la Nuova di Venezia — 30 dicembre 2004 pagina 23 sezione: NAZIONALE
I Forti Gazzera e Mezzacapo inseriti nei circuiti
turistici
GAZZERA. Inserire i
Forti Gazzera e Mezzacapo all’interno di un pacchetto di servizi
turistici alternativi. E’ questo l’obiettivo della Marco Polo System,
società per la gestione dei circuiti turistici transnazionale (è stata
costituita da Comune di Venezia e dall’associazione dei Comuni greci)
che sta pianificando un nuovo piano di valorizzazione a livello
interregionale e transfrontaliero (verrà coinvolta anche la Slovenia) di
una serie di fortificazioni che da tempo hanno perso la loro funzione
originale. All’interno di questo progetto, chiamato Tudeslove (acronimo
di Turismo delocalizzato Slovenia Venezia) ci sono anche le ex strutture
militari del campo trincerato veneziano, tra le quali sono compresi
appunti i Forti Mezzacapo a Zelarino e Gazzera in via Brendole. Nei
prossimi giorni i responsabili di Marco Polo System avranno contatti con
i rappresentanti dei due Quartieri, per il 10 gennaio è già stato
fissato un incontro con le commissioni congiunte Lavori pubblici-Cultura
di Chirignago-Gazzera. «Penso che i forti abbiano delle grandi
potenzialità dal punto di vista turistico», afferma Pietrangelo Pettenò,
amministratore della società, «l’obiettivo è fare sistema, creare una
sorta di coordinamento tra le varie attività. Da parte nostra», aggiunge
Pettenò, «stiamo preparando su mandato del Comune di Venezia uno studio
sulle possibilità di utilizzo di queste aree. Investimenti? Ci saranno,
riguarderanno una serie di iniziative promozionali». (m.t.)
Alto Adige — 12 dicembre 2004 pagina 42 sezione: PROVINCIA
«Basta ricordi della guerra»
DOBBIACO/SESTO. L’uso costruttivo delle fortificazioni di guerra del
secolo scorso è tema con il quale, non solo nell’area dolomitica, si
sono confrontati in molti. Il primo pensiero è quello di farne musei ma
gli studenti d’architettura di Graz hanno avuto anche altre idee. I
risultati sono visibili ancora fino a mercoledì prossimo, nella mostra
che è stata allestita nelle sale del Grand Hotel a Dobbiaco. L’area
dolomitica nella quale si combattè la Grande Guerra è ricca di
fortificazioni risalenti agli ultimi anni del periodo austroungarico,
fra il 1880 ed il 1890. Al passo Valparola, Forte Tre Sassi è già
diventato un museo e lo stesso si sta pensando di fare a Sesto Pusteria
con la fortezza di Monte di Mezzo. Anche in Val di Landro, gli austriaci
costruirono una di queste fortezze che poi venne «ritoccata» anche
durante il periodo fascista, dopo di cui però andò, come le altre,
praticamente in rovina. Il posto quasi ai piedi delle Tre Cime di
Lavaredo ed il complesso, su due corpi uniti da un bunker, si
presterebbero però ad un reimpiego pacifico e turistico che Reinhold
Messner, durante una sua visita di quest’estate, ipotizzò anche come
sede di un suo museo etnografico della gente di montagna. Ampliando lo
spettro delle proposte, la facoltà di architettura dell’Università di
Graz ha organizzato in questo senso un workshop estivo fra i suoi
studenti proprio su questo tema. La fantasia e forse anche la giusta
intuizione dei giovani, che hanno subito rifiutato la soluzione museale
su un conflitto motivandola con la mitizzazione di una guerra e della
guerra in generale che non vanno mitizzate, hanno invece studiato
un’ampia serie di altre proposte che, elaborate, sono ora oggetto di una
mostra visitabile ancora fino a mercoledì nel foyer del Grand Hotel di
Dobbiaco. Progetti ipotetici - che spaziano da un punto d’incontro per
giovani fino alla realizzazione di un centro per attività alpinistiche,
dall’ipotesi di una estemporanea galleria d’arte fino alla sede di
un’accademia estiva - che hanno comunque il pregio di aprire una
discussione sull’uso futuro di questi fortini.
la Nuova di Venezia — 20 novembre 2004 pagina 23 sezione: NAZIONALE
Forte Mezzacapo tornerà a vivere con iniziative
culturali
ZELARINO. Nascosto
tra gli alberi e per anni dimenticato, il novecentesco forte di
Mezzacapo in via Scaramuzza tornerà presto a vivere. L’acquisizione
definitiva da parte del Comune dovrebbe realizzarsi nei primi mesi del
prossimo anno, a quel punto il forte sarà a disposizione di Quartiere e
associazioni, che si impegneranno a gestire la struttura dando
concretezza ai numerosi progetti sulla carta. Una sfida raccolta
dall’associazione «Dalla guerra alla pace», che ha dato la piena
disponibilità a gestire la struttura, e dall’assessore all’ambiente
Paolo Cacciari, che ha proposto di creare a ridosso del forte una «city
farm» per le coltivazioni biologiche. Una parte dei 10 ettari di verde
che circondano la struttura, potrebbe infatti essere inserita nel
progetto di riconversione dell’agricoltura, finanziato dal fondo di 600
mila euro della legge speciale che verrà votata nei prossimi giorni
dalla giunta comunale. «L’obiettivo è quello di creare un centro di
eccellenza per le coltivazioni biologiche - spiega Paolo Cacciari - con
laboratori e corsi di formazione che portino alla sperimentazione di
nuovi modelli di agricoltura meno impattanti e inquinanti». Ma il forte
sarà aperto soprattutto a iniziative culturali, mostre e concerti,
nell’ottica di inserire a pieno titolo la struttura nel tessuto sociale,
e trasformarla in un luogo dove salvaguardia dell’ambiente e tutela del
patrimonio storico possano integrarsi con proposte culturali e sociali.
