ANNO
2003
Pagina dedicata ad
articoli inerenti al tema delle fortificazioni e della prima guerra mondiale
I Quaderni Trimestrali del Consorzio Venezia Nuova, n°
3/4, luglio/dicembre 2003 dedicano un lungo articolo al restauro della Torre
Massimiliana (vedi articolo che segue sulla sua inaugurazione). Ampio spazio
alla parte storica e molte belle foto che mostrano le varie fasi dei lavori.
Sempre nello stesso numero dei quaderni è presente un interessante articolo
riguardante l'Arsenale di Venezia.
Il Giornale Economico, periodico della Camera di
Commercio di Venezia, n° 3/III trimestre del 2003, dedica la sua copertina ad
una bella foto aerea del Forte San
Felice mentre, all'interno è presente un articolo sui forti del campo trincerato
di Mestre scritto da Andrea Grigoletto.
il Corriere delle Alpi — 24 ottobre
2003 pagina 22 sezione: PROVINCIA
Gli antichi forti, i perchè di una scelta
AGORDO. Ad iniziativa della Comunità Montana Agordina, oggi alle 18 (nella sala
della biblioteca civica dello stesso ente presieduto da Rizieri Ongaro, in via
27 Aprile ad Agordo), l’assessore comunitario Tiziano De Col cura la
presentazione del volume del vicentino (di Zugliano) Leonardo Malatesta,
laureato in storia con una tesi sulle fortificazioni “La guerra dei forti. Dal
1870 alla Grande Guerra le fortificazioni italiane e austriache negli archivi
privati e militari”. La pubblicazione è edita da Nordpress editrice. E’
assicurata la presenza dell’autore. L’assessore De Col ha anticipato per il
Corriere delle Alpi alcune considerazioni sull’opera. «In questo primo lavoro,
Malatesta analizza, attraverso precise fonti archivistiche militari e civili,
italiane ed asburgiche, tutte le tappe politiche e militari che portarono,
seppur in un periodo di pace, alla corsa fortificatoria da entrambe le parti
confinanti». Nel libro, che contiene anche precisi disegni dei forti italiani
redatti dallo spionaggio asburgico, l’autore sviscera, forse per la prima volta,
i risvolti di carattere economico e politico che motivarono le scelte dei tipi
di fortificazione sia italiana e sia asburgica. «Viene trattata molto
ampiamente», prosegue De Col, «anche la grande influenza che i militari avevano
nell’assetto del Regno d’Italia e dell’Impero Asburgico e delle battaglie
interne tra le gerarchie militari stesse per imporre diversi sistemi di difesa
delle frontiere. Talvolta, anzi spesso, succedeva che lo sviluppo tecnologico
delle artiglierie e dei proiettili fosse così veloce che le fortificazioni erano
già obsolete ancor prima di essere ultimate e che all’inizio della guerra molte
di esse non servissero più a niente, tanto da essere usate come magazzini e
venire quindi completamente disarmate. Lo sviluppo della tecnologia in
artiglieria, dal 1850 al 1890 rendeva quasi inutili tali opere, le stesse che
montavano pezzi d’artiglieria d’avanguardia non riuscivano però a resistere
all’artiglieria nemica. Le strutture murarie, seppur rinforzate dal
calcestruzzo, nulla potevano contro i grandi proiettili ogivali sparati dagli
obici da 210, 305 e 420 mm di diametro. Ma ora quel che resta di questi forti»,
conclude l’assessore comunitario, «trasmette non tanto il messaggio
dell’inutilità e crudeltà della guerra ma un esempio di architettura e tattica
militare, quindi di storia e cultura, che giunto fino a noi merita di essere
considerato per quel che è; e cioè un chiaro esempio delle capacità
ingegneristiche del tempo inserite in un contesto naturale di rara bellezza. Un
bene culturale, quindi, incastonato in un bene ambientale di indubbio valore
anche internazionale». Roberto Bona
Dal Gazzettino di Padova del 29 settembre 2003
All'assalto di Forte Marghera
Mestrini all'assalto di Forte Marghera tra soldati austriaci
e francesi, cannonate e fucilate. Più che un "semplice" forte infatti tra sabato
e domenica Forte Marghera s'è trasformato in una sorte di macchina del tempo
che, grazie alle fedelissime rievocazioni di soldati e artiglieri in divisa e
armi dell'epoca ha offerto ai tanti visitatori uno spaccato di quella che poteva
essere la vita del soldato e la battaglia sul campo nel 1800.
