RASSEGNA STAMPA

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ANNO 2009

il Corriere delle Alpi — 08 luglio 2009 pagina 11 sezione: CRONACA

Ciotti a Bottacin: «La Fondazione al forte di Monte Ricco a Pieve»


BELLUNO. Nel dibattito per l’assegnazione della sede della Fondazione “Dolomiti Unesco”, per la quale il sindaco di Pieve di Cadore Maria Antonia Ciotti ha messo a disposizione il Forte di Minte Ricco, c’è una novità che parte dal centro cadorino ed è indirizzata al neo presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin e all’assessore al Turismo Matteo Toscani. Si tratta di una lettera che il primo cittadino di Pieve ha indirizzato loro con la quale puntualizza la sua posizione. «L’ambito riconoscimento alle Dolomiti, alla fine è arrivato - scrive il sindaco Ciotti - La Provincia è stata capofila dell’iter della candidatura, e ha dimostrato che possiamo essere protagonisti autonomi ed attivi del nostro futuro. La terra bellunese - aggiunge - è finalmente al centro dell’attenzione del mondo e si riprende quella posizione che gli spetta di diritto. Proprio ricordando le vicende e la centralità storica che il Comune di Pieve di Cadore ha sempre rivestito, sono a chiedervi a nome di tutta la nostra comunità di sostenere e valutare la opportunità che la sede della Fondazione trovi qui la sua più adeguata collocazione».

la Nuova di Venezia — 05 luglio 2009 pagina 31 sezione: PROVINCIA

Inaugurato il parco a Forte Poerio

MIRA. E’ stato inaugurato ieri mattina il Parco di Forte Poerio (nella foto) in via Risorgimento che si trova fra Mira Porte e Oriago. Alla festa c’erano 300 persone, il sindaco Michele Carpinetti e quasi l’intera giunta. Nel parco di via Risorgimento sono state collocate una quindicina di panchine in legno con tavoli da pic nic, altalene, una teleferica per bimbi, scivoli, un castelletto in legno. «Finalmente dopo diversi anni - ha spiegato l’assessore ai Parchi Silvia Carlin - abbiamo aperto questa area verde che potrà essere usata da tutti in tranquillità e che sarà sorvegliato da un sistema di telecamere». (a.ab.)

la Nuova di Venezia — 01 luglio 2009 pagina 19 sezione: CRONACA

Ancora discariche davanti a Forte Tron

CA’ SABBIONI. Ancora discariche a Forte Tron (nella foto) a Cà Sabbioni. A denunciare lo stato di abbandono della struttura ormai ceduta dal Demanio militare al comune di Venezia sono i consiglieri della Municipalità Nilo Dal Molin e Mario Tolomio. «L’area a ridosso del Forte - ricorda Dal Molin - si è praticamente riempita di nuovo di immondizia di vario tipo: pneumatici e rifiuti solidi urbani insieme a materiali edili di risulta. Per questo ho fatto una segnalazione alla Municipalità e alla polizia municipale affinché venga realizzata una pulizia straordinaria prima dell’utilizzo della struttura». Intanto il delegato ai Lavori pubblici, Valdino Marangon, spiega che la pulizia definitiva dell’area per l’utilizzo della vecchie struttura militare di via Colombara partirà in accordo con Veritas ed entro il 15 luglio. Anche i cittadini e la delegazione di zona di Malcontenta hanno dato l’assenso all’operazione di pulizia. «Si partirà - dice Marangon - con un riordino complessivo che comprende asporto dei rifiuti, sistemazione dell’area verde e dei fossati entro metà luglio, con l’ausilio di una decina di operatori di Veritas. Ci saranno d’ora in poi controlli su chi sporca e scarica in modo abusivo appioppando multe salate e installando telecamere». (a.ab.)
 

la Nuova di Venezia — 01 luglio 2009 pagina 22 sezione: CRONACA

Forte Cosenz «sportivo», venerdì l'inaugurazione

DESE. Dopo anni di lavori, verrà inaugurata venerdì una parte del gioiellino militare del Campo trincerato di Mestre, ristrutturata dall’Ocrad, vale a dire dal Dopolavoro della Regione. Negli ultimi cinque anni la storia del forte Cosenz è stata travagliata. Per molto tempo il bastione militare è stato abbandonato a se stesso, tanto che era divenuto rifugio di malintenzionati. Ma anche di semplici ragazzini che si ritrovavano per fumarsi le canne. Per non parlare della spazzatura che veniva abbandonata dentro e fuori. Poi l’idea di Nelvio Prizzon, esponente dell’Ocrad, di rimetterne in sesto le strutture corollarie, un progetto per nulla facile. Intanto per i permessi, in secondo luogo per il reperimento dei fondi necessari. Infine qualche anno fa, proprio prima che partissero i lavori, un incendio si mangiò una parte di uno degli stabili. L’Ocrad, tra i vari ostacoli, ha incontrato anche il dissenso di alcune associazioni ambientaliste, le quali sostenevamo che i lavori rovinavano la flora delle aree a prato. Così il cantiere è rimasto in stand-by per la richiesta di Via (Valutazione di incidenza ambientale). Per il recupero e la ristrutturazione di quello che viene definito «il fabbricato di truppa» e del «ricovero mezzi» di Forte Cosenz, la Regione ha stanziato in un primo tempo 105 mila euro. Poi, specialmente dopo il rogo, ci sono voluti maggiori fondi. La prima fase prevedeva il restauro dello stabile che si trova sulla destra appena oltrepassato il cancello, pronto ad accogliere un salone ricreativo e degli spogliatoi. «Venerdì - spiega Prizzon - inauguriamo la parte sportiva: il campo da calcio, gli spogliatoi, il sistema di illuminazione e la messa in sicurezza, tutto quello che riguarda le attività ricreative. Poi proseguiremo con la seconda parte del progetto: la conclusione del restauro e la creazione di centri estivi piuttosto che spazi per il ritrovo di gruppi socio-culturali». Alle 18 il taglio del nastro: una festa per grandi e piccoli alla presenza delle autorità regionali. In programma l’installazione di giochi gonfiabili per i bambini, l’esibizione delle allieve dell’Asd Tessera Sport e una partita di calcio tra la Polizia stradale e le rappresentative della Regione. Di seguito si terrà il concerto della rock band Soldout. Forte Cosenz è conteso da più parti e non appartiene al Patrimonio comunale. La Municipalità vorrebbe che il gioiellino militare diventasse la Porta del Bosco Ottolenghi. Progetto cui tiene molto l’amministrazione municipale, dal momento che il forte si trova in un sito perfetto per collocazione: di fronte alle aree Querini, quelle aperte e quelle ancora chiuse. Attualmente però l’Ocrad ha in gestione uno dei due stabili. «La convenzione - spiega Prizzon - è valida per 16 anni rinnovabili. Anche se non abbiamo in gestione tutti gli edifici presenti all’interno, il progetto li vincola tutti in ogni caso». (Marta Artico)

