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ANNO 2007

 

Dal bollettino della Sat                                   

Recupero Fortificazioni in Maranza

Anche la nostra Sezione SAT ha partecipato, in collaborazione con il Gruppo Alpini di Villazzano, con l’Azienda Forestale, e con il coordinamento della Circoscrizione tramite la Commissione Usi Civici e Montagna, ai lavori per il recupero delle fortificazioni austrungariche in Maranza. Le giornate lavorative ci hanno permesso di riportare alla luce alcuni manufatti che il tempo aveva in parte danneggiato: così sono state svuotate e in parte ricostruite con muri a secco le quattro postazioni di cannoni, riportato alla luce lo scalone che dalla base dei resti del secondo forte porta alle trincee sottostanti. Queste continuano attraverso un lungo e tortuoso incamminamento, a tratti scavato nella roccia, che ha messo a dura prova i volontari. Infatti per lunghi tratti il solco della trincea era pieno di grossi massi e detriti, causati dallo scoppio provocato dalle truppe austriache per lo smantellamento del forte. Al termine la trincea è stata collegata al sentiero principale che prosegue per la Calcara da un sentierino tracciato nel bosco, che sbuca poco più a monte della zona del Primo forte. Qui si è potuta liberare quasi interamente la scala in pietra che dal seminterrato porta al piano attuale del terreno. Inoltre, un gruppo di volontari ha iniziato il lavoro per il recupero della trincea quasi tutta scavata nella roccia e protetta verso sud da un alto muro ancora in perfette condizioni.

I lavori riprenderanno in primavera, con la speranza di portare al termine i lavori entro l’anno.

 

Ufficio stampa della Provincia di Bolzano.
Comunicato n° Press 4487 del 14.08.2007 11:13


Esposizione 2009: ass. Kasslatter Mur e candidati in visita al Forte


L'ass. provinciale Sabina Kasslatter Mur ed i partecipanti al concorso di idee per il concetto espositivo dell'Esposizione 2009 si sono incontrati al Forte a Fortezza dove hanno scambiato idee e preso visione dei futuri ambiti espositivi. Per ricordare il bicentenario delle lotte di liberazione tirolesi capeggiate da Andreas Hofer contro la Baviera e le truppe di Napoleone del 1809, nel 2009 presso il Forte di Fortezza sarà allestita una Mostra Congiunta incentrata sul tema "Libertà". L'organizzazione spetta alla Provincia di Bolzano; per il suo allestimento la Giunta provinciale ha indetto un concorso europeo.
I partecipanti al concorso, provenienti sia dallItalia che dall'estero, nei giorni scorsi assieme all'assessora provinciale Sabina Kasslatter Mur e all'arch. Markus Scherer, responsabile per gli adattamenti edili del Forte in vista della biennale europea dell'arte contemporanea "Manifesta" nel 2008 e dell'Esposizione del 2009, hanno fatto un sopralluogo ai luoghi espositivi a Fortezza e scambiato le proprie idee al riguardo.
Dopo un breve saluto, l'ass. Kasslatter Mur ha espresso l'auspicio che sia il tema della mostra che la location possa ispirare ai concorrenti concetti innovativi e di interesse dal momento che sia con l'esposizione "Manifesta" nel 2008 e con quella rievocativa del 2009 si intende appianare la strada ad un concetto di utilizzo delle fortificazioni a lungo termine.
In particolare, riferendosi all'esposizione del 2009, l'assessora ha sottolineato come il tema "Libertà" si ponga quale spunto di  riflessione su questo bene prezioso sia in riferimento alla storia locale ma anche in una prospettiva futura.
La visita al Forte è stata organizzata per offrire la possibilità ai candidati del concorso di idee per il concetto espositivo dell'Esposizione 2009 per cogliere le atmosfere ed il flair delle fortificazioni e per farsi un'idea delle dimensioni degli ambiti espositivi assieme all'incaricato degli adattamenti architettonici, arch. Markus Scherer.
Il prossimo passo sarà la consegna delle bozze concettuali, la loro valutazione da parte della giuria e, quindi, l'ammissione alla seconda fase del concorso dei dieci migliori lavori.

la Nuova di Venezia — 30 dicembre 2007 pagina 22 sezione: CRONACA

Forte Mezzacapo sarà circondato da un fossato

ZELARINO. Un fossato attorno a forte Mezzacapo a Zelarino. Non è uno scherzo, né una provocazione. Solo un vecchio progetto che ora torna a far discutere. Anzi, una soluzione che è stata affrontata di recente in modo concreto, tanto da spingere il consorzio di bonifica Dese-Sile a chiedere a Mariano Carraro, il commissario straordinario per gli allagamenti, fondi per realizzare l’opera. La spesa prevista è definita dagli stessi rappresentanti del Dese-Sile consistente, uno sforzo economico che però a ragion veduta potrebbe rivelarsi azzeccato. Gli aspetti da prendere in considerazione, infatti, sono due. Da una parte riqualificare un’area di grande pregio, in attesa di passare a tutti gli effetti dal demanio militare all’amministrazione comunale. Forte Mezzacapo, infatti, in passato era già dotato di uno stagno che lo circondava, si tratterebbe in pratica di ripristinare una situazione già esistente. C’è poi un altro particolare, sul quale si innesta la richiesta avanzata dal consorzio di bonifica a Mariano Carraro: la presenza di uno stagno al Mezzacapo, infatti, potrebbe rappresentare una sorta di valvola di sicurezza in caso di precipitazioni intense, eventi che negli ultimi anni si stanno ripetendo con frequenza e con conseguenze disastrose per la città. Il progetto, come già detto, è vecchio, risale a circa quattro anni fa, quando assessore era Paolo Cacciari. L’idea era quella di una grande riqualificazione di forte Mezzacapo, struttura di fatto ancora nelle mani delle forze armate. Ed è proprio questo il nocciolo della questione, ovvero il passaggio effettivo dell’area al Comune: finché questo adempimento non sarà perfezionato, infatti, sarà impossibile dare il via al progetto di fossato e a qualsiasi riqualificazione del forte di via Scaramuzza. In ogni caso, il Dese-Sile ha già deciso di far presente al commissario straordinario la necessità di finanziamenti consistenti per realizzare il progetto. Che, una volta andato in porto, avrebbe anche una terza funzione: quella di rendere meno accessibile l’ingresso all’interno dell’area recintata ai vandali. (m.t.)
 

 

Messaggero Veneto — 21 dicembre 2007 pagina 12 sezione: UDINE

Lungo il vallo alpino, a guardia della porta dell'Est


TARVISIO. La frontiera fra Italia, Austria e Slovenia, così come è oggi, è nata nel 1947. Nel 1991, ai due valichi di Fusine e del Predil, al posto dei granicjari jugoslavi comparsero i militi della Polizia della neonata Slovenia. E ecco il 20 dicembre 2007 con il cambiamento epocale della eliminazione della sbarra di confine, come annunciato dai trattati europei.Dopo poco più di cinquanta anni dalle tragedie della guerra non ci sarà più la frontiera anche fra Italia e Slovenia. E le fortificazioni del Vallo Alpino del Littorio e quelle più recenti che dovevano proteggere l'Italia da eventuali invasioni delle truppe del Patto di Varsavia, già da anni dismesse e abbandonate, resteranno come testimonianza di tempi andati. Ciò che avviene in questi giorni non si poteva certo prevederlo specie negli anni dal 1945 al 1955, quando Nato e Patto di Varsavia si disputavano i confini post guerra con il protrarsi di tensioni continue tra le genti che vivevano ai confini e furono foriere di paure e diffidenza e, purtroppo anche di eventi di morte. Ricordare Salvatore Russo, il milite della Guardia di Finanza della classe 1926, siciliano di Florida (Sr), ucciso il 29 agosto con una raffica di mitra da un soldato jugoslavo al Passo del Predil, è oggi un dovere. «Allora - racconta Elvio Pederzolli, che sugli eventi di quegli anni ha effettuato una ricerca -, operai e tecnici della Commissione mista incaricata della verifica del confine, stavano tagliando le piante lungo la fascia confinaria tracciata precedentemente dagli Alleati, quando il finanziere fu colpito a tradimento, reo, secondo lo slavo, di avere oltrepassato il confine. La stessa commissione, invece, dichiarerà, che tale ipotesi, data la località impervia, era inverosimile. Solo dopo adeguate misurazioni si poté dichiarare che l'eventuale sconfinamento se c'è stato, era di soli pochi centimetri». La caserma della Guardia di Finanza di Sella Nevea è dedicata alla memoria del finanziere siciliano che ha trovato la morte sulle Alpi Giulie. Un mese prima, sempre al Predil, il brigadiere dei Carabinieri Marezzato aveva avuto un conflitto a fuoco con alcune persone che cercavano di espatriare clandestinamente. E ci fu anche il caso del tale che, durante l'inverno, spacciandosi per guida condusse alla morte il fuggitivo per rubargli tutti i denari. Il cadavere ritrovato tempo dopo permise agli inquirenti di risalire a quanto avvenuto, purtroppo, l'indiziato s'era già reso irreperibile al di là della cortina dei cippi confinari. Sul finire dell'agosto del 1948 lo studente Marino Stefanutti - è sempre Pederzolli a ricordarlo -, fu prelevato da soldati jugoslavi, mentre era in escursione con amici nei pressi del Piccolo Mangart di Coritenza e potè riabbracciare i suoi famigliari qualche giorno dopo per l'intervento delle autorità consolari. Nel marzo successivo, sempre nei dintorni di Fusine, tocca a un militare della Guardia di Finanza, Antonio Romano, venire prelevato e fatto prigioniero dai "granicjari" e forse non era stato un colpo sparato per errore quello che raggiunse il presidio slavo di Ratece qualche mese dopo e uscito dalla pistola di un finanziere dal cognome veneto. E un fatto gravissimo accade nel dicembre del 1950 sul confine nella zona di Resia. Sempre militari jugoslavi uccisero il giovane boscaiolo Silvio Buttolo, mentre il padre Simeone riuscì a salvarsi miracolosamente. Erano colpevoli di raccogliere legna nei pressi del confine. E il cadavere del giovane dovette rimanere due mesi alla mercé degli elementi, e ben visibile, ulteriore strazio per i parenti e monito per chiunque volesse azzardarsi ad attraversare la cortina. Ma il tormentato padre, aiutato da buoni paesani, in una notte forse più buia delle altre, riuscì a riportare in Italia il cadavere del figlio e a donargli degna sepoltura. Quelli, furono anche gli anni delle ricognizioni militari, delle enormi tensioni, che precedettero il ritorno di Trieste all'Italia, ma furono anche gli anni in cui si posero le basi per la ripresa economica, della crescita dei commerci e dei servizi. Giancarlo Martina
 

Messaggero Veneto — 20 dicembre 2007 pagina 11 sezione: UDINE

Al Predil il valico millenario che non c'è più

TARVISIO. Quasi non si vede più il taglio degli alberi realizzato lungo la linea di confine che dal Passo del Predil sale verso Cima Mughi fino a non molti anni fa caratterizzata dai tornantini del sentiero su cui pattugliavano i granicjari, i poliziotti di confine jugoslavi. Il bosco, anno dopo anno ha rioccupato il suo posto. Invece, l’abetaia ai lati della statale 54 nasconde la bella faggeta che sale verso le rupi soprastanti. Trincee e appostamenti, in parte ricoperti di vegetazione, interrompono il bosco. Poco oltre la cresta svetta con i 2.677 il cupolone del monte Mangart. Il Passo Predil, a quota 1.156 metri, appena sopra il lago alpino, è una piccola sella montana nelle Alpi Giulie dove i cangianti colori dell’autunno hanno ora lasciato spazio alla prima neve, alle prime bufere dell’inverno. È un luogo che affascina con i suoi panorami, superficialmente godibili dai più che vi sono transitati nei secoli essendo un luogo di confine foriero di normale apprensione per i viandanti, ora valico di frontiera tra Italia e Slovenia. Il Passo del Predil caratterizza un’area di confine secolare, tra signorie feudali nel medioevo, tra Lombardo Veneto e province Illiriche, tra Carinzia e Carniola durante il dominio ausburgico, tra le Province di Udine e Gorizia durante i tristi anni della Seconda Guerra Mondiale e tra Italia e Jugoslavia fino a ieri, tra Italia e Slovenia oggi. Del luogo ne parla con una vena poetica Elvio Pederzolli, che ha dedicato un’interessante pubblicazione alle fortificazioni del Vallo alpino e che sarà uno degli agenti della polizia di frontiera che alzerà definitivamente la sbarra al Predil. Sul versante sloveno del valico, la valle del torrente Koritnica, il fiume Isonzo, i paesi di Bovec/Plezzo e Caporetto/Kobarid e giù lungo l’Isonzo fino al Goriziano. Su quello italiano, Cave del Predil e l’ex miniera, il Tarvisiano, la Valcanale, il Canal del Ferro e il sole dell’Italia. Oltre il massiccio del Mangart, le due perle dei laghi di Fusine e il piccolo prativo altopiano del valico di Fusine-Ratece (dove nasce la Sava) e poi le cime delle Caravanche che dividono la Slovenia dall’Austria, ma anche con il monte Forno dove s’incontrano i confini dei territori d’Italia, Austria e Slovenia. E oltre c’è il valico italo austriaco di Coccau ormai dal transito libero come, appunto lo saranno quelli di Fusine e del Predil da questa notte. Insomma tre valichi e tre confini, finalmente senza sbarre. Come aveva desiderato la gran parte degli abitanti di quest’angolo d’Europa dopo gli anni tragici della seconda guerra mondiale. Quella voglia del mondo dello sport di riallacciare i rapporti (già negli anni Cinquanta si effettuava il torneo tre regioni dello sci), ma testimoniata anche dalle iniziative scolastiche, dalle gare dei Tre confini dei ferrovieri, del calcio, della pallavolo, atletica e pallacanestro, dall’apertura degli scambi commerciali ed anche della mano d’opera facilitata dalla presenza della miniera di Cave del Predil e delle Acciaierie Weissenfels. E in questi giorni non si può fare a meno di rivolgere un grato pensiero a quanti, anche persone umili, hanno contribuito ad assicurare nuove prospettive di pace alle generazioni d’oggi che vivono nel cuore dell’Europa. Giancarlo Martina
 

Messaggero Veneto — 04 dicembre 2007 pagina 04 sezione: GORIZIA

Rifugi antiaerei a Straccis

“Gorizia 1939. Rifugio antiaereo delle case popolari in viale Filippo Corridoni” è il titolo della pubblicazione di Sergio Silvestri, ingegnere con la passione per le fortificazioni e il patrimonio storico e bellico locale, presentata, l’altra sera, nella sala parrocchiale di Straccis. L’incontro, organizzato con la collaborazione del Comune e del locale consiglio circoscrizionale, è stato condotto dall’autore e introdotto dal saluto del vicesindaco, Fabio Gentile.L’analisi di questo particolare rifugio antiaereo, situato nell’odierno viale Colombo, ha offerto la possibilità di esplorare anche i criteri dell’edilizia abitativa popolare durante il Ventennio, fondata principalmente sulla volontà di offrire ambienti sani e dignitosi per la classe operaia. Nelle sue ricerche, Silvestri racconta come i progetti edilizi dell’allora Iafcp per quest’area della città non furono pensati solamente sotto un profilo architettonico, ma più spiccatamente curando anche alcune dinamiche socio-assistenziali, in quanto si cercò di insediare, in determinati punti chiave del caseggiato, piccoli artigiani o commercianti per permettere agli altri occupanti di usufruire delle loro prestazioni professionali, mantenendo così stabile un microsistema economico semplice e funzionale.Le quattro case popolari di viale Filippo Corridoni, (nel quartiere di Straccis allora chiamato rione Costanzo Ciano), furono quindi dotate, nel ’39, anche di questo rifugio della lunghezza di 98 metri, che poteva contenere fino a 240 persone. Nel libro si parla brevemente delle caratteristiche di questa struttura, analizzandola nel contesto della protezione militare territoriale, durante e dopo la prima guerra mondiale, e considerando, in generale, anche le caratteristiche dei ricoveri e delle abitazioni limitrofe. L’iniziativa, promossa dall’associazione culturale X regio della “Venetia et Histria”, ha lo scopo di accomunare tutti coloro che condividono il medesimo interesse per la storia e la scoperta archeologico-militare delle fortificazioni dell’arco alpino orientale.Discorrendo con il presidente dell’Associazione Sergio Silvestri, scopriamo infatti il peso della rete di contatti che si è venuta a creare al seguito delle attività proposte, che si fondano sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle amministrazioni (comunali, provinciali, regionali), sull’esistenza delle opere militari, sia in Italia che nei territori appartenuti all’ex Jugoslavia. Si mira, quindi, a una valorizzazione del patrimonio demaniale e all’organizzazione di incontri e conferenze con il coinvolgimento di personalità a livello nazionale e internazionale.
 

la Nuova di Venezia — 03 novembre 2007 pagina 18 sezione: CRONACA

Forti del Lido nell'intesa

Un accordo quadro per la cessione il riuso di tutte le fortificazioni militari del Lido. C’è anche questo nell’inglesa raggiunta a Roma, tra Forze Armate, Comune e Agenzia del Demanio. Sono dieci nell’area veneziana gli immobili di proprietà delle Forze Armate già passati all’Agenzia del Demanio che dovrà decidere se metterli sul mercato o valorizzarli. Abbondano le fortificazioni militari al Lido e di Pellestrina. La più importante è la Caserma Pepe.

