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ANNO 2008
Compatti hanno partecipato gli Alpini della locale Sezione dell'A.N.A., alla presenza del primo cittadino di Bormio Prof.ssa Elisabetta Ferro Tradati e di numerosa popolazione locale.
Dal punto di riunione, stabilito in piazza del Kuerc', un lungo corteo di fiaccole - capeggiato dalle classi quinte della scuola elementare di Bormio - è sfilato lungo la via principale del paese, la Via Roma, ed ha raggiunto sotto una debole pioggia il monumento ai Caduti in Piazza V Alpini.
E' seguito un discorso del Sindaco di Bormio, rivolto soprattutto ai bambini delle Scuole Elementari, che si sono cimentati per l'occasione cantando l'inno d'Italia.
26 Ottobre 2008: Si è spento l’ultimo Cavaliere di Vittorio Veneto
il Bersagliere Delfino Borroni
E' morto ieri sera, a 110 anni compiuti da poco, Delfino Borroni, l'ultimo cavaliere di Vittorio Veneto. Borroni, nato il 23 agosto 1898 a Turago Bordone, piccolo paese nelle vicinanze della Certosa di Pavia, era ospite di una casa di riposo per anziani in Lombardia. Arruolato nel corpo dei bersaglieri come soldato semplice, venne mandato al fronte sull'Altipiano di Asiago e visse le tragiche giornate di Caporetto.
Tornò a casa nel Natale del 1918. Tre anni dopo fu assunto dall'azienda tranviaria e impiegato come macchinista sul tram chiamato 'Gamba de Legn' che percorreva la linea Milano-Magenta-Castano Primo, il paese dove ha abitato per moltissimi anni, continuando a fare anche dopo la pensione il meccanico di biciclette, la sua grande passione.
Altre informazioni in rete anche a questo link
Ci associamo ai numerosi messaggi di cordoglio alla famiglia in riverente rispetto per questo ultimo protagonista di quei tragici eventi.
da Il Giornale di Vicenza del 10 settembre 2008
Pasubio 2008 Gara Unuci tra militari in congedo
In occasione della ricorrenza del 90° dalla fine della Grande Guerra la sezione Unuci di Schio organizza una gara di orientamento denominata "Pasubio 2008", il 12 e 13 settembre. La gara riservata a pattuglie militari in servizio e in congedo ha visto l'adesione di squadre straniere, di molte Sezioni Unuci d'Italia e delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma.
L'impegno delle Squadre sarà con una marcia notturna e con la ricerca di vari punti dal Passo di Pian delle Fugazze al rifugio Papa dove sarà allestito il pernottamento per i partecipanti alla suggestiva gara. Il giorno dopo le pattuglie si cimenteranno con cartina topografica, bussola e goniometro nel ritrovamento e descrizione di vari obiettivi di cui alcuni Sacri alla Patria sul Pasubio ed infine con la discesa attraverso le 52 gallerie dove anche qui avranno diversi obiettivi da ricercare e illustrare nella scheda di gara.
Giudici della gara saranno Gianfranco Ciancio, i Cap. Fabrizio Frassoni, Cap. Antonio Garello e il Ten. Carlo Bettanin unitamente al Cap./le Marco Tirapelle. L'organizzazione sanitaria sarà assicurata dal S.Ten.di Vasc. Salvatore Bartolomeo e dalla Croce Rossa Italiana di Schio.
da Il Giornale di Vicenza del 10 settembre 2008
A villa Dolfin onore al Grappa e alla sua Armata
Il parco antistante la settecentesca villa Dolfin di Rosàha fatto da cornice, nella serata di venerdi scorso, ad una riuscita commemorazione dei 90 anni della canzone del Grappa. L'inno, divenuto un simbolo nazionale, è stato eseguito per la prima volta il 24 agosto del 1918, nel parco di villa Dolfin, in occasione di una parata militare svoltasi in onore degli eroi della IV Armata del Grappa, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, del Generale Diaz e del vescovo di Vicenza, mons. Rodolfi.