Messaggero Veneto — 18 giugno 2009 pagina 12 sezione: PORDENONE

A Ragogna, sui luoghi della guerra


RAGOGNA. Nell’autunno di novantadue anni fa le fiamme della Grande guerra incendiavano per la prima volta i paesi e le dolci alture del Friuli Collinare. Sul Monte di Ragogna, dinanzi alla stretta di Pinzano e sul Ponte di Cornino, le retroguardie italiane combatterono per diversi giorni al fine di contenere l’attacco portato da quasi quattro divisioni austro-germaniche, risolute a valicare il maggior fiume friulano e ad annientare il Regio Esercito che si stava ritirando dopo la sconfitta di Caporetto. Quell’operazione difensiva, passata alla storia come “Battaglia del Tagliamento”, consentì la riorganizzazione delle truppe italiane sul fronte del Piave, rivelandosi determinante per gli esiti stessi del conflitto. Le vestigia, i siti, la tragica storia di quegli eventi sino a pochi anni fa dimenticati, sono stati oggi valorizzati grazie al Progetto comunitario Interreg “I luoghi della Grande guerra nel Friuli Collinare”, promosso dal Comune di Ragogna, finanziato dall’Unione Europea e messo in opera dall’esperto storico Marco Pascoli. Il cuore di questa realtà è il museo della Grande guerra di Ragogna, inaugurato nel 2007 nel Centro culturale del capoluogo (San Giacomo), che si propone come uno dei maggiori punti di riferimento regionali per la ricerca sul primo conflitto mondiale, attraendo ogni anno migliaia di visitatori e appassionati. Il Museo, caratterizzato da un’impronta bilingue italiano-tedesco, si rivela strutturato su due sezioni tematiche, un’ampia sala multimediale ed il vano deputato all’esposizioni temporanee. La prima sala esprime un moderno percorso didattico teso a comprensione delle vicende legate al Primo Conflitto Mondiale sul fronte del Tagliamento. Il progetto fortificatorio dell’Anteguerra, i primi anni del conflitto, le Battaglie della Ritirata di Caporetto, la Battaglia del Tagliamento, la difesa del Monte di Ragogna e lo sfondamento di Cornino, l’anno dell’occupazione, l’imperial-regio campo trincerato, la ricostruzione, il recupero della memoria, sono solo alcune delle tematiche sviscerate nei numerosi pannelli, peraltro completati con rare immagini storiche ed attuali. Vero “fiore all’occhiello” si può definire il grande plastico in rilievo che ricalca la morfologia del campo di battaglia. Sul plastico sono tracciate fedelmente le posizioni fortificate, le linee trincerate, le vie d’approvvigionamento, i rispettivi schieramenti al 31 ottobre 1917 e gli altri dettagli essenziali alla comprensione dei fatti d’arme che investirono questi luoghi. Nel secondo vano spiccano invece la ricostruzione cronologica dei combattimenti, l’esibizione di carteggi originali attinenti alla battaglia, il compendio grafico delle testimonianze più significative ancora osservabili sull’antico fronte tra il Monte Peralba e il Mar Adriatico, una selezione fotografica di sconosciuti “graffiti di guerra”, le note biografiche dei personaggi celebri che tra il 1915 ed il 1918 si trovarono quali combattenti nel settore del Medio Tagliamento, la rilettura del teatro operativo ricavata a partire dallo studio dei resti ancora presenti sul territorio. A corredo dei pannelli didattici, in entrambe le stanze esiste una curata collezione d’oggettistica d’epoca, formata con reperti perlopiù raccolti sugli ex campi di battaglia: essa offre la suggestione emanata dal pezzo riportato alla luce a novant’anni dal suo utilizzo, oltre che un’idea generale degli equipaggiamenti degli eserciti operanti sul fronte italo-austriaco. Sempre all’interno del museo, sono richiedibili le guide cartacee dedicate ai “Luoghi della Grande guerra” e le pubblicazioni storiche prodotte nell’ambito del Progetto Interreg. L’adiacente sala multimediale vanta una moderna attrezzatura informatica, una capienza superiore alle 100 persone e un archivio specifico per testi e documentazioni d’epoca: la funzionalità della struttura è stata spesso testata nei numerosi eventi a tema storico-militare (convegni, mostre temporanee, incontri...) che il Gruppo storico Friuli Collinare, associazione volontaria che gestisce il Museo, organizza con frequente cadenza. All’esterno, l’intero territorio circostante si definisce a guisa di “museo all’aperto” della Grande guerra. Nel raggio di pochi chilometri, ben quattro percorsi tematici cingono il Monte di Ragogna, le Rive del Tagliamento, la Stretta di Pinzano, le Vie dell’Invasione attorno al Ponte di Cornino. Questi sentieri, facili e segnalati con numerosa cartellonistica specifica, conducono l’escursionista attraverso le fortificazioni, le mulattiere e le trincee dell’epoca, offrendogli non solo gradevoli itinerari immersi nella splendida natura friulana, ma anche un momento importante per riscoprire in prima persona la storia della propria terra. Orari di apertura: martedì, giovedì e sabato dalle 15.30 alle 18. Sito Internet: www.grandeguerra-ragogna.it. Info e visite guidate: marco_pascoli@alice.it - Gruppo storico Friuli Collinare, telefono 0432 954078.
 

la Nuova di Venezia — 16 giugno 2009 pagina 25 sezione: PROVINCIA

Forte Poerio apre alla comunità

MIRA. Il Comune di Mira apre Forte Poerio alla cittadinanza, realizzando il più grande parco pubblico comunale attrezzato per famiglie. Questa la notizia che l’ente locale dà a quasi quattro anni dall’effettiva acquisizione della struttura. La Lega Nord però con il capogruppo Cesare Renier rivendica: «Parte di quella struttura sarebbe diventata un centro per immigrati se noi non ci fossimo opposti a quella soluzione». Ma veniamo all’inaugurazione. Il comune ha programmato l’apertura alla città dello spazio verde di pertinenza del Forte in via Risorgimento sabato prossimo alle 10, dopo un intervento di pulizia e di messa in sicurezza dell’area. Gli operai comunali e gli addetti delle imprese che hanno in appalto la cura del verde cittadino hanno provveduto alla potatura delle siepi e degli alberi, allo sfalcio dell’erba e alla messa in sicurezza degli edifici, con la recinzione delle pertinenze delle due palazzine, della torretta e degli ex garage, nonché alla chiusura, con rete elettrosaldata, delle porte e finestre del forte, impedendone l’accesso agli estranei. Il Forte realizzato nel 1908 a difesa degli attacchi austro-ungarici è formato da un edificio centrale e da due pertinenze costruite vicino all’ingresso. Sorge su un terreno di circa 73mila metri quadri. Soddisfatta l’assessore ai parchi Silvia Carlin: «Obiettivo del comune - dice - è quello di riqualificare tutta l’area con un progetto che prevede la valorizzazione degli edifici esistenti e la realizzazione di un parco tecnologico che promuova, la produzione di energie alternative, la sostenibilità ambientale, la didattica legata all’ecosistema del territorio». l recupero della struttura fortificata, e del suo parco, risale al 2003, quando, deciso l’acquisto, il comune avvia l’intervento, con una spesa complessiva di circa 150mila euro. Ottantamila ne vengono spesi per la realizzazione del ponte in ferro «Bailey» e per la recinzione di tutta l’area di proprietà, che oltre al forte e le palazzine conta su un parco di circa 73mila metri quadrati. I rimanenti 70mila sono stati impegnati per i lavori eseguiti in queste settimane. Anche nella grande area verde sono stati collocati giochi per bambini (altalene, teleferiche, giochi a molla, un castelletto) e tavoli con panche per consentire alle famiglie di programmare anche un pic-nic all’aperto, senza spostarsi di molto da casa. (Alessandro Abbadir)
 

la Nuova di Venezia — 13 giugno 2009 pagina 26 sezione: CRONACA

Tempi lunghi per il forte Mezzacapo

ZELARINO. Per la consegna vera e propria bisognerà aspettare. Per il forte Mezzacapo, però, il sopralluogo effettuato ieri mattina ha avuto un’importanza capitale: valutare qual è la situazione dell’area, quali lavori sono già stati fatti e quali sono necessari per fare sì che l’intero complesso, immerso nel verde, possa realmente diventare una risorsa per tutta la città. Al giro di ispezione hanno partecipato gli assessori all’Ambiente e ai Lavori Pubblici Pierantonio Belcaro e Laura Fincato, la presidente di Chirignago-Zelarino Maria Teresa Dini e i rappresentanti di alcune associazioni attive nella zona. Già eseguita è la bonifica dell’amianto, ora riposto in speciali sacchi che si trovano ancora nel perimetro del forte; Veritas ha potato parte degli alberi ma prima di poter pensare a un possibile utilizzo dell’ex postazione da parte della collettività sono necessari alcuni interventi. Ricordato che per il lotto di forti all’interno del quale il Mezzacapo si trova sono previsti 180 mila euro per le manutenzioni, è necessario prima di tutto abbattere le baracche in legno, ormai cadenti e non più recuperabili. C’è poi da rifare la copertura di due capannoni, operazione questa che dovrebbe venire a costare circa 25 mila euro. Questo per quanto riguarda la parte interna del forte Mezzacapo, quella recintata. Bisogna anche tenere conto della «casetta del maresciallo», l’alloggio che si trova all’esterno del complesso, edificio un tempo destinato al sottufficiale responsabile della struttura. I volontari delle associazioni nei mesi passati hanno ripulito la casetta, eliminando rovi ed erbacce che la rendevano invisibile a quanti transitavano lungo via Scaramuzza, ma l’edificio deve essere ora dotato di tutti gli allacciamenti, a cominciare dall’energia elettrica. C’è poi un dettaglio che riguarda l’amianto: pare che lo stoccaggio potrebbe avvenire in Austria. La consegna del forte alle associazioni della zona è attesa da molto tempo, visto che l’intenzione è trasformare l’ex postazione dell’esercito, che quattro anni fa ha usato l’area per fare brillare un ordigno bellico inesploso, in un luogo di socializzazione per tutti, un po’ quello che viene fatto da anni a forte Gazzera in via Brendole. Perché il passaggio dal demanio militare al Comune diventi effettivo, manca ancora un solo passaggio burocratico, intanto dopo il giro di ieri sarà valutato quale fetta dei 180 mila euro può essere utilizzata per rimettere in sesto il Mezzacapo. (Maurizio Toso)
 