Si tratta ora di passare dalle parole ai fatti, e l’associazione «dalla
guerra alla pace» sembra avere già le idee molto chiare. Oltre ad aver
presentato la pubblicazione «Il forte di Mezzacapo a Zelarino» curata da
Claudio Zanlorenzi e Rodolfo Marcolin, l’associazione ha infatti
avanzato numerose proposte per il riutilizzo del forte: dal restauro
della struttura storica (che ospiterà un museo delle fortificazioni,
aree espositive e un percorso sulla guerra) all’apertura della parte
esterna del forte, con aree pic-nic e zone attrezzate per i bambini. Un
progetto ambizioso, che ha come obiettivo finale quello di collegare
tutti i forti del sistema trincerato mestrino (Marghera, Pepe, Carpenedo,
Rossarol, Gazzera e Tron) in una grande «cintura» di oasi naturalistiche
e culturali. (Andrea Martinello)
la Nuova di Venezia — 18 novembre 2004 pagina 26 sezione: NAZIONALE
Storie e progetti su Forte Mezzacapo
ZELARINO. Viene
presentato oggi alle 20.30, nella sala della chiesa dei Mormoni a
Zelarino, il libro Il Forte Mezzacapo a Zelarino - Storie e progetti
d’uso, pubblicazione curata da Claudio Zanlorenzi e Rodolfo Marcolin,
entrambi membri dell’associazione «Dalla guerra alla pace». Il libro ha
un duplice scopo, quello di raccontare la storia e lo sviluppo di una
struttura nata all’inizio del Novecento insieme a molte altre per
proteggere Venezia (il famoso campo trincerato di Mestre) e lanciare
alcune proposte per una sua riutilizzazione a favore della comunità.
Alla presentazione prenderanno parte parecchi rappresentati delle
istituzioni e delle associazioni culturali. L’introduzione sarà di
Alessandro Voltolina dell’associazione StoriAmestre, sodalizio da cui è
nata l’idea della pubblicazione. Tra i presenti ci sarà anche il
presidente del Quartiere Cipressina-Zelarino-Trivignano Savino Balzano,
l’assessore all’Ecologia Paolo Cacciari e quello al Patrimonio Giorgio
Orsoni: la presenza di quest’ultimo ha una particolare importanza, visto
che in questo periodo si sta perfezionando l’acquisizione delle ex
strutture militari mestrine. Prima della presentazione ufficiale del
volume è in programma un piccolo concerto con Sabina Angelova al piano e
Stefano Salvini voce. Da ricordare che sono già pronti i progetti per la
rivalutazione di Forte Mezzacapo, uno dei quali riguarda l’avvio di una
serie di coltivazioni biologiche. (m.t.)
il Corriere delle Alpi — 12 novembre 2004 pagina 29 sezione: PROVINCIA
A Valle il recupero dell'Antro
VALLE. Il Percorso della memoria, voluto
dall’assessore regionale al turismo Floriano Prà, avrà una tappa anche
nel comune di Valle. In questi giorni sono iniziati i lavori di recupero
della zona dell’ex forte di Pian dell’Antro. Costruito dagli italiani
nel 1910-1914, il forte fa parte del ridotto cadorino detto
anchefortezza Cadore-Maè e della fortezza Cordevole, costruita attorno
ad Agordo con l’intento di contenere un eventuale attacco austriaco. I
lavori di recupero, finanziati dal comunale di Valle, dalla comunità
montana Centro Cadore e dalla Regione, sono stati appaltati alla
cooperativa sociale «La Via». La prima fase di lavori consiste nel
taglio degli alberi all’interno del forte e nelle sue adiacenze, nella
posa delle griglie divelte all’interno della struttura e il ripristino
delle staccionate. Inoltre sarà montato un pannello informativo sul
quale sarà riportata la storia del forte e della fortezza Cadore-Maè.
Sarà anche rimessa in ordine la strada d’accesso. La parte del forte
nella quale erano sistemati i cannoni è stata completamente distrutta.
Sono invece rimaste intatte le postazioni. L’amministrazione comunale di
Valle, con il recupero di queste strutture, intende portare anche sul
suo territorio il grande circuito della Grande Guerra, che sembra essere
uno dei business turistici dell’avvenire. (v.d.)
la Nuova di Venezia —
03 novembre 2004 pagina 22 sezione: NAZIONALE
«Al quartiere il Forte Mezzacapo»
ZELARINO. «E’
necessario che Forte Mezzacapo venga bonificato il prima possibile,
poiché i cittadini chiedono spazi dove socializzare». Anche il comitato
di via Scaramuzza, tramite il suo presidente Flora Bullin, invoca
l’immediato recupero della struttura militare all’interno della quale
continua l’opera di sminamento. «Ho già parlato con i responsabili
dell’associazione StoriaAMestre, che hanno da tempo chiesto di poter
accedere alla gestione dell’area», spiega la signora Bullin, «abbiamo
visto come sia possibile e fattiva una collaborazione, al fine di
recuperare uno spazio verde e pubblico preziosissimo per il nostro
quartiere. Forte Mezzacapo sarebbe un luogo ideale anche per anziani e
disabili». D’accordo anche Claudio Zanlorenzi, di StoriaAMestre, che ha
ribadito però la necessità che esista un’«unica testa» che si occupi
della gestione, «onde evitare confusione e sovrapposizioni». Intanto
giovedì 18 novembre alle 20.30 nella sede dei Mormoni sulla Castellana
verrà presentato il libro sul forte curato da StoriaAMestre. (g.cod.)