E così tra la fanteria napoleonica della 9a Demi-brigade d'Infanterie
Legere e quella austriaca del I° rg. Jager bataillon è stata guerra a fragorosi
colpi di salve, per rievocare lo storico assedio austriaco del 1809. Tra le
iniziative che sabato e domenica hanno fatto da corollario alla riapertura del
forte il convegno di sabato al Candiani su "Mestre e Venezia tra le dominazioni
napoleonica e austriaca", incontro durante il quale è stato presentato anche il
diario di guerra del comandante che difese il forte nel 1809, fortunosamente
recuperato a Parigi.
Tra le iniziative di ieri, che si ripeteranno ogni ultima
domenica del mese fino a novembre, l'apertura del museo militare e la mostra
fotografica sulla spedizione degli italiani in Russia "Nikolajewka 1943".
la Nuova di Venezia — 29 settembre
2003 pagina 22 sezione: GIORNO/NOTTE
Forte Marghera rivive tra vecchie divise e
diari
700 persone hanno assistito alle rievocazioni storiche di forte Marghera,
riaperto al pubblico dopo 4 anni. Un successo per «Vivi il forte 2003», la
manifestazione organizzata da Marco Polo System nell’ambito del programma
comunitario «Interreg Italia -Slovenia», in collaborazione con Comune di
Venezia, Comune di Chioggia, Comune di Bovec (Slovenia) e Associazione nazionale
del turismo di Lubiana. Ieri, oltre 600 cittadini si sono recati a forte
Marghera, aperto per le visite. Alle 10 è stato aperto il museo storico militare
e alle 11.30, è stata rievocata la consegna del forte alle autorità austriache.
Alle 15, invece, le esibizioni di tiri con armi da fuoco ad avancarica e gli
addestramenti delle fanterie ottocentesche. Sabato, l’allestimento di un campo
militare napoleonico è stato ammirato da 100 studenti provenienti da tre scuole
superiori e due medie di Venezia. I ragazzi hanno avuto la possibilità di
ascoltare la lettura teatrale di alcuni passi di «Note sulla difesa di Marghera
durante la campagna del 1809», diario inedito del direttore delle fortificazioni
di Venezia, Marion, sull’assedio austriaco di forte Marghera dell’inizio del XIX
secolo. (Michele Bugliari)
Messaggero Veneto — 28 settembre
2003 pagina 13 sezione: UDINE
Moruzzo, sarà recuperato il forte Ospiterà
un centro polifunzionale
MORUZZO. Il Comune di Moruzzo ha avviato un interessante progetto di recupero
del forte di Santa Margherita del Gruagno, avvalendosi di un contributo
regionale di 568 mila euro e del lavoro svolto dagli studenti dell'Istituto
Tecnico Marinoni di Udine. Sarà trasformato in un centro polifunzionale: Al
piano terra saranno ricavate sale a disposizione delle associazioni, aule per
usi specifici tra cui un laboratorio fotografico, una camera oscura e uno spazio
multifunzionale. Il piano superiore verrà adattato in gran parte a spazio
espositivo, un open-space per installazioni e mostre. Nell'area esterna, usando
fondi propri, il Comune intende poi realizzare una superficie per uso
sportivo-ricreativo.Così facendo, si risolverà un problema che riguarda diversi
comuni della nostra regione, tra cui Moruzzo, quello cioè delle strutture e aree
militari smesse dall'esercito per le quali ci si interroga su cosa sia
preferibile farne. In Friuli fu programmata all'inizio del '900 la costruzione
di una serie di piazzeforti per formare una linea difensiva lungo il Tagliamento
atta a fermare i possibili attacchi delle truppe nemiche: Latisana, Codroipo, la
Testa di Ponte di Pinzano e il Ridotto Carnico. Numerosi anche gli apprestamenti