la Nuova di Venezia — 08 giugno 2009 pagina 18 sezione: PROVINCIA

Forte Poerio, iniziati i lavori di pulizia

MIRA. Forte Poerio verrà aperto alla cittadinanza entro la fine del mese, almeno per quanto riguarda la sua vasta area verde. Ad annunciarlo è il comune di Mira. «Forte Poerio è oggetto, in questi giorni - spiega il sindaco Michele Carpinetti - di un intervento radicale di pulizia e di manutenzione del verde, finalizzato all’imminente apertura della struttura alla città. Nelle aree che circondano il grande compendio militare si stanno eseguendo alcuni che consistono principalmente nel taglio dell’erba e messa in sicurezza delle alberature; messa in sicurezza degli edifici; installazione di elementi d’arredo e ludici». Il Forte è stato acquistato all’epoca della giunta del sindaco Marcato ma la sua destinazione recentemente fu oggetto di polemiche perché il comune intendeva destinarne una parte della superficie per alloggi per immigrati stranieri regolari. Una proposta ritirata per la contrarietà della popolazione locale. Intanto durante le prime operazioni di riordino l’impresa incaricata ha rilevato uno stato di pericolosità per alcuni pioppi, vecchi e staticamente instabili, a rischio di schianto. Gli alberi saranno abbattuti. (a.ab.)

il Corriere delle Alpi — 27 maggio 2009 pagina 26 sezione: PROVINCIA

Funziona il corso per accompagnatori

CALALZO. «Un successo superiore alle aspettative». Giovanni Giacomelli, presidente del Consorzio Pro loco Centro Cadore, ha commentato così il corso organizzato in collaborazione con l’Istituto Ladin de la Dolomites di Borca per formare degli operatori ed accompagnatori turistici, corso partito il 14 maggio a Calalzo, nei locali della biblioteca civica. Un successo tale da far ipotizzare di metterne in cantiere un altro. «Ho seguito con molto interesse le prime lezioni», racconta Irno Scarani, poeta e pittore di Pozzale. «Ho trovato dei docenti molto preparati, che sono riusciti con parole semplici ad avvicinare gli ascoltatori alla cultura ed all’ambiente dolomitico. E’ un tipo d’insegnamento molto più efficace di quello scolastico, perché è basato sull’esperienza personale, che è più facilmente traducibile in parole semplici». Soddisfazione per il successo è stato espresso anche dallo stesso Istituto di Borca, che afferma di «aver preso atto del riscontro ottenuto dal primo modulo del corso di cultura locale indirizzato agli operatori del settore turistico del territorio, ma aperto anche ad altri interessati». Il corso, suddiviso in “Lettura in chiave turistica dei paesi ladini del Cadore” e “Lettura in chiave turistica dei paesi ladini dell’Agordino”, è organizzato a Calalzo e ad Agordo, in collaborazione con i locali Consorzi delle Pro Loco e con il sostegno finanziario della legge sulla salvaguardia delle minoranze linguistiche. Le lezioni sono suddivise in un periodo primaverile ed un altro autunnale. Le prime lezioni sono state tenute da Cinzia Vecellio Mattia sulla lingua ladina come valore aggiunto nel turismo; da Chiara Mazzier sull’accoglienza e lo sviluppo turistico del territorio, da Giovanni De Donà sulle fortificazioni del Cadore 1866-1942, da Loris Serafini sull’arte sacra in Agordino come misterioso incrocio di culture. Le lezioni proseguiranno fino al 5 giugno, con Raffaella De Toni sull’architettura e il paesaggio agordini, Enzo Croatto sulla valorizzazione del territorio attraverso lo studio della toponomastica e Luigi Guglielmi sul senso dell’identità ladina tra le Dolomiti bellunesi. Nella seconda parte del corso, prevista tra settembre e ottobre, le lezioni toccheranno temi riguardanti l’ambiente, l’archeologia, l’architettura, l’arte, la cucina, l’identità, le leggende, la mineralogia, la museologia, la storia e le tradizioni. Vittore Doro

Messaggero Veneto — 18 maggio 2009 pagina 12 sezione: NAZIONALE

A Forte Hensel l'eco della battaglia


MALBORGHETTO. Duecento anni fa, il 15 maggio del 1809, le truppe napoleoniche assaltavano il forte che a monte di Malborghetto fungeva da difesa del territorio carinziano. Dopo strenua resistenza la guarnizione ausburgica cedette con il sacrificio dei suoi uomini e del giovane ufficiale Friedrich Hensel dal quale la fortificazione prese poi il nome. E venerdì, Malborghetto ha accolto le autorità e i reparti militari che con appropriate cerimonie di deposizione corone hanno sottolineato l’episodio. Significative le rimembranze al monumento Rauch eretto nel 1909 in occasione del centenario della battaglia nel vallone del rio Malborghetto e al monumento Hensel ai piedi dei ruderi del forte, dove una corona è stata deposta anche da Anton Branimia Von Vuchetic, il discendente del capitano Vuchetich, uno dei comandanti croati del forte perito assieme a Hensel (dei 350 uomini della guarnigione 300 erano croati), quindi, la rievocazione storica è culminata in piazza davanti al municipio. A prestare gli onori militari i picchetti degli alpini della Brigata Julia, comandati dal capo di stato maggiore Andrea Piovera e del battaglione dei Villacher Pioniere comandati da Josef Lindner che ha tenuto il discorso celebrativo, nonché le associazioni d’Arma e combattentistiche. A tutti ha rivolto il benvenuto il sindaco di Malborghetto Alessandro Oman. Il governo del Land della Carinzia è stato rappresentato dal consigliere dott. Gallo, mentre, l’assessore regionale alla cultura e lingue minoritarie Roberto Molinaro (presente anche il consigliere Franco Baritussio), è intervenuto in rappresentanza del presidente della Regione Friuli Vg, Renzo Tondo. Presenti anche il presidente della comunità Montana Ivo Del Negro e numerosi sindaci del Canal del Ferro e della Valcanale e dei centri carinziani. Nei discorsi è stato sottolineato come sulle tragedie delle guerre i popoli europei siano riusciti a costruire, nella seconda parte del secolo scorso un lungo periodo di pace. Il forte Hensel che cadde il 16 maggio, fu ricostruito per essere semidistrutto dai bombardamenti della prima guerra mondiale. Oggi si presenta con resti ormai camuffati dalla folta vegetazione sul versante soprastante la galleria Forte, sulla strada statale verso Tarvisio, ma la comunità di Malborghetto è impegnata per salvaguardare la struttura che ritiene una testimonianza storica da valorizzare e che, quindi, non deve andare dispersa. Una mostra in tema “1797, 1805, 1809 - 1813. I Francesi erano qui!” allestita nel Palazzo veneziano di Malborghetto sarà visitabile fino al mese di luglio. Giancarlo Martina
 

Messaggero Veneto — 15 maggio 2009 pagina 15 sezione: UDINE

Si celebrano i duecento anni della battaglia di Forte Hensel

MALBORGHETTO. La battaglia di Forte Hensel, che vide di fronte gli eserciti napoleonici e asburgici, compie 200 anni. Un anniversario che sarà celebrato con una serie di manifestazioni . L’appuntamento è per venerdì, proprio nel giorno in cui, nel 1809, iniziò l’assalto al Forte che poi prese il nome del capitano austriaco che lo difese strenuamente, Friedich Hensel. Il programma prevede la deposizione di corone al monumento Rauch nel rio Malborghetto allestito nel centenario del 1909 (ore 9), una seconda deposizione di corone al monumento Hensel o del leone sotto il forte (ore 10) e, alla presenza di autorità civili e militari, la cerimonia rievocativa in piazza a Malborghetto di quei giorni terribili (15-17 maggio 1809), in cui il paese venne in gran parte ridotto in cenere (ore 12,30). Seguirà il rancio nel tendone appositamente allestito nel rio Malborghetto dai Pompieri Volontari del luogo, con dispensa ai partecipanti di pastasciutta e vino da parte dell’Ana e il gulasch e vino da parte delle truppe austriache; il tutto sarà accompagnato dai suoni delle bande militari. Alle 17 infine, sarà inaugurata nel Palazzo Veneziano la mostra rievocativa intitolata “I Francesi erano qui…” sulla storia militare e soprattutto civile della Valcanale di quel periodo, allestita dal Comitato Hensel in collaborazione con la Comunità Montana. (a.c.)
 

