione parigina,
intitolata al grande Sébastien Le Prestre de Vauban (Saint-Léger-Vauban, 15
maggio 1633 - Parigi, 30 marzo 1707), uno dei più grandi ingegneri militari di
tutti i tempi e figura di rilievo nella Francia del Re Sole, è una delle più
importanti istituzioni francesi ed europee che studiano le fortificazioni
militari. A Riva è venuta su suggerimento dell’architetto Paolo Bortot,
conosciuto in qualità di autore del libro «I forti del Kaiser» (Ed. Tassotti,
2005), a visitare un patrimonio normalmente ben poco conosciuto, ma di notevole
interesse e qualità. L’architetto roveretano, libero professionista, storico di
architettura moderna e studioso di fortificazioni, autore inoltre del progetto
preliminare di recupero e consolidamento di forte Garda (committente il Comune
di Riva), è autore di un libro sulle fortificazioni nel Sud Tirolo italiano che
gli è valso l’interesse e il contatto dell’associazione Vauban, dalla quale è
stato chiamato a tenere, il 30 settembre a Trento, una conferenza sulle
fortificazioni austriache di Riva del Garda; e a condurre, nel pomeriggio del
primo ottobre, una visita alle fortezze sul Monte Brione. La prestigiosa
delegazione è stata poi ricevuta dal sindaco Mosaner, nella serata di venerdì 1
ottobre, per un saluto e uno scambio di omaggi.
La Gazzetta di Mantova - 25 settembre 2010
Il forte di Pietole, 36 ettari di terreno
sulla sponda del lago inferiore fra Virgilio e Mantova, fu costruito dai
Francesi agli inizi dell’800 per difendere la chiavica strategica che permetteva
di allagare l’area sud del capoluogo a scopi difensivi. Nato per fini bellici,
potrebbe “rinascere” come struttura per il turismo, e la valorizzazione del
territorio. Caduti i vincoli militari, il demanio potrebbe cedere l’area al
Comune
A nuovo i forti Larino e Corno
Trentino — 21 settembre 2010 pagina 34 sezione: PROVINCIA
CHIESE. Via libera
dalla Provincia autonoma di Trento al finanziamento di 560 mila euro che servirà
per completare i lavori di ristrutturazione e risanamento di Forte Corno e Forte
Larino, le due fortificazioni di origine austroungarica già oggi meta di
numerose escursioni grazie alla buona volontà degli accompagnatori di
territorio. Il tutto si inserisce all’interno dell’accordo di programma
sottoscritto dalla Provincia, dal Consorzio Bim del Chiese (titolare del
progetto di Ecomuseo), dal Consorzio Turistico e dai Comuni di Praso e Lardaro,
proprietari dei due forti. Forte Larino si trova sul fondovalle a circa 700
metri di quota e si estende su una superficie di circa 1000 metri quadri. Venne
realizzato tra il 1860 e il 1861 con lo scopo di sbarrare la strada proveniente
dalla Lombardia e supportava a tal proposito la vicinissima tagliata stradale
del Revegler. Forte Corno venne invece costruito otto anni pi tardi. Situato ad
oltre mille metri di altitudine, fu concepito allo scopo di integrare il
precedente sbarramento costituito dai forti Larino, Revegler e Danzolino. E’ una
fortezza di montagna molto ardita realizzata su cinque livelli per un volume di
22 mila metri cubi. Grazie agli interventi provinciali e dei due Comuni queste
due fortificazioni potranno essere ora ancora meglio recuperate. Più
precisamente a Forte Corno si interverrà completandone il recupero interno ed
esterno oltre che sull’impiantistica, sostenendo complessivamente costi pari a
370 mila euro. A Forte larino si spenderanno invece 350 mila euro per completare
gli impianti già realizzati e per l’arredo degli spazi interni. Per entrambe le
strutture la Provincia garantirà un sostegno finanziari di 280 mila euro, così
che rimangano a carico dei Comuni solo le spese rimanenti; le due
amministrazioni comunali sono infatti a loro volta impegnate ad intervenire
sugli stessi interventi: per 90 mila euro per il Comune di Praso, per 70 mila
euro il Comune di Lardaro. A Forte Corno i lavori dovranno essere ultimati entro
la fine del prossimo anno, mentre per Forte Larino il tutto dovrà essere
ultimato entro il 31 dicembre del 2012. LA STORIA. Tra il 1860 e il 1869, ben
prima insomma che la prima guerra mondiale premesse anche dal fronte
meridionale, gli austriaci elevarono uno sbarramento fortificato costituito da
una linea di forti di fondovalle e altri di quota. Tra i primi c’è appunto
Larino, ma anche Revegler e Danzolino. Tra i secondi il Corno e il Cariola, alle
pendici del monte Cadria che domina sulla val di Ledro. La ristrutturazione dei
due complessi meno malconci conserverà una pagina di storia importante del
nostro passato nell’Impero. © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Stefano Poletti
Le trincee come palcoscenico
Trentino — 16 settembre 2010 pagina 24 sezione: PROVINCIA
MORI. Le
fortificazioni, realizzate dagli austriaci sul Monte Grom, recuperato dal gruppo
Ana e Sat di Mori, come palcoscenico naturale per lo spettacolo «L’ultima
trincea». L’appuntamento, organizzato dal Comune e dal gruppo Ana, è sabato alle
17. La scrittura teatrale è stata ricavata, oltre che dalle memorie di Giuseppe
Bresciani (Riva, 1886 - 1955), anche da testi storici di Fritz Weber (Tappe
della disfatta) ed Emilio Lussu (Un anno sull’altipiano). Il commento musicale
sarà affidato al gruppo “I cantori de Vermei”, diretto da Alberto Delpero. Lo
spettacolo di sabato pomeriggio è inserito nel calendario della rassegna “Storie
a Memoria- Castelli e forti, ville e borghi del Trentino”, organizzata
dall’assessorato alla cultura, rapporti europei e cooperazione della Provincia e
dal Centro servizi culturali Santa Chiara, in collaborazione con il Museo
Castello del Buonconsiglio e la Fondazione Museo storico del Trentino. La
rappresentazione era stata rinviata alla fine di luglio, a causa del maltempo.
L’azione scenica de “L’ultima trincea” - la rappresentazione in programma a
Monte Grom e al Colle di santo Stefano - si snoda attraverso un dialogo fra i
protagonisti di una generazione di confine, raccontata dal giovane barbiere
Giuseppe Bresciani di Riva del Garda. La documentazione epistolare e
memorialistica sulle esperienze vissute da Bresciani durante la prima guerra
mondiale e sulla sua partecipazione alla vita sociale di Riva del Garda tra
l’inizio del secolo e il 1955 è stata donata dagli eredi alla Fondazione Museo
Storico del Trentino. Risale al 1991 la pubblicazione del volume “Giuseppe
Bresciani. Una generazione di confine: cultura nazionale e grande guerra negli
scritti di un barbiere rivano” curato di Gianluigi Fait e inserito nella collana
“Archivio della scritture popolare”. E’ lo spaccato di vita di questo giovane
barbiere di Riva del Garda e della sua generazione. Dall’archivio di famiglia
emergono foto, cartoline, lettere, appunti di diario, documenti. Tessere che
unite l’una all’altra creano il puzzle vivido e realistico di un’epoca storica,
gli anni a cavallo del 19º e 20º secolo. Il coordinamento dell’azione scenica è
affidato a Bruno Vanzo, attore e regista fra i più conosciuti e apprezzati a
livello provinciale, che avrà al proprio fianco gli attori della “Compagnia
delle Arti” che raccoglie alcuni fra gli interpreti più validi del panorama
teatrale trentino: Giuliana Germani, Andrea Franzoi, Mauro Gaddo e Gabriele
Penner.
Forme e colori della laguna per le mostre
dell'autunno
la Nuova di Venezia — 16 settembre 2010 pagina 35 sezione: PROVINCIA
CHIOGGIA. La
laguna protagonista, doppiamente, degli appuntamenti culturali d’autunno. Da
sabato 18 settembre fino a domenica 10 ottobre i locali dell’ex Monte di Pietà
ospiteranno la mostra «Il forte San Felice e le fortificazioni della laguna
meridionale di Venezia», curata da Elisa Antico e Alessia Boscolo Nata.
L’esposizione ricostruisce la storia delle fortificazioni con videoproiezioni,
plastici, carte storiche inedite e foto d’epoca. Un omaggio all’architettura del
passato scelto come primo evento per aprire le celebrazioni per i 450 anni dalla
morte di Cristoforo Sabbadino. La mostra sarà aperta dal lunedì al sabato dalle
21 alle 23 e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Dal 21 settembre
al 30 ottobre il museo civico ospiterà la personale di Millo Bortoluzzi junior,
conosciuto come il «cantore della laguna», passione ereditata dal nonno di cui
porta il nome. «Bortoluzzi - spiega l’assessore alla cultura, Nicola Boscolo
Pecchie - ci regala i tesori dei nostri paesaggi naturali, ci insegna la vita,
quella distrutta dal pensiero materiale». La mostra sarà aperta da martedì a
sabato dalle 9 alle 13, da giovedì a domenica anche con orario dalle 15 alle 18.
(e.b.a.)
Riaprono i forti della Grande guerra
Trentino — 12 settembre 2010 pagina 36 sezione: PROVINCIA
VERMIGLIO. Forte Zaccarana, insieme ad
altri, ancora oggi ricorda tempi in cui un impero morente cercava di proteggere
i propri confini occidentali dal nemico. Zaccarana (o Tonale), Pozzi Alti (o
Presanella), Mero si affiancarono così a quel forte di “prima generazione” che
era Forte Strino, da tempo restaurato e diventato affermato centro espositivo e
di promozione storica e culturale. Sulla scia di Strino, anche per gli altri
forti da un po’ si prepara un futuro di rinascita. Così, sono partiti i lavori
di restauro e messa in sicurezza finanziati dalla Provincia, A cui si aggiungono
oggi gli interventi di allestimento scenico ed espositivo che il Comune di
Vermiglio ha affidato all’architetto Daniele Bertolini, il quale si avvale della
collaborazione di Nitida Immagine di Cles per la realizzazione dei materiali. A
primavera, sarà tutto pronto: pannelli esplicativi e sagome di soldati nei punti
salienti delle fortificazioni racconteranno la storia dei forti, la loro
funzione militare e la vita che in essi conducevano i militari austroungarici.
Ma se Forte Strino venne costruito tra il 1860 e il 1864 in previsione di
un’invasione garibaldina dalle parti del Tonale, gli altri tre vennero edificati
qualche decennio più tardi, proprio negli anni che hanno preceduto lo scoppio
della Prima guerra mondiale. Collocati a tenaglia sugli opposti versanti della
montagna, erano dotati di armi pesanti e completati da trincee e camminamenti,
strade militari e teleferiche. Questi Kampfwerk (forti da combattimento) videro
la propria costruzione in rapida successione: tra il 1906 e il 1912 toccò a
Forte Pozzi Alti (o Presanella), posto a quota 1895 metri e l’unico collocato
sul versante orografico destro della valle di Vermiglio (con questo e le sue
cupole girevoli corazzate, si completò la configurazione a tenaglia). Dall’altra
parte della valle ecco Forte Zaccarana (o Tonale), costruito tra il 1907 e il
1913 a 2086 metri di quota: era il forte più munito e potente, costruito in
casamatta di calcestruzzo blindato, pensato per sbarrare la valle in tandem con
il Forte Presanella. Era dotato di cupole di acciaio girevoli: moderno, forte di
“ultima generazione”, ospitava una guarnigione di 4 ufficiali e 163 soldati.
L’opera, progettata da Hugo Hartmann, costò 1,7 milioni di corone, era armato
con 4 obici da 100 mm, 2 cannoni da 80 mm, 2 da 60 mm, 17 mitragliatrici da 8 mm
e 14 affusti per fucili. L’illuminazione esterna era garantita da 4 riflettori
fotoelettrici da 35 mm e altrettanti da 21 mm, era in collegamento ottico con i
forti Mero e Pozzi Alti. Venne pesantemente bombardato dall’artiglieria
italiana. Infine, Forte Mero venne costruito tra il 1911 e il 1913 a 1859 metri
di quota. Pensato per il combattimento ravvicinato e l’osservazione, venne
colpito nel 1916 e poi riattato a ospedale da campo. Una volta completati i
lavori di allestimento, la cultura e il turismo potranno contare su nuovi punti
di forza nel racconto della Grande guerra in montagna.
Le donne di Luserna nei cantieri dei forti
Trentino — 31 agosto 2010 pagina 36 sezione: SPETTACOLOCULTURA E SPETTACOLI
di Ilenia Pedrazza Domenica a Luserna,
nella giornata dedicata a «La forza delle donne», la conferenza «Donne al forte»
ha visto protagoniste le donne non solo nei ruoli di mogli, madri, figlie di
uomini di Luserna impegnati nel lavoro e nella guerra. Ma anche come manovali
nella costruzione delle fortificazioni. Un coinvolgimento che, dalla fase della
costruzione delle fortezze tra il 1908 e il 1912 si è prolungato fino allo
smantellamento delle stesse, quando nell’Italia del 1935, soggetta alle sanzioni
internazionali, dalle strutture furono ricavati rame, ghisa e ottone. Una
riflessione quella di domenica che ha fatto luce su un pezzo di storia “al
femminile” fino a oggi dimenticato. Lorenzo Baratter, storico e direttore del
Centro documentazione di Luserna e dell’Istituto cimbro di Luserna, ha
illustrato i risultati della sua ricerca, sottolineando come, oltre a Luserna,
anche altre zone del Trentino (Vallarsa, Val Rendena e Valle dei Mocheni)
abbiano visto un coinvolgimento di donne e bambini nella costruzione delle
fortezze, occasione per lavorare e integrare il reddito della famiglia. Lo
storico ha raccontato la vicenda di Viktoria Savs. Nata nel Salisburghese nel
1899, rimasta orfana di madre in tenera età, crebbe col padre ad Arco, per poi
trasferirsi a Merano poco prima dello scoppio del Primo conflitto mondiale.
Arruolatasi in un battaglione di fanteria con l’autorizzazione dall’arciduca
Eugenio d’Asburgo, e con il nome Viktor, «scortò da sola 20 prigionieri italiani
sotto il fuoco nemico. Scoprirono che era una donna - ha rivelato Baratter -
quando dovettero amputarle una gamba». Non potendo tornare al fronte, fu
assegnata alla Croce Rossa. Morì a Salisburgo nel dicembre 1979 e venne
seppellita con tutti gli onori. La giornata dedicata alla forza delle donne è
proseguita a Luserna con la mostra di costumi e acconciature di un tempo, un
lavoro frutto della ricerca condotta sulle carte di dote dal Gruppo
storico-fotografico «Alfonso Bellotto» di Luserna. Ornella Gasperi ha svelato
molte curiosità al pubblico, stupito dall’usanza, diffusa anche fra i maschi, di
portare collanine di corallo rosso. A seguire, un affollato filò con Andrea
Nicolussi Golo, autore del libro «Guardiano di stelle e di vacche», ha offerto
un incontro tra narrativa, storia e fantasia. La giornata, ideata da Corona
Perer e Maria Rosaria D’Agostino e organizzata con il Comune di Luserna e
l’assessorato alla cultura della Provincia, ha visto infine sul palco in piazza
il coro di voci femminili di Pomarolo Insieme Cantando con la cantante Giulia
Galletti.
Dall'esperto dei forti racconti dal fronte
Trentino — 06 agosto 2010 pagina 32 sezione: PROVINCIA
LARDARO. Serata storica stasera alle 21 a
forte Larino di Lardaro in Valle del Chiese, uno scenario affascinante per un
confronto su temi sempre interessanti. Il Gruppo Museale Alto Chiese di Bersone,
l’Ecomuseo della Valle del Chiese - Porta del Trentino ed il Comitato Storico
della Sat, presentano uno dei più autorevoli esperti di fortificazioni militari
austro-ungariche, Volker Jeschkeit: attraverso narrazioni ed immagini parlerà
del “Il fronte austro-ungarico nelle Giudicarie 1914-1918”: una tematica che
conserva notevole interesse storico anche dopo più di novant’anni dalla fine del
conflitto mondiale. Seguirà la proiezione del film “Carè Alto - Cavento
1915-1918. Ulteriori e più dettagliate informazioni relative alla serata a forte
Larino si possono ottenere visitando il sito internet: www.visitchiese.it oppure
telefonando al numero fisso: 0465 - 901217. (e.f.)
Mura a pezzi a Palmanova, piano
di risanamento
il Piccolo — 30 luglio 2010 pagina 09 sezione: GORIZIA
PALMANOVA Duecentocinquantamila euro per il
primo intervento pilota sulla cinta muraria di Palmanova. Ma il soprintendente
regionale Luca Rinaldi intende reperire una cifra almeno tripla entro pochi mesi
per salvare i bastioni della Fortezza veneziana. L’iniziativa è stata presentata
ieri dallo stesso soprintendente Rinaldi, dall’architetto Francesco Krecic e dal
sindaco di Palmanova Federico Cressati. Dopo l’introduzione del colonnello
Bellino Pellegrino, Kracis ha messo in luce attraverso una lunga serie di
immagini il grave stato di degrado del settore fortificato della città stellata.
Le tre cinte concentriche per la maggior parte sono poco visibili, fagocitate
dalla vegetazione e bersagliate da continui crolli. Secondo Rinaldi diventa una
priorità intervenire sulla Fortezza perché rappresenta un esempio di
architettura rinascimentale unico al mondo, sia per la conformazione, sia
perché, di fatto, è mantenuta allo stato dell’edificazione nel 1593. Secondo il
soprintendente sarebbe necessaria una cifra iperbolica, venti milioni almeno,
per ripristinare tutta la cinta, «in uno stato di degrado non accettabile».
«Dobbiamo moltiplicare gli sforzi per arrivare a un recupero del denaro
necessario per salvare queste fortificazioni- ha sottolineato Rinaldi- e per
questo si dovranno attivare la regione e lo Stato attraverso gli organismi
competenti. Questo intervento pilota è significativo perché ci darà la
possibilità di valutare il successivo modo di operare in altri settori della
cinta». Il soprintendente ha annunciato che verrà organizzato un grande convegno
nei prossimi mesi con gli esponenti istituzionali di altre città del Nord Italia
che presentano peculiarità simili a Palmanova per avviare un confronto e mettere
il punto su metodologie d’intervento e di reperimento dei finanziamenti. Questo
primo progetto, che presumibilmente interesserà un settore fortificato nella
parte sinistra di porta Cividale, cioè quello adiacente all'area del museo
militare, dovrebbe partire entro settembre. Il sindaco Federico Cressati ha
palesato vive soddisfazione per questo intervento della Soprintendenza. Alfredo
Moretti
Le batterie
corazzate di Walter Belotti
Brescia Oggi - 29 luglio 2010
TEMÙ.
Per la rassegna «Passi nella neve»
La rassegna «Passi nella neve»
- teatro, racconti e voci in Adamello - ha in programma stasera alle
21, nella sala polifunzionale del Comune di Temù, la presentazione
del libro «Le batterie corazzate»: i sistemi difensivi e le grandi
opere fortificate in Lombardia tra l'età moderna e la Grande Guerra.
Alla serata sarà presente l'autore Walter Belotti, introdotto da
Erminio Giavini. L'ingresso alla serata è gratuito.
Il libro è la continuazione di altre due pubblicazioni (in due
volumi), dello stesso autore, dal titolo «Dallo Stelvio al Garda
alla scoperta dei manufatti della Prima guerra mondiale», tesi alla
valorizzazione e alla salvaguardia di quell'immenso e prezioso
patrimonio costituito dalle opere militari reliazzate durante la
Grande guerra.
IN PARTICOLARE, il volume ci porta a conoscere nel dettaglio le
sette batterie corazzate presenti sul territorio lombardo, di cui
quattro in Valtellina, una in Valle Camonica (il forte di Corno d'Aola)
e due in Valle Sabbia. Si tratta di strutture militari, alcune delle
quali ancora ben conservate, tra cui il Forte Montecchio Nord di
Colico, che rappresenta un'eccellenza unica in Europa.