per batterie permanenti allo scoperto come Pinzano, Ragogna, Monte San Simeone e
Monte Sflincis in Val Resia. Tra questi, appunto, il forte di Santa Margherita
del Gruagno, frazione di Moruzzo, ubicato sulla prosecuzione orientale del colle
omonimo.La struttura, che a differenza di altre fortezze è stata utilizzata fino
in tempi recenti per esercitazioni militari, è formata da due piani fuori terra
a pianta rettangolare originariamente dotata di quattro cupole corazzate,
caratterizzata al piano terra da tre ingressi e quattro finestre nel blocco
centrale e al piano superiore da un terrazzo senza protezione, si trova su
un'area di circa 10 mila metri quadri ed è passata di proprietà dell'ente locale
un paio di anni fa. Avuta la disponibilità dell'area soggetta a tutela da parte
della Soprintendenza, il Comune l'ha resa fruibile offrendone l'uso alla locale
Pro Loco per l'organizzazione di manifestazioni estive. I volontari della Pro
Loco, presieduti da Ido Driussi, hanno provveduto alla pulizia del sito
disboscando le rive e il pianoro e ripulendo gli spazi utilizzabili. «Quando
abbiamo avuto la disponibilità della fortezza - spiega il sindaco Luciano Aita -
abbiamo pensato a un suo utilizzo polifunzionale tenendo conto che non può
essere modificata nell'impianto ma solo riadattata per nuovi usi previo il nulla
osta della Soprintendenza. Grazie all'impegno della Pro Loco e al coinvolgimento
del Marinoni di Udine, abbiamo potuto avviare un progetto che ha trovato il
finanziamento regionale e che andrà a completare il progetto generale di
valorizzazione dell'intera area di Santa Margherita del Gruagno che riguarda il
borgo e le zone limitrofe».Guidati dal docente di topografia, Maurizio Bosa, con
l'aiuto dei docenti di scienza delle costruzioni, Antonio Nonino, e di estimo,
Luigi Pravisani, gli studenti hanno dapprima effettuato il rilevamento
topografico dell'area e poi promosso un concorso di idee da cui sono scaturite
quelle che hanno trovato spazio nel progetto definitivo che l'amministrazione
comunale ora realizzerà.Raffaella Sialino
Messaggero Veneto — 23 settembre
2003 pagina 11 sezione: UDINE
Strada per il monte Festa: stanziati dalla
Regione 125 mila euro per il recupero a fini turistici
CAVAZZO CARNICO. Stanziati dalla Direzione delle foreste del Friuli Venezia
Giulia 125 mila euro per il recupero della strada per il monte Festa. Grazie a
questa iniziativa si è potuto dar inizio ai lavori, il cui termine è previsto
per la prossima primavera, che porteranno sino alle fortificazioni militari
della montagna. Finora infatti è possibile raggiungere la zona solamente lungo
una strada militare che parte da Interneppo e seguendo il sentiero del Cai che
passa per Borgo Mena. Vista la vetusità e la non sicurezza della strada
militare, oramai in disuso, che presenta alcuni cedimenti strutturali in
prossimità di alcuni ghiaioni, oltre che essere invasa da massi caduti dalle
pendici e con molta vegetazione che ne limita la percorribilità, la nuova strada
permetterebbe il recupero, questa volta a fini turistici, della fortezza del
Monte Festa, ove si pensa di creare anche un museo all’aperto. Tutti gli
avvenimenti bellici che hanno interessato questa zona, ricollegabili alle fasi
del contenimento del nemico durante la disfatta di Caporetto, secondo un
progetto del Comune, si potranno avere utilizzando pure un apposito sito
internet. (g.g.)