il Corriere delle Alpi — 14 maggio 2009 pagina 24 sezione: PROVINCIA

Luoghi e protagonisti della Grande guerra

PEDAVENA. La Grande guerra ha segnato profondamente il territorio feltrino. E per raccontare la memoria dei luoghi dove la gente comune ha combattuto in difesa della patria è in programma stasera alle 20.30 nella sala Guarnieri di Pedavena un incontro di presentazione al libro “15-18. Dal passo San Boldo a Cima Grappa: sulle tracce della Grande Guerra”. Organizzato dal comune di Pedavena insieme alla biblioteca su iniziativa della libreria Agorà di Feltre, l’evento rientra nella rassegna “Dentro la storia” dedicata al ricordo della prima guerra mondiale. I relatori Marco Rech e Orazio Andrich illustreranno al pubblico presente l’album cartografico che ripercorre le tragiche vicende del conflitto sui campi di battaglia a cavallo delle provincie di Belluno e Treviso. Oltre il passo San Boldo sono individuati il distaccamento dell’aviazione a Santa Giustina, i cimiteri di guerra nel feltrino, le trincee del monte Vallina tra Vas e Segusino, il forte Leone di Cima Campo ad Arsiè. E ancora: le fortificazioni sul monte Palòn e il Tomba e sulle dorsali del monte Grappa fino all’ossario sacro alla patria che ospita i resti di più di 22 mila soldati italiani e austroungarici. Il testo, corredato da cartine dettagliate, foto e schizzi d’epoca si propone ai lettori come una guida ai siti della Grande guerra. Per informazioni il numero di telefono è 0439 301818. (sco)

la Nuova di Venezia — 13 maggio 2009 pagina 21 sezione: CRONACA

Forte Mezzacapo, parte l'iter per vincolarlo

ZELARINO. Sono in corso le operazioni da parte della Soprintendenza ai beni culturali per vincolare forte Mezzacapo, l’ex struttura del campo trincerato di Mestre di via Scaramuzza. Nei giorni scorsi uno degli architetti della Soprintendenza ha fatto alcune fotografie nell’area del forte, primo passaggio tecnico per la concessione del vincolo. Notizia giudicata molto positivamente da chi si sta impegnando per una effettiva riqualificazione dell’intero complesso, anche alla luce di due finanziamenti concessi dal Comune per il ripristino dell’area del Mezzacapo: 90.000 euro per la manutenzione agli alberi e alle aree verdi e 80.000 per le operazioni di rimozione e smaltimento dei componenti in amianto. Di fatto, una volta che il Mezzacapo sarà vincolato, da una parte si riconoscerà il valore storico-architettonico del forte, dall’altra tutti i lavori di restauro al suo interno si svolgeranno con il beneplacito della Soprintendenza, che avrà modo, ad esempio, di analizzare i tipi di materiale utilizzati nella fase di ripristino. E per quanto riguarda l’inizio dei lavori veri e propri, i cittadini e le associazioni che si battono per il Mezzacapo hanno avuto assicurazione che la riqualificazione del complesso comincerà a breve. Va ricordato che alcune persone hanno provveduto lo scorso autunno a un radicale pulizia dell’area attorno alla «casetta del maresciallo». (m.t.)
 

il Corriere delle Alpi — 30 aprile 2009 pagina 30 sezione: PROVINCIA

Monte Ricco, aggiudicati i primi lavori

PIEVE DI CADORE. Il Comune di Pieve ha aggiudicato, mediante procedura aperta, l’appalto dei lavori di restauro, consolidamento e valorizzazione del complesso storico architettonico del forte di Monte Ricco e della Batteria Castello, ubicati sulla sommità del colle omonimo, sovrastante il centro storico di Pieve. Il progetto esecutivo del primo stralcio dell’opera (primo lotto) è stato redatto dal gruppo di progettazione coordinato dall’architetto Luigi Girardini della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, ed era stato approvato dalla giunta comunale nel corso della seduta del 24 aprile 2008. Questo primo stralcio messo in appalto, per un importo di 1.147.845,96 euro, riguarda esclusivamente il forte di Monte Ricco, mentre il restauro di Batteria Castello sarà bandito con un’ulteriore gara. Il criterio di aggiudicazione è stato quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, secondo le norme di legge. Il lavoro è stato aggiudicato all’impresa Eurocostruzioni SpA di Limena (Pd). L’assegnazione dei lavori è stata fatta lo scorso 26 febbraio tramite la determinazione esecutiva firmata dal responsabile dell’area tecnica e tecnico-manutentiva. Con questo documento sono stati approvati i verbali di gara e aggiudicati in via definitiva i lavori stessi alla vincitrice della gara di appalto. «La vicenda di questa assegnazione», spiega il vicesindaco Alberto Tabacchi, «è un po’ complessa, perché arriva dopo un ricorso al Tar fatto dall’impresa padovana Eurocostruzioni. Il TAR ha infatti rilevato una anomalia burocratica nella determinazione fatta dall’ufficio tecnico comunale di Pieve lo scorso 22 ottobre, con la quale i lavori del primo stralcio per il restauro, consolidamento e valorizzazione del forte di Monte Ricco venivano aggiudicati in via definitiva alla ditta Tecnimpresa Fontana srl di Ponte nelle Alpi. Il ricorso al TAR dell’impresa padovana», aggiunge Tabacchi, «portava all’individuazione, nel documento che assegnava alla ditta bellunese il lavoro, l’assenza di alcuni dati. Fatto questo che ha portato all’annullamento del documento, ed all’indizione di un secondo bando di gara, che si è concluso con la vittoria della ditta padovana, lo scorso 4 dicembre. Dal verbale di questa gara è partita la seconda determinazione che ha portato all’assegnazione dei lavori non più all’impresa bellunese ma alla ditta Eurocostruzioni SpA di Limena». (v.d.

Messaggero Veneto — 17 aprile 2009 pagina 09 sezione: UDINE

Recupero delle fortificazioni, una chance per il turismo


UDINE. Le fortificazioni della Grande Guerra presenti in Friuli Venezia Giulia possono essere una risorsa per tutto il territorio. Rivalutare i forti e inserirli in una rete di siti storici dal respiro europeo è una sfida che potrebbe avere importanti ripercussioni sul turismo di tutta la regione. E questo è l’obiettivo del Military Historical Center, che ha organizzato un convegno internazionale di due giorni, domani e domenica, inizio alle 9.30, al circolo ufficiali di Udine, dedicato appunto alle fortificazioni della Grande Guerra. Ai lavori parteciperanno storici provenienti da Austria, Francia e Polonia, perché capire come sono gestite reti di forti nel resto d’Europa è molto utile per sviluppare il sistema in sede locale. Ma alla tavola rotonda prenderanno parte anche alcuni architetti, che discuteranno sulle diverse possibilità di riqualificazioni di queste strutture. I forti, infatti, possono essere trasformati, pur mantenendo intatte le loro caratteristiche, in musei di storia militare e comunque in luoghi di sicuro interesse e richiamo turistico. Nel corso del convegno si parlerà in modo approfondito di tutte le fortificazioni risalenti al primo conflitto mondiale presenti sul territorio friulano, e cioè: Chiusaforte, Osoppo, Montefesta, Tarcento, Rive d’Arcano, Fagagna, Precenicco e Beano. E ieri mattina, durante la presentazione dell’evento, il presidente dell’associazione, Roberto Machella, ha sottolineato l’importanza di una rivalutazione di questi luoghi: «È necessario inserire il sistema fortificato del Friuli in un contesto europeo – ha detto in particolare – e le esperienze di Paesi come Francia e Polonia possono essere illuminanti per una proficua gestione del nostro patrimonio storico. Per esempio, la zona di Verdun, in Francia, attrae 400 mila visitatori l’anno, perché tutti i siti risalenti alla Grande Guerra sono inseriti in un percorso di turismo storico già molto consolidato. Anche in Friuli vogliamo raggiungere questo obiettivo». Il convegno internazionale segna l’inizio di un percorso triennale che ha come fine ultimo proprio la rivalutazione delle fortificazioni. E al punto di vista degli storici si affiancherà una riflessione da parte degli architetti, che devono trovare le soluzioni per rendere queste opere ancora più interessanti per il grande pubblico. «In quest’opera di rivalutazione – ha continuato il presidente – è molto importante anche il coinvolgimento di tutte le amministrazioni locali, che forniranno il loro supporto per programmare eventi e congressi all’interno di questi siti». Insomma, il fine è quello di creare una rete che possa attirare il maggior numero di visitatori possibile. Un modo intelligente per evitare che le fortificazioni del Friuli siano dimenticate. Renato Schinko