Nei bunker nascosti della Guerra
fredda
il Piccolo — 29 luglio 2010 pagina 11 sezione: REGIONE
dall’inviato PIETRO SPIRITO GORIZIA Sono
seminascosti della vegetazione, anche se ormai non hanno più bisogno di
mimetizzarsi. Le casamatte di acciaio scolorite dal tempo spuntano come enormi e
improbabili funghi fra i cespugli di sommaco, mentre poco più in là botole
arruginite e saldate rendono impossibile ogni accesso. Le coperture mimetiche in
vetroresina che simulano carsici cumuli di pietre giacciono spostate o
ribaltate, con i telai di ferro a vista, simili ai vecchi carri di un carnevale
ormai passato. Davanti a una delle porte d’acceso ai bunker, grossa e robusta
come l’entrata di un caveau, un recente cartello con il segnale di pericolo
avverte: ”Opera militare non attiva”. Siamo alle pendici del Monte sei Busi, ad
alcune centinaia di metri dalla strada secondaria che porta a Doberdò del Lago,
assieme a una squadra di speleologi composta da Maurizio Tavagnutti e Franco
Bressan del Centro ricerche carsiche Seppenhofer, Luca Tringali del gruppo
speleo Talpe del Carso, Giorgio De Iuri degli Amici del Fante e Maurizio
Radacich del Club alpinistico triestino. Da decenni le squadre speleo della
Venezia Giulia battono l’intero territorio carsico per esplorare e censire tanto
grotte naturali quanto cavità artificiali, e le recenti notizie relative
all’esistenza di vasti sistemi ipogei legati ai tempi della Guerra Fredda, ai
misteri di Gladio e ad eventuali associazioni paramilitari ha risvegliato
l’interesse per le installazioni sotterranee realizzate tra gli anni Cinquanta e
Sessanta utilizzando in parte strutture della Grande Guerra: un vasto reticolo
di bunker e camminamenti la cui esatta estensione e mappatura è conosciuta solo
ai militari. Dal Monte sei Busi al Monte di Ronchi, nell’area tra Doberdò e la
Crosara e su fino a Gradina, e ancora da Gradisca fino al Calvario e alle Valli
del Natisone lungo un’estensione di oltre venti chilometri si sviluppa un
sistema di fortini sotterranei attivi fino a non molti anni fa e oggi - tranne
poche eccezioni - rigorosamente sigillate con porte d’acciaio e doppie
saldature, interne ed esterne. È la Linea Maginot dell’isontino, centinaia di
bunker e casamatte disseminate a macchia di leopardo secondo un disegno
strategico studiato per frenare l’avanzata del nemico, costringerlo a passaggi
obbligati, fare da perno di manovra per le unità mobili di difesa. Lungo questo
fortilizio diffuso e occultato, passava la ”soglia di Gorizia”, la prima
barriera contro un’ipotetica invasione da Est da parte delle truppe del Patto di
Varsavia, il primo sgambetto ai Tartari in corsa per la conquista dell’odiato
Occidente una volta abbandonata Trieste al suo destino. A guardarle oggi, queste
fortificazioni, a gettare un’occhiata indiscreta dentro le torrette e giù per
gli stretti corridoi di cemento, sembra impossibile che un tempo nemmeno troppo
lontano - anzi vicinissimo - migliaia di uomini dei reparti di fanteria
d’arresto (i battaglioni ”Ardanza”, ”Alpi”, ”Umbria”, ”Cagliari”, ”Lombardia”,
”Pontida”, ”Fornovo”) si addestravano e si tenevano pronti a fronteggiare
l’invasione, come in una gigantesca Fortezza Bastiani sparpagliata lungo la
frontiera. In pochi anni il fiume della Storia ha preso ben altra direzione,
dissolvendo ogni fantasma della Guerra Fredda, e oggi le fortificazioni sono lì
con i loro blandi segreti a ricordare un’era ormai passata. Le fortificazioni
erano sostanzialmente di due tipi, c’erano i presidi permanenti con casermette e
distaccamenti di guardia, e i bunker non presidiati ma regolarmente ispezionati
e sottoposti a manutenzione. Questi ultimi si riconoscono facilmente: si trovano
vicino alle strade o in prossimità di ponti, sono baracche di legno o metallo, a
volte camuffate da magazzini dell’Anas, dipinte di verde militare, o grigio o
marrone , che mascheravano cannoni e carri armati. Poi le casamatte dei bunker,
nascoste da finti covoni o falsi cumuli di pietra realizzati in vetroresina. Le
armi schierate contemplavano un variegatio catalogo: cannoni anticarro,
mitragliatrici pesanti e antiaeree, mitragliatrici leggere per la difesa
ravvicinata, mortai e bazooka. Con la caduta del Muro di Berlino la Maginot
isontina ha perso di colpo ogni funzione. I suoi camminamenti, le gallerie
sotterranee, le feritoie buie affacciate sui sentieri dove oggi passeggiano
famigliole in escursione, la lunga teoria di cupole d’acciaio arruginite sono lo
scheletro di un drago morto che non ha mai sputato fuoco. Per la sua complessità
e la valenza storica il sistema difensivo meriterebbe forse una fruizione almeno
in parte pubblica. «Se davvero non ci sono strani segreti da tutelare,
chiederemo al demanio militare le mappe dei percorsi sotterranei e se possibile
l’accesso a questo sistema dismesso», dicono gli speleologi, consapevoli del
loro ruolo di pattuglie esplorative al servizio della Storia, ora che la Storia
è andata ad alzare muri e difese da qualche altra parte nel mondo.
«Bunker» mostra di foto a
Fortezza
Alto Adige — 21 luglio 2010 pagina 33 sezione: SPETTACOLOCULTURA E SPETTACOLI
Dopo aver ospitato Manifesta nel 2008, e la
Mostra interregionale nel 2009, quest’estate il forte asburgico di Fortezza apre
le proprie porte a workshop, spettacoli teatrali e rassegne. La Ripartizione
provinciale amministrazione del patrimonio, infatti, ha organizzato una mostra
fotografica itinerante dal titolo «Bunker». «Grazie ai massicci lavori di
ristrutturazione svolti in questi ultimi anni al forte di Fortezza - commenta
l’assessore provinciale Florian Mussner - con un investimento di circa 8 milioni
di euro abbiamo creato un luogo davvero unico e affascinante, nonchè
particolarmente indicato per ospitare eventi culturali. Tutto ciò è stato reso
possibile grazie all’accordo Stato-Provincia raggiunto nel 2007 sul risanamento
e il riutilizzo della struttura». La mostra fotografica itinerante «Bunker»
documenta la vita «sotterranea» dell’Alto Adige in questi ultimi secoli, con
particolare riferimento ai valli alpini edificati durante il fascismo. «La
Provincia - spiega Mussner - ha ottenuto la competenza sulla gran parte di
queste antiche aree militari, e, grazie al minuzioso lavoro della Ripartizione
amministrazione del patrimonio, siamo riusciti a catalogarle, metterle in
sicurezza e renderle dei luoghi accessibili e di interesse storico-culturale».
La mostra fotografica, che racconta la storia dei valli alpini, dalla loro
costruzione alla loro riscoperta, è aperta tutti i giorni (orario 10-16) sino
alla fine di settembre presso il forte di Fortezza. Inoltre, in collaborazione
con l’associazione «Oppidum», la Ripartizione provinciale amministrazione del
patrimonio organizza per il mese di agosto sette serate a tema su bunker,
fortificazioni e valli alpini presenti sul territorio altoatesino
Alla sbarra
il progettista e l’esecutore di una bonifica agraria. La difesa: nessuno
ne era a conoscenza
martedì 6 luglio 2010
Tratto da:
http://www.patrimoniosos.it/index.php
Era una banale bonifica agraria, peraltro autorizzata.
Peccato che a quanto pare nessuno sapeva che sotto la coltre verde, gli
alberi e i cespugli c’erano delle fortificazioni della Grande guerra. Una
perla per la storia del Trentino e d’Italia, ma a quanto pare loro, il
progettista e l’esecutore dei lavori, lo ignoravano. Così avrebbero più
volte spiegato agli inquirenti, ma questo non li ha salvati da una richiesta
di rinvio a giudizio della Procura.
Sono finiti a processo per violazione della legge 78 del sette marzo 2001,
sul valore storico e culturale delle vestiga della prima guerra mondiale,
nonché smaltimento illecito di rifiuti per aver «smaltito rifiuti speciali
non pericolosi», Lorenzo Piffer, 46 anni e Danilo Piffer, 48 anni,
rispettivamente progettista ed esecutore materiale della bonifica agraria in
località Pianizza a Villazzano, finita al centro di un’inchiesta penale. Al
progettista è stata contestata anche la falsità ideologica per non aver
inserito nella relazione tecnico-illustrativa l’indicazione della presenza
di una fortificazione di grande valore storico-culturale nell’area
interessata alla bonifica, ma il tecnico, difeso dall’avvocato Andrea
Lorenzi, non l’avrebbe fatto semplicemente perché non ne era informato, come
l’esecutore, difeso dall’avvocato Paolo Mazzoni, che era all’oscuro di tutto
e sarebbe stato solo incaricato di eseguire i lavori. Tanto più perché
quella non è una zona nota per le vestiga della Grande guerra.
È il primo caso di questo tipo che si verifica in Trentino e in verità in un
primo momento nei guai con la giustizia erano finiti anche la proprietaria
del terreno, Mara Mittestainer e il geologo, ma per loro il fascicolo è
stato poi archiviato. Ieri mattina si è invece aperto il processo a carico
dei due Piffer, l’udienza è stata però rinviata al 26 ottobre per
l’audizione dei testi dell’accusa. Nel frattempo le difese hanno chiesto di
togliere i sigilli al terreno, posto sotto sequestro dal 2008.
Le ruspe avevano iniziato a lavorare tra luglio e agosto del 2008 e avevano
reso un terreno prima caratterizzato da muri e avallamenti, parti della
«Fortezza di Trento», del periodo austro-ungarico, in un terreno
pianeggiante. A denunciare «lo scempio» e a far scattare le indagini era
stato l’ingegnere meccanico di origine tedesca residente a Villamontagna,
considerato il massimo esperto per le fortificazioni austro-ungariche del
Trentino, Volker Jeschkeit. «Sotto la terra— aveva spiegato— è rimasta la
grande casamatta in calcestruzzo della batteria degli obici "Valsorda",
l’ultima che era in questa zona». L’ingegnere aveva accusato Soprintendenza
e Comune per non aver fatto nulla per tutelare un patrimonio di così grande
valore e di aver permesso che le ruspe facessero sparire le fortificazioni.
Secondo la ricostruzione della Procura, le indagini sono state coordinate
dal pm Salvatore Ferraro, la fortificazione in calcestruzzo delle dimensioni
di dodici per quattro metri, come detto facente parte della fortificazione
di Trento, risalente
al primo conflitto mondiale, sarebbe stata danneggiata
in modo irreparabile. Secondo l’accusa i due imputati avrebbero anche omesso
di segnalare la presenza del bene, portato alla luce dalle ruspe, alla
Soprintendenza dei beni architettonici della Provincia.
A Forte Belvedere tra guerra e pace
trentinomese
- luglio 2010 - pagg. 64-65
Sull'Altopiano di Folgaria, Lavarone e Luserna la memoria della
prima guerra mondiale rivive grazie alla multimedialità in un percorso
emozionale che invita a riflettere sulla follia dei conflitti e sui valori della
pace. A
Forte Belvedere Gschwent
si odono rumori, colpi d'artiglieria e comandi che attraversano possenti mura in
calcestruzzo e si intravedono segnali luminosi che comunicano con le
fortificazioni vicine. A rendere possibile tutto questo è il progetto " La
Fortezza delle Emozioni: ambienti sensibili multimediali per architetture di
guerra in tempo di pace " realizzato da Studio Azzurro..
Un percorso che conduce idealmente all'anniversario dei cent'anni
dallo scoppio della Grande Guerra e che
propone una riflessione su quei tragici fatti attraverso le emozioni e gli
stimoli resi possibili dall'utilizzo di nuovi linguaggi creativi. Visitare
questa struttura diventa così un'esperienza sensoriale a tutto tondo, da vivere
attraverso un itinerario formato da sei tappe multimediali. Nell'ambito di
questo progetto nessun spazio all'interno del museo è stato reinventato: tutto
rispecchia il rigore architettonico del luogo e la sua natura prettamente
militare. E proprio per dare la possibilità ai visitatori di comprendere meglio
le funzioni, la forma e la collocazione delle architetture e degli armamenti del
forte è stato realizzato un Plastico Animato.
La presenza del pubblico o un semplice gesto della mano attivano automaticamente
la proiezione di una serie di informazioni dinamiche, immagini e indicazioni,
complete di commento sonoro, che permettono di comprendere meglio il mondo della
fortezza.
-
Gli Obici dei Suoni si
propongono invece come un'opera sonora che occupa le piazzole delle batterie
degli obici. Nell'apertura della cupola è stato installato un cannone sonoro
che spara i suoni, i rumori e le musiche che richiamano modi, attività,
situazioni del periodo bellico. Una messa in scena
avvolgente ed emozionante, dalla quale emergono voci, comandi,
commenti umani, colpi di tosse, respiri attutiti, colpi di artiglieria.
-
L'installazione Occhi di Luce
rievoca invece il telegrafo ottico collegato durante la Grande Guerra con la
stazione situata sulla sommità del Monte Rust, nei pressi del Lago di Lavarone,
ed è composto da un " Tavolo delle comunicazioni " sul quale viene proiettato un
segno di luce seguito da immagini animate.
-
Il percorso prosegue con i Diari dei
Nidi delle Mitragliatrici, grazie alla quale il visitatore vede in
controluce dei lampi che simulano le fiammate della canna della mitragliatrice e
sente il suono secco di una raffica, vivendo quindi un'esperienza molto intensa
che ricorda quella vissuta da tanti soldati durante la Prima Guerra Mondiale. Lo
sguardo si posa quindi su uno schermo, dove appare lentamente l'immagine di un
testimone del conflitto, mentre una voce fuori campo legge brani tratti da
lettere e diari scritti proprio dalla persona ritratta nella foto.
-
Anche l'installazione L'Angelo degli
Alpini è sonora: in un'unica esperienza percettiva si uniscono qui la
bellezza naturale del paesaggio e quella poetica di testi dal grande valore
storico e letterario. Due voci femminili, attivate automaticamente dai
visitatori, si alternano recitando Mario Rigoni Stern e Piero Jahier.
I forti altogardesani non
hanno segreti
Trentino — 04 luglio
2010 pagina 27 sezione: PROVINCIA
ALTO GARDA. Venerdì sera il Mag ha presentato al pubblico, in Rocca, la
proposta inserita nel corposo programma del progetto “Percorrendo i forti
dell’Alto Garda”. Lo ha fatto in un incontro pubblico il cui tema -
“Costruire forti: le fortificazioni fra ingegneria militare e mobilitazione
civile” - è stato affrontato assieme a Martina Dassatti (giovane laureata
della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli studi di Trento con
indirizzo in architettura), Matteo Ermacora (dottore di ricerca in Storia
sociale all’Università di Venezia) e Nicola Fontana (consulente del Museo
della Guerra di Rovereto). Le vicende della guerra - ha spiegato Ermacora -
sono osservate da un’angolatura originale,. Nel suo intervento, invece,
Nicola Fontana ha presentato la situazione del fronte austriaco nel Trentino
e ha parlato del sistema di organizzazione della manodopera militarizzata
nel corso del primo conflitto mondiale. «Le opere fortificatorie - ha
concluso Martina Dassatti - costituiscono da sempre interessanti spunti per
percorsi progettuali».
Il Comune fa
suoi il Forte Rivon e l'Osservatorio
Il Giornale di Vicenza - 26 giugno 2010
LA
TRATTATIVA. Rilevati i terreni sul Novegno per 40 mila euro
Il Comune conquista la vetta del Novegno e compra i
terreni su cui sorgono Forte Rivon e osservatorio astronomico.
L'intento dell'operazione, che sarà approvata in Consiglio
comunale lunedì, è quello di trasformare in patrimonio pubblico,
in modo definitivo e completo, un territorio di grande
importanze culturale per la città.
I terreni interessati sono l'area circostante l'osservatorio e
la sua servitù di accesso, mentre per quanto riguarda l'area del
Forte e relativi manufatti, che negli anni sono stati oggetto di
interventi di restauro, si parla di una superficie di 3000-3500
metri quadrati.
«Anche in un momento difficile, c'è la volontà di cogliere
questa occasione per acquistare, e quindi aggiungere al
patrimonio pubblico della città, un'area che con i suoi
manufatti è simbolo della storia, della cultura e dell'identità
di Schio – sottolinea l'assessore Mario Benvenuti. – È questo un
modo anche per valorizzare l'impegno delle associazioni che da
tempo lavorano per promuovere l'utilizzo e la fruibilità di
questi spazi».
Per comprarli dall'Associazione allevatori di Vicenza Apa, il
Comune dovrà sborsare 40 mila euro e dare in concessione
gratuita per 99 anni tre appezzamenti a pascolo confinanti con
la malga di proprietà dell'Apa. L'acquisizione da parte del
Comune consentirà di snellire gli intricati aspetti burocratici
che ogni volta risultavano necessari per effettuare interventi
sui manufatti esistenti nella zona.
Interventi di recupero notevoli, come ad esempio quelli sul
patrimonio della Grande Guerra, in particolare il Forte di Monte
Rivon, con le relative casematte, polveriere, trincee, e
caverne, realizzati negli anni sia da privati ed in particolare
dell'associazione IV Novembre, sia con il sostegno di Comunità
Montana, Comune e dei contributi provinciali e statali.
Oggi sono fruibili tramite la gestione dell'associazione IV
Novembre e sono oggetto di visite da parte di amanti della
storia ed escursionisti che visitano questo vero e proprio museo
all'aperto. «Il totale controllo pubblico favorirà lo sviluppo
di iniziative e progetti in un territorio per troppo tempo
dimenticato - ha sottolineato Giorgio Dall'Igna, presidente IV
Novebre.- Sul Novegno si può fare molto per il turismo, dal
punto di vista ambientale, storico e culturale. Se la montagna e
i suoi manufatti sono ben tenuti e vi si relizzano valide
iniziative, la gente viene. All'ultima nostra rievocazione
storica ad esempio c'erano migliaia di persone». In modo analogo
funziona anche l'osservatorio, struttura importante sotto il
profilo scientifico ed amatoriale, la cui gestione è affidata al
Gruppo Astrofili Schio.[FIRMA]
Silvia Dal Ceredo
Alla scoperta delle
fortificazioni
Trentino — 25 giugno 2010 pagina 33 sezione: PROVINCIA
RIVA. In questo fine settimana, tra oggi e domenica, decolla la prima serie
di appuntamenti proposti dal Museo Alto Garda all’interno del progetto
intitolato «Percorrendo i forti dell’Alto Garda». I forti costituiscono un
patrimonio importante di storie e memorie legate alla prima Guerra mondiale:
il Mag lavora da tempo, assieme a svariate associazioni culturali del
territorio -fra cui la Riccardo Pinter- alla valorizzazione di questo
patrimonio. Si comincia quest’oggi: alle 18,30 raduno per chiunque vuole a
forte San Nicolò e salita alla Batteria di mezzo dove gli alpini della
sezione di Sant’Alessandro offriranno una pastasciutta, cui seguirà la
presentazione di un depliant informativo sulle fortificazioni del Brione,
primo d’una serie dedicata all’illustrazione delle principali opere
fortificate del territorio, con la descrizione delle caratteristiche di
ciascuna e la proposta di un itinerario a piedi. Per aumentare la fruizione
del territorio ed avvicinare cittadini ed ospiti al Brione è stata
realizzata anche una nuova cartellonistica in corrispondenza di forte San
Nicolò, forte Garda, Batteria di mezzo e forte Sant’Alessandro: anche quella
verrà presentata stasera. Il programma prosegue domani, sabato 26 giugno,
con «Giochiamo al Brione sul sentiero della Pace», attività per bambini
dagli 8 anni in su, per cui è richiesta la prenotazione entro oggi, venerdì
25, al museo (0464-573874). Infine domenica 27, raduno al piazzale dell’ex
stazione ferroviaria di Nago e partenza per la camminata storica alle
fortificazioni del monte Creino-Perlone-Busa dei capitani, in collaborazione
con l’associazione Riccardo Pinter. Pranzo al sacco. L’attività prosegue con
una conferenza sul tema «Costruire i forti» annunciata per venerdì 2 luglio
alle 20,30 nella sala conferenze del museo a Riva e con una camminata
storica sul Brione per domenica 4 luglio. Altra camminata per il pomeriggio
di sabato 10 luglio: partenza alle 14 da malga Zures, salita a Dosso Casina,
dove verrà presentato il «Diario di guerra del comando militare
dell’Altissimo» a cura dell’associazione Il Sommolago, cui seguiranno messa
e cena.
