Antonio ed Ignazio Bertola

Padre e figlio. Il primo si distinse alla difesa di Torino (1706) e costrusse il forte della Brunetta, presso Susa; il secondo si rese celebre costruendo la Cittadella di Alessandria tra il 1728 ed  il 1730, rialzata poi nel secolo scorso, seguendo le linee originali del Bertola ed i progetti di ingrandimento del Chasseloup.

BERTOLA, Antonio. - Nacque a Muzzano (Biella) l'8 novembre del 1647. Pur avendo conseguito la laurea in legge, non professò l'avvocatura, ma si diede a studi di matematica e di ingegneria. Fu maestro di aritmetica ai paggi (dal 1679), regio blasonatore, segretario di stato (1695), maestro di fortificazioni e di aritmetica (1699). Esplicò attività di architetto civile, erigendo a Torino nel 1677 la chiesa, ora distrutta, del Crocifisso; in qualità di architetto del SS. Sudario lavorò nella cappella della Santa Sindone, ove innalzò l'altare centrale che nel 1694 accolse la sacra reliquia. In questo modo fu a contatto con l'importante fabbrica guariniana, se non proprio alla scuola del grande maestro. Nel 1696 disegnò la chiesa della Madonna delle Vigne presso Trino Vercellese, modificata poi dall'archìtetto G. B. Scapitta. Divenne pure ingegnere del principe di Carignano, su commissione del quale prese parte ai lavori per l'altare maggiore della chiesa di S. Filippo (1699), continuando, con qualche modificazione. quanto precedentemente era stato disegnato e portato a buon punto dall'architetto Michelangelo Garove. Come architetto militare, formato sulle dottrine di Andrea Rossetti, ebbe modo di riscuotere larga fama durante il memorabile assedio di Torino del 17o6, dopo di che, nel 1708, fu nominato primo architetto civile e militare del duca di Savoia. Solo più tardi (1715) ebbe cariche militari vere e proprie. A partire dal 1708 attese alla costruzione del forte della Brunetta nella Valle di Susa (cfr. a Roma, Ist. storico e di cultura del Genio, LVIII, 3673, f.to Antonio Bertola e L. Willencourt; nello stesso istituto sono conservati numerosi altri disegni e piante, non ordinati né studiati, che certamente potrebbero essere di mano del B.); in seguito i lavori vennero continuati dal figlio adottivo Giuseppe F. Ignazio. Fu maestro dell'architetto Francesco Gallo. Tra i due architetti ebbe modo di stabilirsi una singolare collaborazione nella fabbrica della chiesa di S. Croce a Cuneo (17o8), progettata dal B. con forti riflessi secenteschi e assiduamente diretta, nella fase esecutiva, dal Gallo. In questo e in altri casi il B. diede disegni di fabbriche civili, mentre si trovava in viaggio per questioni inerenti alle difese militari. Tra il 1703 e il 1710 edificò l'ospedale della SS. Annunziata a Savigliano, non immemore di Amedeo di Castellamonte, i cui modi costituiscono una delle componenti della sua formazione artistica. Nel 1711 progettò un nuovo ospedale per Fossano (costruito però parecchi anni dopo con altri criteri e in diversa sede dal Gallo); disegnò pure per Cuneo il palazzo del Monte di Pietà, anche questo non eseguito. Secondo la tradizione, gli appartiene il castello di San Martino Alfieri. Molteplice fu l'attività svolta dal Bertola al servizio della Camera dei conti, amministratrice dei numerosi benefici ecclesiastici allora vacanti: nel 1712 ricevette addirittura l'incarico globale di compiere ispezioni a tutte le "fabbriche e riparazioni" di quel settore; nella sfera di tale diuturna attività, per lo più a stretto livello tecnico, emergono a tratti compiti di un certo interesse artistico: ad esempio, il rifacimento della chiesa della prevostura di Sangano (17o6), la costruzione della chiesa abbaziale della Novalesa (171o-14), ecc. Nel breve periodo che intercorse tra la fervida attività, del Garove e l'avvento di Filippo Iuvara (1714), il B. esercitò un'indiscussa supremazia sull'architettura torinese, in ragione anche della sua carica: intervenne infatti per il castello di Rivoli, per l'università, per il duomo e per Superga. Interpose pure il suo autorevole consiglio per impedire la demolizione della Porta Palatina. Ala la produzione architettonica del B. rimane prevalentemente vincolata ad una visione secentesca, greve e scenografica; per cui egli è da considerare più un epigono del Seicento piemontese che un iniziatore o un promotore delle ricerche settecentesche. Morì a Muzzano il 13 sett. 1719.