Messaggero Veneto — 02 novembre 2007 pagina 12 sezione: UDINE

Il Forte di Sella Predil diventa museo storico


TARVISIO. È imminente il passaggio del Forte di Sella Predil dal Demanio dello Stato alla Regione. È stato effettuato un sopralluogo per verificare la fattibilità dell’operazione, che sarà concretizzata a breve con uno specifico verbale di consegna. Bisognerà soltanto superare un cavillo burocratico legato all’intavolazione del bene, e in particolare alla trasformazione subita nel corso degli anni da uno dei vari proprietari, l’Imperial regio austro-ungarico. Una volta ufficializzato il passaggio, potrà avvenire anche il trasferimento del Forte dalla Regione al Comune di Tarvisio, che potrà concederlo così all’Associazione Gruppo storico Tarvisiano, la quale lo inserirà formalmente tra le attrattive del Museo storico di Cave del Predil. Al sopralluogo hanno partecipato, oltre al generale Bruno La Bruna per l’Associazione storica, i tecnici comunali Federico Varutti, Guerino Varutti e Sergio Della Mea, il rappresentante della Regione, Nevio Ierman, e quello del Demanio, Antonio Pavone. «Come Associazione - ha spiegato La Bruna - consideriamo importante la Batteria Sella Predil perché rappresenta, insieme al forte sul Lago e a quello di Malborghetto, un bene di archeologia militare del periodo austro-ungarico. Dopo quattro anni finalmente l’iter di trasferimento dallo Stato alla Regione si sta concretizzando e mi auguro che quanto prima il Forte possa essere ceduto al Comune». Per La Bruna la disponibilità dell’ex struttura militare potrebbe arricchire l’offerta del Museo storico, anche perché, come già fatto dal Comune di Chiusaforte, ci sarebbe la possibilità di attingere a finanziamenti europei per la sistemazione e la fruibilità del bene. Il Forte di Sella Predil, conosciuto come Batteria del Predil, si trova a pochi metri dal confine con la Slovenia. Edificato dal Ministero della guerra austriaco tra il 1897 e il 1899, la struttura inizialmente era armata con tre cannoni aventi una gittata massima di 6,8 chilometri e da due mitragliatrici “Schwarzlose”. Ospitava cinque ufficiali e 107 uomini di truppa e la sua posizione era considerata altamente strategica in quanto dominava la vallata che dal Predil portava a Sella Nevea e quindi alla Val Raccolana. Serviva per impedire, specie durante la Prima Guerra Mondiale, che truppe italiane potessero scendere da Sella Nevea e, portandosi fino a Tarvisio, prendere alle spalle le guarnigioni austro-ungariche della Valcanale e di Malborghetto in particolare. In realtà venne messo fuori uso molto rapidamente dai cannoni italiani nei primi anni di guerra e rimase inutilizzato fino all’8 settembre 1943, quando servì come posto d’osservazione del confine con l’allora Jugoslavia. Alessandro Cesare

 

la Nuova di Venezia — 31 ottobre 2007 pagina 33 sezione: PROVINCIA

Gli scout dell'Agesci ripuliscono l'area di Forte Poerio

ORIAGO. Gli scout di Mira ripuliscono Forte Poerio «assediato» dalle erbacce. L’iniziativa è avvenuta nei giorni scorsi quando i ragazzi delle associazioni cattoliche che in occasione del loro ultimo raduno hanno ripulito il parco del Forte armati di sacchetto e paletta. Forte Poerio è stato acquistato dal comune di Mira da circa due anni. Era una struttura difensiva realizzata intorno al 1913 per difendere il Veneto da un attacco austriaco. Da tempo gli ambientalisti ne denunciavano il degrado. L’intervento di manutenzione straordinaria è stato attuato dai tre gruppi Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani) miresi che la scorsa settimana hanno riunito gli iscritti di ogni età, in occasione dell’annuale cerimonia dei passaggi. Felice l’assessore alle aree verdi Silvia Carlin: «Sono stata piacevolmente sorpresa - dice - dalla disponibilità degli scout, da cui emerge una solida coscienza civica, un’attenzione e una protezione verso gli spazi pubblici che riassume la filosofia di ciò che vuol essere Forte Poerio. Uno spazio aperto alla cittadinanza, alla quale però si richiede un atteggiamento di rispetto e cura in risposta alla libera fruizione. Quello degli scout è dunque un insegnamento ad una vicendevole e proficua collaborazione, che tutti sono invitati a cogliere». La programmazione culturale a Forte Poerio partirà in estate. (Alessandro Abbadir)

Alto Adige — 02 ottobre 2007 pagina 31 sezione: PROVINCIA

I forti in Alto Adige

BRUNICO. La sezione di Brunico dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo organizza per venerdì, con inizio alle 20.30 presso la sala delle associazioni nello scantinato dell’oratorio - casa sociale in via Andreas Hofer 32, una conferenza con proiezione di diapositive sulle fortificazioni del Vallo Alpino Littorio. A parlare delle opere fortificate, realizzate anche in Alto Adige a partire dagli anni ’30 e a commentare il libro «Bunker», edito dalla Provincia, sarà il tenente colonnello Lucio Mauro del Comando Militare Esercito di Trento. Circa 350 fortificazioni sono passate negli ultimi anni dallo Stato alla Provincia. (m.p.)
 

Alto Adige — 28 settembre 2007 pagina 59 sezione: SPETTACOLOCULTURA E SPETTACOLI

Far rivivere le fortezze

La cultura della montagna e la rievocazione della storia del Novecento a futura memoria. Fortificazioni, caverne adibite a cucine, magazzini e postazioni d’artiglieria, trincee, gallerie scavate nelle rocce per proteggere l’Impero austro-ungarico dalle invasioni. È con questi «capolavori del genio militare» che l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe ha creato la «linea dell’Adige», un sistema di protezione contro truppe che potevano arrivare da sud. A pochi mesi di distanza dal 90º anniversario della fine della Grande Guerra (1918-2008), cinque aziende per il turismo del Trentino hanno dato vita al progetto «Le Fortezze dell’Imperatore». Le Apt di Trento, Levico, Folgaria, Rovereto e Riva del Garda, tutte zone dove sono ancora presenti le testimonianze di quel periodo, propongono degli itinerari in un mix di trekking, natura e storia. Testimonial del progetto di riscoperta delle fortificazioni delle montagne trentine è Reinhold Messner. «Il nostro tema sono le fortezze di difesa dell’imperatore d’Austria, Francesco Giuseppe. Quelle strutture oggi sono parzialmente cadute, ma sono ancora là. Quelle fortificazioni delineano ancora la geografia del vecchio Tirolo. Ed è geniale l’idea di offrire la possibilità di capire cosa è successo 100 anni fa tentando di far rivivere le emozioni vissute dai soldati che in quelle trincee, su quei fronti ci sono stati davvero». Naturalmente, il suggerimento di Messner è quello di andarci a piedi.
 

la Nuova di Venezia — 26 settembre 2007 pagina 25 sezione: CRONACA

Rubato il ponticello del forte «Mezzacapo»

ZELARINO.Cosa mai se ne fara di tanto legname, questo resta un mistero. Il fatto già sicuro, però, è un altro, ovvero che il ponticello di legno posizionato tempo fa dai volontari nei pressi di forte Mezzacapo in via Scaramuzza a Zelarino è sparito. Nottetempo qualcuno si portato via l’«oggettino», una mossa che lascia l’amaro in bocca a quanti stanno lavorando per riqualificare al più presto l’ex struttura militare di via Scaramuzza. Il ponticello, infatti, era stato realizzato e posato a supporto di un percorso che percorre l’area esterna del forte, visto che l’interno dell’area è ancora off limits per i civili. L’intento di fornire alla collettività uno strumento per utilizzare la parte di verde del Mezzacapo, insomma, non è stato capito e apprezzato da tutti, tanto che ora i volontari, in particolare quelli dell’associazione «Dalla guerra alla pace» potrebbero riconsiderare il loro impegno per recuperare il forte. In vista della festa paesana di Santa Lucia Tarù, in programma da domani a mercoledì 3 ottobre, si era già pensato di dare vita a un’iniziativa nella parte esterna del Mezzacapo, proposta che dopo gli ultimi avvenimenti potrebbe essere abbandonata. I problemi della struttura, tra l’altro, sono legati soprattutto all’impossibilità di iniziare una seria manutenzione al suo interno, dettaglio che rischia di creare non pochi problemi una volta che la struttura passerà in via definitiva dalle Forze Armate al Comune. Da parte sua Ca’Farsetti, in particolare l’assessorato al Patrimonio,, hanno cercato più volte di fare pressione sulle autorità militari per velocizzare l’iter, senza ottenere finora risultati tangibili. (m.t.)

Messaggero Veneto — 15 settembre 2007 pagina 10 sezione: UDINE

Si affidano i lavori per il recupero del Forte


CHIUSAFORTE. È stato pubblicato il bando per l’affidamento della progettazione dei lavori di recupero e valorizzazione del Forte corazzato di monte Badin, a Chiusaforte. A disposizione dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Marcon ci sono 850 mila euro, che serviranno per consolidare la struttura costruita nel 1904 dall’esercito italiano. Ci sarà tempo fino all’8 ottobre per presentare le offerte, che saranno giudicate sulla base di tre criteri fondamentali: i tempi di consegna degli elaborati, l’offerta economica e il cosiddetto il merito tecnico, cioè l’esperienza accumulata dai professionisti nel settore del recupero di beni di interesse storico. In questo modo l’amministrazione comunale, oltre ad assicurarsi progettisti competenti, potrà anche valutare l’ipotesi progettuale più interessante per la valorizzazione della fortezza. «Dopo il riconoscimento da parte del ministero dei beni e delle attività culturali del Forte sul colle Badin come bene di interesse storico da tutelare - ha affermato Marcon - ora partiamo con il percorso che ci consentirà di riconvertire l’ex struttura militare. Il nostro obiettivo è quello di renderla fruibile ad una serie diversificata di utenti, non soltanto come struttura museale, ma anche come foresteria e luogo dedicato alla didattica. Una fortezza multifunzionale sull’esempio di quanto sta avvenendo in Slovenia, oltre il Passo Predil, con il forte nel Comune di Bovec». Una fortezza quindi utilizzata non soltanto per la divulgazione storica ma anche per finalità turistico-ricettive. Le risorse su cui può contare il Comune del Canal del Ferro sono state concesse dalla Regione, che con l'obiettivo di attivare interventi di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni storici del Friuli Venezia Giulia, ha assegnato a Chiusaforte 1,6 milioni di euro. «Siamo già lavorando - ha assicurato l’assessore Fabrizio Fuccaro - per verificare la possibilità di avere accesso ai prossimi fondi europei della Programmazione strutturale 2007/2013 per poter dotare il la Fortezza degli allestimenti museali e per avviare l’opportuna promozione turistica della struttura». Il Forte è già stato inserito dall’amministrazione in un progetto di sistemazione e valorizzazione del patrimonio storico-militare legato al periodo della Prima guerra mondiale, con particolare riferimento alla sentieristica esistente in Val Raccolana e a Sella Nevea.Alessandro Cesare

 

la Nuova di Venezia — 11 settembre 2007 pagina 23 sezione: CRONACA

La Regione rinuncia a forte Cosenz

FAVARO. Nevio Prizzon guarda sconsolato quel che rimane del fabbricato che si trova all’interno dell’isola del forte, e scuote la testa. «Non so se sarà più possibile fare qualcosa - dice -, non so dire se adesso ne valga la pena». Restaurare e rimettere a nuovo lo stabile non basta, dopo l’incendio di domenica pomeriggio che ha distrutto l’edificio più grosso, bisognerebbe costruire tutto ex novo. Ma i costi lieviterebbero assai. L’Ocrad (Organismo Regionale Culturale Ricreativo di Assistenza dei Dipendenti), lo scorso anno aveva siglato un accordo con l’Agenzia Demaniale. Che concedeva alla Regione per sei anni a partire dal 1 gennaio 2006, l’uso del forte. Oggi Nevio Prizzon, che domenica ha fatto un sopralluogo nel sito per contare i danni, avrebbe dovuto firmare il contratto con la ditta e nei prossimi giorni sarebbero partiti i lavori che avrebbero trasformato Forte Cosenz in un centro ricreativo e culturale per i dipendenti regionali. Domenica invece, con un tempismo davvero sconsolante, tutto è andato in fumo. Per il recupero funzionale e la ristrutturazione di quello che viene definito «il fabbricato di truppa» e del «ricovero mezzi» di uno dei gioiellini del campo trincerato di Mestre che se ne sta ai bordi della provinciale tra Dese e Favaro, palazzo Balbi ha stanziato oltre centomila euro. Lo stabile andato bruciato avrebbe dovuto ospitare un salone ricreativo e degli spogliatoi. Il caseggiato che si trova di fronte, in un secondo tempo sarebbe stato adibito ad asilo materno per i dipendenti. Il terzo lotto di lavori prevedeva la costruzione di una palestra all’interno dello spazio dell’ex polveriera. Adesso, come ha detto chiaro Prizzon, tutto è in forse. «Non voglio pensare - aggiunge - che qualcuno lo abbia fatto di proposito». Quel che è accaduto dimostra l’incuria e lo stato di abbandono in cui è sempre stato lasciato il forte. La settimana scorsa, dopo le proteste della Municipalità, l’ufficio Ambiente aveva fatto sapere che il Comune avrebbe provveduto a ripulire il sito, per poi mettere il costo dello sgombero in conto al Demanio. E ancora più importante: nella lettera il Comune bacchettava il Demanio, e lo invitava a ricostruire la recinzione per evitare che malintenzionati vi potessero fare accesso. Cosa puntualmente verificatasi. «Questa - dice il presidente di Favaro Gabriele Scaramuzza visibilmente scocciato per l’accaduto - è l’evidente dimostrazione che quel che andavamo dicendo da tempo, non erano esagerazioni. Ed è anche l’evidenza e l’ulteriore prova della necessità che il forte venga consegnato una volta per tutte alla Municipalità per essere protetto, conservato e aperto al pubblico». Da anni invece l’area viene utilizzata da incivili che scaricano nottetempo oggetti ingombranti, scarti di materiali edili e chi più ne ha più ne metta nella curva che porta a via Forte Cosenz, che diventa ricettacolo di frigoriferi, lavatrici e materassi usati, ma anche all’interno del bastione militare. Accedere non è per nulla difficile, può entrarci chiunque: all’interno negli anni passati sono stati ritrovati barboni che si erano appropriati di qualche caseggiato cadente all’interno dell’isola, ragazzini che si fumavano canne, drogati. Dopo l’ennesimo incidente si tratta di capire cosa se ne vuol fare. E chi se ne deve occupare. (Marta Artico)
 

la Nuova di Venezia — 22 agosto 2007 pagina 20 sezione: CRONACA

Forte Marghera «Acquisizione entro un mese»

«Probabilmente entro un mese la fase di acquisizione di Forte Marghera da parte dell’Assessorato al Patrimonio del Comune di Venezia sarà completata e potrà così prendere il via il masterplan per il sistema relativo al campo trincerato di Mestre». Lo ha dichiarato l’amministratore di Marcopolosystem, Pierangelo Pettenò, che ha illustrato anche le linee guida per il piano attuativo generale, già presentate alla Giunta comunale lo scorso 31 luglio. «L’idea di recupero del sistema formato dai sei forti, più Forte Marghera, nasce - ha detto - dall’attuale gestione fatta da volontari. La vocazione propria dei forti va infatti inserita nel progetto di recupero complessivo, per evitare doppioni ed avere invece un piano unitario di sistema anche dal punto di vista urbanistico. Forte Carpenedo, ad esempio, è orientato in senso prevalentemente ambientale, Forte Gazzera su quello museale-espositivo, oltre che ricreativo, Forte Tron a Marghera potrebbe ospitare laboratori naturalistici, oltre a rispondere alla domanda di uso cittadino, come Forte Mezzacapo a Zelarino, che potrebbe essere luogo di aggregazione dedicato al tempo libero».Il centro del sistema del campo trincerato della terraferma veneziana, comunque, sarebbe proprio Forte Marghera. «La valorizzazione del sistema delle fortificazioni - ha aggiunto Pettenò - da alcuni anni si è concentrata sul vero e proprio “gioiello” di quella che viene chiamata terraferma, ma è una zona tra terra e acqua».
 

la Nuova di Venezia — 19 agosto 2007 pagina 23 sezione: CRONACA

«Patrimonio sistemi forte Cosenz»

FAVARO. Dire che Gabriele Scaramuzza, presidente della Municipalità di Favaro, è infastidito dall’ennesimo abbandono di rifiuti a forte Cosenz è sbagliato. No, Scaramuzza è furioso, per una volta perde il suo tradizionale aplomb. E si prepara ad affrontare a viso aperto Patrimonio spa, la società dello Stato proprietaria dell’area. Domani il presidente di Favaro tornerà dalle vacanze e, appena entrerà nel suo ufficio di piazza Pastrello, indirizzerà una missiva a Patrimonio dal significato inequivocabile: intervenite per salvaguardare forte Cosenz. «Siamo stanchi, stanchissimi di dover fare i conti a intervalli cadenzati con cumuli di rifiuti davanti al Cosenz», tuona Scaramuzza, «il caso registrato nei giorni scorsi è solo l’ultimo di una lunga serie. E’ ora che tutto ciò finisca, appena rientrerò in servizio scriverò a Patrimonio S.P.A. Gli chiederò di intervenire, di recintare l’area, di provvedere alla sua tutela». Bella intenzione, e se Patrimonio spa prende atto senza agire in tempi decenti? Scaramuzza ha già pronte le adeguate contromisure. «Se l’intervento non viene effettuato dai proprietari dell’area», afferma, «nessun problema, chiederemo al Comune di mettere mano sull’area di forte Cosenz, con i costi che però poi ricadranno su Patrimonio. In ogni caso è necessaria e non prorogabile un’inversione di marcia, siamo stanchi di vedere trasformata una parte del nostro territorio in un immondezzaio». Scaramuzza, in realtà, usa un termine molto più forte (e non riferibile) per definire lo stato esterno (e interno) di forte Cosenz. E dargli torto proprio non è possibile. Le foto pubblicate ieri dal nostro giornale parlano da sole: appena fuori dall’entrata dell’ex struttura militare, infatti, si può trovare un ampio campionario di rifiuti, dai componenti di automobili, agli elettrodomestici, ai calcinacci. Senza scordare che, volendo, si può entrare nei locali di forte Cosenz senza grossi problemi, visto che oltre a mancare una recinzione degna di questo nome gli ingressi delle varie palazzine in molti casi non sono stati sbarrati. Un degrado inaccettabile, in un forte che non rientra nella partita delle ex basi militari che dovrebbero passare dal demanio militare al Comune. Ex poligono di tiro della Guardia di Finanza, corpo controllato dal ministero delle Finanze e non da quello della Difesa, forte Cosenz ha anche un’altra particolarità: si trova a breve distanza dal bosco di Mestre, tanto che dando le spalle all’ingresso principale si possono vedere gli alberi. E su questo dettaglio torna alla carica Scaramuzza. «A ottobre», ricorda, «verrà inaugurato il bosco Ottolenghi, uno spazio nuovo per tutta la città. E’ perciò inaccettabile che mentre si fa di tutto per tutelare l’ambiente a poche centinaia di metri di distanza a forte Cosenz domini il degrado e la sporcizia». Anche perché non è certo edificante trovarsi nel bel mezzo di un’area verde appena nata e sviluppata e magari sentire odori spiacevoli spuntare da poco lontano.
 

la Nuova di Venezia — 18 agosto 2007 pagina 23 sezione: CRONACA

Forte Cosenz? E' una discarica


FAVARO. Una vergogna che si ripete da troppo tempo. Eccola la situazione di Forte Cosenz, l’ex struttura militare a breve distanza da via Altinia a Favaro, che di fatto nel corso degli anni è diventato una discarica abusiva. Come già successo in passato, da un po’ di giorni nell’area immediatamente esterna al forte e nella stradina di accesso al Cosenz sono stati abbandonati una serie di rifiuti, come componenti di vetture e vecchi elettrodomestici. La situazione è nota alla Municipalità di Favaro, che però ha pochi margini, se non nulli, di manovra. Il forte, infatti, non fa parte del pacchetto di immobili del Demanio militare che devono passare all’amministrazione comunale. Non è quindi ipotizzabile un recupero della struttura, come successo ad esempio per Forte Bazzera a Tessera, che di recente ha ospitato con successo una rassegna teatrale di alto livello. Forte Cosenz con il passare del tempo è diventata una delle mete fisse di chi, con scarso senso civico, deve abbandonare tutti quei rifiuti che non possono entrare in un normale cassonetto. Non troppo tempo fa, a metà aprile, proprio davanti all’entrata del Cosenz erano stati rinvenuti dei voluminosi pezzi di camion, con ogni probabilità copriruote. Il caso era stato denunciato dalla stessa Municipalità, subito la «monnezza» (situata, come in questi giorni, anche all’inizio della stradina di accesso) era stata portata via. E’ quello che, con ogni probabilità, succederà anche questa volta. Se il futuro del forte è un’incognita, il rischio è che a breve si scoprano nuovi cumuli di rifiuti. Il tutto in un’area che dovrebbe essere tutelata, visto che sullo sfondo del forte, verso l’abitato di Favaro, sono ben visibili gli alberi del Bosco di Mestre. (m.t.)
 