la Nuova di Venezia — 12 settembre
2003 pagina 28 sezione: PROVINCIA
«San Felice, il nuovo piano può avere
effetti devastanti»
CHIOGGIA. Ancora critiche per il porticciolo turistico di San Felice. A
riproporre una riflessione sull’opportunità di costruire una darsena turistica
nei pressi dell’oasi naturalistica di San Felice, prevista dal piano
particolarregiato approvato dalla Giunta comunale con la delibera del 5 agosto
scorso, sono i Verdi di Chioggia in una lettera aperta inviata al ministero per
i Beni culturali, alla Soprintendenza e alla Commissione di Salvaguardia di
Venezia. «Il nuovo piano, che prevede la costruzione di 403 posti barca
sull’ansa di San Felice, potrà avere effetti devastanti dal punto di vista
ambientale, paesaggistico e storico-culturale sull’area complessiva di San
Felice - si legge nella lettera - la zona in questione va inquadrata nell’ambito
sistemico più generale delle fortificazioni realizzate dalla civiltà veneziana
tra laguna e terraferma». L’appello dei Verdi agli organi competenti, perché
sottopongano il nuovo piano particolareggiato ad una valutazione di impatto
ambientale, richiama in causa il veto espresso dalla Soprintendenza e il parere
negativo del ministero dei Beni culturali in relazione al primo piano
particolareggiato proposto nel 2001, che prevedeva un numero maggiore di posti
barca. Le osservazioni presentate dai Verdi, ispirate alla compatibilità tra
sviluppo turistico e tutela dell’ambiente, propongono alla Giunta comunale di
rivedere le linee guida del piano, riducendo in modo drastico il perimetro della
darsena, che andrebbe limitata a 150 posti e solo per imbarcazioni di piccola
stazza, garantendo il libero accesso e la fruizione di tutta l’area che potrebbe
essere collegata in un unico percorso naturalistico alla passeggiata sul Lusenzo
e ai Murazzi. «Chiediamo la rettifica della delibera - si legge ancora nella
lettera - con l’abrogazione del riferimento vincolante ad un’avvenuta
concertazione tra società Porto San Felice, Ministero e Soprintendenza, non
documentata in modo trasparente e pubblico e anomala dal punto di vista
procedurale, in netto contrasto con i criteri di tutela e salvaguardia
dell’ambiente, alla base dei veti posti per il piano precedente». (e.b.a.)
la Nuova di Venezia — 02 agosto 2003
pagina 29 sezione: PROVINCIA
In visita al forte di Caroman
CHIOGGIA. Una giornata alla scoperta delle fortificazioni militari. Il Comitato
per il Forte di San Felice, che aderisce alla tradizionale giornata di apertura
al pubblico delle fortificazioni veneziane che si terrà domani, in concomitanza
con la conclusione dei campi di lavoro internazionali per il recupero delle
strutture, propone due visite guidate al forte di Caroman e alle emergenze
storiche e naturalistiche che lo circondano. Il ritrovo sul pontile Actv di
Caroman per le due escursioni è fissato alle 10 e alle 16,10. Per chi parte da
Chioggia le partenze dei vaporetti da piazza Vigo sono rispettivamente alle 9,45
e alle 15,55. La partecipazione alla visita (si consiglia un abbigliamento
comodo con scarpe da tennis) è gratuita e non necessita di prenotazione. Il
Forte di Caroman, comunemente noto come Forte Barbarigo, risale all’Ottocento ed
è formato da un corpo ottagonale a tracciato irregolare. La giornata dedicata
alle visite guidate sarà anche un’ottima occasione per far apprezzare ai turisti
e ai residenti alcune risorse archeologiche del territorio spesso dimenticate e
sui cui pende un destino incerto. Il Comitato continua, infatti, a battersi
perché venga realizzato un parco delle fortificazioni, a carattere storico
naturalistico, che comprenda il forte di San Felice, del 1300, l’area verde
circostante con la flora litoranea, i Murazzi del 1700 e l’ex Batteria
ottocentesca, che potrebbe anche estendersi oltre la bocca di porto con il forte
Caroman, l’oasi naturale e l’Ottagono. Rimane ancora nebuloso il destino sul
forte di S.Felice per il quale la Regione ha dato il via alla progettazione per
il recupero, ma non è ancora stata accolta la richiesta di acquisizione del
Comune. (Elisabetta B. Anzoletti)
la Nuova di Venezia — 31 luglio 2003
pagina 39 sezione: ALTRE
Alla scoperta di Venezia fortificata
Esiste una Venezia fortificata che pochi conoscono. O, meglio dire, esisteva,
perché oggi del vasto e complesso sistema difensivo della città sopravvive una
parte solamente, un prezioso gruppo di edifici che, destinati da decenni
all’utilizzo esclusivamente militare, erano rimasti quasi sconosciuti. Ora che
buona parte di queste strutture sono state cedute dalle autorità militari, è
stato possibile riconvertirle in aree dedicate alla cultura e al turismo. Si
tratta di interessantissimi nuovi itinerari storico-naturalistici tra laguna ed
entroterra che si snodano su un percorso suggestivo e molto esteso. La
passeggiata, di straordinario interesse architettonico, naturalistico e
archeologico, ha inizio a Forte Marghera, il più antico e imponente tra quelli
del Campo trincerato di Mestre; occupa, infatti, più di quaranta ettari. A
pianta stellata, fu la prima opera fortificata costruita per la difesa di
Venezia e del suo arsenale dagli attacchi di terra e ne rappresenta il baricento.