la Nuova di Venezia — 31 ottobre 2004 pagina 29 sezione: GIORNO/NOTTE
Forte Mezzacapo tra oasi naturale, storia e progetti
futuri
Storia,
testimonianze, progetti futuri: sono gli ingredienti de Il Forte
Mezzacapo a Zelarino, nuovo libro curato da Rodolfo Marcolin e Claudio
Zanlorenzi che, andando ad aggiungersi agli altri sui forti del campo
trincerato di Mestre, aiuta a comprendere meglio questa realtà ricca di
risorse che la terraferma non può permettersi di perdere. Circondato da
un’area verde di circa 10 ettari di terreno, che potrebbe essere usata
dai cittadini per gli scopi più diversi, il forte è uno dei 7 (su 12)
che nel 2003 il Comune di Venezia, dopo lunga e snervante trattativa, è
riuscito ad acquistare dal Ministero della Difesa, e oggi attende di
essere valorizzato e riutilizzato al meglio. E i progetti non mancano:
l’Associazione «Dalla guerra alla pace - Forte alla Gatta», nata proprio
per salvaguardare e riutilizzare al meglio quest’area, descrive i
problemi dovuti all’abbandono della struttura (cancello aperto, locali
utilizzati come dormitorio da persone senza fissa dimora e così via), i
problemi relativi alla concessione (che ancora non arriva), ma
soprattutto i modi in cui vorrebbe utilizzare il forte, organizzando
attività sociali e culturali, campi estivi e giochi, visite guidate e
mostre, ma anche realizzando un museo del quartiere con il materiale e i
documenti dell’archivio Antonello. Giorgio Sarto espone l’idea di creare
una «cintura verde» a Mestre, nella quale rientra a pieno titolo il
sistema dei forti e in particolare il Mezzacapo, per salvaguardare un
sistema storico-ambientale che, malgrado oltre mezzo secolo d’interventi
infrastrutturali ed edilizi privi di qualità e di compatibilità, è
ancora consistente. La Provincia di Venezia propone di inserire Forte
Mezzacapo, per le presenze floro-faunistiche di notevole importanza
nella sua area, in una rete ecologica che colleghi gli ecosistemi
naturali ancora esistenti sul territorio, mentre il Consorzio di
Bonifica Dese-Sile prospetta il ripristino del fossato acqueo (interrato
nel 1964) per ritornare all’aspetto originario del forte. Marco Polo
System, la società cui il Comune di Venezia si appresta ad affidare un
incarico per uno studio d’impianto sul riutilizzo dell’intero sistema
fortificato di Mestre, promuove infine il suo inserimento nel «Sistema
dei forti di Mestre». Tutte idee per valorizzare una struttura che,
costruita tra il 1908 e il 1912 a Zelarino, rientra a pieno titolo tra i
manufatti storici della terraferma: il Mezzacapo è uno dei forti
cosiddetti «di seconda generazione», concepiti secondo moderni dettami
nel tentativo di costruire rifugi inespugnabili alle sempre più potenti
artiglierie del tempo, in un periodo di forti tensioni internazionali
che condussero allo scoppio del primo conflitto mondiale. Oltre a
delinearne la vicenda storica, il libro presenta alcune interviste a
persone che, vivendo vicino ad esso, ne raccontano la storia più recente
(episodi avvenuti durante la seconda guerra mondiale, rapporti con i
soldati, vita vissuta), e integra il tutto con una serie di belle
immagini, fotografie, piantine e disegni, che illustrano Forte Mezzacapo
in tutti i suoi aspetti. (Nicoletta Consentino)
il Corriere delle Alpi — 14 ottobre 2004 pagina 33 sezione: SPETTACOLO
Vodo presenta la «sua» Grande
Guerra
OGGI nella Sala della Regola di Vodo di Cadore sarà inaugurata la mostra
“I luoghi della Grande Guerra in provincia di Belluno”, realizzata nel
contesto del Progetto Interreg III Italia-Austria 2000-06.
L’esposizione, aperta fino al 27 ottobre, oltre a un’esauriente
panoramica degli aspetti del primo conflitto mondiale tra Agordino,
Zoldano e Cadore, presenterà una speciale sezione dedicata agli
interventi di recupero e valorizzazione finora effettuati nel territorio
di Vodo, in particolare sulla riva destra del Boite. Essa permetterà tra
l’altro di fare il punto sull’ambizioso programma già avviato dalla
precedente amministrazione guidata da Domenico Belfi e teso a
ripristinare un notevole patrimonio di trincee, postazioni, strade ed
osservatori di grande valenza strategica e tattica, in grado di offrirsi
nei prossimi anni come interessante meta turistica. Si tratta di una
serie di realizzazioni volute nei primi anni del ’900 e rientranti nel
dogma, allora imperante, di una linea di massima difesa, presunta
insuperabile, appoggiata ai forti corazzati e distesa dalle Marmarole a
Casera Razzo, da Forcella Scodavacca al Rite. Durante il conflitto tale
“linea difensiva di massimo arretramento o estrema resistenza”, detta
convenzionalmente “Linea Gialla”, aveva lo scopo di sostenere la difesa
in caso di trasferimento di unità in altri settori e nel settore della
IV Armata si sviluppava tra monte Penna, Rite, Antelao, Marmarole,
Tudaio e Casera Razzo, località quest’ultima in cui veniva a collegarsi
con la linea arretrata di difesa a oltranza della Zona Carnia. Di
particolare importanza risultava l’andamento di tale linea sulla riva
destra del Boite, dove doveva assicurare il collegamento con gli
impianti dello Zoldano, facendo praticamente da cerniera tra le opere
della Fortezza Cadore-Maè e quelle dell’Agordino e della Val Maè. Le
posizioni, sussidiate da strade e ricoveri, avevano anzitutto il compito
di raccordare le fortificazioni di Rite, Col Vidal, Pian dell’Antro e
Tudaio con quelle dello Sbarramento Cordevole, in particolare dello Spiz
Zuèl (m 2033) e del Col de Salèra (m 1629), che attraverso Forcella
Chiandolada andavano a rannodarsi con le difese approntate a Val di Cuze
e sul Becco di Cuze (m 1724), sopra Vodo di Cadore. La costruzione del
poderoso impianto corazzato di Rite sopra Fordella Cibiana (m. 2183),
ultimato nel 1915, impose inoltre l’adozione di numerose difese
complementari sulle alture sottostanti, una rete elaborata di trincee,
postazioni e mulattiere di collegamento, con postazioni per
mitragliatrici e artiglieria da campagna. Vodo dunque ha voluto
riscoprire e valorizzare un apparato difensivo articolato e in gran
parte sconosciuto, un autentico patrimonio storico che rischiava di
essere fagocitato dalla vegetazione. Proprio perché le posizioni erano
solide e in grado di alimentare almeno un conato di resistenza, qui la
IV Armata di Robilant cercò di ritardare in qualche modo la ficcante
penetrazione austriaca lungo il Boite, resistenza che finì col costare a
Vodo l’8 novembre 1917 la distruzione pressoché totale delle sue case,
nonché mille traversie alla sua terrorizzata popolazione. Particolare
attenzione nello studio e ripristino è stata dedicata alla zona del
Becco di Cuze, dove si trovano diverse gallerie e depositi per
artiglieria, e sulla linea Crepe di Serla-Penna (m 1700-1900), dove
correva in cresta una attrezzata linea difensiva per la fanteria. Di
particolare interesse poi nella zona di Val Cason un bellissimo
acquedotto, recentemente ripulito e valorizzato dal Comune di Vodo con
precisa segnaletica e utilizzato probabilmente per fornire d’acqua i
numerosi attendamenti militari organizzati nella zona di Casera Cercenà
(m 1532) durante il conflitto. L’apertura di questi nuovi percorsi