L'iniziativa, che ha registrato un pubblico numeroso, è stata portata avanti dalla banda locale e dal Teatro Montegrappa, con il contributo dell'Amministrazione comunale che ha stanziato la somma di mille euro per le spese organizzative. Si è trattato di una rievocazione storica, poetica e musicale del celebre evento, con un omaggio particolare ai Caduti rosatesi della Grande Guerra, fra cui Nicodemo Bertorelle e Antonio Alessio, a cui sono state dedicate due importanti strade di Rosà.
Gli artisti del "Teatro Montegrappa" hanno interpretato in modo magistrale alcune pagine di storia tratte dal libro "Diario di guerra di un parroco di campagna", edito nel 1978. Si tratta di una testimonianza viva, quotidiana, legata sia ad episodi di Caporetto, che alla controffensiva che ha registrato l'eroismo dei nostri arditi sul Grappa e sull'Altopiano. Negli intervalli, poesie legate alla Grande Guerra. A rendere più suggestiva la serata, la riproduzione dell'ospedale militare, allestito dai figuranti del quadro militare della Ballata del Millennio dell'Associazione Pro Bassano, con la rievocazione della visita della regina Elena. Una voce di gioia e di speranza per un futuro migliore è giunta dal coro "Voices of Joy" di Cusinati, diretto da Marianna Bordignon, che ha incantato il pubblico con la presentazione di brani tratti dal repertorio di Bepi De Marzi e dei Beatles.
Non poteva mancare il concerto della banda Montegrappa, diretta da Mario Bonzagni, che ha concluso il repertorio con l'inno nazionale. Il gruppo musicale ha avuto in consegna dai Dolfin, gli strumenti usati per la prima esecuzione della canzone del Grappa. Poi, questi, passarono alla banda parrocchiale che giustamente ha preso il nome di Montegrappa, da quel celebre evento del 1918. La serata si è conclusa con una fiaccolata che ha accompagnato la banda fino al centro di Rosà. I festeggiamenti sono proseguiti domenica con il ritrovo nel parcheggio della palestra Balbi e la sfilata e l'omaggio al monumento dedicato al cap. Meneghetti, autore della canzone del Grappa, su testo del gen. Emilio De Bono. E' seguita la sfilata e la commemorazione ufficiale in piazza Card. Baggio. Messa solenne in duomo e poi rinfresco nella sede degli alpini di via Schallstadt.

Mario Rigoni Stern
ASIAGO (VICENZA)
- Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ad Asiago, all'età di 86 anni.
Malato da tempo, è mancato ieri sera. I funerali si sono svolti oggi, in
forma strettamente privata, nella piccola chiesa del centro dell'altopiano.
C'erano la moglie Anna, i tre figli con i due nipoti ed il fratello Aldo
dietro la bara, Nella cappella non più di 10 persone. Nessuna autorità e
nemmeno amici del celebre autore autore del 'Sergente nella neve'.
Mario Rigoni Stern ha scritto pagine indimenticabili sulle sue montagne che
amava e conosceva profondamente (Il bosco degli urogalli, Storia di Tonle,
Le stagioni di Giacomo...) e ha raccontato in uno dei romanzi più letti del
secolo scorso, la tragica ritirata degli italiani in Russia. "Il sergente
nella neve", tradotto in diverse lingue e utilizzato in tutte le scuole
italiane come testo di lettura, è una storia straordinaria frutto
dell'esperienza personale dell'autore che partecipò alla campagna di Russia
e riuscì a tornare vivo.