Dal Gazzettino del 17 agosto 2007

A Forte Carpenedo, dove la notte di Ferragosto ha raggiunto l'apice con una festa all'insegna della riscoperta della tradizione culinaria veneziana, si stimano nel corso della giornata quasi un migliaio di presenze. «Sono stati oltre 150 i coperti nel corso della serata - commenta Paolo Morellini del comitato Forte Carpenedo - con un afflusso sostenuto nel corso dell'intera giornata. Due gruppi da oltre duecento persone hanno trascorso la giornata con un pic-nic nel Forte, con ospiti addirittura da Treviso. Decisamente, più presenze dell'anno scorso».

Anche a Forte Gazzera ha raccolto un indubbio successo. Tutti i barbecue messi a disposizione, sotto prenotazione, dai volontari che da oltre vent'anni curano il Forte, sono stati occupati. Quasi trecento persone, tra grandi e piccini, hanno visitato la fortificazione che risale al 1883. La giornata, poi, per ripercorrere le antiche usanze contadine, è trascorsa con un popolato tiro alla fune per i più piccoli. Anche la visita guidata in notturna, alla scoperta di segrete, corridoi e fortificazioni al chiaro di luna, ha visto un gruppo di oltre cinquanta persone affascinate dalle vicende del Forte mestrino. Più curiosi i bambini che, torcia alla mano, non hanno esitato ad indagare su come vivessero i militari veneziani nel primo Novecento. La luce di una serie di fiaccole, posizionate lungo i corridoi del Forte, ha illuminato anche il museo etnografico che ospita Forte Gazzera. Antichi strumenti da lavoro, memorie di una Mestre contadina: tornio, aratro e mobili di antichi cascinali campestri, hanno rivissuto alla luce delle candele. Data la grande quantità di reperti della Mestre del primo Novecento, che vengono donati al Comitato di Forte Gazzera, con ogni probabilità, non appena arriveranno i fondi sufficienti, il museo all'interno del Forte si estenderà in una seconda sala. Giulia Quaggio

Da Design oggi  del 14 agosto

LOMBARDIA, CONTRIBUTO REGIONE PER STUDIO FORTIFICAZIONI ALPINE

Milano, 14 ago. - La giunta regionale della Lombardia, su proposta dell’assessore alle Culture, identità e autonomie, Massimo Zanello, ha deliberato l’assegnazione all’associazione “Museo della Guerra Bianca in Adamello” di un contributo di 21 mila euro per la realizzazione della ricerca “I sistemi difensivi e le grandi opere fortificate alpine tra Napoleone e la Grande Guerra in Lombardia”. Lo stesso assessore Zanello ha spiegato che si tratta di “un progetto di qualità che punta a promuovere un patrimonio storico importante anche per una valorizzazione dal punto di vista turistico”. Lo studio prevede il completamento di rilevazione, mappatura e collocazione geografica dei manufatti e delle fortificazioni esistenti sull’arco alpino lombardo, con l’obiettivo, oltre che di una valorizzazione e promozione culturale, di promuovere i territori montani lombardi attraverso la creazione di percorsi storico-didattici nei territori interessati dalla Grande Guerra. (AGI)

la Nuova di Venezia — 14 agosto 2007 pagina 19 sezione: CRONACA

«Forte Marghera, bando entro fine anno»


Oltre 80 pagine di studi e analisi per delineare il futuro dei dieci forti del campo trincerato di Mestre. Lo studio, preludio al master-plan, è stato consegnato a fine luglio alla giunta Cacciari. Ed entro fine anno partirà la gara per l’affidamento ai privati della gestione ed il restauro del «gioiello» Forte Marghera, su cui servono interventi per 60 milioni di euro. Nel frattempo l’assessora al Patrimonio Mara Rumiz continua il pressing sul ministro Arturo Parisi. Un gruppo tecnico di Comune e Marco Polo System Geye darà vita entro fine anno al bando pubblico per la gestione e il restauro di forte Marghera. I primi candidati ci sono già: Venezia Fiere e Veneto Sviluppo, società della Regione Veneto. Il Comune di Venezia, annuncia l’assessora Mara Rumiz, accelera sul bando che affiderà ai privati il «gioiello» sul Canal Salso; 103 mila metri cubi di spazi il cui recupero complessivo costerà dai 50 ai 60 milioni di euro. L’accelerazione arriva dopo il vertice del 31 luglio nel quale la Marco Polo System ha presentato alla giunta Cacciari il piano delle linee guida del campo trincerato, preludio al master-plan. «Il gruppo di lavoro - spiega la Rumiz - definirà le procedure del bando. Due le ipotesi al vaglio: il progetto finanza oppure la concessione degli spazi. Si stanno inoltre definendo le forme di utilizzo: per prima cosa sarà garantita la funzione pubblica, in secondo luogo le attività previste saranno quelle legate al tempo libero e alla cultura». Per l’assessore ai Lavori Pubblici Sandro Simionato tra le funzioni va inserito anche «il turismo lagunare sostenibile, con foresterie da 15,20 persone: una opportunità da cogliere al volo, anche per lo sviluppo delle Remiere». E’ stato inoltre istituito uno sportello unico, affidato a Renato Vidal: dovrà coordinare tutti gli uffici coinvolti nella partita di Forte Marghera. Ovviamente il bando sarà pubblicato, solo una volta che il Comune diverrà davvero proprietario del forte. L’attesa dura da troppo tempo: il Comune ha già pagato 10 milioni di euro al Ministero della Difesa ma non ha ancora le chiavi. «Siamo oramai vicini - assicura la Rumiz - e visti i tempi lunghi di acquisizione, anche per quei forti per i quali abbiamo già dato in permuta ai militari 36 alloggi, mi sono rivolta direttamente al ministro Parisi che mi ha scritto, assicurandomi che sta seguendo la pratica». Speriamo sia la volta buona. Qualcosa già si muove per forte Tron. «Il direttore generale del Patrimonio del Ministero della Difesa ci hanno annunciato di aver dato disposizione al Vº reparto di Padova di predisporre il progetto di restauro del ponte di accesso, danneggiato durante la bonifica - continua la Rumiz - Poi il forte passerà alla Municipalità di Marghera». Nel piano della Marco Polo System si indicano le vocazioni di tutti i forti mestrini. Forte Manin deve diventare un’appendice, con collegamenti ciclopedonali, del parco di San Giuliano. Forte Gazzera invece deve consolidarsi come «centro civico verde» aperto ad esposizioni, attività artistiche e culturali. Forte Carpenedo, che già ospita un centro di educazione ambientale, può diventare il «museo di sè stesso e nello stesso tempo area di significativo interesse e frequentazione ambientale». Una oasi naturalistica è nel futuro di Forte Tronmentre per il Rossarol, la presenza della comunità di reinserimento di ex tossicodipendenti, non è previsto uno sviluppo. Al Mezzacapo si propone una «fattoria didattica» mentre il Cosenz potrebbe diventare il centro servizi del Bosco di Mestre. Forte Pepe, il più marginale, avrebbe il compito di promuovere con la sua presenza il sistema del campo trincerato, in collegamento con il Museo di Altino. Infine forte Bazzera, a Tessera, che diventerà «parco perilagunare e luogo aggregativo e sociale per il tempo libero». L’idea è di collegare le strutture con «canali verdi» dentro la città.

il Corriere delle Alpi — 12 agosto 2007 pagina 28 sezione: PROVINCIA

Gli alpini a Forte Leone tra la storia e l'attualità

ARSIE’. Sono passati esattamente novant’anni dalla battaglia della resistenza al Forte Leone, momenti che saranno ricordati oggi a Cima Campo per il tradizionale raduno alpino, organizzato dalle penne nere di Mellame-Rivai con la collaborazione di Comune, pro loco, Abm e comitato Ana Ferrara. La giornata, sospesa tra convivialità e commemorazione, prenderà il via alle 9.30 con l’ammassamento davanti al forte e l’omaggio floreale ai caduti. Alle dieci in punto la parola passerà alle tante autorità presenti. Ma non si tratterà solo e semplicemente di retorica. Saranno infatti illustrati i progetti di riqualificazione della struttura, da sempre uno dei simboli del comune. Se alle 11 sarà l’ora della messa, a mezzogiorno sarà la volta del profano con il rancio a base di panini e bibite. Durante la manifestazione sarà distribuito l’ultimo numero del periodico locale “Cromer”, dedicato interamente alle fortificazioni del territorio. Si tratta di un autentico libello a colori con materiale inedito e interessanti spunti di storia locale raccolti dal consigliere comunale Dario Dall’Agnol. Un viaggio che parte dal forte Leone per arrivare alla Tagliata della Scala e al Covolo. L’offerta è libera. (cr.ar.)

 

la Nuova di Venezia — 05 agosto 2007 pagina 24 sezione: ALTRE

Nel cuore di Cavallino Treporti


Nel cuore e nella storia del territorio di Cavallino Treporti. Pubblichiamo alcuni cenni sulla storia del Cavallino Treporti, tratti dal sito ufficiale del comune. Ricostruire la storia di quello che è ora definito come il Litorale Nord della Laguna di Venezia è un’avventura difficile e per certi versi affascinante: se, infatti, per Lio Piccolo esistono testimonianze risalenti all’epoca romana - scavi archeologici recenti hanno individuato a Lio Piccolo i resti di splendidi pavimenti a mosaico di epoca romana - località come Ca’ Savio, attuale sede amministrativa, e Punta Sabbioni hanno origine recentissima. Le Mesole sono sorte nel Trecento, Saccagnana e Cavallino nel Cinquecento e Treporti alla fine del Seicento: l’intero Litorale è legato alla continua evoluzione dell’assetto idrogeologico, una combinazione di acque e terre che ne determina il destino. Dopo la caduta dell’Impero Romano, le isole lagunari costituirono un rifugio per le popolazioni provenienti da Altino e da altre grandi città, in fuga davanti alle invasioni barbariche. Ma i secoli seguenti furono di decadenza: regnavano incontrastate la povertà e la malaria. Lo scavo del Canale Cavallino (ora denominato Casson), consentì una nuova via di navigazione tra la laguna e il Piave e contribuì a rendere più sano e salubre il territorio: il canale fu aperto alla navigazione nel 1632, come testimonia la lapide posta sulla facciata di una casa, presso le ‘porte’, o chiuse, di Cavallino. Da non perdere al visita ad alcuni edifici storici. Come l’edificio trecentesco delle Mesole, conosciuto come il ‘convento’, riconoscibile dai camini rotondi, ‘alla vallesana’; le testimonianze storiche documentano la presenza un convento nella zona, a quell’epoca. La villa padronale cinquecentesca di Saccagnana, al centro del «Prà», l’ampio cortile con i suoi edifici rurali e la piccola chiesetta disposti a quadrilatero. Le chiese della SS. Trinità a Treporti, della fine del Seicento, o le settecentesche di Santa Maria Elisabetta a Cavallino e di Lio Piccolo. Tra gli edifici che richiamano più vivamente l’attenzione di chi si trovi a percorrere le strade di Cavallino-Treporti si segnalano le costruzioni militari: batterie e forti, tra cui il notevole Forte Vecchio, costruito dagli Austriaci dal 1845 al 1851 sul Lungomare San Felice, a Punta Sabbioni. E poi le torri telemetriche, costruzioni sulla cui cima veniva sistemato un «telemetro», strumento capace di misurare rapidamente le distanze e quindi di avvistare e individuare l’obiettivo nemico. Un sistema di fortificazioni che sembrano sottolineare l’importante posizione strategica di Cavallino-Treporti durante le guerre, a difesa di Venezia da ogni minaccia. Un’ultima data segna decisamente la storia più recente del Litorale: l’apertura, nel 1955, del primo campeggio. Una data che sigla la nuova vocazione turistica del paese, una vocazione che già preannunciava il poeta latino Strabone, quando lodava questi lidi come emuli «delle ville di Baja», la più rinomata stazione balneare dell’antichità romana.


Dal sito www.cittadellaspezia.com del 03/08/2007  

"Valorizzare i forti di Castellazzo" Interrogazione del consigliere azzurro all'assise comunale

Il consigliere comunale Luigi De Luca, ha presentato un'interrogazione al consiglio comunale sulla valorizzazione dei forti di Castellazzo. Eccone il testo integrale:

Oggetto: Valorizzazione Forti del Castellazzo Premesso che Gli studiosi ipotizzano che il golfo spezzino fosse porto oltre che mercantile anche militare sin dai tempi dei Romani,, è certa la presenza di architetture militari ascrivibili all’alto Medioevo o all’età di mezzo. Ma fu solo con la formazione dello Stato regionale ligure che Genova dispone di un organico piano di fortificazioni che fecero del golfo della Spezia una delle più munite basi della Repubblica.. Evidentemente in epoca Medioevale od ancor prima, la presenza sul territorio del tessuto feudale a volte minore, inevitabilmente conduceva gli insediati ad una visione della società in chiave autarchica ed autonoma. Nel 1861 Vittorio Emanale II autorizzò la costruzione del nuovo Arsenale. Il progetto redatto dal maggiore del genio della Marina Domenico Chiodo, comprendeva la vasta pianura pedemontana nel fondo del golfo e , con gli ampliamenti successivi, costituiva una grande ed efficiente complesso in cui La Spezia assurgeva a centro del sistema in cui si trovava la specifica localizzazione dei vari servizi specialistici nell’ampio arco di costa. Sia sufficiente far riferimento alla fitta rete di strade militari che collegano i forti posti sulle alture. L’insieme di queste, oltre a costituire una delle più ampie organizzazioni viarie di un territorio realizzata in un ristretto arco di tempo (fine XIX secolo), stabiliranno la base dell’impianto urbanistico cittadino. A seguito delle pianificazioni dell’intero comprensorio del golfo,nel sistema delle architetture militari esistenti, ne furono aggiunte nuove, al fine di proteggere l’arsenale dagli eventuali attacchi da terra, e ,con molta cura fu previsto un sistema di fortificazioni collegate tra loro che, con il tiro delle loro artiglierie avrebbero potuto coprire l’intero specchio d’acqua. Nel 1876, nel complesso piano di fortificazioni che il Ministero della guerra stava concependo, si ritenne opportuno inserire il colle di Castellazzo, ma i lavori furono iniziati solo nel 1887 e si protrassero per alcuni anni. I forti di Castellazzo assieme a quelli di Macè e Montalbano, costituiscono il più diretto presidio a protezione del porto della Spezia. Il sistema fortificato si compone di tre forti e di un complesso difensivo formato da profondi fossati, terrapieni in pietra e piazzole di artiglieria, che determinano un particolare assetto tipologico-morfologico del territorio circostante. La costruzione dell’Arsenale M.M. (1862-1869) e il sistema difensivo della piazzaforte comprendeva dunque un insieme di fortificazioni composto da forti e batterie in numero ragguardevole ( vedi tabella allegata), ubicati in luoghi strategici per la difesa del golfo e dell’arsenale. L’impegno richiesto fu gravosissimo: la mobilitazione di imprese, uomini, mezzi tecnici, ebbe un’immediata ripercussione sull’asseto della città, sulla ricerca di mano d’opera, sulla ricettività alberghiera ed extra alberghiera, sulle attività commerciali, sui trasporti etc., rispetto alle quali La Spezia dovette prepararsi in fretta a reggere l’impatto dirompente dell’esecuzione dei lavori. L’area urbana, la popolazione residente, le infrastrutture economiche e sociali della città e l’insediamento dell’Arsenale M.M. con il sistema difensivo di forti e batterie connesso, crearono vincoli permanenti allo sviluppo futuro della città e del territorio circostante. Analisi tipologico-architettonica Il Castellazzo è stato concepito, oltre che per proteggere direttamente la città della Spezia e l’Arsenale dagli attacchi provenienti dal mare, anche per far fronte agli attacchi che fossero stati portati da terra, alle spalle della città. Il forte si compone di tre edifici funzionalmente integrati tra loro, di cui quello posto a sud est risulta essere, da un punto di vista strategico, il più importante. Il nucleo centrale è costituito da un edificio per l’alloggio dei militari incassati su tre lati nella collina. Sul crinale di quest’ultima, sopra il livello degli alloggiamenti, sono disposte quattro piazzole di artiglieria a pianta circolare, che proteggono le spalle del forte e dominano il golfo spezzino. Dalla parte opposta rispetto al forte, in posizione ancora più elevata, sorge la struttura dell’osservatorio, alto edificio rettangolare con sovrastante terrazza da cui controllavano il forte con i suoi accessi , le piazzole di tiro ed il golfo. Il nucleo centrale per il rifugio dei militari è costituito da una struttura portante in putrelle di acciaio tamponamenti in muratura. Il solaio è composto da cassettoni in acciaio a punta di diamante di produzione tedesca di fine secolo, sopra i quali una spessa soletta di calcestruzzo e uno strato di terra avevano lo scopo di far detonare il proietto in arrivo prima che potesse entrare in contatto con la struttura principale della costruzione. Il forte è quindi circondato su tre lati e sulla copertura da terra e presenta scoperto solo il solo prospetto su cui sono posti gli accessi e le aperture per l’aerazione. A difesa di questo lato provvede i terrapieno con muratura in sasso posto a pochi metri di distanza, che si estende per tutta la lunghezza degli alloggiamenti terminando in corrispondenza del locale di servizio in muratura, che non necessitando di particolare protezione, risulta scoperto in direzione della piazza principale di accesso. Adiacente a questa costruzione sono i due locali di cui uno più interno con struttura portante in travi e uno completamente aperto su un lato con struttura in sasso adibito a magazzino. Il complesso risulta perfettamente protetto da un profondo fossato e da una recinzione a elementi in ferro battuto a T e da paratie di notevole spessore di metallo speciale, tuttora ben conservate. Al centro è presente una piccola feritoia rettangolare per la difesa ed il controllo degli attacchi esterni. L’unico punto di accesso è costituito da un ponte i ferro sul fossato che porta alla piazza su cui prospettano le strutture secondarie, mentre, come si è già osservato, quella principale per l’alloggio dei militari è disposta più lateralmente in modo da esser ulteriormente protetta. La scarpata verso valle, priva di recinzione, risultava di difficile accesso e difesa da quattro piazzole di artiglieria sulla sommità della collina. Ciò consentiva grazie alla posizione dominante, di effettuare un tiro ficcante contro gli scarsamente protetti ponti delle navi, invece che contro i fianchi pesantemente corazzati. Per le navi d’epoca era quasi impossibile replicare a un tiro del genere, dato che le loro batterie mancavano della necessaria possibilità di elevazione. Il complesso est era reso autonomo dalle scorte d’acqua costituite da profondi pozzi e , con la recinzione in lastre di ferro, i fossati, le piazzole di tiro e l’osservatorio formava un unico complesso difensivo difficilmente espugnabile. Il complesso ovest è costituito in modo del tutto analogo: la struttura principale è interrata su tre lati, così da essere difesa da eventuali attacchi ai fianchi e alle spalle, mentre il terrapieno che fronteggia i quarto lato offriva la necessaria protezione a entrate e d aperture per l’aerazione. Rimanevano parzialmente scoperte (come al forte est) le strutture secondarie costituite da magazzini. Completavano la difesa alcune piazzole di tiro poste in posizione sopraelevata, le cinte murarie e un profondo fossato a pareti verticali che poteva essere oltrepassato in un unico punto costituito da un ponte in ferro. Il fossato escludeva, lasciando allo scoperto, solo un piccolo edificio a pianta quadrata, costruito in tempi successivi ai forti ed adibito ad alloggiamento del custode. Al centro dell’intero complesso è posto il terzo forte, che già protetto dalle strutture poste in corrispondenza dei due accessi viari est ed ovest, risulta molto meno fortificato. Pur essendo incassato nel terreno su tre lati non presenta il terrapieno di difesa, il fossato di protezione e le piazzole di artiglieria, che caratterizzano gli altri due forti. La tipologia della costruzione è costituita sempre con struttura in ferro di pilastri a doppio T della ditta tedesca Gehr Stumm, chiodate sia al piede che alle travi orizzontali dello stesso spessore. Il solaio, oltre che3 dalle travi portanti è costituito da piccole putrelle ordite in senso opposto, immerse in alto getto di calcestruzzo (che serviva da protezione alla struttura contro attacchi aerei) gettato su una cassaforma a perdere formata da lastre piegate a punta di diamante, chiodate lungo una sola giunta. Le strutture secondarie sono invece costituite da muratura in pietra locale. Il complesso si affaccia su un ampio cortile protetto solo da un muretto e da un’inferriata. I suoi elementi di qualche pregio, che presentano forti analogie formali con gli altri forti del golfo, sono i pilastri in pietra e mattoni a bozze e modanature caratteristiche.