storici, sotto la direzione dell’architetto Alfarè Lovo e del comitato
scientifico appositamente incaricato, permetterà a molti appassionati
un’attenta rivisitazione delle logiche strategiche e tattiche che
presiedettero alla concezione e costruzione di queste difese e renderà
possibile una fruizione matura dell’intero comprensorio. E ci si attende
pure da tutto ciò un adeguato rilancio del rifugio Talamini presso
Forcella Chiandolada, che dopo la parentesi buia dei recenti atti
vandalici che hanno decretato il suo sequestro, aspira legittimamente a
catalizzare nuovi flussi di escursionisti evoluti e specialmente attenti
al binomio natura e storia. - Walter Musizza e Giovanni De Donà
il Corriere delle Alpi — 04 ottobre 2004 pagina 07 sezione: CRONACA
Cantieri aperti dal Peralba al Grappa
BELLUNO. Dovranno essere conclusi entro la fine
del prossimo anno, pena la perdita del contributo europeo, i cantieri
per la riapertura degli itinerari della grande guerra sulle Dolomiti. Si
tratta di un investimento regionale di 20 milioni di euro, partecipato
per il 30% dagli enti. Numerosi gli interventi in cantiere, a cura, per
la maggior parte, dei Servizi forestali. Si parte dal monte Peralba,
dove il comune di Sappada sta riattivando le fortificazioni che si
trovano a 5 minuti dal rifugio Calvi. Si passa ad Auronzo, con le
trincee riaperte sul monte Piana ed i lavori di manutenzione
straordinaria che i Servizi forestali stanno realizzando in questi
giorni sul monte Paterno, a fianco delle Tre Cime di Lavaredo. Sul Pian
dei Buoi, sopra Lozzo, in centro Cadore, da un anno e mezzo si è
all’opera sul forte di Col Vidal e sui percorsi di accesso. Grazie ai
volontari di Lozzo sono stati riaperti dei sentieri che la vegetazione
aveva sepolto. Ripuliti anche i siti della grande guerra alle spalle di
Lorenzago, che sono direttamente in faccia al monte Tudaio. Il percorso
attraversa, poi, il monte Rite, dove l’ex forte è stato trasformato in
un museo che la Regione e Messner hanno dedicato alla pace. Si arriva,
quindi, alle Cinque Torri (la sistemazione delle fortificazione ha fatto
crescere in estate del 30% gli escursionisti dell’area) e si passa al
Lagazuoi. Da qui si scende al museo, poco distante dal passo della Val
Parola, da dove parte l’itinerario che si fionda verso il Col di Lana.
Si sta svolgendo proprio in quest’area il cantiere più importante. Entro
novembre saranno pronte le “nuove” trincee. Si è materializzato anche un
minuscolo tabià che dalla prossima estate funzionerà come centro
informativo. Recuperate le gallerie sopra Digonera, da cui si sparava
contro le postazioni nemiche sulla montagna di fronte. Con un balzo si
arriva sulla Marmolada dove Onorcaduti si è impegnato ad ultimare le
sistemazioni sulla cresta (ancora in forse il recupero delle salme nel
ghiaccio di forcella V). L’ultimo cantiere sarà attivo a La Valle, dove
sono state individuate casermette d’alta montagna ed altre postazioni
della grande guerra che meritano di essere riscattate da 90 anni di
oblio. Infine il monte Grappa, con la riapertura delle trincee nelle
quali lavorano anche gli alpini dell’Ana. E a valle prendono sostanza 16
musei, alcuni molto frequentati dagli appassionati. Come a Vas. (fdm)
Da l'Arena del 02-10-2004
L’allarme del Ctg: «Ultimo treno per salvare il forte»
Il sodalizio, da anni impegnato per la valorizzazione del territorio, lancia un appello al Comune per gli interventi di restauro Il Centro turistico giovanile: «Senza progetti si rischia di perdere i finanziamenti europei»
Rivoli - Visualizza Mappa con Google
In fatto di storia, monumenti e testimonianze artistiche Rivoli non ha da invidiare mete più conosciute. La vittoriosa battaglia che Napoleone combattè qui nel 1797 è senza dubbio il marchio più famoso, che ha portato fino a Parigi il nome di Rivoli, e la storia napoleonica è ben documentata e testimoniata dal Museo che si trova in centro paese. Ma a Rivoli gli scavi sulla Rocca hanno anche portato alla luce reperti preistorica, c’è la chiesetta di San Michele a Gaium, del XII secolo, mentre il forte Wohlgemuth testimonia la più tarda vocazione della Val d’Adige a luogo militare e di fortificazioni. E poi ancora le corti, la casa del botanico Calzolari, la caserma Massena, l’ex polveriera... Ma il turismo stenta a decollare, anche se da tempo gli amministratori pubblici cercano di dargli la giusta spinta. «Rivoli nasconde potenzialità che aspettano soltanto di essere sviluppate», dice Maurizio Delibori, responsabile del centro turistico giovanile Ctg Monte Baldo. «Non parlo solo di grandi opere, ma anche di ordinaria amministrazione volta alla valorizzazione turistica. Per esempio, la segnaletica turistica è davvero scarsa. La piccola chiesa di Gaium, o meglio quello che ne è rimasto, sagrestia e campanile, si trovano in una zona paesaggistica e ambientale bellissima, ma tutta da rivalutare. Il Comune poi», dice Delibori, «deve assolutamente insistere con la Sovrintendenza ai beni storici e artistici affinché faccia presto un intervento di recupero. La Sovrintendenza intervenne già circa cinquant’anni fa, ora è tempo che porti avanti l’opera con un altro restauro». Secondo il responsabile del Ctg Monte Baldo qualcosa si può e si deve fare anche per la zona archeologica della Rocca: «Anche in questo caso i cartelli sono scarsi e il sentiero non è più ben tracciato. L’area deve avere pannelli che spieghino i punti precisi dei ritrovamenti, illustrino i reperti e rendano la zona interessante anche al turista che sale senza una guida. Ora sulla Rocca, eccezionale punto di vista sull’intera valle, c’è il nulla. I materiali che lì sono stati ritrovati, come i vasi in coccio a bocca quadrata, giacciono abbandonati nelle cantine del Comune. Anche una mostra temporanea in occasione di qualche manifestazione in paese potrebbe valorizzarli, nell’attesa di trovare una collocazione museale fissa». Oltre alla segnaletica turistica, a pannelli e opuscoli informativi e a semplici lavori di sistemazione di sentieri, il Ctg rilancia progetti di più ampio respiro, anche per non perdere l’ultimo treno nella corsa agli stanziamenti europei per lo sviluppo di iniziative turistiche e culturali. «Nell’arco dei prossimi tre anni l’Unione europea ridurrà i finanziamenti per l’Italia e non ci sarà più la possibilità di affidarsi a questi preziosi contributi», continua Delibori. «Sarebbe un peccato sprecare i finanziamenti ora disponibili, perché Rivoli ha molta strada ancora da percorrere: una collaborazione con l’università potrebbe valorizzare il forte e la polveriera stessa può offrire nuovi spazi. Servono però progetti precisi e idee chiare, che a mio avviso possono essere forniti da persone esperte della materia e che conoscono la realtà e le esigenze del territorio. Chiedo al Comune», conclude Delibori, «di valutare l’idea di una commissione esterna, composta da persone che gratuitamente mettano a disposizione della comunità esperienza e competenza. Basterebbe un primo incontro per capire subito la fattibilità della cosa, le energie da mettere in campo e le strade da percorrere insieme».