Da qui, proseguendo per Forte Manin si arriva a Forte Bazzera, dove troviamo le
polveriere, le uniche rimaste dell’intera struttura, della prima guerra
mondiale. Tra scavi archeologici, foci di fiumi e torri di avvistamento,
arriviamo a Forte Carpenedo, dove sono perfettamente ricostruiti gli ambienti
militari di fine Ottocento con le infermerie, le camerate e le scuderie. Ma gli
edifici che incontriamo sul nostro insolito cammino sono tanti e diversi:
possiamo persino imbatterci nei bei mulini del Marzenego. Insomma, ancor prima
di arrivare a Venezia e in laguna, abbiamo già visitato buona parte di quel
sistema difensivo che arriva all’Arsenale, gigantesco complesso dalle cui
officine uscì la potente flotta mercantile e da guerra veneziana che facilitò la
grandezza della città. Ma è arrivato il momento di prendere il largo e visitare
i forti della laguna. Tra un’isola e l’altra, ecco quella strategica di
Sant’Andrea all’ingresso della laguna con il suo forte e poi il Lazzaretto
Nuovo, il Forte San Felice a Chioggia, la Torre Massimiliana a Sant’Erasmo, la
Tenuta Scarpa-Volo a Mazzorbo o il Forte Ca’ Roman sul litorale di Pellestrina.
Insomma, vale la pena ripercorrere il fastoso passato di Venezia passando
proprio per quelle difese che hanno permesso alla città di giungere fino a noi.
Fra le sorprese che riservano i fortini aperti al pubblico ci sarà anche il
teatro e la gastronomia: è infatti prevista una lunga serie di «degustazioni
teatralizzate dei prodotti agricoli e architettonici della provincia di
Venezia». Ossia una forma di conoscenza del territorio e della sua storia, del
suo ambiente e della cucina attraverso forme di spettacolo che variano a seconda
del luogo visitato. Il periodo di animazione delle antiche fortificazioni di
terraferma e di laguna va dall’8 giugno al 7 dicembre.