BERTOLA, Giuseppe Francesco Ignazio. - Nacque nel 1676 a Tortona da Gaspare Roveda e da Antonia Francesca, andata sposa, in seconde nozze, all'architetto Antonio Bertola, che lo adottò, dandogli il proprio cognome. Nell'assedio di Torino del 1706 risulta a lato del padre adottivo che dirigeva le difese della città; lavorò in seguito ancora al suo fianco per opere di architettura militare. Venne nominato maestro delle fortificazioni nel 1725 e primo ingegnere del re nel 1732. A differenza del padre, che non ebbe, se non tardi, cariche militari, percorse le tappe di questa carriera fino ai gradi più alti: fu infatti luogotenente colonnello di fanteria (1728), colonnello (1732), brigadiere di fanteria (1735), maggior generale (1744), luogotenente generale (1745) e, infine, generale di fanteria (1754). Come architetto militare si occupò particolarmente del forte della Brunetta (Valle di Susa), succedendo al padre; lavorò poi ai forti di Fenestrelle (forte di S. Carlo, 1727; forte dei Tre Denti, 173o), di Exilles (1738) e di Demonte (1744). Le benemerenze acquisite nell'allestimento del forte di Exilles indussero Carlo Emanuele III a conferirgli il titolo di conte di Exilles (2 marzo 1742). Il nome del B. è inoltre legato alla storia della cittadella di Alessandria, iniziata nel 1728 sulle rovine del borgo di Borgoglio antistante alla città. Fu il B. a suggerire la scelta del sito e a sostenerne con fermezza l'adozione; i lavori, iniziati sotto Vittorio Amedeo II, si protrassero durante il regno di Carlo Emanuele III. In varie parti del Piemonte il B. ebbe modo di mettere a profitto la sua sperimentata pratica in materia di fortificazioni; nel 1746 contribuì con i suoi consigli tecnici alla vittoria sul presidio francese di Asti. Recatosi a Roma nel 1742, fu ricevuto con onore ed anche consultato sulla stabilità della cupola di S. Pietro, secondo una lettera del cardinale Albani al marchese d'Ormea, menzionata dal Claretta. Non risulta che il B. abbia propriamente esercitato attività di architetto civile; si ha però notizia di una sua presenza, per quanto effimera, nella fabbrica iuvariana della palazzina di caccia di Stupinigi.

Il Bertola fu fondatore della scuola, di artiglieria a Torino; scrisse pure, nel 1721, un "repertorio di fortificazioni", rimasto inedito. Morì a Torino il 22 marzo 1755 e fu sepolto nella Basilica Magistrale Mauriziana.

Nell'Istituto storico e di cultura dell'arma del Genio, a Roma, si trovano documenti che finora non è stato possibile controllare da parte degli studiosi. Lo stesso dicasi per i disegni di fortezze, di grandissimo interesse; non ne sono stati rinvenuti di firmati ma senz'altro ve ne sono vari dell'epoca. Si veda in particolare per la Brunetta, LIX, 3686, 3712; per Fenestrelle, LIV, 3339, 3355, 3359; per Exilles, LXXI, 4556, 4574, 4587, 4588; LXXII, 4602-46o8, 461o; LXXXIX, 6257, 6258; per Alessandria, LX, 3783.