la Nuova di Venezia — 10 ottobre 2004 pagina 23 sezione: NAZIONALE
A Forte Mezzacapo riprendono le
bonifiche
ZELARINO. A Forte Mezzacapo sono ripresi i lavori di bonifica da ordigni
esplosivi. Il Ministero della Difesa, qualche mese fa, aveva fatto
interrompere i lavori vista l’impossibilità di pagare la ditta che li
stava eseguendo. Adesso si riparte. Molto probabilmente il Comune di
Venezia ha sollecitato il Ministero perché faccia presto. La bonifica è
necessaria per non perdere parte dei finanziamenti che sono stati
stanziati per le coltivazioni biologiche. Anche se, quello delle bombe,
sembra attualmente il problema minore. «Per ora non ne sono state
trovate - spiega il vicepresidente del quartiere di Zelarino, Maurizio
Enzo - Semmai bisogna rimuovere tutte quelle parti in amianto che sono
presenti all’interno del Forte». Una volta pronta la struttura oltre
alle colture biologiche dovrebbero cominciare varie attività.
StoriaaMestre, assieme ad alcuni componenti del comitato di via Gatta,
voleva organizzare molteplici iniziative estive. Nulla di fatto, proprio
per l’interruzione dello sminamento. Per Forte Mezzacapo Cà Farsetti, un
anno fa, ha firmato un contratto per acquistare l’antica polveriera
entro 6 mesi. L’impegno era stato confermato dall’anticipo di circa 100
mila euro. Adesso che le operazioni di bonifica sono riprese
l’acquisizione sembra più vicina. Intanto, proprio l’associazione
culturale StoriaaMestre ha confermato che è pronto il libro sulla
struttura militare, intitolato «Il forte Mezzacapo a Zelarino, storia e
progetti». (g.cod.)
la Nuova di Venezia — 11 settembre 2004 pagina 21 sezione: NAZIONALE
Il Comune diventa finalmente
padrone dei forti
Mezzo milione per avere Forte Rossarol, il complesso del 1907 in via
Pezzana a Tessera: la delibera verrà discussa dal Consiglio comunale
quando l’assemblea di Ca’ Farsetti esaminerà la variazione di bilancio
decisa dalla giunta. Spesi quei 527 mila 295 euro, il Comune di Venezia
diverrà proprietario di altre tre strutture del campo trincerato di
Mestre, i Forti Carpenedo, Tron e Rossarol. E’ uno dei punti esaminati
ieri mattina a Venezia dall’8ª Commissione consiliare, quella del
Patrimonio. In discussione l’acquisizione dei tre forti di proprietà del
Demanio dello Stato, in permuta con immobili di proprietà comunale. In
cambio il Comune diventa titolare a tutti gli effetti dei tre forti, a
costo zero (a parte il mezzo milione). La commissione ieri mattina ha
concluso un tira e molla di un anno e mezzo con il Ministero della
Difesa, una complessa trattativa patrimoniale, per certi versi simile a
quella su Forte Marghera, il cui atto d’acquisto - oltre 9 milioni di
euro - è stato bloccato in primavera dalla richiesta dei militari di
conservare la titolarità del sacello, ovvero l’ossario dei Caduti, un
edificio rosso nel complesso del Forte di notevole valore
storico-militare. La questione è stata risolta una ventina di giorni fa
con l’accordo tra le parti, siglato da un testo integrativo al
preliminare d’acquisto, e la firma del rogito: il Comune riconosce il
valore dell’ossario e del museo storico-militare ma non cede la
proprietà. Ca’ Farsetti non aveva mai pensato, comunque, di mutare
destinazione d’uso a sacello e museo che, pur di proprietà comunale,
rimarranno gestiti dai militari. Mancano dettagli burocratici e la
vicenda di Forte Marghera, almeno per quanto riguarda le scartoffie,
sarebbe conclusa. Per gli altri tre forti - Mezzacapo a Zelarino, Pepe a
Ca’ Noghera, Gazzera in via Brendole - è già stato firmato il rogito
preliminare, quello definitivo verrebbe siglato entro poche settimane.
Il Comune di Venezia permuta i Forti Carpenedo di via Vallon, Tron di
Marghera e Rossarol di Tessera, di proprietà del Demanio, con immobili
di proprietà comunale. Il blocco più importante è costituito da 36
alloggi al Rione Pertini, valore di 4 milioni e mezzo di euro,
appartamenti di 94 metri quadri ciascuno (oltre al garage), circa 250
milioni di vecchie lire ad alloggio - stima fatta dallo Stato - in
cambio di Forte Rossarol, a cui Ca’ Farsetti deve aggiungere 527.295
euro, ricavati da una variazione di spesa proposta al voto del
Consiglio. Le altre permute riguardano un terreno di Marghera di appena
25 metri quadri in via Ulloa, del valore di 5.000 euro, e un terreno di
910 mq. in in via Malamocco al Lido, alle Terre Perse, destinato dal Prg
dell’isola a «residenza ed edifici residenziali e pertinenze» (indice
2,1 m² su m³), valore stimato 96 mila euro. Sul terreno del Lido c’è una
vecchia casa, i primi inquilini si trasferirono là nel 1931, la seconda
famiglia nel 1948, oggetto anche di una richiesta di condono concessa
senza difficoltà perché l’edificio, appunto, è stato costruito prima del
1939. L’assessore comunale al Patrimonio, Giorgio Orsoni, ha annunciato
che sta studiando un piano per l’utilizzo dei forti del campo trincerato
di Mestre. Forte Marghera ha già avuto un preludio in estate (ma il
programma continua fino al 31 ottobre) con «Luci sui Forti»; Forte
Rossarol ospita il Villaggio Solidale della scuola Don Milani, che ha
realizzato importanti lavori di manutenzione dell’area e delle
strutture. - Roberto Lamantea
la Nuova di Venezia — 28 settembre 2004 pagina 35 sezione: PROVINCIA
«I forti in stato di abbandono»
PUNTA SABBIONI. «In mezzo a sterpi, tetti pericolanti e scritte
indecenti, cinquanta turisti italiani e austriaci hanno visitato la
Batteria Amalfi. Oltre a criticare il totale degrado, ci hanno chiesto
perché il Comune non ha ancora salvato i forti dalla distruzione». Non
nascondono il loro imbarazzo, Furio Lazzarini, ricercatore storico ed
esperto di fortificazioni costiere, e Alfredo Tormen, che hanno fatto da
accompagnatori agli iscritti dell’associazione «Il Piave 1915-1918».