Fonti: Marmori F. Fortificazioni del Golfo della Spezia, Avegno (GE), Stringa 1976 Lamboglia N. Liguria Romana, Roma 1939, Formentini U. Il Golfo della Spezia prima della dominazione genovese, in “Liguria”, I/1 Savona, 1924;

 

lug/set 2007 dal sito dell'Unesco

un articolo di Francesca Tamellini dal titolo:

  ARCHITETTURE MILITARI VERONESI:ASSETTO PATRIMONIALE PER IL RINASCIMENTO URBANO DELLA CITTÀ
 

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Il 31 luglio 2007  la Marco Polo System GEIE Gruppo Europeo d’Interesse Economico, San Marco 2662, I-30124 Venezia VE, http://www.marcopolosystem.it, ha pubblicato le

Linee guida al Piano per il riuso e la valorizzazione del Campo trincerato di Mestre Schede dei singoli forti allegati alla relazione illustrativa

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la Nuova di Venezia — 24 luglio 2007 pagina 21 sezione: CRONACA

Uno steccato protegge il Mezzacapo


TRIVIGNANO. Uno steccato formato da legni robusti e un messaggio inequivocabile scolpito su un cartello: «divieto di scarico immondizie». La battaglia degli iscritti all’associazione «Dalla guerra alla pace» contro il degrado di forte Mezzacapo, il cui ingresso è ormai considerato da qualcuno una discarica a cielo aperto, si arricchisce di nuove iniziative. Domenica, infatti, una decina di volenterosi si è ritrovata di fronte all’ex struttura militare di via Scaramuzza, per compiere un intervento che dovrebbe scongiurare una volta per tutte l’accumulo di pattumiere (sacchetti di spazzatura, ma anche materassi, televisori, lavatrici). «Abbiamo piazzato uno steccato di legno - dice Vittorino Darisi, presidente dell’associazione dalla Guerra alla pace -. E adesso si può passare solo a piedi o in bici. Per buttare i rifiuti, a questo punto, servirebbero degli elevatori. Ma spero che non si giunga fino a questo punto». Davanti all’ingresso, inoltre, è stato sistemato un cartello, per quanti non avessero ancora capito che Mezzacapo non è una discarica. «Ci hanno fatto i complimenti anche i responsabili di Vesta - sottolinea ancora Darisi -. D’altra parte, noi lottiamo con tutte le nostre forze per mantenere pulita la struttura. Quest’ultimo intervento può essere considerato il più radicale e spero incisivo». In ogni caso, è da mesi che gli associati cercano di salvare il forte dal degrado. E quasi ogni settimana sono intervenuti per togliere le immondizie portate, si pensa, da persone che non abitano in zona. «Domenica abbiamo anche proceduto a una sistemazione generale dell’area - continua Darisi -. Puntiamo molto al recupero di forte Mezzacapo, struttura che potrebbe diventare un punto di riferimento per tutti i cittadini del comune». A questo proposito, «attendiamo notizie sull’acquisizione del forte da parte dell’assessore Mara Rumiz. La quale, a quanto ci risulta, ha mandato una lettera a Roma, per chiedere lumi». Prima di essere utilizzata, però, il forte necessita di una intensa bonifica, dato che al suo interno esistono costruzioni con coperture in amianto. (Gianluca Codognato)
 

la Nuova di Venezia — 17 luglio 2007 pagina 22 sezione: CRONACA

Assalto (di pulizia) a forte Mezzacapo

ZELARINO. Assalto a forte Mezzacapo. Sembra il titolo di un filmone anni ’50, in realtà è quanto succederà sabato mattina, quando un gruppo di volontari si ritroverà per ripulire l’area esterna della struttura militare di via Scaramuzza a Zelarino, il tutto coordinato dall’associazione «Dalla guerra alla pace». D’accordo, non ci saranno il fragore delle cannonate e gli squilli di tromba, ma il compito che attente i ripulitori e tutt’altro che leggero. I dintorni del forte, in particolare l’entrata principale che dà su via Scaramuzza, sono diventati da tempo una grande discarica a cielo aperto. Dove viene abbandonato di tutto: non solo i classici sacchetti delle «scoasse» ma anche componenti di autovetture (qualche mese fa erano ben visibili quattro copertoni e una batteria usata) e resti di ristrutturazioni edilizie. Operazione pulizia, insomma, e questa volta non c’è solo la speranza che in futuro la gente si comporti in modo più civile rispettando quello che, tempi burocratici permettendo, è un patrimonio di tutti. Sabato mattina, infatti, i volontari faranno qualcosa di più, picchetteranno in modo speciale l’entrata al forte da via Scaramuzza, in modo che si possa accedere al vialetto a piedi o in bicicletta ma che il transito alle vetture sia impossibile. L’obiettivo di questa azione è rendere impossibile l’operazione di scarico rifiuti a chi arriva a Forte Mezzacapo in macchina. E oltre all’ostacolo fisico, verrà anche posizionato un cartello fornito da Vesta, che ricorderà a tutti come in quell’area sia proibito abbandonare rifiuti, specie quelli di tipo speciale. La battaglia del Forte Mezzacapo continua, insomma, dopo che un mese fa sempre un gruppo di volontari si era preso carico dello sfalcio dell’erba. Ora tutti aspettano di vedere quali saranno le prossime mosse delle autorità militari (il forte è ancora al centro del passaggio dal demanio militare al Comune) specie dopo la lettera inviata nei giorni scorsi dall’assessore al Patrimonio Mara Rumiz. (Maurizio Toso)

 

la Nuova di Venezia — 11 luglio 2007 pagina 21 sezione: CRONACA

Mezzacapo, il forte crolla

ZELARINO. «Noncuranza e disattenzione». C’è una dose maxi di diplomazia nelle parole di Mara Rumiz, assessore al Patrimonio del Comune, visto che in ballo c’è la questione di forte Mezzacapo, la struttura il cui passaggio dal Demanio militare al Comune sta diventando un tormentone infinito. La situazione è sotto gli occhi di tutti, basta transitare per via Scaramuzza e rallentare nei pressi del vialetto di accesso al forte. La visione è sconfortante, l’area dove è posizionato un cassonetto Vesta è stata trasformata da tempo in una discarica abusiva (e ci si trova di tutto...), su come sia la situazione all’interno del forte impossibile fare un quadro, visto che l’accesso all’area è ancora proibito. «Di recente ho inviato un’ennesima lettera al ministero della Difesa», spiega l’assessore Rumiz, «nella quale ho richiamato le sue responsabilità in merito alla conservazione del forte stesso e a tutte le questioni legate alla sicurezza dei cittadini che abitano nelle vicinanze della struttura. Non ho ancora ricevuto risposta. Un’ingiunzione nei confronti delle autirità militari? Non è un atto che compete a me ma al sindaco, massima autorità sanitaria per il Comune. Penso che si stia già lavorando per attuare qualcosa del genere». Il balletto va avanti, insomma, con il ministero della Difesa che se e quando risponde lo fa elencando procedure burocratiche che i suoi uffici distaccati (il quinto Reparto infrastrutture di Padova, ad esempio) stanno attuando. Per il resto buio totale, e un malumore dei residenti della zona che si fa sempre maggiore. Nei giorni scorsi alcuni di loro hanno segnalato a Vesta lo scempio presente davanti al vialetto d’accesso, chiedendo che i rifiuti vengano portati via. Se queste sono le preoccupazioni per il presente, altre ancora più nere sono quelle per il futuro. Dato per scontato che un giorno il forte passerà nelle mani del Comune, bisogna vedere in che condizioni la struttura verrà consegnata. La mancanza di manutenzioni nel corso di questi anni, infatti, rischia di regalare una brutta sorpresa a quanti sognano di trasformare il Mezzacapo in un punto di aggregazione, prendendo ad esempio quanto già successo in altri forti dell’ex campo trincerato di Mestre. E non è un caso che la Rumiz, parlando dell’atteggiamento tenuto finora dal ministero della Difesa, parli di «disattenzione e noncuranza»: nessuna risposta alle domande rivolte dall’istituzione cittadina su un bene pubblico. (Maurizio Toso)

Messaggero Veneto — 03 luglio 2007 pagina 12 sezione: GORIZIA

Villa Santina, alla scoperta delle fortificazioni militari


VILLA SANTINA. Alla scoperta delle fortificazioni della seconda guerra mondiale con l'associazione culturale Decima Regio Italica all'interno del Parco Intercomunale delle colline carniche a Villa Santina. Le fortificazioni, volute dal capo di stato maggiore maresciallo Rodolfo Graziani nel 1939, si trovano sulla destra orografica del fiume Tagliamento. Sei fortificazioni in caverna, scavate cioè all'interno delle montagne che fanno parte delle opere di difesa denominate vallo alpino del littorio. Costruzioni che, sebbene sotto terra, hanno sempre due uscite e casematte in calcestruzzo dove si trovavano le mitragliatrici, con all'interno camerate e depositi per le truppe. Il tutto ricavato solitamente sotto uno spesso tratto roccioso dal quale fuoriuscivano solamente le casematte. L'associazione Decima Regio Italica si pone l'obiettivo della tutela e della valorizzazione di questi territori, sotto tutti gli aspetti: archeologico, naturalistico, storico, architettonico e sociale, lo studio delle fortificazioni e delle opere militari con particolare riguardo alle opere della seconda guerra mondiale dell'altro secolo, ma anche dei sistemi difensivi della Nato del periodo 1952-1992. L'associazione ha quindi curato il recupero e la valorizzazione della fortificazione 1 dello sbarramento di Invillino, che ora apre a visite guidate al pubblico a fini divulgativi. Chi fosse interessato e volesse programmare una visita a questo gruppo di fortificazioni, può contattare l'ufficio turistico di Villa Santina in piazza Venezia, 1 oppure anche telefonicamente allo 0433 74040. (g.g.)

 

Dal L'Arena, 11 giugno 2007

Il quartiere di San Massimo reclama a nome di tutta la città il forte militare di Via Lugagnano, chiuso e inutilizzato da oltre 15 anni. Il forte Rudolf, così chiamato in onore dell’arciduca Rodolfo d’Asburgo (1858-1889), è una delle tante costruzioni militari della città ereditate dal passato e dimenticate nel presente, lasciate in uno stato di totale abbandono. Ma il tempo è stato clemente col forte in questione, che versa ancora in buone condizioni a 1.400 metri davanti al borgo di San Massimo, e che venerdì sera è stato argomento di un incontro tenutosi alle scuole medie Don Lorenzo Milani e promosso dal Comitato di Quartiere San Massimo-Croce Bianca e da Legambiente Verona. Trai relatori della serata, l’architetto Lino Vittorio Bozzetto, che ha esposto il grande valore storico e culturale dei forti Rudolf e Radetzky, quest’ultimo completamente spianato e demolito tra le due guerre mondiali. Il Rudolf faceva sistema con il Forte Chievo, arretrato sull’ala destra, e con il Forte Dossobuono, sulla sinistra. Le sue artiglierie da fortezza dominavano la pianura antistante fino quasi al limite dei rilievi morenici di Sommacampagna, Sona e Palazzolo e presidiavano la strada proveniente da Peschiera e la ferrovia Milano-Venezia nel lontano 1854. «La valorizzazione del forte Rudolf è indispensabile per salvare dalla distruzione un quadro paesistico e architettonico irripetibile » ha sottolineato Bozzetto.

Una raccomandazione fatta al momento giusto, visto che per la fine di giugno è previsto il passaggio del forte dal Demanio Militare all’Agenzia del Demanio, un Ente Pubblico Economico (Epe) che operando nell’ambito della pubblica amministrazione gestisce il patrimonio immobiliare dello Stato. Sembra quindi concretizzarsi, dopo tanti anni di attesa, la possibilità di cessione del forte agli enti locali, in questo caso al Comune di Verona. «Una possibilità unica per donare al quartiere, anzi all’intera città, uno spazio importante sia per il verde che per il valore culturale », commenta Massimo Benedetti, membro del Comitato di San Massimo. Da molto tempo, infatti, la frazione chiede un luogo di aggregazione per le proprie associazioni, luogo individuato più volte proprio nel forte, il quale insieme alla vicina ex cava Speziala rappresenta una meravigliosa oasi di verde e architettura utilizzabile con pochi interventi di ristrutturazione. Il paesaggista Alberto Ballestriero, altro relatore della serata, ha parlato in generale dei forti della pianura veronese che furono edificati dalla prima metà dell’Ottocento e che corrono da meridione ad occidente della città, sulla riva destra dell’Adige. «Una vera rete ecologica che corre all’interno della nostra città», afferma Carlo Furlan, presidente di Legambiente Verona, «e
che si iscrive all’interno del nostro progetto Parco delle mura di Verona al quale stiamo lavorando da anni». Un progetto, quello di Legambiente, che potrebbe diventare realtà, vista la proposta di legge per la costituzione di un «Parco nazionale delle mura e dei forti di Verona» presentata dal deputato Ermete Realacci, presidente  della Commissione Ambiente alla Camera. Entusiasmo nel quartiere: «È da quasi venti anni che combattiamo per la realizzazione di un simile progetto », incalza Domenico Bonvicini, a capo del comitato «Un Parco per la città», «speriamo che la nuova amministrazione comunale non si lasci sfuggire l’occasione per realizzarlo».
Alessio Pisanò

Un enorme parco che percorre tutta la città, dove il verde e la storia architettonica di Verona si fondono in un tutt’uno. Questo è il progetto «Parco nazionale delle mura e dei forti» presentato da Legambiente e che mira a creare un collegamento tra tutte le opere fortificate dei tre sistemi ambientali del territorio (le mura magistrali urbane e i forti collinari e di pianura) usufruendo di tutti quegli spazi non ancora edificati o non edificabili. Nelle intenzioni dell’associazione, i tre sistemi fortificati costituirebbero il tramite di collegamento e coordinamento tra i parchi naturalistici e gli ambienti protetti già previsti dagli strumenti urbanistici (Pat) nel territorio comunale (Parco dell’Adige, zone di tutela naturalistica Sic, Parco delle mura, zone di tutela dei monumenti naturali, zone di tutela naturalistica e ambientale). La costituzione di un parco nazionale appare indispensabile per esimere la città di Verona dal gestire un simile un patrimonio di fortificazioni, vista anche la frammentazione della proprietà giuridica delle opere. Diversi infatti sono i soggetti proprietari e concessionari: Demanio dello Stato, Demanio pubblico dello Stato, Demanio militare, Comune e anche soggetti privati. Questa situazione negli anni ha causato non pochi problemi di responsabilità, concessioni sull’uso dei beni, programmazione e coordinamento sugli interventi. Il Parco nazionale ricucirebbe i vari pezzi in un unico disegno organico e funzionale. Ciò va anche nella direzione indicata dallo stesso Pat, secondo il quale «i grandi sistemi ambientali, come la pianura, il fiume e la collina, non sono un semplice sfondo della città, ma ne fanno parte, la compenetrano con aree verdi, parchi e un sistema di percorsi. Si forma così una continuità tra l’intero territorio». Il progetto del Parco nazionale si può inquadrare tra le più progredite tendenze di musei all’aria aperta, nei quali si configura un nuovo genere di turismo culturale, non effimero e artificioso, ma rivolto alle specifiche realtà ambientali dei luoghi, per  la loro qualificazione civile ed economica. Fattori comuni di  queste esperienze di civiltà urbana sono la partecipazione delle comunità, l’insediamento di nuove funzioni culturali, di spazi per la ricettività, il commercio, le attività sportive, la realizzazione di nuovi percorsi ciclo-pedonali, la  ricomposizione del verde con spazi a parco e giardini.