Messaggero Veneto — 11 maggio 2003
pagina 08 sezione: GORIZIA
Malborghetto, un ristorante nell'ex forte
Tarcento, centro residenziale alla Giavitto
UDINE. Anche nell’Alto Friuli sono numerose le ex caserme e i beni
del demanio statale in acquisizione da parte dei Comuni. E anche qui i sindaci
sottolineano la necessità di contributi per il recupero degli immobili.A
Malborghetto Valbruna, ad esempio, la speranza del primo cittadino, Alessandro
Oman, è che lo Stato possa sostenere economicamente gli enti locali in questa
operazione. Ma preannuncia che potrebbe anche cercare la compartecipazione di
privati, in particolare per l’ex forte Hensel, che assieme alla Caserma D’Incau-Solideo,
passerà alla proprietà del Comune.«Il Forte sarebbe un luogo perfetto per
realizzare un punto di ristorazione o un vero e proprio ristorante - ha spiegato
-, soprattutto per rispondere alle esigenze dei numerosi turisti, che potrebbero
in tal modo godere delle bellezze del paesaggio circostante. Per questo, un
progetto che permettesse di mettere in sicurezza l’edificio per poi consentirne
la gestione ai privati potrebbe essere la soluzione ottimale. Sempre confidando
che il trasferimento dallo Stato e poi dalla Regione sia a titolo gratuito,
visto che l’ente locale, ovviamente, non dispone di tutti i finanziamenti per
recuperare l’area». La caserma D’Incau, invece, potrebbe essere adibita ad
attività artigianali. «Tempo addietro era sorta l’idea di utilizzare i locali
per l’imbottigliamento dell’acqua minerale, vista la vicinanza con la sorgente,
ma non abbiamo ancora deciso nulla e lo faremo solo quando ci sarà certezza
sulle possibilità economiche». Oman fa inoltre riferimento all’ex Polveriera in
val Saisera, che potrebbe invece trovare destinazione per impianti sportivi e
ricreativi, sia estivi che invernali, soprattutto per necessità legate turismo,
in forte crescita anche dalla vicina Austria.A Tarvisio, l’ex Forte Cave del
Predil è già in fase di recupero: il progetto in questione, predisposto con un
finanziamento rientrante nell’Interreg, prevede infatti la messa in rete con il
museo storico militare che si trova nelle vicinanze. La visita alle sale museali
potrà pertanto essere completata con quella ai fortini della zona, ai quali
potrà dunque essere aggiunto quello in questione, che potrà ospitare anche
mostre e convegni e sfruttare fino in fondo le potenzialità turistiche e
culturali dell’area.Passando dall’Alto al Medio Friuli, da Tarcento il sindaco
Tollis accetta di buon grado l’occasione offerta dalla dismissione della caserma
Giavitto. Un’area di notevole estensione per cui non è ancora stato valutato un
progetto definitivo, ma che potrebbe essere utilizzata anche a livello
residenziale. A Cividale, invece, la Caserma Miani di Gruppignano è già entrata
ufficialmente nella proprietà del Comune. «La sua destinazione sarà decisa in
fase di redazione del Piano regolatore - ha affermato il sindaco Attilio Vuga -.
Si tratta comunque di un’area altamente strategica, di circa due ettari e mezzo,
il cui recupero e successivo utilizzo saranno decisi in quella sede». Ad essa si
aggiungono anche la caserma Zucchi e quella di Purgessimo, comprese nella lunga
lista di quelle in dismissione,che rientreranno senz’altro nelle previsioni
progettuali dell’ente pubblico. (ch.p)
Da l'Alto Adige del 01 marzo 2003
«Obiettivo Forti», viaggio tra baluardi di pace
Il 6 e il 7 marzo prossimi, al Museo Civico, si illustreranno
presente e futuro delle molte opere belliche dell'alto Garda Un
patrimonio che in parte resta da scoprire e sarà valorizzato
Alto Lago
Hanno resistito alle cannonate e al passare del
tempo, sono testimoni di guerra e, proprio per questo, il loro dev'essere
un messaggio di pace. Le fortificazioni e le gallerie realizzati in
tutto l'Alto Garda nel primo e nel secondo conflitto mondiale sono un
tesoro ancora tutto da scoprire e da "sfruttare" (nel senso culturale
del termine). Come? Per spiegarlo sono state organizzate due serate - il
6 e il 7 marzo - dal titolo «Obiettivo forti». A presentare i due
appuntamenti, ieri, nelle sale della Rocca, c'erano Luigi Marino e
Flavio Pompermaier, rispettivamente assessore alla cultura del comune di