«Non capisco da chi o da che cosa dipenda questo stato di degrado e
abbandono - denuncia Tormen - la legge sulla tutela del patrimonio
storico della Prima guerra mondiale da anni dispone la tutela e
valorizzazione dell’Amalfi e degli altri manufatti ex militari della
Grande guerra. I forti sono le ultime testimonianze rimaste della
battaglia del Piave, e potrebbero attrarre turismo culturale di qualità,
diverso ed alternativo a quello già esistente a Cavallino-Treporti».
«Vero - ironizza Lazzarini, presidente dell’associazione «Forti e musei
della costa» - solenni promesse e proclami ne abbiamo ascoltati parecchi
ma poi tutto è tornato nel dimenticatoio. Già dal 1997 si erano avviati
interventi di ripulitura e di manutenzione conservativa all’Amalfi e
alla Vettor Pisani, ma poi tutto è tornato come prima, se non peggio. Ma
quanto mi ha maggiormente contrariato è il mancato coinvolgimento di
«Forti e musei della costa» che risale a pochi giorni fa, nei lavori di
pulizia intrapresi dall’amministrazione alla batteria Pisani, prevedendo
per giunta una visita guidata conclusiva e una mostra sul tema il 24
ottobre, notizie che l’associazione ha appreso solo dai giornali».
Presenti alla visita anche alcuni reduci che prestarono servizio
all’Amalfi durante la Seconda guerra mondiale, tra cui Aldo Bodi di Ca’
Ballarin e Raoul Ferraresi di San Donà. «Queste artiglierie - ricordano
- erano in grado di lanciare granate, alte quanto un uomo e pesanti 875
chili, a quasi venti chilometri di distanza, con una precisione tale da
stupire lo stesso nemico». (Francesco Macaluso)
la Nuova di Venezia — 22 agosto 2004 pagina 21 sezione: NAZIONALE
Forte, prorogata la concessione
TESSERA. La giunta comunale veneziana ha rinnovato la convenzione al
comitato culturale ricreativo di Tessera per la gestione dell’ex
polveriera Bazzera, a Tessera. La convenzione viene quindi prorogata
fino al 31 luglio del 2006, mantenendo le finalità di uso
socio-ambientale dell’area, che fa parte del campo trincerato di Mestre.
La polveriera Bazzera che ospita le rassegne culturali estive del
quartiere e viene vigilata dai volontari dell’associazione di Tessera
rientrerà inoltre nel programma «Tudeslove II» per la valorizzazione
delle fortificazioni militari veneziane assieme ai forti Marghera,
Vallon, Tron, Gazzera, Rossarol, Ridotto Lido. Questo grazie alla
delibera comunale che affida a titolo non esclusivo e gratuito le
strutture militarti alla Geie Marco Polo System per la prosecuzione dei
progetti di valorizzazione e anche in futuro per assicurare il sistema
di animazione e guardiania assieme agli altri gruppi affidatari delle
strutture. Per questo la delibera approvata dalla giunta comunale
prevede di trasferire alla Geie Marco Polo Systerm i fondi della
manutenzione ordinaria (50 mila euro) e quelli delle attività per il
museo diffuso del campo trincerato (90 mila euro). (m.ch.)
la Nuova di Venezia — 07 agosto 2004 pagina 22 sezione: NAZIONALE
Bioagricoltura a forte Mezzacapo
ZELARINO. Si avvicina una svolta per forte Mezzacapo, l’ex struttura
militare di inizio novecento che si trova a Zelarino. Parte dell’area,
infatti, già da questo autunno potrebbe essere convertita per lo
sviluppo dell’agricoltura biologica, una novità che rappresenterebbe un
grosso passo in avanti per la zona. Tutto nasce da un finanziamento che
la regione Veneto ha erogato al comune di Venezia, 100.000 euro che
saranno destinati a sostenere iniziative di carattere ambientale, tra le
quali appunto anche la creazione di orti biologici. A questo punto a
Zelarino si attende solo che il consiglio comunale approvi la serie di
finanziamenti, che tra l’altro non coinvolgeranno solo forte Mezzacapo,
struttura che copre un’area di 7-8 chilometri. «Quanto successo nei
giorni scorsi rappresenta senz’altro una svolta positiva», sottolinea
Pietrangelo Pettenò, esponente di Rc, «è chiaro che non tutta l’area di
forte Mezzacapo sarà destinata a ospitare gli orti biologici, un segnale
di questo genere sarebbbe molto importante in una zona a spiccata
vocazione agricola. Su quelli che saranno i tipi di colture sarà
necessaria una valutazione insieme ai soggetti coinvolti in questo
progetto». Forte Mezzacapo fa parte della seconda generazione dei forti
che componevano il campo trincerato di Mestre. Inizialmente postazione
di artiglieria, era stato poi convertito in polveriera. (m.t.)
il Corriere delle Alpi — 07 agosto 2004 pagina 25 sezione: PROVINCIA
Forte Leone, battaglia da
commemorare
ARSIE’. «A mattina da Grigno le truppe austroungariche mossero
all’assalto contro il fortilizio blindato Leone su Cima Campo.
Contemporaneamente il fortilizio blindato su Cima Lan cadeva in mano
nostra dopo essere stato minato. Col crollo di queste due fortificazioni
fu aperta una breccia nel formidabile gruppo di sbarramento degli
italiani al nostro confine».
Questo il bollettino del 13 novembre 1917 con il quale il comando
austroungarico comunicava la caduta di forte Leone dopo alcuni giorni di
strenua difesa degli uomini del battaglione Monte Pavione.
Lo comandava il maggiore Roberto Olmi al quale, dopo la resa, fu
riconosciuto l’onore delle armi. La battaglia di 87 anni fa che permise
al diciottesimo corpo d’armata e alla quarta armata italiani di
ripiegare e di posizionarsi sul Grappa, pronti alla controffensiva,
verrà ricordata a Cima Campo domani con la tradizionale cerimonia
organizzata dal gruppo Ana di Mellame e Rivai, in collaborazione con
l’amministrazione comunale, la Pro Loco, l’Abm, l’Ana di Ferrara.