la Nuova di Venezia — 10 giugno 2007 pagina 20 sezione: CRONACA

Amianto al forte, indagheranno i vigili

ZELARINO. Toccherà alla Polizia municipale il primo sopralluogo a Forte Mezzacapo, per dare un’indicazione iniziale sulla presenza di coperture in amianto all’interno dell’ex struttura militare. E’ questa la prima risposta di Ca’ Farsetti all’esposto presentato più di un mese fa dal comitato «Dalla guerra alla pace», che lotta da tempo per il completo recupero dell’area. Nel documento inviato al Comune il gruppo presieduto da Vittorino Darisi aveva rilevato come la presenza di eternit dentro il forte «possa rappresentare un pericolo per la salute anche di chi abita nei dintorni». Lo stesso comitato, poi, aveva anche chiesto e ottenuto un preventivo di bonifica da parte di una società toscana. «I vigili andranno a controllare la situazione», annuncia lo stesso Darisi, confermando la disponibilità dell’amministrazione veneziana, «poi si vedrà. Noi però crediamo che si renda al più presto necessario anche l’intervento dell’Arpav». Da parte del gruppo, le intenzioni sono chiare. «Forte Mezzacapo rappresenta una risorsa per la Municipalità e per l’intero territorio comunale», continua il presidente del comitato, «noi crediamo che sia giunto il momento di acquisirlo in modo definitivo, di bonificarlo e di metterlo finalmente nelle disponibilità della cittadinanza». Tanto più che l’ingresso dell’ex struttura militare continua ad essere invaso da rifiuti d’ogni genere. «Ci toccherà ripulirlo per l’ennesima volta», conclude Darisi, «e pensare che siamo andati la scorsa settimana. A questo punto, chiediamo alla Municipalità di mettere un cartello che indichi il divieto di scaricare i rifiuti, anche se dovrebbe essere un concetto ovvio». (Gianluca Codognato)
 

Dal Messaggero Veneto del 06 giugno 2007

Venerdi 8 giugno alle 20.30 al centro polifunzionale di San Pietro (nei pressi della chiesa parrocchiale), la comunità montana ha organizzato - nell'ambito del progetto Interreg III A Italia-Slovenia "Sistema difensivo della 1a guerra mondiale" - alcune iniziative legate al tema della grande guerra, considerata, in particolare, la ricorrenza del 90° anniversario della battaglia di Caporetto. Fra queste rientra il suggestivo spettacolo "Luci e ombre sulla grande guerra": sagome di soldati saranno affiancate da pochi attori in uniforme, che si muoveranno come fantasmi alla ricerca della propria vita passata; canti militari delle varie nazioni belligeranti accompagneranno le letture - eseguite da una voce femminile e da una maschile - di diari e corrispondenze: il tutto a cura della Pro loco di Fogliano-Redipuglia.

la Nuova di Venezia — 30 maggio 2007 pagina 32 sezione: CRONACA

L'ingresso di Forte Mezzacapo torna ad essere una discarica

ZELARINO. Tutto secondo consolidato (e squallido) copione. L’ingresso di Forte Mezzacapo è tornato ad essere una discarica a cielo aperto, proprio come qualche tempo fa. E’ durata insomma poche settimane (ed è già un record) l’ennesima pulizia compiuta dall’associazione «Dalla guerra alla pace», che da sempre cerca di tutelare con ogni mezzo questa ex struttura militare di via Scaramuzza. «Ci ritroviamo punto e a capo», commenta amaro Vittorino Darisi, presidente del gruppo, «noi andiamo a sistemare l’entrata di Mezzacapo e subito qualcuno la riduce come una pattumiera, abbandonando in zona ogni tipo di rifiuto. Magliette, scatoloni, perfino materassi. E’ un accanimento, ma noi non desistiamo. E, in settimana faremo di nuovo pulizia». Le sorti del forte, però, restano un mistero. L’area è da bonificare, perché al suo interno vi sono alcune casette con le coperture d’amianto. L’associazione «Dalla guerra alla pace» sta cercando di accelerare i tempi per consegnare al più presto questa zona ai cittadini. «Ci siamo fatti consegnare un preventivo da un’azienda italiana», dice ancora Darisi, «per vedere quanto costerebbe levare l’eternit dalle coperture. Una spesa affrontabile, a quanto pare. Quindi, chiediamo di intervenire con urgenza». (g.cod.)

da La Nazione – (on – line) – 30/05/07 - pag. XVI

- Un progetto per recuperare le Fortezze PRESENTATO DAL PROFESSOR DE LUCA NELL’EMBITO DI «STORIA E MITO»

E’ STATA la storia militare l’argomento della conferenza «Tra cielo e terra: le difese dall’altura della Piazza Militare della Spezia», inserita nel ciclo «Storia e mito a Vezzano Ligure», la serie di dibattiti organizzati dall’amministrazione comunale e dalla Pro Loco. Oratore il professor Gianluca De Luca. Presenti, di fronte ad un folto pubblico, nel quale spiccavano insegnanti e studiosi di storia militare, il vice sindaco Valeria Carozzo, che ha presentato l’incontro, la presidentessa della Pro Loco Nadia Ferdeghini, e la responsabile della biblioteca civica Francesca Mariani. De Luca, esperto di storia militare e del territorio, ha illustrato una parte del suo «Progetto integrato sulle emergenze storico architettoniche nella zona collinare», redatto per il recupero delle strutture difensive presenti nel territorio della provincia spezzina. Tale iniziativa si propone di restituire alla cittadinanza alcune delle porzioni più affascinanti del panorama territoriale e nel contempo un intervento conservativo finalizzato a restituire dignità strutturale a questi importanti siti. Contemporaneamente se ne vuole stimolare e consentirne la fruizione turistica, ripristinando antichi camminamenti, attuando percorsi guidati e momenti di socializzazione. Il progetto verte su di un’iniziativa di recupero delle fortificazioni militari distribuite lungo la dorsale collinare. La particolare conformazione del golfo, con la sua ampia e profondo insenatura, sin dai tempi antichi ha suggerito infatti un uso bellico del territorio con una precisa finalità strategica che imposto il posizionamento di queste strutture fortificate all’interno dei luoghi più affascinanti dal punto di vista paesaggistico e panoramico

 

la Nuova di Venezia — 03 maggio 2007 pagina 35 sezione: PROVINCIA

Cominciati i lavori del porticciolo, comitato polemico

SOTTOMARINA. Partiti i lavori per il porticciolo di San Felice, in fase di conclusione quelli per il rialzo della riva tra il forte omonimo e il centro urbano. Partendo da questa contingenza il comitato per il Forte di San Felice torna a farsi sentire, dopo le battaglie per la riduzione del porticciolo e per la valorizzazione dell’area storica, rimproverando il silenzio dell’amministrazione. L’intervento in corso sulla riva, che dovrebbe chiudersi a luglio, consente: il proseguimento della passeggiata del Lusenzo fino all’ex batteria San Felice, lungo le darsene Montecarlo e Mosella; il recupero dell’ex-batteria e il restauro dell’edificio interrato e dei bunker tedeschi; la sistemazione a verde e la costruzione di parcheggi a Est; il restauro integrale del murazzo dall’ex-batteria fino al forte con la realizzazione della passeggiata sul fronte laguna. «Con questo intervento - spiega il presidente del comitato, Erminio Bibi - si è disegnato uno splendido itinerario che abbina aspetti paesaggistici e culturali. La conclusione di questi lavori si accompagna all’inizio di quelli per la realizzazione del porticciolo turistico. Ci siamo battuti perché tutta quest’area (forte, area verde, ex-batteria) potesse essere recuperata ad un uso pubblico con la costituzione di un Parco delle fortificazioni dal significato ambientale, culturale, turistico, ma notiamo una pesante assenza del Comune». Da qui l’appello all’amministrazione uscente e a quella futura perché sia garantito l’uso pubblico di queste zone. «I lavori del porticciolo - spiega Bibi - sono iniziati sulla base di una dichiarazione di inizio lavori della fine del 2005 con il Comune silente come fosse un qualsiasi intervento edilizio e per l’ex batteria non è stato assunto alcun provvedimento con il rischio evidente che gli interessi privati prevalgano sull’interesse pubblico. Infatti, pur essendo ancora aperto il cantiere, pare che la nuova riva possa essere “sequestrata” dalle darsene Montecarlo e Mosella e inibita all’uso pubblico. Sarebbe scandaloso se interventi in area demaniale realizzati da enti pubblici con finanziamenti pubblici si tramutassero in regali ai privati». (e.b.a.)
 

la Nuova di Venezia — 19 aprile 2007 pagina 22 sezione: CRONACA

Esposto in Procura per forte Mezzacapo

ZELARINO. Parte da un dato di fatto l’esposto inviato dall’associazione «Dalla guerra alla pace» al sindaco, all’Arpav e alla Procura. Il dato di fatto è che l’amianto è «estremamente pericoloso per la salute pubblica». L’esposto si riferisce alle «lastre di eternit presenti in alcuni fabbricati di pertinenza di forte Mezzacapo, che potrebbero provocare «danni alla salute di chi vive nelle abitazioni circostanti e di chi frequenta la struttura, pur chiusa, durante il tempo libero». Le richieste, dunque, sono inequivocabili. «Bisogna intervenire per quanto di competenza - si legge nell’atto inviato dall’associazione - e verificare se lo stato di grave degrado delle coperture in eternit dei fabbricati annessi all’ex struttura militare, costituisca pericolo per la salute pubblica». In ogni caso, «è necessario bonificare prontamente l’area così come previsto dalla normativa vigente». Una bonifica che, in fondo, non costerebbe neppure troppo, secondo il preventivo inviato dalla ditta Edil Amianto di Arezzo all’associazione «dalla guerra alla pace»: 30 mila euro per 1400 metri quadri di lastre da rimuovere. Un terzo di quello che aveva chiesto la «nostra» Vesta: 80 mila euro. «Una differenza enorme - dice Vittorino Darisi, presidente dell’associazione -. 30 mila euro sembrano una cifra abbordabile, molto più che gli 80 mila proposti dall’azienda veneziana. Infatti, anche gli assessori Sandro Simionato e Mara Rumiz, che abbiamo incontrato un paio di settimane fa, si sono mostrati favorevolmente colpiti dal preventivo della ditta aretina. E hanno indicato come una prorità l’intervento di bonifica a forte Mezzacapo». Il tempo stringe, insomma, per questa struttura di Santa Lucia Tarù, in via Scaramuzza. Un forte collocato nel bel mezzo della campagna di Zelarino, e destinato, secondo le intenzioni che risalgono già al vecchio consiglio di quartiere, a ben altro destino. Mezzacapo dovrebbe diventare infatti un punto di riferimento per tutto il territorio comunale. E proprio l’associazione «dalla guerra alla pace» ha già da tempo approntato un progetto di gestione che prevede una serie di iniziative ludico culturali destinate a grandi e piccini. Ma il forte di via Scaramuzza non è ancora nelle disponibilità dell’amministrazione comunale. Quindi tutto è fermo. E intanto, «noi andiamo a pulire l’ingresso ogni fine settimana - ricorda Darisi -. Qualcuno lo ha preso per una discarica. Per questo è necessario recuperare la struttura, prima che sia troppo tardi. La bonifica dall’amianto è un passo fondamentale. Anche per la salute di chi abita nei dintorni». (Gianluca Codognato)
 

la Nuova di Venezia — 15 aprile 2007 pagina 40 sezione: PROVINCIA

Puntare sul turismo storico grazie a forti e batterie costiere

CAVALLINO. «Valorizzando le batterie e le fortificazioni di Cavallino-Treporti si potrebbe attirare il turismo storico facendo cultura come hanno fatto a Caporetto il cui museo a luglio 2006 ha contato 30 mila ingressi per il 70% italiani». In 150, fra i quali operatori dei camping «studiosi di ospitalità», hanno partecipato all’educational tour guidato da Furio Lazzarini, presidente dell’associazione «Forti e musei della Costa» e guida storica comunale, fra gli imponenti resti storici della prima e seconda guerra mondiale disseminati sul litorale. L’esempio della località slovena è tipico per lo afruttamento turistico di tragedie storiche. «Nell’arco di 15 anni i residenti di Caporetto hanno messo in piedi una località turistica da zero - ha spiegato Lazzarini - ciò ha influito positivamente sullo sviluppo di tutte le attività locali, dala ristorazione alla produzione agricola. Per fare un esempio: è bastato far mangiare in una locanda sulle gavette per trasformarla in un ristorante da 500 coperti. Tanti investimenti sulla promozione incentrata solo sulla spiaggia di Cavallino sarebbero inutili se si puntasse anche sul turismo interessato alla storia o all’ambiente. La gente è impressionata dai fatti storici, domenica è bastato vedere come ascoltavano i ricordi del reduce Aldo Bodi, classe 1925, che nel 1945 sparò l’ultimo colpo di cannone dalla batteria Amalfi». «Ringrazio Furio Lazzarini per la visita ai forti e a San Lazzaro degli Armeni - spiega la vicesindaco Roberta Nesto - che ci ha permesso di affinare conoscenze sul territorio». La consegna del Patentino dell’Ospitalità agli operatori di Cavallino-Treporti che hanno partecipato al percorso di aggiornamento e studio si terrà martedì 17 aprile. (f.ma.)

 

la Nuova di Venezia — 08 aprile 2007 pagina 22 sezione: CRONACA

Passo formale del Comune per bonificare forte Mezzacapo

ZELARINO. Può sembrare un paradosso, ma per risolvere la questione amianto a forte Mezzacapo il Comune potrebbe mettere... sugli attenti le autorità militari. Nel corso dell’incontro svoltosi nei giorni scorsi a Ca’ Farsetti tra gli assessori al Patrimonio Mara Rumiz, ai Lavori Pubblici Sandro Simionato e i responsabili di alcune associazioni che seguono i forti dell’ex campo trincerato mestrino. Si doveva parlare solo di gestione, ma poi sono venute a galla le condizioni delle singole strutture. E per smuovere la situazione del forte di Zelarino è stata ventilata un’ipotesi che costringerebbe le Forze Armate a risolvere almeno il problema amianto: è allo studio un passo formale del Comune, e in particolare del sindaco, verso le autorità militari. Si tratterebbe di inviare ai militari una diffida, in cui si chiede di provvedere all’eliminazione delle possibili cause di pericolo per la collettività presenti all’interno di forte Mezzacapo. Tradotto, portare via il tanto amianto, materiale che in alcuni casi si trova depositato a terra. Se le autorità militari risponderanno «signorsì» alla richiesta del Comune, verrebbe eliminato uno dei maggiori motivi di preoccupazione. Tanto per rendere l’idea dei rischi possibili, va ricordato che non più di due anni fa furono fatte brillare all’interno del forte due bombe, residuati bellici della seconda guerra mondiale. Il rischio è che, nel caso venisse ripetuta un’operazione di questo genere, il botto causato dagli artificieri possa portare a una dispersione nell’aria di particelle di amianto. Visto che all’interno della struttura il Comune non può ancora intervenire, insomma, da Ca’ Farsetti si è deciso un cambio di strategia,
 

Temù 6 aprile 2007

Il Museo della Guerra Bianca in Adamello attraverso la Commissione tecnico-scientifica ha posto tra le sue priorità per i prossimi anni lo studio delle Fortificazioni della "Linea Cadorna" e di quelle di epoca moderna diffuse nel territorio lombardo.

scarica il progetto

Messaggero Veneto — 23 marzo 2007 pagina 15 sezione: CULTURA - SPETTACOLO

Grande Guerra e fortezza di Osoppo

La fortezza di Osoppo nella Grande Guerra sarà il tema del convegno storico, curato da Marco Pascoli, in programma domani, alle 10.30, alla Fortezza, preceduto dall’esibizione del coro Amici della montagna di Ragogna.Alla mattinata d’approfondimento parteciperanno Valeria Grillo per la Provincia, il presidente del Military historical center, Roberto Machella, e il sindaco di Osoppo Luigino Bottoni. Marco Pascoli ha realizzato un volume sulle fortificazioni del Friuli nella Grande Guerra.
 

la Nuova di Venezia — 21 marzo 2007 pagina 23 sezione: CRONACA

Stilati il piano e i costi per eliminare l'amianto da forte Mezzacapo a Zelarino

ZELARINO. Togliere l’eternit da forte Mezzacapo? Possibile. Per un costo che si aggira attorno ai 19 euro al metro quadro. Questo almeno, è il preventivo che la Edil Amianto di Arezzo ha fornito all’associazione «Dalla guerra alla pace», che da sempre si occupa delle sorti della ex struttura militare di via Scaramuzza. L’azienda toscana propone così il suo personale «piano di battaglia», mirato a salvare dal degrado e dall’abbandono questo forte di Zelarino. Una struttura che, secondo alcuni progetti dell’amministrazione comunale e della municipalità, dovrebbe diventare punto di riferimento per tutti i cittadini del Comune. Nel preventivo, l’operazione viene definita nei minimi dettagli. Si parte dall’analisi e dalla quantificazione del materiale da smaltire. Si redige un piano di intervento secondo le norme sanitarie in vigore. Si installa il cantiere. Poi, inizia il vero e proprio lavoro di smaltimento, da effettuarsi con idonei prodotti incapsulati, dotati di certificazione, per impedire il rilascio di fibre d’amianto. Al via, dunque, lo smontaggio delle lastre e l’accantonamento provvisorio in un’area preventivamente individuata. Di seguito, si passa al trasporto in un’area autorizzata. Intanto, in attesa di capire se e quando verrà accettato il preventivo, l’associazione «dalla guerra alla pace», sabato prossimo, tornerà a pulire il forte, invaso dalle erbacce. (g. cod.)