Trentino — 19 giugno
2010 pagina 21 sezione: CRONACA
ZATTERIERI ALLE VIGILIANE
Ricchissima di appuntamenti questa giornata delle Feste Vigiliane. Alle 17 ,
in via Viticoltori, è in programma la costruzione delle zattere del Palio
dell’oca. Alle 20.15 , in piazza Duomo, ci sarà la partenza della sfilata
degli zatterieri, che parteciperanno, alle 20.30 , in piazza Fiera, al
giuramento, seguito dalla consegna del Palio simpatia, premiazione dei tre
primi equipaggi classificati nel concorso indetto dal Trentino. Alle 21 , in
piazza Duomo, avrà luogo la cena degli stessi zatterieri, assieme ai Ciusi e
ai Gobj. Alle 21, sempre in piazza Fiera, Festival acustico con i sei
finalisti dei 52 partecipanti. Alle 21.30 , in piazza Mostra, cena
medievale. ECOFESTA MULTIETNICA Dalle 16.30 alle 23 , al centro civico di
Povo, in via Salè 1, si terrà l’Ecofesta multietnica 2010, alla quale
parteciperanno Spagna, Polonia, Repubblica Ceca, Italia, Colombia, India,
Brasile, Cile e Medio Oriente. In apertura, momento di preghiera comunitaria
per la pacifica convivenza, poi spettacoli non stop. Ci saranno cocktail
analcolici, birra ceka-indiana-sarda, vino italiano e, fino a esaurimento
scorte, piatti tipici delle varie nazionalità. TUTTI AL LAVORO IN MARANZA
Dalle 8 tutti i residenti a Villazzano sono invitati a partecipare alla
giornata di lavori per il recupero delle fortificazioni austroungariche
sulla Maranza. A tutti i volontari sarà offerto il pranzo dal gruppo Ana.
ESCURSIONE NATURALISTICA Alle 14 , in piazzale Sanseverino, è fissato il
ritrovo per chi desidera partecipare alla passeggiata naturalistica nel
biotopo del lago di Loppio, organizzata dalla Società di scienze naturali
del Trentino. Si parte con mezzi propri. Inizio escursione alle 15 e rientro
alle 18. MOSTRA PETITE VERITE Inizia oggi, alla galleria d’arte Il Castello
di via degli Orbi 25, la mostra Petite Vérité, a cura di Alberto Zanchetta,
che resterà aperta fino al 20 settembre. L’inaugurazione è in programma alle
19. In mostra opere di Baricchi, Buglisi, Carriero, Decarli, Gandini,
Mazzoni, Pagani, Pasquali, Pastorello, Rubbio, Vignato.
Fortificazioni da
salvare
Trentino — 18 giugno
2010 pagina 43 sezione: CRONACA
TRENTO. E’ in programma domani
una giornata di lavori per il recupero delle fortificazioni austroungariche
sulla Maranza. L’iniziativa che è promossa dal Gruppo alpini di Villazzano,
dal Comune di Trento, dalla circoscrizione di Villazzano e dall’azienda
consorziale Trento - Sopramonte, prende il via alle ore 8, quando inzieranno
i lavori di recupero di quelle testimonianze storiche della Grande guerra,
che non devono essere dimenticate. Il ritrovo è direttamente in Maranza e a
tutti volontari sarà offerto un pranzo preparato dal Gruppo Ana di
Villazzano
Lepanto, Forte Boccea e le altre.
Alemanno vende 15 caserme
Il Sole 24ore -
8 giugno 2010
Il federalismo demaniale parte
da Roma. E fa le prove generali a Eire, Expo Italia real estate, la
Fiera dell'immobiliare che inizia oggi a Rho Fiera Milano per
concludersi giovedì. Un appuntamento che vede riuniti 473 espositori
con 50 paesi rappresentati su 35mila metri quadrati di superficie
occupata, 14mila visitatori attesi in tre giorni e oltre 300
giornalisti accreditati. E se l'immobiliare vale in Italia, in
termini di fatturato, 213,8 miliardi, con la crisi sono stati persi
137mila posti di lavoro, 200mila se si calcola l'indotto, e in tre
anni sono venuti a mancare il 18% degli investimenti, pari a 28
miliardi di euro.
«Ma se guardiamo solo
all'edilizia abitativa – spiega Filippo Maria Oriana, presidente
nazionale di Aspesi, che presenterà una ricerca in proposito
mercoledì pomeriggio – vediamo che accusa un meno 30% di
investimenti e questo nonostante manchino ogni anno 350mila nuove
unità abitative». Insomma, c'è bisogno di un bel colpo di reni per
riprendersi dalle batoste. Come? La ricetta viene da Antonio
Intiglietta, presidente di Ge.Fi (che organizza Eire) e ideatore
della manifestazione. Secondo il quale sono tre i filoni da seguire
per una via della ripresa: la sfida internazionale con le
opportunità offerte dal bacino del Mediterraneo, in particolare il
Nordafrica, e dall'America Latina; il federalismo demaniale; il
social housing. Vale a dire i tre temi principali su cui si
snoccioleranno gli eventi istituzionali della tre giorni milanese. E
proprio oggi pomeriggio il sindaco di Roma Gianni Alemanno
presenterà i dettagli di un cospicuo piano di valorizzazione
immobiliare che vede protagonisti 15 siti del ministero della Difesa
che, grazie al protocollo d'intesa tra il comune di Roma e il
ministero stesso, dà il primo via al federalismo demaniale.
Il ministero della Difesa
promuove la costituzione "fondi immobiliari di investimento" con lo
scopo di valorizzare e alienare alcuni immobili militari attraverso
Accordi di programma con gli enti locali (art. 2 comma 189 legge
191/2009), si legge nel documento. E inoltre: «Al comune di Roma è
attribuito un importo di 600 milioni di euro, di cui 500 milioni al
Commissario straordinario, attraverso l'operazione di valorizzazione
degli immobili della Difesa individuati nel protocollo odierno (art.
2 comma 195 legge 191/2009)». I tempi sono definiti dal protocollo
stesso, che sancisce in un massimo di un anno il termine per il
trasferimento effettivo dei 15 siti al comune. Di che beni si
tratta? Sono 15 siti (si vedano la tabella e la cartina) di grande
pregio, la cui destinazione è naturalmente tutta da valutare, ma che
occupano in totale 82 ettari di superficie, per un 1,5 milioni di
metri cubi e una superficie complessiva lorda di 500mila mq, con una
stima economica a seguito della valorizzazione pari a 2,4 miliardi
di euro. Le caserme di via Flaminia/Guido Reni; via dei Papareschi;
via del Porto Fluviale; Forte Boccea hanno insieme una superficie di
11 ettari e daranno origine a 130mila mq di superficie lorda
utilizzabile per un valore complessivo di 770 milioni. Inoltre il
comune di Roma, attraverso l'attuazione del Protocollo con il
ministero della Difesa, entrerà in possesso di quattro Forti: Boccea,
Trionfale, Tiburtino, Pietralata, che si vanno ad aggiungere agli
altri già nel patrimonio dell'amministrazione comunale: Bravetta
(attraverso analogo iter con protocollo d'intesa con l'Agenzia del
demanio, del 29 aprile 2009), Portuense, Ardeatino, Prenestino e
Monte Antenne. In questo modo, il comune di Roma entra in possesso
del più grande e importante campo trincerato d'Europa. Si tratta di
una gigantesca opera pubblica che, una volta messa a sistema,
riqualificata e valorizzata, potrà diventare, secondo quanto
spiegato dal comune stesso, «da "sistema escludente" a "sistema
includente" per tutte le periferie della Capitale. I Forti, infatti,
vennero realizzati fuori della cintura delle Mura Aureliane a fini
difensivi e oggi sono una parte integrante del tessuto urbano che
attende di essere riconsegnato alla vita della città».
Un forte per
difendere la chiusa e la torre romana sotto la torba
La Gazzetta di Mantova - 07 giugno 2010
PIETOLE. Costruito dai francesi all’inizio
del XIX secolo, il forte di Pietole nasce come protezione di una chiavica per la
regolazione del livello delle acque: chiudendola, infatti, era possibile
allagare l’area a sud di Mantova per renderla più facilmente difendibile. Una
serie intricata di cunicoli e gallerie collegati tra loro e verso l’esterno,
casematte e piccole strutture per renderne agevole la difesa, camminamenti
coperti: il forte d Pietole è un luogo pensato e costruito in funzione della
guerra. Per anni in stato d’abbandono, conteso tra i vari demàni, il forte
sembra oggi avere la possibilità di tornare a vivere i fasti di un tempo. E’ di
qualche mese fa la notizia che il comune di Virgilio è riuscito ad ottenerne la
custodia, primo passo verso un affidamento più ampio dal demanio.
Levata. E’ emersa dalla torba dopo un riposo di migliaia di anni, e ha rischiato
di bloccare i lavori di realizzazione dell’assesud. La torre romana scoperta nel
2007 fu un ritrovamento inaspettato: all’altezza dell’abitato di Levata le ruspe
la portarono alla luce nell’imbarazzo generale. O la torre o la strada, sembrava
essere questa l’alternativa: vinse la strada, con buona pace delle fondamenta di
epoca romana che, comunque, dovrebbero giacere ancora li, re interrate al
termine dei lavori. Questo genere di ritrovamenti non è raro in Italia, Paese
culla della repubblica e dell’impero: la presenza in quell’area, però, può
portare a fare alcune considerazioni. E’ evidente che la presenza di una
costruzione del genere, che doveva certamente essere di un certo rilievo a
giudicare dalla dalle fondamenta, non potesse essere isolata. Mantova era molto
più piccola di oggi: e se nell’area ci fosse un altro insediamento? (v.b.)
Santa Viola, rinasce il forte che l'incuria aveva demolito
GREZZANA. Domani in sala consiliare la presentazione dello studio diventato
volume e nato dai lavori di restauro Il
sistema difensivo della Lessinia è stato analizzato dagli esperti a conclusione
dei lavori murari di ripristino dell'area militare

Il Forte di Santa Viola dopo i lavori di restauro appena conclu
Dall'arena.it - 1
giugno 2010
Le opere di difesa dei Lessini, erette nel primo decennio del
Novecento, «non ebbero nessun ruolo negli avvenimenti bellici», lo afferma,
senza tema di smentite, anche alla luce di quanto successe dopo la loro
ideazione e costruzione, Leonardo Malatesta, che ha curato l'ampia e
documentata introduzione al volume «Il sistema difensivo della Lessinia»,
scritto da Fiorenzo Meneghelli e Massimiliano Valdinoci.
È uno studio pubblicato in una confezione riccamente illustrata di 176
pagine di grande formato con foto, disegni e prospetti da Orion Edizioni,
promosso dalla Comunità montana e dal Parco della Lessinia con il contributo
della Regione e di Fondazione Cariverona, nel quale i due architetti,
impegnati nel restauro e nel recupero ambientale di edifici storici
militari, analizzano il sistema difensivo dei Lessini, i forti ancora
esistenti, descrivono il progetto di recupero di Forte Santa Viola, la sua
valorizzazione e aggiungono un contributo di Marco Polo System sul Campo
trincerato di Mestre, nonché una conclusiva presentazione della
valorizzazione dell'insieme dei sistemi difensivi veneti.
Il volume sarà presentato dagli autori domani alle 9,30 in sala consiliare a
Grezzana alle 9.30, con i saluti del sindaco Mauro Bellamoli e del
presidente di Comunità montana e Parco Claudio Melotti, interventi
introdotti dal direttore del Parco Diego Lonardoni. Seguirà una visita
guidata e con trasporto gratuito al Forte di Santa Viola.
Opera inutile, dunque, si diceva, dal punto di vista militare, come tutta la
corona che circondava Verona da Est a Nord, partendo dalle Batterie
Monticelli, Forte di San Briccio, Castelletto, di Santa Viola, di Monte
Tesoro e Masua.
Troppo lontani dalle prime linee e senza nessuna funzione difensiva. Tra
l'altro, se davvero avessero dovuto sostenere un bombardamento degli obici
austro-ungarici da 305 millimetri, come rivela Malatesta, «avrebbero fatto
la stessa fine del Verena e di tutte le opere erette ai confini di montagna.
Il problema stava nella progettazione perché erano costruite per resistere a
bombardamenti di medio calibro da 150 mm.
Questo perché l'architettura militare italiana non era andata di pari passo
con lo sviluppo delle artiglierie, un errore clamoroso dovuto più che altro
a scarsità di risorse, perché le stesse opere si potevano fare con metà
dell'investimento.
Se non sono stati i bombardamenti è stato il tempo ad aver ragione di queste
strutture, come ben documentano gli autori, ma il loro lavoro per il
restauro del Forte di Santa Viola è stata anche occasione per mostrare che
nella convergenza degli intenti tra Comune e Comunità montana e Parco si
possono recuperare e valorizzare come risorse quanto si pensava destinato ad
essere solo ruderi.
«È un primo contributo a un patrimonio che non è solo storico e
architettonico, ma anche ambientale, per far conoscere manufatti costruiti
per la guerra che possono diventare luoghi di incontro e di pace, un turismo
a dimensione europea», commenta Melotti nell'introduzione al volume.
Vittorio Zambaldo
E col federalismo il Forte
napoleonico passa al Comune
La Gazzetta di Mantova
- 19 maggio 2010
Giù, nel ventre dei campi dove la memoria è
impastata alla terra, e su. Tra le pieghe delle leggi. Oltre ad essere sulle
tracce di Virgilio, il sindaco Alessandro Beduschi e la sua giunta seguono con
interesse l’iter del federalismo demaniale (oggi è atteso il voto definitivo).
Secondo il testo messo a punto dai relatori, i beni verrebbero trasferiti a
titolo gratuito e su domanda, in primis ai Comuni che dovranno valorizzarli e
tutelarli (pena commissariamento).
Per Virgilio è in gioco il futuro del Forte di Pietole. Che già ora, dopo un
tira e molla con il Demanio, è “gestito” dal Comune (ha materialmente le
chiavi). Ma col federalismo la situazione sarebbe ancora più fluida e l’apertura
continuativa. Ecco allora qualche coordinata storica. L’origine del Forte va
collocata in piena epoca napoleonica, nell’attuale zona della Vallazza.
Napoleone affidò l’incaricò della sua realizzazione al generale e ingegnere
François de Chasseloup Laubat. I lavori di progettazione ebbero inizio nel 1802,
ma dodici anni più tardi subentrarono gli austriaci. Nel 1866 il forte era
finito. Con il Regno d’Italia cominciò quindi la smilitarizzazione. Nel 1893
furono smantellati i bastioni Pradella e Belfiore, per poi passare alle
fortificazioni.
Nel 1917 la polveriera venne semidistrutta da un pauroso incendio: tra il 28
aprile e l’1 maggio bruciarono 280 quintali di polvere nera. Fortunatamente,
grazie al mestiere dei suoi costruttori, invece di crollare, il Forte sprofondò.
Premio di Laurea sull’Architettura
Fortificata
Università.it Pubblicato il 07 maggio 2010 da Lucia Mazzetti in Bandi Premi
di laurea
A chi è rivolto
E’ indetto un concorso nazionale a premi
per la valorizzazione e lo studio del patrimonio dell’Architettura
Fortificata Italiana, riservato ai laureati delle facoltà di Architettura,
Ingegneria e Lettere e Filosofia.
Le tesi di laurea
presentate al concorso devono riguardare tematiche castellane nell’ambito
della ricerca scientifica storico-critica, del rilievo manuale e strumentale
dei monumenti, del restauro architettonico, del riuso e riqualificazione
degli spazi interesterni della progettazione e della composizione
architettonica su una architettura fortificata esistenti sul territorio
italiano.
L’importo
I premi di laurea sono così suddivisi:
- 1° premio di 2.000,00 euro
- 2° premio di 1.500,00 euro
- 3° premio di 1.000,00 euro
- 4° premio di 500,00 euro
I requisiti richiesti
Possono partecipare al concorso il laureati
delle facoltà di Architettura, Ingegneria e Lettere e Filosofia che abbiano
discusso la tesi di laurea negli anni 2009-2010 (entro il 30 aprile 2010).
Come e quando presentare la domanda
La domanda di partecipazione, insieme ad
una copia dell’elaborato deve pervenire entro il 30 maggio 2010 all’Istituto
Italiano dei Castelli.
La due giorni degli scout «Invaso» forte Gazzera
la Nuova di Venezia — 01 maggio 2010 pagina
29 sezione: CRONACA
GAZZERA. Invasione di scout per il ponte della festa
dei lavoratori a forte Gazzera (nella foto). L’ex postazione del campo
trincerato di Mestre di via Brendole, infatti, è stata scelta dal gruppo
padovano di Abano per organizzare un campo di due giorni, il tutto nel
rispetto delle regole scout. In questo i partecipanti hanno avuto la
collaborazione del comitato di gestione di forte Gazzera, l’associazione di
volontari che cura da tempo l’intero complesso, che ha garantito la
fornitura dell’energia elettrica e l’utilizzo dei servizi già esistenti
nell’area. A parte questo, pura vita di campo, con circa 200 scout che hanno
piantato una ventina di tende per passare la notte: vita spartana, con fila
alla mensa e alzabandiera al mattino. L’arrivo degli scout a forte Gazzera
rappresenta una sorta di «calcio d’inizio» per le attività del forte, che a
breve ospiterà una serie di appuntamenti culturali. Tanto per fare un
esempio, sabato 8 maggio la postazione sarà la location del concerto di rock
Metal Trashing Mestre, appuntamento che dovrebbe richiamare in via Brendole
un buon numero di appassionati di questo genere musicale. E domenica 16
maggio, invece, è in cartellone un’iniziativa di carattere benefico in
favore del Perù. (m.t.)