 

la Nuova di Venezia — 07 aprile 2009 pagina 22 sezione: CRONACA

Centoventi firme per aprire Forte Tron

MARGHERA. Oltre 120 firme sono state raccolte domenica scorsa in piazza Cosmai a Ca’ Sabbioni per l’apertura in tempi brevi di Forte Tron. Il Forte, che è ancora in gestione al Demanio, dovrebbe essere reso fruibile dal Comune a cui è stato affidato. Recentemente era partita anche l’idea di fare all’interno del Forte un consiglio comunale straordinario. A chiedere la riapertura immediata del Forte è il consigliere Paolino D’Anna, capogruppo della formazione Amici Popolari che con diversi simpatizzanti ha organizzato dei gazebo nel rione per ottenere questo risultato con una petizione. «In poche ore abbiamo superato il centinaio di firme - dice - per avere la riapertura del Forte che ora è nel degrado e abbandonato a se stesso. All’interno della struttura infatti ci sono ancora rifiuti di ogni tipo e nei fossati circostanti pullulano topi e insetti di ogni genere». Forte Tron secondo D’Anna potrebbe diventare un punto di riferimento per le associazioni di volontariato per tutta la città e soprattutto per la Municipalità di Marghera. Poi, l’annuncio: «Continueremo a raccogliere firme anche domenica prossima, questa volta a Malcontenta. A fine mese le consegneremo in Comune». (a.ab.)
 

la Nuova di Venezia — 31 marzo 2009 pagina 23 sezione: CRONACA

Convenzioni ponte per i Forti

ZELARINO. Spunta la possibilità delle «convenzioni ponte» per garantire chi cura le strutture nella partita dei forti della terraferma. È emerso durante la presentazione della ristampa del volume «Forti di Mestre. Storia di un campo trincerato», operazione curata da Claudio Zanlorenzi dell’associazione «Dalla guerra alla pace», presente ieri alla conferenza stampa tenutasi al centro civico di Zelarino insieme agli assessori Laura Fincato (Lavori pubblici) e Pierantonio Belcaro (Ambiente). Proprio uno dei tecnici di quest’ultimo assessorato, l’architetto Costantini, ha ricordato come sia in atto una forte richiesta all’assessorato al Patrimonio che porti alla realizzazione di «convenzioni ponte», uno strumento che garantirebbe chi opera per la riqualificazione dei forti in attesa che gli stessi diventino a tutti gli effetti di proprietà comunale. Ipotesi quella delle convenzioni ponte che non è dispiaciuta ai rappresentanti delle tante associazioni che operano all’interno dei forti dell’ex campo trincerato, che hanno anche colto l’occasione per segnalare i problemi con i quali si trovano a fare i conti giorno dopo giorno. L’incontro di Zelarino, comunque, era pensato soprattutto per la presentanzione della ristampa del volume già edito nel 1997, con scritti di Zanlorenzi, Piero Brunello, Fabio Brusò e Gianni Facca. Nata anche grazie all’interessamento di Comune e associazione StoriAmestre, il libro ha un pregio essenziale: quello di inquadrare da subito la nascita del campo trincerato di Mestre in un ambito europeo più ampio, quello delle difese stabili attorno alle città più importanti realizzate a partire dagli anni attorno al 1860. Tante immagini, a cominciare dalla cartolina riportata in copertina dedicata al «III gruppo Mestre» del V reggimento di artiglieria da fortezza. All’interno del volume, poi, una curiosità è rappresentata dal prontuario distribuito all’esercito austriaco alla fine dell’Ottocento, contenente le tecniche di attacco al complesso difensivo rappresentato dai forti. Tracce dal passato, insomma, con novità anche per il futuro, visto che è stato confermato che sono previsti interventi a due forti della Municipalità, il Mezzacapo e il Gazzera, con il primo che sarà interessato dalla bonifica dell’amianto ancora presente e da un intervento che riguarderà gli alberi e le piante. (Maurizio Toso)

il Corriere delle Alpi — 17 marzo 2009 pagina 30 sezione: PROVINCIA

«Intanto mettiamo vincoli sugli ex forti»


VALLE. L’amministrazione comunale di Valle non assisterà passivamente «all’ingiustizia derivata dalla proposta dell’Agenzia del Demanio di Venezia di acquistare le ex fortificazioni per l’ingente importo di 220.000 euro». E’ quanto fa sapere il sindaco Matteo Toscani con una nota diffusa ieri. In attesa dell’incontro romano che il senatore Gianvittore Vaccari sta organizzando e della lettera di protesta che il sindaco a breve inoltrerà alle massime autorità dello Stato con riferimento sia alla stima assolutamente inadeguata e sia, soprattutto, alla sperequazione rispetto al trattamento riservato a Trentino e Friuli, dove questi beni vengono ceduti gratuitamente, nella seduta del consiglio comunale prevista per domani si tratterà tra le altre cose proprio degli ex forti di Venas. In tempi record è stata infatti elaborata una variante al prg per vincolare puntualmente quasi un ettaro di terreno comprendente le fortificazioni con le relative pertinenze. Praticamente, una volta adottata la variante, sulle fortificazioni non si potrà apportare alcun tipo di modifica strutturale e, in ogni caso, la destinazione dovrà essere di pubblico interesse. Con la variante quindi, qualsiasi appetito speculativo verrà meno ed i beni diventeranno conseguentemente cedibili solo ad un ente pubblico. «Rispetto ad uno Stato che, in questo caso, pensa solo a raccogliere qualche briciola per tentare di rimpinguare casse sempre più avide di denaro», spiega Toscani, «è giusto che il Comune persegua l’interesse del territorio e si cauteli. Questi beni, come già accade nelle Province a noi confinanti, devono essere restituiti gratuitamente o, al limite, a prezzi ragionevoli ed equi. Farò il possibile affinché questo avvenga e, se non ci riuscirò, non smetterò di gridare allo scandalo».
 

il Corriere delle Alpi — 01 marzo 2009 pagina 28 sezione: PROVINCIA

«Vogliono 220mila euro per ruderi già nostri»


VALLE. «Un’inaccettabile sperequazione rispetto al Trentino Alto Adige e al Friuli». Così il sindaco di Valle, Matteo Toscani, definisce la vendita degli ex forti di Venas. L’Amministrazione da tempo si sta impegnando per riaverli, in parte è già riuscita a riavere la strada che arriva lassù. La Regione ha già accordato 50 mila euro per l’acquisto dei forti, ma la cifra che il Demanio chiede è parecchio superiore. «Dopo quasi 15 anni di attesa», spiega Toscani, «mi è stato comunicato ufficiosamente il prezzo con cui l’Agenzia del Demanio di Venezia procederà con la vendita degli ex Forti di Pian dell’Antro». Il Comune, per diventare proprietario di un’area di poco pregio e delle relative fortificazioni, dovrà spendere 220 mila euro. Vero? «Esatto. L’importo», spiega il primo cittadino di Valle, «è di gran lunga superiore al valore di mercato del bene, trattandosi di manufatti dal grande pregio storico e culturale ma in pessime condizioni di manutenzione e, di fatto, del tutto inutilizzabili. Parte della struttura, tra l’altro, è stata fatta esplodere dall’esercito italiano alla fine della Grande Guerra per evitare l’eventuale utilizzo da parte del nemico austriaco. La proposta del Demanio per quanto mi riguarda è da rigettare», afferma Toscani «perché non tiene conto dell’effettivo valore dei forti, trascurando anche il fatto che si tratta di ruderi inutilizzabili». Un errore di stima? «La stima sembra fatta da chi non consoce minimamente la realtà delle cose. Purtroppo, alla gravità della sovrastima, si aggiunge anche la beffa della ingiustizia per cui i beni ex militari nelle confinanti regioni Trentino Alto Adige e Friuli vengono ceduti gratuitamente ai Comuni, notoriamente con bilanci assai più floridi di quelli bellunesi e veneti. Per cercare di ovviare alla spiacevole situazione è stata subito impostata una variante urbanistica, da approvare il 18 marzo, per porre un forte vincolo sull’area e sulle strutture onde evitare eventuali speculazioni. Ho preso altresì contatti col senatore Vaccari per concordare un appuntamento urgente a Roma, al ministero delle Finanze, che ha incaricato l’Agenzia del Demanio della vendita dei forti». Cosa intende fare in più? «Scriverò anche una lettera in cui, senza troppa diplomazia, chiederò alle massime autorità dello Stato se la Costituzione è solo un pezzo di carta da calpestare senza timore o se invece, come io penso e spero, la Carta da cui dovrebbe derivare un trattamento dignitoso ed equo per tutti i soggetti appartenenti alla Repubblica. Per quanto mi riguarda si tratta dell’ennesimo affronto ad un territorio che si è sempre dimostrato leale con le istituzioni e, soprattutto, esempio di laboriosità ed onestà. Se questo è il trattamento riservato, sarà bene riflettere ed agire per evitare di subire silentemente l’ennesimo sopruso. In ogni caso», conclude Toscani, «mi batterò con forza e determinazione affinché, correttamente, l’area venga restituita, dopo cento anni di occupazione, senza che il Comune debba sborsare denaro».