"Era uno scrittore grandissimo aveva la grandezza che hanno i solitari". E'
il primo commento di Ferdinando Camon, collega e amico di Rigoni Stern:
"Quando sono stato presidente del Pen Club italiano - ricorda - è stato il
primo italiano che ho candidato al Nobel: era uno scrittore classico, dalla
visione lucida e dalla scrittura semplice ma potente; aveva carisma anche
come uomo. Aveva un carattere buono e mite - rileva - se ne fregava dei
convegni e delle società letterarie".
Rigoni Stern era nato ad Asiago il primo novembre del 1921. L'infanzia
trascorsa nelle malghe dell'Altipiano, tra la gente di montagna, a contatto
con i pastori, lui, Mario, una famiglia numerosa e di tradizione
commerciale. Alpino, per scelta quando si arruola volontario alla scuola
militaree di Aosta e la guerra non è all'orizzonte, viene chiamato alle armi
nel '39 e la sua vita cambia per sempre. Impegnato nel fronte albanese, poi
in quello russo, sperimenta la tragedia della ritirata, dell'abbondanono e
della morte nella gelida neve e poi della deportazione.
Ritorna, dopo due anni di lager, nel '45 all'Altipiano, e comincia a
riversare nella scrittura la tragedia che ha vissuto in prima persona. 'Il
sergente nella neve' lo pubblica grazie ad Elio Vittorini che lo segnala ad
Einaudi. Negli anni '60 arrivera' poi 'I recuperanti' sceneggiatura per il
film di Ermanno Olmi. Ma è lungo il silenzio tra 'sergente' e le altre
opere. I racconti naturalistici de 'Il bosco degli urogalli' arrivano nel
1962. Tanti poi i suoi lavori e i suoi scritti apprezzati da critica e
pubblico. Ancora, sui ricordi del fronte, nel 2000, insieme all'allora
presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, cura il volume '1915-1918
La guerra sugli altipiani'.
"Il sergente nella neve", è stato nell'ottobre scorso un grande successo
televisivo attraverso la piece "Il sergente" di Marco Paolini. Paolini
interpretò la tragica avventura bellica di Rigoni Stern in diretta tv (La7,
senza interruzioni pubblicitarie) dalla cava Arcari di Zovoncedo (Vicenza),
sui Colli Berici, ipnotizzò la platea televisiva con 1 milione 200 mila
spettatori e il 6 di share.
Paolini aveva già raccolto 1200 persone sull'Adamello per la stessa
interpretazione, questa volta nello scenario delle Alpi, presenti molti
alpini reduci della guerra che in commosso assoluto silenzio seguirono
quella storia di uomini mandati allo sbaraglio con armi e vestiti inadeguati
e cibo scarso, un lacerante inno contro la guerra ancora più forte perchè
scritto da un ex soldato.
Importante
Riceviamo la segnalazione della scomparsa della targa che potete vedere in allegato.
Si tratta dell’ennesimo danno perpetrato contro il patrimonio storico della Grande Guerra e, purtroppo, di un fenomeno già radicato in altre aree del vecchio fronte italo - austriaco che adesso si sta affacciando anche nell’area compresa tra Friuli Venezia Giulia, Austria e Slovenia.
Per cercare di limitare l’azione di questi “ladri di Storia” e comunque per dare un segnale forte, un’associazione locale molto attiva nel campo della ricerca storica provvederà a sporgere denuncia così come previsto dalla normativa in materia.
Vi ringraziamo anticipatamente se potrete darci delle informazioni a riguardo
Marzo il nostro amico Luigi Tamborrino dell' Associazione Culturale Campo Trincerato di Roma, ci informa che ha deciso di candidarsi alle elezioni comunali di Roma, nelle liste della Sinistra-Arcobaleno.
Dopo aver fondato l'associazione e aver tentato in tutti i modi possibili di essere ascoltato dalle autorità, ha deciso di tentare la elezione al consiglio comunale. Se questo avverrà, ci sarà realmente nella capitale la possibilità di varare un piano di qualificazione del Campo Trincerato di Roma.