Non cancellare i simboli della Grande guerra
il Piccolo — 30 aprile 2010 pagina 05
sezione: GORIZIA
l Scrivere, non superando le 30 righe da 50 battute
l’una, con il computer o a macchina; firmare in modo comprensibile,
specificando indirizzo e telefono. l La redazione si riserva il diritto
di tagliare le segnalazioni lunghe. l Le lettere anonime o poco
leggibili non saranno pubblicate. l Il giornale di norma non pubblica le
lettere di chi non vuole fare apparire la propria firma. Sono Roberto
Todero e scrivo per l’Associazione culturale Zenobi di San Dorligo della
Valle. Ho spesso scritto in occasione delle celebrazioni di giugno sul
tema dell'attacco portato con i gas sul Carso attorno a Sagrado durante
la Prima guerra mondiale e per varie altre comuni iniziative. Nei giorni
scorsi ho accompagnato delle persone sull'itinerario che sale dal cippo
del 4° Honved (Cappella Diruta) verso il Monte e mi sono trovato la
pista sbarrata da una rete piena di cartelli da cantiere che mi hanno
inquietato non poco, presengendo dei lavori, già in atto degli sterri,
in un luogo quanto mai sbagliato. I lavori infatti insistono sul terreno
dove sboccano le "parallele Gini", gallerie poste all'uscita del
"Valloncello dell'Albero Isolato". Le gallerie parallele servivano a
superare il dosso, annullato già nel dopoguerra dalla strada,
prospicente le posizioni tenute dagli ungheresi sul "Costone dell'Albero
Isolato". Un luogo che è nella memoria di diversi paesi europei e che
andrebbe semmai musealizzato o valorizzato ma non annullato o
cancellato. L'"Albero Isolato" è oggi esposto in un museo in Ungheria
proprio per la sacralità di qul luogo e di quei ricordi, oltre a essere
divenuto già durante la Grande guerra il simbolo del 46° reggimento
fanteria austro-ungarico. È insomma un luogo della memoria comune di
quel conflitto e che come tale deve venir conservato. Roberto Todero San
Dorligo della Valle
Coperti e lordati i ceppi della Grande Guerra
la Nuova di Venezia — 28 aprile 2010
pagina 27 sezione: PROVINCIA
SAN DONA’. Ceppi in ricordo della Grande Guerra
coperti di edera e scritte con lo spray. Una vergogna secondo il
club 54, gruppo di appassionati fotografi locali che ritraggono i
paesaggi ed i simboli del Basso Piave. Le due strutture in marmo che
sono posate all’ingresso della città, poco dopo il ponte
ferroviario, un tempo si vedevano nitidamente già dai finestrini dei
convogli e davano una sorta di benvenuto a San Donà. Il gruppo di
appassionati fotografi ha iniziato una serie di crociate per
tutelare la città e la sua storia. Hanno raccolto varie foto
storiche di piazza Indipendenza per ricordare ai sandonatesi quanto
bella fosse la piazza, quindi esposto in una bacheca di corso
Trentin le foto della vecchia fontana che si trovava di fianco alla
libreria Manzoni, chiedendosi che fine abbia fatto dopo la nuova
inaugurazione di piazzetta Orsenigo. Ma il Comune ha assicurato che
la vecchia fontana è stata acquisita al patrimonio del museo della
Bonifica. (g. ca.)
Cimeli e immagini della grande guerra
il Corriere delle Alpi — 28 aprile 2010
pagina 21 sezione: PROVINCIA
SOVRAMONTE. La mostra intitolata “Ho fat el giro del
mondo ma no son mai stat a Feltre” prestata dall’assessore comunale di
Transacqua Paolo Meneguz, altrimenti relegata in soffitta, è insieme, una
testimonianza della prima guerra mondiale e un’interpretazione della vicenda
umana dei soldati primierotti. Sullo sfondo le alleanze fra la nazione
austriaca e la nostra, prima alleate e poi nemiche, e sulla scena
l’avvicendarsi dei tragici eventi. A raccontarli sono cimeli bellici e
sedici pannelli con immagini fotografiche spiegate da semplici didascalie:
la spedizione in Galizia, le testimonianze dei soldati, la deportazione a
Isernia. Un atto burocratico, alla fine della guerra, interpretato
arbitrariamente dal comando militare italiano costò agli ex-soldati
austriaci circa due mesi di fame e stenti nelle ex-chiese, sconsacrate, di
Isernia. Oltre al danno la beffa. Dal fronte russo, i soldati premierotti
ritornarono compiendo un viaggio degno, per così dire, di Ulisse. Tornati si
trovarono davanti un fronte inaspettato sul monte Cauriol, effetto del
cambiamento delle alleanze. L’Italia vinse la guerra. Gli ex-soldati
austriaci, aventi la sola colpa di aver combattuto per il proprio esercito,
furono radunati dai militari italiani nelle piazze del Primiero e furono
obbligati a marciare attraverso lo Schener, sostando per breve tempo a Seren
del Grappa e a Cittadella, fino a Isernia. I primi cominciarono a ritornare
dopo due mesi. Quelli che non tornarono ancorché avessero calpestato i suoli
della Mongolia e della Cina, però, non riuscirono mai a vedere la città di
Feltre, più vicina al loro punto di partenza. In mostra nella casa della
dottrina di Sorriva fino al 9 maggio. (a.m.)
Rinasce forte Mezzacapo
la Nuova di Venezia — 21 aprile 2010 pagina
20 sezione: CRONACA
ZELARINO. Difficile dire se domani inizierà una nuova
era per forte Mezzacapo, l’ex postazione del campo trincerato di Mestre di
via Scaramuzza di recente passata dal Demanio militare al Comune. Di sicuro,
il fatto che i responsabili dell’associazione «Dalla guerra alla pace»
firmeranno una convenzione negli uffici tecnici del’amministrazione comunale
di viale Ancona, però, da domani toglie campo a ogni incertezza: ora
l’appezzamento potrà nuovamente avere un’utilità reale per il territorio e
per la popolazione di Zelarino. Che ci sia molto da fare per rivitalizzare
il Mezzacapo lo sanno bene anche quelli di «Dalla guerra alla pace», ma la
firma della convenzione di domani darà loro anche maggiori certezze e
garanzie per potere operare nei mesi a venire, a cominciare dalla festa, la
prima, che verrà organizzata all’interno del complesso. Se da una parte c’è
la sottoscrizione di un importante passaggio formale, dall’altra però ci
sono già le prime richieste dell’associazione: niente di eccezionale, si
chiede solo che al forte vengano piazzati uno o due bagni chimici e che per
il futuro si proceda all’allacciamento di acqua ed energia elettrica del
complesso. La partita di forte Mezzacapo, comunque, segna un altro passo in
avanti per la riqualificazione dell’intera area. Giusto per ricordare alcuni
passaggi, fino a poco tempo fa il forte, pur essendo formalmente di
proprietà del Demanio militare, era in stato di totale abbandono, tanto che
alcune strutture in legno erano crollate in coincidenza con ondate di forte
maltempo. Un primo risultato era stata la pulizia della «casetta del
maresciallo» all’esterno del forte, attuata da un gruppo di volontari. Di
seguito era avvenuto il passaggio di proprietà dell’area al Comune ed era
iniziata la bonifica dell’amianto presente ancora nella parte interna del
Mezzacapo, operazione conclusa con successo da qualche tempo. Domani viene
firmata la convenzione, forse l’inizio di una nuova vita per l’ultimo dei
forti realizzati per proteggere Venezia. (m.t.)
Alla scoperta del tuo paese
la Nuova di Venezia — 18 aprile 2010
pagina 46 sezione: GIORNO/NOTTE
E’arrivata da Messina una classe del liceo scientifico «Giuseppe Seguenza»:
ragazzi e docenti sono stati accolti da insegnanti e studenti della II D e
IV C del Foscarini, nell’ambito del progetto «Alla scoperta del tuo paese»
incentrato sullo studio delle antiche fortificazioni, che permetterà ai
veneziani di ricambiare la visita a Messina. Hanno visitato i forti di
Sant’Andrea, Carpenedo e Marghera e sono stati ricevuti dal sindaco Giorgio
Orsoni (nella foto).
Convegno su fortificazioni e reparti d'arresto in Friuli
Messaggero Veneto — 16 aprile 2010
pagina 16 sezione: UDINE
DIGNANO. Si terrà a Dignano la prima conferenza
nazionale in ricordo dei fanti d’arresti che, dopo la seconda guerra
mondiale, garantirono per un quarantennio la sicurezza e la difesa dei
nostri confini orientali: nel 1993 proprio per conservare la memoria di
questa pagina storica, è nata l’Associazione nazionale dei Fanti
d’arresti. Il Comune in collaborazione con la Comunità Collinare ha
organizzato per oggi alle 20,30 nella Sala teatro don F. Pantanali, la
conferenza “La fortificazione permanente e i reparti d’arresto in
Friuli”. Dopo i saluti del sindaco Giambattista Turridano e
dell’assessore alla cultura Donatella Bertolissio, e l’introduzione di
Remigio Siri, presidente dell’associazione Fanti d’Arresto,
interverranno il generale Scipione Tantulli, il generale Piero
Maccagnano e l’ingegnere Fabrizio Zavagno. (r.s.)
Fortificazioni costiere, arrivano i finanziamenti per interventi
strutturali
la Nuova Sardegna — 14 aprile 2010
pagina 04 sezione: OLBIA
OLBIA. Il gemellaggio in campo marittimo tra
Italia e Francia si rafforza. Un’alleanza in cui gioca un ruolo di
primo piano pure la Provincia di Olbia Tempio. A marzo la Regione
Toscana ha approvato il progetto «For access - Accessibilità
sostenibile e gestione delle fortificazioni difensive», in cui
l’ente di via Nanni ricopre il ruolo di partner con i comuni di Pula
e Sarzana, le province di Grosseto e Lucca, la conservatoria delle
coste corse e il dipartimento della Corsica Sud. Il progetto prevede
la realizzazione di piccoli interventi strutturali sulle torri
costiere dell’area transfrontaliera, il miglioramento delle vie
d’accesso e la progettazione e realizzazione di percorsi di visita
virtuali in alcuni siti pilota attraverso l’installazione di
pannelli informativi e totem multimediali. Il budget assegnato è di
un milione e mezzo di euro, i tempi per la realizzazione dovrebbero
essere di tre anni. La Provincia di Olbia Tempio, tramite
l’assessore alla Pianificazione territoriale, Nino Nicoli, ha
partecipato al programma Italia-Francia marittimo con proposte
progettuali. Sempre con l’obiettivo di migliorare la cooperazione
tra le aree transfrontaliere su accessibilità, innovazione,
valorizzazione delle risorse e dei servizi. Oggi il Settore
programmazione e pianificazione è impegnato nella stesura degli
elaborati per i progetti «Rete per l’ambiente nello spazio
marittimo» e «Turismo porti ambiente». Nel primo la Provincia
riveste il ruolo di partner per l’istituzione di un centro
transfrontaliero per lo studio della dinamica dei litorali, nel
secondo l’ente siede nel comitato di pilotaggio, con la possibilità
di monitorare la corretta attuazione del progetto. (al.pi.)
Lavori alla Batteria Roncogno
PASSO CIMIRLO Sono partiti i restauri
per il forte austro-ungarico
L'Adige 7 aprile
2010
Sono partiti nei giorni scorsi i lavori
per il restauro e la conservazione della «Batteria Roncogno », forte
austroungarico situato al passo Cimirlo alle pendici del monte Celva.
Costruito negli anni 1879 - 1881 e in seguito rimodernata nel 1904,
insieme al sottostante forte Cimirlo sulla strada per Roncogno ed alle
opere di Civezzano sul fronte opposto, rappresentava uno dei capisaldi
del fronte est della fortezza di Trento. Il progetto curato dagli
architetti Gorfer e Port per conto dell’Azienda forestale di Trento e
Sopramonte, prevede di ricavare all’interno dell’imponente struttura una
capiente sala espositiva, un magazzino ed i servizi igienici,
salvaguardando nel dettaglio non solo la tipologia costruttiva (verrà
ricostruito il tetto in legno e lamiera), ma rispettando anche le
disposizioni interne dello spazio. In origine e in caso di una guerra,
fortunatamente mai combattutta da queste parti, la «Batterie am Sattel
von Roncogno», doveva ospitare una guarnigione di cinquanta soldati con
quattro cannoni da nove centimetri per contrastare eventuali incursioni
del nemico dalla Valsugana e costituiva l’edificio principale della
lunga fortificazione est che partendo da monte Celva arrivava fino
all’estremità della Marzola. Con il restauro del forte Roncogno, la
pulizia delle trincee e dei vecchi camminamenti austroungarici, primo
fra tutti il «sentiero dei cento scalini» sul Celva, prende così corpo
il progetto di riqualificazione e riscoperta di una parte consistene
della «città fortificata», che fra qualche mese, (la conclusione dei
lavori è prevista nel tardo autunno), potrà contare anche su un «solido»
riferimento anche dal punto di vista documentaristico e culturale. Una
sorta di «rivincita» del vecchio forte, giudicato già all’inizio del
secolo scorso «antiquato e di vecchia concezione » e successivamente
radiato ingloriosamente dal demanio militare. Un riscatto seppur tardivo
dal costo di circa 300.000 euro ma che forse servirà a valorizzare dal
punto di vista sociale e culturale, anche per la vicinanza con il parco
giochi in via di ammodernamento, un angolo assolutamente suggestivo,
incantevole ed un po’ sottovalutato a due passi dal centro città, che i
trentini non mancheranno di apprezzare.
di PAOLO GIACOMONI
Serata con proiezioni sulle fortificazioni
Messaggero Veneto — 27 marzo 2010
pagina 14 sezione: UDINE
DAI PAESI BAGNARIA ARSA. La sezione Ana di
Palmanova e il gruppo di Sevegliano-Privano hanno promosso una
serata durante la quale si parlerà di fortificazioni. Il tema “ Le
fortificazioni del Friuli: passo di Monte Croce -esempio di
recupero” sarà presentato da Daniele Bobek dell'Associazione per lo
studio e la salvaguardia delle fortificazioni a nord-est.
L'’incontro, aperto a tutta la popolazione, si terrà oggi alle
20.30, alla baita Ana di Sevegliano in via degli Alpini.
"Un grande albergo a Forte Antenne"
Il
Roma - 25 marzo 2010
Un hotel immerso nel verde con vista
panoramica, da realizzare ristrutturando l´ex forte militare di Monte Antenne,
patrimonio del Comune. È quanto prevede il progetto presentato al Campidoglio da
una società

Forte
Bravetta. Fu il luogo delle esecuzioni nazifasciste
Un grande albergo, immerso nel verde e con vista panoramica, da realizzare
ristrutturando l´ex forte militare di Monte Antenne oggi nel patrimonio del
Comune. Il progetto, con investimento comprensivo di restauro e successiva
gestione, è stato presentato al Campidoglio da una importante società e le
trattative sono già andate avanti. Nei giorni scorsi alcuni emissari della
cordata di imprenditori hanno compiuto un sopralluogo nell´ex forte per
illustrare i dettagli dell´intervento ai tecnici della Sovrintendenza ai Beni
culturali del Comune di Roma.
La prospettiva di un ‘resort´ sulla vetta più alta di Villa Ada supera la
fantasia dello scrittore Niccolò Ammaniti, che nel suo ultimo romanzo "Che la
festa cominci" aveva ipotizzato l´acquisto del parco da parte del fantasmagorico
immobiliarista Sasà Chiatti. Ma il progetto è stato confermato dalla dirigente
dell´Ufficio ville e parchi storici della Sovrintendenza capitolina in un
incontro con l´associazione ‘Amici di Villa Ada´. "Per la mancanza di fondi – ha
spiegato l´architetto Alberta Campitelli – l´indicazione che ci è stata data è
quella di dare priorità alla messa a reddito del patrimonio, trattando solo con
chi è in grado di garantire risorse adeguate per il recupero e la gestione degli
immobili".
L´architetto Campitelli ha precisato però che per Forte Antenne è in campo anche
l´ipotesi di sede dell´università privata Luiss "in considerazione delle
difficoltà di adeguamento alle finalità dell´ateneo dell´immobile vincolato di
Villa Blanc sulla Nomentana e considerato che la struttura militare offre invece
tante piccole ‘cellette´ che potrebbero prestarsi bene ad un uso didattico".
Resta però la delicatezza di un intervento che riguarda la struttura di un forte
costruito tra il 1882 e il 1891, con una struttura trapezoidale che racchiude
una superficie di ben 2,5 ettari ed è immersa nel verde protetto – anche se
degradato per scarsa manutenzione – del parco di Villa Ada. Per non parlare
della presenza sulla vetta del prezioso sito archeologico dell´antica città di
Antemnae.
"Nel piano di utilizzo di Villa Ada l´ex forte era stato destinato inizialmente
a Ostello della gioventù, con tanto di fondi del programma Roma Capitale.
Previsione cancellata nel 1993 e trasformata in sede espositiva – ricorda Dario
Esposito, assessore all´Ambiente nella giunta Veltroni - in tempi più recenti
erano state avanzate anche soluzioni ‘militari´, quali l´accasermamento del
Reggimento Corazzieri e la sede del Noe dei Carabinieri".
C´è infine un´ombra anche sulla proprietà dell´immobile: l´ex forte venne ceduto
dal Demanio militare al Comune nel 1958 per realizzare nel parco un camping in
vista delle Olimpiadi del 1960, poi l´area ha ospitato un campo nomadi
sgomberato negli anni ´90. Nel forte abitano alcune famiglie che erano lì da
prima del passaggio di consegne e – cosa ancor più sorprendente – non vi sarebbe
mai stato l´atto di donazione che avrebbe dovuto perfezionare la consegna
provvisoria al Campidoglio. di
LORENZO GRASSI
Quindici fortezze, 200 ettari: un tesoro immobiliare
la
Repubblica — 25 marzo 2010 pagina 7 sezione: ROMA
L' ANELLO dei forti militari di fine Ottocento è forse il più grande "buco
nero" urbanistico di Roma. Un tesoro immobiliare e ambientale esteso su 200
ettari, simbolo di uno spreco che vede le strutture ridotte a ruderi o
ancora militarizzate. Un degrado che le rende facili prede delle
speculazioni. "Il ' Campo trincerato' con 15 forti venne completato nel 1891
- ricorda il professore Piero Ostilio Rossi - ma fu subito inutilizzabile,
così i forti sono rimasti estranei alla vita della città trasformandosi in
oggetti assenti ". "Gli ex forti vanno recuperati per le funzioni sociali
che mancano nei quartieri - rilancia l' urbanista Italo Insolera - per dare
risposte a ciò che serve realmente agli abitanti della Roma contemporanea".
"Purtroppo un cattivo modernismo mira a cederli ai privati per fini
commerciali - sottolinea Renato Nicolini - va rilanciato un progetto
culturale: ristabilendo i giusti pesi tra pubblico e privato potrebbe
scattare qualcosa di virtuoso". "I forti con i loro parchi occupano grandi
territori sottratti alla collettività e devono costituire un' occasione di
riscatto", afferma Andrea Bruschi, coordinatore di una ricerca svolta dal
dipartimento di Architettura della Sapienza con l' associazione Campo
trincerato Roma e pubblicata nel libro "Operare i forti". Dei 15 ex forti
solo quattro (Prenestino, Ardeatino, Portuense e Bravetta) sono prossimi ad
un recupero, per altri 6 la disponibilità è potenzialee5 sono
"irrecuperabili". Un anno fa il Campidoglio ha siglato una permuta con il
Demanio per i forti Bravetta, Prenestino, Tiburtino e Portuense; mentre lo
scorso 9 settembre il sindaco Alemanno ha inaugurato il parco dei Martiri di
Forte Bravetta. - (lorenzo
grassi)
Bonificato dalle bombe ha riaperto Forte Tron
la Nuova di Venezia — 24 marzo 2010
pagina 24 sezione: CRONACA
Dopo sei anni di chiusura finalmente Forte Tron è
stato riaperto al pubblico. Domenica scorsa sono tornate centinaia di
persone a vivere l’area d’interesse paesaggistico e storico. Gli
operatori della coopertiva Limosa hanno guidato i gruppi di visitatori
alla scoperta del forte, molti altri hanno vissuto la zona in modo
spontaneo. Forte Tron, come gli altri forti del campo trincerato di
Mestre, è stato interessato dai lavori di bonifica da ordigni bellici, a
cura del ministero della Difesa. Lo Stato, prima di cedere al Comune le
storiche strutture, ha dovuto accertarsi che fossero sicure. «Nei giorni
scorsi - spiega il consigliere di Municipalità Alberto Piovan - il
Ministero finalmente ha trasferito la proprietà di Forte Tron al Comune
che ha confermato la convenzione con la cooperativa Limosa, per la
gestione dell’area». Forte Tron non solo è stato strappato per molti
anni ad un uso sano ma anche perché nel lungo periodo di chiusura è
diventato terreno di attività illecite. Spesso la Municipalità aveva
lamentato che il forte era diventato teatro di atti vandalici e di
attività incompatibili come il motocross. Alcuni cittadini avevano anche
denunciato che l’area era diventata teatro di spaccio di droga e di
prostituzione. Inoltre, si era appropriato del forte anche un senzatetto
che aveva riempito l’area di rifiuti. Domenica prossima, dalle 10 alle
16, gli operatori della cooperativa Limosa torneranno ad aprire il forte
al pubblico e a organizzare le visite guidate. Più volte in questi anni
il Consiglio di Municipalità aveva denunciato lo stato di abbandono di
Forte Tron e aveva chiesto un’accelerazione delle operazioni di
bonifica. Nel 2007, l’allora onorevole Luana Zanella aveva fatto
un’interrogazione scritta al ministro della Difesa, per chiedergli di
strappare dal degrado il Forte. - (Michele
Bugliari) /
Il museo del Piave ricorda tutti i caduti
il Corriere delle Alpi — 21 marzo 2010
pagina 24 sezione: PROVINCIA
VAS. Simboli, immagini e parole per ricordare i
caduti di tutte le nazioni coinvolte nella prima guerra mondiale. In
occasione del novantaduesimo anniversario della Grande Guerra,
l’associazione Museo del Piave Vincenzo Colognese organizza una
manifestazione celebrativa al museo di Caorera, domenica 28 alle 11.30.