 

la Nuova di Venezia — 19 febbraio 2009 pagina 22 sezione: CRONACA

Forte Mezzacapo, manca ancora una firma

ZELARINO. Forte Mezzacapo? Di fatto proprietà del Comune, che potrà dirsi però padrone a tutti gli effetti della struttura dopo un ultimo adempimento dal parte del Ministero della Difesa. È questa la notizia emersa nel corso di un incontro avuto dai responsabili della Municipalità di Chirignago-Zelarino con i vertici dell’assessorato comunale al Patrimonio. Il dettaglio da superare è di natura formale, e rappresenta l’ultimo passaggio da attendere per definire conclusa la vicenda: il Ministero della Difesa, vecchio proprietario del forte di via Scaramuzza a Zelarino, dovrà rendere pubblico l’avvenuto trasferimento dell’area al Comune di Venezia, atto dopo il quale il Mezzacapo sarà ufficialmente del Comune. Un adempimento formale necessario, che però non bloccherà in nessun modo l’opera di risanamento dell’intera area. Va ricordato, infatti, che per rimettere in sesto Forte Mezzacapo, su un totale di 220 mila euro messi a disposizione dall’amministrazione comunale per fare manutenzione nelle ex postazioni del campo trincerato di Mestre, è stata ritagliata una consistente fetta di 90 mila euro, somma che servirà tra le altre cose a finanziare la bonifica della struttura dalla presenza dell’amianto, problema questo che si è rivelato meno grave del previsto, visto che i crolli di alcuni edifici non hanno causato la dispersione del materiale nel terreno. La settimana scorsa, inoltre, c’è stato un incontro che ha visto protagonisti i responsabili di Municipalità, Veritas e dell’associazione «Dalla guerra alla pace» per valutare la situazione delle piante presenti all’interno del forte: una parte di queste dovrà essere abbattuta, un’altra risanata. (m.t.)
 

la Nuova di Venezia — 15 febbraio 2009 pagina 27 sezione: CRONACA

Tagliati gli alberi malati sarà smaltito l'amianto

ZELARINO. Sarà effettuato un intervento approfondito e necessario sugli alberi di forte Mezzacapo, l’ex postazione del campo trincerato di Mestre di via Scaramuzza a Zelarino. È questo il risultato di un incontro che si è tenuto venerdì e che ha visto protagonisti Municipalità di Chirignago-Zelarino, Comune, associazione «Dalla Guerra alla Pace e Veritas». Il punto di partenza è semplice: nella parte interna del forte si è riscontrato la necessità di abbattere alcune piante e di potarne altre, operazione che non riveste solo importanza dal punto di vista del verde pubblico, ma è anche preliminare alle operazioni di smaltimento dell’amianto presente ancora nella struttura. La buona notizia è che le spese per gli interventi sugli alberi non andranno a intaccare i 90 mila euro ricavati dai 220 mila messi a disposizione dal Comune per il risanamento di tutti i forti dell’ex campo trincerato, visto che il costo dell’operazione sarà sostenuto dall’assessorato all’Ambiente, presente all’incontro di venerdì con alcuni suoi tecnici. Un altro passo avanti per la riqualificazione del Mezzacapo è stato fatto, insomma, va anche detto che grazie all’impegno di volontari è stata completamente ripulita dalle erbacce l’area della «casetta del maresciallo», edificio a un solo piano che si trova all’esterno del forte e che un tempo non era visibile per chi transitava lungo via Scaramuzza. (Maurizio Toso)

il Corriere delle Alpi — 15 febbraio 2009 pagina 39 sezione: SPETTACOLO

Col Vidal, il forte compie 100 anni


D opo le iniziative di valorizzazione turistica dell’intero comprensorio di Pian dei Buoi, fiorite sull’onda del restauro della casermetta di Sora Crepa negli anni ’90 del secolo scorso, e soprattutto dopo i progetti Interreg Italia-Austria e l’iniziativa di Messner sul Rite agli esordi del terzo millennio, erano in molti a sperare che anche per il forte di Col Vidal sopra Lozzo di Cadore si aprisse una nuova era. Si auspicava da più parti che esso, adeguatamente valorizzato e restaurato, potesse divenire un eccezionale documento di “archeologia” militare. Non è stato proprio così e il poderoso impianto che incombe sulla Val Ansiei è arrivato alla veneranda età di 100 anni, senza vedersi curate adeguatamente le naturali magagne del tempo. Ai sabotaggi italiani del novembre 1917 e alle distruzioni austriache dell’ottobre 1918, si sono aggiunti decenni di abbandono per le sue strutture e per la sua storia. L’impianto fortificatorio venne costruito all’inizio del ‘900 dal Genio italiano su Col Vidal, per dar protezione all’opera bassa di Col Piccolo (Vigo di Cadore) e battere la zona di Danta e gli sbocchi della Val Piova e della Mauria. Il progetto di massima del forte fu steso nel 1909 e poi, sulla base del successivo progetto tecnico-esecutivo, il ministero stanziò per i lavori la somma di 400.000 lire. In considerazione della sua alta valenza strategica, superiore per certi aspetti perfino a quella del vicino Tudaio (m. 2114), si decise anzitutto di dar corso alla costruzione della strada Lozzo - Col Cervera - Col Vidal. Questa nel 1910 era già sbozzata, ma intervennero diatribe tecniche e giudiziarie, tanto che i lavori durarono più a lungo del previsto. L’arteria, detta comunemente dalla popolazione Strada del Genio, portava (e porta) da Lozzo (m. 753) a Col Vidal (m. 1880), con una lunghezza di circa 18 chilometri, un dislivello di 1127 metri e con una pendenza massima del 12-13%. Essa risale prima verso ovest con molti tornanti la zona di Roncole, Larcede, Pecol e Campo di Croce e, una volta aggirata l’orrida frana di Mizzoi, punta con andamento quasi rettilineo verso il forte, attraversando le falde di Col Cervera. Nel 1911 però il direttore dei lavori Pecco, implicato in pesanti accuse relative ai sistemi di lavoro e di amministrazione dei lavori della strada e del forte, venne sottoposto a inchiesta e perfino rinchiuso in carcere a Belluno. Dopo un lungo processo, egli poté continuare la sua carriera militare, ma intanto i lavori del Vidal erano stati affidati ad un altro direttore, il maggiore Bianchi. Per agevolare l’attività sull’altopiano venne costruita nel 1911 una teleferica, sotto il controllo dell’ing. Benedetto della casa Brown-Boveri di Zurigo, che saliva da Le Spesse fino a Pian del Formai, a quota 1830. Nel 1914 l’intero forte era completato e nell’estate di quello stesso anno si poteva provvedere al suo armamento, ultimato in ottobre. L’impianto si basa su un insieme articolato di manufatti, complementari tra loro e uniti da una complessa rete di collegamenti e difese. L’elemento principale era naturalmente la batteria corazzata, i cui 4 pozzi potevano ospitare altrettanti cannoni da 149 A con copertura pesante (cupole Armstrong), del peso di 180 quintali, ma quella che resta quasi intatta ancor oggi è la grande caserma, costruita sul fronte di gola della batteria e scavata nella viva roccia. Lunga circa 45 metri e alta quasi 10, era dotata di vasche sotterranee, servizi igienici e grandi locali adibiti a deposito e laboratori, e, attraverso una rampa in salita, lunga più di 100 metri, era collegata direttamente con la soprastante batteria. Pur sussidiato da tutta una serie di opere complementari (si pensi alle gallerie dette 5 imbocchi poco sotto la cima), il forte venne tagliato fuori dal vivo delle operazioni durante i primi due anni del conflitto e subì periodici depauperamenti in uomini e mezzi. Nelle tragiche circostanze del dopo-Caporetto rimase pressoché inattivo, anche forse perché un’azione di fuoco sul nemico avanzante da Casera Razzo avrebbe avuto conseguenze tremende per i paesi dell’Oltrepiave. Durante il periodo di occupazione austriaca molto materiale dei depositi del Vidal e delle zone limitrofe fu trasportato a valle da prigionieri russi, che utilizzarono pure delle slitte trainate da cani. La batteria fu fatta saltare dagli austriaci alle 11.45 del 21 ottobre 1918, con notevole anticipo sull’effettiva ritirata dal Cadore, condividendo l’identica sorte di tutti gli altri impianti della Fortezza Cadore-Maè. Sorte paradossale: costruiti per fermare gli austriaci, furono distrutti proprio da questi per non... ritornarceli!
 