Tanti auguri
19 febbraio L'amico Marco Mantini ci segnala che sul sito www.grandeguerrafvg.org si possono vedere le immagini relative ad un episodio spiacevole. Ignoti vandali hanno imbrattato nottetempo tutta la segnaletica del parco transfrontaliero del Kolovrat recentemente realizzato nell’ambito del progetto Sistema difensivo della prima guerra mondiale 1915 - 1918 – 2ª - 3ª linea di resistenza (INTERREG IIIA IT/SLO).
Gli autori hanno reso inservibile la cartellonistica posizionata su entrambi i lati del confine italo-sloveno dimostrando un’idiozia transfrontaliera non comune mascherata da slogan pseudo pacifisti.
“I recuperanti”, un film di Ermanno Olmi (1970).
Questa recensione ha lo scopo di ricordare la principale causa del degrado in cui, al giorno d’oggi, vessano la maggior parte delle fortificazioni del fronte alpino della Grande Guerra.
Una causa che, nonostante abbia lasciato a noi un ammasso di monumentali ruderi, ha permesso ai nostri nonni e ai nostri padri di ricavare il materiale necessario a costruire e riprendere la vita nei paesi devastati dalla guerra.
Lo splendido realismo con cui il film che andrò ora a descrivervi si ambienta nella storia e nel paesaggio dell’Altopiano di Asiago e delle valli circostanti è il motivo principale per cui ho deciso di scrivere questo articolo.
Al realismo del contesto si affianca quello dei personaggi, e in particolare della loro relazione: una perfetta pennellata che in un movimento disegna l’incontro di due uomini, un anziano reduce della prima guerra e un giovane alpino appena tornato a casa dalla campagna di Russia del 1943. Entrambi legati alla propria terra e segnati dalla necessità di affrontare una nuova vita, anche se in direzioni diverse.
La scenografia del film è scritta da Mario Rigoni Stern, che nel 1995 parlerà ancora di recuperanti nel suo “Le stagioni di Giacomo”.
L’inizio del film vede Gianni, il giovane alpino, rientrare sull’Altopiano a piedi: non vengono effettuate digressioni sui suoi trascorsi nella campagna di Russia, ma il giovane è istantaneamente proiettato nella dimensione del presente e del suo paese. Viene immediatamente riconosciuto dai suoi compaesani che gli dimostrano subito affetto, ma altrettanto presto si accorge che qualcosa è cambiato: il padre vedovo si è risposato con una ragazza di molto più giovane e il fratello sta per partire alla volta dell’Australia. L’unico affetto che rimane presente e costante è quello della fidanzata. Ma come fare per costruirsi una nuova vita assieme a lei e ottenere la sicurezza economica necessaria? Partire per l’Australia significherebbe un nuovo allontanamento, ma restare sull’Altopiano, già fortemente impoverito dalla distruzione che la popolazione aveva dovuto affrontare venticinque anni prima, equivale ad andare incontro a problemi economici apparentemente senza uscita.
Gianni decide di rimanere, e prova, assieme ad altre persone che vivono la sua stessa situazione, a mettersi al lavoro in una vecchia segheria dismessa durante la guerra, affidandosi, come da sempre nella tradizione dei Cimbri, ai boschi di Asiago per la propria sopravvivenza. Purtroppo, se la natura è benevola nei suoi confronti, non lo è certo la burocrazia che li costringe a fermare l’attività.
Fortuitamente una sera, dopo una sofferta discussione con la fidanzata e quasi deciso a partire, incontra per strada quello che sembra un vecchio ubriacone che canta sguaiatamente seduto in un vicolo. Gianni lo riconosce: è il Du. Gianni si stupisce che sia ancora vivo. Il Du è un uomo che ne deve avere passate sicuramente delle belle: lo si capisce dal suo comportamento schietto e dissociato, dal suo rapporto con il vino, la grappa e il tabacco e dal modo disinvolto in cui ostenta un patrimonio di banconote stropicciate tirate fuori dalla tasca della giacca. Non parlerà mai chiaramente di sé durante il film, ma farà capire molte cose: se l’è sempre cavata in situazioni difficili, non crede nei confini, ha conosciuto austriaci, francesi, americani (parla bene il tedesco, il suo stesso soprannome, Du, significa “tu”, in tedesco), non si capisce con chi abbia combattuto fino al 18, se con gli italiani o con gli austriaci, ma sicuramente ha combattuto, e molto probabilmente sulle sue stesse montagne.