Il barone Raimund Gamotha e Jorg C. Steiner dell’associazione austriaca
Albert Schweitzer, vestiti in alta uniforme storica in segno di amicizia
a fratellanza tra popoli, depositeranno una corona accanto ai pennoni
delle bandiere sul terrazzo affacciato sulla riva sinistra del fiume
sacro alla patria. A seguire, la cerimonia proseguirà con la
collocazione di alcuni sassi raccolti dal letto del Piave nel punto in
cui è stata recuperata la barca Ponton austro-ungarica e dove si sono
svolti aspri combattimenti. Verranno poi espressi alcuni messaggi
beneauguranti e il parroco don Luigi Dalla Longa impartirà la
benedizione, mentre il minuto di raccoglimento sarà introdotto con il
silenzio annunciato dalla tromba di Marco Compiano. Infine sarà
inaugurata la mostra itinerante “Vienna: bambini in divisa nella Grande
guerra” a cura del barone Raimund Gamotha, abbinata ad una esposizione
di cartoline donate al museo dal comandante provinciale di Treviso del
corpo forestale dello stato, Guido Spada, sul tema “La Grande guerra
raccontata dalle cartoline”. Chiuderà la mattinata un brindisi
collettivo. (sco)
«Le persone prima di tutto»
la Nuova di Venezia — 18 marzo 2010 pagina 36
sezione: PROVINCIA
CAVALLINO. Claudio Orazio, sorteggiato al secondo posto nella scheda elettorale,
si ricandida per la terza legislatura del comune di Cavallino-Treporti a capo
della lista civica «Idea Comune». Perché ha deciso di candidarsi? «Perché penso
di avere ancora idee e progetti utili e realizzabili per Cavallino-Treporti
grazie alle conoscenze accumulate in tanti anni di attività». Prime tre cose da
fare appena eletto sindaco? «La prima è quella di fare il bilancio di previsione
del Comune per il 2010 visto che ancora non è stato fatto. La seconda cosa sarà
una sorta di riunioni generali con le categorie e le associazioni per fare il
punto del programma per lanciare i progetti per i prossimi anni. La terza cosa
sarà individuare fra le opere pubbliche in programma quelle più urgenti e
cominciare a mettere mano alla sistemazione del terminal e dei trasporti Punta
Sabbioni». Iniziative per migliorare l’offerta turistica di Cavallino-Treporti?
«Programma di marketing operativo che avevamo sviluppato alla fine del mio
precedente mandato, puntare all’integrazione tra turismo e il nostro territorio,
non valorizzando solo il turismo, ma dando spazio assieme a tutte le altre
categorie economiche». Questione viabilità, quali gli interventi più urgenti?
«Dobbiamo proseguire attraverso accordi di programma con Provincia e Regione: a
fine estate dovrebbero partire il lavori del sottopasso alla Rotonda Picchi che
qualche problema dovrebbe alleviarlo. Poi si tratta di riprendere progetti
abbandonati. Pensare a via Radaelli e via delle Batterie, lungo le
fortificazioni, come alternativa alla via Fausta sempre più ingorgata. Poi va
finalmente fatto un ragionamento sulle piste ciclabili». Problema casa e motivi
per rimanere a Cavallino-Treporti per i giovani? «Dobbiamo costruire occasioni
per dare voce ai ragazzi, tentando per modificare un atteggiamento della vecchia
giunta: guardando la realtà con gli occhi dei giovani». Per riuscire a
cinvolgere le frazioni, quali soluzioni proponete? «Si coinvolgono essendo
presenti sul territorio e risolvendo i problemi strutturali come a Ca’ Ballarin.
Va ripreso un rapporto diretto con la gente attraverso riunioni periodiche
lanciando la formazione delle varie delegazioni che rappresentino ogni località.
Ribadisco il nostro motto: le persone prima di tutto». -
(Francesco Macaluso) /
«Sede della Fondazione al forte di Montericco»
il Corriere delle Alpi — 03 marzo 2010 pagina
21 sezione: PROVINCIA
PIEVE DI CADORE. Pieve si ripropone come sede della Fondazione Unesco ed
identifica nel forte di Montericco il sito ideale. «Con questa mia lettera,
signor presidente della Provincia di Belluno, torno a riproporre, dopo aver
sentito alcuni sindaci cadorini, che la sede Unesco venga stabilita a Pieve
di Cadore che è la naturale capitale, per la sua storia e per la sua
centralità, di questa nostra terra, circondata dalle Dolomiti più belle». La
lettera è indirizzata a Gianpaolo Bottacin e, per conoscenza, anche ai
parlamentari bellunesi. «Il Cadore», prosegue il sindaco Ciotti, «ha vissuto
e vive una profonda crisi economica a causa della quasi totale scomparsa
dell’industria dell’occhiale ed ha bisogno, più di ogni altra zona, di una
veloce e rapida riconversione verso il settore turistico per una ripresa
dell’economia». La Ciotti, come ha fatto in altre occasioni, ricorda poi che
l’amministrazione comunale ha a disposizione un moderno centro che è il
palazzo Cos-Mo, struttura che ospita anche l’unico museo al mondo che
ricostruisce la storia dell’occhiale. Infine mette a disposizione per la
sede Unesco la grande struttura dei forti di Montericco e di Batteria
Castello, che attualmente sono in avanzata fase di restauro, e che, una
volta ultimati, potrebbero rappresentare sotto tutti i punti di vista la
soluzione ideale per una struttura che per funzionare ha bisogno di spazi e
di servizi efficenti. «Non solo», aggiunge il vicesindaco Alberto Tabacchi,
«questa potrebbe essere la soluzione ideale anche dal punto di vista
economico perchè, essendo in via di ultimazione il recupero del forte di
Montericco, per accogliere la sede Unesco non sarebbero necessarie spese
aggiuntive. I lavori di recupero del forte di Montericco», prosegue
Tabacchi, «dovrebbero concludersi entro il 2010, quindi in tempo per
adattare la struttura anche alle esigenze della Fondazione Unesco». (v.d.)
1.600 firme per «salvare» Forte Marghera
la Nuova di Venezia — 01 marzo 2010
pagina 14 sezione: CRONACA
In 1.600, tra sabato e domenica, hanno firmato la
petizione lanciata associazioni che ruotano attorno a Forte Marghera,
per chiedere al Comune di fare marcia indietro e non cedere il
«gioiellino» militare del Campo trincerato di Mestre alla società
Impregilo, che ha presentato un project financing sui 15 ettari del
Forte. Le 15 associazioni che rendono viva l’area di pregio, durante il
weekend, hanno dato prova della loro creatività, grazie a dimostrazioni
pratiche e laboratori. In tanti si sono fermati per sottoscrivere il
«manifesto in difesa del forte e per la sua riprogettazione in forma
partecipata»: tra questi il candidato sindaco Renato Brunetta, il comico
Giobbe Covatta e il presidente di Mestre centro, Massimo Venturini. Ben
2.400 i depliant che sono stati distribuiti dai volontari e dagli
organizzatori. «Concordo sul fatto che il forte deve rimanere un luogo
aperto alla città - sottolinea Venturini -. Impregilo può andar bene,
non demonizzo i privati, ma lo spirito deve rimanere comunque questo».
Prosegue: «Poi però, c’è da porsi anche una domanda e cioè, il Comune ha
100 milioni di euro per metterlo a posto?». Venturini chiede a gran voce
che i finanziamenti della Legge Speciale siano destinati alla
sistemazione del Forte e più in generale alla città di Mestre. A
sostegno del comitato organizzatore e dello spirito dell’iniziativa,
Pierangelo Pettenò (Marco Polo System): «Questa - spiega - è una
protesta che vuol essere anche una proposta, perché indica come
soluzione il fatto di puntare ad un utilizzo del forte con il concorso
dei privati, ma sotto l’egida di una forte guida pubblica». Prosegue:
«Quel che sembra più strano, è la scelta da parte del Comune di
interrompere l’iter del concorso pubblico e scegliere un progetto di
finanza: sarebbero potute arrivare altre idee. Inoltre quanto presentato
manca di analisi economica, ambientale e di accessibilità. Nel frattempo
la Marco Polo System, che gestisce il forte, continua ad utilizzare
fondi della Comunità Europea per partecipare al bando». «Cui prodest?»
domanda. «Il paradosso è che il pubblico pagherebbe fior di milioni per
il disinquinamento e la bonifica per cercare poi un privato». La
soluzione caldeggiata dalle associazioni è un’altra ed è quella
ventilata da Ca’ Foscari. Rilancia Pettenò: «L’università potrebbe
utilizzare finanziamenti esistenti per creare il Politecnico delle arti,
un padiglione permanente che diventerebbe un pezzo di città da dedicare
alla formazione ed alla ricerca: in 5 anni, il progetto andrebbe in
porto». - (Marta
Artico) /
Dal deposito bici al museo delle fortificazioni
La Gazzetta di Mantova - 28 febbraio 2010
VIRGILIO. Per 50 anni il Comune di Virgilio avrà a disposizione il forte di
Pietole. Molte sono le possibilità di utilizzo prospettate dal demanio. Oltre ad
un centro amministrativo, infatti, sarà possibile realizzare un
deposito-noleggio bici, un museo delle fortificazioni, uno spazio esposizioni,
una sala polifunzionale. Il fortino potrebbe diventare, in effetti, un vero
punto di attrazione turistica, sia per la propria posizione strategica, sia per
l’appartenenza al sistema di fortificazioni del quadrilatero. (v.b.)
Come cambia il mestiere del militare
il Corriere delle Alpi — 26 febbraio 2010
pagina 29 sezione: PROVINCIA
PIEVE DI CADORE. Si concluderà domani, con la visita al centro storico,
l’esercitazione della “Multinational land force” che è in pieno svolgimento
in questi giorni nella zona di Monte Zucco. Originariamente l’esercitazione
congiunta tra militari di Ungheria, Slovenia e Italia avrebbe dovuto
svolgersi in val D’Oten; ma, per questioni di sicurezza, il comando del 7º
reggimento Alpini ha ritenuto opportuno spostarla a monte Zucco. Già nei
giorni scorsi, il reparto multinazionale aveva effettuato operazioni nel
bosco di Manzago e nei dintorni del forte di Col Vaccher, sul piazzale del
quale è stata stabilita la base operativa con il posto di comando. La
vicinanza con la caserma Calvi ha facilitato tutte le operazioni. Quella di
ieri è stata una giornata impegnativa, perchè sono stati sviluppati i
programmi precedentemente predisposti. E sono state invitate anche le
testate locali e nazionali. Accolti dal capitano Igor Piani, dal generale
Rossi, comandante della Brigata Julia, dal comandante del 7º, Fabio Maioli,
e dagli altri militari, i giornalisti sono stati dotati di elmetto e
trasportati sul luogo delle esercitazioni. Quì, dopo una breve colazione, è
stato presentato il programma della giornata, che ha visto anche una breve
ricostruzione storica del forte ormai diroccato. Le esercitazioni,
all’inizio, si sono sviluppate con la ricerca di persone rimaste sotto una
valanga, ritrovate grazie all’impiego dell’arva, e con il salvataggio di un
ferito trasportato sul punto d’incontro con il mezzo di soccorso da una
pattuglia di militari sciatori. La dimostrazione è poi proseguita con tre
operazioni di mimetizzazione totale, armi comprese, ed uno scontro a fuoco
con l’assalto ad un piccolo fortino. La soddisfazione per lo sviluppo
dell’esercitazione e per l’impegno dimostrato dai militari dei tre eserciti
è stata espressa dal
comandante
Maioli che, prima di rientrare in caserma, ha voluto ringraziare
personalmente tutti i suoi uomini, mettendo in evidenza come soldati di
lingue differenti siano stati capaci di lavorare molto proficuamente
insieme. -Vittore
Doro /
Caprera, futuro denso di incognite
la Nuova Sardegna — 21 febbraio 2010
pagina 09 sezione: OLBIA
LA MADDALENA. Maestosa sentinella del mare da molti
dimenticata, da altri maltrattata. La batteria di Punta Rossa dal 1886
osserva superba il mare, l’isola di Santo Stefano, Capo d’orso. Un pezzo
di storia, un simbolo di arte militare che cade sotto il peso del vento,
della pioggia, della mano dei vandali. La fortificazione sulla punta
estrema di Caprera è stata inserita in un progetto di restauro in vista
della Louis Vuitton cup. Ma la bufera sugli appalti per il G8 rischia di
travolgere i programmi del governo. L’ipotesi è restaurare il fortino
che si arrampica sulla scogliera di Punta Rossa, sottraendolo al
degrado. E adeguare le caserme militari a valle, fino a qualche anno fa
utilizzate dagli incursori della Marina italiana, a struttura di
accoglienza per i turisti in pellegrinaggio al museo di Garibaldi. Oggi
la batteria, nonostante la sua triste decadenza, conserva un fascino
magnetico. Impossibile credere che qualcuno, anni fa, pensò di
seppellire storia e arte sotto una colata di cemento per farci un hotel
a 5 stelle. All’ingresso della fortificazione, una rete sbarra
l’ingresso alle auto. È però possibile entrare a piedi in quell’area per
anni sottratta ai maddalenini. Nel piazzale sorgono diversi casermoni,
quasi tutti senza infissi, i tetti cadenti, le pareti scrostate. Le
poche porte rimaste cigolano spinte dal vento, rumore solitario insieme
con le onde che schiaffeggiano gli scogli. Stesso scenario di abbandono
per il fortino di pietra. Le stanze delle casermette sono state
pasticciate. Alle scritte militari “credere, obbedire, combattere” si
affiancano dichiarazioni d’amore, dediche, scritte razziste. Dentro le
costruzioni, senza tetti, porte o finestre, crescono alberi e piante.
Molte mura sono crollate. Qualcuno dice che i turisti rubino le pietre
come souvenir. «La batteria di Punta Rossa è una delle più antiche -
spiega Pierluigi Cianchetti, architetto e studioso delle antiche
fortificazioni isolane -. Fu costruita nel 1886 e ultimata nel 1890. Lo
stato in cui si trova oggi è in parte legato al degrado, in parte agli
agenti atmosferici, in parte alla mano dell’uomo. Quando perdemmo la
guerra l’intera batteria venne resa inutilizzabile. Vennero portati via
tetti, porte, finestre. Le costruzioni sulla banchina, anche se dello
stesso periodo del fortino, quindi di fine Ottocento, hanno subito meno
danni perché per anni sono state utilizzate dagli incursori della
Marina. I militari avevano sistemato alcuni capannoni per poter mettere
le brande. Altri sono stati lasciati come erano, senza tetto, perché
rendevano più realistiche le esercitazioni di guerra». Da tecnico
Cianchetti si dice d’accordo a un intervento di restauro. «Una
operazione di questo tipo è auspicabile. Servirebbe per fermare il
degrado - aggiunge - e per recuperare una opera d’arte». Ma nei
programmi in bilico per Caprera non c’è solo il restauro di Punta Rossa.
Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, prima di essere
travolto dalla bufera degli appalti sul G8, aveva annunciato il piano
anticendio per Caprera entro l’estate. Nonostante l’attenta azione di
sorveglianza dellla Guardia forestale, l’isola di Garibaldi resta a
rischio incendi. Il piano permetterebbe di posizionare in alcuni punti
strategici le bocchette per i vigili del fuoco. La riserva naturale non
sopravviverebbe a un rogo appiccato quando soffia il maestrale. A
rischio anche la vita delle persone. Nella selvaggia Caprera le strade
sono strette. Alcune sono in terra battuta. D’estate i turisti snobbano
il codice della strada e parcheggiano sui due lati delle vie. Si formano
così muraglie di lamiere che impedirebbero il passaggio dei mezzi dei
vigili del fuoco. Le fiamme avrebbero tutto il tempo per incenerire il
tempio naturalistico. Il problema si presenta identico sulla strada per
il museo di Garibaldi. Anche il compendio rientra tra i progetti dello
Stato in vista della Vuitton cup. Oggi la struttura si trova in
condizioni molto buone. La vecchia casa bianca, la stalla, il piazzale,
sono curati e ben tenuti, oggetto di restyling recenti. Ma il presidente
del comitato organizzatore dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Carlo
Azeglio Ciampi, ha chiesto di fare altri interventi di restauro e
migliorare l’accesso al museo. -Serena
Lullia
Nove gli itinerari da ammirare attraverso trincee, doline e postazioni di
cannoniere
Messaggero Veneto — 20 febbraio 2010
pagina 04 sezione: GORIZIA
LA MAPPA La proposta turistica del progetto Carso 2014 + si articola in
nove percorsi. Eccoli, nel dettaglio. Sito n. 1 Sacrario monumentale di
Redipuglia Storia: È il sito storico più noto della zona e il sacrario
monumentale più grande d’Italia, cimitero memoriale che raccoglie le
spoglie di 100.000 soldati che hanno combattuto nella zona durante la
prima guerra mondiale. L’opera è stata costruita dall’architetto Greppi
e dallo scultore Castiglioni e presenta alla base la tomba di Emanuele
Filiberto di Savoia-Aosta, comandante della 3ª Armata, cui fanno ala
quelle dei suoi generali. Segue la maestosa scalinata, formata da 22
gradoni su cui sono allineate le tombe dei caduti, che termina con la
cappella votiva ed il mausoleo dove sono esposti reperti dei militari
caduti. Di fronte, sul colle Sant’Elia, si trova il Parco della
Rimembranza, primo cimitero della Terza Armata, dove si cammina fra
cipressi e i cippi in pietra carsica con riproduzioni dei cimeli e delle
epigrafi che adornavano le tombe del primo sacrario. Per raggiungerlo in
auto: la zona è facilmente raggiungibile percorrendo la statale 305 che
da Fogliano Redipuglia porta a Monfalcone. Sito n. 2 Trincea delle
frasche Storia: situata fra Sagrado e San Martino del Carso la Trincea
delle frasche rappresenta una testimonianza di rilievo della prima
guerra mondiale. Punto nevralgico di battaglia, fu spesso oggetto di
attacchi assieme alla vicina trincea dei razzi e, da baluardo
austroungarico, divenne caposaldo italiano grazie alla presa della
Brigata Sassari, anche se in precedenza un grande contributo
all’espugnazione venne dato dalla Brigata Siena e da Filippo Corridoni,
che li perse la vita. Per raggiungerlo in auto: la Trincea è visibile
già dalla strada comunale che da Sagrado porta a Doberdò del lago
(direzione sud-est) ed è preceduta da un piccolo spiazzo di sosta. A
piedi: se si desidera fare una piacevole camminata fra la vegetazione
carsica si può partire dalla località di Polazzo e indirizzarsi verso
nord lungo i sentieri, anche segnati dal Cai (n. 77). Lungo il tragitto
si potrà incontrare il cippo Corridoni e l’area monumentale Brigata
Sassari. Sito n. 3 Area Cotici Storia: le alture di Cotici, che
sovrastano il Vallone e la piana di Gorizia, hanno rappresentato,
durante la Grande guerra, un baluardo tattico per le artiglierie
italiane a supporto delle fanterie impegnate alla conquista del Carso di
Comeno a difesa di Gorizia e delle alture immediatamente retrostanti
alla città. La cannoniera ivi ubicata è testimonianza attuale di tale
realtà. Per raggiungerlo in auto: da Gorizia, direzione Trieste, si gira
a destra per Gabria e ci si dirige a San Martino del Carso. Oltrepassato
l’abitato, si prosegue in direzione est, poi si incontra l’indicazione
Cotici inferiore dove si può parcheggiare vicino al cimitero. Si
prosegue a piedi seguendo le indicazioni dei siti storici. Sito n. 4
Area Brestovec Storia: posta sul balcone roccioso, estrema propaggine
orientale del San Michele, la cannoniera del Brestovec offre alla vista
l’intero Carso di Comeno. Lì trovarono posto 8 postazioni. A differenza
di quelle del San Michele, queste sono situate in un’unica galleria
suddivisa in 4 segmenti differentemente orientati. Ai lati corrono altre
gallerie, zone di deposito munizioni, posti di comando e di ricovero
degli inservienti. Per raggiungerlo in auto: la zona è raggiungibile in
auto da Gorizia, direzione Trieste, si gira a destra per Gabria e ci si
dirige a San Martino del Carso. Oltrepassato l’abitato, si continua
verso est, poi si incontra l’indicazione Cotici inferiore e si può
parcheggiare vicino al cimitero. Si prosegue a piedi lungo il sentiero
Cai 74 direzione monte Brestovi e superato il monte si arriva alla
cannoniera. Sito n. 5 Area Cosich Storia: fino alla sua conquista il
Cosich era considerato il pilastro angolare del fronte meridionale e
cerniera di collegamento tra l’altopiano di Doberdò e il Carso di
Monfalcone, diviso in un caposaldo fortificato sbarrato da 2
fortificazioni. In entrambe, l’artiglieria da campagna era sistemata in
modo tale da poter incrociare il fuoco. L’attività bellica degli
italiani, almeno per le primissime fasi della battaglia, si esplicò
soprattutto attraverso il bombardamento e il Cosich rimase in mani
austriache fino alla conquista italiana del San Michele. Per
raggiungerlo in auto: l’area è raggiungibile da Monfalcone seguendo le
indicazioni per Doberdò. Si raggiunge il rione di Selz e, al centro del
paese, si gira a destra seguendo indicazioni del centro ippico o centro
Konvert. Si parcheggia al centro ippico stesso e si prosegue a piedi
seguendo indicazioni monte Cosici-Cosich. Sito n. 6 Area fortificata Nad
Logem Storia: nel 1916 fu un’area strategica per l’esercito
austroungarico fino alla conquista italiana di Gorizia. Situata sul
confine con la Slovenia, la fortificazione è ubicata nel primo spalto
del Carso di Comeno. Dalla caverna posta sul lato destro della
scalinata, si intravede la strada che portava al complesso e che si
raccordava alla strada percorsa per raggiungere il sito. Per
raggiungerlo in auto: da Gorizia verso Monfalcone, dopo la frazione di
Gabria, c’è una strada agricola sulla sinistra dove c’è una piccola zona
di sosta. Il percorso deve continuare a piedi lungo un sentiero agricolo
(Cai 79 direzione est) da cui, dopo circa 600 metri, si dirama l’accesso
alla zona fortificata. Sito n. 7 Castellazzo – Doberdò del Lago Storia:
I castellieri sono antichi insediamenti preistorici difensivi, lontani
dal mare, posti su alture, a protezione degli assalti: sono dei veri e
propri rifugi fortificati. Quello di Castellazzo è il più alto dei sei
castellieri isontini. Costruito in pietra, è di forma circolare e, in
epoca romana dal III al II secolo a.C., fungeva da torre difensiva della
linea Aemona Aquileia. Abbandonato dopo le scorrerie di Attila (452
d.C.) divenne dimora di pastori. Per raggiungerlo in auto: da Doberdò si
seguono le indicazioni per il centro visite Gradina, porta di accesso
alla Riserva naturale dei laghi di Doberdò e Pietrarossa. Il centro è
dotato di un ampio parcheggio e area di ristoro, da cui si può partire,
a piedi, per ammirare le bellezze naturalistiche del Carso e per
raggiungere Castellazzo Gradina (Cai 77). Sito n. 8 Dolina dei
Bersaglieri Storia: situata nei pressi del monte Sei Busi fra Redipuglia
e Ronchi, è un sito storico secondario, ma non per questo meno
importante per il fronte italiano durante la prima guerra mondiale. È
testimonianza della guerra, ma anche ospedale da campo e luogo di riposo
eterno, testimoniato dal ritrovo di una grande effigie di Cristo
incastonata in una croce. Per raggiungerlo in auto: dalla strada statale
305 dopo il sacrario di Redipuglia - direzione Monfalcone, si svolta a
sinistra superando la ferrovia. Prima della sommità del sacrario si gira
ancora a destra e, percorrendo la strada (in parte sterrata), si
raggiunge un ampio parcheggio in prossimità della dolina. Sito n. 9
Monte San Michele Storia: il monte più alto del Carso goriziano venne
conquistato nell’agosto del 1916 dopo numerosi attacchi da parte del
contingente italiano. Ai piedi della balconata, dalla quale i soldati
austro-ungarici dominavano la valle dell’Isonzo e tenevano sotto
controllo Gorizia, si trova la trincea di prima linea italiana sulla
quale i reparti austro-ungarici liberarono i gas all’alba del giugno
1916. Delle cannoniere del Carso quella del San Michele è oggi la più
conosciuta e nota turisticamente. Per raggiungerlo in auto: da Gorizia –
direzione Sagrado – si arriva in località Peteano e si svolta a
sinistra, sotto la ferrovia. Si seguono le indicazioni per l’area
monumentale di San Michele del Carso. Un ampio piazzale consente il
parcheggio e la visita a piedi del museo e dei reperti bellici.
Boom di pic-nic a forte Gazzera
la Nuova di Venezia — 18 febbraio 2010
pagina 23 sezione: CRONACA
GAZZERA. Diciottomila presenze nell’area pic-nic di
forte Gazzera nel 2009. E 2.500 visite guidate nella parte interna. I
numeri del successo dell’ex postazione militare di via Brendole sono
questi, dati importanti che però devono fare i conti con difficoltà
logistiche ancora presenti all’interno del complesso nato tra 1883 e
1887 all’interno del campo trincerato di Mestre. I bagni, ad esempio.
Sono tre in corso di realizzazione, che dovrebbero servire l’intera
area. Da una parte quelli del Comitato di gestione di forte Gazzera,
l’associazione di volontari che opera all’interno del complesso, si
godono il risultato dell’anno passato, dall’altra non nascondono le
perplessità per quello che potrà succedere a breve. Il punto di partenza
sono quei 18.000 che hanno scelto per il pic-nic lo spazio che si trova
nell’area immediatamente antistante l’ingresso della parte interna del
forte. Presenze documentabili attraverso le prenotazioni arrivate al
Comitato, un flusso che tra l’altro non va distribuito nell’arco di 12
mesi, ma in un periodo più breve, legato alla bella stagione, da aprile
ad ottobre. Il dato dei 18.000 aficionados del pic-nic in via Brendole,
però, è solo uno degli aspetti del successo di forte Gazzera. Le visite
guidate al forte, in programma a scadenze fisse come la prima domenica
di ogni mese e altre ricorrenze speciali, sono state scelte da 2.500
persone, dato questo facilmente ricavabile dal registro che il Comitato
di gestione fa firmare ai visitatori. Ma la questione principale è
quella dei 18.000 che hanno optato per forte Gazzera per il loro
pic-nic. «Se consideriamo gli anni 2007 e 2008 - spiega Graziano Fusati,
presidente del Comitato di gestione - la crescita di presenze nella sola
area pic-nic è stata altissima e si attesta attorno al 50%. E le
prospettive per il futuro non sono da meno. Ci sarà un altro incremento:
ce ne stiamo rendendo conto dal numero di prenotazioni, tanto che saremo
costretti a dotarci di altri due barbecue da aggiungere a quelli già
presenti per fare fronte alla domanda che stiamo ricevendo. È per questo
motivo che la presenza futura di soli tre bagni ci lascia abbastanza
perplessi». Insomma, da una parte cresce l’utilizzo dell’intero
complesso, dall’altra i mezzi per fare fronte a questa crescita non
sembrano essere adeguati a chi opera nella ex postazione del campo
trincerato di Mestre. C’è poi un altro particolare: da qualche tempo il
Comitato di gestione non ha più il supporto delle persone inviate in via
Brendole dalla cooperativa «Città del sole», realtà che segue soggetti
in difficoltà. «Ci hanno spiegato - sottolinea sempre Fusati - che non
essendoci fondi da parte del Comune non era più possibile da parte loro
inviare un ragazzo a forte Gazzera». Perdita non da poco, specie se si
considera che chi da tempo fa molto per salvaguardare il forte è
soprattutto un gruppo di pensionati, ai quali il supporto di un paio di
braccia giovani gioverebbe. In ogni caso, in via Brendole si continuano
le attività e si sta già preparando il calendario degli eventi del 2010.
Nel corso dell’anno, infatti, Forte Gazzera ospita una serie di
manifestazioni, tra le quali ad esempio uno spettacolo di fuochi
pirotecnici il giorno del Redentore e la festa di Halloween, punto di
riferimento per tutto il quartiere. - (Maurizio
Toso) /
Dove la storia è spettacolo
la Nuova di Venezia — 12 febbraio 2010
pagina 27 sezione: CRONACA
BORGO FORTE. Forte Carpenedo può essere appellato
il «forte delle associazioni», tante sono le iniziative che gruppi e
realtà associative organizzano durante tutto l’anno nel bastione
militare. Situato in una laterale di via Vallon, il gioiellino militare
costituisce, assieme ai gemelli Gazzera e Tron, il nucleo originario del
campo trincerato di Mestre. Da anni il bastione è affidato alle cure del
«Gruppo d’iniziativa per la salvaguardia e l’utilizzo pubblico di forte
Carpenedo», chiamato «La Truppa». Oltre una trentina di volontari che si
occupano chi delle visite, chi del punto ristoro, dell’organizzazione
delle numerose manifestazioni. Il programma 2010 è ricco: ad aprire il
cartellone è la Festa di primavera, che si tiene a fine marzo ed è
quest’anno anticipata dalla festa dei fumetti, fortemente voluta da un
gruppo di giovani appassionati. La stagione teatrale sarà dedicata a
Silvano Padoan, attore della compagnia Mondo Novo, mancato lo scorso 9
gennaio e molto legato all’organizzazione. Tornerà l’appuntamento con i
mondiali di calcio, la festa di Yovò per il Togo, le iniziative legate
all’anniversario della Liberazione il 25 aprile e la cosiddetta
«staffetta dello spritz». E c’è la festa di Pasquetta con la caccia al
tesoro per i bambini, il Redentore, la festa della vendemmia. Ben 33 le
iniziative in programma. Le associazioni che ruotano attorno al forte
sono oltre una decina, da Mani Teste agli apicoltori e Terra e Acqua. Ci
sono due gruppi teatrali (Teatro in Folle e Mondo Nuovo). A forte
Carpenedo si allena il Gruppo cinofilo della Protezione civile ed ogni
estate gli Astrofili Veneti tengono almeno tre appuntamenti. Tra le
iniziative che più piacciono la gara di tiro con l’arco con tanto di
ricostruzione storica medievale, il 20 giugno. L’associazione esiste
dal 1995, la nuova gestione opera da 6 anni. La Truppa ha, inoltre,
firmato un protocollo con i Servizi sociali. Il forte è anche sede del
centro di educazione ambientale del Comune. «Quel che ci sentiamo di
rimarcare - sottolinea Francesco Cavallin, della «Truppa» - è che questo
patrimonio perché continui a vivere ha bisogno di un intervento da parte
del Comune, che deve considerare i forti come una risorsa, non come un
peso. Il Comune non investe un euro. Noi collaboriamo con la
Municipalità, che ci aiuta finanziando le attività di spettacolo, ma è
la struttura storica che dev’essere presa in mano. La parte ambientale
si sta depauperando. Vogliamo che finanziamenti per i forti vengano
indirizzati non tanto per installare parchi giochi e giostrine, ma per
recuperare la struttura vera e propria. Questo è il forte più vincolato
- prosegue Francesco Cavallin - l’area Sic è molto vasta: abbiamo
chiesto che venisse scavato il fossato perimetrale interrato, per
impedire intrusioni da parte di auto. Accade anche che il forte di notte
sia utilizzato per attività come lo spaccio». - Marta
Artico
la Nuova di Venezia — 07 febbraio 2010
pagina 44 sezione: GIORNO/NOTTE
ON LINE Il Campo trincerato E’ on line l’Archivio
fotografico del Campo trincerato di Mestre, come sezione dell’Album di
Venezia. Le immagini si possono visionare all’indirizzo internet
www.albumdivenezia.it. L’Archivio attualmente è composto di circa
duecento documenti riguardanti i Forti di Marghera, Carpenedo, Gazzera,
Bazzera, Mezzacapo, Pepe, Tron, Cosenz, Rossarol, Poerio (Mira) e
Sirtori (Spinea). Il progetto dell’Archivio del Campo trincerato di
Mestre ha come obiettivo la raccolta e la diffusione di documenti e
informazioni sul patrimonio storico, ed è stato realizzato grazie alla
collaborazione delle associazioni di volontariato che gestiscono i
Forti. E’ possibile, sempre dal sito www.albumdivenezia.it, contribuire
a far crescere l’Archivio, mettendo a disposizione fotografie, filmati,
immagini, documenti, e tutto ciò che rappresenta una testimonianza del
passato o del presente dei Forti del Campo trincerato di Mestre. QUERINI
Viaggio nel Settecento Oggi alle 15 in Querini, laboratorio didattico
dedicato ai dipinti di Gabriel Bella e appartenenti alla collezione
della Fondazione. Vissuto nel Settecento, Bella racconta i costumi, le
usanze, le feste, le cerimonie, che caratterizzano la vita veneziana ai
tempi della Serenissima. Prendendo spunto dalle opere che hanno come
tema il gioco, ai giovani partecipanti verranno spiegati alcuni modi
tipici con cui i veneziani dei secoli scorsi si divertivano. Nella fase
pratica le vedute del Bella saranno trasformate in spazi per nuovi
avventurosi viaggi. Indicato dai 6 agli 11 anni, prenotazioni in
biglietteria 041.2711487. NOALE Gran finale degli scacchi Ultima
giornata di sfida, oggi, per il 3º Torneo internazionale di scacchi
Città di Noale Memorial Paolo Szabados. Doppio il cartellone, con un
torneo maggiore, l’Open A, per i maestri, tra i quali alcuni forti
giocatori provenienti dall’Italia e dall’estero, veri professionisti; e
un Open B, aperto al maggior numero di scacchisti fino alla categoria di
candidato maestro. La manifestazione si svolge nella Sala degli Scacchi
dell’Hotel Due Torri-Tempesta e sarà proiettata su schermi esterni tra
le due piazze, in diretta nel pomeriggio. Il Torneo è organizzato
dall’Associazione Dilettantistica Scacchi Novalis, presieduta da Marco
Vianello ed è arbitrato da Alberto Fabris e Giovanni Minei. SAN GIOBBE
Ricordando fra’ Zuccolo Oggi al patronato di San Giobbe si celebrano due
importanti avvenimenti: il 50º anniversario della morte di fra’ Giovanni
Zuccolo, evento particolarmente significativo per tutti coloro che lo
hanno conosciuto e che hanno ereditato i suoi insegnamenti, e l’annuale
convegno dei «Vecchi amici», che raggiungono i 50 anni di attività.
Inoltre, assieme al Gruppo sportivo Tre Archi, sarà festeggiato il
Sangiobbino dell’anno. La cerimonia inizia alle 10 con la commemorazione
ufficiale di fra’ Zuccolo e un omaggio musicale; alle 11.30, la messa
presieduta dal Patriarca Angelo Scola. Nel pomeriggio alle 16 nella sala
del teatro sarà proclamato il sangiobbino dell’anno; quindi spettacolo
con il coro «La Barcarola» con un intermezzo di poesie e canzoni del
confratello Piero Zampato, dedicate a Fra Giovanni.
È stato costruito nel 1907
la Nuova di Venezia — 03 febbraio 2010
pagina 23 sezione: CRONACA
TESSERA. Stando al piano del 1880, doveva
essere l’unico forte della terraferma mestrina. Forte Rossarol, che
si trova in via Pezzana, laterale di via Triestina vecchia, a
Tessera, fu costruito nel marzo del 1907. È il più atipico e allo
stesso tempo originale dei bastioni militari che fanno parte del
campo trincerato della terraferma mestrina. È costruito su due
piani, al piano inferiore erano situati gli alloggi per la vita di
truppa, i magazzini per i viveri e le munizioni nonché il gruppo
idrogeno. Al secondo piano ci stavano invece i quattro pozzi dei
cannoni. Lo spazio attorno al forte è molto ampio e, in qualche
caso, vi hanno trovato rifugio anche alcune specie di animali che ci
vivono in tutta tranquillità. L’area del gioiellino militare,
affidato dal Demanio al Comune, è gestita dal Centro di solidarietà
«Don Milani» di Mestre, che vi ha realizzato il Villaggio Solidale
(nella foto), a cura di don Franco De Pieri. (m.a.)
L'ex polveriera sarà un parco
Messaggero Veneto — 01 febbraio
2010 pagina 07 sezione: GORIZIA
Utilizzare l’area dell’ex caserma Pecorari
per ampliare la zona artigianale-industriale e trasformare la
polveriera in un parco: è questa la duplice proposta avanzata
dal consiglio circoscrizionale di Lucinico nel corso
dell’annuale assemblea pubblica, promossa ieri mattina al centro
civico. Dall’incontro non sono emerse solo idee, ma anche novità
sui lavori che interesseranno a breve il paese: entro il 2010
sono previsti l’avvio dei lavori per la variante alla statale 56
e il completamento del primo lotto per l’ex scuola elementare,
inoltre potrebbe essere rimessa a nuovo via Udine. Nella sua
relazione il presidente del parlamentino, Giorgio Stabon, ha
parlato a lungo delle aree ex militari: «Per la polveriera
torniamo a sollecitare un suo riutilizzo come parco, in analogia
a quanto fatto per la Subida a Cormòns. Il progetto si
inserirebbe in modo coerente nelle iniziative di valorizzazione
di sentieri, trincee e opere militari del Calvario, intervento
che ha già ottenuto un finanziamento comunitario. Non si
dimentichi, poi, il recupero della casa di via degli Eroi, la
cjasa del maresial. Per l’ex caserma Pecorari sollecitiamo
l’amministrazione perché richieda alle autorità competenti il
trasferimento tra i suoi possedimenti». Il presidente ha poi
avanzato una proposta concreta: «Nel ribadire la nostra assoluta
contrarietà al carcere, ribadiamo che recentemente abbiamo
espresso parere favorevole alla destinazione quale area
commerciale-artigianale, su sollecitazione di un importante
magazzino di impianti termoidraulici di via Udine, che vorrebbe
ampliarsi. È questa una risposta alle proposte del Comune di
Mossa e della Camera di commercio per allargare la zona
industriale sul territorio lucinichese: per le esigenze delle
aziende locali l’area della caserma sarebbe sufficiente, senza
espropriare ulteriori terreni agricoli già oggetto di costosi
interventi da parte dell’Agro isontino». Stabon ha preso atto
delle opere che sono state realizzate nel 2009, cioè
l’asfaltatura delle vie Visini, Planiscig e Rivoli, il
parcheggio di via Bersaglieri, la costruzione delle fognature in
alcune strade, la messa in sicurezza di via Romana e i lavori
alla materna Boemo. A rassicurare il consiglio circoscrizionale
e i lucinichesi sull’attenzione che sarà riservata al quartiere
è stato il presidente del consiglio comunale, Rinaldo Roldo.
