Forti: pagina di storia da vendere al turismo
Le conclusioni di tre giorni di dibattito a Nago
Dopo i contributi su aspetti specifici, l'ultima
delle tre giornate che il Museo civico ha dedicato ai forti
austro-ungarici dell'Alto Garda ha affrontato l'interrogativo «Che
farne?», il problema fondamentale. Primo dato: le fortificazioni in
genere sono magnificamente conservate anche perchè, dopo i recuperanti
dell'immediato dopoguerra che li hanno spogliati di tutto il ferro
vendibile, nessuno li ha più frequentati (a parte, come ricorda una
poesia di Luciano Baroni, intraprendenti giovanotti che, con la scusa
della visita, cercavano di strappare un bacio alla fanciulla dei sogni).
Secondo dato: le fortificazioni rappresentano un patrimonio spendibile
sul fronte turistico, per arricchire un'offerta che trova schiere sempre
più nutrite di appassionati, o solo di curiosi. Gli esempi si sprecano:
Auronzo, Monfalcone, Carso, Slovenia con l'alto Isonzo, Monte Croce
Carnico, la linea Maginot, la Bretagna sono nomi scivolati dagli altanti
della storia, dove significavano morte, malattie, fame, tutto l'orribile
armamentario della guerra, ai depliant delle proposte che le agenzie
turistiche sottopongono alle famiglie. Cortina - la perla delle
Dolomiti, un luogo famoso nel mondo - vende alle scolaresche pacchetti
con la visita al Lagazuoi ed alle Cinque Torri (intervento di recupero
miliardario, pagato anche da privati operatori: aspetto incredibile per
l'imprenditorialità trentina, ricca e micragnosa). Dunque il tesoro c'è,
autentico: dunque bisogna scoprirlo. E a questo punto entrano in scena i
politici, locali e provinciali, sfilati nella tavola rotonda conclusiva.
Malossini e Parolari, Marco Benedetti e Claudio Molinari, devono sapere
(è il messaggio conclusivo) che i soldi ci vogliono, ma non bastano. I
forti in Trentino sono 73: assurdo pensare di recuperarli tutti; come
assurdo sarebbe un intervento per tutti quelli che dal Ponale, passando
per il Tombio, arrivano a Nago. Ed allora si parte da uno studio
preliminare sulle caratteristiche di ciascun forte (sono tutti
differenti, più o meno importanti anche sotto il profilo storico), in
rapporto al territorio in cui sono inseriti e che dovevano controllare.
Il censimento non deve limitarsi alla descrizione dell'immobile e dei
lavori necessari per un ripristino, ma considerare l'utilizzo che se ne
vuole fare: da sede di iniziative culturali (come il forte superiore di
Nago che ha ospitato la manifestazione) a «museo di se stesso» come
sarebbe la tagliata del Ponale, senza scartare usi più prosaici
(deposito antincendio in quota, punto di ristoro) o l'abbandono. Fatte
le scelte, allora si può passare agli interventi, mirati e calibrati,
senza dimenticare gli oneri di gestione che continueranno a pesare, anno
dopo anno, sui bilanci.