 

la Nuova di Venezia — 14 marzo 2007 pagina 23 sezione: CRONACA

Forti, il Comune scrive al ministro Parisi

ZELARINO. Il Comune ha deciso una nuova offensiva sul fronte dei forti, un’azione che potrebbe portare benefici soprattutto al Mezzacapo di Zelarino. L’assessore al Patrimonio Mara Rumiz, infatti, è intenzionata a chiedere l’intervento del ministro della Difesa Arturo Parisi per sbloccare la questione delle ex postazioni del campo trincerato di Mestre, per la maggior parte ancora sotto il controllo del Demanio militare. «Ho già avuto modo di parlare con Parisi», spiega l’assessore Rumiz, «visto che da parte delle autorità militari non è arrivata nessuna risposta alle nostre richieste chiederò al ministro di interessarsi alla questione. I forti del campo trincerato di Mestre rappresentano un patrimonio unico per la collettività». Quella che la Rumiz chiama questione è il rischio concreto che, se non si interviene subito, le condizioni di Forte Mezzacapo si deteriorino ancora di più. Il nodo è sempre la possibilità di «staccare» dal pacchetto che comprende i Forti Gazzera e Mezzacapo il Forte Pepe, per il quale le procedure di passaggio dai militari al Comune sono a un livello meno avanzato. Il Mezzacapo è chiuso al pubblico, quello che si sa delle sue condizioni al suo interno però è poco rassicurante. Prendendo solo in esame la questione amianto, per rimuovere il materiale nocivo potrebbe servire una cifra che oscilla tra i 28 mila e i 30 mila euro, somma che dovrebbe bastare anche per abbattere in modo definitivo alcune baracche, strutture già puntellate. Sempre parlando del Mezzacapo, va ricordato che qualche tempo fa Pietrangelo Pettenò (Marco Polo System) aveva chiesto al Comune di fare pressione in modo più incisivo per arrivare a un’apertura al pubblico del forte. Se la situazione a Zelarino non è facile, qualche problema anche al Forte Gazzera di via Brendole. In questo la caso la struttura è gestita da un comitato di gestione formato da un gruppo di volontari, all’esterno esiste un’area attrezzata per i picnic e le grigliate. Eppure, anche qui non tutto fila alla perfezione. In questi giorni sul sito del forte è stata inserita una lettera aperta al sindaco Cacciari in cui si chiede all’amministrazione comunale un maggior impegno sul versante delle manutenzioni. L’interno del forte ospita alcuni musei, ma servono interventi urgenti alle strutture, ad esempio alla copertura del traversone centrale e ai quattro archi, già danneggiati durante la seconda guerra mondiale e che, per l’azione degli agenti atmosferici, rischiano di sbriciolarsi. Graziano Fusati, presidente del comitato di gestione del forte, è sicuro che sia necessario iniziare con i lavori al più presto. «Per cominciare potrebbero bastare anche 50 mila euro», sottolinea, «ci sono però interventi di manutenzione che non possono aspettare». E per Forte Gazzera la manutenzione ha un’importanza particolare, considerando che la prima domenica di ogni mese anche l’interno è aperto al pubblico con visite guidate e che, da aprile, sempre la parte interna ospiterà manifestazioni culturali. - Maurizio Toso

Trambileno, via al recupero si comincia con un milione

L'Adige del 17 marzo 2007

Il forte Pozzacchio rivivrà grazie ad un progetto di recupero della struttura, realizzata a Trambileno dall'esercito austroungarico negli anni precedente la Prima guerra mondiale, e ad un parco storico che consentirà di aprire una finestra sulla città di Rovereto e i suoi musei, quello della Grande Guerra e il Mart. Il progetto è stato presentato alla comunità di Trambileno dai tecnici della Soprintendenza per i beni architettonici e, in particolare, da Michela Favero e dall'assessore provinciale alla cultura Margherita Cogo. La prima fase dell'intervento, dedicata alla struttura, durerà un anno con un costo di circa 1 milione di euro e permetterà, una volta ultimata di ricavare un percorso interno e la costruzione di un grande plastico all'ingresso del forte. In futuro, è previsto anche la realizzazione di un parco storico che collegherà l'area alla città di Rovereto. Il Forte Pozzacchio/Werk Valmorbia rappresenta l'ultima grande opera corazzata costruita dall'Austria Ungheria sul Saliente trentino, eccezionale esempio di opera incompiuta di dimensioni imponenti totalmente scavata nel promontorio roccioso di una delle propaggini del Pasubio. Le peculiari caratteristiche del forte, la sua prossimità con i grandi assi di percorrenza turistica della Vallagarina, la sua vicinanza con il Museo della Guerra di Rovereto e, più in generale, il suo potenziale collegamento col sistema museale provinciale legato alla storia ed alla vicenda del ‘900, ne fanno la sala all'aperto di un ideale museo delle fortezze della grande guerra posto in terra trentina. La proposta è stata sviluppata da Francesco Colotti che, oltre al progetto di restauro e messa in sicurezza della struttura fortificata, propone un programma di intervento incentrato sulla riabilitazione funzionale e la risignificazione estetica del Parco di forte Pozzacchio con l'obiettivo di costruire un'azione complessiva che preveda l'inserimento di opere d'arte all'interno del paesaggio/ memoria. L'intervento mira a garantire una particolare accuratezza e raffinatezza degli interventi in linea con il moderno linguaggio architettonico che - ad esempio, nel caso della «casa nella Grotta» - permette di recuperare la natura artificiale e i personaggi che hanno segnato l'ambientazione interna del forte. Il progetto di recupero si occuperà anche dell'agibilità e la risignificazione delle cupole corazzate attraverso la realizzazione di una straordinaria scala di collegamento, che dall'interno della macchina risale verso le cupole. Si tratterà di una lunga scala in metallo «appoggiata» alla struttura, che permetterà una visita aerea e poi all'interno del grande manufatto. I problemi non mancano: fra quelli emersi da questo articolato studio condotto da Francesco Colotti riguardano, tra gli altri, la dispersione dei beni (gran parte dei materiali sono stati asportati dai recuperanti); la mancanza di un messaggio comune (occorre «fare sistema»), lo scarso marketing del prodotto, le difficoltà gestionali; l'esiguo numero di attori interessati e la necessità di valorizzazione del volontariato culturale.

Alto Adige — 07 marzo 2007 pagina 41 sezione: SPETTACOLOCULTURA E SPETTACOLI

LA SCHEDA


Nel 1882 l’Impero Austro-Ungarico e il regno d’Italia firmarono la Triplice alleanza, un patto militare a scopo difensivo. Il confine meridionale fu dotato di fortificazioni sui passi e nelle valli. Lo stesso avvenne sul versante italiano del confine. A Sesto furono costruite due fortificazioni sui due lati della valle: il forte di Mitterberg sul versante nord e quello di Haideck sul versante sud, collegati tra loro e con le altre fortificazioni con telefoni e telegrafo ottico. In caso di sfondamento delle difese al passo di Montecroce i due forti avrebbero dovuto impedire la discesa a Sesto e l’accesso alla Pusteria. All’inizio del conflitto fu costruita una trincea molto estesa con filo spinato che tagliava la valle tra i due forti. La rapida evoluzione tecnologica delle artiglierie li rese però facile bersaglio e quindi poco efficaci. Il forte di Haideck è andato distrutto, mentre quello di Mitterberg si trova in ottime condizioni e rappresenta un esempio di fortificazione difensiva ottocentesca. E’ un’opera di grandi dimensioni su tre piani con blindatura in granito, postazioni di artiglieria da fortezza e vallo difensivo. Dopo la guerra, l’edificio è stato acquistato dal Demanio Militare Italiano ed è stato utilizzato dalle Truppe Alpine, quale base operativa e deposito. La vista del Forte verso la valle, Moso e la Croda Rossa è spettacolare, l’imponente architettura e gli ampi spazi offrono la possibilità di utilizzi storici e culturali, un’importante risorsa - a detta dell’Associazione Bellum Aquilarum - per il progetto di recupero della memoria della Grande Guerra. Il Comune di Sesto è già all’opera per integrare il forte tra le infrastrutture culturali e storiche del paese.
 

COMUNICATO nr.63015 marzo 2007

I lavori rientrano nel progetto Grande Guerra per il recupero delle fortificazioni
FORTE POZZACCHIO, L’ULTIMA GRANDE CORAZZATA AUSTRIACA PRESENTATO A TRAMIBILENO IL PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE
L’assessore Cogo: “Vogliamo far rivivere i luoghi che hanno segnato la storia trentina”  di Pier Francesco Fedrizzi

Il forte Pozzacchio rivivrà grazie ad un progetto di recupero della struttura, realizzata a Trambileno dall’esercito austroungarico negli anni precedente la Prima guerra mondiale, e ad un parco storico che consentirà di aprire una finestra sulla città di Rovereto e i suoi musei, quello della Grande Guerra e il Mart. Il progetto è stato presentato nella serata di ieri proprio alla comunità di Trambileno dai tecnici della Soprintendenza per i beni architettonici e, in particolare, da Michela Favero e dall’assessore provinciale alla cultura Margherita Cogo. La prima fase dell’intervento, dedicata alla struttura, durerà un anno con un costo di circa 1 milione di euro e permetterà, una volta ultimata di ricavare un percorso interno e la costruzione di un grande plastico all’ingresso del forte. In futuro, è previsto anche la realizzazione di un parco storico che collegherà l’area alla città di Rovereto. “L’intervento di Forte Pozzacchio – ha spiegato l’assessore Cogo – rientra nel progetto Grande Guerra che intende recuperare, attraverso un percorso storico e scientifico, tutte le grandi fortificazioni presenti in Trentino. L’obiettivo è di restituire non solo alla comunità trentina un patrimonio storico di grande valore che ha segnato pagine importanti della storia di questa provincia”.


Il Forte Pozzacchio/Werk Valmorbia rappresenta l’ultima grande opera corazzata costruita dall’Austria Ungheria sul Saliente trentino, eccezionale esempio di opera incompiuta di dimensioni imponenti totalmente scavata nel promontorio roccioso di una delle propaggini del massiccio del Pasubio.
Le peculiari caratteristiche del forte, la sua prossimità con i grandi assi di percorrenza turistica della Vallagarina, la sua vicinanza con il Museo della Guerra di Rovereto e, più in generale, il suo potenziale collegamento col sistema museale provinciale legato alla storia ed alla vicenda del ‘900, ne fanno la sala all’aperto di un ideale museo delle fortezze della grande guerra posto in terra trentina.
“La macchina da guerra incompiuta” è il tema del parco storico e il percorso all’interno del forte. La proposta è stata sviluppata da Francesco Colotti che, oltre al progetto di restauro e messa in sicurezza della struttura fortificata, propone un programma di intervento incentrato sulla riabilitazione funzionale e la risignificazione estetica del Parco di forte Pozzacchio con l’obiettivo di costruire un’azione complessiva che preveda l’inserimento di opere d’arte all’interno del paesaggio/memoria.
L’intervento mira a garantire una particolare accuratezza e raffinatezza degli interventi in linea con il moderno linguaggio architettonico che – ad esempio, nel caso della “casa nella Grotta” – permette di recuperare la natura artificiale e i personaggi che hanno segnato l’ambientazione interna del forte. Il progetto di recupero si occuperà anche dell’agibilità e la risignificazione delle cupole corazzate attraverso la realizzazione di una straordinaria scala di collegamento, percorso “viscerale” che dall’interno della macchina risale verso le cupole.

Il progetto Grande Guerra.
Il progetto inizia nel 1991 con un complesso lavoro di catalogazione e mappatura sul territorio delle preesistenze relative alla Prima guerra mondiale; lavoro che ha portato in un primo momento all’individuazione di ben 114 fortificazioni principali costruite dall’impero austrungarico a difesa del territorio trentino; oggi, lavoro ancora in corso, per quanto riguarda il censimento delle opere campali.
La conoscenza della complessità non soltanto numerica ma anche tipologica del sistema difensivo austrungarico e il crescente interesse manifestato da studiosi, appassionati e amministrazioni per questo particolare patrimonio culturale assieme alla contestuale emanazione della legge nazionale (numero 78 del 2001) hanno determinato la necessità di intraprendere uno studio complessivo sul territorio trentino - affidato dalla Soprintendenza al professor Francesco Colotti - che non solo ha consentito una ricognizione delle iniziative in atto, ma anche ha fornito indicazioni metodologiche e criteri per l’orientamento dei progetti di recupero e delle iniziative di valorizzazione.
I problemi emersi da questo articolato studio condotto da Francesco Colotti riguardano, tra gli altri, la dispersione dei beni (recuperanti); la mancanza di un messaggio comune (fare sistema), lo scarso marketing del prodotto, le difficoltà gestionali; l’esiguo numero di attori e la necessità di valorizzazione del volontariato culturale
Lo studio individua inoltre nove ambiti territoriali su cui orientare gli interventi a livello locale. La soprintendenza per i beni architettonici ha attivato, negli ultimi anni, un progetto pilota per ogni ambito, progetti fortemente differenziati sia per approccio metodologico che per tipologia di intervento.
La questione del recupero delle fortificazioni della Prima guerra mondiale appare oggi in tutta la sua complessità sia per la definizione dei progetti culturali, sia per l’approccio teorico relativo ai temi del restauro; così anche come per le effettive difficoltà di esecuzione delle opere e per le concrete problematiche della gestione che le amministrazioni e gli enti preposti alla valorizzazione devono affrontare ad opera conclusa.
I restauri proposti di queste imponenti “macchine da guerra” si contraddistinguono per l’autonomia dell’impostazione metodologica che va dall’interesse quasi archeologico e stratigrafico del rudere, alla riabilitazione funzionale della costruzione nella sua efficienza costruttiva. I questo senso sono proposte alternative che affrontano sia il tema della conservazione in senso stretto, che si spingono fino al mantenimento del degrado non patologico delle strutture e al mantenimento dei segni della devastazione non soltanto bellica ma, anche causata dalle spogliazioni dei recuperanti (forte Dossaccio, forte Pozzacchio); sia il difficile tema del riadattamento funzionale che impone la trasformazione della potente macchina bellica in efficiente macchina di ricettività museale (forte di Cadine, forte San Biagio).

la Nuova di Venezia — 03 marzo 2007 pagina 18 sezione: CRONACA

LA SCHEDA

Sono dieci nell’area veneziana gli immobili di proprietà delle Forze Armate passati all’Agenzia del Demanio che dovrà decidere se metterli sul mercato o valorizzarli. Abbondano le fortificazioni militari concentrate nella zona del Lido e di Pellestrina. A parte la Caserma Pepe, ci sono anche altri luoghi ed edifici di importante valore artistico, architettonico e ambientale. E’ il caso, ad esempio, dell’ottagono di Ca’ Roman, con il vicino Forte Barbarigo, in un’area della laguna di grande pregio ambientale, vicino all’oasi naturalistica protetta. Tra gli altri beni di rilevanza storica e architettonica, anche la Batteria Rocchetta degli Alberoni in un’area strategica fortificata che comprende tutta la parte settentrionale dell’isola di Lido. Ancora, cedute al Demanio l’area addestrativa dell’ex Cavallerizza e la Batteria Emo. In provincia, la Palazzina alloggi di Ca’ Vio e la Baracca Pordello a Cavallino-Treporti, la Zona logistica e lancio di Ceggia, l’ex sito Castor a Fossalta, Tombolan di Fava a San Donà di Piave.
 

Spezia Online - 1 marzo 2007

Via libera alla vendita, da parte dello Stato, delle aree militari non strategiche


Lo stato vende il proprio surplus militare, vecchie caserme e fortificazioni in tutta Italia. Ne ha dato notizia il vice ministro alla difesa Lorenzo Forcieri. Alla Spezia sono 13 le aree inserite nel primo blocco dei beni dichiarati dismettibili dal ministero della Difesa che ora passeranno al Demanio per la messa in vendita diretta tramite asta.
Per il territorio spezzino si tratta di un gruppo di lotti nell’ex Base Logistica denominata “sp/0113/m”, di un altro gruppo di lotti nella Base logistica di Valdilocchi, il Forte Piannelloni a Lerici, una casa cantoniera e il Forte Pezzino Alto alle Grazie, il Forte Monte Bastia a Vezzano Ligure e a questi si può aggiungere il Polverificio Colbara di Pallerone. Entro il 30 giugno 2007 il ministero della Difesa trasferirà i beni al Demanio e da qui ci sarà l’immediata posta in vendita. Altri tre analoghi provvedimenti, con l’alienazione di beni e aree ex militari, saranno realizzati entro luglio 2008 completando così la dismissione di aree militare per reperire fondi che saranno incamerati dall’erario.
Una mezza vittoria per le amministrazioni locali che avevano presentato una lista di aree, tra le non più utili alle forze armate, da estrapolare dagli elenchi di quelle destinate alle aste e da trattare, una pratiche di cessioni e permute, direttamente tra Difesa e enti locali. Per il Comune della Spezia l’interesse si concentrava sulla Base logistica Valdilocchi e il Comune di Lerici era interessato all’ex Forte Pianelloni mentre ed il Comune di Porto Venere, oltre ad aver chiesto lo stralcio di una serie di terreni annessi alle vecchie fortificazioni della Palmaria, pensava al Forte di Pezzino Alto con l’ex casa cantoniera in località Pezzino e della fortificazione poligono al Muzzerone. L’unico ente che può ritenersi, per ora, ancora in ballo per le aree definite strategiche resta così il Comune di Porto Venere.
Oltre a questo elenco gli Enti locali spezzini hanno presentato una seconda lista che riguarda altri beni militari che non sono ancora stati dichiarati tra i possibili “dismettibili” ma che oggettivamente sono già stati evidenziati come non più strategici. Su questi, anticipando un pò i tempi, le amministrazioni chiedono di aprire subito un confronto per arrivare ad una loro acquisizione, magari tramite accordi di permuta inseribili nella riorganizzazione delle aree militari nel golfo. In particolare, per La Spezia, si parla di una porzione della caserma Duca degli Abruzzi (quella in via Gaeta dove vi era il consiglio di leva) e dell’area dell’ex Caserma Gandolfo-Mardichi, a Porto Venere l’interesse è sul forte Sant’Andrea in località Pezzino Basso e su una serie di immobili sparsi sull’isola Palmaria, mentre Lerici vorrebbe una sorta di fruizione concordata dell’area di Maralunga. Oltre a ciò della partita c’è anche l’intero complesso dell’aeroporto Luigi Conti di Cadimare.
Restano invece tutte da discutere le soluzioni di riorganizzazione e razionalizzazione della Base Navale (con la specifica dell’area di Marola e del Campo in ferro) e della zona di Mariperman in c’è una comune volontà di favorire la nascita di un polo di ricerca.
Prosegue il lavoro del tavolo permanente, voluto dal sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri, su cui affrontare queste tematiche di confronto tra enti locali e Difesa e garantire un accordo tra enti locali e Marina militare per una più complessa riorganizzazione delle aree militari nello spezzino. Tra gli argomenti di questo gruppo di lavoro c’è però principalmente la definizione della pratica di acquisizione di tutte quelle aree, generalmente della Marina militare, prima che siano però poste in vendita. Laura Provitina


Da Il Gazzettino di domenica, 25 Febbraio 2007

CODROIPO Le costruzioni militari risalgono al 1913 e non furono mai utilizzate in guerra. Ora diventano laboratorio per architetti

Cure termali al posto dei cannoni, Lo prevede uno dei progetti presentati a Villa Manin per il riuso dei fortini di Rivolto e Beano

Codroipo
Inaugurata ieri presso l'Esedra di Levante di Villa Manin la mostra "Trasfigurazioni", che raccoglie i progetti sviluppati nel laboratorio di progettazione architettonica III della Facoltà di Architettura di Trieste, con la collaborazione del Comune di Codroipo.