«Nel piano delle alienazioni non è stato inserito il centro
civico, anzi il sindaco Romoli mi ha detto di garantirvi che la
struttura resterà il centro di aggregazione del paese e sarà
oggetto dei necessari interventi di manutenzione. Entro il 2010
inizieranno i lavori per la variante alla 56, inoltre è partito
l’iter per fare dell’ex scuola elementare la sede delle
associazioni. Abbiamo 430 mila euro per il primo lotto,
comprendente i lavori al tetto, a una parte del piano rialzato e
la messa in sicurezza antisismica, interventi che speriamo siano
conclusi entro l’anno. C’è inoltre la possibilità che sia
rifatta via Udine». Francesca Santoro
Grande Guerra, un archivio di mille foto del
fronte austriaco donato al Museo di Rovereto
28 gennaio 2010
Immagini che documentano il
fronte austriaco dal Pasubio alle Tre Cime di Lavaredo, la
visita dell'imperatore Carlo I d'Austria al fronte, la vita
quotidiana dei Kaiserjaeger (gli alpini austriaci), scorci di
città e paesaggi, bombardamenti, profughi. E' un archivio di
grande valore storico e documentale quello che le Casse rurali
della Vallagarina hanno acquistato da un privato e donato al
Museo della guerra di Rovereto: un migliaio di foto inedite con
gli album del generale Roth, comandante del XIV Corpo d'armata
austriaco.
La città «verde» si presenta
la Nuova di Venezia — 25 gennaio
2010 pagina 14 sezione: CRONACA
Quattro punti della città, dal Palaplip di
Carpenedo alla sede Veritas di via Dante, per la prima giornata
ecologica, celebrata ieri a Mestre senza il tradizionale
appuntamento con il blocco del traffico. In primo piano
l’attività delle associazioni ambientaliste, per la tutela degli
animale e la tutela storica della città e progetti interessanti
come il nuovo servizio Civile ambientale, il censimento del
verde nei forti, tante informazioni e nuove tecnologie di
risparmio energetico. «E’ stata una giornata positiva e
interessante. La gente ha visitato gli stand ma molti sono
rimasti a casa per il gran freddo e questo nonostante l’assenza
del blocco del traffico. Positiva la scelta di organizzare le
iniziative in quattro sedi al coperto. In passato, a causa del
maltempo, si mandavano in fumo eventi che costavano anche 20
mila euro», ha commentato ieri l’assessore comunale all’Ambiente
Pierantonio Belcaro. Particolarmente affollato il Municipio di
Mestre dove ieri mattina è stata presentata dalla Fondazione
Benetton la «Kriegskarte», carta militare del Ducato di Venezia
del 1798, donata in copia al Comune. Al Candiani le attività
sulle Tegnùe sono state particolarmente seguite, grazie a video
e diaposite. Da aprile, dopo il posizionamento delle boe, sarà
possibile iniziare le immersioni degli appassionati di questo
splendido tesoro marino e la novità ha destato l’interesse di
molti gruppi sub cittadini. L’assessore Belcaro ha partecipato
alle iniziative nelle quattro sedi (Palaplip di Carpenedo,
Municipio di Mestre, sede Veritas di via Dante e centro
culturale Candiani) presentando tra l’altro il progetto di
Servizio civile per il verde pubblico e i forti del campo
trincerato. Il settore Ambiente del Comune ha ottenuto da
novembre di poter aumentare il personale, con due giovani del
Servizio civile per attività di informazione e tutela del verde
cittadinio. I gruppi La Salsola e WWF nel pomeriggio hanno
presentato il loro progetto per una oasi nell’isola di Campalto.
Durante la giornata è stato presentato anche il censimento del
verde nei forti del Comune, con la presenza degli ispettori di
Veritas. Ieri, nonostante non ci fosse il blocco del traffico,
Actv ha partecipato alla domenica ecologica concedendo ai
mestrini la possibilità di muoversi tutto il giorno con gli
autobus del sistema urbano, utilizzando il biglietto Ecobus 24,
al prezzo di 1,70 euro. La domenica ecologica verrà riproposta
dall’amministrazione comunale anche nella giornata del 21
febbraio e in quella occasione ci sarà invece il blocco della
circolazione veicolare a Mestre. - (Mitia
Chiarin)
Tron inaccessibile da 4 anni
la Nuova di Venezia — 21 gennaio 2010
pagina 25 sezione: CRONACA
MARGHERA. È una storia che gira al contrario
quella di forte Tron, postazione dell’ex campo trincerato di Mestre
presente nell’area di via Colombara. Se in altre parti si è
registrato un processo di abbandono, la consegna al Comune e
l’utilizzo della collettività, al Tron è successo qualcosa di
totalmente differente: da quando, circa 4 anni fa, è terminata
l’operazione di bonifica dell’area, dentro una struttura che in
passato aveva ospitato un percorso educativo sostenuto dalla
Provincia, non è più entrato nessuno, se si esclude chi aveva
occupato abusivamente il forte, sfruttandolo come «deposito» per la
sua attività di raccolta rifiuti. Il sogno per il futuro? Sfruttare
le caratteristiche ambientali della postazione di artiglieria, già
punto di riferimento per colonie di uccelli migratori. Forte Tron è
un esempio delle postazioni difensive nate a ridosso degli anni ’80
del XIX secolo. Gemello dei Gazzera e Carpenedo, si estende su
un’area di 12 ettari ed è stato realizzato negli anni che vanno tra
il 1887 e il 1890, quando venne consegnato. Come tutto il campo
trincerato di Mestre, si dimostrò di fatto obsoleto già nel 1915,
nei giorni successivi all’entrata nella Grande Guerra dell’Italia.
La storia più recente vede il forte, ancora proprietà del demanio
militare che deve girarlo al Comune, punto di riferimento per un
progetto paesaggistico ambientale della Provincia, con l’area
gestita dalla cooperativa Limosa: un’idea che funzionava, tanto che
il Tron era diventato per un decennio meta fissa per le visite di
scuole di tutta la provincia. Questo fino a 4 anni fa, quando inizia
l’operazione di bonifica in profondità, operazione indispensabile
prima del passaggio di una ex base militare a un’amministrazione
locale. E qui il meccanismo virtuoso si inceppa. Prima qualche danno
durante la bonifica, ad esempio quelli subiti (e poi riparati) dal
ponticello, poi l’occupazione abusiva del complesso. Risultato, ora
c’è una ferma opposizione alla consegna del forte al Comune così
come è, senza prima un’operazione di ripulitura generale di tutta
l’area. Per il passo successivo, quello di una riapertura del forte
alla collettività, tra l’altro è già pronto un soggetto a prendersi
carico della gestione del Tron, ovvero l’associazione «Amici del
forte Tron». E l’idea di caratterizzazione per il forte, principio
base per la riqualificazione dell’intero sistema dell’ex campo
trincerato di Mestre, è quella di ritornare all’antico: trasformare
il forte in quello che in parte già è, un’oasi naturalistica di
grande pregio che al suo interno ospita anche un laghetto.
Riprendere, insomma, quel percorso durato dieci anni e interrotto
con la bonifica in profondità di qualche anno fa. - (Maurizio
Toso)
Il «Pepe» inghiottito dagli arbusti
la Nuova di Venezia — 20 gennaio
2010 pagina 23 sezione: CRONACA
TESSERA. All’interno del territorio della
Municipalità ci sono 4 quattro forti militari che rappresentano
un’immensa ricchezza per il territorio. Due di questi, Rossarol
e Bazzera, si trovano a Tessera, un terzo (Cosenz) sta tra
Favaro e Dese, il quarto, forte Pepe, è stato costruito a Ca’
Noghera. Forte Pepe. Si trova lungo la Triestina, poco prima
del cavalcavia che poi conduce al Montiron. Del Campo trincerato
di Mestre è forse il presidio militare messo peggio: è talmente
ben nascosto e mimetizzato nel verde che, se non fosse per un
cartello sbiadito che ne indica il nome, verrebbe inghiottito
dagli arbusti cresciuti in questi anni. Non solo il forte non è
visitabile, ma cercare di entrarvi è molto arduo, vista la
massiccia presenza di arbusti e rovi. Si tratta della punta
avanzata dello schieramento realizzato a ridosso della Prima
guerra mondiale, a potenziamento del campo trincerato
ottocentesco. È di proprietà del demanio militare. La posizione
è strategica perché era stato realizzato per dominare tutta la
campagna: il Montiron, lo sbocco del Dese, il Silone e ancora la
laguna di Murano. Il suo plusvalore è di confinare con il sito
archeologico di Altino. Proprio per questo, nelle intenzioni del
Comune e della Soprintendenza è sempre stata avanzata l’ipotesi
di riutilizzarlo come struttura al servizio del Parco
archeologico della Laguna Nord. Attualmente però, è ancora
abbandonato tra le erbe alte. Forte Bazzera. La polveriera
Bazzera, unica rimasta intatta del Campo trincerato, è l’esempio
riuscito di un forte concesso dal Demanio al Comune e
dall’amministrazione alle cure premurose di una associazione, in
questo caso il Ccrt, il Comitato Ricreativo culturale di
Tessera. Il gruppo in questione non solo se ne occupa, ma fa sì
che il maggior numero di visitatori possa farci un giro e
rendersi conto di com’è stato pensato e delle sue immense
risorse. Forte Bazzera è, infatti, un luogo vivo, dove si
svolgono incontri, ritrovi, feste, ma anche momenti culturali di
spessore. La sua particolarità è quella di essere un’isola
circondata dall’acqua che guarda lo sky-line di Tessera:
incastonato tra i canali Bazzera ed Osellino, per accedervi si
deve attraversare un ponticello. Di recente ha subito un
restauro importante, che ha portato a rimettere in sesto gli
edifici che si trovano all’interno dell’isola dell’ex
polveriera. In estate, all’interno del forte, si svolge la
rassegna estiva della Municipalità: rappresentazioni teatrali
piuttosto che serate divertenti dedicate a qualche filone
comico. Da qualche anno il gioiellino militare sta diventando
sempre più il sito ideale per manifestazioni musicali, come il
Venice Airport Festival, dedicato al rock alternativo. Lo scorso
settembre, per la prima volta, un altro appuntamento di nicchia,
il «Disco-nnect Music Festival», è sbarcato a Tessera il fine
settimana del 4-5 settembre, catalizzando migliaia di ragazzi e
ragazze. Sempre all’interno dell’isola del forte si svolge ogni
anno la «Sagra dea sbrisa», mentre in febbraio arriva il circo
con decine di caravan. Ma è anche un luogo di ritrovo per gli
anziani, per chi ha voglia di pescare e per chi ha voglia di
prendere un po’ d’aria e fare una passeggiata. - (Marta
Artico)
Domenica ecologica senza blocco del traffico
la Nuova di Venezia — 19
gennaio 2010 pagina 17 sezione: CRONACA
Prima giornata ecologica del 2010
domenica prossima 24 gennaio, ma senza blocco del traffico.
Decisione assunta, spiega l’assessore all’Ambiente
Pierantonio Belcaro, «perché i dati della qualità dell’aria
indicano un miglioramento delle condizioni ambientali. Per
questo si è deciso un solo blocco del traffico, nella
giornata del 21 febbraio». E Primarie del centrosinistra
salve, quindi. Domenica prossima le auto potranno circolare
senza limitazioni, ma i cittadini, se vorranno, potranno
utilizzare l’autobus sfruttando l’opportunità del biglietto
Ecobus 24. Al prezzo di 1,70 euro si possono usare per
l’intera giornata i mezzi pubblici Actv di terraferma
(esclusi i trasferimenti da e per Venezia). «Ci facciamo in
quattro per l’ambiente», il titolo di questa edizione della
domenica ecologica, che prevede iniziative tra le 10 e le 18
in quattro diversi punti della città: il Palaplip di
Carpenedo, il Municipio di Mestre, la sede Veritas di via
Dante e il centro culturale Candiani. Ma sono i dati
ambientali del 2009, diffusi ieri dall’assessore
all’Ambiente, a far la parte del leone alla presentazione
dell’iniziativa. Dalle 172 giornate di sforamento dei valori
del Pm10 (polveri sottili) del 2006 si è passati nel 2009 a
92 giornate (che diventano 60 se si esaminano le diverse
modalità di calcolo dei dati delle centraline utilizzati in
altre città, precisa Belcaro). Si è comunque sempre sopra le
35 giornate di limite poste dall’Unione Europea ma mentre
nel resto del Veneto si andrà domenica al fermo delle auto,
a Mestre si tira un sospiro di sollievo. La linea attuata
nel 2009 dalla giunta Cacciari è confermata: dopo il no alla
riedizione delle targhe alterne, si riducono anche i blocchi
domenicali del traffico. «Merito dei benefici effetti del
Passante che ha svuotato la tangenziale», dice l’assessore.
Le giornate di superamento dei valori dell’ozono sono scese
dalle 78 del 2006 alle 39 del 2009. Dati positivi arrivano
dal controllo dell’elettrosmog (tutte le antenne sono sotto
i limiti di emissioni). Sul fronte bonifiche, 96 gli
interventi, di cui 39 conclusi e 52 ancora in corso mentre
sono stati numerosi gli interventi per l’educazione,
l’informazione ambientale e l’igiene del territorio, oltre
che la tutela degli animali. Il patrimonio verde cittadino
oggi si estende su oltre tre milioni di metri quadrati.
Quattro spazi domenica racconteranno iniziative, progetti e
l’attività di Comune e associazioni sul fronte ambiente. Al
Palaplip esposizione di tecnologie per il risparmio
energetico e presentazione di iniziative come le «strade in
buona luce»: le vie Manin, Mestrina e Olivi vengono
illuminate ora da lampadine a led o a basso consumo. Alla
sede Veritas si parla di gestione dei rifiuti. Alle 16 la
presentazione del censimento del verde pubblico. Al
Municipio di Mestre spazio ai forti del campo trincerato e
alla consulta per l’ambiente. Alle 11 viene presentata dalla
Fondazione Benetton la «Kriegskarte», carta militare del
Ducato di Venezia del 1798, che sarà donata in copia al
Comune. Al Candiani le attività sulle Tegnùe e iniziative di
Lipu e Wwf. Sabato anteprima con il dibattito sulla
ciclabilità al Candiani voluto dall’assessore Mingardi e
l’esposizione di cicli e servizi innovativi come il «Bike
sharing». (m.ch.)
Guerra e pace , progetti con il Museo di Verdun
Messaggero Veneto — 19
gennaio 2010 pagina 15 sezione: CULTURA - SPETTACOLO
di FULVIO SALIMBENI Se c’è un ateneo
che non si considera una sorta di “torre eburnea”,
chiusa in sé stessa e dedita solo alla mera
speculazione, esso è quello di Udine, nato al servizio
del Friuli e dall’inizio fedele a tale vocazione,
cercando di sviluppare sempre più i rapporti con il
territorio e con le altre istituzioni culturali ivi
operanti. Riprova di ciò, a poca distanza dalla
presentazione pubblica della magnifica monografia su
Ampezzo nel Novecento (di cui a suo tempo s’è parlato in
questa pagina), è la stipula, il 14 gennaio scorso,
d’una convenzione quadro con il Military Historical
Center (MHC) «per studi e ricerche sulla storia militare
regionale, per la valorizzazione turistico-culturale
delle strutture fortificate e per iniziative di
educazione alla pace». L’accordo con tale associazione,
fondata nel 2001 da Roberto Machella, che ne è tuttora
il presidente e l’infaticabile animatore, verrà
presentato ufficialmente venerdì prossimo, alle 15,
nella sede udinese della Regione, con la partecipazione
del rettore, professoressa Cristiana Compagno,
dell’assessore regionale alla cultura, Roberto Molinaro,
e del direttore del museo “Le Memorial de Verdun”,
perché il progetto non intende affatto proporsi in
termini localistici, aprendosi, com’è nella vocazione
universitaria, a una dimensione internazionale, ciò
tanto più quando si parla, in prima istanza, della
Grande Guerra, il tragico evento che ha segnato in
profondità il Novecento e che, coinvolgendo quasi tutta
l’Europa, ha lasciato tracce indelebili -
fortificazioni, cimiteri, sacrari militari (Aquileia,
Redipuglia, Oslavia) - pure tra le Alpi e l’Adriatico,
il Piave e l’Isonzo. Per meglio intendere la portata di
tale iniziativa, si ricordi che in questo periodo cade
il 150° anniversario d’un biennio cruciale per la storia
nazionale, quello del 1859-1861, che comprende
l’alleanza franco-sarda contro l’Austria nella seconda
guerra d’indipendenza, la spedizione dei Mille e la
proclamazione del Regno d’Italia, donde l’istituzione di
comitati per la celebrazione di tali ricorrenze, a ciò
aggiungendosi l’imminente centenario del primo conflitto
mondiale (1914-1919, comprendendo anche l’anno dei
trattati di pace). Tutto ciò spiega la presenza del
direttore del museo francese, dato che scopo delle parti
contraenti della convenzione è quello d’impostare un
programma di serie manifestazioni culturali, che
facciano meglio conoscere i luoghi in cui s’attuò il
suicidio della civiltà europea - a Verdun in pochi mesi
del 1916 francesci e tedeschi persero quasi un milione
di uomini! - non per mera curiosità erudita, bensì quale
introduzione a un non retorico discorso sulla follia
della guerra e a un’autentica educazione alla pace, un
obiettivo, questo, per il quale l’ateneo friulano è
specificamente attrezzato. Nel suo seno, infatti, da
ormai un quinquennio opera il Centro interdipartimentale
di ricerca sulla pace “Irene”, voluto dal professor
Luigi Reitani, oggi assessore alla Cultura e alla Pace
del Comune di Udine. Da qui, pertanto, il dichiarato
obiettivo di mettere in cantiere corsi di formazione per
guide turistiche, la realizzazione di guide mobili su
telefonino, scambi di mostre con la Francia, la
progettazione di convegni, presentazioni di
pubblicazioni, produzione di documentari e materiali
interattivi, edizione di studi storici, conferenze sulla
storia militare nella sua accezione sociale e culturale
più ampia, quindi anche sui pittori che quei tragici
avvenimenti rappresentarono, come già fatto in Francia.
A questo riguardo si rammenti che il capoluogo friulano
nel 2008 ospitò un innovativo convegno su arti, scienze
e Grande Guerra, in cui Vania Gransinigh, ora
Conservatrice dei Civici Musei di storia e arte, tenne
un’esemplare relazione su Italico Brass e altri artisti
che si misurarono con tali drammatiche vicende.
Quest’articolato progetto, che prevede il coinvolgimento
dei ventun comuni che ospitano fortificazioni, che si
mira a inserire in un organico itinerario turistico e a
valorizzare anche come sedi di mostre, spettacoli e
concerti, come s’è già iniziato a fare al Forte Col
Roncone a Rive d’Arcano, avvalendosi della
collaborazione del Conservatorio musicale “Tomadini”,
prevede, altresì, l’attivazione di premi di laurea per
ricerche originali sulle fortificazioni nella storia del
Friuli Venezia Giulia e la loro valorizzazione, ma anche
il restauro di monumenti e opere fortificate legate alle
vicende risorgimentali (il forte di Osoppo, le lapidi in
abbandono sul colle del Castello di Udine), il recupero
e rilancio del museo di Redipuglia e l’ulteriore
valorizzazione di quello Provinciale di Gorizia, oltre
alla possibilità di riaprire il Museo udinese del
Risorgimento, ricco di testimonianze relative alla
Grande Guerra, ultimo, ma non meno importante obiettivo
essendo quello di giungere a una mostra permanente su
essa all’Altare della Patria a Roma. Si tratta, come si
vede, d’un piano di lavoro impegnativo, però di forte
valenza civile ed educativa, di là da quelle che possono
essere pure le non trascurabili ricadute economiche,
considerando che a Verdun, ottimamente organizzata da
questo punto di vista, il museo si finanzia quasi solo
con le entrate derivanti dai visitatori, più di 135.000
l’anno. Se il MHC può mettere in campo i suoi
appassionati cultori di “militaria”, in collegamento con
riviste specialistiche e altri centri di ricerca
nazionali, oltre all’Ufficio Storico dello Stato
Maggiore Esercito, l’ateneo, per parte sua, può contare
su storici, geografi, architetti, che hanno risposto con
entusiasmo alla... ”precettazione e mobilitazione” per
una così valida causa.