Inizia così la seconda parte del film, che vede i due cimentarsi nella più redditizia (e pericolosa...) delle attività possibili in quel contesto: il recupero di materiali bellici.
E’ veramente documentaristico il loro movimento sul territorio alla ricerca di metalli e bombe inesplose.
Una lunga scena di disinnesco avverrà nel forte Corbìn, uno dei pochi forti ancora ben conservati proprio perché risparmiato dai recuperanti: come la maggior parte delle fortificazioni italiane, infatti, non era costruito con cemento pesantemente armato, ma piuttosto con semplice cemento e pietre. Ben altra sorte toccherà a certi ben progettati forti austriaci, come il Luserna o il Cherle.
Altre scene saranno ambientate tra le montagne, le trincee e i camminamenti, ripercorrendo, con brevi incisi e narrazioni, episodi della guerra.
Anche la storia raccontata da Du sulla corazzata smontata e nascosta tra le trincee, storia che lo stesso spettatore del film potrebbe identificare come di fantasia ed esagerazione, si basa su un fatto reale. Negli anni precedenti al conflitto l’impero Austro-Ungarico aveva stanziato nuovi fondi per finanziare la Marina Militare Asburgica ed era stata avviata la produzione di nuove navi ed armamenti navali (cosa che a noi potrebbe sembrare alquanto strana, dati gli odierni confini dell’Austria; dobbiamo però ricordare che fino al 1918 comprendeva anche Croazia e Slovenia). Questo materiale, ancora non completo e assemblato all’inizio del conflitto, è stato poi letteralmente “riciclato” tra le alpi, come dimostra la presenza in Valsugana di un enorme cannone da marina (soprannominato poi “Georg”) che dalla ferrovia nei pressi del lago di Caldonazzo batteva tranquillamente i paesi di Gallio e Asiago con l’aiuto di un biplano da ricognizione austriaco per ottenere i dati di aggiustamento del tiro. Una sorte simile sarebbe toccata anche alla Valsugana, dove cadevano per errore i colpi sparati con alzo troppo elevato dal forte italiano di Campolongo a quello austriaco di Cima Vezzena.
Il film procede con alcune avventure, alcune particolarmente tristi.
Viene prima seguita la fase di disinnesco di un’enorme bomba da mortaio, eseguita magistralmente da Du che sembra prendersi una rivincita nei confronti di quell’oggetto che ha portato via fin troppe vite umane.
Poi il resoconto di un incidente: due altri ragazzi della zona perdono la vita per colpa di un’esplosione durante un tentativo di recupero.
Infine il ritrovamento di alcuni cadaveri di soldati in una trincea emersa grazie all’utilizzo di un metal detector, reperito tra i materiali dismessi dall’esercito americano penetrato in Italia nel 1943.
Tutti questi episodi convinceranno Gianni a trovarsi una meno pericolosa attività da manovale nei cantieri delle nuove case costruite da grandi imprese edili nella zona di Asiago nel secondo dopoguerra. Il Du continuerà invece a vivere come ha sempre fatto, concedendosi un ultimo sguaiato e riflessivo saluto al nuovo operaio impegnato nella costruzione di un edificio.
Un film, questo, assolutamente da conoscere per tutte le persone che hanno cari i luoghi e gli avvenimenti accaduti sul fronte alpino della Prima Guerra Mondiale.
Daniele Roat
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