È noto che sul suo comprensorio sono presenti i due siti militari ormai dismessi denominati "fortino di Beano" e "fortino di Rivolto".Sono stati costruiti nel 1913 e divenuti opere difensive dislocate lungo il confine italiano orientale del tempo. Facevano parte del progetto del generale Pollio per fortificare il Friuli nella previsione che l'Italia si fosse trovata da sola in lotta contro l'Austria. Queste opere del basso Tagliamento avevano un armamento principale composto da 6 cannoni da 149 su cupola corazzata girevole. Furono disarmati già nel 1915 e non furono coinvolti in nessuna azione durante la prima guerra mondiale. Acquisiti dal patrimonio culturale, ma in stato di abbandono, richiedevano da tempo una riconversione urbanista e innovativa. Nasce così la collaborazione tra il comune di Codroipo e la facoltà di architettura dell'università degli studi di Trieste. Un'occasione per verificare le proposte avanzate dagli studenti della facoltà. Gli studi per un possibile "riuso" divengono oggetto ora dell'esposizione a Villa Manin di Passariano che il pubblico potrà ammirare e valutare da oggi al 18 marzo. Si tratta di opere di alto profilo che, grazie al contributo di Giovanni Fraziano ed i suoi allievi, potranno fornire idee e progetti per far rivivere un patrimonio immobiliare.

Numerosi i progetti elaborati, moltissimi interessanti sia dal punto di vista qualitativo che delle idee e dell'originalità. Per il fortino di Rivolto, tra le proposte, troviamo un centro di riciclaggio creativo nel quale si promuove l'idea che gli scarti diventino risorse. Un centro di approfondimento culturale, questa scelta dovuta alle vicinanze con Villa Manin. Un centro universitario di studi aerospaziali. Un ostello per ciclisti con bar e info-point, inserito entro la dimensione dell'anello delle piste ciclabili del comune. Non manca il progetto per la trasformazione del fortino militare di Rivolto in un museo del vino, enoteca e galleria espositiva con sale conferenze e museali nelle quali sono fatte rivivere momenti della storia della produzione del vino e una galleria adibita a mostre stagionali.

Nei progetti per la riqualificazione del fortino di Beano scopriamo un osservatorio astronomico. Presente anche una cittadella per l'infanzia. Un museo dell'aeronautica grazie al suggerimento dato dalla vicinanza con l'aeroporto di Rivolto. Un centro di ricerche e sviluppo software. Un centro termale con annesso albergo. Una fabbrica del suono con una sala di registrazione e una sala concerti. Non poteva mancare una cantina vinicola che sembra favorita dal territorio, adatto ad ospitare vigneti, mentre le dimensioni e i materiali del fortino si presterebbero ad ospitare sia l'invecchiamento sia la stagionatura del vino.

Non è tutto. Sono ancora molte le cose che si possono scoprire guardando i progetti di questi ragazzi che, attraverso le loro idee, hanno affrontato il tema della riconversione di architetture segnando una tappa importante per la loro formazione.Paolo Di Biase

Messaggero Veneto — 24 febbraio 2007 pagina 13 sezione: UDINE

Idee per il recupero dei fortini


CODROIPO. Nell’esedra di Levante della villa Manin di Passariano oggi, alle 17.30, ci sarà l’inaugurazione di "Trasfigurazioni"rassegna dei progetti elaborati dagli studenti della Facoltà di Architettura dell’Università di Trieste sul riutilizzo dei Fortini militari di Beano e di Rivolto. Sul territorio codroipese sono,infatti, presenti i siti militari dismessi costruiti quasi contemporaneamente nel 1913,come opere difensive lungo il confine italiano orientale del tempo.Fin dall’inizio del primo conflitto mondiale essi furono però dismessi per poi essere utilizzati, fino a pochi anni fa, come semplici depositi. Nel dicembre del 2001, il Comune di Codroipo è entrato in possesso delle due aree militari e, in mancanza di una qualunque ipotesi per il loro utilizzo, attraverso l’interessamento di alcuni architetti, si è rivolto alla Facoltà di Architettura di Trieste. L’elaborazione di idee per far sì che questi spazi possano essere fruibili è stata affidata agli studenti del terzo anno del Laboratorio di progettazione architettonica dell’anno accademico 2005-2006 tenuto dal prof. Giovanni Fraziano con i professori Giovanni Marras e Gianfranco Guaragna, coadiuvati da Luigi Di Dato, Claudio, Meninno, Simonetta Rossetti e Stefano Simionato. Sono nati in tal modo diversi progetti molto originali per il riutilizzo dei fortini. I temi scelti vanno dal Soft air (giochi di guerra), al museo dell’aeronautica (a Rivolto è ubicata la sede della Pan Frecce Tricolori), alle cantine vinicole, dall’auditorium alla musicfarm, dall’impianto termale alla discoteca. Questi studi e le eccellenti proposte sono diventate ora oggetto dell’esposizione che potrà essere visitata tutti i giorni(eccetto il lunedì) dalle 10 alle 17 nella Esedra di Levante della villa dogale. La rassegna "Trasfigurazioni" è a disposizione del pubblico (ingresso gratuito) fino al 18 marzo prossimo. Le persone che vedranno la rassegna si renderanno conto dell’alto livello dei materiali prodotti dagli studenti e il Comune di Codroipo,esprimendo gratitudine per il prezioso apporto fornito dall’ateneo triestino, non potrà non tenere nella dovuta considerazione in futuro di questi numerosi progetti raccolti in una pubblicazione, per il recupero funzionale dei due siti. Renzo Calligaris


Messaggero Veneto — 14 febbraio 2007 pagina 08 sezione: UDINE

Fortificazioni nell'Alto Friuli


VENERDI’ Venerdì alle 17.45 a palazzo Antonini, l’ingegner Silvestri parlerà di “Fortificazioni del vallo alpino nell’alto Friuli e le opere di difesa Nato tra l’Isonzo e il Tagliamento”. Per informazioni, 0432 532466 e 347 1126420.
 

Da Il Gazzettino di giovedì, 8 Febbraio 2007

Proietto inesploso rinvenuto ieri al forte "Col Roncon"

Rive d'Arcano, Un proiettile inesploso di artiglieria pesante, dal diametro di 149 millimetri e una lunghezza di 50 centimetri, è stato rinvenuto ieri pomeriggio durante i lavori di recupero del forte Col Roncon in territorio di Rive d'Arcano. In attesa di accertamenti, l'ipotesi più accreditata è che si tratti di un proiettile di cannone con gittata di qualche chilometro.I dipendenti della "Edilcoop", ditta di Gemona che svolge i lavori di recupero, l'hanno rinvenuto intorno alle 15 mentre stavano svolgendo la pulizia delle vasche di raccolta delle acque situate sotto il forte. Il serbatoio era costituito da due vasche e l'ordigno inesploso era immerso tra i detriti di quella più grande.Mentre i lavori venivano sospesi in attesa delle disposizioni degli artificieri di Padova a proposito della bonifica da compiere sulle vasche, i carabinieri di Fagagna eseguivano i rilievi. Per il brillamento si parla di alcuni giorni, forse due, mentre l'ordigno è stato nel frattempo chiuso sotto chiave in un container. Il tecnico comunale Nicola Burelli rileva che la Edilcoop e il Comune dovranno poi concordare le modalità di bonifica dell'area.I lavori per il recupero del forte "Col Roncon", esempio di architettura della Grande guerra, avevano preso avvio lo scorso agosto. Si tratta di una manufatto d'ingegneria militare costruito fra il 1909 ed il 1911. È un'opera in calcestruzzo armato che sorge sull'omonimo colle Roncon a 256 metri sul livello del mare, trasferita a titolo gratuito dal Demanio militare al Comune di Rive. Il recupero è stato reso possibile grazie ad un finanziamento di 863mila euro del Programma Comunitario "Obiettivo 2".I.M.

la Nuova di Venezia — 01 febbraio 2007 pagina 26 sezione: NAZIONALE

Forte Mezzacapo alla Cipressina tra amianto e rifiuti abbandonati

CIPRESSINA. Occhi puntati su Forte Mezzacapo. L’assemblea annuale dell’associazione «Dalla Guerra alla pace», in programma domenica prossima (ore 10) alla Cipressina, nella sede di StoriAmestre, ruoterà per lo più attorno ai problemi legati alla struttura di via Gatta. Si parlerà dunque dell’amianto, principale spina nel fianco per questo forte da tempo candidato a miglior destino. Ma anche del degrado che caratterizza l’entrata, divenuta una discarica a cielo aperto. «L’assemblea», sottolinea Vittorino Darisi, presidente dell’associazione, «servirà proprio, in primo luogo, per fare il punto della situazione su Mezzacapo. Una struttura che potrebbe diventare un vero punto di riferimento per tutto il Comune. Ma che invece è abbandonata a se stessa. Tanto che per ben due volte nell’ultimo mese siamo dovuti intervenire: qualcuno sta usando l’ingresso del forte come pattumiera a cielo aperto. Così abbiamo pulito l’area, togliendo materassi, lattine, sacchi con magliette. Di tutto. Un vero peccato. Perché non c’è rispetto nei confronti di una struttura tanto importante, anche se per ora inagibile». Domenica dunque l’associazione tirerà le somme dell’attività 2006. E programmerà le attività per il 2007. In primo piano, come detto, le sorti del forte di via Gatta. Il gruppo «dalla guerra alla pace», infatti, ha da tempo richiesto la gestione di Mezzacapo e ha messo sul tavolo tutta una serie di iniziative, sia culturali che ludiche. Un programma fitto e ampio, che per ora non può essere attuato. Anche perché, adesso come adesso, la partita più importante è quella dell’amianto. Il quale occupa copioso molte casette interne. Toglierlo è di sicuro un’operazione dispendiosa, ma necessaria. (g.cod.)

Messaggero Veneto — 27 gennaio 2007 pagina 09 sezione: UDINE

Case e negozi nelle ex caserme


di ALESSANDRA CESCHIA UDINE. Villette a schiera, palazzine, strutture commerciali e direzionali, servizi pubblici, un centro benessere e perfino una cittadella universitaria: c’è questo, ed altro, nei progetti che undici amministrazioni comunali della provincia di Udine si preparano a mettere nero su bianco per riqualificare un lungo elenco di beni demaniali che stanno per diventare proprietà dei Comuni. Hanno atteso a lungo per ottenere la proprietà delle ex caserme dismesse da anni, hanno moltiplicato le richieste di sdemanializzazione dei siti, mentre assistevano inermi a storie di progressivo degrado che hanno depauperato le strutture militari abbandonate alle scorribande dei vandali e alle incursioni degli animali selvatici. I sindaci hanno aspettato l’annuncio del trasferimento a titolo non oneroso dallo Stato alle Regioni. Manca ancora il decreto per il passaggio ai Comuni, ma i sindaci hanno deciso di non presentarsi impreparati all’appuntamento e di accelerare le procedure, visto che di tempo, se n’è perso già tanto. Il futuro dell’ex caserma Zucchi-Lanfranco di via 4 Novembre a Cividale è legato a un’iniziativa di carattere pubblico-privato che punterà tutto su insediamenti abitativi legati all’edilizia agevolata. Ad annunciarlo è il sindaco Attilio Vuga. «La richiesta di sdemanializzazione della caserma di via 4 Novembre - rimarca il primo cittadino – era stata presentata anni fa contestualmente a quella che riguardava la Miani di Grupignano, già trasferita al Comune. Finalmente è arrivato l’ok anche per la Zucchi Lanfranco e per il terreno adiacente. Fino ad ora non abbiamo potuto avviare la progettazione e apportare le necessarie modifiche nel piano regolatore non avendo la disponibilità effettiva del sito, tuttavia abbiamo già predisposto un piano struttura in base al quale ci muoveremo. Abbiamo contattato l’Ater – incalza Vuga – perché il nostro obiettivo è quello di sviluppare l’edilizia popolare e dare risposta alla costante richiesta di alloggi in affitto. Ci siamo anche dichiarati disponibili con il Ministero della difesa, a realizzare alloggi da riservare ai dipendenti dell’esercizio qualora ce ne fosse richiesta. In ogni caso - mette le mani avanti Vuga – non intendiamo fare speculazione ma trasformare circa 20 mila metri quadrati in offerta residenziale».Tarvisio, invece pensa a dare valore aggiunto al comparto turistico grazie alla cessione del’ex forte di Cave del Predil che si prepara ad integrare il patrimonio museale del territorio. «Appena avremo la disponibilità del sito – annuncia il sindaco Franco Baritussio – lo inseriremo nel circuito museale esterno che si aggrega al già funzionante museo storico di cave del Predil. Potremo inoltre programmare i necessari interventi di restauro e attingere ai finanziamenti disponibili. «La Batteria Sella Predil, inaugurata nel 1890 – commenta il generale Bruno La Bruna, presidente dell’Associazione gruppo storico – è una fortificazione di artiglieria realizzata dagli austriaci con l’obiettivo di sbarrare la strada fra Sella Nevea e cave del Predil. Quando scoppiò la prima Guerra mondiale fu bombardato e distrutto dagli italiani. La nostra associazione si è basata sugli studi effettuati da un ufficiale dell’esercito tedesco per progettare gli interventi di restauro e di conservazione della struttura con opere di disboscamento e di pulizia che da tre anni stiamo conducendo. Ora che la proprietà passerà al Comune sarà anche possibile attingere ai finanziamenti necessari per avviare gli interventi di ristrutturazione» commenta soddisfatto il generale.A Palmanova la cessione della Ederle darà la stura a una vera a propria rivoluzione urbanistica. Da tempo, infatti, il Comune attende di ottenere dell’ente per disporre le modifiche necessarie al recupero dell’antico sviluppo urbanistico palmarino impostato sullo schema anulare. Esprime soddisfazione ma tradisce una certa amarezza l’assessore Antonio Di Piazza nel commentare le nuove prospettive per la Ederle dopo 12 anni di abbandono. «Potrei dire che se il passaggio fosse stato più tempestivo avremmo evitato anni di degrado della struttura – argomenta Di Piazza – ma quel che più conta che oggi c’è la possibilità di ripensare qualcosa per Palmanova, una possibilità che dovrà essere dibattuta in consiglio comunale». In attesa che l’assemblea si esprima, però, l’assessore ha nel cassetto alcune proposte che passano attraverso l’edilizia privata, non trascurando l’ipotesi di una sede più idonea per la casa di riposo, visto che la struttura ospedaliera non si è rivelata economicamente conveniente. «In ogni caso – puntualizza – tutti i capannoni dovranno essere smantellati, comprese le coperture in eternit, il lavoro da fare è consistente. E ora attendiamo un pronunciamento per la Montezemolo» chiude Di Piazza.Fra i comuni che trarranno maggiore giovamento dal provvedimento varato giovedì dal Consiglio dei ministri c’è Cervignano, dove la giunta si prepara a mandare in cantiere iniziative destinate a rinnovare il centro urbano. Pietro Paviotti ci crede fermamente, tanto che intende farne la chiave di volta del proprio programma elettorale in vista delle prossime elezioni. «L’ex caserma Monte Pasubio occupa una decina di ettari che sorgono nel centro cittadino - riassume Paviotti – sarà oggetto di un piano particolareggiato che andremo ad adottare in consiglio comunale per destinare il 15% della superficie da destinare a piscina e centro benessere, il 15% dell’edificato formerà la nuova sede della scuola media, mentre le superfici residue potranno essere destinate all’edilizia residenziale». Il Comune si è mosso per tempo realizzando uno studio di fattibilità di iniziativa pubblica che prevede un sostanzioso intervento da parte dei privati ma che mantiene nell’ente comunale la cabina di regia. «Vogliamo realizzare un quartiere modello che svilupperà modelli di bioarchitettura e di risparmio energetico» chiosa Paviotti. L’acquisizione della caserma Terza Armata rientrerà invece nell’alveo dei progetti che coinvolgono via Roma e la riqualificazione di un’area degradata dove troveranno spazio un centro servizi a livello mandamentale per le politiche sociali, sanitarie, previdenziali dei 18 comuni della Bassa friulana, la nuova sede per il consorzio Campp e per il distretto sanitario.L’ex sede dell’Ottavo reggimento alpini di stanza a Malborghetto, nei pressi di Ugovizza dovrebbe far spazio ad attività commerciali e artigianali. Almeno stando a quanto anticipa il sindaco Alessandro Oman. «Abbiamo appreso con soddisfazione la notizia relativa alla cessione della caserma D’Incau Solideo da 20 anni in abbandono, anche se non comprende la palazzina con gli alloggi di via Uque. Ci erano giunte varie proposte, compresa quella per la realizzazione di un impianto di imbottigliamento - spiega Oman – ora le vaglieremo attentamente, abbiamo comunque bisogno di una sede per le attività comunali e di un magazzino» precisa Oman.«Il Comune di Pontebba potrà finalmente realizzare l’atteso depuratore nell’area attigua alla caserma Bertolutti» si sfrega le mani il primo cittadino Bernardino Silvestri che, dall’alluvione del 2003 attende di mettere le mani su quel complesso per realizzare l’impianto su quei 40 mila metri quadrati di area militare sul quale il Fella si e accanito provocando crolli e danneggiamenti. «Potrebbe anche fare spazio a una casa di riposo – aggiunge Silvestri – ma bisogna vedere quali sono le condizioni del complesso» mette le mani avanti. Meno incerte le prospettive per la Fantina che sorge vicino alla già ceduta caserma Zanibon e, per dirla con il sindaco «non sarà difficile trovare investitori disposti a investire sullo sviluppo alberghiero e residenziale se il Progetto Pramollo va avanti».Per la Bernardini di Cavazzo Carnico, il sindaco Dario Iuri traccia un futuro legato all’associazionismo e alla protezione civile che vi potrebbero trovare sede. «Per noi è importante anche poter disporre del pozzo artesiano che si trova nel complesso e individuare le cubature necessarie a dare spazio alle piccole realtà artigianali o alloggi».Tricesimo punta sulla realizzazione di una cittadella universitaria grazie alla Patussi. «È abbandonata dal 2000 e, prima di progettare interventi, bisogna constatarne le condizioni - argomenta il vicesindaco Nevio Merlino – avevamo previsto, in collaborazione con l’Erdisu, la creazione di un polo universitario con casa dello studente, palestra e mensa. Un modo per dare strutture ai numerosi studenti provenienti da fuori regione, iscritti alle università di Udine alla quale grazie alle previsioni del Prusst saremo collegati da un’efficiente viabilità di scorrimento» sostanzia Merlino. Ma il Comune è disposto a giocarsi anche al carta della sede distrettuale per la protezione civile nel caso la prima ipotesi tramontasse.Basiliano è pronto a ricorrere al project financing per dare corpo a progetti di riqualificazione che il sindaco Flavio Pertoldi ha sollecitato a suo tempo in sede parlamentare. «Abbiamo cercato di contrastare la chiusura della Lesa, ne abbiamo proposto la trasformazione in una caserma per i carabinieri. Non ha funzionato. E ora siamo pronti a riqualificare quei 20 mila metri quadrati grazie a un progetto della Bcc che prevede la creazione di edilizia residenziale, direzionale e commerciale, e di un auditorium che sarà realizzato a beneficio della comunità. Entro qualche mese saremo pronti con i progetti e nell’arco di un triennio saranno realizzati».Lo sviluppo della Iesi di Perteole nel comune di Ruda, secondo Palmina Mian che sottolinea con soddisfazione la conclusione di «un iter lungo che ha subito non poche battute d’arresto» passa attraverso l’ipotesi di realizzazione di nuove sedi per le associazioni e un deposito di automezzi per il Comune. «Si tratta di progetti che non possono prescindere l’intervento dei privati ai quali dovranno essere vendute alcune delle superfici, «visto che - chiosa – alcune strutture che ho visitato personalmente sono ancora in buone condizioni, altre sono molto deteriorate e necessitano radicali interventi di ristrutturazione».Varie le ipotesi al vaglio per la Degano di Palazzolo dello Stella, un insediamento che si estende per una decina di ettari ed è inutilizzata dal 1991. «I progetti che andremo a sviluppare – circoscrive il primo cittadino Mauro Bordin – rispecchieranno lo sviluppo dell’area che sorge nei pressi dell’autostrada e della complanare di prossima realizzazione. una zona privilegiata che ben si presta allo sviluppo di iniziative commerciali e produttive, ci metteremo intorno a un tavolo e valuteremo le varie possibilità ponendo attenzione alla vocazione dell’area e al fondamentale apporto dei privati, nelle varie forme di collaborazione, prima fra tutti quella dei project financing».
 