Riva e di Torbole, Adalberto Mosaner, assessore all'urbanistica di riva,
Gianni Pellegrini, direttore del Museo Civico di Riva, Donato Riccadonna
e Lodovico Tavernini dell'associazioni Riccardo Pinter. Nella prima
delle due serate, verrà presentato il progetto di rilievo e mappatura
delle gallerie che, presenti sul territorio alto gardesano, arrivano ad
una lunghezza totale di diversi chilometri. Un "censimento" incompleto
visto che il gruppo speleologico della Sat di Arco diretto dal dottor
Marco Ischia - che si occupa dei rilievi - scopre nuovi camminamenti ad
ogni escursione. Verranno poi presentate le pagine Internet del museo
Civico, dedicate proprio ai forti e sarà proiettato il nuovo
documentario (anch'esso "non definitivo") di Mauro Zattera dal titolo
«La Tagliata del Ponale». Altrettanto intensa la seconda conferenza,
quella di venerdì 7 gennaio. Lodovico Tavernini illustrerà il progetto
didattico del Museo Civico per far conoscere i forti ai ragazzi delle
scuole. Per illustrare quanto questo aspetto sia importante, Tavernini
ha snocciolato alcuni dati sulle presenze al Museo della Guerra di
Rovereto o ai forti degli altopiani di Folgaria e Lavarone. Progetto
didattico che parte dal presupposto sottolineato da tutti: forti e
gallerie non diventeranno musei, ma saranno luoghi da visitare e da
vivere grazie a guide preparate. Già numerose le prenotazioni di scuole
lombarde e venete. Nella stessa serata, Donato Riccadonna presenterà la
pubblicazione «I forti austrungarici nell'Alto Garda. Che farne?» che
raccoglie gli atti del convegno svoltosi lo scorso anno a Trento,
durante il quale il compianto Cesare Malossini annunciò la precisa
volontà del comune di restaurare il forte Garda sul Brione. Restauro che
il comune di Nago-Torbole ha già avviato al forte Superiore, che sarà
destinato a scopi culturali e commerciali, anche con degustazioni
enogastronomiche.
Da l'Arena del 19 gennaio 2003
Comune alla conquista di forte Degenfeld
Interessa all’amministrazione pubblica la struttura militare che
appartiene all’ente pio ricovero Il sindaco Benamati: «Potrebbe
diventare uno spazio perfetto per varie attività»
Pastrengo
Non solo il telegrafo ottico è in via di
ristrutturazione a Pastrengo. Tra i piani dell’amministrazione comunale
c’è anche l’obiettivo di riconquistare la piazzaforte del Forte
Degenfeld. «Sono quattro i forti di Pastrengo che, nel loro insieme,
costituivano la testa di ponte di una linea difensiva che partiva da
Castel Bel Forte in provincia di Mantova ed arrivava fino al nostro
paese», esordisce il sindaco Giorgio Benamati. «Questa linea difensiva
fu potenziata dopo la seconda Guerra d’Indipendenza quando il Piemonte
conquistò la Lombardia e gli austriaci costruirono, nel 1861, le quattro
fortificazioni presenti sul nostro territorio. Sono un’opera di
ingegneria straordinaria che venne realizzata in soli cinque mesi e che
però dal punto di vista militare non fu sfruttata visto che con la
seconda Guerra d’Indipendenza nel 1866, il fronte fu spostato a sud
verso Custoza e da Pastrengo, non si sparò mai un colpo». Così, i
quattro forti «che coprivano la direttrice Pastrengo-Verona, Basso
Lago-Verona e la Valdadige, quando il Veneto passò all’Italia furono
acquistati dal demanio militare e poi furono privatizzati ed adibiti a
funzioni prevalentemente agricole come richiedeva l’economia
dell’epoca». Ora che i tempi sono cambiati anche la destinazione d’uso è
mutata. «Il forte Nugent, chiamato anche Poggio Pol, fu ristrutturato ed
è ora ristorante e birreria, come avvenne nel ’90 per il forte Leopold;
pure di proprietà privata ma ancora utilizzato da un’azienda agricola è
invece il forte Benedeck», spiega Benamati conscio che tali forti
difficilmente potranno ritornare al Comune. «Però il forte Degenfeld che
da tempo è stato affittato ad artigiani appartiene all’Ente Pio Ricovero
e noi stiamo cercando di farcelo cedere. Se fosse del Comune si potrebbe
accedere a finanziamenti per restaurarlo, anche a stralci. Potrebbe
essere uno spazio perfetto per organizzarvi varie attività. Ma è troppo
presto per dire quali, dato che stiamo ancora studiando come muoverci».
Barbara Bertasi
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