Grande guerra, patrimonio da valorizzare
Messaggero Veneto — 19
gennaio 2010 pagina 08 sezione: PORDENONE
PINZANO. Quello pinzanese è l’unico
comune della provincia di Pordenone presente nel
progetto di valorizzazione delle fortificazioni militari
del Tagliamento ideato dall’associazione udinese
Military historical center. Il presidente del sodalizio,
tenente Roberto Macchella, ha fatto visita al sindaco
Luciano De Biasio per esporgli i contenuti
dell’iniziativa, la quale vuole, partendo dalla visita
alle trincee e fortificazioni della Prima guerra
mondiale, offrire agli appassionati di storia
l’opportunità di scoprire pure altri aspetti del
territorio (come le testimonianze architettoniche di
altri periodi storici o le ricchezze enogastronomiche).
«Ci siamo incontrati – ha spiegato De Biasio –, ed è
stato un colloquio molto proficuo, visto che
l’associazione è molto interessata a inserire nel suo
circuito quanto c’è nel nostro territorio comunale». Di
più, l’incontro è stato anche l’occasione, per il
presidente del sodalizio, di vedere per la prima volta
l’Ossario di guerra germanico. De Biasio l’ha infatti
accompagnato in riva al Tagliamento da dove il mausoleo
è ora perfettamente visibile, dopo la serie di pulizie
dalla vegetazione spontanea effettuate da Alpini e
Protezione civile lo scorso mese di novembre.
Sicuramente il monumento pinzanese, voluto dal Terzo
Reich per ricordare le vittime germaniche della Grande
guerra durante l’avanzata di Caporetto, sarà citato nel
prossimo convegno dell’associazione, in programma a
Udine il 22 gennaio. In quell’occasione sarà presentato
il progetto di promozione turistica dei forti della
Grande guerra, e tra tutti i 21 comuni aderenti l’unico
pordenonese sarà proprio Pinzano (gli altri sono tutti
della provincia di Udine). Il Military historical center
dalla scorsa primavera gestisce il forte restaurato di
Col Roncone a Rive d’Arcano. Il sodalizio vuole unire
tutte le testimonianze rimaste dell’architettura
militare del primo conflitto mondiale in un unico grande
circuito. Già da tempo il Comune di Pinzano aveva
pensato di recuperare le vecchie trincee presenti sul
territorio comunale, alla stregua di quanto fatto sulla
riva sinistra del Tagliamento da Ragogna. Ora il
recupero potrebbe entrare in questo progetto di più
ampio respiro. (d.f.)
la Nuova di Venezia — 15 gennaio 2010
pagina 27 sezione: CRONACA
MARGHERA Controlli della polizia Una decina di
esercizi pubblici sottoposti a verifica, oltre 50 persone
controllate, un’armeria sottoposta a controllo da parte dei
poliziotti. È il bilancio di un servizio di controllo straordinario
del territorio effettuato a Marghera martedì mattina dagli agenti
della Questura di Venezia in collaborazione con personale del
Reparto prevenzione crimine di Padova. Fermati anche i conducenti di
una trentina di autoveicoli in transito: non è stata riscontrata
alcuna irregolarità. MARGHERA Inaugurazione Domani alle 11 in via
Mezzacapo 7 sarà inaugurata la prima sede della Lega Nord a
Marghera. Annunciata la presenza del ministro Luca Zaia, del
presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, dei parlamentari
Corrado Callegari e Gianluca Forcolin e del segretario regionale,
nonché sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo. MARGHERA Forti da
studiare Giro di studio oggi e domani per un gruppo di studiosi
tedeschi e austriaci lungo i forti dell’ex campo trincerato di
Mestre. Esperti delle università di Graz (Austria) e Weimar
(Germania) e della città tedesca di Erfurt, visitano questa mattina
i forti Marghera e Carpenedo, mentre nel pomeriggio è previsto un
incontro, nel laboratorio del centro studi di Forte Marghera, con
studiosi dello Iuav e professionisti del gruppo di lavoro incaricato
da Marco Polo System di sviluppare la riqualificazione di Forte
Marghera. CHIRIGNAGO Appetitivo Torna «Appetitivo alla Valsugana»:
oggi dalle 18.30 alle 20.30 nell’omonimo ristorante di via Miranese
173/d degustazione di focaccia genovese e prosecco. CHIRIGNAGO
Commissione È in programma martedì 19 gennaio alle 18.30 in
Municipalità una riunione straordinaria della VI commissione: tra i
punti all’ordine del giorno un parere sul piano di eliminazione
delle barriere architettoniche di Mestre.
L'ecomuseo della Grande Guerra
il Corriere delle Alpi — 15 gennaio 2010
pagina 24 sezione: AGENDA
BELLUNO. La sede della Provincia a Palazzo Piloni
ha ospitato per la terza volta il gruppo di lavoro costituito da vari
studiosi della Grande Guerra, voluto dagli Assessori provinciali al
Turismo e alla Cultura per seguire il non facile iter del progetto
“Luoghi e memorie della Grande Guerra” cui hanno aderito, oltre che la
nostra, pure le province di Venezia, Vicenza e Treviso. Attualmente la
fase progettuale riguarda la valorizzazione e messa in rete dei musei e
dei siti storici, tanto che sullo stato di avanzamento di questi lavori
si è tenuto già il 5 dicembre scorso a Treviso una riunione del gruppo
di lavoro interprovinciale, coordinato da Luca Baldin (Fondazione
Mazzotti), al quale hanno partecipato, oltre che la nostra Luciana
Palla, studiosi e funzionari di alto livello, dal Conservatore del Museo
del Risorgimento di Vicenza Mauro Passarin alla Soprintendente del
Veneto Orientale Anna Maria Spiazzi, da Mario Isnenghi (ordinario di
Storia contemporanea a Ca’ Foscari) a Camillo Zadra, direttore del Museo
della Guerra di Rovereto. Presenti erano pure i rappresentanti
dell’Associazione Tracciati Giovanni Callegari, il direttore del Ciset
Mara Manente e il presidente dell’International Council of Museum
Daniele Jalla. Sul tavolo di discussione parecchia la carne al fuoco:
verifica delle principali problematiche del progetto, censimento dei
musei e delle collezioni esistenti, attività di studio e confronto,
stesura delle linee strategiche generali, tra cui pure l’auspicata
collaborazione con altre Regioni (Lombardia, Friuli Venezia Giulia) e
Province Autonome (Trento e Bolzano). Il lavoro attualmente più urgente
e delicato appare quello del censimento delle realtà più importanti
esistenti sul territorio: musei, collezioni, siti di elevato valore
storico-monumentale. Il Bellunese vanta attualmente tre musei della
Grande Guerra riconosciuti dalla Regione quelli di Alano di Piave, della
Marmolada (Rocca Pietore) e di Caorera di Vas. Niente male, se si pensa
che le 3 altre province mettono in campo tutte assieme solo altri 4
musei. Tra i piccoli musei quelli che hanno risposto positivamente al
censimento vi sono i musei Ana di Auronzo, del Forte Tre Sassi di
Cortina, della Grande Guerra di Sappada, del 7º Reggimento Alpini di
Sedico gestito dalla Provincia, della Guerra di Tambre, nonché quello
fotografico di Seren del Grappa. Il progetto che tutte queste realtà
storiche e culturali disseminate sul territorio delle quattro province
dovrebbero perseguire in comunione d’intenti e sinergia di sforzi, è la
creazione di tre ecomusei della Grande Guerra, interagenti tra loro ma
diversi per specializzazione: uno per la guerra sugli altopiani, uno per
la guerra in alta montagna ed uno per l’occupazione, la battaglia
d’arresto e la vittoria. Ciascuno di questi ecomusei, oltre ad inglobare
e coordinare l’offerta di tutte le realtà locali, dovrebbe disporre di
un centro di interpretazione ed accoglienza, operativo 360 giorni
all’anno e scelto in virtù di condizioni infrastrutturali favorevoli e
di consistenti bacini di utenza scolastica in un raggio di 50 km. Tra
le ipotesi per il centro provinciale bellunese, la scelta potrà cadere
su una località vicina alle zone del fronte dolomitico, oppure su Villa
Patt di Sedico, stabile di proprietà dell’Amministrazione provinciale
che ospita già il Museo del 7º Reggimento Alpini con il suo consistente
archivio storico sulla Grande Guerra e che avrebbe il vantaggio di
trovarsi in una posizione intermedia tra le zone del fronte dolomitico e
il massiccio del Grappa, teatro anch’esso di strenue battaglie. Il
tavolo di lavoro tenutosi il 12 gennaio ha preso atto delle proposte
finora avanzate, rilevando che è necessario dialogare e collaborare con
tutti gli enti, come ad esempio la Regione Veneto. - Walter
Musizza / Giovanni De Donà
Mezzacapo a baluardo del territorio
la Nuova di Venezia — 12 gennaio 2010
pagina 21 sezione: CRONACA
ZELARINO. Un baluardo a difesa del territorio.
Il tempo fa strani scherzi a forte Mezzacapo di via Scaramuzza, la
postazione del campo trincerato di Mestre passata di recente (16
dicembre) sotto il controllo del Comune. Il forte finito nel 1912,
nato già vecchio e mai utilizzato nella sua funzione di «base» per
l’artiglieria pesante, potrebbe difendere sul serio la zona di
Zelarino e della Gatta: il ripristino del fossato che correva
attorno al complesso (lunghezza, circa un chilometro) permetterebbe
di avere un bacino di sfogo in caso di piogge straordinarie. L’idea
è stata avanzata dall’associazione «Dalla guerra alla pace», la
stessa che è in ballo per vedersi riconosciuta dall’assessorato al
Patrimonio una concessione per l’utilizzo del Mezzacapo. La prima
partita, fondamentale, è quella del risanamento dell’intero
complesso. In via Scaramuzza si è praticamente all’anno zero: il 31
dicembre è stata completata la bonifica dell’amianto, ma resta tanto
il lavoro da fare. Ci sono roveti da rimuovere, erba da sfalciare,
aree da pulire. E non si tratta di un piccolo appezzamento, visto
che il forte ha un’estensione complessiva di 22 ettari. Un lavoro
non da poco, specie se di considera quanta fatica è costato ai
volontari, tutti cittadini della zona appartenenti a diverse
associazioni, ripulire la casetta del maresciallo, l’alloggio che si
trova all’esterno del forte un tempo destinato al sottufficiale
responsabile della struttura. Per non parlare, poi, delle
manutenzioni necessarie agli edifici all’interno del forte, da tempo
in stato di abbandono. Insomma, non si può immaginare un pronto
utilizzo del Mezzacapo, ma si possono prefigurare scenari futuri
molto interessanti per tutto il territorio di Zelarino. Non c’è solo
la proposta di ripristinare il fossato che correva un tempo accanto
alla postazione tra le idee avanzate dall’associazione «Dalla guerra
alla pace». Un altro possibile sfruttamento del Mezzacapo riguarda
un progetto di fitodepurazione: la piantumazione di determinate
piante, infatti, garantirebbe di ripulire le acque in arrivo dalla
Gatta. E non è finita, perché la terza idea per connotare il forte
di via Mezzacapo è quella di sviluppare al suo interno percorsi
legati alla flora e alla fauna, visto che è già stata ripristinata
una fontanella del forte: il suo rientro in funzione ha portato alla
nascita di un piccolo stagno, scelto come «meta» da fagiani e lepri.
Il Mezzacapo, nella filosofia generale di offerta diversificata dei
forti dell’ex campo trincerato di Mestre, può diventare la
postazione delle acque, della fauna e della flora. Un cambiamento
non da poco per un complesso dove, fino a pochi anni fa, l’esercito
portava a fare brillare gli ordini disinnescati. -(Maurizio
Toso)
Il «Gazzera» a difesa della cultura
la Nuova di Venezia — 10 gennaio 2010
pagina 29 sezione: CRONACA
GAZZERA. Diversificare, specializzare l’offerta
verso l’esterno. Se questo è il «must» nella partita della
riqualificazione dei forti dell’ex campo trincerato di Mestre, a
forte Gazzera si sono già presi avanti da un pezzo. L’ex postazione
di artiglieria di via Brendole, con meriti che vanno riconosciuti al
comitato di gestione di forte Gazzera, da tempo ha trovato una sua
precisa vocazione, quella della promozione culturale. Se è difficile
dare un computo delle presenze annuali al forte, dando solo
un’occhiata al programma delle iniziative tenutesi nel 2009 (elenco
consultabile attraverso il sito internet del Gazzera) si scorrono
dieci appuntamenti da maggio a dicembre. E come non bastasse,
bisogna tenere conto che l’area esterna è gettonatissima dagli
appassionati del barbecue, mentre ogni prima domenica del mese è
prevista una visita guidata alla parte interna. Forte Gazzera
rappresenta un esempio di arte militare degli anni ’80
dell’Ottocento. Costruito tra il 1883 e il 1887, come i gemelli Tron
e Carpenedo, si è estende su un’area di circa 12 ettari. Doveva
essere una delle piazze da cui l’artiglieria pesante avrebbe dovuto
difendere Venezia da un attacco: dai suoi cannoni non è però mai
stato sparato un solo colpo. Convertito in polveriera, lasciato in
stato di abbandono alla fine degli anni Settanta, circa un ventennio
fa è iniziata l’opera di riqualificazione dell’intero stabile,
passato qualche anno fa dal demanio militare al Comune dopo
un’approfondita opera di bonifica. Al suo interno, il forte ospita
un museo dedicato alle attività umane, agli antichi strumenti di
lavoro, ma per il futuro c’è già l’idea (e i materiali) per
allestire un museo dedicato alla guerra all’interno della ex cella
di rigore, locale che si trova all’entrata della postazione. E
questa è solo una parte del valore aggiunto culturale del forte
Gazzera: non va dimenticato che al suo interno sono stati ospitati
spettacoli teatrali. Da anni poi la tradizione vuole che Halloween
venga festeggiato proprio tra i vecchi bastioni del forte di fine
Ottocento. Non sbaglia, anzi, chi definisce il Gazzera una sorta di
piazza dell’omonimo quartiere. E l’intenzione del comitato di
gestione è quella di andare avanti: su sua sollecitazione sono stati
ripristinati le quattro arcate, demolite dai nazifascisti al termine
della seconda guerra mondiale, e si è proceduto a migliorare i
camminamenti. Ora è anche in corso un intervento curato
dall’assessorato all’Ambiente per l’adeguamento dei servizi
igienici: una misura utile e attesa non solo per i flussi attuali,
ma anche per quelli che verranno. - Maurizio
Toso
IL CAMPO TRINCERATO
la Nuova di Venezia — 09 gennaio 2010
pagina 23 sezione: CRONACA
CARPENEDO. Costruito tra il 1887 e il 1890 in
via Vallon, il Carpenedo è uno dei gemelli (l’altro è il Tron) del
forte Gazzera, con la stessa estensione. Visitabile attraverso un
percorso museale, al suo interno sono stati ricostruiti alcuni
tipici ambienti militari del secolo scorso, la parte esterna invece
è sede di un Centro di educazione ambientale. ZELARINO. Realizzato
negli anni a ridosso della Grande Guerra, forte Mezzacapo a Zelarino
si trova in via Scaramuzza ed è da poco passato sotto la gestione
del Comune di Venezia. Il complesso al momento non è visitabile,
visto che la bonifica dell’amianto presente nelle vecchie strutture
è terminata solo lo scorso 31 dicembre. GAZZERA. Costruito tra il
1883 e il 1887, forte Gazzera si trova in via Brendole. Come altre
strutture del campo trincerato, era una postazione di artiglieria
pesante a difesa di Venezia. Ora è molto visitato, animato dal
comitato di gestione di forte Gazzera. Si estende per circa 12
ettari e ospita al suo interno alcuni musei.
Passa per i forti l identità della città
la Nuova di Venezia — 09 gennaio
2010 pagina 23 sezione: CRONACA
Il campo trincerato mestrino è un sistema
dalle grandissime potenzialità, una formidabile opportunità di
rigenerazione urbana. La catena di postazioni di artiglieria,
polveriere e siti militari minori che circonda Mestre è un bene
da valorizzare che un po’ alla volta sta diventando patromonio
della città. Molti dei forti sono finalmente diventati di
proprietà comunale, ma mancano ancora le risorse per realizzare
un progetto che cosenta il recupero completo del campo
trincerato. Per visualizzare la presenza del campo trincerato
l’immagine migliore è una sorta di mezzaluna che abbraccia la
città. In tutto 12 sistemi fortificati, 10 dei quali in
territorio comunale veneziano e due in quello di altri Comuni:
il Poerio a Oriago di Mira e il Sirtori a Spinea. Quelli che
ricadono nelle terre amministrate da Ca’ Farsetti, invece, sono
Marghera, Carpenedo, Gazzera, Bazzera, Tron, Cosenz, Mezzacapo,
Pepe, Manin e Rossarol. Gran parte sono già di proprietà
comunale, ancora nelle mani del Demanio militare restano il Pepe
e il Cosenz: quest’ultimo, sfumata l’ipotesi di trasformazione
in un poligono della Guardia di Finanza, è stato affidato al
Dopolavoro della Regione. Postazioni dalla genesi complessa,
realizzate in alcuni tempi in più fasi, vedi il caso del
Marghera, «impiantato» dai francesi di Napoleone, passato agli
austroungarici e preso in mano dal Regno d’Italia nel 1866.
Forte Marghera rappresenta il patrimonio più esteso del campo
trincerato, con i suoi 48 ettari di estensione e le numerose
iniziative culturali ospitate: al suo interno, tra l’altro, è
previsto venga ospitato un museo delle fortificazioni veneziane.
Forte Marghera è stato inserito in un progetto europeo. Ci sono
poi i tre gemelli da 10-12 ettari l’uno, ovvero Gazzera, Tron e
Carpenedo. Tutti e tre hanno trovato nel corso degli anni una
nuova vocazione, diventando luogo di riferimento. «Prendete il
caso di forte Gazzera», sottolinea Andrea Bonifacio della Marco
Polo System, «che di fatto è diventato una sorta di grande
piazza per tutto il quartiere». Al Gazzera, tra l’altro, nella
parte interna hanno trovato spazio diversi musei e sono state
organizzate visite notturne delle postazioni a lume di candela.
Interessante la conversione del forte, più esattamente
polveriera, Bazzera di Tessera: d’estate già da due anni ospita
una rassegna a ingresso gratuito di teatro, rassegna che ha
visto esibirsi artisti come Moni Ovadia. E’ visitabile su
prenotazione, invece, un’altra fortificazione di Tessera, il
Rossarol, il più atipico per sagoma e caratteristiche
costruttive. C’è poi un altro capitolo, quello delle strutture
in mano al Comune ma ancora off limits per la cittadinanza. Uno
di questi è Forte Manin: il complesso, come recita il sito del
campo trincerato di Mestre, «è inserito nel progetto del
costituendo Parco di San Giuliano, in esso sono state destinate
le attrezzature per il ristoro e di servizio allo stesso e, per
i due edifici esistenti si prevede di costituire un centro
informativo sull’ambiente lagunare». L’ultima area è il
Mezzacapo, in via Scaramuzza a Zelarino: fino a pochi anni fa
l’area era ancora utilizzata dall’Esercito per fare brillare
ordigni inesplosi, dallo scorso 16 dicembre è passato a Ca’
Farsetti. Ma quali possono essere i possibili sviluppi? «Attorno
alla città esiste un grande patrimonio», conclude Bonifacio,
«che può e deve essere integrato in un circuito che comprenda
anche le fortificazioni a mare. Una scelta da tenere sempre
presente è quella della diversificazione: la soluzione migliore
è che ogni forte sviluppi una sua specificità». - Maurizio
Toso