la Nuova di Venezia — 03 febbraio 2009 pagina 20 sezione: CRONACA

Mezzacapo, per la bonifica saranno impiegati 90 mila euro

ZELARINO. Spuntano 90.000 euro per forte Mezzacapo, l’ex postazione dell’esercito di via Scaramuzza. Nel capitolo di 220.000 euro stanziato dal Comune per la manutenzione dei forti del campo trincerato di Mestre, infatti, una fetta sostanziosa è stata ritagliata proprio per il Mezzacapo, la struttura che necessita tra l’altro in modo urgente di una bonifica dell’amianto. La decisione di destinare i 90.000 euro verrà ufficializzata a breve, nel frattempo però c’è da registrare l’ottimismo di Ivo Chinellato, consigliere municipale a Chirignago-Zelarino con delega ai forti. «Questa è senza dubbio una buona notizia - afferma Chinellato - Avendo a disposizione 90.000 euro si possono fare altre cose a forte Mezzacapo: oltre a bonificare l’amianto, si potrebbe pensare ad esempio, accordandosi con Veritas, a una messa in sicurezza delle piante pericolanti. E sfruttare l’occasione per ricoprire i magazzini in muratura». Le preoccupazioni circa la presenza di amianto a Forte Mezzacapo erano sorte soprattutto dopo una serie di crolli di alcune strutture all’interno dell’area recintata del forte: la paura era che l’amianto, sbriciolandosi, fosse penetrato nel sottosuolo, rendendo così più complicata la bonifica. Ipotesi, questa, che però non si è verificata, rendendo così più facile la riqualificazione del Mezzacapo. (m.t.)

il Corriere delle Alpi — 24 gennaio 2009 pagina 24 sezione: PROVINCIA

Grande guerra a Canevoi


PONTE NELLE ALPI. Conferenza sulla Grande guerra con Roberto Mezzacasa, sabato 7 febbraio alle 10, alla scuola media “Sandro Pertini” di Canevoi di Ponte nelle Alpi. L’incontro, che fa seguito ad uno già proposto a Soccher nel novembre scorso, vedrà Mezzacasa illustrare ai ragazzi, anche con l’ausilio di immagini, la “Linea gialla” nel Bellunese e la condizione della popolazione civile prima e dopo Caporetto. L’incontro con i ragazzi è stato organizzato dalla docente Donatella De Pra, e all’incontro parteciperanno anche alcune persone che hanno aiutato Mezzacasa nelle sue ricerche storiche sul campo e in biblioteca. La conferenza sarà ripetuta alle 11 per un secondo gruppo di ragazzi. La “Linea gialla” era la linea di fortificazioni e strutture militari lungo la quale si sarebbe dovuta sviluppare l’estrema resistenza di fronte agli austro-ungarici durante la Grande guerra.

 

la Nuova di Venezia — 22 gennaio 2009 pagina 24 sezione: CRONACA

Forte Tron al Comune «La Rumiz acceleri l'iter»

MARGHERA. «Chiedo all’assessore al Patrimonio, Mara Rumiz, di farsi interprete della richiesta che da molto tempo la Municipalità avanza: accelerare l’iter per avere al più presto in gestione forte Tron, perché torni ad essere un’oasi faunistica. Il forte può diventare luogo frequentato da molte persone per la sua collocazione, l’ambiente circostante e la tranquillità; nel periodo estivo potrebbe essere un luogo di teatro». È questa la richiesta che fa il presidente della Municipalità, Renato Panciera, per evitare situazioni di degrado e per velocizzare l’iter di consegna della struttura al Comune. «A tutt’oggi - dice - la struttura è di proprietà del Demanio e dal giugno 2006 è stata presa in consegna dal 5º Reparto Infrastrutture dell’Esercito con sede a Padova per la bonifica. Non è stato formalizzato alcun passaggio, in quanto deve essere effettuato il sopralluogo della Soprintendenza ai Beni architettonici riguardo i lavori di ripristino, in particolare il ponte di accesso, danneggiato durante le operazioni di bonifica». Sulla questione della convocazione di un consiglio straordinario nel forte, Panciera la rivendica come competenza propria. Il vice presidente della Municipalità, Bruno Polesel, e il delegato Valdino Marangon però ribadiscono: «La decisione di fare un consiglio di Municipalità nel forte è stata comunicata dallo stesso Panciera in giunta qualche giorno fa». (a.ab.)
 

la Nuova di Venezia — 20 gennaio 2009 pagina 20 sezione: CRONACA

Forte Tron nel degrado, Consiglio per salvarlo

MARGHERA. Un consiglio di Municipalità a forte Tron per porre all’attenzione del Comune un patrimonio dimenticato che va recuperato al più presto: diventerà parco pubblico e casa delle associazioni di Marghera, Ca’ Sabbioni e Malcontenta. La richiesta del consiglio parte dai consiglieri di Municipalità, Nilo Dal Molin, Bruno Gianni e Mario Tolomio a cui si affianca anche il delegato ai Lavori pubblici Valdino Marangon. Il vicepresidente della Municipalità, Bruno Polesel, concorda e annuncia: il consiglio si farà a febbraio, tempo permettendo, alla presenza del sindaco. «Da mesi - spiegano i consiglieri di municipalità Dal Molin e Tolomio - sono stati eseguiti lavori per sistemare il ponte del forte che era disastrato, ma il problema è che la struttura è stata trasformata in una discarica abusiva ed è frequentata da vandali. Recentemente il forte, che è stato acquistato dal Comune, è stato interessato da un’operazione di bonifica da ordigni bellici compiuta da una ditta specializzata. Cosa si aspetta a recuperarlo? Per quale motivo il comune di Venezia lo ha comprato dal Ministero della Difesa? Per lasciarlo nel degrado?». Da tempo la Municipalità di Marghera denuncia il fatto che la recinzione della struttura è stata divelta in alcuni punti e che la zona verde è diventata regno di gare più o meno lecite di motocross ma anche di traffici illeciti, dallo spaccio della droga alla prostituzione. «Così non si può andare avanti - dice il delegato Marangon - Un consiglio di Municipalità straordinario magari alla presenza del sindaco Cacciari servirebbe a rilanciare i progetti per il suo utilizzo». Con Marangon concorda il vicepresidente della Municipalità Bruno Polesel. «Questa struttura - dice - che si trova in via Colombara è destinata a diventare un parco pubblico a ridosso del bosco del Brombeo e anche la casa delle associazioni di Marghera. Qui si potranno organizzare anche eventi musicali estivi. Per questo un consiglio di municipalità si terrà a febbraio all’interno del Forte, ovviamente tempo permettendo. Sarà un modo di aprire alla cittadinanza un bene pubblico da troppo tempo abbandonato. La presenza del sindaco è gradita». (Alessandro Abbadir)
 

la Nuova di Venezia — 17 gennaio 2009 pagina 24 sezione: CRONACA

La bonifica a forte Mezzacapo Terreno circostante non inquinato

ZELARINO. Arriva una buona notizia per forte Mezzacapo, l’ex base dell’esercito di via Scaramuzza. Nei giorni scorsi, infatti, tecnici dell’assessorato all’Ambiente hanno effettuato un sopralluogo nell’area, concentrandosi in particolare nell’appezzamento delimitato dalla recinzione principale. Se l’obiettivo era capire il livello di inquinamento da amianto, materiale utilizzato spesso nelle strutture militari, la bella sorpresa è che l’inquinamento stesso riguarda solo alcuni fabbricati e non il terreno circostante: una notizia, questa, che arriva in controtendenza alle ipotesi più pessimistiche avanzate in passato. Il crollo di alcuni fabbricati a causa del maltempo, infatti, aveva fatto temere che l’amianto, sbriciolandosi, potesse essere penetrato nel terreno sottostante, eventualità questa che avrebbe fatto lievitare notevolmente i costi della bonifica, operazione considerata necessaria prima di riconsegnare il forte Mezzacapo alla collettività. Inserito nel lotto che comprendeva anche i forti Gazzera e Pepe, l’ex base di via Scaramuzza è stata a lungo in stato di assoluto abbandono, utilizzata un’ultima volta nell’estate 2005 per fare brillare due ordigni bellici. In attesa che l’intero forte venga rimesso in sesto e diventi un punto di riferimento per Zelarino, da segnalare l’intervento in corso da parte dell’associazione «Dalla guerra alla pace», che in pochi mesi è riuscita a ripulire completamente l’area attorno alla «casetta del maresciallo», l’edificio che serviva da alloggio al sottufficiale comandante di forte Mezzacapo fino all’abbandono dello stesso da parte dell’Esercito. Un tempo semi nascosta dalla vegetazione, ora la casetta è ben visibile da chi transita in automobile lungo via Scaramuzza. (m.t.)