Il via alle 10.30 con l’ammassamento dei partecipanti. Alle 10.45
verranno deposta una corona di fiori in ricordo dei caduti. Subito dopo
la celebrazione della messa, mentre dalle 12 verrà distribuito il rancio
curato dai numerosi volontari che ogni anno non mancano di dedicare il
loro tempo alla perfetta realizzazione della giornata. Sarà presente
anche la banda cittadina di Arsiè. Non si potrà però entrare quest’anno
all’interno dell’edificio. Sono partiti infatti i lavori di messa in
sicurezza della storica fortificazione, in particolar modo della
facciata. Spariranno, per ora, le grosse putrelle in ferro che la
sostengono, ridando così un aspetto più vicino all’originale. Si tratta
della prima fase dei lavori per il recupero, conservazione e
trasformazione di Forte Leone in un museo della Grande guerra.
Importanti le cifre che permetteranno la piena fruibilità della
struttura. La Regione ha stanziato, attraverso il progetto Interreg, 250
mila euro, mentre 750 mila arriveranno dalla presidenza del consiglio
dei ministri. La progettazione dei lavori è invece curata dalla
Sovrintendenza ai beni architettonici di Venezia. Un ulteriore tassello
alla completa fruibilità della zona sarà la ristrutturazione di una ex
caserma, poco a valle del forte, che sarà adibita a struttura ricettiva
e didattica per le scolaresche in visita all’edificio.
il Corriere delle Alpi — 30 luglio 2004 pagina 29 sezione: PROVINCIA
Monte Ricco, il forte è salvo
PIEVE DI CADORE. La prima fase dei lavori per la realizzazione del
“percorso della memoria” sul territorio comunale di Pieve è conclusa, e
il forte di Monte Ricco è salvo. Il percorso riguarda infatti tutte le
testimonianze degli eventi bellici del secolo scorso. «Per quanto
riguarda Pieve», spiega il vicesindaco Tabacchi, «si trattava di
recuperare, pena il degrado definitivo e il suo crollo, il forte
militare costruito dall’esercito italiano tra il 1870 e il 1896 e che ha
portato alla sospensione dei lavori alla fortezza Cadore-Maè». Si sale
lungo una strada nel bosco, costeggiata da faggi secolari, altissimi,
tra i quali c’è quello famoso sotto al quale Tiziano andava a riposarsi.
«La situazione dell’edificio», aggiunge Alberto Tabacchi, «era critica
perché sul terrazzo che copre il forte erano cresciute delle piante e le
loro radici avevano provocato delle fessure nelle quali era entrata
dell’acqua. Inoltre, tutt’attorno erano cresciuti alberi di alto fusto
che impedivano la visuale della valle sottostante». La posizione della
fortezza, costruita proprio sul colle di Monte Ricco, a 953 metri,
consente di gustare un panorama a 360 gradi nel quale entrano montagne
famose come le Marmarole, il Tudaio, l’Antelao, la Civetta, il Pelmo e
tutte quelle di Cortina. «Il recupero effettuato grazie al lavoro
eccezionale dei Servizi Forestali Regionali diretti da De Filippo Roja,
ci consente ora di guardare al futuro di questo grande edificio con una
certa tranquillità. Intanto è stata fatta una pulizia generale,
tagliando arbusti e piante che, oltre ad impedire la visione della
valle, con le loro radici stavano sgretolando i muri del forte. Anche la
strada è stata rimessa in ordine, utilizzando della ghiaia consolidata,
che dopo le piogge di questi giorni abbiamo visto sta resistendo alle
intemperie. Inoltre il Servizio Forestale ha realizzato le canalette di
scolo dell’acqua, e tutte le staccionate necessarie per mettere in
sicurezza la strada e le adiacenze del forte. Non bisogna dimenticare
che attorno all’edificio c’era il fossato, e una parte di questo è
rimasto. Oggi tutt’attorno è stata costruita una staccionata. Dopo
questa prima fase di salvataggio», conclude Tabacchi, «abbiamo molti
progetti per l’utilizzazione degli enormi stanzoni che sono disponibili.
Una nostra prima idea sarebbe quella di utilizzare questi spazi per
delle esposizioni. Sarebbe nostra intenzione adibire invece l’altro
forte, distante 200 metri, e cioè Batteria Castello a ristorante
panoramico. Ma per realizzare questi sogni ci vogliono molti soldi che
in questo momento non abbiamo». (v.d.)
la Nuova di Venezia — 26 giugno 2004 pagina 29 sezione: NAZIONALE
Forte Mezzacapo rimarrà chiuso
di Gianluca Codognato ZELARINO. Doveva essere l’estate della definitiva
consacrazione. Forte Mezzacapo luogo di ritrovo per gli abitanti della
zona e non solo. Invece, niente. All’interno dell’ex struttura militare
di Zelarino non si è ancora conclusa l’operazione di bonifica da ordigni
esplosivi di profondità. Lo sminamento, che sembrava completato, è
invece a metà percorso, per un ovvio e semplice motivo. Ovvero, il
ministero della Difesa non ha i soldi per pagare la ditta che deve
portare a termine l’operazione. Ciò significa niente centro estivo,
niente attività culturali e quant’altro. In fumo tutti i progetti delle
associazioni, in primis quello di «StoriAmestre» che, assieme ad alcuni
rappresentanti del comitato di via Gatta, aveva presentato una serie di
iniziative per far rivivere la preziosa struttura. In effetti, sembrava
questione di giorni l’annuncio del definitivo acquisto del Forte da
parte dell’amministrazione comunale. Se non altro perché il Comune, a
ottobre, aveva firmato un contratto nel quale si affermava che l’antica
polveriera abbandonata qualche anno fa sarebbe passata in mano a Ca’
Farsetti entro e non oltre sei mesi. L’impegno era stato confermato
dall’anticipo sborsato sul costo totale: il 5% di 2 milioni, ovvero
circa 100 mila euro. Adesso, però, il ministero della Difesa ha bloccato
tutto, per mancanza di fondi. E non permette neppure ai consiglieri di
fare sopralluoghi, visto che si è ancora in presenza di un cantiere. «Un
cantiere fermo», specifica Pietrangelo Pettenò, consigliere regionale e
capogruppo di Rifondazione comunista nel Consiglio comunale di Venezia,
«che non si sa quando riparta. E’ inutile che sottolinei la mia
delusione, tutta quella dell’amministrazione comunale e del Quartiere.