Alto Adige — 18 gennaio 2007 pagina 30 sezione: PROVINCIA

«Il forte rappresenta la rinascita»

FORTEZZA. «Il forte rappresenta un ottimo veicolo per la rinascita economica e sociale di Fortezza. E diventerà davvero “nostro” dopo il 2010». C’è entusiasmo nelle parole del vicesindaco Cipolletta per la sistemazione dell’ex caserma asburgica, ma soprattutto per il suo utilizzo futuro. Potrebbe essere la volta buona: un intervento che lascia sperare in quella rinascita che gli ormai sfoltiti abitanti di quel comune a nord di Bressanone attendono da anni. La ristrutturazione del forte asburgico in vista dell’esposizione internazionale di arte «Manifesta 2008» non rappresenta solo la rivalorizzazione di un’opera monumentale che dal punto di vista architettonico e storico andava ristrutturata, ma anche una svolta turistica per il paese stesso: «Per la nostra comunità il suo risanamento rappresenta un fattore davvero importante sotto ogni punto di vista - ha spiegato il vicesindaco Giovanni Cipolletta - ma la vera rivalutazione del forte si vedrà solo fra qualche anno, quando terminata la fase delle mostre “istituzionali”, la struttura verrà gestita in maniera da soddisfare le esigenze di tutta la popolazione». Il Comune fortezzino ha infatti da tempo commissionato ad un team di esperti uno studio per l’utilizzo civile del forte; grazie a questo passo, in un prossimo futuro verrà emesso un bando, per mezzo del quale chiunque potrà esprimere le proprie idee sull’utilizzo futuro della struttura. «È importante che si creino delle premesse perché la vita all’interno del forte non si fermi dopo la mostra - continua Cipolletta - è un’opportunità troppo importante da non sfruttare; quella struttura potrebbe attirare turismo e cultura, e quindi una vera rinascita del paese di Fortezza. Non dimentichiamo, poi, che all’interno del forte verrà allestito un centro di informazioni sul tunnel del Brennero. Aldilà di tutti i problemi che possono sorgere con la costruzione di tale opera, la dislocazione dell’ufficio della Bbt nel forte potrà portare un’altra ventata di aria fresca, sia dal punto di vista economico che sociale». I costi per per gli interventi da realizzare nella prima fase operativa, quella che riguarda la parte inferiore del forte, si aggirano sui 2,5 milioni di euro. Un investimento non da poco per la Provincia e per il Comune, che ha comunque già svolto alcuni lavori preparatori; prossimamente eseguirà una serie di opere di messa in sicurezza, e poi allestirà un percorso didattico con tabelle esplicative sulle fortificazioni costruite tra il 1833 ed il 1839. Accanto a questi interventi dovrebbe essere realizzato un parcheggio, un edificio di servizio, dove saranno dislocati oltre alla biglietteria anche un ristorante, un bar, un guardaroba e le toilettes. Dovranno essere anche previste vie di fuga e misure antincendio. Nella seconda fase dovrebbe essere sistemata la parte mediana della fortezza con connesso collegamento alla parte inferiore accessibile anche ai disabili ed anche un ascensore. I costi previsti ammontano a circa 1 milione di euro. (lu. ma.)
 

Alto Adige — 17 gennaio 2007 pagina 29 sezione: PROVINCIA

2,5 milioni dalla Provincia per ristrutturare l'ex forte


FORTEZZA. La parte inferiore del forte asburgico a Fortezza sarà sistemata entro il 2007 in vista dell’esposizione internazionale d’arte «Manifesta 2008». Per definire il programma degli interventi si sono incontrati l’assessore provinciale ai lavori pubblici Florian Mussner, i tecnici, rappresentanti del Comune e di altri enti coinvolti e nei prossimi mesi il Comune di Fortezza, che ha già svolto lavori preparatori, eseguirà una serie di opere di messa in sicurezza e allestirà un percorso didattico con tabelle esplicative sulle fortificazioni costruite tra il 1833 ed il 1839. Accanto a questi interventi, dovrebbe essere realizzato un parcheggio, un edificio di servizio, dove saranno dislocati oltre alla biglietteria anche un ristorante, un bar, un guardaroba, le toilettes. Dovranno essere altresì previste adeguate vie di fuga e misure antincendio. Il costo per gli interventi da realizzare nella prima fase operativa si aggirano sui 2,5 milioni di euro. Nella seconda fase dovrebbe essere sistemata la parte mediana della fortezza con connesso collegamento alla parte inferiore accessibile anche ai disabili ed anche un ascensore. I costi previsti ammontano a circa 1 milione di euro. Come ha posto in evidenza l’assessore Mussner, le opere dovranno essere realizzate in modo tale da servire anche per l’utilizzo postumo della fortezza. Nell’ambito della sistemazione del forte si potrebbe iniziare l’apprestamento di un centro informativo sul tunnel del Brennero come chiesto dalla società Bbt. A Tal fine dovranno essere chiariti gli aspetti giuridico patrimoniali legati al bene, che, come ha sottolineato Mussner, essendo senza alcun dubbio di interesse provinciale dovrebbe passare in proprietà alla Provincia.
 

il Corriere delle Alpi — 09 gennaio 2007 pagina 20 sezione: PROVINCIA

Guide illustrate sulla Grande Guerra


LA VALLE AGORDINA. Era il 26 ottobre 2002 quando ad Agordo fu presentato il progetto Interreg III Italia-Austria “I luoghi della Grande Guerra in provincia di Belluno”, alla presenza di molti studiosi italiani ed austriaci, nonché di un pubblico attento e numeroso. E forse c’era qualcuno che, pur riconoscendo la validità del programma e lo spessore internazionale dell’iniziativa, guardava con una sorta di scetticismo alla possibilità che interventi di recupero e valorizzazione di strade, manufatti e testimonianze varie della Grande Guerra sulle Dolomiti potessero realmente decollare. Troppi interessi diversi, troppe strategie divaricate su quello che, si volesse o no, era (ed è) il grande “business” delle Dolomiti, le montagne più belle del mondo. Parlare di unità d’intenti e di sforzi dal Peralba alla Marmolada, coinvolgere le Comunità del Centro Cadore, Longaronese, Zoldano e Valle del Boite in un unico lavoro concorde appariva invero velleitario, quasi come programmare una stagione sciistica tra impianti di vallate diverse. E non solo questo, giacché l’ambizione andava ben oltre, coinvolgendo pure studiosi ed amministratori dell’Austria, in particolare tirolesi.
A quattro anni da quell’evento, l’iniziativa ha già raccolto buoni risultati: si pensi alla trentina circa di depliants pieghevoli distribuiti a migliaia di copie tra Cadore, Zoldano ed Agordino ed incentrati tutti su itinerari della Grande Guerra, nonché alle molte conferenze tenute nelle scuole del Triveneto, alle mostre itineranti allestite, alle visite guidate sulla linea del fronte, al lavoro di ripristino e manutenzione di importanti manufatti bellici...
Ora è la volta finalmente delle 4 guide illustrate, di circa 140 pagine ciascuna, volute per coprire sistematicamente tutta la zona d’operazioni, divisa tra prima e seconda linea, indagata nelle problematiche strategiche e negli esiti bellici.
Nella sala riunioni del municipio di La Valle Agordina è stata dunque presentata la guida storico-escursionistica dedicata alla seconda linea (la cosiddetta “linea gialla”) “Monte Rite-Valle Imperina” e comprendente pure Forcella Moschesin e Monte Zelo. Essa rappresenta un tassello importante del grande mosaico storico realizzato nell’ambito del progetto Interreg III A Italia-Austria a regia regionale che è stato voluto e sempre sostenuto dagli amministratori agordini, in particolare da Rizieri Ongaro e da Tiziano De Col.
I pezzi forti della pubblicazione sono costituiti, oltre che dall’introduzione del teatro strategico sviluppatosi tra il 1866 e il 1915 con il sorgere della Fortezza Cadore-Maè, dalle fortificazioni della Tagliata di S. Martino, della Batteria di Listolade, di Col Pradamio, dello Spiz Zuel, di M. Salera, di M. Punta, di Forcella Moschesin, di M. Zelo.
La descrizione degli itinerari è arricchita da molte notizie storiche relative alle diatribe tecniche che in Val Maè presiedettero alla realizzazione di strade, osservatori, batterie e postazioni, ma pure alle vicissitudini, spesso amare, in cui furono coinvolte le popolazioni civili prima, durante e dopo il conflitto.
La nuova guida rappresenta tra l’altro il frutto di accurate ricerche condotte presso il Kriegsarchiv di Vienna, il Tiroler Landesarchiv di Innsbruck, l’Ufficio Storico dello Sme di Roma, l’Igmi di Firenze, nonché presso altri enti pubblici e raccolte private. A lavorare in sinergia per più di 4 anni sono stati noti studiosi ed architetti, ognuno dei quali ha messo in campo la propria specializzazione in un particolare settore.
Se a Messner era toccato nel 2002 il ruolo di formidabile apripista con il suo Museo, con un’azione tanto eclatante quanto originale, con la realizzazione di questo progetto è l’intero territorio bellunese a guadagnarsi la sua fetta di museo diffuso sul territorio, è l’intera Grande Guerra che può dispiegare la sua drammatica storia sull’intero arco dolomitico.
Ci si accorge finalmente che non esistono solo i forti d’alta quota, nidi d’aquile di un conflitto mitico e per pochi eletti, ma un rosario di ineffabili documenti di architettura, di sacrifici, di umanità, sparso su cime e forcelle, un autentico patrimonio da valorizzare culturalmente e turisticamente. E - va sottolineato - da non concepire univoco e settoriale, bensì proprio complementare, ovvero in simbiosi tra valle e valle, scandito in originali itinerari turistici, spesso complementari tra loro, in grado di gratificare pienamente un escursionista esigente e curioso, attento alla gratificazione paesaggistica ma sensibile pure alla documentazione storica.


Alto Adige — 07 gennaio 2007 pagina 18 sezione: CRONACA

Dove scappavano i bolzanini quando piovevano le bombe

Comincia oggi un’inchiesta a puntate sui rifugi antiaerei in galleria, realizzati durante la seconda guerra mondiale a Bolzano per proteggere militari e popolazione civile dai bombardamenti alleati. I sotterranei sono stati quasi totalmente rimossi dalla memoria pubblica, molti bolzanini non sanno nemmeno della loro esistenza. di Davide Pasquali BOLZANO. Bolzano, “Città della memoria”? O piuttosto, Bolzano città smemorata, distratta, indifferente? Ci stiamo riferendo ai rifugi antiaerei in galleria utilizzati dai militari e dalla popolazione civile per scampare ai tredici bombardamenti alleati che ebbero luogo fra il settembre 1943 e l’aprile 1945. Rifugi le cui vicissitudini non sono mai state affrontate dagli storici; rifugi le cui pratiche amministrative sono state insabbiate o smarrite dai burocrati; rifugi le cui sorti sono state ignorate; rifugi attualmente ridotti a cantine abusive o a penose discariche di immondizie d’ogni sorta. Luoghi densi di ricordi, in cui si nascosero migliaia di persone in preda al panico, terrorizzate, impaurite, sofferenti, speranzose di cavarsela in qualche modo, sopravvivendo al passaggio di centinaia di temibili bombardieri statunitensi e britannici. Luoghi oggi quasi inaccessibili, abbandonati a loro stessi, semicrollati, frequentati al massimo da balordi e senza tetto. Luoghi di cui Comune, Provincia e Stato si sono rimpallati per decenni le responsabilità di gestione, senza che nessuno, mai, fosse stato nemmeno lontanamente sfiorato da un’idea tanto semplice, quanto formidabile: trasformarli, almeno dove possibile, in un museo della seconda guerra mondiale. Un museo per esporre fotografie e documenti sul lager di Bolzano, sulle Opzioni, sulle fortificazioni erette dal regime fascista in Alto Adige, sui venti mesi dell’Alpenvorland e - ovviamente - sui bombardamenti alleati. Un museo irrinunciabile per la memoria cittadina. Le gallerie. Nonostante la burocrazia ne riconosca soltanto 9, attualmente nella conca bolzanina esistono almeno 12 rifugi in galleria di notevoli dimensioni. Vennero ricavati a suon di mine nei porfidi quarziferi alla base del Guncina (5), del Monte Tondo (1), del Virgolo (3), del Colle (2), di Castel Firmiano (1). Fino a pochi anni fa erano di proprietà del Demanio dello Stato che, secondo il decreto legislativo n. 409 del 1948, avrebbe dovuto darli in concessione al Comune in cambio di un affitto, con obbligo di manutenzione e possibilità di sub-concessione a terzi; poi, alla fine degli anni ’90, in forza di un altro decreto legislativo statale, li si sarebbe dovuti trasferire al Demanio della Provincia autonoma. Questa la storia ufficiale. L’oblio. In realtà, terminata la seconda guerra mondiale, i rifugi antiaerei pubblici (civili e militari), vennero per lo più abbandonati a loro stessi; quasi tutti vennero saccheggiati da chi era in cerca di legna da ardere o materiali ferrosi da rivendere per racimolare qualche lira. Sino alla metà degli anni Sessanta questi sistemi di gallerie rimasero totalmente sconosciuti sia al Catasto che al Tavolare, ossia: le mappe catastali non riportavano le loro piante e ufficialmente non avevano un proprietario. Nel 1966 quattro rifugi vennero intavolati a nome del Demanio statale; altri cinque vennero solamente disegnati sulle mappe catastali ma, vai a sapere perché, non ebbero diritto all’intavolazione; altri tre furono letteralmente ignorati. Nel 1975 il ministero delle Finanze diede incarico all’ufficio tecnico dell’erario di effettuarne almeno un rilievo topografico; dei nove rifugi conosciuti alla burocrazia (statale, comunale, provinciale e militare) soltanto sette furono realmente rilevati; dunque, non di tutti si conoscevano ubicazione precisa delle entrate, pianta e dimensioni esatte. Secondo questi rilievi topografici, il rifugio più piccolo si estendeva per 340 mq, il più grande addirittura per 5.432; insomma, tanto per capirci, circa 55 appartamenti. I rilievi. Negli anni seguenti, a partire dal 1976, cinque gallerie vennero saltuariamente prese in carico dal Comune, tre delle quali vennero subaffittate a privati come depositi, cantine o fungaie (coltivazioni di champignon). In nessun caso, mai, l’amministrazione cittadina effettuò lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria. Disattendendo palesemente a un obbligo di legge, ancora nel 1980 il Comune aveva in concessione soltanto tre dei dodici rifugi antiaerei. E questo anche perché lo Stato, mai, si era preoccupato di intavolare le strutture rimanenti, ossia non aveva provveduto a rivendicarne la proprietà. Nel 1998, come detto, un secondo decreto legislativo statale ha imposto alle regioni il trasferimento dei beni indisponibili dello Stato, inutilizzati da più di vent’anni. A questo punto, il Comune si è chiamato fuori; la Provincia, dell’intera faccenda, sapeva poco o nulla; e lo Stato, per usare un eufemismo, si è mosso alla velocità di una lumaca. L’abbandono. Ma perché questo oblio? Dal punto di vista prettamente economico, i rifugi non parevano di interesse per nessuno. E così, una città da sempre famelica di nuovi spazi, inspiegabilmente, se n’è lavata le mani. Oggi i rifugi antiaerei rimangono per lo più abbandonati a loro stessi, in balia del tempo, che prima o poi li cancellerà. La riscoperta. Nel corso di dicembre abbiamo effettuato numerose ricerche d’archivio con la collaborazione del professor Mariano Guzzo, istruttore di speleologia del Club alpino italiano, uno dei massimi esperti regionali in tema di opere artificiali ipogee. Le ricerche sono state condotte presso l’Archivio storico del Comune, l’ufficio Risorse patrimoniali del Comune, il Catasto, il Libro fondiario, l’agenzia del Demanio, il Comando truppe alpine, l’ufficio Patrimonio della Provincia. A seguito delle (scarsissime) notizie così raccolte, si è proceduto all’individuazione e all’esplorazione delle cavità ancora esistenti. Che hanno riservato più di qualche sorpresa. Ne parleremo nelle prossime puntate. (1/continua)

 

Pagina dedicata ad articoli inerenti al tema delle fortificazioni e della prima guerra mondiale

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