la Nuova di Venezia — 13 gennaio 2009 pagina 26 sezione: PROVINCIA

Forte Poerio diventerà un parco pubblico

MIRA. Forte Poerio a Mira, che era destinato a diventare un centro per lavoratori immigrati, diventerà un parco pubblico e nel giro di un anno a parco tecnologico. Queste le intenzioni del Comune di Mira, che ha già avviato in questi giorni la ripulitura dell’area per destinare la struttura e il parco alla cittadinanza già con l’inizio di marzo. Il Forte però resterà inaccessibile. Mancano i soldi per recuperare l’edificio. La struttura è stata acquistata dal Demanio militare all’epoca della giunta Marcato. Ad annunciare l’operazione è l’assessore al Verde e ai Parchi Silvia Carlin. «L’area di Forte Poerio nel breve periodo - dice la Carlin - e cioè nel giro di qualche settimana diventerà un parco e a marzo sarà aperto al pubblico. Il parco che è ampio diversi ettari ha visto nel corso di questo mesi, la manutenzione straordinaria del verde, alla messa a dimora di nuove piante, alla recinzione dell’area e piantumazione di una siepe, e la ristrutturazione del ponte Bailey». Saranno costruiti anche panchine, percorsi ciclabili, con un intervento che si aggira sui 100 mila euro. Ma non solo. Il parco diventerà il primo parco tecnologico della provincia di Venezia. «L’idea nel lungo periodo - dice Carlin - è quella di trasformare l’area in un parco tecnologico che avrà come tema le energie pulite. Saranno realizzati percorsi ed impianti fotovoltaici per la produzione dell’energia, impianti eolici con dimostrazioni effettive del risparmio che si può ottenere con l’utilizzo di queste energie. Sarà il primo parco del genere in tutta la provincia». Per portare a termine questa operazione serve oltre un milione di euro, con fondi che sarebbero necessari anche per aprire l’edificio che in questo momento è in decadenza. «Quando apriremo il parco a marzo - dice Carlin - Forte Poerio resterà chiuso. Non ci sono i fondi per renderlo fruibile alla cittadinanza. Si parlerà della sua sistemazione in un secondo momento». Il recupero di Forte Poerio a parco pubblico mette definitivamente la parola fine sull’utilizzo dell’area come centro di accoglienza per lavoratori immigrati regolari. Una ipotesi che era stata presentata dal comune di Mira lo scorso anno. Ma ha dovuto fare marcia indietro dopo le proteste furiose delle forze di opposizione e dei comitati cittadini. Soddisfazione per la destinazione a parco arriva anche dalla Lega. «Questa soluzione - dice il capogruppo del Carroccio Cesare Renier - è migliore del centro immigrati e di più buon senso». - Alessandro Abbadir

il Corriere delle Alpi — 03 gennaio 2009 pagina 41 sezione: SPETTACOLO

Dai forti cadorini al terremoto

Sul terremoto calabro-siculo del 28 dicembre 1908 molto si è scritto a livello scientifico e molto si ricorda in questi giorni, ad un secolo esatto di distanza dal tremendo sisma che colpì alle 5.21 di un lunedì, con gli abitanti immersi nel sonno. Ma a 100 anni distanza vale la pena di ricordare un particolare dei soccorsi, invero non molto noto, che lega la nostra piccola patria alpina ai suoi naturali antipodi politici e culturali. All’inizio del 1909 due compagnie Minatori del 5º Reggimento, dipendenti dall’Ufficio Genio di Belluno ed impiegate da anni nella costruzione del Forte di Col Piccolo e di altri impianti in Oltrepiave, furono inviate a Reggio Calabria per provvedere ai più urgenti bisogni di demolizione e ricostruzione. Si trattava per lo più di umili soldati provenienti da tutte le parti d’Italia, che avevano imparato ad amare il Cadore vivendo per lo più nei fienili di Laggio, Pelos e Piniè e che venivano impiegati per costruire postazioni, strade ed osservatori incentrati sulla stretta di Tre Ponti. Non se la passavano poi tanto male, guadagnandosi spesso qualche premio extra con gli straordinari e partecipando vivacemente alla vita, anche religiosa, della piccola comunità, la quale, da parte sua, vedeva nei lavori in corso qualche opportunità di progresso e guadagno. Li comandava dal 1904 quel capitano (poi maggiore, colonnello e generale) Ferdinando Pecco, che fu il padre riconosciuto della moderna fortificazione cadorina e che legò in seguito il suo nome ad una paradossale vicenda giudiziaria a causa di presunte tangenti nei lavori. Questo torinese vecchio stampo, ingegnere colto e coscienzioso, divenuto profondo conoscitore ed estimatore del Cadore, fu chiamato dunque coi suoi genieri ad operare sul luogo del disastro, trasferito dai boschi e dalle forcelle della catena Tudaio-Brentoni per venir immerso nella scena apocalittica di Reggio Calabria posta in stato d’assedio. Certo sul posto furono fatti affluire da ogni parte d’Italia zappatori, pontieri, ferrovieri, telegrafisti, ecc., ma si può ben dire che il compito più ingrato spettò proprio ai minatori, che dovevano aprirsi la via anche a colpi di mina, recuperando i morti ed abbattendo tutti gli edifici pericolanti. Un brusco trapasso davvero, dagli ambiziosi forti in cemento dalla cupola corazzata in acciaio-nichelio, simboli di un’Italia che voleva indossare i panni di potenza emergente, agli strazi indescrivibili di una situazione tragica che metteva a nudo tutti i nostri limiti economici. A Reggio la 2ª e la 3ª compagnia Minatori del 5º Reggimento Genio furono particolarmente impiegate nella demolizione e nello sgombero delle macerie avendo a disposizione scale “Porta”, ponti provvisori, mine ed altri attrezzi di circostanza. Nel libro di Nicoletti Altimari (“L’opera prestata dalle truppe del Genio nelle regioni colpite dal terremoto”, Roma, 1910) vengono descritti i meriti del Pecco e dei suoi uomini, anche con l’ausilio di interessanti fotografie e cartine. Le demolizioni più importanti furono quelle della caserma Mezzacapo e della stazione centrale, mentre altri lavori determinanti furono il riatto della strada Reggio-Catona, lo sgombero della polveriera di Campo Calabro, il recupero dei beni del Museo Civico... Questi soldati, compiendo le operazioni più pericolose, ovvero quelle che gli operai civili avevano paura di fare, resero un servizio assai prezioso, collaborando inoltre alla sepoltura delle vittime e alla costruzione di bare, richieste a migliaia in quei drammatici frangenti. Ma vi è un ulteriore fatto che rende onore al Pecco: il capitano fece numerose osservazioni sui modi in cui i fabbricati della città avevano resistito o meno alla scossa di terremoto, compilando in proposito un’interessante memoria riassunta nella citata opera dell’Altimari. Il nostro, prendendo in esame i disastri già avvenuti col terremoto del 1783, analizzava i modi di costruire tipici dell’800, evidenziando le maggiori negligenze nelle costruzioni dell’ospedale, del conservatorio, della casa della gioventù, del Palazzo Catizzone, della caserma Mezzacapo, nonché di moltissime altre case, le cui pecche maggiori riguardavano la scadentissima muratura, la struttura dei tetti, l’assenza di chiavi in ferro... Sulla base di tali constatazioni egli avanzava una serie di consigli per la ricostruzione (fondazioni, piante, tipi di solai, incavallature...), consigli che denotavano in lui davvero grande esperienza e professionalità. Il ministro della Guerra apprezzò il suo dinamismo e la sua intraprendenza e lo premiò pure con un’onorificenza. Ma il destino del Pecco rimaneva tutto cadorino e l’Oltrepiave attendeva lui e i suoi genieri per altri lavori ed altre vicissitudini giudiziarie, che avrebbero portato di lì a poco ad un vero terremoto negli alti vertici militari italiani del tempo. Walter Musizza Giovanni De Donà