Il Forte è praticamente già stato acquistato, anche perché ci si
aspettava di poter svolgere qualche attività per l’ estate. Le cose non
sono andate per il verso giusto. Qualcuno ci dovrà spiegare questa
situazione di stallo». Situazione vissuta anche lo scorso anno, quando
la direzione centrale del Genio militare con una laconica nota aveva
comunicato il divieto per i volontari del servizio civile internazionale
di iniziare i lavori di recupero di Forte Mezzacapo, sempre a causa dei
lavori di sminamento. Quella volta fu organizzata davanti ai cancelli
una piccola manifestazione, alla quale presero parte il presidente del
Consiglio di Quartiere Savino Balzano e lo stesso Pietrangelo Pettenò.
Ora, in attesa di nuovi risvolti, la preoccupazione resta esclusivamente
la sistemazione del Forte che, abbandonato a se stesso, rischia di
subire dal tempo nuovi, indesiderati torti e rendere così ancora più
complessa la futura opera di recupero per aprire quello spazio alla
città.
la Nuova di Venezia — 25 giugno 2004 pagina 22 sezione: CRONACA
Strutture militari e porticciolo La
giunta vara il piano direttore
LIDO. Via libera dalla Giunta comunale al Piano direttore per l’area di
San Nicolò di Lido proposto dall’assessore alla Pianificazione
strategica Roberto D’Agostino. Il Piano, predisposto in sintonia tra
Marina militare, Comune, Demanio e società dell’aeroporto Nicelli
fornisce indicazioni sulla riqualificazione della zona partendo da tre
obiettivi: tutela e valorizzazione della risorse naturali, recupero
delle preesistenze storiche e insediamento di nuove funzioni. Nel Piano
anche la creazione di un nuovo porticciolo turistico per l’isola, sulla
Riviera San Nicolò, già proposto da Assonautica, che diverrebbe un
appoggio navale allo scalo aereo. La Caserma Pepe potrebbe diventare una
naturale espansione del Master Europeo di San Nicolò sul tema dei
diritti umani. Anche il Forte di sant’Andrea rientrerebbe nella
strategia complessiva. Un progetto a più facce che vuole contribuire a
rilanciare questa parte dell’isola con una precisa destinazione di tipo
turistico. Il Forte Ridotto austriaco, presente nell’area, ora in grave
degrado, potrebbe essere destinato in parte a centro civico e centro del
parco archeologico delle fortificazioni lagunare e in parte a
destinazione di residence e albergo. Anche il Forte di sant’Andrea
rientrerebbe nella strategia complessiva. Un progetto a più facce che
vuole contribuire a rilanciare questa parte dell’isola con una precisa
destinazione di tipo turistico.
la Nuova di Venezia — 21 maggio 2004 pagina 21 sezione: NAZIONALE
Progetto per forte Mezzacapo
ZELARINO. Parte da una pubblicazione che uscirà prima dell’estate
l’ambizioso progetto dell’associazione «Dalla guerra alla pace» per il
recupero del Forte Mezzacapo, a Santa Lucia di Tarù. Un libro che
dovrebbe attirare l’attenzione anche dell’assessore al Patrimonio
Giorgio Orsoni, per ora poco incline ad affrontare l’argomento.
L’associazione di Zelarino ha quasi completato il testo sull’antica
struttura militare. Un’ampia documentazione curata dal fotografo della
Sopraintendenza del Veneto Orientale, Rodolfo Marcolin, con la
prefazione del presidente del quartiere Savino Balzano, il progetto per
la ristrutturazione, una scheda storica sul campo trincerato di Mestre e
alcune interviste ad anziani del luogo. Il libro ha già una proposta di
finanziamento di 2000 euro da parte del quartiere e di 2500 da parte
dell’amministrazione comunale. Più complessa sembra l’attuazione della
seconda fase. L’associazione, infatti, nata all’interno del centro «Storiaamestre»,
mira a prendere in gestione il Forte assieme ai rappresentanti del
comitato di via Gatta. Il progetto per l’utilizzo della struttura è già
su carta. «Dalla guerra alla pace» ha chiesto la concessione del Forte
Mezzacapo, per salvarlo subito dai vandali a dai dispetti del tempo.
Dopo di ciò, si occuperà della sua messa in sicurezza, individuando le
parti pericolose (cumuli di rifiuti, presenza di amianto, vetri
danneggiati ecc.) da eliminare. La terza fase riguarderà il restauro
ambientale dell’area esterna e il riutilizzo della casa del maresciallo
e del corpo di guardia. Infine, la sistemaione della struttura storica.
A questo punto il Forte potrà aprire ad attività sociali: aree pic-nic,
zona fattoria, area bimbi e campi estivi. Si attende solo un cenno
dell’assessore Orsoni. (g.cod.)
la Nuova di Venezia — 15 maggio 2004 pagina 35 sezione: PROVINCIA
Nuove prospettive per il Forte San
Felice
CHIOGGIA. «Nuove prospettive per il Forte San Felice e la sua area» è il
tema di un convegno che si tiene oggi alle 17 nella sala del Consiglio
comunale per iniziativa del Comitato per il Forte. Dopo la relazione di
Erminio Boscolo Bibi, presidente del Comitato, sono previsti interventi
di Sabina Lenoci, dirigente del settore urbanistica del Comune, che
parlerà sull’area di San Felice nel sistema dei parchi urbani, di
Patrizia Giacone della Soprintendenza di Venezia che affronterà la
questione del restauro del Forte e di Girolamo Segato progettista del
Magistrato alle Acque che riferirà sui lavori di recupero in atto dei
Murazzi e dell’ex Batteria. Partecipa anche l’assessore all’ambiente del
Comune di Venezia, Paolo Cacciari. L’incontro è anche l’occasione per
fare un bilancio delle questioni relative a questo importante sito. Qui,
infatti, dovrebbe sorgere un porticciolo turistico che gli ambientalisti
osteggiano fortemente per l’impatto che potrebbe avere nel contesto di
quest’area di notevole pregio storico ed ambientale. «Grazie alla nostra
continua azione di vigilanza - spiega il presidente Erminio Bibi - il
piano particolareggiato del Comune ha visto modifiche di qualità e per
la prima volta si evidenziano i confini di un parco, che comprende il
Forte, l’area verde, un lembo di spiaggia, l’ex-Batteria, che per noi è
un primo abbozzo del più esteso Parco delle Fortificazioni. Le nostre
osservazioni alla Soprintendenza hanno fatto sì che ci fossero
prescrizioni da parte della Commissione di salvaguardia. Ora ci
preoccupa che l’acquisizione pubblica del Forte sia stata messa in
discussione, essendo stato inserito tra i cosiddetti beni da mettere
all’asta privando il Comune del diritto di prelazione». (Sergio Ravagnan)
Camilla Madinelli
